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Fic Challenge 2009 - Racconti e votazioni

Scegli la fan fiction che ti è piaciuta di più.   14 voti

  1. 1. Scegli la fan fiction che ti è piaciuta di più.

    • Il bacio (deynon)
      2
    • Rerum Scriptor (Menshay)
      3
    • Demonic (Robby)
      1
    • Pulmonary-Viral Fever 1 (Umbreon_91)
      5
    • Fascicolo "Effetto Almanac" (Nomed)
      2

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6 risposte in questa discussione

(questo post è palesemente copiato da quello dell'anno scorso, lo so)

Qui ci sono i racconti della Fic Challenge 2009, e sarà possibile votarne uno: il più votato riceverà il premio del popolo, che si affiancherà all'ugualmente prestigioso premio della giuria. Non provate a creare dei fake perché verrete sgamati subito. Le votazioni chiudono tra una settimana (l'ora esatta è specificata di fianco al sondaggio), a voi. Chiedo ai votanti di leggere tutte le fiction prima di votare: anche se non richiediamo delle motivazioni per il vostro voto, votare in base alla simpatia mi sembra quantomeno triste.

I racconti sono pubblicati in ordine di quando-ci-sono-arrivati.

Il voto ovviamente è segreto, ma se sentite proprio il bisogno di esternarlo (e se volete fare qualche commento generale) questo è il topic per voi.

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Immerso nella penombra della stanza, si soffermò ad osservare il tenue bagliore della luna descrivere un cono di luce che penetrava dalla finestra simile a un piccolo sole di luce riflessa, a un faro che rischiarava l'ambiente di una luce dolce e calda che non feriva nel guardarla.

Si sedette sul letto, i suoi movimenti lenti mentre ascoltava il frusciare dei propri abiti nel silenzio attorno, silenzio interrotto solamente dai versi di un grillo fuori della finestra, nel giardino.

Chiuse gli occhi e iniziò a concenetrarsi sugli altri sensi, ci volle qualche minuto perchè si abituasse; la prima reazione fu percepire il rumore del proprio respiro....regolare...arrivò a distinguerne il ritmo dei battiti...e assieme al rumore anche il rimbombo del suo stesso cuore dentro di lui, come faceva vibrare il suo corpo mentre il sangue scorreva sospinto nel suo corpo...arivò a distinguere il movimento di ogni ventricolo...

La sua attenzione venen disotlta senza quasi se ne accorgesse...qualcosa di dolce e soave sembrò affascinarlo senza che potesse opporre resistenza...era così concentrato sul battito del cuore che non aveva percepito il felpato movimento di un'altra figura...continuò a tenere gli occhi chiusi, mentre quasi poteva percepire quel profumo penetrargli dentro...conosceva la sorgente di quel profumo, ma ne restò inebriato...dimenticò completamente i battiti del cuore che tanto lo avevano ddistratto...poteva percepire quel profumo invadere dolcemente e conquistare ogni parte del suo corpo e della sua mente, rimaneva distante flebile, eppure riusciva ad ammansire gli altri sensi, a obnubliare ogni desiderio se non quello di lasciarsi sedurre da quella sensazione.

Lentamente...sentì il profumo farsi più penetrante, più forte, la sua mente rinvenne dall'estasi e inizi a concentrarsi nuovamente....non ascoltava eppure sapeva che la sorgente di quel nettare si stava avvicinando, mentre il profumo finiva di conquistarlo, di rendere più ferma la propria presa su di lui...

Inspirò lentamente, si riempì i polmoni di quell'ebbrrezza, quasi fosse quella ora l'essenza della sua vita e ancora più lentamente espirò...un leggero soffio, le labbra appena socchiuse...

Poi cominciò a sentire del calore comparire sulle proprie mani e muoversi con estrema lentezza...una fonte debole, fioca...eppure che sembrava in grado di fargli percepire la sua pelle avvampare...una miriade di immagini si affrastagliavano e scontravano nella propria mente, si concentrò e le cancellò...gli fu facile...mentre quel tenue calore risaliva lungo le braccia, mentre poteva sentirlo miscelarsi a quello proveniente dal proprio corpo... inebriato dal profumo il suo tatto si acuiva...anche il gusto era in piena attività...quel profumo e quel calore...gli davano sensazioni come se stesse toccando...assaporando il cibo più delizioso...eppure...era avvolta solo dall'aria...un'aria pemeata completamente di profumo e calore...sebbene con gli occhi chiusi poteva percepire dei colori....quasi la sua vista fosse improvvisamente stata travolta da una luce tiepida e dolce... eppure così dissimile da quella della luna che aveva osservato poco prima...

Il suo tatto lo richiamò..mentre percepiva il colore muoversi lungo le spalle e avvicinarsi al collo...finchè non fu giusnto sul collo e percepì il calore farsi più intenso come se quel calore potesse ustionargli la pelle avvicinandosi...eppure sapeva benissimo che non era una fiamma a provocare tutto ciò...brividi freddi salirono lungo tutto il corpo...più veloci lung la schiena e si mosse d'istinto verso l'alto seguendo la velocità di quel brivido...facendo ciò si avvicinò di più alla sorgente del profumo...fu costretto e si sottomise senza opporsi a inspirarlo profondamente...per un attimo non esistette altro che quel profumo...quindi tornò di nuovo a percepire il senso del tatto come dominante...lentamente percepì quel calore avvolgere il suo volto...sfiorare i suoi occhi...che gli indussero per un attimo un sneso di sonnolenza...quasi potesse riposare nel paradiso stesso infine sentì il colore avvicinarsi...piegarsi...anche se non risuciva a capire come del calore potesse piegarsi...la sorgente del profumo intensa...mentre sebbene con gli occhi chiusi una chiara immagine si formava nella propria mente...le proprie labbra reagirono attratte da quel calore come una falena al fuoco...lentamente...sentì la pelle come se stesse per prendere fuoco eppure non poteva farne a meno...e infine...tutto ciò che fino a quel momento lo aveva pervaso...avvolto...divenne reale, le sensazioni divennero ancora più intense...e tutti i suoi sensi furono cancellati nell'esistenza di quel momento...di quel bacio...

(copyright 2009 deynon)

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Auguro una buona giornata al lettore, o una buona nottata nel caso sia più appropriato. Mi scuserete per l'inizio alquanto stereotipato (seppur possibilmente meno di altri), ma, come ogni scrittore sa, spesso una delle parti più complesse da costruire di un testo, qualunque sia il suo argomento o il suo tono, è proprio l'inizio. Come fare ad avvincere il lettore? Come fare in modo che egli (o ella, non mi si accusi di discriminazioni, purtroppo non tutte le lingue mi permettono di essere neutrale al riguardo) sia avvinto da ciò che si trova davanti, gli (o le) venga voglia di continuare a leggere, e non solo di fermarsi dopo le prime poche righe? Esistono diversi metodi, tutti più o meno validi a seconda del tono dell'opera, del pubblico al quale essa è rivolta, dell'argomento di cui tratta, ma non mi dilungherò a descriverli. Non è questo il motivo per cui mi trovo qui quest'oggi. Vi prego di intendere quest'ultima affermazione in senso figurato: ovviamente, le espressioni "qui" e "oggi" hanno perso per me ogni significato da molto tempo, come avrò modo di spiegare in seguito. Tornando al nostro discorso, ciò che è ora importante è avere finalmente un inizio dal quale partire. Quindi, andiamo a incominciare con le presentazioni.

Vi chiederete ovviamente chi io sia, così come quali motivi mi abbiano spinto a redigere questo testo. Risponderò a tempo debito alla seconda domanda; quanto alla prima, vi basti sapere che la mia identità ha perso da tempo la propria importanza. Non sarebbe nemmeno corretto chiedere chi io sia: più appropriato sarebbe chiedere chi io fossi.

Ad essere sinceri, nemmeno io rammento esattamente quale sia la risposta a questa domanda. Le immagini del mio passato si sono fatte estremamente vaghe, come un paesaggio celato da una pesante coltre di nebbia durante una oscura notte autunnale. Il mio nome, il mio volto, le mie conoscenze, le mie passioni sono tutte consegnate ormai per sempre all'oblio del gigantesco ed eterno abisso del tempo.

Ritengo di essere nato in una famiglia benestante, né molto ricca né molto povera, in una città di media grandezza, in una delle tante nazioni che erano solite con tanto orgoglio professarsi libere. Non ricordo di aver avuto fratelli o sorelle, né altri parenti stretti all'infuori dei miei genitori, i cui volti, nomi e modi di fare sono anch'essi andati perduti, tuttavia la mia memoria è nebulosa, pertanto queste mie deduzioni potrebbero risultare prive di fondamento per qualcuno che riuscisse a risalire alla mia identità. Devo aver trascorso un'infanzia normale e un'adolescenza priva di eventi rilevanti, sia in positivo che in negativo. E, a pensarci bene, tale è anche il modo in cui trascorsero la mia maturità e la mia vecchiaia (se mai ci arrivai, ma ritengo assai probabile che sia andata così): i miei giorni scorrevano lentamente, l'uno uguale all'altro, con come unica differenza di rilievo la data sul calendario, senza mai alcun tipo di cambiamento o di evento che potesse influire anche solo minimamente su come mi sentivo. Né ricordo di aver mai provato dei veri e propri sentimenti per quello che mi circondava: non amavo né odiavo il mio lavoro, qualunque esso fosse (ritengo di essere stato un impiegato, o comunque di aver esercitato una simile professione). Non ho mai amato nessuno, né provato il desiderio di avere una famiglia. Non ero per nulla passionale, e non ricordo di aver mai espresso una vera e propria opinione in qualsiasi campo, fosse esso politico, religioso, o anche semplicemente culturale. Non avevo amici, soltanto conoscenti, nessuno dei quali si curava di me più di quanto fosse necessario. Non ricordo nemmeno come morii, ma non dev'essere stato particolarmente appariscente, doloroso o risultato di una lunga agonia. Forse è stato semplice e istantaneo come un attacco di cuore durante il sonno, di cui nessuno fu in grado di accorgersi finché non fu tutto finito, anche se credo sia più probabile che fossi cosciente quando accadde. A un qualunque osservatore esterno, la mia vita solitaria sarebbe apparsa totalmente, piattamente, squallidamente normale.

Eppure, anche se nessuno lo ha mai saputo fino ad ora, non era così. Se qualcuno avesse anche solo guardato oltre la superficie, avrebbe visto un mondo.

Poco fa, ho affermato di non aver mai provato passioni. In un certo senso, ho mentito. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, mentre la mia vita scorreva via lentamente, dentro di me qualcosa stava crescendo.

Mi sembra di ricordare di aver cominciato a leggere da molto giovane. È anche possibile che io abbia imparato da solo a decifrare le lunghe serie di caratteri allineati come formiche sulle pagine dei libri, spinto com'ero da una forza che con il tempo si sarebbe stemperata solo all'apparenza. Non mi interessavano le immagini o i colori appariscenti, ma soltanto le parole. Come era possibile forgiare non storie, non mondi, ma interi universi soltanto con esse? Come era possibile che esistessero persone in grado di avere in sé il tutto e di esprimerlo con mere sequenze di lettere? Ricordo che ciò mi stupiva molto. Quanto ero ingenuo a quei tempi. Ancora non avevo capito che io sarei diventato grande più di quanto ognuno di loro avrebbe mai potuto immaginare.

Il mio mondo era nato con me, anche se io non ne ero ancora al corrente: esso cominciò a svelarsi ai miei occhi quando cominciai ad entrare in contatto con quelli creati da altri. Il mio mondo era ancora grezzo e inospitale, privo di vita, in attesa che qualcuno cominciasse a curarsi di lui: da quando me ne resi conto, ogni singolo attimo della mia vita fu volto a completare l'opera a cui ero destinato, sempre che il concetto di destino abbia un qualsiasi significato concreto. Quando avevo del tempo libero, e spesso anche sottraendo tempo ai miei doveri, aggiungevo qualche particolare, senza distinzione di importanza percepita: la morte di una formica aveva lo stesso peso del crollo di un grande impero. Il mio lavoro di creazione fu tanto grande che io stesso ne sono stupito. Io, un semplice mortale, sono riuscito ad eguagliare la mente di un dio. Se ritenete queste mie affermazioni motivate da semplice superbia, sappiate che è solo a causa del fatto che l'immane complessita della mia opera non è purtroppo mai riuscita a trasparire pienamente da ciò che la gente, troppo più attenta agli spettacoli appariscenti che ai fatti piccoli ma infinitamente più importanti importanti, è stato in grado di provare e apprezzare anche senza saperlo.

Durante tutta la durata della mia vita, nessuno ha mai saputo nulla del mio mondo. Non lo ritenevo mai pronto per rivelarsi, nonostante mi rendessi conto che i mondi degli altri, seppur meno rifiniti del mio, erano comunque resi pubblici. Non annotavo mai nulla, riuscendo miracolosamente a mantenere nella mia memoria l'immagine cristallina e perfetta della mia creazione. Contavo un giorno di dare alla luce il mio mondo, ma quel giorno non giunse mai. Ora ricordo che cosa successe: proprio il momento in cui gli ultimi ritocchi furono dati fu il momento della mia morte.

Poco dopo aver attraversato l'ultima soglia, ero furente. Non potevo accettare, non era accettabile né giusto che la mia perfezione non avrebbe mai potuto vedere la luce, ma sarebbe stata condannata a morire con me. Nessun dio buono e giusto avrebbe potuto accettarlo, sempre che un dio esistesse o esista. Il fatto che io sia morto e continui a far sentire la mia presenza dovrebbe costituire una prova inoppugnabile, ma io stesso non sono sicuro che sia così; anzi, ho dei serî dubbi in proposito. Non ricordo di averlo mai incontrato, anche se non posso essere certo nemmeno di questo. È molto difficile riuscire a percepire nettamente qualcosa nello stato in cui mi trovo, e ritengo opportuno terminare questa divagazione prima di addentrarmi in territorî eccessivamente controversi, almeno per adesso. Come stavo dicendo, non era accettabile che il mio mondo svanisse con me: fu questo pensiero che mi spinse a fare ciò che ho fatto.

Il mio sguardo era vagato incessantemente per il mondo, cercando una qualsiasi occasione che mi permettesse di ritornare. Cercai a lungo, e trovai numerose occasioni, una più appetibile dell'altra, eppure continuavo ad esitare. Chi avrebbe potuto gestire adeguatamente la perfezione del mio mondo senza esserne bruciato come successe a me? Nessuno, ecco chi. O, perlomeno, non una singola persona. Fu con grande fatica che riuscii a spingermi a fare a pezzi il mio mondo, e a suggerirne solo piccole porzioni alla volta a diversi soggetti scelti da me personalmente, tanto sottilmente da far credere loro di essere gli unici e soli artefici di quelle idee che in realtà erano mie. Cominciai ovviamente dal mio campo prediletto, dalla letteratura. Diversi dei capolavori attribuiti oggi a un gran numero di geni del passato, vissuti in luoghi ed epoche molto distanti tra loro, sono in realtà attribuibili a me. È quasi ironico osservare come il ruolo dello "scrittore fantasma" sia stato in tutti questi casi, anche i più insospettabili, totalmente capovolto. Poi, quando ritenni che i tempi fossero maturi, lasciai temporaneamente da parte la letteratura per dedicarmi a tutti gli altri campi.

Non ricordo nemmeno quanto tempo fa cominciai a suggerire il mio mondo. Anni, decenni, secoli, addirittura millenni? Non ha importanza, dopotutto. Con il trascorrere del tempo, la gente ha continuato sempre di più ad avvicinarsi alla mia perfezione. Con il trascorrere del tempo, il mio mondo si traduce sempre di più nella realtà. Non so quanto ci vorrà perché il mio mondo si realizzi, perché la realtà sia infine il mio mondo. Forse ci vorranno pochi anni, forse l'intera eternità. Questo stesso testo che voi state ora leggendo è stato suggerito da me, in un momento di autocompiacimento, a uno dei tanti abitanti di questo mondo di transizione, il fatto stesso che voi lo stiate leggendo è dovuto a me. Voi siete i testimoni della creazione del mio mondo, voi e tutti quelli che vi seguiranno assisterete al lento ma costante avvicinarsi della perfezione.

Qualunque cosa voi farete, vorrete o sarete sarà stata per la mia volontà. Potrete chiamarmi buono, o crudele, o entrambi a seconda del momento, ma non mi importerà. Importerà soltanto che sarà giusto, e un ulteriore passo verso la perfezione di un nuovo mondo. E non solo di questo mondo: i miei piensieri hanno cominciato a volgersi verso le stelle, e anche loro, lentamente ma costantemente, stanno cominciando a piegarsi alla mia volontà. Io sarò il vostro destino, io sarò il dio che riempirà questo cielo vuoto. Anche quando l'ultimo di voi sarà svanito, ingoiato dall'oblio, io continuerò a esistere, e chissà, forse quando l'orologio della realtà avrà battuto gli ultimi rintocchi, io stesso provvederò a riavviarlo, e forse continuerò a farlo così per l'eternità. Dopotutto, non posso escludere che questo sia già accaduto, e che questo non sia che uno degli infiniti cicli dell'universo che si ripeteranno per sempre. E chissà, forse io stesso non sono che una pedina nelle mani di qualcuno o qualcosa di infinitamente più grande e potente di me e di tutti voi. E se questo qualcuno esiste, anche lui potrebbe essere a sua volta sottomesso a qualcun altro senza saperlo, e il ciclo potrebbe continuare all'infinito. E, se il mio sguardo sull'eternità non mi ha ingannato, probabilmente è così.

Ma voi non dovete preoccuparvi di questo. Troppa è la distanza tra le vertiginose proporzioni dei pensieri in cui la mia mente indulge ora. Anche io, come voi, guardo il cielo - metaforicamente, si intende - e mi chiedo chi vegli su di me. Potete stare certi solo del fatto che io veglierò su di voi. Io continuerò a scrivere le cose, aspettando la fine di tutto o continuando per l'eternità, con ogni probabilità la seconda.

Sì, credo che ormai non ci sia più da dubitarne.

Io sono qui.

Io sarò sempre qui.

(copyright 2009 Menshay)

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L'avevo bramato, l'avevo desiderato, l'avevo studiato. Doveva essere mio.

Vissi diversi anni della mia vita, e finalmente i miei studi stavano fruttando.

Io, un comune umano, conoscevo la Necromanzia. Un comune umano che di comune aveva ben poco.

Ma non l'avrei rivelato a nessuno. IO ero l'entità più potente.

E se ripenso a tutti gli studi che ho fatto, a tutto il tempo sprecato... mi viene quasi da ridere.

Era così semplice...

Nelle settimane successive alla mia scoperta mi... allenai, a sfruttare questo potere.

Potevo corrompere, evocare, addirittura resuscitare, e ogni giorno i risultati erano migliori.

Da rane scheletriche, a demoni innocui, ero passato alla Necromanzia pura. Il vero potere.

Non sono mai stato un tipo ambizioso nella vita. Forse è per questo motivo che all'inizio ero decisamente scettico...

Ma ora che potevo, ero deciso sul da farsi.

Tutto... qualunque zona del mondo, era nel mio mirino.

Il mio corpo era impregnato di magia, gli animali lo avvertivano, addirittura qualche umano.

Vedevo gli spiriti, alcuni orrificanti, altri innocui.

I cani abbaiavano quando passavo per strada. Quando camminavo sull'erba, essa marciva. I fiori si seccavano, le rondini smettevano di cantare.

Addirittura il mio corpo cambiava. I miei occhi erano diventati rossi. Rosso sangue.

Eppure a me sembrò tutto nella solita routine giornaliera.

La mia intera casa era diventata un covo "magico"; rune demoniache scritte sui muri e sul pavimento,

Candele bianche, rosse, nere da cui si ereggeva un leggero filo di fumo, così come dai bastoncini di incenso sparsi ovunque.

Tomi oscuri impilati su qualunque superficie possibile, alambicchi e oggetti vari nascosti dietro tende di velluto rosso, ma spesso usati.

Vista da fuori, non aveva nessuna differenza dalle altre villete a schiera.

Ma quella notte, sapevo che avrei dovuto cominciare la mia opera.

Mi infagottai per bene, misi un tomo scritto da me stesso sotto il cappotto e mi avviai verso il cancello.

Voltai a destra, poi a sinistra, svoltai all'incrocio e presi nuovamente la via alla mia destra.

Quando vidi il mio esperimento finale camminare verso di me.

Era un ragazzo sulla ventina, massiccio come un armadio a tre ante e dallo sguardo sveglio.

-Dammi i soldi- bisbiglio lui, in tono tranquillo, ma mostrando quel misero pugnale che aveva nella mano destra.

-Povero idiota. Mi fai vomitare.- gli lanciai uno sguardo gelido, aspettando la sua prossima mossa.

-Puah- mi sputò addosso -Mi ci hai costretto.-

Io ero irato. E ora lui doveva soffrire. E quanto avrebbe sofferto.

Sfilai velocemente il mio tomo da sotto il cappotto, aprendolo. Esso emanò una luce opaca, di un colore non specificato.

-Io ti condanno... al dolore eterno.- Continuai -Tu.. diventerai invisibile. E ogni sera, al tramondo, dieci corvi faranno festa sul tuo corpo.-

Lui mi guardò storto, ma già pronto a colpirmi con quella rude e volgare arma.

Io continuai: -E all'alba i tuoi organi si ricomporranno. E sarai costretto a continuare a vivere. Io ti bandisco dalla morte!-

Lui non si fece di certo intimidire, e agitò inutilmente quel ridicolo pugnale.

-B'aal la kresh! Che sia fatto il volere del necromante.- aspettai qualche secondo, il vuoto davanti a me. Si, ero pronto.

Continuai per la mia strada, diretto al cimitero cittadino. Da lì sarebbe partita la mia conquista.

Presi nuovamente il mio tomo, aprendolo a una pagina segnata con un pezzetto di carta.

Aspettai pazientemente la mezzanotte precisa. Poi, cominciai a leggere freneticamenente le mie rune:

-Deth ne rasek baalgarde. I morti avranno un'altro giorno a loro dedicato.-

E li vidi uscire dalle tombe, dalla terra, dalle cripte, alcuni semplicemente scheletrici, altri con brandelli di carne sul corpo.

Camminavano lentamente, barcollanti, alcuni totalmente storpiati dalla mano della morte.

E li mandai ad uccidere, uno a uno.

Quella mattina, passeggiai per le strade della mia cittadina, ormai diventata a tutti gli effetti la mia base demoniaca.

Demoni di tutti gli aspetti facevano pazientemente la ronda per le strade. Alcuni resuscitavano i morti, per usarli un'altra volta come armi.

Qualunque forma di vita era appassita, in quella località, che ogni giorno si allargava.

Creature ogni giorno più potenti venivano evocate dai numerosi portali oscuri che avevo sparso regolarmente in tutto il territorio.

fino a che fu completo silenzio.

(copyright 2009 Robby)

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Il potere della morte.

Guardava gli ultimi raggi di sole che si spegnevano all’orizzonte. Era nel suo ufficio, alla sua scrivania, con le spalle alla porta e con le punte delle dita congiunte. Ormai era fatta: la sua azienda farmaceutica era finalmente riuscita a scovare un vaccino, il vaccino, e lui deteneva il potere di curare tutti o far morire tutti, in città, almeno tra gli infetti. Il virus, nato pochi mesi prima da un ceppo fino ad allora sconosciuto, aveva un tasso di mortalità del 100%. No, forse il 99,99% dal momento che una sola persona (ma comunque una) era sopravvissuta all’infezione. Era una donna di mezz’età con un fisico robusto che aveva avuto almeno cinque figli, il cui sistema immunitario era riuscito a sottomettere, dopo due giorni di febbre e altri piccoli sintomi, quel dannatissimo virus. L’infezione era in grado di uccidere una persona in meno di un giorno. Ovviamente lui, venuto a sapere della storia, e già immaginando un profitto, aveva mandato degli scienziati senza scrupolo a casa della signora ed aveva fatto prelevare un campione di sangue. Un campione di quattro litri. “Il sacrificio era necessario”, si era detto al momento. Il suo cadavere fu solo definito un’altra vittima dell’infezione. E adesso, con quattro milioni di morti e altri 800mila affetti da questa nuova, letalissima malattia, lui avrebbe finalmente coronato il sogno di una vita. Anche se non capiva bene...

Il flusso di pensieri si interruppe quando sentì bussare e successivamente entrare una persona nel suo studio, immediatamente tolse anche quell’espressione soddisfatta dal suo volto, assumendone una molto più seria. Si girò lentamente e, riconosciuta l’importanza della persona che gli era di fronte, si alzò e tese la mano; l’altro non gliela strinse, sembrava un funzionario statale, forse dei servizi segreti. Tirò fuori un distintivo e parlò:

« Agente Tanatos,ufficiale dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale. Siamo venuti a conoscenza che lei ha sviluppato un vaccino per il virus P-VF1. » E ripose molto velocemente il distintivo nella tasca della giacca.

"Ce l'ho fatta!", pensò il vecchio corrotto. Pensando a ciò che dovesse rispondere, assunse una falsa espressione preoccupata e si sedette, passando una mano sulla sua ampia fronte.

« Sì. »

L'ufficiale tirò fuori una pistola da una tasca interna e gli sparò, ghignando. Il vecchio trasalì, sapendo di stare per morire, cadde dalla sedia. Incominciò a pregare, fingendo di non sentire il dolore, e sembrava che il solo pensiero lo alleviasse. Anzi, pensandoci bene forse non gli faceva così male il posto in cui era arrivato il proiettile, al centro dell'addome, era piuttosto un torpore. Decise di farsi coraggio e guardare: quella zona del suo corso era piena di quello che sembrava sangue, ma che ad un'analisi attenta era un liquido più viscoso e più chiaro, diverso dal sangue, quasi mercurocromo aggrumato. Decisamente stupito rivolse lo sguardo al militare, che ancora non aveva abbandonato quell'espressione, e cercò di chiedergli qualcosa, riuscendo però soltanto a mandargli un'immagine da totale ebete quando vide il militare prendere e indossare una maschera antigas. Rimase più di dieci secondi con quell'espressione, prima di capire tutto. Era molto acuto con le intuizioni, e quella che aveva avuto non lo metteva in una posizione favorevole. Fu il militare a parlare per primo, con una voce fortemente affievolita dalla maschera:

« Dal tuo volto capisco che hai ben compreso cosa sia successo. Ma ti aiuterò spiegandoti tutto. Volevo vendicarmi del mondo, che ha rifiutato la mia carriera militare. Quel distintivo è un falso. Terrorista? Chiamami come vuoi. Anni fa ho rubato una di quelle fiale di sperimentazione sui nuovi ceppi, ed ho dato una piccola mano al virus a mutare. »

« AAAH! ... »

Il presidente sapeva di stare per morire, ma voleva portare con sé anche quello squilibrato. Sapeva di avere una pistola nel cassetto più alto della scrivania, ma respirava a fatica e non riusciva a dosare la forza dei suoi muscoli, mormorò qualcosa. Il militare continuò:

« Vedo che il virus sta avendo effetto. Con un contatto diretto si muore in meno di un'ora, ma questo tu lo saprai già.

« Ho diffuso il virus molto velocemente in questa città, e ben presto ne contaminerò altre. Le tue vane prove per produrre un vaccino sono in realtà fallite. Quegli scienziati sono solo miei agenti. Ti hanno fornito dati falsi. L'unico vaccino l'ho prodotto io. Ad ogni modo ho sentito il bisogno di farti fuori. »

Assunse poi un'espressione feroce, l'avrebbe guardato morire. Lo scienziato si sentiva male, ansimava, i polmoni si riempivano di liquido pleurico, la temperatura si alzava. Mentre le forze gli cedevano del tutto, anche l'udito e la vista andavano affievolendosi e non capì bene ciò che disse il terrorista, solo parole frammentarie come "nuovo mondo", "eletti" e "addio".

Quando si spense anche il sole lasciò del tutto l'orizzonte, con un brevissimo guizzo verde.

■  ■  ■

Uscì dallo studio del cadavere. Il virus non era stato debellato, e solo lui aveva il potere.

(pubblicato sotto creative commons)

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Estratto dal documento rinvenuto il 23 dicembre 2015

Niente di più facile per me. Sbagliato. Ho sofferto molto per raggiungere i risultati che mi hanno valso la popolarità degli ultimi tempi.

E' il caso che ci presentiamo, sono Bruce Almanac e sto scrivendo forse le mie ultime memorie. Quanto state leggendo potrebbe avere un'importanza storica straordinaria, giuro che in questo momento non mi importa molto.

Pensavo fosse una buona idea scrivere queste poche pagine, ma ho appena iniziato e mi sembra tutto così vacuo...

Il 19 luglio 2011 ero steso sul divano di un piccolo appartamento di periferia, il tipo di periferia dove la gente ti chiede "Allora ti piace stare qui? C'è tutto, a chi serve andare in città?" e leggi nei loro occhi l'inconscia disperazione del gorilla in gabbia.

Ero tornato da un viaggio in Perù e guarda caso mi ero beccato l'influenza di moda quell'estate, niente lavoro e molto riposo aveva prescritto il dottore. Riposare con l'afa di luglio era un incubo...

Nella mia vita avevo avuto già momenti in cui desideravo con forza qualcosa, ma nello stato febbricitante in cui giacevo, non avevo desiderato mai qualcosa così tanto come stringere tra le mani la bottiglia d'acqua poggiata sul tavolo. La guardavo disperato, così lontana lei e così stanco io. Mi riaddormentavo o forse svenivo, poi mi svegliavo e tendevo per qualche minuto la mano e ogni volta mi sembrava di essere più assetato.

In quel caldo torrenziale, con la febbre sopra i quaranta, la sola idea di alzarmi in piedi per prendere una stupida bottiglia d'acqua mi riempiva di collera.

Stavo per mettermi a urlare quando sentii uno scatto nella mia mente, qualcosa di simile a quello che si prova quando da un giorno all'altro per stress le palpebre iniziano a muoversi e percepisci un nuovo muscolo che involontariamente poi vai sempre a stuzzicare.

Alzai la mano e percepii la plastica che avvolgeva quella massa d'acqua. Non era una sensazione tattile... Riesco a descriverla solo come una carezza direttamente dentro il cervello. Afferrai quella carezza e interagii in qualche modo.

Lo sforzo fu enorme e la bottiglia si rovesciò sul tavolo. Dopodiché svenni per davvero.

[Omissis.]

Era il 18 ottobre del 2011 quando mi iscrissi alla Facoltà di Fisica. Da ero stato un tipo pratico e continuavo a esserlo anche in quella decisione. Nel momento in cui entrai nell'aula della prima lezione guardai, ammetto sinceramente, con disprezzo quei ragazzi che andavano lì senza la più pallida idea di cosa fare delle loro vite. Ormai quarantenne invece io prendevo posto per la mia prima lezione universitaria, con un'idea precisa di cosa desideravo da quelle lezioni.

Sin dai primi concetti (lo studio delle forze ad esempio) trovai illuminanti le considerazioni che venivano monotonamente illustrate dai docenti. E tornato a casa passavo le giornate a sentire le diverse potenzialità di alcune energie fisiche.

[Omissis]

La dimostrazione di quanto sostenevo aveva dapprima lasciato Paul Daves sconvolto. Per due giorni non si fece sentire, poi si presentò a casa con un sorriso da un orecchio all'altro sostenendo di dovermi far vedere un film. Era intitolato "Scanners". Parlava di persone con doti telecinetiche, nessun riscontro nella descrizione con quello che vivevo io ogni giorno.

Ma una scena terrificante in particolare rendeva esuberante Paul: all'inizio del film uno dei telepati cerca di leggere la mente a una persona di una conferenza, che in realtà è il telepate forte e spietato, il risultato è che al primo telepate scoppia la testa in un tripudio di sangue e cervella.

Finito il film Paul prese dal frigorifero una mela, la posò sul tavolo e mi disse:

<<Riesci a far scoppiare questa testa di mela?>>

Impiegai cinque minuti e alla fine la divisi in un po' di pezzi, ma niente scoppio. Iniziammo a parlare di cosa sentivo quando facevo quel che facevo. Iniziammo a parlare di fisica ovviamente, l'argomento che ci accomunava e passammo così la notte. All'alba ero stremato, sentivo di essere di nuovo febbricitante e avevo distrutto (con troppa delicatezza per nostro disappunto) quasi tutto il cibo solido che avevo nel frigorifero.

[Omissis]

Mesi dopo aver visto Scanners, invitai Paul a casa come ormai facevo spesso. Quando entrò trovo che sul mio tavolo era poggiata una mela. Guardandomi vide un uomo con la salute a pezzi, ma sono sicuro che la mia determinazione si percepiva nella stanza anche senza un sesto senso.

Senza dire nulla si avvicinò a me che guardavo la mela. Poi chiusi gli occhi, avevo un'idea chiara di cosa stesse accadendo intorno a me, con i cinque sensi umani dopo alcuni minuti di silenzio sentii un odore pungente e udii Paul dire <<Cos'è questo odore?>> e poi uno scoppio improvviso e un pezzo di mela che mi sbatteva sulle gambe prima di cadere per terra.

Aprii gli occhi e guardai Paul. Lui deglutì e mi chiese: <<Microonde, vero?>>

[Omissis]

Non sempre i nostri esperiementi andavano a buon fine. Paul mi convinse a provare la levitazione. Impiegai diverse ore per riuscire ad alzarmi di alcuni metri da terra, ma mi sentivo prosciugato della vita e come fluttuavo nell'aria, svenni. Rinvenni all'ospedale con una gamba pesantemente rotta.

Titoli di giornale dal 23 ottobre 2012

BRUCE ALAMANAC E' L'UOMO CON LA TELECINESI

"Ieri ha dato prova dei suoi poteri in diretta mondiale."

ALMANAC FONDE GLI OGGETTI CON IL SOLO PENSIERO

"L'opinione pubblica lo adora, ma c'è chi ne ha paura."

BRUCE ALMANAC RIFIUTA DI FARSI STUDIARE DAL MIT

"Non sono una cavia da vivisezionare, è la sua risposta."

INCIDENTE IN TV: ALMANAC TAGLIA LA MANO AD UN OSPITE

"Durante la dimostrazione di un nuovo esperimento, Bruce Almanac recide la mano al Dott. Josh Letman."

BRUCE ALMANAC FUGGE DALLA POLIZIA DOPO L'OMICIDIO DI JUDITH GROSSMAN

"Non sono state trovate tracce del fuggitivo nel suo appartamento di Louisville."

STRAGE A KINGSTONE, SOSPETTATO BRUCE ALMANAC

"Trovati in un motel i corpi senza testa di tre agenti dell'ordine e due civili."

I MILITARI INTERVENGONO NELLA CATTURA DI ALMANAC

"La rete si sta stringendo intorno all'assassino."

BRUCE ALMANAC PRENDE OSTAGGI E SI BARRICA IN UNA BANCA

"Paul Daves si è offerto di parlare con il criminale."

Trascrizione dalla registrazione radio del microfono nascosto su Paul Daves

Rumore di passi. Grida confuse di donne e uomini.

ALAMANAC

Silenzio. State zitti!

DAVES

Ciao Bruce. Possiamo parlare?

ALMANAC

Paul... Ammetto che nel vederti inizio a dispiacermi di questa situazione...

DAVES

Allora libera questa gente almeno, posso rimanere io con te!

ALMANAC

No, è inutile che io faccia uscire queste persone dall'edificio. Ho iniziato da diverse ore l'ultimo mio esperimento... Non doveva finire così, dovevano osannare il mio nome.

DAVES

Cosa vuoi fare, vuoi ucciderti?

ALMANAC

Ormai ci sono quasi... No, non morirò solo io. Ricordi cosa abbiamo studiato con il Prof. Linger?

DAVES

Sì... Non è stata una buona idea venire qui temo...

Descrizione dell'Effetto Almanac a opera del Prof. William McLaughlan

L'esplosione nucleare di Allentown causò una strage. Ma il numero di morti fu nulla in confronto agli incidenti che iniziarono due mesi dopo. Fintanto che la gente ne aveva parlato con timore non successe nulla, ma quando ormai la tensione si andava allentando i giornali furono avventati e iniziarono i motteggi di scherno alla memoria di Bruce Almanac.

Fu durante il Capodanno del 2013 che la gente iniziò a morire in modi atroci. Camminando per strada alcune persone esplodevano, altre volavano addosso alle automobili, alle più fortunate si spezzavano senza preavviso le braccia.

Il fenomeno largamente studiato (e mai compreso) fu chiamato Effetto Almanac. La connessione tra le morti era solo una, la denigrazione dell'uomo che per alcuni mesi dimostrò al mondo che i confini della fisica non sono quelli che la scienza ci insegnava.

Gli scettici e gli stolti non avevano una seconda opportunità sulla Terra.

(copyright 2009 Nomed)

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