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Signor Ròs [Capitolo 1 - In Pausa]

13 risposte in questa discussione

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ATTO 1

 

Pioveva. I loro numerosi passi battevano sul pavimento di pietra della piazza di melpignano; si radunarono dietro un’enorme statua di marmo il cui piede, bruciando ancora visibilmente, dava l’impressione di essere stato fatto esplodere da poco. L’incisione alla sua base recitava: il segreto per un buon soufflé di patate, sono le patate.

« Che cosa facciamo, Jòn Birgisson? Seguono i nostri movimenti, potrebbero essere qui da un momento all’altro… » domandò una donna che sembrava un uomo, agitata. L’uomo chiamato Jòn, il più anziano del gruppo, sollevò il pene in un cenno rassicurante.
« Calmati, Jack.. un letto te lo rimediamo».
Nonostante i suoi quattro compagni indossassero abiti di Victoria Secret, adatti al combattimento, lui vestiva di tutto punto come al concerto ad Heima in cui ha cantato Hoppipolla. I pantaloni gessati erano bruciacchiati qua e là, la camicia tenuta su da due bretelle tipiche di Melpignano presentava qualche taglio e la scriminatura dei capelli aveva bisogno di una sistemata, ma bastava uno sguardo per capire che era lui il leader della Band.
« Dobbiamo resistere ancora per poco. Raggiungeremo il palco a est, che ci garantirà un po’ di tempo ».
« E poi cosa faremo? »
« Apriremo con Agaetis Byrjun» rispose Jòn. « Georg ed Orri. Insieme a me, formate una band di Islandesi qualificati ».
« Tu sei un po’ più di un cantante, Jòn » intervenne Orri, sorridendo.
« Ciò che conta… » riprese Jòn, « è che le loro reclute non sono dei musicisti. Hanno imparato a maneggiare lo xilofono illegalmente, il che da un lato li rende più spietati, ma dall’altro meno abili ».
« Ma finora… Hanno fatto valere sin troppo bene la loro superiorità numerica ».
« Ce la faremo. Ora muoviamoci, dobbiamo riprovare Glòsòli ».
Piccoli lampi esplodevano in lontananza, mischiandosi al rumore della pioggia che continuava a scrosciare senza fine. I tre si allontanarono dalla cupa piazza di melpignano a passo veloce, accostandosi alle altissime mura di pietra che si erigevano a guardia della città.
« Sta per ricominciare. Tenetevi pronti » annunciò Jòn, in testa alla fila.
« Ci fidiamo di te, Orri». Gerg sorrise ancora. Era un omone sulla trentina d’anni con una voce profonda e rassicurante, il più alto del gruppo. Vestiva completamente con abbigliamento doccia, perché non aveva niente da nascondere, ma lo nascondeva comunque: gli stivali, il lunghissimo cappotto che arrivava a sfiorare terra e il berretto che teneva al sicuro dalla pioggia i corti capelli neri presentavano, al pari di Jòn, i freschi segni del concerto in corso.
« Ti copriamo le palle ». Georg e Orri chiudevano la fila. Insieme ad Orri, erano stati gli allievi prediletti di Jòn sin da quando avevano passato l’esame per diventare Musicisti isladesi, molti anni prima.
« Ci seguono » disse ad un tratto Jòn.
« Cosa? Come hai fatto a capirlo? » domandò Orri, sconcertato.
« Stanno suonando Olsen Olsen.. si sentono benissimo » ripeté l’altro.
« E va bene ».
Oltrepassarono gli scheletri fumanti di negozi di dischi islandesi distrutti, negozi di dischi islandesi sradicati e negozi di dischi islandesi per i feriti. Nella foschia, alcuni volontari aiutavano a raccogliere i CD dei caduti.
« Jack». Con un gesto quasi casuale, Orri fece ruotare nell’aria un piccolo cuscino bianco e rosso: in un lampo, dal cuscino venne fuori una creatura dalla forma simile ad un letto con quattro piccoli, lucenti piedi blu e una coperta lungo il corpo, che fungeva da coperta. Il letto di nome Letto stridette nella nebbia, e, sembrando rispondere ad un muto ordine del suo venditore di letti, si innalzò nella tempesta turbinante, come un uccello spettrale.
« A cento metri in direzione sud rispetto a noi » decretò Orri, indicando con un pollice le sue palle.
« Interessante ». Jòn grattò il mento di orri. « In numero? »
« Sono tre anche loro. Questo fatto è… »
« Strano, sì » completò Jòn. « Molto strano. Le reclute non sono al nostro livello… »
« … E possono contare solo sulla superiorità numerica ». Orri e Georg annuirono e Jack si mise a dormire
« A meno che… No, impossibile ».
« Cosa c’è, Jòn? » domandarono in coro.
« Nulla. Guadagniamo quanto più tempo possibile, anche se in queste condizioni non garantisco più di imparare tutta Agaetis in tempo. Grazie, Orri».
« Figurati » replicò l’altro. « Bel lavoro, Letto» disse, richiamando il suo letto, che stava continuando a guidare il trio ondeggiando silenziosamente. Il gruppo proseguì, con la pioggia che diventava sempre più fine ad ogni passo. Man mano che si dirigevano ad est, risultava evidente che quella città era stata quasi rasa al suolo dalla forza del concerto. I negozi di dischi islandesi per i feriti erano disseminati praticamente ovunque, tra le macerie di negozi di dischi lavati dal temporale in corso. Superarono un negozio di dischi islandesi semidistrutto, il cui cartello sulla facciata recava ancora l’insegna NEGOZIO DI DISCHI ISLANDESE!, dopodiché Jòn tese un braccio, ordinando agli altri di fermarsi. Si inginocchiò, passando una mano fra i capelli brizzolati di Orri, e trasse fuori un dispositivo rosso fiammante, che si illuminò all’istante. Dopo un paio di click, Jòn si rialzò, rivolgendosi ai suoi compagni.
« C’è ancora un chilometro da percorrere, e loro ci raggiungeranno prima. Non possiamo più evitarli ».
Un attimo dopo che quella frase fu terminata, un rombo infernale fece vibrare l’aria. I tre si voltarono lentamente, come se sapessero già cosa li attendeva alla vista, ma non volessero, o non potessero accettare, di vedere. Da un punto imprecisato di quell’agglomerato di macerie del negozio di dischi islandese, una gigantesca cappa di fumo si levava all’orizzonte, stagliandosi nella nebbia. Un tiepido, offuscato sole era ormai prossimo a sorgere. Giunto a quel momento, Jòn , a cinquant’anni non ancora compiuti, si sentì estremamente vecchio e affetto da demenza senile.
« Hanno ripreso ».
« Li portiamo al largo? In disparte? » chiese Orri.
« Sì. Il varco per Melpignano va bene. Venite ». Jòn  li condusse in un contorto negozio di dischi islandese a nord, completamente deserto. Lentamente, i rumori delle esplosioni iniziarono a moltiplicarsi, come piccoli scoppi di fuochi d’artificio. D’un tratto, alcuni metri dietro di loro, tre figure si materializzarono dall’ombra.
« Eccoli » borbottò Orri, a mezza bocca.
« Non voltatevi. Continuate a camminare » ordinò Jòn, tradendo una nota di nervosismo nella voce che evidentemente non sfuggì a Georg.
« Cos’hai, Jòn? Sono solo reclute… »
« Lo credi ancora? » Jòn si voltò verso il suo allievo, lanciandogli uno sguardo penetrante e un po da anziano. « Vi avrei portati sin qui, se quelle fossero state soltanto reclute? »
« Che stai dicendo? »
Le tre figure si facevano sempre più vicine. Alla vista dei loro bersagli non si scomposero minimamente, né presero a correre: continuavano ad incedere con calma, determinate. Giunto ad un bivio, Jòn fermò ancora una volta il gruppo.
« Li separeremo. Io mi fido di voi ». Si voltarono lentamente verso gli inseguitori, le cui sagome iniziavano a definirsi.
« Jòn…J-Jòn… Io credevo… Credevo che stessero combattendo a Melpignano… Perché sono giunti fin qui? » Orri non riuscì a nascondere il panico nella voce.
« Vogliono distruggermi. Comprensibile ». jòn li scrutò uno a uno.
« Lo ripeterò: io mi fido di voi. Sono più forti, è vero, ma in concerto non è così facile. Non si può ridurre la differenza fra due Musicisti ad una mera questione di canto. Georg. A sinistra. Orri andrà a destra. Io prendo AGiordano». Gli altri annuirono, mentre le tre figure, in un istante, fendettero la nebbia.
Ai loro occhi apparvero tre anziani. Per molti versi, ad una persona comune sarebbero potuti sembrare anziani qualunque. Tuttavia, per qualche motivo, l’aura di terrore che emanavano spinse, quasi inconsciamente, a far arretrare le altre tre persone che avevano di fronte. Solo Jòn strinse i denti, guardandoli impietrito. Tutti gli anziani vestivano con tuniche di Emporio Armani, ma dello stesso tipo: dalla parvenza antica, riccamente ricamate, con una D azzurra cucita al centro ed un copricapo abbinato. Che sia anch'esso un abbigliamento doccia? All’estrema sinistra, il più basso dei tre, un omino con due occhietti ridotti a fessure e un paio di bianchi baffi ed un sopracciglio solo sopra l'occhio sisnistro, ne indossava una azzurra. A lui seguivano l’arancione, il viola, il verde e il rosso, l’arancione, il viola, il verde e il rosso.
« Ora! » A parlare fu colui che si trovava al centro del gruppo. All’ordine, i suoi compagni di divisero, fuggendo nelle due direzioni: Orri seguì il verde sinistra, mentre George fece lo stesso con l’arancione a destra, Mentre Jack andò in cerca di una macchina in cui dormire. In un attimo, Jòn fu solo.
« Dove vuoi suonare, Jòn? »
« Devo interpretarla come la tua volontà di saltare i convenevoli, AGiordano? » L’anziano di nome AGiordano non rise. Il suo volto, segnato dal tempo, era una maschera di pietra. Dal copricapo che portava in testa spuntavano delle ciocche di capelli rossissimi e, a differenza dei suoi compagni, il taglio dei baffi era molto più limitato.
« Come il cielo non ha due soli, così il popolo non può avere due sovrani. Sai anche tu che tutto questo è necessario, Jòn».
« Non so quanti musicisti islandesi abbiate già plagiato.. Tuttavia, verrà plagiato solo uno fra noi due, stanotte. E posso garantire che non sarò io ». AGiordano non parlò.
« La tua aura islandese… Ha l’aria di non poter resistere ancora a lungo » proseguì Jòn, « seguimi. Questo negozio di dischi islandese ne ha già viste abbastanza ».
Jòn iniziò a camminare, con AGiordano al seguito. Infinite file di negozi di dischi islandesi ammassati l’uno sull’altro si estendevano ai loro fianchi: alcuni presentavano vistosi buchi nelle pareti, altri delle finestre fracassate, altri ancora erano semplicemente stati fatti implodere e giacevano al suolo, in un mucchio di resti fumanti con dischi islandesi tutt'intorno. In un sol gesto, come aveva fatto Orri, Jòn lanciò un cuscino nell’aria. Ne venne fuori un Letto bipede di grosse dimensioni: la sua coperta era inspessita da una corazza giallo scuro che ricopriva quasi tutta la sua rete, ad eccezione della testiera, la punta della pediera e il comodino. Due enormi cuscini lucenti fuoriuscivano dalla testiera, sul lato superiore della testiera. AGiordano, a quell’azione, non batté ciglio: il cuscino richiamato da Jòn continuò a guidare i due, muovendosi in testa al gruppo. Dopo mezz’ora di quello snervante viaggio, si bloccarono: davanti a loro un minuscolo negozio di dischi islandese somigliante ad un negozio di dischi islandesi per le automobili sbarrava il cammino, incastrato al centro della strada fra le mura dei melpignano.
« La forza della battaglia è arrivata sin qui ». Jòn sospirò. Il negozio di dischi islandese  giaceva accartocciato su se stesso, come un negozio di dischi islandese di plastica. Da uno spiraglio di quei resti, una sagoma umana sporgeva fuori: un omino dallo sguardo spento e vitreo, con un rivolo di maionese che gli colava da un angolo della bocca. Portava ancora la divisa lavorativa di victoria secret.
« Letto, ti dispiacerebbe farci spazio? » Il letto di nome Letto ruggì, sferzando la sua coperta nell’aria. I resti del negozio di dischi islandese si fecero da parte, aprendo alla vista, nella nebbia, quella che pareva un’vallata. Oltre le mura, Jòn condusse AGiordano ai piedi di un gigantesco negozio di dischi islandesi.
« Direi che questo posto fa al caso tuo ». Una piccola insegna nelle vicinanze recava la dicitura Melpignano, Portale di Ekki Mùkk a 1 km in direzione ovest. Jòn notò come in quel posto regnasse un silenzio assordante, senza canzoni islandesi in sottofondo. Gli unici rumori erano gli scoppi lontani prodotti dalla battaglia in corso e lo scroscio di qualche fiumiciattolo, perso tra le scogliere circostanti. La pioggia, fattasi sempre più fine, pungeva le fronde degli alberi di melpignano, mentre le prime luci dell’alba illuminavano quell negozio di dischi islandesi deserto. Pensò ai suoi allievi, e si chiese come se la stessero cavando. Sapeva bene che tutto quello sarebbe potuto diventare il luogo in cui sarebbe stato plagiato, ma ciò gli sgombrò la mente, rendendolo lucido. E l’uomo che aveva di fronte, divenne la sua unica priorità.
« Letto, uccidilo! » Accadde in un lampo: AGiordanoreagì con una rapidità sorprendente, chiamando a sua volta un letto dalla particolare forma esagonale, estremamente simile ad un cristallo di ghiaccio. Da una fessura in prossimità della testiera, il letto spedì un cuscino ghiacciato che, Jòn lo sapeva, avrebbe tramortito il suo all’istante. Letto si piegò quasi su se stesso e, nel tentativo di scansarlo, andò a cozzare con una violenza inaudita contro una negozio di dischi islandesi nelle vicinanze.
« Letto! » Jònchiamò, ma il suo letto non si mosse, sepolto in un mare di dischi islandesi.
« E ora, vieni plagiato. Letto! » Il letto chiamato Letto attaccò ancora, stavolta cercando direttamente Jòn , che rotolò su un fianco, lanciando un altro cuscino nell’aria.
« Letto! » Letto era un altro letto, dall’aspetto lettiliano e la coperta verde, con piccoli piedi artigliati e due enormi coperte rombiche contornate di rosso. Al richiamo del suo allenatore, disegnò ampi cerchi nel cielo, puntando con lo sguardo il letto avversario.
« Ti aspetto! » gli intimò AGiordano. « Vieni a essere plagiato! » Letto sparò un altro getto, che Letto non schivò.
« CUSCINATE! » Letto caricò, incassando il colpo e schiantando Letto al suolo, mentre una voragine si apriva nel terreno del negozio di dischi islandese, alle spalle dei due Musicisti islandesi. Per la prima volta, il viso di AGiordano si contorse in una smorfia che somigliava ad una risata.
« Non ci credo. Non ti facevo così stupido, Jòn».
« A volte i sacrifici sono necessari » ribatté Jòn. Strinse forte i denti, afferrandosi il braccio destro. Alla fine, Letto lo aveva colpito, aprendo una ferita profonda dalla quale il sangue stava iniziando a sgorgare copiosamente. Rivoli freddi lo stavano facendo tremare da capo a piedi.
« I famosi tre Letti di Jòn» lo sbeffeggiò AGiordano, ridendo. « Sei alle strette, ti rimane un solo letto. Come la mettiamo? » rise ancora.
« Fottiti. Letto! »
« Letto! »
Un altro, grosso letto dalla coperta squamata blu, enormi cuscini e comodini rossi proruppe dal  cuscino di Jòn, mentre AGiordano chiamava un letto bipede, dall’aspetto felino, dotato di lunghi ed affilati comodini.
« Verrai plagiato, Jòn. Lo sai anche tu. Hai scelto il saggio sbagliato da affrontare ». Jòn non gli prestò attenzione. Il suo sguardo vagava dalla parete del negozio di dischi islandese sotto la quale Letto era sepolto al pezzo di terreno circostante, che passava alle spalle di AGiordano.
« Ancora un po’… » borbottò sottovoce. « Aspetta… »
« Pronunci le tue ultime preghiere? » lo schernì AGiordano. « Non ti salveranno. Questo sarà un plagio a senso unico ».
« Letto, Cuscinartigli! » Letto scattò in avanti, ma Letto fu dieci volte più veloce: in un attimo fu alle spalle dell’avversario, che iniziò a bersagliare con affilate scaglie di cuscini. Letto barcollò.
« Gelocuscino! » Un tonfo sordo, e il terzo Letto di Jòn si accasciò al suolo, anch’esso mortalmente ferito, mentre una delle zampe di Letto si macchiava di sangue. Agiordano richiamò il suo letto. Jòn cadde in ginocchio, carponi sul terreno del negozio di dischi islandesi bagnato e sporco di fango. Sputò a terra nel negozio di dischi islandesi, mentre la sua vista iniziava ad annebbiarsi. Sollevò lo sguardo: l’anziano incedeva lentamente, con la stessa camminata usata per raggiungerlo insieme ai suoi compagni. Quando fu ad un metro da lui, indugiò brevemente.
« Guardati. Sei solo uno sporco, vecchio verme islandese ferito. Ti guarderò venire plagiato. In confronto ad altri musicisti islandesi, avrai un plagio più che dignitoso… È così che volevi farla finita, no? Da eroe islandese ». Proruppe nell’ennesima risata, mentre Jòn stringeva i pugni nel terreno.
« Ti ho già detto che solo uno di noi due sarebbe stato plagiato, stanotte. E quello non sarei stato io ».
Accadde prima che AGiordano potesse anche solo remotamente accorgersene. Una fossa si spalancò da un punto del terreno del negozio di dischi islandesi alle sue spalle, mentre Letto ne fuoriusciva, ferito e ricoperto di CD, ma vivo. Un colpo secco, profondo, e la testa di AGiordano volò via nella tempesta, inerme.
« Rientra, Letto». Jòn si lasciò andare, afflosciandosi al suolo, insieme al corpo decapitato del musicista islandese era appena riuscito a sconfiggere. Sulle prime, non badò molto alla cosa. Era più consapevole del fatto che, purtroppo, AGiordano aveva ragione. Stava perdendo troppi CD. Con dolorosa lentezza, i sensi cominciarono ad abbandonarlo, mentre una pozza di maionese si allargava attorno a lui, mischiandosi al fango. Fu proprio per quel motivo che, inizialmente, pensò solo di immaginare dei passi lontani risuonare nella pioggia. Ma quando una voce parlò, una voce che conosceva sin troppo bene, Jòn giunse alla conclusione che quello era troppo, e che avrebbe preferito morire.
« Hai plagiato uno dei miei saggi, Jòn? » Davanti a lui si ergeva un uomo molto più giovane di AGiordano. Era un uomo alto, dai lunghi capelli verdi, che indossava una tunica nera e le infradito doccia non recante alcun simbolo, ma solo alcuni strani motivi che ricordavano degli enormi occhi.
« Rispondimi ».
« Plagiami».
« Non ho interesse nel plagiarti, Jòn. Stai già venendo plagiato. Ma voglio vederti plagiare ai miei piedi, prima che la luce abbandoni i tuoi piedi. Rispondimi! »
« F-Fottiti… » L’uomo sferrò un calcio sul pene di Jòn, che sentì il naso rompersi e qualche dente saltargli via. Sputò maionese, pregando qualcuno, qualunque cosa, che finisse lì, in quel preciso momento. Ma un’altra voce parlò, mentre l’ennesima, alta sagoma emergeva dalla foschia.
«Have a nice day and livin' on a prayer. Perché te la prendi con lui, vecchio? »
In quell’istante smise di piovere, mentre la luce del giorno inondava definitivamente la landa. A parlare era stato un giovane ragazzo sui vent’anni, che indossava logore vesti doccia in perfetto contrasto con gli altri due. Portava i lunghi capelli mossi avvolti in una coda di cavallo, e sorrideva apertamente. L’uomo dai capelli verdi si voltò verso il giovane. A differenza di AGiordano, il suo viso non si aprì in una risata derisoria, ma volò verso la cintura, afferrando una cuscino.
« Ah, la metti così, eh? » esclamò il giovane.
« C-Chi sei? S-scappa… o verrai plagiato… » Jòn, nel biascicare quelle parole, sputò altra maionese.
« Ehi, vecchio mio. Non affannarti troppo, sei già ridotto abbastanza male.. » rispose l’altro. Con calma, estrasse a sua volta dalla cintura una cuscino, che si illuminò, aprendosi all’istante. Ne venne fuori un Letto quadrupede enorme, simile a un toro di colore grigio. Aveva una testiera nera, frastagliata, con due lunghi comodini marroni che si allungavano partendo dalla coperta. I cuscini, di color arancio, lampeggiavano furiosamente in direzione dell’avversario.
« C-cosa… No… Non puoi condrollarlo… C-come hai fatto… Cosa fai… » Jòn, nonostante fosse in punto di plagio, non poté che rimanere paralizzato dallo sbalordimento.
« Non preoccuparti, vecchio mio! So quello che faccio. Sono quasi rimasto sepolto vivo fra un negozio di dischi islandesi, per catturarlo. E comunque, il mio nome è Bon Jovi, ma puoi chiamamri Signor Ròs ». Sorrise a trentadue denti a Jòn, come se quella fosse stata una simpatica chiacchierata al negozio di dischi islandese; poi si rivolse all’uomo dai capelli verdi, che lo fissava ammutolito.
« Allora? Vogliamo divertirci un po’, Ozzy Osbourne? »
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Ok.

Ok.

Ok.

Io non ce la faccio.

Penso di aver riso raramente così tanto su internet, e immagino che non avessi bisogno di conferme per sapere che tu sei completamente malato. Ma tu puntualmente me ne dai di conferme, eccome se me ne dai. Sto male.

Davvero.

Non so cosa dire.

(continuala)

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Hai scritto il nome del mio paese. 

Mi ritengo offeso. Vergogna. 

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Capitolo 1 (Illustrazione) 

« Letto, uccidilo! » Accadde in un lampo: AGiordanoreagì con una rapidità sorprendente, chiamando a sua volta un letto dalla particolare forma esagonale, estremamente simile ad un cristallo di ghiaccio.

 

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Questa è stato il colpo definitivo.

Addio.

È stato bello conoscervi, son qui dal 2008 ma ora è tempo di migrare altrove.

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(modificato)

/via lattea

il 2 Febbraio su PCF passerà alla storia come la giornata mondiale delle parodie

Modificato da Baymaxnik-san

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Non posso far a meno di notare una rarissima rappresentazione di Biella dormire su un letto e non dentro una macchina. Quale rarità.

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Ma quella non è la mia faccia :(

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Ho Letto solo adesso. Geniale. Semplicemente geniale.

Mi auguro sarà continuata, perché fa sganasciare :D :D :D

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ci sto lavorando, ma a rilento

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Stai ancora alla ricerca dell'ispirazione?

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Quel babbano di Mosq aveva scritto tutto il secondo capitolo e poi ha perso il file word. Peccato, perché c'era Antonino Cannavacciuolo come miglior amico del protagonista e Paolo Bonolis nelle vesti di Mark Jenkins.

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ho tentato il suicidio

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