Explorers

Veemon Tamer

Momentai
Non c'è alcuna data di scadenza, apprezzo già molto che ci sei! E il tempo stringe sempre per qualsiasi cosa

Ci lavorerò su, vedrò di mediare tra le due cose. Magari cercherò di non scendere troppo nei particolari, ma comunque di non banalizzare le descrizioni.

Grazie per avermi segnalato quegli erroracci, confesso, e me ne vergogno, che se non me l'avessi detto tu li avrei lasciati correre senza badarci.

Vorrei tanto anche solo accennare una risposta a quelle domande (anche se so che non sono fatte per ricevere risposta), ma sarebbe uno spoiler enorme.

Mi piace che vengano fuori i caratteri e le sensazioni dei personaggi e lasciare spazio anche a qualche scenetta divertente, perciò il confronto con l'altro sesso emerge abbastanza spesso

Edit: dimenticavo: ho introdotto le armi un po' perché mi piacevano personalmente, un po' per avere una variante in più che mi permettesse di completare il quadro delle prove collettive.

Ma dato che così sembrerebbero comunque "nosense", più avanti si vedrà come possono invece rivelarsi utili anche nei dungeon o nei combattimenti.
 
Ultima modifica di un moderatore:

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Finalmente mi sono rimesso in pari.

Mi piace come scrivi, te l'ho già detto. La fic non è perfetta, ma non ha nemmeno la pretesa di esserlo. Ci sono sbavature più o meno evidenti, che però nel complesso non compromettono la lettura. Il fatto che impieghi quasi un'ora a capitolo per leggerli senza rendermene conto è sicuramente indice di qualità della scrittura ^^

Mi piace come hai caratterizzato i personaggi, e non sono d'accordo con Jambojet, le descrizioni a me piacciono parecchio. Le ho apprezzate in Edwin e le apprezzo pure qui. Sono d'accordo anche sulle deviazioni dal canone, quindi approvo le deevoluzioni (pratica già presente in un manga, per la cronaca), così come le armi. Certo, le pistole laser mi fanno un po' a cazzotti se paragonate con un arco, ma va be'...

Croagunk deve morire :)

I feels quando Danny riprende momentaneamente coscienza in ospedale


Electivire è fantastico, mi fa spisciare dal ridere con il suo atteggiamento teatrale :D

Interessante anche la figura di Riolu. Sospetto che si tratti di un altro umano trasformato in Pokémon, ma chissà...

Nel mentre ti ricordo che puzzi perché non vuoi passare dal forum manco per leggerti le recensioni.
 

Veemon Tamer

Momentai

Per chiunque si ricordi di questa umile fic, che non pretende di essere nulla di più, finita nell'angolino, o dovrei dire nel dimenticatoio, be', sì, esiste ancora. Non sono andato avantissimo, ma qualcosa ho scritto e non è ancora finita. Per i pochi che la sostenevano, grazie di cuore.

@CiaobyDany: ne è valsa la pena di puzzare, mi sono goduto Sole come volevo, però sì, tornare su questo topic e vedere il tuo post fa un certo effetto

Per il resto, se qualcuno dovesse, nel suo libero arbitrio, tornare a leggerla, o aggiungersi - chissà se sogno troppo - continuerò a postare, mettendoci i miei tempi, perché già ci sono un casino di altre cose che vorrei fare e spesso non riesco in tempo...

Ciancio alle bande, Chapter 7!

Capitolo 7 – Ruoli incogniti

Dovevo essere abituato ormai, a perdere i sensi. Mi svegliò un soffio di vapore condensato, come il tocco freddo di uno spettro e il mio tatto sensibile riconobbe l'elemento acqueo nell'aria. Alzando le palpebre, scorsi un debole raggio lunare penetrare dall'alto, come per incantesimo. Diedi un'occhiata intorno e mi accorsi di essere di nuovo all'interno di una grotta. Parecchi metri in alto, sul soffitto, la luce penetrava intensamente dalle fenditure nella roccia. _Oh no._ Girai freneticamente il polso rivolgendo in alto lo schermo dell'Interpoké. _Merda._

Il livello di energia proibita era massimo, come avevo temuto. Mi presi un attimo per mantenere la calma. Mi levai il collare, privo ormai di sfera, che non stringeva più al collo. Il braccio aveva subito un'altra botta, pendeva dalla spalla inerte come se l'avessero attaccato con un chiodo. Forse avrei dovuto ringraziare di essere vivo.

_La grotta dietro la cascata. Era così ovvio._ bofonchiò Treecko, seduto su uno scoglio che emergeva da una piccola pozza.

_Abbiamo perso le armi._ risposi prima ancora di pensare.
_E chissenefrega delle armi. Squi, avrei voglia di strozzarti._

_Avrei voglia di farlo sul serio._ ribadì Riolu, in piedi, immobile a fissare lo scenario della grotta.

_Credevo che l'avresti già fatto._ risposi, ignorando Treecko.

Riolu restò muto.

_Quella mossa..._ Continuò il Pokémon geco, rompendo con uno schiocco il bastoncino tra i denti e gettandolo in acqua.
_Non è colpa mia. Mi avete messo in una situazione per cui..._
_Avete?_
_Ha._ mi corressi. _Mi ha messo all'angolo. Mi dispiace, non potevo lasciargliela vinta così. Pensa se adesso mi trovassi nel Dungeon da solo._
_Non lo sapevi neanche che c'era un Dungeon! Ci hai fatto correre un rischio enorme. E ti ricordo che ti ho aiutato fino all'ultimo secondo, potevi farmi il favore di lasciarmi in gara._

_Tu avresti lasciato in gara me? Andiamo. Nessuno dei due aveva scelta, si vedeva lontano un miglio che stavi cedendo._

_Tu eri eliminato comunque, è un discorso diverso. Ecco perché è meglio svolgere le cose solo per sé stessi._

_Dai più importanza a te stesso che a un'amicizia?_
_Noi... noi non siamo amici. È un discorso complicato._

_Andiamo bene._ Avrei dovuto essere sorpreso, ma in realtà non lo ero neanche un po'. Quella risposta si riconduceva perfettamente al suo carattere.

_Che coglioni, Squi, era un gioco, eravamo contro, avevo il diritto di giocare la mia parte, ho pure tentato di salvarti il culo, ammetti che hai torto e basta._

Ma c'era qualcos'altro che non mi tornava. Non l'avevo mai visto così inquieto, così arrabbiato, nemmeno quando Croagunk era fuggito di fronte a Gigalith.

Forse aveva ragione, potevo arrendermi e ricambiare così il suo gesto. Avevo probabilmente torto. Viste così le cose, io stesso ero stato il primo a pensare prima alla gara e poi al resto.

Ma che importava in quel momento? Conckeldurr ci avrebbe già dati per morti. _Adesso, scusa se cambio discorso, ma possiamo trovare un modo per uscire di qua?_

_La gara è in mano a quei due imbranati..._ parlava tra sé e sé.

_Mi ascolti?_

_Sì, ti ascolto! Ti ascolto, ho sentito. Usciremo di qua, ok?_
_Come fai a essere preoccupato più per la prova che per la situazione in cui siamo finiti?_
_Perché so cavarmela. Sono gli altri che non sanno cavarsela e che mi preoccupano._

_Nessuno uscirà di qui._ si intromise Riolu. _È la fine._

_Tu..._ Treecko puntò il dito contro di lui. _Tu, era meglio quando facevi la parte del muto. Ma come ti è saltato in testa di spingerlo giù da una cascata?_

_Siete due stolti come tutti gli altri._ disse l'altro in tutta risposta.

_Ah, basta!_ sbottai. _Muoviamoci, stiamo solo perdendo tempo._
Riolu mi fulminò. _Io viaggio da solo._

Treecko saltò giù dal suo masso. _Non fare il demente, Riolu, se ragioni così è ovvio che la tua tesi si avvererà._

_Preferisco morire piuttosto che..._

_Gne gne gne, risparmiaci il melodramma da teatro._

_Tu sai con chi stai parlando?_
_No. Non lo voglio neanche sapere. Ti rispetto e ti temo come combattente, ma per tutto il resto sei un idiota._

In un balzo fulmineo, Riolu si lasciò dietro una scia magenta, che riconobbi come la mossa Agilità che aveva utilizzato durante le sfide. Un'onda-lampo e Treecko era a terra, gemente per il colpo subito.

_Sappiamo chi è il più forte dei due._ lo zittì Riolu.

Non sapevo se essere più sgomento o infuriato. _Mai sei impazzito?_ gridai. _Dobbiamo evitare la morte, non anticiparla!_

_Se avessi potuto usare le mosse anche in gara, non saresti resistito un attimo di più neanche tu._
_Non mi importa. Va bene, hai vinto, sei il più forte, sai quanto me ne può fregare!_
Riolu annuì lentamente. _Già, è come dicevo. Non sai neanche per cosa combatti. Guarda come sei ridotto._
_Tu sei pazzo._

Un canto melodico fece eco nella grotta, destando la nostra attenzione. Treecko si rialzò tossendo. _Che cos'è?_
Il canto era vivace. Suonava come... _Una risata. Conosco questa risata._ Non riuscivo a capire da dove provenisse, l'eco rimbombava ovunque in quella caverna sconfinata, i raggi lunari illuminavano solo alcuni angoli, lasciando il resto nella penombra.

Sotto la luce argentea di uno dei raggi comparve d'un tratto una figura minuta, danzando in volteggi, leggera come se stesse levitando. Al seguito, uno, due tre, sei Pokémon identici a formare una sorta di coro danzante. Erano poco più grandi di Cleffa, ma molto simili in aspetto. _Lo sapevo. Clefairy._

Riolu rivolse loro un'occhiata gelida.

_Lasciali stare. Non sembra che abbiano cattive intenzioni._ tentai di fermarlo, quando già era in procinto di partire all'attacco.

_Odio le fate._

Di nuovo rapidissimo scattò in direzione dei Clefairy. Le sue braccia si mossero alla velocità un trapano perforante, liberando una scarica di bagliori metallici contro il primo malcapitato, che rovinò a terra sanguinante.

Gli altri Clefairy smisero di cantare e lanciarono lamenti strazianti. Riolu si gettò sul secondo che fece la stessa brutta fine.

I quattro rimanenti si disposero in cerchio, circondandolo e intonando una sonora vendetta.

Riolu saltò in alto per evitare le onde d'urto dell'Incantavoce e quindi scagliarsi su un terzo Clefairy.

Una scintilla verde si interpose tra i due, facendo da scudo a Clefairy e facendo arretrare Riolu.

_Non sopporto la violenza incondizionata._ Treecko gli si parò di fronte.

I Clefairy a terra si rialzarono e fuggirono con gli altri arretrando nell'ombra, in silenzio.

_Hai una bella faccia tosta a tentare di sfidarmi._ Riolu caricò di nuovo un attacco.

_Aspetta._ Treecko alzò una zampa in segno di stop. _Che senso ha? Stiamo tutti sulla stessa barca, renditene conto. Che ti piaccia o no, fuori di qua non ci arrivi se continui ad agire di testa tua e se non accetti il supporto degli altri. Guarda che neanche a me piacciono le collaborazioni._

L'energia che avvolgeva il pugno di Riolu si spense.

Passò un lungo attimo. Io mi avvicinai a passi cauti, per prevenire un eventuale nuovo assalto.

_Lasciami stare e vattene, prima che cambi idea._ rispose in ultimo, correndo via.

Treecko volse allora lo sguardo verso di me.

_Non accetterà mai nulla da nessuno, credo._ dissi per rompere il ghiaccio.

Lui tirò un lungo sospiro. _Andiamo, Squi. Poniamo fine a questa cosa._
_Sai che cosa nasconde questo Dungeon di così spaventoso?_
Scosse la testa. _No. So che possiamo farcela._

_Spero che tu abbia ragione._
_Deve essere così. Per forza. Altrimenti..._
Era talmente convinto da fare paura. _Altrimenti?_
_Niente. Andiamo._

Rintocchi, scrosci, sussurri, strani echi accompagnavano il cammino nella grotta. Benché ci fossimo mossi ormai da un po', non c'erano gallerie o direzioni da prendere. Lo spazio era così vasto e c'erano così pochi sostegni a sorreggere la caverna che avevo paura che potesse franare da un momento all'altro, come era successo con Gigalith durante la simulazione. Ogni tanto qualche pozza da aggirare, qualche agglomerato roccioso, una risata di un Clefairy che si aggirava nel buio e nient'altro.

_Sto cominciando a stancarmi di questa monotonia inquietante, ci deve essere un qualche indizio prima o poi._
_Preferiresti avere una bestia alle calcagna?_
_Beh... no. Insomma, quasi._ Un po' di azione non mi avrebbe fatto male.

Qualcosa non tardò a cambiare.

_Tree, guarda._ Indicai una pozza, esposta alla luce. _Quell'acqua è di colore argento. È come quella delle cascate._
Treecko si avvicinò, tastando l'acqua con le dita della zampa. _Non è come quella delle cascate. È densa. E prude. Non sembra nemmeno acqua._ Analizzava la sostanza come un chimico al microscopio.

Un'intuizione venne da una fuga di ricordi confusi. _Tree... ti ricordi quando hai sconfitto Gigalith?_
_Sì e quindi?_
_Quando il tuo attacco incise nel suo petto. Quella sostanza argentea..._
Lo sguardo di Treecko raggelò e il suo dito si ritrasse dalla sostanza. _Stiamo in guardia._ asserì senza voler aggiungere altro.

Se quel fluido era quello che pensavo, potevamo essere in una sorta di tana di un qualche Pokémon spietato e calpestare i resti del suo pasto.

Treecko si voltò di scatto.

_Che c'è, che hai visto?_
_No... no, nulla, solo un'impressione._

Proseguimmo appena qualche passo, allontanandoci dalla zona illuminata. Alla mia destra, in un tenue lume, quasi una fluorescenza scarica, intravidi i tratti di una maschera dell'orrore, che si dissolsero all'istante, lasciandomi nel dubbio. Volevo convincermi che fosse tutta suggestione.

Treecko si voltò di nuovo, stavolta accennando un affanno. _Ok. Una volta posso sbagliarmi, ma non più di una. C'è qualcosa che ci gira attorno._

_Qualcosa? Che aspetto ha?_
Treecko non rispose continuò a scrutare la penombra, circospetto. Il picco del terrore giunse quando un unghia tastò la mia spalla, pungente, furtiva. Il tempo di lasciare un brivido e si ritrasse. Quella sensazione spettrale mi aveva trasformato in pietra, il che fu l'unica cosa che mi impedì di cacciare un urlo.

Il mio compagno notò che mi ero fermato. _Be'?_
_T-tree, sei stato tu vero?_
_A fare cosa?_
Mi voltai lentamente, indietreggiando verso di lui. Non c'era nulla. _Si sta divertendo a spaventarci._ Poggiai la schiena a quella di Treecko, in modo che insieme potessimo vedere tutto ciò che ci stava attorno. _Treecko. Ti sento così... freddo e... inconsistente._
Di nuovo quel tocco sulla spalla. Avevo mangiato la foglia. Quando mi voltai di scatto, fu qualcosa di molto simile a un infarto. Una volto raccapricciante, un ghigno, le mani di strega dalle tre dita ricurve, una sagoma vibrante, semi-trasparente, come un gas. Stavolta nulla trattenne un grido. _Un fantasma!_

_Un Haunter!_ Treecko comparve al mio fianco, dove in realtà era sempre stato, con il fiato in gola. _Squi, è solo un dannato Haunter, per la miseria, mi hai fatto prendere un colpo!_

Haunter indietreggiò di nuovo nel buio, ridacchiando malvagiamente.

_Solo? Ti ricordo che è uno stadio evoluto e qui gioca in casa! E scusa se nel mio mondo non ho a che fare tutti i giorni con uno spettro!_

_Chiudi gli occhi._
_Mi prendi per il culo? Non ci penso proprio!_
Un bagliore intenso invase l'area e mi costrinse a chiudere gli occhi. Quando li riaprii, capii che si trattava di Flash. Treecko aveva trattenuto l'energia luminosa ai contorni del suo corpo, come un'aura, in modo da illuminare l'ambiente circostante. _Adesso puoi avere paura._
Non era un Haunter. O meglio, non era solo. Erano almeno una decina di Haunter, che spalancavano le bocche in smorfie e linguacce, ridendo come vecchie fattucchiere indemoniate.
Gli Haunter partirono all'attacco lanciando fuochi bluastri evanescenti come i loro corpi. D'istinto attivai la Protezione. La scottatura provocata da un Fuocofatuo poteva determinare l'esito della battaglia quando ancora si stava aprendo. E mi serviva un attimo di tempo per ragionare.

_Come ci sei riuscito?_
_A fare cosa?_
_A chiudere Protezione tutta attorno come una bolla._
_Non lo so, non chiedermelo. Piuttosto, gioca il tuo asso adesso, o siamo definitivamente spacciati._
Treecko annuì. _Non mi piacciono gli ordini, ma non vedo alternativa._

Tutta l'energia dell'evoluzione concentrata in quello spazio ristretto esplose irradiandomi come una forza divina, facendomi fervere come se anche io mi stessi evolvendo con lui. Mi chiesi cosa si provasse, se fosse destabilizzante, almeno le prime volte, o se ci si sentisse subito potenti, infallibili, sicuri di sé.

_Si gioca._ dichiarò Grovyle con quella punta di sadismo nella sua nuova voce.

Protezione non teneva più, gli Haunter erano in agguato. Lasciai che la barriera si vanificasse e attaccai diretto, senza attendere, con un Pistolacqua.

Gli Haunter colpiti si fecero beffe del mio colpo così scarso, che non li scompose minimamente.

Grovyle si mosse agilmente nella mischia di Haunter, tentando di fenderli con le foglie taglienti che aveva ai polsi. Anche quando questi scivolavano via come un viscido liquame per evitare l'attacco, non demordeva, e continuava a colpire, sorprendendoli e tracciando squarci sui loro volti. Quelli si scalzarono con dispetto, ricongiungendosi agli altri.

Grovyle si rimise in posizione attendendo una mossa.

_Grovyle... non abbiamo fatto loro neanche un graffio._
Gli spettri ci riservarono biechi sogghigni. “Adesso tocca a noi divertirci.” sembravano voler dire.

Grovyle mantenne lo sguardo il più fermo possibile, ma il sudore freddo sulla fronte traduceva chiaramente il suo stato d'animo. Non mi ero mai sentito davvero spacciato se non in quell'occasione.

_Sono a un livello nettamente superiore._ dovette confessare anche lui.

_Come fai ad esserne sicuro?_
_Lo senti da come reagiscono al colpo. Questi Haunter hanno molto più potere di quanto sembri. Non è solo una questione di vantaggio di tipo._

Gli Haunter spalancarono i palmi delle mani fluttuanti, distanziandoli dal corpo, e con una linguaccia evocarono un'ombra che ci inghiottì nell'oscurità. Sentii Grovyle gridare senza poterlo vedere.

Riemersi dall'ombra disfatto, ma potevo ancora tenere duro. Non vedevo niente perché il Flash di Treecko era stato spento dall'Ombra Notturna come la fiammella di una candela. Un boato terrificante fece eco nella grotta. Udii i gemiti degli Haunter disperdersi in ogni direzione.

_Grovyle. Grovyle, ti prego rispondimi. Sei qui?_

L'atmosfera tacque. Un lampo bianco illuminò la grotta per un solo istante, lasciandomi appena il tempo di intravedere le pozze argentee sul terreno.

_Gro-Grovyle?_

Un altro lampo. Mi mossi appena, le mie gambe formicolavano come se non circolasse sangue. Mi misi improvvisamente a correre, in preda al panico, fuggendo da non sapevo cosa.

_Aspetta. Aspetta, Danny._ mi dissi, fermandomi. Il terzo lampo mi lasciò intravedere un arco di pietra. _Stai fuggendo. Stai abbandonando Treecko._

Mi voltai di nuovo indietro. _Grovyle!_ urlai con tutto il fiato che avevo nei polmoni.

La mia voce risuonò potente, dandomi forza.

Girandomi attorno, avevo perso il senso dell'orientamento, non sapevo più da che parte ero venuto, ma sapevo che non era finita. Non era ancora finita, come non era finita sull'orlo della cascata.

Concentrando la vista, in lontananza intravidi una luminescenza. Una luminescenza ad arco. Mi sforzai di ricordare quella fotografia che la mia mente aveva scattato al momento dell'ultimo lampo. Forse non c'erano solo pietre. No, c'era qualcos'altro offuscato dalla luce del lampo. Un portale.

_Lo sento. Sento che siamo vicini._ disse una voce, accanto a me, bisbigliando e rendendosi così irriconoscibile.

Flettei le gambe, per mettermi in agguato. _Fatti vedere._

Dei piccoli lumi verdi comparvero a poca distanza, aumentarono di volume e vennero assorbiti tutti da un'entità, di cui intravedevo solo la forma, agitandosi come se la loro energia cinetica fosse in continuo aumento. Il flusso di particelle luminose che si addensavano progressivamente, mi permise, guardando meglio, di distinguere la sagoma di Riolu.

_Ah, sei tu._

_Indovina. Ho un'Introforza di tipo Erba. Adesso sei da solo. Chi ti verrà a cercare qui?_

_Riolu, non fare cazzate. Perché fai così? Siamo tutti in un mare di guai._

Riolu spense l'Introforza.

_Beh, l'idea della luce non era malaccio..._

_Sei spacciato comunque. Eliminarti è il mio compito e di nessun'altra bestia. Se non lo faccio io..._
Lo stesso boato echeggiò stentoreo.

_Che cos'è quella cosa?_

Riolu ammutolì nel buio. Ci fu un blando scroscio di acque. La “cosa” si stava muovendo.

_Riolu, puoi sempre scegliere. Nessun destino è segnato._ Mi allontanai dal portale, l'unica via d fuga che avevo.

_Che fai?_ mi chiese Riolu con il tono di chi sta assistendo a una scena folle.

_Tu puoi vedermi?_

_Perché non scappi?_ continuò, ignorando la mia domanda.

Rivolsi uno sguardo alla tenebra. _Perché lì c'è qualcuno che ha bisogno di noi. Sei un vigliacco se pensi solo a te stesso._

_No. È la legge della natura. Se vuoi ottenere qualcosa, è l'unica via._
_Io non so che cosa ti abbia portato a pensarla così. Ma sbagli. Se tutto il mondo è crudele e c'è anche solo un'insignificante creatura ingenua e di buon animo, da che parte stai? Ti adegui al mondo? O vale la pena di lottare al fianco di quella creatura, anche se sai quasi per certo di perdere?_

Lo lasciai riflettere per qualche lungo secondo, tenendo gli occhi aperti per scorgere anche il minimo cambiamento. _Io vado a cercare Treecko._

_Non c'è tempo di lottare. Ormai non c'è tempo._

Mi bloccai sul posto. _Come hai detto?_ Quella frase ronzava nella mia testa, scatenando una parte oscura del mio inconscio. _Allora correremo contro il tempo._

Così feci, correndo di nuovo, ansimando.

_La tua corsa è già finita, emissario._ Una voce tonante riverberò nell'aria.

Il lampo bianco si accese di nuovo, ma stavolta non si spense. La grotta era completamente esposta alla luce. Potevo vedere fino in fondo, nei suoi recessi più oscuri, la distesa deserta di roccia. I Pokémon erano fuggiti tutti, forse in qualche cunicolo nascosto. Riolu se ne stava accanto all'arco di pietra con il portale. Le pozze argentee brillavano come mercurio. Treecko era accasciato sul fianco, macchiato di quella sostanza densa come fosse stato il suo stesso sangue.

Mi avvicinai. _Tree. Svegliati._ tentai di smuoverlo.

_Sono sveglio idiota._ rispose con un filo di voce e un colpo di tosse.

Il suo respiro fischiava, come in preda ad un attacco d'asma.

_Come ti senti?_
Treecko socchiuse gli occhi. _Devo proprio risponderti?_
_Non c'è spazio per chi guasta i miei piani._ continuò la voce misteriosa. _Il prossimo sei tu._ Ero certo che si stesse rivolgendo a me.

“Il prossimo”, come se già qualcuno fosse stato tolto di mezzo. Realizzai che le condizioni di Treecko non erano solo gravi, ma a lungo termine sarebbero state fatali.
_Tree, io non sono abile come te. Non sono in gamba come te, non ho la tua esperienza. Se tu non ci fossi stato, ad affrontare quegli Haunter, probabilmente sarei già morto. Ma ho un cuore come te e voglio farti un dono._

Non sapevo da dove scaturisse quell'energia, né come avessi assunto la capacità di poterla usare. Come non sapevo da dove nasceva il mio stesso istinto naturale ad utilizzare ogni mossa. Era bastata la mia forza di volontà e il mio corpo aveva iniziato ad emanare scintille, un turbine di fasci eterei mi aveva avvolto, lasciando la sensazione della fresca brezza montana, ed un unico fascio si era dolcemente posato sul corpo di Treecko sfavillando. La sostanza argentea che impregnava il suo corpo si era dissolta al solo tocco e le ferite, le ammaccature, era svanite. Al contempo, il mio braccio squartato era tornato in uno stato di decenza.

_Rinfrescata. Quando hai imparato ad usarla?_ Treecko era ancora privo di energie, ma era guarito.

Feci spallucce. _Ho sperimentato._

Udii di nuovo il suono dell'acqua che fluisce. Osservai l'esteso bacino idrico situato qualche metro più in là.

_Come ti ha attaccato?_

Treecko tentò di rialzarsi, a fatica, reggendosi sulle ginocchia. _Squi, andiamo via di qui. È troppo forte. Non abbiamo possibilità._

Risaliva verso la superficie un'ombra di dimensioni enormi, da far venire i brividi. Qualunque cosa avessi potuto immaginare prima, quella che mi si mostrava di fronte era più grande, molto più grande. Era scura come l'inchiostro.

_Dunque pensi che il tuo atto di volontà sia servito a qualcosa. È interessante come il destino giochi strani scherzi. Due in un colpo solo._

_Due in un colpo solo?_ fu Riolu a parlare, rispondendo all'essere che rimaneva sotto il pelo dell'acqua. Puntò gli occhi su Treecko. _Ma certo. Come ho fatto a non capirlo prima._

Treecko sbarrò gli occhi. _No, non può essere._

Io stavo capendo sempre di meno, di tutto quel mistero che aleggiava su quel mondo. La mia metamorfosi, le minacce di Riolu, i segreti di cui Treecko non voleva parlarmi, l'Architetto e le vicende che coinvolgevano l'A.S.S.E. potevano essere tutti pezzi di un unico puzzle?

La macchia scura emerse come un'ombra infernale, due fanali rossi minacciosi puntarono abbaglianti su di noi, due ali si spalancarono come grandi mani per ghermirci, il ventre grigio si levò imponente, lasciando la lunga coda sollevare l'ultima ondata, seguita dall'ennesimo boato, così diretto che sembrava di sentirlo rimbombare nel petto.

_Mio dio._ Treecko mosse appena le labbra.

_Questo è..._ non mi venivano le parole. Non lo ricordavo così. Lo avevo sempre immaginato di uno splendente candore lunare.

_Lugia._ concluse Treecko.

Riolu si parò davanti a noi, come per farci da scudo. _No. Questo non è Lugia._

Osservando la pelle di quel titano del mondo Pokémon, liscia come quella di un delfino, lo vidi espellere quella stessa sostanza argentea disseminata per il Dungeon come fosse stato il suo sudore.

_Riolu, fatti da parte._ parlò Lugia, come se i due si conoscessero.

_Non è così che deve finire._ ribatté Riolu imperterrito.

_Riolu, non osare opporti o verrai cancellato assieme a questi altri esseri indegni._

_Non puoi farlo._
Lugia, o quell'essere che aveva la parvenza di essere Lugia, ruggì di rabbia. Chiunque fosse, avvertivo un'energia potentissima che vibrava sulla mia pelle come una scossa e turbava la mia sfera emotiva catalizzando tutte le mie sensazioni.

Riolu cadde in ginocchio straziato da una forza arcana, come se Lugia avesse potuto dominarlo a piacere.

Treecko mi strinse il braccio. _Forse c'è ancora una possibilità._

Io scossi la testa, senza sapere cosa dire, né cosa fare.

Treecko fece un passo avanti. _Riolu. Riprenditi._
Riolu alzò lo sguardo a stento, le mani alla testa. _Perché dovrebbe importarti? Ora che hai capito chi sono._
_Si può sempre cambiare. Hai detto che quello non è Lugia._

Riolu annuì. _Lugia è celato all'interno del suo corpo._

Treecko sorrise, con il suo stesso sorriso beffardo di sempre. _Allora, signor Architetto, stai violando i patti._

Ci fu un fragore intenso, come quello di un tuono. L'argento smise di grondare sul corpo di Lugia. Le onde sull'acqua restarono immobili. I colori si spensero, lasciando spazio soltanto a una scala di grigi. Non mi sentivo più respirare, non sentivo più la presenza del mio corpo. Ma potevo ancora muoverlo, mentre tutto il resto sembrava immobile. Tutto tranne Treecko.

_Tieniti forte Squi. Adesso tocca a te._
_Che cosa sta succedendo, che vuol dire?_

Qualcosa reagì in qualche angolo occulto dentro di me, simile ad un segnale di allarme. Mentre Treecko mi teneva ancora per il braccio, afferrai Riolu con l'altro.

Con un suono secco e violento, una barriera si infranse, le immagini davanti a me si rimescolarono come i frammenti di uno specchio rotto, i miei pensieri si dispersero fino a prendere il sopravvento sul controllo dei miei sensi.

Ero stanco di risvegliarmi in quel posto. L'infermeria non poteva diventare una sorta di nuova routine.

_Hai la pressione bassa. Ti preparo subito una bevanda energetica, ti sentirai meglio._

_Io sto bene. Sto bene, non mi serve quella roba._

Audino sorrise come se l'avessi appena ringraziata accogliendo con piacere la sua proposta. Treecko mordicchiava il ciuffetto di erbe che aveva trovato nella sua tisana, in sostituzione al suo solito, più croccante, rametto, non accennando a voler bere un solo sorso dell'infuso. Quando doveva auto-consolarsi, osservava il mio baldacchino a cui ero stato sapientemente legato per i polsi, per evitare una fuga analoga alla scorsa. _Ma dai, che disdetta, ti hanno scambiato per un insaccato?_
Non ricambiai il sorriso che quella battuta sottilmente perfida gli fece comparire sul volto.

_Ingoia quel rametto e taci._
Di tanto in tanto alzava appena lo sguardo, guardando oltre il mio lettino, trovando Riolu, per ricordare quanto fosse amara la situazione in cui si trovava.

_Non mi sono dimenticato, Treecko. Mi devi delle spiegazioni._
Treecko incrociò le braccia prendendo a calcetti una maschera respiratoria che pendeva dalla parete a cui era poggiato il letto, mantenendo il ghigno. _Io non so niente che possa esserti d'aiuto, campione. Vorrei dimenticare abbastanza in fretta questo... come si dice... “contrattempo” che mi ha anche fatto perdere la gara._

Non potevo credere che stesse parlando sul serio. Non avevo la minima intenzione di lasciare perdere neanche una virgola di quel caos che si era generato. Per la prima volta iniziavo a chiedermi se fossi diventato Pokémon per un motivo. Se quell'avventura non fosse soltanto una specie di bizzarro sogno privo di senso, ma se fosse iniziata con un preciso obiettivo da raggiungere e un percorso da seguire.

_Forse devo ricordarti in che stato eri prima che io intervenissi nel Dungeon._

_Ci siamo dati manforte a vicenda, è stata una circostanza non voluta, casuale e direi decisamente fuori dalle mie previsioni. Buttiamola nel cestino._ Con uno slancio della zampa gettò il rametto di erbe consumato direttamente nel cestino dei rifiuti, che stava sul fondo della stanza. _Canestro. Questi sono tre punti._
_Certo... è davvero un gran tiro._ risposi con sarcasmo, tentando di rialzarmi per andarmene a sfogare quel misto di rabbia e panico che rischiava di farmi scoppiare, dimenticando di avere i polsi legati e ricadendo sul materasso con un tonfo. Sbattei i pugni sul cuscino, incapace di contenermi.

_Fate i buoni, ragazzi, suvvia. Abbiate pazienza e ritornerete in sesto prima di quanto possiate aspettarvi._ ci ammonì un'Audino, con impeccabile dolcezza nella sua voce._Imitate il vostro buon compagno._

Riolu fissava immobile il soffitto.

_Hai smesso di abbaiare, adesso, eh?_ lo provocò Treecko.

L'altro mosse appena il sopracciglio, nervoso.

_Puoi dirmi che quello che è successo è stato solo uno sfortunato evento, anche se palesemente non lo è stato._ tornai ad attaccare, cercando di alimentare il suo senso di colpa. _Ma non lascerò stare, ti tartasserò in eterno. Qualcuno mi ha insegnato che le coincidenze non esistono._

Treecko diede un calcio più energico alla maschera, che aveva adottato come antistress. _Siamo entrambi distrutti, Squi. Quello che è successo oggi sarà un incubo che mi tormenterà per non so quanto tempo e voglio che resti solo un incubo. È già abbastanza difficile da sopportare._
_Credevo che fossi tu il duro._

_Allora il duro si ritira._ si alzò, scivolando dalla branda.

_Ehi, ragazzo! Ehi, non sei in condizioni di poter agire come vuoi, torna seduto!_ Accorse un'Audino, con un seguito di altre due assistenti, il medesimo volto apprensivo.

_Indagherò per capire qual'è il tuo ruolo in questa storia, Tree. Mi stai mentendo da sempre, e non fai altro che tradire la mia fiducia._

_Ah no, io non ho mai mentito, ti sbagli. E non ho mai preteso alcuna fiducia da parte tua. Qui dentro non ti puoi fidare di nessuno, ricordi?_

_Il confine tra mentire e tacere può essere molto sottile a volte._
_Te lo ripeto, Squirtle, noi non siamo amici._

Mentre le Audino osservavano esterrefatte senza riuscire a seguire il filo del discorso, Treecko sgattaiolò via.

_Aspetta, signorino! Aspetta!_ Un'Audino inciampò distratta sulla soglia dell'infermeria.

Una corda era tesa e fissata ai piedi dell'ingresso.

_Ma che... che scherzo imprudente, poteva fare del male a qualcuno._

Non smetteva di sorprendermi, non potevo negarlo.

Mi voltai verso Riolu, per aggrapparmi all'unica possibilità di ottenere un'informazione. Il letto era vuoto e Riolu era scomparso. Sorrisi amaramente per dare una breve tregua ai miei conflitti interiori.

_Squi! Squi!_ Una voce assai famigliare, stranamente squillante e ottimistica, mi spinse a rivolgermi di nuovo all'ingresso della stanza. _Abbiamo vinto! Abbiamo Vinto!_ Cynda, troppo eccitato per curarsi del mio stato di salute, zampettava pimpante e maldestro, precipitandosi verso l'infermeria.

_Per carità, attento!_ Audino non fece a tempo ad avvertirlo che Cyndaquil cascò per secondo nella trappola di Treecko, finendo a muso schiacciato a terra.

In quel momento non ero pronto per raccontare tutto.

Il soffitto scuro della mia stanza era una voragine dove tuffarsi con i pensieri, la sera, quando il suadente fascino lunare imponeva il silenzio sulle terre di quel mondo.

Non a tutti però piaceva stare alle regole dettate dalle consuetudini.

_Squi._

_Eh?_

Cynda si voltò sul suo morbido giaciglio ad osservarmi. _Non dormi._

_Neanche tu stai dormendo, mi pare._

Si mise quatto a sedere, trascinandosi la copertina sul dorso. _Come faccio a dormire sapendoti con gli occhi fissi a guardare il nulla? Mi sembra di avere in stanza una creatura della notte._ Si strinse nella trapunta raggelando come se stesse parlando di un vampiro.

_Mi stai paragonando a Riolu? Sei tutto matto. Sto solo pensando a tante cose. È ancora strano per me essere qui._

Cyndaquil si mise in posizione di ascolto.

_Non ti sto raccontando la fiaba della buonanotte, Cynda. Rimettiti a letto. È tardi per questi ritmi._

_Tu non dormi?_ rispose un po' deluso.

_Io..._ mi alzai in piedi stirandomi. _Vado a fare sue passi._

_Con Treecko?_ domandò curandosi di aver inasprito abbastanza il tono.

Treecko. Ero sicuro che non stesse dormendo. _No, non credo proprio._ risposi con una risatina.

_Siete strani oggi. Anche a cena eravate strani._ insistette, con l'intento di cavarmi fuori il motivo dei miei turbamenti. Appurato che non avrei risposto, si strofinò il muso e si alzò a sua volta. _Vengo anche io. Non sono così stanco._ disse cacciando in gola uno sbadiglio.

__Lasciami stare, Cynda. Ho bisogno di riflettere._

Cyndaquil si abbandonò di nuovo sul letto, in fondo non così convinto di avere le forze per restare desto. _Non credevo fossi un tipo riflessivo. Sei sempre così... istintivo. Riesci a fare qualsiasi cosa ti vada senza perdere un attimo per pensarci._

Colsi il morso dell'invidia in quel suo farfugliare sconnesso.

_Non è vero. Io ci provo e basta. Dovresti buttarti un po' di più anche tu. Avere un po' di fiducia in te stesso non è male, Cynda. Ci sono tante cose che vorrei saper fare, ma che non ho ancora trovato modo di realizzare. E che male c'è? Almeno posso dire di averci provato. Non voglio sentirmi codardo e rimpiangere le occasioni perse._

_Mi trovi codardo, quindi?_

Ecco perché riflettere un po' di più mi sarebbe servito a volte, prima di dovermi mordere la lingua. _No... non proprio. Ma sei stupido._

Cyndaquil mostrò un cambiamento, dal demotivato all'allibito. _Scusa?_

_Pensaci su, partner di avventure. Intanto faccio il mio giretto._

_No adesso questa me la spieghi._

Abbassai la maniglia della porta.

_Non provare a uscire._

_Ci si vede._

_No, Squi, torna qui! Lo sai che non mi do pace su queste cose! Non riesco a..._ uno sbadiglio interruppe il suo intenso sproloquio. _... dormire poi._ disse con la voce soffocata dal sonno.

Richiusi dolcemente la porta. _Ne riparleremo, amico._ dissi sottovoce, tra me e me.

Avevo voglia di respirare. Avrei dovuto pianificare una furtiva uscita all'aperto all'oscuro da Gardevoir, senza l'aiuto di Treecko. Le occhiaia mi colavano spalmandosi sulle guance, come se la pelle fosse stata una miscela di catrame. Così anche da Squirtle potevo avere problemi del genere. Che bellezza riscoprire ancora un po' di umanità nella mia nuova natura.

Mi sorpresi di quanto fossi divenuto abile a insinuarmi tra le scorciatoie dell'A.S.S.E. per arrivare al salone d'ingresso. Arceus compariva ogni volta come un prodigioso miraggio ad illuminare la stanza. Gardevoir non c'era.

Mi rivolsi alla scultura. _Comoda la vita. Ti abbronzi sotto la lampada del sole tutto il giorno, tu. Ti lasci ammirare e senza muovere un dito conquisti tutte le attenzioni. Vergogna._

_Che screanzato._

Feci un balzo indietro, giurando che la voce venisse dalla statua.

Dal retro spuntò una figura minuta, dai teneri tratti, un'aria per nulla nuova.

_R-Ralts?_

_Non fare l'arrogante con Arcy. Lui sente._

_Ah... certo._

_Certo. “Certo”, pronunciato con questo tono, non con il tuo._

_Ralts, cosa ci fai qui dopo il coprifuoco?_

_Non esiste formalmente nessun coprifuoco e poi... tu cosa ci fai qui dopo il coprifuoco?_

_Non si risponde a una domanda con un'altra domanda e comunque..._

_Dammi la zampa._

_Cosa?_

Ralts era veramente la ragazza più spiazzante che avessi mai incontrato.

_Dai, dammi la zampa. In fondo hai detto che mi torvi carina._

_Eh? No. No, queste parole non sono mai uscite dalla mia bocca, è stata tutta una tua deduzione e stai rendendo una cosa banale un filino imbarazzante. Insomma, perché dovrei..._

Ralts mi afferrò la zampa, senza darmi il tempo di obiettare. _Ah... curioso. Fidarsi è bene non fidarsi è meglio, già._ disse con uno sguardo scrupolosamente diretto al mio.

_Io non mi posso fidare di te solo perché ci hai fatto vincere._ risposi a quell'affermazione campata per aria, interrogandomi poi su quale fosse il reale significato della sua frase. _Ma che stai blaterando, insomma, mi spieghi che cosa vuoi?_

_Sto leggendoti la mano._

Notai che il tessuto soffice di cui consisteva la sua zampa si modellava sul mio palmo.

_Non mi piacciono i chiromanti, sappilo._

_Stai accumulando oscurità. Stai chiudendo il tuo cuore. C'è qualcosa che non è andato per il verso giusto, vero?_ proseguì indifferente.

Effettivamente Ralts non era affatto una brutta ragazza. Aveva dei lineamenti più freschi e giovanili di Gardevoir, e un volto acqua e sapone, ma la ricordava molto. E il suo tocco era delicato. Il lume di Arceus generava un'atmosfera soffusa e sfavillava sul suo manto bianco come un'angelica fosforescenza. Se non fosse stata così bizzarra, forse...

_E contieni i tuoi pensieri degeneri, prego._ disse piegando nervosamente il labbro.

_Ma stai scherzando!_ strattonai il braccio per mollare la presa. _Non riprovare a leggere nella mia testa, sei inquietante!_

_Sei un soggetto interessante._ Chinò il capo per celare una punta di rossore sotto il caschetto. _Cioè, non in quel senso..._

_Lascia perdere. Sei davvero una specie di spettro! Che cosa sei venuta a fare?_

_C'è Arcy. Mi confido con lui, ha sempre dei consigli utili. Ed è così affascinante!_

_Arcy? È una cazzo di stat..._ Decisi che non sarebbe servito provare a farla ragionare come una persona normale. _... Stanza. Potresti parlare con Arcy all'esterno, tanto lui sente comunque, no? C'è una bella vista da qui, anche di notte._

_Non è una cattiva idea._

_No, aspetta però._ ebbi un ripensamento. _Questo è il mio giretto fuori, non starmi dietro._

_Va bene, mi hai scoperta._ si aprì lei di punto in bianco, come già era successo quella mattina.

_Scoperta? Sei una stalker?_

_Non usare quei termini così proverbiali!_

La situazione stava ribollendo e avevo la netta sensazione che Arceus ci osservasse. Ebbi il folle timore che quella di Ralts fosse una sindrome contagiosa. L'indomani avrei potuto cominciare a confidarmi con le statue.

_Non ci pensare nemmeno, hai sbagliato soggetto. Gira alla larga, Cappuccetto._

_Alla larga da te?_ Ralts scoppiò a ridere. _Avevo captato delle stranezze e delle perversioni nella tua mente contorta, ma non credevo ti spingessi a tal punto! Mi dispiace, non sei l'obiettivo che ambisco osservare._

_Cioè? Non stavi seguendo me?_ Tirai un sospiro. _Oh, per fortuna. Arcy esiste._ Mi diedi un'occhiata attorno. _Ma allora chi...?_

_Mia zia. È molto strana._

_Stai stalkerando Gardevoir? Sei malata?_

_Non mi sembra neanche di avere il suo stesso DNA, spesso._

_No, infatti._

Ralts mi guardò molto male.

_Potrei anche partecipare, in fondo non mi dispiacerebb... Ahi!_ massaggiai il braccio dove la ragazza aveva colpito con una gomitata.

_I maschi sono tutti uguali._

_E tu mi vuoi far detonare il braccio, è già esploso una volta e non è ancora guarito bene._

_far "detonare" il braccio? Hai un linguaggio curioso. Stai enfatizzando un po' troppo._

Mi accorsi che stavamo alzando eccessivamente i toni. Qualcuno avrebbe potuto sentirci. _Ma dov'è tua zia?_

_Ecco... in effetti mi è sfuggita giusto qualche minuto prima che arrivassi._

_Ma dai? Non mi stupirebbe se invece che essere tu a stalkerare lei stesse accadendo esattamente il contrario._

Ralts ed io fummo colti da un brivido simultaneo.

_Voltati lentamente._

Dietro di noi, il corridoio sprofondava nel buio. I miei fragili nervi poterono flettersi. Ma non potei cantar vittoria troppo presto, perché al mio fianco individuai, con la coda dell'occhio, una sagoma dietro al bancone.

Gardevoir nascondeva ogni segno di stanchezza. Il suo volto era perfettamente delineato, neanche fosse appena stata dall'estetista, e gli occhi brillavano di sagacia e prontezza, sebbene lo sguardo tagliente fosse completamente distante. Non disse una parola.

Ralts si rabbuiò. Credevo di capirla. Ero convinto che ammirasse molto Gardevoir. Forse avrebbe voluto semplicemente conoscerla, o che la degnasse di un segno di affetto. Si intuiva che avrebbe preferito di gran lunga essere ammonita da lei, piuttosto che completamente ignorata.

Mi avvicinai scorrendo lungo il bancone, fino a che fui appena accanto alla donna di ghiaccio. Gardevoir si vide costretta a girare gli occhi in mia direzione. Era come al solito intimidatoria e tremendamente bella.

_Potrei risparmiarvi la cortesia di invitarvi a raggiungere le vostre stanze, la prossima volta._

Non mi aspettavo una risposta così diretta. Avevo quasi così stupidamente voluto provare a parlarle.

_Ora._ aggiunse, cruda.

Non doveva volerci molto a capire che si era sentita parte del gioco di un paio di ragazzetti, ma non esplicitò nulla di ciò che aveva o non aveva udito.

Ralts strisciò nel corridoio e io al suo seguito.

_Ti sei dimostrato più intrepido di quanto mi aspettassi._ disse, senza scostare lo sguardo da terra.

_Mi spiace. Volevo provare ad aiutarti._

_Sei un pervertito galante._ concluse accennando un sorriso.

_Ah... tu sei un'impicciona._

_Anche gli astri me lo dissero._ Si soffermò sul ciglio dell'ascensore. _Non seguirmi. Prendi le scale._

Non diede spiegazioni ulteriori e senza voltarsi, premette il pulsante del quinto piano e scomparve dietro le porte metalliche.

Era stata una passeggiata molto diversa da quella che volevo trascorrere. Avrei dovuto occuparmi di mille altre cose l'indomani. Quando avrei trovato il tempo di portare avanti le indagini sul caso dell'Architetto? Qual'era il mio vero ruolo? Quando avrei scoperto la verità sui segreti di Treecko? Ma soprattutto le due cose erano interconnesse? Immaginavo di sì.

Inciampai sul primo gradino della scala.

"Ecco perché Ralts voleva che prendessi le scale" pensai, mentre ero finito a carponi.

Mi ricordò quando, sulla spiaggia di Borgo Segreto, mi ero gettato a terra vedendo sparire Alakazam. Mi chiesi che fine avesse fatto quel vecchio.

In quel momento realizzai che tra tutte le domande che mi ero posto e i propositi da realizzare per i giorni seguenti, mancava quello fondamentale. Sarei riuscito a tornare a casa? Non mi aveva spaventato il fatto che quel mondo mi piacesse, ma addirittura dimenticarmi che avessi un'altra vita e delle persone che mi stavano aspettando, era troppo.

Rientrato in stanza, Cynda era avvolto nelle lenzuola, dormiente. Nella zampa reggeva una boccetta di bagnoschiuma. Era davvero incorreggibile. Forse il profumo esalato dalla fragranza l'avrebbe aiutato a dormire pacificamente, come un Vix quando si ha il raffreddore.

Prima di coricarmi, diedi un'occhiata al prospetto dei punteggi che Cyndaquil aveva fatto, appendendo un foglietto al muro con un gommino appiccicoso. Accesi una lucina dell'Interpoké che avevo lasciato sul comodino.

"Le Sfide: Squi è stato una rivelazione. Non mi aspettavo che un tipo così disorientato dall'arrivo nel nostro mondo e incapace persino di prendere in mano uno spiedino, sotto il guscio nascondesse tanta scaltrezza e abilità in battaglia." mi sorpresi di ritrovare in quegli appunti una sorta di diario personale con le proprie impressioni, che però non esitava ad esporre. Mi aveva appena strappato un sorriso. "Forse avrei dovuto capirlo. La situazione aveva già cominciato a ribaltarsi e mentre lui prendeva confidenza in fretta, io restavo sempre un inutile imbranato. Riolu è l'avversario che nessuno vorrebbe incontrare. Anche quando credevo di potercela fare, la sorte mi ha riso in faccia. Come direbbe Squi, nel suo gergo mondano? Sfigato. Bilanciando le due battaglie, la mia e quella di Squi, spero che il punteggio resti comunque nella media."

"La Simulazione: è stata la cosa più incredibile che abbia mai vissuto. Mi è sempre piaciuto visitare nuove mete, scenari affascinanti. È la mia idea di esplorazione. Ma è stato molto di più. Il lancio nel vuoto, i combattimenti mozzafiato, la ricerca del tesoro, gli incontri più inaspettati e persino la paura, hanno prodotto più adrenalina di tutta quella che posso aver provato in vita mia. E quello che ha fatto la vera differenza, è stato avere dei compagni al mio fianco. Sono sempre stato un tipo solitario, ignoravo che le emozioni nascessero per essere condivise. Grazie al mio sopraffino fiuto per i souvenir, inoltre, abbiamo portato a termine la prova. Chi l'avrebbe detto! Questa volta ho fatto centro. Il punteggio sarà senz'altro soddisfacente."

"La Trappola Mortale: questa prova è stata un continuo mettersi in salvo. Non mi trovo a mio agio nel maneggiare le armi, non fa affatto per me. Era logico che prima o poi un colpo di pistola riuscisse a beccarmi. Non ho più visto Squi da quando siamo entrati nell'arena, ma deve essere successo qualcosa di insolito. Non l'ho mai visto così inquieto come al termine di quella prova. La vera sorpresa sono state Ralts e Cleffa, ma come abbiano fatto a resistere fino alla fine e a mettere fuori gioco persino Riolu e Treecko, rimane un mistero. Altri punti per noi."

_Quando Pachirisu ha detto che siamo stati sfortunati a cominciare dalle sfide, era una frottola. È palesemente la prova più elementare._

Mi voltai di scatto. _Cynda, non stavi dormendo? Ti ho svegliato?_

_No, non potevo dormire._ disse rigirandosi la boccetta tra le mani. _Devo sapere una cosa._

_Avanti, spara. Vuoi sapere che è successo nell'arena?_

_No, non è questo._

_E allora cosa?_

Cyndaquil torse le labbra un paio di volte. _Perché hai tirato lo shuriken?_

_Oh, non ci credo, non dirmi che vuoi tornare di nuovo su questa storia?_

_No, aspetta, non voglio discutere se sia giusto o sbagliato, o cose del genere... certo potevi risparmiartelo._ Non poté rinunciare a un commentino di biasimo. _Ma voglio saperlo perché in fondo mi sembri troppo sveglio per metterti a giocare come un bambino mentre siamo in missione. Ero troppo arrabbiato per arrivarci subito, ma forse il tuo non è stato un gesto casuale._

Fui quasi lusingato che finalmente ci fosse arrivato. _Avrei voluto dirtelo prima, ma non mi hai lasciato il tempo. Eri troppo impuntato sulla tua idea._

Cyndaquil si grattò la fronte, facendo finta di niente.

_Era un test. Volevo vedere se Grumpig aveva i riflessi pronti. Se era allenato. Insomma, se mi trovavo di fronte a un potenziale nemico._

_Davvero hai escogitato tutto questo? Non pensi che sia un po' poco per dedurne certezze?_

_Sì lo so. Però volevo tentare comunque. Grumpig non ha mostrato il minimo tentennamento. Non si è accorto di nulla. Oppure è stato molto bravo a nasconderlo, ma voglio fidarmi della prima ipotesi. Non credo che Grumpig sia un soggetto pericoloso._

Cynda si rimise sotto le coperte e si girò di schiena. _Scusa._ pronunciò mugugnando.

Quel suo fare un po' infantile faceva spiccare il suo carattere.

_Ce l'hai fatta finalmente._

_Oh, sta zitto, Squi! Buona notte._

Quella chiacchierata era servita persino a conciliare il sonno. Dovevo essere in forma per la prova del giorno dopo.

_Notte._

 
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Orion919303

Hell bent for leather!
Wiki
Scusate, gentili signori. Se volessi postare una mia shot come mi è permesso muovermi? Ammetto che aprire una nuova discussione mi sembra esagerato e m'imbarazza un po'; vorrei solo dei pareri e delle critiche.
 

Veemon Tamer

Momentai
Scusate, gentili signori. Se volessi postare una mia shot come mi è permesso muovermi? Ammetto che aprire una nuova discussione mi sembra esagerato e m'imbarazza un po'; vorrei solo dei pareri e delle critiche.
Ciao. Be', dovresti. Aprire una nuova discussione è la prassi comune, la intitoli a tuo piacimento e posti la tua shot. E vai tranquillo
 
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