Carmageddon

Fic Challenge 2005

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Fic Challenge 2005


Partecipanti:
[table]Cerberus
Connacht
Falkon
gigipuff
IRDG
Mens
Nemes
Robby
Sailko
Shaka
Tbj
ThunderShock[/table]


Prima Manche



Cerberus


‘‘La routine uccide.’’, strana frase. Sono millenni che ripeto le stesse azioni, eppure sono più vivo che mai. Ovviamente l’autore della suddetta frase era un umano, quindi per gli esseri come me non dovrebbe significare niente. L’immortalità a volte può essere noiosa, priva di senso e altri aggettivi simili, ma non c’è niente di più emozionante che vedere quegli insetti evolversi e inventare di giorno in giorno una nuova diavoleria. Ma benché continuino a diventare sempre più intelligenti, continuano anche a temerci. Perché loro sanno, che se solo noi volessimo, li spazzeremmo via senza che loro possano fare niente.
Purtroppo tale azione porterebbe la nostra “razza” praticamente all’estinzione, perché senza abbondanti dosi di sangue noi non sopravviveremmo.
Già, i vampiri. Forse gli esseri più temuti della metà del ‘700. Grande traguardo, eguagliato forse dalla simpatica bestiola del Gévaudan. Un simpatico animaletto che si diverte a terrorizzare una piccola parte della Francia.
Ah già, è ora di cena. Stasera farò di nuovo una visitina ad un castello poco distante da qui, dove fra l’altro vive una dolce fanciulla che ha appena perso “disgraziatamente” la madre. Purtroppo nemmeno il padre mi sembra in buona salute, chissà se arriverà a vedere la prossima alba?
Mentre scendo dal bosco odo gli animali percepire la mia presenza e fuggire, i miei passi finiscono sulla boscaglia provocando un macabro rumore che tanto mi piace, in particolar modo prima di mangiare.
Uscito dal bosco mi fermo a guardare nella direzione del villaggio, voglio essere sicuro che nessuno si accorga della mia presenza, dopo le varie morti che ho provocato ha iniziato a circolare la voce che ci sia un demone, e io non ho intenzione di confermarle.
Il villaggio è silenzioso, tutti si saranno rinchiusi in casa per paura di chissà quale terribile demone assetato di sangue, giudicano sempre a priori, io sono un essere molto ben educato. Prendendo il giro largo del villaggio e iniziando a scorgere il castello, vidi che alcune delle sue luci erano ancora accese. Forse la figlia starà ancora piangendo la morte della povera madre.
Ma purtroppo stasera non sarà lei la mia vittima, miro ad un “vino” più stagionato. Percorrendo la stradina che conduce al castello mi vien da pensare se tutti questi decenni di morte e sangue non mi abbiano cambiato, se non mi abbiano reso pazzo, ma se anche fosse?! Io continuo a vivere, seppur morto e continuo a divertirmi nel vedere gli sguardi di paura e le reazioni delle mie vittime quando capiscono con chi hanno a che fare. Arrivato al castello inizia a cadere una leggera pioggerella d’estate, una di quelle estremamente piacevoli, quindi striscio su per i muri del castello fino a trovare una finestra aperta. Entro senza far rumore e mi dirigo nella stanza ove la scorsa notte feci uscire la donna, tutto è buio, esattamente come piace a me. Lungo la strada incrocio un gatto, l’animale quasi paralizzato si lascia sfuggire un soffocato “Meowth” e scappa.
Giunto alla porta la apro lentamente, provocando un leggero scricchiolio. Stranamente nel letto non c’è nessuno, un piccolo imprevisto, il vecchio sarà da qualche parte a piangere. Mentre stavo per girarmi mi blocco di colpo, il vecchio non è in giro, è dietro di me. Quindi salto dall’altra parte della stanza e mi giro di scatto facendo un verso orribile per spaventarlo, ma lui non si muove. <<Ti stavo aspettando demonio…>> mi dice in tono stranamente tranquillo <<…ed è per questo che stanotte cesserai la tua tormentata esistenza!>> infatti la finestra della camera era corredata da fiori d’aglio, e il vecchio stringeva un paletto di legno nella mano destra e un crocifisso nella sinistra. Nulla di cui preoccuparsi, un uomo disperato nelle sue condizioni non può nulla contro un essere superiore quale sono io. Mentre mi carica con il crocifisso in avanti e il paletto pronto a trafiggere il mio cuore, io mi sposto di lato e prendendolo per il braccio sinistro lo faccio sbattere contro il muro, dal colpo il vecchio lascia cadere il paletto e il crocifisso. Allora io inizio a cenare. Le sorprese stimolano sempre l’appetito.
A cena consumata faccio sparire il paletto, così che nessuno pensi che ci sia un vampiro che viene in questa casa, ci sarebbero anche i fiori d’aglio, ma per quelli non posso fare niente.
Quando esco dalla finestra per tornare alla mia dimora la pioggia si fà battente, si sente anche qualche fulmine in lontananza. Ma ora il mio pensiero è fisso sulla giovane fanciulla che abita il castello da cui sono appena uscito: berrò come dagli altri oppure la farò diventare una mia pari? Facendole il dono dell’immortalità io potrei in seguito trasferirmi da lei, ed avere quindi maggior visione del villaggio in effetti.
Senza neanche accorgermene sono già nel fitto del bosco, il luogo in cui dimoro da 14 anni. E’ molto difficile che la gente vi si addentri data la moltitudine di lupi presenti, quindi è un posto molto sicuro.
Eccomi finalmente, quasi attaccata alla parete rocciosa di un piccolo crepaccio, si erge la mia adorata dimora. Ancora ricordo il giorno in cui ne presi possesso, era abitata da uno zotico taglialegna, lui fu uno dei peggiori pasti della mia esistenza.
Entrato in casa accendo un fuoco nel camino e mi siedo sulla sedia di legno ad ammirarlo, e mentre le fiamme divampano in lontananza si ode un urlo...


QUESTA FICTION NON È PUBBLICATA SOTTO CREATIVE COMMONS.
© Cerberus - Tutti i diritti riservati


Connacht


PROLOGO

Narrami, o Musa, l’uomo di grande astuzia e coraggio, figlio di Itaca, reduce di Ilio, che a lungo andò vagando.

(compare un personaggio)

Steve: ciao!!!

... narrami, o Musa, l’uomo di grande astuzia e coraggio, figlio di Itaca, reduce di Ilio, che a lungo andò vagando.

Steve: ehi, ci sono io qua!

Ho detto “narrami o Musa l’uomo di grande astuzia e coraggio, figlio di Itaca, reduce di Ilio, che a lungo andò vagando”!

(Steve si rintana in un angolino a piangere)

(compare un altro personaggio)

Ezra: tuoni e fulmini! Nel sacro nome di Loki sconfiggerò il mio nemico! E se dovessi perire, allora caro mi sarà il trapasso, perché caduto in battaglia e raccolto dalle Valchirie per condurmi al sacro Valhalla!
Steve:

Sul coraggio ci siamo, ma per il resto ci sarebbe ancora da ridire...

Ezra: io sono il protagonista.
Steve: non è vero, io sono il protagonista!
Ezra: tsk.

(Ezra estrae l’ascia)

Steve: O_O
Steve: mio condottiero!
Ezra: ^_^

... (goccia)

(compare un altro personaggio)

Gabriel Aramil: forza Genoa.

Ora abbiamo l’astuzia, ma non il coraggio.

Gabriel Aramil: ma vaffanculo.
Ezra: tsk, sono arrivato prima io, sloggia bello.
Gabriel Aramil: io non so neanche che diavolo stia succedendo, stavo per entrare in bagno per farmi la doccia quando mi sono ritrovato qui d’improvviso.

In tal caso il protagonista saranno Ezra e Gabriel insieme, combinati sopperiscono alle mancanze dell’altro.

Gabriel Aramil: scusa, ma io non sono affatto un codardo, dove te la sei tirata fuori ‘sta cosa?
Ezra: io non condividerò mai il mio ruolo con un altro.
Gabriel Aramil: ma chi lo vuole, scusa, manco mi avete interpellato, te lo cedo volentieri.
Ezra: la tua resistenza sarà inutile, cadrai per mano mia e la gloria duratura mi ricoprirà, sconfitto il mio nemico e preso il comando!
Gabriel Aramil: cosa?!? Ma mi hai sentì...

(Ezra salta addosso a Gabriel e i due incominciano a litigare)

Steve: O_O

No comment.

(dopo un po’ i due smettono in quanto se le sono suonate troppo e fanno fatica anche solo a guardarsi)

Steve: ...
Steve: ehi, un momento, in questo caso il protagonista sono io per abbandono degli altri!
Steve: YU-UUUUUUUH!

Ti prego Musa, dimmi che hai solo un pessimo senso dell’umorismo...

Ezra: e sia... sono troppo debole per protestare...
Gabriel Aramil: a me manco importava sinceramente...
Steve: olé!

Dolce Musa, il tuo umorismo mi è di difficile comprensione, non riesco proprio a tirare un sorriso, mi vien solo voglia di piangere e stridere denti...

Steve: ora che sono il protagonista, voi sarete i miei due seguaci!
Gabriel Aramil: non contate su di me.
Ezra: giuro sul sangue di Thor che vi seguirò attraverso ogni pericolo.
Steve: bene! E ora?

Ma sì, tanto ormai è fatta... ora ti serve una nave e qualche altro membro dell’equipaggio.

(compaiono un trireme ed altri personaggi)

Lord Pum (con una brioche in bocca ed una tazza di caffè in mano): cofa?!
Tbj (con solo un asciugamano, una cuffia per la doccia ed una spazzola): EEEEEEEEEEEEEEEEEEEK! (si copre e arrossisce)
Shiny (in pigiama, capelli arruffati, sguardo semi-chiuso): zz-zzz-z-zzzzzzzzzzzzz...
Gabriel Aramil: ...
Ezra: ...
Steve: fantastico miei uomini! Insieme compiremo mille avventure!

(irrompe Vanquish)

Vanquish: FERMI TUTTI! Questa spedizione non s’ha da fare.
Gabriel Aramil: sticazzi?
Steve: eppecché?
Vanquish: non sei degno di comandarla. IO assumerò il ruolo della spedizione.
Steve: ma anche no!

Affare fatto, firma il contratto assicurandoti di leggere tutte le clausole, fai in fretta i bagagli e sbrigati a sistemarti sulla nave.

(Vanquish firma)

Steve: non è giusto! Protesto!
Gabriel Aramil: sticazzi.
Ezra: e sia, accetterò il comando di Vanquish, sempre meglio di Steve.
Lord Pum: a me fa bene, anhe he non ho hafito una ceppa.
Tbj: Pum, inghiotti quella brioche.
Lord Pum: *GLOM* e tu vedi di vestirti, depravato!
Tbj:
Shiny: *ronf*
Vanquish: da oggi saremo i fantastici sei!
Steve: ma... siamo sette!
Ezra (con una gamba sopra Steve): hai detto sei...
Steve (a terra): ouch...

Possiamo partire ora? Due pagine e mezza su Word di prologo sono tantine.
THE PC FORUM ODISSEY (letteralmente)


Personaggi e interpreti: #€#@&%#€@%##!!!£”

(sono tutti a bordo del trireme)

Ezra (vestito da vichingo): partiamo uomini! Destinazione Angliterra! Saccheggiamo e bruciamo i loro monasteri in nome di Loki!
Steve: mi sa che non ha capito...
Vanquish (vestito da samurai): orsù, felloni mori, vi scaccierò da Roncisvalle e grande sarà la mia gloria fra i conti palatini e in cielo! E i bardi canteranno le mie gesta a fianco del nostro re Carlo!
Steve: tu pure il doppio...
Gabriel Aramil (vestito da tifoso del Genoa): FORZA GENOA!!!!
Steve: ...
Lord Pum: ma che dobbiamo fare?
Tbj: mboh, forse nel copione c’è scritto.
Shiny: zzzzzz... *ronf*
Lord Pum: ma ancora dorme?
Steve: va, leggiamo ‘sto copione

(leggono il copione)

Shiny: io dovrò COSA?!?!
Lord Pum: adesso ti svegli però.
Shiny: O_O
Ezra: ehm, scusa Shiny, ma per sbaglio hai preso uno dei miei fumetti hentai.
Shiny: fiùùùùù, meno male...
Tutti: ...
Shiny: ehi, aspetta un momento, che ci faccio IO in un fumetto hentai con i membri del forum?
Ezra: eeer... scusatemi, è l’ora del mio sacrificio di tot ore quotidiano ad Uller, dio arciere.

(Ezra scappa sotto coperta)

Tutti: °_°
Vanquish: maledizione, porca vacca, schifosissimi! Non si può fare così!
Steve: che succede mio capitano?
Vanquish: i Theatre Of Tragedy! Dopo Aegis si sono messi a fare truzzate, non li sopporto!
Tutti: ...
Vanquish: ehm, a parte questo non possiamo salpare per colpa del traffico. Brutti bastardi!

(vediamo una congestione di navi nel porto)

Steve: tranquilli! Con la mia abilità al timone vi tirerò fuori da qui in un batter d’occhio!

(Steve va al timone)

Lord Pum: dici che possiamo fidarci?
Vanquish: ma sì, tanto non credo riuscirà a combinare qualcosa...
Ezra: io ho fame, chi vuol fare uno spuntino con me?
Vanquish: più tardi Ezra.
Gabriel Aramil: FORZA GENOAAAAAA!!! (agita una bandiera)
Tutti: ...

*STONK*

(il trireme ha tamponato una piccola nave a vela)

Tutti: ...
Steve: ehm... ops! ^_^
Vanquish: Steve, giuro che alla fine della storia ti riduco ad uno spezzatino.
Steve:

(la nave ha un teschio con un cappello di paglia dipinto sulla vela, ed una specie di capretta intagliata nella prua)

(esce un ragazzo vestito di rosso, con pantaloncini azzurri e cappello di paglia)

Ragazzo: AAAAAH! LA MIA NAVE!

(escono una ragazza dai capelli arancioni, un uomo biondo vestito elegante, un ragazzo dal naso lunghissimo, un uomo dai capelli verdi e tre spade in fodero, una renna ed una donna dai capelli neri)

Ragazza: AAAAAAH! LA MIA NAVE!
Ragazzo: l’ho detto io!
Ragazza: dovrete ripararci tutti i danni! Voi, laggiù, ci sentite?
Biondo: quanto sei carina quando ti arrabbi! (sguardo a cuoricini)
Ragazzo: accettiamo pagamenti in cibo ovviamente.
Spadaccino: certo, che poi mangerai solo tu...
Ragazzo: ovviamente ^_^
Ragazza: ma mi spieghi come possiamo riparare la nave con del cibo?! Mi sa che hai anche il cervello di gomma tu!
Nasone: AAAH! Non ci sono più! Sono scappati!

(il trireme è sparito)

Tutti: AAAAAAAAAAH!!!!

(torniamo sulla nostra nave)

Lord Pum: che culo a trovare uno spazio libero sulla corsia...
Vanquish: e abbiamo pure preso un vento favorevole!
Ezra: ho fame.
Vanquish: Ez, dopo mangerai, te l’ho già detto.
Gabriel Aramil: FORZA GENOAAAAAA!!!!
Tutti: ...

(in lontananza scorgono una galera a vela battente vessillo rosso con leone d’oro)

Gabriel Aramil: *snort*
Gabriel Aramil: AI POSTI DI COMBATTIMENTO! PREPARARSI ALL’ARREMBAGGIO! NON RISPARMIATE NESSUNO!

(Gabriel è tutto legato ed imbavagliato)

Vanquish: ora che siamo tranquilli possiamo pure proseguire... uhm, che succede ora?
Lord Pum: non l’hai letto il copione?
Vanquish: no...

Ora raggiungerete l’isola di Calipso.

Shiny: non per fare la fottuta saccente, ma ricordo che Ulisse _partiva_ dall’isola di Calipso.
Lord Pum: eh? Ma che diavolo dici? Ma l’hai letta l’Odissea?
Shiny: certo che l’ho letta, tu mi sa che non l’hai fatto!
Lord Pum: sì che l’ho letta!

Buoni, buoni... comunque, ora da dove siete partiti?

Shiny: da Troia.

Ok, allora naufragherete da Nausicaa e incontrerete la corte dei feaci.

Ezra: è carina questa Nausicaa?
Tutti: ...
Steve: ehi, in che senso “naufragare”?

Oh, zitti e non rompete. Andate.

Vanquish: in rotta!
Tutti: sì, capitano!
Ezra: ho fame.
Tutti: ...

(il trireme procede spedito)

(sullo sfondo vediamo che un enorme pesce rosso emerge dal mare e ingoia la galera veneziana)

...

(passano i giorni)

(Steve è di nuovo al timone)

Steve: eh eh eh.
Ezra: Vanq, sei sicuro di aver fatto bene ad affidare nuovamente a lui la navigazione?
Vanquish: ma sì, cosa vuoi che combini questa volta?
Lord Pum: TERRRAAAAAA!!!

(i nostri scorgono terra in lontananza)

(approdano)

(notano numerose pecore)

Lord Pum: uhm...
Ezra: che facciamo, ce le mangiamo?
Vanquish: possibile che tu ragioni solo con lo stomaco?
Ezra: eh...
Lord Pum: sento come una strana sensazione di dejavù...
Vanquish: avrai visto delle pecore in qualche documentario, che ti devo dire...
Lord Pum: mah, sarà...
Vanquish: ok, prepariamoci a sbarcare nell’isola dei Feaci.
Steve: ehi un momento...
Shiny: c’è un uomo che sta venendo verso di noi!

(arriva un uomo in giacca e pantaloni marroni con camicia bianca, berretto e bastone da pastore)

Uomo: voi laggiù!
Vanquish: indietro, in qualità di capitano parlerò io con questo indigeno.
Tutti (pensano): indigeno?
Uomo: io cumandu queste zone.
Vanquish: maledizione, mi serve un interprete, le lingue native sono incomprensibili!
Tutti: ...
Lord Pum: però questo dialetto mi sembra di averlo già sentito...

(le pecore circondano fiere l’uomo)

Uomo: io il signore degli agnelli sono, voi spaventato il mio gregge avete.
Pecora: beeeee!
Lord Pum: tombola!
Tutti: (mani in faccia)
Lord Pum: lo sapevo che c’era qualcosa di strano, siamo approdati in Sardegna!

(tutti si girano verso Steve)

Steve: ehm, devo aver sbagliato qualche calcolo nella rotta...

(Vanquish afferra Steve e lo getta fuori bordo con un calcio)

Vanquish: ok... buon uomo, potresti condurci dal vostro capo?
Uomo: a tutte pecorelle chiedere scusa dovete!
Vanquish: noi – venire – in – pace! Volere parlare con tuo capo!
Uomo: pure l’agnellino Cuccurreddu, il più curaggiusu di tuttu il gregge spaventato ci è!
Vanquish: noi volere parlare con tuo capo! Noi amici!
Tutti: ...
Lord Pum: posso ritenermi altamente offeso.
Steve (in acqua): e io incompreso... sigh

(a fatica Vanquish convince il pastore a condurlo dal loro capo)

Uomo: vedrete la reggia cumu è splendente!

(giungono ad un nuraghe)

Tutti (pensano): anvedi che reggia splendente...
Uomo: venite, seguitemi!

(il pastore e le pecore entrano)

(li seguono i nostri)

(davanti a loro si presenta una suite degna di Versailles)

Tutti: O_O
Shiny: è proprio vero che le apparenze ingannano!
Uomo: il nostru capu sta arrivandu!
Vanquish: oh bene, era ora.

*BROOOOOOOOM*

(un’automobile frena al centro della stanza fermandosi sopra Steve che rimane investito)

Steve: ouch...
Carmageddon: ehilà! Chi si rivede!
Tutti: Carma!
Vanquish: tu qui?
Carmageddon: sì, sono la regina della Serenissima Repubblica Pastorale di Sardegna!
Gabriel Aramil: *SNORT* non pronunciare quell’aggettivo!
Carmageddon: cosa, pastorale?
Gabriel Aramil: no, serenissima.
Tutti: ...

NOOOOOOO! IDIOTI! IMBRANATI! CRETINI! MA DOVE DIAVOLO SIETE APPRODATI! NON E’ QUI CHE DOVEVATE FINIRE!

Tutti: colpa di Steve.
Steve (sotto una ruota): *ouch* sì... sorry

AAAAH, MANDATE IN ONDA I CONSIGLI PER GLI ACQUISTI! CI RIVEDREMO NELLA SECONDA PUNTATA.
CHI CAMBIA CANALE E’ UNO STEVE.

Steve (sotto la ruota): ho come la sensazione di essere incompreso...
Pecora: beeeeeee!
Steve: ...

(la pecora inizia a leccare Steve in faccia)

Steve: ...
Steve: ahia! Non mangiarmi i capelli!
Pecora: beeeeeee!
Vanquish: un momento, ma non era obbligatorio nominare almeno un pokémon?

(Ash e Brok scendono in campo)

Ash: vai Pikachu! attacco tuono lampo vattelapesca!
Pikachu: piko pì!
Brock: vai Pornomon, attacco sadomaso!
Pornomon: yeah!
Tutti: O__________________o'

(la ciurma intanto fa il gesto dell'ombrello in aria)

>fine primo tempo<



Falkon


Questa è la storia di un piccolo ragazzino destinato a diventare grande , uno dei tanti che il giorno del loro 10° compleanno hanno deciso di incominciare la loro grande avventura nel mondo dei Pokémon .
Ecco come inizia il nostro racconto , in una calda mattina estiva . Una snella signora in camicia da notte entrò nella camera del figlio per destarlo dal sonno profondo in cui era immerso .
-Rob , svegliati....lo sai bene che giorno è oggi !-
-Lo so bene , mamma !- esclamò contento saltando giù dal letto . Sembrava che , pur dormendo , fosse stato lì fin a quel momento ad aspettare che la mamma lo svegliasse .
-E allora fai colazione e vai , che il prof. Oak ti aspetta !-
-Non mangio , fa lo stesso ! Torno a salutarti dopo che ho preso il Pokémon !- disse Rob uscendo di corsa di casa .
Pochi minuti a piedi , ed egli arrivò al laboratorio , dove Oak lo aspettava sorridente .
-Ecco , vedo che sei arrivato anche tu ! Già molti ragazzi sono partiti con il loro primo Pokémon , tocca a te !-
-Uhm....- Rob diede una veloce occhiata attorno a sè , soffermandosi sulla finestra che dava sul cortile -che mi dici di quel drago rosso che tieni in giardino ?-
-Charizard ? Oh , no- rise Oak - quello non posso dartelo , è troppo forte per te , sei solo all' inizio...-
-Ma a me piace- replicò Rob
-Ma non posso dartelo...-
-Lo voglio-
-Non posso !-
-Voglio Charizard-
-NO !-

*Dieci minuti dopo*

-Ma dove sarà finito Rob ? Ci sta impiegando un sacco di tempo !- preoccupata , la mamma uscì per andare a vedere cosa faceva suo figlio al laboratorio .
Non si aspettava certo di trovare Oak legato e imbavagliato che rantolava aiuto .
-Ma , prof. , cos' è successo ? Dov' è il mio piccolo Rob ?- disse la signora Rapina slegando Oak
-Piccolo Rob un fico secco ! Quel delinquente di suo figlio mi ha legato e si è preso il mio Charizard !- disse Oak furibondo .
Mentre questa scena si consumava nel laboratorio , Rob camminava fiero del suo...ehm...acquisto nel percorso 1 . Non vedeva l' ora di mostrare a qualche allenatore il suo fierissimo Pokémon . Mentre camminava , accarezzava la Poké Ball e cercava qualcuno da asfaltare in una battaglia .
Non ci mise molto a trovare un Bug Catcher che rincorreva un Caterpie col suo retino .
-Ehi tu , esponente della plebaglia , ti va una sfida ?- lo avvicinò gentilmente Rob
-Ma cos...chi...ACC !! Mi hai fatto scappare il Pokémon !-
-Pazienza , ne troverai un altro . Tira fuori il tuo Pokémon e mostrami come si perde con stile- replicò Rob
-E va bene , mi vendicherò del torto subito , vai , Spinarak !-
-Dai , Charizard ! Usa il Lanciafiamme !-
La battaglia durò circa venti secondi .
-NUUU , SPINARAK !!!-
-Ho vinto , mi spetta un premio da parte tua - disse Rob tutto gasato . Dopo un po' di silenzio dovuto alle lacrime , il Bug Cathcer gli rispose :
-Beh , posso darti metà dei miei soldi , com' è convenzione...-
-Non basta . -
Pochi minuti dopo quest' affermazione , Rob era di nuovo in viaggio per il bosco con il portafogli appesantito e una Poké Ball in più sulla cintura . Inutile dire che il Bug Catcher sconfitto era imbavagliato e legato ad un albero .
Rob cominciò a giocherellare con le sue Poké Ball , improvvisandosi giocoliere . Pensava alla sua vittoria di prima , e al suo futuro da allenatore .
-Ormai il mio destino è deciso....io sono figo...io sono spesso...io sono potente...
IO SARO' UN CENTAURO !-

Fine del primo capitolo...



gigipuff


Thomas era molto eccitato! Finalmente il giorno del suo decimo compleanno era arrivato: il primo compleanno a due cifre... non stava più nella pelle! Suo fratello Jason, più grande di lui di ben quattro anni, lo prendeva in giro come al solito: “Oggi il piccolo Tommy si crede grande...non ha capito che l’unica cosa ed essere diventata più grande è la trippa che straripa dal povero pantalone...”. “Stai zitto, Jas!” rispose ”Sei solo un povero scemo!” In effetti Thomas era leggermente soprappeso, ma solo qualche chiletto in più, a detta sua. In realtà i chiletti in più avevano raggiunto un numero che si avvicinava moltissimo a venti... i pantaloni, ormai vecchi di quasi un anno, chiedevano invano pietà... come se poi i pantaloni potessero chiedere qualcosa!

Ritornando alla nostra storia, Jason continuava a prendere in giro il fratello, quando Tommy sentì bussare alla porta, in modo deciso. “Vai ad aprire tu, Jas” disse arricciandosi i capelli biondi con l’indice sinistro. “Non ci penso proprio, sottospecie di Snorlax! Vai tu, o i tuoi poveri piedini cicciottosi non riescono a sostenere il mirabile peso che sei riuscito a raggiungere?” “Esatto! Quindi vai tu e non rompere!” concluse Tommy.

Quando Jason aprì la porta, due grossi figuri, vestiti alla “Man in Black”, entrarono in casa senza parlare. Jason gli si piazzò davanti e domandò: “Desiderate?” Il più grosso dei due, gli rivolse uno sguardo minaccioso, e iniziò a parlare, scandendo le parole come stesse parlando ad un ritardato: “Stiamo cercando un certo Thomas Morrison! Abita qui?” A quelle parole, Thomas raccolse tutte le sue forze, e riuscì a mettersi in posizione eretta. Si avvicinò piano ai due “armadi” e parlò: “Sono io! Avete bisogno di qualcosa?” L’uomo che aveva parlato prima fece un cenno all’altro, e questo con un movimento fulmineo si avvicinò a Thomas e lo caricò sulla spalla. Poi disse all’altro: “Non faticavo tanto da quando ho sollevato quella 147 nera! Sarà meglio fare presto!” Jason, allarmato, gridò: “Cosa pensate di fare? Mettete giù il porc... mio fratello!” Ma gli uomini non gli diedero ascolto, e uscirono dalla porta tra gli urli e gli strepiti di Thomas. Jason li stava inseguendo, quando l’uomo con le mani libere si fermò e gli si parò davanti: “Dormi un po’...” disse. Jason non ebbe neanche il tempo di dire: “Eh?” che gli arrivò un potente pugno in pieno stomaco. Dopo il buio...

Continua...



IRDG


L’incubo di ogni navigatore web è senz’altro quello di ricevere virus informatici. Magari proprio in chat, tra amici, poiché c’è il rischio di un contagio tra gli utenti, ma c’è gente che in chat fa anche di peggio...

Amiketta91: irdg ora devo andare, c’è mia mamma che mi rompe da morire
Irdg: vieni qui domani? O preferisci nella chat di Pikachu del sito Pokémon?
Amiketta91: io preferirei qui, ma in ogni caso domani purtroppo non posso venire :(
Irdg: cooosa? E perché?
Amiketta91: domani dopo la scuola sono da mia nonna, e lei non possiede né pc né internet...
Irdg: capisco... ok, allora alla prossima. Ciao!
Amiketta91: ciao!
Amiketta91 non è in chat
Irdg: e ora chi rimane?
Irdg: ...
Irdg: che noia!
Unknown è in chat
Irdg: cosa o chi è in chat?
Unknown: ciao
Irdg: ciao. Ci conosciamo?
Unknown: improbabile, è la prima volta che vengo qui
Irdg: ah... ma chi sei?
Unknown: ecco, io lascio sempre il nick di Unknown, perché è il mio nome
Irdg: ehm, si, intendevo il nome vero
Unknown: mi chiamo Unknown
Irdg: lasciamo perdere...
Unknown: ho appena scaricato un gioco. Ti va di provarlo? E’ fatto apposta per le chat msn
Irdg: mh, perché no?
Unknown e Irdg giocano in chat: Mortal Kombat XXX
Irdg: Mortal Kombat 30? Non sapevo che ne avessero fatti così tanti...
Unknown: è una hack rom, modificata da me
Irdg: ah, mi sembrava strano
Unknown: ah, dimenticavo, ci sono altri giocatori come te online

Lo schermo cambiò improvvisamente: lo schermo chat scomparve, al suo posto c’era uno sfondo rosso sangue con sfumature nere.

Unknown: ti presento Amiketta91, Nick82, Jay89; ragazzi questo è Irdg
Irdg: ma non dovevi scappare Amiketta?
Amiketta91: ci ho provato, ma lo schermo è cambiato in questa cosa e non sono più riuscita a scollegarmi...
Nick82: dove siamo? Non sembra msn...
Unknown: siete iscritti a un torneo online. Chi vince riuscirà a scollegarsi
Jay89: che cooosa? E chi perde?
Unknown: molto probabilmente chi perde non assisterà al finale
Irdg: che intende dire?
Unknown: che la battaglia inizi! Il primo turno si terrà tra Amiketta91 e Nick82!
Amiketta91: come? Io?!?

La lotta comincia. La grafica è molto curata, sembra tutto vero. I personaggi quando vengono colpiti dai pugni scagliati dall’avversario, attraverso la tastiera, perdono sangue, e non solo loro.

Amiketta91: mi sento male... mi gira la testa! Mi esce sangue dal naso... Mi colpisce...
Nick82: ma è impossibile è un gioco!
Amiketta91: la mia vita... AAAAAH!

Sullo schermo dei concorrenti appare la scritta intermittente “Nick82 win, Amiketta91 is died”

Nick82: ma cos’è successo? Io me ne vado!
Nick82: non riesco ad uscire!
Unknown: non è finita. Irdg contro Jay89!

Irdg riesce a sbaragliare Jay89, ma non si può definire contento per aver ucciso una persona...
La seconda manche viene disputata tra Irdg e Nick82, anche qui Irdg prevale, e siamo giunti al finale...

Unknown: complimenti, e ora, la manche finale! SORGI, O SACRA CREATURA!
Irdg: ma che cosa stai facendo?

Delle scosse di terremoto si espandono per la stanza, il computer si spegne, e Irdg si ritrova un fucile in mano, i vestiti cambiati e l’ansia pervade il suo corpo.

Irdg: cosa... cosa succede?

Il sisma aumenta, e le crepe si formano sempre più profonde... le luci si spengono, ma un’aura verde sorge dai meandri della terra fratturata.

Minotauro: RAAAARGH!

Si tratta di un Minotauro, figura mitologica ellenica dalla corporatura da uomo, eccezion fatta per la testa, assomigliante a quella di un toro.

Irdg: e io dovrei uccidere una simile bestia con un fucile da quattro soldi?
[il Minotauro punta lo sguardo su Irdg e prende uno slancio verso di lui]
Irdg: AAAAAAH!
*sparo* *sparo* *sparo*
[il Minotauro è ferito ma è in piedi]
Minotauro: ROAAAAAARGH!
[irdg, ormai senza proiettili, cerca in ogni modo di schivare il Minotauro, ma è troppo tardi]
Minotauro: RAAAAAGH!
Irdg: AAAAAH!!! Nooo!
*sputo* *sputo*

Le corna del Minotauro trafiggono Irdg e trapassano il suo petto. Dopo aver esalato l’ultimo respiro, accovacciato in ginocchio, Irdg cade a terra, ormai dissanguato.

Il Minotauro ritorna nella voragine verde, che si rimargina dopo il suo passaggio.

Il display del computer, un po’ sporco di sangue e graffiato per la lotta, si riavvia e lampeggia:
Game Over
>Unknown win



Mens


“I computer non saranno mai completamente a prova di idiota, perché gli idioti continuano ad avere troppe risorse.”
Non so da chi è stato detto, ma è terribilmente vero. Spero che tra quanti mi stanno ascoltando ci sia qualcuno che sa trattare almeno un po' bene noi computer, perché io non ne posso più. Potete chiamarci macchine, potete chiamarci muti esecutori dei vostri ordini, ma ad alcuni di noi cominciano a girare i circuiti. Almeno cercate di evitare di smanettare con ciò che non conoscete, dai...Scusate, mi sono dimenticato di presentarmi. Io sono un computer che si è voluto ribellare per denunciare le barbarie subite dal suo utente. Ora voi mi direte: ma è così idiota da far venir voglia di ribellarsi? Leggete oltre e poi mi direte...

Cominciamo dall'inizio: quando uno decide di cominciare a usare il computer da zero e non ha nessuno ad aiutarlo, di solito si compra almeno una guida, un qualunque libercolo che gli spieghi almeno come assemblare la sua nuova macchina...il mio utente ha fatto tutto tranne che questo. Si è messo davanti tutti i pezzi e ha cominciato senza nemmeno guardare le istruzioni. Ha piantato il connettore dello schermo nella presa della stampante con il martello, ha cercato di infilare un cavo ethernet in una porta USB, ha confuso le prese di mouse e tastiera con quelle di casse e microfono...taccio il resto, è troppo doloroso. Dopo due ore ha pensato “ma non è che ho sbagliato qualcosa?”, ha provato a guardare le istruzioni e ci ha rimesso altre quattro ore a riassemblare tutto correttamente. Alla fine mi ha collegato alla presa elettrica ed è stato lì venti minuti ad aspettare prima che gli venisse in mente che forse doveva premere quel pulsantino lì davanti per accendermi...

Con il software è andata anche peggio. La prima cosa che ha fatto è stata aprire il registro di sistema per cercare di emulare certe “figate grafiche” che aveva visto sul computer di un amico e che col registro c'entrano quanto Babbo Natale col ferragosto...ora io mi dico: perché proprio il registro, perché il centro del sistema, con tutti i software esistenti nella mia memoria? Ma niente, dopo due minuti la configurazione era andata a farsi un giro e il mio utente (con l'aiuto di un amico un filino più esperto, cosa pensavate?) ha riformattato tutto e si è fatto aiutare per configurare decentemente il software: ufficio, internet, eccetera. E sono cominciati i casini. Prima di tutto ha scaricato una valanga di programmini inutili che insieme al sistema operativo si bevevano la RAM e lo spazio su disco come un branco di alcolizzati. Poi, non conoscendo nemmeno lontanamente i concetti di “virus” e “hacker”, è andato in rete senza protezioni e io mi sono ritrovato un'orda di spyware, worm e quant'altro a scannarsi tra loro per ogni singolo byte del disco. E quanto si arrabbiava al minimo problema...”ma perché non funziona questo $%&%£$% di computer, ma che @#$&%$ significa errore 404, ma ti ho detto di aprirmelo brutto @#&$&$&&, ma fammi vedere la pagina di Pikachu, razza di #$%@#@”...talvolta il mio utente ha un linguaggio alquanto colorito.

A un certo punto, stanco degli errori e delle schermate blu (molto frequenti, dato che non aveva smesso di toccare il registro e i file di configurazione) ha chiesto all'amico esperto: questo %&%@# si blocca sempre, cosa faccio? E lui ha risposto: vengo io e ti metto su Linux che non si blocca mai e non ha nemmeno bisogno di un antivirus. Al che lui ha chiesto: cos'è un antivirus? Comunque l'amico esperto è venuto, ha formattato tutto, ha messo su i suoi programmini e io mi sono ritrovato uno zoo nel disco fisso: un pinguino come sistema operativo (Linux), una volpe di fuoco per internet (Firefox), un mulo per il  file sharing (eMule), dei gabbiani per l'ufficio (OpenOffice.org) e tutte le altre bestie che la natura umana ha concepito per descrivere i propri programmi. Il mio utente, tutto contento, ha ripreso a smanettare. Solo che ogni cinque minuti chiamava il suo amico per chiedere (cito le parole esatte): “ma perché questa pagina che io la vedevo benissimo ora non me la fa più vedere”, “ma perché questo programma non me lo apre”, “ma dove %&@# sono finiti i miei file che c'erano proprio qui”, “ma dove la devo cercare quella funzione che prima la trovavo qui”...intendo, dato che è scemo lo capisco anche, ma qui la grammatica è andata a farsi un giro, roba da far rivoltare nella tomba intere generazioni di linguisti e scrittori che hanno tanto penato sulla lingua...per non parlare di quando andava in chat...tutto pieno di “k”, di “xké”, “xlo+”, ”+o-” messi anche quando non c'entravano niente, così per dimostrare che lui conosceva il chat-speaking...

E non credete che ora sia migliorato...in pratica ora io mi blocco una volta al giorno (io non c'entro, fa tutto da solo e incredibilmente riesce a mandare in bomba Linux), il pinguino se potesse gli tirerebbe il collo, la volpe gli arrostirebbe volentieri il didietro, il mulo vorrebbe prenderlo a calci nel medesimo punto, i gabbiani vorrebbero fare con lui un remake di “Gli Uccelli” di Hitchcock. Non ne posso più. Sono stanco di questo utente che dopo anni non ha imparato una singola funzione del sistema operativo, che usa ancora lo sportellino del lettore CD come porta-tazza, che cerca di infilare a forza nel drive decine di floppy perché non capisce che “inserire il disco 2” significa rimuovere prima il disco 1, che cerca di spedire i fax accostando il foglio allo schermo e premendo “invio”, che se non riconosco la stampante gira il monitor verso di essa per farmela vedere, che ad ogni minimo errore mi minaccia con la mannaia: “o funzioni oppure...”.

Mi raccomando, utenti di tutto il mondo...ora che avete visto cosa ha combinato il mio utente, prendetelo come esempio. Ma di tutto quello che voi NON dovete fare per avere un buon rapporto con noi...

Vi saluto. E trattateci bene, dai... -_-


QUESTA FICTION NON È PUBBLICATA SOTTO CREATIVE COMMONS.
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Nemes


PARTE I: The Man from Beyond

La storia che vi vorrei raccontare ha un grande protagonista. Un uomo dal passato povero e oscuro, vissuto da solo, come un’isola in un oceano di insormontabili difficoltà. Un’infanzia sulla strada, dove l’unico modo per sopravvivere è imparare a vedere ogni ostacolo che il mondo ti pone davanti come una sfida sempre maggiore, giorno dopo giorno, un allenamento che ti prepari ad abbracciare il Destino che porti sulle spalle sin da quando sei nato.
E quest’uomo c’è riuscito. Ha forgiato il suo carattere con sangue, sudore e lacrime, ha imparato la giustizia aiutando chi lo aiutava e chi probabilmente non lo avrebbe aiutato mai. Ha capito che se non dai qualcosa al mondo, lui non ti darà mai nulla.
Divenne un eroe, uomo dai saldi ideali e dalle incorruttibili virtù. Umiltà. Volontà. Sentimento.

Perfezione.

Aveva il potere di parlare alle masse e alle minoranze, di ascoltare e convincere come nessuno mai. Con tutto questo cambiò il mondo sporco e crudele in cui era nato in quell’utopia tanto perfetta che nessun filosofo avrebbe mai sognato di poter anche solo sfiorare col pensiero.

Vorrei raccontare la storia di Yan Bemond. Peccato non possa. Ho appena distrutto la sua anima.

---

« Cos’è che ti ha spinto esattamente a esanimare l’Uomo Perfetto? » dice la donna che stava sulla comoda poltrona di fronte alla mia, accavallando le gambe. Brivido. Non amo la nudità, specie se mostrata a un pubblico di milioni di persone. Lo ammetto, purtroppo la mia comprensione va oltre le roventi luci dei riflettori televisivi.
« Esan… intende togliere… »
« L’anima, sì. Siamo tutti curiosi di saperlo, Mister D. » interrompe la donna. Non ho mai capito se quella di inventare nuovi, agghiaccianti vocaboli sia una prerogativa d’assunzione per i giornalisti.
« Esanimare è una parola di uso già corrente nel nostro vocabolario, signore. » istantaneamente risuona con voce metallica la precisazione del Robotelepate. Dannazione anche a loro e a tutto questo bisogno di verità, di reality show o come cavolo si fanno chiamare al giorno d’oggi. Sono le bugie i ponti per costruire il futuro, diceva mio padre. Anche se lo affermava con un fermo tono di disprezzo. Mai avrebbe pensato che un giorno avrei preso sul serio quel suo motto abituale… e neanche io, se è per questo.
« Sì, grazie. » faccio io, prolungando la “r” tanto da far sembrare la risposta un grugnito animalesco. La presentatrice assume una faccia compunta.
« Le dispiacerebbe rispondere alla domanda? Il tempo stringe, come sa bene. » Già. Conto i secondi, ormai.
« Mi scusi, ma io vivo in un eterno presente, come sa bene. » mento. Il mio stato di semidivinità non impone certo un limite alla capacità della mente di viaggiare dal presente al futuro, dalla memoria all’attesa. Ma è sempre una buona, falsa giustificazione. Lancio un’occhiata al Robotelepate, che a quanto pare sembra non aver carpito questo mio pensiero. « In ogni caso, vedrò di accontentarla. Ricorda dei Tempi Perfetti, quando ancora Bemond era… come dite voi? Animato? » Frecciata. So bene come si dice.
« Coanimato. » sibila la donna.
« Il signore era a conoscenza sia del termine esatto sia dell’etimo. » sferraglia il Robotelepate. Dannazione a me.
« Siamo in vena di scherzare, vero? Le consigliamo di affrettarsi, Mister D. Non le rimane molto ancora. » La smorfia sul viso della donna prese la forma di una strana cicatrice. Credo sia meglio evitare il discorso e concentrarmi sul mio obiettivo.
« Coanimato, coanimato. Beh, in ogni caso ha poco senso, perché questi Tempi – almeno nella vostra memoria e nella vostra anima – non sono mai esistiti. » Allarmati brusii sugli spalti. A volte dimentico il pubblico dal vivo.
« CX70, verifica! » dice la donna con calma apparente, rivolgendosi al Robotelepate.
« Fin nel suo subconscio, Verità. »
« Non così in vena, a quanto pare. » ribatto con un ghigno irriverente stampato sulla faccia. « In ogni caso, se aveste vissuto quei Tempi come li vissi io, avreste senza dubbio concordato con me sul fatto che un uomo con un potere quasi infinito – e per potere non intendo una grande autorità, né certo di “abra cadabra” da ipnotizzatore da Luna Park, ma vero e proprio controllo della materia – non può assumere il governo di un mondo così fallace e multiforme come il nostro. » Altro rumore sugli spalti, qualcuno si alza.
« VIVEVAMO IN UN’UTOPIA, RAZZA DI PAZZO TERRORISTA! PER UNA VOLTA NELLA STORIA, IL GENERE UMANO AVEVA FINALMENTE TROVATO LA PACE! E TU CE L’HAI PORTATA VIA! » urla improvvisamente, rossissimo in faccia, un uomo dall’aspetto molto trasandato dagli spalti.
« Umano, non hai idea di cosa facesse Bemond mentre voi vivevate quella cosiddetta “felicità”. Manipolava le vostre menti e il mondo circostante, ma in una maniera non molto semplice da comprendere. Diciamo che il suo “creato” andava sviluppandosi su un piano alternativo della realtà, completamente diverso da quello che la Legge del Destino dettata da mio padre aveva in serbo per il pianeta. Inoltre, quanto più alterava il suo “mondo perfetto”, tanto più la Legge della cosiddetta “Terra Originale” andava mutandosi nella visione di un luogo retto dal caos e dalla disumanità. »
« Questo, ovviamente, è quello che dice lei. » la giornalista cerca di riprendere il controllo della situazione. « Per quanto ne sappiamo, visto che questi “Tempi Perfetti” nella nostra mente non ci sono mai stati, lei potrebbe essere solo uno dei tanti falsi profeti che vivono al giorno d’oggi succhiando il sangue a coloro troppo ingenui da credere loro. »
« Ma è per questo che mi ha invitato al suo programma, no? Per dire la Verità. E suvvia, le piccole bugie di prima non implicano certo che tutto quello che da un mese a questa parte mi sono preso la briga di raccontarvi sia una semplice menzogna. Avrei potuto tenere il segreto dei Tempi Perfetti con me, come anche il segreto della mia stessa esistenza, invece di espormi così ai vostri insulsi talk-show notturni. Non avete capito che quello che cerco non è l’adorazione, il potere o la gloria, ma semplicemente mettervi in guardia a proposito di questi Esseri Perfetti che nascono sì una volta ogni cinquecento generazioni, ma che rischiano di portare la Fine del Mondo molto prima di quanto non sia scritto. »
« “Questi”? Vuole dire che ci sono stati altri Bemond? » dice sorpresa la giornalista.
« Certo non dal punto di vista della parentela, ma sì, ci sono stati altri individui dal potere simile a quello del vostro “Uomo Perfetto”. E’ sempre stato mio padre a… esanimarli, e dopo è sempre riuscito a ristabilire l’ordine. Non tutti hanno cercato di manipolare la realtà così come ha fatto Bemond, tenetelo bene a mente, né tantomeno hanno voluto creare il modello di una falsa società utopistica. Diciamo che questo è uno degli effetti della “modernità”. »
« Scusi, è già la seconda volta che sento nominare suo padre. Era un… semidio come lei? Dov’è adesso? »
Non rispondo. Non penso. Non voglio, non devo assolutamente parlare di mio padre.
« L’Uomo Perfetto ha esanimato il padre del signore, proprio mentre quest’ultimo cercava di fermare il suo inarrestabile, onirico operato. »
Come…come ha fatto il Robotelepate a dire… come può…
« Lei non lo ha pensato, signore. Ma le cose non possono sempre andare come lei pensa. »
Ancora? E’ impossibile… sembra… quasi compiaciuto nel dire quelle parole. Ma è una macchina. Non può, non può, non può.

E se invece fosse…



Robby


Era la notte di halloween,e Romeo era stato sfidato dai suoi amici a una prova di coraggio…
<<no! Non ci entro la dentro!>>gridava il povero ragazzo.
<<beh,se non lo fai…ti rubiamo tutti i vestiti,e sai che potremmo farlo!>>disse il ragazzo più grande del gruppo.
<<oh no…ma quella casa è abitata da fantasmi!>>
<<non mi importa.e poi,è halloween,no?>>
<<uff…e va bene,ma per poco!>>
<<ok>>
Romeo provò a bussare al portone d’ingresso,che si aprì cigolando.
Dentro,un vuoto totale.
>>m-ma…chi ha a-aperto?>>
gli altri suoi amici se ne andarono,senza che Romeo li vedesse.

Il povero ragazzo entrò,
sulle pareti,quadri di persone,probabilmente antenati della famiglia defunta.
Il portone si chiuse dietro a Romeo cigolando.
<<n-n-non può essere stato un colpo di v-vento…>>

passeggiando nel castello alla ricerca di un’altra uscita,l’attenzione di Romeo fu attirata da un quadro scuro.
Guardandolo bene,il ragazzo vide un uomo che tagliava la testa ad un altro uomo.
Rabbrividendo,fece un passo indietro.
Andò a sbattere nella libreria dietro di lui.
Un pesante volume rilegato in cuoio gli piombò sul piede sinistro.
<<ahiaaaaaa!!! >>disse saltellando sull’altro piede.
Ma inciampò su un tappeto,e finì a testa in giù nel camino.
Nel tentativo di tirarsene fuori,si aggrappò al bordo del camino con il braccio destro,così facendo trascinò giù una tovaglietta di pizzo su cui era posato un pesante vassoio d’argento,che gli piombò dritto in testa.

Quasi svenuto rotolò fuori dal camino,e si rialzò a fatica…
Ma per errore si appoggiò ad un’armatura,che gli crollò vicino.
Lui cadde.un’ascia gigantesca gli tranciò di netto la frangia.
stralunato si alzò,ma appena fu in piedi gli cadde lo sguardo su uno specchio.nella penombra vide un'orrenda figura dal volto grigio.
Romeo lanciò uno strillo di terrore e se ne scappò via.

mentre scappava,vide un bambolotto di un pikachu fluttuare verso di se.
a prima vista sembrava innocuo,ma Romeo non la pensava più così,dato che quel tenero bambolotto gli scagliò un'onda magnetica non da poco.
mezzo abbrustolito,il ragazzo corse verso una porta incatenata.
c'era scitto:"non aprire questa porta"

Continua...



Sailko


Questa storia si svolge di notte. Una di quelle notti con i contorni sfumati, quando ti devi lasciare indietro la tua personalità per farti trascinare dalla corrente. Unica regola: non dire mai no.

Venerdì sera la città è grande e affollata... luci, suoni, voci, clacson... Me ne sto seduto al centro della piazza semplicemente aspettando che faccia un po’ più tardi per trovare un locale dove andare. Sono passate da poco le nove e anche se i piedi fanno già male per la fatica, sono sicuro che non tornerò in albergo presto.

Non deve passare molto tempo, scrutando qua e la, che già vedo qualcuno che attira la mia attenzione. Un ragazzo giovane fermo dall’altra parte della piazza gesticola verso di me. Guarda dalla mia parte, mi fissa. Aspetto un po’, poi vedendo che niente cambia, per curiosità decido di avvicinarmi cautamente. E’ vero, i suoi occhi mi fissano abbastanza spudoratamente e pure io guardandolo sto ricambiando le sue occhiate, ma prima che sia a distanza di parola, si incammina con decisione verso il corso, e poco più avanti si gira di nuovo verso di me. Cammino verso di lui, ma di nuovo mi precede, girandosi ogni tanto per vedere se lo seguo. Curioso di capire il motivo di questo abbordaggio, senza dire una parole mi accodo a lui, protetto dalla debita distanza che mi può permettere di cambiare strada in qualsiasi momento. Attraversato il viale e passati i primi palazzoni le strade si fanno decisamente più buie e leggermente in discesa. Dev’essere un di questa città perché si muove con molta decisione. Immancabile, ad ogni giro di curva si gira per guardarmi. Agli angoli delle strade tipi più o meno loschi aspettano nella penombra. Aspettano cosa, chi? Più di una volta il mio “adescatore” li saluta con un cenno. In uno stradone buio si ferma davanti a una specie di magazzino con una grande porta di ferro. La apre con circospezione e la luce di lampadina all'interno schiarisce il tratto di marciapiede davanti. Ora mi chiedo, dove sono? Cosa sto facendo? Devo entrare in questo luogo ignoto? In compagnia di uno sconosciuto??
No, non saprei tornare indietro adesso, e questo ragazzetto avrà circa la mia età, di statura leggermente più bassa, e anche se vuole rapinarmi a domicilio non ho paura.

Lui mi aspetta dietro la porta socchiusa. Entro, ci guardiamo in faccia. Finalmente dice qualcosa, ma non capisco la sua lingua… non mi ero sbagliato sul fatto che fosse di qui. Dai gesti credo che mi stia chiedendo come mi chiamo… Indicandomi dico: -Francesco- ; poi indico lui con espressione interrogativa… -Aron- fa lui sorridendo. Dice ancora qualche ignota espressione. Comunque il gelo che può esserci fra due estranei si è già sciolto, per cui non tentenno quando con un gesto mi chiede di seguirlo al piano superiore. Questa specie di garage è tutto illuminato da semplici lampadine, da un angolo si accede alle scale strette e anche al piano superiore la luce è già accesa. Mentre salgo dietro di lui lo squadro e ancora non capisco quale ragione mi ha fatto fidare di questo straniero... Davanti a una porta verde si ferma e si toglie le scarpe. Io faccio altrettanto mentre mi accorgo del brusio che proviene dalla stanza accanto. Entriamo e vedo che tutto il pavimento è coperto da tappeti. Una decina di persone stanno inginocchiate in terra e mormorano qualcosa a voce bassa piegandosi in avanti. Sulla parete di sinistra una nicchia con un neon verde attorno. Anche Aron si inginocchia girato verso la nicchia. La lana sintetica dei tappeti mi fa prudere i piedi, nonostante i calzini, e anche se non ci sono né candele né incensi l’aria è piuttosto viziata. Non lo seguo, ma mi siedo in terra vicino alla porta, in disparte, quasi in fondo alla stanza, tutti mi danno la schiena e nessuno sembra avermi visto. Ma che stanza è questa? Una sala di preghiera? Ma certo, una moschea!
Che cavolo ci sto facendo qui?? Non ho tempo di darmi una risposta... da fuori irrompono delle urla, voci di donna soprattutto.. Passato qualche attimo di stupore, con appena il tempo di guardarsi in faccia, siamo tutti fuori in strada...



Shaka


Prologo

Ci vollero tre guerre perché il genere umano conoscesse la parola sterminio, dovette arrivare la quarta perché gli umani potessero comprendere la loro sconfitta morale. Questa è la storia di una persona, o meglio di un'anima costretta a dividere la propria esistenza in due corpi. L'essenza spirituale di una persona in effetti non è altro che la risposta degli agenti chimici insiti nel nostro organismo alle istruzioni del nostro DNA, era ormai finito il tempo in cui la nostra specie aveva fede; le quattro guerre nel giro di due secoli avevano distrutto l'immortalità degli dei e con essa la ricerca del divino negli uomini, la salvezza dell'uomo era affidata all'arte pura: la scienza.

Atto I - EGO 0

Un vicolo cieco, l'ascesa dell'oscurità a cui fece seguito uno sparo... omicidio: Tutto ciò che gli apparve in mente subito prima di essere svegliato ed accecato dalla forte luce in quella sterile stanza. ''Benvenuto al mondo'' gli dissero... come si è soliti dire indirettamente ad un individuo nascituro... non che la situazione fosse molto differente! Erano strani individui quelli attorno a lui... camice bianco ma più scienziati che medici. La sua mente benché vergine come anche il suo corpo conosceva già il linguaggio e così, nel giro di pochi secondi, era piena di interrogativi, tutti quegli interrogativi che un essere umano si rivolge durante la propria vita, i suoi muscoli erano ancora rilassati per cui non poteva ancora utilizzare la lingua per esprimere parola. La tangibilità immediata dei suoi sensi fece materializzare nella sua mente un enorme quantità di immagini senza alcun particolar significato, semplici conglomerati di congetture future frutto della fantasia solitamente caratteristica dei bambini la cui mente è come una spugna vuota e pronta ad essere riempita di informazioni mediante una curva di apprendimento incredibile, questi fenomeni venivano chiamati ''flashforward'' e fu solamente grazie allo studio sui soggetti del Progetto Ego che vennero studiate queste straordinarie caratteristiche d'apprendimento.
Fu improvvisamente attaccato da una crisi di sonnolenza, il suo cervello non era ancora abituato a lavorare a pieno regime; fu così che improvvisamente senti una lieve scossa, il lettino scorrevole tipico degli ospedali su cui era poggiato si mosse sul pavimento mattonellato, egli riaprì gli occhi mentre i neon della struttura in cui era ricoverato scorrevano veloci sopra di lui, così riprese a pensare alle tre scene che vide poco prima di essere destato in quella stanza: il vicolo, il calar delle tenebre, e l'omicidio, era chiaro che lui non poteva ancora comprendere quale fosse il significato della morte, soltanto dopo essersi concentrato su quegli infinitamente lontani ricordi si pose domande riguardo la sua identità; nel frattempo la barella su cui era poggiato raggiunse un lungo tunnel trasparente... capì di non essere il solo in quelle condizioni e il sonno riprese.

Quando riaprì gli occhi si ritrovò su un soffice letto nella stanza di una clinica privata dalla locazione imprecisata ma intuì di essere parecchio distante dalla struttura bunker in cui si svegliò.... la prima volta nella sua vita. Dopo momentanei momenti di deduzione spazio-temporali si alzò per aprire la finestra, la luce del sole inebriò i suoi sensi, scaldò le sue membra ed illuminò i suoi occhi, in seguito ad aver illuminato a dovere la stanza la cosa che colpì immediatamente la sua attenzione fu la superficie riflettente posta davanti a lui, uno specchio. L'uomo poté per la prima volta guardare il suo volto e la sensazione che provò fu di immenso stupore, quasi raccapricciante, il suo volto coincideva infatti con quello della vittima nella sua visione, benché quella visione fosse per lui un mistero, non riusciva a concepire che avesse vissuto ulteriori momenti al di fuori di quelli immediatamente antecedenti al suo arrivo in clinica. Gli bastarono pochi minuti di riflessione per comprendere il significato di omicidio e tutte le questioni etico-morali ad esso collegato che la nostra specie ha evoluto nel corso della sua esistenza millenaria; erano questi gli eccezionali risultati del progetto ego su questi pazienti dall'identità imprecisata.
L'uomo essendo totalmente estraneo alla conoscenza di qualsiasi avvenimento ed in particolar modo di tale progetto, si limitava a dedurre di essere uscito fuori da uno stato di coma profondo, questa convinzione fu accentuata da un fatto ancor più strabiliante, guardandosi allo specchio la creatura si accorse di uno strano segno sul suo petto, guardando con maggiore attenzione capì che si trattava di una scritta: ILLESO era la parola tatuata sulla sua pelle.. Fu in tal modo che intuì di essere stato salvato dopo essersi beccato la pallottola in testa. Ma la verità non era così scontata...

Passò qualche giorno, come da prassi per tutti i pazienti del Progetto Ego, anche ad egli venne fatto il lavaggio del cervello, gli vennero assegnati un'identità ed un nome che corrispondeva a Mark Mayers.
Dovettero passare diversi mesi perché Mark si potesse ambientare nella comunità umana, tutto sembrava procedere per il meglio, si creò una vita nel giro di un semestre mentre un uomo normale ha bisogno più di venti anni per arrivare allo stesso risultato. Nonostante ciò ogni notte si facevano sempre più forti ed intese le visioni riguardanti quel vicolo, evidentemente il contatto con la realtà umana con i suoi colori, i suoi suoni e le sue sfaccettature hanno provocato in lui un senso nostalgico pronto a risvegliare i ricordi condensati nel suo corpo ma ancora lontani dalla sua coscienza. Mark divenne un assiduo lavoratore, quasi lo facesse per scacciare ingombranti pensieri, eppure un tal vuoto non poteva essere riempito semplicemente occupando il proprio tempo con continue attività lavorative; in effetti un giorno successe.... un giorno come un altro Mark, al suo ritorno a casa senti squillare il telefono, poco prima di alzare la cornetta si accorse che non si trattava di una telefonata ma di un fax:

|A: Mark Mayers
|From: GAE
|
|053771
| SEI UN ERRORE DI PRODUZIONE
|POSSIAMO AIUTARTI

Mark Mayers nonostante le sue capacità intellettive superiori in un primo momento non riuscì a comprendere il senso del messaggio ma sicuramente esso lo scosse abbastanza, la sensazione di sicurezza che in questi mesi si consolidò nel suo animo scese improvvisamente, quando un uomo non riesce più a compensare con la logica i suoi dubbi ecco che sente il bisogno di qualcosa o qualcuno che lo rassicuri, Mark in quel momento era solo con se stesso, cercò di dormire invano.
Si distese sul letto svestito a riflettere con il fax in una mano mentre con l'altra si grattava il capo, cercò di concentrarsi sullo strano numero impresso sulla carta fino ad arrivare alla fine intestazione pagina al livello del suo petto, fu così che scoprì qualcosa di terribile e sconcertante, un senso di nausea imperversò su di lui e immediatamente dopo vomitò.. continuava a tremare... Controllò più volte quel numero sperando che anche una sola di quelle cifre fosse differente, suo malgrado la verità che lui voleva non si materializzò, il numero 053771 non è altro che l'ambigramma della parola incisa sul suo petto, ILLESO.
Mark si rese conto di non essere altro che una cavia immatricolata per qualche scopo a lui sconosciuto. I flashback dell'omicidio ritornarono pressanti in lui, doveva indagare sul suo passato così contattò la GAE, il Gruppo rivoluzionario Anti pr. EGO, Mark venne a conoscenza di incredibili verità.



Tbj


Che sapore ha il bacio di una donna ubriaca, di una bella ragazza in stato di ebrezza ?
Il sapore della birra, il sapore della spontaneità, o dell'impulso.
La fragranza di un attimo buffo, un'aggressiva passione che si risolve nell'epilogo dell'imbarazzo, o che si protrae nella notte, sincera.
Cosa pensasse Valeria quando lo aveva baciato, non lo sapeva.
Cosa pensasse lui, beh, era un misto di eccitazione sessuale e tenerezza nei confronti di quelle labbra, una specie di entusiasmo natalizio, come se le sue bocce fossero sembrate palle decorative e i suoi occhi lucine azzurre in contrasto con il buio venticinque dicembre dell'occasione.
Quel bacio aveva sigillato una notte brava tra amici, colleghi e semi sconosciuti, e Valeria si collocava tra i secondi, lavorava con lui, aveva anche condiviso con lui uno studio, ma ora stavano addirittura su piani diversi dell'edificio.
Quella nuova "epoca" era una specie di Febbraio, dopo un capodanno in gran pompa qualche forza oscura ti presenta la signorina dura realtà.
Una buona amica però lo era stata per un certo tempo, Valeria, l'inverno di due anni prima si erano trovati solo loro due e Marco nella baita che parenti lontani avevano dato in prestito alla ragazza, si era formato una specie di triangolo affettivo, era una sensazione piacevole e "magica", il cui ricordo dava nostalgia.
Forse solo lui era così entusiasta, forse solo i suoi occhi brillavano quando ci ripensava.


Marco era un suo collega, era.
Dopo essersi trasferito in Francia per una promozione di lavoro importantissima, che lo aveva elevato ad uno status di completa superiorità burocratica rispetto a qualsiasi ex-collega, non si faceva sentire così spesso, ed ogni condizione per il formarsi di una grande amicizia tra i due era scomparsa, così ci si ritrova soli, pensò.
Soli soletti senza amici e senza una figura femminile che non sia la sorella quindicenne e porca della tua vicina.
Basta un attimo, perdi il giro di uscite serali per due settimane, ti dimentichi di fare il galante in pausa pranzo facendola sorridere goffamente, non chiami il suo fidanzato per dire "Hey, che ne dite di una cena voi, io e la mia ragazza?", e quelle persone sono come scomparse.
Anche se non le frequenti da un mese, il tempo è selvaggio e solo certi individui sanno tenergli testa, così diventi un povero annoiato, che, giusto per chiarire, la ragazza non ce l'ha nemmeno.
La distrazione ti fa perdere l'occasione, perchè qualche volta non fai una rimpatriata ?
Sì, una rimpatriata di animali da festa e bestie da monta, amici!
Perchè è troppo tardi, perchè quegli amici ne avranno già fatte tante, ma tu non ti sei mai messo in condizione di essere invitato.
Amici ?
Forse non erano nemmeno amici.
Non è difficile rendersi conto di quanto si è inutili, di quanto nessuno abbia veramente bisogno della tua presenza o del tuo conforto, di quanto tra una ventina di presunti amici, e una quarantina di vaghi conoscenti, sei solamente "parte" di un insieme troppo vasto.
Come frammento sei inutile, ma forse anche l'insieme, come unione di singoli di cui si potrebbe fare a meno, non è altro che un'ancora instabile.
Amici, parenti, colleghi, conoscenti, compagni, telespettatori, leccacazzi, fenomeni da circo o anguille omologate.
Dobbiamo appartenere a qualcosa, o le categorie non sono altro che coperture per tante, piccole solitudini ?
Tornando a casa per una scazzata masturbazione o un insipido zapping televisivo, indeciso tra una sega e un programma a basso contenuto culturale, sai benissimo che potresti aspettarti di meglio, ma vuoi farti credere che non saresti in grado di ottenerlo.
Valeria ti passa nella mente, nel tuo pensiero è la pausa pranzo, fai il galante e lei te la da.
Marco ti passa nella mente, è tornato dalla Francia per salutarti, e se potesse, te lo darebbe.
Ma questo non accade, no.
Per oggi, almeno, sarai un frammento del grande ammasso di pikachu sfruttati, di leccacazzi con la lingua corrosa, di telespettatori ingrassati e di anguille morte nel mar dei Sargassi.
Forse, domani, tornerai a comunicare.
Forse, quando avrai finito la sessione di pippe o avrai "voglia di reinventarti", ci proverai con la donna, manderai un'e-mail interessante al tuo amicone e chiamerai quei fottuti altri amici ingrati per una rimpatriata senza pregiudizi, dove tutti, compagni di liceo o puttane affitatte sei mesi fa, saranno presenti.
Prima o poi lo farai, non preoccuparti.
Prima o poi.
Forse.



ThunderShock


La radiosveglia digitale segnava le 2,30 del mattino, e i riflessi verdastri delle cifre illuminavano debolmente la piccola stanza. Il pavimento era una distesa di oggetti, abiti e inutilità varie, lasciate lì da un proprietario poco attento alle sue cose, o semplicemente troppo pigro per rimettere tutto a posto. Sopra la scrivania c’era un quadernino a quadretti, aperto. Qualcuno ci aveva scritto poche ore prima. La scrittura ordinata faceva a pugni con il caos della stanza, sempre che paragonare scrittura e ordine nel riporre gli oggetti abbia un minimo di senso.
Il cumulo di coperte sul letto in fondo alla stanza si mosse. L’occupante del letto si agitò nel sonno, aprì gli occhi per un momento e poi si riaddormentò.

- Segnale orario. Sono le ore 7 e un minuto
Il ragazzo sul letto borbottò nel sonno.

- MUOVITI! – l’urlo proveniva dal piano di sotto. La madre del ragazzo evidentemente stava perdendo la pazienza

Era un richiamo troppo diretto per poter essere ignorato, e controvoglia il ragazzo cominciò a vestirsi. Fra uno sbadiglio e l’altro si infilò le scarpe, calciò via un cuscino che intralciava il suo cammino e andò a lavarsi.

-Randy! Si può sapere quanto tempo ti ci vuole? Io non lo so! Ogni mattina la stessa storia! Cosa devo fare per insegnarti ad alzarti a orari decenti? Ah, ma vedrai, da domani…

Lo scorrere dell’acqua coprì il discorso della madre.
- Poco male – disse Randy fra se e sé – tanto è sempre la stessa storia. “da domani si cambia” ecco come avrebbe finito il discorso. Non capisco perché dovrei alzarmi così presto, se devo uscire di casa fra un’ora…

Randy si trascinò lentamente verso il piano di sotto; si accomodò al suo posto, cercando di stabilire delle priorità molto importanti per il suo immediato futuro: pane e marmellata o pane e nutella? E poi: cereali al miele o cereali al cioccolato? Succo d’arancia o succo di frutta? Stava valutando attentamente i pro e i contro di ogni scelta, quando la voce di sua madre interruppe bruscamente la decisione:
- Randy, vuoi ascoltarmi quando ti parlo?
- si, mamma
- io non so a cosa stai pensando!

“a cose basilari” pensò il ragazzo, mentre spalmava un’ enorme cucchiaiata di nutella su un pezzo di pane microscopico. Un’impresa ardua, chiunque l’avrebbe capito e l’avrebbe lasciato in pace. Invece no!

-non hai ambizioni, non hai hobby, non fai niente!
Randy represse uno sbadiglio; questo non era un discorso da affrontare al mattino con la bocca piena di cereali al miele. Sarebbe sicuramente sembrato poco serio.

- Vuoi rispondermi?

Randy ingoiò velocemente l’ultima cucchiaiata di cereali, e si decise a rispondere.

- Non ho visto domande nel tuo discorso, a parte la prima in cui mi chiedevi se ti stavo ascoltando, e alla quale ho risposto. Se non ci sono domande non capisco a cosa dovrei rispondere, scusa! E poi mi dispiace tanto contraddirti, ma sai benissimo che io voglio diventare uno scrittore!
- non voglio più sentire questa assurdità! Non ti sto mandando a scuola per farti diventare un imbrattacarte!

Randy uscì di casa scuotendo la testa. Sbattè la porta con forza, ma la striscia di gomma gli impedì di fare il rumore che avrebbe voluto fare.

Arrivò a scuola; la mattinata passò abbastanza in fretta. Sua madre non era in casa, quindi si arrangiò a prepararsi un pasto decente, dopodichè andò a casa del suo migliore amico Nathanel per studiare.
- ho una bella notizia per te! – esordì Nathanel
- bella notizia di che tipo?

Nathanel gli buttò in grembo un ritaglio di giornale.
- “concorso letterario per esordienti”?
- Già proprio così! Tu scrivi un racconto, lo porti al giornale e se piace lo pubblicano. Poi… beh, con una buona dose di fortuna qualcuno lo noterà…
- Cosa intendi esattamente con “lo porti al giornale”? non basta spedirlo?
- Beh, no… devi portarlo a mano, penso ti debbano far firmare dei documenti… non ne ho idea, sinceramente…
- Nate, sai dov’è la sede di ‘sto giornale? È al di là del mare. Come pensi io possa riuscire a consegnarlo a mano?
-Nave o aereo, suppongo
-…grazie tante… li paghi tu? Non riuscirò mai a portare alcunché, devo mollare senza nemmeno provarci!

Randy tornò a casa; non avrebbe tentato di scucire soldi ai genitori, non lo avrebbero aiutato assolutamente. Doveva elaborare un piano; cercò di pensare mentre guardava la tv. Trasmettevano un servizio sugli allenatori di pokémon.

-facile la loro vita! Vorrei avere anch’io un Pikachu, almeno con la scusa potrei viaggiare qua e là

Aprì il suo quaderno dei racconti; saper di avere un buon racconto lo avrebbe incoraggiato. Le idee latitavano. Gli sembravano tutte insulse, originali quanto un quiz di Jerry Scotti.
Si buttò sul letto, e alle prime luci dell’alba gli venne un’idea: avrebbe cercato dei lavoretti qua e là, e in poco meno di due settimane (data ultima di consegna) avrebbe messo via il necessario al viaggio e –ormai sognava- magari anche a stabilirsi in una grande città.




Seconda Manche


Cerberus


La storia che vi racconterò narra della morte di un uomo, e della vita che ne seguì.
Un inverno, in una cascina ai limiti di un fitto bosco, un uomo guardava attraverso la finestra i fiocchi di neve cadere sulla terra smossa. I suoi occhi si fecero lucidi, e le lacrime cominciarono a solcare il suo viso. Ciò aveva un motivo, e tale motivo si trovava si aldilà della finestra, sotto la terra smossa dove era appena stato seppellito suo figlio.
Guardando la tomba del figlio, l’uomo ripensa al giorno in cui lo portò con lui nel bosco per mostrargli come si spacca la legna. Ripensa a tutte le volte che vi era andato da solo, e nulla era accaduto, ripensa che mai aveva tardato nel bosco, ma che quella volta successe. Ripensa che era intento ad abbattere l’ultimo albero, quello che lo aveva fatto tardare. E ricorda fin troppo bene le urla di suo figlio e la bestia che lo fece a pezzi, la stessa bestia che sotto la luce della luna piena filtrata attraverso gli alberi dava l’impressione di essere un grosso lupo. Se ne ricorda inoltre per via dei buchi che ha sull’avambraccio, perché quando lui raggiunse suo figlio ormai esanime la bestia volle prendere anche lui, ma non ci riuscì per via delle seguenti accettate che l’uomo le inferse mentre lei gli mordeva il braccio. Ma nonostante tutto la bestia era ancora viva e si dileguò prima che l’uomo potesse vendicarsi.
I pensieri furono interrotti dall’abbaiare del suo cane, legato fuori casa sotto la tettoia. Senza indugiare l’uomo prese cappello, giaccone e fucile e varcò la soglia della porta. Nulla vide se non il suo cane abbaiare al bosco, ma il rumore dei rami che si rompevano che veniva dal bosco fu sufficiente a fargli slegare il cane e correre con lui verso il bosco fucile in pugno. La luce della luna piena rendeva ancora il bosco un tetro e spaventoso luogo, ma né il cane né il suo padrone esitavano a compiere un solo passo, si fermarono solo vicino ad un corso d’acqua, dove un lupo smise di abbeverarsi e fissò sorpreso i due. L’uomo, senza minimamente scomporsi prese la mira e fece fuoco: uno Schizzo di sangue finì su una pietra vicino e il corpo del lupo cadde nel fiumiciattolo tingendolo di rosso.
Mentre l’uomo si avvicinava alla carcassa dell’animale sentì dolore lungo tutto il corpo, lasciò andare l’arma e cadde in ginocchio con le mani avanti. L'uomo sentiva ogni osso del suo corpo che si stava rompendo come se al suo interno qualcosa spingesse per uscire. Il cane gli diede una Leccata sulla mano mentre le costole si ingrossavano sino a creare grandi solchi sul suo torace, le caviglie si allungavano e rompevano le scarpe, ogni parte dell’uomo stava cambiando. Persino i denti iniziarono a cadere per far posto ad affilati canini. Mentre aveva luogo la Lacerazione dei vestiti il cane iniziò a guaire a quello che per molti anni era stato il suo padrone, ma per tutta risposta ricevette un pugno sferrato con tanta Forza da farlo atterrare cinque metri distante.
Poco dopo cessarono le urla di dolore dell’uomo, perché uomo non era più. Aveva assunto tratti caratteristici dei lupi, pur mantenendone molti umani, era Uomo Lupo.
Il cane tentò di fuggire verso casa, ma il mostro saltò di Riflesso e lo bloccò nel suo pugno destro. Le ossa del cane scricchiolavano mentre il mostro lo teneva per il collo, e subito sopraggiunse la morte.
Il mostro non fece in tempo a girarsi che percepì l’arrivo di due uomini, probabilmente avevano udito lo sparo poc’anzi, quindi si nascose dietro un albero e attese il loro arrivo. Non passò molto prima dell’arrivo dei due uomini, erano due contadinotti con un forcone e un fucile. Il mostro li aggirò e con una bracciata scaraventò quello con il fucile verso un albero dove venne trafitto da un ramo, talmente tanta era la forza con cui era stato colpito. L’altro contadino era paralizzato dal terrore, si trovava a poco meno di un metro da un mostro alto quasi il doppio di lui, lasciò cadere il forcone e scappò. Corse senza risparmiarsi oltre i confini del bosco, e rallentò poco dopo sentendosi in salvo. Si girò per assicurarsi che il mostro non lo avesse seguito, ma vedette solo un ammasso di peli scuri saltargli addosso, e la vita gli scivolò dalle mani come acqua.

Dopo quella notte tagliai tutti i contatti con la gente, mi ritirai a vivere nel più folto dei boschi dentro la più buia grotta. Perché nessun’altro dovrà più perire a causa di quello che sono: un mostro.


QUESTA FICTION NON È PUBBLICATA SOTTO CREATIVE COMMONS.
© Cerberus - Tutti i diritti riservati


Connacht


Riassunto della precedente puntata: abbiamo preso qualche pezzente a caso dal PC Forum e l’abbiamo sbattuto in una mediocre fan-fiction di serie B a fare la parodia dell’Odissea, e sono finiti in Sardegna.

Vanquish: staffetta calmamente contatore sgranocchio assorbimento leccata psichico riflesso stridio schizzo forza lacerazione tuono tossina mulinello
Steve: che significa?
Vanquish: niente, era per rispettare la regola che diceva che nel capitolo almeno cinque di quelle parole devono comparire, in qualsiasi modo.
Gabriel Aramil: che regola del cazzo.
Shiny: ma a te non va mai bene nulla, Gabriel?
Gabriel Aramil: no.
Carmageddon: orbene miei valorosi argonauti, voi che a lungo avete navigato per i sette mari, attraverso insidie perigliose, giunti siete alla mia isola grazie alla divina provvidenza; ed è dunque volontà degli déi che io vi offra i più alti servigi com’è costume di un sovrano quand’egli riceve graditi ospiti. Benvenuti dunque, nella mia dimora, riposatevi e ristoratevi, e raccontateci, raccontateci le vostre imprese, deliziateci con la vostra presenza al convitto reale e narrateci di ciò che il Fato vi ha prescritto, non indugiate e non abbiate timore, la mia dimora è la vostra, le mie ancelle saranno le vostre!.
Lord Pum: ma come cazzo parli?
Carmageddon: porta rispetto merdaccia, questo è il colto linguaggio degli scrittori antichi
Lord Pum: linguaggio di merda mi permetto.
Carmageddon: ...
Ezra: la parte del “le ancelle sono nostre” l’ho capita e mi interessa.
Tutti: ...

(Carmageddon batte le mani)

Carmageddon: le mie ancelle saranno liete di intrattenerti nelle stanze private.
Ezra: :DDDDDDDD

(arrivano due racchie terribili con pancia larga quanto un ippopotamo)

Ezra: AAAAAAAAAAAAAAAH!

(Ezra scappa via sulla nave)

Tutti: ...
Vanquish: comunque Carma, non possiamo rimanere purtroppo, dobbiamo raggiungere Itaca.
Carmageddon: come volete, accettate almeno la mia poesia propiziatoria
Carmageddon: *cough*
Carmageddon: la staffetta cambio calmamente e il contatore io sgranocchio, in questo assorbimento dell’ultima leccata; per questo lo psichico riflesso generò uno stridio, mentre lo schizzo tolse ogni forza alla lacerazione del tuono, e la tossina pervase nel mulinello...

(tutti sono scappati sulla nave e si sono messi addirittura ai remi e a soffiare sulle vele)

Vanquish: più in fretta, PIU’ IN FRETTA!

(dopo un po’ si sono allontanati)

Vanquish: fiuuuuu, l’abbiamo scampata bella... Gabriel passami la staffetta perfavore..
Gabriel: tieni.
Vanquish: è importante praticare uno sport
Gabriel: su una nave?
Vanquish: ehm... non rompere.
Steve: dai Vanq, prendila calmamente, in fondo non è così strano praticare attività atletica su di una nave, ormai lo fanno tutti...
Lord Pum: un momento... ma chi è al timone?

(tutti si girano e notano Ezra che fischietta al timone)

Tutti: O_O
Shiny: dobbiamo preoccuparci?

(la nave passa per uno stretto, ad un lato c’è un mostro marino, all’altro un vortice impetuoso)

Shiny: ne deduco di sì.
Ezra: non temete, sono un lupo di mare, conosco a memoria tutte le rotte possibile ed ogni vento immaginabile.
Lord Pum: tu hai il vento nel cervello evidentemente.
Ezra: modestamente, eheheh...
Lord Pum: ...
Lord Pum: che gusto c’è ad insultare o sfottere se manco ti capiscono? chirolp_gusun.gif
Steve: ragazzi, scusate se vi interrompo ma il mostro marino ci sta venendo incontro
Dragoness: *GRAUUUUUUUUUUUR*
Tutti: ciao TD.
Dragoness: ciao
Vanquish: beh scusa TD, ma potresti evitare di mangiarci le vele, non abbiamo una nave a vapore né tantomeno ad elettricità e ci servono
Steve: ah sì? Ma il contatore elettrico sotto coperta allora a cosa serv... *GLOF*

(Pum ha zittito Steve con un calzino e gettato dentro la cambusa)

Dragoness: ma cazzo, non posso neanche divertirmi?

*STONK*

(la nave è approdata)

Vanquish: Ezra, porco *BIP*
Ezra: siamo sbarcati in Armorica uomini! Da noi questa terra d’ora in avanti si chiamerà Normandia!
Lord Pum: Ezra, razza di cretino integrale, hai danneggiato lo scafo!
Dragoness: io gli sgranocchio la testa.
Vanquish: vai, hai la mia benedizione.

(Steve intanto si è liberato)

Steve: ragazzi non ci capisco più niente, è diventato tutto un mischione, un pastrocchio...
Dragoness: Ezra, stai un po’ fermo, mannaggia Cristoforo Colombo!
Colombo: sì? Qualcuno mi ha chiamato?
Tutti: ...

*BOOOOOOOOOOOOM*

(in lontananza una croce di luce bianca/rosacea si alza dal suolo)

(da quella direzione arriva Sachiel, il primo angelo ad attaccare Neo-Tokyo 3 in Evangelion)

Vanquish: sento che mi sta per venire un orgasmo.
Tutti: ...
Vanquish: se ci fosse anche qualche assorbimento nell’LCL...
Ezra: o qualche leccata ad Asuka o Rei
Vanquish: ... o qualche attacco psichico degli angeli, beh, a quel paese tutto, lascio la fic e do tutti i miei averi in beneficienza, avrei raggiunto l’estasi più completa

(arriva Sachiel)

Shiny: fatemi capire... lui sarebbe Polifemo? E Dragoness fa Scilla?
Steve: aspetta, credevo fosse Cariddi.
Shiny: io mi ricordo che Cariddi era il vortice...
Steve: mboh, chi c’ha voglia di rileggersi l’Odissea...
Shiny: mi stupisce che tu non dica di averne visto il film.
Steve: oh no, io leggo tantissimi libri. Proprio ieri ho trovato capolavori ineguagliabili come lo Zarathustra di Nietzsche o la Critica della ragion pura di Kant, ed anche la Medea di Euripide, così ho completato la mia collezione di libri che arricchisco da mesi... a dire il vero per ora non ne ho letto ancora nessuno ma quando avrò tempo (leggasi: quando si accorgerà che li ha presi solo per tirarsela di averli) li leggerò.
Tutti: poser.
Steve:
Vanquish: così impari a dare del poser agli altri.
Steve: non è colpa mia, siete voi che ascoltate i Rammstein.
Dragoness: ehm, non per interrompervi, ma l’angelo vi sta aspettando

(Sachiel si è messo a giocare a carte con Cariddi)

Lord Pum: non capisco, come fa a giocare a carte con un vortice d’acqua?
Shiny: ma io ricordavo che il vortice era creato da un altro mostro e non era solo un fenomeno fisico...
Vanquish: urge una rilettura veloce dell’Odissea prima che si inizi a spararne a più non posso.
Lord Pum: in ogni caso anche se fosse mostro non potrebbe affatto giocare a carte con una creatura del genere... anzi Sachiel stesso neanche può giocare!
Gabriel: mentre discutevate ho sistemato lo scafo, possiamo ripartire

(Sachiel precipita dentro Cariddi e si distruggono a vicenda)

Vanquish: ben fatto Gab! Possiamo ripartire dunque!
Dragoness: eh no, non potete lasciarmi qua senza che vi abbia prima attaccato, è nel mio contratto.

(la nave è già lontana)

Dragoness: TORNATE QUI RAZZA DI PENNUTI!!!!!!!

...

(alcuni minuti dopo i nostri sono perduti in mezzo all'oceano)

Vanquish: ve l'avevo detto di svoltare a sinistra, ma no, a destra è meglio, dicevate...
Shiny: oh beh, non possiamo rimanere in acque aperte per sempre, prima o poi toccheremo terra...
Ezra: TERRAAAAA!
Shiny: visto? ^_^

(la nave approda su di un isolotto)

(i nostri scendono)

Gabriel Aramil: è un po' piccolo...
Steve: guardate, c'è qualcosa di strano per terra...

(Steve prende da terra una specie di luce lampeggiante della polizia rossa)

Steve: che ci farà mai qua?
Lord Pum: il terreno ne è disseminato...

(vedono che queste luci lampeggianti della polizia riempiono tutta l'isola)

Vanquish: uhm, sento che questa è una metafora, ma non capisco che metafora.
Gabriel Aramil: sarà un'impressione...

(d'un tratto la terra trema)

Tutti: ???

(dal suolo emerge un'enorme creatura)

(è grossa, pelosa, puzzolente, incazzata e declama farneticazioni in tedesco)

Larm: ICH HABE EINE KATZE UND ZWEI PALLEN.*1
Ezra: ho capito che cosa ha detto!
Tutti: ...
Larm: denn das ist mein Teil!*2
Vanquish: Larm, hai ascoltato qualcosa di bello recentemente?
Larm: no niente, tu?
Vanquish: neanch'io, cmq ho visto su Rockline la copertina di Operation: Mindcrime II, non vedo l'ora che esca
Larm: ja, Rockline, il sito musicale migliore di tutti i tempi!
Gabriel Aramil: la grafica è perfetta e funzionale, il database è completissimo per essere un sito nato da poco, e lo staff è gentile, disponibile e competente
Lord Pum: grazie a Rockline mi sono convertito alla musica rock e derivati, finalmente adesso comprendo la grandezza anche di questa musica.
Ezra: Rockline rocks.
Steve: Rockline is secksee :*****
Shiny: se avete finito di spammare gratuitamente il sito, btw viva Rockline, dovremmo andare avanti.
Larm: ragazzi, portatemi con voi!
Vanquish: dacci un solo buon motivo.
Larm: beh, non ne ho nessuno al momento...
Vanquish: allora scordatelo, non verrai con noi mai e poi mai, puzzi e sei peloso, e la tua lingua è inascoltabile, non verrai mai con noi neanche fosse la fine del mondo.

(qualche minuto dopo sono di nuovo in mare aperto)

Larm: siete stati molto gentili ad accettarmi.
Vanquish: naturalmente, sono lieto di avere un grande ospite come te a bordo.
Gabriel Aramil: fino a qualche minuto fa non c'avrei scommesso uno scudetto dell'Inter...
Vanquish: ti ho sentito, sai?
Ezra: Juventus?
Gabriel Aramil: ho detto Inter.
Vanquish: d'altronde è normale che siano tutti invidiosi per l'Inter, la prima squadra d'Italia, e non per i gobbi rubentini.

(dal mare sbuca TheGladiator)

Tutti: ???
TheGladiator: scusate l'intrusione, ma non potevo non intervenire...
Vanquish: TG, come diavolo sei finito qua?
TheGladiator: oh, conosco l'autore della fic, mi sono fatto dare un permesso per andare in giro...
Tutti: ...
TheGladiator: comunque, Vanquish, rimangati tutto quello che hai detto, altrimenti ti affondo la barca.

*STONK*

(TG è piantato sulla prua)

TheGladiator: odio quando mi capita così...

(qualche tempo dopo giungono in un porto, finalmente)

(la nave si schianta contro la banchina)

(Vanquish e gli altri imprecano contro Steve che aveva rotto il timone)

(TG viene portato in barella all'ospedale)

Vanquish: comunque, bando alle ciancie miei uomini, siamo finalmente giunti ad Itaca! La fan-fiction è tornata, ora che il nostro obbiettivo ultimo è stato raggiunto! Finalmente il nostro lungo travaglio è giunto al termine!
Larm: NEIN!
Tutti: ???

(Larm estrae una ricetrasmittente, dice qualcosa di intraducibile in tedesco, dopodiché un grosso dirigibile compare all'orizzonte)

Tutti: ooooh!
Vanquish: ma è uno zeppelin!
Larm: no no, non zeppelin, bensì Zeppelin, Led Zeppelin.
Tutti: ... eh?

(il dirigibile atterra e scarica Jimmy Page)

Page: oh yeah.
Larm: carissimo!
Page: yeah oh.
Tutti: ...
Larm: è un onore conoscervi, mister Page.
Page: yeah yeah.
Larm: immagino che ora mi portiate con voi, vero?
Page: oh oh.
Larm: grande!

(Larm sale sul dirigibile e vola via)

Tutti: °_°
Gabriel Aramil: domanda, che c'entra tutto questo con il "nein" detto da Larm in risposta al "finalmente il nostro travaglio è finito" di Vanquish?
Shiny: che c'entra con la storia in sè piuttosto...
Vanquish: soprassediamo. Venite, mia moglie vi aspetta!
Shiny: chi?
Vanquish: Penelope! e chi sennò?
Lord Pum: io pensavo Federica... XD
Dragoness: sì?
Lord Pum: non tu!
Vanquish: ...
Steve: Federica chi?
Tutti: ...
Gabriel Aramil: ehm, Steve, una certa Mano Amica...
Steve: ah.

(Vanquish da una randellata in testa a Steve e Pum e li trascina via, gli altri li seguono, tranne Ezra che rimane impalato)

Ezra: °_°

(Ezra fissa a vuoto per un po')

Ezra (pensa): come fanno a conoscere la mia fidanzata?

(una mano da fuori campo prende Ezra e lo trascina fuori dallo schermo)

---

(siamo alla reggia reale)

(tutti entrano)

Vanquish: tesoro, sono a casa!

(Vanquish trova Penelope in compagnia di un gruppo di altri uomini)

Uomo 1: oooooh!
Uomo 2: è tornato!
Uomo 3: è tornato Vanquino!
Uomo 4: sììììì che bello!
Uomo 5: Vanquino ti piace il mio look? (fa l'occhiolino)
Uomo 6: sei tornato giusto in tempo per vedere il nuovo color rosa con cui abbiamo dipinto la tua cameretta!
Gabriel Aramil: oh mio Dio...
Steve: che siano...
Shiny: può darsi...
Lord Pum: forse...
Ezra: non c'è alcun dubbio...
Vanquish: loro sono...
Tutti: I FROCI...

(gli uomini circondano Vanq, due di essi lo prendono a braccietto)

Vanquish: °_°
Uomo 1: vieni Vanquy, ti facciamo vedere lo spettacolo di balletto classico che stiamo organizzando!
Uomo 2: e poi ti facciamo provare i nostri vestiti!

(lo sollevano e portano via)

Vanquish: N-N-NOOOOOOO! UOMINI! AIUTATEMI!

(Steve sta tacchinando con un paio di ancelle)

(Ezra sta tacchinando con un paio di tacchini)

(Lord Pum gioca col Game Boy)

(Shiny è morta)

(Gabriel Aramil è in bagno)

TheGladiator: FERMI TUTTI.
Tutti: TG?
TheGladiator: sono guarito in fretta dall'ospedale, quindi eccomi qui.
Vanquish: sei venuto per deridere delle mie sventure, vero?
TheGladiator: io sono Massimo Decimo Meridio, comandante dell'esercito del nord, generale delle legioni Phoenix, servo leale dell'unico vero imperatore Marco Aurelio, padre di un figlio assassinato, marito di una moglie uccisa... e avrò la mia vendetta, in questa vita o nell'altra!
Vanquish: ... ok, sei venuto per depredare la mia cantina di vini.
TheGladiator: ops, scusate, mi confondo sempre...
Tutti: ...
TheGladiator: volevo dire, lasciate stare Vanquish, o ve la vedrete con Ezra!
Ezra (tacchino in bocca): che cofa?

(tutti finiscono gambe all'aria)

Vanquish: aiutarmi tu no, eh?
TheGladiator: eh, sorry, ma non mi pagano per partecipare in questo sceneggiato.

(un muro esplode)

(è un carro armato americano)

(dalla torretta si alza un generale stra-decorato)

Tutti: ???
Generale: io sono il sergente maggiore Hartmann vostro capo istruttore. Da questo momento potrete parlare soltanto quando vi sarà richiesto, e la prima e ultima parola che uscirà dalle vostre fogne sarà signore.
Se voi signorine supererete questo corso sarete un'arma, sarete dispensatori di morte e pregherete per combattere, ma sino a quel giorno siete uno sputo, la più bassa forma di vita che ci sia nel globo, non siete neanche fottuti esseri umani, sarete solo pezzi informi di materia organica anfibia comunemente detta merda.
Dato che sono un duro non mi aspetto di piacervi, ma più mi odierete più imparerete. Io sono un duro però sono giusto. Qui non si fanno distinzioni razziali, qui si rispetta gentaglia come negri, ebrei, italiani e messicani. Qui vige l'uguaglianza non conta un cazzo nessuno. I miei ordini sono di scremare tutti quelli che non hanno le palle per servire nel mio beneamato corpo.
Capito bene luridissimi vermi?
Vanquish: ... ragazzi, ditemelo che volete solo pigliarmi per il culo, ditemelo.
Uomo 1: oh, Vanquino, ma come l'hai capito?
Uomo 2: ora non sarà più una sorpresa!
Vanquish: °_°
Tutti: !!!
Vanquish: UCCIDETEMI VI PREGO UCCIDETEMI ORA!

(fine)

Vanquish: col cazzo! volete lasciarmi in balia dei froci?
Steve: e benvenuti, a 'sti frocioni, belli grossi e capoccioni, e tu che sei, un po' fri-frì, dimmi un po' che c'hai da dì!
Gabriel Aramil: io non sono frocione, non mi chiamo Fri-Frì, sono Gabriele Guerrini, e ti faccio un culo cosììììì!
Vanquish: ...
Uomo 6: ehi, ma fra poco è Natale!
Tutti: AUGURI!
Penelope: vorrei sapere quand'è che potrò trombare con mio marito in santa pace. Auguri cmq!
Vanquish (da dietro una porta): NOOOOO! QUELLO NOOOO!

*BROOO-BROOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOM*

Vanquish (da dietro la porta): AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARGH!
Shiny: brutte notizie ragazzi, ci hanno multato perché abbiamo lasciato i rottami della nave in porto... auguri lo stesso.
Gabriel Arami: auguri.
Ezra: auguri!
Lord Pum: auguri!
Steve: auguri!
Ezra: auguri!
Larm: auguri!
Dragoness: auguri!
Carmageddon: auguri!
Vanquish: AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!
TheGladiator: auguri!
tuttiglialtri: auguri!

(buon Natale a tutti)

Ti prego Musa, dimmi che mi stai solo prendendo per il culo ulteriormente...


*1: "katze" in realtà significa gatto, è un gioco di parole basato su di un cosiddetto "falso amico"
*2: questa frase viene da Mein Teil dei Rammstein, "Teil" significa "parte", ma nello slang tedesco viene usata anche per dire "membro", cioè il pene.



Falkon


E' passato tanto tempo da quando, in quella tranquilla mattina d' estate, Rob aveva guadagnato il suo primo Pokémon. Tante cose erano cambiate in lui. Ora aveva folti capelli viola-verdacei (sì, probabilmente ci siete arrivati, se li era tinti) , un virile sorriso giallo, braccia muscolose, e ovviamente un abbigliamento intonato. Giacca di pelle, cintura borchiata, jeans strappati e stivali neri completavano il quadro. La sua adorata Harley Davidson aveva una splendente carrozzeria nera, di cui Rob aveva la massima cura, tanto che le poche volte che qualcuno lo sorpassava, poteva vedere il riflesso del veicolo sulla fiancata.
Siamo ora alla vigilia di Natale. Rob aveva appena vinto un' altra gara in moto con un suo buzzurresco compagno.
-Uff, quella tua dannata carretta va troppo veloce per la mia- gli disse
-Grazie, ma non credi che bisognerebbe aiutare il ciclista che hai colpito?- rispose Rob
-Ma no, sta benissimo. Stai tranquillo- replicò l' amico dando una sgranocchiata al suo panino ai funghi.
-Beh, come vuoi. Vado a fare ancora due curve e poi me ne torno a casa. Ciao, Mike, ci vediamo domani alla festa qui in pista-
-Ciao, Rob, ci vediamo- lo salutò Mike. Mentre l' amico se ne andava, Rob guardò compiaciuto il ginocchio sanguinante per le curve, il fumo nero della marmitta, l' adesivo "figo a bordo" sul davanti, e il riflesso del suo faccione sulla carrozzeria lucente. Si tirò giù la visiera del casco, e riaccese la moto. Il rombo del suo bolide, simile ad un tuono, era per lui l' unico suono al mondo. Tutti gli altri erano "rumori". Ma non solo. A Rob piaceva affermare che il motore della sua moto "cantava". Era convinto che, tendendo bene l'orecchio vicino al motore, si potessero sentire le tranquille note di "Desperado" degli Eagles, la sua canzone preferita, la canzone che gli teneva compagnia quando era ragazzo. Con la sua radio "presa in prestito" da una vecchiettina, la ascoltava sempre durante i suoi viaggi attorno al continente, mentre era in cerca di allenatori da battere.
Sospirò ripensando a quei bei giorni, riguardò con un principio di commozione la sua Poké Ball attaccata alla cintura, e poi estasiato da quella "musica", accelerò di buona lena per arrivare a casa e potersi preparare la cena con calma.
Ed eccoci così al giorno di Natale. Rob si svegliò di buon mattino come era abituato a fare, si alzò dalla sua brandina e si preparò un' abbondante colazione. Lo spirito natalizio aveva ammorbidito anche il suo cuore da tamarro, addirittura, quando (come tutti i giorni) gli si ruppe un biscotto nel caffè, invece di bestemmiare come al solito alzò calmamente le spalle e ne prese un altro. Addirittura non si lamentò dello schizzo di caffè che gli aveva macchiato la maglia conseguentemente al tuffo del biscotto. Finito il caffè si affacciò alla finestra del suo appartamento. Saffron City in tutti i suoi colori si estendeva davanti ai suoi occhi. Qualcosa lo pervase. Lanciò un urlo :
-BUON NATALE, KANTO!!!! AHAHAHAHAHAHA- ma la sua risata fu interrotta da una secchiata d' acqua proveniente dal piano di sopra.
-Imbecille, c' è anche gente che dorme, nel mondo!- gli urlò lo scorbutico vicino.
-Buon Natale, caro vicino !- gli rispose Rob. Il "caro vicino" lo mandò a quel paese e tornò a letto, e Rob pensò che avrebbe potuto iniziare la giornata con un bel giro in moto. Si vestì, prese Charizard dal comodino, le chiavi del bolide, e lo zaino con i regali per i suoi amici. Mancava ancora molto alla festa dei centauri, quindi pensò di fare in tempo ad andare fino a Cerulean City e a tornare indietro. E così chiuse la porta del suo appartamentino, inconsapevole di aver dimenticato una cosa molto importante.
Ah, il vento nei capelli, l' odore del gas di scarico....il Natale esaltava ancora di più queste emozioni in Rob, che mentre sfrecciava sulle strade del continente aveva la sensazione di volare.
Ah, e quante altre godurie per i sensi, l' odore del mare, il profumo delle montagne, la sirena della polizia...
Beh, in realtà quest' ultima non piacque molto a Rob. Si trovò costretto a fermarsi a lato della strada.
-Buon Natale, agente Jenny-
-Natale non è una scusa per andare così forte- gli rispose minacciosa
-Mi scusi, non me ne ero accorto...-
-Patente e libretto. E carta d' identità, già che ci siamo-
-Ehm...subito- disse Rob affannandosi nella ricerca dei documenti nei meandri delle sue tasche. In effetti, erano proprio i documenti che lui aveva dimenticato a casa. Tentò di guadagnar tempo facendo finta di avere delle tasche chilometriche e di non riuscire proprio a trovarli.
-Allora?- disse la Jenny spazientita
-Io...ehm...ho lasciato i documenti negli altri pantaloni- improvvisò Rob con una delle scuse più classiche.
-Ah, ma davvero...mi segua in centrale-
-No, la prego, non oggi, è Natale, posso farglieli vedere domani se vuole...-
-I mascalzoni ci sono prima di Natale, a Natale e dopo Natale. La prego di seguirmi-
-MAI- e Rob, stufo partì a manetta sperando di farla franca.
No, la Jenny non si fece seminare, anzi, mentre partiva all' inseguimento, chiamò dei rinforzi. Ben presto il nostro protagonista si trovò dietro tre moto e due auto della polizia. Ma non doveva arrendersi. Non poteva certo mancare alla festa con i suoi amici motociclisti, era da anni che era sempre presente. Provò a dare due calci alla marmitta per accelerare di più, come se la moto fosse un cavallo. Purtroppo gli inseguitori l' avevano quasi preso. Doveva trovare un modo per seminarli...E alla sua destra, non troppo lontano dalla strada, vide un bosco, e pensò di entrarci per confondere i poliziotti. Era sicuro di potersi districare bene tra gli alberi, data la sua grande esperienza con la moto. Purtroppo i poliziotti non si arresero e continuarono l' inseguimento anche nel bosco. Una macchina colpì un albero con un frontale e dovette fermarsi. Rob sembrava avere un buon vantaggio sugli inseguitori, che avevano evidenti difficoltà a non schiantarsi sugli alberi o sulle rocce.
-AHAHAH ! Mangiatevi la mia polvere, fetenti !- urlò Rob con forza alzando il dito medio della sua mano. Accelerò ancora di più per sparire dalla visuale dei poliziotti, ma un rumore improvvisò lo preoccupò.
-Oh, no, proprio adesso dovevo forare la ruota dietro ! Dannazione, perdo il controllo !- Rob faceva di tutto per tornare a governare la sua moto, ma pochi secondi dopo incontrò uno strapiombo di parecchi metri. Rob istintivamente si buttò, mentre la moto cadeva giù per schiantarsi infine dentro al fiume che c' era in fondo al burrone.
Rob pensò di essere salvo per pochi attimi, mentre si rialzava dall' erba. La visione della macchina della polizia che arrivava diede fine alla sua tranquillità. Ora giace in una cella, escluso dal mondo, privato della sua più grande passione, allontanato dalla strada che continuava a chiamarlo nel sonno, allontanato dai suoi amici centauri.
E si dice che qualche volta, quando gli escursionisti vanno in gita sulle rive di quel fiume, si possa sentire la dolce melodia di "Desperado" provenire confusamente dal suo letto.
Desperado, why don't you come to your senses,
You've been out ridin fences for so long now,
Oh and you're a hard one, but I know that you've got your reasons,
The things that are pleasin' you can hurt you somehow.

Fine



gigipuff


16 Novembre 2058

“Nonno! Nonno Jas”!” Gridò un bambino, bussando violentemente alla camera del nonno. Jason si alzò a fatica dal letto, ed andò ad aprire la porta. Vide suo nipote Mark, un bambino di dieci anni appena, che aspettava con impazienza davanti all’uscio. “Ce l’hai fatta, nonno! Sono ore che aspetto qui fuori!” “Ma se hai bussato un minuto fa…” replicò Jason, con gli occhi ancora lucidi. “Ma tu stavi piangendo!” notò il piccolo. “Beh, vedi, oggi sono passati sessant’anni da quando…” E si bloccò di colpo. “Da cosa? E dai, dimmelo! Lo voglio sapere! Lo voglio, lo voglio, e lo voglio!” “Forza allora! Entra e te lo racconterò…”

Il bambino ascoltò la storia con pazienza, accovacciato sulle gambe del nonno, apprese di come suo zio Thomas fosse stato portato via, e di come non abbia mai fatto ritorno a casa. L’atmosfera era cupa, e il maltempo aggiungeva quel pizzico di tristezza in più. La pioggia scrosciava sui vetri delle finestre, e di tanto in tanto un tuono squarciava le nuvole. “E’ tardi ora! E’ meglio che tu vada, ti riaccompagno a casa!” disse Jason “Non preoccuparti, nonno! Vado da solo…in fondo abito a manco due isolati da qui!”

Jason, ormai rimasto solo, scrutò fuori dalla finestra per controllare il ritorno a casa del nipote. Stette lì fisso ad osservare per circa trenta secondi e poi li vide: i due energumeni che avevano portato via suo fratello! Erano lì, appostati all’angolo come se aspettassero qualcuno…”MARK!!!” gridò all’improvviso Jason. Si alzò in fretta e furia, e corse giù il più velocemente possibile, per le sue gambe, ormai vecchie e stanche. Uscì, incurante della pioggia che gli rigava il viso, e gli inzuppava i vestiti. Vide suo nipote che cercava di dimenarsi, ormai preso nella stretta di uno dei due tipacci. Vide i due uomini mentre lo caricavano in automobile e chiudevano gli sportelli. Vide la loro auto spiccare il volo, e allontanarsi nel cielo. Nello stesso tempo, una triste melodia riempì l’atmosfera intorno a lui: capì che proveniva dalla sua tasca: “Ma il mio cellulare non ha questa suoneria!” sbottò.

“Pronto?” rispose Jason. “Ciao Jas” disse una voce forte e rauca “Sono Thomas…Ti chiedo scusa per tutto…” Jason diventò freddo come il ghiaccio e rispose:”Thomas?” “Sì, fratello…fra poco tutto ti sarà chiaro!” Il cellulare si ammutolì. Nello stesso momento un’automobile, simile a quella che aveva portato via Mark, atterrò accanto a lui, con forte stridio dei freni. Il conducente abbassò piano il finestrino e invitò il vecchio Jason a salire.

Il viaggio fu abbastanza breve: dopo qualche minuto immense lande ghiacciate si estendevano sotto di loro. Il riflesso dell’auto si stagliava sull’acqua che circondava l’isola di ghiaccio. L’auto iniziò il suo atterraggio vicino ad un grande capannone rosso, ricoperto da fantasiose decorazioni dorate. Nel frattempo Jason notò che tornadi e un gigantesco mulinello apparvero dal nulla a circondare lo strano luogo in cui era stato portato, come ad impedirne l’accesso a chiunque non fosse gradito.

Fu scortato dal suo autista fin dentro il grosso edificio. Restò sconvolto da cosa conteneva: immensi macchinari adibiti alla costruzione di soldatini, bambole, computers, e tantissime altre cose. Regnava un’atmosfera di assoluta pace e tranquillità. Gli sembrò di aver camminato per ore, quando finalmente si ritrovò davanti ad un’immensa porta d’oro, che splendeva tanto da accecare gli occhi di chiunque la guardasse. Si spalancò come per magia, e Jason fu accolto al suo interno. “Nonno!” Mark corse incontro come un forsennato al nonno, mentre questo si preparava ad accoglierlo. Dopo gli abbracci, un uomo che era rimasto nascosto in penombra uscì allo scoperto. Capelli e barba bianca, un vestito rosso e una pancia da fare invidia allo Snorlax più in carne.”Thomas?” disse Jason sconvolto. “Sì fratellino…se sono stato via tutto questo tempo, se non ho mai potuto contattarti, è stato solo perché in realtà io sono…Babbo Natale!”

Fine



IRDG


[Giulietta prima che beva la tossina]

Giulietta: sigh! Perchè tu, destino beffardo, t'ostini a separarmi dal mio sposo amato Romeo? Perchè lo spingi così lontano da me e lo nascondi al mio sguardo? Destino crudele, maligno e beffardo!

[cammina in lungo e in largo nella sua stanza]

Giulietta: il mio animo s'inquieta. Che fai Romeo? Amore mio... Mio dolce, dolce Romeo. Mio primo amore. Il dolore è la mia famiglia, poichè mio padre è l'amato nemico. E nel nostro cuor solo, dimora la contrapposizione. Oh, Romeo, t'amo. E ti amerò per sempre. E sempre.

[vede l’ampolla tappata con dentro la tossina]

Giulietta: ed ecco la soluzione, la morte. Con la pozione come consiglierà porrò morte. Ed il dolore ch'io ora provo toccherà le due famiglie e lacerando i loro cuori le unirà.

[dà una veloce leccata all'ampolla, poi toglie il tappo]

Giulietta: preferisco che mio padre soffra per la mia morte piuttosto che mi creda una sgualdrina. Aspettami Romeo. Un tuo bacio mi salverà dalle tenebre e mi ricondurrà alla tua luce.

[sta per berla!!!]

Giulietta: Romeo, aspettam...

[sente uno stridio fuori dalla finestra]

Giulietta : ehm, dicevo…
Regista (che sarei io) : pssst, pssst! Romeo aspettami! Devi dire Romeo aspettami!
Giulietta: ah già giusto.

[Giulietta riprende calmamente il discorso]

Giulietta: Romeo, aspe…

[di nuovo quel rumore]

Giulietta: uffa! Romeo, aspetta…

[l’ennesimo rumore]

Giulietta: Romeo insomma vuoi aspettare un momento per l’amor del cielo?

[il rumore viene dalla sua finestra a doppio vetro, così la apre e guarda cosa succede. Ehi, un momento, ma ai tempi Giulietta e Romeo esistevano i doppi vetri? Bah…]

Giulietta (borbottando fra sé e sé): porca vacca!

[si affaccia]

Giulietta: allora?! Abbiamo finito?! Insomma! Qui c’è qualcuno che tenta di suicidarsi!

[il rumore non era altro che il motore della tagliaerba del giardiniere. Ma c’erano le tagliaerba a quei tempi? Uffa… tanto peggio di così non può andare]

Barney: ehi, io devo tagliare l’erba qua, mica sto giocando a fare il suicidio! Mi spiace!

[il giardiniere è nuovo, appena assunto. Si chiama Barney]

Giulietta (piacevolmente sorpresa dal nuovo giardiniere!): oh, no. Mi scusi lei, continui pure, baldo giovine!
(continuando fra sé e sé) oh, padre disgraziato! Pur di farmi dimenticare Romeo ha assunto un gagliardo giovinotto come giardiniere! Ah, illuso! Illuso se pensa che mi faccia imbambolare da quei pettorali villosi… dagli occhi azzurri… dai capelli biondi… (continua con un elenco dettagliato di cose, ed è piuttosto estasiata…) e quelle forti braccia, che mi ricordano un certo giovane ragazzo carino carino di nome IRDG! (qui l’autore si è preso un piccolo sfizio!)

[la serva irrompe nella stanza frantumando il magico momento]

Serva: madamigiuella, la cena è servita!
Giulietta: beh, è inutile suicidarmi a stomaco vuoto!

[Giulietta corre al piano di sotto, dà un veloce sgranocchio al cibo che trova, poi torna nella sua stanza]

Giulietta: ah! Ma io non posso ASSOLUTAMENTE DIMENTICARE il mio sposo…

[minuti di silenzio]

Giulietta: ehm… Roberto? No… (pensierosa) Ro… Ronaldo? Ro, Rocco? Ro, Ro, Ro, Rocket? Ah già giusto, Romeo! Sì Romeo! Io non posso dimenticar l’amato Rom…

[si interrompe vedendo Barney sudare]

Giulietta: però… però c’è anche Barney! Altro che aspettami Romeo! Barney aspettami!!!



Mens


Era quasi l'alba, e poche stelle brillavano ancora nel cielo nero della notte, punti solitari in un abisso lontano, mentre il mare in lontananza cominciava a tingersi dei color del giorno imminente. Un forte vento spirava verso la costa, portandosi dietro un lontano carico di tempesta che si sarebbe scaricato sulla terra di lì a qualche giorno. Il suono del vento, lo sciabordio del mare ai piedi della scogliera, le strida dei primi Wingull che già si levavano in volo. Espeon veniva lì quasi tutti i giorni, a godersi quello spettacolo. L'alba era il momento della giornata che preferiva...dopo la notte, la vita ricominciava di nuovo. Teneva gli occhi chiusi, godendosi il vento in cima alla scogliera, mentre la gemma sulla sua fronte cominciava a illuminarsi, seguendo la luce solare che cresceva d'intensità. Quello era il trionfo della luce sull'ombra...
«Già, è davvero un bello spettacolo» disse una voce alle sue spalle.

Espeon ebbe un sussulto, e si voltò immediatamente, preparando un attacco. L'estraneo era un Pokémon simile a lui, ma di colore nero e con anelli luminosi sulle orecchie, sulla coda e sulle zampe. Un Umbreon...questo spiegava perché non era riuscito a percepire la sua presenza...i Pokémon buio sono invisibili alla mente degli psico. Ma gli ricordava anche qualcosa...
«Chi sei?» chiese, con voce tesa. È incredibile come i Pokémon riescano ad essere così espressivi pronunciando solo il loro nome.
«È passato così tanto tempo?» domandò in rimando Umbreon «Non ti ricordi più di me? Siamo stati vicini molto a lungo...o sono così cambiato?»
Espeon ebbe un altro sussulto, e tutte le sue paure svanirono per lasciare il posto a una speranza...
«...fratello? Tu?»
«Proprio io» rispose l'altro «Vedo che mi riconosci ancora, nonostante fossimo entrambi Eevee l'ultima volta che ci siamo incontrati...»
«Vieni, goditi anche tu questo spettacolo!» disse Espeon con un tono felice, spostandosi di lato per permettere al fratello di avanzare verso il bordo della scogliera. Umbreon si avvicinò, si sedette vicino ad Espeon, e cominciò ad ammirare il mare con un'aria distratta.

Espeon e Umbreon erano gemelli, due Eevee nati dallo stesso uovo, un caso rarissimo tra tutti i Pokémon. Erano sempre stati molto legati tra loro, condividevano le stesse preferenze e addirittura lo stesso modo di pensare. Trascorsero l'infanzia sempre insieme, dato che erano stati affidati a due fratelli, due gemelli come loro. I due Eevee furono i loro primi Pokemon quando iniziarono il loro percorso di allenatori, e condivisero anche i primi momenti dell'allenamento: l'esperienza della Pokeball, le prime lotte con i Caterpie e i Pidgey, le competizioni contro i Pokémon di altri allenatori. Ma, dopo un periodo di viaggio insieme, i due allenatori presero ognuno la sua strada, e i due Eevee non si rividero più...fino a quel momento...

«Non è uno spettacolo meraviglioso?» disse ad un tratto Espeon. Umbreon stava fissando il mare con aria assente,  senza vederlo realmente...
«Fratello? Stai bene?» chiese Espeon, preoccupato.
Umbreon ebbe un piccolo sussulto.
«Sì, tutto bene...» rispose a voce bassa «stavo solo pensando...niente di importante. Scusa, io vengo qui per te e non ti degno nemmeno di uno sguardo...»
«Nessun problema, nessun problema. Dimmi...come va con il tuo allenatore?»
«Come andava, vorrai dire» disse Umbreon, freddo.
«Ti ha lasciato libero? Ma...»
«Preferirei che mi parlassi un po' di te, prima» lo interruppe Umbreon «Se non ti dispiace, ovviamente...»
«Non posso certo lamentarmi del mio allenatore. Mi ha sempre trattato bene. Non mi fa lottare quando sono stanco, non mi chiede mai più di quello che posso fare, mi cura dopo ogni lotta...e sto bene anche con gli altri membri della squadra...una storia come molte altre. Nulla di eccezionale o di strano».
«Quasi ti invidio, fratello...» commentò Umbreon a voce bassa «Come vorrei che fosse andata così anche a me...»
«Cosa intendi dire...?» domandò Espeon, preoccupato.
Umbreon fece una lunga pausa, prima di rispondere.
«Il mio allenatore ha sempre avuto voglia di potere...ricorderai il nostro primo periodo di allenamento...e così ha scelto la via più rapida...conosci i Rocket, vero?»
Espeon lo guardò con gli occhi sbarrati, rifiutandosi di elaborare ciò che aveva appena sentito dire dal fratello...i Rocket, la più potente organizzazione criminale di Kanto e Jotho...ora capiva perché Umbreon aveva lasciato il suo allenatore...
«E...com'è stato...?» chiese, con la voce incrinata.
«Le voci che si sentono non sono nulla» rispose Umbreon. «Ti basti questo» disse, chiudendo gli occhi e allungando il collo verso il fratello.
Espeon ebbe un sussulto molto forte. L'occhio sinistro di Umbreon era attraversato da una profonda cicatrice, non ancora del tutto rimarginata.
«Fratello...» balbettò con voce terrorizzata «...cosa ti hanno fatto...?»

«Il mio allenatore ha sempre avuto voglia di potere...» ripeté Umbreon «...e i Rocket gli sembravano la via più rapida. È riuscito a contattarli e a farsi accettare nell'organizzazione. Loro videro che io ero potente, nonostante fossi solo un piccolo Eevee, e mi inserirono in uno dei loro progetti di allenamento. Non ci sono parole per spiegare quello a cui ci sottopongono. Ci trattano come oggetti. Ci somministrano steroidi per renderci più forti, e droghe per sottometterci e tenerci buoni. Ci tengono in gabbia. Ci fanno combattere in scontri estremi, e qualche volta ci sono anche dei morti. Ma è un fatto raro...è un programma in cui entrano solo i migliori, e loro preferiscono evitare perdite. Non ci considerano nemmeno intelligenti, ma siamo troppo preziosi per loro...come macchine da guerra, è ovvio. Questa cicatrice mi è stata procurata da uno Scyther molto potente, poco dopo la mia evoluzione...è un miracolo che non ci abbia rimesso l'occhio. Loro non credono nell'evoluzione per felicità...e in effetti quella non è l'unico modo che un Eevee ha per evolversi in Umbreon. Io mi sono evoluto perché il mio odio per loro era alle stelle...
«I Rocket sono terribili. E questa sarebbe stata solo la prima fase di un allenamento che sarebbe diventato via via sempre più cruento...all'ultima fase è pieno di Pokémon Dark, e i morti sono all'ordine del giorno. Io sono riuscito a fuggire prima da quell'inferno, non molto dopo la mia evoluzione, quando non ero ancora abbastanza debole da cedere completamente alle loro droghe. Ci siamo organizzati, io e pochi altri, e siamo riusciti ad evadere dal laboratorio...»

Espeon era troppo sconvolto per rispondere. Tutto aveva sentito sui Rocket, ma questo era ancora più terribile di ogni sua immaginazione.
«Come...come hai fatto a resistere?»
«Odio» rispose Umbreon, lapidario «Il mio odio verso di loro mi dava forza...la voglia di vendetta mi ha dato il coraggio di fuggire...ma ora non ne posso più di tutto quest'odio. Voglio dimenticarmi dei Rocket...»
Nel frattempo, il sole era sorto, e illuminava con la sua luce i due fratelli ritrovati. La gemma sulla fronte di Espeon era al suo massimo splendore, mentre gli anelli di Umbreon si erano spenti.
«Devi avere speranza, fratello» disse Espeon ad un tratto «Vedi il sole? Ti ricordi che neanche un'ora fa era notte? Il buio è passato».
«A te la luce piace, fratello. Io sono un Pokémon notturno, la luce mi infastidisce. Tu sei la luce, io l'ombra. Siamo molto diversi da quello che eravamo un tempo...»
«Ma lo spirito è sempre lo stesso...»
Umbreon si voltò verso il fratello.
«Siamo due opposti, ora, e due complementari. Espeon e Umbreon...Luce e Ombra...nati dallo stesso uovo. Buffo...»

«Cosa farai ora, fratello?» chiese Espeon.
«Non lo so ancora. Forse mi cercherò un allenatore che mi rispetti, che mi sappia comprendere, al quale confidare i miei drammi...o forse un giorno mi unirò ai gruppi di Pokémon ribelli fuggiti dai laboratori dei Rocket, e tutte le loro ombre scompariranno...»
Si voltò, e fece per andarsene.
«Quando ti rivedrò, fratello?» domandò infine Espeon.
«Presto. Non so quando, ma presto».
Umbreon corse via veloce, mentre Espeon si voltava di nuovo a guardare il mare. Presto...forse non sarebbe stato molto presto, ma cosa importava? Aveva rivisto suo fratello...ma era già ora di andare. Era già abbastanza tardi, il suo allenatore sarebbe stato preoccupato per lui. Si voltò anche lui, per tornare a casa, e vide che Umbreon era già lontano...

Loro erano la Luce e L'Ombra. Due opposti, e due complementari. Due facce della stessa medaglia, Eevee. Uguali e diversi. Ognuno aveva subito ciò che l'altro avrebbe voluto o non avrebbe mai voluto subire.

Perché solo insieme la Luce e l'Ombra possono esistere.


QUESTA FICTION NON E' PUBBLICATA SOTTO CREATIVE COMMONS.
Storia © Mens
Pokémon © Nintendo/Creatures/Game Freak


Nemes


PARTE 2: Star

« E qui si conclude la registrazione » disse Epos Factu, indicando l’enorme schermo davanti a lui e fissando il compagno con uno sguardo sconsolato.
Fuio Totem rimase impassibile a contemplare il significato delle numerose righe sul monitor, cercando qualcosa che gli occhi dell’amico non avevano ancora individuato.
« Quindi queste sono… »
« Sì, questi sono i pensieri del dottor D. O meglio, è ciò che il robotelepate ha captato, elaborato e trasmesso qui. Rapporto psichico. Ecco perché sono scritti tra l’altro in forma molto grezza. Adesso sai perché i robot non hanno mai scritto libri » Epos sorrise.
« Però si interrompono. »
« Già, si interrompono. »
Un agghiacciante silenzio calò nella sala regia, nessun movimento, nessun rumore dall’esterno. C’erano operatori dappertutto. Chi alzato, chi guardava l’olorocontatore (dovrò ricordarmi di riesumare gli orologi – pensò Fuio), chi seduto davanti al pannello comandi nell’atto di sorseggiare un ormai insipido caffè. Fuio li guardò uno per uno, stringendo i pugni. Poi portò di nuovo distrattamente gli occhi verso il monitor. Una luce si accese nella sua testa quando lesse una cosa che non aveva notato prima. Quello che cercava. Adesso sapeva come agire.
« Dobbiamo muoverci, Epos. »
« Sono d’accordo, questo posto mi sta dando il voltastomaco. Ma per andare dove? »
« Guarda qui » si avvicinò al monitor, e in punta di piedi indicò la riga che aveva appena letto « D. parla…pensa al pubblico. C’era un pubblico all’interno dello studio. »
« E allora? Ce n’è uno in ogni talk show. Serve a stabilire un più forte collegamento emotivo tra il telespettatore e il programma. »
« Ma ragiona: tenere degli innocenti a stretto contatto con l’essere più pericoloso del mondo ti sembra una cosa razionale? Sono sicuro che ci sia qualcosa sotto. Vieni con me. »
Epos non fece obiezioni mentre uscivano dalla sala regia, perché stava già capendo dove volesse arrivare il suo compagno. Attraversarono molto velocemente un paio di corridoi. Epos si chiese il motivo di tanta fretta.
« Fuio, vai piano! Non riesco a tenere il passo! » Epos urtò involontariamente con forza un uomo che stava camminando lungo il suo stesso percorso, che sparì istantaneamente al contatto.
« Cosa caz… » Fuio arrivò di corsa.
« Merda, Epos, ti avevo avvertito! Non devi nemmeno sfiorare la gente in questo stato, al minimo tocco avviene uno di quei fottutissimi conflitti spazio-temporacosi che semplicemente li fanno scomparire da questa realtà. Lo vuoi capire o no che ora che il tempo è fermo noi due siamo gli unici esseri nell’universo ancora capaci di muoversi?! »


Entrarono nello studio, scoprendo con grande meraviglia di Epos un pubblico di una trentina di persone su degli spalti metallici, disposti in cerchio lungo il perimetro della grande stanza.
« Sembra che ci stiano fissando » osservò Epos.
« Non guardavano noi, ma la zona in cui siamo » disse Fuio.
« Io qui non vedo niente. »
« Non riconosci i macchinari attorno a noi? Sono oloproiettori. Qui veniva riprodotto il riflesso olografico della giornalista, del robotelepate e del Dottor D. »


Passarono diversi mesi dopo la loro breve visita allo studio, mesi che Epos passò riflettendo sulla fortuna di non essere stati colpiti quando il tempo si era fermato. O forse non doveva chiamarla tale? Aveva chiesto tempo addietro a Fuio in che modo si poteva fermare il tempo, e lui aveva risposto: “Per poter agire sul tempo e sullo spazio devi essere al di fuori di essi, ma allo stesso tempo profondamente invischiatone. E’ più o meno lo stato di un dio e di un semidio.” Non servì altro per intuire cosa – o meglio chi – fosse la causa di tutto ciò. Né tanto meno per capire come mai lui e Fuio ne erano rimasti fuori.
« Quando pensi che potremo tornare alla nostra realtà? » chiese Epos mentre camminavano su una specie di deserto di ghiaccio. Nonostante non potesse sentire freddo, rabbrividì.
« E’ la stanchezza che ti fa fare domande sciocche? » disse duramente Fuio, visibilmente concentrato sul paesaggio per cercare di orientarsi « La nostra missione è rimanere in questa realtà a raccogliere dati finché non riceveremo il Permesso di Ritorno. Sai bene cosa ci aspetterebbe se tornassimo prima del Permesso, quindi non farti venire strane idee, visto che solo tu sai usare la Macchina. »
Epos deglutì, pensando a quella eventualità. Rispetto a certe cose la morte a volte è solo un semplice fastidio. Si era sì abituato alle sole sensazioni che la Coscienza Cosmica gli forniva, ma non sapeva come descrivere la nostalgia che aveva del corpo e dell’anima che aveva lasciato nella propria realtà al momento della partenza. Una nostalgia che adesso era ancora più forte, visto che era quella sua speciale condizione di “alieno” che gli permetteva di camminare invece di essere una fredda statua senza tempo come tutto quello che lo circondava. Che motivo avrebbe avuto di tornare indietro per andare incontro solo al dolore, sia del corpo che dell’anima? Del dolore non aveva certo nostalgia.
« Non ti preoccupare, so obbedire agli ordini. »
« Lo so bene… » Fuio digrignò i denti.


« Siamo arrivati. » Fuio si girò verso il compagno, lasciando trasparire una sensazione di enorme soddisfazione.
« Era ora. E’ da un anno che camminiamo praticamente senza fermarci. Dove siamo, ai confini del mondo? »
« Beh, sì. »
« Devo ricordarmi di non farti mai più domande assurde. Ultimamente si stanno tutte rivelando vere. »
Il paesaggio che li circondava era semplicemente nullo. Un’immensa, piattissima distesa di bianco, che partiva dai loro piedi e arrivava fino all’orizzonte. Epos sobbalzò.
« L’orizzonte sembra più vicino del solito. Non mi dirai che questa Terra è piatta, adesso? Anche perché, sappilo, non mi sorprenderebbe più di tanto. »
« Spiacente, ma anche questa Terra è rotonda. Ti consiglierei però di non andare dove l’orizzonte finisce, perché da lì inizia un’area che copre più di un quarto di pianeta formata di solo Niente. »
« Ah. E tu come fai a sapere tutto questo? »
« Tu sei il tecnico, io lo studioso. E’ la Coscienza Cosmica che ci dà due diversi livelli di consapevolezza. »
« Oppure mi stai raccontando una vagonata di minchiate. »
« La Coscienza Cosmica contempla anche questo. »
« Senti un po’, ma… » Etos si interruppe. Qualcosa aveva catturato la sua attenzione, delle piccole figure non molto lontano da loro che prima non aveva notato mentre sondava il paesaggio con lo sguardo.
Fuio seguì gli occhi di Etos. « Sono loro. »


Il Dottor D., la giornalista e il robotelepate erano davanti ai due compagni, ancora impegnati in una conversazione che il tempo, fermandosi, aveva fermato. Intorno a loro, gli oloproiettori una volta trasmettevano, allo stesso tempo, le loro immagini e quelle del pubblico che a migliaia di chilometri li stava osservando.
Etos esaminò l’aspetto del Dottor D.: nonostante uno strano segno a forma di “luna a pancia in giù” sulla fronte, sembrava in tutto e per tutto un normale essere umano. Fuio, che non aveva detto nulla da circa sei righe di Word, si voltò verso l’amico, il capo chino, lo sguardo sconsolato.
« Etos, mi dispiace, ma adesso devo tradirti. »
« Prego? » Etos fece una smorfia. Era così intento ad esaminare il Dottor D. che non aveva sentito le parole di Fuio.
« Dicevo, mi dispiace, ma ti devo tradire adesso. »
« Ah. » Etos sembrò poco sorpreso. Poi disse piano: « E in che modo, scusa? »
« Tutto quello che ti ho detto è falso. Vedi, potrei dirti che io sono Yan Bemond. Il Dottor D. non mi aveva esanimato, perché effettivamente la mia anima e il mio corpo sono rimasti nella nostra realtà. Tuttavia il colpo infertomi era stato comunque devastante, e mentre recuperavo forze e poteri sono riuscito a entrare a far parte del pubblico che un anno fa abbiamo visto nello studio. Quando arrivò il giorno della trasmissione, avevo raccolto abbastanza energia da distruggere D. e avere così la mia vendetta. Per fare ciò però avevo bisogno di fargli perdere il controllo, per cui ho manomesso i circuiti del robotelepate, facendo avere dei sospetti a D. sul suo strano comportamento, in modo da distarlo e scagliare così il mio colpo finale, ristabilendo l’ordine utopico dei Tempi Perfetti. Ma inaspettatamente invece, sentendo il pericolo, D. aveva fermato il tempo, credendo di poter scampare alla mia vendetta. Ma essendo io slegato dal tempo e dallo spazio, perché sono di un’altra realtà come tu ben sai, non sono stato affatto colpito dalla tempo-stasi, ma ho comunque di nuovo perso gran parte delle mie forze. Il mio obiettivo era quindi raggiungere con te il Dottor D. in questo luogo sperduto riempiendoti la testa di bugie e falsità, costringerti ad azionare la Macchina e a portarlo nella nostra realtà, in modo da far svanire la tempo-stasi e tornare a regnare incontrastato su questo mondo. »
Epos era completamente senza parole. Adesso tutto tornava, come in quei thriller di serie C dove si scopre solo alla fine che l’uomo più insospettabile era in realtà l’assassino! Ma qualcosa ancora gli dava prurito al cervello.
« Scusa, ma cosa vuoi dire con “potrei dirti che”? E che motivo hai di raccontarmi il tuo piano quando ancora non è stato portato a termine? »
« Perché neanche questo è vero. Noi non veniamo da un’altra realtà, e la nostra anima e il nostro corpo non si sono mai separati da noi. Nessuna Coscienza Cosmica. Io non sono Perfetto, e non posso “esanimare” le persone, perché è una pratica che semplicemente non esiste. E soprattutto » si fermò, mentre Epos era sul punto di avere un crollo nervoso « Il tempo non si è mai fermato. »

Il Dottor D. cadde di colpo a terra con un sonoro tonfo, che rimbombò nell’aria con la stessa potenza di un tuono.
« Gah, ti sei mosso! » urlò Fuio con un ampio sorriso. Ancora una volta, grazie a oscuri sotterfugi e profonde macchinazioni, aveva vinto a Un, Due, Tre, Stella!



Robby


Romeo si ritrovò con questa misteriosa porta,incatenata fino a cingoli,davanti al naso.
Mezzo ricoperto di polvere e mezzo abbrustolito,voleva almeno lavarsi il viso. E poi doveva andare in bagno…

Aprì la porta a fianco.un bagno.con un serpente nel water e un fantasma sotto la doccia.
Come togliere quell’anaconda da water?semplice,scoreggiandole addosso.
Mangiò una scatoletta di fagioli (come braccio di ferro,che ne porta sempre con se)
Dopo pochi minuti la pancia di Romeo gorgogliava…

Una sottospecie di clacson si udì a nove città dal castello.
Ovviamente,l’anaconda morì sul colpo.
Romeo fece quello che doveva fare.

Ma quel fantasma era proprio antipatico.
Era sotto la doccia da più di un’ora!
Ma il ragazzo scoprì perché:le gocce lo attraversavano,quindi era impossibile lavarsi così.
Romeo corse via,per ritornare poco dopo con uno strano aggeggio in mano.

Scostò le tende della doccia.Il fantasma (molto antipatico)vide con orrore che Romeo aveva un aspirapolvere in mano.La scena ricordava in qualche modo psycho.
Il ragazzo urlò,come nei cartoni animati:<<vai sonic!!!no….ho sbagliato….che la forza dell’elettricità sia con me!ENERGIAAAAA!!>>
Il giovane premette un bottone,e il fantasma fu risucchiato.

Ora Romeo doveva uscire dal castello.
Scese le scale ed entrò nella sala principale.
<<cosa???una casa degli orrori…dentro una casa degli orrori?ma questo castello è costruito a matrioska?>>

il ragazzino salì su un vagoncino rosso.
Venne trasportato in quella che doveva essere una casa,e cominciò ad urlare.
Non per un preciso motivo,solo per il gusto di farlo.
Ma lui vide,che in fondo alla pista c’era un muro.con aghi.e cadaveri.molti cadaveri.
<<oh-oh…>>
ebbe in tempo di recitare il padrenostro.
Il vagoncino si fermò.
Romeo svenne.appena rinvenne gridò<<forza juveeeeeee!!>>

Quando si riprese del tutto,cominciò a passeggiare in cerca di cibo.
I fagioli di prima non erano bastati.
Quando intonò una canzone..
<<oh tu eddie guerriero…
sarai sempre nei nostri cul…ehm…cuori…
e per questo ti sei drogato…
perché tu non ci volevi proprio…>>
era talmente stonato che l’anaconda di prima morì un’altra volta.
Quando…

Uno scheletro saltò fuori da uno scalino
<<ehi,tu,ragazzino,smettila di urlare,mi rovini il sonno!>>
<<e tu chi sei per dettarmi ordini?>>
lo scheletro prese una sfera poke in mano e ne usci un pokemon.
Romeo frugò in un cassetto e ne trovò un’altra.
>>ma questo…>>farfugliò il giovane combattente
uscirono rispettivamente un magikarp e un magikarp…
<<wow…>>accennarono i due.
Una voce gridò:<<duellate!>>
<<magikarp,attacco…Tuono e mulinello e assorbimento e Psichico e Sgranocchio e scambiami lo shiny buon scheletro ma dammi delle buone mt…>>
<<ehi,ma…non vale!>>gridò lo scheletro infuriato<<tu usi il geimsciark!>>
a romeo sembrò una pronuncia un pochino…stupida,ma lo scheletro non aveva lingua.
Il teschio parlante gridò ancora:<<e poi,questo non è un poke-racconto!>>
Le pokeball sparirono,i magikarp ritornarono trote.

<<e ora…FUORI dalla mia proprietà,stupido e scemo e niubbo e pataccoso e obeso ragazzino!>>
per essere uno scheletro,aveva polmoni da vendere.
Così il ragazzo uscì,demolito fisicamente (dal calcio nelle parti basse ricevuti dallo scheletro e da una delle stupide trote)e moralmente.

Fine (per la felicità di tutti)



Sailko


Riassunto: sailko viene trascinato di notte da un misterioso individuo di nome Aron in una zona sconosciuta di una città straniera. Dopo essere entrato in una moschea, si sentono delle urla dall’esterno.


Passato qualche attimo di stupore, con appena il tempo di guardarsi in faccia, siamo tutti fuori in strada... io per la fretta mi sono messo una scarpa male, ma molti sono scesi proprio scalzi.
Un’auto proprio davanti al portone di ferro sta bruciando! Le fiamme sono già piuttosto alte e illuminano la strada. L’odore di plastica bruciata è già pungente. “Su!” tutti cercano “su”, che dev’essere l’acqua, almeno credo.. Io arretro un po’ nel vicolo senza mai staccare lo sguardo da questo spettacolo, tutto sommato affascinante, quand’ecco, che fra il formicolio delle persone accorse si sente come un tuono: BOOOUM! Il serbatoio esplode e le fiamme si ingigantiscono, si strusciano minacciosamente sull’edificio accanto, zampillano sulla strada e salgono su più alte che mai. Il botto mi ha fatto male agli orecchi e qualcuno in strada è finito pure con il culo per terra, anche se nessuno era molto vicino… Il botto è rimbombato fortissimo per via dei palazzi così vicini, e alcuni vetri rotti sono caduti in strada. Adesso tutti si allontanano, c’è un fuggi fuggi. Io decido che è l’ora di andarmene e mi volto... Ma in piedi dietro di me c’è Aron e mi ferma prendendomi un braccio con forza, tanto che gli cado quasi addosso. “Ma che vuoi?!! What do you want??!!” urlo. Mi sembra però piuttosto impaurito.. come al solito non ci capiamo, lui parla solo la sua lingua, ma dai gesti indica se e la macchina... vuoi vedere che l’auto era sua? Vabbè, che sfiga amico, ora però vorrei andarmene... Aron è andato avanti pochi metri ed ha aperto una porta del tutto anonima, sembra quella di una stanza del contatore.. Mi fa gesto di andare ed ha una faccia piuttosto sconvolta... Alla fine, soppesando anche l’idea di perdermi da solo in quel dedalo di vialetti bui, nei quali non ho ancora visto passare una macchina ma ne ho solo vista bruciare una, decido che tanto vale provare a seguirlo... al massimo sentirò arrivare la sirena dei pompieri e avrò la scusa per uscire. Entro quindi nella porticina e seguo Aron in un corridoio basso, poi qualche gradino fino a una stanzona arredata con qualche vecchio divano. Lì c’è una donna sdraiata calmamente, che si alza al nostro arrivo.. mi guarda un po’ sopresa, ma Aron inizia a sommergerla di parole nella sua lingua incomprensibile. Sembrano piuttosto preocupati, e dal linguaggio dei gesti, che per fortuna è quasi universale, capiscono che parlano di quello che è successo in strada e alzano anche un po’ la voce... ma di me sembrano non parlare perchè non mi guarda nessuno. Mentre me ne sto fermo come un pesce lesso sulla soglia della stanza, la ragazza si rivolge a me: “Thanks for coming Mr.Bini” Oh perbacco, inglese! Qui!! E chi le ha detto il mio cognome??! Mentre me ne sto ancora con la bocca aperta mi fa “It looks like we both have a problem now.” E mi prendono per le braccia portandomi verso l’interno dell’edificio..
Mentre camminiamo prendo coraggio: “Who are you? Who is this man?? How do you know my name??!”
La ragazza cammina svelta tirandomi avanti, non mi guarda ma almeno mi risponde: “My name is Melina and he is Aron, my servant.” Aron è dietro di me, tipo staffetta, e abbozza un sorriso quando lo guardo. Attraversiamo un giardino interno, qui si sente più il freddo rispetto alla casa. All’improvviso si fermano: “Ok listen, we noticed you since you came in this city. Tonight it had to be the first contact time between you and our secret association. But there was a kind of attack, just here in our territory!”
Società segreta?? Attacco nel proprio territorio??? Ma ho capito bene?? °__° “Where are we going now Me...Melina?”
“To the Big Big Big Master Our Lord Trismegistus!” Oh, beh certo, che l’ho domandato a fare?!? O____O



Shaka


13 Agosto 06:00
Fu poco dopo il sorgere del sole che riprese coscenza, la sua testa era ricoperta da una spessa fasciatura, non appena si toccò la fronte ricordò esattamente cosa gli accadde prima di essere sopraffatto da un sonno profondo... urlò per lo shock e pianse per la gioia di essere ancora in vita.. nel mentre una voce chiaramente femminile gridò: ''Dottore, si è svegliato! Si è svegliato!'', il personale medico corse velocemente verso di lui, ''Bentornato al mondo'' disse ironicamente il primario del reparto rianimazione. Non ci volle molto perché il sole illuminasse la sua stanza
Il suo nome era Albert McCloud, britannico ma poco importava.. il genere umano ormai alle corde sopravviveva sotto un'unica bandiera al cui stemma corrispondeva la spirale del DNA evocata dagli illuminati i quali riponevano nella scienza e nella conservazione dei sapiens il bagliore di speranza per una nuova rinascita del pianeta, ormai logoro e spento.
Albert era valoroso, credente e con un forte amore per la sua patria... un uomo non più adatto all'epoca nella quale viveva, faceva parte di uno dei tanti gruppi insurrezionisti che lottavano contro il nuovo ordine degli illuminati.
Non appena fu dimesso cercò di fare chiarezza su ciò che gli accadde, tornò a casa dove non trovò altro che il solito suo tipico disordine, sembrava che l'essere mancato diversi mesi da casa non avesse coinvolto nessuno.

Albert è stato ad un passo dalla morte eppure nessuno se ne interessò, non ci fu alcun indagine sul caso, la macchina organizzativa socio-poilitca del Nuovo Ordine non prestava particolare interesse verso i comuni casi di omicidio, era piuttosto interessata invece al riassetto etico-morale della popolazione, il cui apice scientifico lo raggiunse EGO il progetto finanziato segretamente dal Nuovo Ordine, l'acronimo di EGO corrispondeva a Ethical Global Order, tale progetto era appoggiato da centinaia di biologi e medici rinomati in tutto il mondo, lo scopo finale di EGO era ricostruire la coscienza umana, cancellandone i sentimenti, riconosciuti come causa scatenante dell'irrazionalità ergo, di tutti gli scontri mortali. Per poter raggiungere tali scopi, la EGO poteva ricorrere a tutti i mezzi, anche l'omicidio soprattutto nei casi come quello di Albert, ritenuti pericolosi per il raggiungimento dell'equilibrio e dell'armonia. Albert, come tanti altri insieme a lui dovevano essere uccisi, clonati e sterilizzati dal punto di vista mentale. La clonazione era d'obbligo almeno se un'organizzazione si prefigge di salvaguardare il genere umano, il tutto nella massima discrezione... Con Albert McCloud qualcosa andò storto.

Era solo nel suo appartamento quando l'eco di un tuono in cielo provocato da nuvole radioattive scosse il precoce silenzio, Albert si sedette a riflettere un attimo su come potesse rintracciare chi avesse tentato di ucciderlo, decise di fare una telefonata, compose un numero conosciuto a lui e a pochi suoi compagni ma nessuno rispose, evidentemente in quel periodo erano cambiate tante cose e lui era rimasto l'ultimo e l'unico sulla lista nera del Nuovo Ordine, così si alzò e decise di andare a fare quattro passi nella notte. Durante il cammino si fermò ad osservare il cielo illuminato da nubi fosfo-fluoritiche che ricordavano vagamente le nebulose disperse per lo spazio, il pensiero di Albert era rivolto al suo passato, desiderava tanto si specchiasse anche nel prossimo futuro ma non aveva idea che il suo specchio risiedesse in quel tempo e in quel luogo in cui egli era sito. Continuò a vagare fino al raggiungimento della sua meta antecedentemente prefissata: il vicolo cieco..


Mark Myers venne a conoscenza di tutto questo dall'uomo a capo della GAE: Jack Carver, era un ex scienziato militare di una certà età e statura intellettuale, ha partecipato alle ultime due guerre, il suo corpo per metà bionico mostrava i progressi della scienza compiuti in ambito chirurgico, non appena il Dott. Carver illustrò a Mark la soluzione dettagliatamente lui non reagì come farebbe una qualsiasi persona, si limitò ad analizzare la situazione per prendere le dovute decisioni; il suo cervello vantava di un'altissima percezione sensoriale, poteva entrare dentro l'animo delle persone per capirne le intenzioni benchè lui non ne venisse influenzato ma sentiva in se il bisogno di capire di più riguardo quei brevi flashback della sua vita passata e tutt'ora parallela. Anche Mark decise di dirigersi verso quel tetro vicolo, la consapevolezza del suo subconscio gli permettè di trovare la strada, fu lì che accadde...

Entrambi nonostante avessero obiettivi diversi erano coscienti che al vicolo avrebbero trovato qualcuno ad aspettarli, qualcuno a cui non andava bene la sopravvivenza dei due soggetti, qualcuno dell'EGO. L'EGO si accorse tardi che Mark aveva ricordi compromettenti della sua vita precedente, ricordi che non andavano resi pubblici; allo stesso modo Albert non doveva assolutamente incontrare la sua controparte, il suo specchio.
Fu proprio Albert ad arrivare per primo, scese dalla macchina e calmamente iniziò ad osservare i muri pieni di murales e l'asfalto rovinato in cerca di tracce, la fredda corrente tipica di quella strettoia colpiva il suo viso, la sensazione che provò fu la stessa di quella volta, avendo capito di non essere solo mise la mano dentro il giubotto e strinse con forza l'arma che portava con se, sapeva di non poter cavarsela una seconda volta con un altro proiettile in testa.
In quel momento Mark vagava nei pressi di quella strada, più si avvicinava più sentiva crescere in lui un forte dolore psichico dovuto alla vicinanza di Albert, benché geneticamente identici, i due non erano dissimili dai poli opposti di una batteria o di una calamita, l'attrazione era contrapposta da una repulsione altrettanto forte, quando Mark raggiunse il fatidico vicolo vide la figura di Albet davanti a lui, questi in un primo momento estrasse al volo la sua arma pensando si trattasse di qualcuno a lui nemico, comunque non ci volle molto che i due si riconoscessero nonostante le lievi differenze somatiche.
''E' uno scherzo?'' Iniziò Albert, ''non penserete di riuscire ad uccidermi con trucchetti del genere'', Mark rimase immobile per alcuni momenti, dopo si avvicinò tendendo il braccio come un bambino che vuole capire e curiosare con gli organi tattili. ''Stai lontano!'' continuò Albert. ''Non è mia intenzione darti fastidio'' interloquì Mark riprendendosi dallo stato di semicoscienza ''Sono in questo mondo da poco tempo, mi sono ambientato nella società ma nonostante le mie capacità superiori a quelle di molti altri esseri viventi non ho ancora potuto capire qual è la mia meta, qual è la mia destinazione, sono semplicemente una tua copia mal riuscita, una tua replica danneggiata dai tuoi ricordi, distrutta dal mio vuoto...''
''Ma cosa cazzo stai dicendo?'' disse Albert quando improvvisamente da lontano si udì lo stridio di un proiettile attraversante l'aria che trapassò il corpo di Mark ferendolo gravemente, un altro ferì Albert alla mano impedendogli di rispondere al fuoco nemico.. un uomo dall'insolito passo metallico si avvicinò ai due, Mark rimase attonito
Jack Carver
''Chi diavolo siete?'' disse Albert con il suo solito tono arrogante, ''Mi delude sapere che un uomo del suo calibro non conosca la EGO, sir McCloud'' rispose Carver. ''La scienza non ha mai suscitato in me alcun interesse'' concluse Albert.
''Credo che voi due vi siate già presentati, come vedi Mark, le tue enormi capacità deduttive servono a poco quando il cervello ha meno esperienza di quelle di un neonato.'' continuò Carver ''Un aberrante errore della natura ed uno di programmazione, ecco cosa siete'' In seguito Jack Carver spiegò loro la parte della storia che mancava.. Albert si sentì emotivamente distrutto, ciò in cui aveva creduto fino a quel momento gli stava crollando addosso, sapeva di non aver via di uscita contro la EGO, così prese la sua decisione, afferrò la pistola con l'altra mano e puntò alla sua testa. ''Mark, la vita è il viaggio, non la meta, confido in te''
Albert premette il grilletto

Epilogo
Non dovettero passare secoli prima che EGO ed il Nuovo Ordine sparissero, gli esseri umani sono deboli per loro indole e per quanto possano provarci non possano minimamente avvicinarsi alla macchina perfetta a cui aspirano.



Tbj



Laddove si congiungono il braccio e il busto, trovano spazio i seni.
I suoi erano piccoli, quasi inesistenti, tutt'altro che formosi o sani, erano secchi, sgonfi.
Nessuna forma definita, per quelle "cose" fatte di carne e ghiandole, non erano sfere o pere o coni:
Erano come dei palloni di gomma bucati.
Laddove si congiungono le cosce e il busto, trova spazio il ventre.
Incavato e pallido.
Soffermandosi sulle ossa visibilissime, si ha l'impressione che stiano per lacerare la carne, che stiano per distruggerla dall'interno.
Sul palmo della sua mano, che trema per un motivo neanche lontanamente emotivo, ma solo fisiologico, per la mancanza di energia, stanno due calotte bianche.
Nello stomaco saranno attaccate dagli acidi e sarà pirotecnico, tutto sarà fuoco, passione.
"Schizzotossina compresse per la perdita di peso", sta scritto sulla confezione anonima.
"Attenzione: l'abuso di questa sostanza può portare a gravi squilibri fisiologici, chimici, fisici e mentali"
Questo sta scritto sul fondo, talmente piccolo da risultare inesistente ad un osservatore disattento.
Laddove l'esofago si congiunge con la cavità orale, inizia il viaggio.
Inizia l'inferno, ma nella mente di lei, è come se iniziasse il paradiso.

Il vestito che indossa è una "small" da ragazza di quindici anni, lei ne ha diciotto.
Ha pensato, la settimana scorsa, di passare dalla "medium" alla "small" per la quinta volta.
Era passata dalla "m 17" alla "s 17", poi alla "l 16" e così via.
Si diresse verso scuola felice come al solito.
Non aveva motivi di non esserlo, ma a metà strada si dovette fermare, accasciandosi sul terreno, ansimante.
Ecco lui, il ragazzo della sua vita.
Si chiamava Daniele ed era il suo ex vicino di casa, da quando sua madre era fuggita, lui aveva cominciato a bere, ed era diventato un giovane alcolizzato.
Aveva diciassette anni, uno in meno di lei, sarebbe stato carino se non avesse avuto quegli occhi persi nel nulla, costretti dal silenzio della vergogna a sembrare vuoti.
E quella strana abitudine di vomitare tutti i giorni, regolarmente, almeno tre volte.
Ma lui non lo faceva apposta come lei, lei vomitava per rimanere in linea.
In linea.
Non aveva importanza per quale motivo, ma tutti e due vomitavano.
La porse la mano e le sorrise, un tuono di eccitazione sessuale le pervase il ventre, di nuovo, era il riflesso di ciò che la turbava, era la sua carne a turbarla come una forza concreta che la stesse spingendo verso la scoperta.
Il ragazzo le diede un bacio, lei stette a goderne, le labbra di lui erano soffici, il suo fiato sapeva di fumo, le sue mani stringevano quei seni inesistenti con la gelosia di chi ha appena trovato una risposta.
I due corpi rimasero uniti in uno scambio, o in un'addizione.
O semplicemente rimasero uniti, non molto, ma quanto bastò.
Laddove si congiungono due esistenze al limite, si trova il poco che sa colmare il niente.



ThunderShock


Randy si svegliò di buonora. Doveva assolutamente riuscire a scrivere quel racconto, o tutta la faccenda non avrebbe avuto senso. Sfogliò il suo quaderno; c’erano inizi di racconti, finali di racconti, descrizioni di paesaggi, di personaggi e di situazioni, ma niente che potesse dargli ispirazione.
- Dannazione, avevo sentito parlare del blocco dello scrittore, ma non posso bloccarmi senza aver mai finito un racconto in vita mia!

Il riflesso del sole mattutino (semi coperto da nubi nere) gli comunicò che era ora di farsi vivo al piano di sotto. Sbadigliò rumorosamente. Il sole intanto era sparito del tutto; in lontananza un tuono avvertiva l’arrivo di un temporale.
- Ma bene! Ci manca solo la pioggia, adesso!

Grossi goccioloni di pioggia cominciarono a cadere.
- …! Andiamo bene! Non dirò più niente, non si sa mai

Il temporale ormai infuriava. Un nuovo tuono fece saltare la luce.
- Stupendo! E’ saltato il contatore. Questa giornata è nata assolutamente sfigata…

Era tardissimo, quindi Randy afferrò una barretta di cereali con la stessa precisione che un partecipante alla staffetta ha nel prendere il testimone. “Questa la sgranocchio strada facendo” e si avviò.
Arrivò a scuola fradicio, pensando a cosa inventare per il racconto.
- Allora Randy, qualche idea?
-No, Nate, niente…
- Sai… pensavo… io potrei fare le illustrazioni…
- Vuoi illustrare il niente? Beh, fai pure…

Randy poggiò la testa sul banco. Sentiva vagamente la professoressa parlare di un tale D’Annunzio, un tizio che andava a infrattarsi nei boschi e poi metteva queste imprese in poesia (non era proprio così, ma al momento non era un argomento di vitale importanza,).
Afferrò un foglio, buttò giù due righe e rilesse il tutto con aria critica. “orrendo” pensò, e dopo averlo appallottolato lo lanciò con furia nel cestino sull’angolo.
Alla fine della mattinata non aveva ancora concluso niente. Nate invece gli mostrò uno schizzoper un ipotetico protagonista.




Mancavano solo 3 giorni, non aveva scritto né una storia e non aveva nemmeno una vaga idea. Era un problema da non sottovalutare, pari solo all’altro, che rispondeva al nome di “come raggiungere la sede del giornale”? Al momento non sapeva quale fosse il problema più insormontabile.
Si buttò sul letto; fissò il soffitto con aria indignata, ascoltando il suono della pioggia. Gli piaceva il suono della pioggia, ma quel giorno lo stava innervosendo.
Lo squillo del telefono lo fece sobbalzare.
- Randy! Ho un’idea! Possiamo andarci con il gommone a motore di mio padre!
-Tu sei pazzo!!!
- Pensaci

Riattaccò. Sapeva che avrebbe accettato. E come per incanto cominciò a scrivere.




Tre giorni dopo si avviò con Nathanel alla spiaggia.
-Guarda! La copertina per il tuo racconto!

Randy prese il foglio. La copertina era coloratissima. Al centro un bel disegno (una caricatura di Randy, detto per inciso), sopra il disegno il titolo (con originalità “senza titolo”), sopra ancora il suo nome (Randy Cardenàs) in caratteri svolazzanti. In un angolo in basso c’era un bel “illustrazioni: Nathanel Charchano” che lo fece sorridere.
Attraversarono il mare fra qualche difficoltà (incluso un piccolo mulinello evitato per un pelo), ma arrivarono dalla parte opposta interi. Nathanel legò il trabiccolo ad un piolo della spiaggia, e si avviarono verso il centro della città. Dopo essersi persi un paio di volte raggiunsero la sede del giornale. Randy prese la copertina per unirla alle pagine del racconto.
- Oh-oh!
- Che c’è?
-Abbiamo un problema
- Tipo?
- Ehm… mi sono scordato il racconto a casa…
- Stai scherzando, vero?
- Ehm… no
- Non può essere! Guarda bene!

Randy frugò affannosamente ovunque. Niente, del racconto non c’era traccia.
- Testa di pioppo! Ma cos’hai al posto del cervello? Una spugna?
- Deve essermi caduto stamattina… ho cercato di infilarlo nello zaino, c’ero riuscito… ma poi deve essermi caduto…
- Secondo me il cervello l’hai preso all’ikea… ed era in promozione speciale…

Il rumore di una campana in lontananza li raggiunse.
- E’ mezzogiorno. Tempo scaduto…
- Ok, Randy, non importa… avrai un’altra occasione…torniamo indietro…

Randy guardò il portone del palazzo con un’aria fra il triste e il seccato; ormai non poteva fare più niente, Nate aveva ragione. Dopo un ultimo sguardo tornò indietro e insieme salparono verso casa.





Per leggere le valutazioni, i commenti, e scoprire il vincitore consultate il topic della premiazione!

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Orange non ti perdonerà per quello che le hai fatto, Connacht.

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