[Darken]Pokémos[Capitolo 1 - *]

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
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Pojémos scusero

Quindi il Gruppo finisce decimato, ma in qualche modo potrebbero riuscire ad entrare di nascosto nella regione.

Mi sorge comunque un dubbio: cioè, ok, quelli che non hanno sopportato la temperatura una volta dentro se la possono cavare, ma Marshtomp? Se i Pokémon d'acqua non possono entrare a Vulcania, vederne uno in giro porta immediatamente a capire che sia entrato illegalmente, no?

O forse lo fai rimanere con su un terrorpanno vita natural durante?
 

Darken

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Pojémos [SIZE=13.2px]scusero Correggo[/SIZE]

Quindi il Gruppo finisce decimato, ma in qualche modo potrebbero riuscire ad entrare di nascosto nella regione. Potrebbe.

Mi sorge comunque un dubbio: cioè, ok, quelli che non hanno sopportato la temperatura una volta dentro se la possono cavare, ma Marshtomp? Se i Pokémon d'acqua non possono entrare a Vulcania, vederne uno in giro porta immediatamente a capire che sia entrato illegalmente, no? Certo, non potrebbe farsi vedere in faccia. Ma potrebbe nascondersi.

O forse lo fai rimanere con su un terrorpanno vita natural durante? Ecco, questo è un esempio.
CAPITOLO 141: VULCANIA​
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Vulcania, Strada di Arceus, 08/07/4783, circa le 17

Le prime tre cose che colpirono Raichu mentre entrava a Vulcania furono il caldo, la luce e i tremori. Come aveva preannunciato Eelektross, davanti a loro si stendevano a perdita d’occhio vulcani attivi, le Cime Ardenti che davano nome al paese. E molti di essi stavano eruttando, il che generava un calore elevatissimo, una stranissima luce rossa e faceva tremare la terra come se ci fosse un terremoto. Colto di sorpresa, il pokémon inciampò e cadde.

«Che male» borbottò rialzandosi, massaggiandosi il viso «Come fanno i pokémon di Vulcania a camminare con la terra che trema in continuazione?»

«Questione di abitudine, la maggior parte di loro nasce e cresce con la terra che gli trema costantemente sotto i piedi. In una situazione simile, credo sia normale che riescano a stare in piedi e camminare normalmente. Ovviamente, oltre a questo, c’è anche da considerare che ce ne sono alcuni che volano o strisciano, e quindi non hanno problemi. Molti di loro inoltre camminano su quattro zampe e aumentano la stabilità.» Rispose il pokémon, che levitando non aveva ovviamente problemi.

«E io come dovrei fare?» Chiese Draak, in equilibrio estremamente precario sulla coda.

«Cerca di non stare fermo e non preoccuparti, ci si abitua in un paio di giorni.» Gli rispose Zangoose, che non sembrava minimamente disturbato né dal caldo né dalla terra che tremava «Piuttosto, cercate di non guardare troppo verso i vulcani. Alla lunga, la luce emessa dalla lava può causare danni agli occhi. I pokémon Fuoco possiedono un paio di palpebre speciali che riducono la quantità di luce assorbita permettendo comunque di vedere, ma noi non siamo nella stessa situazione.»

«C’è altro?» Chiese Raichu che, dopo essere caduto una seconda volta, stava seriamente cominciando a detestare quel paese.

«Indossate qualcosa da mettere sugli occhi di notte, o non riuscirete a dormire per via della luce. E bevete spesso. Non preoccupatevi, esistono laghi e fiumi in cui rifornirsi persino in questo paese.» Gli rispose Eelektross.

Raichu annuì. Ripresero a camminare e si rese conto che, effettivamente, stava già cominciando ad abituarsi ai continui tremori.

Proseguirono per alcune ore, con la strada che saliva e scendeva lungo i crinali dei vulcani. Tre volte si trovarono davanti fiumi di lava che però, per qualche motivo, deviavano evitando la Strada di Arceus. Emolga ne chiese il motivo, ma Eelektross rispose semplicemente «Non ne ho idea.»

Alla fine, si trovarono davanti un trivio: dalla strada di Arceus, che in quel punto deviava verso ovest, partivano altre due strade, una volta a nord, una a sud est.

«Bene, siamo arrivati» disse Eelektross «Queste sono le strade che portano alla base delle Fiamme Nere e delle Fiamme Blu. Da qui in poi, ci dividiamo in tre squadre.»

«Cosa?» chiese Raichu «Come sarebbe a dire che ci dividiamo?»

«Sarebbe a dire che una parte di noi prende la Via Nera, una parte la Via Blu e una parte continua sulla Strada di Arceus. Se non lo facessimo, ci vorrebbe troppo tempo per recarsi da tutti i re di questo paese. Non preoccupatevi, la Via Nera si riunisce alla Strada di Arceus verso il fondo. Quindi, ecco come saranno divisi i tre gruppi: Io e Luxray andremo lungo la Via Blu. Zangoose, tu andrai con Draak ed Emolga lungo la Via Nera. Raichu, Lamp e Gliscor andranno lungo la Strada di Arceus. Dovreste incrociare il gruppo che passerà dal fiume entro dopodomani, sempre che riescano a sbarcare.»

«Siete sicuri di voler andare solo voi due?» Chiese Raichu, indicando Eelektross e Luxray.

«Non preoccuparti, non abbiamo intenzione di restare in due per molto. La mia base in questo paese si trova proprio tra le Fiamme Blu, quindi avrò dalla mia parte parecchia gente. Quelli che mi preoccupano siete voi tre. Lamp ha detto di conoscere abbastanza bene Vulcania, ma io e Zangoose siamo gli unici che ci siano mai stati, quindi a voi mancherà una guida.»

«Finché si tratterà di seguire questa strada, non ci saranno problemi, te l’assicuro. Ma come faremo a convincere i tre re?»

«Ve lo spiego.» Rispose Eelektross, e spiegò il suo piano. Raichu annuì.

«Certo, è una colossale bugia, ma dovrebbe funzionare.»

«Oh, non sarei così stupito se in realtà fosse vero.» Replicò Eelektross. «Adesso ascoltate. Dopo aver fatto quello che dobbiamo ci recheremo a Normalia. Là ci riuniremo nel punto in cui la Strada ed il fiume Draak si riuniscono, dove c’è una locanda di cui conosco il proprietario. Potrebbero volerci alcuni giorni, ma dubito che impiegheremo più di una settimana, non preoccupatevi. Peraltro sono piuttosto sicuro che gli ultimi ad arrivare saremo noi, quindi non ci sono problemi.»

Raichu annuì, e i tre gruppi si salutarono.

«A ben pensarci Emolga, da quando ci siamo conosciuti questa è la prima volta che ci separiamo davvero.» Commentò Raichu, salutando l’amico.

«Non è vero signore, ci siamo divisi anche nel Bosco di Aeria.»

«Sì, però ci siamo riuniti in poche ore, questa volta saranno molti giorni.»

«Già, ha ragione. Buona fortuna, capitano.» Rispose Emolga, sorridendo.

«Buona fortuna, tenente.» Rispose sullo stesso tono Raichu.

Poi ognuno imboccò la propria strada, augurandosi di rivedere i compagni alla fine del viaggio.

 

Vulcania, Fiume Draak, 08/07/4783, circa le 21

Marsh guardò la riva opposta ed imprecò. Fino a quel momento, niente era andato per il verso giusto.

Le cose avevano cominciato ad andar male quando avevano noleggiato la barca. Il proprietario aveva provato a convincerli a pagarlo come traghettatore, ma Riolu gli aveva detto di rifiutare.

«Molti di quei “traghettatori” sono pirati. Approfittando della facilità con cui si può convincere un viaggiatore a fidarsi, guidano la barca fino ad un punto prefissato, poi i pirati li attaccano e catturano, li derubano e poi… poi fanno di peggio.»

«Cosa c’è di peggio?»

«A Normalia, come in tutta Pokémos, lo schiavismo è illegale. Ma sono parecchi i nobili che impiegano dei servi che sono “pagati” con vitto e alloggio, nulla di più. Sono schiavi in tutto, tranne che nel nome. E come potete immaginare, la paga non è assolutamente corrisposta alla quantità di lavoro che devono fare. Ho sentito storie spaventose su quello che accade agli schiavi di Normalia.»

Marsh aveva deciso di non chiedere di cosa parlasse, e si era messo a trascinare la barca.

Come aveva scoperto a sue spese, avvicinandosi a Vulcania ci si ritrovava a nuotare nell’acqua calda. E a riprova della teoria di Riolu, la nave affondò appena l’acqua divenne abbastanza calda da far dilatare appena un poco le assi, dimostrando che non era stata ideata per navigare a lungo. Marsh e Zorua trasformato riuscirono a riportare sulla riva opposta Trubbish e Riolu, gli unici che non sapevano nuotare. Quanto ad Abra, nonostante stesse dormendo, si teletrasportò sulla sponda giusta. Si ritrovarono così sulle sponde di quella che Riolu indicò come l’ultima propaggine di Espia a nord.

«Da qui passò Re Drowzee l’Incosciente, di Espia, nella sua smania di attaccare Vulcania. Dopo la sua morte, nessun pokémon che non fosse evoluto al massimo è mai stato eletto re» Disse Zorua «Anche se credo che Abra saprebbe raccontarci la storia molto meglio se fosse sveglio. Direi però che ci conviene provare a passare.»

E per quasi un’ora ci avevano provato, ma tutti i loro sforzi erano stati vani. Non importava quanto si allontanassero, sembrava che i geyser fossero sempre lì, pronti ad eruttare quando mettevano piede a riva.

Marsh riuscì a posare piede a riva, ma davanti a lui si stendeva solo una distesa infinita di vapore, con i geyser. Gli altri gli chiesero se era sicuro proseguire, ma dopo averci pensato decise che era meglio tornare indietro e accamparsi sulla riva di Espia per quella notte. La mattina dopo avrebbero riprovato.

Quella sera accesero un fuoco e i nove mangiarono le bacche che avevano nella borsa, ma l’umore era grigio. Erano rimasti senza barca, non riuscivano ad attraversare il fiume e ogni minuto che perdevano rischiavano di non potersi riunire con Eelektross e gli altri, ma persino da quella riva riuscivano a sentire il rombo inquietante dei geyser che eruttavano.

“Se solo si fermassero per il tempo necessario a permetterci di passare, poi non dovremmo più preoccuparci. Ma quelli continuano a sputare acqua incessantemente.”

Si mise di nuovo a pensare a cosa intendesse l’Indovina con quella frase “Nella terra delle fiamme, non esitare a scegliere fidandoti del cuore. Ma scegliere cosa? L’unica scelta che ho fatto è stata quella di tornare indietro, ed ho seguito la testa, non il cuore.”

Marsh sbadigliò. Improvvisamente, si sentiva tremendamente assonnato. Sbadigliò una seconda volta, e si rese conto che anche gli altri si stavano addormentando. Nell’aria c’era un odore bizzarro.

“Ma che strano, eppure poco fa ero ben sveglio.” E si adagiò a terra, imitato dagli altri.

«Bene ragazzi, portateli a bordo, veloci» disse una voce femminile, e fu l’ultima cosa che Marsh sentì prima di crollare addormentato.

 

Da qualche parte a Vulcania, 08/07/4783, circa le 21

I tre capitani delle Fiamme Blu si riunirono nella grande sala.

«E così li hanno visti, eh?» Chiese il primo dei tre. Il Flareon aveva una larga cicatrice sul petto. Inoltre, il suo pelo era molto più chiaro del normale. Come molti pokémon di tipo Fuoco con quella particolarità, emetteva piccole scintille.

«Esatto Flare. Sono convinto che non manchi molto all’arrivo di alcuni di loro qui tra le Fiamme Blu.» Rispose il secondo. Era un Charizard, alto e possente per gli standard della sua specie. L’ala sinistra era slabbrata, danneggiata da chissà quale ferita.

«Credete che Re Charizard accetterà di ascoltarli?» Domandò la terza, una Delphox dal pelo viola e grigio, che si appoggiava al proprio bastone con noncuranza.

«Se vincono la gara non avrà scelta. Ma d’altra parte, è la nostra occasione per farli fuori. Nel mezzo della Mischia, sarà facile sconfiggerli, visto che non saremo certo gli unici a partecipare.» Rispose il Charizard.

«Vincere un torneo per parlare con il re, che regola balorda.» Commentò Flare, scuotendo la testa «a Normalia certe cose non ci sono.»

«Verissimo, da voi i tornei li organizzate per divertimento.» Commentò Delphox.

«Non divertimento, bensì per nobile intrattenimento.» Rispose il Flareon.

«Basta discutere, voi due. Normalia è l’unico paese del continente, tranne Elettria e quelli della Coalizione, a non avere un torneo o un qualche tipo di gara per parlare con il re, anche se variano la quantità di ammessi in base al paese. Ma tralasciando questo, credo che attaccarli nella Mischia sia l’opzione migliore. Iscrivetevi entrambi.» Disse Charizard.

I due annuirono.

 

Nella sala, con alle spalle il lago di lava, i Capitani erano impegnati in una discussione animata.

«Attacheremo qui.» Diceva il primo dei due Magmortar dal bizzarro colore rosa e rosso, indicando un punto sulla mappa in cui la Strada di Arceus aggirava un vulcano.

«No, qui.» Rispose il secondo, suo gemello, indicando un villaggio abbandonato attraversato dalla Strada.

«Non dite sciocchezze. Dobbiamo colpire qui.» Si intromise il terzo capitano, un Camerupt dal pelo nero, indicando un punto in cui la Strada passava a strapiombo su un crepaccio.

Ci misero dieci minuti buoni per giungere ad una conclusione, ma alla fine optarono per il piano del terzo capitano, anche se gli altri due non erano comunque convinti.

 «Se falliamo però sarà colpa vostra.» Rispose il terzo capitano.

«Abbiamo mai fallito?» Chiese il primo dei due Magmortar, e Camerupt non seppe controbattere.

 

I tre pokémon si incontrarono nella sala circolare.

«Stanno arrivando, non manca molto ormai.» Disse il primo, un Rapidash con le fiamme grigie, con riflessi blu.

«Finalmente. Non vedevo l’ora. Vedremo cosa sapranno fare contro le mie fiamme.» Rispose il Pyroar dal pelo chiaro.

«Le mie, vorrai dire. Voglio proprio vedere come sono i pokémon che hanno sconfitto mio fratello.» Lo rimbeccò la Houndoom, sorridendo.

«Sì, anche io sono curioso.» Annuì Pyroar «Spero solo si dimostrino all’altezza della situazione.» Commentò il Pyroar ridendo, poi i tre si preparano ad accogliere i nemici a dovere.
 

Darken

Passante
CAPITOLO 142: I PIRATI DELLA ROSA ROSSA​
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Vulcania, Strada di Arceus, 09/07/4783, circa le 08

«Ehi Lamp» disse Raichu mentre procedevano lungo il loro percorso «mi chiedevo, come fanno i Pokémon di Vulcania a procurarsi da mangiare e da bere? Voglio dire, a meno che non mangino sassi o magma, non credo che qui possa crescere qualcosa.» Per tutto il viaggio, non avevano incontrato altro che rocce e lava.
«In generale, è vero. Sulla costa si pescano Baccalghe, ma certo quello da solo non basterebbe. Vedrai da te tra poco.»
Percorsero la Strada di Arceus mentre essa zigzagava attorno ai vulcani. Per ben due volte essa si tramutò in un autentico ponte su un fiume di lava.
Poi, improvvisamente, superata una curva, Raichu si trovò davanti una vista incredibile. La vallata davanti a loro era verde, fertile. Erba verde circondava un piccolo lago azzurro, ed intorno ad esso crescevano filari e filari di alberi di Bacche. Oltre, ai margini della vallata, si scorgeva un villaggio.
Raichu si strofinò gli occhi per essere sicuro di non star avendo un’allucinazione, ma il paesaggio non cambiò.
«Ma cosa succede?» Chiese Raichu. Camminando, si rese conto che su di lui stava cadendo della cenere vulcanica, come stesse scendendo la neve.
«Questa è una delle Valli della Cenere. I venti di alta quota trascinano la cenere emessa dai vulcani verso numerosi luoghi come questo, in cui poi la cenere si accumula, rendendo la terra fertile. La maggior parte delle valli circonda i coni di alcuni vulcani morti, come quello, che quindi si sono riempiti d’acqua grazie alle pioggie, che anche se rare ci sono, e quando piove accade con tale abbondanza che i laghi rimangono pieni per anni. Senza le Valli della Cenere e i loro laghi, Vulcania non avrebbe terre fertili.»
«Però la vallata è abbandonata.» Osservo Gliscor. In effetti, avvicinandosi, Raichu notò che i filari di bacche sembravano essere stati lasciati a se stessi. Le file si vedevano ancora, ma le erbacce ricoprivano tutti i percorsi tra di loro. Molte Bacche erano cadute a terra, marce e coperte di cenere. Quelle sugli alberi erano anch’esse ricoperte di cenere, e gli alberi stavano perdendo le foglie, probabilmente per la mancanza d’acqua.
«È la guerra.» Rispose Lamp «Evidentemente qualche tempo fa c’è stata una battaglia qui vicino, e gli abitanti del villaggio saranno fuggiti.»
«Oppure sono morti.» Commentò Gliscor tetro.
«Ehi Gliscor,» disse Raichu, cercando di avvicinarsi per quanto possibile al Pokémon, che planava a bassa quota «mi sembri teso da quando siamo arrivati.»
«Non dovrei? Potrebbero attaccarci da un momento all’altro. E poi io devo riuscire a trovare Magmortar. Lui ha Mandibuzz e i fratelli Gligar, te ne sei scordato?»
Raichu scosse la testa «E sei sicuro che siano qui a Vulcania?»
«Il rapporto diceva così. Se solo sapessi dov’è la base, io…» Si interruppe, e lanciò uno sguardo verso i filari più distanti. Contemporaneamente, Raichu rizzò le orecchie. Si scambiarono un cenno, poi Raichu si avvicinò con calma a Lamp.
«Continua a camminare. C’è qualcuno.» Gli sussurrò. Lamp stava per bloccarsi, ma fu solo una frazione di secondo, poi riprese a muoversi.
Un attimo dopo, Gliscor aprì la bocca, e Raichu avvertì un fischio alle orecchie.
“Ecolocalizzazione. L’ha chiamata così.” Ripensò a quando Gliscor l’aveva spiegato loro per la prima volta, durante il periodo alla Scuola. “Lancia onde sonore ad alta frequenza, e ascoltando il rimbalzo riesce a percepire nemici nascosti. Non è l’unico pokémon a saperlo fare, ma sono pochi i pokémon ad usare frequenze così alte. Solo i pokèmon con un udito molto sviluppato possono percepirle.”
Raichu attese qualche secondo, poi Gliscor calò verso di loro «Pessime notizie. Un centinaio a destra, un altro a sinistra. E nel villaggio ce ne sono altri, ma l’ecolocalizzazione arriva appena fin là, e le vie strette all’entrata del paese fanno rimbalzare i suoni. Ce ne sono alcuni, ma non riesco a dire quanti. Meno comunque rispetto a quelli che abbiamo intorno.»
«Che si fa?» Chiese Raichu.
«Se ci attaccano nel villaggio, rischiamo di rimanere con poco spazio di manovra e ritrovarci circondati. Ma sempre meglio che combatterci qui in mezzo ai filari. Le piante sono tutte secche. Se le danno fuoco, la piantagione brucerà in un attimo. E tu ci rimarresti secco sul colpo, non c’è dubbio.» Gli rispose Gliscor.
«Villaggio sia allora.» Commentò Raichu.
I tre entrarono dall’ingresso principale, un punto in cui le case erano strette intorno alla Strada di Arceus tanto che le porte davano direttamente sulla strada. Giudicando dalle finestre sfondate, qualcuno aveva razziato il villaggio.
Procedettero fino ad arrivare al centro della cittadina, e con loro sorpresa si trovarono davanti due pokémon.
Il Camerupt ed il Magmortar li fissarono in silenzio. Quando furono certi che fossero solo loro tre, fu Magmortar il primo a parlare «Credo non ci sia bisogno di dirvi chi siamo. O mi sbaglio, Gliscor?»
«No Magmortar. Piuttosto, tira fuori i miei compagni.» Gli rispose Gliscor, spostandosi davanti al pokémon.
«Li rivuoi eh? Bene, vediamo se riesci a riprenderteli. Ti farò pagare il tuo debito.»
«Dirti che non ricordo quale sia non ti farà cambiare idea vero? No, non rispondere, lo vedo.»
Nel frattempo, Raichu e Lamp si spostarono verso Camerupt. “Il problema è che non ci sono solo loro due” Pensò Raichu “Se ci attaccano quelli alle spalle…”
In quel momento, Camerupt fischiò, e dalle strade sciamarono decine di pokémon di Vulcania. “Appunto” Si disse Raichu.
«Non fate del male al Gliscor» Ordinò il Magmortar «Voglio occuparmene personalmente.»
Raichu si guardò intorno mentre circa duecento pokémon li circondavano. “Va bene” Pensò “Vediamo se l’allenamento funziona.”
Raichu scagliò un Tuono. La scarica elettrica a metà strada si biforcò, per poi dividersi ancora numerose volte, colpendo una trentina di avversari.
Lamp si girò verso di lui, dopo aver lanciato una Palla Ombra colpendo uno degli avversari «Beh, direi che ha funzionato. Come Giratina hai fatto?»
«Ho unito Tuono e Fulmine. La potenza è quella delle due mosse combinate, e il colpo si divide per via della diversa carica elettrica dei due attacchi.»
«Per curiosità, quanti attacchi sei riuscito a combinare?»
«Ho unito tra loro quasi tutte le coppie. E poi c’è quell’attacco.» Gli rispose Raichu.
«Ma sei riuscito a farlo funzionare?» Domandò Gliscor afferrando un paio di pokémon e lanciandoli a terra con Battiterra.
«Solo una volta, meglio non contarci troppo. Comunque, occupiamoci prima di loro.» Rispose Raichu, e i tre ripresero a combattere.
 
Vulcania, Covo Segreto, 09/07/4783, circa le 09
Nel sogno, Marsh correva attraverso i geyser di Fourtype Volcan, superandoli uno dopo l’altro. Poi i geyser si fermavano, e da esse cominciavano ad uscire fiamme. Marsh provava a spegnerle, invece era l’acqua a bruciare.
E sul fondo risuonava la voce di Musharna “Nella terra delle fiamme, non esitare a scegliere fidandoti del cuore”. Poi il fuoco lambiva Marsh, e cominciava a bruciarlo.
Il pokémon si alzò di soprassalto, madido di sudore, ansimante. Si guardò intorno. Era in una piccola cella. Insieme a lui c’erano Zorua, Abra e Tri. Nessuna traccia di Riolu, Trubbish, Plusle, Minun o Flaaffy.
«Cosa è successo?» Chiese. Abra e Tri erano svegli, e quando lo sentirono gli fecero cenno di avvicinarsi. Erano appoggiati alla porta della cella. Dalle loro facce stravolte, era chiaro che sapevano più di lui.
«Siamo stati catturati dai pirati» spiegò Tri. Accanto a lui, Abra stava tremando da capo a piedi «e deve essere una ciurma bella grossa. Sono riuscito ad estorcere solo che siamo a Vulcania alla guardia che c’è qua fuori.»
Marsh si alzò sulla punta delle zampe, e sbirciò fuori. Un Bibarel stava facendo la guardia davanti alla porta della cella. Teneva le chiavi ben strette, come temesse che gliele portassero via.
«Abra, ma tu non puoi teletrasportarti fuori?»
Abra scosse la testa «N-no, le pareti sono di pietra stante, e la p-porta è in acciaio di Metallia, trattato per impedire il passaggio agli S-Spettri. Non si possono buttare giù con attacchi, non ci si può passare attraverso e non si può p-passare con il Teletrasporto.»
Marsh scosse la testa e crollò in ginocchio. “Impossibile” pensò “non può finire così”. Poi nella sua testa risuonò la voce di Musharna “Nella terra delle fiamme, non esitare a scegliere fidandoti del tuo cuore”.
“Sarà qui che dovrò prendere una decisione?” Si chiese. Fissò la porta, chiedendosi cosa sarebbe successo. E in quel momento sentirono una chiave girare nella serratura.
Ad entrare fu il Bibarel. Aveva in mano un secchio d’acqua, che senza troppi complimenti rovesciò sulla testa di Zorua, che si svegliò di soprassalto. Senza una parola, afferrò Marsh e lo trascinò fuori. Il pokémon fu tentato di fare resistenza, ma era chiaro che anche se avesse vinto non avrebbe ottenuto nulla. Non solo non avevano idea di dove fossero, ma non sapevano neanche dove fossero gli altri.
“Mi conviene seguirlo per adesso.” Pensò, e uscì. Il pirata si chiuse la porta alle spalle, poi prese una corda e legò le zampe anteriori di Marsh.
Mentre i due procedevano in silenzio, il pokémon si guardò intorno. Prima di tutto, capì che anche quella galleria era di Pietrastante. Delle lampade a Pietrefocaie erano disposte da un lato, mentre dall’altro c’erano le celle. “Quindi anche se Abra riuscisse a teletrasportarsi fuori dalla porta la prossima volta che qualcuno la aprirà, si ritroverà in un corridoio senza poter andare oltre. Mi conviene dirglielo la prossima volta.” Pensò.
Procedettero per un paio di minuti, poi Bibarel lo condusse a una scala e, da lì, a una porta di legno. La aprì, e con stupore di Marsh all’interno della stanza si trovava un ufficio arredato. Una scrivania, tre sedie, un tappeto a terra e sopra la scrivania una fruttiera piena di Bacche.
Bibarel gli fece cenno di sedersi, poi gli slegò le zampe e uscì, lasciandolo da solo in quella strana grotta – ufficio. Marsh si guardò intorno, ma non aveva idea di cosa fare.
Poi dalla porta entrò una Roserade. Aveva una larga cicatrice sul volto e le mancava il braccio sinistro. Lo superò e si sedette alla sedia dietro la scrivania.
«Piacere, io sono Rose» gli disse sorridendo «capitano dei Pirati della Rosa Rossa. Forse non mi credi, ma dovrebbe esserci il mio manifestro di taglia da qualche parte qui dentro.» Gli disse, e prese a cercare in uno dei cassetti «intanto tu prendi una Bacca, sono buone.»
Marsh la guardò confuso cercare per qualche minuto nella scrivania con la rosa, per poi estrarre un manifesto che appoggiò sulla scrivania.
«Ricercata per saccheggio, furto e… rapimento di beni viventi?»
«Un modo carino per dire che rapiamo degli schiavi per liberarli. Che fai, non mangi?» Chiese Rose. Marsh afferrò una Baccapesca e le diede un morso.
«Se posso chiedere, perché ci avete rapiti?» Domandò quando ebbe finito.
«Rapiti, che brutta parola. Vi abbiamo prelevati dopo avervi addormentati.» Rispose Rose, sempre sorridendo.
«A me sembra la stessa cosa.»
«Certe cose sembrano uguali, ma non lo sono. Ieri ho perso uno dei miei uomini per salvare voi.»
«Salvare?»
«Avete comprato quella barca da un Poliwrath, dico bene? Magari abbastanza vecchio, e con una piccola cicatrice sul fianco.»
«E… Esatto.» rispose Marsh.
«Era il capitano dei Pirati del Pugno d’Acqua. Se non fossimo arrivati noi, sarebbero arrivati loro. E non sarebbe stato altrettanto piacevole essere “rapiti”. Abbiamo dovuto combattere per ripartire. E uno dei miei non ce l’ha fatta. Vi abbiamo messi in cella solo perché a volte chi viene “rapito” reagisce in modo violento. D’altronde, se li invitiamo a seguirci pensano tutti a un trucco.» Spiegò Rose.
«Ma… perché ci avete salvato?»
«Oh, non è certo perché siete speciali. Non entrerò nei dettagli, ma una ventina di anni fa ho avuto un incidente per colpa dei pirati e dell’esercito della Coalizione di cui facevo parte.» Spiegò toccandosi il punto in cui il braccio sinistro sarebbe dovuto essere «E così sono fuggita. Ma ero ferita, e sarei morta se non fossi stata salvata da alcuni pirati, che volevano vendermi come schiava una volta guarita. Ma a quel punto, sono successe… certe cose che mi hanno permesso di diventare Capitano. E ho deciso di combattere contro le ingiustizie, anziché farne.»
«Ma i saccheggi, i furti?»
«Rubiamo oggetti che erano già stati rubati, saccheggiamo basi criminali e rapiamo schiavi. Sono tutti reati, ma se lo chiedi agli schiavi, sono stati ben contenti di essere rapiti. Molti fanno parte della mia ciurma, gli altri li liberiamo in zone sicure come il sud di Espia, Oscuria o Spettria, che sono lontane dalle zone di caccia degli schiavisti.»
«Ma perché lo fai?»
Rose sospirò «Perché sento che è la cosa giusta da fare. Mi sono ridotta così combattendo per un esercito che sacrificava i soldati come nulla fosse e non voglio averci più niente a che fare. Anche mia sorella la pensava così, ed è andata chissà dove. Io ho fatto la stessa cosa, e sono finita qui. Combatto per proteggere i deboli dalle angherie dei più forti, e sono felice così. Forse mia sorella fa qualcosa del genere, chissà.» Rose si adombrò per qualche momento, poi sorrise. Marsh non sapeva come reagire, e Roserade riprese a parlare.
 «Bene, detto ciò, vi rilasceremmo subito ma c’è un piccolo problema. Come ho detto ho perso uno dei miei per salvarvi. Penso sarebbe giusto che uno di voi rimanga qui per lavorare con me, non credi? Ovviamente è una misura provvisoria. Solo finché non libero un gruppo di schiavi di cui almeno uno sia disposto ad unirsi a noi. Non ci vorrà molto, si tratterebbe di restare per una settimana o due.»
Marsh annuì «Capisco, ma noi non possiamo…»
Rose scosse la testa «Lo temevo, ma devo insistere. Vi do tempo fino a domani per decidere. Quando tornerai nella tua cella ci saranno anche gli altri tuoi compagni, spiega loro la situazione e decidete. Non preoccupatevi, come ho detto parliamo di una settimana o due al massimo. Che sarà mai?» Rispose accompagnandolo alla porta, dove aspettava Bibarel.

“Temo che sarà un problema.” Si disse Marsh, camminando con Bibarel. E si chiese come comportarsi con i compagni.
 
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Dancer9

Zoidberg
Giusto per chiarire la mia mappa geografica che ho in mente... il Draak attraversa/ costeggia tutti i paesi della coalizione più Vulcania e Normalia?
 

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
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marcie, udito molo sviluppato

Interessante la piega presa, pirati che salvano da altri pirati. Ah, non l'avevo detto ieri, ma onestamente regge poco la storia delle assi che si allargano e fanno affondare la nave, ma non mi metterò a fare una lezione di fisica che non mi sembra il caso.

Ancora una volta hai dimostrato che i personaggi presentati sono sempre destinati a tornare prima o poi. Questo è indubbiamente un grande pregio alla tua opera.
 

Darken

Passante
Giusto per chiarire la mia mappa geografica che ho in mente... il Draak attraversa/ costeggia tutti i paesi della coalizione più Vulcania e Normalia? E va anche oltre
marcie, udito molo sviluppato

Interessante la piega presa, pirati che salvano da altri pirati. Ah, non l'avevo detto ieri, ma onestamente regge poco la storia delle assi che si allargano e fanno affondare la nave, ma non mi metterò a fare una lezione di fisica che non mi sembra il caso. No, effettivamente non regge, visto che il legno non è conduttore, perdoniamo la fisica da cartone animato. Mi sa che farò un cambio.

Ancora una volta hai dimostrato che i personaggi presentati sono sempre destinati a tornare prima o poi. Questo è indubbiamente un grande pregio alla tua opera. Eheh, questa è una delle cose che amo fare.
 

Darken

Passante
CAPITOLO 143: BATTAGLIA NEL VILLAGGIO​
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Vulcania, Valle della Cenere, 09/07/4783, circa le 10

Raichu ansimò, colpendo con un Codacciaio e abbattendo l’ultimo dei membri dell’Organizzazione con cui aveva combattuto.
Si guardò intorno. Il loro vero vantaggio era stato che il Magmortar aveva ordinato di non toccare Gliscor, che quindi aveva potuto sconfiggerne a decine prima che Camerupt ordinasse di ignorare l’ordine dell’altro Capitano. Da quel momento, era stato un massacro. Lamp, lui e Gliscor avevano dovuto vedersela con un nemico dietro l’altro. Non fosse stato per il Thundercharge, avrebbero perso. Ma usarlo era stancante, anche se meno rispetto al Locomothunder, e Raichu doveva risparmiare energie per combattere contro il Capitano. Però, seppur con fatica, ce l’avevano fatta. Alla fine, tutti gli avversari di basso rango erano crollati. Alcuni avevano dato più filo da torcere di altri, come il Thyplosion che Raichu aveva sconfitto dopo uno scambio di colpi piuttosto lungo, ma ora…
“Ora mancano soltanto loro.” Pensò Raichu guardando Camerupt e Magmortar, che erano rimasti per tutto il tempo ad osservare il combattimento.
“Non fosse stato per il nostro allenamento, avremmo perso nel momento stesso in cui ci hanno circondato.” Si trovò a pensare il pokémon Elettro. Approfittando di quel momento di apparente pausa, bevve un sorso di Acqua Fresca, cercando di allontanare la sete. Sentì un po’ di energie tornargli, ma era poco comparato all’enorme fatica che aveva fatto. Come se non bastasse, cominciavano a fargli male gli occhi. Non erano in un punto molto luminoso, quindi all’inizio non l’aveva notato, ma con il passare del tempo gli occhi avevano iniziato a fargli male per colpa di quella maledetta luce incessante. E più di una volta la terra che tremava aveva rischiato di farlo cadere, ma aveva resistito.
Camerupt e Magmortar si mossero, e i tre si divisero. Gliscor si diresse verso Magmortar mentre Raichu e Lamp puntarono verso Camerupt.
“E ora vediamo.” Pensò Raichu. Lamp e Raichu si schierarono ai due lati del Pokémon, ma quello si limitò a sbuffare «Beh, se devo essere sincero non credevo sarei dovuto entrare in campo personalmente. Sono piacevolmente sorpreso, Raichu. Mi avevano parlato di te e sono lieto di vedere che meriti la tua nomea. Tuttavia, per te è finita.» E così dicendo prese a mutare. I due coni vulcanici si unirono a formarne uno solo, le rocce scurirono e infine dal cratere prese ad uscire lava. Il MegaCamerupt sorrise «Io, il Capitano Camerupt, il Vulcano che Cammina, Progetto M-32, metterò fine al tuo viaggio, qui e ora.»
Raichu si preparò a combattere, conscio di avere davanti un nemico potente.
 
Magmortar e Gliscor si squadrarono. A parlare fu Magmortar «Bene Gliscor, finalmente. Ho aspettato questo momento a lungo.»
«Ripeto quello che ti ho detto, non ho la minima idea di cosa io ti abbia fatto.» Rispose Gliscor «avanti, restituiscimi i mei compagni ed eviterò di sconfiggerti.»
Magmortar si sentì avvampare «Non te lo ricordi? Eppure dovresti averlo chiaro in mente. Ti dice niente la lotta per essere assegnati alla base centrale? Quella per poter essere nominato Capitano di Reclutamento? Quella in cui mi hai battuto per poi far vincere un dannatissimo Rotom?!»
«In mia difesa, pensavo che la base sarebbe stata un posto divertente, ma era noiosissima. E anche quel Rotom non sembrava nulla di che, quindi ho lasciato perdere e mi sono ritirato. Cosa ne sapevo che tu ci tenevi tanto ad essere assegnato? Eravamo solo io, te, lui e pochi altri a partecipare, pensavo fosse curiosità. Fidati, ti saresti solo annoiato in quel…» avrebbe aggiunto anche altro, ma il Magmortar scagliò un Fuocobomba e Gliscor fu costretto a schivare «Stavo parlando sai?»
«Io ti odio! Questo tuo pensare che tutto sia un gioco, questo tuo completo disinteresse per tutto ciò che non è divertente, è la cosa che mi irrita di più!»
«Tremo di paura. Comunque, se ci tieni così tanto a combattere» rispose Gliscor lanciandosi verso di lui per colpirlo con Battiterra «Io sono pronto.»
«Mai quanto me.» Rispose Magmortar, e intorno a lui presero ad apparire sue copie “Doppioteam” pensò Gliscor. Ne attaccò uno, ma si rivelò solo una copia. Si guardò intorno, e ne vide una decina circondarlo.
“Vediamo, qual è quello vero?” Si chiese il Pokémon, osservando le varie copie, senza riuscire a riconoscere l’originale. Poi una di loro sollevò il braccio destro e lo puntò su di lui. Gliscor gli si lanciò contro, ma un attimo dopo un Fuocobomba lo colpì alle spalle.
“No, a quanto pare ho sbagliato.” Pensò Gliscor girandosi. Davanti a lui c’era Magmortar, il braccio sinistro puntato verso di lui. Poi, però, quello sparì confondendosi fra le copie.
Gliscor si guardò intorno, poi un Magmortar gli puntò contro il braccio sinistro “questa volta è lui.” Pensò, girandosi, ma un attimo dopo fu colpito nuovamente alle spalle da una Rocciotomba.
“Che diavolo…” Si girò, e guardò il Magmortar abbassare il braccio destro e sparire.
“Ma che sta…” poi gli venne in mente un’idea “vediamo se ho ragione.” Senza farsi notare, aprì la bocca per lanciare gli ultrasuoni. Attese, poi il suono di risposta gli diede la conferma.
“Ma bene, questo mi riporta indietro…” Pensò “In tal caso, direi che mi conviene sbrigarmi a spostarmi in un posto più adatto.”
Si girò di botto e si gettò in una via laterale, sorprendendo Magmortar. Gliscor si allontanò un po’ nella via secondaria, poi attese, nascosto in un angolo.
Come aveva previsto, c’erano due pokémon ad inseguirlo per la via. “Erano in due. Dopo che ha usato Doppioteam, l’altro è uscito dal suo nascondiglio e si è infilato tra le copie. Poi gli è bastato usare a ripetizione la mossa per impedirmi di notarli. E quando ne notavo uno, l’altro era dietro di me, pronto a colpire.”
Attese, usando il finissimo udito per percepire i passi dei due nemici. “Ancora un po’… un altro po’… adesso.” Nel momento esatto in cui i due sbucavano dall’angolo, Gliscor li afferrò per il collo e li sbattè a terra, colpendoli entrambi con un Battiterra. Poi sollevò le chele e colpì entrambi con due Forbice X. Al terzo attacco, i due Magmortar riuscirono a bloccarlo e rialzarsi.
«Avresti potuto farci parecchio male con una Ghigliottina. Avresti vinto a tavolino.» Commentò quello a destra, che Gliscor riconobbe dalla voce come quello che conosceva.
«E l’avrei fatto, se non avessi bisogno di voi per riprendermi i miei compagni. Adesso, mettiamoci d’accordo. Me li ridarete con le buone, o devo usare le maniere forti?»
«Queste sono già maniere forti.» Commentò quello a sinistra. Fece appena in tempo a finire la frase che Gliscor lo afferrò e lo sbattè per terra, con un nuovo Battiterra.
«No, non credo tu abbia chiaro il concetto di maniere forti. Forse voi bravi soldatini, sopravvissuti a quell’isola, siete abituati a seguire un qualche protocollo in battaglia, ma per me non è così. O Forse siete convinti che io sia un buonista come quelli del Gruppo? Io sono nato criminale. Rubavo e combattevo prima di parlare. Ho tagliato l’ala a un Pokémon in combattimento a cinque anni, ne ho ucciso uno a sette. Un sacco di Cacciatori di Taglie mi hanno dato la caccia. Credi che non sarei capace di tagliarti il collo? Non sei neanche un tipo divertente, quindi non vedo perché non dovrei farlo. Sempre che tuo fratello, o chiunque sia lui per te, non si decida a ridarmi i miei compagni.» Rispose Gliscor, sorridendo. Per rendere più chiaro il concetto, strinse un po’ di più la chela intorno al collo del Magmortar.
«Aspetta Gliscor» rispose l’altro «non fare sciocchezze.»
«Oh, no, la mia chela sta scivolando, magari dopo avrai un motivo serio per odiarmi.» Rispose Gliscor, stringendo ancora un poco.
«Va bene, va bene, ti dirò dove sono, ma lasciami.» Rispose quello bloccato dalla chela.
«Fratello!»
«Stai zitto! Cos’è, vuoi farmi ammazzare? Non mi importa di quell’accidenti di storia, io neanche c’ero quel giorno. Ascolta, i tuoi compagni…» Iniziò, ma un attimo dopo un Rocciotomba lo centrò a terra, e il Magmortar svenne. Gliscor lo lasciò andare e si girò, guardando l’altro, che aveva il cannone puntato contro di loro.
Gliscor lo fissò «Dimmi che non l’hai fatto davvero.»
«Che vuoi? Non l’ho mica ammazzato. Ho solo fatto tacere uno stupido.»
«Era un tuo compagno, ed era tuo fratello.»
«Oh, quanto la fai lunga. Tu stavi per ammazzarlo.» Rispose Magmortar, facendo spallucce.
«C’è differenza tra far del male ad un nemico e farne ad un compagno.»
«Tu mi dici questo? TU? Hai tradito l’Organizzazione, te ne sei dimenticato?»
«Non ho tradito nessuno. Sono rimasto con l’Organizzazione solo perché erano divertenti, così come sto facendo con il Gruppo. I miei compagni sono solo i Gligar e Mandibuzz.»
«Fai silenzio. Io ho solo zittito uno stupido e non me ne pento. E adesso combattimi, voglio vendicarmi. Ti farò a pezzi e…» Ma un attimo dopo Gliscor gli era addosso. Lo colpì al petto con una Ghigliottina. Magmortar sentì un dolore lancinante, poi svenne.
«Sei decisamente noioso.» Commentò Gliscor, girandosi verso l’altro Magmortar. Gli si avvicinò e lo schiaffeggiò finché quello non rinvenne.
«Ahio. Che vuoi?»
«Che tu finisca la frase. Dove sono i miei compagni?»
«Magmortar li ha spediti alla sede centrale. Diceva che sarebbe stata una bella vendetta obbligarti a venire fin qui per niente, sconfiggerti e impedirti di rivederli per sempre.»
«Cosa?!» Sbottò Gliscor «al Giratina. Va bene. Andrò a prenderli anche là. Tu hai intenzione di combattere?»
«Sei impazzito? Mi fa male tutto il corpo. Me ne starò qui finché mio fratello si risveglia. Perché tu non l’hai…» Fece un vago gesto passandosi l’unghia sul collo.
«No, respira, tranquillo. Bene, io me ne vado. Di a tuo fratello che non ho intenzione di combattere con lui. Troppo noioso.» E così dicendo, Gliscor si diresse verso la piazza.
 
Base dei Pirati della Rosa Rossa, 09/07/4783, circa le 10
«Voi non potete restare.» Disse Marsh indicando Zorua ed Abra.
«Lo sappiamo.» Rispose Zorua «Ma non crederai davvero che ti lascerò restare. Marsh, la nostra missione è più importante di uno stupido debito con i pirati. Lo capisci?»
«Lo so, ma…»
«Ma cosa?»
Marsh non sapeva cosa rispondere. Ci aveva pensato a lungo, ma sentiva che era la scelta giusta. Plusle, Minun e Flaaffy erano con il gruppo fin dall’inizio, Abra e Zorua erano principi, Trubbish non si sarebbe mai separato da Zorua, e Tri… Tri doveva restare con il Gruppo, Marsh ne era certo.
«Non… non lo so. Ma cosa dovremmo fare allora? Se non rimango io, chi?»
«Ma perché dovrebbe rimanere qualcuno? Abbiamo il diritto di andarcene.»
«Non credo che loro la pensino allo stesso modo.»
«E allora scappiamo. Siamo sopravvissuti a un sacco di cose, voi anche più di me, sono certo che riusciremo a fuggire.»
Marsh ci pensò, poi scosse il capo «No. Io rimango qui. Sento che è la cosa giusta da fare.»
Zorua lo fissò. Sembrava sul punto di dire qualcosa, poi scosse il capo «D’accordo. Se credi sia la cosa giusta, tanto vale che tu faccia come vuoi.»
«Zorua…»
«No, no, hai ragione tu. Ci hanno salvato e glielo dobbiamo. E poi immagino centri anche quello che è successo ad Espia, vero?»
Marsh annuì.
«Allora ci conviene andargli a dire che quello che rimarrà sei tu.» Commentò Zorua, e bussò alla porta della prigione.
 
Da qualche parte ad Elettria, 09/07/4783, circa le 10
«Dobbiamo cominciare a svuotare le prigioni.» Commentò Rotom, sbadigliando «Non ne posso più. Ormai per fare un giro di ronda ai piani normali ci vogliono tre ore. Praticamente non fai in tempo a finire che devi ricominciare. E io non ho la scusa del “devo andare a fare il mio lavoro”, perché ormai gli unici rimasti da provare a reclutare sono lontano, ad Arenia, Draghia o altri posti del genere.»
«Dev’essere dura.» Commentò Joltik, versandosi un Succo di Baccauva.
«Ehi, hai sedici anni, non puoi ancora berlo quello.» Gli disse Rotom.
«Eddai, siamo criminali, le leggi non valgono per noi. E poi ne farò diciassette tra pochi giorni. Piuttosto» Rispose l’altro, posando la bottiglia «Come vanno le cose di preciso? Ho sentito che sono arrivati alcuni “speciali”.»
«Niente di che, tre traditori, i Tenenti di quel Gliscor di Aeria…»
«Chi, quello che si ritirò facendoti passare il turno in quel mini torneo che organizzarono i Generali per decidere chi doveva essere Capitano di Reclutamento?» Chiese Joltik, ridacchiando «Trattali bene, in fondo devi un favore al loro capo.»
«Ehi, guarda che potevo batterlo.»
«E io sono un Generale, sì. Lascia stare, quel tizio è forte in un modo fuori dal comune, l’ho sentito da Dragonite una volta. Erano in quattro a combattere contro di lui, e gli unici rimasti in piedi sono stati Dragonite e il suo tenente.»
«Ma pensa, dev’essere davvero forte allora. Ah, poi c’è il principe esiliato di Espia.»
«Ne ho sentito parlare. Quello a cui abbiamo fatto ammazzare il padre, vero? Siamo sicuri che la lastra non ce l’abbia lui.»
«Sicurissimi. E non ce l’ha neanche Gallade, quindi…»
«Deve averla il fratello più grande, quell’Abra. Quindi immagino sia diventato uno degli obbiettivi principali dei Generali.»
«Già.» Annuì Rotom «Ah, hai sentito? Pare che siano riusciti a far usare ad Houndoom il Fuoco Nero.»
«Così ora anche il fratellino sa usarlo. Scommetto che il Professor Durant starà gongolando come un matto. Un sacco di gente ha fallito prima di lui.»
«Chissà come reagirà la sorella di Houndoom quando lo saprà. Ho sentito che con lui si era sempre comportata in modo arrogante perché lei aveva quella capacità e lui no.»
«La conosci?» Chiese Rotom.
«L’ho incontrata una sola volta, ma non mi sta molto simpatica. Anzi, è un eufemismo, diciamo che mi sta proprio sullo stomaco.» Rise Joltik.
«Seriamente, credi che vadano bene queste modifiche?»
«Cosa vuoi farci, il progresso è anche questo no? Ci serviva un grande potere militare per sconfiggere i diciotto paesi di Pokémos.»
«Suppongo tu abbia ragione. Beh, vado a dormire, è stato un turno snervante.»  Rispose Rotom, sbadigliando.

«Va bene, io invece vado a leggere i rapporti freschi.» Rispose Joltik. E i due si alzarono da tavola dirigendosi in due direzioni diverse.
 
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Darken

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CAPITOLO 144: IL VULCANO CHE CAMMINA​
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Vulcania, Valle della Cenere, 09/07/4783, circa le 10

Raichu e Lamp squadrarono il Camerupt, poi colpirono contemporaneamente. Raichu scagliò l'attacco formato da Fulmine e Tuono, mentre Lamp lanciava una Palla Ombra.
Camerupt sorrise, poi colpì il terreno. Colonne di terra emersero dal suolo, e i due attacchi vi si infransero contro.
«Bel colpo» commentò «Ma ora vedete di fare sul serio per favore.»
“Niente da fare eh?” Pensò Raichu. Poi si girò verso Lamp «Tienilo impegnato con attacchi a distanza, io provo a colpirlo più da vicino.»
Lamp annuì, poi scagliò una seconda Palla Ombra. Mentre Raichu si spostava verso il Camerupt, continuò a bersagliarlo incessantemente, obbligandolo a concentrare la difesa su di lui.
«Beh, che fai» chiese Camerupt, parando un nuovo Palla Ombra, rivolgendosi a Raichu, che si era piazzato sul suo fianco sinistro «non mi colpisci? Avanti, attacca.» Sorrise «Nel momento in cui lo farai, metterò fine al tuo viaggio.»
Raichu ebbe un momento di indecisione “No, sta bluffando.” Si disse, e si lanciò all’attacco. Caricò un Fulmine, poi si lanciò e a metà strada convogliò l’energia verso la coda, indurita in un Codacciaio.
La coda, carica di elettricità, calò su Camerupt, colpendolo con precisione al fianco, nella parte bassa. Raichu sorrise, ma un attimo dopo l’energia si disperse e si ritrovò ad essere a contatto con Camerupt attraverso un semplice Codacciaio.
“Ma cosa… Perché questo non funziona?” Si chiese. Aveva creato la Fulmincoda come prima mossa, e ne era stato molto orgoglioso, ma ora l’attacco si era disperso.
Camerupt sorrise «Cos’era quello, uno scherzo? Oppure davvero non hai capito che solo gli attacchi che uniscono due mosse Elettro annullano l’immunità di noi Pokémon Terra?»
Guardando la reazione di Raichu, che lo fissava a bocca aperta, non riuscì a fare a meno di ridere «Non lo sapevi davvero? Eppure lo abbiamo capito persino noi dell’Organizzazione, e questo solo studiando i documenti dell’epoca. Quanto deve essere stupido uno per non arrivarci?»
Raichu ebbe un fremito d’indignazione “Stai calmo” si disse “vuole provocarti.”
«Bene, i primi tre secondi sono stati divertenti, ma se questo è tutto direi che posso occuparmi di voi.» Rispose. Improvvisamente, anziché pararlo, schivò una Palla Ombra scartando di lato e caricò verso Lamp. Raichu, sorpreso, partì all’inseguimento dopo un attimo, ma a Camerupt bastò per coprire la breve distanza che lo separava dal Lampent. Lo colpì al volto con lo zoccolo, spingendolo a terra ed usando un Terremoto. Poi si scansò, giusto in tempo per evitare un Codacciaio di Raichu, che lo guardò infuriato. Lamp, contemporaneamente, si rialzò, scuotendo il capo. L’attacco gli aveva evidentemente fatto parecchio male.
Raichu si girò verso Camerupt, ma Lamp capì cosa voleva fare e lo fermò «Aspetta Raichu. Per favore, non usare quella mossa. L’ultima volta sei svenuto, ed eri al pieno delle tue forze!»
«Ma Lamp, e se non riuscissimo a…»
«Aspetta. Per favore. Fammi provare una cosa.» Lamp frugò nella borsa, e ne estrasse una piccola pietra nera e lucida.
«Lamp, vuoi farlo davvero? Vuoi davvero evolverti?» Raichu ricordava cosa gli aveva spiegato tempo prima. Nella sua famiglia, era tradizione evolversi in uno Chandelure solo raggiunti i vent’anni. Farlo prima era un grave atto di maleducazione, voleva dire mancare di rispetto a tutti i parenti che attendevano il proprio momento, e a tutti i parenti che l’avevano atteso in precedenza. Spesso, aveva causato diatribe nella famiglia reale.
«Non sono Abra. Per me non è importante. Davvero.» Rispose Lamp, ma Raichu notò che era spaventato. L’evoluzione era sempre spaventosa. C’erano stati casi in cui non era riuscita. Addirittura, c’erano casi in cui chi aveva provato a evolversi era morto, anche se erano rarissimi. E per lui doveva esserlo ancora di più. Aveva sentito che la Neropietra aveva strani effetti sui Pokémon che la usavano.
«Te lo chiedo ancora. Ne sei certo?»
«Non ho scelta.» Rispose Lamp «Salvare Pokémos è di certo più importante che litigare con qualche stupido parente convinto di avere la precedenza solo perché è nato qualche anno prima.» E strinse la Neropietra.
Si ritrovò avvolto da una luce bianca. Sentì una voce, ma non capì se parlasse davvero o se fosse solo nella sua testa “Aspiri tu a un potere più grande?” Disse la voce “Tu che possiedi il prezzo da pagare, aspiri a un potere più grande?”.
“Sì, ti prego.”
Quando ritornò in sé, Lamp si era evoluto. Guardò le proprie braccia e sorrise. “Bene, vediamo cosa riesco a fare.”
«Raichu, ascolta, adesso farò il possibile per distrarlo, tu colpiscilo con un Locomothunder.»
«Cos’è, credi di potermi fermare da solo, solo perché ti sei evoluto?»
«No, credo ti fermerai da solo.» Rispose Lamp, e prese a ruotare lentamente la fiamma che aveva sulla punta di una delle sue braccia.
«Ma… che…» chiese Camerupt. Sentì la testa che cominciava a girare, mentre la fiamma continuava a muoversi, ipnotica, formando un cerchio viola.
«Adesso, Raichu!» Disse Lamp, e il Pokémon si lanciò. Carico del Locomothunder, colpì Camerupt in pieno volto, scaricandogli addosso tutta l’energia dell’attacco.
Camerupt arretrò, e Raichu credette che non fosse bastato. Il Pokémon si resse sulle sue zampe, possente, e scagliò un’Eruzione verso Raichu, poi una Geoforza contro Lamp. Poi, però, il colpo di Raichu ebbe la meglio. «Io non mi lascerò sconfiggere!» Grido Camerupt «Io sono il più forte tra i Capitani assegnati alle Fiamme Rosse, io sono il Vulcano che Cammina, io sono…»
Raichu si scagliò su di lui, mentre l’avversario caricava una nuova eruzione, e colpì con un Codacciaio «Sei uno che non sa quando è ora di perdere.» Rispose. Camerupt lo fissò per un momento, residui di elettricità che crepitavano ancora intorno al suo corpo, poi si accasciò.
«Credevo che non sarebbe bastato.» Commentò Raichu, sbuffando, poi si sedette «Ah, mi fa male dappertutto. Locomothunder, Thundertail, Fulminthunder, tutte quelle mosse mi affaticano parecchio. Però non ho certo sprecato tutto quel tempo. Se non avessi avuto l’allenamento, avremmo semplicemente perso. Non credi Lamp?» Chiese Raichu. Poi vide che Lamp si era avvicinato a Camerupt. Stava per chiedere cosa stesse facendo, quando il Pokémon abbassò il braccio e lo affondò nel corpo dell’avversario. Raichu stava per mettersi a urlare, poi capì che era passato attraverso. Ma un attimo dopo si rese conto che, oltre al braccio, Lamp stava estraendo anche qualcos’altra, una sorta di gelatina evanescente.
«Lamp!» gridò Raichu. Il pokémon sembrò riprendersi dallo stato di trance, e lasciò andare con uno scatto qualunque cosa fosse che stava estraendo. La cosa rientrò dentro Camerupt. Poi Lamp si portò le braccia alla faccia.
«O Arceus. O Arceus. Che diavolo stavo facendo. Non ci credo, era questo che intendeva mio padre quando disse che evolversi con una Neropietra è pericoloso? Stavo per… O Arceus…» Raichu si rese conto che stava singhiozzando. Indubbiamente, se avesse potuto piangere l’avrebbe fatto, ma aveva sentito che la maggior parte degli Spettri non poteva farlo.
«Ehi Lamp, cos’è che stai per fare?»
«Io… Io stavo per bruciargli l’anima.» Rispose Lamp, boccheggiando. Poi si accasciò al suolo. Raichu accorse, ma si rese conto che era semplicemente svenuto, probabilmente per la tensione.
«Ehilà, che mi sono perso?» Chiese una voce alle loro spalle. Raichu si girò, trovandosi davanti Gliscor.
«Gliscor! Cosa ti è successo, che fine ha fatto Magmortar?»                    
«L’ho chiesto io per primo. Comunque, i Magmortar li ho sistemati. Entrambi. E voi?»
«Abbiamo vinto, ma come vedi Lamp si è evoluto.»
«Vedo, e se non mi sbaglio non è una buona cosa.» Disse Gliscor scuotendo il capo.
«Come fai a saperlo?»
«Oh, ad Aeria le Neropietre danno un sacco di problemi, o forse è meglio dire che a darli sono i Pokémon che si evolvono usandola. Lo sapevi che i Murkrow che si evolvono giovani diventano quasi tutti criminali? Le Neropietre hanno qualche strano effetto sulla psiche dei Pokémon troppo giovani per sapersi controllare. Abbiamo vinto una battaglia, ma adesso non mi fiderei di farmi guardare le spalle da lui.» Rispose Gliscor, indicando Lamp.
«Beh, non possiamo certo sbatterlo fuori dal Gruppo. Già non butterei fuori qualcuno che è un nostro compagno, e lui è anche il principe di Spettria.»
«Sarà, ma io sarò molto meno tranquillo a viaggiare con voi ora.» Commentò Gliscor, facendo spallucce.
«Viaggiare con noi? Non dovevi andare a salvare i tuoi compagni?»
«Sì, ma sono bloccati a Elettria, quindi mi toccherebbe fare un viaggio lungo. E poi,» aggiunse, piegando il collo fino a farlo scrocchiare «adesso l’Organizzazione mi ha fatto arrabbiare.»
«Come vuoi. In ogni caso, direi che ci conviene andare. Porta Lamp per piacere.» Rispose Raichu. Adesso gli occhi cominciavano davvero a fargli male. Quella luce continua non era semplicemente fastidiosa, ma alla lunga era davvero dolorosa.
«E cerchiamo un posto dove riposarci, perché ne ho davvero bisogno.» Aggiunse.
«Sì, anche io. E anche il nostro amico. Tra parentesi, sai che è abbastanza pesantuccio?» Rispose Gliscor, sollevandosi in volo con uno sbuffo, Lamp appeso ad un braccio come una borsa.
«Allora procediamo.» Commentò Raichu, e i tre ripartirono, lasciandosi dietro il villaggio.
 
Vulcania, Torre del Sangue di Fuoco, 09/07/4783, circa le 12
«Dove siamo?» Chiese Emolga, osservando l’alta torre che si stagliava davanti a loro. Di fatto, l’edificio era proprio costruito sopra la Strada Nera, tra due costoni rocciosi, con delle larghe mura ai lati, in modo che non lo si potesse aggirare, se non volando. Ma farlo avrebbe voluto dire attirarsi contro le attenzioni dei difensori.
«Questa è la Torre del Sangue di Fuoco, l’unico passaggio sicuro per raggiungere la capitale delle Fiamme Nere, la più imponente difesa del paese. Una trentina di anni fa, le Fiamme Blu e le Fiamme Rosse attaccarono congiuntamente questo passaggio, l’unica azione militare compiuta in collaborazione tra le due fazioni. Avevano scelto il momento buono, quando una buona parte dei difensori si erano dovuti ritirare, per tornare nell’entroterra ed unirsi all’esercito per sedare una grossa ribellione. C’erano cento difensori in questo edificio contro i diecimila nemici che premevano contro di loro, ma i Pokémon qui dentro, molti di essi veterani esperti, non si persero d’animo, anzi. Dopo aver riempito di terra il piano inferiore, si prepararono a resistere all’assedio. Mille Pokémon in grado di volare cercarono subito di superare la torre e prenderli alle spalle, solo per essere abbattuti. Duemila cercarono di scavare un passaggio sotto di essa, ma i difensori causarono un terremoto seppellendoli vivi tutti. Alla fine, i settemila rimanenti cercarono di scalare le mura, per infrangersi contro quei cento Pokémon, in minoranza numerica ma avantaggiati dalla posizione, che resistettero fino all’ultimo. Quando finalmente i rinforzi arrivarono, dovettero solo occuparsi degli ultimi duemila Pokémon rimasti sotto le mura… E di seppellire novantotto di quei cento eroici difensori, salvando per un soffio gli ultimi due, che ancora combattevano sulle mura contro la marea montante di nemici. Si dice che le mura fossero coperte di fiamme e sangue, e da quel momento la torre ottenne il nome che porta tuttora. Tra gli altri morirono gli allora re delle Fiamme Rosse e Blu, prontamente sostituiti dagli eredi, che misero subito fine all’alleanza. Chissà, se le cose fossero andate in modo diverso, forse oggi ci sarebbe un solo re a Vulcania.»
Emolga guardò il torrione e si immaginò al posto di uno di quei cento, assediato e conscio che probabilmente sarebbe morto. E per un attimo si chiese se tra quei cento qualcuno avesse pensato che fosse meglio arrendersi e lasciar passare i nemici.
«Cosa successe ai due sopravvissuti?» domandò Draak.
«Uno è diventato Generale delle Fiamme Nere. In quella battaglia ha riportato decine di cicatrici, e per questo lo chiamano “Lo Sfregiato”. L’altro ha perso un braccio ed è stato congedato con onore su sua richiesta. Vive di rendita grazie al premio speciale datogli dal re, da qualche parte nel territorio delle Fiamme Nere, se quello che ho sentito è vero. Comunque avanti, superata la torre ci aspettano ancora due giorni di cammino prima di arrivare al palazzo delle Fiamme Nere.»
«D’accordo.»
Entrati dal passaggio, i tre si trovarono davanti uno stretto passaggio tra le mura e la torre. I tre proseguirono, superando il posto di guardia. La guardia li fissò, ma non li fermò. Emolga si stava chiedendo perché, quando entrarono nel corpo di guardia principale, la torre vera e propria. Qui, si trovarono schierati davanti un centinaio di Pokémon, che li fissavano attenti.
«La Guardia dei Cento. Sono il corpo di guardia di questa torre da quando ebbe luogo la battaglia. Da allora, cento veterani sono costantemente incaricati alla difesa di questo edificio, uno per ogni Pokémon che combattè in difesa del torrione. In realtà ci sono altri duemila di loro nei baraccamenti dall’altro lato del torrione, ma solo questi cento hanno il compito di difendere la Torre del Sangue di Fuoco per tutta la vita. Quando uno muore, uno nuovo viene scelto. Viene considerato uno dei più grandi onori esistenti.» Spiegò Zangoose ai due a bassa voce.
«Cosa desiderate, per dirigervi qui alla Torre del Sangue di Fuoco?» Chiese uno di loro, un Thyplosion, probabilmente il capitano.
«Siamo viaggiatori di passaggio. Ho alcune conoscenze qui a Vulcania, nelle terre sotto il vostro dominio, e desidero assicurarmi che stiano bene visto che non ho loro notizie da un po’.» Spiegò Zangoose. Spiegare la loro missione sarebbe stato difficile, e non avevano tempo da perdere. Meglio raccontare una bugia per passare rapidamente. Passò qualche minuto di silenzio, in cui il Capitano si consultò con alcuni dei suoi uomini, poi annuì.
«Bene. Potete passare.» Il Thyplosion sollevò il braccio e i cento si fecero da parte.
I tre passarono oltre, ma per tutto il tempo Emolga seppe di avere gli occhi addosso. Un movimento sbagliato, e qui cento li avrebbero massacrati senza pensarci due volte. Fu con sollievo che passò oltre, arrivando in vista dei baraccamenti e dell’uscita.
Procedettero attraverso un gruppo di grossi edifici in pietra, dove dormivano le guardie e quei viaggiatori che venivano trattenuti per accertamenti, poi ripresero la strada.
«Beh, è andata bene.» Commentò Draak dopo che i tre si fuorono allontanati un po’.
«Non direi,» rispose Zangoose «visto che ci sono tre Pokémon che ci seguono. O sono dell’esercito delle Fiamme Nere e sono incaricati di seguirci per tenerci d’occhio. Il che sarebbe solo una seccatura.»
«E se non lo sono.»
«Allora può esserci solo un altro tipo di Pokémon ad aspettarci.» Rispose Zangoose, scuotendo la testa «E in tal caso ci conviene prepararci.»

Emolga annuì, e i tre ripresero a camminare, pronti a reagire ad un attacco.
 

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Interessante come i due Pokémon di Laghia si trovino ad intrecciare le loro vite con le sorelle Roserade, suppongo che non sia un mero caso.

Lol per Lampent, mi piace come hai trattato le Neropietre. Nonché il riferimento alle Termopili.
 

Darken

Passante
Interessante come i due Pokémon di Laghia si trovino ad intrecciare le loro vite con le sorelle Roserade, suppongo che non sia un mero caso. Non dico nulla a riguardo  ;)  

Lol per Lampent, mi piace come hai trattato le Neropietre. Nonché il riferimento alle Termopili. Mi sono divertito molto a fare quel riferimento eheh
CAPITOLO 145: IL FUOCO NERO​
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Vulcania, Territori delle Fiamme Nere, 09/07/4783, circa le 14

L’Heatmor era seduto al proprio tavolo, intento a mangiare il proprio pasto a base di Bacche, quando sentì bussare alla porta. Sbuffando, si alzò e aprì la porta. Si trovo davanti uno Zangoose, un Emolga e un Dragalge. Gli ultimi due non li conosceva, ma Zangoose sì.

«Ah, Heato» disse Zangoose, sorridendo «Sono così felice di vederti. Siamo venuti a trovarti, sei contento?»

Heato ridacchiò. Zangoose era bravo a fingersi un criminale, ma pessimo se doveva fingersi sinceramente amichevole.

«Ma certo, ma certo, entrate.» Rispose, facendo loro cenno di entrare.

Quando furono entrati, Heato si chiuse la porta alle spalle «Allora, mi spieghi la ragione di questa pessima recita?» Disse, sedendosi a mangiare.

«Ci stavano seguendo dalla Torre del Sangue di Fuoco. Sono convinto che stiano controllando se la ragione per cui siamo entrati nel territorio sotto la loro tutela sia davvero quella che diciamo noi. E mi serviva qualcuno da cui andare, prima di dirigerci verso la capitale.» Rispose Zangoose, alzando le spalle «Mi sei venuto in mente tu.»

«Mi pare una buona idea, sì. Fanno spesso questo giochetto, e hanno beccato parecchi infiltrati delle altre Fiamme in questo modo.»

«Beh, puoi stare tranquillo, non sono un infiltrato di nessuna Fiamma.»

«Sì, ne sono certo. E comunque, se volessero infiltrare qualcuno manderebbero un Pokémon Fuoco, che si mimetizzi facilmente. Certo che sei fortunato ad avere un amico come me, che abita in mezzo al nulla assoluto, non credi?» Effettivamente, dalla casa di Heato ci voleva un’ora per il villaggio più vicino, e più di tre ore verso la capitale. Perché ci abitasse era una domanda a cui Heato non aveva mai risposto.

«Vero, vero. Tieni, voglio darti questo, per sdebitarmi.» Disse Zangoose, ed estrasse un po’ di Bacche dalla borsa. Ricordava bene quanto il pokémon amasse mangiare.

«Oh, grazie mille. Non dovevi disturbarti. Ti devo ancora il favore per quello che è successo 19 anni fa, no?»

«Andiamo, c’era un piccoletto che ti rubava le scorte di Bacche che tieni nel magazzino sul retro, era una sciocchezza. E poi tu mi avevi aiutato con quella banda di pirati, no?»

«Sarà, ma non scordo i debiti, anche piccoli. Però raccontami Zangoose, che fine hai fatto? Sono quanti, diciassette anni che non sento niente da te? Ti credevo morto ormai.»

«Non credo mi crederesti. Anzi, forse sarebbe meglio se non mi credessi. Ti dirò solo che sono nel bel mezzo di una grossa indagine che mi ha preso per tutto questo tempo.»

«In tal caso, amico mio, non ti trattengo oltre. Solo, cerca di farti sentire ogni tanto. Non è per niente bello credere che un amico sia sepolto chissà dove.» Rispose Heato.

«Lo terrò a mente. Se ti fanno delle domande…»

«Ti ho spiegato che gli altri nostri amici si sono trasferiti alla capitale e tu hai deciso di andare là. Tranquillo, non sono affatto arrugginito, sai?» Commentò questi con un occhiolino.

«Come hai fatto a capire che bugia ho raccontato per entrare?»

«Perché in queste cose sei sempre troppo prevedibile. Arrivederci.» Rispose Heato, ridacchiando.

I tre ripresero a camminare, lasciandosi ben presto alle spalle la casa solitaria del pokémon «Chi era quello?» Domandò Emolga.

«Un vecchio amico. Ho lavorato per un po’ qui a Vulcania, intorno ai 19-20 anni fa. Heato all’epoca era un investigatore come me, con la differenza che lui lavorava solo quando aveva voglia, e non certo per dei furtarelli nel suo magazzino. Diventammo amici, e mi ha aiutato con più di una banda criminale.» Disse Zangoose, sorridendo «Sono felice che sia sempre in forma.»

«Dici che ha funzionato? Credi che, vedendoci entrare da qualcuno che ci ha riconosciuti, se ne siano andati?» Chiese Draak.

«No. Mi pare che ci stiano seguendo, mi sento osservato. Credevo fossero quei tre, ma forse mi sbagliavo.»

«Vuoi dire che a seguirci era qualcun altro?» Domandò Draak.

«O che a seguirci erano più di tre Pokémon. Non ho un radar come Gliscor, quindi devo basarmi sulle doti che ho acquisito negli anni. Dietro di noi mi pare ci siano più pokémon di prima, ma abbiamo superato un paio di villaggi. Adesso ci saranno mercanti, contadini delle Valli della Cenere, soldati e chissà quanti altri.»

E in effetti, dopo un paio di curve, si trovarono in mezzo a un gruppo composto da una ventina di abitanti di Vulcania. Erano tutti carichi di bagagli, borse o cestini.

«Dove vanno?» Chiese Emolga.

«Immagino verso il villaggio di Firemarket, il villaggio in cui si svolge il più grande mercato di Vulcania. Dicono che in tempo di pace vi si potesse comprare ogni cosa. Oggi però è solo l’ombra di ciò che era un tempo. Ci dovremo passare anche noi. Se non lo facciamo, ci toccherà fare un giro fin troppo lungo.» Spiegò Zangoose.

E proseguirono. Dietro di loro, tre Pokémon non perdevano una loro mossa, pedinandoli senza farsi notare.

 

Vulcania, Firemarket, 09/07/4783, circa le 14

Dopo alcune ore di cammino, in cui la strada si faceva sempre più affollata, davanti a loro videro una bassa città di casupole quadrat. Non sembrava diversa rispetto alle città normali, ma guardandola meglio Emolga si rese conto che le vie sembravano molto più larghe, persino da quella distanza. Avvicinandosi ne capì il motivo: c’erano parecchi bancarelle ai lati della strada, tanto che una via della larghezza normale sarebbe stata ostruita. La città sorgeva sul fianco di un vulcano, addossata alle sue ripide pareti. Di conseguenza, era impossibile passare da quel lato senza volare.

«Non mi piace» commentò Zangoose «Se entriamo là dentro, non potremo muoverci come vogliamo. Guerra o no, ci sono bancarelle persino all’ingresso, figurarsi nelle grosse piazze. Ci conviene aggirarla da quel lato.» Disse, indicando il fianco libero della città.

«Ma non sarebbe meglio entrare per seminarli?» Chiese Draak.

«Acuta osservazione, ma sono stanco di scappare. So che è rischioso, ma preferisco affrontare quelli che ci seguono. Se fossero stati delle Cento Fiamme, dopo tutto questo tempo si sarebbero fermati e sarebbero tornati indietro, oppure ci avrebbero fermati. No, è qualcuno che aspetta l’occasione giusta per colpirci. E io non glielo lascerò fare.» Spiegò Zangoose, ed Emolga annuì. Per quel che ne sapevano, chi li inseguiva poteva aver preparato una trappola più avanti. Sarebbe stato assurdo gettarvisi.

Girarono intorno al villaggio, passando dal lato scoperto. Su quel lato, si rese conto Emolga, le case erano tutte unite, come a formare una muraglia. E non c’erano finestre. L’unico indizio che gli edifici erano abitati erano i comignoli di alcuni di essi, da cui usciva del fumo.

«E adesso aspettiamo.» Commentò Zangoose quando furono a metà strada. Erano nella posizione perfetta, perché per via della curva che compiva la città in quel punto, avrebbero visto arrivare i nemici contemporaneamente a loro.

Ci vollero cinque minuti buoni, ma alla fine a girare l’angolo furono sei Pokémon. Quando li videro, si fermarono.

«Otto, eh?» Commentò Zangoose «Pare che avessi sbagliato i miei conti.»

«Non otto,» rispose Emolga, indicando verso l’alto «nove.» Un Talonflame piombò dall’alto, piazzandosi accanto agli altri.

Un Rapidash con le fiamme grigie ed un Pyroar color crema li fissavano. Accanto a loro, oltre al Talonflame, un Darmanitan, un Arcanine ed un Rotom Calore. Poco dietro di loro erano in posizione un Houndoom, un Torkoal e sul guscio di questi era seduto un Simisear. Evidentemente, a camminare erano stati in sei, e Zangoose ne aveva erroneamente contati tre per via della distanza tra i primi e gli ultimi.

«Chi siete?» Chiese Zangoose. La sua voce non tradiva alcun nervosismo, ma Emolga si rese conto che era preoccupato. Nove contro tre era davvero problematico.

«Andiamo, credo tu ci sia già arrivato.» Commentò l’Houndoom, con una voce femminile «In ogni caso, se foste così stupidi da non averlo capito, siamo Capitani dell’Organizzazione. Molto piacere.» Aggiunse sorridendo.

«Come temevo.» Disse Zangoose, e si mise in posizione, pronto a colpire.

«Non sei tipo da aspettare. Mi piace.» Disse la Houndoom, e si schierò davanti a lui seguito dal Torkoal e dal Simisear.

«Emolga, tu prendi il Pyroar e i due che sono con lui, l’Arcanine e il Rotom. Draak, a te gli altri.»

I due annuirono e si misero in posizione. Emolga si rese conto che Draak era nervoso. Da quando erano arrivati a Vulcania, aveva fatto una fatica tremenda a tenersi in piedi, sulla punta della sua pinna. Adesso, doveva combattere nel peggior terreno possibile.

In ogni caso, non poteva distrarsi. Si girò verso i tre e si preparò. Per un attimo, tutti rimasero fermi. Poi, Zangoose si lanciò sul Torkoal, colpendo con un Ferrartigli.

Torkoal ritirò la testa nel guscio, e l’attacco di Zangoose si infranse senza danni. Poi, Simisear fu su di lui. Zangoose riuscì per un pelo a sottrarsi al suo Fuocopugno, arretrando. Ma la Houndoom colpì. Zangoose vide la sua bocca aprirsi per scagliare un Lanciafiamme. Zangoose scartò di lato appena in tempo per schivare l’attacco, che con suo stupore vide composto da fiamme nere anziché rosse, e colpì con Forbice X, ma la pokèmon parò con un Ombrartigli e sorrise. «Bravo, non è da tutti schivare il mio attacco. La maggior parte dei Pokémon crede di poterlo fermare, e risponde. Non è una buona idea.»

Zangoose arretrò schivando un secondo Fuocopugno ed imprecò “Ecco, il Fuoco Nero non ci voleva.” Si disse. Aveva sentito del Fuoco Nero ai tempi del suo primo viaggio a Vulcania. Alcuni Houndoom, anziché sputare fiamme normali, potevano mischiarle con un veleno particolare, e sputare quelle fiamme tremende. Le scottature inferte da quel colpo guarivano come quelle normali, ma il dolore… il dolore iniziale era inimmaginabile, e tormentava chi subiva quell’attacco per anni, a volte fino alla morte. “Se mi colpisce, ho perso.” Si disse. “Prima devo liberarmi degli altri due, poi pensare a lei.”

Si lanciò all’attacco con un nuovo Ferrartigli, questa volta mirando al Simisear. Il Torkoal si mise in mezzo, scagliando un Muro di Fumo. La cortina fumogena colpì al volto Zangoose e lo avvolse, ma il Pokémon bianco e blu non si fece cogliere impreparato. Saltò in avanti, caricando un Forbice X. Un attimo dopo, dove prima si trovava lui, colpì un Fuocobomba nero come la pece, certamente lanciato da Houndoom. Emerse dal fumo proprio davanti a Torkoal e colpì questi al volto, senza che questi potesse far nulla.

Zangoose si spostò di lato, evitando nuovamente un Fuocopugno. “Un’apertura.” Pensò, colpendo con Tritartigli Simisear in pieno petto, mentre Torkoal si riprendeva e scagliava un’Ondacalda. Zangoose arretrò, evitando l’ondata di calore diretta verso di lui. Un attimo dopo, vide un Lanciafiamme nero alla sua sinistra e si abbassò. Sentì il calore delle fiamme passargli appena sopra la testa.

Si alzò, ansimando. “Tre contro uno è dura, e questi sono tutti lottatori di prima classe. Dal canto loro, sia il Torkoal che il Simisear erano decisamente indeboliti. “Forse mi toccherà… No, non posso.” Si disse scuotendo la testa, poi colpì con un Ferrartigli. Simisear reagì, ma il colpo di prima lo aveva indobolito. Il Furto fu lento, e Zangoose lo superò facilmente colpendolo nuovamente al petto. Simisear rantolò, poi si accasciò.

“E uno è andato. Adesso gli altri.” E si girò verso i due rimasti. Torkoal scagliò un nuovo Muro di Fumo, ma Zangoose questa volta saltò all’indietro, evitando di finire nella nube. Houndoom lanciò due attacchi in rapida sequenza, una Marchiatura ed un Lanciafiamme. Zangoose li scorse con la coda nell’occhio e ruotò su se stesso, evitando al pelo i due colpi. “C’è mancato poco.” Pensò, lanciandosi sul Torkoal con un Tritartigli. Quello si ritirò nel guscio, usando un Ferroscudo, ma Zangoose non era uno sciocco. Infilò il braccio proprio nel varco in cui era sparita la testa, e centrò l’avversario in pieno volto. Ma Torkoal gli morse il braccio, bloccandoglielo dentro.

“Dannazione.” Pensò Zangoose, vedendo il Lanciafiamme puntato su di lui. Ebbe solo un secondo per reagire. Sollevò di peso Torkoal e lo mise tra se e l’attacco, come uno scudo. Per scrupolo usò il lato superiore del guscio, dove di certo non poteva venire nessuna scottatura. Poi sollevò l’altro braccio e lo affondò insieme al primo con un secondo Tritartigli. Si ferì leggermente, ma Torkoal lasciò la presa e crollò.

Zangoose estrasse le braccia e fissò Houndoom.

«A quanto pare sei un abile avversario.» Commentò quella «Ho fatto bene a scegliere te.»

«Grazie.» Commentò Zangoose, ma si rese conto che aveva il fiato corto. Un conto era schivare i colpi pericolosi e parare gli altri, ma contro quella Houndoom tutti i colpi dell’avversario erano da schivare, e questo era davvero faticoso.

“Ma devo vincere. Forse è il momento che io faccia quello.” Si disse “Ma solo se sono costretto.”

 

Electronvolt, base dell’S.T., 09/07/4783, circa le 17

Surskit si guardò intorno. Quello era l’ultimo posto. Se Molg non era neanche alla base, non avrebbe saputo dove cercarla.

All’inizio, lui e la squadra si erano piazzati in uno dei baraccamenti fuori città, e lui aveva passato i primi giorni a sistemarsi. Poi era andato in cerca dei tre a cui gli avevano detto di portare i saluti, o a volte dei messaggi. Aveva trovato per primo Toto, o meglio Crocon, come si chiamava adesso. Il Pokémon lo aveva sinceramente ringraziato, e dalla sua espressione era chiaro che Surskit doveva avergli tolto un bel peso dal petto. Era sinceramente preoccupato per Mud.

Poi si era fatto indicare quella Pika di cui gli aveva parlato Raichu. Cercarla aveva richiesto un po’, ma per fortuna c’erano poche Pikachu nell’esercito. Si era dimostrata molto cordiale, e lo aveva ringraziato per averle riferito i saluti del Capitano, ma Surskit non aveva capito se questo per lei avesse contato in qualche modo o l’avesse presa per una semplice cortesia.

Ma con quella Molg erano un altro paio di maniche. Il nome era abbastanza comune, e di Emolga nell’esercito ce n’erano parecchi. Aveva chiesto in metà dei baraccamenti dell’S.T., ma molti non sembravano conoscerla. Altri gli avevano spiegato che era a capo di un’unità indipendente, chiamati Ombre dei Boschi perché si occupavano più che altro di catturare criminali nelle zone boschive piombando su di loro dall’alto. Se era in missione, poteva star via per settimane.

Infine, dopo tre giorni di ricerche, aveva deciso di provare a chiedere direttamente alla base. Era stato titubante perché gli sembrava assurdo chiedere di un Capitano di una squadra speciale solo per un incontro di cortesia, ma non aveva scelta.

«Molg?» gli chiese una delle impiegate dell’S.T., che si occupavano di dividere richieste e archiviare documenti, una Flaaffy «Sei il secondo oggi a chiedermi di lei. Nell’ultimo rapporto diceva di essere sulla via del ritorno da Elecvine, e dovrebbe rientrare in poco tempo. Se vuoi puoi aspettare qui insieme all’altro che ha chiesto di lei.» E indicò a Surskit una panca addossata alla parete, dove era seduto un Ampharos. Surskit notò che parecchi Pokémon gli lanciavano un’occhiata di sottecchi e chinavano il capo in segno di riverenza.

Si sedette accanto all’Ampharos, indeciso su cosa dire. Ma fu questi a rivolgersi a lui «E così anche tu cerchi Molg. Posso chiederti il motivo?»

«Mi dispiace, ma è una faccenda personale. Niente di che, devo solo portarle un messaggio da qualcuno.»

«Capisco. In ogni caso, mi scuso per non essermi presentato. Mi chiamo M’Phar.»

«Surskit, molto piacere.» rispose il piccolo pokémon «Posso chiedere anche a lei perché cerca Molg?»

«Diciamo che devo accertarmi di una cosa. Sono tre settimane che aspetto il suo ritorno, e finalmente potrò confermare i miei sospetti.» Rispose M’Phar, sorridendo a Surskit in modo enigmatico, e Surskit si chiese cosa volesse dire.
 
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Darken

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CAPITOLO 146: IL SEGRETO DI ZANGOOSE​
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Electronvolt, base dell’S.T., 09/07/4783, circa le 15

Surskit ed M’Phar attesero pazientemente, mentre pokémon andavano e venivano dall’ingresso. Dopo un po’ di silenzio, M’Phar offrì a Surskit un po’ d’Acqua Fresca e i due presero a parlare. M’Phar si dimostrò estemamente interessato, al punto che a Surskit cominciò davvero a stare simpatico.
Stavano parlando dell’esercito, e della recente partenza di uno squadrone dei vari paesi verso Volt Port, quando un gruppo di Pokémon entrò. Erano tutti Pokémon di Elettria, e molti erano Emolga. L’ultima ad entrare portava una grossa sacca sulle spalle ed un paio di occhiali dalle lenti scure. Surskit si chiese dove li avesse presi, visto che quei cosi erano venduti in pochissimi posti al mondo fuori da Metallia. In ogni caso, era inequivocabilmente lei il Capitano Molg. Appena entrata, cominciò a dare ordini a destra e a manca ai suoi sottoposti, che si mossero veloci, abituati ai rapidi comandi del Capitano. Surskit non potè fare a meno di fare il confronto con Emolga, così diverso da lei, con quel suo carattere calmo. Si ritrovò a ridacchiare, e dovette fare del suo meglio per trattenersi.
Nel frattempo Molg si diresse dalla Flaaffy con cui aveva parlato prima Surskit, la quale prese la sua sacca e le fece firmare un foglio, per poi indicarle Surskit ed M’Phar. Molg si diresse verso di loro. Quando arrivò vicina a Surskit, si tolse gli occhiali, rivelando una cicatrice circolare intorno all’occhio. Surskit si chiese come diavolo se la fosse fatta, visto che non era una forma normale.
«Siete voi che avete chiesto di me?» domandò «Cosa posso fare per voi.»
«Prima tu Surskit.» Gli disse M’Phar, dandogli un colpetto sulla spalla.
Surskit si schiarì la voce «Ehm, mi ha… mi ha mandato Emolga.» Spiegò, impacciato.
Il volto di Molg, che fino a quel momento era rimasto teso, si rilassò di colpo. A Surskit non sfuggì che la Pokémon ora lo fissava con ansia. «Mi ha detto di portarti i tuoi saluti e di, beh, di dirti che lui sta bene.»
Per un momento Molg non disse nulla, poi tirò un pugno sulla panca «Tutto qui?! Sparisce senza dirmi nulla per una missione e quando può mandarmi un messaggio si limita ad un “ciao come stai, io sto bene” ?! Ah, ma quando torna gliela faccio pagare!» Disse, infuriata. A Surskit però non sfuggì che anche se aveva quel tono di voce il suo viso sembrava soltanto felice. Gli parve persino di scorgere una lacrima negli occhi della Pokémon.
«Beh, ti ringrazio. Ti direi di dirgli qualcosa, ma non potresti certo riferirgli la mia risposta.» Rispose Molg, stringendogli la zampa. Poi si girò verso M’Phar «E tu invece?»
M’Phar avvicino la bocca al suo orecchio e le disse qualcosa. Surskit non capì cosa, ma Molg strabuzzò gli occhi. Poi scosse la testa, e Surskit la sentì rispondere «Mai.»
Il pokémon uscì, chiedendosi cosa si stessero dicendo quei due Pokémon.
 
Vulcania, Firemarket, 09/07/4783, circa le 15
Zangoose arretrò, schivando un Fuocobomba nero pece che colpì proprio davanti a lui. Ansimando, si spostò di lato, solo per essere di nuovo costretto ad arretrare davanti a un Lanciafiamme nero pece.
“Non va, non va…” Si disse “Andando avanti così perderò, ormai non posso continuare a schivare per molto. A questo punto ho due scelte. Ed entrambe non sono piacevoli.” Si guardò il braccio destro “L’ultima volta l’ho quasi perso. E se sta volta smettesse di funzionare per davvero?” Scosse la testa per scacciare il pensiero “Dieci secondi. Me ne servono solo dieci per riuscire a colpire.”
Si lanciò all’attacco. Schivò un Lanciafiamme, poi puntò dritto verso il petto di Houndoom.
«Cos’è, hai deciso di perdere?» chiese la Pokémon. Ma quando vide il braccio destro di Zangoose, impallidì. Era diventato grosso, almeno il doppio di prima, e la pelliccia era nera. Per evitare si slanciò all’indietro, ma fu troppo lenta ed il pugno di Zangoose la colpì, lanciandola all’indietro.
Houndoom lanciò un Fuocobomba, ma Zangoose rispose sollevando il braccio destro, ora diventato più simile a quello normale, ma con una colorazione bluastra. Poi lo abbassò, e un’ondata d’acqua azzurra intercettò il Fuoco Nero, bloccandolo.
Zangoose fu su di lei, colpendo nuovamente con l’acqua. Stavolta però Houndoom rispose con il Fuoco, e i due attacchi si annullarono in un’esplosione di vapore.
Per qualche momento i due contendenti non si videro, poi la nebbia si diradò. Quando Houndoom vide di nuovo Zangoose, quello era proprio di fronte a lei, il braccio nuovamente enorme e coperto di pelliccia nera. Calò un nuovo pugno, nuovamente al petto, ma la Houndoom se l’aspettava. Un lampo di luce, e un attimo dopo Zangoose stava colpendo la piastra ossea sul petto di una MegaHoundoom.
A quel punto, il Pokémon arretrò scartando di lato, mentre una Marchiatura volava verso di lui. Il braccio tornò normale, ma Houndoom non gli tolse gli occhi di dosso.
«Che cos’era quello?» Chiese «Tu chi diavolo sei?»
Zangoose sorrise, pur soffrendo palesemente. Si era portato il braccio al petto, e la Houndoom si rese subito conto che era più rosso di prima. Il colore del sangue.
«Cos’è, sei spaventata? Eppure questo braccio, questo potere, me l’avete regalato voi. O non sai della Prima Generazione del Progetto S.» Chiese il Pokémon a denti stretti, mentre schivava un Lanciafiamme, il braccio che pendeva inerte.
«Che diavolo centra la Prima Generazione del Progetto con…» poi a Houndoom tornò in mente in modo vivido il giorno in cui, alla riunione tra capitani, avevano annunciato la riuscita della Prima Generazione, presentando alcuni Pokémon. E tra quelli c’era uno Zangoose. “Possibile che fosse lui?” «Non è possibile,» rispose «Sono tutti morti. I membri della Prima Generazione sono morti, nessuno escluso. Chi sopravvisse alle fasi iniziali…»
«Morì in missione. Ma sai, morire in missione non è poi tanto diverso dallo sparire, non credi? Basta lasciarsi dietro una quantità sufficiente di pelo e sangue per convincere tutti che ti hanno ammazzato. Per quanto mi abbia fatto parecchio male, lo ammetto.» La interruppe Zangoose.
Houndoom riflettè, mentre lanciava un Fuocobomba che l’avversario schivò. Effettivamente, la Prima Generazione era stato un fallimento sotto tutti i punti di vista. Metà dei candidati erano morti subito. Gli altri erano morti dopo. I geni dentro di loro causavano alle parti del corpo interessate uno sforzo eccessivo, e finivano per distruggerlo dall’interno.
«Quindi ti avrebbero modificato il braccio? Quello che dici a senso, ma deve farti parecchio male.»
«Oh sì, ma non quanto ne farà a te.» Rispose Zangoose, lanciandosi in avanti.
“Credi che mi farò colpire ora che so cosa nascondi?” Pensò Houndoom, scagliando un Lanciafiamme. Ma Zangoose non lo schivò. Il braccio destro si ricoprì di rocce, parando il colpo. Poi colpì nelle fauci spalancate di Houndoom, senza che quella potesse fare nulla.
«Prova a bruciare questo.» Le disse Zangoose colpendo con gli artigli, coperti di roccia, con un Pietrataglio.
Houndoom arretrò. Il colpo l’aveva centrata nella bocca, rompendole diversi denti e facendo parecchi danni alla sua testa. Fissò Zangoose per qualche secondo, poi sentì un sapore acre in bocca.
“Ma che…” Si chiese, poi percepì il sapore delle sue fiamme, solo molto più concentrato.
«Sai, il Fuoco Nero ha quegli effetti perché delle ghiandole sopra la bocca di voi Houndoom emettono un veleno particolare. Mi chiedo cosa succeda se quelle ghiandole si rompono.»
Houndoom però lo sapeva bene. Se avesse lanciato le fiamme ora, sarebbe stata avvolta lei stessa dalle fiamme. E con le ferite, avrebbe finito per danneggiarsi da sola.
A quel punto, la lotta divenne feroce, artigli contro artigli. Zangoose aveva il braccio destro definitivamente abbandonato sul fianco, e usava il sinistro alternando Tritartigli e Ferrartigli. Houndoom, dal canto suo, poteva usare solo Ombrartigli, finché la ferita non si fosse chiusa.
Alla fine, dopo un tempo che sembrò infinito, Zangoose trovò un’apertura, scartando a destra ed evitando un Ombrartigli per colpire il fianco della Pokémon. Quella emise un gemito, e crollò a terra.
Un attimo dopo, Zangoose fu un ginocchio, gridando di dolore. Il braccio destro sembrava in fiamme. Una volta gli avevano piantato un coltello nella zampa, ma quello era nulla in confronto. Sembrava che continuassero a colpirlo, mosse, lame affilate, spine, chiodi, fiamme, ghiaccio, qualsiasi cosa potesse fare male lo stava colpendo. Le lacrime agli occhi, Zangoose fece del suo meglio, ma riuscì solo a continuare ad urlare, un pianto di dolore che non sembrava fermarsi.
Dopo un tempo che parve interminabile, il dolore scemò ad un sordo ronzio. Lentamente, ansimando, Zangoose riuscì a calmarsi. Respirando profondamente, riprese il controllo di sé. Guardò il braccio. C’erano i segni di sangue sulla pelliccia bianca, ma ora sembrava si fosse fermato.
“Mai più” si disse il Pokémon “e meno male che mi sono allenato per queste due settimane. Ho avuto miglioramenti limitati ma almeno non ho dovuto usarlo da subito, o il dolore mi avrebbe ucciso.”
Più o meno Zangoose aveva imparato come funzionava il suo braccio. In pratica, i geni di altri Pokémon presenti in esso gli permettevano di assumere forzatamente l’aspetto dell’arto della specie da cui erano presi. Era un processo simile all’evoluzione, ma essendo forzato causava molti danni. I muscoli non potevano sopportare quel cambio repentino di dimensioni, e finivano per rompersi, solo per rimarginarsi grazie agli stessi geni.
Zangoose provò a muovere il braccio, e quello rispose, pur con una nuova fitta di dolore che quasi lo fece urlare di nuovo. “A quanto pare non me ne sono ancora liberato.” Commentò “Chissà, forse è meglio così. Magari un giorno sarò contento di averlo.”
E, dopo aver legato Houndoom e i suoi due compagni, giusto per sicurezza, si girò a controllare come stessero andando i suoi compagni.
 
Emolga guardò i due pokémon che erano rimasti in piedi. L’Arcanine non era stato particolarmente ostico, erano bastate alcune Acrobazie ben piazzate per sconfiggerlo. Una di esse l’aveva colpito al volto, una seconda al fianco, altre su tutto il corpo, e alla fine era stato sconfitto. L’aveva aiutato anche il Rotom, che provando a colpirlo con un Tuono aveva invece centrato in pieno il compagno, quando Emolga aveva scartato di lato all’ultimo.
Emolga sbuffò. Il Rotom era fastidioso, ma non sembrava un avversario particolarmente pericoloso. Ma il Pyroar… Non sapeva cosa aspettarsi da lui. Per tutto il tempo, non aveva fatto altro che fissarlo, senza perderlo di vista un secondo. “Eppure non sembra il tipo da restare fermo ad aspettare.” Lo vide muovere un po’ la testa, ma a parte quello l’avversario continuava a limitarsi a fissarlo.
Si lanciò sul Rotom con un Codacciaio, ma quello rispose con Invertivolt. L’attacco colpì Emolga, rallentandolo, ma non fermandolo. Il colpo calò, ma anziché trovarsi davanti Rotom, calò su Pyroar.
“Dannazione.” Si disse Emolga, mentre quello schivava con calma. Il Rotom, sfruttando l’elettricità residua come calamita, aveva attirato il Pyroar verso di se.
Il Pyroar si lanciò all’attacco, spalancando la bocca per colpire con un Rogodenti. Le fiamme dentro la bocca si scontrarono con un nuovo Codacciaio di Emolga, che per lo meno riuscì a bloccarle. Poi, inaspettatamente, si sollevò verso il cielo, sparendo quasi del tutto alla vista.
Il Rotom lo seguì, lasciando il Pyroar a terra. Arrivato all’altezza di Emolga, si chiese cosa avesse in mente quel bamboccio per salire così in alto. “Non capisco, eppure non è certo un vantaggio trovarsi così in alto.”
Emolga e Rotom si fissarono per qualche secondo, poi il primo colpì con un’Elettropalla, che Rotom schivò agilmente. Per farlo però distolse lo sguardo per un momento, e quando tornò a guardare davanti a sé l’Emolga era sparito di nuovo.
Si guardò intorno. Davanti, dietro, a destra, a sinistra, l’Emolga non c’era da nessuna parte. Si stava chiedendo dove fosse, quando su di lui piombò qualcosa. E prima di accorgersene, Rotom aveva Emolga su di sé, intento a colpire con Acrobazia. Cercò di rispondere, ma l’avversario era troppo veloce.
“Abituato a combattere in cielo.” Capì “Molto più di quanto non lo sia io.” Si disse il Rotom. Scagliò una Vampata, che si disperse intorno a lui, ma l’attacco sfiorò solo l’avversario. Qualche danno, che Emolga ignorò colpendo con un Codacciaio. Rotom arretrò, e con suo stupore Emolga scomparve.
Guardò in basso, dove vide il Pokémon precipitare. Il patagio chiuso, lanciato dritto verso il capitano Pyroar, con un Aeroassalto.
“Da quest’altezza potrebbe davvero sconfiggere il capitano.” Si rese conto Rotom. Modifiche o no, un Aeroassalto portato alla velocità di picchiata avrebbe sconfitto chiunque.
Rotom gli si precipitò dietro, scendendo ben più veloce di lui grazie al fatto che come forma di uno Spettro percepiva meno l’attrito dell’aria. Arrivò a pochi metri da Emolga, che con suo stupore, però, frenò di botto, allargando le braccia e rallentandosi con il proprio patagio aperto. Rotom lo superò, e fermatosi fu colpito da un nuovo Aeroassalto. Poi prese a precipitare verso terra, fino ad urtare contro il terreno. Per sua fortuna non erano così in alto da ucciderlo, ma si fece male comunque, e crollò.
Pyroar fissò Emolga e sorrise. “Sì, questo mi pare proprio interessante.” Si disse, e scagliò un Fuocobomba verso il Pokémon, che lo schivò salendo verso l’alto.
Emolga scosse la testa “Senza l’allenamento con Gliscor ed Hawlucha, non avrei vinto.” Si rese conto. I due Pokémon erano volatori più esperti di lui, e gli avevano insegnato molte cose sul volo. “E ora mettiamo a frutto l’Arte che mi ha insegnato Lucario.”
Salì di nuovo, sempre più in alto, poi si lasciò andare. Precipitando in picchiata, con un Aeroassalto caricato, si preparò all’impatto con Pyroar… che non ci fu. Annoiato, il Pokémon colpì con un Dragartigli, o almeno quello parve ad Emolga, ed i due attacchi si annullarono, spingendo addirittura Emolga ad arretrare un poco.
«Avanti ragazzo» gli rispose Pyroar «Questo l’ho già visto. Ora darò il massimo, e mi aspetto che tu faccia lo stesso.» Rispose, e con stupore di Emolga il suo corpo prese a mutare.
 
Volt Port, 09/07/4783, circa le 15
La sentinella, un Poliwhirl, stava facendo la guardia dalla bassa torre sulla banchina della cittadina portuale, quando scorse una figura avvicinarsi via mare. Lentamente, si delineò la forma del Pokémon, un lungo serpente di mare, di una bellezza unica.
«Il Vice Ammiraglio Milotic.» Si rese conto. Come tutti nella Marina, sapeva della prova che stava avendo luogo nelle acque del Lago Interno. Si diresse quindi verso il porto, chiamando a raccolta gli altri suoi compagni, sia quelli stanziati vicino alla torre di gurdia, il rozzo edificio in legno per controllare i pirati, sia quelli che si trovavano nei dintorni.
La Milotic, arrivata in porto, ricevette il saluto militare di rito, cui rispose con un cenno. Aveva sul corpo i segni della faticosa traversata. Piccoli taglietti, squame cadute e soprattutto un’aria affaticata. Ma intorno al collo portava la Coda di Manaphy, il delicato gioiello d’argento che simboleggiava il titolo di Ammiraglio.
«Uomini, un nuovo saluto alla Vice Ammiraglio Milotic» disse Poliwhirl «Anzi, Ammiraglio Milotic.»
E gli uomini risposero con un secondo saluto, questa volta accompagnato da grida di giubilio. In fondo era naturale, la flotta di cui facevano parte era quella su cui prima aveva comandato l’Ammiraglio Empoleon. Il che voleva dire che Milotic era la loro nuova comandante.
Milotic annuì «Vi ringrazio, davvero, ma ora non c’è tempo. Devo recarmi subito ad Electronvolt. Vi prego solo di darmi un po’ di cibo, prima che io riparta.»

Poliwhirl annuì e diede l’ordine. Fissando Milotic, si rese conto che la Pokémon aveva uno sguardo strano, preoccupato. Si disse che era solo la sua immaginazione, e si limitò a fissarla mentre mangiava e ripartiva.
 

Dancer9

Zoidberg
Piccola correzione nel capitolo 145: indobolito (nel combattimento di Zangoose) :)

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Darken

Passante
Piccola correzione nel capitolo 145: indobolito (nel combattimento di Zangoose) :)

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Oh no, mi toccherà rifare tutti gli spoiler sigh.

Ma siamo online, pronti a ripartire.

CAPITOLO 147: LA VERITÀ SULLA TERZA GENERAZIONE​

Vulcania, Firemarket, 09/07/4783, circa le 15Davanti a Emolga, si stagliava ora un Pokémon completamente diverso. Era un Pyroar, ma era anche molto diverso da un Pyroar. La sua coda era identica a quella di un Drapion. Sulla schiena aveva un paio di ali simili a quelle dei Coleotteri, anche se Emolga non avrebbe saputo dire quale. Sulla testa era cresciuto una sorta di elmo con le corna simile a quello degli Aggron. Il Pyroar ruggì, e si lanciò all’attacco. Con stupore di Emolga, si sollevò in aria, battendo le ali, e si lanciò contro di lui. Fece appena in tempo ad evitare un Rogodenti che colpì ad un soffio dal suo volto.Si lanciò contro l’avversario con un Acrobazia, ma quello parò con l’elmo, e il colpo non fece alcun danno. Poi Pyroar fu su di lui, con un Gelodenti che Emolga schivò nuovamente, più per fortuna che per abilità. Sentì il freddo dei denti a pochi centimetri dal braccio destro. Planò verso il basso, poi scartò diverse volte, ma Pyroar lo tallonava. Emolga aveva il vantaggio di essere abituato a volare, ma evidentemente Pyroar non era un novellino.“Vediamo cosa sa fare.” Si disse. Scartò a destra, poi a sinistra, salì, scese in picchiata, nuovamente a destra per due volte, poi a sinistra, su, su, su, per poi planare di botto. Ma per quante manovre eseguisse, Pyroar riusciva a tenergli dietro, scagliandogli contro una sequela di attacchi: Lanciafiamme, Idropompe, Tuoni, Fangobombe, tutti arrivavano ad un soffio dal colpire Emolga, ma quello riusciva a schivarli.“Se mi rimane dietro non riuscirò a colpirlo.” Si rese conto Emolga. Prima Pyroar si era protetto usando la testa, quindi il suo corpo doveva essere vulnerabile. Se Emolga fosse riuscito a spostarsi sul fianco, o ancora meglio dietro l’avversario, avrebbe potuto colpire il nemico con un attacco potente e causargli dei danni, o almeno questo sperava.Scartò a destra, ancora a destra, ripetendo l’operazione diverse volte. Poi, dopo aver fatto una finta, svoltò improvvisamente a sinistra. Questa volta colse di sopresa Pyroar, che gli girò le spalle. Ed Emolga colpì con un Aeroassalto, mirando alla schiena scoperta. L’attacco andò a segno, ma Pyroar usò la coda come scudo. Emolga arretrò, e lanciò un’Energisfera, ma quella fu intercettata da un Lanciafiamme, talmente potente che la dissolse ed Emolga fu costretto a schivare sollevandosi verso l’alto.“Dannazione” Si disse il pokémon, poi si lanciò in picchiata, schivando una nuova serie di attacchi. Arrivato a pochi metri da terra, prese a volare in avanti, a zigzag. Si guardò intorno. Si era spostato parecchio in cielo, perché la città era abbastanza lontana. Davanti a lui, la strada procedeva un poco in pianura, poi si inerpicava intorno a una bassa montagna, e fu là che Emolga si diresse, con Pyroar alle costole. Un piano gli solleticò la mente, e si rese conto che quella era una grossa possibilità.Raggiunta la base del vulcano, prese a girare intorno ad esso. Salirono sempre più su, diretti verso il cratere, che Emolga valutò trovarsi a circa duemila metri dal terreno, ma per lui non era difficile raggiungere la cima grazie al calore emanato dal cono vulcanico. Arrivato in cima, Emolga stava sudando copiosamente. Il calore era elevatissimo, ma si impose di ignorarlo. In quel punto, la temperatura generava una forte corrente ascensionale. Il suo patagio si gonfiò ed il Pokémon prese a salire verso l’alto ad altissima velocità. Vide Pyroar dietro di lui, ma Emolga era avantaggiato, perché le sue ali erano più adatte a sfruttare una corrente di quel tipo.Arrivati intorno a quattromila metri di quota, la corrente si era indebolita fino a scomparire del tutto, ed Emolga si guardò intorno. Si rese conto con stupore di essere alla stezza altezza di Aeria, e si chiese quanto tempo gli avrebbe richiesto raggiungere quell’altezza senza le correnti calde dalla sua parte. Non aveva mai volato così in alto, e la cosa lo sorprese, ma non aveva tempo per pensare a quello. Scagliò una serie di Energisfere verso l’inseguitore, che aveva perso terreno, ma solo una di esse lo colpì, e solo di striscio. Alla fine Pyroar fu alla sua stessa altezza.«Allora, vuoi finirla di scappare? O dovrò inseguirti ancora per molto?» Gli chiese il Pyroar, ruggendo. Emolga notò che, anche se lo nascondeva bene, aveva il fiatone.«Oh, no, siamo dove volevo essere.» Rispose Emolga. E si lanciò su di lui, colpendo con un’Acrobazia. Pyroar rispose provando a morderlo con un Rogodenti… che fu troppo lento. Morse l’aria, mentre Emolga lo aggirava e lo colpiva proprio alla biforcazione delle grosse ali trasparenti. E questo colpo, Pyroar lo accusò davvero, gemendo.“Ma cosa…” Si chiese Pyroar. Scagliò un Lanciafiamme verso Emolga, ma le fiamme erano più deboli di quanto avrebbero dovuto essere, e il colpo fu agilmente schivato dall’avversario, che lo colpì al petto con un Aeroassalto.«Ma che diavolo…» A quel punto Pyroar si stava infuriando. Lanciò un Tuono, che Emolga schivò per colpire con un altro Aeroassalto. Adesso Pyroar cominciava ad avere il fiatone. Usò Rogodenti, ma Emolga schivò le fiamme e colpì con un Codacciaio il volto del Pokémon, che fu costretto ad arretrare.«Che diavolo succede?!» Ruggì il Pokémon, mordendo con Gelodenti a vuoto. La testa gli girava ed aveva il fiatone, ma non capiva perché.«Sai, quando siamo andati ad Aeria ci hanno dato alcuni utili consigli sul sopravvivere ad alta quota. Per esempio, ci hanno insegnato che l’aria e rarefatta. E le mosse Fuoco sono pericolose da usare.» Rispose Emolga, colpendo nuovamente con Aeroassalto, piombando sull’avversario da sopra «Noi Pokémon Volante abbiamo un polmone ausiliario, e non abbiamo problemi. Ma voi del Progetto S usate i geni dei Pokémon solo per potenziarvi. E una battaglia a quattromila metri di quota non è cosa che possiate prendere in considerazione. Quindi speravo che le tue abilità come Pokémon Volante si fermassero al volo vero e proprio.» Colpì ancora con un Aeroassalto, al petto. «E a quanto vedo avevo ragione. Hai usato mosse Fuoco, il che ha ridotto il tuo prezioso ossigeno. La testa ti gira, forse ti fa anche male, ed hai il fiatone. Sono tutti sintomi del mal d’alta quota. Ma temo che tu non potessi saperlo.»Pyroar scagliò un Fuocobomba, accecato dall’ira verso quel piccolo Pokémon che lo stava sconfiggendo in astuzia, ma fu un enorme errore. La testa prese a girare come una trottola. E quando Emolga lo colpì ancora con Aeroassalto, mirando ancora alla schiena, prese a ondeggiare. Prima di rendersene conto, stava precipitando.Cadde per un tempo che gli parve infinito, il terreno che si avvicinava. Poi, quando era ormai convinto che quella fosse la fine, qualcosa lo afferrò per la coda, rallentando la caduta. Guardando verso l’alto, vide Emolga sopra di lui, che lo teneva ben stretto, i muscoli tesi a sollevare il suo peso.Pyroar capì all’istante che, al momento, pesava troppo perché Emolga potesse rallentarlo al punto di salvarlo, ma poteva rimediare. Fece sparire l’ingombrante casco da Aggron, e allargò le ali, che frenarono la caduta. Toccò terra e si accasciò.«Perché… mi hai salvato?» Chiese, fissando l’Emolga.«Non… non lo so. Sei un criminale, non avrei dovuto farlo, eppure l’ho fatto. Io… non lo so. Forse è solo perché mi sono sentito stupido a non aver previsto che precipitare da quattromila metri ti avrebbe ucciso all’istante.» Rispose Emolga. Non riusciva davvero a pensare a un altro motivo per cui salvare un membro dell’Organizzazione, men che meno un Capitano. Perché aveva fatto una cosa del genere?«Piuttosto… stupido in effetti.» Rispose Pyroar, e svenne. Emolga si chiese se si riferisse al suo errore di calcolo o al salvataggio. Portò il proprio braccio al fianco, dove teneva la sacca, ma si rese conto che doveva essergli caduta. Riflettendo, si rese conto di non ricordare dove potesse averla persa. Sperò fosse successo all’inizio dello scontro, e si diresse verso il campo di battaglia da cui era partito. Draak ansimò come un mantice. Era assurdamente difficile combattere in quelle condizioni. La terra tremava, sbilanciandolo in continuazione. I suoi stessi colpi rischiavano di farlo cadere per il rinculo, per colpa della scarsa stabilità che aveva su quel terreno.“Quanto darei per poter combattere in acqua.” Si disse, scagliando un’Idropompa. Il Rapidash lo schivò, ma il Darmanitan dietro di lui fu centrato in pieno, e crollò.Il contraccolpo per poco non fece crollare a terra Draak, ma questo gli permise di schivare l’Incornata di Rapidash.Draak arretrò, guardandosi intorno. Il Talonflame si era fatto ingannare quando Draak aveva finto di scagliare l’Idropompa contro Rapidash per cambiare bersaglio all’ultimo secondo, una cosa che aveva richiesto una certa abilità, soprattutto per non cadere a causa del cambio improvviso di direzione del colpo. E adesso, dopo tre Dragopulsar, anche Darmanitan era stato sconfitto. Ma il Rapidash aveva schivato tutti i suoi attacchi, e Draak non sapeva come fare.Rapidash colpì con una Nitrocarica, e Draak rispose con un’Idropompa. I due attacchi si scontrarono, ma nonostante lo svantaggio Nitrocarica ne uscì vincitrice, e Draak riuscì a schivarla per un soffio. Colpì con Dragopulsar, ma Rapidash scartò di lato. Si sollevò sulle zampe posteriori e calò uno zoccolo, usando pestone. Draak scagliò un’Idropompa verso il petto scoperto dell’avversario, e stavolta, incredibilmente, andò a segno. Sfruttando il rinculo a proprio vantaggio, si spostò all’indietro, e scansò di un soffio l’attacco avversario. Guardando il largo buco aperto dallo zoccolo nel terreno, non potè fare a meno di impallidire.Inaspettatamente, Rapidash rise «Ma bene, sei riuscito a colpirmi. Soddisfatto? Se sì, credo sia d’uopo che io mi metta d’impegno. Fino ad ora mi sono limitato ad usare Adattabilità, potenziandomi, ma direi che posso fare sul serio.»Le fiamme sulla sua schiena variarono colorazione, passando dal grigio ad un blu intenso, lo stesso blu di mosse come Dragopulsar, si rese conto Draak.Ma fu la mutazione del corno sulla fronte a sorprendere Draak. Normalia, rive del Fiume Draak, 09/07/4783, circa le 16«Bene, vi lasciamo qui.» Disse loro il Ninetales, spingendoli in modo che scendessero dalla barca. Uno dopo l’altro, i membri del gruppo si ritrovarono a terra. Flaaffy fu l’ultimo a scendere, poi i pirati ritirarono la passerella.«Ehi, aspetta, come sarebbe a dire? Noi dobbiamo andare a Vulcania.» Rispose Zorua, fissando l’altro in cagnesco.«Liberissimo di farlo, ma non possiamo lasciarvi vicino al nostro nascondiglio, e credo sia ovvio che si trova vicino al fiume. Quindi, o Normalia o Espia. Mi è sembrato gentile lasciarvi qui. Se preferite, vi ricarico a bordo e vi scarico ad Espia. Magari stavolta vi vendono per davvero come schiavi.» Gli rispose il Ninetales, acido.«E Mud?» Chiese Flaaffy.«Lo lasceremo qui in giro quando troveremo qualcuno per prendere il suo posto. Il capo ve l’avrà detto, non ci vorranno più di due settimane. Una sola forse. O magari, domani stesso incontreremo una nave di pirati carica di schiavi e riusciremo a salvarli.»Zorua fissò il Ninetales. Avrebbe voluto dirgli diverse frasi alquanto vergognose, soprattutto per un principe, ma non se la sentiva. Avevano pur sempre Mud con loro, e non sapeva cosa avrebbero potuto fargli.Alla fine, non disse nulla. Ninetales, che probabilmente si era reso conto di cosa aveva pensato, perché gli fece un sorriso di scherno «C’è una locanda là in fondo, vicino alla Strada di Arceus. Finchè siete a Normalia non dovete preoccuparvi, siete al sicuro. Non rapiscono mai i viaggiatori, se non sono certi di farla franca.»«E questo dovrebbe rassicurarci?»«No, ma almeno dovrebbe dirvi che siete più al sicuro che ad Espia o Arenia.» Rispose il Ninetales, poi prese a dare ordini, e la nave si girò. Poco dopo era scomparsa in lontananza. Uno dopo l’altro i membri del Gruppo si diressero verso la locanda, chiedendosi cos’ altro potesse andare storto. Da qualche parte ad Elettria, 09/07/4783, circa le 16«Come sarebbe a dire che dobbiamo aspettare ancora?» Chiese Poliwrath, tirando un pugno alla porta della cella. L’acciaio riverbero, ma non riportò alcun danno.«Quello che ho detto. Non possiamo portare avanti il nostro piano adesso. Se vogliamo fuggire, dobbiamo aspettare.» Rispose Ampharos V, fissando il Poliwrath drittò negli occhi. Una volta non avrebbe mai avuto il coraggio di farlo, ma aveva visto tante cose tremende che ormai non si spaventava per un semplice sguardo, anche da un criminale come quello.«Spero per te che sia così. Se Altrimenti… Beh, io non posso prometterti nulla in questa vita, ma giuro che tornerò a tormentarti dall’oltretomba, fosse l’ultima cosa che faccio.»«Prometto che non dovrai farlo. Ora devo andare, tu non preoccuparti.»«Facile dirlo per te. Comunque sparisci, e vedi di tornare con notizie migliori la prossima volta.»Ampharos sbuffò. Avrebbe lasciato volentieri Poliwrath e i suoi a marcire nella loro cella, ma gli servivano quanti più Pokémon possibili dalla propria parte.Salì le scale fino ad arrivare ai laboratori, ed entrò in quello dove il Professor Durant lo aspettava. Alcuni banconi erano allineati, e il Professor A. raggiunse il proprio quasi meccanicamente, mettendosi al lavoro. Continuò a montare i macchinari, concentrato, sotto lo sguardo del Professore, finché quello gli si avvicinò.«Buon pomeriggio Professor Ampharos. Ha passato una buona mattinata?» Chiese il Pokémon.«Una mattinata faticosa, Professor Durant. Sono stato costretto ad occuparmi personalmente del controllo delle nuove forniture da Metallia, poi di alcuni dati nell’archivio, e infine ho avuto a disposizione a malapena due ore per pranzare e trascorrere un po’ di tempo libero.»«E mi dica, lei passa spesso il suo tempo libero nelle celle?» Chiese Durant a bruciapelo. Ampharos per poco non saltò fuori dal camice, ma riuscì a resistere.Si rivolse al professore «Non capisco cosa intenda. Non mi reco laggiù molto spesso.»«Smetta di mentire Professore. So benissimo che lei si recà laggiù con frequenza regolare.»«Ecco... Io… stavo… cioè… pensavo…»«La verità Professore. Adesso.» Durant lo fissò dritto negli occhi, e Ampharos si sentì sottoposto ai raggi x.«Stavo cercando di capire cosa potesse migliorare il funzionamento del casco per il controllo mentale.» Rispose infine, tutto d’un fiato «Mi perdoni, so che quello non è il mio campo e mi vergognavo ad ammetterlo, ma ero interessato a questi studi sul controllo della mente.»Durant lo fissò per qualche momento, poi annuì «Bene, direi che mi basta. Ma Professore, la prossima volta mi chieda il permesso. Ora mi scusi, ma sono atteso da un’altra parte. La lascio da solo per un po’. Se vuole, sul tavolo c’è una copia delle ricerche sul casco, così potrà approfondire il suo… interesse.»Ampharos attese che il Durant fosse uscito, poi tirò un sospiro di sollievo, scosso da brividi di terrore. Per un attimo aveva temuto davvero di essere stato scoperto. Con le mani tremanti, si rimise al lavoro.
 
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CAPITOLO 148: IL CORNO DELLO SPADACCINO​

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Vulcania, Firemarket, 09/07/4783, circa le 16Un tremito scosse il corpo di Draak, un tremore che non aveva niente a che vedere con il terreno. Guardò il corno sulla fronte dell’avversario, blu come il mare, con riflessi azzurri come le onde.Il Rapidash sorrise «Oh, vedo che l’hai riconosciuto. Bello vero?» chiese, sorridendo.Era bellissimo, non c’era dubbio. Ma la stessa bellezza del mare in tempesta, una bellezza che può ucciderti «I-Il corno dello Spadaccino del… del Mare. Ma com’è possibile?»«Non essere così sorpreso. Ho anche le fiamme blu e la coda da rettile, se non te ne fossi accorto.» Gli rispose, indicando con il corno la lunga coda verde che aveva sostituito le fiamme. «Ma magari vuoi vedere più da vicino il tutto. Ti accontento.» E si lanciò verso di lui. Coprì la distanza in un attimo, e piombò su di lui, colpendo con un Pestone. Draak lo scansò per un pelo, e il colpo, piombando a terra, scavò un buco profondo. Il Pokémon Drago preferì non chiedersi cosa sarebbe successo se l’attacco l’avesse colpito.Rispose con un’Idropompa, ma la coda verde bloccò l’attacco. Un pokémon d’erba, decise Draak, pur non sapendo dire quale.Il secondo attacco del Rapidash fu una Nitrocarica. Il fuoco blu avvolse il corpo del Pokémon, che si scagliò su Draak, che nuovamente riuscì a schivare al pelo.“Sta giocando con me.” Si rese conto Draak, quando una nuova Nitrocarica lo mancò di pochissimo. E ancora, Pestoni e Nitrocariche che continuavano a fallire. All’inizio era convinto di essere stato lui a schivarli, ma ora si rendeva conto che era l’altro a mancarlo di proposito “Ma perché?” Scagliò un Dragopulsar, ma il pokémon lo intercettò con la coda, sorridendo.Poi il corno sulla fronte prese a brillare. Rapidash lo agitò leggermente e sfiorò appena Draak. Il pokémon fu lanciato all’indietro, atterrando a diversi metri dal punto di partenza. Con fatica si raddrizzò. “Cosa…”«Ma come, di già? Cerca di farmi divertire almeno un po’.»«Cos’hai fatto? Come hai fatto a scagliarmi lontano sfiorandomi appena?»«Spadamistica, ovviamente. Mai sentita nominare?»Draak ricordava vagamente il nome. Si sforzò di ricordare, e gli tornò in mente che effettivamente Keldeo possedeva una mossa unica, che solo lui sapeva usare. Questo almeno finché Rapidash non aveva ottenuto quel corno.Scosse la testa. “Se mi ha fatto così tanto danno sfiorandomi appena, cosa succederà quando mi colpirà direttamente?” Il Pokémon Drago si guardò intorno. Oltre a lui, non c’era nessuno. Respirò a fondo, poi si lasciò andare.Sentì il proprio corpo invaso da una forza immensa, una potenza che lo fece sentire libero. Si concentrò nel ricordare gli insegnamenti di Lucario “Respira… trattieni la forza… ricorda che farti sfuggire il controllo significa rischiare la tua vita e quella degli altri… respira…” Sentì le forze aumentare, poi si lanciò. Fu veloce, abbastanza da cogliere di sorpresa Rapidash comparendogli davanti con un Dragopulsar, un attacco più potente di quello di prima.“Forza del drago” si rese conto Rapidash “Quella bizzarra mutazione che rende così potenti i pokémon Drago. Abbastanza potenti da poter sfidare un Loro, si dice.” Il Dragopulsar lo centrò al petto, e lui imprecò, arretrando, poi colpì con Spadamistica, abbassando il corno, calandolo verso l’avversario. Il colpo arrivò ad un palmo dal Dragalge, poi quello si scansò di lato, evitandolo e lanciando un’Idropompa. Draak centrò in pieno l’obbiettivo, il fianco del Rapidash.Quello sbuffò, arretrando, poi colpì con Spadasolenne, calando il corno su di lui, ma Draak si scansò di lato e colpì con Idropompa, nuovamente mirando al fianco. Ma a Rapidash non sfuggì che il colpo era più lento del precedente, e parò con la lunga coda verde. Si girò verso l’avversario giusto in tempo per vedere un Fangobomba piombargli addosso, centrandolo sul volto e spingendolo indietro. Chiuse gli occhi, per evitare che il veleno trovasse modo per entrare in circolo, e scosse la testa, disperdendo il liquido viola rimastogli sul muso.Poi fissò il Dragalge. Aveva il fiatone, adesso. E diversamente da prima, sembrava molto affaticato, anche se non lo dava a vedere.Draak mosse il capo, a disagio “Com’è possibile che sia ancora in piedi?” Si chiese, osservando il Rapidash. Durante gli allenamenti, persino Lucario si era trovato in difficoltà contro di lui, quando aveva usato quella capacità che il maestro aveva chiamato Forza del drago. Ricordava bene gli insegnamenti “Devi fare attenzione a usarla. La Forza del drago annulla i limitatori del corpo dei draghi, riduce la sensazione di fatica rendendoli più resistenti, inibisce il dolore, ma questo non significa che diventerai invincibile. Se rimanessi ferito troppo gravemente, ti uccideresti senza accorgertene. Se esagerassi nell’uso, rischieresti di perdere il controllo. E dato che i tuoi limitatori fisici non sono attivi, ricordati che rischi di farti del male. Alcuni draghi si rompono le gambe senza notarlo, perché i muscoli liberano tanta forza da spezzare le loro stesse ossa. Altri si distruggono gli artigli o i denti mordendo o graffiando troppo forte oggetti duri. Perciò ricorda, se ti senti strano, se la testa comincia a girare, fermati. L’Arte della Forza del drago è una via difficile da percorrere. Se sei davvero certo di volerla percorrere, ricordati che sarà come danzare su un abisso. Un passo falso, e precipiterai in un inferno di dolore e follia.”Draak deglutì, poi si lanciò in avanti. Colpì con un Dragopulsar, ma l’attacco si infranse contro la lunga coda verde. Una Spadamistica calò su di lui, ma Draak la schivò, colpendo con un Idropulsar, mirando al petto di Rapidash. Poi lanciò una Fangobomba, cui seguì un’Idropompa. Rapidash schivò il primo attacco e parò il secondo, poi piombò su di lui con un Pestone. Draak non lo schivò, ma si lanciò in avanti, verso il petto del Rapidash. Il pestone lo colpì al fianco, di striscio, ma lui non se ne accorse nemmeno, colpendo al petto l’avversario con un Idropompa. Rapidash fu scagliato all’indietro, e crollò a terra, per rialzarsi un momento dopo. Ma questa volta l’attacco doveva aver avuto effetto, perché il Pokémon tremò leggermente, poi si lanciò all’attacco, colpendo con una Spadasolenne. Il corno calò su di lui, ma Draak lo intercettò con un Dragopulsar. Non riuscì a fermarlo, ma i due attacchi si scontrarono, ed entrambi furono colpiti. Draak non sentì il dolore, ma solo l’attacco che lo colpiva. Poi rispose con una serie di Fangobombe a distanza ravvicinata. Come sperava, alla fine Rapidash fu avvelenato, e prese a tremare mentre il veleno lo danneggiava.Improvvisamente, la vista di Draak si fece sfocata. Arretrò, schivando una Nitrocarica, e cercò di allontanarsi, ma era troppo lento, anche con la Forza del drago ad aiutarlo. “Devo disattivarla, o rischio di perdere il controllo. Ma come posso fare. Se lui non crolla, verrò sconfitto nel momento in cui non avrò più il suo aiuto.” Draak non si illudeva. Nel momento in cui avesse disattivato quella capacità eccezionale, avrebbe perso. Era stato colpito da una Spadasolenne, e doveva avergli fatto parecchio male.Scagliò un’Idropompa contro Rapidash, ma quella fu lenta e lo colpì solo di striscio. La coda del pokémon scattò, mirando a colpirlo, ma Draak arretrò.Rapidash gli si lanciò contro, e cercò di colpirlo con tutta una serie di attacchi. Incornata, Pestone, Nitrocarica, Spadasolenne, Spadamistica, decine di attacchi diversi. Draak cominciò ad ansimare. La vista stava incominciando ad abbandonarlo. Se fosse precipitato nella fase violenta, rischiava di far male a se stesso e agli altri. Oltre al fatto che non era neanche certo di poterlo sconfiggere in preda alla furia cieca. Era più probabile che Rapidash lo liquidasse.Rapidash colpì con una Frustata, agitandogli contro la coda. Lui la intercettò con Fangobomba, e l’attacco si rivelò molto efficace, perché riuscì a far arretrare l’avversario. Un attimo dopo, Rapidash tremò, mentre il veleno faceva effetto.Draak decise di tentare il tutto per tutto. Si lanciò, colpì con un’Idropompa. Per un attimo, Rapidash lo fissò, poi il suo corno prese a mutare, tornando all’aspetto normale, seguito dalla coda e dalle fiamme. Poi Rapidash fu travolto da un nuovo tremito, imprecò e crollò al suolo.Draak sorrise, poi disattivò la Forza… e crollò al suolo, tremando. Sentiva i muscoli bruciare, la testa gli girava, i punti in cui era stato colpito pulsavano.Rimase steso per terra, immobile, mentre il suo corpo reagiva ai danni subiti. Non era un dolore violento, ma continuo. Aveva le lacrime agli occhi, ma riusciva a sopportarlo.Dopo un po’, si sentì abbastanza in forze per rialzarsi. Non c’era una parte del corpo che non gli dolesse, ma perlomeno era intero.Si guardò intorno. Scorse Emolga tornare verso di loro da lontano. Vide la propria borsa a terra, ma in quel momento non poteva raccoglierla. Poi riconobbe Zangoose. Era seduto a terra, e per qualche motivo aveva il braccio rosso.Si diresse verso di lui, faticando. Arrivato da lui sorrise «Ce l’abbiamo fatta.» Commentò sorridendo.«Uff, questi erano tosti, davvero. Sei riuscito a controllare il tuo potere?» Rispose Zangoose, scuotendo la testa.«Sì, ma adesso mi fa male tutto.»«Io invece mi sono ferito al braccio. Che male, non capisco proprio quando sia successo.» Zangoose gli mostrò il braccio, alzandosi in piedi.«Dannazione, deve averti fatto davvero male.»«Mi hanno fatto di peggio, non preoccuparti. Emolga?» Chiese, guardandosi intorno. L’aveva visto sparire inseguito dal Pyroar, poi lo aveva perso di vista.«L’ho visto arrivare. Ormai…»«Eccomi.» Disse il Pokémon calando su di loro «Adesso che facciamo? Proseguiamo o ci fermiamo in città?»«Io preferirei proseguire, ma non ce la faremmo comunque. Draak si regge a malapena in piedi, e il mio braccio è ferito dolorosamente. Sarà meglio fermarsi. Ho delle conoscenze in città. Dovrei riuscire a nasconderci per il tempo necessario a recuperare.»«Ma non sarà rischioso? Cosa ne facciamo di loro? Non voglio rischiare di avere un altro scontro contro avversari del genere.» Chiese Draak.«Neanche io voglio una cosa del genere. Forse hai ragione tu Draak. E tu Emolga, che ne pensi?»Emolga ci pensò su. “Cosa ci conviene fare?” Dopo aver riflettuto un po’ annuì «Andiamo. So che restare sarebbe importante, ma se Draak, che di noi tre mi sembra quello in condizioni peggiori, visto che fatica persino a camminare, ha deciso di andare, credo ci convenga farlo. Inoltre sono d’accordo con lui. Restiamo, e saremo attaccati di nuovo. Andiamo, e forse eviteremo un secondo scontro.»Zangoose annuì «Va bene. Se siete entrambi convinti, andiamo.» E si voltarono, per recuperare le borse e riprendere la marcia, lasciando dietro di loro i nemici sconfitti. Electronvolt, base dell’S.T., 09/07/4783, circa le 17«Signore, come è andata la riunione?» Chiese Helioptile, mentre Galvantula usciva dalla stanza insieme al resto dei Generali.«Lasciamo perdere. Dobbiamo assolutamente provvedere a dividere l’esercito. Anche se Laghia, Aeria e la Coalizione ci riforniscono, abbiamo centinaia di migliaia di bocche da sfamare. Le campagne intorno a Electronvolt, fino alle rive del Volt e oltre, rischiano di trasformarsi in una spianata di erbacce.» Rispose Galvantula, senza accennare a fermarsi. Helioptile lo seguì, abituato a parlare e sfogliare i fogli mentre camminava.«A tal proposito signore, ci sono diverse notizie da tutta Elettria, direttamente per il comandante in capo dell’esercito, cioè per lei, tra cui anche diverse lamentele di contadini.»«Comincia da quelle e vai avanti da lì. Che succede?»«Pare che diversi soldati si stiano dando a piccole razzie nelle zone vicine all’accampamento. La maggior parte delle volte non fanno nulla di troppo pericoloso, si limitano a portare via qualcosa da mangiare, ma alcuni si sono fatti prendere la mano e hanno malmenato diversi contadini. Nessuno è morto, ma alcuni sono gravi.»«Cercate i ladri e gli assalitori e arrestateli. Ci penseranno i re.»«Ottimo signore.» Rispose Helioptile, spostando i fogli per passare a quelli sotto «Abbiamo dei grossi problemi con i pirati a Volt Port. La situazione era problematica da tempo, ma ora che Lord Pharos si è unito all’esercito non è rimasto nessuno a difendere la città.»Galvantula scosse la testa «Manderemo parte dell’esercito a Volt Port, è una delle città che abbiamo scelto come base. Comunica a un contingente di prepararsi a partire, così taglieremo la testa al Tauros una volta per tutte. E metti al comando del contingente degli uomini di Pharos, insieme alle loro navi, dovrebbero esserci utili.»Helioptile annuì, e preso l’appunto spostò i fogli «Ci sono dei problemi con alcune bande di criminali sui monti. La guarnigione di Druderfort non è ancora stata sostituita, e quella zona in particolare sembra star diventando un covo di criminali. Il Capitano Molg potrebbe…»«Abbiamo già deciso che trasferiremo una parte dell’esercito anche là, stanziandoli a Fulminantton. E prima che tu mi dica qualcosa su problemi ad Est ed Ovest, ricorda che stanzieremo guarnigioni anche a Elecvine e Ohm Town.»«Non avrei fatto niente del genere signore. Comunque» rispose Helioptile sfogliando altri documenti «Sono arrivati altri Scelti. Cosa dobbiamo farne?»Galvantula sospirò «Falli entrare nell’S.T.. Non possiamo vietarglielo, anche se mi piacerebbe molto.»Quelle lettere in cui veniva rivelato il piano dell’Organizzazione avevano causato un pandemonio. Dato che molte di esse recavano le firme di quelli che affermavano essere Custodi dei Loro, il clero dei vari culti le aveva dichiarate autentiche e le aveva diffuse tra i fedeli. Con il risultato che ora migliaia di invasati si facevano chiamare “Scelti dai Loro” e desideravano unirsi all’esercito “Si faranno ammazzare tutti quanti alla prima battaglia.” Aveva commentato Scizor, il Generale di Alvearia.“Vorrà dire che i Loro li hanno scelti per andare all’altro mondo.” Aveva risposto Aerodactyl “Sono volontari che vengono ad unirsi all’esercito, non vedo perché non farli entrare.”La maggior parte dei Generali era con lui, ma non avevano previsto che gli invasati che arrivavano da mezza Pokémon si sarebbero messi a litigare tra loro su chi dominasse sotto Arceus sugli altri Loro. I fedeli del Culto dei Quattro Cieli, alcune migliaia di invasati piombati da Aeria, erano arrivati alle mani con i Credenti del Trascina Tempeste dopo neanche un giorno, ed era stato solo l’inizio. Alla fine, avevano risolto il problema separandoli in vari settori dell’ormai enorme accampamento fuori dalle mura, ma c’erano comunque almeno un paio di risse a sera.«Il Duca M’Phar le comunica che per qualche giorno non si troverà in città, le manda i suoi saluti e la informa che può disporre come preferisce dei suoi soldati.» Aggiunse Helioptile, dopo aver scavato per un po’ nel plico.«Ottimo, ci faranno comodo.» Commentò Galvantula, anche se si chiedeva che motivo avesse per sparire proprio in quel momento così incerto in cui non si sapeva dove e come avrebbe colpito l’armata dell’Organizzazione.«Infine, Generale, Re Kingler ci comunica che Milotic è stata scelta come sostituta di Empoleon nel ruolo di Ammiraglio.»«Perfetto.» Commentò Galvantula. Aveva notato che nell’ultimo periodo Blastoise e Azumarill apparivano molto stressati, perché si erano ritrovati a gestire in due più di ottocentomila pokémon.«Il re comunica inoltre che Milotic in persona, una volta riposatasi, verrà a discutere con lei per alcune cose che ritiene di aver scoperto.»Galvantula si chiede cosa intendesse, ma evidentemente Helioptile non aveva informazioni. Il grosso ragno annuì, congedò Helioptile e si diresse da solo fuori dalla base, verso l’accampamento, per un’ispezione.
 

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CAPITOLO 149: LA PIRATESSA E IL DUCA​

Base dei Pirati della Rosa Rossa, 09/07/4783, circa le 19Marsh era stato lasciato ad aspettare nell’ufficio di Rose, completamente da solo. Si guardò intorno, chiedendosi perché mai qualcuno dovesse fare tutta la fatica di costruire un vero e proprio studio all’interno di una caverna.Si stava chiedendo come mai lo avessero lasciato lì da solo quando Rose entrò nella stanza con un foglio stetto tra i petali della rosa. Con calma, lo posò sul tavolo. Poi guardò Marsh e sorrise «Allora, alla fine sei rimasto tu. Bene, in tal caso vediamo un po’. Sai leggere, scrivere e far di conto?»«S-sì, non mi pare strano.» Commentò. A Laghia leggere era necessario, perché senza chiunque avrebbe potuto dichiarare di avere i permessi che non aveva.«Perché non sei di queste parti. Prova a chiedere a un pokémon di Normalia, Vulcania o la Coalizione di leggerti qualcosa, e la maggior parte del popolo ti risponderà di no. Per quel che ne so, è così anche nel resto di Pokémos. Comunque» aggiunse la piratessa «visto che sai leggere, voglio che mi aiuti come segretario. Il mio precedente assistente è quello che è morto per salvarvi, e voglio tu prenda il suo posto.»«E come assistente cosa devo fare?»«Capitano. Cosa devo fare, capitano? Ricorda che finché fai parte della mia ciurma io sono in comando. In ogni caso, voglio che per cominciare tu legga questa.»Porse a Marsh il foglio che stringeva tra i petali, e il Pokémon lo lesse.«Bene, cosa ne pensi?» Chiese Roserade quando vide che aveva finito.«Quindi, capitano, secondo questo rapporto qualcuno sta facendo sparire tutte le ciurme che infestano il Draak. Ma non si tratta di cacciatori di taglie né di membri dell’esercito, perché non risultano arresti. Quindi dev’esserci un altro motivo. Ma non capisco cosa…»«Vediamo se questo ti dice qualcosa di più.» Rispose Rose. Frugò in un cassetto e porse a Mud un piccolo plico di fogli. Questi li sfogliò e vide con stupore che erano immagini di vari membri del Gruppo, assieme a una taglia. Eelektross, Plusle, Minun e Luxray erano criminali ma c’erano anche altri, come Flaaffy, Raichu, Emolga o lui stesso, che non avevano mai fatto nulla di male.«Non capisco.» Disse Marsh. Sui manifesti comparivano tutti coloro che erano presenti nella Città Caverna, tranne Zorua e Lamp, forse perché erano i principi di Oscuria e Spettria.«Capisci benissimo.» Rispose Roserade «All’inizio, credevo che la vostra fosse solo una somiglianza. Un Marshtomp è una vista rara, ma non impossibile, in questa zona. Poi però mi sono resa conto che erano ben scarse le possibilità che insieme a lui ci fossero un Plusle, un Minun, un Flaaffy, un Trubbish e addirittura un Pichu con quell’orecchio bizzarro. E mi sono ricordata di questi vecchi fogli. I primi sono arrivati tempo fa, inviati da un’associazione di cacciatori di taglie di Laghia ai loro affiliati di Normalia. Hanno pensato di attaccarci sul Draak, e così noi li abbiamo sequestrati. Poi, però, ne sono arrivati altri, questa volta diretti anche a noi criminali. Contemporaneamente, guarda caso, l’associazione di Laghia ha inviato una nuova comunicazione, di cui mi ha informato un mio conoscente che tiene d’occhio quel gruppo per assicurarsi che non scoprano il nostro nascondiglio, con cui le annullava. E allora mi chiedo» la Pokémon si sporse verso Marsh, arrivando a fissarlo dall’alto della sua scrivania «Chi ci tiene così tanto a catturarvi? E soprattutto, questo ha qualche collegamento con gli eventi di questi giorni e la sparizione di tutte queste ciurme pirata?»Marsh scosse la testa «Io non posso rispondere, capitano.»«Ricorda che non è troppo tardi per consegnarti, o per consegnare i tuoi compagni. Se dessi l’ordine, potremmo ripartire, cattuarli dal luogo dove li abbiamo lasciati e rivenderli. Ovviamente, non vorrei farlo, ma se sai qualcosa che potrebbe darmi informazioni su quello che sta succedendo voglio saperlo. Io ho una ciurma parecchio grande che necessità di essere mantenuta in salute, e nutrita. Se i pirati continuano a sparire dove prenderò i soldi? Tutti i miei guadagni li faccio facendo incassare ad alcuni miei complici le taglie sui pirati che catturo, o vendendo i loro tesori, se non riesco a scoprire a chi lo hanno preso, e ora mi stanno rubando il lavoro. Inoltre, ho paura che prima o poi toccherà anche a noi. Quindi parla, è il tuo capitano che te lo ordina.»Marsh capì di essere con le spalle al muro. La soluzione era una sola «Come desidera, capitano.» rispose, e raccontò quello che era accaduto a lui e al Gruppo. Quando parlò della Roserade della Città Caverna, notò una reazione in Rose, ma un attimo dopo la Pokémon riprese ad ascoltarlo senza mostrare particolare interesse.Quando ebbe finito, Rose annuì «Riassumendo il tutto, per via della vostra missione l’Organizzazione ha messo delle taglie su di voi, ma non puoi sapere se siano loro a dare la caccia ai pirati. Bene, in ogni caso questa storia è davvero interessante. Avevo sentito parlare del Gruppo, ma chi si immaginava che ne avrei incontrato un membro?»Per un attimo, Marsh sentì un filo di speranza «Visto che capisci l’importanza della missione, potresti…»«Lasciarti andare dove ho lasciato tuoi compagni? Mmmh… No, non credo che lo farò. I debiti si ripagano. Mi dovete una vita, e mi aiuterete a sostituirla.»«Ma…»«Inoltre, c’è anche quel messaggio arrivato qualche giorno fa. Tieni.» Commentò Rose porgendogli un altro foglio. Marsh posò da parte le taglie che aveva tenuto in mano fino a quel punto, poi lo lesse.«Una convocazione di tutte le ciurme pirata per… il Lago Cornoalto, qualunque posto sia, tra, se leggo bene, una settimana. Però non è firmata.» Disse Marsh, dopo averla letta.«Complimenti per la perspicacia, ma sono certo tu possa fare di meglio.»«Aspetta, secondo te l’ha mandata l’Organizzazione?»«Se seguiamo la teoria secondo cui sono loro a distruggere le nostre ciurme, potrebbero essere davvero loro. Converrebbe loro molto di più, mi pare, riunirci in un posto solo e poi farci quello che vogliono fare.»«E se non fosse l’Organizzazione?»«Allora ci sono solo altre due possibilità: la prima è che qualche capitano abbia deciso di formare un’alleanza pirata contro questo misterioso nemico. La seconda e più improbabile è che si tratti di una trappola dell’esercito di Normalia o di alcuni cacciatori di taglie. Ma le mie informazioni dicono che questi messaggi sono arrivati a un gran numero di ciurme, troppe per qualsiasi squadra di cacciatori di taglie. E l’esercito credo incontrerebbe non poche resistenze tra coloro che comprano schiavi o oggetti preziosi facenti parte della nobiltà. Certo, le cose cambierebbero se fosse arrivata solo a noi, ma ho informazioni attendibili, dicono che abbiano invitato molte altre ciurme.»«E la teoria dell’alleanza pirata?»«Non mi avrebbero invitata. Mai. I pirati mi odiano, e il perché ti è chiaro.»«Quindi è qualcun altro, e tu chiedi che sia l’Organizzazione contro cui stiamo combattendo? Ma tu come fai a sapere tutte queste cose su di loro. Hai detto che avevi dei sospetti già prima. Perché?»Roserade sospirò «Da anni si sente parlare di un’Organizzazione criminale che sta costruendo un esercito, qui a Normalia. Non ci avevo mai prestato molta fede, ma ultimamente, sentendo le notizie dalla Coalizione, mi ero ricreduta. Poi sono cominciati questi attacchi alle varie ciurme, e non ci è voluto molto a fare due più due. E quando ho capito che centravate qualcosa, l’ho preso come un segno, e ho deciso di informarmi.»«E adesso cosa farà, capitano?»«Oh, ma è ovvio, andrò a quella riunione di pirati.»«Ma signore, non ha detto che probabilmente è una trappola e che i pirati la odiano?»«Sono vere entrambe le cose» ammise Rose «Ma tra gli scomparsi c’erano alcuni miei compagni che avevo infiltrato. E voglio sapere dove si trovano. Inoltre,» aggiunse «Sono piuttosto sicura di riuscire a fuggire a quei pirati che saranno presenti, prendendo alcune precauzioni. Conosco bene il fiume, non mi farò sconfiggere. Non temere, siamo in una botte di ferro.»«Ma capitano Rose…»«Non preoccuparti ho detto. Ora, ho un altro incarico per te. Il mio compianto assistente ha lasciato incompiuto il controllo del magazzino che stava facendo prima di imbarcarsi per il suo ultimo viaggio. Va subito a finirlo. Birel ti accompagnerà.»Marsh uscì, e il Bibarel, che evidentemente aveva già ricevuto ordini, gli fece subito strada.Rimasta sola, Rose sospirò e si portò il braccio alla cicatrice del viso e al punto in cui mancava il braccio. “Un raduno di pirati ordinato da qualcuno che vuole conquistare Pokémos? Questa storia l’ho già sentita.” Sospirò, e pensò alla sua vecchia squadra “Mi chiedo cosa stiano facendo adesso. Soprattutto mia sorella. Che fine hai fatto sorellona?” Non poté fare a meno di pensare alla Roserade di cui aveva parlato Marsh, ma scosse la testa “No, cosa sto pensando? Mia sorella odiava i criminali. Non si sarebbe mai unita a loro.”Una fastidiosa vocina in fondo alla testa le fece notare che anche lei odiava i pirati, eppure lo era diventata, pur essendo particolare.Rose rifiutò di pensarci, e per distrarsi prese un altro rapporto da leggere, sospirando. Elettria, Strada per Brightspark, 09/07/4783, circa le 21Surskit si chiese come era finito in quella situazione. Era di pattuglia con la sua squadra al campo, quando quello si era presentato, gli aveva detto di aver ottenuto il permesso di portarlo con sé in missione mostrandogli un documento firmato dal Generale Absol e l’aveva portato via.«Ehi, Surskit, sarai mica arrabbiato con me?» Gli chiese M’Phar fissandolo.«Se mi spieghi perché mi hai obbligato a venire, magari potrei non esserlo.» Sbuffò il pokémon. Oltre all’Ampharos, con loro c’era anche la fidanzata di Emolga, Molg.«Perché mi serviva qualcuno che avesse un legame con quell’Emolga che fa parte del Gruppo, e qualcuno che testimoniasse che lo stesso Emolga era anche quello che cercavo.»«Allora riformulo la domanda, perché ti interessa un normale Emolga?»«Oh, chiedilo a lei. Lui non è un normale Emolga, vero Molg?»«Adesso lo è. Ha rinunciato a quel titolo per poter stare con me.» Rispose Molg, sbuffando. Sembrava non voler incrociare lo sguardo degli altri due, quindi teneva gli occhi fissi dall’altra parte. Se non fosse stata notte, Surskit era certo che avrebbe indossato quegli occhiali che aveva sulla fronte.«Titolo?» Chiese Surskit, senza capire.«Ed Emolga non è neanche il suo nome, vero?» Continuò M’Phar, senza rispondere.«Adesso lo è. Ha scelto spontanemante di cambiarlo per…»«Per stare con te, sì, lo so, basta, sei monotona. Avrà anche deciso che lui non è il suo erede, ma il Duca continua a cercarlo.»«Duca?» chiese ancora Surskit. Non capiva davvero cosa intendessero quei due.«Immagino che per te sia abbastanza oscuro Surskit. Effettivamente non puoi sapere di cosa stiamo parlando. In pratica, a Elettria ci sono tre duchi. Il Duca di Ampere City, cioè io, il Duca di Volt Port, mio nipote, e il Duca di Brightspark, un Emolga. Ora, torniamo indietro ai tempi del nonno di questi. Il pokémon in questione ebbe tre figli maschi, Moleg, Emm e Molgen. Il primo figlio, suo erede, fu ucciso da alcuni ubriachi in una rissa. Quindi il titolo passò al secondo, Emm, che ebbe due figli, Molg e Goleg. Quanto a Molgen, si sposò ed ebbe altri tre figli, trasferendosi con la famiglia a Electronvolt. Emm morì di malattia, e Goleg lo seguì poco tempo dopo. Il titolo di Duca passò quindi al maggiore Molg, che regna tuttora. Tuttavia non ha ancora avuto figli, pur essendo quasi sessantenne. Allora, chi è l’erede di costui?»Surskit cercò di fare mente locale in tutta quella sequela di nomi «Il… figlio di Molgen.»«Questo sarebbe vero se costui fosse ancora vivo, ma sia Molgen che i suoi figli sono deceduti.»«Allora un figlio del primo figlio.»«E se anche costoro fossero morti, in un incidente o di malattia, cosa diresti?»«Che essere l’erede di Brightspark porta sfortuna?»M’Phar rise di gusto «Senza dubbio. E oltre a questo?»«Che l’erede, a questo punto, è il primo discendente di Molgen tuttora in vita.»«E dimmi, secondo te chi è costui?»La risposta fulminò Surskit nel momento stesso in cui M’Phar pronunciò la domanda «Emolga?»«Bingo. Esatto. Risposta corretta. Ora, ovviamente Emolga non poteva saperlo. Non all’inizio almeno. In fondo, Molgen era il suo bisnonno, perché lui è figlio del primo figlio del primo figlio di Molgen. Certo, magari sapeva di avere qualche goccia di sangue di Duca, ma era molto annacquato. Ma questo è cambiato quando il lord si è reso conto di dover trovare il proprio erede. Facendo alcune ricerche è risalito a Emolga, che all’epoca si chiamava Emmol Brightspark, e gli ha fatto comunicare il ruolo di erede.»«Ma Emolga ha rifiutato, giusto?» chiese Surskit, che ora capiva.«Ha rifiutato titolo, nome e casata per amore, sapendo che altrimenti avrebbe dovuto sposare una pokémon scelta per lui dal parente, sì.» Annuì M’Phar, osservando Molg e il suo sorriso compiaciuto «Perciò il titolo passò al successivo in linea di successione. Per sicurezza, Molg fece radunare i cinque eredi che riuscì a trovare. Uno di essi era un bambino piccolo e malaticcio ancora in fasce, morto poco dopo. Rimasero quindi quattro eredi, i quali, come da tradizione, si unirono all’S.T. di Brightspark. Tutto ciò accadeva otto anni fa. Poi Emolga entrò nell’S.T. e visse una vita normale, mentre i suoi lontani cugini si addestravano, il maggiore che si preparava ad ereditare Brightspark. Finchè, poco meno di due mesi fa, le basi non sono state bruciate dall’Organizzazione. La maggior parte non hanno riportato danni gravi, ma quella di Brightspark ha subito numerose perdite… inclusi i quattro eredi. Adesso capisci perché mi interessa Emolga?»«Perché morti loro, Emolga è l’unico Brightspark ancora vivo.»«Esatto. Il Duca lo ha fatto cercare, ma non è riuscito a trovarlo. Ci sono diversi Emolga nell’S.T., e negli ultimi trent’anni è diventato tristemente comune non scegliersi un nome proprio, anche se non capisco perché. Comunque, tu avrai capito anche perché il Duca non è riuscito a trovarlo.»«Perché era partito con il resto del Gruppo, immagino.»«Esatto. E ora arriviamo al nocciolo della questione. Il Duca possiede un piccolo esercito di circa mille uomini. Normalmente, non sarebbe nulla di che. Ma come ben saprai, la situazione dell’S.T. non è rosea, quindi anche quei mille fanno comodo. Ma come convinceremo il Duca a cedere il comando?»«Dovremmo…» Surskit riflettè un momento «Dovremmo dargli qualcosa che vuole. Qualcosa come…» poi capì «Come la posizione del suo unico erede, Emolga.»«Risposta corretta.» Annuì M’Phar «Di conseguenza, ora noi tre andremo a Brightspark e io concluderò un accordo con il Duca, in cui gli prometto di dirgli dove trovare il suo erede in cambio del comando delle sue truppe.»«Ma il Duca ci crederà?»«Me lo chiedevo anch’io.» Disse Molg, unendosi al discorso per la prima volta.«Io credo di sì. Lo conosco, è un vecchiaccio che ha passato anni di puro terrore, temendo di morire senza erede, di essere l’ultimo dei Brightspark, seguiti da otto anni di tranquillità che ora gli è stata portata via. E adesso, io gli offrirò la possibilità di avere un erede e di vendicarsi contro chi gli ha tolto gli altri, al modico prezzo di quella sua misera armata. Dubito che qualcuno rifiuterebbe. Tu lo faresti?» Commentò M’Phar.Surskit scosse la testa «Accetterei seduta stante. Mi preoccupa però cosa penserà Emolga.»«Tranquillo» disse M’Phar «Ho pensato anche a lui. Non avrà problemi ad accettare, vedrai.»
 
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CAPITOLO 150: NOTTE​

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Strada di Arceus, Vulcania, 09/07/4783, circa le 21Raichu, Gliscor e Lamp si distesero nella grotta. L’avevano trovata per caso, nascosta all’ombra di un monte che, un tempo, doveva essere stato un vulcano, ma che le rade piante secche che vi crescevano tutto intorno dimostravano essere inattivo.La grotta era abbastanza spaziosa da permettere loro di stare ben comodi, e soprattutto era fresca e ombrosa. Gli occhi di Raichu sembrarono stare meglio all’istante. Da alcune ore cominciavano a fare parecchio male.Gliscor lasciò andare Lamp, ancora svenuto, e si guardò intorno, grato di quel refrigerio. Poi guardò Raichu «Bene, credo che uno di noi dovrebbe fare un turno di guardia.»«Fallo tu.» Rispose Raichu «I miei occhi mi stanno uccidendo.»«Perché, ti sembro un Pokémon Fuoco?» Chiese Gliscor.«No, ma io non posso volare ad occhi chiusi.» Rispose Raichu. Aveva visto benissimo che, per riposare gli occhi, Gliscor aveva volato affidandosi agli ultrasuoni nelle ultime ore.«Anche se fosse mi fanno male. Sono più grandi dei tuoi, se non l’avessi notato.»Raichu sospirò «quindi, come vogliamo sistemare questa cosa? Uno di noi deve fare il turno di guardia, e non sarò io. Ho bisogno di dormire.»«Lo stesso vale per me. Ma forse possiamo risolverla in modo divertente.» Gliscor si alzò in piedi e sorrise «Vediamo chi è più forte adesso, senza nessuna interruzione, cosa ne dici?»Raichu sbuffò «Cos’è, vuoi davvero combattere contro di me adesso? Non eri dalla nostra parte?»«Solo un combattimento amichevole. Andiamo, chi vince dorme, chi perde fa il turno di guardia. Mi sembra una proposta… divertente. Io e i miei compagni facevamo sempre così. Era un ottimo modo per non litigare all’interno di una squadra.»Raichu scosse la testa «Immagino di non poterti far cambiare idea. D’accordo.» “Così potrò vedere quanto sono migliorato.”Gliscor si lanciò su di lui a sorpresa. Raichu se ne accorse appena in tempo, schivando la Forbice X abbassandosi, il colpo che gli passava sopra la testa. Rispose con una Fulmincoda. Gliscor non la schivò, ma l’elettricità si disperse e fu colpito dal solo Codacciaio.«Cos’è, ci vai leggero?» Chiese Gliscor, colpendo con una seconda Forbice X, che Raichu evitò al pelo.«Hai ragione, allora vediamo se preferisci questo.» Rispose, scagliando un Tuono. A metà strada quello si divise in un coppia di Fulmini, che bloccarono Gliscor dividendosi nuovamente e lo colpirono.«Carino, come hai detto che si chiama?» Chiese il Pokèmon, lanciandosi in avanti con un Battiterra.«Fulminthunder. E non te l'avevo detto, visto che sei il secondo a cui lo dico. Io e Tri ci abbiamo lavorato sopra insieme.» Rispose Raichu, colpendo con un Codacciaio.«Capisco. E dimmi, hai intenzione di trattarlo come un fratello d’ora in poi oppure continuerai a trattarlo come un conoscente? Perché a me pare decisamente la seconda.»Raichu si bloccò per un attimo, e a Gliscor bastò per sollevarlo e sbatterlo a terra con un Battiterra.«E con questo che vorresti dire?»«Niente di che. Solo che mi sembra strano. Mi hanno raccontato di quello che è successo alla Città Caverna dei Ladri, ma non mi sembra che tu ti stia comportando con lui come un fratello ritrovato. Al tuo posto non gli toglierei gli occhi di dosso.»Raichu sospirò «Ascolta, è complicato. Lui… Io sono contento di avere di nuovo mio fratello, ma non so nemmeno se è davvero lui. Per quel che ne so potrebbe aver ereditato il Locomothunder dai genitori per una coincidenza. E… cosa dovrei fare? Non ho mai avuto davvero un fratello, non saprei come comportarmi con lui. Ma perché lo vengo a dire a te?» Chiese, colpendo con un nuovo Codacciaio.«Immagino perché l’unica alternativa è parlarne con un lampadario svenuto.» Rispose Gliscor, bloccando il colpo. «Comunque non so esattamente che dirti. Secondo me, se hai avuto questa enorme fortuna che è incontrarlo, dovresti cercare di stringere un rapporto con lui. In fondo, se non è tuo fratello, quante probabilità hai di ritrovare quello vero?» Chiese colpendo con una Forbice X. Raichu volò all’indietro e colpì il muro. Gliscor fu di nuovo su di lui, afferrandolo per la coda e colpendo con Battiterra. Poi gli puntò la chela alla gola.«Direi che ho vinto. Sei migliorato parecchio Raichu, ma dovresti impegnarti di più anche nei combattimenti per divertimento, e non farti distrarre da ciò che dice l’avversario. Ora, credo che dovresti curarti, mangiare qualcosa e cominciare il turno di guardia.» Commentò Gliscor, lasciandolo andare e stendendosi in un angolo della caverna. A debita distanza, notò Raichu rialzandosi, da Lamp.«Hai ancora paura di lui.» Rilevò Raichu, mordendo una Baccarancia e una Baccafrago. La prima lo rinvigorì un po’, la seconda calmò un po’ il bruciore agli occhi. Poi si girò a guardare l’ingresso della caverna. Dietro di lui, Gliscor stava russando rumorosamente.Si trovò a pensare a Tri, a come si era comportato con lui. In effetti, era stato davvero freddo. L’aveva abbracciato ed era stato felice, ma in realtà non sapeva cosa fare. A dirla tutta, nel corso dei loro allenamenti, era stato con lui pochissimo, passando molto più tempo con Emolga.“Cosa stai facendo ora, Tri? Sei confuso come me su cosa significa aver ritrovato tuo fratello?” Guardò fuori, verso il cielo tinto di rosso dalle eruzioni continue, e si chiese se in quel momento Tri stesse guardando lo stesso cielo, tentando di approdare con una barca su una costa fiammeggiante. Da qualche parte ad Elettria, 09/07/4783, circa le 21Roserade si guardò allo specchio, controllando i petali e le foglie. Staccò le punte secche del mantello e i petali apassiti. Si tolse la maschera un attimo, e si rese conto di avere delle occhiaie. Per fortuna, quando la rimise, non si vedevano più.“Sono esausta, e ora devo pure andare a questa maledetta cena con gli altri Capitani.” Normalmente avrebbe avuto una scusa qualunque per evitare l’invito, ma stavolta sarebbero stati presenti anche alcuni Generali, e la sua assenza non sarebbe passata inosservata.Sbuffò, uscendo dalla stanza. I Generali avevano invitato i capitani a cenare tutti insieme, in modo da mostrare “spirito di collaborazione”, fin da quando erano arrivati alla base, ma non c’era stato verso. Con una scusa o un’altra, i Capitani cenavano perlopiù da soli o in piccoli gruppi, quando preferivano. Così, alla fine, i Generali li avevano “invitati” a una cena.Roserade uscì dalla stanza, percorse i corridoi dell’edificio ed arrivò alla sala da pranzo esclusiva dei Generali. In realtà, spesso gli stessi Generali consumavano i pasti con il resto dell’Organizzazione, nella mensa, ma quella era stata considerata un’occasione importante.Entrando, vide che la maggior parte degli altri Capitani erano presenti, molti accompagnati da uno o più Tenenti, ed erano già seduti in gruppi sparsi ai lati del lungo tavolo. A un lato di questo, seduti su larghe sedie, si trovavano Dragonite ed il suo Tenente Charizard, e dal lato opposto era appollaiato Pidgeot, cupo. Roserade l’aveva osservato nel corso degli allenamenti, e doveva ammettere che era un po’ migliorato come combattente, anche e soprattutto grazie alla Megapietra, ma non ne sembrava particolarmente entusiasta.Espeon era seduto, in quella bizzarra posizione dei pokémon quadrupedi, accanto a Metagross, che occupava una buona fetta del tavolo. Di fatto il Pokémon era in piedi, come quando camminava normalmente, pur trovandosi su una rialzatura che gli poneva la testa ad altezza superiore rispetto al tavolo. Roserade aveva sempre trovato grossolano e anche abbastanza disgustoso che i pokémon quadrupedi usassero le stesse zampe con cui camminavano per mangiare, anche se se le pulivano prima di consumare i pasti.“Comunque sempre meglio che non avere affatto le zampe” si disse guardando Arbok, Tenente di Espeon, acciambellato sulla sua sedia in modo da avere il volto all’altezza del tavolo. Poi vide Ewgon, che era disteso su una pedana simile a quella di Metagross.Si guardò intorno per vedere chi altro fosse presente: Carraco e Samurott, in piedi in un angolo. Shedinja pareva intento a fissare intensamente il piatto vuoto da cui, Roserade lo sapeva, non avrebbe comunque mangiato nulla. Non aveva mai capito di cosa si nutrisse. Banette e Spiritomb non si vedevano da nessuna parte, ma con gli spettri non si poteva mai dire. Per quel che ne sapeva, Banette poteva essere nascosto in un muro, Spiritomb all’interno della sua roccia, piazzata chissà dove nella grande stanza. Houndoom era preso da una discussione con Weavile, Bisharp e Toxicroak. Jolt ed Eon, uno dei quali era Capitano e l’altro Tenente (ma Roserade non aveva mai capito quale fosse uno e quale l’altro) sembravano star avendo un litigio con Blaziken e la sua Tenente, appena arrivata da Arenia. Shiemi, si chiamava, ed era una Mienshao.«Sono in ritardo?» Chiese una voce familiare alle sue spalle. Si girò e vide Breloom, che le sorrise.«Non direi, mancano tutti i Generali e alcuni dei Capitani.»«Beh, stasera Spiritomb e Banette non ci saranno. Sono stati inviati in una missione per distruggere alcuni rifornimenti del nemico e, se ho ben capito, per recuperare “materia prima” per il Professor Durant.» Rispose Breloom, sorridendole. Anche se, si rese conto Roserade, il suo era un sorriso un po’ troppo forzato.«Ancora? Non gli sono bastati i pezzi recuperati a Druderfort o arrivati da quei due paesi?»«Dice che ha bisogno di fare scorta di pezzi per il Tipo Acqua e Coleottero, quindi dovranno attaccare delle navi, mi pare. Trovo un po’ disgustoso uccidere il nemico per questo scopo, ma d’altronde è così che siamo nati noi del Progetto S, non credi?»Roserade annuì, ma non rispose. “Non devo avere dubbi su ciò che ho scelto di diventare. Lo faccio per evitare che ciò che accadde a me si ripeta, per fare in modo che questa guerra sia l’ultima.” Si disse, sedendosi al proprio posto. “E poi, ho fatto troppe cose ormai per pensare di tornare indietro. Se voglio che ciò che desidero si realizzi, devo essere spietata.” E si preparò a quella cena che, lo sapeva già, sarebbe stata estremamente noiosa. Alle code del Ninetails, Fireduke City, 09/07/4783, circa le 21Il locale in cui Luxray e Eelektross entrarono era parecchio affollato. Ai tavoli, notò Luxray, erano seduti parecchi individui poco affidabili, ma questo non lo preoccupava. Diversi avevano anche cicatrici, alcune davvero notevoli, che facevano impallidire la sua. Un Magmar aveva una benda sull’occhio, che però non nascondeva la cicatrice a forma di artiglio che gli divideva la testa da sopra l’orecchio sinistro a sotto il labbro, nella parte destra del volto, passando sopra l’occhio.Eelektross si diresse spedito al basso bancone, dietro cui si trovava un Ninetails. Quando vide Eelektross, per un attimo rimase a bocca aperta, poi sorrise.«Capo?! Ma tu pensa, credevo che non ti avrei più rivisto qui a Vulcania. Stavo prendendo in considerazione di venirti a trovare io ad Elettria.»«Talnine, bando ai convenevoli, mi serve una stanza. Ho alcuni affari da sbrigare con il re, e in fretta.» Rispose Eelektross.«Ti darò una buona stanza. Ma quanto a parlare con il re… Le regole le conosci, no?»«Certo. La nobiltà è al di sopra della plebe, ed il re è sopra alla nobiltà, quindi per guadagnarsi il diritto di parlare con il re bisogna vincere un torneo, giusto?» Chiese Eelektross «Ce ne vuole di coraggio per fare una richiesta del genere in un paese in guerra.»«Che ci vuoi fare capo, il Re è un tipo all’antica. Le altre due Fiamme hanno annullato l’usanza dei tornei quasi immediatamente dopo l’inizio della guerra, ma nessuno dei Re Blu ha mai annullato la cosa. E dire che è solo l’avanzo di una tradizione passata. Sai, alcuni dei più anziani parlano ancora di quando a combattere nel torneo erano grandi Combattenti, potenti Nobili, eroi della guerra o abili mercenari. Ma i Combattenti rimasti sono una trentina, e in tutta Vulcania saranno un centinaio. I Nobili sono pochissimi. Gli eroi di guerra hanno altro da fare, sempre che ce ne siano davvero ancora in circolazione. E gli ultimi mercenari presentatisi qui alle Fiamme Blu sono stati spediti subito al fronte. E così al torneo partecipano solo disperati che desiderano rivolgersi al re per questo o quel motivo. In genere sono affamati che vogliono cibo, poveri che vogliono soldi, criminali che chiedono di avere le accuse cancellate… ben poca cosa.»«Aspettate, cos’è un Combattente? Cioè, mi pare di capire che sia una sorta di titolo, giusto?» Chiese Luxray. Era un termine che aveva già sentito alcune volte, ascoltando i discorsi di altri viaggiatori.«Un Combattente è un titolo, sì. Viene usato quasi solo nei paesi del nord di Pokémos. Normalia, Vulcania, Draghia… Tutti regni con una lunga storia, soprattutto militare, che quindi hanno ideato un metodo per premiare coloro che si dimostrano particolarmente abili sul campo di battaglia. Mi pare che il primo Combattente sia stato creato a Normalia nel… dannazione, non ricordo… duemila anni fa, secolo più secolo meno.» Rispose Eelektross.«Sì, pare anche a me.» Confermò Ninetails «Praticamente è una via di mezzo tra un nobile e una persona qualunque. Invece di chiamarlo Lord, o Duca, o Conte, lo chiami Ser. Ma come ho detto, ormai ne rimangono pochi. Come nel caso dei nobili, del resto. Quattro Duchi, cinque Conti, una ventina di Baroni, ecco tutta la nobiltà sopravvissuta a Vulcania, almeno qui nelle Terre Blu.»«A Elettria rimangono tre Duchi, quindi voi siete messi meglio di noi, non credi? E comunque è così in tutta Pokémos. Da trecento anni a questa parte in tutta Pokémos i nobili non hanno fatto altro che diminuire. A Laghia e Aeria quasi tutte le famiglie dell’alta nobiltà si sono estinte. Nella Coalizione ne restano ben pochi. Alvearia non ne ha mai avuti, anche se nei secoli passati qualcuno si metteva in testa di poter diventare Re Coleottero. No, ormai solo alcuni paesi, quelli più conservatori, ne hanno ancora un gran numero. Normalia, Draghia e ovviamente Mineralia. Ma tutto ciò non ha importanza al momento, anzi, forse è un vantaggio. In fondo, quanto potranno essere ostici dei semplici questuanti?» Commentò Eelektross.«Più di quanto tu non creda. Ricordi Magror, il Magmortar che avevi fatto fatica a sconfiggere e portare dalla tua parte?»«Me lo ricordo, perché?»«Perché è morto. Aveva perso parecchi soldi con delle scommesse, e aveva deciso di partecipare al torneo puntando ciò che aveva su di sé. Era sicuro di vincere. Beh, quando la mischia è finita l’hanno trovato morto, con il braccio tagliato di netto. Nessuno ha mai saputo chi sia stato.»«Ma che razza di torneo è?» Chiese Luxray.«Una mischia. Un centinaio di partecipanti che combattono uno contro l’altro in un terrapieno. Attacchi da tutte le parti, combattimenti che vanno e vengono… Un massacro, se devo dirla tutta. I morti sono rari, ma di feriti ce ne sono sempre tanti. Troppi. Se il re avesse un po’ di sale in zucca…» Poi si morse le labbra «Ma non è sicuro parlare in questo modo. Comunque, credo dovresti trovarti bene nella stanza in fondo al corridoio, al piano di sopra.» Disse, porgendogli una chiave e indicando loro una scala, che passava dietro al bancone e saliva al piano superiore. «Farò per voi l’iscrizione al torneo. Vi servono dei sottoposti capo? Secondo il regolamento, possono partecipare fino a cinque membri di un team.»«Dammi i tre migliori che hai a disposizione Talnine.»«Sarà fatto, capo.» Rispose questi, guardando i due salire al piano di sopra, per poi rimettersi a preparare bicchieri di vari Succhi. «E, Eelektross» aggiunse poi, senza voltarsi «vedi di non farti ammazzare. Colui che ha sconfitto me non può perdere contro nemici del genere.»Eelektross ridacchiò «Vedrò di ricordarmelo, Talnine.»
 

Darken

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CAPITOLO 151: IL RICORDO DELLA ROSA​

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Da qualche parte ad Elettria, 09/07/4783, circa le 23Roserade era del tutto sazia. La sola idea di mangiare qualcos’altro le fece venire il voltastomaco. Spinse da parte le Baccamele candite e osservo i presenti.Cinque Generali erano presenti. Il Generale di Laghia, un Floatzel di cui Roserade sapeva poco o nulla. Sapeva che era uno dei diecimila dell’Isola Fantasma, e che era un membro della Quarta Generazione del Progetto S, e questo le bastava. Il Generale di Aeria, Salamence, il fratello di Dragonite. Il Generale di Vulcania, un Infernape. Roserade era abbastanza certa di averlo già visto da qualche parte, ma per quanto si lambiccasse non riusciva a capire dove. L’unico Infernape che aveva mai conosciuto abbastanza da lasciarle un ricordo chiaro era stato quel pazzo di Vulcania, ma dopo oltre vent’anni doveva essere ormai un vecchio, mentre l’Infernape che aveva davanti non poteva avere più di una trentina d’anni. Il Generale di Oscuria era un Mightyena, il cui nome era Mhyen. Il pokémon aveva fama di abile combattente e stratega anche rispetto agli altri Generali, e non era cosa da poco.Infine, il Generale di Velenia, Lord Nidoking, il Re del Veleno, come amava farsi chiamare. Era un Nidoking mastodontico. A occhio e croce, doveva essere quasi il doppio di un esemplare normale della sua specie. Eppure era anche agilissimo. “Un avversario che non potrei sconfiggere.” Si disse Roserade. Anche lui era un membro del Progetto S, e della Quarta Generazione, ma con quella stazza, a quanto si diceva in giro, ci era nato. Arbok aveva una malcelata idolatria per il pokémon, e Nidoking questo lo sapeva. Così come sapeva che Roserade, al contrario, non aveva mai ritenuto il Generale un Pokémon rispettabile, neanche per gli standard dell’Organizzazione. “Se la sua stazza fosse pari alla sua boria, sarebbe cinque volte la taglia di adesso.” Si disse la pokémon, scuotendo la testa.In quel momento, proprio Nidoking chiese attenzione. I Capitani e i Tenenti si zittirono all’istante. «Miei cari Capitani, è un piacere vedervi riuniti qui. Come sapete, voi siete la nostra più grande forza. E ritengo giusto, anzi, doveroso che voi leghiate come avete fatto oggi. Mi duole che Rotom, Banette e Spiritomb non possano essere qui con noi stasera, ma come ben sapete sono in missione, il primo a Normalia, in coadiuvo con i nostri Capitani del luogo, i secondi contro i rifornimenti in arrivo da Aeria. Tuttavia, questo ha poca importanza. Carraco, Samurott, vi abbiamo dato il ruolo di comandante. Perciò per favore, illustrateci con precisione la nostra situazione attuale.»«Sì signore.» Rispose Carraco «Attualmente, le nostre spie ci confermano che l’esercito nemico si sta dividendo in cinque parti. Grazie all’importo della Coalizione e alle lettere ricevute dai templi, hanno superato le dimensioni del nostro esercito. Noi possediamo infatti, all’ultimo computo, circa 850.000 Pokémon, contro i loro 900.000 circa.»«Tuttavia» aggiunse Samurott «Ci aspettiamo che, ben presto, le loro forze prendano a calare. Anzitutto, come detto, le singole armate che si formeranno non potranno competere da sole contro di noi. Ma soprattutto, ci segnalano le nostre spie, l’esercito nemico non è compatto come dovrebbe essere. Coloro che si dichiarano Scelti dai Loro sono una fonte di divisione. Inoltre, un esercito è una macchina che desidera combattere. Da quando abbiamo ridotto al minimo le nostre azioni militari, questo non accade, e alla lunga questo ha effetto sulla disciplina dei soldati. Ancora poco tempo, e molti diserteranno per tornare alle proprie case. Alle nostre spie abbiamo dato anche l’incarico di far serpeggiare il dissenso tra le truppe, convincendo molti dell’inutilità di un’armata di simili dimensioni. Se tutto va bene, perderanno soldati a volontà, peggio di quanto potrebbe fare un’epidemia o, perché no, una battaglia.»«Eccellente. E noi, nel frattempo, continueremo ad accumularne, grazie all’intelligente piano del Generale di Vulcania.»«Tu mi aduli, Nidoking.» Rispose l’Infernape, parlando con cortesia, ma senza mostrare reale apprezzamento per il complimento «Ho solo pensato che fosse più utile reclutare i pirati del Draak e i criminali di Arenia anziché lasciarli a sprecare il loro tempo in azioni inutili.»«Ottimo. Come dicevo, noi guadagneremo, loro perderanno. Ma in questo troviamo un problema: i nove stati che ancora adesso non si sono schierati. A parte Draghia, Fatia e Mineralia, gli altri rimangono un territorio in cui non abbiamo né nemici né alleati. Quindi, è stato deciso di inviare in quei paesi alcuni inviati, nostri Capitani che li convincano a schierarsi con noi.»«Ovviamente» proseguì Wobros «Si tratta di una missione rischiosa. Non devo ricordarvi come hanno risposto i clan di Mineralia, dico bene?» Roserade annuì. I loro emissari erano tornati, ma non sulle loro gambe. Quelle, gliele avevano strappate. “Insieme alle lingue, parte dei denti e un occhio ciascuno, un lavoro di tortura ammirevole.” «Fatia ha rifiutato. A Normalia fino ad ora non ci eravamo rivolti per via del loro sistema di governo problematico, ma ora è necessario. Le contrattazioni con Metallia procedono bene, ma sono gli unici. E poi ci sono i quattro paesi inospitali: Vulcania, con i suoi tre re, Terria, con le tribù nomadi e il loro Kaharr, Il Re di Gelia, e le Regine di Forestia. Tuttavia, di questi Vulcania non è adatta. Il Gruppo, secondo i nostri dati, è già arrivato in quel paese. Hanno sconfitto, quanti, sei dei tuoi capitani Fern?»«Tre, più altri tre da cui non sono arrivate nuove comunicazioni, ma non è detto che…»«Diciamo tre. In ogni caso, non saremmo in grado di far passare i re dalla nostra in tempo. Domani, o dopodomani al massimo, saranno davanti ai re, ad esporre la proposta. Il meglio che riusciremo a fare, per ora, sarà cercare di usare le nostre spie per convincere i re a non unirsi a loro.» Aggiunse il Generale Floatzel.«Signore, chi saranno quindi gli inviati?» Domandò Metagross.«Metagross, cominciamo da te. Ti manderemo a Metallia, a coadiuvare i Capitani là stanziati. Ovviamente, nel frattempo ti sarà dato come compagno un capitano di un’altra base, affinché possiate migliorare il vostro lavoro di squadra. Houndoom, quello sei tu.»Houndoom annuì. Il pokémon sembrava più magro di prima, ma Roserade aveva sentito dire che gli esperimenti del Professor Durant avevano funzionato. Roserade si chiese fino a che punto.«A Terria andranno i due Pokémon fisicamente più forti fisicamente. Dragonite, Breloom, quelli siete voi due.»Roserade guardò Breloom. Questi la fissò un momento, poi scosse la testa. Non c’era niente da fare, se i Generali ordinavano lui doveva ubbidire. Roserade annuì. “Peccato, proprio adesso che, dopo diciassette anni, ero riuscita a fare pace quantomeno con lui.” Si trovò a pensare agli altri della sua squadra passata. Il povero Treven, Geist, sua sorella Rose “E Cacturne… no, non devo pensarci! Spietata, devo essere spietata.”«A Forestia invieremo Ewgon e Blaziken, in modo che anche quel paese così chiuso si renda conto della potenza dell’organizzazione. A Gelia andranno Espeon, Weavile e Jolteon. Potrebbe sembrare eccessivo, ma tre capitani sono il minimo. Inoltre, non vogliamo certo interrompere la punizione di Weavile.»«Certo che no, signore.» Annuì Weavile, a capo chino.Dopodiché, la discussione scemò. Semplicemente, il Generale comunicò che gli altri Capitani avrebbero dovuto continuare a lavorare come al solito. “Che novità” Pensò Roserade, scuotendo la testa, mentre venivano congedati, terminata la cena.«Beh, a quanto pare ci rivedremo tra qualche tempo.» Le disse Breloom, sorridendo, quando furono usciti dalla sala e si furono allontanati. Il tono era incoraggiante, forse persino troppo. “Sembra quasi che sia sollevato.” Per un attimo, Roserade si chiese se non ci fosse qualche cosa da dire o fare, ma scosse il capo “No, lui deve partire. E in fondo non ha importanza.”«Già. L’ultima volta che ci siamo separati è stato…»«Diciassette anni fa, quando mi assegnarono alla squadra dell’Organizzazione di Arenia.»«Quanti eravamo all’epoca? Sedicimila? Tredicimila solo dall’Isola in mezzo al mare, tremila reclutati in giro per Pokémos. Soprattutto da Terria, Forestia, Velenia, o Elettria.»«E io e te non eravamo esattamente in buoni rapporti, dico bene?» Chiese Breloom, ridacchiando.«Puoi darmi torto? Eri appiccicoso come la colla. Mia bellissima rosa qua, mia dolce lì… Il solo fatto di avermi seguita per quattro anni… è stato gentile, te lo riconosco… dolce, perfino… ma io non te l’avevo chiesto.»«Dici così, ma scommetto che ti saresti sentita sola. E poi per merito mio siamo riusciti a non soffrire troppo la fame.»«Essersi rivelato bravo a rubare è un vanto ben scarso per un membro dell’esercito, non credi?» Rispose Roserade, sorridendo. Ma in realtà sapeva bene che, non fosse stato per Breloom, si sarebbe trovata a mendicare. Per quattro anni li aveva tenuti in vita mentre Roserade cercava un modo per cambiare l’esercito e Pokémos, diventando sempre più tetra, mentre Breloom continuava a seguirla incurante del suo comportamento. Anche se non era riuscito ad impedirle di uccidere qualcuno, purtroppo.«Beh, buona fortuna con la tua missione.» Gli disse Roserade salutandolo, mentre si dirigeva alla propria stanza.«Grazie, mia b… Roserade.» Rispose Breloom. Roserade lo vide svoltare l’angolo, e si chiuse la porta alle spalle. Poi si distese nel proprio letto, e poco dopo si era addormentata. Nel suo sogno, vide Cacturne e Breloom scontrarsi in un campo infuocato. Intorno a loro infuriava una battaglia. Poi i due Pokémon si colpirono, ancora e ancora. Roserade sollevò il braccio. Non sapeva come, ma sapeva di avere un solo attacco a disposizione. Guardò i due e si rese conto di non sapere chi colpire.La terra le si aprì sotto i piedi, e lei prese a precipitare. Sentì un freddo gelido avvolgerla, e quando provò a volare non ci riuscì. Cadde, cadde, cadde, e cadendo vide davanti a se volti familiari e volti sconosciuti. Treven, l’occhio che grondava sangue. Il piccolino, con lo sguardo di un Pokémon che sa di essere destinato a morire, e dietro di lui una Dustox svenuta. Sua sorella Rose con il volto sfigurato. Geist, piangente. E altri volti, decine di altri, che presero ad accusarla. “Tu” sentì “Sei stata tu. Tu. Tu. TU!”Roserade si svegliò, ansimando. Si guardò intorno, ma vide solo la propria stanza. “Niente di nuovo. Dopo quel giorno di diciannove anni fa, questi maledetti incubi potevano solo aumentare.”Ricordava ancora quel giorno. Velenia, Piane mefitiche, 08/05/4764, circa le 21Roserade e Breloom correvano lungo la strada, mentre intorno a loro il terreno era nient’altro che un reticolo di acqua di un livido colore bluastro e fanghiglia. Breloom stava ben attento a non uscire dal ciottolato del sentiero, e anche Roserade preferiva evitare.«Forse li abbiamo seminati, mia bellissima rosa.» Disse Breloom, guardando dietro di sé.«Sarebbe troppo facile, non credi? Se sono cacciatori di taglie famosi in tutta Pokémos, un motivo deve esserci. Ci sono dietro, ne sono certa. Continuiamo. Più avanti deve esserci un bivio.»I due proseguirono lungo la strada. “Ma perché doveva andare così?” Si chiese la pokémon guardandosi alle spalle, temendo di veder comparire il gruppo di inseguitori che avevano staccato il giorno prima.Roserade in realtà sapeva benissimo perché. Qualche tempo prima, avevano derubato un pokémon, un grosso Swalot ubriaco di Succo di Baccauva, un’idiota che aveva decantato ai quattro venti il valore del contenuto del bauletto che portava con sé, e che a quanto pareva aveva rifornito l’esercito con un qualche prodotto. Quanto alla sua guardia del corpo, un Vileplume, si era lasciato distrarre facilmente, quando Roserade aveva cominciato a fargli gli occhi dolci. Breloom aveva sgraffignato il bauletto, e nella confusione che era seguita alla sua fuga Roserade si era eclissata. Alla fine, il baule si era rivelato pieno di pepite e fogli di carta. Avevano speso la maggior parte delle pepite in beni di prima necessità. Quanto alla carta, l’avevano usata per accendere il fuoco.“Ma chi si immaginava che quel tizio avrebbe pagato dei cacciatori di taglie per inseguirci?”I primi si erano presentati la settimana precedente. Quattro idioti di Oscuria, tre Nuzleaf e uno Shiftry, che avevano steso senza troppi problemi. Poi però era toccato a un gruppo di Spettri che li avevano attaccati a sorpresa sbucando dal terreno. Poi un trio di Pokémon Erba. E ancora, finché non si erano trovati davanti un gruppo di una ventina di Pokémon. A quel punto se l’erano squagliata. Meglio nascondersi per qualche tempo, piuttosto che continuare a combattere.Perciò avevano puntato verso l’unico luogo che ritenevano sufficientemente sicuro: la vecchia casa di Roserade, un piccolo villaggio nelle Piane Mefitiche. Quel luogo era talmente isolato che in genere nessuno sapeva della sua esistenza. Solo che non potevano prevedere di non riuscire a seminare gli inseguitori. Li avevano seguiti fino all’imbocco del sentiero, e per lasciarseli dietro Roserade e Breloom avevano abbandonato quasi tutto ciò che avevano, salvo poco cibo, acqua e alcune Pepite per potersi nascondere per qualche tempo. Il resto era rimasto indietro, gettato sulla riva di un grusso fiume, in modo che i cacciatori di taglie li credessero morti annegati. Era una debole speranza, ma il fatto che quelli fossero scomparsi sembrava voler dire che aveva funzionato.Superarono alcuni bivi, e per sicurezza percorsero sempre entrambe le strade, lasciandosi dietro qualche traccia. Infine, al tramonto, arrivarono al piccolo villaggio sperduto. Poison Lake, un nome che indicava l’unica cosa vagamente interessante di quella zona, un lago più velenoso persino del tratto finale del Draak. A parte questo, gli abitanti erano coltivatori di Baccapesche, una comunità isolata che parlava ancora solo il Toxian, la lingua di Velenia, e di cui solo una piccola parte comprendeva il Pokémos, quel linguaggio che pure era così facile da parlare, una volta imparato anche superficialmente. Roserade scosse la testa. Sette anni prima, ad appena tredici anni lei e undici sua sorella, aveva viaggiato da lì alla capitale, si era unita all’esercito, aveva viaggiato combattendo per la Coalizione dei Cinque, aveva amato, perduto e sofferto, e tutto questo solo per tornare, con la coda tra le gambe a casa.Entrata nel villaggio, si guardò intorno, sperando di non essere riconosciuta da nessuno, ma per sicurezza lei e Breloom superarono in fretta la zona più affollata del paese, che comunque era quasi deserta, e si diressero verso i casali sparsi nei campi.“Chissà, forse mia sorella sarà qui ad aspettarmi. Forse ci rivedremo, lei e anche i miei genitori. Forse…” Ma tutti i suoi forse scomparvero quando si trovò davanti la propria vecchia casa. Lo stesso edificio in legno di Baccapesca di tanti anni prima, solo più cadente di quanto lo ricordasse. E con tutte le luci spente.Entrata, trovò solo polvere, ragnatele e mobili che non erano stati toccati da anni. Breloom non disse nulla, ma era chiaro cosa pensava. Roserade corse fuori, e si guardò intorno. Poi corse dietro casa, dove sapeva che tutti i membri della sua famiglia venivano sepolti fin dai tempi del suo bisnonno.“Non può essere. Non può essere. Non può essere.” Ma rimase come congelata guardando le ultime due tombe. La tomba su cui era inciso il nome di sua madre era datata appena al mese precedente. La tomba del padre, invece, era di almeno cinque anni prima, ma l’ultimo numero della data di morte era stato cancellato dal tempo.Breloom le posò una mano sulla spalla, ma lei lo scacciò, e lui si allontanò. Poi, davanti alla tomba dei genitori, Roserade pianse. Pianse per loro, pianse per averli lasciati, pianse per essere scappata di casa per vedere il mondo insieme alla sorella, pianse per non esserci stata quando erano morti. Ma si rese conto di star piangendo anche per tutto il resto. Per la sorella scomparsa, per l’amore perduto, per gli amici persi, per la vita che aveva abbandonato e per quella che stava vivendo. Pianse finché le lacrime non smisero di scendere, in ginocchio davanti alle due tombe.E quando smise di piangere, sentì una voce alle sue spalle. «Spiacente di interrompere il momento, ma temo dovrai girarti, bellezza.» E con lentezza, Roserade si girò.
 

Darken

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CAPITOLO 152: LA ROSA E LE SUE SPINE​

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Poison Lake, 08/05/4764, circa le 22Roserade fissò gli undici pokémon. Il Muk e il Garbodor tenevano ben stretto Breloom, coprendogli la bocca. A quanto pareva era stato avvelenato, giudicando dal colorito violastro.A parlare era stato un Victreebel. Il pokémon Erba la fissò mentre lentamente si alzava. «Cosa volete?» Chiese Roserade.«Lo sai fin troppo bene dolcezza. Avete fatto un errore, e adesso dovete pagare. Ma noi non siamo assassini, quelli vivono a Forestia. Come cacciatori di taglie lavoriamo per denaro e siamo ovviamente disposti a lasciarvi andare se accetterete di pagare la taglia che pende sulla vostra testa. E anche se così non fosse, la taglia dice “vivi o morti”. E portarvi indietro morti sarebbe uno spreco. Non so come la penserebbe il capo, ma io la vedo così.»«E quanto dovremmo pagare?» Chiese Roserade, prendendo tempo. Non che avesse molta importanza, visto che avevano ben poco con loro.«Seviper, tu ti ricordi di quanto parlavamo?» Disse il Pokémon rivolgendosi al Seviper.«200 Pepite per la complice, 250 per il ladro. Altre 50 per riportare indietro i carteggi da loro rubati.»«Sentito dolcezza? Appena 500 pepite. Poi potrete andarvene per la vostra strada.»“Ma certo, un affarone.” Pensò Roserade “500 da noi, 500 dal tizio che ci ha messo la taglia sulla testa. La nostra strada andrà da quella parte scommetto.” Cercò di pensare rapidamente. Undici Pokémon. Veleno e Erba soprattutto. “Le probabilità di batterli sono basse. Ma se riesco a stendere Muk e Garbodor… No, anche così Breloom non riuscirà a scappare, indebolito dal veleno. Pagare non se ne parla, soldi a sufficienza non ne abbiamo. Potrei scappare da sola.” Per un attimo l’idea che le balenò in testa le parve logica. Scappando da sola, sarebbe probabilmente riuscita a seminare gli inseguitori. Considerato poi che una parte di loro sarebbe di certo rimasta con Breloom… “No, cosa sto pensando? Non posso certo lasciarmelo dietro. Sarà anche pedante, noioso e appiccicoso, ma mi ha aiutato per tutto questo tempo e questo non lo dimentico. Deve esserci un’altra soluzione.”«Non abbiamo tutto il giorno, bellezza. Allora, li hai questi soldi oppure no?» Incalzò Victreebel.«Io… Sì, li ho, ma non qui.» Rispose Roserade. Il suo cervello prese a ruminare in fretta. «Sono in quella casa. Per fortuna il riscatto è così basso, potremmo pagarlo tre volte. Li abbiamo nascosti prima che arrivaste sperando di potercene servire in seguito, ma ci avete raggiunti, quindi meglio usarli.» Era un’idea rischiosa, ma poteva funzionare. La vecchia casa ormai era parecchio malridotta. Buttando giù una trave portante poteva crollare. E se fosse crollata…«Ottimo, allora andiamo a prenderli.» Le rispose Victreebel. Il lampo di cupidigia nei suoi occhi fece venire un brivido a Roserade, che però lo reprimette.«Però io non so dove siano, li ha nascosti Breloom.» Aggiunse la pokémon.«Allora tu rimarrai qui mentre lui va a prenderli. Garbodor, Muk, lasciatelo e prendete lei.»«Giusto, ottima idea, ma lui da solo non può certo riuscire a portar fuori il denaro. Troppo indebolito. Lo dovrai aiutare.»«Io? No, sarai tu a farlo. Io verrò con voi per tenervi d’occhio e assicurarmi che non facciate scherzi.»“Che tradotto significa che verrai con noi per prenderti tutto.” Pensò Roserade, ma annuì. Aveva inquadrato il tipo di Pokémon con cui aveva a che fare. Egoista, avido e privo di rimorsi. Il peggiore.Roserade passò un braccio attorno a Breloom e lo sollevò, portandolo a spalla, seguita a breve distanza da Victreebel. Gli altri attesero fuori, circondando la casa. “Perfetto.” Se fossero venuti più Pokémon, il piano sarebbe stato un fallimento. Ma con uno solo ce l’avrebbe fatta. Per fortuna, l’avarizia di Victreebel l’aveva acciecato.«Ascolta bene Breloom» mormorò con voce appena percettibile «Adesso ti dico cosa faremo. Tu devi solo tenerti pronto.» Breloom ascoltò la rapida spiegazione e annuì.Appena entrati, Roserade si rivolse di nuovo al Pokémon «Ok Breloom, dove hai detto di aver nascosto l’oro?» parlò con voce appena udibile. Sufficiente però perché Victreebel sentisse.«Laggiù.» Rispose Breloom indicando la porta che gli aveva detto Roserade, che in un angolo della casa sembrava dare su una stanza a parte ma che portava alla cantina in cui i suoi genitori conservavano cibo e bevande.«D’accordo.» Roserade si avviò, ma Victreebel le mise una liana davanti.«Ferma. Ora vado a prenderlo io.»«Dico, ci prendi per stupidi? Non ho certo intenzione di farmi derubare da te. E poi Breloom li avrà nascosti per bene. Ce ne occuperemo noi, tu facci strada per favore.» Roserade parlò in modo provacotorio. “Ti prego non venire, ti prego non venire, ti prego…”«Sai cosa? Non credo che lo farò. Abbiamo circondato la casa quindi non ci scapperete comunque. Scendete da soli, io vi aspetterò qua in cima.»“Sì!” Pensò Roserade, ma non mostrò alcun entusiasmo in volto. Si guardò intorno. C’erano quattro travi a sorreggere la casa. Una, quella più danneggiata, sarebbe stata fuori dal suo campo visivo. Due erano danneggiate, anche se meno dell’altra. Quella integra era esattamente dalla parte opposta della stanza. “Se butto giù quella crolla tutto.” Si disse. Poi prese a scendere i gradini nel buio della cantina. Le lampade a Pietrafocaia dovevano essersi spente mesi prima, e comunque ormai erano vuote.Roserade scese. Un gradino, due, tre… si girò e scagliò un’Energipalla. Victreebel scartò di lato e sorrise. «Mancato. Peccato, io cercavo di essere gentile. Ma vedo che non fun…» La casa prese a tremare. Roserade sentì il rumore di legno che cedeva. Due volte. Tre. Alla quarta, la casa collassò. Roserade non perse tempo. Lanciò un secondo attacco, facendo crollare la porta, poi corse giù, praticamente trascinando Breloom. Sorpreso, Victreebel non aveva fatto in tempo a reagire. L’ultima immagine che Roserade ebbe di lui era il Pokémon che la guardava, poi il buio. Roserade rimase stesa a terra per molto tempo, ansimando. Breloom era a poca distanza da lei, appoggiato al muro, svenuto. Quando la pokémon si rialzò, i suoi occhi ormai si erano abituati un poco all’oscurità. Prima di tutto, si mise in ascolto, ma non sentì nulla. Poi si guardò intorno. Era pieno di vecchie cassette di legno per le bacche. Ne prese un paio e le fece a pezzi, poi cominciò a sfregare tra loro un paio di pezzi di legno. Ci volle un po’, ma alla fine aveva acceso un fuocherello, con cautela per non rischiare di produrre più luce del necessario, e si guardò intorno. Oltre alle cassette c’erano anche alcuni grossi bauli. Ne aprì uno, e vi trovò dentro vecchi oggetti. Bambole, soldatini, le coperte del letto suo e di sua sorella… Suo padre e sua madre dovevano averci messo dentro tutte le loro cose quando erano scappate. Sorrise, ma si impose di non piangere di nuovo.A quel punto, si mise in attesa. Per sapere quanto tempo fosse passato, contò. Arrivata intorno a mille perse il conto, quindi ricominciò. Intorno ai duemila successe di nuovo, quindi ripartì ancora. Stavolta arrivò a settecento, ma decise che era sufficiente. Spostò Breloom in un angolo lontano dalla scala, spense il fuoco e decise che era arrivato il momento di uscire.Salì le scale, e toccò la catasta accumulata sui primi gradini, a tappare del tutto il passaggio. Ci furono diversi scricchiolii, ma non cedette. Allora la spinse più forte, e stavolta il cumulo cedette, rotolando giù. Si gettò di lato, evitando per un pelo di essere investita. Guardò l’apertura, da cui si intravedeva il cielo notturno. La luce della luna e l’aria fresca furono bene accolte, ma ora c’era un nuovo problema: una delle travi del soffitto aveva bloccato l’ingresso. Con cautela provò a spingere ma non si smosse. Allora lanciò una Energipalla, che distrusse la trave. Le schegge volarono ovunque, ma Roserade si protesse il volto. A quel punto, riuscì ad uscire. Si guardò intorno. Dei cacciatori di taglie nessuna traccia, anche se era chiaro che dovevano aver passato diverso tempo a scavare dai cumuli di legna a bordo strada. Alla fine, evidentemente, si erano arresi e se n’erano andati, forse a cercare aiuto per continuare a scavare. Si chiese quanto tempo fosse effettivamente passato. Diverse ore, avrebbe detto a colpo d’occhio. Gli sembrava che ora il cielo si stesse quasi schiarendo.Scese per controllare che Breloom stesse bene, ma fu a quel punto che si trovò davanti un brutto spettacolo. A terra, tra la catasta di legna che aveva buttato giù al buio, vide anche Victreebel. Era stato colpito alla testa da una trave, che lo doveva aver steso, a giudicare dal grosso squarcio sulla foglia e le labbra. Poi altre tre lo avevano trapassato, due da parte a parte. Roserade gli passò di fianco, dando per scontato che fosse morto, ma una liana la afferrò. Prima di poter reagire, fu trascinata verso Victreebel.«Ti ho… presa.» Disse il Pokémon. Roserade si divincolò e lo colpì con una Velenpuntura. Fu un’azione di riflesso, ma Victreebel urlò. «Brutta… Ti ammazzo! Ammazzo te e quel tuo piccolo compagno! Vi ammazzo entrambi! Credi che creperò qui?! Lo credi davvero?! I miei compagni vi troveranno! E vi uccideranno! No, lo farò io! Ti ucciderò! Lascia che ti prenda! Dammi i soldi! Le pepite! Dammele e ti ucciderò! Dammele! Ti ammazzo!»“Sta delirando.” Si rese conto Roserade. Ma era comunque pericoloso. Se avesse continuato ad urlare… “Devo ucciderlo” Capì “Altrimenti attirerà qualcuno e saremo punto e a capo.”Roserade non aveva mai ucciso nessuno. In missione, diversamente dai suoi compagni, aveva sempre catturato vivi i banditi, al massimo mettendoli fuori combattimento. Treven e Geist ne avevano ucciso qualcuno. Rose due volte, anche se non volontariamente. Cacturne e Breloom avevano ucciso un sacco di criminali, anche se nessuno di loro aveva mai detto che gli piaceva farlo. Anzi, Cacturne le aveva sempre detto che avrebbe fatto di tutto per impedire che a Roserade toccasse l’ingrato compito di boia.“Ma Cacturne non è qui e Breloom…” Il pokémon era ancora svenuto, e non stava per niente bene. “Devo curarlo in fretta. Dobbiamo andarcene.”«Ti uccido! Ti ammazzo! Dammi i soldi! Ti ammazzo! Ti prendo i soldi, poi ti ammazzo!» Continuò ad urlare Victreebel.“Lo faccio anche per il suo bene.” Cercò di convincersi Roserade “Non può sopravvivere, e gli risparmierò ore di agonia.” Ma continuò ad esitare. Caricò una Velenpuntura. “Devo solo colpire a tutta forza una ferita. Lo ucciderà rapidamente, senza che soffra.” Tremò violentemente “O io o lui. Anzi, o noi o lui. Devo colpire. Devo colpire.”«Ti ammazzo! Vi uccido! Io vi…» Continuò Victreebel. E Roserade colpì, ad occhi chiusi. Quando li aprì, Victreebel era ancora vivo. La maledisse un’ultima volta, poi spirò.Roserade arretrò, terrorizzata da ciò che aveva fatto. Si impose nuovamente di non piangere, di non gridare. Sollevò di peso Breloom e salì le scale con fatica, poi corse, portando il pokémon sulla schiena, cercando solo di andare lontano. Lontana dalle tombe, dove riposavano i suoi genitori. Lontana dai campi del paese, dove rubò delle Baccapesche per curare Breloom. Lontana dal Victreebel che lei stessa aveva ucciso. Lontana da Poison Lake. Lontana da tutto. Da qualche parte a Elettria,09/07/4783, circa le 02Roserade si chiese perché avesse ripensato a quell’uccisione. Era stata la prima volta che uccideva qualcuno, ma non l’ultima. In effetti, via via era diventato più facile. Le prime volte si era sentita male, o aveva pianto. Poi mano a mano aveva smesso di preoccuparsi. Si era detta che la scelta era o loro o lei. Breloom, da parte sua, faceva il possibile per evitarle quel compito, ma alla fine, diciassette anni prima, si erano separati, quando l’Organizzazione li aveva mandati in due basi diverse. E lì Roserade aveva cominciato a credere di divertirsi uccidendo.“Ho fatto del male ad innocenti e colpevoli indiscriminatamente per portare avanti le mie convinzioni. E l’ho sempre saputo, ho sempre saputo che mai avrei potuto cambiare l’esercito senza spargere sangue, senza che le mie spine prendessero il sopravvento. Perché allora non riesco a smettere di pensarci, adesso?” Ci riflettè. Ripensò al piccolino, quel Surskit che ben due volte si era salvato. “Lui. La causa di tutto è lui. Dopo averlo visto, tutto è cambiato.”«Lo devo uccidere.» Sussurrò «Se voglio ritornare come ero prima della Città Caverna, prima della battaglia sulla nave, prima di incontrarlo, lui deve sparire. Lui deve morire.»In realtà una parte di lei sapeva che non era la risposta. Ma Roserade voleva credere che un colpevole ci fosse. Un colpevole che non fosse la sua coscienza. «Lo ucciderò.» sussurrò un’ultima volta. Si rigirò nel letto, e gli incubi tornarono da lei. Ma questa volta li accolse e li combattè, continuando a dormire, nella cieca convinzione che un giorno avrebbe cambiato l’esercito. E prima di quel giorno avrebbe ucciso il piccolino, tornando a mostrare le proprie spine. Volcanic Crater, Vulcania, 10/07/4783, circa le 12Raichu, Gliscor e Lamp guardarono la grande città davanti a loro. Era costruita su una grande isola in mezzo a un lago di magma, circondata da una muraglia scura e collegata ai bordi dell’enorme cratere da un ponte di pietra largo e alto, lastricato con legno di Baccafrago.Raichu si chiese quanto fosse calda quella città. Fino ad ora era riuscito ad andare avanti, ma la prospettiva di dover percorrere quel ponte ed entrare a Volcanic Crater non gli piaceva affatto.«Beh, non possiamo restare qui fermi tutto il giorno. Andiamo.» E si avviò, volando, sopra il ponte di pietra. Lamp lo seguì. Il pokémon sembrava esseri ripreso quasi completamente. Al risveglio aveva chiesto scusa ai due per averli fatti preoccupare, e per quello che aveva fatto. Raichu gli aveva detto di non preoccuparsi, e avevano ripreso a comportarsi come al solito.Raichu sospirò, poi seguì gli altri lungo il ponte. Sorprendentemente, non era caldo, anzi, il ponte era a una temperatura molto più bassa di ciò che gli stava intorno. L’unico motivo doveva essere il legno di Baccafrago di cui era fatta la copertura.“Incredibile.” Pensò Raichu. Percorse tutto il ponte con tranquillità, e si sorprese a scoprire che, in realtà, non sentiva particolarmente più caldo di quanto ne avesse avuto per il resto del suo viaggio in quel paese. Non si stava bene, ma quantomeno non stava cuocendo lentamente. Arrivato alla muraglia, osservò che era di pietra, ma anch’essa era rivestita dello stesso materiale. Chandelure doveva aver indovinato il suo stupore, perché gli indicò il legno e spiegò «Il legno di Baccafrago è il miglior isolante di calore al mondo, ma quello che cresce a Vulcania è speciale. Non solo brucia con estrema difficoltà, ma il calore viene respinto da esso. All’interno della città l’ambiente è, non dico comodo, ma quantomeno vivibile anche per i pokémon che non provengono dal paese. O almeno, questo è ciò che ho letto nei libri.»Alla porta, uno Slugma e un Monferno intimarono loro di fermarsi, e chiesero la ragione della visita. Raichu rispose che desiderava un colloquio con il re, al che uno dei due, lo Slugma, scoppiò a ridere «Sicuro, sono certo che il re abbia tempo da perdere con tre sconosciuti. Bah, fateci controllare i vostri zaini, poi potrete passare.»Monferno passò in rassegna ciò che avevano con loro, poi restituì le borse e aprì la porta. All’interno, la città era parecchio affollata. Accattoni si aggiravano tra la folla, e qualche volta qualcuno lanciava loro un piccolo oggetto piatto, ma in generale non sembrava che il resto dei pokémon stessero male.«Questa città non è mai stata messa d’assedio.» Spiegò Chandelure «Ho letto che in realtà una volta questa non era la capitale. Lo è diventata solo quando il palazzo del re delle Fiamme Rosse è stato distrutto. Ne hanno fatto costruire uno nuovo, nel centro della città, e da allora i Re Rossi governano da lì.»Raichu guardò lungo la via e scorse un grande palazzo, verso il fondo, che ricordava in qualche modo il palazzo reale di Elettria. Senza dubitare per un secondo che quello fosse il castello, lui e i tre si diressero in quella direzione “E una volta arrivati, vedremo il da farsi.” Pensò Raichu, chiedendosi come arrivare ora al colloquio con il re.
 

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Bei capitoli, apprezzo soprattutto la lunghezza, decisamente maggiore rispetto all'inizio. Ne ho dovuti recuperare due di fila ed è stato molto più lungo del solito. La trama procede come al solito, ottima gestione di più scenari contemporaneamente, così come per i flashback. Ho notato una ripetizione, ma non l'ho segnata, mi dispiace...
 

Darken

Passante
Bei capitoli, apprezzo soprattutto la lunghezza, decisamente maggiore rispetto all'inizio. Ne ho dovuti recuperare due di fila ed è stato molto più lungo del solito. La trama procede come al solito, ottima gestione di più scenari contemporaneamente, così come per i flashback. Ho notato una ripetizione, ma non l'ho segnata, mi dispiace...
Sì, come ti dicevo credo di essere arrivato al rapporto lunghezza tempo giusto. Mi piace, anche se rispetto ai capitoli di una volta mi capita più spesso di non arrivare in orario con la pubblicazione. Ma d'altra parte è una lunghezza migliore.

Fa niente, non preoccuparti.

Tra un po' ti rimetterai in pari con PM ed EFP, eh, Darken? Sono Absol
Già, e forse è anche giunto il momento di pubblicare quello...
 

Darken

Passante
E infatti, se volete leggere anche questo

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CAPITOLO 153: TORNEO, DEBITO E REGGENTE​

Fireduke City, Piazza del Torneo, 10/07/4783, circa le 10Eelektross si guardò intorno. C’erano un centinaio di Pokémon nel piazzale. La maggior parte erano in pessime condizioni. Rispetto a loro, perfino Eelektross e Luxray avevano un’aria particolare. Certo, molto dipendeva dal fatto che non erano di tipo Fuoco, ma senza dubbio contribuiva anche il fatto che, e i combattenti di un certo livello riuscivano a rendersene conto, erano parecchio forti.Insieme a loro c’erano i tre che Eelektross aveva fatto scegliere a Talnine. Uno era un tizio grosso con una larga cicatrice sul braccio. L’Emboar sorrise al capo. Eborm era sempre stato abbastanza lento di comprendonio, anche quando Eelektross lo aveva convinto a passare dalla sua parte, ma in compenso come lottatore era invidiabile. Secondo altri degli uomini di Eelektross, tutto il suo cervello era concentrato sul combattere.Il secondo era un Thyplosion che superava Eborm di tutta la testa. Ployt era un tipo di cui Eelektross non si fidava del tutto. L’aveva reclutato quindici anni prima, eppure aveva sempre l’aria di un Pokémon troppo pericoloso, che Eelektross riteneva essere il migliore, dopo Talnine, ma anche il peggiore, sempre dopo Talnine. Ma Eelektross scrollò il capo. Se il Ninetales l’aveva scelto poteva fidarsi.Il terzo era un Darmanitan. Eelektross non lo conosceva, quindi era entrato dopo che lui aveva lasciato Vulcania. Però dava per scontato, anche nel suo caso, che fossero stati scelti i migliori.Si guardò intorno, cercando di individuare in mezzo alla folla di partecipanti quelli più pericolosi. Ployt, con sua sorpresa, lo aiutò. «Immagino, capo, che stia cercando i tizi più pericolosi, vero?» Disse il Thyplosion «Beh, allora deve cominciare da quello laggiù. Heatmor il Tagliagole, ricercato nelle Fiamme Rosse e Nere per omicidio seriale. Qui nelle Fiamme Blu ufficialmente non ha invece mai ammazzato nessuno.» Thyplosion indicò l’Heatmor completamente coperto di cicatrici, tanto che Eelektross si chiese come potesse essere vivo qualcuno con così tante ferite.«Poi, là, uno che può passare inosservato. Il capo di una banda chiamata Orfani Sequestratori, che il nome stesso dice cosa facciano. Il Re all’inizio li lasciava fare perché all’occorenza accettavano di sequestrare anche su suo ordine. Ormai sono quasi un’unità speciale dell’esercito.» Indicò, con sorpresa di Eelektross, un Chimchar attorniato da altri tre Pokémon non evoluti, un Tepig, un Charmander e un Torchic.«Quello?» Chiese Eelektross «Come mai è considerato pericoloso? In fondo è solo…»«Un bambino? Lo pensano tutti. In realtà lui e i suoi sono più vecchi di me. Ma la loro regola è non evolversi a meno che non sia indispensabile, e il fatto che il capo non si sia ancora evoluto la dice lunga sulle sue capacità. Così è più facile fregare la gente. Chi penserebbe mai che davanti a sé ha un adulto fatto e finito guardandoli?»«Capisco.» Commentò Eelektross. Falsa età. Era un trucco comune, in certe zone di Pokémos, e che funzionava benissimo se si apparteneva a una famiglia che evolveva in diversi stadi. Evitando di evolvere grazie alle Pietrestanti, uno poteva mantenere l’aspetto giovanile. Non che non si invecchiasse e morisse, ma era parecchio più difficile capire quanti anni uno avesse. «Chi altri?»«Quei due là. Il Flareon e il Delphox. Sono due Combattenti, principali collaboratori del Generale, anche se non hanno alcun grado specifico. E i tre intorno a loro sono a loro volta i loro migliori uomini, due sotto il comando di Delphox e uno di Flareon.» Intorno ai due era radunato un gruppetto di tre Pokémon, Magcargo, Chandelure e Blaziken. Fatto strano, a Eelektross sembrò che tutti e cinque fissassero la sua squadra.«Ma se sono collaboratori del Generale, cosa ci fanno qui?»«Forse si sono stancati di fare le pedine. Forse hanno deciso di vincere e chiedere al Re un ruolo nell’esercito di primo piano.»Eelektross annuì «Ce ne sono altri di cui dovrei sapere?»Ployt si guardò intorno, poi annuì «Eccolo là. Se c’è qualcuno che dobbiamo tenere d’occhio è quello là in fondo, che di questi tornei ne ha vinti diciotto.» Eelektross seguì l’indicazione del Thyplosion e vide con sua sorpresa un Kecleon.«Il capo di una squadra mercenaria, Kecleon il Multiforme. Viene una volta ogni due o tre mesi da solo, vince, poi torna sul confine.»«Bene.» Commentò Eelektross, ma non era bene per niente. C’erano un po’ troppi lottatori famosi. Sembrava fosse stato tutto organizzato di proposito. «Sicuro non ci sia nessun altro.»«Nessuno che io conosca e di tornei ne ho visti molti.»«D’accordo, allora preparati.» Si chiese se non avrebbe fatto meglio ad ordinare anche a Talnine di unirsi a loro, magari al posto di Darmanitan. Ma se si fosse scoperto che il proprietario di una taverna aveva legami con lui, la taverna sarebbe diventata inutile come base. “Che spreco.” Pensò Eelektross.Eelektross sentì un trombettiere suonare il segnale. Istantaneamente, i presenti si saltarono addosso con ferocia. E la Mischia cominciò. Territorio delle Fiamme Nere, 10/07/4783, circa le 11Zangoose ascoltò i passi, annuendo. Dodici pokémon li stavano seguendo per i meandri della caverna. Imprecò a bassa voce.La sera prima si erano trovati il percorso tagliato da una fuoriuscita anomala di lava. Succedeva, talvolta, perché la lava creava sempre nuovi condotti per uscire dalle Cime Ardenti. Bastava aspettare un paio d’ore, e la colata si sarebbe interrotta, per poi solidificare.Ormai era tardi quella notte. Zangoose li aveva quindi guidati verso una grotta che conosceva in quella zona, in cima a un basso colle che, un tempo, era indubbiamente stato a propria volta un vulcano, anche se basso. Era la base un tempo di un gruppo criminale che l’Investigatore dell’Ignoto aveva distrutto. Teoricamente era piena di passaggi segreti che permettevano di accedere ai piani inferiori della grotta, ma ormai era pressoché certo che i meccanismi fossero andati distrutti o si fossero inceppati negli anni. Ma a loro, in fondo, bastava un riparo. O almeno questo era ciò che credevano. Mentre si riposavano avevano chiaramente sentito delle voci. Erano usciti a controllare con circospezione e avevano scorto diversi Pokémon salire. Peggio che mai, tra loro avevano riconosciuto Pyroar, Houndoom e Rapidash, seguiti dai loro Tenenti e da una quarantina di altri Pokémon.“Di già?” Aveva pensato Zangoose. Ma non si era fatto prendere dal panico. Aveva invece cominciato a cercare tra le rocce. Alla fine, aveva trovato la roccia che cercava e l’aveva premuta con forza. Il meccanismo era stato inceppato dagli anni, ma con sorpresa di Emolga e Draak si era aperta una porta nella parete sinistra della grotta. Si erano precipitati dentro, poi seguendo Zangoose erano scesi.Erano scesi parecchio in basso, e si erano messi in ascolto. Con sconcerto di Zangoose poco dopo diversi meccanismi erano scattati. Sorrise sentendo le urla di dolore. Alcune erano trappole, che a quanto pareva funzionavano ancora. Sperò che quelli che ci erano caduti si fossero fatti male, ma il resto di loro doveva essere riuscita ad aprire la porta.Zangoose non si fece prendere dal panico. Ascoltò il rumore dei passi, e capì che dietro di loro dovevano esserci almeno diciassette Pokémon. Ma potevano pure essere di più, come il giorno prima.Guidò Emolga e Draak per quasi due ore giù per i tunnel che almeno tre generazioni di criminali avevano scavato nel colle, prima che arrivasse lui a rovinare loro la festa. Al suo passaggio stava bene attento a non attivare le trappole, che in quel modo avrebbero colpito gli inseguitori.Aprì un passaggio segreto e ci si infilò dentro, sempre facendo segno agli altri di seguirlo. Era il nono tentativo di aprire una porta, ma i primi erano falliti perché il passaggio era bloccato o la porta non si apriva e altri Zangoose li aveva aperti per poi richiuderli senza entrare. Finalmente, si infilò nel cunicolo laterale, che sapeva condurre a un’uscita alla base della collina. Potevano fuggire da lì, ma sarebbe stato più sicuro uscire direttamente dalla grotta da cui erano entrati, visto che non potevano sapere se il passaggio in fondo funzionasse. Lui ed Emolga si misero in ascolto a turno per oltre un’ora. Talvolta sentivano una voce, ma la maggior parte delle volte erano solo le urla di qualcuno che cadeva in una trappola.E alla fine si erano ritrovati lì, ad ascoltare dodici o più pokémon che avanzavano verso di loro, separati solo da un finto muro di pietra che si poteva sfondare con un colpo abbastanza forte.«Dannazione, che dolore.» Disse una voce che a Zangoose suonò familiare.«Immagino che un mazzuolo in faccia non sia una carezza, ma ti assicuro che neanche una dannata freccia, pure colpendo di striscio, fa bene.» Aveva risposto un’altra voce, che Draak riconobbe.«Pensala come vuoi, ma mi chiedo quante maledette trappole dovremo ancora incontrare davanti a noi.» Le voci si allontanavano. Zangoose sorrise. Aveva fatto del suo meglio per evitare di lasciare tracce, ed era felice di constatare che c’era riuscito.«Pyroar sta ancora cercando nei passaggi segreti?» chiese Rapidash.«A quanto pare. Credo che tra i suoi ci sia uno che tempo fa si nascondeva in queste…» Poi la voce di Houndoom si perse. Zangoose imprecò. Se con loro c’era qualcuno che conosceva i passaggi segreti, dovevano sapere anche di quello.Si precipitò lungo il tunnel, seguito dagli altri, ma arrivato in fondo, quando provò ad attivare il meccanismo, scoprì che non funzionava. Colpì con forza la porta, e la ruppe, ma scoprì che, probabilmente da parecchio, una frana l’aveva bloccata. Si guardò intorno. Che lui sapesse, non c’erano altri passaggi segreti in quel corridoio. D’altronde, non avrebbe avuto senso crearne uno in un condotto di fuga. Imprecò di nuovo e risalì lungo il tunnel.«Adesso state pronti. Quando apriranno la porta, dobbiamo saltargli addosso.»I tre si prepararono. Sentirono i passi. Prima lenti, poi via via più veloci. Si avvicinavano alla porta, un passo dopo l’altro… Poi un Charmeleon entrò dalla porta, solo per essere abbattuto un attimo dopo. I tre Pokémon corsero fuori, e si trovarono davanti Pyroar e i suoi Tenenti.Pyroar sorrise «Ma bene.» Commentò osservando il Charmeleon a terra e i tre in posizione davanti a lui. I suoi Tenenti si lanciarono su Zangoose e Draak, mentre Pyroar volava verso Emolga, atterrandogli adosso.«Ascolta» sussurrò, sollevando la zampa in modo minaccioso «Appena te lo dico, colpiscimi sul fianco sinistro e scappa. Ma sappi che questa è l’unica concessione che ti faccio. Dopo saremo pari. La prossima volta che ci vedremo, sarà da nemici. Chiaro?»Emolga annuì, esterrefatto, schivando un Ombrartigli lento «E i miei compagni?»«I miei Tenenti gli avranno già detto lo stesso. Altrimenti, sono stati battuti, il che è lo stesso. Non preoccuparti. Adesso!» Disse, e Emolga colpì il fianco con un Codacciaio, Zangoose con un Tritartigli e Draak con un Dragopulsar.Zangoose e Draak si sbrigarono a correre via. Emolga li imitò, ma si girò a guardare Pyroar, apparentemente svenuto, e i suoi due Tenenti, che si rialzavano.Il Rotom lo guardò «Andatevene, subito. Noi andremo ad avvisare gli altri Capitani, e se a quel punto vi prenderanno sarà un disastro pure per noi. Vedete di non farvi più vedere.» Disse, sparendo nel tunnel.L’Arcanine lo guardò ancora per un attimo «Non mi piace quello che ha fatto Pyroar. La ritengo un’assurdità, anche se mi ha raccontato tutto. Ma sono suo amico, e farò come mi ha chiesto, anche se è tradimento. Ma vedete di sparire. Se renderete tutto inutile, sarò io ad uccidervi.» E seguì il Rotom.Emolga annuì, fissò un’ultima volta il Capitano nemico, sapendo che ora erano davvero nemici di nuovo, poi seguì i suoi compagni. Electronvolt, Palazzo Reale, 10/07/4783, circa le 11«E allora, volete decidervi a scegliere un Re, maledizione?!» Tuonò Gallade, colpendo il tavolo con un pugno, infuriato.«Non è facile…» borbottò Claydol, ma fu interrotto «Cosa c’è di difficile? Quanti possono essere i volontari? Con il principe diseredato e scacciato, chi altri…?»«Per esempio suo fratello.» Commentò quasi casualmente Reuniclus, facendo scorrere le carte di uno dei mazzi che gli fluttuavano intorno da una mano all’altra.«Il principe Abra? La legge parla chiaro, il Re dev’essere evoluto.» Disse Lady Gardevoir, la madre del Generale.«Su questo ha ragione, mia Lady. Tuttavia, faccio notare che ci sono precedenti per cui un pokémon fu eletto anche se si trovava all’estero, o comunque non era presente all’elezione, così come ci sono precedenti di Re che avevano preso il trono pur essendo non evoluti. Il solo fatto che Abra non sia evoluto adesso, non gli impedisce di evolversi in seguito.» Fece notare Lord Wobbufett. Gallade lo fissò, chiedendosi come sarebbe stato prenderlo a pugni. Il Duca era stato dalla parte del principe Alakazam, ma con la scoperta del suo crimine, si era reso conto Gallade, sembrava aver deciso che doveva salire al trono Abra. Una cosa problematica.«Anche se fosse, dubito che il principe vorrebbe.» Gli disse Claydol «Ve lo dissi anche l’altra volta, non credo proprio che sarebbe interessato a diventare Re.»«Non importa cosa il Principe voglia, importa solo ciò che farà il bene del paese.» Tuonò Gallade «Vorreste lasciare Espia nelle mani di un ragazzino e non in quelle di un guerriero in questo momento?»«Questo è il punto.» Disse Mimen, entrando in quel momento «Cosa farà il bene di Espia?»«Cosa vorresti dire?» Chiese Gallade fissandolo.«Intendo che i segni per il futuro sono oscuri, se eleggessimo te. Mentre, se eleggessimo Abra, beh, i segni non ci sono affatto.»«Come “non ci sono affatto”? Cos’è, adesso voi indovini avete perso le vostre capacità?»«Insolente. Il tempo è come un libro, e noi siamo come un lettore che legge lentamente. Il presente è la pagina che stai leggendo in quel momento, anche se alcune cose verrai a saperle solo in futuro, quando faranno già parte del passato. Il passato stesso è una pagina già letta. Tutto ciò che vi accade è scritto per sempre. Ma il futuro… il futuro è un’incognita finché non voltiamo pagina. Noi indovini non siamo altro che pokémon impazienti che decidono di sbirciare la pagina futura prima di aver finito di leggere quella presente. Ma potremmo leggere male, interpretare male. Il futuro è mutevole, e certe volte è meglio non capire nulla piuttosto che leggere chiaramente il male. E io leggo il male nel futuro, se scegliamo te, non leggo nulla se scegliamo Abra, il che significa che il futuro del Principe come Re è ancora da scrivere, mentre il tuo è già scritto come un regno malvagio. Io non voterò per te.»I presenti erano tutti rimasti in silenzio. Ma quando Mimen ebbe finito, Gallade esplose «Non mi eleggerai? Non eleggerai ME?!»«Proprio così. Te.»Gallade lo guardò con odio. Se avesse potuto, avrebbe voluto ucciderlo. Subito. Ma poi avrebbe dovuto uccidere anche gli altri presenti, e quello sarebbe stato assurdo. E poi c’era sua madre tra i presenti. Perciò sbuffò e si impose di controllarsi.«Al Giratina. D’accordo. A quanto pare oggi non arriverete a una scelta. Benissimo.» Uscì a grandi passi dalla saletta. Alla porta, si girò «Rimarrò reggente finché non prenderete questa decisione. Prima che cominci a trovarmi troppo bene sul trono, vi prego di dirmi se devo abituarmi alla seduta o meno. E fate presto» aggiunse, chiudendosi la porta alle spalle «O potrei decidere che la sedia voglio tenermela comunque.»E si sbattè la porta alle spalle, furente, lasciando i cinque a riflettere sulle sue parole, mentre lui si allontanava lungo il corridoio.L’unica cosa che avrebbe voluto, a quel punto, era trovare il tempo per una delle bellissime pokémon a cui aveva cominciato a fare regali il giorno dopo essere arrivato. Invece, c’era ancora la riunione di Galvantula.
 

Darken

Passante
Ricordo anche oggi la Magna Opera Pokémos

CAPITOLO 154: IL SEGRETO DI REUNICLUS​

Elettria, Palazzo Reale, 10/07/4783, circa le 12Galvantula osservò i Generali e i Re riuniti intorno a lui. C’erano tutti, intorno ai rispettivi troni, mentre lui mostrava con ampi gesti lo schema che aveva realizzato per accorpare tra loro i gradi dei vari eserciti.«Per portare a termine questo schema, abbiamo usato come base il metodo della Coalizione dei Cinque, e ringrazio il Generale Absol per essere stato estremamente dettagliato a riguardo. Come potete vedere» e indicò la cima dell’ampio foglio «All’apice si trova il grado di Generale o Ammiraglio. Non credo ci sia bisogno di dire quanti pokémon con questo grado abbiamo nell’esercito.» E osservò i presenti.«Segue poi il grado di Colonnello, che però prende anche il nome di Vice Ammiraglio, Comandante di Sciame, Grand Aviere, Comandante di Divisione o Comandante. Attualmente sono in ventisette a portare questo grado: due di Elettria, otto di Laghia, tre di Alvearia, sei di Aeria, e altri otto dalla Coalizione.»«Da questo punto in poi, la situazione risulta molto più complessa, e per comodità userò, per esprimermi, i termini della Coalizione e della Marina. Troviamo quindi i gradi di Comandante di Brigata e di Reggimento, che nella Marina corrispondono rispettivamente al Contrammiraglio e al Commodoro. Di questi, nell’esercito dell’Alleanza ne risultano presenti cinquantadue.»«Il grado successivo è quello di Capitano, comune a tutte le nazioni, e per questo finora era principalmente ai Capitani che affidavamo il comando delle operazioni. I pokémon con questo grado sono sessantatré. I Tenenti, subito dopo, sono settantaquattro.»«I gradi subito sotto sono quelli di Maresciallo, Sergente, Comandante di Plotone, Caporal Maggiore e Caporale, che nella Marina corrispondono in ordine ai gradi di Sottotenente, Maresciallo, Guardiamarina, Sergente e Caporale. Comprendo che il fatto che alcuni gradi abbiano valori diversi tra gli eserciti pur avendo lo stesso nome potrebbe causare confusione, perciò vorrei chiedere che almeno i gradi minori di tutti gli eserciti adottassero la denominazione della Coalizione. A tal proposito, noi dell’S.T. stiamo già riunendo i cinquantatré del nostro esercito che portano quei gradi per spiegare loro la nuove denominazione. Avete domande?»«Io ne ho una.» Chiese Scizor «Perché i gradi dell’esercito di Alvearia risultano essere così accorpati? Intendo dire, il nostro Maggiore viene indicato come pari sia del Comandante di Brigata che del Comandante di Reggimento, e lo stesso accade altre due volte, con i nostri Sottotenenti e i Caporali.»«In tutti gli altri eserciti nazionali, gli ufficiali sono suddivisi in undici gradi, dal Generale al Caporale. Nell’esercito di Alvearia, invece, ne esistono solamente otto. Per questo, abbiamo dovuto trasformarli in gradi doppi, e compararli con quelli degli altri paesi in questo modo. A tal proposito vi chiederei di ideare una temporanea suddivisione dei gradi in modo da portare il numero ad undici.»«Capisco. Ci rifletteremo sopra e vi sapremo dire.» Commentò Scizor. A Galvantula non sfuggì che c’era una nota di disappunto nella sua voce, ma poteva tenersela. Accorpare i vari gradi era stato un inferno soprattutto per colpa di Alvearia e della loro suddivisione così limitata.«Un ottimo lavoro, Galvantula. Se i presenti sono d’accordo, vorrei che questa suddivisione fosse spiegata quanto prima all’esercito.» Commento Re Electivire, guardando i Re. Nessuno obiettò.«Molto bene. Ora però sono sinceramente interessato alle notizie in campo militare. Come procede la guerra? Dov’è il nemico?» Chiese Re Machamp, con le due coppie di mani incrociate sul petto.«Purtroppo» ammise Galvantula «al momento non siamo ancora riusciti a trovare la base nemica. Siamo riusciti a restringere l’area al settore nord dei Monti Tonanti, grazie alle informazioni che abbiamo strappato durante gli interrogatori ai nemici catturati nella Battaglia del Pika Village. Ma si tratta comunque di un’area vastissima, diverse migliaia di chilometri quadrati. Anche battendola a tappeto, ci vorrebbero giorni, e non possiamo neanche essere certi che la base si potrebbe trovare.»«E non riuscite a torchiare ulteriormente i nemici catturati.»«Ecco… purtroppo, non ne è sopravvissuto nessuno.»Il silenzio calò nella sala «Come sarebbe a dire che non ne è sopravvissuto nessuno? Credevo ne fossero stati catturati a decine.»«Sono stati avvelenati tutti. C’era una potente tossina nell’acqua che gli è stata distribuita. Sono tutti morti in capo a due ore, insieme a diversi altri criminali e persino ad alcune guardie.»«E avete scoperto chi ha avvelenato l’acqua?»«No. Nelle cucine della prigione si recano in continuazione cuochi e guardie. Da questo momento in poi, comunque, provvederemo a tenere sotto maggior controllo il cibo che viene servito ai prigionieri.»«Ne sono felice, ma ormai è tardi.» Commentò Chandelure «Erano la nostra possibilità più concreta per individuare la base. Perché non è stata effettuata una lettura della loro mente?»«Ci abbiamo provato signore» spiegò Gengar «Ma qualcosa ha modificato i loro ricordi. Siamo riusciti a restringere l’area ai Monti Tonanti, come detto, ma nessuno di loro sembrava sapere la locazione esatta del covo.»«Com’è possibile?» Chiese la Regina Zoroark.«La lettura della mente è molto complessa, ed è possibile nascondere i pensieri e i ricordi, come lei sa, in maniera volontaria, semplicemente concentrandosi nell’impedire che il nemico scopra quell’informazione. In quel caso si rischia di cominciare una lotta mentale che consuma le energie di chi legge la mente molto più in fretta di quelle del nemico, che deve limitarsi a pensare. Inoltre, esistono alcuni Pokémon in grado di modificare la memoria di un altro pokémon, e probabilmente questo è quanto è successo nel nostro caso.»«Per questo la lettura del pensiero non è un metodo di interrogatorio affidabile.» Completò Gallade «Un esperto potrebbe benissimo dare un’informazione falsa, facendola apparire per vera. Nel nostro caso, potrebbero convincerci che la base si trova da tutt’altra parte. Un po’ come quelli che riescono a bluffare a Pokér con il pensiero.»«Insomma, la lettura del pensiero è inutile, eh?»«Non del tutto. Perlomeno, abbiamo la prova che la base è sui Monti Tonanti. Abbiamo ricavato questa informazione da talmente tanti dei nemici catturati che riteniamo sia vera.»«Lo spero.» disse Re Braviary «Altrimenti, saremo destinati a non sapere mai la posizione del nemico.»E su quella nota funesta, dopo pochi altri brevi discorsi, la conferenza di Galvantula si concluse.Il pokémon si diresse verso l’uscita. Durante la discussione, per fortuna, nessuno aveva fatto la domanda che temeva. “Cosa sta facendo il gruppo che abbiamo inviato?” Si chiese, uscendo dal palazzo. All’allegro Stunfisk, 10/07/4783, circa le 12Reuniclus scivolò sicuro per i vicoli dei Bassifondi. Non era mai stato prima ad Electronvolt, ma il capo era stato molto preciso nell’indicargli l’osteria, e riuscì a trovarla senza particolari inconvenienti. Evitò semplicemente i gruppi di ladruncoli che, grazie all’esperienza, sapeva riconoscere a colpo d’occhio.Entrò nel locale, e si guardò intorno. C’erano una decina di avventori, intenti a discutere ad alta voce mentre venivano serviti da un Heliolisk ed un Dedenne.Il pokémon Psico si diresse al bancone e si rivolse al vecchio Stunfisk, apparentemente appisolato. «Mi manda Eelektross per faccende importanti. E private.» Sussurrò, appena udibile.Stunfisk sembrò non averlo sentito, poi annuì «In tal caso, seguimi.» I due scivolarono in una piccola stanzetta dietro il bancone, probabilmente la camera di Stunfisk. L’arredamento era spartano, e l’unico orpello era un piccolo dipinto rappresentante una Eelektross. «Dunque» chiese Stunfisk dopo essersi messo comodo su una sedia «Sei uno di Eelektross? Sono sorpreso. Sapevo che c’erano alcuni pezzi grossi tra i suoi, ma da quel che so tu sei parecchio importante. Ma lasciamo stare, conoscendolo non è certo improbabile. Cosa dice E.? Non lo vedo da quasi due mesi.»«Intanto, ti manda i suoi saluti. Mi ha chiesto di dirti che lui e i suoi sono sempre pronti. Parlando di lavoro, invece, come vedi ci siamo messi in moto. Hai sentito delle lettere alle varie chiese?»«Siete stati voi? Avete falsificato una storia del genere?»«Non arriverei mai a tanto.» Commentò Reuniclus, anche se non sembrava pensarlo davvero «No, il capo mi ha ordinato di cercare i Custodi dei Loro. Ci ho messo meno di tre ore a trovare il Custode di Lugia. Pensavo sarebbe stato difficile, ma mi sbagliavo. Non hai idea di quanto sia facile scoprire che un pokémon è stato scelto come Custode dei Loro. Il villaggio non fa che idolatrarlo, e se capita che ad essere scelto sia un vanitoso allora diventa persino più semplice. Inoltre, Lugia non è il tipo da nascondersi. Si è scelto una bellissima isola circondata da vortici in un’ansa del fiume Draak, dove persino un imbecille riuscirebbe a trovarlo.»«Insomma, hai avuto fortuna. Notevole.»“Se sapessi la verità, vecchiaccio…” «Gli ho spiegato che volevamo aiutare i Loro e che per farlo ci serviva il suo aiuto. Dovevamo fomentare la popolazione, convincerla ad unirsi all’esercito dell’Alleanza, e il modo migliore era premere sui fedeli delle varie religioni. Perciò gli abbiamo fatto scrivere una lettera.»«Che poi avete copiato e diffuso ovunque, interessante. Ma mi sfugge perché Eelektross si sia dato tutta quella pena.»«Il capo me l’ha detto. E arriviamo anche al motivo principale per cui sono venuto qui.»«Sono tutt’orecchi, dimmi.» Rispose Stunfisk con uno sbadiglio.«Bene. Allora, comincerò dal principio. Quando il Generale di questo Paese ha proposto a Eelektross di unirsi alla squadra per la missione, lo ha fatto per un scopo ben preciso: voleva che il Gruppo fosse protetto, per quanto possibile, anche in paesi stranieri dove il fatto di essere un membro dell’S.T. non avrebbe fatto differenza. Ma ovviamente, il capo una cosa del genere non l’avrebbe mai fatta gratis.»«Immaginavo. Eelektross può dire quello che vuole, ma un guadagno deve averlo.»«E lo avrà, ovviamente. Il Generale gli ha promesso il perdono reale per tutti i crimini di cui è sospettato, sia come colpevole che come complice.»«Capisco.» Annuì Stunfisk. Con una promessa del genere, Eelektross poteva solo accettare. Al ritorno, sarebbe stato incensurato, il che avrebbe tolto di mezzo parecchie spese, come le mazzette che doveva pagare ogni mese a parecchia gente. Inoltre, a Eelektross era toccato cambiare periodicamente nascondiglio quasi ogni anno, anche se alla fine tornava sempre all’Allegro Stunfisk, lasciando a lui il compito di dire ai clienti dove trovarlo se non c’era.«Inoltre, ovviamente, lui ci guadagnerà anche del denaro, ma non so quanto gli importi su quello. Comunque, ha accettato, e fino a quando non ha incontrato Zangoose quello è stato praticamente l’unico motivo per cui è andato avanti. Oh certo, lui si è riempito di belle parole sul bene di Pokémos, e in effetti sarebbe stato un po’ problematico, almeno nei primi tempi, gestire le varie succursali in un nuovo governo, ma sappiamo entrambi che è un criminale, non un eroe.»«Fin qui ti seguo, ma non capisco dove vuoi arrivare.»«Aspetta. Adesso, sorge il problema che secondo quanto dice Zangoose lo scopo dell’Organizzazione è molto diverso, e parte dalla distruzione di questo mondo per aprire una porta verso un altro. Insomma, noi siamo solo una serratura da scassinare per loro.»«Ma è vera questa storia? Me l’hanno raccontata le spie che vengono a farmi rapporto in vece di Eelektross, ma mi sembra incredibile.»«Verissima, me l’hanno confermato alcuni dei miei che hanno visto il documento. A quel punto, per Eelektross è diventato piuttosto impellente fermare l’Organizzazione.»«Sì, immagino che la distruzione del mondo sia più importante del perdono reale.»«Ed è per questo che vuole che ci occupiamo delle spie dell’Organizzazione. Per usare la sua frase “I gruppi di controspionaggio dei regni che ho visitato sono una barzelletta, e non credo che gli altri siano diversi”. Il che va benissimo finché si tratta di evitare che scoprano le nostre spie…»«Ma quando si tratta delle spie nemiche è un altro problema, certo. Con l’esercito così grande, non possiamo certo aspettarci che controllino i soldati uno per uno. E poi, vogliamo parlare delle spie insospettabili, come quel Generale di Laghia che poi è stato fatto fuori? Sono praticamente impossibili da scoprire finché non è troppo tardi.»«Esatto. Quindi, per riassumere, dobbiamo arruolare tutte le spie che abbiamo nell’esercito dell’Alleanza, scoprire quali e quante sono le spie dell’Organizzazione e farle fuori il più efficientemente possibile. Pensi di farcela?»Stunfisk sbuffò «Uff, non sarà di certo facile. Certo, prendono chiunque nell’esercito ultimamente, ma diciamo che prestano maggiore attenzione a chi ha precedenti. Ma so fare il mio mestiere. Tu e gli altri organizzatevi come preferite, io entro tre giorni avrò i miei uomini sparsi per il campo dell’Alleanza a cercare le spie.»«Perfetto. Ah, poi ci sarebbe un’altra quisquilia.» Rispose con noncuranza Reuniclus, spiegando l’ultima parte del piano di Eelektross.Stunfisk annuì «Sì, immaginavo che prima o poi l’avrebbe fatto. Beh, in effetti qui ad Elettria l’ha già fatto, il resto del lavoro dovrete farlo voi.»«Lo so, ma pensavo valesse la pena dirtelo. Gli altri cinque non l’hanno presa come te, anzi.» Annuì Reuniclus, facendo spallucce e dirigendosi verso l’uscita.«Se serve una mano chiedi.»«Oh, lo farò, non preoccuparti, buona giornata.» E uscì, avviandosi per i Bassifondi.Mentre camminava ridacchiò fra sé “Eelektross aveva proprio ragione, quel tipo è incredibile. Forse è il pokémon più forte che abbia mai incontrato, a parte Lui, sia mentalmente che fisicamente, eppure è parecchio anziano. Ma a quanto pare, neanche lui mi ha scoperto.”E il Custode dei Loro di Hoopa, il Re dei Ladri, si allontanò sorridendo, chiedendosi quale dovesse essere il prossimo passo per mettere i bastoni fra le ruote a coloro che avevano catturato il suo amico e signore, ripensando alla notte di undici anni prima in cui l’aveva visto l’ultima volta. Le tre carte di Reuniclus, 12/02/4772, circa le 01“Uni. Uni. UNI!” La voce che rimbombò nella sua testa svegliò Reuniclus di soprassalto. Il pokémon si guardò intorno, ma nella stanza del suo nuovo e lussuoso casinò c’erano solo lui e gli arredi.“UNI!” La voce stavolta stava tuonando. Reuniclus riconobbe l’unico pokémon che lo chiamava in quel modo.“Boss?”“Buongiorno, principessa.” Rispose la voce. Reuniclus scosse la testa. Era il custode del grande Hoopa da soli cinque anni, eppure era già diventato il suo migliore amico, nonostante si vedessero di rado. Sapeva che la maggioranza dei Custodi dei Loro si rivolgevano al loro signore con rispetto, e che i Loro avevano un comportamento molto altezzoso, ma con Hoopa era molto diverso.“Che succede capo?”“Che succede? Succede che sono sotto attacco. Ci crederesti? Eppure credevo che dopo la storia di Nyla aveste imparato la lezione.”“Ti serve aiuto? Arrivo subito, se occorre.”“Voglio vedere come, visto che sono a Normalia. Stavo rubando un bel forziere, e…”“Me lo racconterai un’altra volta. Come va il combattimento?”“Male. Sembra che il tizio che li comanda sappia già il mio stile di combattimento.”“Davvero?”                                                                                                          “Già. Comunque, la lotta mi tiene concentrato, quindi non riuscirei neanche ad aprire un portale per farti venire qui. Già parlarti è faticoso, quindi bando alle ciance. Ti ho contattato perché mi serve il vaso Uni.”“Il vaso?”“Dai, quel coso orrendo che ti ho fatto vedere quando ci siamo conosciuti.”“Ahhh, quel vaso.” Reuniclus si concentrò un momento, per ricordare dove l’avesse nascosto. La sua stanza era piena di spazi segreti, creati per nascondere la refurtiva più importante che Hoopa gli portava. Si diresse all’armadio, e dopo averlo aperto e aver spostato una serie di bicchieri, aprì uno sportello e ne estrasse il grosso vaso. Era un oggetto che definire brutto sarebbe stato un complimento, da quanto era sgraziato.“Allora, l’hai trovato? Ci ho messo meno io a rubarlo, sai? E per farlo ho impiegato settemilaottocento e tre anni.”“Come…”“Te lo racconto un’altra volta. Adesso, per favore, aprilo. Poi chiuderò la comunicazione. Ci vediamo tra quattro giorni. Ah, e se per caso qualche Custode dei Loro si presenta da te e ti fa domande riguardo a un Vaso del vincolo e a un qualche disastro avvenuto a Normalia…”“Io non ne so nulla, ricevuto.” Rispose Reuniclus, aprendo il vaso.“Ottimo, sei proprio un grande Custode.” Rispose Hoopa con una voce profonda che Reuniclus non riconobbe, poi la comunicazione telepatica si interruppe.Fu l’ultima volta che Hoopa e Reuniclus si parlarono. Dopo due settimana, Eelektross si era presentato da lui e gli aveva detto di volere un pokémon come lui dalla sua parte. E. non aveva mai nominato Hoopa, parlando con lui, e sembrava quasi intendesse che voleva dalla sua il proprietario di un casinò con un passato di ladro. Ma a Reuniclus era sempre rimasto il dubbio che Eelektross sapesse che lui era un Custode dei Loro.
 

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Molto interessante la storia dei custodi del Loro, il comportamento di Stunfisk mi fa quasi pensare che possa essere uno di essi proprio lui, non resta che aspettare ^^
 

Darken

Passante
Molto interessante la storia dei custodi del Loro, il comportamento di Stunfisk mi fa quasi pensare che possa essere uno di essi proprio lui, non resta che aspettare ^^
Le lavandaie dei Loro sono tornate  :D

CAPITOLO 155: MISCHIA​

Fireduke City, Piazza del Torneo, 10/07/4783, circa le 12«Stai giù Luxray!» Gridò Eelektross. Luxray obbedì, e un attimo dopo un Fuocobomba gli passò a pochi centimetri dalla schiena. Infuriato, il Luxray si girò e colpì con un Morso, lanciandosi sul Charmeleon che lo aveva attaccato.“Stiamo andando bene. Ma ormai sarà oltre un’ora che combattiamo, presto la fatica si farà sentire.” Pensò Eelektross guardandosi intorno. Si lanciò su un Arcanine e lo colpì con un Assorbipugno dritto al volto, scagliandolo via. Poi si girò e puntò su un Simisear. Sentì un rumore alle sue spalle, e scartò di lato all’improvviso. Un secondo dopo, un Lanciafiamme passò alla sua destra. Eelektross si girò verso chi l’aveva lanciato, e colpì il Braixen con un Tuono, facendolo crollare a terra. Si girò verso il Simisear, ma vide che era impegnato contro Eborm, quindi decise di lanciarsi su un Blaziken e colpirlo con un Assorbipugno e un Fuocopugno, in rapida successione. Per finirlo, bastò un Fulmine.In quel momento, una lunga lingua vischiosa si avvolse intorno al suo braccio. Eelektross si girò, e vide Kecleon il Multicolore trattenerlo per il braccio.«Di preciso, che vorresti fare?» Chiese Eelektross, fissandolo. «Perché, se vuoi fermarmi, dovrai fare di meglio.» E senza preavviso scagliò un Fulmine verso Kecleon, che liberò la lingua e si scansò in tempo. Il pokémon scomparve.“Ok, questo me l’aspettavo.” Si disse Eelektross, guardandosi intorno. Un attimo dopo, però, sentì un rumore alle sue spalle, e si scansò. Un secondo dopo, gli artigli di un Heatmor affondarono nel terreno. Eelektross lo riconobbe immediatamente. Heatmor il Tagliagole. Eelektross scagliò un Fulmine, ma Heatmor lo scansò.“Brutta situazione. Davanti ho Heatmor, e da qualche parte qui intorno c’è Kecleon.” Eelektross si lanciò su Heatmor senza preavviso, con un Assorbipugno, ma quello sollevo l’artiglio e parò il colpo, ma così facendo scoprì il fianco. Eelektross mirò ad esso con un secondo Assorbipugno. Ma quando stava per colpire, una lunga lingua si avvolse intorno al suo braccio. “Maledizione, non adesso.” Pensò Eelektross. Heatmor scattò, colpendo con Spaccaroccia, mirando al petto dell’avversario. Ma il Pokémon Elettropesce fu più rapido, scartando di lato e venendo solo sfiorato. Poi colpì con Assorbipugno mirando alla testa di Heatmor, e riuscì a colpirlo, ma quello si ritrasse e il colpo non gli causò seri danni.“E adesso, questo.” Eelektross afferrò la lingua di Kecleon, e la tirò con tutta la propria forza. Kecleon fu sollevato dal suolo e lanciato in alto. Con un movimento ad arco, Eelektross lo abbattè contro Heatmor, sollevando un polverone. Il Pokémon Fuoco l’aveva schivato, ma il Kecleon era a terra.“E uno.” Pensò Eelektross, schivando una Lacerazione, ritraendosi. Colpì con un Assorbipugno, mirando al petto scoperto di Heatmor… ma una lingua lo fermò. Eelektross imprecò, rendendosi conto di essere scoperto. E Heatmor questa volta lo centrò al volto con una Lacerazione, costringendolo ad arretrare.Eelektross guardò la lingua che si era avvolta intorno al suo braccio destro. Il Kecleon che aveva sconfitto era ancora a terra, al suo posto… E guardandolo meglio Eelektross si rese conto che non era il Multicolore, ma solo un altro Kecleon. Improvvisamente, Eelektross realizzò il tutto.«Vedo che hai capito.» Disse una voce davanti a lui. Un terzo Kecleon comparve davanti a lui, e questo, capì Eelektross, era davvero il mercenario. «Complimenti. Peccato che non ti servirà.»Una seconda lingua legò il braccio sinistro, e una terza si avvolse intorno al suo fianco. Eelektross imprecò «Siete cinque Kecleon, vedo. Immagino che prima si tenessero invisibili. Normalmente si vedrebbe solo la striscia rossa, ma nell’ambiente di Vulcania il rosso è ovunque, per colpa della luce dei vulcani.» Eelektross riflettè in fretta. Heatmor era sicuramente d’accordo con Kecleon, altrimenti avrebbe attaccato l’altro appena si era fatto vedere. E poi, le lingue lo avevano salvato già due volte. “Devo far fuori prima il Multicolore e i suoi.” Cercò di tirare le lingue, ma con un braccio solo era troppo.«Bravo, ma ora metteremo la parola fine a tutto questo. Ci prenderemo la tua testa e la ricompensa. Heatmor, a te l’onore.»Heatmor sbuffò e si lanciò su Eelektross. Ma questi sorrise e aprì la bocca, dalla quale uscì un Fulmine, che centrò in pieno Heatmor al volto, scagliandolo indietro. Quello borbottò qualcosa e si rialzò, ma Eelektross non rimase fermo ad aspettare. Caricò un Fuocopugno sul braccio sinistro, e lo lasciò bruciare. Era rischioso, ma alla fine le fiamme lambirono la lingua che lo tratteneva. Eelektross sentì un’imprecazione soffocata alla propria destra, mentre la lingua gli liberava il braccio sinistro. A quel punto, Heatmor era di nuovo su di lui. Eelektross ritrasse il braccio sinistro e preparò un Assorbipugno, ma all’ultimo invece di colpire si scansò, ruotando il corpo di lato ed evitando il colpo. La lingua del Kecleon da cui si era liberato era di nuovo scattata verso di lui, ma questa volta Eelektross se l’aspettava. La afferrò e tirò uno strattone, trasinando verso di sé il Kecleon, che colto di sopresa non riuscì a fare resistenza. Fu sollevato e si ritrovò davanti ad Eelektross, che lo colpì in pieno volto con un Assorbipugno, abbattendolo.Heatmor però saltò addosso a Eelektross, colpendolo con una Lacerazione al fianco. Eelektross imprecò, poi sorrise. Quell’idiota aveva colpito anche la lingua che gli imprigionava il fianco, e il Kecleon allentò la presa. A Eelektross bastò per liberare il fianco, e a quel punto fu libero di colpire Heatmor con un Assorbipugno, scagliandolo via. Poi si girò e vide la lingua puntare di nuovo su di lui. Aprì la zampa sinistra e scagliò un Fulmine, centrando la lingua. L’elettricità percorse la carne e arrivò al Kecleon, che fu abbattuto.A quel punto, una Finta colpì Eelktross al fianco destro, dove il braccio era ancora bloccato dall’ultimo Kecleon. Eelektross vide il Multicolore ritirarsi, ma riuscì a scagliargli dietro un Fulmine, che lo sfiorò.«Oh, pensavo volessi far fare tutto il lavoro al Tagliagole e startene in disparte. Come mai ti sei mosso?»«Niente di che, è che mi pare che tu sia un po’ troppo forte per il solo Heatmor, anche se viene aiutato dai miei compagni.»«Sai, credo tu abbia ragione. Anche e soprattutto perché ora mi pare un po’ impegnato.» Commentò Eelektross, indicando alle spalle del mercenario. Quello si girò, e vide che Heatmor era stato attaccato da un Darmanitan, che Kecleon riconobbe come uno dei compagni di Eelektross. «Come vedi non sono l’unico con dei rinforzi. Avanti, fatti sotto.»«Non me lo faccio ripetere.» Rispose Kecleon, ma Eelektross notò che adesso era preoccupato ed esitava a lanciarsi contro di lui. “Bene, finché è preoccupato i suoi attacchi perderanno mordente.” Pensò, guardando il braccio destro, ancora trattenuto. “Prima di tutto, devo liberarmi di questo.” E quando il mercenario si mosse contro di lui e lanciò una Finta, Eelektross assecondò il colpo, subendo solo danni marginali. Poi si mosse rapidamente verso la fonte della lingua. Il Kecleon che lo tratteneva fu colto di sorpresa, e quando fu colpito da un Fulmine e un Fuocopugno in successione soccombette.«E adesso siamo pari, mercenario. Avanti, combatti.»Kecleon deglutì. Aveva usato quella strategia su un’infinità di campi di battaglia e in decine di tornei, ma era la prima volta che qualcuno riusciva a sconfiggerla. “Ma dove diavolo ha imparato a combattere così?” si chiese. Poi si lanciò verso Eelektross. Arenia, Scuola delle Trecento Arti, 10/07/4783, circa le 12«Sicuro sia questo il posto?» Chiese l’Hitmonchan, fissando le mura consunte e il grosso portone scheggiato.«Questa è l’ultima scuola di Arenia che insegni Arti di vario tipo. Se Eelektross non ha frequentato nessuna delle altre scuole, deve aver frequentato per forza questa.» Rispose il Conkeldurr, posando le due colonne.«Scuola delle Trecento Arti… Che nome idiota. Ci credo che è ultima in classifica.»«Io non la sottovaluterei, fino a una decina di anni fa era ai primi posti tra le Scuole di Arenia e il nome del Gran Maestro Lucario era molto conosciuto. Poi hanno smesso di partecipare al torneo e sono quindi stati declassati.»«Non importa. Ormai sarà sicuramente un vecchio senza spina dorsale, per questo hanno smesso di partecipare.»«Sapete, sparlare degli assenti è una pessima abitudine.» Commentò una voce alle loro spalle. I due si girarono, trovandosi davanti il Gran Maestro. Il Pokémon sorrise, fissandoli, ma a entrambi venne un brivido. «Cosa posso fare per voi?»«Vogliamo sapere se un Eelektross in passato si è allenato in questo luogo.»«E perché vorreste saperlo?» Chiese il Lucario.«Ascolta, vecchio, niente giochetti.» Rispose il Conkeldurr «Vogliamo sapere se un Eelektross si è allenato qui in queste ultime settimane. Sappiamo che ha seguito l’allenamento di una scuola, e vogliamo sapere se è questa.»«Capisco. Immagino di parlare con due inviati della famosa Organizzazione, dico bene? Siete sulla bocca di tutti ultimamente.»«Rispondi alla domanda.» Disse Hitmonchan.Il Gran Maestro sospirò «Ah, benedetta gioventù, siete proprio delle teste calde. Comunque, suppongo di potervi dire che un Eelektross è mio allievo. D’altronde, immagino che siate voi ad andare in giro per Arenia a distruggere tutte le scuole. Quante ne avete distrutte in quest’ultima settimana? Ventisei? Sarebbe abbastanza inutile mentirvi, ci attacchereste comunque.»«Vedo che ragioni bene, vecchio. Ci dai un’ottima notizia. Adesso, per favore, muori.» Rispose Hitmonchan, colpendo con un Fuocopugno sul fianco destro. Contemporaneamente, Conkeldurr calò un Martelpugno sulla testa di Lucario.I due attacchi arrivarono a un palmo dal Gran Maestro… e lì si fermarono. Un’osso bianco latte bloccava il Fuocopugno, stretto nella zampa destra del Lucario, mentre la zampa di Conkeldurr veniva bloccata dal Gran Maestro con la sola zampa sinistra.«Begli attacchi, di prima categoria, senza dubbio. Dovete essere lottatori piuttosto abili, anche se non siete neanche vicini al livello di esperto. Purtroppo, la tua postura» commentò indicando Hitmonchan «è piuttosto sbilanciata: il tuo petto è rimasto scoperto.» E liberato l’osso colpì al petto Hitmonchan per cinque volte, scagliandolo via.«Quanto a te, hai certamente una grande forzabruta, e ti difendi meglio, ma anche tu sembri lasciare troppo scoperto il petto.» E una Palmoforza centrò Conkeldurr, scagliandolo via.«Conosco solo cinque Arti ad Arenia che ricordano il vostro stile di combattimento basato sui pugni. Di queste, quattro sono state distrutte questa settimana, quindi voi dovete essere per forza della Scuola del Pugno Vegetale, che ha chiuso poco tempo fa. Chi avrebbe mai detto che fossero affiliati con l’Organizzazione?»Hitmonchan e Conkeldurr si rialzarono a fatica, fissando il Lucario a bocca aperta «Come…»«Via, credete davvero che qualcuno giunga a questa età al comando di una scuola, in questo paese, senza aver combattuto contro mezza nazione?» E improvvisamente lo sguardo di Lucario si fece fiero «Ho pulito il pavimento dell’arena con la faccia del vostro Maestro tre volte, sedici, tredici e undici anni fa, prima che il Torneo mi venisse a noia. Ma questo non importa. Andatevene ora e non tornate. Se lo farete, sarò costretto a prendere provvedimenti più severi.» E ciò detto, passò oltre i due, aprì il portone, entrò e se lo richiuse alle spalle, lasciandoli da soli.Hitmonchan colpì con un pugno il terreno «Va bene vecchiaccio, vuoi la guerra? L’avrai. Andiamo Conkeldurr, dobbiamo comunicare il tutto a Shie-mi e farci dire come muoverci.»E i due si allontanarono, lasciandosi la scuola alle spalle. Normalia, All’Ansa dell’Ursaring, 10/07/4783, circa le 12Zorua guardò la sala della locanda, scendendo le scale. Dietro al bancone una grossa Ursaring gli sorrise amichevolmente, mentre due Teddiursa servivano da bere ai tavoli. In quel momento, entrò da una porta dietro il bancone anche il marito della pokémon, un Ursaring di poche parole con una cicatrice frastagliata sul petto, dentro al cerchio.Il locale era piuttosto affollato, pieno di Pokémon Normale intenti a gozzovigliare dopo una giornata passata al lavoro nei campi. L’estate era la stagione più importante dell’anno, e quella era stata davvero ottima, convenivano tutti. Eppure, aveva sentito Zorua, il raccolto non si preannunciava abbondante come quelli di un tempo, ma questo nel paese avveniva ormai da parecchi anni, almeno una decina. Per fortuna, anche se il raccolto era scarso, pagate le decime ai nobili restava abbastanza andare avanti.Il principe di Oscuria si diresse al tavolo a cui erano seduti i suoi compagni. Trubbish, Flaaffy, Riolu e Tri stavano discutendo animatamente. Abra era rimasto in camera a dormire, insieme a Plusle e Minun, estratti a sorte per fargli la guardia quel giorno.«Impossibile.» Commentò Tri in quel momento «Abbiamo già tentato e fallito una volta, venendo salvati per un pelo dagli unici pirati buoni di questo fiume. Vuoi davvero ritentare e vedere se riesci a farti catturare per diventare uno schiavo?»«E se invece riuscissimo a passare? Potremmo riunirci con gli altri.» Rispose Flaaffy.«Non lo so» disse Trubbish «Ormai è passato qualche giorno. Potrebbero benissimo essere in procinto di arrivare qui. Questa è la locanda più vicina a Vulcania e alla Strada di Arceus, quindi sono sicuro che passeranno di qua.»«Quindi che si fa? Restiamo qui?» Chiese Zorua.«Per forza» assentì Riolu «Anche perché, se la barca facesse la fine dell’ultima volta, non ci sarebbe Mud a salvarci, e affogheremmo. Non tutti forse, ma dubito che valga la pena rischiare. Mentre aspettiamo, potremmo allenarci. Faremo a turno per tenere d’occhio la Strada, e se vedremo arrivare gli altri li guideremo qui per riunirci.»«D’accordo. Vado io per primo. Voglio vedere se Raichu arriverà oggi.» Rispose Tri, alzandosi e dirigendosi verso la porta.«Vengo anch’io.» Disse Flaaffy, uscendo.Quando furono entrambi fuori, fu Flaaffy a parlare «Come procedono le cose tra te e Raichu. Intendo, con quella storia dei fratelli.»«In realtà non è cambiato molto. Credevo che se avessi scoperto di avere un fratello… beh, sarebbe cambiato qualcosa. Mi hanno adottato, quindi pensavo ci fosse la possibilità. E invece, anche dopo averlo scoperto, non sono riuscito a cambiare il mio comportamento. Non so neanche se è il mio vero fratello, in fondo. Potrebbe essere stata una coincidenza. Forse mia madre teneva un’Elettropalla modificata, o chissà che altro.»«Capisco. Ti chiedo scusa per avertelo chiesto, ma con la famiglia che ho io, non posso fare a meno. Sarà perché non vado molto d’accordo con i miei fratelli e con mio padre. Loro sono tutti forti combattenti, geniali comandanti, mentre io… io sono io. Mio padre mi ha persino costretto ad entrare nell’S.T.»«Già, in effetti mi chiedevo come fossi finito nell’esercito. Scusa se te lo dico, ma non mi sei mai sembrato…»«Adatto? Già. Ma mio padre mi ha sempre detto che i membri della mia famiglia sono sempre stati guerrieri, fin dai tempi antichi.»«Ma da che razza di famiglia vieni, scusa?»«Ecco, io… insomma…» Rispose Flaaffy, scuotendo la testa.«Se non vuoi dirmelo non c’è problema.»«Grazie. Ti chiedo scusa, è un argomento difficile per me.» E i due rimasero a guardare la strada in silenzio, ognuno occupato nei rispettivi pensieri.
 

Darken

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CAPITOLO 156: IL VIVO DELLA BATTAGLIA​

Fireduke City, Piazza del Torneo, 10/07/4783, circa le 13Luxray schivò l’attacco del Charizard e si lanciò su di lui, mordendo con un Fulmindenti. Il Charizard cercò di gettarlo a terra, ma il pokémon rispose con ferocia, alternando Fulmindenti, Sgranocchio e Scarica, e l’avversario crollò. Luxray si staccò dall’avversario sconfitto e si guardò intorno. Riconobbe Eelektross combattere contro un Kecleon, e il Darmanitan impegnato contro un Heatmor, ma non vedeva né il Thyplosion né l’Emboar.Un Lanciafiamme gli sfiorò la criniera, mancandolo per un pelo, e Luxray si rimproverò per la disattenzione, girandosi e osservando tutto intorno cercando di capire dove fosse venuto. Non ci volle molto, perché un Charmander si piazzò proprio davanti a lui.«E tu che vorresti, piccoletto?» Chiese Luxray fissandolo. Il Pokémon non rispose, ma altri Pokémon comparvero intorno a lui: un Torchic e un Tepig lo circondarono sui due lati.Infine alle sue spalle sentì una voce. «Bene, bene, ottimo, l’abbiamo trovato.» Luxray si girò, trovandosi davanti un Chimchar.«E tu cosa vorresti, ragazzino?» Chiese Luxray, fissandolo.«Niente di che in realtà. Solo, hanno promesso una ricompensa per chiunque vi butterà fuori dal torneo. La metà, se vi uccidiamo. Il doppio, se vi catturiamo vivi. Niente di personale, sai, ma il lavoro è lavoro.» Commentò il Chimchar, e schioccò le dita. Tre Lanciafiamme partirono dalle bocche dei suoi compagni, diretti verso Luxray, ma il pokémon Elettro non perse tempo. Scagliò una Scarica, bloccando i Lanciafiamme, poi si rivolse nuovamente al Chimchar. «E credi che voi quattro riuscirete a sconfiggermi?»Ci volle un attimo perché Luxray si rendesse conto dello scatto dell’avversario. Un attimo prima il pokémon Fuoco era davanti a lui, un attimo dopo gli era addosso, con gli Ombrartigli sfoderati. L’attacco costrinse Luxray ad arretrare, e il pokémon si rese conto che quella era una pessima mossa. Il Torchic si lanciò su di lui con una Vampata, scagliando fiamme a ripetizione, mentre il Pignite caricò con una Fuococarica. Dietro di lui, Luxray se ne rese conto, anche il Charmander si era lanciato.“Brutta notizia.” Pensò, poi si scagliò nell’unica direzione possibile: avanti. Caricò di peso il Chimchar, costringendolo ad avanzare. Funzionò, ma non del tutto. Schivò la Fuococarica e Vampata lo colpì di striscio ma Charmander gli fu addosso, colpendolo alla schiena con un Dragartigli. Luxray imprecò, poi si girò e colpì con Sgranocchio il Charmander, andando a segno. L’avversario cercò di liberarsi, ma il pokémon non lo lasciò andare e invece lanciò una Scarica. Colpito, Charmander non riuscì a liberarsi, e si accasciò.“Un altro colpo…” Pensò Luxray, ma sentì alle sue spalle che il tempo era scaduto. Lasciò la presa e scartò di lato appena in tempo, evitando per un soffio gli Ombrartigli di Chimchar. Riprese fiato, poi fu costretto ad abbassarsi per evitare una nuova Vampata di Torchic. E in quel momento si rese conto che era rimasto scoperto. Si girò e vide Tepig caricargli il fianco con una Fuococarica. Non fece in tempo a schivarlo, e venne scagliato via.Si rialzò imprecando e si trovò addosso gli avversari. Li allontanò con una Scarica, ma il colpo, pur facendogli qualche danno, non li fermò. I quattro lo circondarono nuovamente.«Spiacente ragazzo, non credo tu sia in grado di competere.» Commentò Chimchar «Sei bravo, ma se sto lontano dai tuoi denti e sto attento alle Scariche, non puoi farmi nulla. Non serve neanche che mi sporchi le mani.» Poi il pokémon schioccò le dita «Finitelo.»Torchic, Tepig e Charmander si lanciarono insieme. Luxray scagliò una Scarica per allontanarli, ma l’attacco colpì il Torchic e mancò Charmander. Quanto a Tepig, si limitò a rallentarlo. La Fuococarica e il Dragartigli lo colpirono, e Luxray fu scagliato via.“Capisco. Si tengono lontani dai miei denti, mirando invece ai fianchi e alla schiena. Sono parecchio furbi.” Pensò rialzandosi, ansimando. “Va bene, pensavo che sarebbe servita contro l’Organizzazione, ma a quanto pare dovrò usarla contro di loro.”Tepig si lanciò su di lui, ma Luxray sorrise. Sollevò la zampa, e estrasse gli artigli, poi colpì con forza il petto dell’avversario. La zampa si ricoprì di elettricità, condotta sugli artigli, e Tepig venne scagliato via. Luxray ne approfittò e lanciò una Scarica, centrandolo in pieno. Poi si lanciò sul Torchic, colpendo nuovamente con gli artigli, coperti di elettricità, a ripetizione, finché l’avversario non crollò.Poi il Charmander fu alle sue spalle, ma Luxray se lo aspettava. Ruotò su se stesso e se lo trovò davanti. Allargò la bocca e morse con un Fulmindenti. L’avversario gridò, poi si accasciò.Il Pokémon Elettro sorrise, girandosi a guardare Chimchar, evitando per un pelo un Ombrartigli che gli passò a pochi centimentri dal volto.«Beh, ma come? Non avevi detto che non serviva che ti sporcassi le mani?» Domandò schivando un secondo Ombrartigli.«Che cos’era quell’attacco? Quello con gli artigli elettrici intendo. Non ho mai sentito parlare di una cosa del genere.»«Ah no? Non mi sorprende. Vedi, normalmente per usare Fulmindenti un Pokémon accumula elettricità nella bocca per poi scaricarla attraverso i denti. Ma i Luxray hanno la capacità di accumulare energia negli artigli, per poi emetterla. Normalmente lo usiamo come mezzo per comunicare tra noi, trasmettendoci messaggi senza parlare, solo toccandoci, ma mi sono chiesto se non potessi farne un uso più pratico. Come vedi, posso usare Fulmindenti con i miei artigli.» Rispose Luxray, e per sottolineare la cosa colpì con gli artigli elettrici, scagliando indietro l’avversario.Chimchar si rialzò, trovandosi addosso Luxray. «Direi che questa è la fine, non credi?» Chiese Luxray, sollevando la zampa.«Non potrei essere più d’accordo.» Rispose una voce. Poi un’Eruzione colpì Luxray alla schiena. Questi gridò di dolore, tirandosi indietro mentre Chimchar si rialzava. Il pokémon Elettro si guardò intorno, cercando di capire da dove venisse l’attacco… e un attimo dopo una seconda Eruzione lo colpì alla schiena. Luxray si girò e fissò chi l’aveva attaccato «Tu!» Disse strabuzzando gli occhi, poi una terza Eruzione lo colpì, abbattendolo.«Certo che ce ne hai messo di tempo.» Commentò Chimchar, ripulendosi e fissando il Luxray a terra.«Scusa, dovevo essere sicuro che Eelektross fosse impegnato.» Rispose Ployt, scuotendo la testa.«Di lui che ne facciamo?»«Portatelo via, se vuoi. Altrimenti lascialo lì.»«Non riuscirò a portarlo da solo. Dovrai darmi una mano.»«E ora chi ha detto che lavoro per te? Ti ho salvato, dovresti essermi grato già per questo. E ricorda che è per merito mio se il Capitano ha deciso di dare il lavoro anche a te.»«Allora come dovrei fare con i soldi? Dovrei fidarmi di te, riguardo al pagamento?» Chiese Chimchar.«Siamo di parola, non preoccuparti. Ora scusa, ma ho un impegno più importante che restare qui a parlare con un inutile criminale da quattro soldi. Devo occuparmi di…» Ma non riuscì a terminare la frase, costretto a evitare il Ruotafuoco di Chimchar.«Sai, non mi piace il tuo tono. E ancora meno le tue offese. Credo che, se tu sparissi, verrei pagato comunque, no?»«Che paura. Vorresti quindi farmi fuori? Effettivamente ti pagherebbero comunque. Ma non hai considerato una cosa.»«Ah sì? E cosa?» Chiese Chimchar.«Semplicemente che rispetto a te sono parecchio più forte.» Rispose il Typhlosion. E un secondo dopo fu addosso a Chimchar con un Rotolamento, colpendolo a tutta forza ed abbattendolo.Ployt attese, per controllare che Chimchar fosse davvero a terra, poi si fermò, rimettendosi in piedi «E adesso, il piatto principale.» Commentò, allontanandosi. Darmanitan evitò la Lacerazione per un soffio. Approfittando del momento, colpì con un Martelpugno, e Heatmor arretrò, ferito. Il pokémon si leccò le labbra, sorridendo, poi si lanciò nuovamente con uno Spaccaroccia, colpendo Darmanitan al petto.Darmanitan si ritrasse, evitando un secondo Spaccaroccia «Diamine, sei inquietante lo sai?»Heatmor sorrise, colpendo con una nuova Lacerazione, e Darmanitan la schivò arretrando nuovamente. “O è muto, oppure non vuole parlare. Non importa. In ogni caso, in questo stato non posso farlo fuori, è troppo resistente, sembra che tutti i colpi che gli ho dato non abbiano fatto effetto. Quindi…”Quando una Spaccaroccia mirò al fianco, Darmanitan si fece colpire di proposito. Il colpo fu doloroso, ma ebbe l’effetto sperato. Darmanitan sentì la sensazione che provava tutte le volte prima di cambiare forma, poi le sue fiamme si spensero, il suo pelo si ingrigì e divenne resistente come pietra. Un momento dopo, Darmanitan aveva assunto la Forma Zen.Heatmor lo guardò, sorpreso, e Darmanitan capiva bene perché. Erano pochi i Darmanitan in grado di assumere quella forma, ma lui era contento di essere nato con quella capacità. Gli aveva già salvato la vita diverse volte e non sarebbe stato diverso neanche questa.Heatmor si lanciò su di lui, ma fu sollevato da terra e scagliato via da uno Psichico. Si rialzò e caricò di nuovo, colpendo con un Aeroassalto, gli artigli che si muovevano ad altissima velocità, ma davanti a Darmanitan comparve una Barriera, che bloccò il colpo. Poi un secondo Psichico sollevò Heatmor, e Darmanitan lo sollevò in aria, per poi scagliarlo al suolo. Ma ancora una volta, il Tagliagole si alzò e si lanciò all’attacco.“Ok, questo non è maledettamente possibile.” Pensò mentre, con suo stupore, Heatmor distruggeva la Barriera con una Breccia e mirava all’avversario, solo per essere nuovamente sollevato e scagliato via. E ancora una volta, Heatmor il Tagliagole si rialzò e caricò, per essere nuovamente scagliato indietro.Darmanitan si trovò ad ammirare quel tizio, mentre per la quarta volta lo scagliava via. Era incredibile come, nonostante tutti i colpi subiti, non solo non si perdesse d’animo, ma continuasse a caricare come se fosse ancora perfettamente sano.“Ma questi sono pensieri stupidi, specie considerato che è il mio avversario. Mi conviene chiedere un aiuto.” Pensò, e cercò i suoi compagni con la mente. Non trovò né Ployt né Luxray, il che era preoccupante. Il Capo aveva la mente chiusa, concentrato nel combattimento contro Kecleon. Dunque cercò Eborm, e una volta trovato gli chiese di sbrigarsi e raggiungerlo. Eborm sembrò aver capito, ma considerato che ragionava con i pugni Darmanitan non ne era del tutto certo. Schivò una Breccia poi, ancora una volta, scagliò via il Tagliagole, che ancora una volta si rialzò.“Ma andiamo, di cosa è fatto?!” Pensò, mentre scagliava un nuovo Psichico e Heatmor, dopo essere stato lanciato via, continuava imperterrito a rialzarsi. A quel punto, Darmanitan passò sulla difensiva. Schivò i colpi di Heatmor e attese, mentre l’altro si accaniva nel colpirlo. “Sbrigati, sbrigati…” Pensò mentre Heatmor continuava a mancarlo per un pelo. Poi, grato, vide un’ondata d’acqua bollente colpire Heatmor alla schiena e lanciarlo via. Poi comparve Eborm, sorridendo «Eborm ti ha fatto aspettare, Arman?»«Figurati, potevo continuare.» Commentò Darmanitan. Eborm non aveva mai imparato a parlare di sé in prima persone, o a ricordare un nome che andasse oltre le cinque lettere, quindi dava nomignoli a tutti. Poi i due si girarono e, con loro stupore, videro Heatmor rialzarsi e caricare, a pochi passi da loro. Eborm scagliò una nuova Idrovampata, e Darmanitan colpì con Psichico. Heatmor fu colpito dall’acqua e poi scagliato via. Ma si rialzò ancora. Darmanitan si sentì tremare, ma colpì ancora con Psichico, e ancora Eborm colpì con Idrovampata.Heatmor si rialzò ancora una volta, restando immobile. Guardandolo, Darmanitan si chiese a cosa pensasse. I suoi occhi sembravano bruciare in preda alla furia, e sembrava desiderare solo la distruzione di tutti coloro che gli si paravano davanti. Poi la luce sparì dai suoi occhi e Heatmor crollò a terra, esausto. Per un attimo, sia Darmanitan che Eborm lo fissarono, quasi temendo che il pokémon si rialzasse, ma quello rimase a terra. Alla fine, Darmanitan sospirò. “Non avevo mai visto nulla di simile.” Pensò. Poi si rivolse a Eborm, con la telepatia “Andiamo. Il capo potrebbe avere bisogno d’aiuto. E non mi piace il fatto che non riesco a trovare né Ployt né Luxray.” Eelektross si fece colpire di striscio dalla Finta, e calò un Assorbipugno, colpendo in pieno volto Kecleon e lanciandolo via. Il mercenario si rialzò, stordito, e Eelektross fu subito su di lui, colpendo con un Fuocopugno, mirando al volto. Kecleon si abbassò, poi diventò invisibile, ma Eelektross sorrise e colpì con Assorbipugno la lunga striscia rossa intorno al fianco, che era rimasta chiaramente visibile.“Maledizione.” Pensò Kecleon mentre tornava visibile, a terra. Eelektross sollevò il braccio e lo abbattè con un nuovo Assorbipugno. Il Cambiacolore imprecò, e si rese conto che era finita. Prima di svenire, riuscì solo a pensare che aveva incontrato pochi avversari al livello dell’Eelektross. Poi crollò.«Finalmente.» Si disse Eelektross, sospirando. Si concesse un momento per riposare. Poi si guardò intorno. Rimanevano molti meno Pokémon rispetto a quando aveva cominciato a lottare contro Kecleon. Una trentina in tutto il campo, ad occhio e croce.«Questo vuol dire che qui intorno ci saranno gli altri.» Pensò, continuando a guardarsi intorno. Poi scorse Eborm e Darmanitan, dirigendosi verso di loro. I due sconfissero un Talonflame proprio mentre lui si congiungeva con loro.«Com’è andata con Heatmor?» Chiese quando li raggiunse.“Un avversario molto difficile signore. Penso che si capisca dalla forma che ho dovuto assumere.” Rispose telepaticamente Darmanitan.«Molto forte. Ma non come Eborm.» Rispose Eborm, sorridendo.«Bene. Adesso…»«Adesso è finita. Quegli idioti non sono riusciti a concludere nulla, ma se non altro vi hanno indebolito un po’.» Disse una voce alle loro spalle. Poi, in men che non si dica, si trovarono davanti quattro Pokémon. Al centro si trovavano un Flareon e un Delphox, ai loro lati uno Chandelure ed un Blaziken.«Come temevo. Kecleon aveva accenato ad una ricompensa, e gli unici che potevano avere interesse ad affrontarci erano quelli dell’Organizzazione. Che suppongo di avere davanti ora, o sbaglio?»«Capitano Flare “La Fiamma”, insieme al mio Tenente Chandelure. Sarà un piacere farti a pezzi.»«E io sono il Capitano Delphox, “La dama del fuoco”, insieme al Tenente Blaziken. Ritengo che presentarsi al nemico che si sta per sconfiggere sia una base del combattimento.»«Beh, spero che non vi dispiacerà se vi faccio fuori tutti e quattro. In fondo siamo tre contro quattro. Anzi, quattro.» Rispose Eelktross, mentre Ployt compariva alla sua destra accanto ad Eborm.In quel momento Ployt sorrise, e un secondo dopo, giratosi verso Eborm, lo colpì con un Rotolamento, ruotando su se stesso. Eborm gridò e cadde al suolo, ma riuscì a rialzarsi.«Che Giratina stai facendo?!» Gridò Eelektross.«Spiacente, Eelektross, ma temo che tu abbia fatto male i conti. Sai, trovo che il ruolo di Tenente sia molto più adatto a me rispetto a quello di tuo sottoposto. Noi siamo cinque contro tre. Anzi, sei.» Rispose Ployt, arretrando e piazzandosi alla sinistra di Delphox.“Sei?” Pensò Eelektross. Poi alle proprie spalle sentì un rumore.Senza pensare, Eelektross si scansò di lato, imitato da Darmanitan ed Eborm. Un secondo dopo nel punto in cui si trovavano prima i tre crollarono diverse rocce, lanciate da una Frana. Eelektross si guardò alle spalle e vide un Magcargo imprecare.«Bene. Adesso, dove diavolo è Luxray?» Commentò Eelektross. In quattro avrebbero avuto maggiori possibilità. In tre, per di più già feriti…«Oh, sono spiacente, ma temo che sia impegnato.» Rispose Ployt, sorridendo «Diciamo che mi sono occupato di lui.»Eelektross soffocò un’imprecazione. “Capo, che facciamo?” Chiese Darmanitan per via telepatica.“Tu ed Eborm prendete lo Chandelure, il Blaziken e il Magcargo. Io mi occuperò dei due Capitani… e punirò il traditore.” Rispose Eelektross. Poi il nemico si lanciò all’attacco, e i tre si prepararono alla lotta. Darkfyre City, 10/07/4783, circa le 13Draak, entrando in città, non potè fare a meno di ringraziare Arceus. Lui e gli altri non avevano fatto altro che correre per le ultime ore, e per lui era stato davvero difficile. Quando finalmente i tre erano arrivati in vista della città, si erano finalmente rilassati un po’. E adesso erano al sicuro tra le mura della città.Guardandosi intorno, Draak notò che la città era stata costruita con una pianta molto semplice. Le strade la dividevano in quadrati, e la città cresceva in altezza man mano che saliva verso il castello, in cima a una collina.«Questa città non sarebbe di certo facile da conquistare.» Commentò Emolga.«Non vale neanche la pena pensarci. Se un esercito arrivasse qui, dovrebbe comunque superare le mura. E superate quelle, ci sarebbe tutta la salita verso il castello. E hai visto la forma delle case? Dal castello si possono vedere tutti i presenti nelle strade fino alle mura, e all’occorrenza si possono raggiungere queste ultime muovendosi anche sui tetti. Si possono organizzare le difese in modo che il nemico debba arretrare verso posizioni sfavorevoli, o… beh, insomma, conquistare questa città richiederebbe un impegno mostruoso. Forse solo la capitale delle Fiamme Rosse è meglio difesa.» Rispose Zangoose.«Interessante. Ma adesso cosa facciamo?» Chiese Draak.«Adesso siamo troppo esausti. Seguitemi, andremo in un posto che conosco.»Draak ed Emolga seguirono Zangoose lungo alcune strade laterali, fino a un basso edificio a due piani. Sulla porta ondeggiava una splendente insegna su cui si leggeva “Al pugno dell’Infernape”. Zangoose aprì la porta in maniera decisa, ed entrato si guardò intorno, sorridendo «Ah, come se non fosse passato un giorno!» Commentò. Poi si diresse al bancone.«Ehi, Infernape, è una vita che non ci si vede.» Disse, rivolgendosi al vecchio Infernape senza il braccio destro. Quello alzò lo sguardo e lo fissò per un momento. Poi strabuzzò gli occhi.«Zangoose?!»«Proprio io, vecchio. Come te la passi?»«Come me la passo?! Diciannove anni, e mi saluti così?!»«Andiamo, lo sai che non sei arrabbiato.» Disse Zangoose sorridendo.«No, infatti.» Rispose Infernape, distendendo il volto in un sorriso «Sei parecchio cresciuto. Quanti anni hai adesso? Trentaquattro?»«Trentasei. Senti, rimarrei volentieri a parlare, ma adesso io e i miei amici abbiamo davvero bisogno di una dormita degna di questo nome. Venire fin qui è stata un’impresa, ci è voluto un giorno intero da Fyreduke.»«Capisco. Beh Zangoose, speravo di poter parlare di più con te, ma possiamo rimandare un po’. Tieni, è la chiave della terza porta sulla destra in cima alle scale.»Zangoose si girò e si diresse verso le scale «Oh, e vecchio?» Disse girandosi prima di salire sulle scale.«Sì, Zangoose?»«Sono davvero felice che tu stia bene.» Rispose Zangoose. E salì le scale, sorridendo, seguito da Emolga e Draak.«Chi era?» Chiese Emolga, mentre entravano nella stanza.«Diciamo solo che è un pokémon importante per me.» Rispose l’Investigatore dell’Ignoto.
 
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CAPITOLO 157: EELEKTROSS​

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Fireduke City, Piazza del Torneo, 10/07/4783, circa le 14Darmanitan si lanciò all’attacco, colpendo con Psichico il Blaziken, ma questi schivò l’attacco e colpì con un Privazione. Il Pokémon Psico fece appena in tempo a creare una Barriera, poi lo Chandelure fu su di lui. Il pokémon scagliò una Palla Ombra, ma Eborm si mise in mezzo e rispose con una Idrovampata, che danneggiò parecchio il Pokémon Spettro. Un attimo dopo, delle grosse roccie crollarono verso di loro in una nuova Frana, scagliate dal Magcargo, ma fu Darmanitan a bloccarle con la Barriera. Poi colpì con Martelpugno, mirando al volto dell’avversario, ma Blaziken gli piombò addosso con una nuova Privazione, e il pokémon fu costretto a concentrarsi su di lui. Un attimo dopo, Eborm piombò sul Blaziken con una Zuccata, ma l’avversario schivò il colpo.Darmanitan si guardò intorno. Lui ed Eborm erano circondati. Lo Chandelure scagliò una nuova Palla Ombra, ma ancora una volta Eborm la bloccò con un’Idrovampata. “Il Blaziken è dannatamente veloce, lo Chandelure è bravo negli attacchi a distanza e il Magcargo, anche se è lento, è molto rapido a scagliare i suoi attacchi. Pessima situazione.” Poi, il pokémon utilizzò Schermoluce, e parlò telepaticamente con Eborm “Ascolta, adesso ti dico cosa fare. Lo Chandelure non è pericoloso, adesso che ho Schermoluce attivo. Tu devi occuparti del Magcargo, mentre io penso a Blaziken. Se vedi una Palla Ombra venirmi addosso, non metterti in mezzo, riuscirò a resistere. Capito?”“Eborm ha capito, faccio fuori il Mag.”“Bene.” Rispose Darmanitan, poi scagliò uno Psichico contro Blaziken, ma il Pokémon se l’aspettava, perché si scansò rapidamente, e l’ondata di energia psichica lo mancò. Darmanitan si lanciò quindi su di lui, colpendo con Martelpugno, ma il Blaziken attaccò con Privazione. I due attacchi si scontrarono, annullandosi.Contemporaneamente, Eborm colpì con una Idrovampata il Magcargo, che fu centrato in pieno. L’attacco gli causò gravi danni, ma il pokémon non crollò e rispose con Frana. Eborm la schivò, venendo colpito dalle rocce solo di striscio, e si lanciò colpendo con Breccia, spaccando il guscio del Magcargo, che crollò. L’Emboar sorrise, poi scagliò un’Idrovampata contro Chandelure.Lo Chandelure scagliò una Palla Ombra contro Darmanitan, che però fu protetto quasi del tutto dal suo Schermoluce. E Chandelure fu colpito dall’Idrovampata, crollando al tappeto. A quel punto, restava solo Blaziken. Eborm caricò, colpendo con Zuccata, e quando il pokémon avversario schivò, Darmanitan colpì con Psichico, scagliandolo via. Il Blaziken tentò di rialzarsi, ma un’Idrovampata lo centrò in pieno e il Pokémon crollò al tappeto.Darmanitan sorrise, soddisfatto “Bene, adesso aiutiamo il Capo.” Disse mentalmente a Eborm.«Eborm aiuta il Capo.» Rispose l’Emboar, annuendo. I due si girarono… e una Breccia colpì Darmanitan alle spalle, sfondando lo Schermoluce e la Barriera. “Che Giratina...” Ma una Palla Ombra lo colpì al petto. E mentre cercava ancora di capire cosa fosse successo, una Frana colpì lui ed Eborm, che fu poi colpito anche da un Aeroassalto. I due pokémon crollarono, inerti.«Bah, è stato più facile di quanto pensassi.» commentò Ziknel, il Blaziken.«Non direi, ci hanno sconfitti una volta.» Rispose Magar, il Magcargo, fissando sconsolato il proprio guscio.«Beh, poco importa. Finche la Dama di Fuoco è dalla nostra, non possiamo essere sconfitti, no?» Rispose Adeln, lo Chandelure.«Devo ammettere che ha un potere mostruosamente utile. In ogni caso sbrighiamoci. L’Eelektross ci aspetta.» E si allontanarono, lasciandosi dietro i due sconfitti. Eelektross schivò un Rogodenti del Flareon, poi colpì con Assorbipugno, ma quello ruotò a mezz’ aria ed evitò il colpo. Un attimo dopo, su Eelektross piombò Ployt, che cercò di scagliargli contro un’Eruzione. Eelektross schivò il colpo e attaccò con un Fulmine, ma Ployt arretrò, evitandolo.“Maledizione, sono parecchio forti. Ployt da solo non sarebbe un problema, ma il Flareon è tosto. E la Delphox…” Effettivamente, la Pokémon si era tenuta in disparte, limitandosi a scagliare qualche Magifiamma, ma quando una sola di esse aveva colpito Eelektross, il pokémon si era sentito parecchio indebolito.In quel momento, una Palla Ombra gli passò a un soffio dal volto. Eelektross si scansò, poi vide delle rocce rotolargli contro in una Frana, e si tirò indietro. A quel punto, vide lo Chandelure, il Blaziken e il Magcargo caricare contro di lui.“Maledizione, come hanno fatto a sconfiggere Darmanitan ed Eborm?” Eelektross sospirò, mentre i sei pokémon lo circondavano.«Bene bene, Eelektross, pare che sia finita. A quanto pare, non sei poi così forte.» Commentò il Capitano Flare, sorridendo «Che peccato, e io che speravo in un combattimento interessante. E invece mi ritrovo un debole, che non riesce a mandare a segno un colpo.»«Davvero? Eppure per due volte ti ha colpito, no?» Fece notare Delphox.«Non è questo il punto. Fa silenzio e concentrati sul tuo compito.» Rispose Flare, fissandola infuriato.«Vacci piano Flare, non credo tu voglia rivolgerti così a una signora.»In quel momento, una risata ruppe il silenzio. Con stupore sia dei due Capitani che dei quattro Tenenti a ridere era Eelektross.«Cos’hai da ridere?» Chiese Ployt «I tuoi compagni sono stati sconfitti, sei circondato e sei stanco. Non mi pare tu possa permetterti di ridere.»Eelektross continuò a ridere per un po’, poi si calmò «Oh, e invece posso. Davvero avete creduto che finora questo fosse il mio massimo? Di E., colui che ha riunificato sotto di se decine e decine di criminali? In tal caso siete degli idioti. Sapete, non mi è mai piaciuto combattere. Quando lo faccio sono svogliato. In questo viaggio ho fatto sul serio pochissime volte. Una contro un Poliwrath, un’altra contro un Houndoom e i suoi Houndour. Gli altri… posso davvero definirli combattimenti? Quel Kecleon di prima e i suoi compagni non mi facevano né caldo né freddo, Weavile era sempre il solito, lo Spiritomb è andato giù appena ho capito il suo punto debole, Gliscor l’ha fatto fuori Raichu, e i tizi del Torneo non valevano nulla. Ma adesso direi che è arrivato il momento di fare sul serio contro di voi. Solo, cercate di resistere per un po’.»Flare lo osservò per un attimo, confuso, poi scoppiò a ridere a propria volta «Giratina, questo tipo è davvero uno spasso. Circondato da Capitani e Tenenti, con tutti i compagni sconfitti, e osa pure fare la voce grossa. Bene, se vuoi metterla così, farò sul serio anche io.»Il Flareon sorrise mentre una perla rossa compariva sulla sua fronte. La sua coda divenne nera, con una striscia gialla a metà. Intorno al collo gli apparve una gorgiera. Il pelo della schiena si ingiallì e si raddrizzò. Le zampe anteriori divennero verdi, quelle posteriori di un azzurro pallido, e un fiocco comparve sotto il suo orecchio sinistro.«Ebbene, che ne dici? Ammira la mia potenza. Umbreon, Espeon, Vaporeon, Jolteon, Leafeon, Glaceon e Sylveon, io ho ottenuto il potere di ognuno di loro. Preparati, perché…»«Sai, parli davvero troppo. Soprattutto, mi hai detto tutte le tue debolezze.» Commentò Eelektross, che gli er già addosso. Tre Assorbipugni colpirono l’avversario uno dopo l’altro, scagliandolo via, ma il Pokémon atterrò sulle zampe, lanciandosi di nuovo alla carica. Una Forza Lunare fu scagliata contro di lui, ma l’enorme sfera si infranse contro un Tuono.Il Blaziken si lanciò contro Eelektross, ma questi schivò il Calcinvolo e, subito dopo, colpì con un Tuono a distanza ravvicinata, abbattendolo. Poi si lanciò contro il Magcargo, sconfiggendolo con due rapidi Assorbipugni e schivando una Vampata. Lo Chandelure scagliò una Palla Ombra, ma Eelektross lo schivò e colpì con una serie di Fulmini, facendolo crollare, poi si lanciò contro Delphox.«Sei parecchio forte. Ma contro di me non potrai fare molto.» Sulla fronte di Delphox apparve una perla rossa. Dalla sua schiena presa a fuoriuscire del fumo rosa. Nella sua mano sinistra apparve un cucchiaio. E sulle spalle comparve un ampio arco luminoso.“Psico, eh?” Eelektross colpì con Tuono, ma una figura si mise in mezzo. Il Blaziken di prima si era risvegliato, solo per fare da scudo a Delphox.“Assurdo.” Pensò Eelektross. Poi sentì un suono alle proprie spalle e scartò di lato, vedendo accorrere anche lo Chandelure. Con un Fulmine, lo mise nuovamente fuori combattimento.“Ma che cosa sta…” Schivò una Frana per un pelo, e abbattè Magcargo con due Assorbipugni in rapida successione.«Ti piace Eelektross? Come ti pare, combattere contro avversari che hai già sconfitto? Per sempre?» Chiese Delphox.«Capisco. Stai usando poteri psichici per controllarli.» Commentò Eelektross «Suppongo che centri anche il tuo potenziamento. Beh, immagino che se colpirò te, avrò vinto.»Eelektross schivò un Calciardente di Blaziken e si lanciò su Delphox. Scagliò un Fulmine, ma Magcargo si mise in mezzo. Eelektross lo fece crollare con un nuovo Assorbipugno, scartò di lato e mirò al fianco destro della pokémon con un Tuono. Delphox strabuzzò gli occhi, poi il colpo andò a segno, paralizzandola.Eelektross si preparò ad un nuovo colpo, ma un’Idropulsar lo mancò per un soffio. Il pokémon si voltò e vide Flare scagliare un Fuocobomba. Eelektross arretrò. E ancora una volta il Calciardente di Blaziken sfrecciò a un palmo da lui. Eelektross imprecò, poi si lanciò contro Flare, ma dovette schivare l’Eruzione di Ployt, che evidentemente si era deciso a lanciarsi in campo. Schivò il colpo, lo colpì al petto con un Assorbipugno e caricò indisturbato contro Flare, schivando il Geloraggio. Il Flareon modificato scagliò allora un Neropulsar, ma Eelektross rispose con un Assorbipugno, bloccando il colpo. Poi su fu di lui, facendolo crollare al suolo con due rapidi colpi. Si girò verso Delphox, e vide che la pokémon era circondata dai tre Tenenti. Cominciava a diventare evidente lo stato di trance in cui versavano. “Quanti ne potrà controllare ancora?” Si chiese. Poi, con sua sorpresa, una Finta lo centrò al fianco. Eelektross arretrò, trovandosi davanti Kecleon. “Almeno quattro” concluse il pokémon Elettro “Devo puntare a lei, e la paralisi gioca a mio vantaggio.” Eelektross si lanciò in avanti, e si aprì la strada a forza. Tuono, Fulmine, Assorbipugno, Fuocopugno, gli attacchi si alternarono e uno dopo l’altro i pokémon nemici crollarono. Poi Eelektross piombò su Delphox. La pokémon cercò di arretrare, ma come sperava Eelektross la paralisi fece il suo dovere. Impossilitata a muoversi, la Pokémon riuscì solo a guardare mentre altri tre Tuoni in sequenza le crollavano addosso. Un attimo prima che anche il quarto la colpisse, la pokémon scagliò verso Eelektross una falce di luna luminosa, che il pokémon schivò, poi crollò a terra.Eelektross sospirò, poi si girò, vedendo Ployt caricarlo, e con sua sorpresa, accanto a lui c’era Flare. “Come diavolo è possibile? A meno che…” Eelektross riflettè, schivando l’Idropulsar e colpendo il Thyplosion con un Fulmine. “So che esistono mosse per far ritornare in salute i compagni. Non avevo mai visto la mossa che ha usato prima, quindi doveva essere una di quelle. Mi domando quale. Beh, a ogni modo, era la loro ultima carta, e non basterà.”Eelektross colpì il Flareon con un Assorbipugno. Quando questi lanciò un Tuono, non lo schivò, ma colpì invece con un altro pugno. Poi ancora, e ancora, e ancora. Eelektross non si fermò più a pensare, si limitò a colpire. E alla fine, Flare crollò.Eelektross sorrise. Poi si girò a guardare Ployt, rimasto impietrito, e il sorriso crebbe ancora «Allora, Ployt, cosa ne dici? Il titolo di Tenente è ancora così attraente? Io non credo.» Il pokémon Elettropesce gli fu addosso, e lo gettò a terra con un solo Assorbipugno.«Dov’è Luxray?» chiese Eelektross, puntando un pugno al volto di Ployt.«L’ho… l’ho sconfitto e lasciato là. Contavamo di recuperarlo al termine del combattimento.»Eelektross sospirò, poi sollevò il braccio «Sai Ployt» proseguì il Pokémon «Tu hai commesso molti errori. Il primo, e più importante, è stato credere di potermi tradire. Il secondo è stato credere che qualcuno di questi potesse sconfiggermi. Il terzo è stato pensare che io mi sia rammollito in questi anni. Il quarto… è stato credere che non avrei ucciso un traditore.»«No…»«Sì.» Eelektross preparò l’Assorbipugno, poi lo calò sul volto di Ployt. Il colpo fu l’ultima cosa che il pokémon Fuoco vide. Fiume Draak, Regina delle Rose, 10/07/4783, circa le 14«Quindi, Marsh, abbiamo imbarcato tutto il necessario?» Chiese Rose, camminando avanti e indietro nella cabina.«S-Sì… Capitano.» Rispose il Pokémon.«Bene. I nostri sono a bordo?»«Sì, Capitano.»«Bene, questa volta hai anche esitato meno. Adesso seguimi, comincia lo spettacolo.»«Sì Capitano.»Rose, seguita da Marsh, si diresse sul ponte, salì verso il timone e sorrise, guardando l’equipaggio. Li guardò anche il Marshtomp. Volti segnati, corpi spesso sfigurati e soprattutto sguardi ostili.«Ascoltate, ciurma! Oggi sappiamo tutti che ci stiamo lanciando in una missione pericolosa. I nostri informatori ci dicono che diverse ciurme pirata del basso, ma soprattutto dell’alto corso del Draak saranno tra loro. Tra quelle c’è anche la ciurma dei Cinque Dragoni e quella dello Spaccachiglia. Con entrambi abbiamo dei rapporti particolarmente difficili. Inoltre scommetto che il vecchio Wrathp sarà ancora infuriato per l’altro giorno, probabilmente ci sarà anche lui. Ma noi andremo lo stesso, per scoprire cosa bolle davvero in pentola. Ricordate, probabilmente sarà un viaggio pericoloso. C’è qualcuno di voi che non se la sente, miei prodi? Se così è, quella è la scala!» Gridò, indicando la scaletta che portava alla banchina.Nessuno dei pokémon si mosse, anche se, Marsh se ne rese conto, stavano fissando lui, e non con sguardi allegri. Rose gli aveva spiegato che molti di loro non erano contenti che lei avesse scelto lui come suo vice, almeno per il momento, ma d’altronde nessuno di loro sapeva leggere.«Bene. Allora, salpiamo.» E detto ciò, lasciò il timone al timoniere, un grosso Machoke, che per altro sembrò guardare in malo modo Marsh, e si diresse alla cabina, seguita dal Pokémon d’acqua.Tornati nella cabina, Rose indicò a Marsh una sedia, poi si sedette a propria volta «Beh, pare proprio che ti detestino, ma la cosa non causa problemi a me. Cerca di non uscire sul ponte senza di me, se puoi. Il tuo ruolo ti protegge, ma cerca di non abusarne. Se ti mando da qualche parte, fallo sempre rapidamente. Altrimenti, non muoverti. E adesso, devo farti una domanda. La Roserade della Città Caverna… Ricordi qualcosa di lei?»«Non in particolare, quello che con lei ha avuto problemi è Surskit. Ma ricordo che era di un colore diverso dal normale.»Rose sospirò «Per fortuna. Non sai quando questo mi renda felice. Mia sorella… beh, non importa, ti basti sapere che non è lei. Mia sorella non ha un colore particolare.» Da qualche parte a Elettria, 10/07/4783, circa le 15«Come ti pare il tuo nuovo potere, Eon?» Chiese il Jolteon con la cicatrice sull’orecchio al fratello. I due erano seduti al tavolo della mensa, appena rientrati da un allenamento in vista della partenza.«Non so, Jolt, da quando ce l’ho la mia pelliccia sta cambiando colore. Mi hanno detto che è normale, ma fa uno strano effetto.» Commentò il pokémon, fissando la pelliccia, che si stava lentamente sbiadendo, diventando di un giallo via via più pallido. Alcune parti erano già del colore definitivo, quello di quei Pokémon che nascevano cromatici.«Già, ti hanno spiegato perché succede?»«Sì, gliel’ho chiesto. In pratica, la cromaticità è una mutazione naturale che si verifica quando i geni del corpo – sai cosa sono i geni vero? Sì, sono sicuro che tu lo sappia – reagiscono con geni opposti. Per questo i cromatici nascono soprattutto da genitori appartenenti a specie diverse. I geni dei due genitori sono incompatibili in certi punti, quindi per permettere al cucciolo di nascere mutano. La maggior parte delle volte il piccolo nasce senza anomalie di alcun genere, ma all’incirca una volta ogni cinquemila ne nasce uno cromatico.»«E con questo? Qual è il punto?»«Beh, in pratica il Progetto S modifica il nostro corpo, con innesti ripetuti che provocano anomalie nei geni. Questo normalmente dovrebbe portare al rigetto per via della produzione di antigeni e anticorpi, quindi si è trovato il mondo per spingere i geni a mutare artificialmente per adattarsi ai “nuovi arrivati”. E questo comporta, per la maggior parte di noi, un cambiamento di colore, perché i geni del corpo di un cromatico in genere si adattano meglio degli altri. Addirittura ho sentito che per la prima generazione del Progetto S furono scelti quasi solo cromatici naturali. Ma non servì a molto. Alla fine l’unico che sembrava essere stato un successo quantomeno parziale morì in battaglia, e gli altri morirono in pochi giorni uccisi dall’interno o dai danni causati dal loro potere. Una brutta storia.»«Non ci ho capito molto, in realtà, ma se ho ben capito il cambio di colore ti salva la vita. Allora sono contento. E adesso, parliamo d’altro. Hai sentito di Arenia?»«Sì, stanno preparando una spedizione punitiva, giusto? Se ho capito, stanno partendo duecento pokémon e il Capitano Blaziken.»«Oh, allora evidentemente non hai sentito la parte più divertente.»«E sarebbe?» Chiese Eon, sorpreso.«Sta partendo anche lui. Il pokémon più forte dell’Organizzazione dopo il Capo, quello che nei testi di combattimento non è mai stato sconfitto. Il Generale di Arenia.»
 
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