Azrael

Angel Tears

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Capitolo I: L'Angelo

“Non ho mai visto nulla di simile” pensò il Comandante Aureliano Garth delle Milizie dell’Ovest mentre nella sua testa facevano eco le grida di terrore dei suoi sottoposti. Restava lì, incapace di muovere un solo muscolo, di articolare parola. Davanti a sé uno spettacolo terrificante. L’uomo al quale l'esercito in passato aveva dato la caccia per tre anni aveva deciso di presentarsi ai cancelli dell'accampamento situato alle porte della capitale dell’Impero, a proteggerne le mura. I soldati non avevano potuto fare molto prima di venire uccisi. Purtroppo per il Comandante Aureliano non riuscirono neanche a dare l’allarme, così che l’uomo aveva avuto modo di introdursi nel campo indisturbato. Ed ora era lì, davanti a lui, circondato dalle fiamme appiccate per sbaglio da uno dei suoi uomini e che in poco tempo si erano diffuse illuminando i cadaveri, facendo scintillare le armi ed incrementando l’alone di terrore che sembrava emanare l’intruso. Quando anche l’ultimo dei soldati stramazzò al suolo l’uomo si fermò per qualche istante, dando le spalle al Comandante Aureliano che decise di approfittarne in maniera forse poco nobile e meritevole, ma che gli avrebbe permesso di salvarsi e di dare l’allarme in città dove, forse, avrebbe potuto avere il comando di nuove truppe per catturare quell’uomo che ora si voltava verso di lui e lo fissava con uno sguardo gelido dal quale non traspariva nessuna emozione. Capendo di non avere  più quella fuggevole speranza datagli dall’opportunità d’una ingloriosa fuga, il Comandante Aureliano decise di tenersi pronto al peggio, provando perlomeno a regalarsi una morte degna del suo grado. Estrasse quindi la sua bastarda e divaricò le gambe, portando il piede sinistro leggermente indietro. Gli tremavano le mani. D’altro canto, l’uomo che lo fronteggiava non mostrava segni di fatica, anzi, era come se volesse continuare ancora a mietere vittime, non appagato dall’aver affrontato, sconfitto ed umiliato l’èlite delle Milizie dell’Ovest.

“Tu non sei umano!” le parole sgorgarono da sole dalla bocca del Comandante Aureliano, suonando estranee alle sue orecchie. Deglutì, quindi cercò di continuare con un tono di voce più naturale: “Non puoi essere sopravvissuto, è impensabile…ad ogni modo, ti rispedirò dove più ti meriti di stare. Ci rivedremo all’Inferno, Azrael Devius!”.

Detto questo si lanciò in avanti lasciando che la bastarda, inclinata di quarantacinque gradi rispetto al terreno, al contatto con la roccia zampillasse scintille, che bene rappresentavano la disperazione e la rabbia che albergavano nel cuore del militare. Azrael sorrise serafico, mormorando un semplice “Sicuramente lo faremo…” che fece gelare il sangue ad Aureliano, costretto a fermarsi dalla paura che ormai s’era impadronita interamente del suo corpo. Visse i suoi ultimi momenti nella più totale immobilità, contemplando la figura di Azrael come se ora avesse acquistato qualcosa di celestiale che ne rendeva irresistibile la visione. Era alto, la pelle color di perla che sembrava brillare alla luce di fiamma che lo circondava. I capelli come fili d’argento, lunghi. Nobili le mani, curate con una perfezione assoluta. Snella la struttura, che si stagliava sulle vampe come un’irriducibile obelisco di neve sulla cima del quale brillavano due scintille d’un rosso vivo che ne accentuava l’espressività.

Nessuno l’aveva mai sentito parlare ed era riuscito in seguito a raccontarlo, ed ora il Comandante Aureliano sapeva di avere assistito alla sua condanna e si rese conto che l’uomo che aveva di fronte sarebbe stata l’ultima cosa che i suoi occhi avrebbero visto. Ancora incapace di muoversi, decise perciò di conoscere meglio l’uomo che avrebbe posto fine alla sua esistenza, forse anche per ritardare quella dipartita che ormai si profilava certa ed ineluttabile, falce che s’apprestava a mietere il grano della sua vita, ultimo testardo residuo di un campo in fiamme.

“Dimmi cosa sei, Devius. Almeno questo, prima di morire.” disse gettando via la sua bastarda ed offrendosi disarmato, inerme, pronto e rassegnato all’idea di una morte comune, ben lontana da quella che avrebbe voluto lo raggiungesse in battaglia o, meglio, in una pacifica sera d’autunno durante l’inverno dei suoi anni.

La risposta di Azrael Devius non tardò ad arrivare, suonando come mille campane, edeniche ma al contempo intrise di un’alone infernale e cupo.

“Sono ciò che mi avete fatto diventare. ” rispose, e la sua voce risuonò come musica con in sottofondo il crepitìo delle fiamme. Acqua che scorreva in mezzo al fuoco, ma che invece di spegnerlo ci conviveva, se ne nutriva, lo alimentava, in un rapporto di reciproca intesa e mutuo interscambio di forze ed energie. Ed ora l’onda impetuosa ed irresistibile delle fiamme stava per investire il Comandante Aureliano, che con un sommesso “Grazie. Ti aspetterò laggiù.” carico di un rispetto quasi reverenziale ed aprì le braccia, offrendosi totalmente alla lama di Azrael Devius.

Fu la sua ultima parola prima che il metallo lo passasse totalmente. Ma quello che sentì non fu dolore, né la sensazione di bruciare intestinamente, ma una pace assoluta, accompagnata da una sensazione di freddo che si espandeva lentamente, dolcemente, dalla ferita allo stomaco al resto del corpo. Come gli altri suoi compagni, il Comandante Aureliano Garth delle Milizie dell’Ovest si spense sorridendo. Azrael estrasse la propria spada dal corpo del milite, si voltò ad osservare Zyphos, la capitale dell’Impero che si arrampicava su un monticello aguzzo. Una città in verticale, inattaccabile grazie alla sua posizione ed alla difesa garantita dall’accampamento ormai in fiamme, ma ora che quest’ultima qualità veniva a mancare, la verticalità di Zyphos la tradiva, prestandola al divampare cinico delle fiamme e occludendo ogni via di fuga che non comportasse una morte certa durante un volo giù dalla montagna o fra le fiamme dell’accampamento. Azrael pensò all’enorme pira che di lì a poco sarebbe diventata la città, decidendo di allontanarsi dall’accampamento, senza però mostrare alcun timore delle fiamme che avevano ormai raso al suolo più della metà delle tende, delle palizzate e degli alloggi degli ufficiali. Una volta fuori si voltò per un’istante verso il fuoco, che ora azzannava le prime case alla base della montagna, poi rivolse uno sguardo al cielo, sorrise, e s’incamminò nella nebbia che iniziava ad alzarsi, sparendo subito dopo all’interno di essa.

È un riadattamento della mia eterna incompiuta (L'Odore della Luna), scusate il formato monolitico. Mi sono concesso il lusso di non fornire molto background, ma verrà speigato molto nei prossimi capitoli. È un raconto breve, credo di poterlo riassumere in una decina di capitoli con un risultato accettabile. Ci tengo a precisare inoltre che quell'Azrael nel racconto non è una proiezione di me all'interno di quel mondo (molti sanno quanto enorme sia la stima che nutro nei miei confronti, vero?), ma solo un nome come un altro. Non proprio, volendo. Aneddoto: dopo averlo scritto perchè m'era venuto in mente durante il mio isolamento campagnolo ho controllato su Wikipedia, l'Azrael è l'Angelo della Morte.

Perchè l'ho postata? Perchè, ancora una volta comportandomi non-da-me-stesso, ho deciso di dare una dimostrazione di 'forza'. Non per scoraggiare i più rozzi, soltanto per spronarli a darci dentro più che mai. Non aspettatevi risvolti comici, vi avverto già da ora. Adoro le Fic di IRDG ed il suo stile, ma non riesco a scrivere in quella direzione.

Fatevi sentire.

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Beh, che dire...

Quando non c'è nessun errore da far notare, di solito non parlo.

Comunque veramente bella. Scritta e raccontata in maniera eccelsa.

Aspetto i prossimi capitoli.

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Più che bene. Aspettiamo il seguito.

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Ottima, continuala!

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Capitolo II: L'Inizio della Fine

Nella notte di Månen il grido disperato di Azrael Devius risuonò strozzato da mille singhiozzi. Stringeva ancora tra le braccia il cadavere della Sacerdotessa della Luna, incapace di rassegnarsi a vivere una realtà così amara. Intorno ai due le fiamme ardevano ciniche bramando la completa distruzione della città per placare la loro fame d'ossigeno, ma Azrael non accennava a muoversi.

“Sei in arresto, cittadino di Månen, per aver aiutato la Resistenza nelle sue opere contro l'Impero!” tuonò uno degli ultimi soldati rimasti nella città a cercarlo.

“Voi l'avete uccisa...” mormorò l'altro, senza curarsi di dare un tono udibile alle sue parole.”L'avete uccisa...”

Il soldato riflettè per qualche istante sul da farsi, guardandosi intorno per controllare quanto le fiamme fossero vicine a lui. Decise di insistere ritenendo di avere qualche istante da poter spendere. “Io, Aureliano Garth, Tenente delle Milizie dell'Ovest, ti dichiaro in arresto nel nome dell'Im...” ma non riuscì a finire la frase: le fiamme avevano acquistato vigore grazie al vento che s'era improvvisamente alzato.

Azrael alzò lo sguardo verso di lui, senza però spostarsi per evitare la morsa delle fiamme che ormai cingeva sé e la ragazza.

“Avete raso al suolo l'intera città soltanto per prendere me...avete deliberatamente ucciso centinaia di innocenti per arrestare un solo uomo...non vi siete fermati neanche davanti alla Sacerdotessa Selene...alla mia Selene!” ringhiò contro il soldato che indietreggiava, dapprima lentamente, poi via via acquistando velocità. E paura.

“Aureliano Garth, imprimiti nell'anima il volto della mia ira...che il suo ricordo ti tormenti in eterno. Ora vattene, morirò insieme alla città.”

Senza farselo ripetere due volte, il giovane soldato voltò le spalle ad Azrael e corse via. Giunto ad una distanza che reputava ormai sufficiente per essere in salvo, si voltò di nuovo verso Månen, ormai quasi completamente in fiamme. D'improvviso un urlo squarciò il silenzio: era l'ultimo canto dell'Azrael. All'urlo seguì una sorta di ululato inumano, e la terra fu squassata da rantoli rabbiosi. Perso l'equilibrio, il giovane Tenente si trovò a terra osservando incredulo ciò che stava accadendo alla città. Una fiamma, ben più alta delle altre, si stagliava nel cielo notturno imponente e minacciosa, ruotando su sè stessa ad una velocità impressionante. I tremori intanto non cessavano di scuotere la terra che ormai stava per inghiottire completamente l'abitato. Come se tutto ciò non bastasse ad intimorire il giovane Aureliano, la luce causata dalle fiamme lentamente si sostituiva a quella lunare. Il Tenente alzò gli occhi al cielo e non riuscì a trattenere un urlo di terrore. Lentamente la Luna veniva coperta da una figura animale che, prima di quanto Aureliano potesse immaginare, divorò completamente l'astro notturno.

I tremiti intanto calavano d'intensità, ed il ragazzo ne approfittò per rimettersi in piedi e correre via quanto più velocemente le sue gambe gli permettevano. Raggiunse presto la vicina cittadina di Frins, dove attendeva il resto delle truppe, riferendo al proprio Comandante quanto fosse successo.

Con una sincronia invidiabile tutti i soldati, salvo gli ubriachi, alzarono lo sguardo al cielo, che li sovrastava come una cappa scura, desolante. La Luna non c'era.

Dal prossimo capitolo comincerò con un curioso esperimento letterario. Stay tuned.

Curiosità :O Månen in Svedese significa Luna.

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bien bien

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