Darken

[Darken]Pokémos[Capitolo 1 - *]

367 risposte in questa discussione

Il 5/3/2017 at 21:15, WobbuffetManu ha scritto:

IS THIS A JOJO REFERENCE?

Comunque, scherzi a pare, bello come sempre

Ne sono felice. E no, almeno in questo capitolo un paio di cose utili sono successe.

CAPITOLO 187: CONCLUSIONE DELL'ATTACCO

Spoiler

Normalia, Ansa del Tagliagole, 28/07/4783, circa le 23
Rose capì subito che contro lo Slaking non potevano fare nulla. Dava un’impressione di forza come pochi pokémon da lei conosciuti. Il suo pelo non bianco ma più scuro intorno al volto gli dava inoltre un aspetto più minaccioso, e questo nonostante già di per sé molti Slaking fossero considerati solitamente guerrieri molto potenti.
Anche gli altri dovevano aver avuto la stessa impressione, perché nessuno si mosse all’attacco. Dopo qualche minuto, lo Slaking annuì «Molto bene, vedo che non siete degli sciocchi. Perciò, direi che posso prendermi questo.» disse, afferrando il Girafarig svenuto e caricandoselo sulla spalla come fosse un fagotto.
«Ma… Ma perché?! In fondo è un pirata come tanti. Sicuramente è forte, ma…» iniziò Zong, ma uno sguardo del pokémon scimmiesco lo interruppe.
«Noi dell’Organizzazione ne abbiamo bisogno. Vale qualcosa, quindi non desideriamo perderlo. Credo che basti.»
«Tu sei dell’Organizzazione?!» Esclamò Marsh, fissandolo.
«Già. E tu sei Marsh, del Gruppo. Tecnicamente dovrei catturarti o ucciderti, ma nella lista di pericolo per l’Organizzazione sei agli ultimi posti. Quindi, dato che sinceramente combattere contro voi quattro sarebbe semplicemente faticoso e io non ci guadagnerei nulla a parte la testa di un ragazzino che è finito in un gioco troppo grande per lui, per questa volta ti lascerò andare.»
Marsh strinse il pugno, tentando di trovare qualcosa da dire. Ma fu Rose a farsi avanti «Abbiamo combattuto per giungere fin qui. Ci ho già rimesso due navi. Inoltre, hai offeso il mio vice. Dammi un valido motivo per non affrontarti.»
Lo Slaking sorrise «Perché sappiamo entrambi che non puoi battermi. Giusto?»
Rose annuì «Tuttavia, forse si può raggiungere un accordo. Vogliamo quel Girafarig. Cosa dovremmo darvi per ottenerlo? Non accetterò come risposta ‘Marsh’.»
Lo Slaking la fissò per un momento, poi sbuffò «Non avete niente che io voglia, a parte quel Crult che dubito mi consegnereste e il ragazzino che avete già escluso. Quindi, spiacente, ma il Girafarig è nostro.»
Rose sospirò, poi assunse una posizione d’attacco. Slaking la notò e sorrise «Tuttavia, io rispetto i forti. Non farò assolutamente nulla per catturarvi, e potete fare quel che volete delle ciurme al porto. Consideratelo un premio di consolazione. Ma lasciate che vi dica questo» aggiunse «se avete seriamente intenzione di mirare alle teste della Fratellanza, ci incontreremo ancora. E la prossima volta, se non vi uccideranno loro, lo faremo noi.» Detto ciò, balzò via così in fretta che Rose e gli altri ci misero un attimo a realizzare che si trovava ormai all’uscita da cui era venuto, dentro cui scomparve rapidamente.
Rose fece un cenno agli altri, e i tre annuirono. Avevano fallito. Si girarono verso il tunnel e si diressero al porto. Almeno dovevano uscirne sani e salvi.
 
Da qualche parte ad Elettria, 29/07/4783, circa le 10
«Quindi, ha dato una spiegazione per questa colossale idiozia?» Chiese Eele, fissando il primo Generale.
«Secondo la sua opinione, quei pirati potrebbero tornarci utili in un secondo momento. Quanto al Marshtomp, non è un membro del Gruppo attualmente, e anche se lo fosse per noi non riveste alcun interesse. L’unico motivo per la taglia era ridurre il numero di membri del Gruppo, e l’ha già fatto da solo. Dato che è impossibile per lui riunirsi al Gruppo ora, non abbiamo alcun motivo particolare per volerlo morto.» Concluse il Primo Generale.
«Abbiamo davvero bisogno di pensare alla necessità? Avrebbe dovuto ammazzarlo e basta.» Commentò Nidoking, e ci furono numerosi cenni d’assenso dai pokémon seduti al tavolo. Tra questi però non ci fu il Diciottesimo Generale.
«Tutto ciò non ha importanza. Quel Marshtomp era una mera pedina nelle mani di Eelektross, e quei pirati potrebbero effetivamente farci comodo se ho intuito cosa intende Slaking. Piuttosto, Nidoking, ti sei occupato di Roserade e Toxic Zone? Non possiamo permetterle di continuare a fare il bello e il cattivo tempo in quella città. Alcuni nobili nostri alleati danno segni di malumore.»
«Lei è già rientrata, e stanno facendo lo stesso le sue truppe.»
«E riguardo al suo… stato mentale?» Chiese il Secondo Generale, fissando Nidoking.
«Niente di preoccupante.» Minimizzò Nidoking.
«Non che voglia dir molto da te… In ogni caso, penso che sia opportuno tenerla sotto controllo per qualche tempo. Le notizie che ho avuto su di lei non sono rassicuranti.»
Nidoking borbottò qualcosa che solo il Diciottesimo riuscì a udire chiaramente, ma annuì.
«Prossimo punto. Il resto dei nostri piani. Che ne è stato delle Fiamme Bianche?» Chiese, osservando Fern.
Il pokémon lo fissò di rimando «Le Fiamme Bianche sono pronte ad agire.»
«Free, Floatzel, la rivolta di Laghia ed Alvearia?»
«La mia parte l’ho fatta.» Commentò Floatzel «Le voci si sono diffuse, e tra la popolazione si stanno folmando diversi gruppi di protesta pericolosi. Hanno bisogno di una spinta.»
«Che però non arriva. Perché Free?»
Free deglutì «Non riusciamo a trovare il nuovo capo della criminalità di Alvearia. Senza di lui, è impossibile causare un’insurrezione abbastanza vasta.»
«Il Capo sarà molto deluso di saperlo. Mi aspetto risultati quanto prima. Harma?»
«Blaziken dovrebbe star radendo al suolo quel villaggio proprio ora. Se abbiamo calcolato bene i tempi, dovrebbe avvenire in contemporanea all’insurrezione di Velenia.»
«Esattamente.» Rispose Nidoking.
«Mhyen? Golurk?»
«Appena scoppieranno le rivolte, le nostre seguiranno immediatamente. Sia Palossand che Raticate non vedono l’ora di cominciare.»
«Salamence?»
«Sette giorni fa Vivillon ha radunato le alte cariche del MAT e ha presentato loro le nostre… ‘prove’. Inutile dire che ci hanno creduto. Questa notte, il MAT distruggerà le forze fedeli all’Alleanza.»
«Eele?»
«Mi serve la testa di Eelektross, e ho trovato chi desidera ardentemente portarmela. L’ho già mandato a Fatia. Con lui c’è il Tenente Jolt. Mi sembrava corretto, dato il suo odio per Luxray. Il difficile è stato convincere Eon a cederlo…»
«Splendido.» Disse il Primo Generale sorridendo «Signori e signore, il nostro futuro è illuminato dalla luce della vittoria. Nessuno può mettersi sulla nostra strada. L’Organizzazione è invincibile, ora e per sempre.»
                                                                                              
Colli Spettrali, Palazzo di Ghostburgh, 29/07/4783, circa le 11
Palossand fece del suo meglio per nascondersi, mentre le sue ultime guardie venivano liquidate, ma il Dusknoir lo trovò lo stresso. Lo colpì con un Pugnodombra e sorrise.
«Perché stai facendo questo?» Chiese il pokémon, fissando Mismagius, dietro l’altro «Eri d’accordo anche tu! Dicevi che avresti guadagnato enormemente da questa rivolta.»
«Sfortunatamente per te, la leadership della nostra Compagnia è cambiata. Quindi Lord Palossand l’Infedele, da quel che so hai ricevuto denaro e strumenti per poter portare avanti la rivolta. Chi te li ha dati?» Chiese Dusknoir, fissandolo.
«Come se volessi dirtelo, sporco…»
«Risposta errata.» Replicò il Dusknoir, per poi colpirlo «Immagino dovrò usare le maniere forti.» Commentò «Sarà un piacere.»
 
Oscuria, Castello di Darkorth, 29/07/4783, circa le 11
Il Raticate di Oscuria si guardò intorno. Era convinto di essere osservato, ma si sbagliava di sicuro. Le sue guardie erano in stato di massima allerta.
Imboccò un porticato che dava sull’ampio giardino interno del castello. E improvvisamente dall’ombra davanti a lui spuntarono due occhi gialli.
La Liepard si fece avanti sorridendo «Lord Raticate il Grosso, sbaglio?»
«Il Forte.» Rispose Raticate, fissandola. Era certo di non conoscerla. Si guardò intorno, ma nel giardino non c’era nessuno. Non sentiva neanche alcun allarme, per cui non poteva essere entrata usando la forza.
«Proprio lui. Sono qui in merito alla sua piccola rivolta. Per spegnerla prima che abbia luogo.»
«Come…»
«Il suo errore è stato fidarsi di quello sciocco di Rork il Truffatore. Certo, è un ottimo ricetattore, ma come si fa a fidarsi di uno con un nome del genere?»
Raticate pensò al Pokémon, uno Zoroark che gli aveva fornito strumenti su ordine dell’Organizzazione. Possibile che l’avesse tradito? O che avesse tradito l’Organizzazione?
«Rork questa volta è stato difficile da convincere, ma alla fine il nome di E. fa miracoli. Devo dire che essere parte della sua… come l’hanno chiamata? Compagnia! Sì, farne parte è davvero interessante. Comunque, sono qui per lei.»
«E cosa volete da me?»
«I nomi di tutti i coinvolti nella congiura. Ce li dia, giuri di ritirarsi da essa, e prometto che lei se la caverà con tutti gli arti e gli organi al loro posto.»
Raticate deglutì, ma si mise in posizione da combattimento «Sei nel MIO castello. Ovunque ci sono le MIE guardie. I MIEI comandanti mercenari stanno…»
«Sciocco. Crede davvero che i mercenari siano gente di cui fidarsi? Nessuno ha dato l’allarme quando sono entrata. Nessuno si sta avvicinando a questo giardino. Non lo trova strano?» Rispose Liepard, sorridendo.
Raticate arretrò «Cosa…»
«Fossi in lei comincerei a parlare.» Continuò Liepard «O mi toccherà chiamare il mio capo. E lui non sarà gentile come me.»
Raticate crollò in ginocchio. Era stato sconfitto prima ancora di dare inizio alla rivolta.
 
Velenia, Palazzo di Toxidion, 29/07/4783, circa le 12
«Perché stai facendo questo, Weezing? Hai sempre detto che il Re è inutile e questo paese può andarsene al Giratina!» Disse il Venomoth legato. Accanto a lui, legati allo stesso modo, si trovavano i suoi familiari.
Weezing lo ignorò, rivolgendosi a Vileplume «Avete preso tutto?»
«Tutto quello che potevamo trasportare.»
«Eccellente.» Commentò il pokémon, osservando la gran quantità di oggetti preziosi rubata.
«E poi… E poi… E poi ormai è troppo tardi! Toxic Zone è caduta! Io non sono neanche il leader della rivolta! Sono soltanto uno dei suoi membri!»
Weezing sospirò, emettendo una nube di gas «Ascolta, io sto facendo il mio lavoro. Se mi avessi detto con le buone chi sono gli altri membri della rivolta, saresti ancora tranquillo nel tuo castello. Abbiamo già stretto accordi in passato, sai che sono un pokémon di parola. Ma tu hai tradito la mia fiducia. Dopo che per anni mi hai chiesto favori che ho puntualmente portato a termine, vengo da te e mi ritrovo un ingrato.»
«Ragiona Weezing! Quanto tempo mi rimarrebbe da vivere se io…»
«La domanda giusta, Movoth» Lo interruppe lo Weezing avvicinando il suo volto a quello del pokémon «Dovrebbe essere quanto tempo ti resta da vivere ora.»
«Non vorrai…»
«Per quanto io detesti sia i traditori sia chi non mi restituisce i favori, per il momento ti lascerò vivere. Ma voglio sapere tutte le informazioni che possiedi.»
Il Venomoth deglutì, poi annuì. Lo Weezing sorrise. “Non posso fermare la rivolta, ma posso assicurarmi che sia meno estesa possibile.”
 
Vulcania, Blazieard, 29/07/4783, circa le 13
«Facci ben capire. Tu vieni da noi, Rioco e Coiro, due membri dei Cinque del Cielo in Fiamme, al comando del terzo più potente gruppo criminale delle Fiamme Blu, e ci proponi di sottometterci a te. Starai scherzando.» Commentò Coiro, il fratello maggiore.
«Nessuno scherzo. Ho intenzione di rilevare tutto quanto. Manterrete il controllo dei vostri sottoposti, ma risponderete a me.»
Rioco, la sorella minore, rise «E come pensi di sottometterci, esattamente?»
«Dipende da come volete porre la cosa. Se accettaste semplicemente, non ci sarebbe bisogno di usare la forza. Francamente, madame, trovo che abbia delle bellissime piume, sarebbe un peccato rovinarle con un combattimento inutile.»
«Anche se ci sconfiggessi, come conti di fare contro gli altri Tre. Non sarebbero certo felici della tua imposizione.»
«O questo non è un problema signore. In questo momento, ho già i Fratelli Talon in custodia. Quanto a Rhiazoc, uno dei miei uomini lo pedina costantemente da tre giorni senza che questi se ne accorga. Avrebbe potuto ucciderlo duecento volte in questo tempo.»
Entrambi gli Oricorio rimasero a bocca aperta. «Supponiamo pure che sia vero.» Disse Coiro, recuperando il controllo «Perché vorresti il controllo del nostro gruppo?»
«Per due motivi. Il primo è che non posso espandermi fuori dalle Fiamme Blu senza avervi al mio servizio. Il secondo è che siete uno dei tre fornitori principali delle Fiamme Bianche. Sotto il mio comando, interromperete subito i loro rifornimenti, obbligandoli a servirsi solo dei Quattro Imperatori Rossi e dell’Organizzazione. Non basterà a fermarli, ma li rallenterà.»
I due Oricorio si fissarono, poi Rioco parlò «Sai della rivolta?»
«Ovviamente.»
Gli Oricorio si misero in posizione d’attacco, sollevandosi e allargando le ali «Sei un pokémon interessante, Talnine. Sarà un dispiacere ucciderti.» Commentò Coiro.
«Temevo saremmo arrivati a tanto. Suppongo che dopo oggi, i Cinque del Cielo in Fiamme diverranno un ricordo.» Commentò il pokémon volpe, mentre sulla punta delle sue code si materializzavano delle fiamme «Un vero peccato.»
 
Fiume Draak, nave di Crult, 29/07/4783, circa le 18
«Quindi abbiamo fallito!» Esclamò Wamps, battendo il pugno sul tavolo, incrinandolo «Tutto quanto è stato inutile. E questo perché voi» proseguì puntando il dito verso Rygo, Zong e Rose «Vi siete comportati da idioti e avete lasciato fuggire quello Slaking! E voi sareste pirati? Siete solo delle donnicciole!»
«Prova a ripeterlo...» disse Rose, avanzando minacciosa verso di lui. Wamps si fece avanti a propria volta.
«Basta!» Tuonò Crult, fermandoli con due dei suoi tentacoli «Ho passato tutta la mattina e tutto il pomeriggio a sentire le vostre versioni dei fatti. Quello Slaking era forte, questo è certo. Ha lasciato la stessa impressione a tutti e tre, ed anche al vice di Rose.»
«Il marmocchio?»
«Proprio lui. E considerato quello che ha visto nel suo viaggio fin qua, sono propenso a credergli quando dice che quello Slaking era una forza della natura.»
«Quindi che facciamo?» Chiese Wamps «Abbiamo capito che anche se riusciamo a prendere uno poi ce lo ruberanno da sotto il naso. Idee per risolvere questo problema? Perché in caso contrario abbiamo più probabilità di sopravvivere navigando a sud e raggiungendo il mare. Uno di noi potrebbe anche farcela.»
I presenti annuirono. Sapevano benissimo che anche se ci avessero provato avrebbero avuto addosso la Fratellanza in pochissimo tempo, e sarebbero stati schiacciati.
«Credi che non ci abbia pensato? Certo che ho un piano.» Disse Crult.
«Oh, sono così sollevato, l’ultimo è stato talmente brillante e di una tale efficacia…» Rispose Wamps sarcastico.
Crult lo fulminò con lo sguardo, poi riprese «Comunque, è vero che il rischio è aumentato. Ed è per questo che dobbiamo combattere qualcun altro. Qualcuno che si trovi lontano da Normalia.»
«Mi sfugge la logica. L’Organizzazione si estende a tutti i regni di Pokémos. Sbaglio, microbo?»
Marsh fece per rispondere, ma fu interrotto da Crult «Vero, ma qui a Normalia non sono ancora in guerra. Ho incontrato due Capitani dell’Organizzazione, ed entrambi avevano chiarito che avremmo ricevuto rinforzi solo finché non avessero dovuto dirottare le loro forze verso la guerra. Quindi, se affrontiamo qualcuno che si è posizionato in nostra attesa in un paese in cui la guerra è in corso…»
«Quindi?»
«Espia.» Rispose Crult «Abbiamo catturato parecchi dei loro, e uno sapeva dove trovare Goodra e Purugly. Purugly è su verso Fatia, quindi fuori dalla nostra presa se vogliamo seguire questo programma. Ma Goodra è ad Arenia. Possiamo prendere la sua testa.»
«Ah sì? Devo ricordarti che abbiamo perso un centinaio dei nostri in quell’ultimo combattimento? E questo senza contare i feriti? Vuoi che ci autodistruggiamo?»
«Per questo ci servono rinforzi. E per questo mi rivolgerò ai Non Affiliati.»
«Quei pirati che cacciano senza permesso? Quelli che la Fratellanza odia? Ah, vorrei vedere. Come speri di metterti in contatto con loro?»
Crult sorrise «Molto semplice. Basterà contattarli attraverso il loro infiltrato nella ciurma di Rose. Vieni pure avanti.» Disse. La porta si aprì, e Part entrò nella stanza.

 

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CAPITOLO 188: DIVISIONI

 

Spoiler

Fiume Draak, nave di Crult, 29/07/4783, circa le 18
«Cos…» disse Rose, indicando Part «Lui non può essere un inviato dei Non Affiliati. L’ho salvato come schiavo!»
«In realtà, ‘Capitano’, i nostri leader avevano qualche problema con il tuo comportamento, quindi hanno infiltrato me nella tua ciurma in mezzo agli schiavi. Io gli riferivo quali zone di fiume stavi per attaccare e loro si assicuravano di non essere in zona.»
«E lo ammetti così?»
«Beh, non è che avrebbe molto senso dire “Oh no Capitano, è solo un caso.” Dato che sono stato scoperto, Arceus sa come, tanto vale che metta le carte in tavola. Posso portarvi da loro, e farvi avere un colloquio con il mio Capitano. Quello vero. E da lì, dovreste arrivare ai Non Affiliati.»
«Prima ho alcune domande da farti. Come facevi a comunicare con i Non Affiliati?»
«Infilavo un messaggio in una bottiglia e lo gettavo in acqua. Ci sono almeno tre membri dei Non affiliati che ci seguono sin da quando mi hai raccolto, a distanza di sicurezza. Recuperavano la bottiglia e controllavano il messaggio. Io non li ho mai visti, ma dal fatto che il Capitano Rose non ha mai combattuto contro di loro, deduco che i miei messaggi sono arrivati a destinazione.»
«Per chiarire, quanto tempo è che non vedi i tuoi compagni?» Chiese Wamps, squadrandolo.
«Rose, da quanto tempo sono nella tua ciurma?» Chiese Part, a quel punto abbandonando del tutto il ‘Capitano’.
«Tre anni.»
«Esattamente.»
Wamps lo fissò, poi scoppiò a ridere a pieni polmoni. Rise di gusto, poi si interruppe bruscamente e si girò verso Crult «Davvero? Il tuo grande piano prevede di seguire le istruzioni di uno che non vede la sua ciurma da tre anni? E che non ha contatti con loro? Per quel che ne sappiamo potrebbe non raccoglierle nessuno le sue stramaledette bottiglie! Potrebbe benissimo darsi che la sua ciurma sia stata distrutta!»
«Oh, no, sono certo siano ancora in giro.» Disse Part «Il mio capitano è molto forte, e ogni tanto se ne sente parlare ancora.»
«E chi sarebbe?»
«Lickilicky il Tormentatore.» Rispose Part.
I presenti rimasero in silenzio. Tra i Non Affiliati, c’erano soprattutto pirati forti, ma anche tra di loro Lickilicky brillava per la sinistra fama che si era fatto.
«E tu credi di poterci portare da lui?» Chiese Crult. Part annuì. «Bene, come potete vedere abbiamo un piano.» Proseguì il Tentacruel «Tutti d’accordo a partire?»
«Io non sono d’accordo.» Disse Wamps «Il tuo intero piano dipende dal fatto che lui sia davvero in grado di portarci da un pirata che non sappiamo come ci accoglierà. Questa è una follia!»
«E allora cosa vuoi fare?!» Chiese Zong, battendo il braccio sul tavolo «Non abbiamo scelta! Se la prossima volta ci trovassimo nella stessa situazione dello scontro con Girafarig, moriremmo. Tutti! Tu, io, Crult, Rose, tutti! Quindi chiudi quella fogna, e decidi una volta per tutte se vuoi restare con noi, o provare a scappare e probabilmente farti ammazzare!»
Tutti i presenti fissarono Zong. Il pokémon non era mai stato particolarmente comunicativo, quindi l’idea che proprio lui si schierasse con tanta forza contro Wamps era sorprendente.
Wamps sorrise «Oh, ma guarda, a quanto pare anche il pezzo di ferro riesce a dire qualcosa di intelligente ogni tanto. Sì, se me ne andassi morirei sicuramente. Ma dimmi, cosa mi assicura che non accadrà anche qui? Cosa mi assicura che, dopo il disastro che avete combinato l’altra volta, l’aiuto per nulla certo di un gruppo di pirati minori ci permetterà di vincere?»
«Quindi cosa vuoi fare Wamps? Combattere con noi, o scappare e quasi sicuramente morire?» Chiese Crult.
Wamps ridacchiò «Bene, se la metti così è facile. Il problema è che quasi sicuramente morirò anche con voi. Alla fin fine, cosa mi dice che sia la scelta giusta.»
Rose lo fissò, poi parlò «Wamps, taglia corto, sono stufa di sentirti lamentare come un neonato. Sei tu quello che non fa altro che parlare di cosa significa essere un vero pirata. Dimmi, i veri pirati valgono così poco da scappare con la coda tra le gambe quando qualcosa va storto?»
«Non osare…»
«Oso, Wamps! Non hai fatto altro che ripetermi che sono solo una finta piratessa da quando ci conosciamo, ma tu cosa sei allora, adesso che scappi alla prima difficoltà? Quante generazioni sono che la tua famiglia terrorizza questo fiume, o il mare intorno a Laghia, o qualunque altra costa riescano a raggiungere? E adesso tu vuoi fuggire? A questo punto avremmo fatto meglio a chiedere a tuo frate…»
«SILENZIO! Non provare a nominarlo! Mai!» Disse Wamps, per poi alzarsi ed uscire sbattendosi la porta alle spalle.
«Non avrai esagerato, Rose?» Chiese Crult.
«Tanto se ne sarebbe andato comunque, se non l’avessimo convinto in qualche modo. E io conosco Wamps. Il suo orgoglio è l’unica cosa che lo tiene a galla. Essere un pirata per lui è più importante di ogni altra cosa. Perciò, ho toccato le due cose a cui tiene di più, la sua famiglia e il suo ruolo. Non se ne andrà ora.»
«Ne sei certa?»
«Certissima.»
Crult sospirò «Bene. In tal caso, prepariamoci a partire. Fate passare il messaggio a tutte le navi. Abbiamo un Tormentatore da incontrare.» Disse Crult, per poi rivolgersi a Part «E spero per te che non sia una menzogna, perché in quel caso ti butterò con piacere nel fiume.»
Part annuì. “Non sono certo uno sciocco, vecchio.” Pensò, seguendolo fuori dalla stanza.
 
Fatia, guardia di confine, 31/07/4783, circa le 17
Raichu sospirò contento, vedendo apparire davanti a loro il posto di guardia per entrare a Fatia dalla strada di Arceus. Dietro di esso, scorreva un larghissimo fiume, quasi la metà dell’enorme Draak, che a giudicare da quanto proseguiva dritto dal momento in cui si staccava da esso fino al lontano orizzonte a nord doveva essere artificiale.
“Quindi è quello il Canale delle Fate.” Si disse Raichu, pensando alle spiegazione dategli da Eelektross.
Fatia era un paese piccolo, aveva spiegato il pokémon la sera prima, circondato su tutti i lati da grandi guerrieri. Ad est la gigantesca Normalia, che potrebbe farne un sol boccone. A sud, oltre il Draak, la petrosa Mineralia, con la sua struttura politica così peculiare che la rende imprevedibile. E ad ovest la terra di Draghia, con i suoi Signori della Guerra e il suo esercito rinomato come il più potente al mondo. Per sopravvivere tra queste grandi forze, gli abitanti di Fatia si erano dovuti arrangiare in molti modi. Anzitutto, essi avevano ignorato completamente il problema militare. Non potendo competere in termini di numero con nessuno dei confinanti, avevano deciso di non formare un grande esercito, ma solo una punta di diamante di circa 2000 soldati, composta dai più grandi guerrieri del paese, a cui si aggiungeva una polizia interna che però svolgeva solo compiti secondari come pattugliare le città e le campagne interne del paese. Poi si erano concentrati sul mantenere rapporti pacifici con i vicini. Gli abitanti di Fatia erano quindi dediti all’arte. Pittori, scultori, scrittori, ma anche giardinieri o registi teatrali, Fatia aveva fatto di sé stessa la gemma artistica di Pokémos.
“E questo ha permesso loro di sopravvivere quasi indenni per tutto questo tempo.” Aveva concluso Eelektross “Qualcuno potrebbe definirli sprovveduti, ma non lo sono affatto. Hanno costruito un enorme canale, il Canale delle Fate, per assicurarsi che un eventuale esercito di Normalia sia costretto ad attraversare gli stretti ponti o passare a nuoto. A ovest le colline sono fortificate e ben difese, e a sud ci sono posti di guardia sul Draak. Il loro piccolo esercito è sparso, ma si dice che un soldato di Fatia equivalga a cinquanta soldati normali.”
E arrivato al posto di guardia, Raichu realizzò che era tutto vero. L’architettura di quell’edificio di confine, che altri paesi avrebbero reso un semplice blocco di mattoni o pietra, qui era arricchito da incisioni e murales raffiguranti numerosi Pokémon di tipo Normale e Folletto stringersi la mano in segno di amicizia. Le quattro grandi colonne di marmo sui lati davano all’edificio un’imponenza inaspettata. E una volta entrato, la guardia che li salutò cordialmente diede a Raichu un’impressione di forza diversa da tutte le altre.
L’Azumarill li osservò tutti, poi annuì «Bene, bene, direi che non ci saranno problemi. Anche se loro sono al limite» disse indicando Trubbish e Gliscor «direi che non ci sono problemi a farvi passare. Aspettate qui mentre preparo i documenti.»
«Cosa intendeva?» Chiese Gliscor ad Eelektross.
«Fatia» spiegò Eelektross a bassa voce «pone al vero centro del proprio essere la bellezza. La considerano la loro fonte di sopravvivenza. Per questo la Bellezza è un requisito fondamentale in questo paese. Perché credi che abbia fatto mangiare a tutti Bacchekiwi in quantità negli ultimi giorni? Potrebbero benissimo vietarci di entrare a palazzo se fossimo giudicati anti-estetici.»
«Odio già questo paese.» Rispose Gliscor.
«Oh credimi, per noi ladri ha i suoi lati positivi. La loro polizia è molto facile da raggirare.»
«Mi piace già di più.» Concluse il pokémon, mentre Azumarill rientrava nella stanza con i documenti.
«Ottimo, allora, vediamo. I vostri nomi e il luogo di provenienza per favore.» Disse, provvedendo poi a stilarne una lista. Si interruppe un momento quando arrivò ad Eelektross «Ci è stato chiesto di tenere d’occhio gli Eelektross. Invierò un rapporto sulla sua presenza nel paese, ma sappia che nel concreto questo non dovrebbe comportare nulla. Tuttavia, devo anche sapere da quale città di Elettria viene e che lavoro svolge.»
«Electronvolt. Mi occupo di gestione di una Compagnia commerciale.»
«Capisco. Cosa la porta a Fatia?»
«Affari di stato.»
L’Azumarill annuì riportando diligentemente il tutto, poi mise il foglio da parte rispetto aglia altri. Prese i nomi dei pokémon rimanenti, e concluse porgendo loro alcuni documenti. Lasciapassare, spiegò rapidamente. Poi fece loro cenno di proseguire.
Arrivato sul ponte, una volta uscito dalla casa, Raichu rimase a bocca aperta. Sui due lati erano disposte, una dopo l’altra, statue a grandezza naturale dei Guardiani di Fatia, i Tapu. Aveva sentito parlare del Guardiano del Nord, il Guardiano del Tuono, famoso ad Elettria perché era l’unico Loro a non essere stato visto praticamente mai nel paese dei Pokémon Elettro, ma era la prima volta che vedeva davvero come appariva Tapu Koku. Gli altri tre erano il Guardiano del Sud e le Guardiane dell’Ovest e dell’Est, Tapu Bulu, Tapu Lele e Tapu Fini. La statue erano talmente perfette che Raichu si aspettava di vederle scuotersi e andarsene. Inoltre, l’intero ponte era finemente intarsiato con un motivo vegetale così realistico che le foglie sembravano vere.
«Come possono produrre cose del genere?» Chiese Emolga, altrettanto ammirato.
«Con molto tempo e molta fatica.» Rispose Eelektross «E soprattutto, con la ricchezza che viene dalle colline a ovest, dove si trovano molti tipi di pietre da costruzione e pietre preziose. Quelle che mancano, le comprano a Mineralia. E comunque, cercate di non farvi impressionare troppo da cose come questo ponte, Fatia ne è piena. Altrimenti potreste non farcela arrivati a Fairydan. Quella città è così bella che girano storie di viaggiatori morti all’istante colpiti dalla bellezza della capitale. Non so se siano vere, ma ad ogni buon conto cercate di non farvi soprendere così tanto.»
Raichu annuì, poi il Gruppo proseguì la marcia. Il pokémon si guardò intorno mentre camminava. La zona circostante la strada di Arceus era disabitata, probabilmente per non dare la possibilità a un eventuale nemico di avanzare non visto oltre il fiume. Per lo stesso motivo, lungo la Strada di Arceus, ogni cento metri, si trovavano le statue di Pokémon Fuoco illuminate da Pietrefocaie. Eppure, notò il pokémon, alcune delle statue davano innegabili segni dell’età. A un Charizard mancavano ambo le corna, e dell’edera aveva avvolto interamente un Heatmor. Un Rapidash senza una zampa era addirittura crollato, e parecchio tempo prima giudicando dall’erba che lo avvolgeva e dalla sporcizia che lo ricopriva. Il realismo del pokémon lo rendeva agghiacciante, dato che sembrava quasi un Rapidash morto in mezzo all’erba.
«Immagino che persino nel paese della bellezza qualcosa stia andando per il verso sbagliato.» Commentò Eelektross «Quando sono passato di qui, quattordici anni fa, una visione del genere sarebbe stata inaccettabile. Esisteva un corpo apposito per la manutenzione delle statue di tutto il paese. Mi pare assurdo che non stiano lavorando, quindi l’unica spiegazione è che dev’esserci qualcosa che non va nel paese.»
Raichu annuì, e il Gruppo procedette mestamente lungo la Strada di Arceus, camminando tra le statue malconcie.
 
Ditto e Persian osservarono i presenti. Erano una cinquantina. Tutti ben allenati ed esperti, e tutti pronti a combattere.
«Ottimo, qualcosa che va per il verso giusto.» Commentò Persian, leccandosi la pelliccia della mano per pulirla «D’accordo, vi hanno già spiegato tutto, dico bene?»
«Sì!» Esclamarono all’unisono i presenti, mettendosi sull’attenti.
«Eccellente. Ricordate, se fanno resistenza potete combatterli catturarli o anche ucciderli, se necessario. Altrimenti, mantenete la calma e lasciate fare a noi.» Rispose Ditto.
«Siamo in una botte di ferro…» Borbottò uno Spinda, anche se sfortunatamente per lui la frase si sentì chiaramente.
«Ti ho sentito Spinda. Adesso ascoltate, tutti quelli che ci hanno provato prima di noi hanno fallito miseramente. Ma per noi sarà diverso. Noi riusciremo a prenderlo.»
«E come pensi di superare la guardia di confine?» Chiese Spinda «Se passiamo tutti insieme, si faranno delle domande.»
«Per questo speravamo arrivaste prima che loro passassero il confine, ma evidentemente al comando della squadra c’era qualcuno di troppo lento. Adesso dovrete passare a piccoli gruppi, facendoci perdere terreno. Ci divideremo in squadre da dieci, e avanzeremo verso la capitale. Il nostro infiltrato nel Gruppo ci renderà noti eventuali cambiamenti.»
Spinda borbottò nuovamente qualcosa, stavolta a voce troppo bassa per essere udito, poi ritornò tra le file dei presenti. Persian sogghignò. Spinda mal sopportava i due, cosa che loro ricambiavano, quindi era semplicemente fantastico che per una volta fosse colpa sua se non erano riusciti a portare avanti il piano come stabilito.
Poi, il pokémon si girò e fece cenno a Ditto. E i due si avviarono verso l’edificio, seguiti da sette altri pokémon.
 
Electronvolt, Palazzo Reale, 31/07/4783, circa le 19
«Quindi sono finalmente tornati tutti e due?» Chiese il Re a Milotic.
«Sì signore. Polid è stato trovato ferito, ma ora finalmente sta tornando anch’egli. Frogadier ne sarà felice, era molto preoccupato. Colyst è rimasto tutto il tempo con lui, e ora lo sta scortando. Non si direbbe, ma tra loro c’è un forte cameratismo.» Rispose Milotic.
Kingler fissò la Pokémon, il nuovo Ammiraglio che negli ultimi venti giorni aveva lavorato con efficienza ed abilità. Sia Azumarill che Blastoise avevano dato parere positivo alla sua promozione, perciò ora sarebbe stata ufficializzata.
“Grazie ad Arceus non dobbiamo ripetere tutta questa storia un’altra volta.” Pensò il Re, osservando l’antica reliquia portata a palazzo da Milotic. La Coda di Manaphy, la collana d’argento che si diceva fosse stata forgiata per la prima regina di Laghia da Manaphy stesso, dall’acqua della corrente del sud. Che questo fosse vero o meno, la collana era un oggetto antichissimo e uno dei grandi tesori di Laghia. Per questo, era d’uso che gli Ammiragli lo nascondessero. Tuttavia, Re Kingler aveva deciso che era inutile perdere altro tempo per nasconderla, in un momento così critico. Perciò la teneva nelle proprie stanze, finché Milotic non avesse potuto assentarsi per nasconderla a propria volta.
«Molto bene. In tal caso, potremo tenere a breve la cerimonia. Adesso però c’è l’altra questione. Azumarill e Blastoise saranno qui a momenti. Ho aspettato a lungo prima di coinvolgerli perché ero titubante, ma ora non ho dubbi.» Disse il Re. Subito dopo, Blastoise ed Azumarill bussarono alla porta e a un richiamo del re entrarono. I due si fecero avanti e si sedettero accanto a Milotic.
«Per quale motivo ci avete convocato, maestà?» Chiese Azumarill. Al Re non sfuggirono le ampie occhiaie del Pokémon. Sapeva che Azumarill si era sobbarcato buona parte del lavoro di organizzazione delle truppe della Marina lungo il Volt, i suoi affluenti e anche nella difesa delle coste dai pirati. Un lavoro titanico, solo in parte allegerito dall’arrivo di Milotic e da Blastoise, già impegnato ad organizzare le collaborazioni dei soldati a terra con le altre forze e la loro suddivisione sul territorio.
«Non temere Azumarill, sono certo che tu e Blastoise abbiate il vostro daffare. Perciò ho preferito evitare di disturbarvi finché ho potuto. Ma ora è il momento che vi mostri questo.» Disse, presentando loro un documento di carta di Baccalga, quindi molto resistente all’acqua. Sopra di esso era riportato un messaggio nella grafia che i due Ammiragli riconobbero con un sussulto come quella di Empoleon.
«Che cos’è, maestà?» Chiese Blastoise, indicando il documento.
«Questo è un messaggio scritto da Empoleon per il suo successore. In esso confessa di essere stato al servizio dell’Organizzazione e di non essere pentito di ciò che ha fatto e farà per loro. Anche se forse non pensava di finire in questo modo. Vi riporta anche i nomi dei due capitani che hanno tenuto contatto con lui, Samurott e Carraco. Il che lo renderebbe un documento utile all’Alleanza, il problema sono le due parti finali.»
Kingler sospirò «La prima, è che rivela di avere un figlio. Questo comporta che la linea di sangue dei vecchi re non si è estinta. Se questo ragazzo sa di poter vantare un diritto al trono e crescesse nelle mani sbagliate, saremmo completamente alla sua mercé. Tuttavia, il vero problema è l’altro.»
«Cosa dice signore?»
«Che c’è un altro traditore nelle alte sfere della Marina di Laghia. Uno dei Vice Ammiragli – non specifica se uno dei suoi sottoposti o uno dei vostri – è una spia dell’Organizzazione.»
Azumarill e Blastoise fissarono il re, interdetti «Ma vostra maestà, se questo è vero non solo è molto grave per noi…»
«Ma significa anche che l’intera Marina di Laghia rischia di perdere la faccia davanti all’Alleanza, esatto. Abbiamo già fatto una figura tremenda quando abbiamo dovuto ammettere che uno dei nostri Ammiragli ci aveva tradito. Se ora emergesse che anche uno dei Vice ha fatto lo stesso, saremmo definitivamente svergognati. Perciò lo chiedo a voi tre, anche tu Milotic: dovremmo nascondere questa scoperta, o portarla all’attenzione dell’Alleanza?»

 

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CAPITOLO 189: NEL CIELO, DAL CIELO, OGNI CIELO

Spoiler

Electronvolt, palazzo reale, 31/07/4783, circa le 20
“Cosa fare?” Si chiese Azumarill. Riusciva a sentire che la stessa domanda era nella mente degli altri Ammiragli e del Re.
Alla fine, fu Blastoise a parlare «Mio Re, io credo… Credo che l’Alleanza dovrebbe saperlo. Certo, questo ci metterà in cattiva luce, ma allo stesso tempo potremo pensare insieme a come risolvere il problema.»
«Io invece non credo.» Replicò Milotic «E comprendo che questo mi mette in pessima luce, ma credo che dovremmo dedicarci alle indagini per conto nostro. Abbiamo otto Vice Ammiragli, me inclusa. Quattro erano sotto il comando del Generale Empoleon, tre sotto il Generale Blastoise e uno solo sotto il Generale Azumarill. Perciò, sapendo che uno di loro è il colpevole, ci basterà farli pedinare.»
«Ottimo piano, peccato che l’abbia proposto tu.» Commentò Blastoise «Sarebbe facile per te seminare la spia, sapendo che ti pedina.»
Milotic lo fissò, visibilmente contrariata «E nel momento in cui la seminassi, pensi davvero che non vi risulterebbe sospetto? Ragiona con la testa, olte che con i muscoli.»
«Come osi…»
«Silenzio voi due.» Disse Azumarill, alzandosi in piedi e fissando entrambi, per poi sospirare «Mi devo schierare con Milotic Blastoise.»
«Non dirai sul serio, Azumarill!» Esclamò Blastoise «Cosa farai se l’Alleanza lo scoprisse?»
«Blastoise!» Esclamò «Io sono stato il primo a difendere la proposta dell’Alleanza, ricordi? Credi davvero che sacrificherei la nostra collaborazione per una cosa del genere?»
«Ma allora perché non dirlo all’Alleanza?»
«Vuoi la verità? Perché non siamo neanche sicuri che quel foglio sia davvero di Empoleon.» Rispose Azumarill.
«La scrittura è chiaramente la sua, Generale.» Disse il Re, porgendogli il foglio.
«Con dovuto rispetto maestà, la scrittura di Empoleon era semplicissima da riprodurre. Un buon falsario riuscirebbe a ingannare anche un osservatore attento.» Commentò.
«Per quale motivo però dovrebbero farlo?» Chiese il Re.
«Se c’è una cosa che ho osservato in queste settimane, è che il nostro nemico pare abile nell’ingannare, raggirare e confondere. Non sarebbe difficile per loro usare un mezzo simile per convincerci a dubitare dei nostri. E se essa arrivasse all’attenzione dell’Alleanza, a quel punto comincerebbero a dubitare di NOI. E questo giocherebbe a vantaggio dell’Organizzazione.» Spiegò Azumarill. E Blastoise dovette ammettere che non aveva considerato l’ipotesi.
«Capisco. Non è una possibilità da sottovalutare. Quindi la tua proposta è la stessa di Milotic, tenerlo segreto e svolgere le indagini per conto nostro.»
«Esattamente.»
Il Re sospirò «Bene, avete il mio permesso. Cominciate subito le indagini e tenetemi informato. Ora scusate, ma devo andare. Pare che ad Aeria sia successo qualcosa di grave un paio di giorni fa. E questo vuol dire soltanto guai.» Commentò, alzandosi «Blastoise, accompagnami.» Concluse, dirigendosi all’uscita. Il pokémon annuì, lanciò un ultimo sguardo ad Azumarill poi i tre seguirono il Re fuori dalla stanza. Il Re e il fedele Ammiraglio si allontanarono in una direzione, mentre gli altri due nell’altra.
Per qualche momento, nessuno disse nulla, poi parlò Milotic «Mi dica, Ammiraglio, chi è il suo sospettato numero uno.»
Azumarill sorrise «Ci sto parlando in questo momento.» Replicò il Folletto.
Milotic sorrise «La ringrazio per l’onestà.» Commentò. Poi i due proseguirono.
 
Cloud Town, 31/07/4783, circa le 23
«Qual è il ruolo di Aeria nel mondo?!» Chiese il pokémon, gridando con quanto fiato aveva in corpo verso la folla.
«Dominare nel cielo, dominare dal cielo, dominare ogni cielo!» Gridarono i pokémon riuniti nell’ampia piazza. Alcuni si tenevano in volo, altri si erano posati ovunque, anche su statue o tetti.
Vivillon sorrise, guardandoli dall’alto tutti quanti. C’erano pokémon di tutti i tipi. Alcuni, quelli che urlavano con maggior convinzione, erano i soldati del MAT. Ne vide diversi comandanti dispersi tra la folla, e li guardò soddisfatto mentre incitavano chi gli stava intorno a inneggiare.
Poi c’erano i soldati dell’Organizzazione. Pokémon più silenziosi, che sottostavano agli ordini di malavoglia. Solo la presenza di Pidgeot, posato su un tetto poco sotto a Vivillon, li teneva in riga veramente. Tuttavia, il Pokémon Coleottero si chiese se questo potesse cambiare. “In fin dei conti, la loro fedeltà è frutto dell’oro. E io ne ho.” Pensò, ma scosse la testa. L’Organizzazione era un nemico da affrontare in un altro frangente.
Infine, c’erano i sudditi. Pokémon di ogni tipo, perlopiù coloro che non erano andati in guerra, perché non potevano o perché non volevano. Alla loro vista il sorriso di Vivillon si allargò. Loro erano il futuro del suo esercito. Troppo vecchio, troppo giovane, maschio, femmina, a lui non importava. Che i vecchi esalassero l’ultimo respiro sul campo di battaglia e i giovani avessero il proprio battesimo nel sangue. Questo era ciò che avrebbe dato il futuro ad Aeria. Il dominio di ogni cielo.
«Abitanti di Aeria!» Gridò «Per troppo tempo la gloria che ci spetta ci è stata tolta! Per troppo tempo ci hanno deriso ed illuso, loro che non possono sperare di guardare il mondo da dove solo noi e i Loro ci possiamo ergere! E per troppo tempo i nostri deboli Re si sono sottoposti a queste sciocche idee! Sì, per troppo tempo Aeria è stata tenuta sotto il gioco di signori crudeli, che hanno tarpato le nostre ali! Ebbene, io dico basta! Tutti voi, unitevi a noi! Chi lo farà sarà accolto nel nostro futuro, grande regno! Chi lo farà vedrà con i suoi occhi cosa vuol dire ‘dominio di ogni cielo’!»
Il pubblicò gridò in trionfo, ma Vivillon vide che molti, troppi del popolino restavano in silenzio. A quel punto, lanciò un segnale. Due Pokémon si fecero avanti, scortando uno Swellow dalle piume verdi.
«Popolo di Aeria, guardate con i vostri occhi! Il pokémon che vi sta davanti si fregiava del titolo di Capitano tra coloro che si fanno chiamare Esercito! Eppure, non ha mai combattuto perché noi potessimo espanderci! Non ha mai combattuto per il dominio che ci spetta!»
Il pokémon gridò qualcosa, ma il fragore della folla rese incomprensibili le sue parole. Vivillon assaporò ogni momento. Sentiva l’intero corpo fremere, le ali rosse e bianche che battevano spasmodicamente.
«Che sia d’esempio per tutti! Questa è la fine che faranno coloro che credono nella finta pace!» Gridò. E con un movimento deciso, lanciò un nuovo segnale. Uno Schyter si fece avanti. Il silenzio scese sulla folla.
«Maledizione Vivillon!» Gridò lo Swellow «Il Re ed i Generali te la faranno pagare! Tu e il MAT pagherete! Pagheret…» gridò, poi la lama dello Schyter calò, e un ululato selvaggio si innalzò dalla folla.
«Il RE?!» Gridò Vivillon quando il boato si fu calmato «E chi sarebbe il Re? Di chi è il sangue che gli scorre nelle vene? C’è un solo Re ad Aeria, e quello sono io, Vivillon IX Villiolin! E tutti coloro che oseranno negarlo, faranno la fine di questo ‘Capitano’!»
A quel punto, il grido di gioia del MAT si fece definitivamente incontenibile. Vivillon ridiscese verso Pidgeot, e lanciò un’ultima occhiata al popolino. Molti di loro erano ora intenti ad inneggiare insieme ai membri del MAT. Altri restavano in silenzio, ma si sarebbe assicurato che presto ciò non fosse più possibile.
Poi fece segno a Pidgeot, ed il Capitano dell’Organizzazione lo seguì. Altri due Pokémon presero il volo, poco lontano. Il Noivern lo raggiunse per primo, e benché i tre fossero in volo fece cenno di chinare il capo, in segno di rispetto.
Subito dopo, lo Yanmega fece lo stesso, anche se con meno difficoltà.
«Bene.» Disse Vivillon, quando si furono allontanati quanto bastava dalla piazza, volando verso il palazzo reale «Notizie? Noivern?»
«Non li abbiamo trovati da nessuna parte, mio signore. I famigliari dei Generali sono scomparsi.»
«Male, malissimo. Erano la nostra unica speranza concreta di rallentarne l’intervento. E se non altro, le loro teste avrebbero avuto un certo valore. Fate mettere loro una taglia sulla testa.»
«Ne è sicuro signore? Hanno abbandonato quel metodo anni fa perché è facile presentare le teste di innocenti e spacciarle per quelli veri.»
«Allora fa in modo che non succeda. Mi servono, vivi o morti. Yanmega, avete raso al suolo quel maledetto tempio?»
«Sì signore.» Disse il pokémon «Sono rimaste solo macerie.»
«E le uova?» Chiese. Da tempo immemorabile il Re di Aeria veniva scelto dai sacerdoti, tra le uova che venivano abbandonate da famiglie disperate davanti alla loro porta.
Yanmega rimase in silenzio un momento, poi scosse la testa «No signore. I sacerdoti che non sono partiti per la “guerra santa” devono essere stati informati. Erano già fuggiti con le uova e le profezie quando siamo arrivati. Secondo le nostre spie, si sono rifugiati a Windbourgh, dove sono stati subito ospitati dalle forze dei nostri nemici.»
Vivillon per un momento fu tentato di far fuori tutti e due i pokémon, ma si trattenne. Gli servivano ancora, sia per l’appoggio delle loro famiglie sia per le loro indubbie capacità in combattimento.
«In tal caso, porremo fine al loro tradimento verso la vera dinastia una volta per tutte molto presto.»
«Sì signore, ma con il dovuto rispetto, era davvero necessario distruggere i Quattro Templi?» Chiese Noivern. Vivillon lo guardò con odio feroce, poi rispose.
«Quel luogo era il simbolo marcio della malattia che ha avvolto questo paese. Scegliere il Re tra i trovatelli, che assurdità. La regalità viene dal sangue, non dalla scelta dei loro.»
«Ma certo, mio signore. Le chiedo scusa per la domanda.» Rispose Noivern. Vivillon sorrise, compiaciuto. Forse non era del tutto inutile, in fondo.
«Andate a riposarvi. Mi aspetto che domani siate pronti a cominciare la marcia verso Windbourgh.»
«Non credo sia saggio lasciarla da solo, signore.» Rispose Yanmega.
«Decido io cosa è saggio, Yanmega. Inoltre, non sono solo. Il mio buon amico Pidgeot è con me.» Rispose.
«Capisco, signore.» Replicò il Coleottero, poi lui e il Drago si allotanarono.
Nel frattempo, Vivillon e Pidgeot avevano raggiunto il castello. I due atterrarono dall’ingresso principale, che due guardie richiusero subito dopo.
«Lo devo riconoscere Pidgeot, tu e l’Organizzazione siete stati decisamente più utili di quanto pensassi. Prendere Cloud Town avrebbe richiesto settimane, ma grazie a voi possiamo partire direttamente da qui.»
«Nulla di che, Vivillon. Voi del MAT siete veramente abili combattenti.»
Vivillon sorrise «Ti ringrazio per il complimento. Anche i tuoi sono molto utili. Ma adesso, credo dovremo salutarci.» Disse, indicando la camera del Pidgeot. Il pokémon annui, e si allontanò verso di essa.
Poi Vivillon sbadigliò. Dirigendosi verso le stanze reali, guardò il cielo da un’ampia finestra. E sorrise. Il suo dominio sembrava ancora così piccolo, eppure riusciva già a sentirlo espandersi.
«Nel cielo, Dal cielo, Ogni Cielo.» Commentò, allontanandosi.
 
Fiume Draak, nave di Rose, 01/08/4783, circa le 02
Marsh si guardò intorno, in silenzio. Il Pokémon non riusciva a dormire, al pensiero di quello che sarebbe successo in un paio di giorni. Perciò, decise di uscire sul ponte, pensando che comunque nessuno l’avrebbe fatto. In ogni caso, aveva notato che il comportamento del resto dell’equipaggio verso di lui si era un po’ mitigato. Almeno adesso non parlavano più male di lui come prima.
Sbadigliò e cominciò a camminare sul ponte silenzioso. Vide un Pidgeotto passargli sopra la testa, fissarlo e poi riprendere a volare come vedetta attorno all’albero maestro.
Si appoggiò al parapetto e guardò giù. L’acqua del Draak splendeva illuminata dalla luna piena e dalle stelle. Marsh guardò in alto… E con un forte splash uno Swampert balzò sul ponte dall’acqua, aggrappandosi al parapetto.
Il Pidgeotto si precipitò in picchiata, e Wamps si preparò a combattere, ma entrambi sospirarono di sollievo vedendo chi era. Wamps sorrise, più un ghigno che un’espressione di felicità, mentre il Pokémon Volante, con uno sbuffo di rabbia tornava al proprio posto. Marsh ci mise un momento a ricordare che, in teoria, Wamps era un nemico giurato di Rose e dei suoi. Il che rendeva ancora più strana la sua presenza a bordo.
«Cosa vuoi, Wamps?» Chiese Marsh «Se stai cercando il Capitano…»
«Che se ne vadano al Giratina. Rose, Crult e tutti quegli idioti.» Disse indicando il fiume. Sentendolo parlare, e percependo l’odore che usciva dalla sua bocca, un forte aroma di Baccauva, Marsh si rese conto che aveva bevuto.
«Ci condanneranno tutti. Tanto moriremo comunque, che senso ha insistere?»
Marsh scosse la testa «Non dire così. L’Organizzazione è forte ma non invicibile. E per la Fratellanza è sicuramente lo stesso.»
«Ah, certo. In fin dei conti, sono solo secoli che la Fratellanza, con a capo i dieci pirati più forti del Draak, controlla il Fiume. Sono certo che una decina di sciocchi riusciranno a distruggerla.»
«E allora perché sei ancora qui?» Chiese Marsh, che cominciava ad infuriarsi davanti all’atteggiamento dell’altro.
«Già, perché sono rimasto?» Gli chiese in risposta Wamps «Vuoi la verità? Non ne ho idea. Forse è stato il mio ideale di pirata. O forse è stata l’idea che mio fratello scopra tutto. Ah, gli piacerebbe! Piuttosto che tornare da lui mi faccio ammazzare.»
«Si può sapere chi è tuo fratello? L’ha nominato anche Rose l’altro giorno.»
Wamps sbatté le palpebre, poi annuì «Chiaro, tu non puoi saperlo. Beh, si dà il caso che mio fratello sia il grandissimo, eccellentissimo, famosissimo, fortissimo e altri aggettivi in issimo pirata noto come “Il Terrore del Mare del Sud”.»
Marsh deglutì. Il Terrore del Mare del Sud era lo spauracchio dei mari di Pokémos. Le madri dicevano ai figli di comportarsi bene se non volevano che il Terrore li portasse via. La sola vista della sua bandiera mandava nel panico le guardie, e la gente si dava alla fuga. Era il nemico giurato del Duca di Volt Port, colui che arrivava ad attaccare anche le coste di Desertia se una carovana era tanto sventurata da passarci troppo vicino.
«Oh, vedo che lo conosci.» Commentò Wamps, per poi sbuffare «Beh certo chi non lo conosce? E intanto eccolo qui suo fratello minore, il cui unico successo è stato appropriarsi del tesoro di famiglia, seduto sul ponte della nave della sua peggior nemica a parlare con il suo vice, che si dà il caso sia anche un ragazzino di come pensa che sarà ucciso.»
«Io non sono un ragazzino.»
«No? Bene. Evolviti. Qui e subito. Voglio vedere un bel lampo di luce. Woosh. E poi ecco che appare un bello Swampert completamente evoluto.»
Marsh lo fissò, sbattendo le palpebre «Non posso.»
«E allora lo vedi che sei solo un ragazzino? Certo, un ragazzino che sa il fatto suo, ma sempre un ragazzino rimani. Sentiamo, quanti anni hai? Dodici, tredici?»
«Sedici.»
«Ah, potrei essere tuo padre. O tuo nonno, considerata la velocità a cui si riproducono i contadinotti come voi.» Rispose Wamps. Marsh ci vide rosso, e senza pensare gli tirò un pugno. Con tutta calma, Wamps alzò il braccio e lo bloccò, aggiungendo a tutto uno sbadiglio decisamente esagerato.
Marsh spinse il pugno con più forza, ma questo non poteva aiutarlo a pareggiare la differenza di forza tra loro. Alla fine, lasciò ricadere il braccio. Ansimando, fissò Wamps.
«Sei.» Disse l’altro all’improvviso.
«Cosa?»
«Sei. Questo è il voto che ti meriti. Su dieci s’intende. Non era un pugno malvagio, anche se ovviamente non poteva battere me. Ma quantomeno devo riconoscerlo, mi piace il tuo stile. Certo, alla tua età avevo già affondato tre navi, ma direi che non per niente ero già un otto pieno ai tempi.»
Marsh lo guardò, incerto su cosa dire. Poi il Wamps lo colse di sorpresa e scoppiò a ridere.
«Ma guardami, a parlare di pugni e di me con un ragazzino. Ho decisamente esagerato con il bere. Avrei dovuto capirlo quando Crobat è collassato sul pavimento. Ah, queste sì che sono serate degne.» Commentò lo Swampert, per poi tuffarsi in acqua con un sonoro tonfo e sparire verso la sua nave, che Marsh riusciva a scorgere poco lontano, a nord.
Marsh lo guardò allontanarsi, e si chiese perché tutto ciò gli mettesse tristezza.
 
Fatia, Strada di Arceus, 01/08/4783, circa le 10
Raichu si guardò intorno. Di certo, rispetto alle statue che avevano incrociato al loro primo giorno, c’era stato un miglioramento. Adesso erano diventate meno comune le sculture rovinate, e quelle distrutte erano scomparse del tutto. La maggior parte di loro aveva di nuovo raggiunto una qualità tale da farle sembrare vive.
In tutto ciò, anche l’ambiente era cambiato. La pianura spopolata era scomparsa. Al suo posto erano comparse eleganti città che avevano tutte tre cose in comune: erano tutte ben difese da alte mura, erano tutte accoglienti ed erano tutte decorate ed eleganti. Nell’unica in cui si erano fermati fino a quel momento avevano ammirato sculture e dipinti in ogni dove. Ma anche mosaici così realistici che si sarebbe pensato di potervi camminare dentro, menestrelli che cantavano con voce cristallina per il pubblico pagante, danzatori e danzatrici, musicisti… Ogni forma d’arte sembrava aggirarsi per quelle strade.
Eppure, a Raichu non erano sfuggite anche altre cose: alcune case erano state abbandonate, porte inchiodate e finestre sprangate. Alcune delle statue e delle strade versavano in stato di abbandono. C’erano mendicanti in mezzo agli artisti di strada.
«Vi assicuro che non me lo so spiegare.» Aveva commentato Eelektross poco dopo «Sinceramente, ero convinto che Fatia sarebbe stato uno dei pochi paesi in cui avrei trovato le cose sostanzialmente invariate. Non parliamo di uno stato che dipende da Pietre o dall’ambiente. Inoltre, i campi mi sembrano in salute.» Commentò indicando un grande appezzamento di terra alla loro destra in cui diversi Pokémon stavano usando con cautela mosse Acqua per irrigare il terreno. «Ne dovrò parlare con il caposezione quando arriveremo alla capitale. A questo punto, comincio a temere che anche gli altri paesi che credevo fossero sicuri, Draghia, Terria e Mineralia, possano essere stati danneggiati più di quanto temessi.»
Secondo il Pokémos ci sarebbero voluti altri due giorni per arrivare a Fairydan. Poi restava da risolvere il problema dell’incontro con il Re, ma ci avrebbero pensato là. Nel frattempo, il Pokémon continuava a dar loro quasi solo Bacchekiwi per pasto, cosa che scatenava non poco malcontento.
«Vedete di mangiarle.» Aveva risposto loro Eelektross «Non ho tempo per pensare a quale Virtù farvi sviluppare, e la Bellezza è l’unica che in questo paese va a colpo sicuro.»
In quel momento, Raichu alzò lo sguardo per guardare Emolga. Sbadigliò, un momento, poi vide il pokémon agitato indicare avanti a sé. Il pokémon guardò nella direzione in cui stava puntando. E in quel momento vide il bagliore e i primi segni di fumo.
Senza pensarci, si mise a correre verso la fonte dell’incendio.

 

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CAPITOLO 190: CAROVANA
 

Spoiler

 

Fatia, Strada di Arceus, 01/08/4783, circa le 11
Il Klefki si guardò intorno, scuotendo la testa. Il carro delle provviste e quello in cui il cliente aveva messo parte delle opere d’arte che aveva comprato stavano bruciando. Gli altri tre, inclusi quello in cui si trovavano i suoi clienti, erano fin troppo vicini alle fiamme.
Si guardò intorno. Marill era troppo concentrato a combattere gli assalitori per poter spegnere l’incendio, e Wigglytuff non era in una condizione migliore. Jigglypuff e Comfey stavano strenuamente difendendo un carro per far pensare agli assalitori che quello fosse il luogo dove si nascondeva il cliente.
“Prendi questo lavoro, sarà un compito facile, dice il capo. Devi solo scortare un mercante, dice il capo.” Pensò Klefki, schivando un Lanciafiamme un po’ troppo vicino “Perché lo sto ancora ad ascoltare?”
Si guardò intorno. Gli attaccanti erano una ventina, tutti pokémon Folletto. Il che voleva dire banditi. “In tal caso, dobbiamo solo far fuori il leader e gli altri si daranno alla fuga.”
Klefki si guardò intorno. E sorrise. Non era difficile notare il Mawile intento a dare ordini al resto dei banditi.
“Ok, questo è stato facile, il difficile sarà prenderlo.”
Si lanciò all’attacco, schivando un secondo Lanciafiamme proveniente da un Clefable ben deciso a fargli più male possibile, e rispose con un Cristalcolpo che fece arretrare Clefable. In risposta altri due Pokèmon si fecero avanti, un Cottonee e un secondo Mawile.
«Azumarill, Wigglytuff, un aiutino?»
«Non posso Klef, sono troppo impegnato a evitare di essere colpito da questo qua.» Rispose Azumarill, usando subito dopo Acquagetto per evitare un nuovo colpo dello Shiinotic.
Wigglytuff rispose spalancando la bocca e cantando. In risposta, il Dedenne con cui stava combattendo si addormentò, ma prima che Wigglytuff potesse approfittarno due Fuocobomba lo scagliarono via.
“Male, malissimo.” Pensò, mentre un terzo carro prendeva fuoco, per fortuna non quello del cliente “Senza supporto, non posso nemmeno sperare di sconfiggerli tutti. Sono combattenti abili, non dei novellini.”
Si lanciò contro il Cottonee, il Mawile ruotò su se stesso per colpirlo con la propria mascella… E subito dopo un Tuono spedì il Pokémon Inganno parecchi metri indietro.
«Spero per te che quello fosse il Pokémon giusto da colpire Eelektross.» Disse una voce che, riuscì a capire il Klefki girandosi verso la direzione da cui veniva, apparteneva al Raichu che doveva aver appena scagliato il colpo.
«Fidati, non era difficile da capire. Stanno chiaramente combattendo per difendere quei carri.» Rispose il Pokémon che aveva accanto, un Eelektross. Dietro di loro venivano una decina di altri Pokémon, che si lanciarono contro gli assalitori.
Klef approfittò della confusione per avvicinarsi all’Eelektross.
«Primo, grazie. Secondo, chi siete?»
«Mi chiamo Eelektross, vengo da Elettria, e sono accompagnato da parecchi stupidi convinti che l’eroismo sia una qualità. Quindi, qual è la situazione?»
«Una ventina di banditi ci ha aggredito. Il cliente che stiamo proteggendo è in uno dei carri non in fiamme e stiamo cercando di tenerlo nascosto, ma non ci riusciremo per molto se non ci sbrighiamo a spegnerli.»
«Capisco. Qualche idea sul perché vi stiano aggredendo?» Chiese Eelektross, mentre il Gruppo si lanciava all’attacco dietro di lui.
«Soldi immagino.»
«… Sì, immagino sia plausibile. Chi è il leader?»
«Il Mawile là in fondo.»
Eelektross guardò il Pokémon e si lanciò alla carica. Klef guardò a bocca aperta mentre i Pokémon che cercavano di mettersi in mezzo venivano scagliati via come nulla fosse.
 
Eelektross osservò il Mawile e scosse la testa. Arrivato a scontrarsi con l’avversario, parò il colpo, una Metaltestata data usando la grande mascella, con un Assorbipugno, poi lo sbatté a terra.
Il Mawile cercò di liberarsi, poi vide il proprio aggressore e sbarrò gli occhi.
«Capo?» Chiese il Pokémon incredulo.
«Che diavolo stai facendo Wilem, esattamente?» Rispose Eelektross sussurrando.
«Il mio lavoro capo. Ci hanno pagato per catturare questi mercanti e…»
«Chiaro. Senti, non ho tempo per spiegarti tutto nel dettaglio, ma mi serve che ritorni a Fairydan. Dì al cliente che il lavoro è fallito, o cose del genere.»
«Non posso, il caposezione…»
«Ci penso io a Kyum, tu digli che Eelektross ha ordinato di lasciar perdere.»
«Sì signore. Subito signore.» Rispose Wilem, tremando. Eelektross lo lasciò andare e il Pokémon si finse molto più danneggiato di quanto non fosse, e lanciò l’ordine di ritirata. Come un sol Pokémon, i banditi si diedero alla fuga disordinata.
Eelektross tirò un sospiro di sollievo e si girò, poi diede un colpetto a Draak «Spegni quei carri prima che bruci tutto.»
Draak annuì e scagliò Idropompa verso l’alto, facendo piovere con cautela l’acqua sui mezzi.
Klef tirò un sospiro di sollievo e si guardò intorno. Marill e Wigglytuff erano ancora in piedi, anche se il secondo a fatica, e lo stesso valeva per Comfey e Jigglypuff. Inoltre, solo uno dei carri era danneggiato oltre il punto di non ritorno, quello delle provviste. Un inconveniente, ma per fortuna erano abbastanza vicini a Fairydan da non rischiare di morire di fame.
Si girò e osservò l’Eelektross «Beh signore, devo a lei e ai suoi compagni i miei ringraziamenti, a nome anche della Gilda della Fata Verde.»
«Oh, siete della Fata Verde? Io ero nella Fata Blu, ai tempi.» Rispose Eelektross, mostrandosi amichevole.
«Ahahah, è un piacere vedere un membro di una gilda amica allora.»
«Ex-membro, ho lasciato la Fata Blu da quindici anni.»
«Mi sembra più strano che un Pokémon non di Fatia appartenesse a una Gilda simile, ma in ogni caso è un piacere conoscerla. Soprattutto per averci tirato fuori dai guai. Come ha fatto?»
«Non era molto forte, ma era furbo. Appena ha capito che era passato in svantaggio ha lasciato perdere tutto quanto.»
«Capisco. Beh, grazie per il vostro aiuto. Se c’è qualcosa che posso fare per sdebitarmi…»
«Una cosa ci sarebbe. Ho provato a chiedere un po’ in giro ma ho sempre avuto rispose evasive, quindi chiederò a voi. Cosa sta succedendo a Fatia? Quindici anni fa monumenti in pessime condizioni erano impensabili e i mendicanti erano pochissimi. Cosa è successo?»
Klef si guardò intorno, poi annuì «Ascolta, questa è un’informazione che non deve uscire da Fatia. Te lo rivelerò solo per l’aiuto che ci avete dato. Le Grandi Miniere… si stanno esaurendo.»
Eelektross rimase a bocca aperta. Le Grandi Miniere erano la linfa vitale di Fatia. Marmo, metalli e pietre preziose, ma anche i minerali alla base di certe tinture o profumi, oltre che ovviamente i Cristalli Z e le Pietre evolutive… Tutto il materiale necessario insomma per portare avanti l’antica politica della bellezza di Fatia. Se le Grandi Miniere stavano davvero esaurendosi, Fatia sarebbe finita presto.
«Come avete fatto a tenerlo nascosto?»
«Con uno sforzo eccezionale. Siamo ben coscienti che il paese potrebbe sparire se non avessimo più le nostre opere da importare ovunque a Pokémos. Non lasceremo che accada. Fino alla fine, questo segreto rimarrà nostro. Per questo la prego nuovamente di non rivelarlo a nessuno. Un solo Pokémon non può fare la differenza, certo, ma…»
Eelektross annuì «Niente paura. Ho diversi Pokémon a cui tengo in questo paese. Non intendo metterli in pericolo.»
«La ringrazio profondamente.» Rispose Klef.
Eelektross annuì, poi osservò i carri «Sembra che per un paio di giorni non vi muoverete, o dovrete abbandonarli.»
«Sfortunatamente sì. Non abbiamo tempo per fermarci, quindi dovremo lasciare indietro i carri troppo danneggiati e tornare a prenderli con calma a suo tempo. Dovrò parlarne con il proprietario. Ah, a proposito, credo vorrà ringraziarvi.» Rispose Klef, indicando un carro. Eelektross annuì, ripensando allo scontro.
«Avete usato un carro diverso per attirare l’attenzione dei nemici su di esso e lontano dal cliente. Ottimo lavoro.» Commentò, mentre Klef lo guidava all’ingresso.
Il Klefki aprì la tenda, e due grosse mani si allungarono per afferrare il Pokémon Elettro. Eelektross ne deviò una, quella più pericolosa, con un Assorbipugno, e si lasciò afferrare per il braccio dall’altra.
«No lady Granbull, per favore, è un nostro alleato.»
La Pokémon dalla grande mascella che uscì dal carro, sempre tenendo stretto per il polso Eelektross, non pareva però della stessa opinione.
«Quindi, sei tornato.»
«Immagino di sì.»
La Pokémon lo fissò un po’, poi scoppiò a ridere «Beh guarda un po’, quindici anni fanno veramente bene. Non eri certo così freddo allora. Né così forte.» Aggiunse, lasciando andare il braccio.
«Oh, vi conoscete?»
«Io e… Lady Granbull veniamo dalla stessa gilda.» Disse Eelektross, fissando la Pokémon «Avevo sentito che il suo lavoro fosse diverso, ma devo essermi sbagliato.»
«Indubbiamente, indubbiamente.» Disse Granbull «Sono una semplice mercante adesso. Niente di più e niente di meno.»
«Già, lo vedo. A proposito, niente in contrario se ci uniamo a voi fino a Fairydan? Fare il viaggio insieme potrebbe esserci utile.» Commentò Eelektross “Mescolandoci a loro, dovremmo riuscire a confondere un eventuale nemico.” Rifletté.
«Affatto, affatto. In fin dei conti ci avete aiutato, non credo ci sarà alcun problema. Lasciate solo che mi consulti con i miei compagni di viaggio.» Rispose, entrando nuovamente nella tenda.
Ci fu qualche momento d’attesa, poi un occhio sbirciò dalle tende chiuse del carro.
«Non mi convince.» Sentenzio una voce femminile dopo un secondo «Non mi pare adeguato.»
Ci fu una risposta da dentro la tenda, ma nessuno la sentì. La pokémon che guardava sospirò «D’accordo, se proprio dobbiamo… Ma che sia ben chiaro, non voglio intrusioni.»
Un’altra risposta, poi l’occhio sparì dopo aver lanciato un’ultima occhiata a Eelektross e Granbull rispuntò, annuendo.
 
Il Gruppo fissò Eelektross, con varie espressioni, poi Raichu annuì, sorridendo.
«Mi pare una buona idea. Non ci hanno ancora attaccato, ma questo non vuol dire nulla. Potrebbero essero dietro di noi, o davanti. Se facciamo i turni a camminare e gli altri restano nei carri, a far la guardia, le nostre chance aumenteranno.»
«Già. Cerchiamo sempre di non essere più di cinque o sei alla volta a tirare i carri, e dovremmo farcela.»
Emolga annuì. L’idea di tirare non era entusiasmante, ma sempre meglio che rischiare di combattere con l’Organizzazione.
Il gruppo si disperse, radunandosi secondo gli ordini di Klef per provvedere in fretta alle riparazioni e a spostare il cibo sopravvissuto sui carri superstiti.
In quel momento, Eelektross notò un movimento con la coda nell’occhio. E vide Riolu imprimere la propria orma nel selciato.
Poteva essere una semplice marachella? Ma la scelta di farlo in quel modo era bizzarra. Ne notò due, una accanto all’altra.
Per un altro momento osservò di sottecchi il Pokémon, poi annuì.
“Forse ho trovato un altro compito per Plusle e Minun.” Pensò. Poi si girò e si diresse verso le casse. Riolu lo seguì.
 
Bachia, 01/08/4783, circa le 13
Zangoose sentiva il cuore battergli all’impazzata. Guardò Tauros, che sorrise incoraggiante. Oltre a lui, erano presenti nell’enorme basilica solo alcuni fedeli in visita o preghiera e le guardie del Barone.
“Non si può dire sia il tipo di pubblico che mi sarei aspettato al mio matrimonio… Ma in effetti non si può dire che mi aspettassi di arrivarci.” Pensò, con un groppo in gola. Facendo del suo meglio per sembrare sicuro, raggiunse l’altare.
L’Arcivescovo del Ducato di Bachia, una delle più importanti figure del paese, gli strinse calorosamente la mano. Il Watchog sorrise incoraggiante.
«Comprendo il nervosismo, ma ho visto molti matrimoni nella mia vita» gli sussurrò, ammiccando «Ti assicuro che stai andando benissimo.»
Poi la marcia nuziale suonò, riverberando nell’edificio, e Lopunny entrò nella stanza.
Se l’anziano Watchog gli stava sussurrando qualcos’altro, Zangoose non lo sentì. Lopunny che avanzava lentamente nel tempio lo lasciò semplicemente a bocca aperta.
La Pokémon camminò fino all’altare, poi gli strinse le zampe.
In seguito, Zangoose non ricordò quasi nulla. Tutto ciò che riuscì a fare fu sorridere e ripetere le formule di rito. L’idea di star sposando la pokémon che amava, che ora si trovava proprio lì davanti a lui, era l’unica cosa fissa nella sua testa.
Ricordò di aver pregato Arceus, Dialga e Palkia, perché proteggessero il matrimonio per sempre ed ovunque. Quando poi era stato chiesto loro se volessero innalzare una preghiera a un Loro particolare, Lopunny aveva scelto la Danzatrice degli Dei, Meloetta. Il prete aveva annuito e aveva lasciato che i due pregassero (o meglio che Lopunny pregasse e Zangoose ripetesse le sue parole).
Ricordò il momento dello scambio degli anelli. Ci fu un attimo di imbarazzo quando Lopunny dovette mettergli il suo, ma la pokémon sorrise e lo spinse nell’artiglio destro della zampa destra finché non si incastrò. Zangoose sorrise, osservandolo.
Infine, ricordò il momento che tanto aveva aspettato. L’Arcivescovo alzò le mani e le impose sulla coppia, poi dichiarò che erano ufficialmente sposati agli occhi di Arceus. Il bacio che seguì e l’applauso del pubblico, inclusi alcuni curiosi radunatisi per assistere.
Il Watchog fece firmare ad entrambi il documento per ufficializzare lo sposalizio, poi Zangoose e Lopunny si scambiarono un secondo bacio. A quel punto, i curiosi si allontanarono, visto che dopo le ultime preghiere il matrimonio poteva dirsi concluso.
«La ringrazio per aver accettato nonostante un preavviso tanto breve.» Disse Zangoose, stringendo la mano all’Arcivescovo.
«Devo dire che avrei preferito che il mio amico Tauros mi avvisasse per tempo, visto che così sono stato costretto a farvi compilare i documenti e compiere i riti preparatori molto in fretta, ma… Sono un grande amante dei matrimoni. Non lo avrei fatto per chiunque lo ammetto, ma quando ho sentito la vostra storia è stato per me un dovere permettervi di concluderla felicemente.»
I due lo ringraziarono ancora, poi si diressero verso Tauros.
«Congratulazioni, Zangoose.» Disse Tauros.
«Tauros… Grazie. So di averti chiesto molto.»
«Tu a me? Non farmi ridere. Sono amico dell’Arcivescovo da tempo, condividiamo molti punti di vista, perciò è stato facile. Beh, più facile che se avessi dovuto organizzarlo in una cappella qualunque. Ma direi che questo scenario sia ben più adatto.»
Zangoose annuì, guardandosi intorno.
A Normalia c’erano venti città ducali. Di queste, diciassette ospitavano una Basilica, dedicata a una delle Lastre.
Quella di Bachia era dedicata alla Lastrabaco. Perciò, le sue pareti e soffiti erano ricche di rappresentazioni di Arceus nella Forma Coleottero. Ovviamente, spesso nelle raffigurazioni più recenti compariva anche Genesect, ma nella maggior parte Arceus era solo. Facevano eccezione scene in cui usava la Lastra per affrontare altri nemici, Loro ribelli delle varie Guerre dei Loro.
Ma a colpire Zangoose davvero erano le statue. Ogni singolo Pokémon di tipo Coleottero aveva una statua da qualche parte nella basilica. Era usanza comune fare un’offerta o una preghiera davanti alle statue, se si apparteneva a quella specie, ma da quel che sapeva Bachia era tra le Basiliche meno frequentate per quel genere di preghiere.
Ciò non toglieva che ogni statua sembrava viva. Gli artisti di Fatia avevano messo anima e corpo nel dare forma a quelle opere, e si poteva benissimo pensare di vederle respirare.
Zangoose e Lopunny si strinsero un po’ mentre alcune delle guardie del Barone facevano a propria volta le loro congratulazioni, un po’ impacciate, poi qualcuno toccò la spalla del Pokémon. Zangoose si girò, imitato da Lopunny e Tauros. Poi investigatore e Barone sbarrarono gli occhi.
«Vedo che sapete chi sono.» disse il Pokémon «Beh, congratulazioni, signor Zangoose. Signora Lopunny.»
Zangoose ringraziò balbettando, cosa che sorprese Lopunny.
«Ma si può sapere chi è?» Chiese Lopunny in un sussurro mentre Tauros scambiava alcune parole con lo sconosciuto.
«Quello, è Tosland Stout.» Rispose Zangoose, indicando lo Stoutland «Duca di Bachia e uno dei più grandi Combattenti del paese. Uno di coloro che possiedono il titolo di Guerriero della Lastra, e uno dei pochi Duchi nella storia ad averlo meritato anziché esserselo comprato. Detto in breve, è considerato uno dei migliori, se non il miglior guerriero del paese.»
Lopunny fissò ancora lo Stoutland, mentre questi scambiava una battuta con Tauros e scoppiava a ridere. Il Barone lo imitò, anche se appariva evidentemente a disagio.
«Inoltre,» concluse Zangoose «Abbiamo davanti anche colui che dobbiamo convincere per poterci dire un passo avanti verso l’obbiettivo.»
«Esattamente.» Disse lo Stoutland, alzando la voce in modo che Zangoose e Lopunny lo sentissero «Tauros mi ha descritto per lettera qualcosa, ma mi aspetto che riusciate a darmi una definizione più accurata del pericolo che incombe su di noi. Tuttavia,» concluse «Questo è da discutere domani. Oggi, per voi, è un giorno di festa.»
Zangoose annuì. Eppure si chiese cosa avesse spinto il Duca a venire di persona a incontrarli. La domanda continuò a ronzargli in testa.
 
Fatia, Strada di Arceus, 01/07/4783, circa le 21
Persian studiò le impronte, poi annuì.
«Due orme: aggiunte al Gruppo.» Sentenziò «E giudicando dai segni qua attorno, sono carri.» Disse, indicando due carri danneggiati a bordo strada e i segni di ruote tutto intorno, che indicavano manovre varie.
«Circa nove ore fa.» Aggiunse Ditto «Siamo sulla strada giusta. Proseguiamo.»
I due si avviarono, e il resto dei pokémon li seguì.

 

Maledetta la quinta superiore e chi l'ha inventata. UN MESE INTERO.

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CAPITOLO 191: FAIRYDAN

 

Spoiler

Strada di Arceus, 02/07/4783, circa le 11
«Questo è quanto?» Chiese lo Stoutland.
Zangoose annuì, mentre un servitore gli porgeva un calice d’acqua. Era piuttosto stanco perché la sera prima aveva fatto le ore piccole, ma non poteva certo non presentarsi dal Duca. Ciò non toglieva che raccontare tutta la storia fosse faticoso. Ci aveva messo un’ora, e per brevità aveva tagliato parecchi pezzi inutili.
«Uhm… Sì, ammetto che la vostra storia potrebbe essere vera. Dimmi Tauros, ritieni che tutto ciò sia possibile?»
Tauros annuì «Occorrerebbe certo un enorme potere, come quello di uno o più Loro, o di un numero enorme di Megaevoluzioni, ma sarebbe possibile, nel nostro mondo, costringere la forma fisica di Arceus alla prigionia. Lui stesso ha fatto in modo che i Loro non potessero manifestarsi tra noi nella loro forma completa. Inoltre, ha creato la Pietrastante, la pietra che annulla qualunque mossa e capacità di un Pokémon, incluso il Teletrasporto o l’intangibilità degli Spettri. Con quella sarebbe effettivamente possibile rinchiuderlo.»
«Il che probabilmente spiega questa.» Disse mostrano loro un documento, su cui spiccava il sigillo della Voce di Arceus, l’Anello. «La Voce rimanda il consiglio convocando tutti i Duchi e i nobili minori alla fine del mese. Tecnicamente è in suo potere, in quanto è lui a stabilirne la data mensile, ma è un caso con ben pochi precedenti. Diversi degli altri Duchi mi hanno scritto domandandomi cosa ne pensassi, ma non ne avevo idea. Ora però mi è chiaro.»
«Deduco quindi che ce l’abbiano fatta.» Disse Zangoose, riferendosi ai suoi compagni.
«Sembrerebbe la deduzione corretta, Investigatore dell’Ignoto. Per la Voce anche solo spostare questa data è un’azione che rischia di avere gravi conseguenze. Ma immagino voi realizziate perché l’ha fatto.»
Zangoose annuì «Per farci guadagnare tempo.»
«Esatto. Dobbiamo convincere i Duchi ad unirsi a noi. E dobbiamo farlo entro la fine del mese.» Disse Tauros.
 
Da qualche parte a Fatia, 02/07/4783, circa le 12
«E così ci siamo.» Disse il Capitano, osservando i fogli «Finalmente è il nostro momento.»
Le due annuirono.
 «Qualcuna di voi ha richieste particolari? So bene che di solito i vostri desideri sono… peculiari.» Proseguì il Pokémon, osservando le due.
«Effettivamente una cosa ci sarebbe.» Commentò la prima delle due.
«E allora parla.» Rispose l’altro, spazientito. Detestava questi giochetti. La Pokémon avrebbe dovuto sapere che su di lui non funzionavano.
«Voglio un permesso speciale.»
«Ma davvero? E per quale motivo?»
«Mi hanno riferito che c’è stato uno sconfinamento. Desidero occuparmene personalmente.»
«Bene, ma in cambio mi aspetto che tu faccia il tuo lavoro come si deve.» Rispose l’altro «Non voglio un altro rapimento importante finisca come l’ultimo.»
«Sono passati anni, suvvia. Dimentica e perdona.»
Il Pokémon si passò una zampa sulla fronte, poi si rivolse all’altra «E tu, niente di particolare?»
«No, questa volta desidero davvero occuparmene. E prometto di non esagerare come l’ultima.»
Il Capitano annuì, soddisfatto «In tal caso, signore, che la caccia abbia inizio.»
 
Fairydan, 02/07/4783, circa le 18
La città di Fairydan apparve davanti al Gruppo come per magia, mentre svoltavano a una curva per aggirare un bosco. E per poco le loro mascelle non si spezzarono mentre fissavano la città a bocca aperta.
Non c’erano parole per descrivere la capitale di Fatia. Non era semplicemente bella. Non era stupenda. Non era magnifica. Era molto, molto di più.
Le mura della città erano completamente affrescate. Un dipinto enorme dedicato a Fatia e ai Loro, che circondava completamente la città. Un dipinto che pareva vivo.
Dietro di essa, si scorgevano le alte guglie della città. Erano torri di avvistamento concentriche, e su ognuna di esse era rappresentato un Loro intento ad attaccare. Ed erano così terrificanti e così magnifiche allo stesso tempo che i membri del Gruppo non sapevano se restare ad osservarli, immobili, o se mettersi a correre.
Per fortuna, Eelektross diede a tutti una sonora pacca alla schiena, e i Pokémon si ripresero quanto bastava per ricominciare a muoversi ed entrare in città. La porta era finemente lavorata, un’unica lastra di ferro su cui erano incise opere di straordinaria magnificienza. Re e regine davanti a cui i Pokémon si inchinavano, mentre questi emettevano il giusto verdetto.
Entrato in città, osservò le case. Di solito, in una città le case più vicine alle mura erano semplici edifici, case in muratura con talvolta qualche abbellimento. Lì no. Ogni casa era finemente decorata. Su ognuna di esse c’erano affreschi e mosaici, e la maggior parte aveva sculture nei giardini e vetri lavorati alle finestre.
«La quasi totalità degli abitanti di Fairydan sono artisti.» Spiegò Eelektross, mentre teneva il gruppo concentrato sui carri «Perciò devono mettere in mostra le proprie capacità. Fairydan è la città che muta, perché ogni giorno le facciate di questa o quella casa possono cambiare, le statue di un giardino aumentare o cambiare. Addirittura ci sono architetti che ricostruiscono da zero la propria casa una volta ogni due o tre mesi.»
Raichu ammirò la città affascinato. Non aveva mai visto niente di così bello. Mentre i carri giravano intorno alla fontana al centro di una piazza, osservò i dettagli del Lapras dal cui corno usciva l’acqua. Non solo sembrava vivo, ma sembrava più vivo di qualunque Lapras avesse mai visto. Sembrava all’apice della salute.
Raichu non avrebbe saputo spiegarlo. Aveva visto le statue lungo la strada, e anche quelle sembravano reali. Ma c’era qualcosa di diverso tra quelle e queste.
I Pokémon attraversarono le larghe vie della città, quelle costruite per i carri, e raggiunsero la zona centrale. Qui i membri del Gruppo rimasero davvero senza fiato. La larga piazza che si stava riempiendo di Pokémon, e che loro avrebbero presto dovuto aggirare, ospitava un enorme palco decorato da motivi floreali al cui interno si nascondevano, guardando bene, vari Pokémon. Avvicinandosi, Raichu realizzò che erano a grandezza naturale. Un Raichu grande quanto lui si stava arrampicando tra le foglie, un Charizard di pietra ruggiva sulla cima del palo destro, un Venipede scendeva verso il basso.
«Cosa sta succedendo?»
«Si tratta dell’esibizione.» Spiegò Klef «Devono presentare un nuovo Generale alla popolazione. Perciò i cinque Generali si esibiranno per il popolo.»
«Cinque?»
«Certo. Il Generale della Grazia, il Generale della Grinta, il Generale dell’Acume, il Generale della Classe e il loro leader, il Generale della Bellezza.» Rispose Eelektross «Il precedente Generale della Grinta, Ser Azumal il Potente, è morto di vecchiaia tre mesi fa, e il suo successore è stato scelto subito dopo. Come vuole la procedura, dato che dopo tre mesi nessun candidato si è presentato per opporsi alla successione, è stata confermata la scelta fatta allora.»
Raichu annuì. Ad Elettria la scelta del Generale avveniva subito dopo la morte ed il ritiro del predecessore e non prevedeva riti particolari, ma sapeva che era stato solo dai tempi del nonno di Re Electivire. Prima esisteva un complesso rituale.
Procedettero ancora, e superarono il palazzo reale.
L’edificio era così imponente e così bello che Raichu avrebbe fatto in seguito fatica a descriverlo. Era di un bianco purissimo, contrastando con i variopinti edifici della parte esterna della città, ma quel bianco lo rendeva perfetto. Era evidente che era stato creato dagli stessi artisti che avevano creato le grandi opere di Normalia, eppure allo stesso tempo era superiore ad esso. Sei torri bianche, un grande portale bianco, finestre dai vetri intarsiati… Il palazzo era bello oltre ogni immaginazione, anche da fuori. Si chiese come sarebbe stato entrarvi.
La villa in cui lasciarono i carri era un edificio magnifico, ma non riusciva a non sfigurare vicino al palazzo. Qui spinsero i carri nella rimessa, quello dei clienti più vicino all’uscita. Granbull fu l’unico a scendere, per salutarli, ringraziarli ed ovviamente consegnare il resto della somma pattuita ai membri della Gilda.
Klef sorrise contandoli, li porse a Wigglytuff perché effettuasse un secondo conteggio e quando il Pokémon annuì ringraziò il cliente.
«Le auguro una miglior fortuna nel suo prossimo viaggio.» Disse il Pokémon facendo ondaggiare le chiavi per via di una risata.
«Siamo stati sfortunati, ma il vostro compito è stato svolto alla perfezione. Vi ringrazio per l’aiuto.»
Klef annuì, poi lui e i suoi si fecero indietro mentre Granbull si rivolgeva ad Eelektross e al Gruppo.
«Beh, grazie per l’aiuto vecchio mio, sei stato provvidenziale.» Disse al Pokémon Elettro.
«Sono certo che sarebbero riusciti a difendervi lo stesso. O che ci avresti pensato direttamente tu.» Rispose quello, allungando la mano che il Pokémon gli strinse.
Granbull scosse energicamente e annuì «Ma sono felice di non averlo dovuto fare. Qualunque cosa tu stia facendo qui Eelektross, ti auguro la migliore delle fortune.»
Eelektross sbuffò «Di solito quando qualcuno dice una cosa del genere le cose vanno male, sai?» Rispose, poi si girò e salutò ancora alzando la mano.
Raichu e il resto del Gruppo lo seguirono. Poco dopo si separarono anche da Klef, e continuarono a seguire il Pokémon lungo le vie della città.
Questi li guidò fino a una locanda con una magnifica insegna in legno che riproduceva la testa di un Pikachu. L’insegna diceva “Al bellissimo Pikachu”.
Eelektross fece loro cenno di entrare e il gruppo lo seguì nel locale. Superarono i tavolini eleganti in legno intagliato o ferro battuto e raggiunsero il bancone. Un’Aromatisse li fissò, poi impallidì.
«Eelektross, signore…»
«Aromatisse, sono qui per vedere Kyum. Dovrebbero già averlo informato.»
«Sì signore, la sta aspettando. C’è anche Wilem. Ma…»
«Niente ma. Fammi entrare subito.»
Aromatisse annuì e li portò a una porta laterale. La Pokémon aprì ed Eelektross entrò, seguito dal resto del gruppo.
La porta dava su un breve corridoio che, quindi, portava alla casa accanto all’osteria. Qui si trovava una sala piuttosto grande e poco illuminata con una scrivania, decine di scaffali e numerose sedie. Su una di esse era seduto un Mawile legato.
«Quindi Eelektross, è vero?» Chiese una voce da un angolo. Raichu fece per alzare lo sguardo ma Eelektross lo fermò, guardando da un’altra parte.
«Kyum, stai cercando di uccidere il tuo capo?» Chiese Eelektross.
Ci fu una risatina, poi un fruscio. Un attimo dopo, un pokémon simile a un Pikachu comparve accanto ad Eelektross. Dopo un secondo, Raichu realizzò che in realtà stava solo indossando un travestimento formato da un panno di stoffa e un pezzo di legno lavorato. Era un lavoro malfatto, ma gli venne il dubbio che fosse fatto così di proposito. I suoi veri occhi erano sul petto, e stavano fissando i vari membri del Gruppo. Poi si fermarono su Raichu.
«Tu sei… l’evoluzione di un Pikachu vero?»
Raichu annuì. Il pokémon Spettro lo fissò per un lungo momento, poi scosse la ‘testa’.
«No, puoi andare bene.» Decise alla fine «Se fossi un Pikachu, la storia sarebbe stata diversa.» Aggiunse.
«Kyum, abbiamo altro di cui parlare.» Rispose Eelektross «Prima di tutto, lascia andare Wilem. Sono io che gli ho ordinato di tornare indietro.»
Il Mimikyu annuì. Un lungo braccio d’ombra emerse da sotto il travestimento e con Ombrartigli tagliò le corde. Wilem si rialzò, si inchinò a Eelektross ed uscì.
«Chi era il cliente questa volta?» Chiese Eelektross indicando Wilem.
«I Gialli. Volevano che le Fate Blu fallissero la missione.»
«Non erano riusciti a mettere sotto controllo la situazione? Un rapimento è roba grossa.»
«Con la situazione attuale di Fatia, le Gilde si stanno ritrovando con le mani libere. Il che è un guadagno per noi.»
«Non se la mia ipotesi è corretta. Comunque, non ho intenzione di dirti nulla, hai accettato un lavoro e l’hai portato avanti. Informa il cliente del fallimento e rimborsalo.»
Kyum annuì «Altro?»
«Sì, ma per questo vorrei che voi altri ve ne andaste.» Disse Eelektross. Il resto del Gruppo annuì, sapendo che Eelektross aveva i suoi affari privati da discutere. Luxray fece per restare, ma Eelektross fece anche a lui cenno di uscire.
Quando tutti se ne furono andati, Eelektross fissò Kyum «Abbiamo parecchio di cui discutere. Ma prima di tutto, c’è una cosa che devo sapere. Lei è dove mi hai detto, vero?»
«Non serviva mentire.»
Eelektross sospirò «Bene. Bene. Adesso, parliamo di lavoro. Com’è la situazione qui a Fatia? Gruppi emergenti, domini di vecchie organizzazioni… Voglio una spiegazione dettagliata. Dovrebbe esserti arrivata una lettera con la mia spiegazione, avevo chiesto ai miei di mandarla.»
«Sì, è arrivata, e ho cominciato già. Abbiamo al momento il controllo di tutta Fairydan. Il resto di Fatia sarà un lavoro più complicato. Inoltre, temo che sia tardi Eelektross. »
«Lo temevo. Fai quel che puoi.»
«Molto bene.» Disse Kyum, e iniziò a fare rapporto ad Eelektross.
 
Fatia, 02/07/4783, circa le 20
«Forza, siamo quasi arrivati.» Disse il Ditto.
«Quasi arrivati vuol dire che abbiamo recuperato solo tre delle nove ore di vantaggio delle nostre prede.» Rispose una voce dal gruppo che li seguiva. Persian si girò per capire chi avesse parlato, ma non riuscì a individuarlo. Borbottò qualcosa e proseguì. Non erano stati lui e Ditto a volersi fermare per riposare, era stata la maggioranza dei loro compagni. In quel modo parte del vantaggio accumulato era andato perso.
«Oh, non preoccupatevi, quello sarà l’ultimo dei vostri problemi.» Disse una voce proveniente da una macchia di alberi lì vicino. Persian, Ditto e gli altri si girarono verso di essa, mettendosi in guardia.
Ne uscì una Florges. Quella fece un inchino. La sua acconciatura bianca ed il corpo viola la rendevano particolare, ma il suo sguardo era tutt’altro che amichevole.
 «E chi saresti tu per deciderlo?»
«Mi chiamo Florges. Mi è giunta notizia di uno sconfinamento da parte di un altro gruppo, e sono venuta a darvi una lezione per questo.»
Persian cominciava a sudare freddo, ma decise di non darlo a vedere «Abbiamo un permesso del nostro capo per uscire da Normalia ed entrare a Fatia. Comprendo sia poco ortodosso, ma catturare l’obbiettivo ha la precedenza su queste cose.»
Florges scosse la testa «Non posso ignorare questo affronto. E non possono farlo neanche gli altri, non crediate che ne siano contenti. Semplicemente sono arrivata per prima.»
«E cosa pensi di poter fare da sola?» Chiese Persian, indicando il loro grosso seguito «Hai commesso un grave errore a metterti contro di noi da sola.»
In risposta, Florges scosse la testa «Oseresti davvero attaccarmi? Sono comunque sullo stesso piano del vostro leader.» Sorrise «Anche se in realtà sono persino superiore.»
«Nei tuoi sogni.» Replicò Ditto.
«Già, il nostro leader…»
Florges interruppe le proteste con un gesto della mano «Molto bene. Vediamo a che livello sono i suoi uomini.» Disse.
Persian si mise in posizione, mentre Ditto si trasformava in un Pyroar imitando uno dei suoi compagni.
«Buon inizio.» Commentò Florges, sorridendo, e si lanciò all’attacco.
 
Fairydan, 02/07/4783, circa le 20
«Mi dispiace signore, ma quest’oggi non ci sono udienze disponibili.» Spiegò la guardia, uno Spritzee.
«Cosa vuol dire non ci sono udienze disponibili? Ho una lettera firmata da…» Iniziò Eelektross, ma la guardia alzò l’ala per interromperlo.
«Comprendo perfettamente signore, mi creda, ma non solo lei è fuori orario, ma la regina non è neanche a palazzo. Si trova alla cerimonia per la nomina del nuovo Generale, che avrà luogo tra un’ora.» Spiegò il Pokémon «Pertanto, la invito a presentarsi nuovamente domani.»
Eelektross sbuffò «Bene, ma spero che domani la regina sia presente a palazzo.» Rispose Eelektross, girandosi. Il Gruppo, che lo aveva seguito fin lì, lo fissò sorpreso. Non era da Eelektross comportarsi così. Di solito sapeva mantenere la calma anche in situazioni di pericolo, eppure in quel momento sembrava seriamente preoccupato.
«Scusate. Andiamo a questa cerimonia. Voglio provare a vedere se riesco a ottenere un incontro anticipato con la regina.»
«Eelektross, perché sembri così preoccupato? Abbiamo avuto questi incontri diverse volte ormai. E i risultati sono sempre stati ottimi, anche se qualche volta per il rotto della cuffia. Qualunque cosa ci aspetti la possiamo affrontare.» Disse Raichu. Gli altri annuirono, ma Eelektross scosse la testa.
«Non montatevi la testa.» Disse Eelektross «Siamo stati semplicemente fortunati fin qua. Troppo fortunati. A Laghia l’Organizzazione non ci vedeva come un pericolo e ha preferito usare mercenari piuttosto che venirci contro di persona. Ad Alvearia Laghia ha fatto in modo che ci aprissero tutte le porte. Ad Aeria i Capitani si sono fatti avanti uno alla volta, e solo uno di loro ci ha affrontato prima che parlassimo con il Re. Alla Coalizione e a Vulcania non solo i Re sono stati disponibili a incontrarci, ma quando ci è toccato affrontare i Capitani vi siete salvati per un pelo o perché c’ero io, e non senza ferite gravi. E questo senza parlare di quanto successo ad Espia. A Normalia per qualche motivo non ci hanno toccati, immagino che in un paese così vasto avessero troppo da fare. Per quanto tempo pensate si possa andare avanti così? Finora l’Organizzazione ci ha preso sotto gamba, e adesso deve rimediare. Evidentemente l’Alleanza per loro è il nemico principale ormai. Perciò quanto tempo ci vorrà prima che decidano di schiacciarci del tutto? Per questo voglio ottenere questo incontro il prima possibile. La nostra unica possibilità è continuare a muoverci.» Rispose il Pokémon «Ora muovetevi. Abbiamo un’Esibizione a cui assistere e una regina con cui parlare.»
In realtà, Eelektross sapeva che nel profondo aveva anche un altro motivo, personale. Ma non aveva certo intenzione di parlarne con loro.

Di solito, aspetto il 2 luglio per scrivere queste cose, ma data la lunghissima pausa (dovuta agli esami) che c'è stata tra questo capitolo e il precedente, anticiperò un po' le cose.

Pertanto, voglio ringraziare tutti i lettori. Il 2 luglio 2017 infatti è un giorno speciale, perché segna il quarto anniversario di Pokémos (ovviamente si parla della pubblicazione originale). Questo quarto anno non è stato facile, perché è andato a mischiarsi con una difficile quinta superiore, impegni personali in continuo aumento e cose del genere. Abbiamo avuto pochissimi capitoli e per questo mi scuso con i lettori. MA voglio anche ringraziarli per essere stati con me un altro anno. Seguire questa storia sta diventando difficile, me ne rendo conto. Sono 191 capitoli, e nonostante tutto l'impegno la realtà deve venire prima. Spero comunque che continuerete a seguirmi fino alla fine di questa avventura. Grazie per questi anni insieme, tutti i commentatori sono stati un pubblico imprescindibile, siano essi su PM, su EFP o su Pokémon Central. Grazie, e a presto (si spera) per il prossimo capitolo.

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(modificato)

E' stato un lungo mese di pausa dovuto a esami e vacanze. MA finalmente oggi Pokémos ritorna, e miro a farlo ritornare bisettimanale

CAPITOLO 192: LA REGINA

 

Spoiler

Fairydan, 02/07/4783, circa le 21
«Signore e signori!» Esclamò la voce proveniente dal palco, dove una Wigglytuff stava usando Granvoce per farsi sentire dalla grande folla riunita davanti ad esso «Quest’oggi siamo qui per assistere alla nomina del nuovo Generale della Grinta. Ma prima, ecco i nostri Generali attuali!»
«Più che una nomina militare, sembra uno spettacolo.» Commentò Raichu.
«Quello è il punto.» Replicò Eelektross «Questa è un’esibizione per il popolo e anche per i popoli vicini. Serve per mostrare loro che sono potenti, che sono forti. E ovviamente, che sono sempre il paese della bellezza.»
Raichu annuì, poi si rimise ad ascoltare Wigglytuff.
«Molto bene, ed ecco a voi il nostro primo Generale. Comandante in Capo dell’esercito e Generale della Bellezza, ecco a voi Lady Ninetales!»
In quel momento, si formò sul palco una nebbia di finissimi cristalli di ghiaccio. Quando quella scomparì, al centro di esso, accanto a un raffreddato Wigglytuff, si ergeva in posa statuaria una Ninetales bianca come la neve, le nove code che formavano un’unica nube di pelo. Aveva un aspetto forte ed elegante.
E cosa più importante, era bellissima. Raichu la fissò rapito, Flaaffy aveva gli occhi sbarrati, Luxray deglutì talmente forte che l’intero gruppo riuscì a sentirlo. Anche gli altri, a vario grado, erano rapiti dalla vista. Eccetto Eelektross, che si limitò a ridacchiare osservandoli.
«E ora,» riprese Wigglytuff «ecco a voi il Generale della Classe! Colei che ha riportato all’attenzione del mondo il Villaggio Perduto! Colei che ha dimostrato che non è essere di tipo Folletto il requisito per vivere a Fatia! Ecco a voi, Lady Pikachu!»
«Lady cosa?!» Esclamò Raichu, poi una Pokémon balzò al centro del palco, da cui nel frattempo Ninetales si era spostata. E al suo posto irruppe sul palco quella che era chiaramente una Pikachu… ma molto particolare. Aveva la coda a forma di cuore, ma con la punta nera. E indossava un giubbotto simile al Corpetto Assalto che Raichu aveva visto alcune volte in passato, anche se quello sembrava più un costume che un oggetto utile.
Nel frattempo, la Pokémon sorrise, e scagliò un pugno. L’onda d’urto riverberò sopra la folla, costringendo quelli nelle prime file a tenere stretti i figli che reggevano sulle spalle per evitare che cadessero.
«Cosa ci fa una Pikachu qui?» Chiese Raichu, risistemando il proprio Bitorzolelmo, leggermente spostato dall’attacco nonostante la distanza.
«Tanto tempo fa, prima che Elettria anche solo esistesse, un gruppo di Pikachu si spostò verso nord e si stabilì a Fatia. Col tempo divennero una popolazione a sé stante, che anche se non è di tipo Folletto, per qualche motivo ha perso del tutto la Dominanza Elettro. Inoltre, si dice che conoscano un’arte segreta per apprendere alcune mosse che nessun Pikachu può usare normalmente. Per via di una qualche tradizione, al raggiungimento della maggior età le femmine ricevono un abito, i maschi un cappello. Per il resto della loro vita non lo toglieranno mai, salvo per ripararlo o pulirsi.»
Raichu sentì le ginocchia tremare. Quindi, non erano rimasti solo i pochi Pikachu di Elettria. Quindi ce n’erano ancora. Sentì un sorriso emergergli sul volto. E applaudì con forza imitando gli spettatori.
«E ora, il Generale della Grazia. La dama della corrente, l’invalicabile muro del sud, Lady Primarina!» Proseguì il Wigglytuff, dopo aver mangiato quella che doveva essere una Baccamelina, per sostenere l’uso prolungato di Granvoce.
Una Primarina salì effettivamente sul palco. Cantando, faceva muovere intorno a se grandi colonne d’acqua, che la depositarono delicatamente su di esso per poi esplodere in una leggera pioggerella. Un’esibizione da lasciare senza fiato l’osservatore.
«Ed ecco il protettore dell’est, il terrore dei draghi banditi, il geniale difensore dei monti dell’ovest! Il Generale dell’Acume, Lord Brim Beeom!»
Un Ribombee calò dal cielo in picchiata direttamente sul palco, per poi allargare le braccia. La striscia di sottile pelliccia marrone intorno al collo si agitò come se avesse vita propria, allargandosi in complesse torsioni per poi avvolgersi di nuovo intorno al suo collo.
«La Sanguisuga speciale dei Ribombee.» Spiegò Eelektross.
«E infine, la nostra regina! Colei che ci governa da otto anni, fin dalla sfortunata morte della bellissima Regina Gardevoir XIII. Sua maestà, Gardevoir XIV!»
Il popolo lanciò un grido di giubilio mentre la Pokémon incedeva lentamente sul palco illuminato. E la prima cosa che tutti riuscirono a vedere fu che era straordinariamente bella. Nonostante Ninetales fosse praticamente senza paragoni quanto a Bellezza, al suo fianco pareva niente più che carina. Garde aveva una Bellezza particolare, che nessuna Pokémon al mondo avrebbe mai potuto rivaleggiare.
Poi, in un lampo di luce, la Pokémon scagliò verso il cielo una Forza Lunare. Per un attimo, tra le stelle brillarono due lune. Poi l’attacco esplose, in una miriade di piccole scintille simile a stelle cadenti.
La Pokémon sorrise, e fece un passo avanti.
«Miei cari sudditi» Disse, usando Granvoce, ma modulando il tono come se stesse parlando normalmente «Quest’oggi, siamo qui per nominare il nostro nuovo protettore dell’ovest. Come sapete, secondo la tradizione, il Generale della Bellezza protegge la capitale, il Generale della Classe l’entroterra, il Generale della Grazia il Sud, il Generale dell’Acume l’Ovest. E il Generale della Grinta l’Est. Per questo, oggi giunge la nomina del successore del Generale Azuman, il precedente difensore. Fatti avanti, Lady Granbull.»
Una Granbull salì sul palco, e si inchinò davanti alla regina. Raichu ci mise un secondo a riconoscerla.
«Eelektross, quella…»
Il pokémon Elettro però sembrava troppo impegnato per rispondere. Stava fissando intensamente il palco, stringendo il pugno destro al punto che gli artigli stavano lasciando cadere piccole gocce di sangue.
«Lady Granbull, giuri di proteggere da ogni minaccia Fatia?»
«Lo giuro.» Rispose la Pokémon, rispondendo con Granvoce, per quanto non modulando il tono quanto Gardevoir.
«Giuri di difendere i sudditi?»
«Lo giuro.»
«Giuri di impedire, finché avrai respiro, che il nemico possa raggiungere Fairydan, il suo popolo e la famiglia reale?»
«Lo giuro.»
«In tal caso, alzati, Generale Granbull, Quattrocentottantatreesima Generale della Grinta.» Disse Gardevoir. Granbull obbedì, e la folla andò in visibilio.
«Andiamo!» Disse Eelektross «Veloci, tra poco lasceranno il palco!» Insistette. Il Gruppo annuì, seguendolo, anche se in molti continuarono a fissare la bellissima regina.
«E Raichu» Aggiunse il Pokèmon, porgendogli un foglio «Tieni questa. La lettera di Gallade. Non so come andranno le cose adesso, ma è meglio essere cauti.»
 
Intorno alla regina e ai generali si era già raccolto un folto gruppo di Pokémon. La Gardevoir viaggiava nascosta in una lettiga, ma il fatto che quattro generali la circondassero era sufficiente a far capire di chi si trattasse.
Eelektross però non si diresse da quella parte, ma fece il giro del palco, e sorrise infilandosi in una via laterale che molti avrebbero scambiato per un vicolo.
Il pokémon invece proseguì, finché non vide due Pokémon che avanzavano lentamente.
Quando furono a meno di venti metri di distanza, la prima delle due, Ninetales, si girò verso di loro.
«Fermi. Identificatevi.» Disse la Pokémon. Dietro di lei, la Regina Gardevoir non sembrava essere preoccupata.
«Insomma, bastano quattordici anni per dimenticare la mia faccia, Ninetales? Eppure Granbull si ricordava di me.»
«Eelektross… Sei tornato per mancare ancora di rispetto alla nostra regina?» Chiese la Pokémon. Ma con sua sorpresa, la regina si fece avanti, superandola e avvicinandosi a Eelektross. Con delicatezza, gli posò la mano destra sulla guancia.
«Eelektross… Sei davvero tu?» Chiese la Pokémon, sorridendo.
«In carne e ossa, Garde.» Rispose quello.
La pokémon sorrise. Poi, senza preavviso, uno schiaffo colpì Eelektross.
«Tuttto qui?!» Chiese quella, con le lacrime agli occhi «Quattordici anni, e tutto quello che sai dirmi è “In carne ed ossa”?»
Eelektross sospirò «Mi merito questo trattamento, mia regina. Ma per favore, se non vuole ascoltare me ascolti i Pokémon che mi accompagnano. Sono messaggeri dell’Alleanza, e…»
«Non finché non mi avrai dato una spiegazione.»
Eelektross sospirò «Non posso. Posso solo dire che avevo i miei motivi.»
«I tuoi motivi.» Ripeté la regina «I tuoi motivi. I tuoi motivi per spezzarmi il cuore. I tuoi motivi per andartene. I tuoi motivi per lasciarmi all’altare!»
I membri del Gruppo rimasero a bocca aperta. Ninetales invece fissò Eelektross con ancora più odio negli occhi.
Eelektross scosse la testa «Sì. Non posso spiegarle, mia regina. Mi creda, niente mi avrebbe reso più felice che sposarla.»
«Ti ordino di dirmi la verità! Ti ordino di spiegarmi perché hai fatto quello che hai fatto! Va bene così?! Non me lo vuoi raccontare, quindi te lo ordino!»
Eelektross sospirò di nuovo «Se te lo raccontassi, ti farei solo soffrire. Vuoi davvero darmi questo ordine?»
«Sì! Sono quattordici anni che aspetto di poterti parlare di nuovo. Perciò dammi questa risposta!»
Eelektross annuì «Molto bene. Ma dobbiamo farlo qui, in questo vicolo?»
«Non ho intenzione di muovere un passo.»
«Bene allora. Quattordici anni fa ero qui a Fatia. Facevo parte della Gilda di Granbull. E quel maledetto giorno mi stavo riposando da una missione quando ho avuto la pessima idea di bere qualcosa. E quello è stato il momento in cui TU sei entrata nella mia vita.»
                                                                             
Fairydan, Al bellissimo Pikachu, 12/03/4769, circa le 23
Il locale era deserto eccetto per il cliente seduto al bancone. Un Eelektross era una vista abbastanza inusuale a Fatia, quindi il Pokémon saltava subito all’occhio.
L’Eelektross mandò giù un Succo di Baccauva tutto d’un fiato, poi sospirò.
«Quindi, è andata bene?» Chiese Mimikyu, prendendo il contenitore vuoto cambiandolo con uno pieno.
«Direi di sì. Quantomeno, ho ripristinato un po’ le mie finanze. Negli ultimi tre anni ero rimasto a secco.»
«Sai capo, se ci lasciassi rubare…» Iniziò Mimikyu, ma Eelektross scosse la testa.
«Quello può aspettare. Quello che dobbiamo fare ora è costruire la rete. Non sprecare le spie e i leader che sono riuscito ad assumere per rubare qualche soldo.» Rispose Eelektross.
«Come preferisci, capo, ma…» poi la porta si aprì. Immediatamente, Mimikyu lasciò perdere il discorso. Eelektross si portò alla bocca il Succo di Baccauva.
Ad entrare furono una Ninetales ed una Gardevoir. Eelektross rischiò di sputare il Succo per l’impressione che gli fece la seconda. Era bellissima. Per la prima volta da tre anni, Eelektross sentì il cuore battere un po’ più forte.
«Un Succo di Baccauva, per favore.» Disse la Pokémon, sedendosi al bancone. Il Mimikyu annuì e ne preparò uno, che la Pokémon ingollò tutto d’un fiato con un sospiro soddisfatto.
«Ah, questa sì che è vita!» Esclamò sorridendo quella.
«Milady, per favore, non dia troppo spettacolo…» Disse la Ninetales.
«E chi vuoi che mi dica qualcosa? Non c’è nessuno qui a parte te, il barista e questo tizio.» Commentò quella.
«In tal caso ci sono ben tre Pokémon che potrebbero dirti qualcosa.» Rispose Eelektross.
Gardevoir si girò e lo fissò, sorpresa «Che succede vecchio, qualche problema?»
«Ho ventiquattro anni. Vuoi farmi credere di essere più giovane?» Replicò Eelektross. Ventiquattro anni… In tre anni aveva fatto parecchie cose.
«Se ti interessa saperlo, io ne ho ventidue. Quindi sono più giovane e posso chiamarti vecchio come mi pare.» Rispose quella.
«Quindi avevo ragione.» Commentò Eelektross.
«Su cosa esattamente?»
«Beh, mi chiedevo cosa ci facesse qui la principessa Garde, ma non ero sicuro di aver ragione. Ma l’età combacia, e il resto l’avevo già capito. La figlia ribelle della bellissima ti chiamano. O la vedova giovane.»
«Lascia che dicano quello che vogliono.» Rispose la principessa «Ho sposato un Pokémon senza pari al mondo. Mi ha dato una figlia, poi è morto in battaglia. Per quel che mi riguarda, il fatto che io avessi diciannove anni e lui trenta quando è morto è del tutto secondario.» Poi il suo volto si fece trise, e la Pokémon mandò giù un altro sorso.
Eelektross sorrise «Io so tutto di perdere la persona amata. Conoscevo la Pokémon che ho sposato da quando ero giovane. Abbiamo avuto un figlio. Poi… Poi lei è morta. Sono passati tre anni, ma non riesco a dimenticarla.»
Garde gli posò una mano sulla spalla «Non dobbiamo dimenticare. Quello che dobbiamo fare è andare avanti. Almeno, se mai troverai un altro amore, potrai sposarlo. Io… Prima o poi mia madre mi farà sposare un altro nobile, e tornerò di nuovo in gabbia.»
«In gabbia?»
«La corte è una prigione. Etichetta, spie, cospirazioni… Probabilmente è persino peggio. Per questo mi godo la vita, finché posso permettermelo. Finché mia madre non mi rinchiuderà di nuovo. In fondo, con mia sorella maggiore che continua a non generare eredi, io rimango la seconda in linea di successione. Mia figlia è la terza.»
Eelektross sospirò «Beh, finché non accade perché non provi a fare qualcosa di utile con questo tuo periodo di libertà?»
«Per esempio?» Domandò Garde, incuriosita.
«Unisciti a una Gilda. Di precedenti ce ne sono. Membri della famiglia reale, anche eredi diretti al trono, hanno fatto parte di una delle quattro.»
«Non dire sciocchezze!» Esclamò Ninetales, irritata «La principessa non può certo abbassarsi a compiti da persone comuni come quelli che una Gilda svolge. Lei…»
Ma Garde la interruppe sollevando la mano «Una Gilda, eh? In effetti non è così male come idea. Assaporare la libertà prima della completa prigionia. Sì! Sì! Ecco cosa dovrei fare.»
Poi la Pokémon si rivolse ad Eelektross «Di che Gilda fai parte?»
«Fata blu.» Rispose Eelektross «E saremmo onorati di avere una principessa tra noi.»
Garde sorrise «Ottimo. In tal caso, ci vedremo presto.» E detto ciò si alzò, seguita da Ninetales.
 
Alcuni giorni dopo, Garde, si presentò alla Fata Blu. Era un grande edificio, che come indicava il nome era completamente dipinto in varie tonalità di blu. Statue di Pokémon Folletto ne adornavano i giardini, una per ogni Capo della Gilda.
La sua scelta aveva causato una vera lotta a palazzo. E si era conclusa con una sorta di cacciata. La madre della principessa, infuriata, l’aveva infatti bandita da palazzo finché non avesse capito cosa voleva dire essere una nobile. Si mormorava che presto sarebbe stata diseredata, e la ancora giovane Ralts, sua unica figlia, sarebbe quindi divenuta seconda nella linea dinastica.
«Tutte sciocchezze.» Disse Garde ad Eelektross «Oh, non interpretare male, lo farebbe sicuramente se potesse. Ma con mia sorella maggiore senza eredi, mia figlia ancora una bambina, e mio fratello minore che dimostra di preferire la compagnia dei libri a quella delle Pokémon, tanto che ha rifiutato qualunque pretendente, mi pare piuttosto chiaro che non ha scelta se non lasciarmi il titolo. L’arrabbiatura le passerà, mia madre è sempre stata così. Fino ad allora, ho un posto sicuro in cui stare.»
Eelektross annuì. A quanto pareva, la Pokémon aveva deciso di far squadra con lui. Anche se preferiva lavorare da solo, il Pokémon doveva ammettere che non gli dispiaceva un po’ di compagnia.
 
E così, per oltre un intero anno, Eelektross e Garde combatterono insieme. Fecero da scorta ai nobili, cosa che non mancò di far divertire Eelektross, che fece notare l’ironia di una principessa che protegge un nobile suo suddito. Compiettero missioni di consegna, di arresto, di salvataggio. E lentamente, iniziarono a provare qualcosa l’uno per l’altra. Per Garde, Eelektross le aveva dato uno scopo in una vita che era sempre stata per lei una prigione, da cui nessuno era mai riuscito a salvarla. Per Eelektross, Garde era la prima Pokémon con cui si trovava bene da quando aveva perso Eele. Per lui, la Gardevoir poteva rappresentare un nuovo inizio. Insieme, forse, potevano ricominciare. Il loro sentimento si trasformò in amore, e così iniziarono a uscire insieme per altro oltre alle missioni.
E così, alla fine del loro primo anno insieme, Eelektross fece la proposta a Garde, che accettò. Forse erano semplicemente impreparati alle conseguenze. Forse non ci avevano neanche pensato. Fatto sta che il giorno prima del matrimonio fu l’ultima volta che si videro.
 
Fairydan, 04/05/4770, circa le 15
Eelektross percorreva le strade di Fairydan, felice come non era mai stato da anni. Dalla morte di Eele, era sempre stato in fuga. Aveva attraversato in tre anni ben sette paesi, costruendo in ognuno di essi almeno una piccola rete di spie. E per tutto quel tempo, non era mai stato tanto felice quanto in quell’anno passato con Garde.
Poi, mentre attraversava un vicolo, si sentì osservato. Sgusciò in una via laterale, e sentì dei passi. Il che dimostrava che aveva ragione. Puntò quindi alla strada principale, per potersi di nuovo confondere tra la folla. Ma quando imboccò la strada abituale per raggiungere il corso che portava al suo obbiettivo, la chiesa Arceista dove presto si sarebbe sposato con Garde, si trovò la strada sbarrata da quattro Pokémon. Si girò, ma dietro di lui ne comparvero altri otto.
«Cosa volete?» Chiese quello, studiandoli. Tra di loro riconobbe la Ninetales che aveva visto con Garde quando si erano conosciuti. Gli sorse un dubbio. Poi, da dietro gli otto, si fece avanti una figura minuta. Era una Gardevoir più alta della media, proprio come Garde, ma era comunque parecchio bassa rispetto a lui. Inoltre, gli anni si facevano sentire a quanto pareva, visto che si teneva lievemente piegata in avanti.
«Salve, Eelektross.» Disse la Regina Gardevoir XIII. E il tono di quel saluto bastò per accaponare la pelle ad Eelektross «Perché non discutiamo un momento delle tue scelte? Intendo, quelle che ti permetteranno di lasciare vivo questo paese.»

 

 

Modificato da Darken
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2 ore fa, Darken ha scritto:

Non sprecare le spie e i leader che sono riuscito ad assumere sprecandoli

Ripetizione

Comunque sono felice che sia tornato :)

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