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Religioni

Come ti definisci, a livello di religione?   47 voti

  1. 1. Come ti definisci, a livello di religione?

    • Cristiano
      19
    • Musulmano
      0
    • Ebreo
      0
    • Induista
      0
    • Buddhista
      4
    • Altra religione (specificare)
      2
    • Agnostico
      12
    • Ateo
      10

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138 risposte in questa discussione

sondaggio così, per curiosità.  per favore, voti seri e discussione seria (chi crede nell'unicorno rosa invisibile voti ateo, non "altra religione").

per i pignoli: ero incerto se includere o meno il buddhismo, dato che (come tutti ben sappiamo) è più una filosofia che una religione, ma alla fine - per semplicità - ho deciso di seguire semplicemente questo schema.

ogni voce include tutte i movimenti formatisi all'interno della religione di base (es. cristianesimo include cattolici, anglicani, protestanti, ecc.). se dovete specificare una corrente precisa, fatelo nel topic.  se volete, nel caso seguiate una religione, specificate anche se siete praticanti.

scientology va in "altre religioni", anche se spererei che non ce ne siano dei membri qui dentro.

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agnostico, ma giusto perché non me ne frega un cazzo

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per i pignoli: ero incerto se includere o meno il buddhismo, dato che (come tutti ben sappiamo) è più una filosofia che una religione

Cosa che vale anche per l'induismo, a rigor di logica. Ma è vero che i Veda hanno ancora un forte contenuto monoteistico (nel senso occidentale della parola).

Il buddhismo Mahayana è ciò che più si avvicina alla mia sensibilità.

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sono agnostico praticante

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domanda Noob:

che religione è Agnostico?? mai sentina nominare...

cmq sono sinceramente ateo...

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Da Wikipedia

Si suole distinguere, riguardo alle persone non credenti in una religione, tra ateismo e agnosticismo. La differenza sta nel fatto che, mentre l'agnostico afferma semplicemente l'impossibilità di conoscere la verità sull'esistenza di Dio o di altre forze soprannaturali, l'ateo, al contrario, afferma con certezza che non esiste alcun Dio o qualsiasi altro tipo di entità o forza superiore.

Per quanto mi riguarda sono cattolico, praticante.

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Per quanto mi riguarda sono cattolico, praticante.

Idem x me.

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Non so se dire agnostico o ateo,indi non voto.

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(io ho votato ateo, per inciso)

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E' che penso che non ci sia un Dio,e se proprio c'è di sicuro non ne sapremo mai le verità.

Sono a metà,ecco.

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E' che penso che non ci sia un Dio,e se proprio c'è di sicuro non ne sapremo mai le verità.

Sono a metà,ecco.

a occhio mi sembri agnostico

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Può benissimo essere anche ateo, visto che affermare l'impossibilità di conoscere l'esistenza di Dio non significa nient'altro che negarne l'esistenza.

La differenza tra l'ateo e l'agnostico è in verità una semplice questione di attitudine : l'agnostico giudica il problema insensato in sé e, come ogni domanda mal posta, incapace di produrre risposta ; l'ateo invece perde il proprio tempo e le proprie energie a combattere qualcosa che non esiste, facendolo anzi esistere grazie al proprio accanimento.

Ne consegue che l'ateo sia a tutt'oggi tra i più fedeli servitori della Chiesa, o comunque qualcuno che le vive ancora appresso.

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oppure, più semplicemente, l'ateo è profondamente convinto che non ci sia un dio, cosa peraltro scientificamente probabile.  non è che poi tutti gli atei sono "accaniti" o "vivano appresso alla chiesa": possono benissimo contestare l'esistenza di un dio senza sbandierarlo in piazza (come la maggior parte di essi, d'altronde, fa)

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Se credo che cia sia "qualcosa" che abbia creato la vita e blabla, ma questo "qualcosa" non è definito da nessuna religione corrente=agnostico? (ah, e nn credo al concetto di anima, o di qualche mondo dopo la morte 8) )

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oppure, più semplicemente, l'ateo è profondamente convinto che non ci sia un dio, cosa peraltro scientificamente probabile.  non è che poi tutti gli atei sono "accaniti" o "vivano appresso alla chiesa": possono benissimo contestare l'esistenza di un dio senza sbandierarlo in piazza (come la maggior parte di essi, d'altronde, fa)

A cosa serve essere profondamente convinto di qualcosa che non esiste per definizione stessa del linguaggio utilizzato ? Basta capire cosa si intende con i termini « esistenza » e « Dio » per capire che il problema è mal posto fin dal principio. E' come l'etere della scienza dell'Ottocento : tutti si sono cimentati a costruire delle teorie per giustificare o negare la sua esistenza, senza nessun risultato soddisfacente ; ci è voluto un certo Einstein per far capire che si trattasse semplicemente di un cattivo concetto e che per risolvere la questione bastava smettere di usarlo (vedi esperimento di Michelson-Morley).

Quanto alla « contestazione nascosta », è una tesi a cui si può rispondere esattamente la stessa cosa che riguardo all'esistenza di Dio : se tale contestazione esiste, ma nessuno la può vedere, allora è insensato anche solo teorizzarne l'esistenza. Se qualcosa esiste, questo qualcosa deve manifestarsi da qualche parte, è il principio stesso dell'osservazione scientifica.

Se credo che cia sia "qualcosa" che abbia creato la vita e blabla, ma questo "qualcosa" non è definito da nessuna religione corrente=agnostico?

No, solo un monoteista molto confuso.

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Ne consegue che l'ateo sia a tutt'oggi tra i più fedeli servitori della Chiesa, o comunque qualcuno che le vive ancora appresso.

da qui l'ateismo come religione.... un esempio lampante ne è odifreddi

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sì, ma a questo punto non facciamone un problema di semantica e linguaggio: sentiamo, come riformuleresti correttamente la questione?  io sono ateo perché credo fermamente che non esista una qualsivoglia entità superiore (onnisciente, onnipotente, onnipresente, senziente, generatrice dell'universo: scegli le tue preferite e aggiungine altre se vuoi) e pertanto le mie posizioni al riguardo sono opposte rispetto a quelle teistiche.

per l'altra faccenda è anche qui un problema di linguaggio, ma mi concederai che un pensiero "esiste" (fai un replace col termine filosofico più appropriato) anche senza manifestarsi fuori dalla mente di una persona, dove, invero, spesso rimane, senza essere formulato a parole: di questo stavo parlando

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Scusate è un pò tardi per me per rispondere in modo sensato ai vostri post,domani leggo e rispondo con calma che ne sta uscendo fuori una bella discussioni,notte.

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sì, ma a questo punto non facciamone un problema di semantica e linguaggio: sentiamo, come riformuleresti correttamente la questione?  io sono ateo perché credo fermamente che non esista una qualsivoglia entità superiore (onnisciente, onnipotente, onnipresente, senziente, generatrice dell'universo: scegli le tue preferite e aggiungine altre se vuoi) e pertanto le mie posizioni al riguardo sono opposte rispetto a quelle teistiche.

La differenza tra un ateo e un agnostico è che quest'ultimo non ha bisogno di credere (atto tipicamente religioso) nell'inesistenza di Dio, tantomeno di crederci fermamente (questo, invece, semplicemente dogmatico o fanatista). Si crede solo in ciò che non si sa o che non si ha modo di spiegarsi.

Come ben saprai, gli opposti si attraggono e si completano ...

per l'altra faccenda è anche qui un problema di linguaggio, ma mi concederai che un pensiero "esiste" (fai un replace col termine filosofico più appropriato) anche senza manifestarsi fuori dalla mente di una persona, dove, invero, spesso rimane, senza essere formulato a parole: di questo stavo parlando

Questa tesi realista è confutata dalla teoria psicologica e neurobiologica almeno dall'inizio del '900 in poi. Prima di tutto perché « nella mente » non c'è nulla : i pensieri sono processi, funzioni o relazioni, non oggetti o idee innate. Se apri la tua scatola cranica e ci metti dentro un microscopio ci troverai dei neuroni, non dei pensieri.

In seguito, il fatto che tu possa « tenerti per te stesso » un pensiero e enunciarlo in seguito presuppone logicamente che tale pensiero sia stato espresso nella realtà almeno una volta, da te o da qualcun altro, indipendentemente dal fatto che ciò sia avvenuto nella realtà psichica o nella realtà esteriore. E' irrilevante proprio perché il pensiero è linguaggio, e il linguaggio serve a mettere in comunicazione gli individui, è tra di loro concretamente e non dentro di loro. Del resto, chiunque da bambino deve sentire parlare una lingua per lungo tempo di cominciare ad utilizzarla in modo autonomo.

In parole povere, puoi nascondere solo quello che prima era manifesto. Altrimenti il verbo non ha nessun senso.

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Io credo in AC, ma solo per comodità.

Tutto il resto è solo chiacchiere da bar...

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io ho un punto di vista sul mondo puramente scentifico...x questo l'idea di “qualcosa” (che molti vedono addirittura cn una forma umana) che ha creato tutto dal nulla mi pare impossibile...sono come i tizi di nonmiricordocheepoca: “se una cosa non si può dimostrare attraverso procedimenti ed esperimenti scentifichi NON ESISTE)

quindi,io sono ateo; quando voi mi porterete una prova tangibile e riproducibile in laboratorio del fatto che Dio esiste diventerò cristiano...avendo vissuto buona parre da eretico ormai dopo mi aspetterà l'inferno,ma vabbè...io intanto nn ci credo,e di conseguenza nn mi faccio neanche domande su cosa ci sarà dopo cioé una luuuuunga e sana dormita...ma propio lunga eh :P

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io ho un punto di vista sul mondo puramente scentifico...x questo l'idea di “qualcosa” (che molti vedono addirittura cn una forma umana) che ha creato tutto dal nulla mi pare impossibile...sono come i tizi di nonmiricordocheepoca: “se una cosa non si può dimostrare attraverso procedimenti ed esperimenti scentifichi NON ESISTE)

quindi,io sono ateo; quando voi mi porterete una prova tangibile e riproducibile in laboratorio del fatto che Dio esiste diventerò cristiano...avendo vissuto buona parre da eretico ormai dopo mi aspetterà l'inferno,ma vabbè...io intanto nn ci credo,e di conseguenza nn mi faccio neanche domande su cosa ci sarà dopo cioé una luuuuunga e sana dormita...ma propio lunga eh :P

Per fortuna non conosci Kurt Gödel...

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Ormai non credo di potermi più definire nemmeno teoricamente un cattolico. A meno di restituire importanza, in tale ambito, alle pratiche di battesimo, comunione e cresima.

Seguo pratiche religiose cattoliche più per abitudine (e per non dare dispiaceri ai miei familiari) che per convinzione. Di fatto credo che l'intera impostazione della messa, nonché la confessione e altra roba non dissimile, siano molto stupidi.

Credo in Dio perché in pratica non riesco più a farne a meno, oserei dire. Se vi piacciono i toni smielati, potrei dire che è una sensazione radicata nel mio animo, ma non credo sia granché rilevante.

Seguo gli insegnamenti di Gesù perché li condivido (cercando di non precipitare nella mortificazione di noi stessi a favore del prossimo, che poi è l'ottica di molti, inconsapevoli di ciò, parroci), senza pormi inutili domande sulla sua effettiva esistenza.

Marcatemi come volete, nel sondaggio.

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La differenza tra un ateo e un agnostico è che quest'ultimo non ha bisogno di credere (atto tipicamente religioso) nell'inesistenza di Dio, tantomeno di crederci fermamente (questo, invece, semplicemente dogmatico o fanatista). Si crede solo in ciò che non si sa o che non si ha modo di spiegarsi.

Come ben saprai, gli opposti si attraggono e si completano ...

è ovvio che l'ateo sia per definizione opposto al religioso e non possa sussistere senza di esso, e che le due categorie abbiano convinzioni diametralmente opposte.  per il resto è ancora un problema unicamente di linguaggio: se cambio "credo che non esista" con "sono convinto che non esista" o "sono sicuro che non esista" o ancora con un più assolutista "non esiste"? capisco la tua obiezione, ma a conti fatti il risultato concreto non cambia

Questa tesi realista è confutata dalla teoria psicologica e neurobiologica almeno dall'inizio del '900 in poi. Prima di tutto perché « nella mente » non c'è nulla : i pensieri sono processi, funzioni o relazioni, non oggetti o idee innate. Se apri la tua scatola cranica e ci metti dentro un microscopio ci troverai dei neuroni, non dei pensieri.

In seguito, il fatto che tu possa « tenerti per te stesso » un pensiero e enunciarlo in seguito presuppone logicamente che tale pensiero sia stato espresso nella realtà almeno una volta, da te o da qualcun altro, indipendentemente dal fatto che ciò sia avvenuto nella realtà psichica o nella realtà esteriore. E' irrilevante proprio perché il pensiero è linguaggio, e il linguaggio serve a mettere in comunicazione gli individui, è tra di loro concretamente e non dentro di loro. Del resto, chiunque da bambino deve sentire parlare una lingua per lungo tempo di cominciare ad utilizzarla in modo autonomo.

In parole povere, puoi nascondere solo quello che prima era manifesto. Altrimenti il verbo non ha nessun senso.

il motivo per cui ho messo "esiste" tra virgolette era proprio per risparmiarmi il predicozzo, ma vedo che non è servito...

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è ovvio che l'ateo sia per definizione opposto al religioso e non possa sussistere senza di esso, e che le due categorie abbiano convinzioni diametralmente opposte.  per il resto è ancora un problema unicamente di linguaggio: se cambio "credo che non esista" con "sono convinto che non esista" o "sono sicuro che non esista" o ancora con un più assolutista "non esiste"? capisco la tua obiezione, ma a conti fatti il risultato concreto non cambia

Nel caso della convinzione e della sicurezza, si tratta ancora una volta di due posizioni dogmatiche e di principio, ovvero di un rifiuto di problematizzare puro e semplice. Solo una persona che è insicura dell'inesistenza di qualcosa sente il bisogno di affermare la sua propria sicurezza.

Nel caso dell'inesistenza, direi che vi sono un po' di problemi logici da affrontare. L'idea della divinità è presente in pressoché tutte le culture umane, viene trattata dai più credenti come dai più atei (vedi Spinoza, che fu tacciato d'ateismo). Se ne parlano così tante persone, le possibilità sono due : o tutti gli esseri umani sono stupidi (compreso me o te che ne parliamo), oppure « dio » vuol dire qualcosa.

La domanda giusta non è « dio esiste ? », ma : cosa significa « dio » ? Spinoza o Kant che parlano di Dio dicono la stessa cosa dell'Antico Testamento ? Gli dei greco-romani sono la stessa cosa delle divinità monoteiste ? In quali contesti socio-culturali, in quali civiltà spazio-temporalmente localizzate nasce il nome di Dio ? Se così tanta gente sente il bisogno di parlare di Dio, a quali necessità umane, a quali strutture psicologiche corrisponde tale bisogno ?

Dire « dio esiste » o « dio non esiste » non è affrontare il problema per risolverlo, ma semplicemente evitarlo per darsi buona coscienza di essere una persona illuminata o intelligente. In questo l'ateo non è per nulla diverso dal credente, cambia solo l'oggetto della sua fede.

Giusto per dare uno spunto a caso : l'Illuminismo, vale a dire il movimento di sostegno alla scienza a cui tutti gli atei si rifanno più o meno esplicitamente, è stato ampiamente supportato dalle élite intellettuali ebraiche, ovvero i rappresentanti di quella religione che ha forgiato il nome del Dio monoteista che noi tutti conosciamo. La tendenza messianica è un terreno fondamentale per la nascita dell'idea di un progresso dell'umanità nell'avvenire.

Del resto, l'idea scientifica moderna della legge del cosmo non avrebbe potuto essere formulata senza l'idea della Legge di Dio. L'idea di Galileo che la Natura intera sia un libro scritto in caratteri matematici non avrebbe potuto essere pensata senza l'idea del Libro, ovvero dell'Antico Testamento.

Fino almeno alla fine del XIX secolo, ovvero fino a prima della nascita dell'elettromagnetismo e delle geometrie non-euclidee (precursori della Relatività Generale e della meccanica quantistica), il Dio della religione e la Natura della scienza erano due facce della stessa medaglia. Questo solo dovrebbe far dubitare l'ateo dell'oggetto della sua ammirazione, perlomeno se vuole davvero considerarsi fuori dal cristianesimo.

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...

tu dici che il dichiarare la propria (non) credenza sia rifiutare di problematizzare, ma non capisco perché escludi così categoricamente che la posizione presa possa essere, come nel mio caso, il risultato di una problematizzazione.

il fatto che l'idea di dio sia presente (in modo diverso) in tutte le culture umane non significa che sia valida: semplicemente, come tu stesso dici, risponde a esigenze psicologiche, sociali, culturali, che ci tiriamo dietro fin dall'alba dei tempi. questo non rende vero dio: rende desiderabile, per molta gente, l'idea di un dio.  che poi questo desiderio (o questa fede, chiamala come vuoi) abbia apportato cambiamenti significativi alla storia e alla scienza, e vada studiato e analizzato (sono d'accordissimo con tutte queste affermazioni) è irrilevante ai fini di questo discorso, ed è ancora una volta un problema di linguaggio.

peraltro sospetto che la pensiamo in modo praticamente uguale, ma continuiamo a esprimerci in maniera diversa

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Non esiste un « risultato » di una problematizzazione che possa sostituire il processo, come il risultato di un'equazione aritmetica può sostituire le operazioni precedenti. La problematizzazione è il suo stesso risultato.

In ogni caso il Dio di cui stai parlando qui sopra è ancora una volta esclusivamente quello proposto dalla Chiesa romana cattolica, come se non ci fosse altro modo di pensare Dio ; il che è esattamente il presupposto fondamentale del cattolicesimo.

Mi domando se, per esempio, ti sembra coerente dichiararsi un ateo sostenitore della scienza una volta saputo che la scienza è un'ancella del cristianesimo. La risposta ti dovrebbe anche portare a capire perché, per quanti atei, laici, membri della Rosa nel Pugno o dello UAAR ecc. ci siano in Italia, il cristianesimo è tutto meno che sradicato dal paese (se lo fosse, del resto, non sentiresti neanche il bisogno di combatterlo).

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il dio di cui ti sto parlando è ovviamente una forma generica di dio, che, per comodità, associo al dio cristiano (o comunque un dio di religioni monoteiste), ed è evidentemente l'idea di questo dio che - dato che la conosco - cerco di combattere.  è palese che se non limitiamo il termine prendiamo in considerazione tutte le concezioni di dio esistenti al mondo (quindi infinite), però è anche vero che c'è una definizione comune nel nostro background culturale comune per questo termine, e tanto vale usare quella: è il senso comune, che esiste proprio per evitare inconvenienti (linguistici o meno) come quello di cui sopra

peraltro, nonostante la tua idea che la scienza sia "un'ancella del cristianesimo" (cosa su cui ho comunque dubbi), mi sembra evidente che se ne sia slegata da parecchio tempo.  per l'altra domanda: perché ce ne sono troppo pochi (o troppi dall'altra parte, vedila come vuoi)

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Gika, non puoi dire "Io sono ateo, il che significa che non credo nel dio Cristiano".

Non se vuoi definire la tua posizione in ambito religioso in modo sensato, almeno.

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ho limitato il discorso perché ho ricevuto obiezioni quando ho scritto sopra

"io sono ateo perché credo fermamente che non esista una qualsivoglia entità superiore (onnisciente, onnipotente, onnipresente, senziente, generatrice dell'universo: scegli le tue preferite e aggiungine altre se vuoi)"

poi se tu credi che dio sia un comodino non posso certo dirti che un comodino non esiste; serve una definizione di base per la parola "dio", e se non ti va bene la convenzione che ho adottato prima, che era una come tante nonché la più vicina a me (ovvero il dio cristiano) prendo quella di wikipedia: "nelle religioni e nei sistemi ontologici teisti, con il termine Dio si indica una divinità, ovvero un essere soprannaturale e immortale, trascendente o immanente: l'unica divinità, nei monoteismi, o una divinità principale, nei politeismi"

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