pensavo

liuton2005

sono qui solo di passaggio
Avete mai pensato che la personalità non esiste ma è solo una macchinazione per sopravvivere in una comunità?

Persino le cose più comuni della nostra vita potrebbero solo essere cose costruite sopra questi semplici ragionamenti ed è quindi difficile tornare alla base e capirne il funzionamento. Sarebbe come capire, partendo dal linguaggio di programmazione Java, come funziona un microprocessore.

Perciò se si pensa che l'"io" interiore non esiste ma è soltanto l'insieme delle reazioni degli altri ai nostri comportamenti e che in realtà il proprio "io" si trova negli altri possiamo capire facilmente che ogni persona è in realtà solo materia con un sistema nervoso.
 

Carmageddon

AGE IS JUST A NUMBER
Admin
liuton2005 ha scritto:
Perciò se si pensa che l'"io" interiore non esiste ma è soltanto l'insieme delle reazioni degli altri ai nostri comportamenti e che in realtà il proprio "io" si trova negli altri
Questo vale in certi casi, tipo quando devi trattenere una scoreggia perché sei in pubblico, ma in genere io sono io a prescindere da tutti gli altri.
 

liuton2005

sono qui solo di passaggio
Carmageddon ha scritto:
Questo vale in certi casi, tipo quando devi trattenere una scoreggia perché sei in pubblico, ma in genere io sono io a prescindere da tutti gli altri.
Pensa di vivere in un mondo dove esisti solo tu. In quel caso il concetto di "io" non avrebbe il minimo senso.

Prendere coscienza di sé stessi dovrebbe essere diretta conseguenza del contatto con gli altri e delle loro reazioni alle proprie azioni.
 
liuton2005 ha scritto:
Pensa di vivere in un mondo dove esisti solo tu. In quel caso il concetto di "io" non avrebbe il minimo senso.
Perché no? non sarei "io" a fare scelte per la mia vita/sopravvivenza in questo ipotetico mondo solitario?
 

liuton2005

sono qui solo di passaggio
Ipergorilla ha scritto:
Perché no? non sarei "io" a fare scelte per la mia vita/sopravvivenza in questo ipotetico mondo solitario?
Le scelte per la sopravvivenza le farebbe un essere umano incapace di capire che in realtà è un individuo.

Ma comunque è un'ipotesi assai impossibile in quanto, per arrivare a un'età alla quale essere capaci di provvedere a sé stessi, c'è bisogno di aiuto e in ogni caso, arrivati per assurdità a una certa età, questo essere umano vedrebbe le altre specie animali che sono accoppiate e capirebbe che anch'esso debba avere un partner da qualche parte, che non è solo.

In pratica questo ragionamento è sorto mentre ero a lezione con la testa poggiata sul banco a pensare all'implementazione dell'intelligenza artificiale e della coscienza nelle macchine. L'intelligenza artificiale esiste già perché in base agli ingressi qualunque macchina genera delle uscite e ci sono anche alcune macchine che sono capaci di imparare ad un certo grado ma non hanno ancora la coscienza di sé, quella che ci fa capire che "io" sono "io" e che "tu" sei "tu". E' a questo punto del discorso che ho capito che è improbabile che esista un "io" senza che esista un "tu". Il nostro carattere viene costruito in base alle reazioni degli altri alle nostre azioni ma la coscienza da cosa viene generata esattamente?
 
L

Larm

liuton2005 ha scritto:
Le scelte per la sopravvivenza le farebbe un essere umano incapace di capire che in realtà è un individuo.

Ma comunque è un'ipotesi assai impossibile in quanto, per arrivare a un'età alla quale essere capaci di provvedere a sé stessi, c'è bisogno di aiuto e in ogni caso, arrivati per assurdità a una certa età, questo essere umano vedrebbe le altre specie animali che sono accoppiate e capirebbe che anch'esso debba avere un partner da qualche parte, che non è solo.

In pratica questo ragionamento è sorto mentre ero a lezione con la testa poggiata sul banco a pensare all'implementazione dell'intelligenza artificiale e della coscienza nelle macchine. L'intelligenza artificiale esiste già perché in base agli ingressi qualunque macchina genera delle uscite e ci sono anche alcune macchine che sono capaci di imparare ad un certo grado ma non hanno ancora la coscienza di sé, quella che ci fa capire che "io" sono "io" e che "tu" sei "tu". E' a questo punto del discorso che ho capito che è improbabile che esista un "io" senza che esista un "tu". Il nostro carattere viene costruito in base alle reazioni degli altri alle nostre azioni ma la coscienza da cosa viene generata esattamente?
Molto interessante la riflessione sur la necessità di un « tu » come condizione d'esistenza di un qualunque « io ». La differenza tra un uomo e un oggetto è giustamente che il primo vive in una società assieme ad altri individui, mentre il secondo esiste e lavora in modo indipendente da ciò che gli è intorno (o almeno « crede » di farlo : poiché di fatto tutte le sue funzioni sono state programmate in precedenza da un essere vivente). Questo già permette di domandarsi : quante persone che si credono esseri umani si comportano in realtà come delle macchine ?

Quanto alla coscienza, essa è di fatto il risultato delle nostre interazioni con i simili e con il mondo circostante, si potrebbe dire la « crosta » esterna del nostro sistema psichico, quella direttamente legata alla percezione dei sensi (in particolare la vista).

In particolare, la coscienza e i sistemi che vi sono legati (l'attenzione, la memoria, l'immaginazione ecc) sono un sistema piuttosto sviluppato per permettere all'uomo di difendersi dagli choc esteriori che ne minacciano l'esistenza. Es. ho coscienza del fuoco perché ho sperimentato che il fuoco brucia e fa male, quindi ci sto attento.
 

liuton2005

sono qui solo di passaggio
Però la cosa veramente curiosa è immaginare una persona sola nell'universo. Questa persona riuscirebbe a prendere coscienza di sé? Riuscirebbe ad avere una coscienza qualunque?

Pensare che la coscienza di noi stessi sia solo una macchinazione è deumanizzante e in tutto questo discorso dove sta l'anima? L'anima di cui parlano i poeti e le religioni?
 
L

Larm

liuton2005 ha scritto:
Però la cosa veramente curiosa è immaginare una persona sola nell'universo. Questa persona riuscirebbe a prendere coscienza di sé? Riuscirebbe ad avere una coscienza qualunque?
E' una falsa domanda, una persona sola non può esistere (se non nell'apocalisse, ma poiché non ci sarebbe nessun altro a cui parlare, non avremmo nessun modo di sapere cosa pensa.)

L'essere umano ha almeno due genitori dietro di lui, fin dall'inizio della riproduzione sessuata.

liuton2005 ha scritto:
Pensare che la coscienza di noi stessi sia solo una macchinazione è deumanizzante e in tutto questo discorso dove sta l'anima? L'anima di cui parlano i poeti e le religioni?
Anima e coscienza non sono prima di tutto la stessa cosa (anima = da anémos, soffio vitale). La coscienza non ha veramente granché a che fare con le dottrine religiose.

Quanto alla coscienza, è precisamente la nostra « macchinazione » personale per sfuggire alla macchina stimolo-risposta della natura. Poiché abbiamo la coscienza, abbiamo la possibilità di elaborare delle soluzioni che sfuggono allo stato di cose naturale o abitudinario. Quindi essa è anche il principio della nostra libertà e della nostra umanità.
 
S

Sdrammatizzatore

Larm ha scritto:
E' una falsa domanda, una persona sola non può esistere (se non nell'apocalisse, ma poiché non ci sarebbe nessun altro a cui parlare, non avremmo nessun modo di sapere cosa pensa.)

L'essere umano ha almeno due genitori dietro di lui, fin dall'inizio della riproduzione sessuata.
Era un ragionamento per assurdo, quindi anche la risposta deve essere assurda. La tua è troppo razionale. Ok, ora picchiami.

Larm ha scritto:
Anima e coscienza non sono prima di tutto la stessa cosa (anima = da anémos, soffio vitale). La coscienza non ha veramente granché a che fare con le dottrine religiose.Quanto alla coscienza, è precisamente la nostra « macchinazione » personale per sfuggire alla macchina stimolo-risposta della natura. Poiché abbiamo la coscienza, abbiamo la possibilità di elaborare delle soluzioni che sfuggono allo stato di cose naturale o abitudinario. Quindi essa è anche il principio della nostra libertà e della nostra umanità.
Uhm, sicuri che la coscienza riesca nel suo ruolo? O fallisce in partenza, in quanto essa stessa parte integrante della natura, ovvero soggetta a leggi fisiche e chimiche? Alla fine il nostro pensiero non è altro che il risultato del movimento sconclusionato dei quark, e meno in dettaglio dell'attività elettrica e chimica dei neuroni. Basta pensare alle sostanze psicotrope: la loro azione  -delle volte di reale alterazione della coscienza, come alcuni anestetici-, testimoniano la fragilità del nostro concetto di coscienza.

La nostra sensazione di libero arbitrio su ciò che concerne la nostra volontà non è altro che una risposta automatica che parte dall'inconscio...

ma probabilmente queste cose le saprai meglio di me, Larm, forse è inutile che io scriva, tu potrai spiegarlo meglio.
 
L

Larm

Sdrammatizzatore ha scritto:
Era un ragionamento per assurdo, quindi anche la risposta deve essere assurda. La tua è troppo razionale. Ok, ora picchiami.

Uhm, sicuri che la coscienza riesca nel suo ruolo? O fallisce in partenza, in quanto essa stessa parte integrante della natura, ovvero soggetta a leggi fisiche e chimiche? Alla fine il nostro pensiero non è altro che il risultato del movimento sconclusionato dei quark, e meno in dettaglio dell'attività elettrica e chimica dei neuroni. Basta pensare alle sostanze psicotrope: la loro azione   -delle volte di reale alterazione della coscienza, come alcuni anestetici-, testimoniano la fragilità del nostro concetto di coscienza.

La nostra sensazione di libero arbitrio su ciò che concerne la nostra volontà non è altro che una risposta automatica che parte dall'inconscio...

ma probabilmente queste cose le saprai meglio di me, Larm, forse è inutile che io scriva, tu potrai spiegarlo meglio.
Nulla impedisce che il risultato sia qualitativamente differente delle cause. Se sappiamo che il mondo è mosso da quark, bisogna dire che a rigor di logica senza gli esseri umani non ci sarebbe nulla che si chiama « quark ». La prova di questo è che la parola non esisteva prima del 20esimo secolo, e che non è impossibile che tra 10, 20 o 50 anni si scopra che i quark non sono un buon modello descrittivo delle particelle.

Le sostanze psicotrope fragilizzano l'idea di una coscienza assoluta, ma non eliminano l'idea stessa di coscienza (difatto si parla di « stati alterati di coscienza » : non si può alterare qualcosa che non esiste). In realtà direi che essa resta sempre una nostra pietra di paragone, in un certo senso.
 
S

Sdrammatizzatore

Il limite, infatti, del mio ragionamento, era quello che tu hai sottolineato. Non si sa se i quark siano una teoria valida e per quanto essa sarà valida.

Comunque, personalmente, sono convinto che il grande mistero della coscienza umana sia comunque nella fisica e nella chimica, al di là delle molecole che dovrebbero essere implicate nel processo del pensiero. Con ciò non mi dichiaro ateo, ma non voglio sfociare nel discorso religioso, che è ora di pranzo, se permetti.

No che non eliminano la coscienza in sè, le sostanze psicotrope! Semplicemente le avevo chiamate in causa per richiamare l'attenzione su come essa sia "più materiale" di quanto si possa pensare. EDIT: e quindi con "fragilità del concetto di coscienza" intendevo nel senso che ancora si ha, probabilmente, un'idea fin troppo "immateriale" della stessa, quindi attaccavo in realtà "il modo in cui si concepisce il concetto di coscienza", più che altro, non la coscienza come "oggetto". :D . A volte sono autistico nella comunicazione.
 
Ultima modifica:
L

Larm

Sdrammatizzatore ha scritto:
Il limite, infatti, del mio ragionamento, era quello che tu hai sottolineato. Non si sa se i quark siano una teoria valida e per quanto essa sarà valida.

Comunque, personalmente, sono convinto che il grande mistero della coscienza umana sia comunque nella fisica e nella chimica, al di là delle molecole che dovrebbero essere implicate nel processo del pensiero. Con ciò non mi dichiaro ateo, ma non voglio sfociare nel discorso religioso, che è ora di pranzo, se permetti.

No che non eliminano la coscienza in sè, le sostanze psicotrope! Semplicemente le avevo chiamate in causa per richiamare l'attenzione su come essa sia "più materiale" di quanto si possa pensare. EDIT: e quindi con "fragilità del concetto di coscienza" intendevo nel senso che ancora si ha, probabilmente, un'idea fin troppo "immateriale" della stessa, quindi attaccavo in realtà "il modo in cui si concepisce il concetto di coscienza", più che altro, non la coscienza come "oggetto". :D . A volte sono autistico nella comunicazione.
Hai ragione, direi che la coscienza umana sia estremamente concreta e risponda a necessità reali. Si tratta dunque di definirne la funzione e il suo posto all'interno del sistema psichico in generale, ciò di cui la psicanalisi e le neuroscienze si occupano da molti anni, come conseguenza di uno smantellamento o di una ricostruzione storico-genealogica del concetto morale di coscienza (la voce della coscienza ecc). Di fatto credo non si possa più essere granché ingenui su questi temi, a parte probabilmente dove il Papa e i suoi fedeli esercitano il loro potere in modo regolare.
 

Steve

il magnifico
liuton2005 ha scritto:
Avete mai pensato che la personalità non esiste ma è solo una macchinazione per sopravvivere in una comunità?

Persino le cose più comuni della nostra vita potrebbero solo essere cose costruite sopra questi semplici ragionamenti ed è quindi difficile tornare alla base e capirne il funzionamento. Sarebbe come capire, partendo dal linguaggio di programmazione Java, come funziona un microprocessore.

Perciò se si pensa che l'"io" interiore non esiste ma è soltanto l'insieme delle reazioni degli altri ai nostri comportamenti e che in realtà il proprio "io" si trova negli altri possiamo capire facilmente che ogni persona è in realtà solo materia con un sistema nervoso.
Intanto non capisco se stai parlando di personalità o di Io. Perchè quando intento Io immagino di chiudermi solo in una stanza buia, il resto è il fuori, ciò che rimane è l'Io. Mentre, quando parlo di personalità, intendo il singolare modo di reazione agli stimoli esterni che varia da individuo a individuo. Anche se non ci fosse una comunità si riscontrerebbero in ogni caso differenze comportamentali tra tot individui presi in considerazione.

Essento questo il sunto della prima frase del tuo intervento, posso dire che di conseguenza il resto di quello che hai scritto è per lo più incomprensibile, come un collage di parole e frasi più o meno fatte, un po storpiate, e messe li affermando con sicurezza dopo poche righe che non c'è niente oltre a "materia con un sistema nervoso".

Non ho letto gli altri interventi perchè adesso non ho tempo, ma lo farò.

Piacere di avervi ritrovato qui dopo tanto tempo.
 
L

Larm

Steve ha scritto:
Essento questo il sunto della prima frase del tuo intervento, posso dire che di conseguenza il resto di quello che hai scritto è per lo più incomprensibile, come un collage di parole e frasi più o meno fatte, un po storpiate, e messe li affermando con sicurezza dopo poche righe che non c'è niente oltre a "materia con un sistema nervoso".
Siccome liuton non è di madrelingua italiana, e ciò nonostante scrive molto meglio di una buona parte dei madrelingua ; ma anche se non lo fosse, credo che rispettare quanto scritto dagli altri sia un buon punto di partenza per cominciare una qualsiasi discussione.
 
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liuton2005

sono qui solo di passaggio
Steve ha scritto:
Essento questo il sunto della prima frase del tuo intervento, posso dire che di conseguenza il resto di quello che hai scritto è per lo più incomprensibile, come un collage di parole e frasi più o meno fatte, un po storpiate, e messe li affermando con sicurezza dopo poche righe che non c'è niente oltre a "materia con un sistema nervoso".
La cosa più interessante del "ragionamento" (viaggio) che avevo fatto in quel momento è che noi cerchiamo noi stessi negli altri e se non ci fossero gli altri magari non esisterebbe la coscienza di noi stessi. Quest'ultima parte non può essere dimostrata in alcun modo ed è soltanto una teoria azzardata, sparata a caso.

Larm ha scritto:
Siccome liuton non è di madrelingua italiana, e ciò nonostante scrive molto meglio di una buona parte dei madrelingua ; ma anche se non lo fosse, credo che rispettare quanto scritto dagli altri sia un buon punto di partenza per cominciare una qualsiasi discussione.
Non ti preoccupare, non mi offendo. Questo topic l'avevo aperto nella sezione vomitoteca in uno stato di semi-ubriachezza.
 

Steve

il magnifico
Larm ha scritto:
Siccome liuton non è di madrelingua italiana, e ciò nonostante scrive molto meglio di una buona parte dei madrelingua ; ma anche se non lo fosse, credo che rispettare quanto scritto dagli altri sia un buon punto di partenza per cominciare una qualsiasi discussione.
Per cominciare una qualsiasi discussione un buon punto di partenza è anche leggere e capire quello che una persona sta dicendo.

Ciò che ho sottolineato con la mia affermazione non è tanto il modo in cui è stato scritto (sono anche io dell'idea che sappia scrivere bene), ma piuttosto la mia intolleranza nei confronti di chi, anche senza volerlo, trae conclusioni affrettate da premesse sbagliate, incomplete o che non c'entrano affatto con l'argomento trattato.

Non capisco che cosa c'entri il fatto che liuton non sia di madrelingua italiana, anche se il tuo è un buon artificio retorico per giustificare la tua critica verso di me di non rispettare la sua posizione.

Ricapitolando: la tua obiezione verso di me è di criticare liuton per il suo scorretto uso del linguaggio gratuitamente, non essendo io a conoscenza del fatto che non sappia l'italiano bene quanto me? O di essere irrispettoso nei suoi confronti?

Rispondo anticipatamente se è così:

Per prima cosa non credo che non lo sappia bene quanto me, anzi. In secondo luogo, io ho criticato quanto ha scritto, rispettandolo ma anche rispondendo con metodo critico. Forse non con una critica feconda quanto poteva essere, ma forse è soltanto indice del fatto che non sono riuscito a comprendere cosa lo ha portato ad affermare con assoluta sicurezza che la metafisica non esiste. Tanto per parlare di conclusioni affrettate, come dicevo prima.

La cosa più interessante del "ragionamento" (viaggio) che avevo fatto in quel momento è che noi cerchiamo noi stessi negli altri e se non ci fossero gli altri magari non esisterebbe la coscienza di noi stessi. Quest'ultima parte non può essere dimostrata in alcun modo ed è soltanto una teoria azzardata, sparata a caso.
A proposito di teorie azzardate e sparate a caso!

"Nel trattare le figure del servo e del padrone Hegel ha voluto dare un esempio del movimento dialettico insito nella coscienza. 'La coscienza è l'assoluta inquietudine dialettica', aveva affermato; ciò vuol dire che nella sua propria costituzione e formazione, la coscienza entra in rapporto con se stessa e con altre coscienze, in un gioco di conflitti e superamento di conflitti che vengono descritti in termini non psicologici, ma storico-culturali, come descrizione di figure e momenti della storia dello spirito umano. Nella figura dell'autocoscienza non è più la conoscenza, ma è la condotta pratica ad essere oggetto di analisi dialettica. È in tale dimensione che l'individuo avverte realmente se stesso, come distinzione di sé dagli altri. "
Ci può entrare qualcosa?
 
L

Larm

Steve ha scritto:
Per cominciare una qualsiasi discussione un buon punto di partenza è anche leggere e capire quello che una persona sta dicendo.

Ciò che ho sottolineato con la mia affermazione non è tanto il modo in cui è stato scritto (sono anche io dell'idea che sappia scrivere bene) ma piuttosto la mia intolleranza nei confronti di chi, anche senza volerlo, trae conclusioni affrettate da premesse sbagliate, incomplete o che non c'entrano affatto con l'argomento trattato.

Non capisco che cosa c'entri il fatto che liuton non sia di madrelingua italiana, anche se il tuo è un buon artificio retorico per giustificare la tua critica verso di me di non rispettare la sua posizione.

Ricapitolando: la tua obiezione verso di me è di criticare liuton per il suo scorretto uso del linguaggio gratuitamente, non essendo io a conoscenza del fatto che non sappia l'italiano bene quanto me? O di essere irrispettoso nei suoi confronti?

Rispondo anticipatamente se è così:

Per prima cosa non credo che non lo sappia bene quanto me, anzi. In secondo luogo, io ho criticato quanto ha scritto, rispettandolo ma anche rispondendo con metodo critico. Forse non con una critica feconda quanto poteva essere, ma forse è soltanto indice del fatto che non sono riuscito a comprendere cosa lo ha portato ad affermare con assoluta sicurezza che la metafisica non esiste. Tanto per parlare di conclusioni affrettate, come dicevo prima.
Avresti potuto chiedergli un chiarimento. Invece hai preferito pensare che sia una persona che « trae conclusioni affrettate » e che « scrive per frasi a caso ». Questa la chiamo malevolenza, nel migliore dei casi.
 

Steve

il magnifico
Larm ha scritto:
Avresti potuto chiedergli un chiarimento. Invece hai preferito pensare che sia una persona che « trae conclusioni affrettate » e che « scrive per frasi a caso ». Questa la chiamo malevolenza, nel migliore dei casi.
Non è una malevolenza nei confronti del soggetto, è una malevolenza verso la maniera in cui è stato trattato l'oggetto della contesa. Con conclusioni affrettate, tratte da ragionamenti sconnessi è poco logici. Io non ho parlato di una persona, ho parlato di un ragionamento. Se la cosa mi sta a cuore e la difendo a spada tratta, mea culpa. E' vero, qualcuno direbbe che ho perso in partenza.

Rileggendo in ogni caso il tutto, mi sembra qualcosa di molto simile al passaggio da Coscienza ad Autocoscienza della Fenomenologia dello spirito.
 
L

Larm

Se è per quello, le idee espresse sono simili a quelle di numerosissimi autori della filosofia contemporanea (tutta la tematica dell'intersoggettività, del Tu, dell'Altro dalla fenomenologia in poi, se non dalla psicanalisi). Non era certo quello il punto della questione.

Ti vorrei giusto far notare che non si fanno molti progressi criticando dei passaggi a proprio avviso « sconnessi e poco logici » senza produrne a sua volta (quello che hai fatto finora è stato solo citare o riprodurre dei pensieri fatti da altri autori, e citare equivale nella maggior parte dei casi a evitare la riflessione). La mancanza di uno stile logico « bello », che in questo caso altro non è che uno stile logico conforme ai tuoi standard e al tuo gusto personale, non dovrebbe impedire una riflessione sul contenuto. Oltretutto mi pare che liuton scrivesse volontariamente e manifestamente secondo una modalità « intuitiva », ovvero senza pretendere di produrre un trattato ben organizzato.

Evitiamo i giudizi ad personam, concentriamoci sul contenuto e ogni discussione potrà svolgersi in modo ben più civile e concreto.
 
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Steve

il magnifico
Larm ha scritto:
La mancanza di uno stile logico « bello », che in questo caso altro non è che uno stile logico conforme ai tuoi standard e al tuo gusto personale, non dovrebbe impedire una riflessione sul contenuto. Oltretutto mi pare che liuton scrivesse volontariamente e manifestamente secondo una modalità « intuitiva », ovvero senza pretendere di produrre un trattato ben organizzato.

Evitiamo i giudizi ad personam, concentriamoci sul contenuto e ogni discussione potrà svolgersi in modo ben più civile e concreto.
Non è una malevolenza nei confronti del soggetto, è una malevolenza verso la maniera in cui è stato trattato l'oggetto della contesa.
In secondo luogo, io ho criticato quanto ha scritto, rispettandolo ma anche rispondendo con metodo critico.
Ciò che ho sottolineato con la mia affermazione non è tanto il modo in cui è stato scritto (sono anche io dell'idea che sappia scrivere bene), ma piuttosto la mia intolleranza nei confronti di chi, anche senza volerlo, trae conclusioni affrettate da premesse sbagliate, incomplete o che non c'entrano affatto con l'argomento trattato.
Mi pare evidente che non solo non ti sei sforzato di capire quanto ho scritto, ma nemmeno di leggerlo.

La prossima volta tieni conto anche di quanto scrivo se vuoi argomentare. Grazie!

Ah, se ti interessa, ma solo se lo leggi veramente questa volta, la tesi che ho confutato è questa:

possiamo capire facilmente che ogni persona è in realtà solo materia con un sistema nervoso.
 
liuton2005 ha scritto:
Avete mai pensato che la personalità non esiste ma è solo una macchinazione per sopravvivere in una comunità?

Persino le cose più comuni della nostra vita potrebbero solo essere cose costruite sopra questi semplici ragionamenti ed è quindi difficile tornare alla base e capirne il funzionamento. Sarebbe come capire, partendo dal linguaggio di programmazione Java, come funziona un microprocessore.

Perciò se si pensa che l'"io" interiore non esiste ma è soltanto l'insieme delle reazioni degli altri ai nostri comportamenti e che in realtà il proprio "io" si trova negli altri possiamo capire facilmente che ogni persona è in realtà solo materia con un sistema nervoso.
Scusami, non so se ho capito quello che hai cercato di dire: a sensazione mi sembra che queste idee siano quelle a cui é giunto Weber nei suoi trattati sociologici, quando afferma che l'atteggiamento del singolo é intenzionalmente riferito all'atteggiamento degli altri, nonché determinato da questo riferimento.

Anche se tu hai messo la questione sul piano della "formazione del proprio Io".

Mi sbaglio?
 

liuton2005

sono qui solo di passaggio
Non riesco proprio a capire quello che mi succede. Praticamente non riesco più ad essere sereno. Sono inquieto. Penso troppo al mondo, alla realtà e a come tutto passi attraverso il nostro cervello. Quando ero più piccolo mi sembrava tutto così chiaro e semplice invece adesso tutto è troppo chiaro, non riesco più a trovare misteri.

Potrei dire che il mio stato d'animo è dovuto alla mancanza d'affetto ma non sarebbe altro che un piacere che mi tenga fuori dai guai.

Non vi sto nemmeno qui a porre domande perché tanto non ci sono risposte alle mie domande. Anzi, io non ho nemmeno domande.

Perché dovrei continuare sulla strada della vita se è tutto uguale? E' tutto ripetitivo: piaceri, dolori, emozioni, ragionamenti.

Non ha nemmeno senso questo inutile meccanismo dentro ognuno di noi che cerca il perché delle cose.

Vorrei tanto essere un albero e fare tutto quello che fa un albero e non avere il peso della coscienza. Non avere più la possibilità di scelta.

Se avessi un pubblico che applauda le cose cambierebbero? Davvero conta così tanto quello che gli altri pensano?

Non soffro di una malattia terminale e non sto morendo di fame. Sono solo arrivato al limite della mia esistenza attuale e questo mi preme.

Mi sento una macchina difettosa e vorrei solo che qualcuno mi staccasse la spina, senza dolore né rimpianti.
 
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liuton2005

sono qui solo di passaggio
Penso che in fin dei conti ognuno di noi abbia bisogno di amici o di una vita sociale attiva. L'uomo è un animale sociale e secondo me non può stare isolato senza subire danni psicologici.

La realtà, non importa che esista o meno, ci viene data dal contatto con gli altri. Abbiamo bisogno del parere di qualcuno. Se esistono persone a cui basta fidarsi solo di se stesse allora quelle persone vengono viste come lunatiche, solitarie, pazzi.

L'unica cosa che mi turba non poco è non aver ancora conosciuto di persona persone abbastanza introspettive quanto me. Forse dovrei aprirmi di più con le persone e vederne le reazioni. Sarà divertente..
 
L

Larm

Non è congiuntivo, è indicativo presente. « che applaude » è subordinato all'oggetto della frase principale (« un pubblico ») e non alla frase intera, dunque non ha bisogno di congiuntivo.

Provalo con altri verbi e ti renderai conto che ti sembra illogico e pesante (« se avessi un cane che facesse i balzi » « se mia nonna avesse delle rotelle che cigolassero » ecc).

PS : tu non hai per forza bisogno d'essere estroverso. Le persone introverse sono di solito quelle che imparano a riflettere prima di parlare : non è una cosa d'ogni giorno. Prenditi cura di te stesso, il resto verrà da solo.
 

liuton2005

sono qui solo di passaggio
Ho capito.

liuton2005 ha scritto:
Se avessi un pubblico che applauda le cose cambierebbero?
L'incertezza è sul verbo "avere" e non sull'applaudire del pubblico.

P.S. Grazie però è difficile andare avanti con tanta solitudine dentro. Non è che non ci siano persone intorno a me ma se mi mettessi a raccontare quello che penso, penserebbero che sia pazzo.
 
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