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Norme, convenzioni, leggi.

4 risposte in questa discussione

Riflettete su ciò che mantiene in vita la nostra civiltà.

In Italia esistono -alcune abbastanza inutili se non dannose- qualcosa come 180.000 leggi. In America cinquemila, in Germania settemila.

E, oltre a quelle esistono le convenzioni morali, non scritte, conosciute -con la dovuta dose di relativismo culturale- da tutti.

 

Tutte queste norme non sono naturali (forse), sono state create dall'uomo.

Ora, da dove derivano? Esistono leggi naturali? Perché, nella società occidentale, ma diffuse ovunque, sempre relativamente, esistono le leggi morali? Cos'è la morale e cosa ci lega ad essa? Se non fosse una cosa atavica e l'avessimo creata noi, cosa ci avrebbe spinto a crearla?

 

Spingendoci più in generale, cos'è la legge? Solo una convenzione? O qualcosa di più? Inoltre, è propria solo degli umani?

 

 

Una teoria che avevo elaborato era questa: Creiamo norme per infrangerle, per appagare la nostra parte più anarchica e selvaggia. Per tornare ad essere animali, per assaporare di nuovo un senso di libertà che noi stessi ci neghiamo con convenzioni per poi infrangerle.

 

A questo punto, a voi la parola.

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Noto questo topic solo adesso e me ne dispiaccio, così come dispiace che nessuno abbia scritto, anche se l'argomento non è di facile discernimento.

Innanzitutto, partiamo dalle leggi create dall'uomo. Tu dici che "Creiamo norme per infrangerle, per appagare la nostra parte più anarchica e selvaggia": io invece ti dico l'esatto opposto. L'uomo non è in grado di vivere da solo, ha bisogno di rapportarsi con altri suoi simili per vivere nella maniera più tranquilla possibile e ciò vale per tutti indistintamente. Non tutti i bisogni dei singoli uomini tendono però a coincidere e quindi l'individuo, per soddisfare ogni sua necessità appieno finirebbe inevitabilmente per scontrarsi con gli individui con cui ha deciso di collaborare, perché la soddisfazione di un proprio desiderio o bisogno tende spesso a cozzare con il desiderio o il bisogno di qualcun'altro. E questo vale per tutti, indistintamente.

Il bisogno primario però, quello che supera qualsiasi altro bisogno per importanza, è quello della sopravvivenza e l'uomo sa che questo bisogno può essere garantito unendosi ai suoi simili, perché la collaborazione reciproca porta vantaggi non indifferenti. Per evitare lo scontro tra i bisogni "secondari", l'uomo decide quindi di privarsi di alcune libertà, di comune accordo con il resto del gruppo, in maniera tale da controllare e limitare il danneggiamento altrui in favore del proprio guadagno; quindi l'uomo non crea leggi "per infrangerle e appagare la sua natura più selvaggia", ma le crea appunto per arginarla.

Secondo punto, le leggi naturali. Bisogna intanto capire cosa si intende con legge naturale: ci sono le leggi fisiche (moto di rotazione, rivoluzione, ad esempio) e quelle leggi, non scritte, che si definiscono tali perché ritenute implicite nella natura stessa dell'uomo (ad esempio il diritto alla vita, quello alla libertà); nel primo caso, capirai che parlare della sua origine rasenta la speculazione: l'uomo, all'inizio del suo cammino nei secoli, non ha potuto fare altro che adattarsi, facendo spesso coincidere natura e divinità data l'inspiegabilità di molti fenomeni; poi ha iniziato a "ribellarsi", limitare il controllo che la natura ha su di lui, grazie al progresso scientifico e tecnologico attuato negli ultimi secoli: ma per quanto possa essersi evoluto, non credo riuscirà mai a controllare in toto la natura, che continuerà ad influire sempre, almeno in minima parte, l'esistenza di ogni specie Vivente.

Per quanto riguarda il secondo tipo di legge naturale, va detto subito che sono mutate nel tempo e mutano da luogo a luogo: basti pensare che il diritto alla vita e alla libertà, che oggi noi consideriamo imprescindibili per tutti, non era garantita alle fasce più deboli della popolazione fino a due secoli fa. Sono leggi non scritte che gli uomini si danno per lo stesso motivo per cui si danno quelle scritte, ovvero la sopravvivenza. Queste però, col tempo, diventano fondamentali nella società perché le nuove generazioni vengono istruite a rispettarle più di ogni altra legge giuridica. Ciò non impedisce a queste leggi di mutare nel tempo, a causa ad esempio di grossi avvenimenti che sconvolgono l'assetto della società fino a quel momento stabilito (vedasi Rivoluzione Francese o Americana).

Concludo dicendo che non è solo l'uomo a porsi delle leggi, ma ormai tutti o quasi sappiamo che molte specie animali si organizzano in modo simile al nostro: riflettendoci, siamo animali come le altre specie, con la differenza di avere la fortuna (o sfortuna) di agire più secondo pensiero che per istinto.

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C'è una bella differenza tra vivere secondo la natura umana e vivere allo sbaraglio.

Le leggi sono create dall'uomo, questo è vero.

Ma siccome per un qualche motivo siamo destinati a vivere diversamente dagli animali (cosa assolutamente rispettabile dal mio punto di vista), serve un minimo di regolamentazione per costruire una società civile.

 

Ma il 99% delle leggi non ha questo obbiettivo purtroppo, e me ne dispiaccio.

Sono leggi artificialissime che ci fanno perdere di vista la nostra vera natura: vivere, senza far troppe domande.

Il 99% delle leggi di cui parlo è di carattere economico. L'economia è la cosa più astratta e artificiale mai creata.

Ma se al mondo siamo 6 MLD, il baratto non è accettabile.

E se vuoi ricevere assistenza ed educazione anche se sei povero, ci vuole il lavoro. E le tasse. Questo giustifica la presenza di molte leggi.

 

Tu ti senti oppresso dalle legislazioni quando sei a casa? Io mi sento ancora abbastanza libero.

Quello che spaventa è quanto queste siano vergognose, e inicue, e che non valgano sostanzialmente per tutti.

La legge vale per tutti. Ecco, in Italia questa frase fa ridere. Io mi lamenterei di questo.

Ma le regole ci sono. Ma sono il primo a dire che quelle morali devono prevalere sempre e comunque: siamo esseri umani.

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In generale concordo con quanto detto da Aleterla riguardo le leggi istituzionali, quelle che di fatto stanno su carta e sono necessarie proprio ad una corretta armonia della società o, nella maggior parte dei casi, a garantire l'agio di una certa classe, fino a trecento anni fa per esempio le leggi feudali servivano a garantire il benessere della nobiltà, oggi le leggi fondamentali sono quelle liberali che servono a garantire il benessere della classe imprenditoriale.

 

Ciò che mi ha sempre incuriosito a riguardo sono invece un altro tipo di leggi: quelle etiche, spesso non scritte da nessuna parte quali per esempio quelle dell'educazione, del rispetto e della temperanza (sii umile, non cedere alle tentazioni ecc. ecc.).

 

Spesso queste vengono etichettate come prodotto delle varie religioni esistenti e questo non è essenzialmente sbagliato, infatti a seconda del territorio e della religione che in tale territorio si è sviluppata sono nate diverse leggi di questo tipo, a volte perfino contrastanti.

Ma io penso che questi leggi possano considerarsi antecedenti alla religione, almeno le basi si cui si poggiano, ed esistono invece come meccanismo automatico dell'uomo volto a tutelare la propria vita "sentimentale".

Mi spiego: insieme a tutti i bei sentimenti che portiamo con noi quali amore, affetto, compassione ecc. ecc. non possiamo negare di non essere fatti anche di sentimenti struggenti, non così belli come gelosia, invidia, ira... A questo punto appena nella società umana sono iniziate a nascere le disuguaglianze "economiche" (sebbene nella preistoria non si può parlare di economia come se ne parla oggi) alcune persone meno agiate hanno iniziato a provare invidia verso quelle più agiate e per difendersi da tale sentimento hanno imposto una "legge" morale che impedisce di avvalersi troppo dei propri beni. Dal sentimento di gelosia è nata la legge morale della castità e così via tutte le altre che poi si sono declinate diversamente di territorio in territorio sotto l'influsso delle tradizioni e delle religioni.

 

Concludo dicendo che io sono favorevole al rispetto quasi cieco delle leggi istituzionali, e al rispetto moderato anche delle leggi poiché come ieri anche oggi, sempre secondo la mia opinione, servono come meccanismo di difesa creato dall'uomo e quindi necessario, naturale.

 

Le leggi più sbagliate devono essere cambiate il più pacificamente possibile, spesso ciò non è possibile e si può incorrere in rivolte violente, ma in generale ritengo sia meglio rispettare le leggi piuttosto che ricorrere alla violenza, poiché giuste o sbagliate che siano garantiscono un ordine sempre migliore di uno anarchico.

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