[Darken]Pokémos[Capitolo 1 - *]

#91
CAPITOLO 31: SCONFIGGERE MEGAGYARADOS!​
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Hydroheart, palazzo reale (piazzale), 31/05/4783, circa le 16
Il gruppo uscì sul piazzale. Era deserto fatta eccezione per i due contendenti che stavano lottando al centro della piazza. Dalla bocca di Gyarados partì in quel momento un Iper Raggio, che però Blastoise schivò con un rapido movimento. Dal cannone sulla schiena partì un getto d’acqua estremamente potente. L’Idrocannone si infranse sul petto di Gyarados, che però subì ben pochi danni. Poi, con un Oltraggio colpì Blastoise, ancora stanco per l’Idrocannone scagliato, che volò verso il palazzo, atterrando accanto al gruppo, e rimettendosi in piedi. Sollevò il braccio destro, e dal cannone partì un Focalcolpo, che però non riuscì a colpire Gyarados, in quanto il pokémon lo schivò. Poi Megagyarados si scagliò contro un palazzo, abbattendolo.
«Non capisco. Non sembra vero e propriamente conscio di ciò che gli accade intorno, eppure combatte con grande abilità. Sembra che riesca a capire che sta per essere colpito o che un nemico è vicino a lui, ma abbatte palazzi e colpisce oggetti immobili.» Disse Blastoise al gruppo. «Comunque sono felice che siate venuti ad aiutarmi.» Aggiunse sorridendo.
«Come fai a saperlo?» Domandarono all’unisono Plusle e Minun, stupiti.
«Quando sono in questa forma, la mia mente e quella di Kingler sono una sola. So tutto ciò che gli accade e lui sa tutto ciò che accade a me.»
«Allora, hai scoperto qualcosa?» Domandò Luxray.
«Credo di aver individuato la Megapietra, ma non ne sono certo. Ho tentato di colpirla con un attacco di precisione, ma ogni volta si è scansato. Se riuscissi a centrarla con un colpo abbastanza potente, potrei romperla rendendola inutilizzabile. In quel modo, potremmo sconfiggere facilmente un normale Gyarados.»
«In tal caso, ho un piano.» Il gruppo e Blastoise ascoltarono e annuirono. Era un’idea semplice, ma geniale.
 
Hydroheart, palazzo reale (piazzale), 31/05/4783, circa le 17
Emolga volava intorno alla testa di MegaGyarados. Insieme a lui, Eelektross e Luxray, sospeso in aria grazie a Magnetascesa, erano impegnati a cercare di individuare e distruggere la Megapietra. Nel frattempo, il resto del gruppo stava tenendo occupato MegaGyarados dal basso, impedendogli così di concentrarsi sui tre che gli volavano intorno. Il piano di Eelektross era perfetto. In quel momento, MegaGyarados colpì con un Codadrago Flaaffy, che fu scagliato indietro, ma riuscì faticosamente a rimettersi in piedi e rispose con una Scarica, potenziata grazie alla sua abilità Più e all’abilità Meno di Minun, che colpì però solo di striscio Gyarados. Emolga riprese a cercare. Era difficile, aveva spiegato Eelektross, trovare una Megapietra. Inoltre, anche una volta trovata sarebbe strato estremamente difficile romperla. Era necessario, aveva detto, usare il colpo più potente e preciso a propria disposizione. E anche in quel caso, bisognava comunque sperare per il meglio. Una Megapietra dopo che viene rotta impiega circa tre ore per ricomporsi, ma nel frattempo i frammenti forniscono comunque energia. Se tutto fosse andato bene, i frammenti sarebbero volati via e non avrebbero potuto fornire l’energia necessaria. Altrimenti, non sarebbe rimasta altra scelta che sconfiggere MegaGyarados. In quel momento, Emolga scorse un bagliore sulla schiena del pokémon. Si avvicinò e la vide. Era grossa come una Grande Perla, ma emanava una bizzarra energia. Per qualche motivo, Emolga si trovò a pensare alla Tifone, alle onde e all’enorme mulinello che avevano attraversato grazie ai Lanturn. Si riscosse, e caricò un Invertivolt. Colpì la Megapietra, che si incrinò ma non si spezzò. Usando l’energia elettrica residua come un magnete, attirò Eelektross verso di sé e gli indicò la Megapietra. Questi annuì, e colpì con un Assorbipugno estremamente potente. La pietra, ormai definitivamente incrinata, si ruppe, e molti frammenti caddero, ma alcuni grossi pezzi rimasero attaccati al corpo di Gyarados, che rimase in forma Mega. Eelektross stava per scagliare un secondo Assorbipugno, quando il nemico si voltò. Ancora più infuriato, Gyarados scagliò un Iper Raggio che colpì in pieno petto Eelektross, scagliandolo via, e mandandolo a sbattere contro un palazzo che, già danneggiato, crollò. Emolga gridò, ma Eelektross, nonostante tutto, riemerse dalle macerie. Emolga tirò un sospiro di sollievo e aggirò rapidamente Gyarados. In quel momento, un Idropulsar colpì l’avversario in pieno volto, e questi spostò la sua attenzione verso Blastoise. Emolga vide la Megapietra scoperta e senza pensarci la colpì con Invertivolt più forte che poté. Questa volta, i frammenti di Megapietra furono sbalzati da tutte le parti. Mega Gyarados ruggì, e un attimo dopo crollò a terra, riprendendo il suo normale aspetto di Gyarados. Per un attimo vi fu un silenzio di tomba, poi Blastoise sorrise «Ce l’abbiamo – anf – fatta.» Disse ansimando. Il gruppo lanciò un urlo di esultanza, e tutti, tranne Eelektross e Luxray, abbracciarono Emolga, che scoppiò a ridere dalla gioia.
 
Hydroheart, palazzo reale (piazzale), 31/05/4783, circa le 16
In un vicoletto poco lontano, Omast e Tops avevano assistito all’intera battaglia.
«Dobbiamo riferire tutto a Carraco. Il piano sta funzionando come previsto. Guarda come festeggiano.» Disse Omast, con un evidente tono sarcastico.
«Che festeggino pure. Vedremo come se la caveranno stanotte.» Rispose Tops.
«Nella peggiore delle ipotesi, questo è stato un utile collaudo. Riferiremo tutto alla base.»
«In ogni caso, Carraco ha già mandato Lanturn dai cacciatori di taglie. A questo punto è tutto nelle mani di Empoleon.»
«In ogni caso, andiamo. Abbiamo ancora un affare di cui occuparci.»
 
Hydroheart, palazzo reale (sala del trono), 31/05/4783, circa le 17
«Vi sono molto grato per il vostro aiuto. A questo punto, direi che non ho dubbi. Accetto la proposta. La Marina di Laghia si trasferirà a Elettria.» A questo annuncio di re Kingler, il gruppo esplose in un grido di gioia. «Per il grosso dell’esercito ci vorrà del tempo, ma nel frattempo invierò una prima squadra che comunichi al re l’alleanza. Se avete dei messaggi da inviare a Elettria dateglieli. Frogadier!» Dalla porta principale entrò un alto pokémon dal corpo estremamente snello. Frogadier chinò il capo davanti al re «Maestà, avete chiamato?»
«Vice ammiraglio Frogadier, prendi una trentina di uomini e andate a Elettria, trasportando i messaggi che vi consegneremo.» Raichu terminò in quel momento di scrivere il rapporto da inviare ai generali Wash e Galvantula, sull’elegante foglio di carta che Tirtouga, uno dei tanti pokémon del palazzo, gli aveva dato. La porse al re, che la mise insieme alla lettera destinata a re Electivire IX. Frogadier fece il saluto marziale, prese i documenti e uscì.
«Frogadier è a capo della squadra più veloce dell’esercito. Possono coprire la distanza da qui a Elettria in quattro giorni, cinque al massimo.» Disse Kingler.
«Ora, per quanto riguarda il vostro viaggio, direi che vi converrà procedere per Alvearia. Per farlo però dovrete andare a Water Port, sulla costa sud. Ci vorrà circa la stessa distanza di quella che va da qui alla zona d’attracco. Ora, per la vostra scorta …»
«Signore,» si intromise Empoleon in quel momento «Credo che sarebbe preferibile non dargli una scorta. Se si sapesse in giro dell’esistenza del Gruppo, o anche solo se venissero diffuse voci riguardo a una misteriosa organizzazione, ci sarebbero pericoli enormi. Consiglierei anche che partano al più presto, in modo da arrivare entro domattina  a Water Port.»
«D’accordo. Non mi pare ci siano problemi riguardo al tuo piano. In fondo, solo una piccola parte delle palafitte a sud è abitata. Nessuno si accorgerà di voi.»
Empoleon sorrise. Il re aveva abboccato con tutta la lenza, e il Gruppo avrebbe dovuto andargli dietro. Il piano avrebbe funzionato senza ombra di dubbio.
 
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CAPITOLO 32: ADDIO HYDROHEART​



Hydroheart, Al Corphish Ardente, 31/05/4783, circa le 19
«Dobbiamo fare cosa?!» chiese Tri, fissando Eelektross con gli occhi sgranati.
«Dovete andare più veloci che potete alla zona di attracco e comunicare al capitano Fan che deve condurre la nave a Water Port.»
«Ma il capitano non ci ascolterà, ci punirà per essere fuggiti dalla nave! Finiremo sulla cima dell’albero maestro, e forse anche più su!»
«No. Ho preparato questa lettera. Leggetela pure. C’è scritto che vi ho chiesto io di venire con noi. In questo modo, non potrà punirvi. Adesso andate però!»
A malincuore, Tri afferrò la lettera e insieme agli altri mozzi si allontanò.
«Era il tuo piano fin dall’inizio vero?» Domandò Raichu.
«Diciamo che credo sia inutile perdere tempo per tornare indietro. Meglio farlo fare a qualcuno che non dovrebbe essere qui.»
«D’accordo. Mi pare una buona idea, anche se mi sembra un po’ crudele illuderli.»
«Oh, ma io non li ho illusi. Se quando lasceremo la Tifone vorranno venire non sarò io a fermarli.»
«Va bene. Ora andiamo.»

Hydroheart, Al gioviale Gastrodon, 31/05/4783, circa le 19
I Re del Fango sgusciarono fuori dalla porta e si addentrarono nelle vie della città. Se ne sarebbero tornati a fare il bello e il cattivo tempo nelle Palafitte, dove nessuno era più forte di loro. Sgusciarono tra le case i vicoli e i canali. Quando ormai credevano di essere al sicuro, abbastanza lontani da essere irrintracciabili, si fermarono un attimo a riprendere fiato. Era il momento. Tops e Omast sbucarono da un vicolo e prima che i quattro potessero reagire li sconfissero con dei rapidi colpi. Poi li legarono e li porsero a un Walrein, un Sealeo e due Spheal, che senza parlare si immersero. Omast e Tops sorrisero. Anche questa era fatta.

Hydroheart, porta sud, 31/05/4783, circa le 20
Il gruppo salutò con un cenno il Clamperl che aprì la porta che permise loro di uscire dalla città. Appena usciti, fissarono senza parlare il gigantesco lago e le palafitte che si stendevano su di esso. Si volsero un attimo a guardare le mura, poi partirono. Per un paio d’ore camminarono in silenzio, senza notare anima viva. Poi, improvvisamente, udirono un suono. L’acqua si increspò, e ne emersero due pokémon che si scagliarono a velocità incredibile contro di loro con due Acquagetti. Se Eelektross e Raichu non fossero stati abbastanza veloci a regire con un Assorbipugno e una Scarica, il Gruppo sarebbe stato sicuramente colpito. Invece, i due assalitori crollarono a terra. Emolga, appena ripresosi dallo spavento, si avvicinò «Chi sono? Non li ho mai visti.»
In quel momento il più piccolo dei due aprì gli occhi, ma trovandosi circondato preferì non reagire, ma sussurrò al suo compagno «Mi raccomando Sharp, non dire niente.»
«Per chi mi hai preso Carv? Non sono certo così stupido.» Rispose il più grosso, con la grossa Sacca che sporgeva dal fianco ribaltato sul legno delle palafitte.
«Io vi conosco.» disse in quel momento Eelektross, che senza farsi notare si era avvicinato e aveva sentito quello che avevano detto. «Sì, mi ricordo di voi. Anni fa un gruppo di cacciatori di taglie di Laghia fu mandato a Elettria per cercare di fondare una sezione anche lì. Io e i miei uomini vi abbiamo cacciato via. Sono sicuro che eravate due di loro.»
«Non so proprio di che stai parlando. Noi siamo solo dei passanti.» rispose Sharp.
«Passanti che aggrediscono altri passanti?» Domandò sarcastico Luxray, fissando Sharp dritto negli occhi con i suoi occhi che brillavano nel buio. «Ci avete preso per degli idioti?»
«Lascia perdere Luxray. Meglio esaminare le loro Sacche.» Disse Eelektross indicando al pokémon le due borse che i pokémon portavano addosso. Carv si irrigidì. Se trovavano il doppio fondo con gli avvisi di taglia, erano fregati. Ma no, in fondo il doppio fondo era ben nascosto, forse …
Quel pensiero scomparve all’istante quando Luxray chiamò Eelektross. «Signore, c’è un doppio fondo qui. Io riesco a vederlo, perché gli occhi dei Luxray vedono al buio come di giorno e anche meglio, ma un pokémon normale non riuscirebbe a notarlo. Se si osserva bene si nota che c’è una cucitura che si sfila.» E così dicendo infilò un artiglio nel punto che indicava, facendone uscire alcuni grossi fogli, che caddero per terra. Eelektross li raccolse e li osservò. Senza dire una parola li passò a Luxray, che li lesse e impallidì. Poi, sussurrando qualcosa all’orecchio di Raichu glieli porse. Una volta che tutti si furono passati i fogli, si volsero nuovamente verso i due a terra. «Normali passanti eh? Che girano con avvisi di taglia che parlano di noi? Non credo proprio. Avanti parlate. Sappiate che è l’ultima volta che ve lo chiedo. Saprò ciò che voglio con le buone o con le cattive.» Eelektross guardò Carv dritto negli occhi, il Carvanha deglutì, fissò lo Sharpedo e sospirò. “Ma perché non mi sono fatto i fatti miei alla base?”.
Hydroheart, base dei cacciatori di taglie “Greninja”, 31/05/4783, circa le 16
«L’informazione è sicura?» domandò Cloyster a Greninja.
«Ssssicurissssima. Mi è sssstata data dal mittente in perssssona. I pokémon che cerchiamo passsseranno per le palafitte a Ssssud versssso Water Port. Voglio che ssssguinzagli tutti i cacciatori che ssssono ancora a Hydroheart. Ah, ma perché non ho asssspettato a mandare in missssione il grosssso dei miei uomini? Quanti ne ssssono rimasti?»
«54 signore, più il duo Veloce.»
«Loro non mandarli. Sono ancora infuriato per il fallimento di Elettria. Gli avevo assegnati a un gruppo composto quasi esclusivamente da pokémon mezzi Terra, e hanno comunque fallito.»
«Come desidera signore.»

Laghia, palafitte a sud, 31/05/4783, circa le 22
«Quello che il capo ignorava è che io in quel momento mi trovavo per caso dietro la porta, e sempre per caso stavo ascoltando il suo discorso. Quindi ho convinto Sharp a venire con me e insieme vi abbiamo attaccati.» Carv terminò il discorso. Avrebbe voluto avere un modo per non confessare, ma era circondato e l’Eelektross era il capo di un’organizzazione criminale di Elettria, l’aveva riconosciuto quando lo aveva visto. Era lo stesso che anni fa insieme ai suoi uomini aveva battuto tutta la squadra di cui facevano parte Carv e Sharp. Lo aveva visto lottare, e non lo avrebbe mai scordato. Perciò si lasciò trasportare in una Palafitta abbandonata. Quando i nemici se ne furono andati, e lui e Sharp erano da soli, Carv non potè fare a meno d piangere. Per colpa sua, lui e Sharp avevano rovinato il poano del capo e si erano pure fatti sconfiggere. Non si sarebbe mai ripresentato davanti a Greninja. Poi però di colpo gli venne un’idea. Se lui e Sharp avessero catturato il gruppo, il capo li avrebbe certamente perdonati. Sì, avrebbe sconfitto il gruppo e lo avrebbe consegnato in cambio del perdono, a costo di inseguirli per tutta Pokémos.
 
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CAPITOLO 33: VECCHIE CONOSCENZE​



Electronvolt, All’Allegro Stunfisk, 31/05/4783, circa le 24
La locanda era quasi vuota. Non c’erano più clienti, soltanto Lisk e Dede che ripulivano sbadigliando i tavoli. Il pokémon entrò nella stanza. Il corpo era completamente coperto da un mantello con cappuccio di Terrorpanno, che impediva alla luce di illuminare il volto del nuovo venuto. Senza parlare si diresse al bancone e si avvicinò a Stunfisk «Devo vedere Eelektross. È urgente.»
«Spiacente, ma non può vedere nessuno. È molto impegnato in questo periodo.»
«Davvero? Neanche per me?» Il misterioso pokémon scostò il cappuccio. Stunfisk rimase allibito per qualche secondo, poi scoppiò a ridere «Ahahahahah, non riesco a crederci. Quanti anni sono che non ci vediamo? Quindici?»
«Diciassette. Da quando hai ceduto il posto di Re dei Bassifondi. Dopo quel fattaccio.»
«Una gran brutta storia quella, e non lo dico solo perché mi colpì personalmente. Ho ceduto il posto a Eelektross e non me ne sono mai pentito, per tutti questi anni. Si è dimostrato abilissimo. Ha espanso l’organizzazione molto più di quanto avrei creduto possibile.»
«Beh, comunque lasciamo perdere. Devo vedere Eelektross. Ho delle informazioni che scottano. In questi anni non sono rimasto con le mani in mano.»
«Ti conosco quanto basta per sapere che è davvero urgente. Tuttavia, non puoi vedere Eelektross. Non è più qui. È partito.»
«Partito? In un momento simile? Dannazione. Si può sapere dov’è andato?»
«E io che ne so? Non sono mica la sua balia.»
«Andiamo Stunfisk, so che sai dove si trova.»
«E va bene. È partito per Laghia.»
«Laghia? E a far che?»
«Questa è una cosa che non posso dirti, per quanto mi fidi di te.»
«D’accordo, ma almeno potrai dirmi da quanto tempo è partito.»
«Il 19 Sameroth. Se vuoi puoi aspettarlo qui.»
«No. Devo assolutamente raggiungerlo. Dannazione. Grazie Stunfisk. Ci si vede.»
«Fatti vedere più spesso. E soprattutto cerca di venire anche per piacere, oltre che per dovere.»
«Ci proverò!» gridò il pokémon uscendo dal locale.
Appena uscito il pokémo si voltò e si diresse verso l’uscita Sud. Doveva correre a Volt Port e raggiungere Eelektross. “Dannazione, cosa stai facendo Eelektross?”.

Laghia, Palafitte Sud, 31/05/4783, circa le 24
«E con questi due fanno venti.» Disse Luxray indicando un Lombre e un Lotad, svenuti accanto a una porta. Prima di loro infatti erano stati attaccati da una squadra di cinque Remoraid e un Octillery che li avevano attaccati con degli Octazooka da sott’acqua. Prima ancora una squadra simile con cinque Binacle e un Barbaracle li aveva attaccati a sorpresa da un nascondiglio. Infine, ancora prima, Due Slowbro e tre Slowpoke li avevano attirati con l’inganno nella trappola del capo, Slowking. Si erano salvati solo grazie a Mud, che cadendo in acqua aveva rotto l’Ipnosi in cui erano caduti gli altri. Ormai però erano stanchi. Non sarebbero riusciti a resistere ancora a lungo. Fu in quel momento che Tentacool e Tentacruel spuntarono da dietro un angolo. Il gruppo si mise subito in formazione per difendersi, ma Eelektross intervenne «Era ora» disse rivolto ai due appena arrivati «Perché ci avete messo così tanto?»
«Abbiamo fatto il prima possibile signore. Dovevamo allontanarci senza insospettirli.»
«D’accordo. Com’è la situazione? Oh, dimenticavo,» il pokémon si voltò verso il gruppo «Questi sono due dei miei uomini, infiltrati nell’organizzazione di cacciatori di taglie Greninja. Ero certo che appena avessero visto che ero tra i ricercati mi avrebbero contattato.»
«Credevo che tutti i tuoi uomini fossero nati a Elettria.» rispose Raichu.
«Non mi pare di averlo mai detto. Ora, bando alle ciance, dobbiamo raggiungere Water Port.»
«Allora ci conviene muoverci.» Rispose Tentacruel, estraendo una mappa delle Palafitte. «Noi ci troviamo qui.» Disse indicando un punto poco a Est rispetto alla strada principale. «Ci vogliono circa quattro ore per raggiungere Water Port, ma qui» disse indicando un punto a circa un’ora a Sud «dove dovremmo passare per fare in fretta, sono schierati Lumineon e i suoi Finneon. Se uno di loro vi scoprisse, avviserebbe subito il resto delle truppe e avreste addosso tutti i cacciatori di taglie. Qui, se poi per caso riuscissimo a passare, ci sono i Seel, i Dewgong e gli Shellder.» Man mano che parlava, i tentacoli indicavano un punto della mappa.
«E che mi dici di questo punto?» Rispose Eelektross indicando un sentiero tortuoso che passava in mezzo a molte palafitte.
«No, quello è fuori discussione, ci sono Politoed, Poliwhirl e Poliwag. Vi tenderebbero ogni genere di agguati.»
«Capisco. Cosa proponete?»
«Questo passaggio è il più sicuro. Ci vorrà più tempo, ma in compenso ci sono solo Simipour e i Panpour, e poco più avanti i Basculin. Sono tutti poco pericolosi.»
«Bene, sono d’accordo. Qualcuno ha altre idee?»
Nessuno rispose, quindi il Gruppo si avviò.

Laghia, Palafitte Sud, 01/06/4783, circa le 05
«Ecco, dietro questa curva c’è Water Port.» Tentacruel indicò l’angolo. Ma quando svoltarono le parole gli morirono in gola. Al posto della città c’era solo un cumulo di macerie. E non si vedeva anima viva.

Da qualche parte a Laghia, 01/05/4783, circa l’01
«E allora Samurott, che te ne pare?» Domandò Vaporeon, indicando i Blastoise, stanchissimi, che si riposavano accanto all’ingresso della base.
«Semplicemente incredibili. L’unico problema è che è difficile tenere sotto controllo così tanti Mega pokémon in quello stato contemporaneamente.»
«Che ti devo dire? La sperimentazione è ancora in corso. Comunque direi che ha funzionato. Dove sono i Lapras?»
«Li ho già consegnati a Ducklett, che li ha fatti rinchiudere da Oshawott e i Dewott nella prigione. Insieme a quei quattro tizi mandati da Carraco.»
«Voi capitani siete dei grandi strateghi, niente da dire.»
«Mi lusinghi. Ma l’unico genio è Carraco. Il suo piano è incredibile. Ha fatto attaccare il palazzo da Gyarados, così Empoleon ha avuto una scusa per consigliare al re di far partire all’istante il gruppo senza dargli una scorta. Contemporaneamente ha avvisato Greninja dei loro spostamenti. Non è possibile che tutti quei cacciatori di taglie non siano riusciti a catturare un gruppo di dieci pokémon senza una guida.»
«E se anche per miracolo ce l’avessero fatta, a Water Port non c’è più nessuno che riesca a guidarli ad Alvearia.» E i due scoppiarono a ridere.
 

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
#94
Alla fine dovrebbe essere il primo giugno, non il primo maggio.

Ho aspettato qualche capitolo perché non c'era molto da dire (aka non avevo tempo/sbatti).

Inizio a notare dei miglioramenti rispetto ai primi capitoli nello stile, notevole che nonostante tutto hai introdotto ancora un nuovo personaggio, lollissimo Tentacruel che ci resta di merda a vedere la città distrutta :D :D :D

Continuerò a seguirti ^^
 
#95
Alla fine dovrebbe essere il primo giugno, non il primo maggio. Che poi teoricamente il mese non dovrebbe neanche essere scritto così. E dire che sopra il quinto mese è scritto giusto.

Ho aspettato qualche capitolo perché non c'era molto da dire (aka non avevo tempo/sbatti). No problem, indipendentemente da quando arrivano, i commenti sono sempre piacevoli.

Inizio a notare dei miglioramenti rispetto ai primi capitoli nello stile, notevole che nonostante tutto hai introdotto ancora un nuovo personaggio, lollissimo Tentacruel che ci resta di merda a vedere la città distrutta :D :D :D Come dissi tempo fa, questo era il punto in cui, dopo l'arrivo dei lettori, la qualità media migliorava ^^ Perciò sono felice che si veda. Poor Tentacruel.

Continuerò a seguirti ^^  E questo mi rende felice ;)  
CAPITOLO 34: WATER PORT​



Water Port, piazza centrale, 01/06/4783, circa le 06
«Che cosa è successo? Dove sono tutti?» Mud prese a vagare per la città, fissando le macerie. Infine, si sedette a terra e iniziò a piangere. «Avevo degli amici che vivevano a Water Port. Mio cugino Marshtomp, sua madre Swampert e il padre di Toto, Feraligatr. E poi Politoed e la sua gang di Poliwhirl e Poliwag. E Mantine e i suoi due figli, Mantyke e Manty. E i Lapras. Dove sono tutti? Dove sono?» Era evidentemente shockato, e il Gruppo si avvicinò per confortarlo. Tutti tranne Raichu, che era impietrito. Fu Emolga ad accorgersene. Si avvicinò al capitano e lo chiamò, ma non ottenne reazione. Lo scosse, e alla fine ottenne solo una piccola risposta «Come il Pika Village. Macerie e qualcuno che piange.» Il Gruppo, che era finalmente riuscito a calmare Mud, si avvicinò a Raichu. Tutti quanti cercarono di scuoterlo, ma nessuno ottenne qualche risultato. Poi Eelektross gli tirò uno schiaffo. «Riprenditi. Non è la prima né temo sarà l’ultima volta che vedrai un villaggio distrutto. I nostri nemici ci hanno preceduti. Dammi una mano a cercare superstiti piuttosto. Voi» disse indicando Tentacool e Tentacruel, rimasti in disparte. «Tornate alla base. Non dite nulla su ciò che avete visto. Andate.» I due, nonostante fossero un po’ scossi, annuirono e si allontanarono.
«Bene, e adesso datemi una mano. Vediamo se c’è qualcuno tra le macerie. Sarà meglio che rimanere con le mani in mano.» Il Gruppo iniziò a scavare tra gli edifici, inclusi Mud e Raichu. Dopo mezz’ora di ricerche tra palazzi vuoti, fu Emolga a gridare «Qui ce ne sono due!» Il gruppo accorse, e aiutò a tirare fuori i due piccoli pokémon da sotto un tetto crollato. Un Surskit e uno Skrelp. In quel momento, il Surskit aprì gli occhi. Fissò i pokémon che aveva intorno, e i suoi occhi si fissarono su Mud. «Mud? Che cosa è successo?» Il pokémon stava per rispondere, ma fu preceduto da Plusle e Minun, che versarono nella bocca di Surskit una generosa dose di Succodibacca. Quando ebbe bevuto tutto, il Surskit sembrò star meglio. Si appoggiò a Mud, e riuscì a tirarsi in piedi.
«Cos’è successo? Dov’è…» poi si voltò e vide Skrelp «Skrelp!» Gridò gettandosi accanto all’amico svenuto «Riprenditi. Skrelp!» In quel momento, Plusle e Minun aprirono le bisacce e estrassero un seme di Revitalizzante. Lo misero delicatamente nella bocca di Skrelp. Per qualche secondo non accadde nulla, poi tossendo il pokémon si alzò. «Cos’è successo? Dove sono?»
«Ditecelo voi cos’è successo. Water Port è distrutta, e voi siete gli unici superstiti.» disse Eelektross. Il pokémon, tenutosi in disparte fino a quel momento, si avvicinò e li fissò.
«Non lo so. Vedo dei … frammenti. Ricordo che un gruppo di pokémon è apparso dal nulla e ha iniziato ad abbattere le case. C’erano dei Blastoise, ma erano strani. E poi c’era quel Samurott. Ricordo che io e Skrelp ci siamo nascosti in casa, poi il tetto è crollato e tutto è diventato nero.» Surskit tremava visibilmente. Mud cercò di confortarlo, ma il pokémon era evidentemente distrutto, come Skrelp.
«Che si fa adesso Eelektross?» domandò Raichu, che finalmente era riuscito a riprendersi completamente.
«Non lo so» rispose l’altro «Senza i Lapras, non possiamo andare ad Alvearia. Il nostro viaggio è finito.»
«Ma non possiamo arrenderci. Non ora.» si intromise Luxray.
«E cosa possiamo fare? I Lapras erano gli unici a conoscere la rotta. La Tifone arriverà qui per nulla. Ci porterà solo indietro.»
«Ehm, scusate» disse Surskit, che aveva ascoltato la conversazione.  «Voi volete andare ad Alvearia vero?»
«Sì ragazzo. Ma senza i Lapras, Arceus solo sa qual è la rotta.»
«Ma io conosco la rotta. E visto che ci avete salvato, vi guiderò ad Alvearia.»
Tutti, incluso Mud, fissarono Surskit basiti.
«Come fai a conoscerla? I Lapras erano gli unici, e non l’hanno mai diffusa.» Disse Eelktross.
«Vedete, io non sono nato a Laghia, sono nato ad Alvearia. I miei genitori dissero che volevano mostrarmi la loro terra d’origine, Laghia, approfittando del vento che nel periodo precedente la Grande Migrazione soffia da Alvearia a Laghia. Purtroppo però, una tempesta ci colpì mentre viaggiavamo verso Laghia. Io svenni, e quando rinvenni mi ritrovai a Water Port, dove mi avevano portato i Lapras. Sentita la mia storia, mi proposero di vivere qui finchè non mi fossi evoluto. Ma la mia Predominanza è il coleottero. Alvearia mi attirava. Alla fine decisero di spiegarmi la rotta. Avevo intenzione di partire appena fossi riuscito a sostenere il viaggio. E invece…»
«Scusa, ma io non sono riuscito a seguirti.» Disse Flaaffy «Cos’è la Grande Migrazione? E la Predominanza?»
Surskit lo fissò un attimo, poi parlò «La Grande Migrazione è il periodo in cui i pokémon che devono cambiare Tipo si spostano. Dopo l’evoluzione infatti alcuni pokémon cambiano Tipo, perdendone uno a favore di un altro. Ad esempio, noi Surskit migriamo da Laghia ad Alvearia, e alcuni addirittura oltre, fino a Volantia. Gli Skrelp, diventati Dragalge, migrano da Laghia fino a Velenia o Draghia. La Predominanza invece è una forza misteriosa, un istinto che spinge i pokémon col doppio Tipo a preferire l’uno all’altro. Tu, ad esempio» disse indicando Emolga «Sei per metà Volante. Ma essendo la tua Predominanza Elettro, hai vissuto a Elettria. I Surskit vivono sia ad Alvearia sia a Laghia, a seconda della loro Predominanza.»
Tutti rimasero in silenzio. Poi fu Eelektross a parlare «Ascoltami bene. Il viaggio con noi sarà pericoloso. Sei certo di voler venire?»
«Non solo io, anche Skrelp. Questa è la mia unica condizione.»
«D’accordo allora. Sempre che lui voglia venire.»
Skrelp fissò per un attimo i volti di chi gli stava intorno, poi guardò Surskit e sorrise «D’accordo.»
 
Hydroheart, palazzo reale (prigioni), 01/06/4783, circa le 07
Gyarados, rinchiuso nella cella, si guardava intorno. Mentalmente malediceva molte cose. Malediceva Carraco e la sua dannata Megapietra. Malediceva Empoleon e quel suo modo di interrogare, che gli aveva fatto capire che era già considerato un colpevole. Malediceva anche se stesso e la sua stupida avventatezza. Perché non pensava mai prima di agire. Poi si arrese. Si guardò intorno e sorrise «Bah, almeno non può andare peggio di così.»
«O, io non ne sarei così sicuro.»
Gyarados riconobbe la voce di Carraco, poi tutto divenne nero.
 
Volt Port, porto, 01/06/4783, circa le 07
Avvolto nel Terrorpanno, il pokémon fissò le banchine semi-deserte, poi si avvicinò a un Chinchou, un mendicante come tanti, appoggiato al muro.
«Senti, circa un mese fa dovrebbero essere passati di qui sette pokémon. Un Eelektross, un Luxray, un Plusle, un Minun e tre membri dell’S.T. Ti dice niente?»
«Forse. Sai, la mia memoria non carbura bene ultimamente.»
«E questa la farebbe carburare meglio?» Domandò il pokémon lanciandogli una Pepita estratta da una bisaccia invisibile sotto il mantello.
«Sono passati di qui. Li ho visti andare verso la Società Navale E. & Co.»
«Grazie.» Disse il pokémon, voltandosi e dirigendosi verso la Società.


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#96
"Era evidentemente schoccato"
Lo sono pure io a leggere quella parola!

"Tutta quanto cercarono di scuoterlo" 3 errori di accordo in una sola frase, complimenti, bisogna impegnarsi! :)

Passiamo al capitolo in sé: interessante vedere come Raichu noti le similitudini tra le vicende dei due villaggi, ma... Secondo me poi l'hai trattata male la questione... Cioè, dice solo che erano uguali, poi sta male, poi si ripiglia. Il tutto resta molto piatto, non si vede nessuna evoluzione psicologica, il che ovviamente non va bene. Poi, hai finalmente spiegato la questione della Predominanza, ma... Com'è possibile che non la conoscessero tutti? Cioè, passino Plusle e Minun che mi sembrano un po' dei ragazzini, ma... Luxio? Non mi sembra proprio il primo che passa per la strada e tuttavia non conosce uno degli aspetti fondamentali della vita dei Pokémon?

E ora vediamo come prosegue la storia ^^
 
#97
"Era evidentemente schoccato"
Lo sono pure io a leggere quella parola! Old but gold, i vecchi tempi in cui non sapevo scrivere... ah ma non so ancora scriverlo.

"Tutta quanto cercarono di scuoterlo" 3 errori di accordo in una sola frase, complimenti, bisogna impegnarsi! :) Record 2013 per frase con il maggior numero di errori. Vado a correggere l'obbrobrio.

Passiamo al capitolo in sé: interessante vedere come Raichu noti le similitudini tra le vicende dei due villaggi, ma... Secondo me poi l'hai trattata male la questione... Cioè, dice solo che erano uguali, poi sta male, poi si ripiglia. Il tutto resta molto piatto, non si vede nessuna evoluzione psicologica, il che ovviamente non va bene. All'epoca avanzamento psicologico era nullo, lo so, ma alla fin fine, lavorandoci sopra, sono diventato bravo. Ciò non cambia una reazione fin troppo piatta.

Poi, hai finalmente spiegato la questione della Predominanza, ma... Com'è possibile che non la conoscessero tutti? Cioè, passino Plusle e Minun che mi sembrano un po' dei ragazzini, ma... Luxio? Non mi sembra proprio il primo che passa per la strada e tuttavia non conosce uno degli aspetti fondamentali della vita dei Pokémon? Sono tutti e tre di puro tipo Elettro. Ergo, non hanno mai avuto esperienza della Dominanza, e non hanno quindi mai avuto necessità di informarsi. Poi  c'è anche la questione che a Elettria non c'è nessun pokémon che cambia tipo con l'evoluzione (massimo i Jolteon che però arrivano DAL paese dei Pokémon Normale, e neanche sempre), ergo la grande migrazione non ha luogo. Questo non significa che tutti i Pokémon doppio tipo che nascono ad Elettria abbiano Dominanza per quel paese, ma solo che, rispetto ad altri tipi, sono in molti meno, quindi sono basse le probabilità che la questione della Dominanza ti cambi la vita in qualche modo. Al massimo, a un padre nasce un figlio con una Dominanza diversa, ma Luxray certo non è un genitore, quindi dubito gliene freghi qualcosa.

E ora vediamo come prosegue la storia ^^
 
#98
CAPITOLO 35: NUOVE PARTENZE​



Water Port, molo, 01/06/4783, circa le 08
«Stanno arrivando in parecchi! Sembrano almeno una trentina!» Gridò Emolga, calando di quota dal suo punto di osservazione.
«Maledizione, i cacciatori di taglie devono averci scoperti. Temevo che succedesse. Hanno capito che se non sono riusciti a prenderci alle Palafitte dovevamo essere arrivati a Water Port. Dove diavolo è la Tifone? Se non si sbrigano non so se ce la faremo.» commentò Eelektross.
«Credo di aver visto una nave là in fondo, ma è ancora lontana. Anche se fosse la Tifone, è ad almeno mezz’ora da qui.»
«Non abbiamo tempo. Non ci resta che cercare di sconfiggere questo gruppo.» rispose Luxray.
«Sono in troppi. Emolga, ascoltami, cerca di attaccarli dalla distanza sfruttando l’altezza. Non avvicinarti troppo.» rispose Raichu. Emolga si allontanò subito, seguendo gli ordini del capitano.
«Io e te, Luxray, e anche tu, Raichu, cercheremo di attaccare quelli che vengono in qua. Plusle e Minun, voi, Flaaffy e Mud rimanete qui e proteggete Skrelp e Surskit. Se la Tifone arriva, avvisateci.»
Detto ciò, Eelektross, Luxray e Raichu si lanciarono attraverso le macerie degli edifici, raggiungendo il punto da cui stavano arrivando i cacciatori di taglie. Per una buona mezz’ora, si ritrovarono impegnati in uno scontro contro i cacciatori che spuntavano da ogni angolo per catturarli. Un Seaking colpì Raichu prima che questi potesse schivarlo, dato che era impegnato in una lotta con un Wartortle piuttosto agguerrito, ma fortunatamente non riuscì a causargli gravi danni e Eelktross lo sconfisse un attimo dopo. L’Iperzanna di un Bibarel ferì Luxray, che però rispose con uno sgranocchio che sconfisse facilmente l’avversario. Ogni tanto dall’alto Emolga calava con un colpo preciso di Aeroassalto o scagliava una Energisfera. Man mano, però, si ritrovarono costretti ad arretrare verso il molo, spinti dall’arrivo di un secondo gruppo di cacciatori di taglie, tra cui notarono anche alcuni degli avversari che avevano già sconfitto, probabilemente curati dai compagni. Iniziavano a temere il peggio, quando una serie di Fulmini colpì i pokémon che avanzavano. Si voltarono, e videro Fan, Frost e Mow che, calatisi dalla Tifone, che era evidentemente riuscita ad arrivare al molo, stavano dando man forte. Ben presto l’equipaggio della nave li raggiunse e aiutò. Si ritrovarono così ad essere in vantaggio numerico e riuscirono a scacciarli. Alla fine, schiacciati dalla forza dei numeri e degli attacchi ad alta efficacia, i cacciatori di taglie furono costretti a ritirarsi, portando con se i feriti.
«Grazie mille. Senza di voi non ce l’avremmo fatta.»
«Bah, quello non era niente rispetto a un attacco pirata. Muovetevi salite. Avrete un bel po’ di cose da raccontarmi.» Rispose Fan con una strizzatina d’occhio.

Volt Port, Società Navale E. & Co., 01/06/4783, circa le 09
«Sì, mio padre mi parlò di te. Dopo quello che mi hai detto, sono certo di potermi fidare.» Eelektrik fissava il pokémon che aveva di fronte, imperscrutabile sotto il Terrorpanno.
«Bene. Quindi tuo padre è partito per Laghia, e da lì proseguirà per Alvearia, giusto?»
«Esatto.»
«Ottimo. Mi basterà prendere una nave e…»
«In tal caso avrei una proposta. Vedi, per una serie di motivi legati a venti e correnti la rotta tra Laghia e Alvearia è estremamente intricata. I Lapras sono gli unici a conoscere il modo per arrivarci. Ma la rotta, per una nave, è a senso unico. Un singolo pokémon d’acqua abbastanza esperto potrebbe tornare indietro, ma una nave intera può solo proseguire verso Alvearia, Aeria e Velenia.»
«Fin qui ti seguo, ma non capisco come questo mi aiuti.»
«Vedi, esiste una rotta che permette di dirigersi da Laghia a Velenia. Per mio padre non andava bene, perché lui aveva bisogno di raggiungere anche Alvearia e Aeria, ma per te potrebbe funzionare. Potresti cercare di raggiungere mio padre a Laghia, e se non ci riesci puoi provare a precederlo a Velenia. Tuttavia…»
«Tuttavia cosa?»
«Tuttavia quella rotta è poco frequentata per due motivi: il primo è dovuto alla frequente formazione di mulinelli. Il secondo è per via della leggenda dell’Isola Fantasma.»
«Non la conosco. Racconta.»
«Me l’hanno raccontata un sacco di volte, ma chi non lavora con il mare di professione difficilmente la conosce. Allora. Molto tempo fa, quando ancora Pokémos era giovane, in mezzo al mare sorgeva una stupenda isola. Fiori e bacche vi nascevano tutto l’anno, ininterrottamente. Arceus dichiarò che l’isola era inviolabile, e a lungo i pokémon si limitarono a recarvisi per raccogliere qualche bacca e poi tornare indietro, pratica che Arceus tollerava. Un giorno però molti pokémon avidi misero gli occhi sulle bellezze dell’isola. Alla guida di numerosi uomini, le varie fazioni si scontrarono sull’isola rovinandone la bellezza. Infuriato, Arceus ordinò a Dialga e Palkia di radere al suolo l’isola, che scomparve. C’è chi dice però che ancora adesso, se si attraversa il tratto di mare tra Laghia e Velenia, si possono sentire i gemiti di coloro che si trovavano sull’isola quel giorno, o addirittura vedere la forma dell’isola stessa all’orizzonte.» Eelektrik tirò un sospiro, poi riprese a parlare «Molti marinai ancora adesso rifiutano di percorrere quella rotta, spaventati da questa storia. Per tua fortuna, i miei uomini ti porteranno senza problemi a Laghia e da lì a Velenia. Sempre che tu sia ancora convinto.»
«La tua storia non cambia il fatto che devo arrivare a Laghia, e raggiungere Eelektross.»
«In tal caso ti darò la mia nave migliore a disposizione.»
E i due si avviarono verso il porto.

Da qualche parte a Elettria, 01/06/4783, circa le 09
«Ohilà, Joltik, buongiorno.» Disse Rotom percorrendo sbadigliando il corridoio che portava verso le stanze.
«Buongiorno, Rotom. Hai passato un’altra notte in bianco eh?»
«Non me ne parlare. Come spettro, non ho necessità di dormire a lungo come gli altri, ma comunque restare sveglio per ventiquattr’ore di fila per me è dura.»
«Che è successo?»
«Niente, mi hanno chiesto di fare un turno di controllo. Stavo per staccare quando la Catena di Trasporto Prigionieri di Frillish e Jellicent ha spedito da Laghia un intero villaggio, più quattro criminali e un tizio enorme con la faccia da scemo, gentile regalo di Carraco. Poi, dulcis in fundo, quei simpaticoni del dodicesimo livello hanno deciso di scatenarsi un po’. Uno Starmie, uno Wiscash e un Luvdisc sono stati colpiti da alcuni attacchi. Stanno dormendo da ore. Vogliono provare a vedere se le Baccastagne funzionano, ma io sono scettico. E poi… Lascia perdere. Tu piuttosto, scommetto che vai a leggere i rapporti arrivati da tutta Pokémos. Ne sono arrivati un paio anche con il carico. Ho pensato di darteli personalmente.» Disse porgendogli un paio di fogli.
«Grazie mille. E ora è meglio se vai a dormire. Hai una faccia da spavento, e non solo perché sei mezzo Spettro.»
Si salutarono con un cenno, e entrambi procedettero nelle due direzioni.
 
#99
CAPITOLO 36: CORRENTI E RICORDI​
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Mare a Sud-Est di Laghia, 01/06/4783, circa le 10
«Alloral’avete risolto così il problema del torneo eh? Siete stati fortunati o abili. Ma d’altronde anche queste sono doti.» Disse Fan ridendo, al termine del loro racconto su quanto accaduto a Hydroheart.
«Se sapevi di quella regola avresti potuto avvisarci.» Rispose Eelektross.
«E voi che avreste fatto? Sareste andati a Hydroheart e avreste cercato qualcuno con cui partecipre al torneo. Avreste fatto ciò che avete già fatto.»
«Lasciamo perdere. Piuttosto, Surskit ti spiegherà la rotta per Alvearia.» Disse Eelektross indicando il pokémon.
«Bene ragazzino, la rotta è nelle tue mani. Guidaci.»
«Allora,» rispose Surskit mostrando la cartina che si era fatto prestare «Noi siamo qui» e indicò un punto poco a Sud Est di Laghia «Mentre Alvearia è qui. Siamo in linea d’aria, ma le correnti ci obbligheranno ad impiegare due giorni anziché il giorno che ci vorrebbe normalmente. Inoltre ci vorrà un giorno per superare la Scogliera del Pungiglione.»
«La cosa?»
«Ve lo spiegherò quando saremo arrivati. Ora, un’ultima cosa. Date le mie dimensioni, non potrò stare davanti alla nave come farebbe un Lapras. Mi perdereste di vista. Pertanto spiegherò la rotta al capitano. Vi chiedo di mantenere il segreto però. I Lapras hanno mantenuto segreta la strada verso Alvearia su richiesta del Consiglio delle Vespiquen, e io ve la rivelerò solo perché ho un debito nei vostri confronti. Non oso pensare a cosa sarebbe accaduto a me e a Skrelp senza il vostro aiuto.»
Skrelp, dal canto suo, era in un angolo, e non accennava a voler parlare. Raichu osservò la sua capacità di tenersi in equilibrio sulla coda senza rischiare di cadere. Come tutti i pokémon d’acqua, le pinne gli permettevano di muoversi anche sulla terra. Da quando era salito a bordo però il pokémon non aveva mai parlato. Raichu lo fissò e pensò che anche lui, quando l’S.T. lo aveva salvato, doveva avere quell’aspetto.
«Bene, seguimi. Ti mosterò la plancia del timone. Vi alloggerete tu e il tuo amico durante la navigazione, così potrete sempre darci indicazioni.» I due seguirono il capitano uscendo dalla stanza.
«D’accordo. Allora direi che la riunione è terminata.» Il Gruppo uscì, e si diresse verso la cabina di Eelektross. Lungo la strada, incrociarono i mozzi.
«Raichu,» disse Blitz «Io, Elekid e Pachirisu ci abbiamo pensato a lungo, e abbiamo deciso di restare sulla nave. Vi ringraziamo per averci aiutato. Il capitano ci ha fatto i complimenti per l’aiuto che vi abbiamo dato.»
«Figuratevi. Sono felice che sia andato tutto bene. E tu Tri?»
«Io voglio venire con voi. Credo sarebbe una grande avventura. E poi non mi piace la vita di mare quanto piace a loro.»
I nove si radunarono nella cabina e iniziarono la riunione.
«Dunque,» disse Eelektross «Adesso abbiamo la prova che qualcuno ci ha scoperti. Qualcuno ha pagato quei cacciatori di taglie. E scommetto che è lo stesso qualcuno che ci ha mandato contro i Re del Fango e forse anche quel Gyarados.»
«Già, è probabile. E a quasto punto sono sicuro che si tratta sempre del nostro nemico. Dannazione, sembra onnipresente.» rispose Raichu, fremendo di collera.
«Beh, adesso non possiamo far nulla. Ricordate, la nostra missione è probabilmente l’unico modo per affrontare questo nemico.»
«Lo so. Solo che è frustrante.»
«Ascolta Raichu. La fretta è pericolosa. Bisogna sempre fare tutto con estrema attenzione. Io questa lezione l’ho imparata a caro prezzo.»
«Cosa intendi?»
«Si tratta di una vecchia storia di diciassette anni fa. Dolorosa da raccontare e triste da ascoltare.»
«Aspetta. Ho sentito parlare di una vecchia storia. Quando il generale Galvantula ha subito quella tragedia.»
Eelektross sospirò «D’accordo, come volete. Se ci tenete tanto, vi racconterò una triste storia di diciassette anni fa.»
 
Electronvolt, base dell’S.T., 01/06/4783, circa le 10
«Mi scusi signore, che cosa sta guardando?» Helioptile indicò quella che sembrava una vecchia foto che Galvantula teneva tra le zampe.
«Questa? Oh, è solo una vecchia foto che conservo da anni.» La mostrò a Helioptile. Nella foto si vedevano un Electabuzz, un Galvantula, un Eelektross e un Rotom Lavaggio. Sorridevano, guardando verso la macchina fotografica. Sul retro della foto si leggeva la scritta “Quartetto fulmineo”.
«Ma questo è lei Generale.» disse Helioptile indicando il Galvantula.
«Già, e questi sono il Generale Wash, il principe Electubuzz, che è di stanza a Ohm Town in attesa degli ultimi uomini per poi rientrare alla base e… ed E.»
«Mi scusi signore, ma che ci fate tutti e quattro in questa foto?»
Galvantula sospirò «Te lo racconterò Helioptile. Io ed Eelektross siamo nati qui a Electronvolt, nei bassifondi. Nostra madre, una Mareep, trovò le nostre uova abbandonate, e le raccolse. Ci accudì come fossimo figli suoi. Andavamo insieme come fratelli, facevamo tutto insieme. A volte uscivamo di casa e andavamo in giro per giorni. E può sembrare strano, ma insieme a due ragazzini dei bassifondi giocavano niente meno che il principe e uno dei mebri della famosa famiglia R. Col tempo, io e Eelektross abbiamo preso strade diverse. Io entrai nell’S.T., e lui si unì a una certa organizzazione criminale. Ma rimanemmo sempre in contatto. Almeno, fino a quel giorno di diciassette anni fa.»
 
Electronvolt, All’allegro Stunfisk, 12/03/4766, circa le 08
Eelektross si alzò dal letto e fissò la scrivania. Divise in due pile di fogli c’erano le richieste da controllare e le richieste accettate per l’organizzazione del suo capo Stunfisk. Il suo compito era leggerle ed accertarsi che nessuna andasse a causare fatti che potessero portare all’incriminazione sua o di Stunfisk. Quindi richieste di fondi o materiali per rapimenti di personaggi influenti venivano rigettate.
Alzandosi, Eelektross fissò la foto di sua moglie Eele, uscita quella mattina. La Eelektross stringeva un uovo tra le braccia, da cui era nato quello scavezzacollo di suo figlio Tynamo, che era andato con sua madre.
Il pokémon sorrise, e si diresse verso la finestra. Aprì le serrande, e una folata di vento volò nell’ufficio. Eelektross non se ne accorse, ma un singolo foglio di carta volò da una pila all’altra della scrivania. Bastò un solo, singolo foglio.
 
Electronvolt, casa del generale Galvantula, 12/03/4766, circa le 08
Galvantula si sollevò dal letto e fissò sua moglie. Tula era addormentata accanto a lui, e stringeva l’uovo di suo figlio tra le zampe. Galvantula sorrise e uscì dalla stanza in silenzio. Canticchiando, incrociò Wash, appena uscito da casa sua, e insieme si diressero verso la base dell’S.T. I due neo- Generali, promossi appena pochi mesi prima, erano davvero al settimo cielo. Non potevano aspettarsi che presto sarebbe tutto finito.
 
CAPITOLO 37: MEMORIE DOLCI E AMARE​
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Electronvolt, All’Allegro Stunfisk, 12/03/4766, circa le 12
Eelektross alzò la testa dalle carte. Aveva passato le ultime ore a leggere decine di richieste, e ormai non ne poteva più. Fissò l’orologio appeso al muro e notò che ore erano. Senza pensarci chiamò ad alta voce uno dei suoi uomini. Un Heliolisk entrò dalla porta. Fissò i documenti e afferò la pila che Eelektross gli indicò. Poi si avviò verso l’uscita. Scendendo, incrociò il capo, Stunfisk. Questi lo guardò e sorrise «Vai a pranzo con Eele? Salutamela.»
«Certo capo. Senz’altro.» Tutti sapevano che una cosa di cui il suo capo andava davvero fiero era sua figlia Eele. Il minimo era promettergli di salutarla.
«Oh, Eelektross. Sei certo di aver riletto tutti i documenti?» Domandò Stunfisk, notando Heliolisk che arrancava sotto il peso del cumulo di fogli.
«Certo capo.» Rispose questi, uscendo. In realtà ne aveva controllata sì e no la metà, ma d’altronde era certo che tutti fossero a posto. Che differenza avrebbe mai potuto fare?
Poco dopo essere uscito, arrivato nella piazza centrale di Eelctronvolt, vide sua moglie Eele e suo figlio Tynamo. I tre si salutarono, si abbracciarono, poi la famiglia si diresse verso uno dei tanti ristoranti della piazza.
 
Electronvolt, base dell’S.T., 12/03/4766, circa le 14
Galvantula era impegnato in un pasto in ufficio in compagnia del solo Wash. Fissò i fogli che ingombravano la scrivania e pensò a quanto avrebbe dovuto lavorare per mettere a posto tutta quella roba. Anche Wash stava avendo pensieri simili. Non era nuovo al molto lavoro, ma il ruolo di generale gli aveva portato tanto prestigio ma anche tantissimi doveri. Si chiese se sarebbe riuscito a durare in quella carica. Poi fissò Galvantula, e il suo viso diceva “a quest’ora vorrei essere con mia moglie”. Dal canto suo, Wash non era sposato. Però sua nipote Was e il figlio di lei, ancora un uovo, vivevano con lui. Quella ragazza era davvero come una figlia per lui. Era la figlia di uno dei suoi fratelli, che era scomparso durante un viaggio. Pensò a suo fratello Rotom. Chissà dov’era ora. Forse era in qualche paese lontano. Wash sorrise tra sé e sé e riprese a mangiare.
Pochi minuti dopo, il pranzo fu interrotto bruscamente da una recluta. Una recluta con notizie tremende.
 
Electronvolt, All’Allegro Stunfisk, 12/03/4766, circa le 15
«Eelektross, hai saputo la notizia vedo.» Disse Stunfisk fissando Eelektross, Eele e Tynamo. La notizia ormai aveva fatto il giro della città, e aveva scioccato Eelektross come nessun altro. La moglie e il figlio di Galvantula, e la nipote di Wash insieme a suo figlio erano stati rapiti. Eelektross non osò pensare a cosa stessero provando i suoi due amici.
«Eelektross» ripetè Stunfisk «Possiamo parlare in privato.»
Eelektross seguì Stunfisk nel suo ufficio, e si sedette su una sedia.
«Ascolta,» inziò Stunfisk «Tu hai letto tutte le richieste approvate?»
«Certo.» Rispose Eelektross. Non capiva cosa centrasse con quello che era successo a suo fratello e a Wash.
«E le hai riletti tutte?»
Eelektross ebbe un brivido. Cosa voleva dire il capo? «Quasi tutte.»
«Quasi tutte.» Ripetè Stunfisk, sospirando. «Eelektross, la fretta è una pessima consigliera. Io lo imparai ai miei tempi. E tu lo imparerai adesso.» Porse all’altro un foglio, che lo lesse.
Eelektross impallidì. La richiesta era chiarissima. Denaro e strumenti per rapire i parenti più stretti dei generali di Elettria, in cambio di parte del bottino. Aveva venduto la famiglia di suo fratello e di uno dei suoi migliori amici a qualcuno per denaro.
Stava per scoppiare a piangere, o svenire, ma si riprese.
«Capo, io so che tu sai dove si trovano. Non c’è niente che ti sfugga a Elettria.»
«E se te lo dirò, che farai?»
«Andrò a salvarle. Non mi importa se rischierò la vita. Questo è il minimo che posso fare per rimediare a questo errore.»
«E come pensi di fare da solo?»
«E chi ha parlato di andare da solo? Però devi dirmi dove sono.»
«Potrei, ma sai, in cambio voglio qualcosa. Qualcosa che ti chiedo da molto tempo.»
«Questo è un ricatto bello e buono!»
«Sono un criminale, che ti aspettavi?»
«Ma si può sapere perché vuoi che proprio prenda il tuo posto? Tu sei il migliore.»
«Forse una volta, ma ormai non sono esattamente un giovanotto. Fidati Eelektross, io so riconoscere il potenziale. E sai farlo anche tu. Non vuoi riconoscere le tue capacità.»
Eelektross sbuffò «D’accordo. Dimmi dov’è la base e prometto che prendero il tuo posto a capo dell’organizzazione.»
Stunfisk sorrise «Oh, ero certo che avremmo trovato un accordo.»
 
Elettria, territori nord (Monte Tuono), 12/03/4766, circa le 20
Eelektross, Galvantula, Wash e Eele fissavano la grotta. Eelektross, una volta appresa la posizione della caverna, era corso alla base dell’S.T. e aveva avvisato Galvantula e Wash. Disse di aver scoperto la posizione della base da alcune voci che era poi riuscito a confermare. I due, fidandosi ciecamente di Eelektross, si misero immediatamente in moto. Decisero che sarebbero andati loro due personalmente, e che Eelektross sarebbe andato con loro. Eele, nonstante il parere contrario di Eelektross, chiese e ottenne di venire.
Dopo cinque ore di marcia, raggiunsero il Monte Tuono, e si misero in posizione davanti alla grotta in cui si trovavano i rapitori. Al segnale di Galvantula, fecero irruzione. Le lampade a Pietretuono lungo il percorso erano l’unica indicazione che la grotta fosse abitata. Il lungo percorso all’interno della grotta lungo il cunicolo freddo e umido sembrò eterno. Alla fine però si trovarono davanti un bivio.
«Da che parte?» domandò Galvantula.
«Non lo so. Ascolta, io e te andremo a sinistra. Wash, tu e Eele a destra. Se trovate i nemici, non attaccate ma uno tornerà indietro ad avvisare gli altri due.» I quattro annuirono e si divisero.
Eelektross e Galvantula avanzarono per un tempo lunghissimo. Alla fine scorsero una piccola apertura nel fianco. Silenziosamente, si avvicinarono all’entrata. Non c’era nessuno ma scorsero una strana macchina che sbuffava vapore. All’interno, si scorgevano due forme ovoidali. Senza pensarci due volte, Galvantula aprì la macchina, e trovò le due uova.
«Che cos’è questa macchina?» chiese Galvantula, afferrando le due uova.
«Direi una macchina che permette di far schiudere le uova. Probabilmente contavano di far schiudere le uova e usare i piccoli come ostaggio.» I due uscirono con le uova in braccio, ma poco dopo si trovarono davanti una grande parete rocciosa.
«Il corridoio finisce qui. Quindi …»
«Già. Devono essere dall’altra parte. Sbrigati, dobbiamo raggiungere Eele e Wash.»
I due si voltarono, e con le uova in spalla si diressero verso l’altro cunicolo.
 
 CAPITOLO 38: DOLOROSI RICORDI​
 ​


Monte Tuono, 12/03/4766, circa le 20
Eelektross e Galvantula percorsero a ritroso il lungo corridoio. Arrivati al bivio in cui si erano separati presero il cunicolo seguito da Wash e Eele. Lungo il percorso, incrociarono Eele.
«Meno male che vi ho trovati. Abbiamo trovato una stanza. Ci sono alcuni pokémon all’interno, sentiamo le voci. Non ci siamo arrischiati ad avvicinarci. Wash mi ha mandato a chiamarvi.»
Poi notò le uova «Ah, le avete trovate. Meno male.»
«Eele, ascolta, tu prendi le uova e allontanati. Noi andremo a dar manforte a Wash.» Rispose Eelektross, porgendole le due uova.
«Ma io …»
«So che le vuoi aiutare. Sono tue amiche in fondo. Ma Eele, dobbiamo proteggere anche le uova. E io voglio proteggere anche te.» Eele fissò Eelektross per qualche momento, poi afferrò le uova e si allontanò.
«Sei davvero fortunato fratello.» Disse Galvantula mentre lui e Eelektross percorrevano il tunnel.
«Lei è il mio più grande amore. Non so che farei senza di lei.»
I due percorsero il tunnel fino a quando non si trovarono davanti Wash. Con un cenno, quello indicò la stanza da cui effettivamente provenivano alcune risate sguaiate.
I tre pokémon si consultarono. L’entrata era una sola. Non potevano cercare un altro passaggio, anzi quasi sicuramente non c’era. Di conseguenza, l’unica mossa ragionevole era un attacco combinato.
«Come ai tempi del Quartetto del Tuono.» Disse Eelektross sorridendo.
«Vorrei che ci fosse anche Electabuzz. Tutti insieme potremmo tenere testa a chiunque.» Aggiunse Galvantula «Allora, ecco cosa faremo …»
I tre si misero in posizione. Galvantula si arrampicò sul soffitto e tese da entrambi i lati del corridoio una Elettrotela. In questo modo gli avversari non avrebbero potuto fuggire. Poi passarono all’attacco. Wash irruppe per primo e scagliò un’Idropompa verso i cinque pokémon all’interno della base. Un Manectric, due Electrike e due Ampharos furono spinti via dal getto d’acqua senza neanche poter reagire. Quando si rialzarono, Eelektross era già passato all’attacco ravvicinato. Mentre Wash indeboliva gli avversari a distanza, e Galvantula li rallentava con le Elettrotele, Eelektross li colpì con una serie di rapidi Assorbipugno.
Non ci fu partita. I rari attacchi nemici vennero in gran parte schivati, e quei pochi che rimasero non riuscirono certo a fermare Eelektross. Prima i due Electrike, poi i due Ampharos e infine Maectric furono catturati e legati grazie all’Elettrotela di Galvantula.
Quando i cinque furono legati, i tre si misero a setacciare l’interno della base. Cercarono tra le numerose casse e botti impilate all’interno della sala, e alla fine Eelektross, spostando una cassa, trovò Tula e Was, legate, imbavagliate e prive di sensi in un angolo della caverna. Eelektross chiamò i Generali, ma quando si girò gli si gelò il sangue nelle vene. Il foglio che i due avevano in mano lo conosceva troppo bene.
«Eelektross, cosa significa? Questo documento è della tua organizzazione. Dice che il materiale e i soldi sono stati forniti da voi.» Galvantula fissò Eelektross dritto negli occhi. Il pokémon sembrava una statua, paralizzato sul posto da quella situazione. Aveva sperato fino alla fine di uscirne indenne. Aveva completamente dimenticato che l’organizzazione dava una copia del documento, firmato da uno dei suoi membri e dal “cliente” per avere una traccia su chi cercare in caso di mancato pagamento.
I tre rimasero in silenzio. Da un lato Galvantula e Wash, dall’altro Eelektross. Forse sarebbero rimasti così per sempre, se non fosse iniziata la prima scossa.
Il terremoto fu improvviso. Dal soffitto inizarono a cadere pezzi di pietra. Quando la scossa si calmò, i tre si fissarono per qualche secondo.
«Ne riparleremo fuori. E spero che tu sappia essere convincente.» Detto ciò, Galvantula sollevò Tula e Was, lasciando agli altri il compito di portare i cinque criminali.
Seguirono il lungo percorso a ritroso. Ogni tanto si sentivano altre scosse. Un paio di volte dovettero distruggere con i fulmini alcuni massi che gli stavano cadendo adosso. Quando stavano ormai per arrivare all’uscita, Eelektross pensava di riuscire a sistemare tutto “Forse riuscirò a risolvere il tutto. Forse …”
Poi sentì la scossa. Fortissima, potente. Le rocce sul terreno vibravano, sembravano sul punto di esplodere. Poi alle loro spalle sentirono il rumore chiarissimo di un grande crollo. Iniziarono a correre, mentre la grotta collassava alle loro spalle. Quando arrivarono in prossimità dell’uscita, però, il soffitto crollò. In seguito, Eelektross ricordò ben poco di quello che accadde dopo. Vide i massi che cadevano ovunque, poi sentì un fortissimo colpo alla testa. Poi tutto fu buio.
Monte Tuono, esterno, 14/03/4766, circa le 08
Eelektross riprese conscenza in una tenda. Si guardò intorno. La tenda era larga e luminosa, con parecchi letti. Alzandosi, Eelektross sentì una fitta alla schiena. Notò solo allora che era bendato. Si guardò intorno, poi si sollevò e uscì dalla stanza. Fuori, trovò una scena inusuale. Parecchi pokémon, probabilmente membri dell’S.T., stavano girando per la zona. Eelektross vide che al posto della grotta sotto il Monte Tuono si trovava un cumulo di macerie. Mentre cercava di ricordare cosa fosse successo dopo l’ultima scossa, sentì una voce alle sue spalle.
«Ti sei ripreso, eh?» Eelektross si voltò e con sua grande sorpresa si trovò davanti Electabuzz.
«Electabuzz! Quanto tempo!» i due si strinsero la zampa, ma Eelektross notò che la stretta dell’amico mancava di convinzione.
«Eelektross, mi spieghi che è successo? Ci hanno segnalato dei terremoti nella zona e siamo venuti a controllare. Abbiamo trovato la grotta e sentito una voce che chiedeva aiuto. Quando abbiamo aperto una varco, abbiamo trovato Galvantula, te, Wash e un manipolo di criminali svenuti. E anche… i corpi di Tula e Was.»
Quella frase gelò il sangue di Eelektross. Capì che le cose non sarebbero mai tornate come prima.
 
La Tifone, cabina di Eelektross, 01/06/4783, circa le 12
«Il resto potete immaginarlo» terminò Eelektross «Galvantula mi accusò della morte della moglie, e della figlia. Eele e le uova non furono mai trovate. Secondo l’S.T., era probabile che fossero morte in un crollo.»
Raichu iniziò a parlare «Eelektross, mi dispiace. Io …»
«Non ti preoccupare. Almeno ho imparato una lezione. Fare le cose in fretta, anche se ti sembra di averle fatte bene, non porta a niente di buono. Se vuoi essere dispiaciuto per qualcuno, pensa a Galvantula e Wash. Io ho avuto comunque mio figlio, ma loro hanno perso tutto. Nessuno può dir loro nulla se hanno deciso di troncare i rapporti con me. Il loro ultimo atto di amicizia è stato non incriminarmi. Dissero che le prove si erano perse nel crollo, ma so che in realtà non è così. Credo che abbiano deciso, in quei due giorni in cui ero svenuto, che l’ultimo atto d’amicizia nei miei confronti sarebbe stato quello. Poi non ci vedemmo mai più fino ad allora.»
 
La Tifone, 04/06/4783, circa le 18
Nei tre giorni successivi, il gruppo riprese le abitudini a bordo della Tifone. Ogni tanto, parlavano con Surskit e Skrelp, con cui pian piano iniziarono a fare amicizia. Grazie alla guida di Surskit e alle abilità di Fan, la nave stava andando molto meglio del previsto, complice anche il vento a favore e il bel tempo. Il terzo giorno di viaggio giunsero in vista di Alvearia. L’isola era una grande montagna, coperta di vegetazione.
«Adesso viene il difficile» disse Surskit «dobbiamo superare la Scogliera del Pungiglione.»
«Quale scogliera? Non c’è neanche l’ombra di uno scoglio.» rispose Raichu.
«Guarda. Elekid, per favore, prendi quella cassa vuota e gettala in mare da prua.» Elekid sollevò la cassa e la gettò oltre la prua. Quando la cassa toccò il mare, degli enormi scogli emersero dall’acqua, distrussero la cassa e poi riaffondarono. «Ecco, quella è la Scogliera del Pungiglione.» Disse Surskit.
 
CAPITOLO 39: LA SCOGLIERA DEL PUNGIGLIONE​
 ​
Alvearia, scogliera del Pungiglione, 04/06/4783, circa le 19

«Cos’era quello?» Domandò Raichu, indicando le enormi rocce erano affondate.
«Il sistema difensivo di Alvearia. La Scogliera del Pungiglione. Vedete,» spiegò Surskit «In origine Alvearia era circondata da un’imponente scogliera. Tuttavia, i pokémon la modificarono per trasformarla in un sistema difensivo. Fecero in modo che le rocce emergessero solo quando un peso passava sopra di esse. Sul mare è stesa una sottilissima Ragnatela che, se viene toccata, trasmette la vibrazione a uno strato sottomarino di Elettrotela che fa entrare in azione il meccanismo.»
«E come facciamo a passare?» Domandò Eelektross.
«Semplice. Devo soltanto scendere giù e cercare il punto in cui la Scogliera si apre. Questo punto cambia ogni giorno, quindi devo trovarlo entro mezzanotte.» Rispose Surskit.
«E come pensi di fare?»
«Ci ho pensato. Normalmente, un Lapras nuoterebbe in circolo intorno all’isola, sfiorando appena la ragnatela, in modo da tenere attiva la Scogliera e trovare l’apertura. Io però non peso abbastanza, quindi vorrei chiedere ai Lanturn di farlo. Nel momento in cui troveranno la sezione in cui le rocce non affiorano, noi dirigeremo la nave lì e passeremo, arrivando indenni ad Alvearia.»
«Sulla carta suona semplice.»
«Ma nella realtà non lo è. Alcune rocce emergono a effetto ritardato, altre si reimmergono dopo, insomma si corre un grosso rischio. L’unico modo per riconoscere la zona giusta è aspettare per essere certi che la scogliera non emerga mentre stiamo attraversando. Altrimenti …»
Poco dopo, i Lanturn si diressero verso la ragnatela. Raichu fissò la Scogliera, mentre i Lanturn cercavano il varco seguendo le indicazioni di Surskit.
Si chiese quanto ci sarebbe voluto.
 
Electronvolt, base dell’S.T., 04/06/4783, circa le 20
«Signore, c’è uno straniero che vuole vederla.» Helioptile entrò nell’ufficio del generale, dove questo era immerso tra le carte.
«Uno straniero? Ti ha detto chi è?»
«Si è presentato come Vice Ammiraglio Frogadier della Marina di Laghia. Ovviamente ho pensato che prima fosse necessario avvisarla.»
«Chiama Wash, e fai entrare il Vice Ammiraglio. Sbrigati!»
«Sì signore.» Helioptile uscì, per rientrare poco dopo seguito dal Vice Ammiraglio e da Wash.
«Salve. Sono il Vice Ammiraglio Frogadier. Vengo da Laghia e porto un messaggio di sua maestà.» il pokémon porse ossequioso il rotolo a Galvantula e Wash, che lo aprirono e lessero.
«Laghia si impegna a spostare la Marina a Elettria, in quanto re Kingler e gli Ammiragli ritengono che la proposta di sua maestà re Electivire sia la migliore soluzione per la situazione. In questo modo saremo in grado di collaborare tra di noi. » Spiegò Frogadier «Oh, e questo è un messaggio del vostro messaggero, come si chiamava? Ah, sì, Raichu.» Porse il secondo rotolo a Galvantula.
Dopo averlo letto, Galvantula e Wash impallidirono. Il gruppo scoperto? Spie nell’S.T.?
“Dannazione”  Pensò Galvantula “La situazione è peggiore del previsto.”
 
Hydroheart, Al grasso Qwilfish, 04/06/4783, circa le 20
«Grandioso ti dico. Una finale del genere non si vedeva da anni.» Il Qwilfish raccontava con fervore al pokémon con il Terrorpanno quanto aveva visto al torneo. «E anche le semifinali, i quarti e gli ottavi sono stati grandiosi. Quei tizi hanno dato spettacolo, altro che.»
«E hai idea di dove possano essere andati, dopo aver avuto udienza da sua maestà?»
«Non ne ho idea. Se sapessi dirmi qual’era la loro prossima destinazione …»
«So che volevano andare ad Alvearia.»
«Ah. In tal caso devono essere andate a Water Port. Però chissà se sono arrivati prima della grande sparizione.»
«La cosa?»
«Un disastro successo qualche giorno fa. Water Port è stata ridotta a un cumulo di macerie, e non sono stati trovati né superstiti né corpi. L’ipotesi attuale è che qualcuno abbia portato via tutti gli abitanti, ma nessuno ha idea di chi possa essere. E per di più senza i Lapras non siamo più in grado di commerciare con Alvearia.»
«Capisco. Grazie, mi sei stato d’aiuto.»
«Figurati, avevo un debito con te.»
«Oh, andiamo, sai bene che quel piccolo favore non era nulla. Ho solo scoperto che uno dei tuoi camerieri rubava dalla cassa.»
«Per quel che mi riguarda sei stato di grande aiuto.»
«Beh, adesso possiamo considerarci pari.»
Uscendo dalla sala, il pokémon alzò il braccio in segno di saluto. Dopodichè, si diresse pensieroso verso la strada per tornare alla zona d’attacca. La Marea, la nave migliore che Eelektrike aveva potuto dargli, aveva fatto miracoli. Merito del suo equipaggio acquatico, che per tre giorni aveva spinto la nave usando Surf, e dei venti e correnti a favore. Il capitano Chinchou però aveva spiegato che ora sarebbero dovuti restare fermi per due giorni, per permettere all’equipaggio acquatico di recuperare le grandi energie.
Iniziò a riflettere. Eelektross era partito per Alvearia, di questo era sicuro dall’investigazione che aveva fatto. Forse avrebbe preso in considerazione l’idea di seguirlo, ma senza i Lapras sarebbe stato un suicidio. Aveva sentito parlare dei pericoli della rotta tra Laghia e Alvearia, e non voleva certo sperimentarli senza una guida affidabile o un po’ di vite di scorta. No, avrebbe seguito il piano originale e si sarebbe diretto a Velenia. Si mosse, veloce e silenzioso.
 
Scogliera del Pungiglione, 04/06/4783, circa le 21
«Abbiamo trovato il varco!» un Lanturn gridava dal mare verso la Tifone. Il gruppo accorse subito. Surskit fu il primo a parlare.
«Siete sicuri che sia il varco? Vi siete assicurati che non sia uno scoglio trappola?»
«Sì. Siamo certi che quello scoglio non si muove.»
«Ottimo, guidaci.» La Tifone seguì il Lanturn, finchè non si trovarono nella zona. Poi il Lanturn attivò la Ragnatela. Un attimo dopo, la Scogliera emerse, ma il gruppo vide chiaramente che un gruppo di scogli non saliva.
Con una abile manovra, Fan diresse la Tifone nel varco.
«Ora viene il momento critico.» disse Surskit «Se ci siamo sbagliati, la nave verrà ridotta in un cumulo di legna, e non voglio pensare a cosa succederà a noi.»
Col fiato sospeso, il Gruppo fissò la nave procedere sopra la Ragnatela, che ora riuscivano a vedere bene. Un metro dopo l’altro, la nave riuscì a superare indenne la Scogliera. Quando Raichu alzò di nuovo lo sguardo dall’acqua su cui l’aveva tenuto fisso, vide l’isola di Alvearia.
Accanto a lui, Surskit e Skrelp sorridevano. Il primo era felice di essere tornato a casa, il secondo era contento della gioia sul volto dell’amico.
La nave procedette, fino ad arrivare a un molo, dove si fermò.
«Eccoci.» disse Raichu «Siamo ad Alvearia.»

«Già.» rispose Eelektross «Adesso verrà il difficile temo.»
 
Negli ultimi giorni questo posto si è fatto parecchio silenzioso.

CAPITOLO 40: IL CONSIGLIO DELLE VESPIQUEN​


Alvearia, porto, 04/06/4783, circa le 22
Il Gruppo scese lungo la passerella, e fissò l’isola. Nonostante l’ora tarda, tantissime luci illuminavano l’intera montagna che costituiva Alvearia. Fissando bene i cavi che diffondevano quella luce, Raichu si rese conto che erano fili di Elettrotela annodati con estrema precisione per fare emettere il massimo della luce ma al contempo non perdere in resistenza. Doveva essere un lavoro estremamente complesso, e si chiese quanto tempo fosse necessario per crearlo. Mentre rifletteva, sentì una voce.
«Salve. Voi dovete essere gli inviati di re Elctivire da Elettria. Io sono la vostra guida, Caterpie, incaricata di …»
«Un momento. Come sai chi siamo?» Domandò Eelektross sospettoso. La loro missione doveva restare segreta.
«Ho giusto, dimenticavo. Le loro maestà hanno detto che probabilmente non eravate a conoscenza di questo messaggio. Ecco, era diretto a voi. Insieme ce n’era anche un altro diretto alle regine.» Caterpie mostrò loro una pergamena. Giudicando dalla fattura, era sicuramente arrivata da Laghia.
«Cari Raichu e Eelektross.» Lesse quest’ultimo «Ho provveduto a inviarvi questo messaggero per comunicarvi alcune gravi comunità. Si tratta di un Lapras arruolato nella Marina, e conosce il metodo per raggiungere Alvearia, anche se si è rifiutato di rivelarlo. Quindi l’ho mandato in missione per recapitarvi questo messaggio. Se non riuscirà a raggiungere la nave, o se non riuscirà a trovarvi prima di arrivare ad Alvearia, lascerà il messaggio in consegna al corpo di guardia di Alvearia, insieme a un messaggio che ho scritto per le regine come presentazione. In ogni caso, vi scrivo per comunicarvi alcuni avvenimenti problematici. Gyarados e la Megapietra che ha usato sono scomparsi. Temiamo la presenza di spie nella Marina, e abbiamo avviato un’indagine interna. Speriamo di scoprire al più presto qualcosa. Buona fortuna. Azumarill.»
«C’è sicuramente lo zampino dell’organizzazione. Insomma, Gyarados e la Megapietra che spariscono. Erano gli unici indizi che avrebbero potuto portare a qualche risultato, ma ora siamo punto e a capo. L’unica cosa che possiamo dedurre è che Gyarados fosse stato davvero inviato da loro.»
«Già. Azumarill è stato gentile. Gli dobbiamo un favore. Me ne ricorderò. In ogni caso» disse voltandosi verso il Caterpie «Quando potremo recarci al Consiglio?»
«Vi ci scorterò subito. Gli ordini erano di farvi entrare appena arrivati. La lettera è arrivata dieci ore fa, quindi abbiamo avuto il tempo di prepararci.»
«Strano, non abbiamo incrociato il messaggero di ritorno.» Notò Luxray.
«Non è così strano.» si intromise Skrelp «la rotta da Laghia e Alvearia è unica, ma le correnti possono variare leggermente da un giorno all’altro, così come i venti. Probabilmente per una serie di fattori si è trovato a viaggiare in una direzione che gli ha impedito di incrociarci.»
«Come fai a saperlo? Credevo che a conoscere la rotta fosse solo Surskit.» domandò Emolga.
«Ma la rotta da Laghia ad Alvearia è simile a quella che i Dragalge nati a Laghia devono seguire per raggiungere Velenia e da lì Draghia a seconda della predominanza.»
«Capisco. Bene, senza altri indugi, andiamo alla Sala del consiglio.» Disse Eelektross, avviandosi dietro a Caterpie seguito dal resto del Gruppo.
 
Hydroheart, palazzo reale, 04/06/4783, circa le 23
«Azumarill, come procedono i preparativi?» domandò re Kingler.
«Più rapidi che possiamo signore. D’altronde la Marina conta 118000 unità, occorre del tempo.»
«Capisco. Quanto credi che occorrerà per muoverci?»
«Tra due giorni le prime squadre potranno partire. Il grosso dell’esercitò invece si muoverà tra una settimana.»
«Ottimo. Blastoise, hai contattato i Portatori e gli Utilizzatori?»
«Sì signore, loro e le Megapietre si trovano già qui a palazzo.»
«Perfetto. La loro presenza ci sarà estremamente utile. Mettine subito due nelle squadre che partiranno per prime. Gli altri invece partano il prima possibile.»
«Come desiderà maestà.»
«Empoleon, ci sono risultati con l’indagine interna?»
«Nessuno per ora maestà. Ma non si preoccupi, riusciremo a catturare le spie.» Tra sé e sé Empoleon stava ridendo. Aveva fatto in modo che le spie non si facessero scoprire, e nessuno avrebbe mai sospettato di lui.
 
Alvearia, Sala del Consiglio, 04/06/4783, circa le 24
Raichu fissò l’enorme portone della Sala del Consiglio. Entrando ad Alvearia, aveva scoperto con stupore che l’isola era strutturata interamente intorno alla gigantesca montagna che vi sorgeva al centro. All’esterno si trovavano i campi coltivati e i corsi d’acqua, mentre all’interno si trovavano le casse, formate da celle nella parete, che effettivamente ricordava un gigantesco alveare. Non gli erano però sfuggiti gli sguardi tristi di molti abitanti.
«Problemi coi Moduli.» aveva detto Caterpie, e non aveva aggiunto altro.
A riscuotere Raichu dai suoi pensieri fu una voce «Le loro maestà vi attendono.» disse il Weedle all’ingresso. Accanto a lui, un Kakuna annuì. I due afferrarono alcuni lunghi fili che salivano fino al soffitto, e iniziarono a tirare. Si udì distintamente il suono di alcuni argani che stridendo fecero aprire il pesante portone.
«Seguitemi.» disse Caterpie.
Entrando, il gruppo si trovò davanti una sala imponente con il soffitto intarsiato a celle, persino più grande delle sale del trono di Elettria e Laghia. All’interno però vi si trovavano molti più pokémon.
Sedute in alcuni grandi scranni, dodici Vespiquen fissavano enigmaticamente i nuovi venuti. Sul lato destro e sinistro della fila, e sotto il trono centrale, più grande degli altri, si trovavano tre pokémon. Quello sul lato destro sembrava interamente coperto da una spessa armatura d’acciaio. Era praticamente rotondo, e all’interno si scorgevano due grandi occhi rotondi che li scrutavano.
Sul lato sinistro, un pokémon a strisce gialle e nere, dotato di due grossi pungiglioni sulle braccia, li fissava con sospetto.
Al centro, un grande pokémon con un armatura rossa e le ali che fremevano incessantemente li osservava, studiandoli con uno sguardo impenetrabile.
«I due ai lati» bisbigliò Caterpie, mentre il gruppo si sistemava su alcune sedie preparate davanti ai troni «Sono Scudo Perfetto Forretress, e Lancia Perfetta Beedrill, i Capitani della Guardia. Quello al centro invece è il Gran Capo della Guardia, Scizor il Cavaliere. Sono i più importanti pokémon di Alvearia dopo le regine e, chiaramente, Lui.»
Alle spalle delle regine, alcuni strani macchinari di diversi colori emettavano un basso ronzio, che ogni tanto però si interrompeva, per poi ripartire bruscamente, come se la macchina avesse avuto un colpo di tosse.
«Benvenuti.» disse la Vespiquen al centro. La sua voce tradiva la grande anzianità, ma anche un senso di potere e saggezza.  «Mi auguro che il viaggio sia stato comodo e sicuro. So che non è facile giungere fin qui.»
«Lo è stato maestà.» Rispose Eelektross, affabile «Tuttavia, la nostra missione va svolta, e dunque ci saremmo impegnati per giungere qui in qualsiasi caso.»
«Comprendo pienamente. In ogni caso, la lettera di Azumarill, l’Ammiraglio di Laghia, spiegava abbastanza chiaramente che il vostro viaggio è dovuto alla sparizione dei Loro. Potreste spiegarci meglio?»
«Come desiderà maestà.» E Eelektross iniziò a spiegare quanto avevano scoperto nel corso del loro viaggio.


[/SPOILER]
 

CiaobyDany

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Diciamo che sono stati un po' impegnato in questo periodo...

Comunque in generale il giudizio resta lo stesso: buona trama, ma personaggi un po' piatti ed i cui dialoghi paiono molto infantili.

Ho apprezzato molto il flashback però.
 
Diciamo che sono stati un po' impegnato in questo periodo...

Comunque in generale il giudizio resta lo stesso: buona trama, ma personaggi un po' piatti ed i cui dialoghi paiono molto infantili. Beh, spero stiano migliorando.

Ho apprezzato molto il flashback però. Ne sono felice ^^  
CAPITOLO 41: RACCONTI ANTICHI​
 ​
Alvearia, sala del Consiglio, 05/06/4783, circa l’01

Quando Eelektross terminò, le Vespiquen iniziarono a confabulare tra di loro. Infine, la Vespiquen più anziana riprese la parola «Nonostante ciò che ci racconti sia ai limiti dell’incredibile, spiega tutto ciò che sta accadendo ad Alvearia in questo periodo. Ti ringrazio. Lui è stato rapito, e questo ci basta. Alvearia accetta l’alleanza con Elettria. Il nostro esercito intero si muoverà verso Elettria.»
«Vi ringrazio, vostre maestà. Tuttavia, e non vorrei suonare insolente in questo momento, vorrei chiedervi cosa vi spinge a una decisione così rapida.»
«Affatto. Si tratta di una domanda giusta, la cui risposta affonda nella storia di Alvearia. Vedi, secoli fa, quando Pokémos era giovane, Alvearia era un paese scarsamente popolato, con pochissima vita vegetale, a causa dell’estrema aridità della zona. Finchè l’Isola Fantasma rimase in questo mondo, potemmo rifornirci lì, e la vita potè continuare, ma quando Arceus, per mezzo di DIalga e Palkia, fece scomparire l’isola dalle carte, la vita del paese andò in declino. Ma fu allora che dalla terra si erse l’eroe di Alvearia. Un Armaldo, scavando, trovò un antico fossile, appartenente a un coleottero di tempi antichi, una leggenda il cui nome si era perso già allora. Sapendo che probabilmente quell’essere leggendario era l’unica speranza di Alvearia, quell’Armaldo si imbarcò in un eroico viaggio allo scopo di raggiungere un lontano paese dove, si diceva, fossero in grado di ridare vita ai morti. Per quattro anni, il popolo attese con sempre meno speranza, ormai allo stremo delle forze. Quando ormai si temeva che l’Eroe avesse fallito, dal cielo scese Lui. Genesect, il signore degli insetti. Riportato in vita dal fossile, e modificato dalla scienza, Genesect usò i poteri donategli da quel paese per portare nuova vita a questa terra desolata. Usando i Moduli, che erano la sorgente del suo potere, il pokémon ci diede l’acqua per rendere fertile la terra, il fuoco per riscaldare Alvearia, l’elettricità per mantenere attive le Elettrotele che ci danno la luce, il ghiaccio per conservare le bacche.» Vespiquen battè un forte pugno sul tavolo «Dieci anni fa, Genesect sembrò scomparso. Prima, veniva avvistato almeno cinque volte l’anno. Chiunque l’abbia rapito, si è dichiarato nemico di Alvearia, perché senza Genesect i Moduli stanno perdendo potenza. E noi, le regine di Alvearia, non lasceremo che tutti gli sforzi dell’Eroe e di Genesect vadano persi per colpa della brama di potere di qualcuno. Chiunque sia stato, vedrà cosa significa l’ira dei coleotteri.» Per un attimo, gli occhi della regina brillarono come il fuoco. «Recluta, accompagna i signori alle loro stanze. Avvieremo immediatamente le procedure di rivestimento per la vostra nave, affinchè possiate raggiungere Aeria.»
Il Gruppo seguì Caterpie. Mentre uscivano, Raichu si avvicinò a Eelektross «Le regine devono avere davvero fiducia nei tre capitani, per far entrare un gruppo così numeroso nella stanza.»
«Non si tratta di coraggio. Guarda meglio il soffitto.» Raichu aguzzò la vista, e impallidì. Quelle che aveva scambiato per cesellature, erano in realtà migliaia di Combee uno accanto all’altro. Se avessero attaccato, il numero sarebbe stato sufficiente a far fuori il nemico, per quanto questo fosse preparato ed allenato.
 
Alvearia, nono piano, 05/05/4783, circa le 08
Raichu si alzò dal letto, e si guardò intorno. Lo avevano accompagnato in una delle stanze del secondo piano, dove erano ospitati i visitatori illustri. Come aveva spiegato Caterpie, il decimo piano era esclusivo per le regine e la corte ristretta. Gli altri piani erano abitati dal resto della popolazione, senza una divisione particolare, anche se in realtà col tempo la base dei soldati si era assestata al quarto e quinto piano. Per il resto, gli abitanti dei piani erano molto vari. Raichu fissò l’altro letto nella stanza, dove Emolga stava placidamente dormendo. Si chiese se fosse il caso di svegliarlo, ma poi decise che era meglio lasciarlo riposare. Poi uscì e si guardò intorno. Il piano era praticamente vuoto, fatta eccezione per un Joltik e un Galvantula che stavano osservando i fili di Eelttrotela intrecciati. Raichu si chiese cosa stessero facendo.
«Stanno controllando i cavi delle Elettrotele per sostituire quelli danneggiati o rotti.» Raichu sobbalzò e si girò. Si trovò davanti un Metapod, che lo fissò spaventato. «Scusi, non volevo spaventarla. Sono davvero spiacente.»
Raichu lo fissò un momento, basito. «Aspetta, tu sei il Caterpie di ieri. Ti sei evoluto?»
«La mia specie cresce rapidamente signore.»
«Capisco. Beh, già che sei qui, posso farti alcune domande?»
«Sono qui per questo signore.»
«Dammi del tu per favore. Mi chiamo Raichu.»
Metapod lo fissò, incerto, poi annuì «E io sono Metapod, signo… volevo dire, Raichu.»
«Allora, volevo chiederti due cose. La prima riguarda la storia che ci hanno raccontato ieri. Che ne è stato dell’Eroe dopo il suo viaggio?»
«L’Eroe, stando alle nostre cronache, morì durante il viaggio di ritorno. A comunicarcelo fu il grande Genesect, che lo venne a sapere da alcuni dei Loro.»
«Capisco. Mi dispiace. La seconda domanda è questa. Cos’è il rivestimento? Ieri ero esausto e non ho pensato di chiederlo.»
«Oh, questo è facile. Forse farei meglio a mostrartelo.» Poi, lentamente si girò. Raichu lo fissò, e dopo un paio di passi Metapod ricambiò lo sguardo «Ehm, se non sono chiedo troppo, potresti portarmi tu?» Domandò, arrossendo. Raichu lo sollevò e, seguendo le sue istruzioni, si diresse verso il porto.
 
Hydroheart, sede dei cacciatori di taglie “Greninja”, 05/06/4783, circa le 09
«Allora, cosa dice la base di Velenia?»
«Ancora niente signore. Pare che siano ancora in viaggio.»
«Lasciamoli fare allora. Non ho fretta. Prima o poi sbarcheranno a Velenia, e noi saremo lì ad aspettarli. A proposito, hai fatto quello che ti ho chiesto?» Rispose Greninja, bevendo una tazza di Succodibacca.
«Sì signore. La nave la aspetta al zona di attracco navi.»
«Sempre Floatzel vero?»
«E chi altri?»
«Bene. Cloyster, ti affido la base mentre sono via.»
«E lei dove andrà signore?»
«A caccia.» Rispose il pokémon, uscendo.
 
Da qualche parte a Elettria, 05/06/4783, circa le 09
«Dannazione.» disse il Professor A., svegliandosi. Si guardò intorno. La sua stanza era larga, piena di libri e scaffali, oltre al letto su cui era disteso. Sembrava che lo avessero lasciato da solo. Fuori, però percepiva ancora l’ormai famigliare magnetismo di Magneton. Si chiese per quanto ancora sarebbe stato tenuto sotto sorveglianza.
Quasi gli avesse letto nel pensiero, Magneton aprì la porta ed entrò. Fissò il professore, poi il disordine che regnava sovrano nella stanza, e disse «Da oggi mi è stato dato l’ordine di non tenerla più sotto sorveglianza, può andare dove vuole, finchè resta dentro la base. Oh, e ovviamente per lei i livelli sotto il decimo sono off-limits.»
Ampharos V annuì, euforico. Forse ora avrebbe avuto una minima chance di trovare un modo per evadere. In quel momento, dalla porta, entrò uno Starmie.
«Il signor Ampharos V è desiderato al laboratorio 13. Prego si sbrighi.» Veloce come un fulmine, il pokémon uscì di nuovo dalla stanza.
«Beh, vado anch’io. Buona giornata.» Disse Magneton uscendo. Il Professore si chiese se fosse sarcastico o no.
 
CAPITOLO 42: MANOVRE​
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Alvearia, porto, 05/06/4783, circa le 09
Raichu, con Metapod sulle spalle, uscì dalla montagna e raggiunse il porto. Qui scorse la Tifone. Ma intorno ad essa stavano volando numerosi Yanma e Yanmega, e un intero sciame di Combee. Uno alla volta, i Combee si posavano ai fianchi della nave per formare una sorta di parete, mentre gli Yanma e gli Yanmega si mettevano in posizione aggrappandosi alla chiglia e agli alberi della nave, gli Yanma all’interno e gli Yanmega all’esterno.
Raichu fissò a bocca aperta i pokémon che volavano intorno alla nave e si posavano ognuno in una posizione precisa.
«Questo è il rivestimento. I Combee si posizionano intorno alla nave, attaccandosi alle fiancate, mentre gli Yanma e gli Yanmega forniscono la propulsione per permettere alla nave di volare.»
«Volare?»
«Certo. L’isola di Aeria si trova a 3000 metri di quota, e per raggiungerla il rivestimento è necessario se non si appartiene al tipo Volante. Anzi, certe volte serve persino a loro.»
«Quanto tempo occorre per completare il rivestimento?»
«Una giornata di solito. Dipende dalle condizioni atmosferiche, ma i prossimi giorni promettono bel tempo, quindi non ci saranno problemi.»
«Speriamo.» Disse Raichu, più tra se che rivolto a Metapod.
 
Hydroheart, zona di attracco navi, 05/06/4783, circa le 10
Un gruppo di pokémon si diresse verso la banchina e si tuffò in acqua. Il capitano della Marina Prinplup, insieme a una squadra di cinquanta pokémon tra cui spiccavano due Portatori e due Utilizzatori, sarebbe partito per Elettria. Si guardò intorno, e assicuratosi che nessuno li stesse osservando, diede ordine di entrare in acqua. I suoi vice il Tenente Wailmer e la Guardiamarina Goldeen, lo imitarono, seguiti dagli altri. Blastoise e Gyarados, insieme ai due Portatori Psyduck e Palpitoad, chiusero il gruppo. Presto scomparvero completamente alla vista. Non notarono il pokémon con il Terrorpanno che li aveva osservati per tutto il tempo, e che a quel punto ridacchiò «Allora è questo il tuo scopo, eh Eelektross? In fonfo in fondo, quindi, un lato buono ce l’hai anche tu.» Disse tra sé e sé. Poi si girò e si diresse verso la nave.

Electronvolt, base dell’S.T., 05/06/4783, circa le 11
Galvantula osservò la squadra di trenta pokémon che era arrivata da Laghia. In quel momento, stavano scavando l’ultimo tratto del canale che avrebbe permesso alle truppe di Laghia di raggiungere la base dell’S.T. Era stato re Electivire IX a chiedere la loro cooperazione, e Galvantula pensò che probabilmente senza di loro sarebbero stati ancora impegnati a scavare il canale attraverso la città, o il grande bacino in cui contenere l’acqua. «Meno male» Commentò, camminando per la stanza. Se tutto fosse prceduto nel verso giusto, presto la Marina di Laghia sarebbe arrivata al completo, e lui finalmente sarebbe riuscito a rilassarsi un po’. Erano giorni che non chiudeva occhio, riflettendo sulle mosse successive da fare. Ma quali? Dipendeva tutto da quanto tempo avrebbero impiegato Raichu ed Eelektross a convincere gli altri paesi a unirsi alla loro causa. «Buona fortuna.» mormorò, e non sapeva a chi si stesse rivolgendo.
 
Alvearia, terzo piano, 05/06/4783, circa le 12
L’Ariados percorse Alvearia senza fermarsi, fino ad arrivare a una delle aperture nella roccia da cui si apriva una terrazza panoramica, usata anche come punto di atterraggio. Si guardò intorno, poi attese. Poco dopo, un Mothim e un Ninjask calarono dal cielo. I tre si fissarono, poi il Mothim parlò «Cosa succede? Spero che sia importante. Usare il sistema di messaggeri fantasma è rischioso, e scendere da Aeria fin qua non è affatto semplice.»
«Non preoccupatevi. Si tratta di una questione della massima priorità. Le regine hanno accettato l’accordo con il Gruppo. Alvearia ed Elettria sono alleate.»
«Questo è un problema. Sicuro che l’informazione sia attendibile?»
«Certamente. Il corpo di Guardia si sta già muovendo. Temo che di questo passo non ci vorrà molto prima che le forze si congiungano. Ormai questa è una coalizione di cui tenere conto.»
«Come se non bastasse la Coalizione dei Cinque. Dannazione. D’accordo. Continua il tuo lavoro e contattaci nel caso.» I due si voltarono, iniziando a risalire. Poi Mothim calò di nuovo.
«Oh, e dimenticavo. Comunicalo agli altri. Il giorno arriverà presto.»
Ariados impallidì, e si diresse verso l’interno di Alvearia, poi si precipitò fino al settimo livello. Qui incrociò Shedinja, e gli riferì quanto appena successo.
«E così, finalmente sta arrivando il momento. Buono a sapersi. Diffonderò immediatamente il messaggio. In fondo, sono il capo della rete messaggi fantasma.»
«Conto su di te.»
 
Da qualche parte a Elettria, 05/06/4783, circa le 13
«Hai sentito? Pare che il giorno stia arrivando.» sussurrò Joltik a Rotom, mentre i due erano seduti a un tavolo della mensa.
«Già. E non siamo gli unici a saperlo. Finalmente il dodicesimo livello, dopo dieci anni, sta dando risultati, e l’undicesimo ha raggiunto risultati superiori a quelli previsti. Ma ti rendi conto? Potremmo …»
«Shhh. Sai che divulgare informazioni sui livelli bassi è vietato.»
«Hai ragione scusa. Però qualcosa devono aver intuito tutti. Senti quanta elettricità c’è nell’aria.» In effetti, la mensa era piena di pokémon intenti a parlottare a gruppetti.
«Ammesso che il giorno arrivi, comunque, sarà tra parecchio ancora. Direi almeno altri tre o quattro mesi. Inoltre a un certo punto dovremo fare il Grande Raduno.»
«Ma prima dobbiamo risolvere i problemi con quel Gruppo. I messaggeri sono partiti verso la Coalizione dei Cinque, ma ci vorrà parecchio tempo. Quanto a noi» terminò Rotom, alzandosi e allontanandosi «Meglio impegnarsi al massimo. In fondo noi tre a questa organizzazione dobbiamo molto.»
«Noi tre le dobbiamo tutto.» Ammise Joltik, alzandosi e andando nella direzione opposta «E il minimo che possiamo fare è impegnarci nel compiere ogni missione.» Detto ciò, uscì dalla mensa.
 
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CAPITOLO 43: IN CIELO​
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Alvearia, porto, 06/06/4783, circa le 10

Raichu fissò la Tifone, ormai irriconoscibile essendo completamente coperta da Combee, Yanma e Yanmega. La giornata precedente era passata rapida, mentre il gruppo si preparava alla partenza e il rivestimento veniva completato. Raichu e gli altri avevano ricevuto numerosi consigli. Una coppia di pokémon, un Beautifly e un Ledian, avevano spiegato loro che solo i pokémon volante erano davvero a loro agio ad Aeria. Nei loro polmoni si trovava una sacca extra che permetteva loro di respirare bene anche a quote molto superiori ai 3000 metri, ma un pokémon normale si trovava in difficoltà. Certo, non era così in alto da rischiare di soffocare per carenza di ossigeno, ma in ogni caso non bisognava mai fare sforzi prolungati, o si rischiava di svenire.
«Ad Aeria, dovete assolutamente evitare di lottare. O dovete cercare di terminare la lotta in poco tempo. Qualcuno di voi conosce attacchi di fuoco?»
«No, nessuno.»
«Ottimo. Il fuoco brucia ossigeno, e questo è pericoloso per chi non è di tipo Volante. Per il resto, cercate comunque di evitare mosse di tipo Veleno. E se usate attacchi Elettro, fate attenzione a non bruciare nulla. In generale comunque non dovreste aver bisogno di lottare. Aeria è un paese sicuro.»
«Avremo bisogno di qualcosa per il volo?»
«Se avete orecchie sensibili, non state per troppo tempo sul ponte. Le ali di tutti quei pokémon Coeleottero finirebbero per rompervi i timpani. Per il resto, non ci sono rischi particolari. Non succede quasi mai che una nave affondi, dato che le tempeste in questa zona sono rare. E gli scogli volanti non sono pericolosi.»
«Scogli volanti?»
«Si trovano a partire da almeno 2000 metri di quota. Furono creati accidentalmente durante la crezione di Aeria.»
«La creazione di Aeria?»
«Già. Quando Pokémos fu divisa tra i vari regni, il popolo di Aeria si trovò senza un paese. Arceus e i Loro rimediarono creando loro un’isola sospesa in cielo. Gli scogli furono pezzi di roccia che finirono accidentalmente in cielo durante la creazione dell’isola, o che si staccarono dall’isola.»
«Ma come fa l’isola a volare?»
«Nessuno lo sa. Alcuni scienziati credono sia dovuto a gas ad alta temperatura e pressione, ma gli studi sono ancora in alto mare.»
Avevano continuato a parlare per un po’, poi ringraziarono e si allontanarono.
Quella mattina, Riachu ed Emolga si erano alzati e si erano radunati con il resto del gruppo al porto.
Il gruppo salì la scaletta della Tifone, e si diresse all’interno della nave. Avevano deciso di stare all’aperto meno tempo possibile per i tre giorni di volo. Quando furono entrati nella nave, all’interno delle cabine, che erano state collegate da un corridoio chiuso, il gruppo osservò i Coleotteri mentre battevano le ali. Lentamente, sentirono la nave muoversi. Raichu guardò fuori dall’oblò, e vide il mare ed Alvearia allontanarsi lentamente sotto di loro.
La nave stava volando.
 
Da qualche parte ad Aeria, 06/06/4783, circa le 11
Masquerain e Ninjask percorsero rapidamente il corridoio. Attraversarono numerose stanze e arrivarono davanti alla porta. Bussarono e, quando dall’interno arrivo un assenso, entrarono. L’atmosfera all’interno era pesante. Posati su grandi trespoli neri, i tre capitani dell’organizzazione ad Alvearia fissarono Masquerain e Ninjask.
«Ebbene, che novità portate?»
«Il gruppo è partito da Alvearia circa un’ora fa.»
«Finalmente degli avversari interessanti. Sono riusciti a fuggire a quel genio di Carraco, scommetto che saranno avversari divertenti.» Disse il primo.
«Non saranno avversari divertenti, sono nemici da schiacciare.» rispose acido il secondo.
«Dannazione, tu non sai divertirti, ecco la verità. Una sfida di intelligenza tra noi e quel gruppo, questo ci aspetta.»
«Sciocchezze, un attacco rapido e spietato e li elimineremo senza stare a riflettere per ore.»
«Silenzio!» Il terzo, al centro, tuonò con voce perentoria, zittendo istantaneamente gli altri due «Non importa come avete intenzione di farli fuori, basta che lo facciate.»
«E tu?»
«Io non ho intenzione di agire per il momento, quando voi due tornerete con la coda tra le gambe, allora farò la mia mossa.»
«Insinui che verremo sconfitti?»
«Ci scommetto le ali.»
«La vedremo.»
 
Da qualche parte a Elettria, 06/06/4783, circa le 12
«Signori.» Qualcuno bussò alla porta del Consiglio della Notte. I generali, che in quel momento erano raccolti in assemblea e stavano discutendo piuttosto animatamente, si interruppero.
«Chi è?» domandò il Primo Generale.
«Sono spiacente signore. Il professor Durant vuole parlarle.»
Il Consiglio trasalì. Il Professor Durant era un grande genio che avevano avuto difficoltà a reclutare. Un combattente abilissimo, uno stratega geniale e soprattutto un luminare della scienza come se ne vedevano una volta ogni cent’anni. Era senza dubbio al loro livello, anzi probabilmente era superiore. Se non fosse stato un pokémon estremamente distratto e poco propenso alle lotte, probabilmente uno dei seggi della stanza sarebbe stato occupato da lui. Invece, era il capo della sezione di Ricerca della Base.
«Fallo entrare.»
Come al solito, il professore era sporco. Macchie di olio, ruggine e bizzarri liquidi coprivano tutta la sua armatura. Alcuni fili metallici sporgevano qua e là da alcune aperture nella corazza. Inoltre emetteva una puzza di fumo tremenda.
«Salve signori.» disse il pokémon con un leggero inchino del capo.
«Salve, Professor Durant.»
«Sono qui per portarvi un’ottima notizia. Posso confermare che il progetto “Dodicesimo Livello” ha finalmente iniziato a dare i frutti. Certo, siamo ancora all’inizio, ma ormai credo che il giorno sia vicino. Inoltre, anche il progetto “Undicesimo Livello” sta raggiungendo risultati insperati.»
«Ma davvero?» chiese il Terzo Generale.
«Sì signori. I tempi sono maturi. Presto, entro e non oltre i tre mesi, inizieremo la conquista di Pokémos. E il nostro capo finalmente diverrà re di tutta Pokémos.»
«Molto bene. Grazie, Professore.»

«Di niente. In fondo, grazie a voi posso finalmente sbizzarrirmi.»
 
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CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Nel 42, non ho capito

"Hydroheart, zona di attracco navi, 05/06/4783, circa le 10
Un gruppo di pokémon si diresse verso la banchina e si tuffò in acqua. Il capitano della Marina Prinplup, insieme a una squadra di cinquanta pokémon tra cui spiccavano due Portatori e due Utilizzatori, sarebbe partito per Laghia"

Se sono a Hydroheart, questi non dovrebbero andare ad Elettria? Poi, poco più avanti hai scritto in fonfo in fondo. Più sotto "i messaggeri sono partiti veros".

Nel 43 invece hai scritto Beautyfly, peer, anocra.

Il giudizio generale resta quello. La forma continua a non convincermi, dal punto di vista della trama interessante la presenza dell'alleanza dei cinque, nonché questi altri tre di Aeria. Vedremo come gestirai le prossime lotte ^^
 
Nel 42, non ho capito

"Hydroheart, zona di attracco navi, 05/06/4783, circa le 10
Un gruppo di pokémon si diresse verso la banchina e si tuffò in acqua. Il capitano della Marina Prinplup, insieme a una squadra di cinquanta pokémon tra cui spiccavano due Portatori e due Utilizzatori, sarebbe partito per Laghia"

Se sono a Hydroheart, questi non dovrebbero andare ad Elettria? Poi, poco più avanti hai scritto in fonfo in fondo. Più sotto "i messaggeri sono partiti veros". Correggo, correggo. Grazie per le segnalazioni.

Nel 43 invece hai scritto Beautyfly, peer, anocra. Idem come sopra.

Il giudizio generale resta quello. La forma continua a non convincermi, dal punto di vista della trama interessante la presenza dell'alleanza dei cinque, nonché questi altri tre di Aeria. Spero rimarrai soddisfatto dei prossimi capitoli ^^  

Vedremo come gestirai le prossime lotte ^^ Vedrai, vedrai, eheh
CAPITOLO 44: L'ISOLA VOLANTE​
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Laghia, Zona di attracco navi, 06/06/4783, circa le 13
Il pokémon col terrorpanno fissò la costa di Laghia allontanarsi sempre di più mentre la nave prendeva il largo. La prossima destinazione era Velenia, il Porto Venefico da cui bisognava partire per seguire la strada di Arceus.
“Ci vogliono otto giorni per arrivare a Velenia, salvo imprevisti” prese a rimuginare “Invece da Aeria ne servono solo tre. Dannazione, se Eelektross si muove in fretta rischio di perderlo. Spero che non mi sfugga. Queste dannatissime indagini dovevano concludersi proprio quando lui partiva per Laghia?”
Si voltò, e prese a camminare avanti e indietro sul ponte. Aveva fretta, e gli sembrava che la nave non si muovesse. “Dannazione Eelektross, perché proprio ora?”.
 
La Tifone, In Cielo, 06/06/4783, circa le 14
Raichu guardò fuori dall’oblò della sala pasti, dove si erano radunati i membri del gruppo per discutere. Non che ci fosse molto da discutere. La nave procedeva verso l’alto, e quella mattina avevano già incontrato i primi scogli volanti. Erano, a detta di Fan, a circa 2000 metri di quota, e ormai erano in prossimità dei 3000. Sarebbero arrivati ad Aeria entro la fine della giornata.
«Quante volte sei andato ad Aeria?» Domandò Raichu.
«Solo altre due volte. E mai a bordo di una nave. Sono sempre salito da solo. Si fa più fatica, è vero, però è molto più veloce.»
«Ah, se potessimo tutti volare. Tutto questo tempo al chiuso ci annoia.» Dissero all’unisono Plusle e Minun.
«La noia sarà l’ultimo dei vostri problemi. Arrivati ad Aeria, dovrete evitare gli sforzi.»
«Sì, ce l’hanno detto. Non si preoccupi, faremo attenzione.»
«D’accordo. In tal caso io vi lascio. Devo andare a controllare che sia tutto a posto davanti a noi.»
Quando Fan si fu allontanato, i nove ripresero a parlare. Surskit e Skrelp in quel momento erano nella loro stanza. A quanto pare ai pokémon d’acqua può venire il mal d’aria. «Allora, avete capito?» chiese Luxray.
«Sì. Una volta arrivati ad Aeria, atterreremo nel lago che si trova al centro dell’isola. Dopodichè ci dirigeremo a Cloud Town, la città sopra le nuvole, capitale di Aeria. Lì dovremo fare richiesta per un’udienza con il re.» rispose Raichu.
«Quanto credete che ci vorrà?» domandò Tri.
«Dovremo essere convincenti con gli addetti, dimostrando l’urgenza del messaggio che portiamo. E sperare che ci diano la precedenza. In caso contrario, potrebbero volerci diversi giorni.» Rispose Eelektross.
«Speriamo di no. Sarebbe un disastro. Rallentare così tanto a Laghia è già stato un problema.» commentò Raichu.
«Già. Speriamo di riuscire a finire in fretta.»
 
La Tifone, 06/06/4783, circa le 18
Raichu, guardandò fuori dall’oblò, vide una enorme massa nera in avvicinamento. Fissandola meglio, capì cosa aveva davanti. Per lo stupore, la bocca gli si aprì completamente. Aveva visto gli scogli volanti, ma l’isola di Aeria era tutta un’altra cosa. Era grande quanto Laghia. Guardando bene man mano che la nave si avvicinava, Raichu scorse grandi prati, foreste e alcune città. Quella più grande, che sorvolarono rapidamente, doveva essere la capitale. Raichu avrebbe voluto scendere lì, ma sapeva che era impossibile. Dovevano atterrare nel lago Wind. Per l’ora successiva, lui e il resto del Gruppo fissarono le pianure, le foreste e i piccoli paesi che passavano sotto di loro. Poi, finalmente, videro il Lago Wind, circondato da un grosso borgo. A quel punto la nave si fermò, e iniziò a calare lentamente. Un metro alla volta, la nave scese fino a toccare l’acqua, e ritornò al suo elemento. Poi fu silenzio. Fino a quel momento, anche dall’interno delle stanze, si era sentito il ronzio di decine di ali che battevano. Ora quel suono era sparito, e a Raichu ci volle un attimo per adattarsi a quel silenzio. Poi uscì all’aperto. In effetti, l’aria era diversa a quella quota. Era più fredda, anche se non lo era quanto aveva pensato. Probabilmente era dovuto al calore interno dell’isola. Eelektross lo raggiunse in quell’istante.
«Raichu, muoviamoci, dobbiamo partire subito se vogliamo arrivare a Cloud Town entro domani. Forza.» Spinto dal pokémon, Raichu entrò nella sua cabina, afferrò le sue cose, che mise nella sacca, e uscì. Quando l’intero gruppo, inclusi Surskit e Skrelp, fu pronto a partire, Eelektross scese dalla banchina. Uno dopo l’altro, i pokémon lo seguirono e si avviarono verso Cloud Town, seguendo l’indicazione di un cartello.
«È proprio vero, respirare a questa quota è più difficile. Sento come un vuoto.»
«Davvero? Io non sento nulla.» commentò Emolga, che sembrava sentirsi particolarmente a suo agio sull’isola.
«Ovviamente, tu per metà sei di tipo Volante. Scommetto che se ora mi mettessi a correre, riuscirei a fare si e no cinquanta metri prima di dovermi fermare con il fiato corto.» Rispose Luxray.
«D’accordo. Comunque non vi pare strano? Non è affatto tardi, siamo in un porto commerciale, e sicuramente avranno visto la nave arrivare, eppure non c’è nessuno.»
«Non abbiamo molta voglia di commerciare ultimamente in effetti.» Una voce colse tutti di sorpresa. Si guardarono intorno, poi alzarono il capo. Un Noctowl li fissava con i suoi grandi occhi.
«Io sono Noctowl, borgomastro della città. Sono felice di vedere dei visitatori. Mi dispiace però, se siete qui per commerciare devo disilludervi. Da quando ha avuto inizio il calo di potere, l’isola versa in pessime acque.»
«Quale calo di potere?»
«Quello del cuore interno dell’isola. L’aria è più fredda, i venti sono più forti, e i raccolti sono più scarsi. Crediamo che sia per via di una diminuzione nell’energia termica dell’isola. Speriamo che sia un calo momentaneo, come quello di cinquant’anni fa. Purtroppo però sono ormai anni che questo calo va avanti.»
«Quanti anni per la precisione?»
«Uh, vediamo, direi circa dieci anni.» A quelle parole il gruppo impallidì «Beh, comunque vi ho avvisati. Se siete mercanti, vi consiglio di recarvi a Cloud Town, dove potrete trovare dei compratori. Buona fortuna.» E detto ciò si allontanò.
«A quanto pare hanno già agito anche qui.»
«Probabilmente hai ragione. Maledizione, ma quanto possono essere forti per aver portato via tutti quei Loro?»
«Preferisco non pensarci.»
 
Laghia, zona d’attracco navi, 07/06/4783, circa le 15
Empoleon, Azumarill e Blastoise fissarono l’enorme esercito davanti a loro. La Marina di Laghia, schierata praticamente al completo, era pronta a partire a un segnale di Re Kingler, che si trovava davanti a i tre ammiragli. Si era deciso di schierare tutti i pokémon disponibili, tranne una guarnigione di 1000 pokémon, tra cui due Utilizzatori e Portatori, che sarebbe rimasto a Laghia. Non si poteva certo lasciare il paese sguarnito. Inoltre, alcuni uomini del re si sarebbero adoperati per cercare di reclutare altre forze da inviare in seguito.
Il re si voltò verso l’esercito, e diede il segnale. Come un sol pokémon, la Marina si immerse e iniziò a nuotare verso Elettria.
 
CAPITOLO 45: LA FORESTA TRA LE NUVOLE​
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Aeria,Bosco delle nuvole, 07/06/4783, circa le 16
Dopo aver viaggiato a lungo, il Gruppo si fermò in una piccola taverna lungo la strada, gestita da un Hoothoot. La mattina dopo, ripartirono e proseguirono per tutta la giornata. Camminando, incrociarono un paio di paesi, e vennero quindi a sapere che occorrevano ancora un giorno o due per raggiungere la capitale, Cloud Town. A metà pomeriggio, raggiunsero un gruppo di piccole case davanti a un bosco, all’interno del quale si addentrava la strada. Si guardarono intorno, ed entrarono in una taverna. Dietro al bancone, un Tropius fissò i nuovi arrivati avvicinarsi al bancone. Rispose al salutò con un cenno, e disse «Cosa posso fare per voi?»
«Cerchiamo un po’ di scorte di Acqua Fresca e Bacche per il viaggio.»
«Certo, arriva subito. Archen, porta ai signori delle bacche mentre io servo l’acqua.» Un piccolo pokémon si alzò dal tavolino a cui era seduto e si diresse verso la dispensa, mentre il Tropius riempiva la borsa con alcune bottiglie.
«Andate a Colud Town?» chiese Tropius passando da una borsa all’altra.
«Già, esatto.» confermò Tri, afferrando la sua borsa appena riempita.
«Allora lasciate che vi dia un consiglio: il Bosco dele Nuvole, da cui questo paese prende il nome, a volte viene avvolto dalla nebbia. In quei casi è meglio fermarsi, o rischiate di perdervi. All’interno del bosco ci sono cinque o sei strade, e se non riuscite a seguire i cartelli non arriverete a Cloud Town, ma a un altro dei paesi della zona.»
«Grazie del consiglio.» Disse Raichu afferrando le bacche che Archen gli porse.
«Oh, figuratevi. Dovere.» Tropius sorrise, salutando il gruppo che uscì dalla porta. Quando furono usciti, fece un cenno ad Archen, che volò al piano superiore. Il pokémon bussò alla porta, e gli aprirono. Dentro, un Gliscor lo fissò «Ebbene?»
«Sono partiti, come previsto. Stanno entrando nel bosco in questo momento.»
«Ottimo, muoviamoci.» Gliscor uscì dalla porta e inziò a bussare alle varie porte. Tre colpi lunghi, tre colpi brevi. A quel segnale, le stanze si aprirono e venti pokémon uscirono dalla porta. Si allinearono dietro il capo e uscirono.
«Bene» disse Gliscor inspirando profondamente «e adesso fatemi divertire.»
 
Da qualche parte ad Aeria, 07/06/4783, circa le 17
«Hai visto Gliscor?» domandò entrando uno dei capitani, rivolgendosi all’altro.
«Ha preso una ventina di uomini ed è andato al Bosco. Ha detto che si sarebbe divertito un po’.»
«Quell’idiota. Scommetto che si lascerà scappare il Gruppo con la sua mania di giocare col nemico.»
«Chissà. Dal punto di vista fisico, è sicuramente più forte di te.»
«Sì, ma manca di strategia. L’unica eccezione la fa quando vuole giocare a lungo con la preda.»
«Lascialo fare. Se fallisce lo prenderai in giro, se riesce meglio per noi non ti pare.»
«Faccia come gli pare. Io ho un mio piano e inizio a prepararlo. Scommetto che fallirà e toccherà a me rimettere tutto a posto.»
«E io scommetto che fallirai anche tu, e toccherà a me risolvere il problema.»
«Come ti pare. Io riuscirò dove Gliscor fallirà.»
E il capitano uscì.
 
Aeria, Bosco delle nuvole, 07/06/4783, circa le 17
Raichu, Eelektross e il resto del Gruppo si addentrarono nella foresta. I grandi alberi che torreggiavano sulla strada impedivano di vedere il cielo, e l’ombra rendeva fredda l’aria. Improvvisamente, iniziò a calare la nebbia. Il Gruppo prese a guardarsi intorno, mentre le forme degli alberi iniziavano a sparire in mezzo alla foschia. Proseguirono fino a una radura, e si fermarono.
«Che facciamo? Ci hanno consigliato di non proseguire.» disse Raichu
«Non possiamo perdere tempo. Andiamo avanti, e facciamo attenzione ai cartelli.»
«E che senso avrebbe se ci perdiamo?»
«Basterà non perdersi.»
«La fai troppo facile.»
«E tu troppo difficile. Questa è solo nebbia.»
«Solo nebbia. Guardati intorno. Non si vede nulla.»
«Come preferisci. Perdiamo pure tempo fermandoci.»
«Meglio perdere tempo che perderci.»
E così si fermarono nella radura. Posarono le sacche agli alberi e si sedettero, riposandosi in attesa che la nebbia calasse.
 
Aeria, Bosco delle nuvole, 07/06/4783, circa le 17
«Si sono fermati come previsto signore.» Disse il Mandibuzz, tornando dall’esplorazione «Il luogo è la radura a 5 Kilometri dall’ingresso.»
«Sapevo che lo avrebbero fatto. Non sanno che Tropius ha mentito, quindi l’unica mossa saggia sarebbe stata fermarsi. Chi non vive ad Aeria non può sapere che c’è una sola strada nel bosco, senza strade alternative.»
«Come procediamo signore?»
«Aspettate la notte. Teneteli d’occhio.»
«Sissignore.»
«Mandate Schyter a controllarli.»
«Con il dovuto rispetto signore, non mi pare una scelta saggia. Schyter non brilla certo per le capacità come spia.»
«Voglio metterli alla prova. Se scoprono Schyter, sono avversari decenti. Si sposteranno, e noi li aspetteremo alla radura successiva. Manderemo Ledian a spiarli, e se cercheranno di fuggire ancora li attaccheremo.»
«Come desidera signore. Schyter, vai a tenerli d’occhio.» Il pokémon annuì e si diresse nella foresta.
 
Aeria, Bosco delle nuvole, 07/06/4783, circa le 19
«Credo che ci stiano osservando.» Emolga sussurrò all’orecchio di Raichu.
«Lo so. Muoviamoci, ma silenziosamente. Dì agli altri di allontanarsi a gruppi. Io e te andremo per ultimi.»
«D’accordo.» Il pokémon, silenzioso, si avvicinò agli altri e presero a sussurrare. A piccoli gruppi, due o tre alla volta, si allontanarono.
«D’accordo, muoviamoci anche noi.» rispose Raichu, fissando la radura vuota.
«Sì. Andiamo.» In silenzio, si mossero verso la strada. Dopo qualche curva, si riunirono al resto del gruppo.
Si accorsero di Schyter che si allontanava. Ma non notarono Ledian che li seguiva da sopra gli alberi.


[/SPOILER]
 
CAPITOLO 46: LA FORESTA DEI RAGGIRI​
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Aeria, Bosco delle nuvole, 07/06/4783, circa le 20
Il gruppo procedette per circa un’ora in mezzo alla nebbia. Per fortuna non incrociarono mai alcuna deviazione, ma proseguirono sempre dritti.
«Ci stanno seguendo ancora.» Sussurrò Emolga.
«Già.» confermò Luxray «Non ho idea di quanti sono, ma quello che ci viene dietro ora è diverso da quello di prima. Si muove di ramo in ramo, e fa passi più leggeri.»
«In tal caso possiamo dedurre che siano un gruppo numeroso. Probabile che siano dell’Organzizzazione.» rispose Eelektross.
«Se non ci fosse questa nebbia, riusciremmo a individuarlo con precisione. Ma così …»
«Inutile recriminare. Sbrighiamoci.»
Proseguirono per un altro po’, poi si fermarono. Davanti a loro c’erano quattro strade.
 
Aeria, Bosco delle nuvole, 07/06/4783, circa le 20
«Hanno scoperto anche Ledian? Sono davvero divertenti. Allora, avete rimosso il cartello.»
«Sì signore.»
«Ottimo. Senza quel cartello, che spiega che le quattro strade conducono a quattro luoghi importanti e si riconducono a Cloud Town, e dunque non fa differenza sceglierne una o l’altra, saranno in stallo. Chatot, ora tocca a voi. Pelipper, aumenta la nebbia. Dividetevi in tre squadre. Buon divertimento ragazzi. La foresta dei raggiri ci aspetta.»
«Sissignore.» Tre squadre da sei, più i Chatot, si diressero verso l’incrocio.
 
Aeria, bosco delle nuvole, 07/06/4783, circa le 21
«Che facciamo? Non sappiamo qual è il sentiero giusto.» disse Eelektross.
«Siete sicuri che non ci sia nessun cartello?» aggiunse Raichu, rivolto agli altri che come lui stavano cercando di trovare un segnale che indicasse la direzione.
«Noi non lo troviamo.» dissero all’unisono Plusle e Minun.
«Neanch’io.» rispose Emolga.
«No, neanche io.» disse Luxray.
«E ora che succede?» Raichu alzò gli occhi. La nebbia si era infittita ancora di più. Intorno a lui non si scorgevano più le figure dei suoi compagni.
«Ragazzi, mi sentite?» gridò in mezzo alla nebbia.
«Siamo qui Raichu.» gridò la voce di Emolga da un punto alla sua destra.
«Abbiamo trovato il cartello.» La sentì, chiaramente. La sua voce e quella di Emolga alla sua sinistra.
«Non ascoltateli. Dev’essere una trappola. Io ho trovato il cartello.» La voce di Luxray, proprio davanti a lui.
«No, non è vero, fidatevi, siamo qui.» Eelektross e Surskit, alla sua destra ma in una posizione diversa.
«Seguite la mia voce. Possiamo riunirci.» Tri, da un punto a destra.
Le stesse voci le sentivano anche tutti gli altri. I due sentieri a destra, il sentiero a sinistra e quello al centro. E poi l’opzione di restare fermi. Senza un punto di riferimento, una guida o nient’altro, senza potersi fidare di occhi e orecchie, il Gruppo era smarrito. E così, quando uscirono dalla radura, si ritrovarono separati in quattro gruppi.
Flaaffy, Skrelp e Surskit presero il sentiero al centro, seguendo la voce di Emolga.
Emolga, Luxray e Tri percorsero il sentiero di sinistra, credendo di seguire Raichu ed Eeletross.
Plusle, Minun e Mud, convinti di seguire Luxray, presero il primo sentiero a destra.
Ed Eelektross e Raichu, sentendo anch’essi Emolga e Luxray, seguirono il secondo sentiero a destra.
Nessuno di loro si rese conto della presenza dei tre Chatot che continuavano a spostarsi da un sentiero all’altro, imitando le loro voci.
 
Aeria, bosco delle nuvole, 07/06/4783, circa le 21
«Si sono divisi signore. Quale gruppo prendiamo?»
«Io mi prendo i due nel secondo sentiero a destra. Da quello che so, sono i due più divertenti.»
«Sissignore. E noi?»
«Dividetevi come vi pare. L’importante è che una squadra vada in ogni percorso.»
«D’accordo signore.»
 
Aeria, bosco delle nuvole, 07/06/4783, circa le 22
«Ragazzi, mi sentite? Ragazzi!» Raichu urlava, mentre insieme ad Eelektross percorreva il sentiero. Poi si fermò un secondo. L’aria iniziava a mancargli.
«Inutile. Ci siamo fatti fregare come degli idioti, ci hanno separato.»
«Un bel problema. Adesso che si fa?»
«Adesso che si fa, dice lui? Ovviamente ci si diverte.» Una voce da un albero li fece voltare. La nebbia prese a diradarsi, e apparve un Gliscor. Appeso a testa in giù a un ramo, il pokémon li fissò. Poi si lasciò andare, ruotò ed atterrò sulla coda. «Salve. Voi siete Raichu ed Eelektross, vero?»
«E tu chi sei?» domandò Eelektross.
«Io? Io sono un capitano dell’Organizzazione a cui state dando la caccia. E voi mi sembrate tipi divertenti. Avete scoperto Schyter e Ledian. Avete superato i test. Quindi vi do il benvenuto nel mio gioco. La foresta dei raggiri.»
«Di cosa diavolo stai parlando?»
«Io sono, fiscamente parlando, il secondo tra i capitani di Aeria. E amo giocare con gli avversari divertenti. E adesso davanti a me ce ne sono due. Quindi, vi propongo il gioco della foresta dei raggiri. Se mi sconfiggerete, non muoverò più un dito su di voi. Ma, se vinco io, sarete miei.»
«E perché dovremmo accettare?»
«Avete solo da guadagnarci. Con me, intendo anche tutti gli uomini sotto il mio comando. Ovviamente, se perdete anche i vostri uomini perdono.»
«E se rifiutassimo?» Appena finì la domanda, Raichu vide sparire Gliscor. Un attimo dopo, era alle loro spalle, le chele a pochi centimetri dal collo dei due.
«Vi faccio fuori ora. Non è divertente, ma sicuramente sarebbe stimolante.»
«Aspetta. Accettiamo.» Appena Eelektross finì la frase, Gliscor, si allontanò, e ricomparve davanti a loro.
«Bene. In tal caso do il benvenuto nel bosco dei raggiri a voi e ai vostri amici, che in questo momento se la staranno vedendo con i miei sottoposti. In questo gioco, si vince la vita.» E leccandosi le labbra, il pokémon si mise in posizione.
 
La storia mi ispira sempre di più ma sembra che tu lo faccia apposta a scegliere i pokemon che più mi piacciono e dargi un ruolo da antagonisti.

Prima Carracosta poi Empoleon ora Gliscor... :)
 
Sono anche tra i miei preferiti. E forse è per questo che gli ho dato il ruolo tra i cattivi.
 

CAPITOLO 47: IL SENTIERO A SINISTRA​



Aeria, bosco delle nuvole,07/06/4783, circa le 22
 «Quindi dobbiamo solo battervi e voi ci indicherete la strada?» Domandò Luxray, fissando il Gligar.
«Esatto. Ma ovviamente noi, i fratelli tenenti Gligar e il tenente Mandibuzz, vi impediremo di passare.»
«Come se foste in grado. A Elettria ho battuto uno dei vostri. Come si chiamava? Jolt, credo. Si vantava tanto ma non combinò nulla.»
«Hai battuto il capitano Jolt? In tal caso ti faccio i miei complimenti. Ma non crederai che basti a spaventarmi.» Scomparve, e un attimo dopo Luxray se lo trovò alle spalle. Le chele incrociate, colpì Luxray con un Forbice X, e quello fu lanciato avanti. Gli altri sei pokémon fissavano il campo di lotta. Emolga li guardò, e si chiese perché non intervenissero.
«Sei sorpreso, eh? Ti chiedi perché non intervengano, vero? Vedi, dei tre tenenti io sono il più forte. E come il capitano, anch’io adoro divertirmi. Per questo ho chiesto loro di non intervenire. Voglio vedermela con voi tre.»
«Quindi se ti battiamo gli altri saranno pesci piccoli, facili da sconfiggere.» Disse Luxray, ansimando.
«Non ho detto questo.»
«E allora vediamo!» Esclamò Luxray, e lanciò una Scarica verso i sei. Chatot, Vullaby e Rufflet furono colpiti in pieno, e crollarono al suolo svenuti. Gli altri tre la schivarono rapidamente, e atterrarono accanto al capitano. Schyter, Ledian e Volbeat atterarono accanto a Gligar, sul prato.
«Vullaby, Rufflet, Chatot!» Gridò Gligar, furente. Si girò verso i pokémon rimasti «Dividiamoci e facciamo fuori quei tre.»
«Sissignore.» I tre si divisero. Mentre Volbeat fronteggiava Luxray, e Schyter e Ledian si occupavano di Emolga, Gligar notò Tri.
«Ma chi abbiamo qua? Cosa saresti, una specie di riserva? Scommetto che non vali niente. Restatene qua, buono buono, mentre io faccio a pezzi i tuoi amici.» Si girò, per rivolgersi a Luxray, ma Pichu saltò e lo afferrò alle spalle.
«Che stai facendo? Levati subito!» Gligar prese ad agitarsi, cercando di liberarsi dal Tri, che però teneva salda la presa. «Non vuoi staccarti, eh? E allora beccati questa!» Gligar prese ad agitarsi, e volando malamente si lanciò in mezzo ai rami. Tri fu colpito sul volto, sulla schiena, sulle zampe mentre Gligar si infilava volontariamente tra gli alberi per cercare di staccarlo. Ma nonostante ciò, Tri rimase fermamente aggrappato alla schiena di Gligar.
«Staccati! Maledizione staccati!» gridò Gligar, mentre volava alla meglio facendo in modo che i rami colpissero solo Tri.
«No. Se ti lascio, i miei amici saranno in pericolo. Sono sicuro che riusciranno a sistemare i tuoi tre compagni, e poi batteranno anche te.»
«Perché ci tieni così tanto? Cosa hanno fatto di così importante da spingerti a resistere così strenuamente?»
«Sono miei amici! Non voglio essere un peso! Loro mi hanno accettato nel loro viaggio senza chiedermi nulla, e io non tradirò la loro fiducia»
«Amici? Fiducia? L’amicizia è un’illusione sciocco. Quando sarete sconfitti, non esiteranno a tradirti.»
«Non è vero!»
«Sì che lo è!»
«No!»
Dalla radura, dove stavano dando gli ultimi colpi a Volbeat e Ledian, Luxray ed Emolga videro solo una luce fortissima. Poi, dalla foresta, emersero Tri e Gligar. I due rimasero sospesi in aria per qualche secondo, poi Gligar precipitò a terra.
«Tri! Cos’è successo?!» gridò Emolga, aggirando Schyter, disteso a terra.
«Non lo so. Improvvisamente è diventato tutto bianco, e quando ho riaperto gli occhi io ero quasi esausto e lui stava crollando al suolo.» Rispose il piccolo pokémon, ansimando.
«Qualsiasi cosa sia successa, l’importante è che questo piccoletto sia crollato. Adesso però ci toccherà aspettare che si riprenda. Vabbè, non abbiamo alternative.»
«E degli altri sei che ne facciamo?»
«Interroghiamo il primo che si riprende. Però davvero, sono sorpreso. Questo tipo era per metà di tipo Terra. Sei sicuro di non avere idea di ciò che è successo?»
«Ve lo assicuro. Se avessi saputo fare una cosa simile, l’avrei fatta subito.»
«Sarà meglio cercare di capirci qualcosa. Intanto, però, raccogliamo questi sette e leghiamoli.» Emolga aprì la borsa, che durante la lotta era stata lanciata contro un albero, e la aprì. Afferrò alcune corde, e legò i sette pokémon.
«Bene, e adesso, sediamoci. Tieni Tri, te la sei meritata.» Disse Luxray, porgendogli una bottiglia d’acqua fresca. I tre si sedettero, fissando sempre di sottecchi i sette pokémon svenuti per tenerli d’occhio.
«Allora, riflettiamo bene. Questi sette sapevano di noi. Possiamo supporre che sia la nebbia che la divisione della squadra siano dovute a loro.» Iniziò Emolga.
«Wow, sei parecchio diverso quando non sei con il tuo capitano.»
«In questi anni il capitano mi ha insegnato tante cose. Abbiamo lavorato insieme a lungo, e ormai so come agire anche in maniera indipendente. Però mi sento più sicuro con lui.»
«Immagino. Comunque, continua.»
«Allora, questo significa che il capitano e gli altri sono stati divisi negli altri quattro sentieri. E che stanno affrontando altre squadre come noi.»
«Quindi tizi al livello di questi qua? Allora non c’è da preoccuparsi. Li batteranno senza problemi.»
«Non ne sarei così sicuro. Il nostro capitano è a un altro livello, vi farà a pezzi.» Disse una voce alle loro spalle. Si voltarono, e videro Gligar che li fissava. Sembrava sul punto di svenire di nuovo.
«Avanti, hai perso, spiegaci come uscire da qui.»
«Il capitano vi batterà. Il capitano vi…» e svenne di nuovo. Luxray lo scosse un po’ ma quello non si svegliò.
«Dannazione. Potevamo farci dire la strada.»
«Preferisco così. Sempre meglio che aiutarli a riprendersi e poi farsi ammazzare da questi qua.»
«Suppongo tu abbia ragione. Però mi scoccia comunque.»
«Ti capisco. Beh, sediamoci e aspettiamo. Non abbiamo altra scelta.»
«D’accordo. E tu Tri, come ti senti?»
Ma quando si girarono, Tri era svenuto.
 
Da qualche parte ad Aeria, 07/06/4783, circa le 23
«Allora, avete capito il piano?» chiese il capitano, fissando i sette pokémon che aveva davanti.
«Sissignore. Però avrei una domanda. Perché stiamo facendo questo se il capitano Gliscor si sta già occupando del gruppo?»
«Credete davvero che quello scemo con le chele riuscirà a combinare qualcosa? No, è sempre troppo impegnato a giocare con gli avversari. E i suoi sono tutti come lui. Degli sciocchi che pensano tutti a giocare con l’avversario. Lasciamo perdere, voi eseguite il piano.»
«Sissignore.» I sette pokémon si misero sull’attenti, e ad un cenno uscirono.
«Adesso ti dimostrerò che la testa vale più del fisico, idiota.» Disse sorridendo Pidgeot, fissando la squadra speciale che i messaggeri fantasma avevano trasferito da Elettria per esguire il suo piano.
 
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CAPITOLO 48: IL SENTIERO AL CENTRO​



Aeria, Bosco delle nuvole, 07/06/4783, circa le 22
Surskit, Skrelp e Flaaffy ansiamavano, mentre schivavano l’ennesimo attacco. Un Murkrow emerse dalla foresta, attaccò rapidamente con un Attacco d’ala e fuggì, scomparendo tra i rami. Un secondo dopo, il Gligar comparve, attaccò Flaaffy con una Forbice X e scomparve. Il pokémon volò all’indietro, e si rialzò ansimando. Skrelp e Surskit si avvicinarono «Stai bene?» chiese Surskit.
«S – sì. Sto bene.» Era evidente che mentiva. Quella era già la terza Forbice X che lo colpiva. Anche Surskit non se la passava bene, a causa di ben due Attacchi d’Ala andati a segno. Dal canto loro, avevano battuto un Pidgeotto e un Farfetch’d, ma era ben poca cosa. Contando gli avversari, ne erano rimasti cinque. Mentre riflettevano, dal bosco si sentì una risata «E questi sarebbero tre componenti del Gruppo? Non riuscite neanche a colpirci. Figurarsi se riuscite a sconfiggerci. Davvero, se siete tutti così deboli non serve neanche attaccarvi in questo modo.»
«E allora esci fuori, anziché nascondersi.»
«D’accordo. Sono davanti a voi.» Flaaffy si girò in quella direzione. Ma una quarta Forbice X lo colpì alle spalle. Gligar rise e si rituffò tra i rami, schivando un Bollaraggio di Skrelp e Surskit. Flaaffy rimase in piedi per qualche secondo, poi crollò in avanti.
«Idiota. Credi davvero che un nemico si abbasserebbe a mettersi in parità con te? Scemo. Perdente. Ahahahah.»
«Non è lui il perdente. Siete voi!» gridò Surskit a pieni polmoni.
«Ah sì? Non riesci neanche a vederci. Figurati se puoi dire di star vincendo. Il tuo amico è svenuto, e l’altro deve essere debolissimo, perché non fa nulla.»
«E allora perché non mi colpisci?» chiese Skrelp, tremando. In quel momento, un Chatot sbucò dagli alberi e Surskit lo schivò di un pelo.
«Perché è più divertente colpire chi riesce a rispondere.» E Gligar, emergendo dalla foresta, colpì Surskit con un’Acrobazia. Surskit girdò di dolore, e crollò. Skrelp rimase paralizzato. Il suo amico, il suo migliore amico, era svenuto, ed ora era alla mercè del nemico.
«Visto? Facevate tanto la voce grossa, ma alla fine chi è che sta vincendo? Non mi sembra che siate voi.»
«Maledetto!» gridò, sparando un Bollaraggio. Gligar lo schivò velocemente, e si piazzò a pochi centimetri dal volto si Skrelp.
«Cos’era quello? Credevi che mi avrebbe fatto qualcosa? Illuso! Io sono troppo forte per voi deboli.» E con una forbice X, fece volare Skrelp all’indietro, spedendolo contro un albero.
«Cosa potrei farne di voi tre? Magari vi stacco le braccia e le gambe, o a te le pinne, e vi trascino via. Oppure vi cavo gli occhi. Uhuhuhuhuh, che divertente.» Dal bosco emersero gli altri quattro avversari. Oltre a Murkrow e Chatot, Skrelp riconobbe un Noibat e un Golbat.
«N – no. Fermi.» Ansimò Skrelp.
«Silenzio. I perdenti non parlano. I perdenti osservano.» E Gligar avvicinò minacciosamente le chele a Surskit.
«No!» gridò Skrelp, lanciando un Dragopulsar. Senza parlare, Gligar afferrò Noibat e lo mise tra sé e l’attacco. Quando il fumo si diradò, Noibat era a terra.
«Bella mossa. Se non si fosse messo in mezzo lui, mi avresti fatto parecchio male.»
«Messo in mezzo? L’hai afferrato tu.» Gligar, velocissimo, si mise nuovamente dritto davanti a Skrelp. Questa volta, il pokémon scagliò un Bolaraggio, ma Gligar doveva aver previsto la mossa, perché lo schivò. Poi allargò le braccia e colpì con una nuova Forbice X, che fece volare Skrelp sul lato opposto della radura. Ansimando Skrelp chiuse gli occhi, in lacrime. All’improvviso, si trovò immerso in una luce bianca.
“Aspiri tu a un potere più grande?” Gli chiese una misteriosa voce. “Sì, ti prego.” Disse, senza parlare. Vide una fortissima luce, poi si ritrovò nella foresta. Ora non era più uno Skrelp. Era più grande, più forte, lo sentiva. Dragalge si lanciò in avanti. Scagliò una Fangobomba, colpendo e sconfiggendo Chatot. Una seconda, e una terza Fangobomba sconfissero sia Murkrow che Golbat. Ma non gli interessava. Si lanciò su Gligar, che gridò, schivando il colpo. Quello volò su un ramo, poi inaspettatamente rise «Bravo, bravissimo. Vediamo che sai fare ora.» E si lanciò in avanti. Dragalge non perse tempo. Era evidentemente infuriato. Sembrava che non vedesse altro che Gligar. Scagliò un Dragopulsar, che però fu agilmente schivato. A quel punto quello era vicinissimo, e si preparò a colpirlo con un Forbice X. Ma stavolta Dragalge colse il movimento, e colpì Gligar con un Bollaraggio in pieno petto. Quello emise un grido strozzato e cadde pesantemente a terra. Poi rotolò all’indietro e sbattè contro il tronco di un albero.
«Bravo, bravo. Complimenti.» Disse Gligar con voce strozzata, ansimando e rialzandosi. Ma il drago si era già lanciato su di lui e lo stava colpendo con decine di attacchi. Gligar gridò, mentre uno dopo l’altro gli attacchi lo colpivano. Bollaraggio, Fangobomba, Dragopulsar, Idropulsar. Dragalge non era in grado di controllarsi. Colpiva come un forsennato. Alla fine, Gligar svenne. Ma Dragalge non sembrava intenzionato a fermarsi. Chissà cosa avrebbe fatto se in quel momento non avessero sentito la voce di Surskit.
«S-Skrelp? Sei tu?» Dragalge si voltò, fissò Surskit e improvvisamente riprese il controllo. Si guardò intorno. Vide i nemici a terra, svenuti. Poi fissò Surskit.
«So – sono stato io?» domandò Dragalge, guardandosi intorno.
«A quanto pare.» Rispose Surskit, sorridendo piuttosto forzatamente. Tentò di rialzarsi, ma poi ricadde a terra.
«Aspetta, ti aiuto. Arrivo.» Dragalge si avvicinò, e lo sollevò gentilmente. Poi insieme si avvicinarono a Flaaffy.
«Flaaffy. Flaaffy.» lo scrollarono gentilmente, sollevandolo da terra. Quello tossicchiò e si riprese. I due lo fissarono, poi sospirarono.
«Meno male. Stai bene?»
«Insomma. Ma cos’è successo?»
«Non lo so. Quando mi sono ripreso, Skrelp si era evoluto e aveva già fatto fuori gli avversari.»
«Non li avrà…»
«No, no, tranquillo. Sono solo svenuti.»
«Per fortuna. Ma come ha fatto?» domandò Flaaffy.
«Si è scatenato. Avevo sentito dire che i draghi possono liberare una potenza enorme, ma non credevo arrivassero fino a questo punto.» rispose Sursit.
«Non ne ho idea. Mi sentivo come se una forza incredibile mi scorresse per il corpo.» aggiunse Dragalge.
«Comunque, cosa facciamo ora?»
«Non saprei. Leghiamoli per impedire loro di scappare e aspettiamo che si riprendano.»
Lo fecero subito, e li legarono agli alberi con delle Funi di Fuga.
Poi si sedettero, e aspettarono. Senza perderli d’occhio, iniziarono a parlare di quanto era successo.
 
Auguri di buon Natale a tutti :)

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CAPITOLO 49: IL PRIMO SENTIERO A DESTRA​
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Aeria, bosco delle nuvole, 07/06/4783, circa le 22
Chatot crollò a terra, e Mud sorrise. Nonostante tutto, era riuscito a batterlo. Si guardò intorno, ma la situazione non era affatto buona. Plusle e Minun facevano il possibile, ma sette contro tre era una grossa disparità. Anche se il capo se ne restava in disparte, quei sei erano tipi non da poco. Inoltre, dopo aver battuto Chatot, aveva iniziato a sentire il corpo pesante. Ma non aveva tempo per pensarci. Si lanciò di fianco a Plusle e Minun, e insieme presero a lottare. Li guardò. Lui aveva subito parecchi danni, essendo stato colpito da uno Schiamazzo e da un Aeroassalto. Tra tutti, quello era l’attacco più problematico. Ogni volta credeva di schivarlo, e ogni volta veniva comunque colpito.Plusle e Minun, dal canto loro, erano stati colpiti da parecchie Beccate e da alcuni Attacchi d’Ala. Sentì un rumore, e schivò l’Attacco d’Ala di Staravia, ma un attimo dopo l’Aeroassalto di Tranquill lo colpì alla schiena. Volò in avanti, ma riuscì a rialzarsi. In quel momento, una forte Scarica abbattè Tranquill, Staravia e un Taillow. Inizialmente non capì, poi vide Plusle fargli un cenno. Dietro di lui Minun aveva una mano appoggiata alla sua spalla. Evidentemente, avevano usato Altruismo e sfruttato le loro abilità Più e Meno per potenziare l’attacco. Forse tutto sommato ce l’avrebbero fatta. Si riunì a loro. Sentiva il corpo farsi più pesante, e ancora non capiva il perché. Schivò un Braciere lanciato da un Fletchinder, e rispose con un Pistolacqua. Quandò l’avversario rispose con un Attacco d’Ala, lo schivò e colpì con un secondo Pistolacqua. Fletchinder gridò, poi crollò a terra. E con questo erano cinque. Ma sentiva il suo corpo farsi sempre più pesante. Che diavolo succedeva? Ansimò, poi si guardò intorno. L’ultimo avversario, un Hawlucha, afferrò Minun e, prima che chiunque potesse reagire, lo scagliò a terra. Minun gridò, ma riuscì a rialzarsi, seppur a fatica. Un’altra Cadutalibera sarebbe stata troppo. Prima che se ne rendessero conto, Hawlucha si era lanciato di nuovo. Ma stavolta Minun reagì, lanciando una Scarica che fece arretrare l’avversario, danneggiato. Probabilemente si era reso conto che non avrebbe funzionato di nuovo, perché si lanciò verso Mud. Il pokémon reagì con una Pistolacqua, ma quello la ignorò e gli si gettò addosso con forza. Lo schiacciatuffo fece parecchi danni, ma Mud si rialzò e scagliò una seconda Pistolacqua. Hawlucha la schivò, ma subito dopo una Energisfera lo colpì alla schiena. Plusle sorrise  «Con questo li abbiamo battuti tutti!» Gridò, sorridendo.
«Non ne sarei così sicuro.» Fu solo un attimo. La voce, un movimento, e Plusle era volato dall’altro lato della radura, ed era a terra. Dove si trovava lui, si ergeva ora un Mandibuzz. Il pokémon squadrò Minun e Mud.
«Allora, chi di voi due è il prossimo? Forse il piccoletto d’acqua, o il tipetto Elettro? Cosa c’è, sei arrabbiato? Ho fatto male al tuo prezioso amichetto? Vorresti colpirmi?»
Mandibuzz afferrò Mud con uno dei suoi artigli, poi se lo mise davanti al volto «Peccato che tu non possa. Una mossa falsa, e sarà il tuo amico a farne le spese. E tu non pensare di essere salvo. Una volta fatto fuori lui, toccherà a te.»
Mud cercò di liberarsi, ma la stretta di quell’artiglio era incredibile “Se solo riuscissi a liberarmi, Minun potrebbe colpirlo. Forse non sarà un danno enorme, ma almeno…”
Poi il suo corpo si illuminò. “Ma cosa…” Un attimo dopo intorno a lui era tutto bianco.
«Aspiri tu a un potere più grande?» Mud si guardò intorno «Tu hai i requisiti. Hai combattuto. Hai vinto. Aspiri tu a un potere più grande?»
E poi Mud capì. Quella era l’evoluzione «Sì, te ne prego.»
Nella radura non era passato nemmeno un istante. Ma ora tra gli artigli, Mandibuzz stringeva (o almeno provava a stringere) un Marshtomp. Mud gridò, mentre la presa di Mandibuzz diventava più incerta, per via del suo corpo ben più grosso «Ora, Minun!» Minun esitò un secondo, poi capì. Scagliò una Scarica a piena potenza, che colpì sia Mandibuzz che Mud. Il neo-Marshtomp chiuse gli occhi, ma tutto ciò che sentì du un lieve pizzicore. Mandibuzz invece gridò e lo lasciò andare. Atterrò sull’erba, ma si rialzò subito. Lo aveva promesso. Aveva giurato che dopo quella volta, nell’Arena, non avrebbe più perso. Lo avrebbe fatto per Toto, che era entrato nella Marina. Per i suoi amici delle Palafitte. Per salvare gli abitanti di Water Port. E per proteggere Pokémos. Per questo si era allenato, per questo aveva chiesto addirittura ad Eelektross di insegnargli qualcosa. E Eelektross, nonostante tutto lo aveva fatto. Ripensò a quel che gli aveva detto Eelktross “Usala solo se sei sicuro che colpirai l’avversario. Per il tuo stato attuale, non riusciresti a reggere tutto quel freddo.” E Mud aveva promesso. Ma questa volta era sicuro di colpire Mandibuzz. Si piazzò proprio davanti a lui, e lo scagliò. Dalla sua bocca, uscì un freddo glaciale, un vento gelido che, Mud lo sentì, rischiava di congelare anche lui. La Bora colpì Mandibuzz, che gridò e crollò a terra. Mud rabbrividì. Il freddo era davvero intenso. Sentiva la bocca impastata. Ma aveva vinto.
“Hai visto Toto.” Pensò “Ce l’ho fatta.”
Dopodichè, lui e Minun legarono i nemici, usando le poche Funi di Fuga che avevano. La maggior parte l’avevano presa gli altri, quindi legarono quelli che poterono e gli ultimi tre, Fletchinder, Taillow e Staravia, li misero al centro della radura, per riuscire a tenerli d’occhio. Poi si avvicinarono a Plusle. Lo smossero lievemente, e quello per fortuna reagì. Era solo svenuto. Si sedettero, e decisero di aspettare che Plusle si riprendesse dai danni subiti. Inoltre, dovevano chiedere la strada per uscire dal Bosco.
 
Da qualche parte a Elettria, 07/06/4783, circa le 23
Ampharos percorse rapidamente i corridoi, uno dopo l’altro. Scese una scala, poi un’altra, poi un’altra ancora. Destra, sinistra, sinistra, destra. Sospirò. Finalmente era arrivato al Nono Livello. Al piano di sotto si trovava la tanto agognata uscita. Aggirò un gruppo di Buizel, palesemente troppo stanchi per notarlo, e scese l’ultima scala. Era già a metà, quando si trovò davanti il Professor Durant.
«Buonasera, Professor A.» disse quello. Ampharos impallidì, ma riuscì a dire due o tre parole di saluto prima di proseguire.
«Lo sa professore» Insistè Durant «I laboratori sono più su, al Quinto Livello. E a lei non è permesso andare oltre questo piano, in ogni caso.»
«Voglio solo scendere.» Disse, girandosi a guardare. Ma Durant non c’era più. Si girò, e se lo trovò davanti.
“Ma quando…”
«Sa professore, io non credo che lei volesse davvero scendere. Io credo che in realtà lei volesse salire.» Lo fissò dritto negli occhi. Ampharos annuì, poi si girò. Durant lo superò, e un attimo dopo sparì in cima alle scale. Finalmente, quando fu sicuro che si fosse allontanato, Ampharos deglutì. Per un allucinante secondo, aveva creduto di essere in punto di morte.
 
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CAPITOLO 50: IL SECONDO SENTIERO A DESTRA​
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Aeria, Foresta delle nuvole, 07/06/4783, circa le 22
Il Codacciaio di Raichu passò vicinissimo al volto dell’avversario, che però riuscì a schivarlo. Gliscor, con un secondo agile movimento, schivò l’Assorbipugno e colpì Eelektross con Forbice X, ma quello schivò agilmente e rispose colpendolo sulla testa con un Assorbipugno. In ogni caso, fu un danno modesto, e Gliscor si tirò indietro per schivare un Codacciaio di Raichu. I due continuarono gli attacchi: Codacciaio, Assorbipugno, Codacciaio, Assorbipugno. Solo due attacchi, ma ripetuti in continuazione. Inoltre, era evidente che stavano cercando di evitare di ritrovarsi direttamente in contatto con lui. Ma in una lotta tra un pokémon Terra e un pokémon Elettro, il vincitore è il primo, e Gliscor lo sapeva bene. Certo, c’era Eelektross. Poteva levitare, cosa che impediva agli attacchi di colpirlo. Di fatto, non aveva punti deboli. Quanto a Raichu, lottava bene. In quel momento, un Codacciaio sfiorò il braccio di Gliscor. In risposta, il pokémon afferrò Raichu per la coda, e lo sbattè a terra. Battiterra, un gran bel colpo. Avrebbe voluto colpirlo ancora, ma Eelektross lo colpì alle spalle con Assorbipugno, e fu costretto a spostare la sua attenzione su di lui. Approfittando del momento, Raichu si liberò e iniziò a caricarsi di elettricità.
«Ne sei sicuro Raichu?» domandò Eelektross, schivando con agilità l’Acrobazia di Gliscor e avvicinandosi a Raichu.
«Devo almeno provarci. Se non ci riesco, me ne rimarrà ancora uno.» E così dicendo si lanciò in avanti, il corpo carico del Locomothuder.
«Cosa credi di…» iniziò Gliscor, ma poi si rese conto di cosa stava succedendo. Un attimo prima che il colpo lo raggiungesse, si slanciò di lato. Nonostante tutto, fu colpito parzialmente. Sentì una dolorosissima scossa al fanco destro, e atterrò pesantemente al suolo.
«Spiacente, ma per tua sfortuna mi hanno avvisato. Abbiamo scoperto del Locomothuder parecchio tempo fa, per tua sfortuna.»
Eelektross imprecò, mentre Raichu ansimava. Non aveva tenuto conto dell’ambiente. Probabilmente, un altro Locomothuder sarebbe stato l’ultimo attacco di quella lotta per lui. Ma se l’avversario sapeva, l’effetto sorpresa era andato. Iniziò a riflettere “Il nostro avversario ha usato Acrobazia, Battiterra e Forbice X. Deve avere un altro attacco. Ed è dannatamente veloce. Raichu può usare solo Codacciaio, o un altro Locomothuder. Io posso usare solo Assorbipugno e…” In quel momento, un’idea gli sfiorò il cervello. Forse non avrebbe funzionato, ma era la loro unica opzione. Approfittando del momento di ripresa dell’avversario, si avvicinò a Raichu e gli illustrò la sua idea. Quello lo ascoltò in silenzio, poi sorrise.
«Sappi che non ho idea del se funzionerà, non ho mai provato.» disse Raichu.
«Già, ma è la nostra unica opzione.»
«E allora andiamo.» Disse Raichu. Schivò una Forbice X di Gliscor, che si era lanciato verso di loro, e rispose con un Codacciaio. Stranamente, quella colpì l’avversario in pieno, spedendolo indietro, anche se non sembrò arrecargli troppi danni.
“Che strano.” Poi capì. Gliscor era rimasto paralizzato. E in tal caso, forse il piano di Eelektross avrebbe funzionato.
«Eelektross, ascolta, dobbiamo provare ora!» E si caricò nuovamente, per poi scagliarsi di nuovo verso Gliscor.
«Credi davvero che per due volte mi lascerò cogliere impreparato?»
«No, credo che tu avresti dovuto guardare in alto.» Disse Eelektross.
In quel momento una goccia di pioggia lo colpì sulla testa, poi un’altra, e un’altra ancora. Alla fine prese a piovere, e in quel momento Raichu aveva già percorso i tre quarti della radura. Gliscor capì.
«E allora? Può anche non fallire per quel che mi riguarda. Vediamo cosa farai contro questo.» Le sue chele si affilarono, e le diresse dritte verso Raichu. Ghigliottina contro Locomothuder. I due attacchi s scontrarono, e un’enorme nube di polvere si sollevò da terra. Quando si diradò, Eelektross vide i due, uno alle spalle dell’altro. Raichu emise una sorta di rantolo, poi crollò. Gliscor scoppiò a ridere, e Eelektross imprecò.
«Yahahahahah. Siete… davvero… divertenti.» E poi Gliscor si ribaltò all’indietro, crollando sulla schiena. Tossì lievemente. Non perse conoscenza, ma non era evidentemente in grado di muoversi. Eelektross si avvicinò.
«Arrenditi. Ormai hai perso. Nella tua condizione attuale, potrei farti fuori persino io a suon di Assorbipugni.»
«Già, ho perso. Va bene.» Ansimava rumorosamente, ma sorrideva. «Sono dieci anni che non perdo. Avevo dimenticato com’era quella sensazione di impotenza totale. Grazie per avermelo ricordato. Non preoccuparti, non ho colpito il tuo amico. Nel momento in cui ho sfiorato il suo corpo, tutta l’elettricità mi si è scaricata addosso.»
«Grazie dell’informazione.» disse Eelektross, e Gliscor non capì se fosse sarcastico o no.
«Suppongo che però ti interessi di più la strada per Cloud Town.»
«Già. Se non ti dispiace.» Disse Eelektross, che nel frattempo si era avvicinato a Raichu e l’aveva aiutato a rialzarsi. Quello ansimava e faceva fatica a parlare, ma era ancora vagamente cosciente. Eelektross lo aiutò a sedersi.
«Bah, non c’è problema a dirvelo, tanto non vi servirà a nulla. Ve l’ho detto, io sono il secondo, checché ne dica quell’idiota del terzo capitano. Strategia un corno, la forza bruta è quella che conta. Ma sto divagando. Sappiatelo, il primo capitano è su un altro livello. Quando vi troverete davanti lui e il suo tenente, rimpiangerete di aver vinto ora.»
«Poche ciance, e dicci la strada.»
«D’accordo.» rispose Gliscor, e iniziò a spiegare.
 
Cloud Town, base dell’Aviazione, 07/06/4783, circa le 24
«Prendeteli, sono stati loro!» gridò una voce dall’interno della base. Quella era crivellata di bruciature, alcune che iniziavano a bruciare. Bruciature generate da attacchi elettrici. L’Aviazione prese a volare in circolo, per poi partire all'inseguimento dei fuggitivi, che si dirigevano verso il bosco. Il buio impediva di vederli bene, ma si muovevano in fretta. Improvvisamente, presero a scagliare Tuoni, Fulmini e Scariche, dirette verso di loro. Un Fulmine li illuminò, e alcuni componenti dell’Aviazione riuscirono a vederli in faccia. Al ritorno fecero rapporto. Sette pokémon Elettro, tra cui spiccavano un Eelektross e un Raichu con un oggetto non riconosciuto sulla testa.
Tra se e se, sentendo il panico che si diffondeva in città, Pidgeot rise. “Mettete pure piede in città” pensò “vi arresteranno all'istante.”
Anche un altro pokémon stava riflettendo. Seduto al suo posto, nella base, il primo capitano si era appena fatto riferire tutto da un evidentemente nervoso Ninjask.
«Bene, credo che sia il mio turno. In fondo, questo piano ha una pecca enorme.» E Dragonite si sollevò. Mise una mano dietro la schiena, e si massaggiò il collo «Bene, vediamo in quale taverna si è nascosto stasera il tenente.» Quando uscì, nella stanza vuota regnò un silenzio spaventoso. Era la prima volta da dieci anni che nessuno dei tre capitani era in quella stanza.
 
CAPITOLO 51: LA STRADA GIUSTA​
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Aeria, Bosco delle nuvole, 07/06/4783, circa le 04
«Come sarebbe a dire “tutte le strade sono corrette”?» sbottò Luxray, fissando in modo molto minaccioso Gligar, appena ripresosi.
«Quello che ho detto. Le quattro strade sono simboliche e conducono alla Radura dei Quattro Templi. Ogni sentiero curva in un modo diverso e conduce a uno dei quattro ingressi dell Radura, Nord, Sud, Est, o Ovest. Dopodichè si trova il sentiero che conduce a Cloud Town.»
«Ma allora perché ci hanno detto che cambiava qualcosa a seconda del sentiero?»
Gligar fece spallucce «Mai fidarsi di un barista che non si conosce.»
«D’accordo. Allora, noi ti lasciamo slegato, libera tu i tuoi compagni. Se ci attaccherai, ti faremo fuori.» disse Emolga.
«Come se ne avessi la forza, dopo il colpo di quel piccoletto.» disse indicando Tri, addormentato sulla schiena di Luxray. Per fargli posto, Emolga si era caricato di entrambe le sacche, lasciando Luxray con soltanto la sua. Tri si era sollevato per solo cinque minuti, stanchissimo, poi si era addormentato.
I tre procedettero per ore lungo il sentiero, stando attenti ad eventuali altri agguati. Ma non incontrarono nessuno, e alla fine sbucarono in un’enorme radura al centro della quale sorgevano quattro edifici, rivolti ognuno verso uno dei quattro punti cardinali. Si guardarono intorno e si trovarono davanti Eelektross e Raichu. Il primo sembrava star bene, ma il secondo si reggeva appena in piedi.
«Che è successo?» domandò Luxray.
Eelektross raccontò quello che era successo, poi ascoltò Luxray. Quado entrambi ebbero finito annuirono. «Quindi era vero che i suoi uomini vi avrebbero attaccati. E dite che il Gligar l’ha sconfitto lui?» disse Eelektross indicando Tri.
«Già. Capo, hai idea di che cosa possa essere successo?»
«Un paio, ma nessuna molto probabile.» Disse Eelektross. “Se quello che ho in mente è vero però… no, meglio lasciar perdere riguardo l’argomento, almeno per ora.”
«Avete visto gli altri?»
«No, non ancora. Speriamo arrivino presto.»
Attesero un po’ e alla fine videro Flaaffy e Surskit, traballanti sulle gambe. Accanto a loro però c’era un pokémon piuttosto grande. Quando capirono chi era rimasero di stucco. Si salutarono, poi ascoltarono la storia di quello che era successo.
«Ve la siete vista brutta eh?» disse Luxray.
«Già, temevamo di non farcela.» rispose Flaaffy, ansante.
«A questo punto mancano solo Plusle, Minun e Mud.»
«Allora non manca più nessuno.» Disse una voce alle loro spalze. Sobbalzarono e si girarono, trovandosi davanti Plusle, Minun e un evoluto Mud. Quelli li salutarono, e raccontarono anche il loro pezzo di storia.
«E questo è tutto. Ora direi di proseguire.» Disse Eelektross.
«Ne sei sicuro? Forse sarebbe meglio fermarsi a riposare per un po’.»
«No. Meglio non esporsi. Potremo riposare quando arriveremo in città. Non possiamo rischiare di essere colpiti da un altro agguato, sarebbe davvero troppo.»
E così gli undici proseguirono lungo il largo sentiero. Dal tetto dei Quattro Tempi, due figure li osservarono allontanarsi, poi rientrarono.
 
Cloud Town, “Il Fiore degli Skiploom”, 08/06/4783, circa le 02
Dragonite sbuffò. Aveva girato bettola per bettola la periferia di Cloud Town, e non era ancora riuscito a trovare il Tenente.
“Spero per lui che questa sia la volta buona.” Fissò la locanda. Il nome non era esattamente indicativo dell’aspetto. Era un edificio a due piani, grigio e quadrato, con i muri scrostati e il tetto mezzo rotto. Dragonite entrò. L’interno era affollato di pokémon impegnati a bere, a parlottare e a sghignazzare. Li fissò, passandoli in rassegna. Ladri, rapinatori, rapitori e… Lì, seduto al bancone, stava Charizard. Rise tra sé e sé. Il pokémon aveva la testa stesa sul bancone, le ali ripiegate sulla schiena. Anche senzale numerose cicatrici che gli ricoprivano il corpo, sarebbe stato fin troppo facile da notare. Quanti Charizard neri che emettono bizzarre scintille dal corpo potevano esserci al mondo? Da quel che sapeva, pochi.
Senza parlare, si avvicinò al pokémon e si sedette sullo sgabello accanto. Sorrise, e lo toccò leggermente.Quello si riscosse e si guardò intorno in cagnesco, ma appena lo vide si rilassò e sorrise, per quanto una chiostra di denti affilati come rasoi possa definirsi un sorriso.
«Salve tenente, hai intenzione di dormire ancora a lungo?»
«Salve capitano. Piacere di vederla. Ma perché mi cerca a quest’ora?»
«Se non passassi la giornata bazzicando da una bettola all’altro lo sapresti. Il Gruppo è qui e ormai si avvicina. La strategia di Pidgeot li rallenterà, ma non li fermerà. Quel punto debole dovrebbe averlo imparato dall’ultima volta. Nessuno sarebbe così stupido da credere che sette pokémon attacchino la base dell’Aviazione, fuggano senza subire danni e poi tornino spontaneamente in città. Come se non bastasse, il Luxray ha una cicatrice sull’occhio. Se qualcuno se ne fosse accorto il piano fallirebbe. E per finire sono feriti. Gliel’ho detto tante volte. Se vuoi agire, collabora con Gliscor. Ma quei due non andranno mai d’accordo.»
«Pfff, mi fanno sempre morir dal ridere quei due.» Disse Charizard, trattenendo una risata.
«E allora, esperimento M-4, hai intenzione di prendere il posto di Gliscor? Lo sai che nessuno avrebbe nulla da obiettare.»
«Ti ho già detto di non chiamarmi così, né di farmi quell’offerta. Perdermi il divertimento di farti da tenente? Starai scherzando. Che Gliscor si tenga pure il posto, non mi interessa scalare i ranghi.»
«Ehi, dammi due succhi di bacca» disse Dragonite rivolto allo Skiploom che stava dietro al bancone. Quello annuì e provvide a versarglieli. Dragonite ne porse uno a Charizard.
«Alla salute del mio migliore amico.» rispose quello trangugiandolo d’un fiato.
«Alla salute del mio migliore amico.» ripetè il drago sorridendo. Poi i due, ridendo, lasciarono una pepita sul bancone e uscirono.
«E allora, qual è il piano?»
Dragonite spiegò. E il sorriso di Charizard si fece improvvisamente molto più sinistro.
 
CAPITOLO 52: FRAMMENTI​
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Da qualche parte a Elettria, 08/06/4783, circa le 02Spinarak dormiva alla grossa sulla scrivania. D’altronde, nessuno consultava mai l’archivio ricerche, e in qualità di archivista non aveva mai molto da fare. Per lo più doveva spolverare e riporre quello che gli portavano. Per questo rimase così sorpreso quando qualcuno bussò alla porta. Si alzò, sbadigliando vistosamente, e imprecando si diresse alla porta. Quando aprì sbiancò. Il Professor Durant lo fissava dritto negli occhi.
«B-Buongiorno professore.» si affrettò a borbottare.
«Salve, Spinarak. Mi servono le copie di alcuni documenti.»
«Quali signore?»
«I dati sul progetto M di 10 anni fa. Devo fare dei confronti con i risultati attuali.»
«Certo signore, è fortunato. Non devo nemmeno cercarli, ecco le copie.»
«Che strano. Com’è possibile che tu le abbia già pronte?»
«Ieri notte è passato il Professor A. Si è fatto fare le copie di alcuni progetti, tra cui l’M.»
«E che altro?» domandò Durant, dubbioso.
«Vediamo… Il progetto S, il Progetto e i dati di analisi correlati.»
«Interessante. Ti spiacerebbe darmi una copia di tutto?»
«Ma certo, un secondo.» Poco dopo, le copie erano pronto.
«Bene, arrivederci.»
«Arrivederci signore.» Disse Spinarak, e appena Durant se ne fu andato chiuse la porta e tornò a dormire.
Nel frattempo, Ampharos stava esaminando i fogli che aveva preso dall’archivio.
«Dunque, esperimento M-1, risultati: fallito. Il soggetto perde il controllo. Esperimento M-2: parziale, il soggetto perde controllo solo durante l’attivazione. Esperimento M-3: Risultati similari all’esperimento M-2. Trasferito. Esperimento M-4. Risulati: successo parziale. Controllo della forma Agile dopo intenso allenamento. Incapacità di trasformarsi nella forma Brutale. Trasferito.» Continuò così, confrontando uno dopo l’altro i vari dati. Poi cambiò progetto. Progetto S. Grande Progetto. Le analisi. Li confrontò uno dopo l’altro, e alla fine impallidì.
«Se questo è vero però… No, impossibile. Una cosa simile è…»
«Impossibile?» Una voce alle sue spalle lo fece trasalire. Si voltò. Senza far rumore, Durant era entrato. «Le consiglio di eliminare la parola impossibile dal suo vocabolario. Ci è arrivato vero? Ha capito qual è lo scopo dell’Organizzazione. In tal caso complimenti. Solo io e i Generali, oltre al capo, ne siamo a conoscenza.»
«E adesso cosa mi farete?» chiese, in preda al panico.
Durant per un secondo rimase zitto, fissandolo. Poi inaspettatamente sorrise. «Cosa le faremo? Al momento solo io so che lei sa. Ebbene professore, io la farò diventare mio assistente. Una persona abbastanza intelligente da riuscire a capire il vero piano che va oltre le storie che abbiamo diffuso merita, come dire, una chance in più. Ci vediamo domattina alle 10» E uscì, lasciando Ampharos ancora più confuso.
 
Aeria, Bosco delle nuvole, 08/06/4783, circa le 04
Il gruppo emerse dalla foresta dopo altre due ore di cammino. Raichu e Plusle si stavano riprendendo, ma Surskit e Flaaffy erano conciati parecchio male. Quanto a Tri, era ancora addormentato sulla schiena di Luxray. Gli undici si diressero, seguendo i cartelli, verso Cloud Town. Per un po’ tutto procedette bene, poi iniziarono a sentire dei rumori.
«Ci seguono. In molti stavolta.»
«Credete siano ancora pokémon dell’organizzazione?»
«Probabilmente.»
E in quel momento dai lati della strada emersero diverse decine di pokémon. Contemporaneamente una decina scese su di loro dall’alto, fermandosi a pochi metri di quota. Quello più grosso, che sembrava il capo, li fissò.
«Bene bene, eccoli qua. I sette e i loro complici.» Il Fearow li guardò, con uno sguardo assassino negli occhi.
«Chi siete?» domandò Eelektross, cauto.
«Sono il capitano Fearow, dell’Aviazione. E voi siete in arresto.»
Il Gruppo rimase folgorato dallo stupore. Ma ancora una volta, Eelektross si riscosse «Di che state parlando. Abbiamo fatto qualcosa che possa essere considerato un reato?»
«Inutile che facciate i finti tonti. Voi sette» disse indicando uno a uno Plusle, Minun, Eelektross, Raichu, Emolga, Flaaffy e Luxray «Siete stati visti da decine di testimoni fuggire dalla base dell’Aviazione e rifugiarvi nella foresta.»
«Impossibile. Siamo appena usciti dalla foresta.»
«Slenzio. Ora vi scorteremo alla base dell’Aviazione, dove sarete posti sotto interrogatorio.»
Eelektross guardò gli altri. Lo sguardo di Luxray non prometteva per niente bene. Avrebbe sicuramente fatto qualche sciocchezza se non avesse agito in fretta. Non potevano combattere. E anche se avessero potuto, sarebbe stato controproducente.
«D’accordo. Ma per favore, alcuni di noi hanno bisogno di cure.»
«Vi cureremo, i criminali devono essere in buone condizioni. Ho la vostra parola che non fuggirete? Altrimenti vi dovremo legare.»
«D’accordo.» Eelektross si lasciò avvicinare ai lati da due pokémon, come tutti gli altri, e in fila indiana proseguirono verso Cloud Town, circondati.
 
Cloud Town, base dell’Aviazione, 08/06/4783, circa le 12
Arrivati in città, furono condotti alla base dell’Aviazione e chiusi in alcune celle dotate di brandine. Gli furono date varie bacche, per rimettersi in sesto. Quanto a Tri, fu condotto nella zona medica della base. Poco dopo, un Dodrio si avvicinò alla cella.
«Nulla di preoccupante, un sovraccarico elettrico. Abbiamo eliminato l’elettricità in eccesso, e ora sta riposando. Domani starà bene.»
Dopodichè, non poterono far altro che stendersi, chiedendosi cosa fosse successo. La mattina dopo, uno alla volta, partendo da Flaaffy, furono condotti alla sala interrogatori. L’ultimo fu Eelektross. Entrò nella stanza. Da un lato del tavolo stava Eelektross, mentre dall’altro Fearow e  un Crobat.
«Questo è il capitano Crobat. Ora,»disse rivolgendosi a Eelektross «I tuoi amici ci hanno raccontato una storia molto interessante su quello che vi sarebbe successo ieri sera. Posso sentire la tua versione?»
E Eelektross, glissando sul fatto che i nemici erano membri dell’Organizzazione, raccontò quanto era successo nella foresta. Fearow annuiva, mentre Crobat scriveva tutto quello che veniva detto. Alla fine, Eelektross terminò il racconto.
«Una storia interessante, non c’è dubbio. E corrisponde a quanto detto dai tuoi compagni. Ma allora dimmi, chi siete?»
«Ambasciatori di Elettria.»
«E cosa fate qui ad Aeria?»
«Non posso dirlo.»
«Hanno detto così anche tutti gli altri. In tre hanno addirittura dimostrato di essere mebri dell’S.T., o come si chiama il corpo di sicurezza di Elettria. Bene, puoi andare. Riconducetelo in cella.» Due guardie lo riportarono in cella, e Eelektross sbuffò.
 
CAPITOLO 53: UN FUTURO, DUE FUTURI​

Cloud Town, base dell’Aviazione, 08/06/4783, circa le 13
«Che ne dici?» chiese Fearow, mentre lui e Crobat bevevano un po’ d’Acqua Fresca per rinfrescarsi.
«Non saprei. Le prove puntano in parte contro di loro e in parte a favore.»
«Già. Da un lato, sono stati senz’ombra di dubbio sette pokémon come loro ad attaccarci. Ma d’altra parte, ci sono troppi punti poco chiari. Perché sarebbero tornati in città? Perché i membri dell’S.T. avrebbero attaccato una base? Inoltre, non vogliono parlarci di questa loro missione. Abbiamo solo capito che vogliono parlare con il re. E interrogando Flaaffy, abbiamo scoperto che c’entra la crisi energetica, anche se è l’unica cosa che siamo riusciti a cavargli.»
«E allora che facciamo? Li rilasciamo o li tratteniamo ancora?»
«Non saprei. Direi di…» Ma in quel momento qualcuno bussò alla porta, e Fearow aprì. Davanti alla porta c’erano tre pokémon che tutti a Cloud Town conoscevano.
Swllow, che si trovava davanti agli altri, lo fissò per un attimo, poi parlò «Allora, lei è il capitano Fearow, giusto?»
«S-sì.» Fece quello, guardando i tre.
Allora, a un cenno di Swellow, gli altri due si fecero avanti. Sigilyph si avvicinò davvero molto, tanto che l’occhio sulla testa era a pochi centimetri dal volto di Fearow. «Voi avete arrestato undici pokémon, facenti parte di un gruppo di ambasciatori di Elettria, dico bene?»
«Sì, esatto.»
«Rilasciateli immediatamente.»
Per qualche secondo Fearow non riuscì a parlare. Volse lo sguardo verso Xatu, il terzo, che però aveva uno sguardo assente, come se non stesse guardando lui, ma qualcosa oltre di lui. «Sentite, noi non possiamo…»
«Poche ciancie, più azione. Liberateli immediatamente.»
«Ma, posso almeno sapere il perché?»
«Non sono affari che ti riguardano. La visione di Xatu prevede che tu li liberi. Questo è il solo motivo per cui ci siamo rivolti a te.»
Fearow li guardò. Xatu, il Veggente. Sigilyph, l’Interprete. Swellow, il Messaggero. Quei tre erano in carica alla custodia dei quattro Templi, ed erano i discendenti di una stirpe che si occupava di comprendere le visioni del futuro e rivolgerle alle persone giuste.
«Sono accusati di un crimine molto grave. Hanno attaccato la base dell’Aviazione.»
«Sono innocenti.»
«Ci vogliono prove per dimostrarlo.»
«Vuoi una prova? Stanotte io e Xatu li abbiamo visti dal tetto dei Quattro Templi, tutti e undici. Inoltre Xatu ha avuto una visione del passato. Stanotte alle 24 erano impegnati in altro modo.»
A questo punto, Fearow non poteva controbattere. Come tutti a Cloud Town, sapeva che le visioni del Veggente erano sempre veritiere. Si chiese cosa avesse visto di così grave da spingerlo a presentarsi personalmente.
«D’-D’accordo, li rilascierò immediatamente. Vi dispiacerebbe firmare un foglio in cui confermate quanto avete detto. Sapete, la procedura…» l’ultima frase fu più che altro un borbottio timido, prima di voltarsi e andare verso le celle.
«Oh un’ultima cosa. Date al pokémon fluttuante e al Capitano dell’S.T. questo messaggio “Sulla strada del ritorno, fermatevi ai quattro templi”. Devo parlargli, ma la visione di Xatu dice che non posso farlo ora. E non dite loro di chi è il messaggio.»
Detto ciò, i tre firmarono rapidamente un foglio che Crobat porse loro e uscirono dalla base.
Fearow si diresse alle celle e aprì la porta. Allo sguardo interrogativo dei dieci, rispose «Siete liberi. Il vostro amico è in quella stanza.» disse indicando la porta dell’infermeria. «E ho un messaggio per voi due.» Disse indicando Raichu ed Eelektross «Sulla strada del  ritorno, fermatevi ai quattro templi. Questo è quanto, andate.»
«Posso chiedere a cosa devo questo improvviso cambio di rotta?» Chiese Eelektross, sorpreso.
«No. E ora andate, non rimane molto tempo se dovete andare a richiedere un incontro con sua maestà.» E Fearow si allontanò.
Poco dopo, gli undici erano all’esterno.
«Secondo voi cos’è successo?» domandò Emolga.
«Non ne ho idea, ma penso che per il momento sia meglio non pensarci, non è proprio il caso ora. Piuttosto Tri, come stai?» chiese Raichu, fissando il Pichu.
«Molto meglio, grazie.» rispose quello, sorridendo.
«Bene, allora direi che possiamo muoverci verso il palazzo.» disse sbrigativo Eelektross, e il gruppo si diresse alla volta della reggia.
 
Da qualche parte ad Aeria, 08/06/4783, circa le 14
«La seconda volta, ti rendi conto? Già la seconda volta!» Pidgeot, infuriato, stava girando da un lato all’altro della stanza, seguito a vista dal suo tenente, Honchkrow.
«Sì, signore.» rispose quello più annoiato che altro. Conosceva Pidgeot troppo bene per credere che contraddirlo fosse una buona mossa.
«La prima volta dieci anni fa, con quelli di Draghia. Non un grosso problema, li hanno acciuffati dopo, ma maledizione, questa volta è un bel guaio.»
«Ci sono sempre il Capitano Dragonite e il suo tenente.»
«Già, il capitano Dragonite. Chissà che sta facendo ora. E dove diavolo si è cacciato Gliscor? Non è ancora tornato.»
«Ah, giusto signore, uno dei suoi uomini ha lasciato un mesaggio poco fa.» Gli porse una lettera, che Pidgeot aprì e lesse. Quando finì, la gettò a terra.
«Quel brutto… Quel… Quel… Cosa diavolo crede di…»
«Signore, cosa c’è scritto sulla lettera?»
«Non ho tempo per spiegartelo. Devo correre a cercare Dragonite. Sempre che arrivi in tempo.»
 
Electronvolt, base dell’S.T., 08/06/4783, circa le 16
«Signore, ci sono una cinquantina di pokémon di Laghia qui fuori. Il loro capo porta un messaggio del Re di Laghia, Kingler.»
Galvantula si voltò verso Helioptile. Questi gli porse un foglio che sembrava essere appena stato asciugato. Lo lesse rapidamente e annuì.
«Bene, bene. L’esercito di Laghia sta arrivando. Sono ben 118.000 uomini, roba da far impazzire l’S.T. Dicono che sperano di riuscire ad arrivare in città senza intoppi. Hanno in programma di sbarcare a Volt Port. Mi converrà mandare qualcuno ad accoglierli e a guidarli verso il canale. Helioptile, per favore, provvedi a inviare una decina di pokémon.»
«Sì, signore.»
«E porta il messaggio anche a Wash prima di andare. Lascialo sulla sua scrivania, dato che è uscito a controllare come procedono i lavori.»
«Certo signore.»
Helioptile uscì dalla stanza, posò il foglio sulla scrivania del Generale Wash e uscì. Non sia ccorse del Luxio che lo osservò e, appena si fu allontanato, entrò nell’ufficio del Generale Wash, lesse il messaggio e uscì.
 
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CAPITOLO 54: ATTESE​
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Cloud Town, palazzo reale (ingresso), 08/05/4783, circa le 16

Il Gruppo attraversò la città guardandosi intorno. Molte case avevano porte anche nei piani alti, per evitare ai pokémon il fastidio di dover atterrare per entrare. Le strade erano affollate di venditori, passanti e probabilmente di ladruncoli col solo scopo di derubare chiunque si distraesse. Infine, arrivarono davanti al palazzo. Per vederlo bene dovettero alzare il capo pressochè in verticale: di fatto, il palazzo era un’unica, monumentale torre che saliva verso il cielo limpido.
«Incredibile. Sembra non avere fine.» commentò Flaaffy, rapito.
«Come abbiamo fatto a non vederlo prima?» domandò Tri.
«Siamo arrivati di notte e siamo stati subito scortati alla base dell’Aviazione. E qui in città le case lo hanno coperto.» Rispose Eelektross.
«In ogni caso è davvero enorme. Comunque quello sembra l’ingresso.» Raichu e il Gruppo si diressero verso una grande porta intarsiata rappresentante un albero su cui erano appollaiati pokémon volante.
Accanto alla porta, si trovava una scrivania consunta, con accanto il cartello “Richieste ingresso palazzo reale”. Sulla scrivania si trovavano due grossi libroni neri. Dietro un Dodrio fissava la corta fila di una decina di pokémon. Il Gruppo si mise in fila, e quando venne il loro turno si avvicinarono.
La testa centrale parlò «Salve, cosa posso fare per voi?»
«Salve, vorremmo richiedere un’udienza con sua maestà.»
La testa a sinistra rispose «E io vorrei un pacco di Baccarancie, ma la vita è così.»
La testa destra sospirò «Non importa, tanto non c’è mai niente di buono da mangiare.»
«Zitti voi due.» Il tono della testa al centro zittì le altre due, che però la guardarono in cagnesco. O almeno, quella di sinistra. Quella di destra fece una strana smorfia che poteva essere rabbia, sospirò e riprese l’aria triste.
«Comunque, c’è una lista d’attesa piuttosto lunga.»
«Non esistono eccezioni?»
«Certamente. I casi di emergenza nazionale hanno la precedenza assoluta. Si tratta forse di un caso di emergenza nazionale?» Il tono era palesemente sarcastico, ed era accresciuto dallo sguardo della testa di sinistra. La testa di destra sembrava aver deciso di tenersi fuori dalla discussione.
«Sì, si tratta proprio di un caso di emergenza nazionale. Anzi, mondiale.»
Le tre teste lo fissarono a bocca aperta. Appena si riprese Dodrio si volse verso il librone nero «Firmate qui, intestazione emergenza nazionale, e aspettate. Vado ad avvisare sua maestà del fatto. Sono 10 anni che non succede.»
Il Gruppo lo fissò, ma quello corse via talmente in fretta che non riuscirono a fermarlo e chiedergli a cosa si riferisse.
Non rimase loro altro da fare che aspettare.

Alvearia, 08/06/4783, circa le 17
«I nostri uomini sono pronti a partire, mie signore. Dia il segnale e partiremo.» Scizor, con un inchino, si diresse alla guida delle truppe insieme a Beedrill e Forretress. Le regine si misero in posizione, e la prima parlò «Ricordate. La nostra missione è della massima importanza. Salveremo Pokémos, e salveremo Lui. E ora partiamo.»
Con un grido, le truppe presero il volo, trasportando chi non poteva. Alla guida, Scizor, Forretress e Beedrill circondavano le tre regine, trasportate da sciami di Combee.
La direzione era Elettria.

Da qualche parte a Elettria, 08/06/4783, circa le 17
«Allora, cosa sappiamo degli spostamenti del gruppo?» Chiese il quarto generale, fissando Joltik.
«I messaggeri fantasma ci comunicano che attualmente si trovano ad Aeria. Ci risulta che stiano per ottenere un’udienza.»
«Cosa? E i capitani di Aeria che stanno facendo?»
«Pidgeot e Gliscor hanno fallito. Quanto a Dragonite, ha affermato che il suo piano agirà a tempo debito.»
«Al diavolo lui e i suoi piani. Cosa crede, che solo perché è a capo di Aeria non debba obbedire?»
«A proposito signore, c’è anche un’altra novità. Riguarda Gliscor.» Joltik riferì concitatamente il messaggio. Quando finì, fu congedato.
«Dobbiamo risolvere il problema.»
«Già. Non possiamo permettere una cosa simile. Quindi, cosa facciamo?»
«Ci penserò io. Gliscor è sotto la mia giurisdizione.»
«D’accordo. Lo affidiamo a te allora.» E gli altri 17 guardarono il Generale uscire dalla stanza.
Al suo passaggio, gli altri pokémon si fecero da parte. Senza badarci, entrò nella stanza del trasferimento.
«Jellicent! Frillish! Trasferitemi subito ad Aeria!»
I due pokémon si inchinarono, tremando dalla testa ai piedi. Poi Jellicent parlò «T-temo che ora s-sia impossibile signore. Ci sono numerosi carichi in a-arrivo da tutta Pokémos. E non possiamo a-annullarli.»
«Come sarebbe a dire? Non ho la precedenza?»
«T-temo di no signore. So-sono carichi diretti per l’unità di Ricerca, che come sa ha la p-precedenza assoluta.»
«Quanto credete ci vorrà?»
«C-circa dieci ore signore.»
«Chiamatemi appena avrete finito. E badate bene, siate puntuali.» Infuriato, uscì e si diresse nuovamente alla stanza dei generali.

Electronvolt, base dell’S.T., 08/06/4783, circa le 17
«Forza, pronti a partire.» Il capitano Dedenne fissò i nove pokémon al suo comando. Insieme, si sarebbero diretti a Volt Port, dove avrebbero atteso l’arrivo dell’esercito di Laghia. Poi li avrebbero guidati al fiume Volt, e da lì a Electronvolt.
«Tutto chiaro per la missione?»
«Sissignore!» Risposero all’unisono i pokémon.

Dedenne annuì, e i dieci partirono verso Volt Port, seguiti con lo sguardo da Galvantula. Il Generale sospirò e riprese a guardare le scartoffie. Chissà come procedeva la missione.
 
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