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[Dream & Steph] [One Shot] Destro Lance Dracon

6 risposte in questa discussione

(modificato)

Note:

 

Il racconto che ora leggerete era la prima parte di una raccolta di one shot che avrei chiamato "Schiavi come Pokémon".

Schiavi come Pokémon era una serie di interviste fatte da me ad alcuni amici (ed utenti) che interpretavano dei ruoli da me definiti, andando a ridisegnare alcuni personaggi del mondo Pokémon.

Io ne sancivo i tratti caratteriali e l'utente che si prestava, rispettandoli, si lasciava intervistare. Loro non sapevano che domande avrebbero ricevuto e io non sapevo cosa mi avrebbero risposto.

Mentre stavo scrivendo la seconda intervista - da solo, dato che avevo già abbandonato il forum - mi resi conto che non era il progetto su cui puntare e che ormai, l'unico motivo che mi portava a lavorarci, era quello di stupire il fandom di EFP. Non si scrive qualcosa solo per il fatto di stupire. Si diventa tronfi e abortii il progetto.

 

Ogni intervista si apriva con un lungo racconto, in prima persona, del giornalista, tale Christopher Oriole che narrava chi era l'intervistato, come era riuscito ad ottenere l'intervista e la descrizione del momento in sé. Non ci sono descrizioni di sorta tra una domanda e una risposta, andando a riutilizzare lo stile di "Intervista con la Storia", noto libro di Oriana Fallaci a cui mi ispirai.

Quella che leggerete ora è l'unica intervista effettivamente conclusa ed è quella a cui partecipò il buon Steph. Il personaggio intervistato era tale Destro Lance Dracon, il padre del Lance che abbiamo conosciuto nei giochi di prima e seconda generazione.

Essendo un progetto abbandonato, potrebbero esser presenti degli errori di vario tipo che non ho voluto correggere. Proprio perché è una versione "beta", ho deciso di tagliare tutta la parte che riguarda il viaggio del protagonista a Johto. Magari un giorno vorrò riprenderla e fornirò così alcuni contenuti esclusivi :°.

Fateci sapere cosa ne pensate!

 

~ Destro Lance Dracon ~

 

Quando mi presentai al telefono la sua voce cominciò a tremare presa dall’emozione e ammetto che non me l’aspettavo dal ragazzo tutto d’un pezzo che ha fatto faville alla Lega di Kanto.

Poi, quando mi mostrai interessato per l’intervista ecco che si ritirò in un guscio, quasi come se fosse un Metapod appena evoluto.

«No, non se ne parla» mi disse in un primo momento. E allora dovetti insistere: «La redazione del mio giornale gli paga il volo» gli feci notare, ma niente. Non mi voleva incontrare, disse che non sapeva come si facesse un’intervista, che non si fidava dei giornalisti. Dovetti convincerlo con rassicurazioni sul fatto che le interviste si fanno sempre con un registratore per provare che quanto scritto sia stato effettivamente detto e che nel caso esistono azioni legali. Lentamente il muro che si era creato cominciò a venire meno. E lì ne approfittai.

«Avanti signor Dracon, mi dica un posto dove fare l’intervista e la raggiungo».

«A casa mia, sul Percorso 26».

«E Percorso 26 sia».

 

Dopo un’ora di cammino finalmente ho visto la casa. Al suo fianco, un piccolo ruscello con l’acqua che scorreva rapida e pulita. Quando la mia sagoma si era fatta più chiara davanti ai loro occhi, ecco che la madre mi è venuta incontro. Una donna alta, i suoi occhi sono azzurri come il ghiaccio, i suoi capelli neri e la pelle è candida come la neve.

«La ringrazio Christopher Oriole per esser venuto.  È un tale onore averla qui, in casa nostra».  È una donna umile, disponibile.

Ci siamo incamminati verso l’abitazione. I campi sono verdi e si vedono pokémon apparire qui e lì, mentre l’aria fresca cullava i fili d’erba, facendoli muovere da una parte e l’altra. Sono belli i fili d’erba, non importa se il vento soffi da nord o da est, non importa quanto sia forte, loro tornano sempre in piedi e continueranno a solleticarti le caviglie.

Alla sinistra della casa c’era un grosso mulino a vento fatto di legno scuro. Le pale, invece, erano bianche e ruotavano in senso orario, venendo illuminate dal sole solo nel momento in cui raggiungevano i novanta gradi, e dopo qualche istante, ecco che si gettavano di nuovo nell’ombra, per farsi bagnare dal sole dopo qualche secondo.

«Come mai abitate qui e non con il resto della famiglia a Ebanopoli?» chiedo curioso.

«Questa non è la nostra vera e propria abitazione. È più una casa vacanza, Destro viene qui per riposare dopo i periodi di stress... Alla fine siamo nel territorio dello stato di Kanto. Se fosse stata la nostra abitazione non penso che mio figlio avesse aspettato i suoi vent’anni per sfidare la Lega... È una tale testa dura».

Effettivamente mi era sfuggito questo particolare: la Lega pokémon di Kanto è accessibile dai dieci anni in su per coloro che sono nati e risiedono nello Stato di Kanto, dai venti anni in su per coloro che, al contrario, risiedono all’estero.

«Destro è di Ebanopoli?».

«Esatto, come suo padre, suo nonno e tutta la sua famiglia. Tengono molto alle tradizioni».

Ed eccolo lì, sdraiato all’ombra del mulino. L’uomo del momento, il miglior allenatore di Johto e uno dei migliori di Kanto, secondo tutti i quotidiani sportivi.

Le braccia erano posate dietro la testa, la gamba sinistra era piegata, mentre la destra era posata sul ginocchio sinistro.

«Destro! È arrivato il signor Oriole!».

E con uno scatto, si alzò in piedi e cominciò a camminare nervosamente verso di me, porgendomi la mano già a circa cinque metri di distanza.

«È un piacere conoscerla, signor Oriole».

«Oh, è un piacere per me, Dracon» gli risposi sorridendo, stringendogli la mano.

La madre ci fece strada e arrivammo in una casa accogliente. Su uno dei mobili era stato posizionato in bella mostra anche uno dei miei libri, addirittura autografato.

Appena seduto alla sedia, il suo atteggiamento cambiò. L’agitazione scomparve, così come il tremore all’interno della sua voce. Gli occhi rimanevano gentili, ma sembrava che le parole venissero pronunciate da un’altra persona. Non era arrogante, vanesio o egocentrico. Era però saccente. Eppure, nella sua saccenteria, non riusciva proprio a risultarmi antipatico. E di gente saccente io ne ho conosciuta parecchio. La sua cultura si limitava a poche cose e su quelle era davvero ferrato. Ma su altre cose, ecco che il Campione faceva spazio ad un ragazzo. Non sapeva molto e si prendeva lunghi momenti in cui cominciava ad osservare il tavolo e analizzava ogni venatura del legno, come se cercasse lì la risposta. E poi tornava ad osservarmi e, ostentando sicurezza, ecco che mi parlava, sgusciando via dalle domande come fanno i piccoli pesciolini quando li acciuffi nell’acqua, non ritrovandomi in mano nulla. La sua vita personale, era un argomento inaccessibile: si trincerava dietro al suo non-voglio-scendere-nei-dettagli-della-mia-vita-privata, e così ogni assalto alla carovana veniva miseramente sventato.

Improvvisamente, però, durante alcune domande sulle sue capacità di allenatore, un barlume di curiosità si è acceso nei suoi occhi, e mi ha domandato per un momento della mia storia, sigillando poi le labbra come se si stesse trattenendo dal dire qualcosa. E quando parlavo il suo volto si illuminava, come quando si ascolta un vecchio saggio che ti sta dando la risposta che cerchi da una vita. In qualche modo sembrava che volesse darmi la conferma che oltre ad essere un eccellente allenatore fosse di più, fosse una persona.

Ed è qui che mi domandai se Destro Lance Dracon di cui tutti parlavano da settimane ininterrottamente fosse lui. Perché i Campioni della Lega sono tutte persone piene di sé, che non vogliono spiegare mai niente a nessuno. Dissero subito che era snob, perché non si concedeva ai fotografi, alle telecamere. Eppure qui trovai tutto il contrario di una persona con-la-puzza-sotto-il-naso. Una persona che quando sentì la domanda su i suoi interessi culturali rise imbarazzato, con la madre che ci osservava con la stessa attenzione con cui i falchi osservano le proprie prede da agguantare, mentre lui indicava la propria testa quando affermava che la biblioteca non gli serviva, l’esperienza era tutta incisa nella sua memoria. Una persona che quando gli chiesi cosa pensasse dell’amore è voluta scappare dalle orecchie della madre, chiedendomi di seguirlo nell’immenso prato che circondava la casa. Ed è proprio qui che ho smesso di darle del “Lei” e ho cominciato con il “Tu”. Perché la confidenza era arrivata ad un livello tale che ho persino io abbassato la guardia.

Sul Percorso 26 ho trovato un clima familiare in quella che è considerata una delle famiglie più severe e inaccessibili di Johto, ma non solo. Sul Percorso 26 ho incontrato un ragazzo sulla strada per diventare uomo. Un ragazzo, che mentre camminava questa strada, fatta di insidie e trappole, era diventato anche Campione. Questo mi sorprese parecchio.

E ora lascerò che sorprenda anche voi.

 

Dunque, signor Dracon, devo ammettere che mi ha fatto un po' penare per ottenere quest'intervista. Non starò qui a raccontarle che cosa ho dovuto vedere e subire per arrivare su questo Percorso ma la prima domanda che voglio porle è: perché? Perché è così restio a farsi intervistare?

Ah, ecco, uhm, dunque. Non mi piacciono i giornalisti: hanno delle belle pretese... Si aspettano che il Campione sia sempre a loro disposizione, che sappia rispondere a tutte le loro domande, o che abbia qualche nuova curiosità da rivelare. Voglio solo mantenere separate la mia carriera dalla mia vita privata. Immagino, quindi, che Lei si stia chiedendo come mai Le ho concesso quest'esclusiva.

Lei si è dimostrato molto determinato, così, arrivando addirittura a presentarsi di fronte casa mia. Sono rimasto piacevolmente sorpreso, nessuno si era mai spinto così in là per un semplice incontro con me... Immagino che le cose cambieranno, ora che sono Campione, ma la cosa un po' mi dispiace ed al contempo no. Ho avuto l'effetto desiderato, ho dimostrato a tutti chi sono veramente.

 

Beh, sa, dopo aver visto il Team Galaxy che piazzava bombe in ogni angolo di Sinnoh non era certamente un problema per me raggiungere casa sua. Ma ecco, diciamo che il suo personaggio è un po' particolare, affascina. Solitamente i Campioni sono tutte persone piene di sé, sicure di quello che fanno. Eppure lei sembra essere quasi un’eremita. Alcuni colleghi, addirittura, l'hanno accusata di essere "snob". Mi dica, Dracon, aveva messo in conto di diventare Campione?

A questa domanda posso dire di sì! Provo una certa sicurezza quando sta per iniziare la lotta, che mi accompagna per tutta la durata del combattimento. Essa è il frutto del duro allenamento e del rapporto che si è instaurato tra me ed i miei pokémon. È normale isolarsi un po' durante l'allenamento mirato della propria squadra, specie quando si tratta di allevare i pokémon di tipo Drago. Richiedono una particolare attenzione, sono molto difficili da crescere e difficilmente obbediscono nell'immediato, possono essere la salvezza oppure la condanna di un allenatore, per quanto forte esso sia. Quindi un allenamento di questo tipo mi ha costretto a viaggiare molto da solo: per capire i miei limiti, per superarli, per essere visto come un punto di riferimento ("Alpha", direbbero le tribù dei miei antichi parenti draconici), ma anche come alleato ed amico, dai miei pokémon. Sono diventato più indipendente, forse per questo agli occhi degli altri sembra che io sia un tipo solitario. Per quanto riguarda chi mi giudica snob, sono ovviamente solo dicerie, dovute al fatto di conoscermi poco o non conoscermi affatto.

 

 È molta la gente che la conosce bene?

A parte la mia famiglia... No, direi di no, ma forse, ecco, direi che sono io a non volermi aprire a chiunque. Come dicevo anche in riferimento a prima, preferisco che le persone mi riconoscano come un allenatore e mi rispettino come Campione, che non per la mia vita privata.

 

Allora parliamo del Destro Lance “Campione”. Come ben sa, lei è stato il primo Campione nato in una regione straniera a poter partecipare alla Lega di Kanto e a ottenere anche la vittoria. Sappiamo entrambi quanto il Governo di Zafferanopoli abbia fatto di tutto pur di mettere i bastoni tra le ruote a voi allenatori, e hanno celato con molta fatica una certa scontentezza nel vedere che la Lega era stata vinta da un allenatore straniero, per di più ventenne; qualcuno che aveva appena superato i loro vincoli. Si è sentito un po' in imbarazzo nello stringere la mano al Presidente del Consiglio, Federico Poltreno, che era visibilmente nervoso e seccato?

No, anzi: tutto ciò mi rende particolarmente orgoglioso ed onorato, anche se sono triste al pensiero che gli abitanti delle altre regioni siano visti ancora come "stranieri" e non come semplici allenatori, persone. Spero di aver dato una scossa, o meglio un Dragospiro, a gente come il Presidente. Se si è seccato per questo, sono affari suoi, giusto?!

 

Quindi lei non si è sentito un pesce fuor d'acqua ad entrare all'Altopiano Blu per la sfida dei Superquattro?

Quando alleni i pokémon Drago, devi mantenere un certo autocontrollo. Non mi sentivo affatto preoccupato, ma anzi ero soddisfatto di essere arrivato fin lì e parecchio esaltato, forse un po' troppo ecco, quello sì. Non vedevo l'ora di mettermi alla prova contro quelli considerati i più forti della Nazione. Vedere se i miei sforzi erano stati ripagati, se l'allenamento aveva dato i suoi frutti.

 

Insomma, mi sta dicendo che non c'è stato alcun momento, mai, nel corso delle battaglie, in cui ha pensato di poter perdere?

Il tipo Drago è un elemento esotico, quindi non molto diffuso, soprattutto nel Kanto. Il che ha giocato parecchio a mio favore, in quanto la mia squadra si è trovata avvantaggiata in parecchi incontri. Tuttavia, i Draghi non sono certo privi di debolezze: un'allenatrice in particolare, mi ha messo in seria difficoltà. Lei, dominatrice del ghiaccio, ha avuto la meglio sul mio Dragonite. Come si usa dire, "combattere il fuoco con il fuoco", in questo caso però, la battaglia è stata estremamente fredda. Ho temuto per un attimo che i miei pokémon non superassero l'inverno, per così dire. Ma non mi sono dato per vinto, ed ho risposto anch'io "al fuoco". Il mio asso nella manica, Kingdra, ha saputo scaldare gli animi e tenere alto lo spirito della squadra, ribaltando la situazione e portandomi alla vittoria.

 

Mi sta forse parlando della Campionessa, Lorelei? ~

Vorrà dire ex-campionessa forse. E per un attimo, devo dire, mi sono lasciato incantare dalla sua rigida bellezza. Ma aveva qualcosa, il suo animo era come tormentato dal peso di troppe responsabilità. Sono sicuro che adesso anche lei si senta molto più libera. Io d'altro canto, ero lì con una forte motivazione e sono contento di come sia andata.

 

E lei? Si sente più o meno libero in questo momento?

Credo... Temo che sarà ancora tutto da definire. Al momento mi sento molto sicuro di me, ma non posso mai abbassare la guardia. Di certo non mi rammollisco, ma continuerò ad impegnarmi!

 

Sì, ma la mia domanda era sulla sua libertà, non sulla sua sicurezza...

Io... Io mi sento sempre libero. Sono libero di fare, in ogni momento, ciò che ritengo sia giusto. Non devo sottostare a nessuno.

 

Insomma, comunque, è proprio vero: voi Campioni siete pieni di voi pure mentre parlate dei Presidenti.

Mi dispiace non volevo, non amo che la gente mi scambi per arrogante, ma a volte mi capita di irritarmi e rispondere male, quando si parla di certi argomenti. Spero che Lei non inizi a pensare che io sia presuntuoso come tutti gli altri...

 

Non ho intervistato molti Campioni nella mia carriera, lo ammetto. Ma ho letto molte cose su di loro e c'è sempre un po' di omertà attorno alla loro strategia? Perché? È così anche per lei?

Beh, sicuramente conoscere la strategia dell'avversario significa essere avvantaggiati. Ma non sempre significa essere preparati. Come si può, ad esempio, essere pronti ad affrontare una squadra Spettro o Psico, quando la loro peculiarità è proprio quella di essere imprevedibili? E che dire degli abilissimi Allenatori Ninja? Ho affrontato diverse difficoltà durante il mio percorso, tra cui molti allenatori abilissimi, come i Capopalestra. Si può essere informati quanto si vuole, sul loro stile, sui loro pokémon preferiti e sì, trapelano molte informazioni anche sulla loro strategia, ma è innegabile che siano dei veri maestri in quello che fanno, non a caso si sono meritati la loro carica. E riescono comunque a sostenere battaglie incredibili ogni giorno, contro gli allenatori provenienti da ogni parte del mondo. I Campioni non sono da meno, specie se sono dotati di una certa fama, è impossibile non venire a conoscenza delle loro battaglie: vengono tramandate come se fossero leggende.

E, non posso negarlo, anch'io sono venuto a conoscenza di molti epici incontri di Campioni e Superquattro, forse addirittura ingigantite rispetto alla verità. Ma sentire quelle battaglie, sebbene quasi impossibili, non mi ha affatto spaventato, anzi, mi ha spinto a fare del mio meglio, a spingermi al massimo. Ho parlato troppo... Ma forse non è questo che Le interessa sapere. Forse lei mirava a conoscere la mia personale strategia, non è così?

 

Sì, esatto. Qual è la sua strategia?

Allora, come ho già detto ed ormai è risaputo – anche i muri l’avranno capito –, sono un allenatore di pokémon Drago. I miei antenati hanno una vasta conoscenza dell'elemento, che tramandano da generazioni. I pokémon Drago hanno la grande abilità di adattarsi all'ambiente circostante e di essere versatili in molteplici ruoli, oltre ad imparare un immenso numero di attacchi diversi. In tal modo, possono essere preparati alle avversità e colpire brutalmente l'avversario, di qualsiasi tipo. È quello che ho cercato di fare io con i miei pokémon. Ho sempre insegnato loro a cavarsela anche contro un nemico ostico, come i pokémon ghiaccio. Ogni drago infatti ha modo di resistere o contrattaccare ad esso: Dragonite è dotato di una corazza molto spessa in grado di proteggerlo dai colpi più forti; Kingdra invece si trova in perfetta simbiosi con l'elemento ghiaccio ed impara a sua volta attacchi d'acqua che, sfruttando il calore, creano forti getti di vapore rovente in grado di sciogliere anche il ghiaccio più spesso. L'avversario non si aspetta che il mio pokémon possa addirittura capovolgere la situazione in cui si trova immerso, è il caso di dirlo. Stupire è fondamentale, e posso dire che fa parte del mio stile. Ma il ghiaccio e il fattore sorpresa non sono gli unici elementi sul quale mi sono focalizzato.

I draghi vantano resistenze a molti altri tipi, ed infatti posso sfruttare questa loro peculiarità – Ho già parlato di peculiarità? – per risultare indenne alle diverse combinazioni di attacchi nemici. In tal modo, l'avversario si trova disorientato, e non capisce più come rendere efficaci i suoi colpi. a questo è niente. Oltre ad essere imprevedibile negli attacchi, i miei draghi lo sono anche nell'evitarli. I draghi dotati di ali sono in grado di fare acrobazie agili e straordinarie: ho dovuto, è il caso di dirlo, volare in alto per poter far allenare la mia squadra a certe altitudini. Ed una volta che il volo era pane per i loro denti. Non c'è più un attacco, terreno almeno, in grado di scalfirli. Ovviamente, questo stratagemma mi viene meno quando si tratta di combattere in uno spazio chiuso, purtroppo... In tal caso i draghi si sentono incattiviti, ed è più difficile tenerli a bada. Questo provoca una reazione che viene chiamata oltraggio, in cui il pokémon diventa estremamente violento e può arrivare ad attaccare anche se stesso, ma poche persone sono in grado di sopportare il peso di una situazione così rischiosa e riportarla alla normalità. Per questo, i draghi sono così difficili da allenare, ma mi danno sempre grandi soddisfazioni nella lotta.

E Lei invece? Lei è fiero della sua squadra?

 

Beh, deve considerare che io sono un giornalista, e ho sempre fatto questo mestiere, pur avendo comunque frequentato la Scuola per Allenatori. Ma non era destino. Non mi interessavano molto le lotte, mi interessavano gli allenatori. Ecco perché non ho mai vinto una medaglia in vita mia. E sai, ai miei tempi, si usciva dalla Scuola per Allenatori con i diciassette anni. Erano altri tempi, erano i tempi in cui aveva paura e lasciare dei ragazzini in giro per Sinnoh completamente da soli era pericoloso. Scoppiavano bombe ogni giorno e nessuno sapeva cosa fare. Poi con la caduta della dittatura, il sistema si è aperto. E ora si diventa Allenatori a dieci anni. Il mondo è meno pericoloso.

Ma la mia squadra... La mia squadra mi è utile nel momento in cui devo spostarmi da un posto all’altro, o ad esempio, quando devo difendermi da possibili attacchi orditi contro di me. Spesso il Team Galaxy ci ha provato e ha sempre fallito. Come quando hanno tentato di entrare in casa mia e un Houndoom li ha praticamente gambizzati. Ma non gliene faccio una colpa, è nel loro DNA essere incapace di fare una qualsiasi cosa. Quindi, ecco, sono comunque soddisfatto della mia squadra, perché mi torna utile quando ne ho bisogno. Non credo di avere lo stesso rapporto con i miei pokémon che ha lei, pur trattandoli molto bene.

Capisco, pur non essendo mai stato a Sinnoh, sono venuto a conoscenza di brutte storie: ad esempio, un'amica di famiglia che aveva avuto da poco una bambina, Jasmine, è stata costretta a trasferirsi a Johto in quel periodo, per la salvaguardia della piccola.

Sono contento che le cose siano cambiate in meglio, anche se ripensarci ancora oggi mi intristisce un po'. Mi spiace che anche Lei sia rimasto coinvolto, ma mi sembra che se la sia cavata alla grande! È un peccato, devo ammettere, che non abbia deciso di far parte della nostra "squadra". Darebbe sicuramente filo da torcere nelle lotte come lo fa nelle interviste...

 

Certo, ma non è la sola, io stesso lasciai Sinnoh in quel periodo rifugiandomi ad Austropoli, nello Stato di Unima. Espatriare non era neanche una così semplice. Il Governo Rowan aveva messo dei severi controlli e incrementato a dismisura la burocrazia per la concessione dei passaporti. Io, essendo giornalista, ne avevo uno che utilizzavo per lavoro e anche la mia famiglia ne era in possesso, capitava che a volte mi accompagnassero per lavoro. Ma per coloro che non ne erano in possesso fu una tortura. Sembrava quasi che il Governo non volesse lasciarli sfuggire, voleva tenerli braccati, come imprigionati.  È forse difficile capire, oggi, cosa significa vivere o fuggire da un regime, che esso sia fascista o comunista, non cambia. Significa sempre potere dello Stato sull’individuo, sul popolo. Non lo dimentichi mai, signor Dracon.

Ma torniamo a lei e alla sua strategia. Poco fa ha dichiarato di esser soddisfatto di aver allenato pokémon di tipo Drago. Ma mi sorge un dubbio. La sua famiglia è conosciuta per aver sfornato Maestri Drago su Maestri Drago. Quanta di questa soddisfazione è realmente genuina e non auto-imposta dalla sua storia?

Cosa vuole sapere esattamente? Mi sento abbastanza orgoglioso. Certo, avere una tale eredità dagli antenati è un peso non indifferente da portare, spesso difendere un buon nome e l'onore della famiglia è visto come un compito difficile, che viene costantemente ricordato anche dalla famiglia stessa. Ma la mia mi ha sempre sostenuto, non è mai stata ansiosa o preoccupata del mio operato, anzi, ha avuto da sempre fiducia in me e questo è importante per la crescita di un ragazzo. Mi ha aiutato molto, ho avuto buoni mentori a cui sono debitore, credo in me stesso perché penso mi abbiano cresciuto bene. Il rapporto non è mai stato di competizione, ma mi sentivo in dovere di dare il meglio di me, e così è stato. Mi ritengo soddisfatto della mia storia ed anche chi aveva già visto in me il futuro Campione, prima ancora di diventarlo concretamente, è rimasto piacevolmente colpito... Ho risposto adeguatamente alla Sua domanda?

 

In parte. Diciamo che molta della sua passione per i pokémon Drago è frutto della sua storia familiare, più che personale. Ma va bene, non è necessariamente una cosa negativa. Risposta secca: lei sapeva sin dall’inizio di diventare Campione?

Ero sicuro di avere ottime chance. Non so quante volte ormai l'avrò ripetuto, ma mi sono impegnato al massimo e quando ero in difficoltà ho dato il meglio di me per cavarmela. Ne sono uscito vincitore.

 

 È sorprendente, Dracon. Lei alterna momenti in cui dà risposte politically correct, a momenti in cui risponde con frasi piene di poesia e altre in cui rivela il suo essere più aggressivo. Lo ha fatto nei confronti del Presidente del Consiglio di Kanto e poco fa con la Ex-Campionessa Reggente, Lorelei. Insomma, nonostante tutto non riesco proprio a capire chi lei sia e questo mi turba parecchio. Sembra quasi che lei, al suo interno, abbia una serie di personalità una differente dall'altra. Chi è il vero Destro Lance Dracon?

Non possono essere tutti veri? Più che altro, ogni argomento fa scaturire emozioni diverse e le lascio trasparire troppo, mia madre dice che sono molto impulsivo.

 

Ma evviva l'impulsività, signora mia! Stiamo diventando sempre più una società in cui diamo quel che la gente vuole e mai quello che noi vorremmo dare. Ma mi dica, Dracon. Ha 20 anni e ha deciso di diventare prima Campione della Lega di Johto e poi quella di Kanto. Ha trascorso, come ha ammesso lei stesso, molto tempo ad allenare. Le sembra forse di aver perso alcuni treni che invece altri tuoi coetanei han preso? Voglio dire, ha dei rimpianti?

Non mi piace scendere troppo nei particolari della mia vita privata, gliel'ho già detto, sig. Oriole. Tuttavia, sono molto contento del mio stile di vita, senza star lì a confrontarmi troppo con le scelte degli altri, io penso a ciò che fa stare bene me. Anche se passo molto tempo ad allenarmi, questo l'ho scelto io del resto ed occuparmi dei miei pokémon mi rende felice – ed un bravo allenatore, oltretutto. Ho vissuto così tante avventure, che non ho avuto nemmeno il tempo per i rimpianti, o quasi... ma del resto, non li hanno tutti?

 

Ad esempio? Qual è uno dei suoi rimpianti?

Per adesso mi auguro che l'aver accettato la Sua intervista non sia tra questi.

 

Si parla sempre dei Campioni come grandi allenatori, ma si tende spesso a dimenticare che sotto sono delle persone, spesso dei ragazzi. La mia domanda è semplice, e un po’ si ricollega a quel discorso che le ho fatto poco fa, sul volere conoscere gli allenatori come persone piuttosto come “mestiere”. Ecco, Dracon, cosa legge un ragazzo che oggi ha vent’anni? Quali sono i suoi interessi culturali? Quali film guarda? Quale musica ascolta?

Interessi culturali, eh? Ammetto di essermi concentrato soprattutto sulla lotta, in questo periodo, ho accantonato un po' tutto il resto. Non sono mai andato troppo bene nemmeno a scuola, comunque... E nemmeno nella condotta devo dire di essermi comportato troppo bene alcune volte...

Tuttavia, nelle battaglie avevo un talento naturale. Se ad esempio qualcuno mi chiedesse che libri leggo, o cosa studio, mi troverei in difficoltà perché in realtà io applico moltissima pratica. Le basi le ho avute dagli anziani di Ebanopoli, certo, e mi sono diplomato nonostante tutto con il massimo dei voti. Ho anche letto diversi trattati di illustri studiosi di pokémon, tra cui molti firmati da un’emergente Professor Oak: sono rimasto colpito dalle sue scoperte, parlano tutti di lui e la sua fama è meritatissima, ma ritengo che per la lotta sviluppare il proprio stile e sperimentare le strategie sul territorio sia anche più importante per capire veramente come deve comportarsi un allenatore. E l'osservazione delle specie dal vivo credo sia il metodo più valido per apprendere il più possibile sui pokémon. Non visito spesso la biblioteca, non guardo nessuna enciclopedia, è tutto frutto della mia personale esperienza.  È tutto qui dentro!

Tra gli interessi extra pokémon, invece, potrei nominare il cinema. Mi piacciono molto i film di fantascienza, come "Il pokémon dallo Spazio" e "Battaglie Interstellari 6: I.l R.itorno D.el G.uerriero".

 

Un’ultima domanda. Gliela faccio perché mi ha dato l’impressione di essere una persona abbastanza profonda e non superficiale.  È un argomento che non abbiamo ancora trattato e secondo me è fondamentale per delineare il suo profilo, il suo ritratto. Di lei sappiamo le sue doti di allenatore, che ha alcuni rimpianti, che teme quest’intervista e me come giornalista. Conosce poco l’oscura storia di Sinnoh e che i suoi interessi culturali riguardano per lo più film fantascientifici. Ma dell’amore. Cosa ne pensa Destro Lance Dracon dell’amore?

L'amore, cosa ne penso... Usciamo un attimo? Se mi vuole seguire...

Penso che qualsiasi cosa potrei dire, farei sicuramente scaturire delle risate tra i lettori... Obietterebbero che ho solo 20 anni, nel caso in cui io ad esempio non creda all'amore, direbbero che si tratti solo un passaggio od una fase, perché questo vogliono credere in realtà. Ma non voglio mentire né ai lettori né a me stesso, fingendomi qualcosa che non sono, non mi interessa apparire. Mi limiterò semplicemente a dire: non c'è nessuno nel mio cuore in questo momento. E non lo sto più nemmeno cercando.

Ora Le dirò qualcosa... In tutta onestà e confidenza, anche se so che si tratta di un'intervista, Lei mi ispira fiducia. a verità è che ho perso un po' le speranze, ma nel mio isolamento ho imparato ad essere autosufficiente, a bastare a me stesso insomma. Sembrerò un po' melodrammatico e rude forse, ma in fondo non lo sono davvero. Devo dire però che una parte di me spera sempre di sbagliarsi su molte cose, che aspetta di venire incontro a qualcuno, ma quel giorno lo vedo ancora lontano. In ogni caso, sentirsi da solo è impossibile, quando sono in giro con i miei fedeli pokémon, e quando sono a casa c'è tutta la famiglia. Ho un'intera città su cui fare affidamento, quella che hanno fondato i miei antenati e posso sentire la presenza dei loro spiriti che mi accompagna nelle imprese più ardue.

 

Hai detto che ora non la stai più cercando questa persona, Destro. Mi sorgerebbe spontaneo chiederti se una volta allora hai davvero cercato qualcuno. Ma forse è meglio che certe cose rimangano sigillate dentro di te. E poi sono abbastanza sicuro che tenteresti di sgusciare via un'altra volta, come hai quasi fatto ora. Possa il tuo temperamento, il tuo carattere, portarti lontano e ancora più lontano del lontano. Possano gli insegnamenti che hai appreso costruire la tua strada su cui stai camminando. E forse, un giorno, ci rincontreremo.

Modificato da Dream

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letto tutto, complimenti :)

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letto tutto, complimenti :)

Grazie mille!

Devo dire che è stato un lavoro meno immediato di quanto possa sembrare, Steph può confermare. Non sai mai su che strada potrebbe andare a parare l'altra persona, e devi saperti rapportare a lui per poter comunque toccare i punti che ti eri prefissato di discutere.

Grazie ancora per la lettura e il parere!

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Con un pochino di ritardo ho recuperato anche questo.

Simpatica come fic, ma capisco anche perché tu abbia abbandonato il progetto, ho rivisto molto di lost and found sia nel giornalista che in Lance. Forse fin troppo. E penso sarebbe stato inevitabile che i seguiti sarebbero risultati ripetitivi e scontati per la maggioranza delle risposte.

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Figo, ho fatto la mia parte senza aver mai letto il racconto di Dream. ?

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Con un pochino di ritardo ho recuperato anche questo.

Simpatica come fic, ma capisco anche perché tu abbia abbandonato il progetto, ho rivisto molto di lost and found sia nel giornalista che in Lance. Forse fin troppo. E penso sarebbe stato inevitabile che i seguiti sarebbero risultati ripetitivi e scontati per la maggioranza delle risposte.

Boh, mi pare abbastanza difficile pensare che ci sia molto di L&F qui.

Lance è un allenatore umile e impacciato. Ha alcune uscite un po' esuberanti, ma si fermano lì. Oltre al fatto che, come sottolineato da Steph stesso, Lance è interpretato da una persona che di Lost And Found probabilmente non ha letto neanche mai il titolo.

Il giornalista poi è diverso dal Dream giornalista che Lost And Found. Quel personaggio faceva domande insistenti, quasi a voler distruggere la persona che aveva davanti. Il giornalista di questo lavoro, al contrario, è molto più aperto, più disponibile e sì, determinato nel porre le domande, non si mette nella posizione di andare a ricercare l'incoerenza per colpire al cuore l'intervistato.

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