Fic Challenge 2019: I VINCITORI!

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Ed eccoci finalmente arrivati al momento che in tanti hanno a lungo atteso: ecco i vincitori della Fic Challenge 2019!

Hanno partecipato:

Ven32 con "Ash e Arceus"
Lucanik con "La finale o la fine?"
Novecento con "Geoguessr"
Iudexium con "Nameless Shiarada"
Ponty con "L'Equazione di Dio"
Fabiana con fic senza titolo
APESHIT con fic senza titolo.

ED ECCO I RISULTATI!

Al terzo posto: "L'Equazione di Dio" di Ponty, con una media di 8,2 punti!
Al secondo posto: Storia senza titolo di Fabiana, con una media di 8,3 punti!
Al primo posto: Storia senza titolo di APESHIT! Con una media di 8,6 punti!

[VI UCCIDO PERÒ COI SENZA TITOLI >_>]

I premi sono uguali a quelli dell'edizione precedente, ossia una ricarica da 50€ per il primo classificato, una da 25€ per il secondo e una da 15€ per il terzo! Vanno richiesti via messaggio privato a @Gkx .

Congratulazioni A TUTTI perché avete partecipato.
Chi non ha preso voti alti non si demoralizzi e ci riprovi l'anno prossimo!

Ed ecco i 5 giudizi, comprensivi di commento e di voto. La classificazione finale è stata ricavata semplicemente sommando i voti e dividendoli per 5.

Sky:

Aleterla:
Ash e Pikachu.

Forse all'autore sfugge la differenza tra recensione/critica e racconto, perché quella che ho letto non è una fic, ma una critica lunga, lunghissima, fin troppo prolissa sull'anime, neppure tanto originale se vogliamo dirla tutta. Viene utilizzato l'escamotage di Arceus che vuole manovrare l'avventura di Ash, ma non è che un pretesto per criticare tutte le scelte fatte dagli sceneggiatori negli anni: critiche che posso pure appoggiare ma qui, in questo concorso, sono fuori luogo, perlomeno poste in questa maniera. Sorvolo sull'ironia e sulle battute fatte per rendere divertente la recensione (che a me non hanno fatto ridere, ma lì si va per gusti soggettivi), meno sul fatto che il semplice punto possa rimpiazzare praticamente ogni altro tipo di punteggiatura.

Racconto fuori gara, nel senso che con quello che stiamo facendo qui non c'entra una mazza.

Voto: 1/10.


La finale o la fine?

Dobbiamo far finta che non sappiamo chi ha scritto questa fic? Cioè, anche non l'avessimo saputo in anticipo, sarebbe stato comunque palese dopo le prime due righe di lettura.
Ok, sarò forse in terribile errore, ma a me pare che questa fic sia stata scritta in un momento di forte rabbia o depressione: per carità, le opere migliori nascono nella sofferenza, quindi posso pure dare la mia benedizione sul metodo; sia come sia, la fic è scritta bene e contiene un paio di momenti WTF che se non altro risvegliano l'attenzione se il tema basket non ti sta particolarmente a cuore. Ammetto di essermi un po' (tanto) annoiato nella prima parte, con l'introduzione del protagonista con la sua storia e la sua psicologia, mentre sono se non altro rimasto incuriosito nella parte finale, dall'incidente fino alla fine della storia, che non ho particolarmente amato perché mi è sembrato fin troppo surreale per una fic pressoché realistica: mi ha sorpreso, ma in negativo. Sorry, Luc, tvb comunque.

Voto: 5/10


GeoGuessr

Il racconto mi ha allo stesso tempo divertito e incuriosito. Ho apprezzato tantissimo l'humor della protagonista, soprattutto nel momento di maggiore tensione sul treno: non si capisce perché due ragazze appena conosciutesi decidano di farsi compagnia l'un l'altra andando in posti che entrambe non conoscono, ma non sto lì a chiedere troppo.
Il racconto è scritto bene, ci vedo anche un messaggio ai lettori di lasciarsi guidare dall'istinto e lasciarsi sorprendere dalla vita, di tanto in tanto, ma magari ce l'ho trovato solo io; per quanto riguarda GeoGuessr in sé, invece, ho ovviamente googlato per capire se l'autore se lo fosse inventato di sana pianta o se esistesse realmente: esiste ed è anche figo.

Voto: 7/10


Storia senza titolo

Non sono veramente sicuro di aver capito questa storia fino in fondo. Parla di un uomo o ragazzo che subisce un incidente stradale e tutto il racconto non è che un flusso non lineare di pensieri e sensi di colpa. O almeno, questo è quello che ho capito, rileggendola ancora. Il livello di scrittura è ottimo, la lettura un po' difficoltosa anche a causa del tentativo di capire il racconto; il finale è d'impatto, dovrebbe essere del tutto chiarificatore ma mi restano dei dubbi. Dò una valutazione basata sulla mia interpretazione del brano, ma ammetto di essere parecchio incerto: spero di non prendere una cantonata colossale.

Voto: 8/10.



Nameless Shiarada

Questa fic è MERAVIGLIOSA, anche se il mio concetto di meraviglioso qui è un po' lontano da quello descritto dai dizionari. Da amante modesto del trash, non posso non amare questa opera, un concentrato di personaggi, ambientazioni, citazioni, pensieri e collegamenti senza senso che mi hanno abbastanza divertito per cinque minuti buoni; ci vuole una certa dose di fantasia per mettere insieme questo caos in poche righe, cercando di concentrare il tutto in una piccola trama di senso compiuto (che ok, non vincerà il premio Strega, ma ho decisamente letto di peggio) e non posso esserne indifferente.
Detto questo, il racconto non aspira a vincere, come neanche l'autore immagino, ma personalmente gli affiderei il premio simpatia; la fic non è neanche scritta male, a parte per una virgola fuori posto, probabile conseguenza di una svista. Non posso dargli un voto altissimo per ovvie ragioni, ma vorrei sentitamente ringraziare l'autore per questo trash di cui la Challenge aveva bisogno, senza neanche saperlo.

Voto: 5.5/10.


L'Equazione di Dio.

È una storia molto bella e intensa. L'autore è stato bravo a descrivere la moltitudine di pensieri e stati d'animo del protagonista, posti in una narrazione davvero fluida, scorrevole; livello di scrittura alto.
È una bella storia, da leggere con piacere: magari non è una di quelle storie che mi fanno saltare dalla sedia, manca forse di un momento forte, di qualcosa che ti spiazzi o ti lasci a bocca aperta; mi ha anche un po' deluso il finale, che non ho probabilmente compreso appieno (attendo delucidazioni dall'autore) e che mi pare arrivato in maniera un po' brusca, ma rimane una delle migliori fic del concorso, a mio avviso.

Voto: 7.5/10.


Ultima fic (titolo ???)

Questa fic credo di sapere chi l'ha scritta. È un racconto autobiografico, ben scritto, capace di trasmettere anche ad un uomo, anche solo minimamente, le ansie, le preoccupazioni, i timori, i dolori di chi attende un bambino con trepidazione.
Provando ad immaginare di non sapere minimamente chi abbia scritto la storia e, quindi, di non sapere del lieto fine, proverei molto probabilmente tristezza nel capire, durante il racconto, che probabilmente la storia non avrebbe avuto un lieto fine; l'autore (ehm...) è stato bravo a creare il pathos adeguato, a rendere il racconto non banale ed emozionante: poteva risultare un racconto sdolcinatissimo e mieloso fino al vomito, ma il risultato è una fic bella, godibilissima e in cui molti genitori possono immedesimarsi.
Voto: 7/10.
Dany:
Ash e Pikachu

"fic" al limite dell'ammissibilità semplicemente perché nel regolamento non siamo stati più specifici di "elaborato scritto". Cos'è? Una sinossi dell'anime come se la trama fosse orchestrata da Arceus narrata dal suo punto di vista? No, perché dopo i primi due capitoli inizi a togliere questa "cornice". Un saggio critico sull'anime Pokémon con una narrazione di contorno? Dati i paragoni con altre serie estranee al brand potrebbe sembrare, ma verso la fine lo riempi di considerazioni personali su quanto ti piaccia o non ti piaccia, quindi non lo è. Una serie di considerazioni personali sull'anime? Non avrebbe molto senso la cornice e la premessa. Solo il non aver deciso che genere di elaborato dovesse essere, mischiando cose completamente diverse senza alcun senso logico ti impedisce di arrivare alla sufficienza. Ma è solo l'inizio. Il tuo titolo è "Ash e Arceus, Ovvero: perché capitano tutte ad Ash?" questa domanda non trova risposta se non nella premessa, quindi i casi sono due: o hai sbagliato il titolo, o ci potevi risparmiare 10 pagine di tema. Tu hai presentato 11 pagine di riassunto della storia dell'anime accompagnate dalle critiche più banali e già viste che esistano (peraltro, puntualmente errate, ma non entrerò in merito perché non è questo il luogo adatto per farlo). Dov'è l'originalità? Il risultato è una noia infinita che accompagna il lettore dall'inizio alla fine perché sa benissimo dove stai andando a parare (oltre ad irritazione nel mio caso perché le tue argomentazioni, ripeto, sono errate; serve a poco scrivere nel disclaimer che non si tratta delle tue opinioni se poi riempi il testo di "secondo me"). Presentarsi in un contest di questo tipo con un "saggio critico" (supponendo che questa fosse la tua intenzione, uscita poi malissimo) è già rischioso di suo, ma almeno fai lo sforzo di presentare le cose sotto un punto di vista differente o inaspettato. Che ne so, fammi un paragone tra Ash e la sindrome di Peter Pan piuttosto. Sicuramente già visto, ma meno pesante che leggersi 11 pagine di un adolescente (suppongo sia questa la tua età) che commenta che non gli piace un prodotto palesemente orientato ai bambini perché non soddisfa i propri bisogni. Per concludere l'uso dei nomi dei Pokémon con la minuscola non ha senso, soprattutto quando trovo Ho-Oh scritto correttamente in mezzo agli altri. Lessico, sintassi e grammatica decenti per quanto di basso livello, ma i due congiuntivi sbagliati sono la condanna definitiva per non andare oltre 1/10.


La finale o la fine?

Una grande occasione sprecata. La trama è interessante, ma la narrazione rovina un po' tutto. A tre anni di distanza sono costretto a rimangiarmi le parole e a tirare in causa Novecento e il suo "show, don't tell". Non puoi fare un flusso di coscienza in cui racconti tutte le premesse dell'evento snocciolandole una dopo l'altra, perdi completamente la natura umana dei personaggi. Tralasciando il fatto che ai fini della storia ci sono un sacco di elementi inutili perché non caratterizzano nessun personaggio ma fanno solo da background inutilizzato, la fic avrebbe funzionato molto meglio se la narrazione fosse avvenuta tramite un dialogo tra il protagonista e i suoi compagni di squadra o il suo nemico giurato la mattina della partita stessa. La fidanzata immaginaria continuo a non capire perché esista anche dopo averla letta due volte e il suo spazio potrebbe essere stato preso da qualcun altro. La scena della caduta nella partita è l'unica su cui non ho nulla da ridire e che ho apprezzato molto, ma il post incidente è ancora un lungo elenco di domande senza risposta. Partiamo dal presupposto che no, un medico, soprattutto sportivo, non prenderebbe mai con leggerezza una situazione simile perché il trauma psicologico è ovviamente immenso e quindi il rischio di suicidio non è da sottovalutare. Poi perché mi butti lì così il fatto che non abbia i genitori? A sto punto, piuttosto che la Miss Italia immaginaria mettimi i genitori immaginari il giorno prima della partita se proprio vuoi fare quella parte, ma dimmi anche nel concreto come si manifesta nel protagonista il problema di non avere genitori, mostrami come ha superato il trauma della loro perdita e, perché no, paragonalo al nuovo trauma. Mostrami come ha intenzione di superare questa sfida, o la sua rassegnazione alla disperazione, prima di far arrivare il suo allenatore ad ucciderlo. Potevi spingere sul dramma umano di chi si sta cercando di rialzare dopo una batosta, ma vede negata questa possibilità, oppure sul sollievo ed il conflitto interno dell'omicidio come termine del suo dolore. Tu non hai scelto nessuna di queste strade e quindi non puoi andare oltre la sufficienza: 6/10.


GeoGuessr

Due punti in meno per aver insultato i Leonardo. Inizia la fiera del "presumibilmente mi serve la roba assunta dai personaggi per capire la fic". È sicuramente quella scritta meglio di questo contest, con una narrazione esilarante e molto coinvolgente. Le battute della protagonista sono taglienti al punto giusto senza scadere nel troppo volgare e il paragone con Chi l'ha visto? funziona benissimo anche per chi come me conosce poco o nulla del programma. Interessante la scelta di tutti i dettagli sui trasporti pubblici di Milano. Io ho apprezzato molto perché ho riconosciuto i vari riferimenti, sono curioso di leggere cosa ne pensano i miei colleghi, perché passino le fermate della rossa, ma i Leonardo non so in quanti abbiano capito che cosa fossero. I due personaggi sono abbastanza solidi, soprattutto la protagonista. L'altra ragazza emerge anche lei abbastanza bene nel finale, che è la parte che mi lascia perplesso. Qual è lo scopo della fic? Far ragionare il lettore su quanto la vita sia un susseguirsi di impegni e doveri mostrando l'importanza di perdersi nella semplicità dello sconosciuto ogni tanto? Se questo era il tuo obiettivo perché relegargli solo un paio di frasi nella sua spiegazione? Il finale mi sembra veramente tanto affrettato. Inoltre è anche presente un evidente errore causato da una revisione poco attenta o di un cambiamento dell'ultimo secondo, perché Claudia pensa che devono sembrare amiche che vanno insieme "il più fuori possibile", citando una battuta che sarà fatta da Marina 30 righe dopo. Tutto ciò mi fa pensare ad una mancanza di tempo, o meglio, di una pessima gestione del tempo perché in due mesi una fic di tre pagine poteva essere gestita alla perfezione. Nonostante questo enorme difetto sul finale non posso non riconoscere che prima di quello la fic era stata impeccabile, quindi metto 8/10.


Storia senza titolo

La fic più difficile da giudicare. Un monologo che ricorda tanto una composizione poetica in un contest di questo tipo è sicuramente un'altra scelta azzardata. Siamo indiscutibilmente fuori dal mio campo di esperienza, ma devo comunque trovare un giudizio. Il testo è incredibilmente scorrevole per quello che potrebbe essere potenzialmente un pippone infinito. La storia che c'è dietro è intricata da cogliere. Sono curioso di sapere se la parte in cui hai detto che il narratore non ricorda il suo nome e il suo volto sia stata presa da your name., ma comunque credo che la trama sia la seguente. Il narratore sta raccontando in punto di morte di come non sia riuscito a scrivere una storia perché ha fatto un incidente causato dalla guida con cellulare ed uccidendo la "protagonista" che è differente dal "protagonista" nominato precedentemente? Anche qui c'è un viaggetto mentale di fondo non indifferente che non ho colto a pieno. Però il lessico è ottimo, il ritmo è coinvolgente, le emozioni ci sono (mi ha fatto piangere, ma ho la lacrima più facile del solito in questo periodo), e l'azzardo va premiato: 8/10.


Nameless Shiarada

Una fic acerba di uno scrittore che ha ancora tanto da imparare, a partire dall'uso corretto della punteggiatura. Periodi troppo lunghi contengono discorsi eccessivamente surrealistici da poter essere giustificati con il genere non sense. La storia non mi trasmette nulla, sono un susseguirsi di azioni e discorsi che non portano da nessuna parte dei personaggi terribilmente piatti. L'unico elemento apprezzabile è un Lucifero un po' fuori dagli schemi che ammette sostanzialmente di aver avuto una relazione con un uomo (anche se avrei trovato più audace lasciarlo donna). Tuttavia l'incipit non si comprende e non è utile ai fini della storia, la parte del cambio di turni poteva essere snellita di molto (tra l'altro non si capisce che lavoro facciano nel concreto se parli di attrezzi visto che dovrebbero essere una setta religiosa). La conversazione con Lucifero non ha senso, né ha senso il cambio di idea del protagonista che non viene giustificato o motivato. La scelta finale di Plutone per la questione dei calzini spaiati sarebbe stata interessante se l'avessi spiegata, ma non l'hai fatto e nessuno ha capito le peculiarità di quella popolazione. Pertanto non posso che darti una insufficienza grave: 4/10


L'Equazione di Dio.

Un'altra fic che parte bene per terminare in modo veramente incomprensibile. Tutta la narrazione iniziale è buona, viene messo a punto in modo impeccabile lo show don't tell di cui parlavo nel giudizio della seconda fic. Le interazioni tra i personaggi sono spiegate mano a mano dai comportamenti e dai pensieri, non c'è una parte di narrazione delle premesse. Queste emergono naturalmente nella vicenda che è sicuramente un ottimo punto a suo favore. Ho trovato geniale la scelta di non dare un nome ai protagonisti, perché è una informazione del tutto inutile ai fini della trama e dimostra quanto sia studiata la stesura di questo racconto. Normalmente chiunque cerca di forzare da qualche parte i nomi, anche dove non sono necessari. Tu non l'hai fatto invece, perché è naturale che un figlio non chiami suo padre per nome ed è veramente plausibile che in un dialogo non si usino i nomi di persona. Si percepisce il dramma umano del folle genio abbandonato da tutti i suoi affetti dal punto di vista del figlio che è uno scenario non così frequente. Vedo benissimo la frustrazione di chi vorrebbe una vita normale ed è costretto a non abbandonare il padre perché mosso da pietà nonostante questo lo faccia stare male. La freddezza con cui il figlio afferma che vorrebbe suo padre morto e che l'avrebbe ucciso lui stesso se avesse avuto modo di non subire conseguenze è qualcosa di agghiacciante, ancor più per la naturalezza con cui è evocato questo pensiero in mezzo agli altri. I tuoi personaggi sono veramente tanto umani e realistici e proprio per questo non accetto il finale proposto. Il padre trova la melodia di Dio, che il figlio ovviamente non capisce. Questo gli fa superare il limite e riversa su di lui la frustrazione degli ultimi 10 anni, in una scena bellissima, e poi... Le stelle si riuniscono a formare uno spartito e sente una musica celestiale. Perché? Il tuo mondo era reale, non c'era traccia del sovrannaturale, non puoi far spostare le stelle così. Avrei voluto vedere il cambiamento nell'interazione tra padre e figlio, o un inizio di cambiamento, invece la storia si tronca brutalmente a metà di quello che potrebbe tranquillamente essere una allucinazione dovuta a muffe inalate nella cantina. Il mio sdegno nel finale non può annullare però il resto della stesura che è impeccabile: 9/10


<titolo mancante>

La bellezza della semplicità. Una storia di straordinaria normalità. Ti conosco a sufficienza da sapere che hai trascritto né più né meno di quello che ti è successo in gravidanza (in caso contrario, Fabiana, sappi che hai uno stalker molto inquietante che ti ha seguita in sala parto). Dal punto di vista di una persona che si trova bene con qualsiasi bambino "purché stia ad almeno 10 metri di distanza" e che non ha mai empatizzato con degli infanti, complimenti. Sei riuscita a commuovermi. Riconosco che è particolarmente facile, soprattutto in questo periodo, ma non era scontato. Trasmetti a pieno i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti, ci si riesce ad immedesimare in te e a percepire la tua sofferenza. Ho avuto un po' di patemi d'animo perché temevo che presa da un istinto sadico avresti fatto morire la bambina durante il parto (visto che normalmente le fic challenge sono storie di tragedie), ma c'è stato un lieto fine. Un lieto fine chiaro, completo e soddisfacente. L'unico di tutta la competizione. Sommato alla narrazione di tutto rispetto per quanto non eccellente, il mio voto è 8/10.
Lucas992:
1: Ash e Arceus
Decisamente non ci siamo. Innanzitutto, perché questa non è una fic originale ma un riassunto dell'anime Pokémon infarcito di opinioni personali e delle solite "battute" trite e ritrite: Ash che non invecchia mai, non fa evolvere i suoi Pokémon, è una schiappa assistita dalla fortuna, etc. Non mancano numerosi errori (come E' al posto di È o perchè al posto di perché), qualche typo, nomi dei Pokémon scritti in minuscolo. E aggiungiamoci i tempi verbali che cambiano un po' a caso, persino all'interno della stessa frase. Insomma, non riesco proprio a trovare qualcosa di salvabile.
Voto: 0/10

2: LA FINALE O LA FINE?
Sembra la classica storia dove il protagonista ferito alla fine si rialza e torna più forte di prima, e invece no: il racconto prende una piega diversa, fino a che qualcuno decide di concluderlo con il suo personalissimo "lieto fine". E come se non bastasse, arriva un ulteriore colpo di scena, quasi a voler "completare" le parole di questo qualcuno. Nella sua semplicità l'ho trovata molto godibile. Devo però abbassare un pochino il voto perché c'è qualche errore.
Voto: 7/10

3: GeoGuessr
Fic un po' particolare che ho dovuto rileggere un paio di volte prima di apprezzarla appieno. Anche qui abbiamo una storia che prende una piega diversa da quella che ci si aspettava qualche riga prima, offrendo un interessante spunto di riflessione. Dopo la prima lettura la conclusione mi sembrava un po' frettolosa, ma pensandoci su credo sia una cosa voluta per lasciare spazio all'interpretazione ed alla riflessione del lettore, e l'ho apprezzata.
Voto: 8/10

4: Storia senza titolo
Una storia che all'inizio sembra un po' confusionaria, e rivela solo alla fine le sue vere "intenzioni" dando un senso al tutto. Questa fic mi è decisamente piaciuta: è scritta bene, è scorrevole nonostante l'apparente "confusione" e mi ha coinvolto durante la lettura, facendomi venir voglia di arrivare il prima possibile alla fine per capire cosa ci fosse sotto. Decisamente promossa.
Voto: 9/10

5: Nameless Shiarada
Questa fic non mi ha convinto. Anche rileggendola più volte, non capisco bene dove voglia andare a parare e quale fosse l'obiettivo dell'autore/autrice; forse la mia scarsa conoscenza del tema contribuisce un po', ma trovo comunque troppo confusionaria la storia. Ci sono poi alcuni errori e l'utilizzo della punteggiatura rende la lettura un po' pesante, quindi non me la sento di dare una sufficienza.
Voto: 5/10

6: L'Equazione di Dio
Il modo più efficace che ho trovato per descrivere questa fic è "occasione mancata". La storia è bella ed efficace nel descrivere la vicenda fra il narratore/protagonista e suo padre, ma poi si conclude in un modo che mi lascia un po' con l'amaro in bocca. Il protagonista ha davvero avuto l'illuminazione all'improvviso? O l'autore/autrice ha volutamente lasciato qualcosa aperto all'interpretazione del lettore? Peccato, perché il resto del racconto è davvero piacevole.
Voto: 7/10

7: [fic senza titolo]
Storia semplice e lineare, ma comunque molto apprezzabile. Ottimo lavoro dell'autore/autrice nel raccontare un momento molto importante ma anche molto delicato della vita di una (futura) mamma, con le varie sensazioni che si provano: c'è posto per felicità e determinazione, ma anche per paura e sofferenza. Fic scritta molto bene e decisamente coinvolgente, anche per i lettori che non potranno mai provare le emozioni descritte dalla narratrice/protagonista, quindi giudizio assolutamente positivo.
Voto: 9/10
Zago:
- Ash e Pikachu

Penso che siamo tutti d’ accordo sul fatto che l’ anime sia un’ emerita stronzata e che Ash sia un deficiente, ma la cosa che salta subito all’ occhio di questa fic è che non ha una direzione ed il motivo non è il nosense, perché anche nel nosense bisogna avere le idee chiare ed il genere che hai scelto non è un pretesto giustificare la tua confusione.

Sarò chiaro: Che cos’ è questa fic? È una parodia o è una recensione dell’ anime? Perché alterni le parti raccontate dal punto di vista di Arceus alle tue opinioni personali, e anche se fosse qualcosa che hai fatto per creare comicità a me personalmente non ha fatto ridere. Davvero frustrante.

Peccato! Perché l’ idea di per se non era malvagia, ragion per cui non ti darò un giudizio troppo basso ma non posso darti la sufficienza, considerando poi che non sei stato uno di quei Giargiana che ha consegnato l’ ultimo giorno alle 23.59 ti do 4,5 sulla fiducia.

Trova una via.

4,5/10



- LA FINALE O LA FINE?

La tua passione per questo sport è tangibile e percepibile, e che parli di Basket o meno non posso non riconoscere che il racconto intrattiene e che sia scritto bene.

Qual’ è il problema? Non mi è arrivata empatia per la fine del protagonista, tantomeno ho capito il finale.

Quale messaggio volevi trasmettere? Perché mi dovrei affezionare al personaggio? L’ unica cosa che sappiamo sul suo passato è che è una giovane promessa del Basket e che aveva una ragazza immaginaria, elementi che purtroppo non bastano per empatizzare con il protagonista se uno non ha mai provato tali esperienze o ha una passione per questo sport tale quanto la tua… e non puoi pretendere che sia così.

La parte sui sacrifici che Victor ha dovuto compiere per arrivare dove è arrivato mi è piaciuta ma avresti dovuto concentrarti di più su quella, si è sentita la mancanza anche a livello di lunghezza del racconto… avrebbe aiutato.

La storia è un miscuglio tra quella di Manuel il nuotatore e Million Dollar Baby ma sviluppata male e con i tuoi deliri mentali.

6/10



- Geoguessr

In realtà avrei poco da dire su questa fic, è una di quelle che mi è piaciuta di più ma nonostante ciò non la metterò al primo posto per il semplice fatto che temi trattati in altre fic mi hanno coinvolto di più.

Voglio comunque farti i complimenti perché ho trovato originale il tema, azzeccata la collocazione geografica, azzeccato il contesto, insomma si vede che c’ è uno studio dietro.

La sensazione di climax è percepibile ed il ritmo che hai scelto nella narrazione non mi ha fatto pesare il fatto che alla fine si trattasse di un gioco.

Confesso che sono anche un po’ di parte, le ragazze misteriose mi hanno sempre affascinato e se mi fossi trovato al posto della protagonista non mi sarebbe quasi sembrato così assurdo seguirla pur avendo saputo che non c’ era nessuno stalker.

Ma un piccolo appunto devo fartelo, io posso capire che molti vogliano trasmettere anche le loro passioni con i racconti ma evita di inserire forzatamente analogie con Yu-Gi-Oh e con la Psicologia specialmente quando si è consapevoli che non tutti possono capirle… non era necessario, davvero! Ottimo invece come hai “pubblicizzato” il gioco ed anche i paragoni con il sushi, se dovesse essere stato un Product Placement ti avrei dato 10.

7,5/10



- Storia senza titolo

Questa fic insieme All’ equazione di Dio trovo che siano le più difficili da giudicare.

Scritta in maniera impeccabile, concetti astratti che lì per lì non capisci di cosa stia parlando poi sul finale: BAM! L’ illuminazione. Geniale.

Bello l’ azzardo, sviluppato oserei dire perfettamente e nessun concetto inutile espresso come magari invece ho trovato in Geoguessr o La Finale o la Fine?

Dal mio punto di vista il racconto migliore del contest, complimenti! Shantaram.

9/10



- Nameless Shiarada

Cazzo è sta roba? Come già detto in Ash e Arceus il nosense non giustifica effettivamente mettere cose a caso senza ne capo ne coda e in maniera forzata, bisogna che ci sia comunque una logica ed una direzione.

Personalmente non ci ho capito niente ed sembra scritta da un cane.

0/10



- L’ equazione di Dio

Bella storia! Ottime le descrizioni, narrazione scorrevole, il racconto mantiene l’ interesse della lettura e riesce secondo me in quello che ha fallito Victor Therussian: farti provare empatia per il protagonista e suo padre.

Anche qui non vengono espressi concetti inutili, e se volevi collocare il contesto della musica e del pianoforte nella storia per un qualsiasi motivo, che ti piaccia il pianoforte o meno, secondo me ci sei riuscito alla perfezione senza forzature.

Ho apprezzato molto anche il finale a libera interpretazione, e mi duole ammettere di aver messo questa fic al secondo posto per il semplice fatto che La Storia Senza Titolo mi è piaciuta di più.

Complimenti comunque.

8,5/10



- Titolo?

Il titolo cristo! Un buon titolo fa la metà del lavoro, è anche uno dei motivi per cui ho messo al primo posto La Storia Senza Titolo.

Detto questo… I figli sono una gioia vero? Io quest’ anno faccio 24 anni, ed il problema di molto 20enni della mia generazione è che o fanno figli troppo presto senza pensarci o non sanno veramente se li vogliono.

Bhe! In entrambi i casi consiglierei a tutti di leggere questo racconto, un racconto davvero bellissimo! La verità, le emozioni, le paure si percepiscono tutte… e fino alla fine il timore che potesse finire male l’ ho avuto, lo si percepisce come la lama del barbiere sul collo, basterebbe affondare la lama un po’ di più e tutto potrebbe finire.

Ma non è questo il caso, e come ogni cosa che lì per lì provoca sofferenza alla fine diventa la soddisfazione più grande.

Un brutto anatroccolo che diventa un cigno o un piccolo miracolo.

8/10

Ancora grazie a tutti, e alla prossima edizione!
 
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AGE IS JUST A NUMBER
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Ecco la raccolta di tutte le fic!

ASH E ARCEUS - di Ven32



LA FINALE O LA FINE? - di Lucanik

LA FINALE O LA FINE?


<< Non starai esagerando coi caffè? >>
<< Non più di quanto tu stia esagerando con l'apprensione. È il quarto oggi: dopo cena, come sempre. >>
<< Sì, ma domani non sarà una giornata qualsiasi...avrai solo da giocare la partita più importante della tua carriera fino ad ora e stanotte dovresti quantomeno provare a dormire! >>
<< AH! Beccata! Quindi adesso ti preoccupi affinchè io possa performare al top? Non avevi promesso che avresti tifato contro di me? >>
<< Beh...infatti ho tuttora paura che in caso di trionfo, anche perchè sei il leader della squadra, la tua popolarità possa aumentare a dismisura; e con essa la quantità di ragazze che ti ronzerebbero attorno. Ma è più forte di me: non riesco a darla vinta alla gelosia, ti amo troppo. >>
<< Anch’io. Tu m'hai scelto quand’ero un signor nessuno, sai benissimo che non potrei mai rimpiazzarti! >>

Quant’è adorabile, eh? Fa la dura ma poi cede.
Non mi sento di biasimarla troppo, tuttavia: essere la fidanzata di Victor Therussian, astro nascente del basket collegiale statunitense, è un fardello notevole da portare.
La conobbi l’anno scorso a Roma ad un evento mondano sulla pallacanestro e fu sùbito colpo di fulmine: curve generose anzichenò, sorriso sbarazzino, visino perennemente acqua & sapone, capelli corti portati divinamente, il suo passato da giocatrice nelle leghe cestistiche minori italiane, quel tatuaggio di Michael Jordan sulla coscia e poi quell’abilità di palleggiare col tacco 12 quasi non accorgendosi della differenza con le scarpe da ginnastica...praticamente tutto di lei mi rapì sin dal primo istante. Certo, fosse stata un po’ più bassa non avrebbe guastato, ma non si può pretendere tutto. Sì, mi piacciono le tappette, ok?
Alcuni anni fa venne eletta, meritatamente direi, reginetta del più famoso concorso di bellezza femminile in Italia nonostante una sua infelicissima frase sulla seconda guerra mondiale abbia fatto discutere parecchio. Tutto normale, lo Stivale è il Paese delle polemiche dopotutto.

Quanto al sottoscritto...sono la più grande speranza dei Syracuse Orange che aspirano a tornare campioni NCAA dopo l’exploit del 2003, trascinati da Carmelo Anthony. Modestia a parte, mi ritengo un giocatore molto più completo di Melo; perchè sapete, non so se l’avete sentito dire in giro, ma nel basket tutti e cinque i giocatori devono anche pensare a difendere.
Eppure un altro traguardo raggiunto mi rende ancor più orgoglioso della mera completezza cestistica: prima l'essermi fatto accettare nel gruppo e dopo esser riconosciuto come capitano in uno spogliatoio interamente composto da afroamericani. Per la precisione Corey Harris, Shammy Wells ed i fratelli Marcus & Justice Young quelli che inizieranno il match con me nella formazione titolare.
Partendo dal basso, umilmente, dicevo. Una sorta di Bill Russell a colori della pelle invertiti, con tutte le dovute cautele e precisazioni del caso...a partire dal fatto che i bianchi non sono mai stati fatti oggetto di leggi razziali per cause cromatiche, nè recentemente e tantomeno sessant'anni fa; in più ci dividono i due campionati universitari vinti ma soprattutto gli UNDICI (!) professionistici, quest'ultimo di gran lunga record NBA.
Fortunatamente lo scontro ideologico fra razze si eviterà all'atto conclusivo, essendo il team avversario composto da etnie miste...tra le quali spicca Mark Pherrare, mio rivale ed amico nonchè loro stella. Ci siamo promessi reciprocamente di giocare la miglior gara della nostra vita: il classico << che vinca il migliore >> per intenderci.

L'ultimo ostacolo verso la conquista della cosiddetta "March Madness", torneo che prende il nome dal mese nel quale si svolge ogni anno, si chiama Texas Longhorns: un'università che, pur non avendo il sangue blu in tutti i sensi come Duke ed i suoi Blue Devils, è molto più prestigiosa della nostra...cosa che certamente influenzerà l'arbitraggio.
Infine, dopo la finalissima a prescindere dal risultato, l'NBA: la concretizzazione del sogno americano...la chiamata al piano superiore, quello dei grandi, tra i professionisti. I migliori atleti al mondo. Da buon viso pallido, saltare non sarà mai il mio mestiere ma il caro vecchio tiro dalla media distanza vale due punti proprio come la schiacciata più impressionante.
Obiettivo: farmi scegliere al draft dai Phoenix Suns. Non importa se con la prima scelta assoluta, l'importante è approdare in Arizona.


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Alla fine pure quel gran giorno giunse, come qualsiasi data che sembra troppo lontana o non arrivare mai; prima di quanto potessimo credere ci ritrovammo già in campo ad aprire le ostilità, nel senso puramente agonistico del termine.
Tempo un paio di possessi ed un passaggio degli avversari deviato dal sottoscritto scatenò un contropiede che io & Justice, il quale nel frattempo aveva recuperato la palla vagante, dovevamo soltanto decidere come finalizzare essendo completamente smarcati. Vuoi per troppa fiducia, vuoi per eccesso d'entusiasmo, scelsi la soluzione spettacolare e continuando a correre gridai << JUS! JUS! ALZAMELAAAA! >>

Furono le ultime parole felici che pronunciai. Il destino, visto quanto fu crudele con me, poteva perlomeno evitarmi la beffa di rendere una persona chiamata "Giustizia" l'indiretta causa della peggior ingiustizia che possa capitare ad uno sportivo.
Presi come siamo dal ritmo frenetico delle nostre vite, non ci ritagliamo attimi nei quali fermarci a riflettere su quanto i millisecondi od i millimetri possano far la differenza: potessi tornare indietro nel tempo, basterebbero davvero accorgimenti minimi per ottenere cambiamenti massimi.

In gergo tecnico viene detto "alley-oop", nella fattispecie "condanna" sarebbe un nome più calzante. Justice lasciò partire il pallonetto ma lo calibrò male: la traiettoria troppo lunga della sfera si spense tra gli spettatori sugli spalti senza ch'io riuscissi ad appoggiarla in rete afferrandola al volo. Le mie mani arrivarono comunque sul canestro, ma prive della convinzione necessaria: pressochè immediatamente le dita scivolarono dal ferro ed io mollai la presa, o meglio quest'ultima mollò me, franando sul parquet a peso morto.
Sul palazzetto, una bolgia fino ad allora, calò improvvisamente un silenzio funereo...lacerato unicamente dalle mie urla di dolore. La diagnosi fu a dir poco impietosa ma purtroppo la medicina, e figuriamoci la medicina sportiva, non ha emozioni: rottura del legamento crociato anteriore, del crociato posteriore, del legamento collaterale mediale, dei sogni di gloria, del menisco laterale e tanto per gradire lussazione della rotula. Ci credereste se vi dicessi che tutto questo non era neppure la parte peggiore? Io all'inizio non volli crederci e finchè potetti continuai a mentire al lato testardo di me stesso.

<< È solamente una brutta distorsione...giusto, dottore? Un giorno potrò giocare alla Talking Stick Resort Arena? >>
<< Guardi, mettermi a ridere sarebbe la risposta più appropriata. Lo sa che in un ginocchio ci sono quattro legamenti, vero? >>
<< Sì. >>
<< Ecco, il suo ne ha tre completamente da buttare; inoltre le analisi ematiche hanno evidenziato sul retro un'arteria danneggiata che dunque porterà alla cancrena. >>
<< Vuole dire che... >>
<< Sì, purtroppo dovremo amputarle la gamba sinistra. Mi dispiace. >>

Stiamo scherzando? Mi son quindi bruciato l'intera adolescenza tra sacrifici e rinunce per diventare nel migliore dei casi un atleta paralimpico o, ancòra peggio, accontentarmi di giochicchiare qualche partitella al campetto con gli amici? A parte che per precauzione non coltivo più amicizie da quando cominciai a diventar famoso. Ma poi...semplicemente NO. Non è per questo che ho trascorso innumerevoli sabati sera in palestra mentre i miei coetanei si divertivano con le coetanee; dove sono i semi che ho piantato? Il sangue, il sudore e le lacrime che ho versato?
Certo, facile obiettarmi che pur nella sfortuna sono stato fortunato rispetto ad altri: Grant Hill, per dirne uno, rischiò addirittura di restarci secco a causa d'una infezione fulminante da stafilococco contratta durante un'operazione alla caviglia.
Spiacente, ma non ho mai capito come le classiche storie alla Alex Zanardi possano avere un lieto fine. Com'è accidenti possibile che certi personaggi riescano a reinventarsi dopo incidenti così gravi? A rifarsi una routine professionale e non? Ad amare la vita più di prima? Mi prendono per i fondelli?

In momenti come questi penso che dei genitori m'avrebbero potuto fare assai comodo.
Jus è l'unico che viene a trovarmi qua in ospedale: molto probabilmente spinto dai rimorsi di coscienza, ovvio...ma francamente, e Vespasiano vorrà perdonarmi quest'appropriazione indebita con annessa storpiatura della sua celebre frase, "compagnia non olet".
Mi tiene costantemente aggiornato sul mondo da cui sono stato sradicato come una pianta dal terreno: mi amareggiò sapere non tanto che avevamo straperso l'ambìta finale coi Longhorns...quanto che Mark, onorando fino in fondo la promessa, pure troppo, sùbito dopo il fattaccio aveva disertato quella partitissima essendo impossibilitato a confrontarsi con me. Ragazzo d'altri tempi. Ma anche offeso, sembrerebbe suggerire la sua scomparsa.

****SLAM!****

La porta della mia stanza s'è appena spalancata con tale violenza che temo abbia spaccato la parete.
Francis Cornelius, il mio allenatore negli Orange? Che ci fa qui?

<< Sorpreso di vedermi, Vic? Come va? >>
<< Coach Cornelius? Cosa diav... >>
<< No, aspetta, non dirmelo; ti conosco bene! Lasciami indovinare: scommetto che vedi tutto negativo, vorresti morire ed altre stronzate simili. Solo perchè t'hanno impiantato una fottuta gamba giocattolo. >>
<< Ma... >>
<< ZITTO! Devi tacere, cazzo! Tu non hai minimamente idea di cosa voglia dire veder affondare le vite dei propri cari oltrechè la propria in un mare di merda. I miei averi...li avevo scommessi tutti sulla nostra vittoria, fino all'ultimo dannato centesimo; per colpa del tuo forfait però ho perso tutto. La mia famiglia sarà costretta a vivere, anzi, sopravvivere sotto i ponti. >>
<< ... >>
<< Tranquillo! Questa soluzione potrà far felici entrambi: uccidendoti andrò in prigione ma, oltre ad essermi vendicato, mi sarò almeno assicurato un letto e pasti caldi quotidiani. In cambio libererò per sempre il tuo ego smisurato dalla sofferenza che lo attanaglia, poichè nemmeno gli egoisti come te oserebbero chiedere l'eutanasia qualora fossero nella tua stessa situazione; voi latinofili dite "do ut des", confermi? >>

I titoli di coda iniziano a manifestarsi sulla mia faccia sotto forma d'un ghigno...il quale si sta allargando man mano che Francis, tremando come un budino, estrae dalla tasca dei calzoni una pistola.


Delusi dalla mancata visita dell'innominata? Lei non esiste, è la mia ragazza immaginaria. Chissà, forse in un'altra dimensione potrebbe esistere sul serio; ed in un'altra ancora o nella medesima, perchè no, io potrei persino fidanzarmi. Magari con un'appassionata di pallacanestro. Chi vivrà, vedrà: voi vivrete e vedrete sicuramente. A me restano ancòra pochi istanti di vita...ma forse vedrò. Da lassù.


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<< Il basketball è l’unico sport che tende al cielo. Per questo è una rivoluzione per chi è abituato a guardare sempre a terra. >> [William "Bill" Felton Russell]
STORIA SENZA TITOLO - di Apeshit

Storia senza titolo

«Scrivo una canzone senza titolo
Scrivo una canzone senza pensare a dove andrà
E chi l'ascolterà, libero
Per raggiungere l'essenza»
(Marracash, Untitled)


C’era una storia. Ma la storia se n’è andata, volatilizzata.
L’avevo scritta a penna sul mio diario, ma le pagine ora sono illeggibili e non so più cosa c’è scritto.
La parte di memoria da cui era nata è stata cancellata.
Non ne rimane più nulla. Era una storia bella, profonda, malinconica. Tutti quanti l’avrebbero amata.

C’era un titolo per questa storia. Ma il titolo se n’è andato, volatilizzato.
Il post-it su cui era stato scritto è stato spazzato via dal vento quel giorno in cui ho aperto la finestra. Lo feci proprio nel momento in cui la folata era diretta verso la mia stanza. E tutto, compreso quel foglietto giallo, ha cominciato ad alzarsi per aria, a mescolarsi, e allontanarsi sempre di più, con l’obiettivo di spargersi nel mondo e per il mondo, raggiungendo case conosciute e città sconosciute, volando a ovest, oltre l’orizzonte osservabile a occhio nudo, oltre i grattacieli della città, superando con noncuranza i confini tracciati dall’uomo.
Era un titolo bello, ad effetto. Tutti quanti avrebbero voluto leggere una storia con un titolo del genere.

C’era un’idea. Ma l’idea se n’è andata, volatilizzata.
Travolta da decisioni improvvise e comportamenti non previsti.
È affondata sollevandosi per aria, riuscendo a fuggire dalla presa delle mie dita, semplicemente oltrepassandole. E per quanto io cercassi di riprenderla, per quanto le mie dita si chiudessero ad uncino, lei si sollevava sempre più in aria. Cosciente di quello che stava facendo, come se fosse sadica, crudele.
Fuggiva verso l’alto, finché ai miei occhi non rimase nulla. Invisibile.
Se ne va via tutto a questo mondo: le storie, i titoli, le idee. È tutto così leggero, tutto si solleva con estrema facilità e sparisce prima che possa cercare e tentare di riportarlo a terra, al tuo fianco. Tutto sembra esser privo di radici, parola che ormai non ha più un significato. Tutto sembra privo di un attaccamento capace di darci una certezza. Una certezza che sarebbe tollerabile anche se fosse flebile. Ma quantomeno presente.

C’erano le parole per definire il rapporto alla base di questa storia. Ma le parole se ne sono andate, volatilizzate.
È successo quel giorno al mare.
Quel giorno in cui il sole non scaldava, il vento non soffiava e la luce non illuminava, la sabbia non scottava. I pesci non nuotavano, gli uccelli non volavano e gli squali non mangiavano. Le ruote delle biciclette non ruotavano, le macchine non si muovevano e il treno non sfrecciava.
Due forze si erano scontrate senza guardarsi, senza parlarsi, senza toccarsi, senza brandire alcuna arma propria o impropria. Dopo lo scontro era diventato tutto fermo, tutto era morto. Si era creato un vuoto da cui qualsiasi forma di vita era bandita e laddove ce ne fosse stata traccia, sarebbe morta per la mancanza di amore, quel tipo di amore necessario al mantenimento della vita.
Erano parole belle, importanti, ricercate. Tutti quanti avrebbero riflettuto sul loro significato.

C’era un protagonista per questa storia. Ma se n’è andato, volatilizzato.
Lo aveva detto tante volte: «Un giorno vi sveglierete e non mi troverete più» e così ha fatto. È l’unica cosa che ricordo di lui, il resto è stato cancellato.
Qual era il suo nome? Quanti anni aveva? Quale era il suo tono di voce? E i suoi capelli?
Nulla, non ricordo nulla. Solo le minacce di andarsene. Quante volte lo aveva fatto? E quante volte era rimasto al suo posto? Il proprio posto, come i peluche che la mamma poi ti dice di mettere via dopo che si è cercato di conquistare il mondo tra le mura della propria camera.
Non gli credeva nessuno. Ma ormai anche lui stesso faceva fatica a credere a quello che diceva.
Poi però lo ha fatto ed è sparito, senza possibilità di ritorno. Sgretolato. Di lui rimase soltanto polvere, perché fondamentalmente quello è sempre stato.
Scappato, ma perché. Per partire alla ricerca di un brivido che potesse destarlo dalla sua apatia. Scappato per lasciarsi alle spalle quella gabbia di vetro che diventava sempre più piccola, sempre più soffocante e opprimente. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo i muri di quel carcere gli parevano avvicinarsi sempre di più. Ma niente ti desta dall’apatia, nessun brivido è capace di smuoverti, niente ti libera dalle tue prigioni. Neanche te stesso. E scappare, scappare non servirà a niente. Gli alberi storti rimarranno storti. Le case storte saranno sempre storte. E una gabbia di vetro sarà sempre il luogo in cui sarai imprigionato se si tratta di uno stato mentale e non di un luogo fisico.
Se n’è andato via. Nessun lettore lo avrebbe amato, nessuno avrebbe provato simpatia per lui. Eppure era così fondamentale. E da quando se n’è andato anche la storia è venuta meno.

C’era un protagonista per questa storia. Ma te ne sei andata, volatilizzata.
E non a causa della memoria cancellata, non a causa di una folata di vento o di comportamenti e decisioni imprevisti. Anche te sei scappata, ma questa volta tutti, davvero tutti sapevano che lo avresti fatto.
Avresti dovuto salvare il protagonista, il tuo ruolo era questo, delineato, scritto dal destino. Ma non credevi al destino. Per te non esisteva, per te non esisteva niente che ti desse qualche responsabilità che non volevi assumerti convintamente. Forse era proprio questo il punto. Non esiste una macchina con due volanti e qualcuno deve farsi da parte. Lo devo ammettere, come autista sei sempre stata perfetta, impeccabile. Ma era stanco di essere un passeggero, era stanco di non poter impostare il navigatore, era stanco di non poter decidere di prendere la strada a destra piuttosto che svoltare a sinistra. Allora ha fatto fermare la macchina ed è sceso. E in quel momento è scappato. E da quel momento la storia s’è cancellata, i titoli sono volati via, le idee si sono frantumate.
Ma come se n’è andato lui, te ne sei andata anche tu e non ti trovo più. E allora sono tornato nei tuoi luoghi. Ma non c’eri. Non c’era il tuo profumo, non c’era la tua anima. C’erano solo i ricordi. E questi ricordi sono l’unica cosa che mi è rimasta. Nessuna storia, nessun titolo, nessuna idea, nessuna parola, ma questi ricordi sì.
Fanno male i ricordi. Ti legano al passato, ti impediscono di andare avanti. E tra un ricordo e l’altro, nascosto, ho intravisto il protagonista che avevo immaginato e dimenticato. Si era nascosto in quel mucchio. E li fissava, come se fossero un programma televisivo ma ho capito che in realtà erano l’unica cosa che gli permetteva di vivere.
Eri così fondamentale. E sai, non riesco a ricordare cosa accadde prima: se la sua fuga o il tuo allontanamento. A chi mi chiede di te rispondo con una stretta di spalle. Non penso che tutti i lettori ti avrebbero apprezzato. Ma sono sicuro che nessun di loro ti avrebbe odiato.

Ci sarà un’altra storia. Ci sarà un titolo. Ci saranno delle idee, delle parole e dei protagonisti che rimarranno. E la protagonista sarà sempre la stessa. Ma non sarò io a scrivere di lei.
Una staffetta.
Quando tutto è venuto a mancare so di aver ceduto il testimone. E chissà che il nuovo autore non riesca a scrivere qualcosa. Ma fino ad allora mi considererò il legittimo proprietario dei diritti d’autore.

Non c’era un finale per questa storia. Ma il finale si è presentato, concretizzato.
Improvviso, come un frontale in automobile quando ti distrai per guardare il telefono. Il rumore delle lamiere che si accartocciano è ancora impresso nella mia testa. Queste saranno altre cose che non dimenticherò mai.
La prossima volta prometto di fare più attenzione. Lo prometto, lo prometto, lo prometto, lo prometto...
L'EQUAZIONE DI DIO - di Ponty

Sbuffo. Parcheggio nel viale. Non ho alcuna voglia di essere qui ma una promessa è una promessa. Mi guardo intorno… che brutta vista.
Una brutta vista in quanto rievoca brutti ricordi. In realtà, di per sé la lunga strada alberata di aceri immersi nella neve è qualcosa che, in altre circostanze, potrebbe finire sulle pagine di qualche influencer. A me fa solo pensare a quando tutto ha iniziato ad andare a puttane.

Ho promesso alla mamma che sarei venuto a dare un’occhiata ogni tanto, ma volta dopo volta, inizio a sentire il peso ed il fastidio accumularmisi sopra. Ma quando schiatta?
Apro la portiera, ma prima mi assicuro di essermi imbacuccato per bene. Immergo i piedi nella neve e, mazzo in mano, mi avventuro verso la porta della nostra vecchia casa.
Non mi sono messo i guanti, non voglio passare nemmeno un secondo più del necessario. Controllo stia bene, lo rifornisco, me ne vado. Non che lui abbia tempo da dedicarmi, saranno ormai oltre 10 anni che rappresento una seccatura, uno spiacevole imprevisto.

Apro il cancello, le mani iniziano a pulsarmi per il gonfiore dovuto al freddo. Per fortuna ha smesso di nevicare, ma anche se fosse non darei il tempo alla neve di depositarsi prima di scapparmene per un altro mese.
Il giardino come sempre è una mezza giungla, e non riesco a smetterla di pensarci. Mi piaceva davvero tanto giocarci insieme ad i miei amici. Anche insieme a lui. Mi mordo le labbra, pensare a certe cose è controproducente. Eppure, il fastidio permane, era tutto così perfetto, era tutto così ordinato. Dire che sia rimasta l’ombra implicherebbe qualche somiglianza, in realtà pare una discarica di graminacee.

Arrivo al portone, suonare sarebbe controproducente, tanto laggiù è insonorizzato. Strabuzzo e stropiccio gli occhi, ogni volta è come sentire una fitta allo stomaco, che pare mi stia tornando l’appendicite. Giro la chiave, apro la porta.
Che freddo. Si vede che il riscaldamento non si accende da una vita. Devo stare attento a muovermi oppure potrebbe iniziare a rompermi i coglioni. La casa è invasa da carte, cartacce, faldoni di materiale, scritte che si estendono su tutte le pareti, ma in tutto questo caos luiriesce a ricordarsi con precisione il posizionamento di ogni cosa. Ho capito che abbia dato di matto, ma devo ammettere che il guizzo di genio non lo ha mai abbandonato.

Mi dirigo verso la cucina. Confezioni su confezioni di cibo pronto accatastate a caso, bottiglie d’acqua buttate qua e là. Il coglione ha smesso di pagare la bolletta dell’acqua, tanto non gli serve. 
In tutto ciò, ironia della sorte, il posto che mi appare più familiare è proprio questo cestino della spazzatura, essendo privo di ogni annotazione.
Attraverso la cucina, sto attento a dove metto i piedi e le mani, altrimenti potrebbe accorgersi e lamentarsi come un pusillanime alla prossima visita ed è l’ultima cosa che voglio.
Metto i piedi nell’atrio, noto il pianoforte ormai sommerso tra le cartacce. É diventato una lavagna di sughero su cui appendere tutto ciò di lontanamente rilevante. Non che ci sia una singola carta o appunto rilevante in questa topaia.

Noto la protuberanza di cartacce che si estende in alcune curiose forme. Prima quella parte era libera. Stringo i pugni dalla rabbia. Sassofono, violino, clarinetto… quantomeno mi aspettavo li togliesse per poggiarli. Si vede che mi stavo illudendo, la sua malattia è un eterno, continuo peggioramento senza fine. Un parassita che lo sta divorando dall’interno. Un parassita che sta venendo mangiato da un altro parassita, puro bilanciamento.
Ma come si fa a trattare male gli amici di una vita? 
Se non fosse un pazzo, toglierei i fogli per poggiarli, soldati caduti in battaglia, vicino al loro caro pianoforte. Ma questo significherebbe spostare ciò che non va spostato, e questo significherebbe a sua volta cazzi amari per il sottoscritto. Mi dispiace amici, ricorderò con piacere le serate passate insieme a suonare. Voi lo strumento, luiil fine.

Son davanti alla cantina. Busso. Nessuna risposta, ma tanto era mera formalità. Apro e vengo subito investito dal fetore e dal rumore. Il fetore di chi non si lava da chissà quando, il rumore di chi prova a comporre da più di dieci anni. Non c’è grazia, non c’è niente. Non ci sono nemmeno spartiti da seguire, solo formule matematiche di dubbia comprensione. Ma cosa sta suonando?

Serro le palpebre, mi tasto la fronte. Non. Devo. Pensare. Inizio a scendere le scale ed il disordine sempre crescente mi invita a continuare la discesa negli inferi. 
Quello che una volta poteva essere ritenuto lo studio di un compositore di fama internazionale è ormai la cosa più vicina ad una bolgia infernale che abbiamo su questa terra.
Che mestizia, che fastidio, che scocciatura. Noto una figura malmessa, accovacciata sul pavimento. Un pianoforte al suo fianco, ricoperto di simboli incisi nel suo legno, emette qualche stridio, lacrime di dolore. Eccolo lì.

Tiro due pugni contro una parte del muro per farmi notare. Spero di non aver colpito i fogli che racchiudevano anni di ricerche, ma sotto sotto non sarebbe neanche tanto male come punizione.
“Sono arrivato” pronuncio con la mia voce un po’ roca e stridula. Non ho parlato per tutto il tragitto, non ero neanche dell’umore per distrarmi con qualche chiamata.
Lui si gira, topo colto in flagrante, e mi riconosce. Il suo viso tumefatto e lercio non è cambiato di una virgola dall’ultima volta che ci siamo visti. Magari fosse cambiato in peggio, avrei potuto captare qualche segnale di deterioramento fisico per mettere fine a questo stillicidio.
Mamma non sa quanto è fortunata ad avere un figlio come me. E non è superbia, non penso che molte persone si spingerebbero a farlo.

Giratosi, mi squadra, mi riconosce, emette qualche suono di assenso, e torna a rovistare tra le cartacce, non prima di segnalarmi di fare silenzio perché non può essere disturbato. Vorrei spaccare tutto ed appiccare fuoco a questo tugurio, ma poi passerei dalla parte del torto. Se ci fosse un modo per evitare conseguenze legali lo avrei già fatto.
Mentre lui continua a schiacciare pulsanti e prendere appunti, poggio la misera paghetta mensile sul tavolo mentre getto una occhiata che non vorrei gettare sui libri… testi universitari di analisi matematica, trattati di musicologia, il Pentateuco e la Torah… mi lascio scappare un ghigno beffardo, almeno è riuscito a strapparmi una risata.
Mi avvio verso la macchina, tiro fuori i guanti ed inizio a scaricare le provviste per il mese. Casse d’acqua e pasti pronti. Accatasto tutto in cucina, in un andirivieni un po’ alienante. Pare di stare attraversando due mondi, ogni volta che varco la porta di casa. Ho lasciato la porta della cantina aperta e continuo a sentirlo strimpellare corde, pigiare tasti, arrabattare fogli, smistare carte.

Il cielo inizia pian piano ad oscurarsi. Tramonta presto d’inverno. Per fortuna è terso, non dovrebbero esserci nevicate o tormente durante il viaggio di ritorno.
Le macchie rossastre sporcano la tela mentre continuo a portar dentro le provviste necessarie. Per fortuna è un topo di nome e di fatto, o dovrei affittare un furgoncino ogni volta.
Sento una vibrazione attraversarmi la coscia, poggio uno degli ultimi pacchi, Giorgia mi ha scritto se va tutto bene. Sbuffo via le mie preoccupazioni e le scrivo che procede tutto come al solito, presto potrò ripartire. 
Vorrei bloccare il treno di pensieri ma non riesco a non pensare a come sarebbe stato bello poterla presentare a entrambi, in una bella sera d’estate, cenando e gustando sia i piatti sia le sue esibizioni nel nostro giardino. Di nuovo il malumore.

Ho finito il mio lavoro e le macchie rosse si sono eclissate nel nero della notte. Andarmene via è sempre difficile, una piccola parte di me spera ancora in un ravvedimento. Vorrei poterla schiacciare per evitare di nutrire false speranze. É proprio vero che il Mito di Pandora è la nostra condanna.
Entro per l’ultima volta dentro la casa, scendo per le scale e lo trovo sempre lì.

La sua vestaglia color panna, di quella giallognola sporcizia mista a sudore, che in origine era bianco panna. Gli occhiali a fondo di bottiglia, antiestetici ma funzionali, sempre puliti per non perdersi mai una lettera, una nota, un numero. I capelli arretrati che tengono comunque bene l’avanzare dell’età. Le labbra screpolate, le mani logore e ricoperta da generazioni di inchiostro, i pantaloni devastati da macchie biologiche e sintetiche. Papà rimane sempre papà.

Cazzo, devo andarmene prima di crogiolarmi nella nostalgia. Poggio un pacco pieno di risme vicino alla scrivania, faccio per salutarlo ma qualcosa è diverso dal solito, la sua faccia ha un aspetto inusuale.
Si è impallato su un foglio consunto, non riesco a capire cosa ci sia scritto.
Le sue mani tremano, la sua bocca vibra, inizio a preoccuparmi e penso di chiamare l’ambulanza, mentre tiro fuori il telefono sento un suono gutturale e quasi animalesco biascicato: “…fatta”.

Non riesco a capirlo, può darsi che sia giunto al capolinea. Prendo una bottiglia e gliela allungo. Lui me la strappa di mano e per la prima volta da quando ho memoria, si sta godendo qualcosa.
É come se si potesse finalmente concedere un momento di agognato riposo.
Forse ho capito. Quell’espressione corrucciata era un sorriso. Probabilmente il suo corpo non sa più bene come farlo.
Da accovacciato com’è, scatta in su e si strofina la bocca madida sul suo camice. Sotto è imbottito di golfini per resistere al freddo.
“É…fatta…” ripete con la voce di un animale che si sforza di farsi comprendere dagli esseri umani. “Che cosa vuoi dire?” non riesco a seguirlo. Non che riuscissi a seguirlo prima.
“L’ho trovata”. Capisco ancora meno.

Si dirige verso l’atrio, io gli sto dietro. Sono ancora incerto, forse dovrei avvisare mamma. Prendo il cellulare ma vedo che sta iniziando a strappare le carte dal pianoforte. Ci si siede.
“Cosa stai facendo?”
“Sto suonando”.
Le mie orecchie iniziano a pulsare. Uno dei più rinomati musicisti al mondo inizia a schiacciare note a caso su un pianoforte, senza capo ne coda. Non c’è ritmo, non c’è ordine, non c’è niente di niente. Solo un vecchio che pigia tasti guardando un foglietto. Come si può anche solo chiamarlo rumore? É un fastidio al pari del ronzio delle zanzare.
Inizia a caricarmi dentro un sentimento di rabbia. Stringo i pugni e mi dirigo verso il pianoforte. Glielo distruggo, e dopo passo alla sua faccia. 
Ma sta piangendo. Dei rivoli contornano le sue gote e finiscono per unirsi e zampillare sui tasti del pianoforte. Non riesco a capire.

All’improvviso si ferma, e con uno sguardo sgomento si lancia fuori di casa. Lo inseguo, voglio spiegazioni. 
“Si può sapere che cazzo sta succedendo?” gli chiedo con titubanza nella voce. Non so cosa aspettarmi, non so cosa sia giusto fare. Non mi risponde e fissa il cielo, la sua faccia deformata da un ghigno di felicità.

Lo prendo per le spalle e lo strattono verso di me. Lo guardo in faccia “Che cosa hai fatto?”
“Ho suonato l’equazione di Dio.”
“Ed è una cosa buona?”
“Non lo so, sentivo di doverlo fare.”
“E adesso che succede? É finito tutto? Puoi tornare ad essere mio padre?”

“E adesso aspetto.”

Sento il calore invadermi il viso, i goccioloni formarsi ai lati degli occhi. “Ma che minchia blateri? Ti rendi conto di come tu abbia buttato oltre 17 anni della tua vita per strimpellare due note al pianoforte? Che problemi hai?” ma non mi sta ascoltando. É perso a guardare verso il cielo.
Lo afferro per il camice, lo tiro verso la mia faccia, non è minimamente scosso. Sembra sentirsi… realizzato. “ALLORA? TI PARE SIA SUCCESSO QUALCOSA? TI SENTI APPAGATO DI AVER ROVINATO LA MIA VITA E QUELLA DI TUA MOGLIE?”.

Lui non mi guarda nemmeno, continua a fissare il cielo. Lo lancio nella neve e mi dirigo verso casa. Niente più visite a questo scarto umano.
Faccio per avvicinarmi alla macchina mi grida “guarda il cielo ed apri le orecchie” puntando il dito verso la volta celeste.
Non ho alcuna voglia di stare dietro alle sue farneticazioni, e non voglio dargli la gratificazione o il piacere. Ma mentre mi giro verso di lui noto che i suoi occhi sbarrati, le pupille dilatate, la bocca spalancata.
Alzo la testa verso il firmamento. E lo vedo. E capisco. Crollo a terra e fisso quello spettacolo.
Le stelle hanno iniziato a radunarsi, una ad una, per comporre uno spartito. Ed inizio a sentire. Sento la melodia dell’universo, sento la voce di Dio, sento il suo fiat che attraversa lo strumento.
Non sento più niente. Né odio, né amore. Solo la musica che mi riempie di eterna beatitudine.

GEOGUESSR - di Novecento



NAMELESS SHIARADA - di Iudexium

Il combattimento mortale era finito, uno dei due contendenti era finalmente caduto a terra in seguito ad un colpo apoplettico, l'altro prese al volo l'occasione ghiotta per dare il colpo di grazia e vincere.

Nyarlatothep era contento, e come premio per lo spettacolo diede al vincitore la conoscenza passata, presente e futura di tutto l'universo al vincitore, la sua felicità per aver finalmente ritrovato le chiavi della macchina fu presto seppellita dalle sue urla strazianti di dolore e disperazione, aveva probabilmente capito dove andavano a finire tutti i calzini spaiati.

Ma la campanella suonò, per indicare la fine del turno del lavoro, quindi era il problema di chi sarebbe venuto dopo, non il loro.

Mentre i cultisti si stavano avviando verso il parcheggio, Barnaba fu fermato da Lycroxis, il primo aveva già sospettato che qualcosa, dato che durante il turno sembrava stranamente gentile, porgendo tutti gli attrezzi con incredibile solerzia, che non gli appartenevano per niente:

"Ehi, Barnaba, bello de zio, spero di non disturbarti!"
"No, ma figurati, spara pure Lycro, anche se ti pregherei di fare in fretta, oggi c'è il 3 x 2 sull'olio cuore alla Conad, e se non mi sbrigo si prenderanno tutto senza lasciarne neanche un pezzo".
"Sentì è che c'è questa tipa qui, sai no fra di noi sembra esserci intesa per una volta, io penso a qualcosa, e lei la dice, quindi mi chiedevo se per caso..."
"...Potessi fare a cambio con te? Immagino che sia per domani, dato che era il mio giorno libero."
"Bingo, sei proprio er mejo, non ce che dì, ora capisco perché Er Faraone t'ha scelto durante i suoi sogni"
"Sono sicuro che tu stia cercando di fregarmi in qualche modo, lo posso sentire a naso, proprio, inutile che mi freghi, devi proprio darmi qualcosa di molto utile in cambio di 'sto favore, che sia chiaro".
"T'ho mai deluso? No, te lo dico io stesso, quindi che c'hai da perde"
"Un giorno libero tutto per me, te l'ho già detto"
"Va beh, te prometto che contatto quell'amico mio per farte dare un chiletto di quel Lardo de Colonnata che te piace tanto"
"Lo sapevo che non dovevo mai rivelare uno dei miei punti deboli, persino a coloro i quali potevo definire miei alleati, e sia, ti aiuterò".
"Sei popo un fratello Barnabello, te devo 'a vita"

Ma Barnaba non era uno che si faceva fesso facilmente, e dopo aver salutato il fratello cultista, si diresse indietro per controllare il programma di domani che gli sarebbe aspettato.

"Okay, dovrebbe essere questo" Pensò, fra sé e sé.
"..."
"Quel maledetto, giuro che la pagherà"

Lycroxis domani doveva rappresentare il culto durante l'intervista per un giornale, "The Yellow Paper", un fetido giornale locale, un compito noioso ed assolutamente inutile, che però andava fatto per spargere la parola del Chaos Strisciante.

"Gli chiederò due kili di lardo, a quel laido"


L'intervista era stabilita essere per le 18:66, da quando il dio si era manifestato tramite il suo avatar, la concezione del tempo era diventata alquanto flessibile, ma qualsiasi cosa che potesse essere utile per il capitalismo era ben accetta, quindi il mondo fece presto ad adattarsi al cambiamento.

Ad attenderlo al bar c'era una donna, vestita con una giacca e cravatta d'ordinanza, sembrava più una venditrice di una batterie di pentole che una giornalista ad esser sinceri, però i gusti son gusti, a quanto pare.

Appena il ragazzo si avvicinò alla donna, poté notare che era dotata di una discreta bellezza e diverse notabili grazie, ma usò il suo volere d'acciaio per focalizzarsi sull'obiettivo.

"Salve, lei deve essere Il signor Barnaba, è un piacere conoscerla, il mio nome è Dottoressa Ferri Lucia, ma puoi chiamarmi Lucy se ti fa sentire più a tuo agio."

"Non si preoccupi signorina Lucia, io sono sempre a mio agio"

"Ottima risposta, proprio quella che ci si aspetterebbe da un culto di folli seguaci di un dio antico, ma, ad ogni modo, cominciamo"

"Mi dica quindi, come vi trovate con il signor Nyarlatothep? Non pensa che la manifestazione e la sicurezza di aver il proprio dio al suo fianco distrugga tutto il senso di avere una fede propria? Come pensate di essere guidati verso l'illuminazione in questo modo?"

"Ah, cominciamo bene. Mi faccia pensare. Ah sì, la presenza fisica del caro dio Nya è stata più volta documentata nel corso della storia tramite i suoi mille volti, una volta è stato pure un faraone dell'antico Egitto, quindi ha pure molta esperienza come leader, ed anche su come salvare molto sulla manodopera, sono convinto che sotto la sua guida saremo più che in grado di raggiungere i nostri obiettivi"

"Ottimo, e rimanendo in tema di obiettivi, che genere di obiettivi avete voi del culto?"

"Schiavizzare l'umanità intera, e tramutare la Terra in un campo divertimenti per gli dei antichi del profondo, sa è una meta turistica molto richiesta e molte specie aliene trovano gli umani una prelibatezza, quindi ci siamo chiesti come potessimo fare un affare e soddisfare la domanda? Ecco, il nostro dio ha queste risposte e molte altre ancora"

"Capisco, quindi voi pensate che troverete persone in grado di aiutarvi per la vostra causa anche in mezzo ai nostri amati lettori dello Yello Paper! Saggia mossa signor Barnabas, saggia mossa."

"Prossima domanda."

"Che cosa pensa Nyarlatothep degli altri dei, pensa che le altre religioni del pianeta possano essere un effettivo ostacolo per la conquista del mondo?"

"Molti culti antichi erano già stati molto d'aiuto alla causa, quindi abbiamo avuto modo di avere molte partership ed espandere il nostro culto prendendo spunto dai franchise più di successo, ben presto potremo chiedere diverse nuove sedi in affitto dove esercitano altri culti per poter esprimere la nostra fede a giorni alterni, le sedi religiose a turni saranno il futuro, ve lo dico io ora, di martedì moschee, di mercoledì chiese mormone, noi personalmente abbiamo scelto il lunedì, per poter sfruttare al meglio la rabbia della gente dell'inizio della settimana"

"Una mossa davvero ben pensata caro Barnabas, lei è davvero un geniale individuo, ma mi dica, ho avuto delle indiscrezioni che lei ha avuto una relazione con un gruppo di satanisti durante la sua gioventù, conferma queste indiscrezioni?"

Barnabas cambiò all'improvviso espressione, colpito nel profondo dalle scoperte della giornalista, si stava chiedendo come fosse stato possibile che lei lo sapesse, in fin dei conti era stato durante la sua gioventù spensierata, e non era mai stato arrestato, quindi come? Ammenoché...

"Tu, tu sei Lucifero, maledetto demonio, ti avevo già detto che fra noi era finita!"

"Tsk, Barnabas, non ti ricordi le belle giornate che abbiamo passato insieme? Per non parlare delle nottate, e tu pensi di potermi scaricare così? Come uno straccio vecchio? Con me le cose rimangono in ETERNO"

"Sei solo geloso della mia nuova vita, sentì, tu devi lasciarmi andare, non puoi continuare a tormentarmi così, ormai sono anche una persona diversa, so bene che non ti piacerei."

"Ti sbagli, percepisco in te grande potenziale in grado di aiutare la mia causa, suvvia, unisciti a me e ti prometto tante belle attività così piacevoli da far impallidire i baccanali romani. Ho persino organizzato tutto questo incontro in modo tale che fossi stato tu a presidiarlo al posto del tuo noioso amico"

"Eh, lo sapevo che nessun essere sano di mente di questo universo poteva mai andare d'accordo con quel cretino, ho sentito che dorme con i calzini ancora addosso, che orrore."

"Questo non cambia nulla, posso percepire che provi ancora interesse per me, sarà forse che c'è qualcosa del tuo caro "Uomo Nero" che non ti convince del tutto?"

"Smettila di leggere dentro il mio cuore, troia. O se almeno, lo devi fare leggi le cose per intero!"

"Adesso sì che ti riconosco il mio piccolo Barnapù e la sua forte passione! Su dai, apriti a me, dopotutto abbiamo passato tanto tempo insieme, mi devi una spiegazione sensata, se mi convincerà, ti prometto che ti lascerò andare, una volta e per tutte."

"Va bene, anche se so bene che pretendere che tu mantenga la parola è tipo un ossimoro, ma cercherò di crederci. Per farla breve, dopo ben cinque anni di preparazioni e di attesa, dopo diversi assassinii rituali e politici per poter raggiungere il termine massimo del nostro potere, siamo riusciti a far giungere gli Strani Eoni sulla Terra, Cthulhu è venuto a farci una visitina e sembra avere una preferenza per le acque dei Castelli Romani, roba da 5 stelle su TripAdvisor, Yog-Sothoth ha detto che non si sarebbe mai aspettato tanta bellezza dentro un pianeta solo e che ha capito come mai i dagoniani si ostinavano a conquistare il pianeta diverse volte nel corso dei secoli, tutti i miei idoli della gioventù erano finalmente qui ed ho potuto chiedere loro i migliori autografi per poi venderli per un discreto quantitativo su ebay, solo che qualcosa era assente, quel qualcosa di misterioso che mi aveva preso all'inizio e che ora che avevo ottenuto il mio obiettivo, era ormai assente."

"Sì, insomma, ti aspettavi di meglio, non è forse così Barnabino? Lo posso sentire, è qualcosa che ti opprime, hai bisogno di qualcosa di più, di una spiegazione, o per meglio dire, di una mancanza di spiegazione, essere in uno stato di continua meraviglia e scoperta, tipica di una persona che muore senza essere mai in grado di realizzare i propri sogni!"

"La questione poteva essere spiegata in maniera un po' più dignitosa, ma grossomodo siamo lì, ed ora che sai la verità o che, probabilmente, l'hai sempre saputa, che cosa pensi di fare?

"Credo che tu sappia bene la risposta a questo quesito Barnaby, ma dirò solo, realizzato un sogno, se ne segue un altro, non è vero?"

"Se pensi che io ti dia una mano a conquistare le menti dei mortali, sappi che ti sbagli, la mia fedeltà è con loro ormai, e poi pagano bene gli straordinari."

"Ma io non ti chiedo questo, io chiedo solo che tu possa darmi una mano, come hobby, o come lavoro part-time, perché sai tesoro mio, anche io mi sono stancato di questo pianeta e penso che ci sono molti altri corpi celesti in questo oceano infinito chiamato universo, pronti per essere corrotti dalla mia influenza, e quindi perché non provare a portare la mia parola anche lì? Tanto cosa vuoi che succeda? Ti prometto che vedrai molti posti senza impegno e zone bellissime per la villeggiatura, e qualora non fossero interessati, sentiti libero di segnalare la loro esistenza ai tuoi amichetti lì, credo che anche loro abbiano bisogno di anime e che prima o poi si annoieranno"

"Sono più che convinto che molti altri posti siano sotto la loro influenza, però va bene, ti farò conoscere altri mondi e ti darò una mano durante il mio tempo libero, in onore dei bei vecchi tempi andati, a patto solo che sia io a scegliere la destinazione ogni volta."

"Affare fatto cucciolo! Ora, per onorare la nostra ben ritrovata colloborazione, beviamoci su!"

"Non sei mai stato capace di diversificare il contesto professionale dal piacere, non sei cambiato di una virgola"

"Su dai, non è questo il momento di fare il rigidino, che poi finita questa bevuta ho tante altre belle cose da farti vedere"

Quella fu l'ultima cosa che si ricordò di quella giornata, solo per poi risvegliarsi all'interno della seconda cerchia dell'Inferno con un grande mal di testa da hangover, poteva chiaramente sentire l'odore di uova strapazzate mista a bacon in mezzo a quello dello zolfo nell'aria, sporgendosi un attimo dall'insolito giaciglio notò Lucifero intento a cucinare l'abbondante colazione, e dando una rapida occhiata ai suoi piedi ebbe la sua prima idea sul primo posto che sarebbe andato a visitare per il compito che gli aspettava

"Sai Lucy, credo che come nostro primo tentativo dovremo provare ad andare su Yuggoth, meglio conosciuto come Plutone, lì non sono proprio fan della cerchia di Nyarlatothep, quindi credo che potresti avere una possibilità, però ti mentirei nel dirti che il mio interesse è dovuto principalmente ad un altro aspetto di Yuggoth che mi ha sempre affascinato."

"E sarebbe?" Risposte Il Demonio

"Il Paradiso dei Calzini Perduti, mi sono sempre chiesto che cazzo ci facessero con solo un paio, il popolo di quel pianeta, i cosìdetti "Mi-Go" sono proprio un popolo bizzarro, e credo che questa sia un'occasione perfetta per capire qualcosa in più, o almeno cercare di farlo."

FIC SENZA TITOLO - di Fabiana
Una sensazione, quasi un sussurro all'orecchio. "Sono qui, mamma." E ho capito che c'era davvero, prima di qualsiasi conferma esterna.
Pochi giorni dopo, guardavo e riguardavo quelle due linee, così piccole, eppure nunzie di un cambiamento così grande. Così è cominciata la nostra storia.
Una cellula alla volta ho seguito il suo divenire sui libri, scoprendo ogni giorno i cambiamenti rispetto al precedente. Dall'essere un informe agglomerato di cellule a sapere che cominciava a prender forma: un girino, un gamberetto, un pesciolino. Poi un buffo animaletto con le zampe. "Tieniti forte alla mamma", ripetevo a ogni salto o caduta sul tatami, "non mollare. Resta con me."
Sì, perché continuavo ad allenarmi regolarmente: non ne volevo sapere di fare la schiappetta apprensiva. Volevo che crescesse forte. Aspettavo con trepidazione gli esami del sangue per poter leggere quei valori aumentare, per sapere che non stava perdendo la presa. Poi la prima ecografia. Ecco lì, esile ed impaziente, con il cuore forte e una gran voglia di farsi vedere, una persona in miniatura. Ogni giorno era un passo verso la meta, ogni mattina pregavo di non scoprire che era tutto finito. Ogni sera ringraziavo la buona sorte perché era ancora lì, al sicuro. Forte. Ho comprato dei calzini. Solo quelli, perché avevo una voglia matta di riempire i mobili di casa, ma sapevo quanto fosse precaria e fragile una gravidanza. Poi, qualche mese dopo, la sorpresa: femmina. Ero convinta di aspettare un maschio; tutti dicono che il maschio porta poche nausee. Che se la luna gira così, l’acqua scorre cosà e i tuoi brufoli formano la cintura di orione è maschio. Che i detti popolari ci azzeccano sempre. E invece sarei diventata mamma di una bambina, proprio come avevo sempre desiderato.
Scoprire il sesso del bimbo che si porta in grembo è un po’ come realizzare di nuovo di essere incinta. Non sei più un contenitore, diventi “la mamma di…”
“...di…”?
Ci avrei pensato. Ma una certezza l’avevo.
"Te lo prometto, ti farò bella. Non so come, non lo so davvero, ma in qualche modo ci riuscirò. Tu rimani, al resto ci penso io."
Sono passate le settimane ed i mesi, il mio corpo è cambiato. Malamente. Ho accumulato grasso da far schifo e ritenzione idrica che sembravo un gavettone. Lei ha iniziato a farsi sentire, e in un attimo una sera si è girata a testa in giù con una vigorosa capriola, pronta a scendere. Gli ultimi tempi, avendo sempre meno spazio disponibile, si è divertita a spingere con la testa sulla mia vescica e scalciare contro il mio diaframma.
Un lunedì, dopo la lezione di ju jitsu, qualcosa non torna: si muove molto meno del solito. Martedì alla visita mi dicono che c'è poco liquido, di tornare il giorno dopo per vedere se le cose cambiano; no, non cambia nulla, così mercoledì i medici decidono di indurmi il parto. Dopo aver sentito innumerevoli racconti (improvvisamente, in quei nove mesi una donna ne sente più che nel resto della sua vita) di parti indotti, sapevo con certezza che sono più dolorosi di quelli naturali. Mi si gela il sangue nelle vene. Ci siamo, arriva un'ondata di paura indescrivibile: fino a due giorni prima era tutto bello e naturale. "Cosa mi faranno ora? Quanto farà male? Starai bene?"
Lei mi risponde con un calcetto. "Mamma, tu non hai paura di niente, lo hai dimenticato?"
Indosso una camicina da notte leggera, imbarazzante, e stringo i denti. Li stringo ancora più forte quando iniziano le contrazioni, subito forti in seguito alla stimolazione chimica. Passano sei ore, mi collegano al tracciato per un'ora. E quando senti quei dolori, stare seduta per sessanta minuti immobile con un sensore premuto sulla pancia è un’agonia. Alla fine il verdetto; nulla si è mosso, si raddoppia la dose. E con essa il dolore. Forte, estenuante. Consigliano alla mia famiglia di andare a casa a passare la notte. Rimango sola, o per lo meno, sola con mia figlia; lei, però, risulta insolitamente letargica, quindi non è molto di compagnia. Sono lì, dimenticata in un lettino di ospedale; ci sono tante partorienti quella notte, io risulto ancora stabile; sono la meno urgente, nessuno viene a controllare. Ogni nuova contrazione mi toglie il respiro, sto male, tanto male. Un dolore che non trova pace, perché sento che mia figlia non ne vuole sapere: il mio utero continua a premere, ma lei non vuoi sottomettersi a questi artifici e rimane salda nella sua posizione: non lo ha deciso lei, quindi non è il momento! Passano altre sei ore, sono sempre più stremata e alle quattro del mattino raccolgo le forze per alzarmi dal letto e raggiungere le ostetriche in corridoio. Ho paura che, se aspetto ancora, non ci riuscirò più. Invoco l’aiuto di Valeria, la nonna paterna di mia figlia, che purtroppo non c’è più. Non ha nemmeno fatto in tempo a vedere suo figlio sposarsi, non ha avuto l’emozione di essere tra i pochissimi a sapere che al matrimonio eravamo segretamente in tre. Impiego un'eternità ma mi tiro su e, tra un dolore e l'altro, esco dalla stanza.
Con un fil di voce, quel poco fiato che mi resta, cerco di dire alle ostetriche di turno che qualcosa non va. "Via, via, non sapevi che il parto è doloroso? Se sei qui in piedi a parlare tranquillamente non stai nemmeno avendo le contrazioni per davvero, sono solo i prodromi."
Non ho le forze per spiegarmi (ma se potessi, oh, se potessi, mi spiegherei. E quell’arpia se lo ricorderebbe per sempre), non riesco a lottare, sono sconfitta. Una grande, dolorosa, umiliante sconfitta. "Dai, ti porto in vasca, così vedrai che passa tutto." Mi immergono nell'acqua calda, ma il mio ventre prominente rimane emerso a causa delle dimensioni, così un freddo terribile mi pugnala la pancia. E no, nulla passa. Fra il freddo e le forti contrazioni inizio a tremare, inizio a perdere le forze. Non ce la faccio più. Mi chiedo se non dovrei semplicemente arrendermi e lasciarmi morire. Ma queste ostetriche così poco interessate saprebbero far nascere mia figlia? Non posso fidarmi di loro. Rimango in vasca due ore, mi attaccano di nuovo al tracciato e finalmente un medico (ribadisco, finalmente! Un medico, un vero medico!) scopre quello che io so da ormai quindici ore: tutto quel dolore è stato inutile e dannoso, la mia bambina perde battiti e le contrazioni non l'hanno schiodata di un centimetro. Cesareo d'urgenza.
Mi preparano ed io sono impaziente di ricevere un'anestesia che mi tiri fuori da tutta quella sofferenza. Prego il personale medico di aiutarmi a smettere di sentire dolore. Dopo sei tentativi l'anestesista riesce a far arrivare l'ago a destinazione: purtroppo la causa del ritardo sono io, che per il dolore ho la colonna talmente contratta che non si crea spazio tra le vertebre. L’iniezione nemmeno la sento, di aghi ne ho già mille conficcati in corpo. In pochi secondi perdo la percezione del mio corpo dall'addome in giù, e finalmente il dolore si dissolve. Non so quanti "grazie" dico all'anestesista, non mi importa: la dignità l'ho persa da ore, l’ho persa per sempre, perché tutto quel dolore mi ha lacerato l’anima. Continuo a ringraziare per la cessata agonia finché scopro che l'estrazione della piccola è una manovra molto dolorosa nonostante l'anestesia; però ripenso a quanto peggio stavo fino a poco prima e stringo i denti: questo, a confronto, è nulla. Tutto, d’ora in poi, nella mia vita sarà nulla in confronto a questo. Non posso vedere niente di quel che succede, ma mi aspetto di udire da un momento all'altro il vagito di mia figlia. Invece no. La estraggono e la portano via, in silenzio. "Cosa succede? È viva?" "È viva, ma la devono... come dire... aiutare un po'. Adesso stai calma che ti ricuciamo." Mi si ferma il cuore. Nella stanza accanto c'è ancora silenzio. E ancora. E ancora.
Un secondo. Dieci secondi. Un minuto.
Dopo i cinque minuti più lunghi della mia vita la sento finalmente gridare al mondo "sono qui! Fatemi spazio!", ed il mio cuore torna a battere, sempre più forte, sempre più caldo.
Sono le 7.36 di giovedì 16 novembre 2017, il sole sta sorgendo esattamente adesso. Ti portano a me, ancora sul lettino operatorio, tutta infagottata. Perfetta, con due labbra che sembrano un bocciolo di rosa. Vorrei stringerti a me per non lasciarti mai più, ma non posso muovere le braccia, mi hanno ammanettata al letto per l’intervento, così sfioro il tuo naso con il mio e ti sussurro "Sei bellissima."
E lo sei davvero, proprio come ti avevo promesso. Poi ti portano di nuovo via, rimani in incubatrice per altre lunghissime ore, finché alle 13 siamo finalmente insieme. Per sempre. Non dimentico il desiderio fortissimo di lasciare quel posto, di portare la mia cucciola a casa, nella tana, di non vedere più nessuno; non dimentico l’istinto di mordere e uccidere le ostetriche che me la portavano via per le visite mediche. Quei quattro giorni sono interminabili, mi sembra di essere in prigione e solo mia figlia mi aiuta a sentirmi meglio durante le lunghe notti pelle a pelle, notti passate a guardarla e chiedermi e richiedermi cosa possa aver mai fatto nella mia vita di così grande e meraviglioso da aver meritato un simile miracolo.
Alla fine, il tempo passa sempre, così, in una bella mattinata di sole, varchiamo la soglia dell'ospedale con l’orgoglio di chi ha combattuto e vinto la più dura delle battaglie.
Qualche giorno dopo siamo in Municipio.
“Allora, come la chiamiamo questa bellissima bimba?”
“Giada. Giada Valeria.”
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Novecento

Quark charm
Breve storia triste: avevo una storia che mi piaceva tanto da portare e ho aspettato troppo per iniziare a scriverla, così ho scelto di rimandare all'anno prossimo e non partecipare a sto giro. Poi mi sono ritrovato per ragioni non divertenti a preparare un esame in modo penoso il 29 marzo e ho promesso che se avessi preso 27 o più avrei partecipato. Ovviamente ho preso 27 (perché va bene vincere le scommesse, ma senza esagerare) e mi sono ritrovato con un torneo di tennis da giocare, lavoro da svolgere e una storia da scrivere in due giorni. GeoGuessr quindi nasce, cresce e muore in sei ore nette, dalle 18 alle 24 del 31 marzo. Giuro però che in quelle sei ore ci ho messo, rompiscatole permettendo, il massimo dello sforzo, quindi sono molto felice che non abbia fatto completamente schifo (oddio, magari a Sky sì, non riesco a leggere i suoi commenti) e sono ancora più felice che una storia scritta in sei ore non sia arrivata sul podio. Congratulazioni a tutti, e APESHIT, confido che parteciperai anche l'anno prossimo che voglio giocarmela in campo aperto. Prima o poi arrivano i soliti commenti e le risposte ai giudizi ricevuti (di nuovo, non so se sia un problema mio, ma non ho l'accesso a quelli di Sky pur facendo il login Microsoft).

E giocate a GeoGuessr, che è un gran bel gioco.
 

Carmageddon

AGE IS JUST A NUMBER
Admin
@Sky_Anubis , puoi copiaincollare i tuoi giudizi qui?

Io non ci riesco, non mi viene accettato l'Incolla dal tuo file, pur visualizzandolo correttamente...

@Novecento io personalmente avrei messo la tua fic al secondo posto, e quella di @Mr Ponty al primo posto. 👍
(Inizialmente avevo letto "Geogrindr", ma avevo subito annusato che qualcosa non andava...)
 
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Carmageddon

AGE IS JUST A NUMBER
Admin
Ecco i giudizi di Sky, per chi non riesce ad aprire il suo file:

Ash e Arceus
Immagino che il tema scelto dall’autore sia stato il tema libero, ma credo che a tutto debba esserci un limite. Neanche a me piace particolarmente l’anime, e soprattutto il personaggio di Ash, ma questo è un concorso di scrittura (nonostante possa essere interpretato da alcuni come un concorso molto a tarallucci e vino) e non un sito web su cui scrivere recensioni. Perché questo è il lavoro che ho appena letto, e sinceramente non mi sembra soltanto fuori qualsiasi tema concepibile riguardo ad un concorso di scrittura, ma non è neanche adatto ad una iniziativa di questo genere. Passando oltre ad errori di punteggiatura e alcuni di ortografia (come i nomi propri con la lettera minuscola, ad esempio) che mi fanno veramente venire la febbre, il mio giudizio è totalmente negativo.
Voto: 0.

La finale o la fine?
Ottimo racconto, coinvolgente e con un ritmo narrativo davvero incalzante. Nonostante io non ami particolarmente il basket, mi ha tenuto incollato allo schermo. Il colpo di scena finale di primo impatto potrebbe sembrare buttato lì a caso, ma finendo di leggere il racconto ci si accorge che è sapientemente orchestrato per dare una conclusione davvero esplosiva e assolutamente imprevedibile. A parte qualche errore di battitura, il racconto mi è sembrato molto equilibrato e all’altezza del tono che l’autore credo abbia voluto dargli, perciò il mio giudizio è positivo.
Voto: 8.

GeoGuessr
Finendo di leggerla, mi sono accorto che la fic mi ha confuso, ma non in senso negativo. Mi ha fatto provare un miscuglio di sensazioni che sfumavano tra la curiosità, l’angoscia e la tensione, per ritrovarmi immerso in un senso di tranquillità immaginandomi lo scenario descritto nel finale. L’intero racconto è costruito attorno ad un climax narrativo ascendente che poi si interrompe bruscamente, proprio come quando si aspetta un sushi per due settimane e poi si mangia tutto troppo in fretta (ottima metafora, tra l’altro). Tuttavia, ora che ho finito di leggere l’elaborato, mi è rimasto un vago senso di insoddisfazione per il finale brusco, e penso che questa sia una pecca del racconto. A conti fatti, il racconto è comunque scritto bene, con un’ortografia davvero perfetta ed un ritmo adatto, ma il finale mi è sembrato un po’ troppo frettoloso. Il mio giudizio è comunque positivo.
Voto: 7.


Nameless Shiarada
È un racconto scritto veramente male. Non tanto per errori di ortografia (e anche di quelli ce ne sono un bel po’), ma l’autore non dimostra padronanza della punteggiatura, che è fondamentale per garantire un ritmo narrativo equilibrato e comprensibile. Nonostante da come parlino tra di loro i due Cultisti (cosa che normalmente non condivido in un racconto, ma se questa è una precisa scelta stilistica dell’autore non mi sento di criticarla) il clima del racconto mi sembri abbastanza rilassato, il ritmo narrativo risulta continuamente spezzato da un uso improprio della punteggiatura, e questo non aiuta il risultato. La trama non mi è piaciuta particolarmente: il fatto che il racconto sia incentrato prevalentemente sulla mitologia lovecraftiana non dovrebbe permettere l’esistenza di divinità diverse dagli Dei Esterni. Ma qui è invece presente anche Lucifero, cosa che non va affatto bene in quanto non si concilia con il pantheon degli dei dell’incubo di Lovecraft. In particolar modo, penso che la sua figura (resa tra l’altro nel modo più banale possibile, cioè come il solito tentatore bastardo di cui la letteratura e il pensiero ecclesiastico sono forieri, e che ormai annoia a morte) vada in contrasto con quella di Nyarlatothep, essendo lui, passatemi il termine anche se non è corretto, il messaggero del male supremo lovecraftiano. Vorrei ricordare che la produzione lovecraftiana (almeno per quanto ne so io, poi chiunque ne sappia di più è liberissimo di correggermi) non ha mai tenuto minimamente conto di entità cristiane come il Diavolo (perché in tal modo è interpretata la figura del racconto, Lucifero è un’entità molto diversa). Dalle prime righe, il racconto mi sembrava interessante, dato che la produzione lovecraftiana mi intriga, ma è quasi subito scaduto nella banalità e nel non senso. Il mio giudizio è perciò negativo.
Voto: 4.

L’equazione di Dio
Un ottimo racconto, scritto in maniera impeccabile e con un finale davvero bello. Mi è piaciuta la capacità dell’autore di rendere perfettamente le emozioni del protagonista. Mi sono sentito davvero partecipe e sono praticamente entrato nella sua mente, e penso che sia questa la capacità fondamentale di ogni bravo scrittore: saper rendere protagonista del proprio racconto il lettore. Riguardo al finale, mi è piaciuto particolarmente. Credo che il vecchio padre pazzo incarni la figura dell’outsider, un topos letterario che non annoia mai: ho apprezzato particolarmente il fatto che, dopo ben 17 anni in cui è stato considerato da tutti l’ultimo scarto della società, il vecchio padre sia riuscito a trovare finalmente quello che cercava, e addirittura a far conoscere ad un’altra persona una simile beatitudine. Un elaborato davvero eccellente, che merita un giudizio assolutamente positivo.
Voto: 9.


Racconto sulla gravidanza
Un racconto davvero ben scritto, e che riesce a rendere pienamente tutte le emozioni che una gravidanza provoca ad una madre. Il tono del racconto sfuma dalla piena felicità al momento della notizia, fino all’apprensione, all’ansia e al terrore al momento della nascita. Nonostante gravidanze e nascite (e anche storie che parlano di bambini annessi) non siano esattamente il mio argomento preferito, devo ammettere che questo elaborato è riuscito ad emozionarmi, lasciandomi davvero un’ottima impressione. Per quanto riguarda la parte puramente tecnica, cioè la grammatica e la sintassi, sono stato colpito dall’uso veramente preciso che ne è stato fatto. Ne risulta perciò uno stile narrativo molto scorrevole e fluido, che non annoia. Un racconto davvero completo da ogni punto di vista, che si merita un giudizio più che positivo.
Voto: 9,5.

Storia senza titolo
Partiamo col dire che capire questo racconto non è affatto facile. Ciononostante, è scritto in un italiano impeccabile e corretto, la sintassi è fluente e il ritmo narrativo è piacevole. Non è neanche semplice definirlo, sinceramente, ma credo di aver trovato la parola adatta: artistico. Per me incarna ciò che io definisco arte, cioè quella dea astratta che ispira gli uomini da sempre affinché questi la ritraggano e la rappresentino. Anche il finale è adatto al tono del racconto, che inizialmente non sembra avere troppe pretese, ma che nello svolgimento si rivela puro sentimento artistico. Nel complesso, il racconto mi è molto piaciuto e mi ha anche incuriosito. Sono davvero curioso di sapere chi sia l’autore per potergli fare i miei complimenti. Il mio giudizio è positivo.
Voto: 9.
 

Mr Ponty

漱石
Vi ringrazio per i pareri. Quello che dice Dany è giusto, l'elemento sovrannaturale sembra un po' buttato a caso a fine FIC. Probabilmente avrei potuto scriverlo meglio e non farlo apparire all'improvviso, purtroppo non mi è venuto in mente niente per modificare in meglio. Penso che con 1/2 altre pagine la FIC sarebbe uscita meglio, ma complice il fatto che l'ho scritta un di getto il pomeriggio del 31 marzo, non sono riuscito a modificarla.
Sono contento che tutto sommato vi sia piaciuta, dietro all'elemento sovrannaturale finale c'è ben poco da sviscerare, non c'erano signfiicati nascosti di sorta, durante una lezione di Ontologia il professore ha detto qualcosa del calibro "è come se Dio col suo fiat desse inizio alla creazione" e da lì ho pensato a costruire una storia. Son partito quindi a ritroso ed ho trovato dopo il modo per arrivare a questo finale. Che paradossalemente è parso essere il punto più debole della storia XD.
Con qualche pagina in più forse sarei riuscito a rendere più piacevole la transizione, magari inserendo qualche elemento che poteva rinviare ancora di più alla sovrannaturalità.
Grazie ancora e complimenti agli altri partecipanti, nei prossimi giorni voglio leggere almeno la fic di '900 per commentarla.
 

Novecento

Quark charm
Ok, ecco le risposte ai giudici. Per i commenti alle storie userò comunque l'altro post perché è più in alto, così soddisfo il mio ego.

Due punti in meno per aver insultato i Leonardo. Inizia la fiera del "presumibilmente mi serve la roba assunta dai personaggi per capire la fic". È sicuramente quella scritta meglio di questo contest, con una narrazione esilarante e molto coinvolgente. Le battute della protagonista sono taglienti al punto giusto senza scadere nel troppo volgare e il paragone con Chi l'ha visto? funziona benissimo anche per chi come me conosce poco o nulla del programma. Interessante la scelta di tutti i dettagli sui trasporti pubblici di Milano. Io ho apprezzato molto perché ho riconosciuto i vari riferimenti, sono curioso di leggere cosa ne pensano i miei colleghi, perché passino le fermate della rossa, ma i Leonardo non so in quanti abbiano capito che cosa fossero. I due personaggi sono abbastanza solidi, soprattutto la protagonista. L'altra ragazza emerge anche lei abbastanza bene nel finale, che è la parte che mi lascia perplesso. Qual è lo scopo della fic? Far ragionare il lettore su quanto la vita sia un susseguirsi di impegni e doveri mostrando l'importanza di perdersi nella semplicità dello sconosciuto ogni tanto? Se questo era il tuo obiettivo perché relegargli solo un paio di frasi nella sua spiegazione? Il finale mi sembra veramente tanto affrettato. Inoltre è anche presente un evidente errore causato da una revisione poco attenta o di un cambiamento dell'ultimo secondo, perché Claudia pensa che devono sembrare amiche che vanno insieme "il più fuori possibile", citando una battuta che sarà fatta da Marina 30 righe dopo. Tutto ciò mi fa pensare ad una mancanza di tempo, o meglio, di una pessima gestione del tempo perché in due mesi una fic di tre pagine poteva essere gestita alla perfezione. Nonostante questo enorme difetto sul finale non posso non riconoscere che prima di quello la fic era stata impeccabile, quindi metto 8/10.
Qual è lo scopo della fic? Ottima domanda. Avendo avuto poco tempo per concepirla, la storia com'è è un collage di due idee: una, che portavo dietro da un po', di una storia ambientata durante o immediatamente una laurea, probabilmente una meditazione su ciò che io ho provato quel giorno (per chi non avesse fatto l'università: è come la maturità, ma sono tutti vestiti eleganti); l'altra, avuta il giorno stesso, era di scrivere qualcosa su GeoGuessr. Diciamo che, se idealmente avessi avuto un giorno o due in più per scrivere meglio il tutto, questo sarebbe stato un racconto sul desiderio di novità e sulla delusione di una ragazza che, pur avendo amato ciò che ha studiato, si rende conto che la vita è troppo breve per fare tutto ciò che le piace (c'è un'eco di questa idea nella sua ultima frase). Ovviamente, come capita in ogni idea che rimane troppo abbozzata, ciò che passa al lettore è il cliché più vicino al significato inteso, ovvero, come hai detto tu, "l'importanza della semplicità dello sconosciuto". Vi sia di lezione, bambini: non scrivete di fretta.
Sul "più fuori possibile", che dire, beccato in pieno. Inizialmente quella era la risposta di Marina alla domanda "quanto lontano", ma mi sono reso conto che Claudia non l'avrebbe mai seguita se non fosse stata mantenuta l'ambiguità che qualcuno pedinava Marina, quindi ho spostato la frase e ho riletto molto male. Sui Leonardo mi spiace, ma i sedili sono stati chiaramente concepiti da uno che si era mangiato la pagina del vocabolario con la parola ergonomia. Esteticamente però sono belli.

Fic un po' particolare che ho dovuto rileggere un paio di volte prima di apprezzarla appieno. Anche qui abbiamo una storia che prende una piega diversa da quella che ci si aspettava qualche riga prima, offrendo un interessante spunto di riflessione. Dopo la prima lettura la conclusione mi sembrava un po' frettolosa, ma pensandoci su credo sia una cosa voluta per lasciare spazio all'interpretazione ed alla riflessione del lettore, e l'ho apprezzata.
No, mi spiace, non era voluta. Ma apprezzo la fiducia riposta nello scrittore, è di un ottimismo che ispira.

In realtà avrei poco da dire su questa fic, è una di quelle che mi è piaciuta di più ma nonostante ciò non la metterò al primo posto per il semplice fatto che temi trattati in altre fic mi hanno coinvolto di più.

Voglio comunque farti i complimenti perché ho trovato originale il tema, azzeccata la collocazione geografica, azzeccato il contesto, insomma si vede che c’ è uno studio dietro.

La sensazione di climax è percepibile ed il ritmo che hai scelto nella narrazione non mi ha fatto pesare il fatto che alla fine si trattasse di un gioco.

Confesso che sono anche un po’ di parte, le ragazze misteriose mi hanno sempre affascinato e se mi fossi trovato al posto della protagonista non mi sarebbe quasi sembrato così assurdo seguirla pur avendo saputo che non c’ era nessuno stalker.

Ma un piccolo appunto devo fartelo, io posso capire che molti vogliano trasmettere anche le loro passioni con i racconti ma evita di inserire forzatamente analogie con Yu-Gi-Oh e con la Psicologia specialmente quando si è consapevoli che non tutti possono capirle… non era necessario, davvero! Ottimo invece come hai “pubblicizzato” il gioco ed anche i paragoni con il sushi, se dovesse essere stato un Product Placement ti avrei dato 10.

7,5/10
Il punto che mi interessa, al di là dei complimenti che apprezzo, è l'ultimo. Premesso che Yu-Gi-Oh! è lì solo perché mi serviva un modo veloce ma non banale di dire "ho perso l'attimo" e che la psicologia non è nemmeno la mia passione (anzi, se uno psicologo leggesse la storia probabilmente si accorgerebbe che la citazione a Vygotskij non ha il minimo senso), difendo a spada tratta il diritto dello scrittore di inserire nella storia riferimenti che non possono essere colti da tutti. Una prima ragione è che, banalmente, se portassimo all'estremo il tuo ragionamento non dovremmo proprio mettere riferimenti a niente, perché non abbiamo controllo su chi ci leggerà, quindi potrebbe anche essere un contadino del basso bergamasco che non sa cosa sia il sushi. Una seconda ragione, più importante, è che una storia non deve mai essere tarata sul lettore, deve essere tarata sul miglior modo possibile di rendere ciò che si sta narrando. Tanto per fare un paio di esempi, La cresta dell'onda di Pynchon è zeppo di riferimenti culturali ai tardi anni '90 perché vuole ricreare l'atmosfera che è centrale alla storia (nonostante il lettore medio di Pynchon non abbia la benché minima idea di chi siano Misty o Vegeta), e La breve favolosa vita di Oscar Wao di Diaz infila citazioni a D&D (che per inciso io non ho capito) come show don't tell della nerdaggine del protagonista. Nel mio caso i riferimenti sono fini a se stessi, ma è solo perché è una storia scritta di fretta, non perché citazioni astruse siano inerentemente sbagliate.

Finendo di leggerla, mi sono accorto che la fic mi ha confuso, ma non in senso negativo. Mi ha fatto provare un miscuglio di sensazioni che sfumavano tra la curiosità, l’angoscia e la tensione, per ritrovarmi immerso in un senso di tranquillità immaginandomi lo scenario descritto nel finale. L’intero racconto è costruito attorno ad un climax narrativo ascendente che poi si interrompe bruscamente, proprio come quando si aspetta un sushi per due settimane e poi si mangia tutto troppo in fretta (ottima metafora, tra l’altro). Tuttavia, ora che ho finito di leggere l’elaborato, mi è rimasto un vago senso di insoddisfazione per il finale brusco, e penso che questa sia una pecca del racconto. A conti fatti, il racconto è comunque scritto bene, con un’ortografia davvero perfetta ed un ritmo adatto, ma il finale mi è sembrato un po’ troppo frettoloso. Il mio giudizio è comunque positivo.
Voto: 7.
Il fatto che il racconto stesso segua la metafora del sushi è puramente incidentale. Lo dico per non prendermi meriti che non ho e per dire che come espediente narrativo potenzialmente è geniale, ragion per cui mi riservo il diritto di usarlo da qualche parte e far finta che sia una mia idea per fare bella figura con qualche ragazza carina.
 

Apeshit

Zoidberg
Ciao a tutti.
Per prima cosa grazie! Grazie ai giudici per aver recepito con entusiasmo il mio lavoro. Volevo condividere con voi una piccola curiosità che si cela dietro Storia senza titolo.
I due mesi di scrittura del racconto me li sono presi tutti. E avevo elaborato un racconto di circa 8-9 pagine. Successivamente, però, degli eventi del tutto fortuiti mi hanno portato a non considerare utilizzabile quella storia. L’incombenza degli esami avevano messo in forse anche la partecipazione al concorso.
Un giorno, mentre guardavo cosa avevo lasciato su dropbox, ho notato Storia senza Titolo (che appunto, si chiama così perché il titolo si è perso, e perché quella canzone di Marracash mi piace un botto). Era una storia scritta anni fa, lasciata incompleta perché non sapevo come terminarla. Mi ci sono sforzato e quello che avete letto (o che potete leggere) è il risultato.
Sinceramente non pensavo di poter arrivare primo e mi hanno sorpreso delle caratteristiche che i giudici hanno notato.
Ma le storie sono come le battute, non si spiegano o perdono in bellezza. E poi insomma, il mondo è bello perché vario.

P.S. dietro alla storia c’è di mezzo anche una crisi diplomatica con la mia ragazza.
“Hey, vuoi leggerla?”
“No, sto vedendo il film”
Non le ho parlato per tutta la sera.
 

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Comunque dalla regia mi dicono che la fic di Fabiana si chiamava "La battaglia" e te l'aveva messo come titolo del file che ti ha passato @Carmageddon.
E ora è giunto il momento di commentare. Pensavate che i pipponi che ho scritto nei giudizi fossero sufficientemente esaustivi?
YOU FOOLS

Innanzitutto grazie ai partecipanti. Anche quest'anno ci avete dato modo di leggere dei lavori in alcuni casi belli, in altri casi meno belli, apparentemente scritti tutti quanti l'ultimo giorno a disposizione, quindi propongo per l'anno prossimo di fare una fic challenge della durata di un giorno per venire incontro alle esigenze degli scrittori. Ciò detto, ero convinto di essere stato partiolarmente cattivo con i giudizi, ma riguardando i voti ho scoperto di essermi discostato dalla media al più di 0,8/10, gg per me. Ovviamente apprezzerei molto un confronto con gli scrittori sui giudizi, perché non è detto che due letture mi siano bastate per giudicare appieno le fic, ma sono felice che in due casi abbia compreso cosa non andasse nei racconti (soprattutto per quella di Novecento che ammiro e rispetto molto in questo ambito e vedere di essere stato all'altezza di un partecipante di quel calibro è tanta roba). In ogni caso i giudizi sono stati tutto sommato consistenti, e il podio risulta ben staccato dalle altre posizioni, ma estremamente ravvicinato nel suo interno (tra secondo e terzo posto cambia solo MEZZO punto, un centesimo della scala totale, praticamente è pari merito).

Grazie ai partecipanti anche per la varietà di racconti che ci avete dato. Quando le stavo leggendo mi sono ritrovato a dover fare una classifica tra un risotto ai funghi, una parmigiana di melanzane e una torta alla panna. Comparare due risotti o due torte tra di loro è un compito ben definito, ma comparare un flusso di coscienza in punto di morte con un racconto autobiografico di una nascita è stato decisamente più complesso. Al punto che ho preso se volete una decisione un po' paraculo e ho dato tre voti uguali. D'altro canto, GeoGuessr è stata indiscutibilmente quella più coinvolgente, mannaggia a te che l'hai scritta in sei ore, avrei voluto seriamente vedere qualcosa di più articolato. Storia Senza Titolo è un azzardo tecnicamente troppo studiato per non premiarlo, anche se mi rimane oscura per certi versi (curiosissimo di conoscerti meglio Apeshit, un utente misterioso e sconosciuto iscritto a Fic Challenge iniziata che vince il primo premio battendo una leggenda finisce sicuramente negli annali). La battaglia, per quanto non particolarmente brillante nella scrittura, è anche quella che mi ha trasmesso i sentimenti più forti, e apparentemente non sono stato l'unico a pensarlo. L'equazione di Dio è quella fic che mi ha ricordato quanto sia importante leggere due volte per poter giudicare qualcosa in modo buono. Ricordo di essermi incazzato come una iena dopo aver letto quel finale la prima volta e di aver mentalmente pensato di darle un 7. Poi però a mente fredda prevale il buonsenso, e nella seconda rilettura sono emersi tutti quei dettagli tecnici che non avevo notato la prima volta perché perfettamente integrati nel racconto e ho cambiato in modo consistente il giudizio. Ti odio lo stesso per il finale, sappilo.
Odio anche Novecento una terza volta perché mi ha insegnato troppa roba tecnica che ora vado a cercare nei racconti anziché mandare giù tutto felice nella valle degli unicorni. E parlando di te:
Qual è lo scopo della fic? Ottima domanda. Avendo avuto poco tempo per concepirla, la storia com'è è un collage di due idee: una, che portavo dietro da un po', di una storia ambientata durante o immediatamente una laurea, probabilmente una meditazione su ciò che io ho provato quel giorno (per chi non avesse fatto l'università: è come la maturità, ma sono tutti vestiti eleganti); l'altra, avuta il giorno stesso, era di scrivere qualcosa su GeoGuessr. Diciamo che, se idealmente avessi avuto un giorno o due in più per scrivere meglio il tutto, questo sarebbe stato un racconto sul desiderio di novità e sulla delusione di una ragazza che, pur avendo amato ciò che ha studiato, si rende conto che la vita è troppo breve per fare tutto ciò che le piace (c'è un'eco di questa idea nella sua ultima frase). Ovviamente, come capita in ogni idea che rimane troppo abbozzata, ciò che passa al lettore è il cliché più vicino al significato inteso, ovvero, come hai detto tu, "l'importanza della semplicità dello sconosciuto". Vi sia di lezione, bambini: non scrivete di fretta.
Sul "più fuori possibile", che dire, beccato in pieno. Inizialmente quella era la risposta di Marina alla domanda "quanto lontano", ma mi sono reso conto che Claudia non l'avrebbe mai seguita se non fosse stata mantenuta l'ambiguità che qualcuno pedinava Marina, quindi ho spostato la frase e ho riletto molto male. Sui Leonardo mi spiace, ma i sedili sono stati chiaramente concepiti da uno che si era mangiato la pagina del vocabolario con la parola ergonomia. Esteticamente però sono belli.
Non credo di avere altro da aggiungere. Effettivamente non mi siedo praticamente mai in metro e quando lo faccio è perché sono particolarmente stanco, quindi non ci bado molto. Però è un vero peccato tu non abbia potuto articolare bene la fic.
 

Lucan(ba)ik

SIC PARVIS BARBA 1991-2079
tsk! Tanto io mi sono cimentato solo per costringervi a leggere qualcosa sul basket...quindi la mia personalissima challenge l'ho comunque vinta alla fine

scherzi a parte, ritengo fosse palese che ho partecipato con qualcosa che mi piace e non con qualcosa che pensavo potesse farmi vincere (questa trama l'avevo in mente almeno dall'anno scorso; infatti mi è dispiaciuto che nel 2018 la sfida scrittoria non si sia disputata) : ora, se dicessi che ho partecipato per perdere sarei un ipocrita o quantomeno una volpe che non è arrivata all'uva al podio, ma sono consapevolissimo che non tutti hanno la mia ossessione morbosa per l'NBA, tantomeno in un forum di Pokémon, ed io per primo se da giudice dovessi esaminare un racconto - chessò - sul tennis mi farei due palle così per quanto il finale possa essere strappalacrime

insomma - com'è poi effettivamente stato - più o meno pensavo d'orbitare intorno alla sufficienza [più per la forma che per i contenuti] ed anzi mi stupisce positivamente che @lucas992 e @Sky_Anubis si siano spinti oltre. Paradossalmente sono anche gli unici giudici che m'hanno segnalato errori, senza però scendere nei particolari: vi pregherei quindi di farmi qualche esempio, perchè questa cosa mi fa stare malissimo essendo io uno maniacale che ci tiene molto a questo aspetto...rileggo\modifico millemila volte persino qualsiasi messaggio o commento, figuriamoci una fic

l'insufficienza di @aleterla, unica affibbiatami peraltro, me l'aspettavo perchè si è tradito con quel << bof >> nella chat Telegram a pochi giorni dall'invio e subito dopo aver valutato il mio lavoro. Memore dei miei trascorsi su Topolino, l'ho pure smascherato quasi immediatamente; lui ovviamente lì per lì ha glissato con un << tu pensi troppo >> ma beh, se l'autore del mio pezzo era fin troppo prevedibile, allora la tua noia era praticamente nemmeno quotata alla SNAI: il che è un bene poichè tale intuizione ha mitigato non poco la mia delusione

complimenti poi a @CiaobyDany che ringrazio per l'esaustiva recensione di alto livello e i professionali consigli dispensatimi, forse pure troppo ambiziosi per uno come me che non ha mai avuto pretese da grande scrittore, nè la passione per scrittura creativa o lettura in quanto tali: dopotutto l'apice della mia "carriera" fin qui è stato sostanzialmente copincollare i dialoghi del mio fu videogioco prediletto* limitandomi a sostituire i personaggi originali con gli utenti del forum.
Ammetto un po' di pigrizia nel non aver approfondito alcune, anzi molte cose, se non le più inutili come le digressioni sulla storia del basketball lol...ma non era e non è nelle mie corde, diciamo. Dopodichè non ho una gamba amputata ovviamente, quindi credo sia normale che il mio tentativo risulti meno realistico/coinvolgente di gravidanza e parto raccontati da chi li ha vissuti in prima persona

*a tal proposito, questa fic challenge m'ha fatto venir voglia di continuare e finalmente concludere quel progetto iniziato nell'ormai lontano 2013

un plauso speciale va a @Zago per aver colto l'ispirazione tratta da Million Dollar Baby, per anni il mio film preferito. Ero partito proprio da lì, dal suo ending soprattutto...successivamente stravolto perchè un arto amputato è ben diverso dalla paralisi pressochè totale del corpo, da qui lo scarto dell'eutanasia; il resto è un mix di realtà, finzione, camei e parodie che tra poco procederò ad esplicitare. Non ho mai sentito nominare Manuel il nuotatore però, sarà che detesto pure il nuoto. Speravo infine in un bonus anticipo per me, o in un malus ritardo per gli altri concorrenti, ma forse era uno dei miei deliri cui alludevi

~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~

passando a spiegare più nel dettaglio il mio operato:

> la ragazza innominata era tanto immaginaria quanto basata su una persona vera; proprio nessuno ha riconosciuto Alice Sabatini, miss Italia 2015? Un soprammobile sarebbe stato più plot relevant - ve lo concedo - ma ho voluto inserirla perchè...parlavo di canestri. Altrimenti ci avrei messo Chiara Dello Iacovo.
Fi*a**, caffè e hip-hop (genere musicale maggiormente associato alla pallacanestro) >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>> sesso, droga e rock'n'roll

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**per i malpensanti: intendo FIBA

> Victor Therussian altro non è che un mio alter ego costruito giocando coi miei dati anagrafici. Usare "Luke" sarebbe stato troppo banale, ergo ho inglesizzato il mio secondo nome; il mio cognome tradotto alla lettera pensavo suonasse meglio, ma ormai la frittata era fatta

> altre inglesizzazioni maccheroniche orripilanti, per le quali non mi scandalizzerei se mi revocassero i miei certificati Cambridge...Pherrare e Cornelius sono ragazzi coi quali giocavo (Marco) o gioco (Francesco) costantemente online ad NBA 2K18 e 2K19 rispettivamente

> i teammates [Justice Young ne NBA 2K17, Shammy Wells in NBA 2K18, Corey Harris e Marcus Young nel 2K19] sono compagni di squadra fittizi che tuttavia compaiono nelle carriere dei videogiochi da vivere coi propri giocatori creati

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> la diagnosi dell'infortunio è presa pari pari da Shaun Livingston, cestista esistente che dodici anni fa rischiò seriamente l'amputazione ma oggi è un tre volte campione NBA [2015, 2017, 2018] tornato ai massimi livelli. Io mi son "divertito" (termine inappropriato, visto l'argomento di cui si parla...ma questo post non riceverà voto, quindi ve lo beccate così) ad immaginare come sarebbe andata la sua storia se non avesse avuto il lieto fine

> le università & squadre menzionate sono tutte realmente esistenti; idem con patate schiacciate per Russell, Hill ed Anthony.
Jordan non ha bisogno di presentazioni neppure qua, MI AUGURO

> Alex Zanardi dovrebbero conoscerlo un po' tutti, in caso contrario sappiate che è un ex pilota automobilistico - attualmente atleta paralimpico - che ha perso entrambe le gambe in un grave incidente stradale. Ne approfitto per sensibilizzare l'opinione pubblica sul fatto che SCRIVE. DI. MERDA. Per favore qualcuno gli dica che curare rubriche di riviste sportive NON FA PER LUI, handicap fisico o no, con buona pace dei perbenisti

~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~

altre chiose nonchè ringraziamenti vari:

> vaffanculo grazie a Sony che il 23 marzo scorso m'ha bannato dal Playstation Network, costringendomi ad una pausa forzata da NBA 2K19 e di fatto spingendomi così a muovere il culo <---- detto in francese parigino. In un giorno no...ma IN UNA SETTIMANA sì, ecco. Ero indeed incazzato come una faina al momento della stesura, dunque ale ha perlomeno pareggiato la mia predict sul suo 5

> devo inoltre ringraziare @Fabiana per essersi lasciata convincere a partecipare dal sottoscritto e quindi avermi fatto sentire quel secondo posto anche mio seppur in minima paHAHAHAHAHAHAHAHAH

> due estratti dall'OST della lavorazione

> scrivere questo papiro m'ha impedito di guardare in diretta Boston Celtics contro Indiana Pacers, prima partita del primo turno dei playoff NBA 2019 per i miei biancoverdi. Proprio ieri pomeriggio dovevate pubblicare la classifica finale? Non vi odio, facciamo che vi amo diversamente

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aleterla

Sex Bomb
Io Alice Sabatini l'ho riconosciuta subito, a dire il vero, ma onestamente ho preferito lasciarla nell'oblio dei dimenticati dalla tv, perché secondo me anche per lei la cosa è preferibile a una nuova ondata di scherno.
 

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
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Non quoto il messaggio di @Lucan(ba)ik o mi esplode l'editor da quanto è lungo.
Guarda che potevi prendere ispirazione dalla storia di Alex Zanardi senza bisogno di emulare la sua scrittura 👀
Tornando seri, sì, ricordavo vagamente l'episodio della Miss Italia, e a posteriori posso apprezzare l'inserimento di un personaggio reale come personaggio di fantasia nella fic, ma non cambio idea sul voto. Sulla critica di "alto livello" (rifiuto di considerarla tale perché non ho mai studiato veramente l'argomento e non voglio essere paragonato a chi si è fatto il culo per criticare seriamente), diciamo che più che altro ho voluto giustificare perché ti avessi staccato dalle altre fic nella mia classifica. Ho trovato un'idea interessante costruita con un sacco di errori tecnici. Che fosse incentrata sul basket non ha influenzato il mio voto così come GeoGuessr non ha avuto un bonus per essere powered by ATM e Storia Senza Titolo o l'equazione di Dio non hanno avuto un malus perché hanno finali aperti. Quello che a posteriori posso dirti è che la sufficienza te l'ho data perché credevo di avere davanti un'idea originale, dopo aver scoperto che in realtà hai riadattato un film ti darei un 5. Questo non vuol dire che trovi la classifica sbagliata, è corretto che ognuno giudichi sulla base delle proprie conoscenze che saranno variegate per rispecchiare un pubblico medio. Chi non conosce il film secondo me sarà in grado di apprezzarla più di chi sa da dove stai prendendo ispirazione. A parte questo fai come credi con i miei consigli, spero che possano aiutarti ad aumentare il tuo livello di scrittura, se sarai interessato a migliorare.
 

Lucan(ba)ik

SIC PARVIS BARBA 1991-2079
@CiaobyDany su su, non fare il modesto (almeno finchè non commenterà @Novecento lol) : la tua recensione era oggettivamente fatta di un'altra pasta - senza nulla togliere agli altri giudici, compresi quelli che mi hanno dato un voto più alto del tuo - perchè oltre ad esserti dilungato sei l'unico che si è spinto oltre il compitino del giudice...ovvero dire cosa ha funzionato e cosa no. Temo solo che i tuoi preziosi suggerimenti possano andar sprecati e non per mia volontà, bensì manifesta incapacità. Un po' come dispensare consigli di gestione aziendale ad un netturbino. Cionondimeno, hai fatto benissimo a fare un tentativo e lo farò pure io

la battuta su Zanardi mi ha ferito e non so come rispondere :(

respingo però con veemenza la critica a posteriori sull'ispirazione dal film...considera che è incentrato sul pugilato, la protagonista è una donna che rimane paralizzata dopo aver urtato il collo contro uno sgabello e l'allenatore alla fine le pratica l'eutanasia. Come vedi di tutto ciò, eccezion fatta per il letto d'ospedale, è rimasto davvero poco o nulla nel mio racconto; fermo restando che secondo me, da ignorante in materia, è anzi un valore aggiunto ispirarsi a qualche opera che magari è piaciuta particolarmente [purchè non si giunga al plagio] e non qualcosa che possa influenzare negativamente il giudizio finale
 
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CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
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Per Zanardi stavo scherzando, dai, non prendertela :P
Per l'ispirazione rimango della mia idea. Ispirarsi a qualcosa di pre esistente rendendolo proprio è ovviamente ben accetto, ma quello che vedo io è un parallelismo troppo 1:1 in cui hai cambiato la boxe con il basket, i genitali del protagonista e la morte contro la propria volontà anziché su richiesta. Le prime due ci stanno, se avessi trasmesso meglio il background sarebbe stato anche meglio, ma già così il risultato è buono. Il problema è la terza. La morte arriva troppo in fretta e ribadisco quanto detto in recensione: hai sprecato un'occasione. Tu non hai preso un'ispirazione che hai manipolato e resa tua, tu hai preso un concetto e l'hai spiattellato. Per questo pendo più verso il plagio che per la mera ispirazione. E per questo abbasserei il voto sapendo che non è farina del tuo sacco. L'arte del copiare è appunto un'arte. Bisogna saperla praticare bene per ottenere dei risultati, e qui mi manca troppa introspettiva psicologica (che in un film rendi più con le espressioni ma in una fic devi trasmettere con dei pensieri) per accettare quel risultato.
 

Fabiana

Sensei
Io non sono un fantasma, sono evanescente ma vorrei ringraziare i giudici per aver apprezzato a tal punto il mio racconto; solo che in questi giorni purtroppo lavoro molto, anche nei weekend, e non ho molto tempo per venire a leggere e scrivere qui; appena la mia situazione si normalizzerà leggerò con calma non solo i giudizi, ma anche e soprattutto tutti gli altri testi. Vi lovvo tutti (tranne Maze, Maze puzza)
Messaggio unito automaticamente:

Dimenticavo di dire che sono contenta di aver raggiunto il secondo posto e che ora il mio obiettivo per il futuro è la pace nel mondo; ringrazio i miei fan, la mamma che mi sta guardando da casa, il gatto del mio vicino che mi ha incoraggiata a intraprendere questo percorso e ora mi dedicherò seriamente allo studio perché il mio sogno nel cassetto è diventare un'attrice! *cuori random*
 
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Novecento

Quark charm
Al diavolo, metto i commenti in un post a parte, così tutti vedranno che per la prima volta in quattro anni sono riuscito a scrivere qualcosa per tutti i concorrenti. Ci si vede tra un anno o migliore offerta, balordi.

Trovo che CiaoByDany, nella sua più che buona recensione, abbia commesso un errore non da poco: quando si è messo a suggerire come migliorare la storia si è di fatto sostituito allo scrittore, imprimendo sulla storia di qualcun altro la propria sensibilità. Quello che un critico dovrebbe fare, invece, è cercare di spiegare allo scrittore come avrebbe potuto rendere meglio la propria visione del racconto.

Capisco però perché sia incorso in questo errore: capire che visione avessi tu del tuo racconto, Lucanik, risulta davvero difficile. Qual era la storia che volevi raccontare, dove con “storia” intendo l’idea drammatica e non la successione di avvenimenti? Per provare a rispondere (senza leggere la tua spiegazione, perché come ho insistito già al primo anno un racconto non deve essere spiegato), studiamo un pochino ciò che hai scritto. Il racconto direi che si può dividere senza problemi in due parti, con lo spartiacque dato dall’incidente durante la finale (o per meglio dire, dalla file di tildi/tilde/tildes).

La prima parte, per dirla in breve, non funziona in quanto manca completamente la Promessa. Per spiegare questo concetto mi affiderò alle parole di Steven Moffat, sceneggiatore di Doctor Who, che l’ha spiegato meglio di chiunque altro: immagina che il tuo potenziale lettore abbia cinque minuti liberi prima di uscire per andare al bar dove conoscerà l’amore della sua vita e decida di iniziare il tuo racconto. Il tuo scopo, come scrittore, è far sì che quello stronzo non esca di casa. Il modo in cui ottieni questo risultato è attraverso una promessa fatta al lettore, ovvero che, se fisiologicamente la tua storia non sarà al suo meglio dopo tre righe, per lui vale la pena andare avanti a leggere. Quando si dice che la prima pagina è quella più importante, in genere ci si riferisce a questo. Un vero scrittore usa questa pagina per incantare con lo stile, ma parliamoci chiaro, qui nessuno è Thomas Pynchon, bisogna lavorare con quello che si ha e sopperire allo stile con qualche idea originale o qualche prospettiva atipica. Quindi cos’è la tua prima pagina, la tua arma fondamentale contro il perpetuarsi della specie umana?

Una descrizione piatta dell’incontro di Victor con Alice Sabatini (ci torneremo più avanti) e della sua carriera cestistica.

Fine. Il personaggio non cattura l’attenzione per originalità (è uno stereotipo essenzialmente, e per certi versi sospetto che sia una cosa voluta), non c’è nessun conflitto interiore o esteriore a guidare il lettore (Victor stesso dice che andrà in NBA “a prescindere dal risultato” della partita), non c’è nessun accenno a qualcosa di atipico che verrà più avanti. Il tuo lettore è già alla seconda media alla spina.

Come risolvere questo problema? Supponiamo di non calpestare il tuo intento, ovvero di mantenere la storiografia da baskettaro di Victor (che, in realtà, è fondamentalmente inutile se il tuo obiettivo era il dramma della finale, in quanto conoscere i suoi compagni di squadra non ci dice nulla che dia una prospettiva diversa a quell’evento): il modo in assoluto peggiore per raccontarlo è attraverso un monologo del protagonista, a meno che il tuo protagonista non abbia un modo davvero coinvolgente di parlare (non è questo il caso di Victor). Prova a chiederti: quale potrebbe essere una via per rendere più interessante quello che a tutti gli effetti è un infodump? Elenca dieci modi possibili e poi scarta i primi nove, perché molto probabilmente sono già visti e rivisti. Se sei fortunato, una volta ogni plenilunio troverai un’idea che ti piace davvero tanto (e sarai molto arrabbiato quando non riuscirai a renderla bene com’era nella tua testa). Se ti servisse qualche spunto, suggerisco la lettura della storia classificata a questo stesso contest: come te Ponty si ritrova a dover spiegare al lettore una backstory potenzialmente noiosa e ripetitiva, prova a studiare come svicola da questo problema e la integra nelle scene.

Passiamo invece al cuore della storia, ovvero la seconda parte. Qui diventa rilevante la domanda posta all’inizio, ovvero “che storia volevi raccontare?”. Apparentemente la risposta sembrerebbe semplice: il midpoint è l’incidente, quindi vuoi raccontare come quell’evento influenza la vita di Victor. Sulla carta mi sembra un’idea valida. Ma allora devo chiederti conto di una serie di scelte quantomeno discutibili:

  • Perché la scelta di un narratore ignaro nella prima parte e presciente nella seconda? In questo modo non vediamo né la reazione in diretta di Victor all’incidente (perché dopo la fila di tildi sa già cosa sta per succedere) né il suo potenziale sguardo critico all’ingenuità e alle belle speranze del sé più giovane. Tra tutte le scelte possibili, penso che questa sia probabilmente la peggiore.
  • Perché l’incidente gravissimo è liquidato in una riga? Mi può anche andar bene un ragionamento del tipo “non mi interessa descrivere cosa prova nel dettaglio, perché, se ci fai caso, non è veramente un racconto psicologico”, ma ciò non toglie che non puoi cavartela così velocemente quando, dal momento in cui capiamo la prescienza di Victor, ci viene promesso questo avvenimento come punto di svolta della sua vita. Devi trovare un modo per dargli il peso che hai anticipato, oppure non devi caricare le aspettative del lettore.
  • Perché, anziché approfondire lo stato psicologico di Victor prima dell’incidente e come vedeva i suoi anni di sforzi, in modo da tracciare un contrasto con la sua frustrazione seguente, hai speso tempo a descrivere asetticamente la sua carriera (informazioni che, come detto prima, non ci dicono nulla su chi è il personaggio in relazione all’incidente, se non un vago senso delle sue potenzialità stroncate)?
  • Di nuovo, perché un monologo? Non sarebbe stato molto più interessante vedere Victor che confronta le proprie frustrazioni con Jus (colui che l’ha messo in quello stato), Mark (il suo rivale/amico con un futuro che a Victor è stato strappato), perfino con Alice Sabatini (dando un senso al personaggio e magari spostando qui la rivelazione che non è reale)? Così tante opzioni e hai scelto quella più noiosa.
  • Perché il finale?
Fermi tutti, qui bisogna fare un discorso più ampio: a me l’idea di base del finale piace. È un lampo di imprevedibilità in una storia che scorre monotona come exp(x). Un personaggio entra completamente a caso e ammazza il protagonista. È esilarante. Ma ci sono tre note a margine à la Fermat che vanno fatte.

Punto primo, il tono è inadatto. Il resto della storia non è surreale, non ha quella vena di follia sottostante che giustificherebbe uno svolgimento simile. Questo è il punto minore, perché creare un contrasto può funzionare (e in parte già funziona) a patto che i punti successivi siano soddisfatti.

Punto secondo: non c’entra nulla con il resto della storia. Leggendo il racconto, il lettore si fa più o meno l’idea che la storia di fondo riguardi Victor e il suo rapporto con l’incidente che gli ha cambiato la vita. Che cosa c’entra il suo vecchio coach in tutto questo? Se vuoi inserire questa scena (legittimo), serve una riflessione sul tema del tuo racconto e il ruolo che questa scena gioca in quel contesto. Per esempio, se la storia fosse incentrata sul concetto di fallimento e su come persone diverse affrontano un fallimento che non è stata colpa loro, allora la scena funzionerebbe. Non sto dicendo che sia l’unica via o la via migliore o anche solo una via valida, era per rendere il principio di base.

Punto terzo: volendo tenere questo plot point, rimane il fatto che il personaggio in questione non può essere il coach. Non ha senso. CI sono già fin troppi personaggi per una storia di tre pagine e spicci, inserirne uno nuovo mai visto prima con annessa exposition di Victor (Francis Cornelius, il mio allenatore negli Orange? Che ci fa qui?) è una porcata. Hai iniziato e finito un’intera sottotrama nello spazio di mezza pagina. Se vuoi che qualcuno spari a Victor, dev’essere qualcuno di cui abbiamo visto le interazioni reciproche. Non può essere una sorpresa se non sappiamo manco chi sia questo personaggio; per quanto ne sappiamo sto qua è sempre stato svitato.

Qualche nota conclusiva:

  • Avevo promesso di parlare di Alice Sabatini e lo faccio qui: al di là del fatto che la sua descrizione è vaghissima (capelli corti portati divinamente? Curve generose? E io cosa dovrei visualizzare? Se tu fossi davvero fidanzato con lei e io ti chiedessi di descrivermela, davvero ne parleresti così?), già CiaoByDany ha fatto notare che il suo apporto a questo racconto è pari a zero. Sono il primo colpevole di inserire le proprie cotte nei suoi racconti, ma il minimo che puoi fare è dare loro un ruolo.
  • Le virgolette per i dialoghi sono «, non <<. Praticamente ogni word processor sulla faccia della terra permette la sostituzione automatica, puoi impostarla una volta e dimenticartene.
  • <<…>>” non è un’espressione da racconto scritto come si deve. Se vuoi dire che il personaggio è attonito e non sa che dire, ti rimbocchi le maniche e trovi il modo di dirlo.
  • Victor cita pecunia non olet e fa riferimento a Vespasiano. Qualche pagina dopo, il coach menziona che Victor è noto per essere un latinofilo. Dettaglio molto fine e davvero ben reso, perché come tutti i dettagli fa sentire il lettore intelligente per averlo notato.
  • La diagnosi fu a dir poco impietosa ma purtroppo la medicina, e figuriamoci la medicina sportiva, non ha emozioni: rottura del legamento crociato anteriore, del crociato posteriore, del legamento collaterale mediale, dei sogni di gloria, del menisco laterale e tanto per gradire lussazione della rotula”. Ho molto apprezzato il “sogni di gloria” infilato in mezzo; questo è un modo per rendere interessante quello che, scritta in altro modo, è solo un noioso referto medico.
Non ho una conclusione a effetto, a differenza tua. Mi disp.

Ci sono tempi verbali che saltano. Dire che una parola è sia sconosciuta che ormai è priva di significato non ha granché senso. Hai scritto “fare riprenderle”. Oh, chi vogliamo prendere in giro?

Il titolo del racconto è chiaramente bugiardo. Questa non è una storia, sono due storie.

La prima storia è una riflessione competentemente scritta sulla frustrazione di uno scrittore che non riesce a portare a compimento un’idea che aveva. È una bella riflessione, malinconica, con cui è facile relazionarsi se si è scrittori a propria volta, ma come tutte le riflessioni rimane un po’ fine a se stessa.

La seconda storia è il racconto di una relazione finita male dissimulata nella cornice narrativa di una riflessione competentemente scritta sulla frustrazione di uno scrittore che non riesce a portare a compimento un’idea che aveva, ed è la singola miglior opera che abbia visto in tre anni di Fic Contest.

Non ti conosco, Apeshit, e non posso sapere quale delle due storie tu abbia effettivamente scritto. Scelgo di appellarmi al principio della Mort de l’Auteur, secondo il quale le intenzioni del creatore sono irrilevanti e tutto ciò che conta è l’interpretazione data dal lettore, e assumere che tu abbia scritto la seconda storia. Stante ciò, io non ho nient’altro da dire. Se anche avessi partecipato con racconto scritto in un tempo ragionevole, non penso ti avrei mai battuto. Ti direi che mi è piaciuta, ma un complimento molto più significativo (ho gusti di merda) è che l’ho letta verso mezzogiorno e alle nove di sera mi ci sto ancora arrovellando sopra. Non potevo sperare in un detronizzatore migliore. A buon rendere.

(Però hai un po’ scoperto le carte con il «rapporto alla base di questa storia», che difficilmente è un modo in cui uno scrittore parla della sua opera. Penso sia davvero l’unica nota stonata di questo racconto.)

Altro giro, altra storia di ottima qualità. Questa, a differenza di Storia senza titolo, è anche innatamente più vicina alle mie sensibilità personali, visto il suo aspetto di realismo magico «cosmico» con cui sono storicamente fissato. Consciamente o inconsciamente, è facile ritrovare influenze del filone lovecraftiano meno legato alla mitologia dei Grandi Antichi, in particolare de La musica di Eric Zahn, un racconto seminale in questo campo. (E anche quest’anno la marchetta al mio scrittore preferito l’ho fatta. Alla prossima, Providence cowboy.)

Al di là dei gusti personali, non si può negare che sia fatto un ottimo uso di quello che un paio di anni fa avevo battezzato «show don’t tell narrativo»: molto raramente ci viene detto cosa il figlio prova nei confronti del padre o qual era il loro rapporto un tempo, piuttosto ci viene mostrato attraverso l’interazione del protagonista con l’ambiente. Se Lucanik mi sta leggendo, prendi qualche appunto.

Tutto bene, quindi. Come la miglioriamo? (Quest’anno mi sa che la critica approfondita la becchi tu. Consideralo un risarcimento perché la scorsa edizione non sono riuscito a trovare il tempo di commentarti.)

  • Più precisione. Scrivere che ci sono “confezioni su confezioni di cibo pronto accatastate a caso, bottiglie d’acqua buttate qua e là” è ottimo per comunicare al lettore che il padre vive nel disordine, ma è anche terribilmente vago. Di che cibo stiamo parlando? Cosa significa “accatastato a caso”, “buttate di qua e di là”? Potrà sembrarti un’inezia a prima vista (a nessuno frega una sega di cosa mangi il padre), ma questa è la differenza chiave tra un buon racconto e un ottimo racconto: i dettagli. Il lettore potrà non accorgersi consciamente della differenza tra “confezioni su confezioni di cibo pronto accatastate a caso” e “piramidi di tubi di Pringles”, ma nel secondo caso avrà la sensazione inspiegabile di aver letto qualcosa di scritto meglio. Questo vale per le “alcune curiose forme” della protuberanza di cartacce, per la “misera paghetta mensile” e così via (divertiti tu a trovarle ora che sai il trucco). Se devi scegliere una singola cosa in cui migliorare scegli questa, perché ai piani alti il peso specifico è enorme.
  • Dialogue tags. O, per meglio dire, dialogue tag, visto che ce n’è solo uno (il che è ottimo!). Però quel “pronuncio” stona davvero tanto. Non c’è nulla di male in un “dico”, checché ci insegnino alla scuola dell’obbligo.
  • Più fantasia. “Sento una vibrazione attraversarmi la coscia, poggio uno degli ultimi pacchi, Giorgia mi ha scritto se va tutto bene”. Notare che non menzioni mai le parole “telefono”, “smartphone” o “messaggio”, ma il lettore capisce benissimo di cosa parli. Come nel caso di due punti fa, questa è un’altra cosa che viene inconsciamente notata e annoverata come «questo sì che sa scrivere bene». Lo fai un altro paio di volte (ho segnato le “macchie rossastre” per indicare il tramonto), ma tieni il braccino corto. Perché? Osa di più! Ogni volta che descrivi un’azione ordinaria (scendere le scale, per dirne una), prova sempre a chiederti: «posso dirlo in un modo un po’ più originale?». Questa è una delle cose più difficili per uno scrittore, soprattutto perché devi trovare un equilibrio tutto tuo tra “dico letteralmente quello che succede” e “il lettore non riesce a prendermi sul serio”. Per un esempio al negativo di quest’ultimo estremo, leggi Buona apocalisse a tutti! di Gaiman e Pratchett; per un esempio positivo di equilibrio, leggi Il sindacato dei poliziotti yiddish di Chabon (oppure, sai, leggilo a prescindere).
  • Più pathos nelle scene chiave. In quello che è il momento di massima tensione del racconto, il fatto che il figlio prenda il padre e, parole sue, “lo lanci nella neve” fa abbastanza ridere per la scelta di parole. Specie considerato il rapporto mostrato tra i due, non puoi liquidare un momento così importante come se stesse lanciando un sasso in acqua. Cito questo caso perché qui non ho dubbi; ho notato un evento candidato poco prima, ovvero “Stringo i pugni e mi dirigo verso il pianoforte. Glielo distruggo, e dopo passo alla sua faccia”. Qui, però, non capisco se sia la descrizione di un’azione o una dichiarazione di intenti interrotta quando vede che il padre sta piangendo.
  • Descrizioni interagenti. Questa la faccio breve: un buono spunto per migliorare è che, quando scrivi una descrizione, tu ti chieda se in qualche modo puoi incorporarla in un’azione. Tornando all’esempio portato prima, anziché semplicemente dire che ci sono confezioni di cibo pronto sparse in giro posso, per esempio, mostrare il figlio che le calpesta? Non aspettarti che ti riesca ottimamente al primo colpo (anche se magari ci riesci): le descrizioni interagenti sono il marchio degli scrittori davvero, davvero bravi, ed è delicato non scadere in un elenco di azioni tipo resoconto di una partita a scacchi.
  • Più impatto nell’incipit. Nei romanzi, come regola generale, l’incipit nella prima stesura è almeno una pagina troppo presto. Nei racconti la situazione è meno critica, ma l’idea di fondo rimane: spesso e volentieri tagliando le prime righe scopri che c’è un incipit molto più efficace sepolto lì sotto. Tanto per dire, secondo me “Ho promesso alla mamma che sarei venuto a dare un’occhiata ogni tanto, ma volta dopo volta, inizio a sentire il peso ed il fastidio accumularmisi sopra. Ma quando schiatta?” è un incipit molto più efficace di quello scelto da te, ed è solo cinque righe più sotto. Ci serve davvero quello che viene prima? Come dice la manpage del miglior pager, less is more.
  • I dialoghi. Credo che i dialoghi siano l’unico problema serio di questo racconto. Almeno metà delle frasi pronunciate dai personaggi potrebbero essere eliminate senza che nulla di significativo vada perso. Lo so che in una situazione reale del genere persone reali si parlerebbero, ma devi sempre tener conto che la scrittura è solo una prima approssimazione della realtà, specie per quanto riguarda i dialoghi (prova a trascrivere una conversazione a caso in un bar, poi prova a leggere un dialogo in un bel libro; mondi diversi). C’è davvero bisogno che il figlio chieda al padre che sta facendo e che il padre gli dica che sta suonando, quando viene descritto una riga prima? C’è bisogno che il padre dica al figlio di guardare il cielo (non può accorgersi da solo delle stelle che si muovono, considerato che ha pure l’imbeccata uditiva?). C’è bisogno che il padre dica che “ora aspetto” quando le sue azioni già ci dicono che sta aspettando? Fai parlare i personaggi solo se (a) hanno qualcosa di importante da dire, o (b) il loro parlare dice qualcosa di importante su di loro. Per il resto, muto è meglio.
  • Meno virgole, più punti e congiunzioni. Qui c’è poco da fare, devi sviluppare l’orecchio: “Si dirige verso l’atrio, io gli sto dietro” non suona. “Gli sto dietro mentre si dirige verso l’atrio” suona. “Mi affanno per seguirlo nell’atrio” suona meglio ed è meno artificiosa. Applica a ciclo for su tutto il racconto.
  • Giusto per chiudere in bellezza, un paio di frasi che mi sono piaciute particolarmente nel mucchio: “Probabilmente il suo corpo non sa più bene come farlo”, “ogni volta è come sentire una fitta allo stomaco, che pare mi stia tornando l’appendicite”. Perché? Lascio a te capirlo.
Coraggio, sei arrivato lontano da Limmy e Funz. L’anno prossimo voglio una sfida come si deve.

Credo esista una differenza fondamentale tra un racconto di ispirazione autobiografica (come può essere, per un paragone musicale, un The Wall dei Pink Floyd) e uno che è piuttosto palesemente basato interamente su fatti e impressioni realmente avvenuti. Se nel primo caso un sedicente critico può, al netto del coinvolgimento emotivo, esprimere giudizi su stile, struttura e quant’altro, nel secondo caso sarebbe come giudicare la recitazione di un documentario. È ancora peggio se, come in questo caso, il sedicente critico in questione non ha mai passato né passerà mai l’esperienza descritta nel racconto. Pertanto, pongo un limite prima di diventare quello che al gruppo di lettura de Il mio viaggio della speranza si alza in piedi e commenta “sì, sì, carino e tutto quanto, ma non sarà un po’ cliché?”. Dubito che Fabiana (che non conosco) abbia mai avuto qualche interesse nel sapere che cosa avrei detto del suo racconto, ma nel caso può scrivermi in privato. Swipe left e proseguite.

Ven32 scosta la tenda rossa ed entra nella stanza dal pavimento a zig-zag, accompagnato da un sassofono dolce come la voce di un violino. Dal lato opposto, simmetricamente, si fa strada tra i drappi la sagoma sgusciante di Iudexium. Entrambi camminano in modo bizzarro, disarticolato, come se un burattinaio ne stesse guidando i passi. Al centro della stanza una tastiera da computer lunga almeno quattro metri, di quelle meccaniche color polvere, estetica Anni Novanta. Dietro di essa, alla postazione di chi dovrebbe scriverci, un qualche monumento coperto da un telone nero, alto quanto una villetta con soppalco. Ven32 e Iudexium si squadrano, non senza una certa diffidenza. «Cosa ci facciamo qui?» chiedono all’unisono.

«Oi itacovnoc oh iv».

Un altro fruscìo di velluto ed ecco emergere l’Uomo Dietro Le Quinte. Una creatura imponente, camicia bianca, capelli brizzolati, un’aura elettrica che sfrigola, un pizzetto impossibile da non riconoscere che incornicia un sorriso caloroso. È proprio lui, Pino Insegno.

«Eredev a òretuia iv».

Prima che Ven32 o Iudexium possano chiedere spiegazioni, Pino si avvicina a ciascuno di loro e li bacia dolcemente sulla fronte. Il suo alito sa di aghifoglio, gesso di lavagna e di quell’odore di elettricità statica prodotto dai vecchi televisori a tubo catodico quando va in onda una replica della Premiata Teleditta. Quando Pino riprende a parlare, entrambi scoprono di comprendere perfettamente le sue parole e, conosciuta la loro nudità, intrecciano foglie di fico e se ne fanno cinture. «Io sono il Braccio».

«Cosa ci facciamo qui?» chiede Ven32.

«Dobbiamo parlare dei vostri racconti. Dal momento che il tuo racconto era in realtà una critica, Ven32, la legge del contrappasso impone che la critica che ti verrà rivolta avvenga sotto forma di racconto».

«E io?» lamenta Iudexium «Qual è il mio contrappasso?».

«Non ho avuto il tempo di pensarci, ho scritto tutto in sei ore».

«Questa scusa inizia a diventare vecchia».

«Fai finta che sia il citazionismo».

Iudexium sbuffa con l’aria di chi le ha già sentite tutte. «Tanto so già cosa vorrai dirci. Ci dirai quello che dicono tutti. Che i nostri racconti non sono letteratura, che siamo una presa in giro e che non meritiamo nemmeno di partecipare al Fic Contest».

«Che manchiamo di rispetto ai giudici e agli altri concorrenti» fa eco Ven32. «È questo che significa la tastiera gigante. È una metafora. La grandezza della scrittura contro noi minuscoli».

Primo piano di Pino Insegno, un sorriso compassionevole gli increspa il volto. «I miei figlioli».

Su Ven32, F4, basito.

«Tu, Ven32, con la tua convinzione che il manga sia canonico e non sia né più né meno una fan fiction. Che non contempli che, se scegli il personaggio femminile, Vera è effettivamente figlia di Norman anche nel gioco. Che dimentichi la tua stessa cornice narrativa a metà racconto. E tu, Iudexium, con il tuo demone che parla romanaccio».

«Tutto qui?». Iudexium tenta di andarsene, stizzito, ma una volta uscito dalle tende retrostanti si ritrova dall’altro capo della medesima stanza. Annuisce, comprendendo cosa sta succedendo, e riprende a parlare. «Tutto qui? Mille cose su di lui, e il meglio che tiri fuori su di me è l’accento di Lycroxis?».

«Sì, ehi, cosa c’entra lui?» fa di nuovo eco Ven32. «Sappiamo entrambi che non siamo paragonabili. La sua è effettivamente una storia, anzi, è una bella storia. È demenziale e ha ortografia scadente, sicuro, ma non è nulla di peggio di, che ne so, l’anime di Sole e Luna, una volta che prendi un correttore di bozze serio».

«Confermo, il paragone è offensivo».

Pino Insegno non si lascia perturbare, come una lagrangiana all’equilibrio. «Conoscete il principio della Parabola?».

«La mia storia parlava di Satana, non di Gesù».

Pino si siede restando in piedi. «La maggior parte dei giudici crede che i voti vadano da 1 a 10. Ma noi Grandi Saggi sappiamo bene che in realtà vanno da -10 a 10. I voti negativi sono una scala a parte, che identifica quanto una storia sappia intrattenere non a scapito dell’essere esagerata, ma proprio perché è esagerata. Un -10, in verità vi dico, è del tutto paragonabile a un 10, giacché tanta è l’abilità necessaria per scrivere un capolavoro, tanta ne è necessaria per scrivere un racconto talmente folle da risultare esilarante». Pino aggrotta le sopracciglia, svelando per un istante la reale età dei suoi occhi, assai superiore a quanto lascerebbe trasparire il suo busto muscoloso. «Il voto più basso è lo zero, una storia che non riesce a intrattenere, non una scritta male. I voti formano una Parabola». Pausa ad effetto, gli americani lo chiamerebbero beat. «In virtù della Parabola, Voi portate equilibrio nel Fic Contest. Vi caricate di un peso che nessuno vuole portare. Voi siete gli eroi di ogni edizione, e sulle vostre spalle è caricata l’eredità dei grandi antenati».

Ven32 e Iudexium, pallidi, sul punto di piangere. Un pianoforte cresce in lontananza fino ad annegare il rumore dei loro passi mentre, guidati dalla spinta insopprimibile che chiamiamo nostalgia, si avvicinano a Pino: è il tema di Laura Palmer di Angelo Badalamenti.

«Anche… anche nelle recensioni… sei prolisso…».

Pino Insegno stringe i due nell’abbraccio più infuocato che abbiano mai ricevuto, sussulti che diventano singhiozzi che diventano una fontana di lacrime mai piante. Per un istante magico, Ven32 e Iudexium sono di nuovo bambini. «Va tutto bene ora».

«Grazie… papà…».

Tra i grumi di saliva in gola, Ven32 riesce a mugugnare «Pino, devo saperlo… Che cosa significa la tastiera gigante?».

«Non lo so, figlio mio. Non sono stato io a met––».

Un respiro risucchiato. Ven32 e Iudexium aprono gli occhi umidi per scoprire con orrore una falce, affilata e irrigata di organi interni, che ha trafitto Pino Insegno da capo a capo. Gli occhi del Grande Saggio si spengono ancora aperti, il suo eterno sorriso troppo lento per abbandonare il corpo prima dell’ultima goccia di linfa vitale e ora incastonato tra le labbra violacee per sempre. Il ventre flaccido dell’uomo si riversa al suolo mentre le budella iniziano a fuoriuscire dal cesareo d’urgenza.

Ven32 vomita dieci colazioni a base di merende Pokémon Mr. Day, Iudexium arretra con le membra che tremano. Non è possibile. Non può essere. Non riesce a crederci. Non c’è nessun altro nella stanza, chi è stato?

Ammenoché…

I due scrittori si voltano come un solo essere a confermare il loro sospetto più atroce. Il drappo nero al centro della stanza è svanito, lasciando al suo posto un Gigante che conoscono fin troppo bene. Non parla, ma la sua espressione comunica tutto. Mi avete deluso. Avete perso di vista il vostro obiettivo.

Ven32 vorrebbe dire qualcosa a sua discolpa, ma le corde vocali gli stanno evaporando dalla bocca. Un’occhiata fugace a Iudexium ed è come guardarsi allo specchio: nel giro di dieci secondi netti, entrambi sono diventati un nuovo strato di polvere che va a ricoprire la tastiera, un tempo tinta di un rosso fiammeggiante. Il Gigante si alza in piedi dal suo trono di zeri e si slaccia la cerniera dei pantaloni, rivelando il suo pene eretto. Incastonate tra le vene inturgidite, le sei Gemme dell’Infinito.

«Va bene» bofonchia Ale Duncan, rassegnato «vorrà dire che farò tutto da solo».
 
Ultima modifica:

Ff300

fanbase Nintendo =/= fanbase Pokémon
Wiki
Per i commenti alle storie userò comunque l'altro post perché è più in alto, così soddisfo il mio ego.
E fu così che Novecento mentì.

Boiate a parte, ho trovato indubbiamente interessanti i tuoi commenti, e mi è piaciuta un sacco il commento "fic" (lo commenterei più o meno come ho fatto per Nameless Shiarada). Comunque vorrei farti una domanda (che non c'entra nulla con la fic challenge): dato che vieni considerato il "guru delle fic del PCF" pensavo avessi fatto studi letterari, ma da alcune frasi dei commenti mi sono convinto che hai seguito un percorso più scientifico (a occhio direi fisica, ma anche matematica o alcune ingegnerie). Cos'hai studiato?
 

Novecento

Quark charm
E fu così che Novecento mentì.

Boiate a parte, ho trovato indubbiamente interessanti i tuoi commenti, e mi è piaciuta un sacco il commento "fic" (lo commenterei più o meno come ho fatto per Nameless Shiarada). Comunque vorrei farti una domanda (che non c'entra nulla con la fic challenge): dato che vieni considerato il "guru delle fic del PCF" pensavo avessi fatto studi letterari, ma da alcune frasi dei commenti mi sono convinto che hai seguito un percorso più scientifico (a occhio direi fisica, ma anche matematica o alcune ingegnerie). Cos'hai studiato?
Yup, ho studiato (studio) Fisica. Scrivere è un hobby che coltivo in modo da non dover rispondere "gioco ai videogame" quando qualcuno mi fa la domanda.
 

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Al diavolo, metto i commenti in un post a parte, così tutti vedranno che per la prima volta in quattro anni sono riuscito a scrivere qualcosa per tutti i concorrenti. Ci si vede tra un anno o migliore offerta, balordi.

Trovo che CiaoByDany, nella sua più che buona recensione, abbia commesso un errore non da poco: quando si è messo a suggerire come migliorare la storia si è di fatto sostituito allo scrittore, imprimendo sulla storia di qualcun altro la propria sensibilità. Quello che un critico dovrebbe fare, invece, è cercare di spiegare allo scrittore come avrebbe potuto rendere meglio la propria visione del racconto.

Capisco però perché sia incorso in questo errore: capire che visione avessi tu del tuo racconto, Lucanik, risulta davvero difficile. Qual era la storia che volevi raccontare, dove con “storia” intendo l’idea drammatica e non la successione di avvenimenti? Per provare a rispondere (senza leggere la tua spiegazione, perché come ho insistito già al primo anno un racconto non deve essere spiegato), studiamo un pochino ciò che hai scritto. Il racconto direi che si può dividere senza problemi in due parti, con lo spartiacque dato dall’incidente durante la finale (o per meglio dire, dalla file di tildi/tilde/tildes).

La prima parte, per dirla in breve, non funziona in quanto manca completamente la Promessa. Per spiegare questo concetto mi affiderò alle parole di Steven Moffat, sceneggiatore di Doctor Who, che l’ha spiegato meglio di chiunque altro: immagina che il tuo potenziale lettore abbia cinque minuti liberi prima di uscire per andare al bar dove conoscerà l’amore della sua vita e decida di iniziare il tuo racconto. Il tuo scopo, come scrittore, è far sì che quello stronzo non esca di casa. Il modo in cui ottieni questo risultato è attraverso una promessa fatta al lettore, ovvero che, se fisiologicamente la tua storia non sarà al suo meglio dopo tre righe, per lui vale la pena andare avanti a leggere. Quando si dice che la prima pagina è quella più importante, in genere ci si riferisce a questo. Un vero scrittore usa questa pagina per incantare con lo stile, ma parliamoci chiaro, qui nessuno è Thomas Pynchon, bisogna lavorare con quello che si ha e sopperire allo stile con qualche idea originale o qualche prospettiva atipica. Quindi cos’è la tua prima pagina, la tua arma fondamentale contro il perpetuarsi della specie umana?

Una descrizione piatta dell’incontro di Victor con Alice Sabatini (ci torneremo più avanti) e della sua carriera cestistica.

Fine. Il personaggio non cattura l’attenzione per originalità (è uno stereotipo essenzialmente, e per certi versi sospetto che sia una cosa voluta), non c’è nessun conflitto interiore o esteriore a guidare il lettore (Victor stesso dice che andrà in NBA “a prescindere dal risultato” della partita), non c’è nessun accenno a qualcosa di atipico che verrà più avanti. Il tuo lettore è già alla seconda media alla spina.

Come risolvere questo problema? Supponiamo di non calpestare il tuo intento, ovvero di mantenere la storiografia da baskettaro di Victor (che, in realtà, è fondamentalmente inutile se il tuo obiettivo era il dramma della finale, in quanto conoscere i suoi compagni di squadra non ci dice nulla che dia una prospettiva diversa a quell’evento): il modo in assoluto peggiore per raccontarlo è attraverso un monologo del protagonista, a meno che il tuo protagonista non abbia un modo davvero coinvolgente di parlare (non è questo il caso di Victor). Prova a chiederti: quale potrebbe essere una via per rendere più interessante quello che a tutti gli effetti è un infodump? Elenca dieci modi possibili e poi scarta i primi nove, perché molto probabilmente sono già visti e rivisti. Se sei fortunato, una volta ogni plenilunio troverai un’idea che ti piace davvero tanto (e sarai molto arrabbiato quando non riuscirai a renderla bene com’era nella tua testa). Se ti servisse qualche spunto, suggerisco la lettura della storia classificata a questo stesso contest: come te Ponty si ritrova a dover spiegare al lettore una backstory potenzialmente noiosa e ripetitiva, prova a studiare come svicola da questo problema e la integra nelle scene.

Passiamo invece al cuore della storia, ovvero la seconda parte. Qui diventa rilevante la domanda posta all’inizio, ovvero “che storia volevi raccontare?”. Apparentemente la risposta sembrerebbe semplice: il midpoint è l’incidente, quindi vuoi raccontare come quell’evento influenza la vita di Victor. Sulla carta mi sembra un’idea valida. Ma allora devo chiederti conto di una serie di scelte quantomeno discutibili:

  • Perché la scelta di un narratore ignaro nella prima parte e presciente nella seconda? In questo modo non vediamo né la reazione in diretta di Victor all’incidente (perché dopo la fila di tildi sa già cosa sta per succedere) né il suo potenziale sguardo critico all’ingenuità e alle belle speranze del sé più giovane. Tra tutte le scelte possibili, penso che questa sia probabilmente la peggiore.
  • Perché l’incidente gravissimo è liquidato in una riga? Mi può anche andar bene un ragionamento del tipo “non mi interessa descrivere cosa prova nel dettaglio, perché, se ci fai caso, non è veramente un racconto psicologico”, ma ciò non toglie che non puoi cavartela così velocemente quando, dal momento in cui capiamo la prescienza di Victor, ci viene promesso questo avvenimento come punto di svolta della sua vita. Devi trovare un modo per dargli il peso che hai anticipato, oppure non devi caricare le aspettative del lettore.
  • Perché, anziché approfondire lo stato psicologico di Victor prima dell’incidente e come vedeva i suoi anni di sforzi, in modo da tracciare un contrasto con la sua frustrazione seguente, hai speso tempo a descrivere asetticamente la sua carriera (informazioni che, come detto prima, non ci dicono nulla su chi è il personaggio in relazione all’incidente, se non un vago senso delle sue potenzialità stroncate)?
  • Di nuovo, perché un monologo? Non sarebbe stato molto più interessante vedere Victor che confronta le proprie frustrazioni con Jus (colui che l’ha messo in quello stato), Mark (il suo rivale/amico con un futuro che a Victor è stato strappato), perfino con Alice Sabatini (dando un senso al personaggio e magari spostando qui la rivelazione che non è reale)? Così tante opzioni e hai scelto quella più noiosa.
  • Perché il finale?
Fermi tutti, qui bisogna fare un discorso più ampio: a me l’idea di base del finale piace. È un lampo di imprevedibilità in una storia che scorre monotona come exp(x). Un personaggio entra completamente a caso e ammazza il protagonista. È esilarante. Ma ci sono tre note a margine à la Fermat che vanno fatte.

Punto primo, il tono è inadatto. Il resto della storia non è surreale, non ha quella vena di follia sottostante che giustificherebbe uno svolgimento simile. Questo è il punto minore, perché creare un contrasto può funzionare (e in parte già funziona) a patto che i punti successivi siano soddisfatti.

Punto secondo: non c’entra nulla con il resto della storia. Leggendo il racconto, il lettore si fa più o meno l’idea che la storia di fondo riguardi Victor e il suo rapporto con l’incidente che gli ha cambiato la vita. Che cosa c’entra il suo vecchio coach in tutto questo? Se vuoi inserire questa scena (legittimo), serve una riflessione sul tema del tuo racconto e il ruolo che questa scena gioca in quel contesto. Per esempio, se la storia fosse incentrata sul concetto di fallimento e su come persone diverse affrontano un fallimento che non è stata colpa loro, allora la scena funzionerebbe. Non sto dicendo che sia l’unica via o la via migliore o anche solo una via valida, era per rendere il principio di base.

Punto terzo: volendo tenere questo plot point, rimane il fatto che il personaggio in questione non può essere il coach. Non ha senso. CI sono già fin troppi personaggi per una storia di tre pagine e spicci, inserirne uno nuovo mai visto prima con annessa exposition di Victor (Francis Cornelius, il mio allenatore negli Orange? Che ci fa qui?) è una porcata. Hai iniziato e finito un’intera sottotrama nello spazio di mezza pagina. Se vuoi che qualcuno spari a Victor, dev’essere qualcuno di cui abbiamo visto le interazioni reciproche. Non può essere una sorpresa se non sappiamo manco chi sia questo personaggio; per quanto ne sappiamo sto qua è sempre stato svitato.

Qualche nota conclusiva:

  • Avevo promesso di parlare di Alice Sabatini e lo faccio qui: al di là del fatto che la sua descrizione è vaghissima (capelli corti portati divinamente? Curve generose? E io cosa dovrei visualizzare? Se tu fossi davvero fidanzato con lei e io ti chiedessi di descrivermela, davvero ne parleresti così?), già CiaoByDany ha fatto notare che il suo apporto a questo racconto è pari a zero. Sono il primo colpevole di inserire le proprie cotte nei suoi racconti, ma il minimo che puoi fare è dare loro un ruolo.
  • Le virgolette per i dialoghi sono «, non <<. Praticamente ogni word processor sulla faccia della terra permette la sostituzione automatica, puoi impostarla una volta e dimenticartene.
  • <<…>>” non è un’espressione da racconto scritto come si deve. Se vuoi dire che il personaggio è attonito e non sa che dire, ti rimbocchi le maniche e trovi il modo di dirlo.
  • Victor cita pecunia non olet e fa riferimento a Vespasiano. Qualche pagina dopo, il coach menziona che Victor è noto per essere un latinofilo. Dettaglio molto fine e davvero ben reso, perché come tutti i dettagli fa sentire il lettore intelligente per averlo notato.
  • La diagnosi fu a dir poco impietosa ma purtroppo la medicina, e figuriamoci la medicina sportiva, non ha emozioni: rottura del legamento crociato anteriore, del crociato posteriore, del legamento collaterale mediale, dei sogni di gloria, del menisco laterale e tanto per gradire lussazione della rotula”. Ho molto apprezzato il “sogni di gloria” infilato in mezzo; questo è un modo per rendere interessante quello che, scritta in altro modo, è solo un noioso referto medico.
Non ho una conclusione a effetto, a differenza tua. Mi disp.

Ci sono tempi verbali che saltano. Dire che una parola è sia sconosciuta che ormai è priva di significato non ha granché senso. Hai scritto “fare riprenderle”. Oh, chi vogliamo prendere in giro?

Il titolo del racconto è chiaramente bugiardo. Questa non è una storia, sono due storie.

La prima storia è una riflessione competentemente scritta sulla frustrazione di uno scrittore che non riesce a portare a compimento un’idea che aveva. È una bella riflessione, malinconica, con cui è facile relazionarsi se si è scrittori a propria volta, ma come tutte le riflessioni rimane un po’ fine a se stessa.

La seconda storia è il racconto di una relazione finita male dissimulata nella cornice narrativa di una riflessione competentemente scritta sulla frustrazione di uno scrittore che non riesce a portare a compimento un’idea che aveva, ed è la singola miglior opera che abbia visto in tre anni di Fic Contest.

Non ti conosco, Apeshit, e non posso sapere quale delle due storie tu abbia effettivamente scritto. Scelgo di appellarmi al principio della Mort de l’Auteur, secondo il quale le intenzioni del creatore sono irrilevanti e tutto ciò che conta è l’interpretazione data dal lettore, e assumere che tu abbia scritto la seconda storia. Stante ciò, io non ho nient’altro da dire. Se anche avessi partecipato con racconto scritto in un tempo ragionevole, non penso ti avrei mai battuto. Ti direi che mi è piaciuta, ma un complimento molto più significativo (ho gusti di merda) è che l’ho letta verso mezzogiorno e alle nove di sera mi ci sto ancora arrovellando sopra. Non potevo sperare in un detronizzatore migliore. A buon rendere.

(Però hai un po’ scoperto le carte con il «rapporto alla base di questa storia», che difficilmente è un modo in cui uno scrittore parla della sua opera. Penso sia davvero l’unica nota stonata di questo racconto.)

Altro giro, altra storia di ottima qualità. Questa, a differenza di Storia senza titolo, è anche innatamente più vicina alle mie sensibilità personali, visto il suo aspetto di realismo magico «cosmico» con cui sono storicamente fissato. Consciamente o inconsciamente, è facile ritrovare influenze del filone lovecraftiano meno legato alla mitologia dei Grandi Antichi, in particolare de La musica di Eric Zahn, un racconto seminale in questo campo. (E anche quest’anno la marchetta al mio scrittore preferito l’ho fatta. Alla prossima, Providence cowboy.)

Al di là dei gusti personali, non si può negare che sia fatto un ottimo uso di quello che un paio di anni fa avevo battezzato «show don’t tell narrativo»: molto raramente ci viene detto cosa il figlio prova nei confronti del padre o qual era il loro rapporto un tempo, piuttosto ci viene mostrato attraverso l’interazione del protagonista con l’ambiente. Se Lucanik mi sta leggendo, prendi qualche appunto.

Tutto bene, quindi. Come la miglioriamo? (Quest’anno mi sa che la critica approfondita la becchi tu. Consideralo un risarcimento perché la scorsa edizione non sono riuscito a trovare il tempo di commentarti.)

  • Più precisione. Scrivere che ci sono “confezioni su confezioni di cibo pronto accatastate a caso, bottiglie d’acqua buttate qua e là” è ottimo per comunicare al lettore che il padre vive nel disordine, ma è anche terribilmente vago. Di che cibo stiamo parlando? Cosa significa “accatastato a caso”, “buttate di qua e di là”? Potrà sembrarti un’inezia a prima vista (a nessuno frega una sega di cosa mangi il padre), ma questa è la differenza chiave tra un buon racconto e un ottimo racconto: i dettagli. Il lettore potrà non accorgersi consciamente della differenza tra “confezioni su confezioni di cibo pronto accatastate a caso” e “piramidi di tubi di Pringles”, ma nel secondo caso avrà la sensazione inspiegabile di aver letto qualcosa di scritto meglio. Questo vale per le “alcune curiose forme” della protuberanza di cartacce, per la “misera paghetta mensile” e così via (divertiti tu a trovarle ora che sai il trucco). Se devi scegliere una singola cosa in cui migliorare scegli questa, perché ai piani alti il peso specifico è enorme.
  • Dialogue tags. O, per meglio dire, dialogue tag, visto che ce n’è solo uno (il che è ottimo!). Però quel “pronuncio” stona davvero tanto. Non c’è nulla di male in un “dico”, checché ci insegnino alla scuola dell’obbligo.
  • Più fantasia. “Sento una vibrazione attraversarmi la coscia, poggio uno degli ultimi pacchi, Giorgia mi ha scritto se va tutto bene”. Notare che non menzioni mai le parole “telefono”, “smartphone” o “messaggio”, ma il lettore capisce benissimo di cosa parli. Come nel caso di due punti fa, questa è un’altra cosa che viene inconsciamente notata e annoverata come «questo sì che sa scrivere bene». Lo fai un altro paio di volte (ho segnato le “macchie rossastre” per indicare il tramonto), ma tieni il braccino corto. Perché? Osa di più! Ogni volta che descrivi un’azione ordinaria (scendere le scale, per dirne una), prova sempre a chiederti: «posso dirlo in un modo un po’ più originale?». Questa è una delle cose più difficili per uno scrittore, soprattutto perché devi trovare un equilibrio tutto tuo tra “dico letteralmente quello che succede” e “il lettore non riesce a prendermi sul serio”. Per un esempio al negativo di quest’ultimo estremo, leggi Buona apocalisse a tutti! di Gaiman e Pratchett; per un esempio positivo di equilibrio, leggi Il sindacato dei poliziotti yiddish di Chabon (oppure, sai, leggilo a prescindere).
  • Più pathos nelle scene chiave. In quello che è il momento di massima tensione del racconto, il fatto che il figlio prenda il padre e, parole sue, “lo lanci nella neve” fa abbastanza ridere per la scelta di parole. Specie considerato il rapporto mostrato tra i due, non puoi liquidare un momento così importante come se stesse lanciando un sasso in acqua. Cito questo caso perché qui non ho dubbi; ho notato un evento candidato poco prima, ovvero “Stringo i pugni e mi dirigo verso il pianoforte. Glielo distruggo, e dopo passo alla sua faccia”. Qui, però, non capisco se sia la descrizione di un’azione o una dichiarazione di intenti interrotta quando vede che il padre sta piangendo.
  • Descrizioni interagenti. Questa la faccio breve: un buono spunto per migliorare è che, quando scrivi una descrizione, tu ti chieda se in qualche modo puoi incorporarla in un’azione. Tornando all’esempio portato prima, anziché semplicemente dire che ci sono confezioni di cibo pronto sparse in giro posso, per esempio, mostrare il figlio che le calpesta? Non aspettarti che ti riesca ottimamente al primo colpo (anche se magari ci riesci): le descrizioni interagenti sono il marchio degli scrittori davvero, davvero bravi, ed è delicato non scadere in un elenco di azioni tipo resoconto di una partita a scacchi.
  • Più impatto nell’incipit. Nei romanzi, come regola generale, l’incipit nella prima stesura è almeno una pagina troppo presto. Nei racconti la situazione è meno critica, ma l’idea di fondo rimane: spesso e volentieri tagliando le prime righe scopri che c’è un incipit molto più efficace sepolto lì sotto. Tanto per dire, secondo me “Ho promesso alla mamma che sarei venuto a dare un’occhiata ogni tanto, ma volta dopo volta, inizio a sentire il peso ed il fastidio accumularmisi sopra. Ma quando schiatta?” è un incipit molto più efficace di quello scelto da te, ed è solo cinque righe più sotto. Ci serve davvero quello che viene prima? Come dice la manpage del miglior pager, less is more.
  • I dialoghi. Credo che i dialoghi siano l’unico problema serio di questo racconto. Almeno metà delle frasi pronunciate dai personaggi potrebbero essere eliminate senza che nulla di significativo vada perso. Lo so che in una situazione reale del genere persone reali si parlerebbero, ma devi sempre tener conto che la scrittura è solo una prima approssimazione della realtà, specie per quanto riguarda i dialoghi (prova a trascrivere una conversazione a caso in un bar, poi prova a leggere un dialogo in un bel libro; mondi diversi). C’è davvero bisogno che il figlio chieda al padre che sta facendo e che il padre gli dica che sta suonando, quando viene descritto una riga prima? C’è bisogno che il padre dica al figlio di guardare il cielo (non può accorgersi da solo delle stelle che si muovono, considerato che ha pure l’imbeccata uditiva?). C’è bisogno che il padre dica che “ora aspetto” quando le sue azioni già ci dicono che sta aspettando? Fai parlare i personaggi solo se (a) hanno qualcosa di importante da dire, o (b) il loro parlare dice qualcosa di importante su di loro. Per il resto, muto è meglio.
  • Meno virgole, più punti e congiunzioni. Qui c’è poco da fare, devi sviluppare l’orecchio: “Si dirige verso l’atrio, io gli sto dietro” non suona. “Gli sto dietro mentre si dirige verso l’atrio” suona. “Mi affanno per seguirlo nell’atrio” suona meglio ed è meno artificiosa. Applica a ciclo for su tutto il racconto.
  • Giusto per chiudere in bellezza, un paio di frasi che mi sono piaciute particolarmente nel mucchio: “Probabilmente il suo corpo non sa più bene come farlo”, “ogni volta è come sentire una fitta allo stomaco, che pare mi stia tornando l’appendicite”. Perché? Lascio a te capirlo.
Coraggio, sei arrivato lontano da Limmy e Funz. L’anno prossimo voglio una sfida come si deve.

Credo esista una differenza fondamentale tra un racconto di ispirazione autobiografica (come può essere, per un paragone musicale, un The Wall dei Pink Floyd) e uno che è piuttosto palesemente basato interamente su fatti e impressioni realmente avvenuti. Se nel primo caso un sedicente critico può, al netto del coinvolgimento emotivo, esprimere giudizi su stile, struttura e quant’altro, nel secondo caso sarebbe come giudicare la recitazione di un documentario. È ancora peggio se, come in questo caso, il sedicente critico in questione non ha mai passato né passerà mai l’esperienza descritta nel racconto. Pertanto, pongo un limite prima di diventare quello che al gruppo di lettura de Il mio viaggio della speranza si alza in piedi e commenta “sì, sì, carino e tutto quanto, ma non sarà un po’ cliché?”. Dubito che Fabiana (che non conosco) abbia mai avuto qualche interesse nel sapere che cosa avrei detto del suo racconto, ma nel caso può scrivermi in privato. Swipe left e proseguite.

Ven32 scosta la tenda rossa ed entra nella stanza dal pavimento a zig-zag, accompagnato da un sassofono dolce come la voce di un violino. Dal lato opposto, simmetricamente, si fa strada tra i drappi la sagoma sgusciante di Iudexium. Entrambi camminano in modo bizzarro, disarticolato, come se un burattinaio ne stesse guidando i passi. Al centro della stanza una tastiera da computer lunga almeno quattro metri, di quelle meccaniche color polvere, estetica Anni Novanta. Dietro di essa, alla postazione di chi dovrebbe scriverci, un qualche monumento coperto da un telone nero, alto quanto una villetta con soppalco. Ven32 e Iudexium si squadrano, non senza una certa diffidenza. «Cosa ci facciamo qui?» chiedono all’unisono.

«Oi itacovnoc oh iv».

Un altro fruscìo di velluto ed ecco emergere l’Uomo Dietro Le Quinte. Una creatura imponente, camicia bianca, capelli brizzolati, un’aura elettrica che sfrigola, un pizzetto impossibile da non riconoscere che incornicia un sorriso caloroso. È proprio lui, Pino Insegno.

«Eredev a òretuia iv».

Prima che Ven32 o Iudexium possano chiedere spiegazioni, Pino si avvicina a ciascuno di loro e li bacia dolcemente sulla fronte. Il suo alito sa di aghifoglio, gesso di lavagna e di quell’odore di elettricità statica prodotto dai vecchi televisori a tubo catodico quando va in onda una replica della Premiata Teleditta. Quando Pino riprende a parlare, entrambi scoprono di comprendere perfettamente le sue parole e, conosciuta la loro nudità, intrecciano foglie di fico e se ne fanno cinture. «Io sono il Braccio».

«Cosa ci facciamo qui?» chiede Ven32.

«Dobbiamo parlare dei vostri racconti. Dal momento che il tuo racconto era in realtà una critica, Ven32, la legge del contrappasso impone che la critica che ti verrà rivolta avvenga sotto forma di racconto».

«E io?» lamenta Iudexium «Qual è il mio contrappasso?».

«Non ho avuto il tempo di pensarci, ho scritto tutto in sei ore».

«Questa scusa inizia a diventare vecchia».

«Fai finta che sia il citazionismo».

Iudexium sbuffa con l’aria di chi le ha già sentite tutte. «Tanto so già cosa vorrai dirci. Ci dirai quello che dicono tutti. Che i nostri racconti non sono letteratura, che siamo una presa in giro e che non meritiamo nemmeno di partecipare al Fic Contest».

«Che manchiamo di rispetto ai giudici e agli altri concorrenti» fa eco Ven32. «È questo che significa la tastiera gigante. È una metafora. La grandezza della scrittura contro noi minuscoli».

Primo piano di Pino Insegno, un sorriso compassionevole gli increspa il volto. «I miei figlioli».

Su Ven32, F4, basito.

«Tu, Ven32, con la tua convinzione che il manga sia canonico e non sia né più né meno una fan fiction. Che non contempli che, se scegli il personaggio femminile, Vera è effettivamente figlia di Norman anche nel gioco. Che dimentichi la tua stessa cornice narrativa a metà racconto. E tu, Iudexium, con il tuo demone che parla romanaccio».

«Tutto qui?». Iudexium tenta di andarsene, stizzito, ma una volta uscito dalle tende retrostanti si ritrova dall’altro capo della medesima stanza. Annuisce, comprendendo cosa sta succedendo, e riprende a parlare. «Tutto qui? Mille cose su di lui, e il meglio che tiri fuori su di me è l’accento di Lycroxis?».

«Sì, ehi, cosa c’entra lui?» fa di nuovo eco Ven32. «Sappiamo entrambi che non siamo paragonabili. La sua è effettivamente una storia, anzi, è una bella storia. È demenziale e ha ortografia scadente, sicuro, ma non è nulla di peggio di, che ne so, l’anime di Sole e Luna, una volta che prendi un correttore di bozze serio».

«Confermo, il paragone è offensivo».

Pino Insegno non si lascia perturbare, come una lagrangiana all’equilibrio. «Conoscete il principio della Parabola?».

«La mia storia parlava di Satana, non di Gesù».

Pino si siede restando in piedi. «La maggior parte dei giudici crede che i voti vadano da 1 a 10. Ma noi Grandi Saggi sappiamo bene che in realtà vanno da -10 a 10. I voti negativi sono una scala a parte, che identifica quanto una storia sappia intrattenere non a scapito dell’essere esagerata, ma proprio perché è esagerata. Un -10, in verità vi dico, è del tutto paragonabile a un 10, giacché tanta è l’abilità necessaria per scrivere un capolavoro, tanta ne è necessaria per scrivere un racconto talmente folle da risultare esilarante». Pino aggrotta le sopracciglia, svelando per un istante la reale età dei suoi occhi, assai superiore a quanto lascerebbe trasparire il suo busto muscoloso. «Il voto più basso è lo zero, una storia che non riesce a intrattenere, non una scritta male. I voti formano una Parabola». Pausa ad effetto, gli americani lo chiamerebbero beat. «In virtù della Parabola, Voi portate equilibrio nel Fic Contest. Vi caricate di un peso che nessuno vuole portare. Voi siete gli eroi di ogni edizione, e sulle vostre spalle è caricata l’eredità dei grandi antenati».

Ven32 e Iudexium, pallidi, sul punto di piangere. Un pianoforte cresce in lontananza fino ad annegare il rumore dei loro passi mentre, guidati dalla spinta insopprimibile che chiamiamo nostalgia, si avvicinano a Pino: è il tema di Laura Palmer di Angelo Badalamenti.

«Anche… anche nelle recensioni… sei prolisso…».

Pino Insegno stringe i due nell’abbraccio più infuocato che abbiano mai ricevuto, sussulti che diventano singhiozzi che diventano una fontana di lacrime mai piante. Per un istante magico, Ven32 e Iudexium sono di nuovo bambini. «Va tutto bene ora».

«Grazie… papà…».

Tra i grumi di saliva in gola, Ven32 riesce a mugugnare «Pino, devo saperlo… Che cosa significa la tastiera gigante?».

«Non lo so, figlio mio. Non sono stato io a met––».

Un respiro risucchiato. Ven32 e Iudexium aprono gli occhi umidi per scoprire con orrore una falce, affilata e irrigata di organi interni, che ha trafitto Pino Insegno da capo a capo. Gli occhi del Grande Saggio si spengono ancora aperti, il suo eterno sorriso troppo lento per abbandonare il corpo prima dell’ultima goccia di linfa vitale e ora incastonato tra le labbra violacee per sempre. Il ventre flaccido dell’uomo si riversa al suolo mentre le budella iniziano a fuoriuscire dal cesareo d’urgenza.

Ven32 vomita dieci colazioni a base di merende Pokémon Mr. Day, Iudexium arretra con le membra che tremano. Non è possibile. Non può essere. Non riesce a crederci. Non c’è nessun altro nella stanza, chi è stato?

Ammenoché…

I due scrittori si voltano come un solo essere a confermare il loro sospetto più atroce. Il drappo nero al centro della stanza è svanito, lasciando al suo posto un Gigante che conoscono fin troppo bene. Non parla, ma la sua espressione comunica tutto. Mi avete deluso. Avete perso di vista il vostro obiettivo.

Ven32 vorrebbe dire qualcosa a sua discolpa, ma le corde vocali gli stanno evaporando dalla bocca. Un’occhiata fugace a Iudexium ed è come guardarsi allo specchio: nel giro di dieci secondi netti, entrambi sono diventati un nuovo strato di polvere che va a ricoprire la tastiera, un tempo tinta di un rosso fiammeggiante. Il Gigante si alza in piedi dal suo trono di zeri e si slaccia la cerniera dei pantaloni, rivelando il suo pene eretto. Incastonate tra le vene inturgidite, le sei Gemme dell’Infinito.

«Va bene» bofonchia Ale Duncan, rassegnato «vorrà dire che farò tutto da solo».
Questa cosa credo sia tra le più geniali che abbia letto sul forum da anni 😂😂😂
Apprezzo molto le critiche alla mia critica. Cioè, al momento voglio ucciderti per mancanza di rispetto nei confronti della Giuria Illuminata, quindi immagino che quando mi calmerò saprò trarne profitto come succede sempre con te :P
 

Iudexium

Zoidberg
Ehilà,
Grazie per il commento, vedo che anche tu insieme ad uno dei giudici (scusa ma non mi ricordo il tuo nome, ma sappi che il tuo apprezzamento non sarà mai dimenticato), siete stati in grado di prendere il mio racconto per quello che era, una cazzatona divertente e trash con il solo scopo di far sorridere e magari intrattenere nel suo essere sopra le righe e senza senso.

Per quanto riguarda la grammatica e la correzione, in realtà ammetto di essermi imposto un altro piccolo obiettivo durante la scrittura, ovvero di scrivere il tutto entro un'ora di tempo dalla fine. Perché questo? Una sorta di sfida a me stesso, ed anche un po' di curiosità per vedere che cosa sarebbe uscito fuori, considerando che non avevo neanche l'intero svolgimento dei fatti ben stabilito nella mia testa, ma solo un insieme di puntini a mo' di Settimana Enigmistica che rappresentavano alcuni elementi "must" che volevo includere a tutti i costi, poi la linea che li avrebbe collegati insieme sarebbe di sicuro risultata caotica, anzi, DOVEVA esserlo il più possibile, e su questo devo dire che ho fallito, perché sento che potevo rendere il tutto ancora più bizzarro e grossolano.

Ma credo che questo lo sapevate già.

Per quanto riguarda il resto rispondo a giusto due cose perché da come si sarà capito dal modo in cui sto scrivendo ora, sto tipo morendo di sonno:

@900: Lycro non era un demone, ma un semplice cultista di Nyarlatothep, un lavoratore che vuole portare a casa a' pagnotta ed andare con la squinzia in discoteca

@Altro giudice di cui non ricordo il nome che diceva che Satana non era presente nei miti di Cthulhu: Nah, ti sbagli, esiste e viene menzionato, ma è considerato insignificante al confronto degli Antichi.
 
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