Veemon Tamer

Explorers

35 risposte in questa discussione

Ritorno con un ingresso un po' teatrale forse dopo un periodo di assenza sul forum, postando subito una fic a cui lavoro da poco... due giorni in effetti. Come forse si intuisce dal titolo è ispirata a Pokémon Mystery Dungeon, in particolare Esploratori del Cielo, gioco che adorerò in eternità =P

 

Se vi piace, sarò molto contento di accogliere i vostri commenti positivi, se vi sembra un cesso, sarò ugualmente contento dei vostri consigli per migliorarmi.

 

Non anticipo niente e buona lettura (spero)

 

Explorers

Capitolo 1 – Metamorfosi

Ingurgitavo un'altra forchettata di spaghetti. Il peperoncino mi mandava la gola in fiamme. Adoro quella sensazione che pizzica la lingua come per stuzzicarmi ad aumentare la dose. Il sole estivo era bollente, il manto di foglie della quercia che faceva trapelare solo i raggi solari più insidiosi non era abbastanza per impedire che grondassi di sudore.

_Hai le lacrime agli occhi, Danny. Ti stai ingozzando come al solito._ Mia madre mi guardava attraverso la plastica deformante dell'ampolla dell'acqua dall'altro lato del tavolo.

Credo di aver trattenuto le risate, perché non era affatto convincente con il viso di un pesce palla. Eravamo io, lei, mio papà sulla destra - che comunque non si stava ingozzando meno di me – e nessun altro. La mia famigliola felice.

_Lascialo mangiare come gli pare, il cibo è un piacere. Finché non si ammazza può anche ingozzarsi._ e questo è mio papà. Decisamente diverso da mia mamma. Neanche lui era convincente mentre parlava con uno spaghetto che gli colava dalla bocca, prima che lo risucchiasse con il volto quasi inebriato dal gusto della pasta al ragù e peperoncino.

Ecco, mia mamma gli aveva rivolto quell'occhiataccia della serie “dovresti sostenermi quando cerco di educare mio figlio”.

A quel punto mi sono deciso a dire qualcosa, perché lo sapevo benissimo cosa aveva in testa mia mamma... E in effetti aveva ragione, solo che, andiamo, lo sappiamo tutti che piccole bugie ti salvano dai peggiori casini.

_Mamma non mi sto ingozzando perché ho qualcosa da fare. Non mi piace avere la roba in bocca quando ha già perso di sapore. È come bere l'acqua gasata che rimane sul fondo della bottiglia no? Niente bollicine._

_Te le prepari queste frasi o ti vengono così?_

Sì, era la stessa frase che usava il protagonista dell'ultimo fantasy che avevo letto. Ecco a cosa serve leggere. Non ad ampliare il tuo vocabolario come cercano di convincerti le maestre delle elementari quando leggi i tuoi primi brani.

_Vedi, ho anche il talento di essere originale._

_Ah, non lo mettevo in dubbio. Quindi cos'è che hai da fare?_

_Ma ho appena detto..._ Ecco. Gli occhi da mamma, a cui non puoi nascondere niente. Quelli che da un lato ti fanno arrabbiare, perché non può credere di sapere sempre tutto di te, dall'altro - ma non te ne accorgi subito – ti fanno sorridere perché in quegli occhi puoi leggere tutti gli anni che ha passato a crescerti, a volerti bene, il sentimento materno di quando ti allattava stretto al seno. Non era cambiato niente per lei. Ero io che vedevo – o almeno mi sembrava – il mondo in un continuo evolversi, io che non avevo il tempo di afferrare un attimo della mia vita e già mi sentivo un altro. 16 anni così. E poi ti giustifichi con un banale “È l'adolescenza”. _Ah... lo sai cosa devo fare. Vado da Henry._

Il suo gesto trionfale aveva anche atteso troppo. Aveva vinto lei, come sempre. “Ecco lo sapevo, visto che ho ragione io?” sembrava che le sue mani parlassero.

_Chiaramente. Ma il punto non è “vado da Henry”._

_Sì, sì lo so._ la interruppi prima che iniziasse la solita ramanzina. _“Perché non fate un giro in centro e vi muovete un po' invece che rinchiudervi in casa davanti a un videogioco?” Vero? Stavi per dire questo?_

_Ah adesso fai anche il simpatico?_

La imitai nel suo gesto di trionfo. Anche io conoscevo fin troppo bene mia madre.

_Ma te l'ho detto, noi usciamo, non stiamo sempre in casa. Solo che..._

_Che tu sei un appassionato di Pokémon e non posso capire cosa rappresentano per te. Vero? Stavi per dire questo._

_No, spiacente._ Potei cogliere con soddisfazione la sua espressione sorpresa. _Stavo per dire: solo che tu noti solo le cose che non ti vanno._

Mia madre alzò gli occhi al cielo, la tipica espressione di chi si sente dire sempre la stessa cosa. Insomma, quella che avrei dovuto assumere io in quel momento, non lei. Ma forse lo faceva solo perché l'avevo incastrata, non poteva replicare a un'accusa perfetta. Avrebbe inventato una storia per non ammetterlo. Anche ai genitori servono piccole bugie quando non vogliono perdere.

_Non è affatto così, lo sai. Perché quando telefono alla madre di Henry siete sempre in casa?_

_Ma quando? Scommetto che telefoni anche quando siamo fuori, solo che quelle volte non me le vieni a dire o te le dimentichi apposta._

_Dimentichi apposta?_ scoppiò in una risata che suonava di assurdo. _Ah perché si può dimenticare qualcosa apposta?_

_Sì._

_Ah sì?_

_Ad esempio dimenticherò in fretta questa discussione e ora andrò da Henry senza preoccuparmi di te che chiamerai Fiona per sapere se sono in casa._

Persino mio padre soffocò una risata e per poco non sputò la birra nel piatto. Mia madre fece finta di non accorgersene.

_Ah, te ne ricorderai molto presto, stanne sicuro._

_Non vedo l'ora. Ciao pa', ci sentiamo per telefono mamma._ Le feci un sorrisetto comico.

Mio papà salutò buttando giù in fretta un altro sorso di birra. _Ciao e fai baldoria!_ rivolse un'occhiata veloce a mia madre. _Non troppa ovviamente._ si corresse.

_Certo!_

Così ho aperto il solito cancellino del solito giardino della solita casa della solita giornata estiva. È vero, ho appena detto che il mondo cambiava continuamente. Ma non ho mai detto che per me era abbastanza. No, io volevo aggiungere qualcosa di speciale, di diverso a quella vita troppo normale. E non sapevo che forse desiderare troppo poteva essere rischioso.

 

Spaparanzato sul divano con il joystick in mano, mentre la testa affondava nel cuscino di piume. Non è un momento meraviglioso? Mi sentivo così, come se niente potesse turbarmi. La TV a schermo piatto di Henry mi accoglieva sempre come volevo.

_Ma muore questo coso o no?_ Henry si irritava sempre quando non riusciva ad ammazzare il nemico.

_Calmino. Arrivo io, lasciami sistemare questo tizio e... ah ecco. Beccati questa. Superefficace._

_Ma... è morto._

_Certo che è morto Henry, quella mossa era come una pugnalata nel petto. E tu non hai fatto altro che girargli intorno tutto il tempo._

Adoravo quando mi guardava senza capire, perché se c'era qualcosa in cui riuscivo bene e in cui potevo dominare sugli altri erano i giochi di Pokémon. Persino la sveglia a forma di gufo sullo scaffale mi guardava con i due occhioni spalancati, sbigottita.

_Ti ho mai chiesto a che serve una sveglia in soggiorno?_

_Ah..._ Henry si grattò la nuca, come se al momento la cosa sfuggisse persino a lui. _Per decorazione. Non mi ricordo nemmeno se è rotta. Tipo quelle cianfrusaglie con cui le nonne riempiono gli spazi vuoti._

_Le nonne?_ sua madre sbirciò dalla porta della cucina con aria offesa.

Henry grattò la testa più velocemente, stavolta con fare nervoso.

_No, dico... non ce l'ha mica regalata la nonna?_

_Non direi proprio. Io la trovo così carina._ ritornò in cucina. Forse preparava la merenda? Forse stava ad origliare ogni parola che dicevamo? Forse telefonava segretamente a mia madre? Non ci era dato saperlo.

_Un gufo spennacchiato._ sussurrò Henry appena si assicurò di essere fuori dalla portata delle sue orecchie.

_Sì... Henry ti sei accorto che stai morendo?_

_No, guarda ho ancora metà vita. Non mi sembri messo molto meglio._

_Sì ma io sono un tipo acqua. Tu sei un tipo drago, secondo te chi è a rischio contro un Mamoswine?_

_Io non... che? Non ci posso credere mi ha ucciso! Mi ha ucciso quel bastardo!_

_Ma dai? No, non te l'avevo detto! E se uno dei due muore, abbiamo finito di giocare._ la scritta GAME OVER invase lo schermo come una minaccia.

_Dai, andiamo a fare un giro, va'. Sarà meglio._ disse premendo il pulsante di spegnimento del telecomando.

Ci stava. Già a stare due ore davanti allo schermo, i miei muscoli non reagivano più. Sembrava che Henry avesse versato la supercolla sul divano e il mio corpo non avesse intenzione di muoversi. Diedi uno strattone spingendomi con le braccia per levarmi in piedi e stiracchiarmi com'ero solito.

_Dove andate?_ Fiona con l'orecchio vigile aveva colto le nostre intenzioni.

Henry mi guardò con un punto interrogativo stampato in fronte. Perché nessuno dei due aveva la minima idea di dove andare, ovviamente. Saremmo usciti, ci saremmo fermati da Report a prendere un gelato, Henry cioccolato e menta, io caffè con panna e tazzina di caffè – quello liquido e fumante – abbinata. Era quello che avevo immaginato, perché con quel caldo morivo dalla voglia di un gelato e dal momento che sapevo già di sudore non avevo intenzione di diffonderlo ulteriormente in casa di altri. E quanto avrei avuto voglia di una doccia prima del gelato, ma, be', avrei atteso di tornare a casa, mi sarei preparato per uscire la sera e saremmo andati a mangiare la pizza allo Zero Segreto, che pur avendo quel nome con il fascino di un codice criptato, non era affatto segreto, era la pizzeria più nota della città, almeno tra i giovani. E infine, il momento più atteso della giornata, discoteca, in cui avrei dovuto incontrare una gnocca da paura a cui facevo il filo da tipo due mesi e che sembrava avermi notato solo da poco. Meglio tardi che mai.

Ma non successe niente di tutto questo, perché non appena uscimmo dalla porta di casa, senza aver risposto alla madre di Henry, mi rimbalzò in testa una Poké Ball. “Una Poké Ball?” si chiederebbe chiunque. E infatti è quello che mi ero chiesto anche io. L'ho presa per un giocattolo, qualcuno che voleva prendermi per il culo, probabilmente, ma non ero arrabbiato, a parte per il bernoccolo in testa, ero anzi divertito. La Poké Ball precipitò sul marciapiede. Io mi aspettavo un rumore di plastica che si crepa, invece questa rimbalzò morbidamente e rotolò sulla strada. L'unica cosa a risuonare fu il mio “Ahi”.

_Ma che diamine di scherzo!_ Henry si voltò e alzò la testa ai piani alti del condominio, ma non vide nessuno sporgersi dalla finestra.

Un'auto stava per attraversare la via, la Poké Ball sull'asfalto scuro, passato di recente, che rivestiva la vecchia strada dissestata. L'avrebbe schiacciata come una scatola di cioccolatini, o essendo rotonda l'avrebbe semplicemente spinta via? Non me lo chiesi. Non so per quale strano motivo, ma improvvisamente sentii che dovevo salvare quella Poké Ball. Quando la vettura era ormai quasi di fronte a me mi lanciai in quella folle rincorsa, come un raccattapalle in un match di tennis, che scatta davanti alla rete per recuperare la pallina a punto finito. Era uno slancio da staffettista, mi sentii addirittura potente. Il sogno finì quando l'auto mi investì in pieno e l'ultima cosa che udii fu Henry che gridava.

_Danny!_

Allora mi sentii un idiota masochista e non capii cosa mi fosse preso, per quel che riuscivo a pensare in un momento del genere, cioè l'attimo prima di perdere i sensi per il dolore.

 

Ero vivo. Mentre giacevo sdraiato, ad occhi chiusi, fu il mio unico pensiero. Forse non è la domanda che tutti si farebbero appena recuperati i sensi, eppure fu la prima che sfiorò la mia mente, prima ancora di prendere coscienza del corpo. Quando presi coscienza del corpo iniziarono i problemi e non fui più sicuro di essere vivo. Non mi sentivo più me. Era una sensazione stranissima, o direi indescrivibile per chi non l'ha mai provata, cioè il resto dell'umanità. Le mie gambe non c'erano più, o meglio erano mozze. Le mie braccia sembravano due pezzi di gesso attaccati al corpo. La mia testa pulsava. Il mio respiro era diverso, il contatto tra le mie labbra e e il sapore del mio palato erano diversi, i miei denti non esistevano, le mie palpebre sembravano così grandi che credevo mi avessero forato la faccia per allargarmi gli occhi. Il mio torace era disgustosamente compresso dentro a una sorta di scatola, come pure l'addome, che non mi era mai sembrato così un pezzo unico con il torace stesso. Era come se mi avessero accartocciato e incassato. Come se non bastasse sentivo un fastidio al fondo schiena, qualcosa che sguinzagliava come un sensore a destra e manca ad ogni mio pensiero. Il nostro corpo è costituito in gran parte da acqua è vero, eppure non mi ero mai sentito così umido. Sentivo il fango gorgogliarmi nello stomaco e una sorta di gelatina spalmata sulla pelle. Eppure, essendo girato sul fianco e avendo le due “braccia”, se così potevo definirle, a contatto, constatavo che in realtà era asciutta. Liscia. Incredibilmente liscia. Un qualcosa mi sfiorò la guancia.

_Forse è morto._ sentii una voce di un ragazzo.

Piegai quel che restava delle mie dita, che credevo anch'esse mozzate, e strinsi la sabbia. C'era odore di mare. Potevo distinguere il suono delle onde che si infrangevano sulla spiaggia e si ritiravano nella risacca. Dolce e rilassante. Ma non per me. Mi faceva impazzire ancora di più. Era il momento di aprire gli occhi? Dovevo proprio farlo?

_Guarda, ha mosso una zampa!_ stavolta fu una ragazza a parlare.

_Allora è vivo!_

Un momento. Una zampa?!?

_Una zampa?!?_ Mi svegliai di soprassalto saltando in piedi, perché non potevo piegare le gambe per sedermi.

Pensavo di avere le allucinazioni. O forse non mi ero svegliato, no. Quell'incidente doveva avermi addormentato in modo anomalo. O forse ero morto? Quello era l'aldilà? Stava di fatto che mi trovai all'altezza di meno di un metro, con due esseri di fronte che somigliavano in maniera veramente realistica e impressionante a un Cyndaquil e un Chikorita. Sullo sfondo una spiaggia, il mare, i promontori rocciosi della costa. Lui, una specie di toporagno dagli occhi ridotti a fessure ricurve, il petto chiaro, tendente al giallo, una sottile peluria scura sul dorso, nera dai riflessi verdi. Sulla schiena quattro fori, nei quali si intravedeva una fioca luce rossa come di brace incandescente. Detta così è orribile, ma se conosceste il Pokémon vi accorgereste che è piuttosto tenero. Sì, tenero come animale da compagnia però, non come essere parlante che forse ti ha appena salvato la vita. Lei... detta in parole povere si potrebbe definire uno schizzo riuscito male di un cane verde vagamente a forma di pera, come il disegno di un bambino dell'asilo, con una grande foglia in testa, che scivolava alle sue spalle a mo' di velo da sposa. Due occhioni rossi, ma dolci, non iniettati di sangue, mi guardavano colmi di emozione e una bocca da criceto si apriva in un sorriso sdentato, mentre un collare di germogli conficcati nella pelle le donava tutto il suo incanto. Ok, forse ho appena descritto il fantasma di mia suocera – anche se ovviamente non ho una suocera –, ma potrei fare lo stesso discorso che ho fatto per Cyndaquil.

Ma il bello doveva ancora arrivare. Il bello ero io. Mi guardai dalla punta dei piedi a dove il mio sguardo riusciva ad arrivare. Un guscio di tartaruga sporgeva come un panciotto, giallo, a sezioni poligonali, mentre due tozze paia di zampe azzurre spuntavano dal mio corpo, due ai fianchi e due in basso. E in quel momento compresi con orrore che ciò che si scatenava sul mio didietro era una coda. Sapevo benissimo cosa ero diventato, ma non volevo crederci: ero un Pokémon, anzi, ero uno Squirtle!

_Una... zampa, sì._ rispose Cyndaquil perplesso, con l'aria da chi si sta chiedendo se avessi perso la memoria e fossi impazzito. Dovevo avere una faccia disperata che suggeriva entrambe le cose.

Io mi misi le mani alla testa, o meglio, quei tre abbozzi di dita che avevo, schifandomi da solo per il contatto con i miei stessi arti e gridai con tutta la forza che avevo in gola: _GAME OVER!_

La vista mi si stava annebbiando e stavo perdendo l'equilibrio all'indietro. Insomma stavo per finire come una tartaruga a pancia all'aria. Se non che la coda si attivò quasi come un organo indipendente e mi sostenne come un bastone per gli anziani.

_Ehi, amico? Mi sa che non ti sei ancora ripreso del tutto. Forse è meglio che ti corichi. Chiamiamo un pronto soccorso o non so..._

La vista mi tornò. Le mie gambe avevano la tremarella e avevo ripreso a grondare di sudore, sudore freddo. Adesso la mia pelle era umida sul serio. Avevo appena scoperto che anche gli Squirtle sudavano e mi stavo chiedendo come potessi soffermarmi su un pensiero del genere.

_Oh sì, ho bisogno di un dottore. Decisamente bisogno di un dottore._

Anche Chikorita ora mi guardava storto. _Sembri a posto... fisicamente. Sei scappato da un manicomio?_

_Forse è schizofrenico._ suggerì l'altro.

_Cazzo, Cyndaquil, possibile che ti sembri tutto normale?_

_Ehi, sa il mio nome!_

Era troppo. Mi trattavano come un pazzo, come forse effettivamente ero, ma a me gli ebeti sembravano loro.

_Ci conosciamo?_ mi chiese.

_No. No, grazie a Dio non ti ho mai visto prima di oggi. Tutti e due._

_Non devi per forza farmi notare che non mi sono pettinata la foglia! Sono così terribile?_ Chikorita iniziò ad agitare la foglia sulla testa a casaccio, probabilmente malediceva di non avere uno specchio.

_No, ma chi ti credi di essere? Noi eravamo venuti ad aiutarti._ Cyndaquil sembrava seriamente indispettito.

_Che... che balordo posto è questo?_ io stavo solo cercando di capirci qualcosa, non sapendo da dove partire. Avevo retto fin troppo bene quella metamorfosi.

Cyndaquil si voltò dando le spalle al mare e indicò ciò che aveva di fronte. Dei viottoli composti da pietre levigate in superficie si snodavano all'interno di un piccolo villaggio. Nemmeno quello era normale. Le case erano irregolari, tondeggianti, i tetti spioventi, rigonfi per mantenere la forma curvilinea, sembravano un incrocio tra quelle dei Puffi e quella della strega di Hansel e Gretel, dai colori tra il bianco, giallo, rosa e arancione sgargianti. Spruzzi di verde qua e là di una vegetazione incolta, tra cespugli ed alberi da frutto.

_Ok, è uno scherzo. Avete preparato tutto, ditemi che è così!_

Chikorita e Cyndaquil mi guardarono, poi si guardarono tra di loro e scossero la testa.

_È andato._ decretò Cikorita.

_No, aspetta, Chikorita. Tu mi sembri più sveglia._ e lei non nascose la sorpresa a sentirsi chiamata per nome. _Lo so che sembro pazzo, ma non lo sono... O forse sì, non lo so più. Sta di fatto che prima di svegliarmi in questo... questo... paese delle fiabe, ero un essere umano e vivevo in un mondo normale. Capisci? Un ragazzo di 16 anni che frequentava il liceo, usciva con gli amici, litigava con in genitori, tutte le cose che fanno i ragazzi normali. Questo posto non è normale!_

Chikorita annuì decisamente. _Sì sì. È andato._

Io mi conficcai le unghie che non avevo in fronte e graffiai il viso fino al mento passando attraverso le palpebre degli occhi enormi.

_Un umano?_ una voce alle mie spalle. _Roba da matti._ era la voce di un anziano.

Mi girai per trovare un vecchio Alakazam, il doppio di me, le rughe che segnavano il volto tra il volpino e il caprino. Alakazam aveva due sorta di corna a mo di orecchie, il corto pelo giallo senape che gli rivestiva l'intero corpo e scendeva sotto forma di lunghi baffi dal muso, prima stretti e compatti, come in una treccia, poi, all'estremità, sciolti come uno scopino della polvere. Una sorta di armatura marrone scuro gli proteggeva le spalle e il torace, e la stessa si poteva ritrovare sulle braccia come polsini e sulle gambe come ginocchiere. Le mani, o zampe, erano dotate di sole tre dita – almeno lui aveva le dita – che reggevano due cucchiai di metallo da minestrone, mentre le zampe posteriori, su cui si reggeva, essendo bipede, avevano due artigli sul lato frontale, e uno sul retro, sui talloni.

_Alakazam!_ lo salutò Cyndaquil.

_Bah, e io cosa dovrei dire di voi Pokémon?_ chiesi io rispondendo alla provocazione del vecchio. La sensazione che cominciavo quasi a farmi una ragione che ormai ero finito lì mi terrorizzava.

_Ragazzino, qui non aspettarti di trovare altro._

Ero quasi tentato di rispondere che infatti non me lo sarei aspettato, ma preferii scacciare quell'idea e illudermi che Henry mi aspettava dietro l'angolo con l'antidoto per farmi tornare umano.

_Umani? Ma... Alakazam, che sono questi umani?_ Cydaquil domandò come se avesse nominato la cosa più strana del mondo.

_Esseri dell'altro mondo. Faccende che non ci riguardano._

Quando capii che gli umani non erano qualcosa di noto in quel villaggio dell'orrore e che Alakazam sembrava essere l'unico a conoscerli, vidi un barlume di speranza in quel vecchio rachitico che si reggeva a stento in piedi. Forse gli sarebbe servita la mia coda-bastone.

_Aspetta, tu sei l'unico qui che sa cos'è un umano? E mi credi? Devi aiutarmi._

_Oh, no, non ci pensare nemmeno._ Alakazam negò senza alcuna pietà, come se io fossi una mosca ronzante che lo aveva puntato e continuava a girargli attorno. Forse non sapeva nemmeno cos'era una mosca. Ero disperato, ero disposto anche a baciargli i piedi. Tanto più schifo di così non potevo provare.

_Ma... pensa di ritrovarti ad essere un umano da un giorno all'altro? Cosa faresti? Come puoi negarmelo?_

_Ma di cosa sta parlando?_ lo interruppe Chikorita, che ignorava del tutto l'argomento.

Alakazam fece spallucce. _Non ne ho idea._

Io diventai rosso – anzi, blu-violaceo – dalla rabbia.

_Che bugiardo figlio di puttana, sai benissimo di cosa sto parlando, te lo si legge negli occhi!_

Cyndaquil e Chikorita fecero un passo indietro, sconvolti.

Alakazam aggrottò la fronte. _Oh, ora mi hai proprio stufato._ e sparì in un lampo bianco, come se non ci fosse mai stato, mentre della polvere luminosa precipitava sulla sabbia come neve, dissolvendosi prima di toccare il suolo. La speranza che si affievoliva fino a svanire davanti ai miei occhi. A proposito, i miei occhi erano colmi di lacrime e non me ne ero nemmeno accorto. Fu Cyndaquil a farmelo notare.

_Ehi, amico! Stai piangendo? Non piangere per favore._

Io me ne resi conto, tastandomi le guance bagnate mentre il sapore del sale di una lacrima mi sfiorava le labbra e mi gettai a terra in ginocchio, scoppiando.

_Ehi, non fare così, andrà tutto bene!_

Guardavo la sabbia sperando che risalissero i granelli luminosi, così come erano scesi e Alakazam ricomparisse per mostrarmi la via di casa. Ma non successe nulla.

_Straniero, ci dispiace di averti trattato come forse non meritavi, ma solo quando è arrivato Alakazam ho capito che c'era qualcosa sotto di più grande di noi. Scusa se ti credevo matto._ provò a consolarmi Chikorita

_Ma io sono matto! Tutto questo non può essere vero! Voi siete un videogioco o un cartone animato, un gioco di carte! Tutto fuori che la realtà!_

Chikorita esitò un attimo. _Ma... perdonami, ma non capisco una parola di tutto quello che hai detto. Davvero non riesco a capire._

Mi rialzai e mi asciugai le lacrime a forza, prendendo qualche profondo respiro. Gli istanti sembravano lunghissimi.

_Vuoi davvero aiutarmi?_

Chikorita annuì.

_Certo che ti aiutiamo!_ così anche Cyndaquil mi offrì il suo appoggio.

Io non sapevo bene se facevo la cosa giusta, ma era l'unica cosa a cui potevo aggrapparmi.

_Allora portatemi da Alakazam._

Gli sguardi dei due si spensero. Si guardarono in una muta intesa come a chiedersi “Parlo io o parli tu?”

Cyndaqui si propose. _Vedi, lo farei molto volentieri, il fatto è che... Alakazam non è una presenza fissa qui al villaggio. Lui va e viene con il Teletrasporto. Si dice che sia molto saggio, ma ha anche un caratteraccio, per giunta. Quindi se lo trovassimo, è comunque improbabile che sarebbe disposto a darti una mano. E io non saprei proprio dove cercarlo._

Io mi buttai definitivamente giù, con un sospiro. Quei due Pokémon sembravano davvero gentili, anche se fatti a modo loro. Forse avrei potuto resistere un po', in attesa che Alakazam ricomparisse. Dovevo essere forte. Potevo farcela, in fondo poteva andarmi peggio. Non ero finito in Transilvania in un covo di vampiri. Diamine, ero nel mondo dei Pokémon! Non era quello che avevo sempre sognato? Così presi tutto il mio coraggio e dissi: _Ok, abitanti del mondo di Pokémon. Ora sono uno di voi. E alloggerò in questo villaggio. Mostratemi la via._ mi sentii un tantino scemo quando i due mi guardarono di nuovo come quando mi credevano pazzo.

_Puoi stare da me._ rispose Cyndaquil cercando di sorridere.

_Oh giusto io... già, dovrò pagarti l'affitto..._

_Oh no. Se sei di un altro mondo non credo che tu abbia soldi._

Aveva colto al volo il problema. Quel Cyndaquil aveva un cuore d'oro.

_Quindi posso stare... nel senso, gratis? Oh, Cynda, ti adoro! Grazie! Non sai quanto significa per me!_

_Cynda?_

_Oh... eh... posso darti un nick?_

_Un..._

_Un soprannome, insomma._ forse l'avevo detto un po' spazientito, per cui mi ricomposi in un sorriso.

_Ah sì, sì. Solo non mi aspettavo tanta confidenza da subito, dopo che mi hai dato dell'ebete._

_L'ho detto?_

_L'ha detto?_ Cynda si rivolse a Chikorita.

_No._ Chikorita mi guardava con occhi curiosi. _Credo l'abbia pensato._

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Capitolo 2 – Borgo Segreto (prima parte) (era troppo lungo per starci ^_^'')

La casa di Cyndaquil era accogliente almeno quanto quella del nonno di Heidi. Una capanna in pietra circolare, un tavolino tondo di legno, due grandi oblò con una graziosa anta ad ellisse, due giacigli di soffice paglia – realizzai che la mia allergia alla paglia qui non aveva effetto –, delle mensole, sempre di legno, dove custodiva qualche bizzarro souvenir, come una conchiglia rosata, una sfera blu, come una gemma, al cui interno brillavano coriandoli di luce che fluttuavano nello spazio del globo, una statuetta di legno che raffigurava il Pokémon leggendario Keldeo, dei frammenti di corallo in un portagioie, una scatoletta cilindrica come quella per fare le bolle, che catturò la mia attenzione, e tanto altro.

Cyndaquil era di fronte a un piano rialzato quadrangolare, con un grosso foro al centro. Sul piano aveva poggiato delle bacche che mi sembrava addirittura di riconoscere, se ripensavo al videogioco. Una leva sporgeva su un lato.

_Che cos'è questo affare?_ avevo preso in mano il cilindretto arancione con un tappo, che stavo tentando disperatamente di svitare con le mie tre non-dita.

_Oh..._ Cyndaquil si avvicinò. _Dammi qua, faccio io.

_Fa le bolle?_

Cyndaquil annuì. _Oh, sì, fa le bolle._

Non aveva dita, eppure non capivo come fosse riuscito a svitarlo senza problemi. Mescolò il liquido che conteneva ed estrasse un cerchietto dove una pellicola di sapone era intrappolata. Soffiò fino a gonfiare un'enorme bolla, che presto si staccò volando leggera. La osservavo incantato: aveva dei riflessi incredibili, dei colori dell'iride. Quando scoppiò, un anello di luce arcobaleno si espanse come un fuoco d'artificio e svanì. In quel momento mi sembrava la cosa più bella che avessi mai visto.

_Ti è piaciuto, vero?_ disse rimettendo l'oggetto al suo posto.

_Era bellissimo. Come ci riesci?_

_Ah... non lo so, l'ho comprato al Villaggio Corallino. Li vendono solo lì. E il bello è che il liquido non si esaurisce mai._

_Capisco..._

_Torno al focolaio._

_Il focolaio... fai da mangiare bacche arrostite?_

_Hai indovinato. Mi dicono che le faccio benissimo._

Mi chiedevo come funzionasse quell'affare, ma di sicuro la leva doveva servire a qualcosa.

_Quindi tu e Chikorita vi siete conosciuti sulla spiaggia._

_Sìsì. Ci hai fatti incontrare tu. Anche se... non eri molto bravo con le presentazioni._ mi sorrise.

_Già..._ Riuscii a sentirmi contento. Forse stavo accettando l'idea di essere un Pokémon. Il mio corpo mi stava già meno scomodo.

_E da quanto sei a Borgo Segreto? Insomma... da dove vieni?_ quel borgo non faceva che ricordarmi lo Zero Segreto dove sarei dovuto essere il giorno dell'incidente. Non sapevo nemmeno quanto tempo fosse passato. Non sapevo neanche se lì un giorno avesse la stessa durata, se esistesse il calendario, se contassero i mesi.

_Vengo da Valle Cenere. Si trova vicino al Vulcano Cenere. È famoso, ma di sicuro non l'hai mai sentito._ esitò un istante, perché non aveva ancora capito se io conoscessi il suo mondo o meno. In fondo avevo azzeccato il suo nome e quello di Chikorita, quindi dovevo avere una buona conoscenza dei Pokémon. _Perché non l'hai mai sentito, vero?_

_No... no._

_Beh il mio villaggio è stato raso al suolo da un'eruzione. Tutta colpa di Entei._

_Entei?_ Questo iniziava anche a parlare di Pokémon leggendari. No, il fatto che potessero scatenare catastrofi da un momento all'altro non mi tranquillizzava.

_Sì, Entei. È un Pokémon..._

_Sì, so chi è Entei._

Cyndaquil restò immobile alzando solo le sopracciglia, o meglio la pelle che aveva dove dovrebbero stare le sopracciglia.

_Beh, sai molte cose per venire da un altro mondo._

_Non posso darti torto._

Un villaggio raso al suolo. Mi domandavo quanto gli fosse costato. Doveva essere stato terribile. Un passato da dimenticare. _Quindi... raso al suolo. E tu sei sopravvissuto._

_Oh... oh sì. Sono stato fortunato perché sono un Pokémon di tipo fuoco. Sono riuscito a cavarmela in mezzo alla lava senza che mi causasse ustioni irreparabili._

Io ci rimasi di stucco. Non avevo proprio pensato che potesse persino arrivare a nuotare nella lava. Non avevo ancora compreso quanto quel mondo potesse sorprendermi.

_E gli altri?_

Cyndaquil abbassò lo sguardo. _Era un vecchio villaggio._

Io provai a mordermi il labbro, senza trovare i denti. Che domanda stupida. _Certo... Ma Chikorita? Voglio dire, voi vivete in nuclei famigliari? Scusa è che non so niente di questa vita da Pokémon. O quasi._

Cyndaquil assunse un'espressione incerta, mentre tagliava le bacche con un coltellino, che mi chiesi da dove fosse saltato fuori. E soprattutto mi chiesi come facesse ad impugnarlo senza dita. La pelle si modellava seguendo la forma del manico.

_Mah. Dipende. Di solito si preferisce stare in solitario. Mia mamma mi ha abbandonato nell'uovo, però per una combinazione di eventi mi son trovato a vivere con mio nonno._ Lo disse come una cosa del tutto naturale, il suo tono di voce avrebbe dovuto sorprendermi di più quando disse che aveva vissuto con suo nonno.

_Cioè, fammi capire, qui tutti abbandonano le uova?_

_Mah. Dipende._ ripeté un'altra volta. _Qualcuno sì, qualcuno no. Non è una cosa strana. Gli umani tengono le uova e crescono i figli fino alla morte?_

Non potei evitare di scoppiare a ridere. Un umano che depone un uovo era decisamente fuori dal comune. _No. No, noi non facciamo uova._ “Noi”, come se fossi stato ancora umano.

_Ah no? E come nascete?_

L'argomento si faceva imbarazzante. Probabilmente ero arrossito. _Insomma... usciamo senza uovo._ mi limitai a dire.

_Ah. “Usciamo”..._ attese qualche secondo come se ci stesse ragionando sopra. _... Cioè?_ La domanda che speravo non mi facesse.

_Ah, Cynda, sono dettagli che non saprei spiegarti, insomma, le vostre uova da dove saltano fuori?_ Mi domandai se davvero fosse così ingenuo da non sapere nulla.

_Un raggio dal cielo._

Per un attimo mi chiesi se mi stesse prendendo in giro. Suonava come la storia della cicogna che raccontano ai bambini.

Mi rispose lui stesso. _No, dico sul serio. Insomma a me sembra normale, ma vedo che tu mi guardi come se avessi detto una fesseria. Arceus genera le uova._

_Ah, certo... Arceus. È un po' un grande babbo._

_Tipo._

Arceus era un altro Pokémon leggendario, si diceva che avesse creato l'intero mondo Pokémon, esattamente come un dio.

_Sì, è che è tutto diverso. Ma scusa voi non..._

Cyndaquil attese la domanda.

Mi sentivo davvero stupido a chiederlo. _... Non avete rapporti sessuali?_

Cyndaquil esplose in una risata. _Sei davvero un tipo divertente! Ma certo che sì, come si formano le uova se no?_

Non andai oltre, ma la faccenda continuava a non essere chiara. Anche perché iniziavo a chiedermi dove stesse il mio organo sessuale, il che non era esattamente rassicurante. Mi venne persino il dubbio inquietante di non averlo, ma decisi di ignorarlo.

_Ma perché siamo finiti su questi argomenti? Insomma, quando è pronta circa la cena?_

_Ehi, che impazienza! Un attimo, un attimo!_

Cynda aveva affettato tutte le bacche e le aveva infilate in dei bastoncini, come fossero spiedini. Stava affaticandosi nel tentativo di tirare la famosa leva che avevo notato in precedenza.

_Questa leva! Tutte le volte! Ah, quanto mi fa arrabbiare!_

_Aspetta, ti aiuto._ mi misi al suo fianco tentando di tirar giù la leva. Con mia grande sorpresa mi accorsi di avere un'enorme forza fisica. Non mi ero mai sentito così potente e stavo solo tirando una leva. Unendo le forze, quella si sbloccò in un attimo.

_Ah, sì, dovresti aiutarmi più spesso!_

Si sentì un brontolio all'interno del foro. Io mi sporsi per dare un'occhiata, ma lui mi ritrasse allarmato.

_No, via di lì! Mi sembri un bambino. Esce del..._

Una fiammata zampillò fuori, alzandosi fino a mezzo metro.

_...fuoco._ conclusi io per lui, con il filo di voce di chi ha appena assistito a un miracolo. Era bellissimo, un vulcano in miniatura. Il fuoco scintillava, erano come piccole gocce incandescenti, una fontana di faville.

_Trovi fantastico anche questo?_

_Sì, è una figata!_

_Una che?_

_Una... lascia stare._

Con fare minuzioso da esperto, Cyndaquil infilò un bastoncino nella colonna di fuoco, rigirandolo lentamente e tirandolo fuori appena qualche secondo dopo. Aprì un cassetto sotto il ripiano. Non avevo notato la cassettiera prima. Estrasse delle boccette contenenti dei liquidi di vari colori, altre, più simili a quelle del sale e del pepe, contenenti delle erbe sminuzzate. Mi porse uno dei pezzi di carta da cucina che aveva steso sul ripiano e standoci sopra versò un po' di liquido arancione da una boccetta, aggiunse un pizzico di erbette tritate da un'altra.

_Ecco qua il primo. Baccaperina, spero ti piaccia._

_Io... io suppongo... be', sono sempre andato d'accordo con qualsiasi tipo di cibo._

Tentando di afferrare il bastoncino, questo ricadde sulla carta e rotolò sulla mensola scoperta, sporcandola di succo e condimento.

_Cavoli, sono proprio un disastro! Non imparerò mai a usare le zampe._

_Non prendertela, ma sembri un neonato che deve imparare a comportarsi a tavola._

Io non ci rimasi affatto male, ma non nascosi l'imbarazzo. _Ah, che ci vuoi fare, infondo sono nato da poco, come Pokémon._

_A proposito di tavola, potresti portare la carta in tavola, stando attendo a non spor... ho capito faccio io._ disse infine vedendomi in difficoltà.

Mi potei sedere, anche se facevo fatica a non scivolare sul guscio. Era seccante dover ammettere che stavo meglio in piedi, ma era stato così gentile a portare tutto sul tavolo che non dissi nulla. Mi diede anche un pezzetto di carta più soffice come tovagliolo. Stavolta non fallii nell'afferrare il bastoncino. Addentai la prima bacca. Aspra, decisamente aspra, combinata al dolce di quella sorta di olio e della spezia, il retrogusto di affumicato. Era deliziosa. Mi sorpresi di quanto potesse essere buona.

_Cynda! Cynda, sei uno chef nato!_

Cynda si gongolò compiaciuto. _Oh, grazie! Te l'ho detto che ero bravo._

_Non credevo così bravo. Davvero, devi assaggiarla!_

_Oh, credo di sapere benissimo come sia, l'ho mangiata ieri.... uhm e l'altro ieri e una settimana fa._

_Certo, hai ragione. Ma devi assaggiarla comunque!_

_Arrivo, condisco gli ultimi spiedini e mi unisco a te._

Quella cena era sensazionale, ogni bacca aveva un sapore diverso, ma ognuna mi faceva impazzire. Passammo così la serata, tra gli assaggi e le chiacchiere. Mi stavo già affezionando a Cyndaquil e credo che anche io gli piacessi. Alla fine del pasto, dopo che gli avevo raccontato del mio mondo e delle mie abitudini, ero davvero stravolto, nonostante non avessi fatto praticamente nulla. Probabilmente tutte quelle novità, quello shock, avevano consumato tutte le mie energie. Non appena posai la testa sul mio cuscino di paglia, nonostante mi fossi detto che non sarei riuscito a chiudere occhio, crollai nel sonno. Un sonno pacifico, profondo, meraviglioso.

 

Mi svegliarono i raggi del sole mattutino, quando Cyndaquil fece cigolare l'anta della finestra. Ero in quello stadio di dormiveglia in cui alzarsi dal letto sembra peggio di una delle fatiche di Ercole.

_Buongiorno dormiglione!_ Cyndaquil doveva avermi visto agitare le palpebre. O forse la mia coda aveva preso a scodinzolare come quella di un cagnolino.

Non avevo sognato. Il che poteva significare che i Pokémon non sognavano? Il fatto era che mi sembrava troppo strano non sognare o non avere alcuna strana sensazione dopo gli avvenimenti del giorno prima. Anzi, mi ero svegliato senza nemmeno avere quell'attimo di sorpresa prima di realizzare che ero uno Squirtle a Borgo Segreto. No, non avevo minimamente preso in considerazione l'idea di potermi svegliare umano nel lettino dell'ospedale. Ma che cosa mi era preso? D'improvviso non riconoscevo più la mia identità? Ero spaccato tra due mondi?

_Giorno._ mugugnai così male che una scimmia l'avrebbe detto meglio.

_Lo sai che sono le nove e mezza?_

Come se quell'orario potesse sembrarmi anche solo lontanamente vicino al tardi.

_Lo sai che sono venuta a trovarti aspettandomi di poterti almeno salutare come si deve?_ la voce di Chikorita mi risuonò vicino all'orecchio.

Io socchiusi appena un occhio e quando la vidi scattai in piedi come quando mi ero levato sulla spiaggia, il pomeriggio prima.

_Che ci fai qui?_

mi scrollai la testa e feci vibrare tutta la pelle fino alla punta della coda, esattamente come un cane quando scrolla il pelo. Mi sentii ridicolmente animalesco e credo che feci una smorfia nel rendermi conto che quel gesto mi era venuto del tutto spontaneo. Infatti Chikorita ricambiò la smorfia.

_Scusa se mi chiedevo come stessi. Ah, oggi mi son pettinata la foglia._

Io non notai minimamente la differenza e lei sembrò intuirlo di nuovo dalla mia espressione.

_Non vedi..._Fece ondeggiare la foglia flessuosamente svelando i riflessi smeraldini. _... com'è più morbida ed elegante?_

Evitai di chiedermi cosa intendesse per “pettinarsi l foglia”, visto che continuava a muoverla. Il problema reale era un altro. La guardai da capo a piedi e... è difficile da spiegare come, visto che il giorno prima non provavo niente di tutto ciò, ma la trovai decisamente attraente. Il solo pensiero mi fece arrossire. Mi trovai a domandarmi se fossimo dello stesso Gruppo Uova, come nel videogioco. Se il giorno prima credevo di essere impazzito, non era niente a confronto di quanto mi sentivo matto in quel momento. Specialmente quando la ragazza mi tirò uno schiaffo con la foglia, come una frusta sulla guancia, con tanto di schiocco.

_La pianti di fissarmi?_

Io mi girai di lato a testa bassa, dovevo essere completamente viola in volto. _Ahi! Ehm, non ti stavo fissando, giuro._

Cyndaquil fece un risolino che tentò di trattenere in tutti i modi, senza riuscire a evitare che Chikorita lo guardasse storto.

Per la prima volta osservai meglio il paesaggio fuori dagli oblò. Da un lato un dirupo scosceso, la distesa immensa dell'acqua salata, i riflessi adamantini del sole sulle increspature dell'acqua, l'orizzonte come una lamina sottile tra il blu del mare e quello celeste, dall'altra le vie di paese, un via-vai di Pokémon, che riconoscevo tutti, e che mi divertii ad identificare, tra le bancarelle, fermi a chiacchierare sulle soglie, i bambini che scorrazzavano tra i cespugli, di cui potevo udire le tenere risate, l'idea di un posto da sogno, dove regnava la felicità, che la mente mi suggeriva in ogni dettaglio che imprimevo nella mia memoria.

_Ti sei incantato ora?_

Tornai a rivolgermi a Chikorita. _No no, osservavo e basta._

Lei sorrise. _Dai, fatti un bagno e ci facciamo un giro.

Io iniziai ad atteggiarmi in modo nervoso, da un lato chiedendomi quale diavolo fosse il bagno, dall'altro colto all'improvviso da quella richiesta di uscire. _Ma come, vuoi dire io e te?_

_No, idiota! Noi tre!_ mi rivolse il peggior sguardo che poteva rivolgermi, girò i tacchi e nell'uscire sbatté la porta.

_Che caratterino la ragazza._ commentai rivolto a Cyndaquil.

Lui si lasciò finalmente andare a una risata. _Non si può dire che tu facessi qualcosa per calmarla!_

_Ho un segno sulla guancia?_

Cynda osservò il punto i cui Chikorita mi aveva mollato la sberla. _Nah, solo un pochino più blu. Non si nota tanto, davvero._

_Ah, non importa. Piuttosto, tornando sugli argomenti imbarazzanti, voi non usate andare in bagno?_ quella domanda iniziava a premermi fino a pulsarmi nelle tempie.

_Cioè?_

_Beh dovrete pur espellere il cibo che mangiate in qualche modo._

Cyndaquil mi guardò tra il divertito e il curioso. _Si espelle da solo, il nostro corpo emana energia. Perché, voi lo sputate dopo un po', nel tu mondo?_

Io risi, cercando di immaginare quella stranezza. _No, decisamente no e non è una cosa che amo descrivere, perciò... dove vado per lavarmi?_

Cynda fece un altro gran sorriso. _Devo proprio dirti tutto._

_Sai com'è..._

_Ti mostro._

Cyndaquil si rivolse verso un angolo della cucina, dove si chinò a terra. Dapprima mi chiesi se fosse un'altra delle cose bizzarre a cui avrei dovuto abituarmi e non vedevo come potesse lavarsi senz'acqua, raggomitolato in angolino di casa, poi notai una botola, che Cyndaquil aprì svelando una rampa di scale che scendeva verso il buio.

_Oh. Niente luce?_

_Calmati._

Cynda tirò un'altra leva, che in quel momento non vedevo per il buio e una luce si accese sul fondo della rampa. Scendendo trovai una vasca al centro di una stanza a cupola, le pareti erano assi di legno ricurve che formavano anelli concentrici fino al soffitto. Aveva l'aria di un centro termale. Lo spazio era piuttosto ampio, la vasca era circolare. Alle pareti, su delle assi di legno, erano poggiati saponi e saponette, asciugamani ripiegati. Sul soffitto c'era una sorta di bolla di vetro e al centro brillava una sfera di fuoco che illuminava l'ambiente, e poco più in là, verso il fianco della cupola, una ventola per il cambio dell'aria.

_Fatti un bagnetto, poi tira la leva che vedi accanto alla vasca per il cambio dell'acqua, possibilmente non mentre ci sei dentro. Asciugati con uno di quelli, usa il bagnoschiuma che ti pare e poi raggiungimi di sopra che usciamo._

_Ma quanti bagnoschiuma hai?_

_Beh, mi piace cambiare profumo!_ mi fece l'occhiolino e risalì le scale chiudendomi nella botola.

_Gli piace cambiare profumo..._ dissi tra me e me sorridendo, osservando il set di una quarantina di saponi diversi sugli scaffali.

Leggendo nomi di erbe o bacche, alcuni già sentiti nel videogioco, altri che non avevo idea di cosa fossero, e alla fine ne scelsi uno a caso perché si intonava con il colore della mia pelle. “Acqua Magica” c'era scritto, “La freschezza e la purezza di una sorgente, il tocco incantato del profondo blu. Scorri tra le rapide di una cascata e scopri la libertà”. Anche lì le frasi da bigliettino del Bacio andavano di moda, pensai. L'Acqua Magica doveva essere uno strumento che potenziava le mosse di tipo acqua, se i ricordi non mi ingannavano. Non credevo che si potesse estrarre un'essenza, ma credevo di aver fatto la scelta giusta. Poggiai una salvietta vicino alla vasca e mi immersi, con la boccetta di Acqua Magica in mano. Fu un'impresa non farla scivolare in acqua e perdere tutto il contenuto. Immaginavo che Cynda ci tenesse a conservarlo, visto che quasi collezionava saponi, quindi prestai la massima attenzione. Appoggiai la boccetta sul bordo e mi godetti quell'istante di pace. L'acqua era freschissima, la vasca semi-profonda, almeno per i miei novanta centimetri di altezza. Mi sentivo totalmente a mio agio. C'era qualcosa di più del solito, sentivo che quello era il mio elemento. Dopotutto ero un Pokémon di tipo acqua. Provai a immaginare di essere un altro Pokémon, ma non riuscii a farmi un'idea. Squirtle era perfetto. Mi staccai dal bordo con cautela per provare a nuotare. Avevo appena trovato la perfetta sintonia con me stesso. Il nuoto mi veniva naturale come non mai. Non mi sentivo più impacciato a terra. Le zampe scivolavano sul liquido come pinne, la coda era un perfetto stabilizzatore, che mi aiutava nelle manovre e un sensore che percepiva ogni cambio di corrente. Il guscio elastico lasciava che l'acqua scorresse all'interno generando un brivido freddo, che rilassava ogni nervo, ogni muscolo. E quando mi immersi completamente scoprii con un misto di stupore ed emozione che il sistema respiratorio si alterava in modo che potessi restare sott'acqua, aspirandola come fosse aria dai fori che avevo sul muso. Nessun equilibrio poteva essere più perfetto. Ci sarei stato delle ore, se non che sapevo di dovermi preparare. Sembrava che lì gli orari fossero piuttosto anticipati rispetto alle mie abitudini.

 

Le vie del borgo sembravano più affollate che dalla vista attraverso l'oblò della capanna di Cynda. I mercanti erano davvero indaffarati ad attirare clienti in ogni modo, mi ricordavano i venditori di “cocco bello” delle spiagge, nel mio mondo.

_Dove hai detto che andiamo?_

_Chiko ha detto da Grumpig._

_Grumpig?_ realizzai che in realtà non me l'aveva ancora detto. _Perché, che ha di speciale a parte le perle nere sul muso?_

Cyndaquil mi guardò come si guarda una persona che ne sa più del diavolo. _Certo che non c'è Pokémon che non conosci._

_Modestamente._ feci spallucce sotto il guscio.

_Comunque Grumpig vende quelle che tu definiresti cianfrusaglie, probabilmente._

_Credo che tu ci abbia azzeccato. Di che genere?_

_Ah... di tutto. Gioiellini, ciondoli, ma anche soprammobili o giocattoli per bambini. Credo che se glie lo chiedessi avrebbe qualsiasi cosa._

_Ah... quindi è lì che prendi i tuoi bagnoschiuma?_

Cyndaquil mi guardò assolutamente contrariato, quasi offeso. _No, assolutamente no, non lo farei mai, anche se sono sicuro che ha anche quello. Intendevo qualsiasi cosa di livello scadente._

_Oh. Dettagli, neh?_

_Appunto. I miei preziosi bagnoschiuma vengono dai posti più svariati. Sono unici e rari e ricordano l'essenza del luogo in cui sono stato. E li ho anche pagati profumatamente. Perciò non li esaurisco mai del tutto. Ne tengo sempre un goccino sul fondo. Ho persino un bagnoschiuma per Borgo Segreto. Si chiama Sale Segreto, l'hai notato?_

_Ah, no veramente._

Iniziò a discorrere sui bagnoschiuma, mentre io mi perdevo a guardarmi intorno e nemmeno lo ascoltavo. Negozi di sciarpe da Cinccino, il fiorista da Lilligant, La gioielleria da Carbink, oggetti antichi da Cofagrigus, giocattoli da Delibird, occhiali da sole e da vista da Krokorok, sala da ballo da Gardevoir, ristorante da Ambipom. Era tutto così bizzarro e pazzesco nella sua semplicità. I ciuffi di nuvole cotonate qua e là non impedivano al sole di splendere e promettere bel tempo. Il villaggio si stendeva sul retro della spiaggia e saliva fin sui promontori. L'avevo immaginato decisamente più piccolo, in realtà. Considerando anche le proporzioni delle case, poteva essere un grosso paese turistico, misto a una sorta di villaggio vacanze.

_...e quindi mi sono trovato di fronte a una scelta. Ma ci sei?_

Mi ripresi dal mio stato di trance. _Eh? Sì sì, quale scelta?_

_E ciao, funghi o felci?_

_Felci?_ provai a rispondere, completamente a caso.

Cyndaquil sospirò. _ È un modo di dire, non un bagnoschiuma. Quando l'altro non ha ascoltato neanche la metà di quello che hai detto. Perché scommetto che è andata proprio così._

Io cercai di di nasconderlo con una faccia da poker, ma come al solito ero totalmente impacciato e decisi che era inutile. _Ah... scusa mi sono perso, è tutto nuovo per me qui intorno._

_Certo, lo capisco. Tanto siamo arrivati._

Mi guardai attorno non trovando niente che assomigliasse a un negozio e nessun Grumpig. Cynda guardava dritto verso una struttura in pietra. Una sorta di scatola murata.

_Vuoi dire quel buco nel muro?_

C'era effettivamente un foro, qualcosa di molto più simile a un buco di fogna che a un'entrata accogliente, ma alcuni Pokémon trafficavano entrando e uscendo con sacchetti di plastica in mano.

_Già... di sicuro non è un locale rinomato._ notò la mia espressione quasi disgustata _Non so perché Chikorita volesse portarci proprio lì, non mi sembra il tipo da posti del genere._

_Occhio!_ una voce maschile alle mie spalle.

Non feci a tempo a voltarmi che mi trovai a pancia – o meglio a guscio – a terra, a strisciare, mentre qualcuno, che mi aveva aggredito, mi stava sul dorso. Come rendere un bagno inutile. Mi era entrata le terra in bocca, dovevo essere già tutto sporco. Quel qualcuno si scostò lasciandomi steso, mentre a raso terra vidi due zampe verdi da rana balzarmi davanti.

_Per Arceus! Tutto bene?_ Cynda mi corse incontro. Io mi alzai in piedi dandomi di nuovo una scrollata, come avevo fatto quella mattina alzandomi dal letto.

_Credo... credo di si._

 

 

 

 

(seconda parte)

Osservai l'individuo che mi si parava di fronte. Treecko, senza dubbio. Il fisico agile e slanciato di un atleta, zampe e muso di geco, la testa che culminava in una biforcazione. La pelle verdastra come un camaleonte, scarlatta sul torace, la coda più simile a una boule dell'acqua calda che a una foglia, arricciata all'estremità, ma il verde era senza dubbio un verde foglia scuro. Lo sguardo penetrante, quasi truce, le braccia conserte, la posa di profilo e il bastoncino tra i denti, che non smetteva di masticare nervosamente, come fosse un chewingum, lo rendevano una via di mezzo tra un boss mafioso e un agente segreto.

_Bello, me lo dici che ti è saltato in testa? Potevi evitare di saltarmi addosso._

L'altro si tolse il bastoncino di bocca tenendolo tra due delle tre dita della zampa, come una sigaretta.

_Ti ho appena salvato da uno shuriken._ Aprì il palmo dell'altra mano per mostrare una lamina metallica di forma stellata, di quelle che usano i ninja, che fino ad allora avevo visto solo nei film.

_Aspetta, hai tirato uno shuriken e poi mi hai buttato a terra perché non mi colpisse?_

Treecko sbuffò.

Se io ero ragionevolmente irritato, Cynda era decisamente su di giri. Stava per dire qualcosa, ma non ero sicuro che fosse una buona idea.

_Ma senti un po', ti metti a tirare gli shuriken in paese? Se vuoi fare esercizio perché non te ne vai appena fuori invece che rischiare di ferire qualcuno? Ti senti migliore a mostrare a tutti quanto sei bravo con quegli affari?_

_Cynda..._ cercai di calmarlo.

_Cynda un corno! Non sopporto gente del genere!_

Dopo aver visto il Cynda tranquillo collezionista di bagnoschiuma, mi toccava la sua versione imbufalita. Lo preferivo decisamente prima, non volevo dirglielo ma sembrava una di quelle odiose vecchiette che ti guardano storto quando passi in bici sul marciapiede. E Treecko, spavaldo, imperturbabile, era esattamente così che lo vedeva.

_La prossima volta lo lascerò andare, invece che salvare il tuo amico. Ah, è colpa dei tuoi fori incandescenti, anche da lontano sono come una bandiera rossa per un Tauros. Dovresti starci attento. A proposito, la situazione si è fatta scottante. Ci si vede._

Treecko balzò via con un'acrobazia, sparendo tra i vicoli.

“La situazione si è fatta scottante”? Fu allora che notai che dai fori sul dorso di Cyndaquil zampillavano fiamme, che mi ricordavano tanto quelle del focolaio per cuocere le bacche, mentre lui brontolava rosso di rabbia.

_Cynda... Cynda vai a fuoco!_

_Cosa?_ Cynda si guardò alle spalle per accorgersi che la sua pelle espelleva vapore. Con un sobbalzo si mise a gridare girando in cerchio.

_Oh no, no di nuovo!_

Io tentavo in qualche modo di fermarlo, ma non sapevo come, senza rischiare di ustionarmi una mano. _Stai... stai fermo! Va tutto bene, tu sei un Pokémon di fuoco, io..._ quantomai l'avevo detto. Probabilmente se me ne stavo zitto sarebbe sbollito con la rabbia pochi secondi dopo.

_Acqua! Acqua!_

Non c'era dubbio che per chi guardava era un eccellente spettacolo comico. Mi sentivo lievemente al centro dell'attenzione.

_Acqua? ma..._

_Prendi un secchio, fai qualcosa!_

_Io non credo che...._

_Fallo!_

Ok, non so come mi sia venuto, ma lo bloccai con una stretta presa alle spalle e con l'acqua che mi gorgogliava in gola, ci sputai sopra, mentre un potente getto idrico mi inondò la cavità orale, come se avessi vomitato tutta la cena del giorno precedente. Cyndaquil emise un gemito che sapeva tanto di dolore e si accasciò a terra, fumante come un pollo arrostito. Dopo un rantolo sputò una nuvola di fumo nero dalla bocca. Io stavo facendo passi indietro scuotendo la testa, come se l'avessi appena ucciso.

_Ma che... che ho fatto?_

_Il necessario._ Treecko era ricomparso e mi guardava poggiato al tronco di una pianta.

Io lo ignorai completamente.

_Cynda! Cynda, ti prego, stai bene?_

I suoi dannati occhietti a fessura mi impedivano di capire se mi stesse guardando o se fosse svenuto.

_I-insomma._ disse con voce rauca.

_Diavolo. Te l'ho detto che non ci andava l'acqua! Te l'ho detto!_

Cynda sorrise. _Ehi... grazie. Hai fatto quello che ti ho chiesto._

Ma cosa avevo fatto esattamente? Non era chiaro nemmeno a me, o forse non volevo credere di aver appena usato una mossa Pokémon. Ero già abbastanza non-umano. Gli tesi una zampa per aiutarlo a rialzarsi. Lui accettò l'offerta e si rimise in piedi lentamente, come se fosse appena stato schiacciato da un tram.

_Ma come hai fatto?_

Io non sapevo rispondere. Era come quando la mia coda mi aveva retto da sola come un bastone sulla spiaggia. Non avevo fatto assolutamente niente, mi era venuto da solo.

_Evidentemente ha più stoffa di te._ continuò Treecko dal suo albero.

_Ignoralo._ suggerii io prima che succedesse di nuovo qualcosa di simile a quello che era appena successo, o peggio.

L'altro non si fece problemi a caricare la dose. _Ti vedo sai, all'A.S.S.E.. Non fai altro che piangerti addosso. Sempre lì, a girare in tondo, a sbirciare tra le porte a vetri. Non hai il fegato di entrare._

Cynda aveva di nuovo la stessa espressione inferocita di prima.

_Oh no, Cynda? Calmati. Non è il caso di attirare ancora l'attenzione._

Era evidente che Cynda stava trattenendo l'impulso a saltare addosso a Treecko e prenderlo a botte. Probabilmente l'assalto si sarebbe concluso con una testata contro il tronco dell'albero e non ne avevamo decisamente bisogno. La furia di Cyndaquil si trasformò in rassegnazione, il suo volto si fece cupo.

_Ha ragione lui. Ho persino paura di me stesso._

Si voltò e si incamminò in direzione opposta.

_Ehi? Dove vai? Non mi lascerai qui da solo?_

_Tu sai cavartela. Chiko ti starà aspettando nel negozio._

No, dopo tutto l'aiuto che mi aveva offerto non mi sarei mai permesso di abbandonarlo così, mi sarei sentito un traditore. Corsi fino a pararmi davanti a lui e lo bloccai esattamente come avevo fatto prima, per le spalle, ma stavolta guardandolo negli occhi, cercando di assumere uno sguardo convincete.

_Ascolta. Per quanto mi riguarda, io non so affatto cavarmela. Senza di te sono perso, non ho una casa, non ho una vita e... non ho un amico._

Il suo sguardo si risollevò con una nuova speranza.

_Se tu non fossi arrivato su quella spiaggia, forse ora starei ancora vagando come un barbone disperato in cerca di risposte. Tu mi servi. E senza di te non vado da nessuna parte._

Cyndaquil era visibilmente commosso. Direi che avevo fatto centro.

_Ti conosco da ieri e... credo che nessuno mi abbia mai detto niente che somigliasse a quello che hai appena detto. Grazie._

Io sorrisi, ancora un po' che lo guardavo negli occhi e la commozione contagiava anche me.

_Allora vogliamo andare da questo Grumpig o no?_

_Non vuoi prima sapere cosa..._

_C'è tempo._

In realtà morivo dalla voglia di sapere di cosa stesse parlando Treecko poco prima, ma l'avrei scoperto più tardi, non era il momento. E – ci avrei scommesso – Chikorita era già partita in quinta perché non eravamo ancora arrivati. Rivolsi un'occhiata rapida all'albero dove prima era poggiato Treecko. Sul tronco, solo le venature del legno e i pezzi di corteccia che sembrava che qualcuno avesse raschiato via.

 

Grumpig, un grosso, grasso suino bipede, in due parole: un porco. La pelle di colore violaceo, nera dall'addome in giù, sulle braccia e le orecchie, una perla nera incastonata nell'ombelico e due sporgenti come piercing in fronte, la coda attorcigliata in due grandi anelli, come una molla. Stava dietro a un bancone, quasi soffocato da riviste e oggetti che pendevano persino dal soffitto. In quel posto non si respirava, non tanto perché era stretto e colmo di polvere, ma perché puzzava come un porcile.

_Ma che cos'ha nel cervello Chikorita?_ sussurrai a Cyndaquil con la mano davanti alla bocca tra un colpo di tosse e l'altro, mentre eravamo in coda per chiedere informazioni al proprietario. Non c'era pericolo che qualcuno superasse, era troppo stretto e si faceva persino fatica a uscirne.

_Te l'ho detto. Ora capisci perché non comprerei mai qui i miei bagnoschiuma._

_Se la sarà già svignata, quella. Non può resistere tutto questo tempo qui dentro._ Iniziavo a chiedermi se quella di Chikorita non fosse stata una burla. I minuti passavano fin troppo lentamente e non riuscivo a vederla in mezzo a quel trambusto.

Finalmente arrivò il nostro turno.

_Buongiorno Grumpig._

_Ciao, ti serve qualcosa?_ lui mi sorrise gentilmente, con l'aria da simpaticone, nonostante avrei giurato di avere la faccia di chi sta svenendo nauseato.

_Non proprio in realtà, mi dispiace. Stiamo cercando una persona. Cioè... volevo dire un Pokémon._

Grumpig mi guardò inarcando un sopracciglio e socchiudendo l'altro occhio.

Cyndaquil mi sussurrò alle spalle. _Guarda che anche i Pokémon sono persone._

Io feci un gesto vago con la zampa sotto il bancone, come per dire “Ma sì, fa lo stesso”.

_Se mi dicessi di che... Pokémon si tratta._ accentuò la parola Pokémon, richiamando il mio piccolo fraintendimento precedente.

_Chikorita._

Grumpig fece un gran sorriso a braccia aperte. _Oh, Chiko! Sì, certo mi ha detto di lasciarvi un foglietto._

_Ci avrei giurato che ci aveva fatto venire fin qui per niente._ bisbigliai a Cyndaquil, cercando di muovere le labbra il meno possibile.

_Come hai detto?_ Grumpig se ne accorse lo stesso.

_Niente._

Mi porse il fatidico foglietto.

_Credo che lo leggeremo fuori, non vorremmo rallentare la coda._ disse Cyndaquil spronandomi ad uscire. Evidentemente anche lui mal soffriva il caos di quel buco.

_Ma certo, buona giornata!_ salutò facendo l'occhiolino.

_A lei!_ rispose Cynda che già si infilava tra la folla per raggiungere l'uscita.

Come faceva tanta gente a frequentare un posto del genere? Usciti all'aria aperta mi sembrò di non aver mai davvero respirato fino a quel momento. Il sole si era alzato rispetto a quando eravamo partiti da casa. In fondo avevamo attraversato il villaggio a piedi e ci eravamo soffermati più volte.

_C'è un modo per sapere che ore sono in questo posto?_ chiesi io cercando il mio orologio al polso e sentendone la mancanza.

_Sì, la meridiana di casa mia o quella in centro. O se sei fortunato ne becchi qualcuna appesa a qualche parete._

_Non sapete cosa sia un orologio?_ mi sembrava assurdo quanto improbabile.

_Oh sì, quei gadget che usano gli esploratori credo._

_Esploratori?_

_Gli esploratori dell'A.S.S.E._

_L'asse? L'ha nominato Treecko prima vero?_

Era dal momento in cui Treecko ne aveva parlato che volevo sapere cosa turbasse tanto Cynda al punto di fargli perdere il controllo.

_Già, ti dovrei qualche spiegazione. E comunque A.S.S.E. è una sigla, nel caso te lo stessi chiedendo. Associazione Segreta Squadre d'Espolrazione. Segreta perché è di Borgo Segreto._

_Ah, per quello? Beh, fa figo “Segreta”. E poi A.S.S.E ci sta benissimo pronunciato come una parola singola, sembra qualcosa di... cruciale. Come un'arma vincente._

Non posso negarlo, ero già convinto che quella storia avrebbe occupato la maggior parte dei miei pensieri in seguito, e infatti sarebbe stato così. Volevo sapere cosa c'era dietro. Sentivo che poteva essere un punto di arrivo, o qualcosa che mi avrebbe aiutato a scoprire la verità.

_Figo?_ chiese lui, che non conosceva l'espressione.

_Figo. Come dire ganzo._

Continuava a guardarmi senza capire.

_Andiamo, non è possibile che non abbiate un sinonimo di figo. Da noi è un gergo molto comune. Vuol dire... bello, ma non esattamente. Bello è limitato. Mitico? Forse non è la parola esatta. Non saprei trovare un sostituto. Qualcosa che attrae. Forse intrigante è eccessivo._

_Ah, non fa niente, credo che tu abbia reso l'idea. A proposito, concordo. Lì è tutto così... figo._

Io annuii. L'A.S.S.E. non avrebbe atteso molto a conoscermi. Ma tornai al presente imminente e a Chikorita che ci stava aspettando – ne ero sicuro – con impazienza.

_Allora, vogliamo leggere questo foglietto?_

_Dai, che questa rincorsa per il villaggio inizia a stancarmi._

Non potevo che dargli ragione. Non avevo intenzione di giocare a caccia al tesoro. Per cui non me lo feci ripetere due volte. Tesi il foglietto davanti a me, in modo che anche Cynda potesse vedere, e lessi. _Ciao. Lo so che sarete arrabbiati perché vi ho fatto entrare lì dentro per niente, ma è colpa vostra._ rivolsi un'occhiata d'intesa a Cynda senza bisogno di parole per esprimere quanto la sua accusa fosse scontata. _Dovevo svolgere una consegna per Grumpig, così mi sono recata da lui per ritirare il pacco. E ho atteso un po', fino a che non rischiavo di esplodere, a quel punto ho deciso di uscire e lasciarvi questo. Passate da Lopunny. E vedete di non farmi attendere ancora un'ora._

_Ci ha messo tre punti esclamativi..._ commentò Cyndaquil.

_Sorvoliamo. Ok, dov'è Lupunny?_

_Al Dolci Tentazioni._

Lo guardai come per dire, con nota ironica: “Oh, grazie, adesso sì che è tutto chiaro!” _E dov'è il Dolci Tentazioni?_

_Non dista molto. Due passi, non preoccuparti._

Non mi fidavo dei suoi “due passi”, ma comunque non soffrivo la fatica. Non ero mai stato così in forma in tutta la mia vita. Dolci Tentazioni? Doveva essere qualcosa come una pasticceria, immaginai. Ma capii “due passi” dopo – che in realtà si rivelarono un quarto d'ora di cammino – che non si trattava di una pasticceria, ma di un locale da aperitivo. Come può comparire un locale da aperitivo nel bel mezzo del villaggio dei Puffi? In effetti stonava come i cavoli a merenda, tuttavia non potei che esserne felice. Mi ricordava la mia vita da umano ed era proprio il genere di locale che mi piaceva. Moderno, le porte a vetri scorrevoli, il pavimento bianco lucido, l'ambiente spazioso, tavolini di vetro, bancone largo, nero, e soprattutto musica che poteva ricordare quella pop del momento nel mio mondo. Quanto mi mancava quella musica. E c'era tutto lo spazio per ballare, volendo. Ora sì che riconoscevo meglio il tocco di Chikorita, per quel poco che avevo capito di lei. Non certo da Grumpig. Consegne per Grumpig? Come era finita ad accettare quell'incarico? Forse le serviva uno stipendio in più. E proprio mentre le porte automatiche si aprivano come un portale per farci passare dal regno delle fiabe, alla tentazione dolce che quel locale, in effetti, costituiva per i miei occhi, mi sovvenne quella domanda: “Ma Cynda come si guadagna lo stipendio?” Già. Cynda aveva affrontato tutti quei viaggi, comprato casa, saponi e vivande. Tutta eredità del nonno?

_Che posto strano._ Cynda non sembrava affatto a suo agio.

_Non dirmi che non ci sei mai stato._ lo guardai con disappunto. Non avevo intenzione di biasimarlo, ma quel locale saltava all'occhio come “una bandiera rossa per un Tauros”, usando le parole di Treecko.

_Non è che mi attiri come posto..._

_Sul serio? Credo che sarebbe il primo posto dove sarei entrato spontaneamente._

Cyndaquil si guardò intorno come per assicurarsi che non ci fosse nessuno ad origliare. _Costa anche una cifra._

Io risposi con lo sguardo, con un “Sì?” muto e mi voltai trovando sul retro del bancone una coniglietta da Playboy, alta, sexy, il pelo castano dai riflessi dorati, due folte sopracciglia che sorgevano addirittura dal viso, due lunghe orecchie che ricadevano pesantemente alle sue spalle, terminando in due morbidi cuscini di peli, che le donavano quanto i pon-pon donano a una cheerleader. Da quella statura mi sentivo un ragazzino delle medie con una cotta per una giovane professoressa gnocca. E di fronte al bancone, seduta su uno sgabello, eccola, il tesoro della caccia, mentre rizzava la foglia sulla testa vedendoci arrivare.

_Non è di buon umore._ sussurrai a Cyndaquil.

Lui non rispose, ma la sua espressione non si fece affatto tranquilla.

Lei scese dallo sgabello e ci raggiunse, in tutta la sua bassezza, che la foglia tentava di ingannare. A confronto con Lopunny era una Riccioli d'Oro con le trecce che si misurava con una modella provocante. Il fatto che i miei occhi guizzassero come ipnotizzati in direzione del bancone, mentre accennavo un sorriso alla commessa, nonché proprietaria del locale, non placò certamente il suo umore, perché se ne accorse benissimo.

_Adesso ti metti a lanciare frecciatine alla barista?_

Io distolsi immediatamente lo sguardo. _Chiko! Ehi, ci aspettavi da molto?_

_”Ehi ci aspettavi da molto?”_ ripeté lei in tono patetico. _Non fare il finto tonto. Vi aspetto da tutta la mattina ed è quasi ora di pranzo!_

Se solo fossi riuscito a capire che ore erano...

_Quindi ci hai portati qui per..._

_Cambiamo posto!_ spinse me e il mio amico verso la porta, il povero Cynda non aveva potuto replicare con mezza parola.

_Ma, veramente il posto era perfetto...._

La sua occhiataccia mi fece cambiare idea. Addio musica, addio modernità, addio gnocca. Lati positivi? Se poteva consolarmi – e non lo faceva – l'umore di Chiko sembrò migliorare di colpo non appena facemmo un passo fuori dal locale.

_Ma che hai fatto al guscio? Che è quella striatura di terra?_

Maledissi Treecko e i suoi shuriken.

_Niente. Sono inciampato._ avevo l'aria di chi non sapeva affatto nascondere la verità. Chikorita me lo fece capire con un'occhiata, ma lasciò perdere. Si avvicinò invece al con il muso al mio collo, tanto che potevo sentirla respirare.

_Sai di... qualcosa di fresco._

_Ah, troppo vago, sei scarsa. Spara._

Chiko stette a pensarci, sembrava che quel giochetto la divertisse. Ringraziai il fatto che introdurmi nel buco di Grumpig non avesse significato annullare completamente il profumo del bagnoschiuma.

_È Acqua Magica._ tagliò corto Cyndaquil, quasi la cosa lo infastidisse.

_Grazie, Cynda, non dubitavo che il tuo fiuto per i saponi fosse infallibile..._ il mio grazie suonava evidentemente come un “No, grazie”.

Cynda si pavoneggiò. _La classe non è acqua... be', in questo caso è proprio Acqua._

Ci mettemmo a ridere. Camminammo ancora qualche minuto prima di raggiungere il Buongusto, tutto attaccato. Un ristorante gestito da Ambipom famoso per le Baccabana grigliate. Almeno, questo era scritto sul cartello d'invito. Ci sedemmo attorno a un tavolo all'aperto, su un prato con vista mare. Un Aipom ci raggiunse in breve con un vassoio di bruschette e un menù. Aipom era una scimmietta dal sorriso furbo, che metteva in mostra tutti i suoi dentoni, un ciuffo viola sulla testa, tra le grandi orecchie a sventola da topolino. Non poggiava sui corti arti, ma sulla punta della coda, una quinta zampa a cinque dita, reggendosi in perfetto equilibrio e saltellando da un posto all'altro.

_Buongiorno. Cosa può offrirvi lo chef da bere quest'oggi?_

_Amaro Vitale._ disse Chikorita senza alcun dubbio.

_Ah... solo dell'acqua._ Cyndaquil andò sul semplice.

Io non avevo idea di che bibite si servissero in un mondo popolato da Pokémon, così decisi di affidarmi a Chiko, che aveva dimostrato buon fiuto per i locali.

_Lo stesso che ha preso lei._

Aipom si allontanò e Chiko si mise a ridere dietro al menù. Normalmente quadrupede, da seduta era costretta ad assumere una postura da bipede. Ecco a che servivano i tovagliolini umidi e la vaschetta d'acqua che erano poggiati sul tavolo: un quadrupede doveva pur pulirsi le zampe in qualche modo e anche per un bipede non erano certo scomodi.

_Cosa ridi adesso?_ chiesi io, anche se lo immaginavo perfettamente.

_No, niente. Immagino che tu sappia quello che hai ordinato._

Io feci roteare le orbite degli occhi _Beh, quando farai un salto nell'altro mondo mi farai sapere se tu sarai così esperta da sapere ordinare qualsiasi cosa al volo._

Lei abbassò il menù per svelare un sorriso con una punta di sana malizia _Mi stavo praticamente offrendo di spiegarti che cos'è un Amaro Vitale._

_Ah, beh se la metti così... sentiamo l'esperta._

A Cyndaquil non piacevano i nostri sguardi. Si sentiva una sorta di intruso ed io l'avevo notato. Forse pensava che ci stessi provando, in realtà volevo solo giocare un po'. Comunque non me la sarei mai sentita di andare così oltre, durante mio secondo giorno da Pokémon, né tanto meno mi attirava l'idea. E credo che Chikorita stesse semplicemente al gioco, non mi sembrava proprio il tipo da flirtare con il primo straniero che le capitava davanti, né il tipo facile da conquistare.

_Hai mai sentito parlare di Vitalerba?_

Io schioccai le dita – o almeno ci provai -, la faccia di chi ha appena fregato l'avversario.

_Assolutamente sì. È un'erba molto amara, con straordinari poteri curativi. Non so se può avere anche qualche effetto stupefacente, tipo abbassa il morale?_

Chikorita sbarrò gli occhi dalla sorpresa, e Cyndaquil li avrebbe sbarrati, se non fossero stati per natura perennemente socchiusi.

_Allora? Ci sei rimasta?_

Chiko si ricompose. _Ok. Ok, sei bravino per essere uno che non ha mai visto un Pokémon prima di ieri._

_Sono bravino? Sono un fenomeno!_

_Abbassa la crestina, intanto ti servo ancora se vuoi sapere cos'è un Amaro Vitale._

Che dicesse quello che vuole, ma era schiacciante che avessi una certa esperienza, nonostante tutto.

_È un drink amaro, questo l'avrai capito. Ma non è solo Vitalerba. Se assapori fino in fondo ti accorgerai del gusto fruttato delle bacche di bosco. E soprattutto c'è tanta, tanta Tintarella._

“Tinta-che?” Avrei voluto dire, il pensiero che vagava tra le note di Tintarella di Luna, ma mi limitai a guardarla con un'espressione interrogativa.

_Ah, questa non la sai. Beh, ti accorgerai di cosa ti sei perso in questi anni da umano._

Io incurvai leggermente un'estremità delle labbra verso l'alto, con aria di sfida, e mi rimisi a sedere composto, visto che mi ero sporto sul tavolo, coinvolto dalla discussione. Aipom arrivò con dei cocktail, serviti in un bicchiere di forma elegante con cannuccia. Sembrava succo d'arancia, un po' inverdito.

_Eccovi serviti. Due Amaro Vitale, un'acqua._

_Può pure attendere qualche minuto per le ordinazioni._ disse Chikorita.

Aipom si allontanò con un brave inchino.

_Cin?_ Cyndaquil alzò il bicchiere.

_Alla Tintarella._ dissi io, accogliendo la precedente provocazione di Chikorita.

Lei annuì e brindammo. Mandai giù in un sol sorso quasi metà bicchiere. In effetti mi ero appena reso conto che quella mattina non avevo fatto colazione e che non bevevo qualcosa dalla sera prima, quando Cyndaquil mi aveva offerto dell'acqua. Quantomai. L'alcol mi bruciò in gola come una fiamma ardente. Io ci misi tutto me stesso per non mettermi a tossire come un cretino, mentre gli occhi mi diventavano lucidi di lacrime.

Chikorita scoppiò in una risata che aveva tenuto in serbo fino a quel momento. _Te l'avevo detto che ce n'era tanta!_

_Cazzo, ma potevi avvisarvi che questa roba era una bomba!_

Cyndaquil aveva le guance gonfie. Si era trattenuto fino a quel momento, finché non sputò fuori anche lui una risata.

_Tu lo sapevi vero? Ah, che razza di stronzi!_

_Mi raccomando non sboccare come stamattina!_ disse Cyndaquil tra una risata e l'altra.

Chikorita si incuriosì, evidentemente aveva ancora voglia di divertirsi. _Perché, che è successo stamattina?_

Cyndaquil si tappò la bocca, rendendosi conto che si stava mettendo in ridicolo da solo. E io fui troppo buono a tralasciare i dettagli. _Ah, niente. È stato disgustoso, a proposito. Niente di eccitante tipo “Ehi, ho usato la mia prima mossa!” Niente del genere._

_Hai davvero usato una mossa?_ Chikorita rimase ancora una volta colpita, ma stavolta io non riuscii a trarne soddisfazione.

_Davvero, non è assolutamente una bella esperienza vomitare acqua._

Chikorita mi guardò un secondo perplessa e poi scoppiò a ridere di nuovo.

_Hai rotto. Sai che ti dico, lo mando giù a goccia questo affare._

Chiko e Cynda mi guardarono sbigottiti, mentre io stavo facendo quella cazzata assurda solamente perché ero nervoso. In effetti per poco non lo sputai di fuori. Qualunque liquore fosse quella Tintarella, era micidiale. Mi misi le mani alla gola sentendola protestare.

_Stai-stai bene?_ mi domando Cynda.

Io posai il bicchiere con un gesto simile a quello dei cowboy dei film western quando posano la caraffa di birra vuota sul bancone per chiederne ancora. Mi alzai in piedi e annuii poggiandomi chino alla sedia, non molto convinto. Se Chikorita avesse avuto gli arti più lunghi si sarebbe sbattuta la zampa in fronte. Iniziavo a sentire gli effetti dell'alcol, ma ero fiducioso di reggerlo bene, come sempre. Mi concentrai su Aipom che passava tra i tavoli mentre la mia vista a momenti si sdoppiava. Due Gabite stavano pagando il conto al banco. In quel momento mi si accese una lampadina. Il conto! Cercai istintivamente le tasche dei pantaloni, ma trovai solo il mio spesso guscio. Ero al verde, non potevo permettermi di pagare nulla.

_Cynda..._ La mia voce era quasi tremula. Era che da Pokémon non reggevo così bene, o era che avevo sottovalutato l'Amaro Vitale? _... credo che dovremmo parlare di soldi. Voglio dire... non ho un soldo e non posso mettere tutto a tuo carico, quindi..._

_Siediti, per favore e stai tranquillo. Non c'è problema, te l'ho già detto._

Che figura di merda: uscire fuori e farsi pagare il pranzo da chi ti ha già offerto ospitalità in casa sua.

_Prendo solo il drink, davvero. Giuro che poi ti ripago tutto._

_Squi, vuoi sederti per favore?_

Invece che sedermi mi fermai a guardarlo con nuova sorpresa. _Com'è che mi hai chiamato?_

Cynda sembrò pensarci su, come se neanche a lui suonasse naturale. _Squi. Beh, non so se va bene._

Io annuii. _No no. Va benissimo._

Era così strano. Non mi aveva mai nominato prima, anche se tornando dalla spiaggia il giorno prima gli avevo detto di essere un Squirtle, quando lui aveva mostrato qualche dubbio sulla mia specie. Ma essere chiamato da Pokémon era il passo definitivo per rendermi conto che quella metamorfosi era avvenuta sul serio. Dopo essermi trovato nel nuovo corpo, aver nuotato nell'acqua, aver usato una mossa, ora avevo la mia identità. Squirtle. Danny si allontanava da me come un fantasma del passato. Non sapevo se rabbrividire o esserne fiero. Neanche ventiquattro ore prima, di sicuro avrei optato per il “rabbrividire”.

Aipom si avvicinò allora al nostro tavolo.

_Allora, avete deciso per le ordinazioni?_

Cynda tornò alla realtà. Era rimasto perso in pensieri probabilmente molto simili ai miei. _Oh, sì, io prendo volentieri le Baccabana grigliate._

_Io un Poffin di Baccavena._ disse Chiko e mi rivolse un'occhiata veloce, per poi tornare a guardare Aipom. _Lui prende la stessa cosa._

Aipom si allontanò, io con la faccia da “Ma che cazzo ti è saltato in testa, ho detto che prendevo solo il drink!”, lei con un sorrisetto.

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(modificato)

iniziamo subito col dire che devi continuare sta fic

alcune correzioni, capitolo 1:

"Sembrava che Henry avesse versato la supercolla sul divano e il mio corpo non avesse intenzione di muoversi" ci va sempre il congiuntivo

"Le mie braccia mi sembravano" o "le mie braccia mi sembravano" (meglio la prima)

"a mo' di velo da sposa" mo' va con l'apostrofo

capitolo 2 parte 1

"Non sapevo nemmeno quanto tempo (devi scriverlo) fosse passato. Non sapevo neanche se lì un giorno avesse la stessa durata (di cosa? devi scriverlo), se esistesse il calendario, se passassero (io metterei contassero, il tempo passa comunque, cambia il modo di contarlo) i mesi" vanno al congiuntivo

"mi dissi tra me e me sorridendo" un altro errato pleonasmo, in generale poi evita di dire "si disse" (soprattutto) o "mi dissi", meglio sempre "tra sé e sé"

capitolo 2 parte 2

"Il fisico agile E slanciato di un atleta, zampe e muso di geco, la testa che culminava (o culminante) con in (sempre detto "in", mai "con") una biforcazione" è come se sottintendessi "aveva", per cui come l'hai messa tu verrebbe "aveva il fisico agile... di geco, la testa culminava..." e allora dovrebbe essere "e la testa culminava" o ci dovrebbe stare un punto o punto e virgola

"mi impedivano di capire se mi stesse stava guardando o era svenuto (oppure se mi stesse guardando o se fosse svenuto, meglio questa)" o tutto indicativo o tutto congiuntivo

"credo che hai tu abbbia reso l'idea"

"mentre rizzò rizzava la foglia sulla testa non appena ci vide arrivare (sarebbe meglio "vedendoci arrivare")" in generale, considerando cosa c'era prima, la frase andrebbe riscritta in modo migliore

parliamo di come scrivi. scrivi come scrivo io in pirma persona (giustamente dirai sticazzi, chi ha mai letto roba tua) e mi piace un casino. sei molto bravo e sai rendere con efficacia quello di cui parli, rimanendo spesso nella semplicità. i tuoi personaggi, poi, sono così vivi. hanno già costruito rapporti, rapporti semplici, un po' stereotipati, ma efficaci e resi ottimamente. per ora non voglio esprimermi oltre perchè non vorrei dare un giudizio affrettato.

lo spazio che dedichi ai vari episodi per me è eccellente, entri nei particolari quanto è necessario, cosa che molti non fanno

la trama anche mi piace, come mi piace il mondo pokemon che hai costruto e l'atmosfera di verosimiglianza che hai dato, anche nei dialoghi.

quindi continua sta FF, perchè mi è piaciuta ed è cosa più unica che rara e mi sento ispirato

Modificato da Jambojet.
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iniziamo subito col dire che devi continuare sta ficalcune correzioni, capitolo 1:"Sembrava che Henry avesse versato la supercolla sul divano e il mio corpo non avesse intenzione di muoversi" ci va sempre il congiuntivo"Le mie braccia mi sembravano" o "le mie braccia mi sembravano" (meglio la prima)"a mo' di velo da sposa" mo' va con l'apostrofocapitolo 2 parte 1"Non sapevo nemmeno quanto tempo (devi scriverlo) fosse passato. Non sapevo neanche se lì un giorno avesse la stessa durata (di cosa? devi scriverlo), se esistesse il calendario, se passassero (io metterei contassero, il tempo passa comunque, cambia il modo di contarlo) i mesi" vanno al congiuntivo"mi dissi tra me e me sorridendo" un altro errato pleonasmo, in generale poi evita di dire "si disse" (soprattutto) o "mi dissi", meglio sempre "tra sé e sé"capitolo 2 parte 2"Il fisico agile E slanciato di un atleta, zampe e muso di geco, la testa che culminava (o culminante) con in (sempre detto "in", mai "con") una biforcazione" è come se sottintendessi "aveva", per cui come l'hai messa tu verrebbe "aveva il fisico agile... di geco, la testa culminava..." e allora dovrebbe essere "e la testa culminava" o ci dovrebbe stare un punto o punto e virgola "mi impedivano di capire se mi stesse stava guardando o era svenuto (oppure se mi stesse guardando o se fosse svenuto, meglio questa)" o tutto indicativo o tutto congiuntivo "credo che hai tu abbbia reso l'idea" "mentre rizzò rizzava la foglia sulla testa non appena ci vide arrivare (sarebbe meglio "vedendoci arrivare")" in generale, considerando cosa c'era prima, la frase andrebbe riscritta in modo migliore parliamo di come scrivi. scrivi come scrivo io in pirma persona (giustamente dirai sticazzi, chi ha mai letto roba tua) e mi piace un casino. sei molto bravo e sai rendere con efficacia quello di cui parli, rimanendo spesso nella semplicità. i tuoi personaggi, poi, sono così vivi. hanno già costruito rapporti, rapporti semplici, un po' stereotipati, ma efficaci e resi ottimamente. per ora non voglio esprimermi oltre perchè non vorrei dare un giudizio affrettato.lo spazio che dedichi ai vari episodi per me è eccellente, entri nei particolari quanto è necessario, cosa che molti non fannola trama anche mi piace, come mi piace il mondo pokemon che hai costruto e l'atmosfera di verosimiglianza che hai dato, anche nei dialoghi. quindi continua sta FF, perchè mi è piaciuta ed è cosa più unica che rara e mi sento ispirato

Ti ringrazio di cuore, davvero. Non sai quanto mi fa piacere. E grazie anche per la correzione degli errori, non mi sorprende affatto di averne fatti così tanti, sono un gran pasticcione. Li correggerò appena posso.

Venendo alla fic, in realtà non ho mai smesso di scriverla, ho semplicemente smesso di postarla. O meglio, ultimamente ho poco tempo con l'università e ammetto di aver rallentato parecchio i ritmi, però ho sempre scritto per conto mio, come sfogo personale.

A questo punto se mi dicessi dove posso trovare la tua fic sarei anche curioso di leggerla.

Btw quando avrò sotto mano il pc posterò il capitolo 3 (fra una settimana).

E... non so che dire se non grazie di nuovo, il tuo commento è fantastico :)

PS: quello di scrivere in prima persona è stato un esperimento, in realtà prima di questa fic ho sempre scritto in terza persona

Modificato da Veemon Tamer
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Non lo nego, mi sono sempre dimenticato di leggere la fic, nonostante ti avessi promesso di farlo ^_^;

Allora, noto che come trama, almeno agli inizi, è piuttosto simile all'altra storia che mi hai fatto leggere. E come nell'altra storia è poco credibile che il protagonista si rassegni così in fretta ad aver abbandonato il suo mondo. Poi, certo, qui c'è da dire che non ci sono contatti con il mondo di origine, quindi è più giustificato come comportamento.

Ciò detto, non ho mai giocato ad un Mistery Dungeon, quindi non so quanto della trama sia copiato dai giochi e quanto sia invenzione tua. Sicuramente è notevole la definizione dei personaggi, che, in effetti sono già "vivi", come dice jambojet, inoltre è decisamente apprezzabile che vengano trattati problemi "pratici" sui bisogni fisiologici dei Pokémon che normalmente non vengono trattati. Trovo strano che i Pokémon non sappiano riconoscere le varie specie, e mi viene il dubbio che esista una sola creatura per specie.

"forse siamo dello stesso gruppo uova?" mi ha fatto morire dalle risate :D :D :D

Ah, una piccola correzione: Krokorok, senza la c.

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(modificato)

Non lo nego, mi sono sempre dimenticato di leggere la fic, nonostante ti avessi promesso di farlo ^_^;

Allora, noto che come trama, almeno agli inizi, è piuttosto simile all'altra storia che mi hai fatto leggere. E come nell'altra storia è poco credibile che il protagonista si rassegni così in fretta ad aver abbandonato il suo mondo. Poi, certo, qui c'è da dire che non ci sono contatti con il mondo di origine, quindi è più giustificato come comportamento.

Ciò detto, non ho mai giocato ad un Mistery Dungeon, quindi non so quanto della trama sia copiato dai giochi e quanto sia invenzione tua. Sicuramente è notevole la definizione dei personaggi, che, in effetti sono già "vivi", come dice jambojet, inoltre è decisamente apprezzabile che vengano trattati problemi "pratici" sui bisogni fisiologici dei Pokémon che normalmente non vengono trattati. Trovo strano che i Pokémon non sappiano riconoscere le varie specie, e mi viene il dubbio che esista una sola creatura per specie.

"forse siamo dello stesso gruppo uova?" mi ha fatto morire dalle risate :D :D :D

Ah, una piccola correzione: Krokorok, senza la c.

La trama è simile, può essere, anzi di sicuro ci sono tratti in comune, poiché quello che scrivo è in generale un po' l'espressione di un'avventura che vorrei vivere, o un'illusione creata dalla mia mente per ottenere ciò che non posso aver nella vita reale, per cui ritornano sempre alcuni elementi. Ciò giustifica in parte anche il fatto che il protagonista ci mette poco ad accettare il nuovo mondo, perché è un po' come se l'avesse desiderato.

Tuttavia ti do ragione, ma è proprio questo uno dei motivi per cui ci ho messo tanto a decidermi di postare qualcosa: accetto le critiche e le apprezzo ma sono difficilmente disposto a modificare se mi accorgo che qualcosa non va (salvo errori ortografici o simili)

A proposito, se Jambojet. per caso legge

"credo che hai tu abbia reso l'idea"

era un errore voluto, perché nella mia testa suonava più espressivo così. Infatti è all'interno di un dialogo e chi parla non sempre parla in modo corretto. Ovviamente non potevi saperlo e hai fatto benissimo a farmelo notare. Gli altri non erano voluti, quindi grazie di nuovo.

Per il fatto che non riconoscano la specie... non so, ho immaginato che non dovessero necessariamente conoscerla senza esserne venuti a contatto precedentemente. Comunque d'ora in poi (sesto capitolo) farò in modo che la cosa non si verifichi troppo spesso.

Sono contento che quella leggera ironia abbia fatto effetto :)

Per quanto rigurada Krokorok invece mi tirerei una mazzata in testa, perché sono stra fissato con la scrittura dei nomi Pokémon, quindi lo considero il peggior errore che potessi fare D:

Ps: ho un problema tecnico per la correzione, non mi fa modificare il messaggio perché il contenuto è troppo lungo (infatti sono due messaggi che poi mi ha incollato in uno unico, il che non ha molto senso ma vabbè)

Modificato da Veemon Tamer
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Be', ma io non volevo spingerti a modificare nulla in realtà, quello che ho fatto notare io è un elemento di base della trama che è poco coerente, come tu stesso hai ammesso. Ciò detto, credo che sarà del tutto ininfluente con lo sviluppo della storia, quindi va bene così e andiamo avanti.

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Ps: ho un problema tecnico per la correzione, non mi fa modificare il messaggio perché il contenuto è troppo lungo (infatti sono due messaggi che poi mi ha incollato in uno unico, il che non ha molto senso ma vabbè)

Se hai bisogno chiedi pure, ci penseremo io e i miei superpoteri.

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Capitolo 3 – L'A.S.S.E

Ero seduto sulla riva del mare, accanto a Cyndaquil. Ci eravamo svegliati presto solo per vedere il sole sorgere. Ed eccola, l'alba, un velo d'arancio-rosato sulla volta celeste. Le nuvole mi ricordavano le fronde dei peschi in fiore. L'aria profumava di...

_Sale Segreto. Lo senti? È questa l'essenza di Borgo Segreto che ho chiuso nella mia boccetta di bagnoschiuma._

Potevo capire fino in fondo perché Cyndaquil collezionava quei saponi. Ogni profumo doveva ricordargli un qualche posto meraviglioso, in un momento speciale.

_È stupendo. Credo di non essermi mai goduto davvero l'alba._

Un'alba magica così non l'avevo mai vista. Il sole si confondeva con la scia che lasciava sulla superficie del mare mentre emergeva dalle acque. Il cielo era così terso che che si potevano ancora vedere distintamente la luna e alcune stelle. Sentii un solletico al braccio e mi accorsi che una bolla era appena scoppiata a contatto con la pelle. Altre bolle galleggiavano nell'aria e risalivano in alto, controluce, per brillare ai riflessi solari. In pochi istanti la spiaggia si riempì di bolle iridescenti.

_Ma che..._

_Sono i Krabby. Non li vedi Perché sono nascosti tra gli scogli. Ogni mattina, quando sorge il sole, sbirciano dalla loro tana e ci regalano questo spettacolo di colori.

_Credevo che le bolle usate come mossa..._

_Queste non fanno male. È una loro abilità che non c'entra nulla con le mosse._

_Perché i Krabby stanno nascosti? Voglio dire, perché non vivono con gli altri abitanti del villaggio?_ mi sentivo tanto uno bambino che doveva ancora scoprire il mondo e continuava a fare domande.

_Non sono Pokémon civilizzati. Quelli sono Krabby selvatici._

_Selvatici..._ Così esisteva anche una parte di Pokémon che era rimasta ancora a uno stadio primitivo e si comportava come si comportavano gli animali nel mio mondo.

Tornai con i pensieri a ciò che mi aveva detto Cynda il giorno prima, che era trascorso tra un giro e l'altro in paese. Io ero rimasto brillo per un po'. Cynda mi aveva parlato del suo lavoro, levigatore di pietre per un negozio di arredi. Diceva che con la levigatura giusta potevi rendere la pietra qualsiasi cosa, da un sostegno per una lampada, a tavolino, a una decorazione per il giardino...

_Così ieri era domenica. Non capisco, l'incidente è avvenuto di giovedì. In che mese siamo, Cynda?_

Cynda mi guardò preoccupato. Sapeva che quell'incidente, di qualunque cosa si trattasse – perché non glie ne avevo parlato nei dettagli – mi aveva stravolto la vita ed era un duro colpo da digerire, oltre che un mistero da risolvere.

Non aveva torto. Più ci pensavo e più una fitta di nostalgia mi pugnalava lo stomaco. Rivedevo i fari di quell'auto, spenti alla luce del giorno, e il radiatore, come un volto deforme di un demone che mi assaliva, trascinandomi con sé oltre il tempo e lo spazio. Era un'immagine che non mi si era formata subito nella mente. Avevo dovuto prima metabolizzare tutta quella folle esperienza.

_Siamo in luglio. E ti assicuro che ieri era domenica._ mi ripeté per l'ennesima volta, perché non volevo mettermi in testa che erano passati dei giorni, o peggio che non erano passati, ma semplicemente non coincidevano. E nel momento in cui scoprii che eravamo in luglio, quando nel mondo umano a quel tempo erano i primi di settembre, i miei pensieri furono stravolti di nuovo. Mi ronzava continuamente in testa l'idea di essere morto e che quella fosse davvero una dimensione dell'oltretomba. Questo avrebbe significato il non poter più tornare indietro. Eppure Alakazam aveva detto di conoscere un modo. O meglio, non l'aveva mai detto apertamente, ma ero fermamente convinto che fosse così, o che almeno avesse qualche indizio.

_Devi andare a lavorare presto?_

Cyndaquil rabbrividì. Le zampe anteriori gli tremavano. Sembrava che quella domanda lo avesse terrorizzato.

_Ecco, non avevo ancora trovato il modo di parlartene..._

_Ti... ti hanno licenziato?_ gli rivolsi uno sguardo che doveva essere consolatorio, ma lui lo ignorò, anzi, si voltò dall'altra parte.

_Non esattamente._ mugugnò come se le parole facessero fatica ad uscirgli di bocca.

_E allora cosa? Avanti, pensavo che ormai ti fidassi di me._

Cyndaquil volse gli occhi al quadro dell'oceano tempestato di bolle ed emise un lungo sospiro. _Mi sono dimesso._

Io aggrottai la fronte. Non riuscivo a capire perché avesse dovuto fare una cosa del genere. Mi aveva parlato della passione con cui levigava ogni superficie, di come era diventato abile nel saper adottare una tecnica diversa per ogni pietra. E sembrava soddisfatto, quasi contento. Quindi non individuavo il succo del problema.

_Mi sono dimesso perché... così sarei stato costretto a farmi avanti. Ieri notte, mentre dormivi come un ghiro, sono uscito di casa e sono passato al negozio. Ho lasciato un foglietto con un messaggio sull'uscio, dove spiegavo tutto e ringraziavo._

_Aspetta, aspetta, vuoi dire che sei dimesso e il tuo datore ancora non lo sa?_

Più parlava, più non riuscivo a mettere a fuoco la situazione. Una scelta così avventata da un giorno all'altro, per raggiungere cosa? _Perché l'hai fatto? Che vuoi dire con “farmi avanti”?_

_L'A.S.S.E, Squi. È il mio sogno da una vita e sono sempre stato così codardo che non avevo nemmeno il coraggio di provare ad entrarci._

Adesso si spiegava tutto. L'A.S.S.E.. Le parole di Treecko il giorno prima dovevano averlo ferito più di quanto immaginassi. Quando l'aveva accusato di piangersi addosso, di non avere fegato, di guardare l'obiettivo solo da lontano, era di questo che stava parlando. Cynda non mi diede il tempo di rispondere dopo che ebbi realizzato tutto. Mi si piazzò davanti, così serio come non era mai stato.

_Ti prego Squi. Devi venire con me. Non credo di potercela fare da solo._

Apparentemente suonava come una supplica, ma riflettendoci era come se avesse architettato tutto perché io non potessi dire di no, a meno che non avessi voluto sentirmi un verme per il resto dei miei giorni. Mi aveva offerto tutto ciò che era suo come se fosse stato mio, mi aveva aiutato a conoscere il suo mondo, aveva abbandonato il lavoro, l'unico modo che aveva di mantenersi. Aveva fatto tutto in modo da non avere altre chance e da non offrirmene alcuna, dal momento che dipendevo totalmente da lui e che gli dovevo tutto. Non avrei esitato a dare una risposta affermativa fino al giorno prima, dal momento che avevo fatto dell'A.S.S.E. la mia prossima meta, ma adesso mi sentivo in trappola, privato del mio arbitrio, e dire di sì avrebbe significato accettare di essere prigioniero.

_Cynda, non so cosa dire... tu..._

_Non posso costringerti, ma sai quanto significherebbe per me._

_Non è questo, voglio dire... tu mi hai già costretto. Mi hai incastrato._

Cynda ebbe un sussulto, come se avessi appena affermato qualcosa del tutto privo di senso.

_Cosa?_

_Beh, hai fatto qualsiasi cosa perché ora io sia costretto ad accettare._

Cyndaquil si offese seriamente _Come puoi dire questo? Guarda tutto quello che ho fatto per te!_

_È proprio questo il punto. Sembra che tu avessi in testa questa cosa sin da quando ci siamo incontrati._

_Stai dicendomi che ti ho usato? Squi, ti rendi conto di cosa stai insinuando? È un'accusa pesante, forse nel tuo mondo non te lo insegnano?_

Ok, ammetto di aver esagerato da un lato. Affermare che l'avesse avuto in mente sin dall'inizio era davvero troppo e Cynda non meritava di sentirsi dare del meschino. Ma quell'ultima. Ma non poteva essersi dimesso senza aver tenuto conto che io avrei dovuto per forza assecondarlo. E questo non riuscivo a digerirlo.

_Ok, ok, scusami. Sono stato eccessivo._

_Eccessivo? Quanto veleno ci hai messo in quella lingua?_

Mi sembrava lo stesso Cyndaquil che si infuriava con Treecko il giorno prima.

_Non trattarmi come un demente, ti sto chiedendo scusa._

_Non voglio le tue scuse, voglio...._ Cynda si interruppe accorgendosi che stava per darmi ragione. Forse non se ne era nemmeno reso conto, prima.

_Vuoi cosa? Che io venga con te? Be', questo l'avevo capito, grazie tante._

_Senti non so nemmeno se lo voglio davvero. Sai che ti dico, non ci andiamo._

_Ah, bene!_

_Infatti. Bene._

Cynda bofonchiò qualcosa di incomprensibile e si allontanò. _Vado a fare due passi._

_Rinfrescati le idee!_

Mi avvicinai all'acqua immergendo le zampe e mi lasciai andare, sdraiandomi infine a mo' di angelo nella neve, mentre le onde cospargevano la salsedine sul mio corpo. Non potevo semplicemente dire di si? Maledissi le mie paranoie e realizzai di essermi ficcato in un bel casino. Guardavo il cielo mentre le bolle mi fluttuavano sopra. Ma l'ultima che vidi non era una bolla. Era qualcosa di veloce che produsse un fruscio fendendo la brezza marina. Mi rialzai guardandomi attorno circospetto. Non c'era nulla di strano.

_Così non hai intenzione di andare all'A.S.S.E._

Riconobbi al volo quella voce.

_Treecko._

Lui balzò come dal cielo atterrando di fronte a me. Non avevo idea di come fosse comparso.

_Non mi dai nemmeno il tempo di presentarmi ufficialmente che già mi hai identificato._

_Veramente non mi sembrava che avessi molta voglia di presentarti. Cosa ci fai qui? Origli le nostre conversazioni e ti metti a lanciare shuriken a caso? È così divertente?_

Treecko fece spallucce.

_Devo ammettere che mi stavo annoiando._

_Non è una buona ragione._

_Non cerco buone ragioni._

_Allora, avanti, che sei venuto a fare?_

Lui si mise a sedere accanto a me, Le braccia avvolte attorno alle ginocchia. Ammetto che era l'ultima cosa che mi sarei aspettato.

_Vedi quel promontorio laggiù?_ mi indicò una sporgenza rocciosa sul mare, piuttosto in rilievo.

_Sì._

Treecko annui lentamente. _È lì che si trova l'A.S.S.E.. Appena fuori paese._

_Non vedo come possa interessarmi._

Treecko sogghignò. _Te lo si legge negli occhi che muori dalla voglia di andarci._

Io rivolsi lo sguardo dalla parte opposta, non riuscendo a negarlo.

_Non sono venuto a farti la predica. Accetta un consiglio. E ricorda, i miei sono sempre buoni consigli._

_Ah, sì, tirare shuriken in mezzo alla folla è di sicuro un buon consiglio!_

_Non te l'ho consigliato, infatti... anche se... be', tanto non capiresti, per ora._

_Mi stai dando dell'ottuso?_

_No. Non sei ancora pronto._

_Ah. Adesso sai anche darmi giudizi._

Treecko scosse la testa. Era arrogante e non molto diplomatico, ma avevo deciso per qualche motivo che mi potevo fidare. Questo non significa che mi stesse simpatico.

_Vedi, non capisci. Per questo ti serve l'A.S.S.E.. Per tanti è una nuova speranza. Non immagini quanti tentano di passare il test di reclute per entrare. Non ci riesce quasi nessuno. Tu hai qualcosa. Dovresti provare. Hai la stoffa giusta. Sarebbe sprecato restare qui a guardare da lontano, non trovi?_

Era talmente convincente che per un attimo mi sembrò che mi conoscesse più di quanto non mi conoscessi io stesso. E si vedeva che guardava in direzione di quel luogo con un grande desiderio nella profondità degli occhi. Era riuscito a trasmettermelo tutto. Una sorta di brama ardeva dentro di me come se non l'avessi potuta controllare.

_Come riesci a dirlo?_

_Cosa?_ mi guardò in volto. _Che sei fatto per quello?_ tornò a guardare l'oceano e piegò la testa di lato. _Non è difficile. Certe cose le capisci da uno sguardo._

_Be', io non lo capisco._

_Sciocchezze. Ad esempio, ti sembro un tipo che potrebbe entrare nell'A.S.S.E.?_

Io lo guardai negli occhi. Mi sorpresi di dovergli dare ragione. _Sì. Credo di sì._

Treecko si strinse nelle spalle. _Visto? Te l'avevo detto. Non il tuo amico._

_Ehi, lascia stare Cyndaquil._

_Ah, non mi sembra che tu l'abbia ferito di meno di quanto avessi fatto io._

Mi si formò un groppo in gola. Il sapore acre del rimorso.

_Ma non ti sto biasimando. Hai fatto quello che dovevi. Fidati, devi andarci da solo, là dentro. Quello non ha speranze._

Sembrava convinto di quello che diceva. Non era cattiveria, era solo guardare in faccia alla realtà, senza nascondere nulla. Ma quella non era sempre la cosa giusta da fare. Non era così che ci si comportava.

_Senti, potrai anche aver ragione su tutto. Ma io non abbandono gli amici. E ho già fatto un terribile sbaglio a lasciarlo andare adesso._

Treecko emise un sospiro di rassegnazione. Ci alzammo entrambi in piedi, consapevoli che ognuno avrebbe preso la sua strada.

_Fai come ti pare, straniero. A proposito..._

_Squirtle._ era la prima volta che mi presentavo a qualcuno con quel nome.

_Squirtle._ fece una breve pausa. _Ci si vede. All'A.S.S.E.. Lì, o in nessun altro posto, intendo._

Un sorriso incurvò spontaneamente le mie labbra. Lui ricambiò e scattò via come una freccia, senza che nemmeno potessi capire che direzione avesse preso.

Sapevo che avrei trovato Cynda lì. Una pianta dal tronco raschiato, il buco nel muro di Grumpig, le vie del villaggio che si intrecciavano attorno. Ecco, lui aveva la testa poggiata contro l'albero, proprio dove stava Treecko il giorno prima.

_Forse è ora di partire non credi?_

Cynda si girò a guardarmi, accentuando il broncio sul muso. _Cosa c'è adesso?_

_Niente. Se vogliamo arrivare prima di sera all'A.S.S.E...._ era una messinscena inutile, far finta che non fosse successo niente. _Mi dispiace. Scusa, ok? Ho fatto l'idiota._

Si vedeva benissimo che Cynda non aveva alcuna voglia di restare arrabbiato, ma che comunque non intendeva lasciarmela passare così liscia. _Allora, quanto veleno ci hai messo in quella lingua?_

Io sorrisi. _Un po'_

_Un po' quanto?_

_Tantino._

_Tantino e basta?_

Strinsi i denti – che non avevo –, perché era seccante dirlo, quando ero ancora convinto di avere ragione, almeno in parte. _Ok, va bene, tantissimo, superlativamente, o quello che ti pare, però, per favore, adesso torni a guardarmi in faccia?_

Cynda fece una smorfia. _Uhm, ci devo pensare. Potremmo cominciare ad andare e poi vediamo..._

_Ma smettila!_ mi avvicinai per fargli il solletico sulla pancia.

Lui si mise a ridere. _Va bene, va bene, ma ti prego il solletico no! Lo reggo peggio del tuo Pistolacqua di ieri._

_Direi che ti conviene fare pace._ gli rivolsi un sorriso soddisfatto. _E a proposito, non ero nemmeno sicuro che quella cosa fosse un Pistolacqua._

_Già, se preferisci chiamarla acqua vomitata fai pure..._

_No. No, va decisamente meglio Pistolacqua._

Cyndaquil mi abbracciò con una pacca sulla spalla. _Credo che mi mancheresti se..._ non sapeva nemmeno come dirlo, perché ancora non gli era chiaro cosa mi era successo, ma avevo capito benissimo che intendeva “se ritornassi nel tuo mondo”.

_Ho capito. Anche tu mi mancheresti. E tutto questo._

Mi resi conto che non ero più così disposto a lasciare quella vita. Non sapevo più cosa fare. Volevo tornare a casa, rivedere i miei amici, i miei genitori, rifare le stesse cose che facevo prima. Ma dall'altro lato avevo tutto un mondo da esplorare, un mondo magico e fantastico, dove ogni momento era un'avventura. Insomma, avevo raggiunto ciò che sognavo da umano e ora volevo buttarlo via così? Mi rivennero in mente le parole di Treecko. “Hai la stoffa giusta. Sarebbe sprecato restare qui a guardare da lontano, non trovi?”

_Ti sei incantato adesso?_

Io mi riscossi. _Più o meno._

Probabilmente stava provando ad immaginare cosa mi turbasse.

Era il momento di andare. _Allora, partiamo, partner?_

_Partiamo._

Attraversammo l'intero villaggio. L'alba terminava e gli abitanti si risvegliavano nelle loro case. L'attesa stava per finire. Quando Borgo Segreto non fu che un mucchio di casupole alle nostre spalle, fu in quel momento che comparve l'A.S.S.E.: un'enorme struttura sul promontorio. Una palazzo nero, che, per la numerosità di finestre o porte a vetri, assomigliava quasi a un grattacielo esteso per lunghezza. Faceva un certo effetto. Avrei scommesso che, quando fossi arrivato al suo cospetto, mi sarei sentito un microbo di fronte a un gigante. Cynda si bloccò lungo il sentiero che si avvallava tra le rocce e la flora marittima, tra cui piante grasse, cespugli, sterpaglie e piante di Baccakebia – la riconobbi perché era negli spiedini della sera prima –.

_Adesso che c'è?_

Le sue gambe avevano cominciato a tremare.

_Ehi. Vogliamo dare soddisfazione al farabutto di ieri?_ dissi nascondendo l'episodio di quella mattina stessa e non menzionandolo nemmeno per nome, come se non l'avessi conosciuto.

Cyndaquil strinse le zampe in una sorta di pugno. _No, ce la faccio. Ho solo avuto un attimo di esitazione._

_Vedi di scordarli._ gli feci l'occhiolino.

Scendendo e risalendo lungo la curva del sentiero, non ci volle molto a raggiungere il palazzo, ma quegli attimi mi erano sembrati i più lunghi della mia vita. L'adrenalina a fior di pelle, il cuore che martellava sul mio petto, mi feci avanti.

_Cynda. Ci siamo._ Mi lasciai scappare una risata di eccitazione.

Cynda era un po' meno convinto, direi emozionato in maniera diversa. Tremava come un gattino sotto la pioggia fredda di un temporale. Dietro le porte a vetri dell'ingresso si stendeva una grande hall. Il colore tematico era comunque sempre il nero. Sembrava quasi un locale notturno. Il nero schiacciava, per un effetto ottico, le pareti contro i nostri occhi, ma ci rendemmo conto solo quando entrammo di quanto realmente quella hall fosse ampia. Una scultura bianca splendeva al centro, il piedistallo emetteva dei raggi che formavano una composizione stellata a coronare l'opera. “Arceus, la Giustizia Onnipotente” recitava l'incisione ai piedi della statua. Era lucida, come se avessero spalmato della vernice trasparente sulla superficie marmorea, luminosa come se i raggi del sole che arrivavano fin dentro la stanza venissero tutti intrappolati sulla pietra. Il Pokémon era un quadrupede dall'eleganza di un destriero, mentre impennava, mostrandosi fiero e potente. Un anello d'oro lo stringeva in vita, collegato ad altri due archi attraverso una struttura che ricordava un incrocio di quattro spade – una gemma incastonata sull'elsa di ognuna – a formare un secondo anello esterno. Gli zoccoli avevano la vaga forma di stivali dalla punta cromata. Sul lungo collo la testa, il volto adombrato da una sorta di casco, un paio di corna dritte al cielo, un prolungamento che scivolava dietro il capo come la scia di un fantasma incappucciato, che ricordava la coda stessa della creatura. Il modello raggiungeva i tre metri di altezza, ma dalla mia statura di Squirtle era ancora più imponente di quanto non sarebbe stato visto attraverso gli occhi di umano. Mi chiesi se fosse a grandezza naturale o se il vero Arceus fosse stato ancora più grande. Forse era scomparso da troppo tempo per poterlo dire? Eppure se esisteva quella statua qualcuno doveva averlo pur visto.

_Che spettacolo._ Cyndaquil era incantato.

La hall consisteva in una parete a vetri rivolta a nord, dove eravamo entrati, una parete dritta opposta a quest'ultima, ai lati due pareti di forma semicircolare, scollegate dalla parete di fondo da un corridoio per ciascuna, che si perdeva all'interno della struttura. Il soffitto si reggeva su quattro colonne. Appena sopra la statua c'era una lampada di vetro a forma di sole, al cui interno brillava una palla di luce lunare – nonostante fosse giorno, l'interno era piuttosto buio –. Dal finto sole, emergeva in un affresco sul soffitto la figura di Arceus, tra le nubi di un cielo stellato. Di fronte alla parete curva di destra c'era un bancone, sul quale poggiava un vaso di ceramica, dove cresceva una pianta dai fiori blu fosforescenti. Sul retro del bancone, una Gardevoir ci osservava con lo sguardo da tentatrice, gli occhi rossi nascosti dietro la frangia verde del suo caschetto. Un corpo snello e flessuoso era rivestito da un lungo abito bianco, le braccia delicate ricadevano morbide ai fianchi come steli d'erba, tre punte alle estremità costituivano le dita. All'altezza del cuore un triangolo rosso incideva sul petto come per bisecarlo. Se Lopunny era attraente, Gardevoir incarnava la bellezza.

_Non farti ingannare da Gardevoir._ Treecko era poggiato a una colonna, e sussurrava in modo che la ragazza non potesse sentire. _Hai presente un demone vestito da angelo?_

Cynda si ridestò da quel momento di estasi. _Cosa? Tu qui?_

La ciliegina sulla torta. Ci mancava solo che si scannassero. Cyndaquil era già abbastanza teso.

_Che ti aspettavi? Io vi ho avvertito._

Cyndaquil scosse la testa e guardò prima lui e poi me. _Non dirmi che sai qualcosa._

_Ho pensato che la situazione era già abbastanza difficile._ cercai di giustificarmi per non avergliene parlato.

_Ah, non ho parole!_

Treecko mantenne il suo sorrisetto beffardo. _Dovrai farci l'abitudine, credo, perché sono già una recluta e ho intenzione di passare il test._

Cynda aveva i nervi a fior di pelle. _Io... io..._

_Tu stai calmo, adesso andiamo a iscriverci e andrà tutto bene._ gli misi un braccio attorno al collo per spingerlo verso il bancone. Se non altro sembrava che la rabbia avesse cancellato la paura.

_Treecko, è meglio se te ne vai._ lo intimai io.

_Lo conosci anche?_ Cynda mi guardò storto.

_Ah, non sarei restato un secondo di più. Ci vediamo, nanetto... se sopravvivi. Ciao, Squirtle._ Treecko ruotò attorno alla colonna a schiena poggiata, quindi imboccò il corridoio.

_“Ciao Squirtle”!?!_ A momenti Cynda esplodeva di nuovo come il giorno prima.

_Forse conosce il nome della mia specie. Ehm, potremmo evitare l'argomento? Siamo venuti qui per iscriverci._

Cyndaquil fulminò un'ultima volta il corridoio, dove Treecko si era diretto, con lo sguardo e, muovendo la mandibola come se stesse masticando per il nervoso, si decise a lasciar perdere.

_Buongiorno, visitatori. Posso esservi d'aiuto?_ chiese Gardevoir con voce gentile, flebile come un soffio di vento.

Conosceva tutte le reclute a memoria o era così evidente che eravamo visitatori? Forse i nostri sguardi incantati quando eravamo entrati dicevano tutto.

_Effettivamente sì. Vorremmo iscriverci come reclute._

_Allora attendete un momento._ non sembrava che la cosa l'avesse sorpresa minimamente.

Tese il palmo sulla parete appena dietro il banco e, non appena fu a contatto, un quadrato verde si illuminò, come se avesse premuto un pulsante nascosto. Una sezione rettangolare del muro rientrò e scorse di lato per svelare una porta. Lei la aprì e la richiuse alle sue spalle, mentre il velo dell'abito le scivolava dietro silenzioso.

_Ma ci pensi, Squi? Stiamo per entrare!_ Finalmente mostrò un po' di entusiasmo.

Gardevoir tornò pochi secondi più tardi, con in mano un oggetto che aveva tutta l'aria di essere un tablet.

_L'impronta digitale, prego._ mostrò una sezione sullo schermo dove dovevamo poggiare il dito. Nonostante una nota gentile, c'era una certa freddezza nelle sue parole.

_Avanti, Cynda, fai tu._ lo incoraggiai.

Cynda deglutì. Poggiò il dito tremante sullo schermo.

_Dovresti stare fermo, altrimenti risulta invalido._ disse Gardevoir con il solito tono indecifrabile. Era spazientita? O Cynda le faceva tenerezza? Impossibile capirlo. Stava di fatto che a me metteva ansia.

_Ok..._ Cynda cercò persino di fermare la zampa aiutandosi con l'altra.

Il tablet lampeggiò di verde. Io feci lo stesso poco dopo.

_Non siete soggetti pericolosi, a posto._

Cynda fece una smorfia. Evidentemente gli dava fastidio il solo fatto che potessero pensarlo.

_Ce ne sono molti che tentano di entrare? Di soggetti pericolosi, voglio dire._

Per un attimo avrei giurato di notare qualcosa nel suo sguardo, un cambiamento, come se le avessi appena fatto una domanda assurda, o peggio, come se fosse assurdo che le avessi fatto una domanda. _No, nessuno è così stupido. Ma è la procedura._ Digitò un paio di tasti su tablet e lo riavvicinò a noi. _Ecco, dovreste dare l'ok a una serie di documenti e poi lasciare di nuovo l'impronta come firma nello spazio indicato. Volete entrare come squadra, non singolarmente, giusto?_

_Sì, è esatto._ dissi io.

Prima che potessi toccare lo schermo, Gardevoir mi fermò. _Aspetta. C'è un'ultima cosa. È più che altro una domanda formale, ma devo farvela lo stesso._

_Certo, la procedura, giusto?_

_Preciso._ Gardevoir si sistemo la frangia dei capelli con una carezza. _Entrando qui, conoscete a cosa andate incontro? Siete consapevoli dei rischi e sapete più o meno in cosa consiste il nostro allenamento?_

La mia zampa si ritrasse dal tablet. Già, ero arrivato fin lì con tanto entusiasmo, ma questo A.S.S.E., sapevo esattamente cos'era? “Sveglia, Danny, in cosa stai per introdurti?” mi domandai. Cosa sarebbe successo poi? Perché ero stato talmente stupido da non averlo mai chiesto a Cynda?

_Certo._ rispose il mio compagno di avventure.

Io esitai. Gardevoir mi guardava attendendo risposta. E adesso? Dovevo dire di no e fare una delle mie solite figure di merda? _Ma certo._ dissi invece, cercando di assumere l'espressione più sincera possibile.

Non so se la verità sfuggì a Gardevoir, ma di certo non a Cynda, che aveva capito perfettamente cosa mi stesse passando per la testa e cercò di tranquillizzarmi con lo sguardo. Avevamo per un attimo invertito i ruoli.

Finimmo di firmare gli ultimi documenti poco dopo. Gardevoir riprese il tablet e si ritirò di nuovo nella stanza sul retro.

Entrambi mollammo un sospiro e ci abbandonammo con il mento poggiato a quella sorta di marmo nero.

_Siamo dentro._ disse lui.

_Sì, ma dentro a cosa? Sono stato così idiota da non essermelo nemmeno chiesto. Cos'è esattamente un'Associazione Squadre d'Esplorazione... Segreta?_

_Squi, sono troppo agitato ora, ti spiego più tardi, appena ci lasceranno nella nostra stanza._

Non sapevo nemmeno che avremmo dormito lì.

Gardevoir non tornò indietro, ma da un corridoio spuntò una curiosa figura. Uno scoiattolo dal volto allegro di un bambino, i grandi occhi grigi, le guance paffute dove comparivano due simboli gialli circolari, un dente sporgente dal labbro superiore. Aveva un pelo bianco dalle sfumature argentate, striato di azzurro sul dorso, fin sul ricciolo della coda, sulla sommità del quale si alzavano tre spuntoni arrotondati, come una cresta.

_Salve._ si rivolse a noi il piccolo Pokémon – ma in realtà non molto più basso di me – _Io sono Pachirisu, e ho il compito di guidarvi alla vostra stanza._ Si avvicinò per sussurrare qualcosa. _E anche darvi qualche dritta, se volete._

Così a impressione non gli avrei dato affatto dell'ingenuo. Avrei detto scaltro e mi sarei accorto con il tempo che avevo ragione.

_Forza, dietro di me._ stava già imboccando il corridoio di destra senza il nostro minimo cenno.

_Be', andiamo._ Era da quando ero entrato, in fondo, che mi chiedevo cosa ci fosse dietro al corridoio.

Il corridoio, appunto, era lungo, ai lati c'erano delle porte, nere anch'esse, che dovevano essere stanze dove alloggiavano altri esploratori, il numero inciso su ognuna di loro. Erano intramezzate ogni tanto solo da una scala, che saliva ai piani alti o scendeva nel sotterraneo, un'ascensore, o un altro corridoio che si incrociava con il primo. Visto così, l'A.S.S.E. non era più di un grande hotel.

_Nessuna domanda?_ Pachirisu si voltò aspettandosi che attaccassimo con gli interrogativi, forse perché Gardevoir non aveva lasciato intendere che si sarebbe resa disponibile per i chiarimenti.

Noi ci guardammo l'un l'altro, senza sapere da dove cominciare. _Ah..._

_Avanti, coraggio! Sono qui apposta, è questo il mio incarico: orientare le nuove reclute all'interno della struttura, o assicurarmi che si trovino a proprio agio. Conosco ogni angolo di questo posto._

Provai a pensare a cosa potevo chiedere senza sembrare un completo sprovveduto, come in realtà ero. _Per esempio... potrei domandare cosa ci attende non appena avremo raggiunto le stanze?_

Pachirisu fece una smorfia. _Mi aspettavo qualcosa di più interessante, ma... certo. Dato che siete appena arrivati, il vostro allenamento inizierà oggi pomeriggio. Intanto potrete usufruire di tutti i servizi all'interno della struttura... o schiacciare una pennichella._ fece l'occhiolino. _Di solito i nuovi arrivati si perdono anche solo a studiare la propria stanza. Vedrete, il tempo passerà che neanche ve ne accorgerete._

_Perché? Che c'è nella nostra stanza?_ non riuscivo a immaginare come potesse essere una stanza da esploratore.

_Un sacco di roba mitica. Vedrete, vi lascio la sorpresa. E... chiaramente dovrete scendere a mangiare per mezzogiorno. Non un minuto più tardi o non troverete più nulla delle cose buone._

_Vuol dire che non ci sono molte cose buone?_ Se c'era una cosa detestavo era la scarsa cucina. La prima cosa che guardavo di un albergo, nel mio mondo, era come si mangiava, oltre che se era igienicamente apprezzabile, chiaramente.

_Io credo che ci siano, ma... voglio dire che le cose migliori non sono facili da acchiappare._

“E come le individuo le cose migliori?” mi stavo chiedendo, ma non lo specificai ad alta voce.

_Ah. Se la vostra stanza proprio non fosse abbastanza, potreste sempre fare un giro al centro termale. È rilassante, di solito serve parecchio a sciogliere i nervi, qui. Soprattutto ai novellini._

Io feci un cenno del capo a Cyndaquil, come per dire “In effetti...”.

_Oh, ma ovviamente non avete idea di quanto vi servirà dopo l'allenamento._

_Perché? Cosa... in cosa consiste l'allenamento?_ Era effettivamente la domanda a cui volevo arrivare.

_Oh, lo vedrete! Dipende quale allenamento, poi... Oggi è lunedì?_ Pachirisu rallentò il passo e si girò a guardarci, in maniera non proprio confortante. _Accidenti che sfortuna. Vi siete beccati il giorno delle sfide. Sarà una cosa tosta._

Odiavo il fatto che ci chiedesse di fare domande e continuasse a rispondere solo in modo vago. Sembrava che godesse a lasciarci con il fiato sospeso.

_Quali sfide?_

_Le sfide. Tra reclute._

Se provava a rispondere un'altra volta in quel modo, giurai che non sarebbe arrivato intero alla nostra stanza.

Nel frattempo avevamo preso una serie di scale e di corridoi, tanto che mi ero perso in quell'enorme labirinto che sembrava interminabile. A quanto pareva l'ascensore non gli piaceva, oppure voleva continuare a confondermi le idee.

_Tu ti ricordi la strada per tornare giù?_ bisbigliai all'orecchio di Cynda.

Lui non parlò, ma mi guardò come chi non aveva nemmeno pensato minimamente a memorizzarla.

_Oh, c'è la mappa._ rispose Pachirisu.

Io ebbi un sussulto. Come aveva fatto a sentire? L'avevo detto talmente piano che nemmeno al microfono sarebbe stato udibile. E comunque restava il fatto che non specificava dove fosse quella favolosa mappa.

Pachirisu si bloccò in mezzo al corridoio. _Ho detto che era lunedì?_

Sembrava che gli fosse appena venuto in mente qualcosa che avrebbe cambiato tutti i programmi.

_Bé, sì._

_Oh, che sbadato! Di solito non faccio mai questi errori. Il lunedì non c'è il pranzo, ma siete ancora in tempo per la colazione._

Alle parola “colazione” e “non c'è il pranzo” il mio stomaco brontolò rumorosamente.

_Non preoccupatevi, vi scorto fino giù in sala. Dovete sapere che l'A.S.S.E. È diviso principalmente in due sezioni: quella delle camere degli esploratori e quella sotterranea, dove c'è praticamente tutto il resto. Ah, e poi c'è la torretta ad est, ma quella è la sezione assolutamente proibita, l'unico posto dove non dovete mettere piede.

_Cosa c'è nella torretta ad est?_

_Non vi può interessare, fidatevi, a meno che non volete cercare guai. E voi non siete venuti per cercare guai._

Forse non sapeva che Cercaguai era il mio secondo nome. Ero conscio che non sarebbe passato molto prima che tentassi almeno di avvicinarmi a quella sezione.

Al primo piano sotterraneo, la sala da pranzo poteva ricordare molto la hall: stesse colonne a reggere il soffitto, ripiani dello stesso materiale del bancone della reception, dove il buffet di una montagna di cibo aspettava solo noi, un grande affresco sul soffitto che mostrava molti Pokémon leggendari. Le differenze fondamentali erano tre: la presenza dei tavoli, anch'essi in marmo nero, l'ampiezza della stanza – era così immensa che si faceva fatica a vedere la parete di fondo – e la folla, che finalmente mi dava un'idea di quanti aspiranti esploratori fossero iscritti all'A.S.S.E.. In mezzo a quel trambusto, pensai, i furti erano una passeggiata, con il solo particolare che nessuno di quei Pokémon aveva niente addosso. Non servivano i portafogli, perché in quel mondo i soldi non erano liquidi, ma solo virtuali. L'avevo imparato quando Cynda aveva pagato il conto al Buongusto. Mi ero anche stupito di come in un paesino dove nemmeno la più banale tecnologia, come gli orologi, esisteva, ci fossero delle macchine, simili ai vecchi monitor di un computer, ma in miniatura, per lo scambio di denaro. Funzionavano con un doppio codice. Cynda mi aveva portato nella banca di paese per aprire il mio conto personale, appena prima di rientrare a casa. Non era stato affatto difficile, troppo semplice per sembrare del tutto affidabile in effetti, ma non avevo scelta. Stava di fatto che ero attualmente ancora al verde. Tra i documenti che avevo firmato per entrare all'A.S.S.E. era indicato che l'iscrizione era temporaneamente gratuita e prevedeva vitto e alloggio, ma che una volta passato l'esame avremmo dovuto rendere tutto con il servizio prestato. In caso non fossimo passati, ed era quello il guaio, allora sì, sarebbe costato una cifra andarsene. Quindi avevo un altro buon motivo per passare, perché non avevo intenzione di far pagare tutto a Cynda, che non avevo idea di quanto fosse benestante.

_Buongiorno, nuovi del posto, posso offrirvi un tavolo?_ Treecko spuntò fuori tra la folla.

Cynda non era affatto felice di vederlo. _Certo che..._

_Sì. Volentieri._ gli mozzai la frase a metà, prima che potesse rifiutare la proposta._

_Cosa?_ Mi guardò malissimo.

Treecko ci fece strada. _Allora seguitemi, però prima devo fare rifornimento di cibo._

Mentre lo seguivamo mi avvicinai a Cynda, lasciando andare avanti Treecko, mentre il chiasso della gente copriva la mia voce. _Ci serve, Cynda. Potrebbe avere informazioni utili._

_Quello?_

_Sì, fidati._

Chiaramente Cynda non si fidava, ma io ero più che convinto che era il tipo giusto se volevamo ottenere delle risposte. Non come quelle di Pachirisu.

_Permettetemi di darvi qualche dritta._ si voltò verso di noi. _La prima cosa che dovete prendere a colazione sono le Pokémelle. Finiscono in un batter di ciglia e sono la cosa più buona di questo mondo._

Feci un segno a Cynda che stava per “Visto?”

_Potevo arrivarci anche da solo._ Mi rispose lui, senza curarsi che Treecko non sentisse.

Ma l'altro fece finta di nulla, anzi continuò: _Per il pranzo e la cena, la prima cosa a cui dovete puntare non è da mangiare, ma da bere. I cocktail. Le Pokémelle sono abbastanza abbondanti, nonostante finiscano in fretta, perché molti riempiono interi vassoi, che poi consumano solo per metà. Ma i Cocktail no. Ce ne sono in numero limitato. Le brocche si svuotano come se fossero acqua nel deserto. E beh i più quotati sono senza dubbio la Mela Avvelenata per il gassato, il Sierofreddo alla Pesca per il dolce, il Sangue del Drago per il secco e ovviamente l'Amaro Vitale per l'amaro._

A quelle parole mi sembrò di sentire di nuovo la gola bruciare. _No, non credo proprio che mi scannerò per prendere un bicchiere di Amaro Vitale._

Cynda si mise a ridere. Treecko mi guardava con un'espressione interrogativa. _Perché? Non ti piace l'amaro?_

_No, mi piace, è... una lunga storia._

Lui lasciò perdere. _Dopo le Pokémelle, buttatevi sui Pan di Lumi. Ed evitate le Gomme, non sono roba da colazione. Credo non ci sia altro. Vi aspetto al tavolino laggiù._ disse dopo aver riempito il piatto di Pokémelle, ovvero una sorta di grossi canditi colorati, dalla consistenza di un marshmallow. Non potei non notare che tra il piatto e la zampa nascondeva la lamina argentata dello shuriken.

Io seguii Cynda nella scelta del cibo e lo raggiungemmo poco dopo, mentre si gustava un Pan di Lumi immergendolo in una bevanda calda. Avevo dovuto tirare Cynda per il braccio, perché stava tentando di convincermi a cambiare direzione.

_Ah, ce ne avete messo di tempo._

Rivolsi un'occhiata al mio amico, che guardò dall'altra parte, come per rifiutare di discuterne.

_Ora che ci siamo messi comodi potresti anche dirci qualcosa che ci serve veramente, non credi?_ chiesi a Treecko in tono provocatorio e mi sorpresi di essere stato convincente.

_Sborsa e puoi chiedere quello che vuoi._ mi rispose lui con un sorrisetto.

Cynda partì subito in quinta. _Lo sapevo. Te l'ho detto che quel tipo era solo un..._

_Ehi, stavo scherzando, nanetto! Vedi di non esaurire tutte le tue energie con inutili prediche e stammi bene a sentire, che questa roba ti sarà utile. Ah una cosa. Te l'ho già detto, dovresti coprire quei fori sulla schiena. Mi irritano._

_Ma sentilo, sai quanto me ne può importare!_

_Se irritano me, non è un buon segno._

Zittii Cynda con un gesto della zampa prima che potesse replicare, o non saremmo più riusciti a venirne fuori. _Vai avanti._

_La prima cosa che dovete sapere qui dentro, è che non potete fidarvi di nessuno. Di nessuno, capito? Nemmeno di quel diavoletto con il faccino innocente di Pachirisu._

_A me non sembrava affatto innocente._ Anzi, mi stava persino antipatico e quella sua abitudine di svelare solo una parte della verità era insopportabile.

_Meglio così, perché anche se dovrebbe aiutare le nuove reclute, non fa altro che spiazzarle. E secondo me ci gode pure. Poi c'è Gardevoir. Ve l'avevo già accennato, non è affatto quello che sembra. Una sorta di segretaria? No. Non è un caso se è piazzata lì per controllare in ogni momento chi entra ed esce. Lei non è solo in gamba, è una delle migliori esploratrici che esistano. Il fatto che sia una ragazza dice tutto._

_Perché, che hanno le ragazze?_

_Oh niente. Ma sono ragazze. Quante ragazze si iscrivono qui in percentuale? Tra il cinque e il dieci percento. Forse neanche. Quante passano l'esame? Ancora meno, quasi nessuna. Ma quelle che lo passano sono il nemico più tosto che si possa temere. Volete sapere come chiamano la tecnica di Gardevoir? Danza della morte. E ho detto tutto. Dopo Ombra, la più micidiale a dirigere questo posto è lei, senza alcun dubbio._

_Ombra? Chi è Ombra?_ Era il primo Pokémon che sentivo chiamare con un nome diverso da quello della specie. E quel nome non se l'era guadagnato certo per simpatia.

_Ombra è il boss. C'è lui dietro a tutto l'A.S.S.E.. Pachirisu e Zorua sono i suoi scagnozzi. Grazie a loro sa cosa succede in ogni momento in qualsiasi angolo qui dentro. Lui prende tutte le decisioni, ma ha anche la fama di portare sciagura per chiunque lo incontri. È una presenza invisibile qui dentro, ma nefasta e temuta da tutti. Per questo nessuno sa o osa rivelare la sua vera identità. È come una sorta di spettro._

Ma in che diavolo di posto ero finito? In un'associazione in mano alla mafia? O nella base del nemico?

_Parlami di Zorua._ continuai, volendo andare fino in fondo.

_Zorua è l'unico che si rende antipatico piuttosto apertamente. Non compare quasi mai con il suo vero aspetto, perché ha l'abilità di assumere quello di chiunque, gli basta averlo visto in faccia. Per questo, mentre passa in rassegna l'edificio, si diverte a burlare le reclute in ogni modo possibile. Non mi è ancora capitato di incontrarlo, ma girano certe voci... Insomma, tenete gli occhi aperti._

Fantastico. L'indomani potevo alzarmi e trovare Cyndaquil che dormiva nella mia stanza, per poi scoprire che era Zorua che mi giocava un pessimo scherzo.

_E le reclute? Conosci qualcuno di cui ci si può fidare?_

_Che cosa ti ho detto? Non ti puoi fidare di nessuno._

_E di te allora?_ chiese Cyndaquil, con l'aria di chi pensava di averlo incastrato.

_Vi potrei dire di sì, ma... sta a voi deciderlo. Potrebbe anche essere tutto un trabocchetto. Non male, nanetto._

_La puoi piantare di chiamarmi nanetto?_ Cyndaquil era rosso dalla rabbia.

Treecko lo ignorò completamente. _Non vi dovete fidare soprattutto delle reclute. Perché il personale, nel bene o nel male, ha tutto l'interesse a tenervi qui. Le reclute non aspettano altro che il momento buono per mettervi fuori gioco. Dovete essere sempre puntuali, precisi, sorprendere i maestri, mantenere un profilo serio e distaccato, e forse potrete entrare nei favoriti. E piuttosto che cercarvi degli amici..._ Treecko tirò lo shuriken e infilzò una Pokémella che si trovava nel piatto di Cynda. _... è meglio che impariate a riconoscere i vostri nemici._

_Ehi!_ esclamò Cynda , indignato.

_Scusa. Era per l'effetto scenico._ Treecko si riprese il suo shuriken , con Pokémella allegata, ed estraendola la ingurgitò in un sol boccone. _Ora posso anche salutarvi._ fece per alzarsi.

_Aspetta!_ lo fermai.

Lui rimase volto verso il portone d'ingresso della sala, ma si arrestò.

_Che cosa c'è nella torretta a Est?_

Treecko si girò, guardandomi con gli stessi occhi penetranti che aveva anche la prima volta che lo vidi. _Eviterei di chiedermelo, fossi in te._

La porta della nostra stanza si aprì con uno scatto, una volta poggiata la zampa su un apparecchio per controllare l'impronta. Pachirisu ci aveva lasciato delle indicazioni su dove fosse, ma ci avevamo messo un secolo a trovarla e avevamo avuto fortuna. La numero 872. Cynda aveva scoperto per la prima volta gli ascensori e sembrava un bambino salito su una nuova giostra.

_Dunque è questa._ Cynda spinse la porta impaziente.

Stavo per entrare in quella che per un po' avrei dovuto chiamare “casa”. La prima cosa che notai fu la luce del sole che penetrava nella stanza, il che significava, grazie al cielo, che era una di quelle camere che si affacciavano all'esterno. Infatti una parete era totalmente occupata dal vetro della finestra. Un oblò ritagliato nel vetro era dotato di maniglia per aprire e lasciare entrare l'aria. Due materassi circolari stavano di fronte alla finestra, coperte nere, cuscino bianco. Accanto, due comò con tanto di cassetti e abat jour. Un grande armadio in legno nero come l'ebano occupava la parete, eccetto un angolo riservato al frigorifero. Un tappeto decorato con un'immagine di Arceus si stendeva sul parquet, dello stesso legno dell'armadio. Un comodo divano – inutile precisarne il colore – stava di fronte a un'enorme TV a schermo piatto affissa alla parete, come un piccolo cinema casalingo, e ad un''impianto stereo. Una parete di vetro divideva la stanza da letto dalla sala da bagno, con una grande vasca a idromassaggio, come una piscina. Sulle mensole, un set di bagnoschiuma che avrebbe attratto subito gli occhi di Cynda come una calamita.

_Be'... wow, ma..._

Cynda aveva la mia stessa espressione. _Ma non vedo come possiamo perderci una mattinata senza accorgerci del passare del tempo._ completò la mia frase.

Era tutto moderno ed elegante, ma dovevo ammettere che rimasi un po' deluso. Mi aspettavo qualcosa di decisamente fuori dal comune.

_C'è solo una cosa che mi incuriosisce._ Cynda si piazzò davanti al televisore. _Questo coso. Mi domando come possa funzionare._

_È una banalissima TV. Cioè, non esattamente banalissima, ma abbastanza da sapere almeno riconoscere di cosa si tratta._

Cynda avrebbe certamente voluto chiedermi che cos'era una TV, ma decise di scoprirlo da solo. _Come si attiva questo affare?_ Si mise picchiettare il monitor, come se potesse rispondere.

_Dovrebbe esserci qualcosa come un telecomando._

_Squi, stai parlando in quale lingua?_

_Un... un telecomando! Non sopravviveresti senza sapere cos'è un telecomando, nel mio mondo._

_Ma io non sono nel tuo mondo._ mi dovette ricordare. _E accenditi, stupido affare!_

Dovette trattenere un sobbalzo perché lo schermo si illuminò all'istante. Comparve l'immagine tridimensionale dello spazio interstellare. Sembrava di poter affondare dentro lo schermo e precipitare nel vuoto.

_Forse... forse non è un televisore._ mi dovetti ricredere.

La macchina parlò, la voce meccanica di un robot: _Salve, sono SAV, il tuo personal trainer virtuale a comando vocale. Quale attività desidera svolgere stamattina?_

Doveva esserci qualcosa che mi avrebbe lasciato a bocca aperta prima o poi. Tesi la zampa per toccare lo schermo, illudendomi di poterlo attraversare, invece trovai la parete spessa ad impedirmi di raggiungere la dimensione proiettata appena oltre. Per un attimo avevo avuto paura che mi risucchiasse dentro come un buco nero.

_Credo che dovremmo dirgli qualcosa._ suggerì Cynda, che si era appiccicato alla parete opposta come un ragno, con corpo e zampe.

_Consigliami qualcosa tu._ SAV mi era sembrato abbastanza evoluto da poter prendere decisioni. Non dico che la cosa non mi inquietasse, visto che mi sembrava la realtà aumentata di Guerre Stellari.

_Eseguo. Allenamento casuale. Sacco di Base._

Le immagini sullo schermo vorticarono improvvisamente. Mi sentivo sulla cabina di un'astronave che si era messa in moto come un razzo per un salto nello spazio. Credevo quasi di poter sentire il brivido della velocità sulla pelle. Quando le immagini ripresero forma, davanti a me c'era uno stanzino chiuso, al centro pendeva un sacco nero da boxe.

_Cominciamo l'allenamento. Prima combinazione: triplo avvitamento._

Sullo schermo comparve un mio esatto clone. Dovetti ripetermi che era solo una riproduzione per non rimanere sgomento. Questo balzò in aria e ruotò come una trottola compiendo tre giri su sé stesso, mentre si scagliava sul sacco lanciandolo via con un calcio micidiale. Scomparve un'istante dopo.

_Ora tocca a te._ La macchina parlava con il solito tono neutro, come se non mi avesse appena chiesto di fare l'impossibile. Inoltre non mi era ben chiaro cosa voleva che facessi. Mi dovevo lanciare sullo schermo?

_Magari qualcosa di più semplice?_ provai a domandare.

_D'accordo. Combinazione fallita. Voto: zero su dieci._

_Grazie tante..._ Era una pessima presa in giro.

_Al tuo servizio. Seconda combinazione: pugno veloce._

Lo Squirtle che ricomparve nello stanzino caricò un pugno piegando il gomito del braccio – entro i miei limiti fisici – per poi sferrare il colpo caricando il corpo in avanti e tendendo la zampa tesa. Il sacco fu spazzato via verso l'alto un'altra volta.

_Ora tocca a te._ ripeté di nuovo.

Io decisi di provare, non a rompere lo schermo, ma a simulare il movimento del mio fantasma. Così lo imitai come se avessi avuto il sacco davanti a me. L'energia scorreva nelle mie vene, il vigore del Pokémon che non ero mai stato. Quando colpii, il sacco virtuale si mosse, come sospinto da una forza.

_Scarso. Voto: cinque su dieci._

_Come sarebbe solo cinque? Ci ho messo l'anima!_ SAV mi avrebbe dato del filo da torcere e mi avrebbe fatto saltare i nervi, già mi vedevo a riprovare e riprovare con scarsi risultati. D'altronde avevo una certa passione per i videogiochi, non potevo dargliela vinta.

_Squi! Guarda che ho trovato!_

Mi voltai. Cynda aveva aperto l'armadio e aveva scoperto una cabina cilindrica all'interno.

_Terza combinazione: doppio calcio._

_Ma stai un po' zitto, SAV!_

Lo schermo di SAV si spense all'istante. _Arrivederci._

_Aspetta, do un'occhiata._ Entrai nella cabina in acciaio, in alto una lampada emetteva una luce intensa color ciano. La cabina si richiuse alle mie spalle, sbarrando due porte metalliche, come un'ascensore.

_Squi!_ sentii la voce di Cynda all'esterno, mentre picchiava contro le porte, smorzata dalla parete che ci divideva. Sul corpo metallico della cabina si illuminarono dei pulsanti blu, esattamente come quando Gardevoir aveva aperto il passaggio sul retro del bancone. Probabilmente funzionavano al semplice contatto. Partì uno scanner, un laser azzurro ad anello che mi trapassò dall'alto al basso, fino a disattivarsi ai miei piedi.

_Riconoscimento effettuato. Benvenuto nella sala delle armi._ disse una voce robotica molto simile a quella di SAV.

_Ad ogni pulsante corrisponde un'arma o un assetto da combattimento che è stato precedentemente registrato. Numero di strumenti in tuo possesso: uno._

Ridicolo. Roba da killer. Ma ero troppo curioso per non voler sapere di cosa fossi in possesso, anche se trovarmi una pistola in mano non era di certo la mia prima aspirazione.

_Adesso capisco perché accertarsi che non ci siano individui pericolosi all'interno dell'A.S.S.E.._ dissi tra me e me. _Mostrami lo strumento._ ordinai.

Uno scanner passò di nuovo dall'alto al basso. Quando arrivò all'altezza del mio petto, una piccola palla di luce baluginò davanti a me. Io la raccolsi tra le zampe. La luce si spense e comparve una sfera di vetro, dove vorticava del denso fumo verde.

_Bomba fumogena acquisita._ parlò la macchina.

_Bomba fumogena..._ sorrisi. _Chissà che possa essermi utile._

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Su richiesta di Veemon, avviso che quello postato qui sopra è la bozza, non la versione finale, si scusa dell'errore, provvederà a modificare appena possibile.

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(modificato)

Letto il terzo capitolo

Per la cosa dei congiuntivi: se è una cosa voluta, chiedo venia non sapevo

Personalmente non farei mai una scelta del genere per questo tipo di FF

L'importante è restare coerenti con il proprio stile, con il tono che si vuole dare (in questo caso ai dialoghi) e portare fino in fondo certe scelte, e questo mi sembra che tu l'abbia fatto anche nel terzo capitolo

Che bell'idea il levigatore di pietre...è una cosa così precisa e ricercata che appare per forza verosimile

Mi sorgono dei dubbi riguardo alla tecnica narrativa

È come se squi ricordasse quello che è accaduto, no? Però non è già a conoscenza dei fatti, o almeno non lo dimostra mai

Non sarebbe meglio una narrazione al presente? O al passato, ma facendo capire che squi è a conoscenza dei fatti accaduti e sta compilando una sorta di resoconto? Bo...

Io eviterei espressioni tipo "adesso che scoprii", " adesso si spiegava tutto" perché suonano molto male e non penso abbiano molto senso a livello di logica

Che tipetto cynda...abbastanza emotivo

Finalmente eccoci all'asse, dove ci vengono impartite lezioni di maschilismo ed incontriamo nuovi personaggi molto interessanti, dalla conturbante gardevoir al misterioso Ombra

C'è lui nella torre segreta??? Chi sa

E si, direi proprio che questa FF è un po' la concretizzazione letteraria del sogno che penso tutti i bambini del mondo abbiano avuto, cioè di vivere nel mondo dei Pokémon, manifestazione dell'utopico anelito dell'adolescente contemporaneo ad abbandonare un'esistenza di sofferenza, noia e ripetitività per abbracciarne un'altra avventurosa, fatta di grandi imprese

Insomma, l'evasione dalla realtà, un classico su cui penso si basi una buona fetta di tutte le FF e della letteratura fantasy

Perciò non mi ha stupito il fatto che squi si scordi quasi subito dei suoi affetti umani

E vabbe, attendo il capitolo 4, pubblicalo presto ;)

Modificato da Jambojet.
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Grazie Dany per il post di avviso. Purtroppo l'ho postato abbastanza di fretta e non mi sono accorto di aver copiato la brutta anziché la bella, perciò ci sono più errori di quelli che ci sarebbero. E non ho ancora avuto modo di correggerli...

@Jumbojet.: ,Grazie mille, hai detto praticamente tutto quello che volevo sentirmi dire.

Per i congiuntivi, non era errore solo in quel caso particolare, non in tutto il racconto. Posso capire che suoni strano e che sia grammaticalmente scorretto, ma mi piace così, non saprei come altro giustificarmi :P

Per quanto riguarda la tecnica, non ci ho mai pensato... Squirtle è chiaramente a conoscenza dei fatti, visto che li racconta lui stesso e in effetti, ora che rileggo, quei passaggi non suonano benissimo. Cercherò di starci più attento e di sistemarli in qualche modo.

Per il resto, sono contento di aver fatto effetto, soprattutto in questo capitolo che per ora resta il mio preferito ahah!

Ho dipinto il personaggio di Cyndaquil traendo spunto dal compagno di viaggio di Mystery Dungeon esp. del cielo e facendone un po' la caricatura, ma ho cercato comunque di non renderlo troppo simile con qualche tocco personale. Ad esempio il fatto che faccia il levigatore di pietre rispecchia un po' la sua abilità che dimostra per i lavori manuali, come la cucina e credo anche la sua passione per il collezionismo e gli oggetti particolari in un certo senso.

Preciso che Ombra non c'entra assolutamente niente con Dragonite, anzi non mi ero neanche accorto dell'analogia con il nostro mod globale, me l'ha fatta notare un utente ahah!

E la conclusione del tuo commento è stata come togliermi le parole di bocca, quindi sono al settimo cielo

Il qurto arriverà, stavolta mi assicurerò di rileggerlo prima di postarlo ;)

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Sì, ma prima posta la versione corretta del terzo capitolo! Sto ancora aspettando!

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Eh sisi ^_^"

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Ho modificato il post!

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(modificato)

Grazie fes :)
Ora la versione del 3° capitolo dovrebbe essere corretta (o almeno ci sono meno errori ahah)
Se oggi pomeriggio riesco a raggiungere l'ufficio dove ho un comodo pc e una connessione, posto anche il quarto

 

Edit: Capitolo quattro postato. La divisione in due parti in questo caso ci sta strabene.

Modificato da Veemon Tamer

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Capitolo 4 - L'asso di Treecko (prima parte)

 

_Dai, bello, ce la puoi fare._

_Squi._
La voce di Cynda suonò come un lontano rimbombo, a cui i miei sensi non fecero caso minimamente. Ero concentrato sull'obiettivo. Carico, sicuro di potercela fare. Un colpo e sarebbe tutto finito.

_Squi..._
_Angolazione perfetta. Aspetta solo il momento buono. Ancora un po'..._ parlavo per conto mio come se avessi dovuto incoraggiare il mio ego.

_Squi, la vuoi piantare?_
_Aspetta..._ chiaramente non dicevo a Cynda, ma a me stesso. Eravamo solo io e il mio pallone.

_Ma insomma, abbiamo visite! Tutta la mattina non fai altro che giocare con quell'affare!_

Un toc-toc alla porta. Mi sbilancia, tirai un calcio impreciso a vuoto, mentre il pallone da calcio sullo schermo ruotava verso sinistra seguendo una traiettoria obliqua, e la porta bianca sul fondo del campo d'erba sintetica – o meglio della sua proiezione creata da SAV – rimaneva intonsa al centro.

_Tempo scaduto._ Diceva SAV, indifferente, come se quasi fosse compiaciuto della cosa.

_Nah! Cynda, non potevi aspettare un solo secondo?_

_È da quando ti sei messo davanti allo schermo che dici che devo aspettare un secondo..._

_Arrivi sempre nei momenti sbagliati. Era il boss finale del livello!_ Guardai amareggiato l'enorme pallone gonfiabile di Dragonite ed il suo sorriso malvagio stampato in faccia, mentre reggeva una porta da calcio tra le zampe e la maneggiava come un giocoliere maneggia una pallina, in modo da rendermi impossibile centrare il bersaglio. Era un altro allenamento del SAV, che assomigliava molto più a un gioco per la Wii, che un vero addestramento per esploratori.

Cynda spalancò la porta. Pachirisu comparve sulla soglia.

_Salve. Sono venuto ad informarvi che siete tenuti a presentarvi in palestra in 10 minuti. Iniziano le sfide._
_Oh._ Io sbuffai deluso. Non mi piaceva lasciare le cose in sospeso.

Pachirisu arricciò le labbra, vedendomi per niente entusiasta. _Vedo che come dicevo la stanza vi sarebbe piaciuta. Beh, dovreste seguirmi, mi offro di farvi da accompagnatore. Non vi serve nulla._

_Spegniti._ SAV tornò ad essere un televisore spento troppo cresciuto.

_Se siete pronti, possiamo incamminarci._

_Cosa ci aspetta in palestra?_ chiese Cynda, mentre attendeva che io uscissi per richiudere la porta. Non so perché glie lo chiese, visto che ogni domanda sarebbe stata inutile con lui.

_Le sfide, ve l'ho detto. Dovrete usare la forza e l'ingegno._

Le sfide iniziavano a diventare un'immagine informe e contorta nella mia testa. Rimpiansi di non aver chiesto a Treecko in cosa consistessero. Forse non dovevo preoccuparmi per nulla, ma Pachirisu non aveva mai fatto in modo di tranquillizzarci. Niente ascensore, ovviamente. Prendevamo sempre le scale. Non aveva alcun senso scendere fino ai piani sotterranei a piedi quando avremmo potuto metterci un secondo.

_Perché non usiamo l'ascensore?_ provai a domandare, anche se ero convinto che sarebbe stato un altro buco nell'acqua.

_Perché un po' di sano movimento non fa mai male a nessuno, non credete? Siate furbi, vi riscalderete un po' per le sfide!_
Le sfide. Continuava a nominarle e a non specificare cosa fossero. Lo faceva apposta? Dopo un gran numero di giri, che mi parvero anche sovrabbondanti, il “riscaldamento” era riuscito solo a farmi venire il mal di testa. Finalmente giungemmo ad un portone, che Pachirisu aprì. Non ci fu altro che un nuovo lungo corridoio. Una delle porte che si affacciavano dalle due pareti doveva essere la palestra. Notai che anziché essere contrassegnate dai soliti numeri, come per le stanze degli esploratori, comparivano delle lettere.

_Dunque..._ Pachirisu assunse un aria pensierosa, come se si stesse sforzando di ricordare qualcosa. _... Esploratori della 872, palestra Y mi hanno detto, sì._

Arrivammo fino in fondo al corridoio percorrendo tutto l'alfabeto. Avevo realizzato che quelle erano tutte palestre, ma le numerose reclute che si erano iscritte necessitavano di essere suddivise in ciascuna.

_Eccoci, buona fortuna per il vostro primo giorno qui. Il primo è sempre il peggiore._

Il primo è sempre il peggiore, bell'incoraggiamento! Forse non avrei dovuto superare quella porta. La palestra era grande e vuota. O meglio lo era quella parte della palestra. Dietro una parete di vetro, sul lato opposto, c'era un'altra stanza, con tutti gli attrezzi necessari perché l'avessi potuta definire “palestra”. Vista solo la stanza in cui ci trovavamo, era come un grande stadio di calcio a partita finita, completamente desolato. Solo sul fondo, alla mia sinistra, c'erano dei sacchi neri come quelli virtuali di SAV, ma questi erano veri. E avrei detto che erano di pelle, se non che allontanai quel pensiero subito dopo, perché se così fosse stato, sarebbe stata pelle di Pokémon. Le reclute erano tutte lì, a fare allenamento con i sacchi. E io mi sentivo l'unico che non aveva la minima idea di cosa fare, anche se per fortuna avevo Cynda al mio fianco.

_Era ora, questo non è posto per i ritardatari._ bofonchiò una voce profonda e dal timbro sporco alla mia destra.

Vi trovai un Pokémon dal corpo massiccio, chino, i muscoli che guizzavano a fior di pelle venando di rosa la carnagione abbronzata, un buffo naso rosso da clown e una protuberanza sulla cute che ricordava tanto uno chignon, il volto segnato dalle rughe, enfatizzate ancor più dall'espressione imbronciata. Le grandi mani reggevano due mastodontici blocchi cilindrici di pietra, che sollevava ad ogni suo passo mentre veniva verso di noi senza la minima esitazione, il minimo segno di sforzo, nemmeno una goccia di sudore. Ogni volta che li poggiava a terra, il suolo tremava come se fosse stato calpestato da un gigante. Effettivamente la sua stazza non era certo modesta. Nonostante fosse chino sulla gobba mi guardava dall'alto al basso dai suoi due metri di altezza. Mi chiesi se quel Pokémon fosse stato particolarmente alto per la sua specie. Cyndaquil aveva la stessa espressione terrorizzata che aveva prima di entrare nell'A.S.S.E..

_Mi chiamo Conkeldurr e non accetto domande. A tutto quello che dico, vi basterà rispondere di sì; per tutto quello che ordino, basterà eseguirlo come si deve. Allora non avremo problemi._ La frase lasciava benissimo intendere che, in caso contrario, di problemi ce ne sarebbero stati eccome. _Chiaro?_
Noi annuimmo, sembravamo due topolini spaventati dal gatto.

_Ho detto che dovete rispondere di sì, non scimmiottare!_
_Sì!_ rispondemmo in coro. Doveva essere un sì convincente, ma uscì come una sorta di starnazzo.

_Bene._ si rivolse al gruppo che faceva allenamento ai sacchi. A quanto pare eravamo gli ultimi, oltre che quelli nuovi. _Là in fondo! In riga! Scattare, scattare!_

Fui felice di individuare la sagoma famigliare di Treecko nel gruppo. Non appena mi vide mi fece un cenno, alzando la testa, e si mise in riga accanto a me.

_Ehi, campione. Occhio a Conkeldurr, fa sul serio. Se disubbidisci è capace di prenderti a scudisciate._
_Grazie del conforto..._
_Ti aiuto a tenere gli occhi aperti._
Conkeldurr fece tremare di nuovo la terra. _Ci siamo tutti. Vi sarete riscaldati come vi pare, affari vostri. Di allenamento ne avrete fatto abbastanza stamattina._
_Lui è... il mio allenatore privato._ mi sussurrò Treecko appena Conkeldurr fu girato dalla parte opposta della fila.

Io lo guardai con un misto di compassione e spavento. Doveva essere tremendo. Non potei che domandarmi chi sarebbe stato il mio, ammesso che ce ne fosse uno per ognuno.

_Ora possiamo passare alle sfide._

Finalmente era giunto il momento fatidico. Tanto l'avevo atteso e ora mi sembrava troppo presto perché fossi psicologicamente pronto.

_Tanto per informare i nuovi arrivati e rinfrescare la mente agli altri, che comunque ne hanno bisogno, le sfide consistono in una lotta corpo a corpo, uno contro uno, senza l'utilizzo di mosse Pokémon che arrechino danno o che causino problemi di stato, come l'avvelenamento, la paralisi, o altro. Ed è proibito attivare abilità di questo tipo, o di alcun altro tipo. Lo ribadisco perché qualcuno che fa il furbo c'è sempre, illudendosi che io non me ne accorga._ sogghignò, lasciando alla nostra fantasia cosa sarebbe successo se se ne fosse accorto. Chi tentava di barare doveva essere completamente pazzo. _Sono consentite solo alcune mosse di supporto, ma l'obiettivo essenziale dello scontro è vedere chi a più fegato. Non siamo femminucce che usano le mosse e attaccano a distanza, io voglio vedervi mentre vi picchiate e ve le date di brutto! Voglio vedere il perdente schiacciato a terra come un insetto! Avete capito?_
_Sì!_ fu la risposta di ognuno, tranne Cynda, che aprì soltanto la bocca senza riuscire ad emettere suono.

_Ah, voi due._ puntò il dito su di noi. _Non me ne importa una Baccafico secca se siete nuovi, potevate arrivare come lottatori professionisti con un curriculum mozzafiato, oppure come danzatrici del ventre, per me siete tutti uguali!_ La sua voce rimbombò come l'urlo di guerra di un orco in una caverna. _Ora che siete pronti, possiamo cominciare. Tu e tu. Al centro._

Il primo e l'ultimo della fila. Il suo ditone era andato a dirigersi così vicino a me che per un attimo credetti di svenire. Treecko fece qualche passo avanti, assolutamente calmo, serio. Fossi stato nell'avversario, sarebbe stato l'ultimo che avrei voluto affrontare. Provai comunque a incoraggiarlo con lo sguardo, sebbene non ne avesse bisogno.

_Tranquillo. In casi estremi, ho un asso nella manica._ mi fece l'occhiolino.

Non ero sicuro di aver capito cosa intendesse.

L'altro era basso, grasso e paffuto, a ogni movimento la carne flaccida tremolava a livello della vita. Sembrava un lottatore di sumo in miniatura. Il corpo a forma di sacco era richiuso da un nodo sulla testa, indossava guanti da pugile e aveva due segni circolari sulle guance. Gli occhi erano schiacciati dalla ciccia e ridotti a due fessure come quelli di Cynda. Conkeldurr si avvicinò a Treecko per sussurrargli nell'orecchio: _Non provare a perdere._

Il ragazzo non ci pensava nemmeno per un secondo, sembrava assolutamente sicuro di sé.

_Ai posti. Cominciate!_
Non aveva finito di pronunciare l'ultima sillaba che Treecko era balzato in aria. In uno spazio come la palestra potevo rendermi conto realmente di quanto fosse veloce. Aveva occhi solo per l'avversario, sembrava che la tensione fosse un sentimento del tutto estraneo a lui. Senza che l'altro potesse accorgersene gli ruotò attorno e quando gli fu alle spalle prese a bombardarlo di calci. Le sue gambe sembravano una mitragliatrice, le sue zampe affondavano nel sacco sul dorso come fosse stato burro. Per il colpo finale della combo, si avvitò esattamente come mi aveva chiesto di fare SAV quella mattina e lo catapultò via a metri di distanza, senza che avesse nemmeno potuto reagire. Makuhita sembrò comunque abbastanza preparato da riuscire a rotolare su sé stesso e rimettersi in piedi, ma prima che potesse fare qualsiasi altra mossa, Treecko lo fulminò con lo sguardo. E intendo letteralmente: sembrò che un sottilissimo filo elettrico fosse passato dall'occhio di Treecko a quello di Makuhita, con un leggero crepitio. Il lottatore di sumo restò immobile, come pietrificato, mentre Treecko riprendeva di nuovo una serie di calci frontali. Si preparò per l'avvitamento di nuovo – tattica vincente non si cambia –, ma forse aveva sottovalutato l'avversario. Con un sforzo che non so da dove potesse derivargli, Makuhita riuscì a scostarsi di lato prevedendo la direzione del colpo in quella frazione di un attimo, e caricò un pugno che avrebbe dovuto essere vincente. Ma Treecko aveva architettato una contromisura, che gli riuscì in modo magistrale: anziché schiantarsi a terra per il colpo andato a vuoto, continuò ad avvitarsi rotolando di lato velocissimo, tenendo sulle spine l'avversario che era ancora in procinto di sferrare il colpo. Quando con un colpo di reni si rialzò, era certo che l'avversario avrebbe colpito, ma prima che potesse farlo, il suo corpo emanò un potentissimo abbaglio di luce. Fui costretto a sbattere le palpebre per non rimanere accecato. Luce spenta, Treecko era scomparso, lasciando Makuhita completamente spiazzato. Ebbi un'intuizione: ricordai l'ultima volta che era arrivato sulla spiaggia scendendo dal cielo. Guardai in alto e lo trovai mentre precipitava sul rivale, come una saetta dalle nubi si scarica su un'antenna, inevitabile. L'altro lo notò troppo tardi per scostarsi, ma riuscì ad attivare una mossa per limitare i danni. Si rinvigorì mentre dell'energia di colore rosso scorreva sul suo corpo. L'impatto fu straziante come una marchiatura a fuoco, ma non fatale. Se era riuscito a resistere, comunque avrebbe ceduto a breve. Treecko poté addirittura prendersi una pausa, atterrando agile davanti a lui, con una zampa anteriore a terra, l'altra tesa all'esterno, come un ninja. Che Makuhita fosse finito, lo si leggeva nel suo sguardo, mentre a momenti barcollava. Quando Treecko stava per sferrare il colpo di grazia, l'avversario alzò un braccio, in segno di resa.

_Ah, ti arrendi?_ disse Conkeldurr in tono di minaccia. _Male! Si va sempre fino in fondo e si accettano le sconfitte!_ Makuhita lo guardava implorante a braccia aperte, come per mostrare la sua condizione e giustificare la sua resa. Era pieno di lividi e gonfiori ovunque. Pensai che se l'allenatore avesse concesso l'uso di mosse che recassero danno, probabilmente quei lividi sarebbero state ferite aperte, così compresi perché non era ammesso. Memorizzai le mosse che aveva usato Treecko, Fulmisguardo e Flash, mentre Makuhita aveva utilizzato solo Resistenza. Potevano essere informazioni utili.
Treecko tornò al suo posto in riga, sciogliendosi le spalle.

_Allora era quello il famoso asso nella manica?_ gli sussurrai io all'orecchio.

Treecko accennò una risata. _No, quello era niente._

Cynda mi tirò per la zampa, facendomi notare che Conkeldurr stava già squadrando ciascuno per scegliere i prossimi.

_Tu e tu, fuori._
Come temevo. Il secondo e il penultimo della fila, tra cui io. Cercai di rimanere tranquillo o almeno di non dare a vedere la mia agitazione all'avversario, ma era difficile, soprattutto vedendo Cynda accanto a me con la coda dell'occhio, che era più agitato del sottoscritto. Mi chiedevo se fosse per me, o perché aveva capito che sarebbe stato il prossimo.

Mi misi in posizione. Di fronte avevo un ranocchio blu, due sacche circolari rosse sulle guance. Lo sguardo – occhi gialli – aveva una piega per niente rassicurante, il che era accentuato dalla cunetta sulla cute, oltre che dal ghigno da emo con i denti in mostra. Era bipede, fasciato da una benda in vita, e sia la posa, a baricentro basso come un surfista, sia le tre dita rigonfie su ciascuna zampa, come guantoni da baseball, non potevano che ricordarmi un pugile.

_Allora, nuova recluta, spero che tu sia sufficientemente caldo. Siete pronti?_
“No!” Avrei voluto gridare, ma rimasi a bocca chiusa, soffocandolo in gola.

_Cominciate!_

Chiaramente fu Croagunk, il mio avversario, a fare la prima mossa. Le mie gambe non reagivano ai comandi e restavano impalate sul posto. Croagunk non attendeva altro che vedermi in quello stato. Pochi attimi e avrebbe mollato un rovescio dritto sulla mia guancia scoperta dal guscio, lo sapevo, oppure sul carapace, che avrebbe risuonato come un tamburo, prima che filassi dritto come una palla da bowling. Così ricorsi all'istinto primario, ciò che forse mi riusciva meglio in quel momento: non sarei mai scappato facendo la figura del codardo – tralasciando il piccolo dettaglio che non potevo farlo, visto che le mie zampe erano inchiodate al terreno – ma mi sarei protetto nel miglior modo possibile. Rincasai nel guscio, cosa che non avevo mai fatto sino a quel momento. Scoprii con mia sorpresa quanto ritrarre arti e coda e raggomitolarsi in quello spazio caldo e accogliente fosse semplice, nonostante avessi temuto di non starci. Il mio guscio reagì al mio segnale di allarme. Un'energia scorreva tra le venature dello strato calcareo, io non dovetti far altro che lasciarla liberare. Dai fori del guscio intravidi una pellicola bluastra che mi avvolgeva come un secondo scudo. Un tonfo fece vibrare l'armatura. Era il colpo secco dell'avversario. Due tonfi. Tre, quattro, cinque, sempre più veloci. Erano attutiti, ma il mio guscio era pur sempre sensibile, almeno quanto lo smalto dei denti. Dovevo reagire o prima o i dolori sarebbero diventati peggio di una carie. Scoprii di poter muovere la mia corazza come un arto indipendente. La feci ruotare, prima esitando, poi prendendo velocità, come una trottola. Mi girava la testa e non capivo assolutamente dove stessi andando, ma i colpi erano finiti. Dovevo seguire l'istinto e buttarmi, non potevo continuare a difendermi senza combinare nulla. Così il mio guscio si scagliò con un balzo in avanti, come un bolide rotante. E non fallii. Sentii lo scrocchiare delle ossa di Croagunk contro il duro bordo dell'involucro, mentre l'avversario veniva sospinto via. Era il momento di venire allo scoperto. Saltai in piedi infastidito dalla luce dei neon – perché in quella stanza non c'erano finestre –, ma la scena che mi si presentò davanti non mi piacque: Croagunk si era già ripreso e mi stava per piombare addosso, un grave livido più simile ad un taglio sul fianco. Non avevo intenzione di lasciarmi schiacciare di nuovo dai suoi pugni, ma non sapevo cosa fare. Mentre si avvicinava, dentro di me una voce gridava “Fai qualcosa, fai qualcosa!”, ma quello che riuscii a fare fu solo girarmi di lato e tendere il palmo in avanti, chiudendo gli occhi. Una debole forza colpì il palmo con un tonfo sordo, come se il rivale avesse sbattuto con la capoccia sul vetro, e venne repulsa senza alcuno sforzo. Aprii gli occhi e una barriera luminescente si apriva a scudo, vorticando a spirale attorno alla mia zampa. Potevo proteggermi. Ma per poco: infatti, come se l'energia fosse mancata da un momento all'altro, la luce si spense come una batteria scarica. Croagunk era lì, le orbite degli occhi girate, mentre stordito dal colpo tentava di mantenersi sulle due zampe, ricordandomi un piccione che ha appena sbattuto sul vetro della finestra. Era il mio momento di attaccare. Senza sorpresa, a quel pensiero, la mia coda si rizzò come un bastone, io mi voltai per lasciarla a fronte diretto contro il nemico. Questa si muoveva come una macchina: mentre procedevo all'indietro e ruotavo su me stesso, la coda disegnava delle X nell'aria picchiando duro l'avversario e producendo un tenue bagliore verde. Le mie vergate lo spinsero fino al punto di crollare a terra, e quando era lì che stava per rivoltarsi a pancia all'aria, la coda mi suggerì una nuova tecnica: voltatomi dritto verso il nemico, mi sbilanciai all'indietro ritraendo zampe e testa nel guscio e feci ruotare il corpo ripetutamente lungo un'asse verticale, come un ingranaggio, fendendo Croagunk dall'inguine al collo, appena sotto il mento, con la mia coda, come con la lama di un rasoio. Croagunk cadde senza forze per reagire.

_Stop!_ gridò Conkeldurr. _Squirtle si aggiudica l'incontro._

Io non riuscivo a contenere l'emozione, fremevo come se avessi appena vinto un match di tennis in un torneo del Grande Slam. Le reclute in riga mi guardavano con interesse, sembravano dirsi tra loro “Questo è tosto.” Non potevo essere più felice.

_In riga!_ mi urlò contro Conkeldurr mentre me ne restavo imbambolato sul posto.

Io tornai alla realtà e mi rimisi al mio posto.

_Te l'ho detto che avevi la stoffa._ Treecko si complimentò.

_Grazie._ sorrisi.

Mi girai dall'altro lato per vedere Cynda, che non sapevo se era più a bocca aperta per quel che ero riuscito a fare, o più disperato perché probabilmente era giunto il suo turno. Di fatto non riuscì a spiccicare mezza parola.

Una combinazione di mosse Pokémon mi era uscita dal nulla: con Ritirata avevo aumentato le mie difese, con Protezione avevo completamente respinto un colpo e con Colpocoda avevo indebolito le difese avversarie un attacco dopo l'altro. Mi domandai se sarebbe sempre stato tutto così facile. Nonostante ciò, il dorso del guscio era dolorante. In quel momento provai pena per Makuhita, ma soprattutto per Croagunk. Ero diventato una specie di bullo-ninja?
_I prossimi! Tu e tu._

Ora non aveva importanza, perché Cynda stava per scendere in campo e avevo una fifa tremenda per lui.

_Cynda, andrà tutto ok. Devi solo avere i riflessi pronti e piccole intuizioni._
_Squi... ti prego, non parlare._
Ci restai un po' male. Evidentemente la risposta di Cynda era una sorta di “Abbiamo capito che sei capace.” Ma la mia intenzione non era affatto quella di darmi delle arie.

Dall'altra parte della riga si fece avanti un Pokémon bipede dal volto di sciacallo, un segno nero sul viso all'altezza degli occhi come una maschera, un altro giallo sul collo come un collare. Dubbi su quali fossero le orecchie: un paio, nere, pendevano ai lati come quelle di un cucciolo di bassotto, mentre due sporgenze triangolari sul capo era più simili alle orecchie di un lupo. Il pelo era corto e color cobalto, sulle zampe anteriori aveva due protuberanze bianche, spesse e lucenti di forma ellittica, mentre quelle posteriori, nere, poggiavano a terra solo sulle punte. Una coda dalla vaga forma di una falce smussata era ritta sul posteriore.

Si levò un vociare sbigottito che non mi piacque per niente.

_Merda._ imprecò Treecko. _Ti sei trovato l'avversario sbagliato. Consideralo un modo per farti le ossa, non hai chance._ cercò di mantenere la voce bassa mentre si allungava verso Cynda.

_Ma sentilo, preoccupati per te!_

_Dico sul serio. Ma se vuoi tentare di fare la mossa giusta, non guardarlo negli occhi. Potrebbero ferirti._
_So badare a me stesso._ Cynda prese posizione, non l'aveva neanche ascoltato.

Gli occhi dell'avversario fiammeggiavano di rosso.

_Che ha quel Riolu che non va?_ domandai a Treecko.

_Sono qui da una settimana prima di voi. Mi è bastato per capire che attualmente nessuna recluta è alla sua altezza. Sinceramente mi chiedo perché non gli abbiano ancora dato la promozione._

Io deglutii.

Conkeldurr sospirò, quasi considerasse quella sfida totalmente inutile. _Cominciate._ decretò con voce annoiata.

Cynda doveva aver preso tutto il coraggio che aveva, perché fece il primo passo, deciso ad attaccare, guardando il nemico dritto negli occhi, cosa che nemmeno io avevo avuto il fegato di fare. Successe tutto in un secondo: un bagliore negli occhi di Riolu, che si spalancarono, voluminosi, uno scatto invisibile e una scia magenta, e Cynda stava strisciando come un disco da hockey sul ghiaccio verso il fondo della palestra, percorrendo l'intera distanza fino a sbattere contro il muro con la nuca. Riolu stava ritirando il pugno teso, nel punto in cui prima stava Cyndaquil. Si udì una sorta di rauco lamento.

Conkeldurr non si scompose e come fosse una cosa del tutto naturale, disse con il suo vocione prorompente: _La sfida è conclusa! Riolu è il vincitore._

Volevo correre in contro a Cynda, ma sapevo che non potevo muovermi dalla riga. Lui si rialzò a stento e zoppicando si incamminò verso di noi.
_Che ha fatto Riolu?_ domandai a Treecko, perché non avevo ancora capito cos'era successo.

_Leggimente. È una mossa tremendamente difficile da apprendere, ma ti permettere di prevedere ogni movimento avversario e colpirlo nel suo punto debole. In combinazione con Agilità, che rinforza le cellule dei muscoli legate agli sforzi istantanei, in modo da massimizzare la velocità, significa non avere scampo._

Cynda tornò al suo posto.

_Cynda..._
_Sto bene, Squi. Ho capito, sono stato sfortunato._

_Be', chiunque avrebbe fatto la stessa..._ mi fermai a frase sospesa.

_La stessa figura di merda, vero?_ completò Cyndaquil.

Io stetti zitto e abbassai la testa. Che idiota, potevo pensare prima di parlare!

_Non è così vero._ intervenne Treecko. _Dovevi lasciare da parte il tuo esibizionismo e darmi ascolto._
Cyndaquil aveva la faccia di chi non credeva alle sue orecchie, io di chi non voleva credere che l'avesse appena detto.

_E-esibizionismo? Ah, io sarei esibizionista e tu no?_

Il dorso di Cynda divampò nelle fiamme, tanto che per poco non mi scottai.

_Che succede lì in mezzo? Voi che avete già finito, perché non filate agli attrezzi e combinate qualcosa, se non volete che vi prenda io a calci nelle chiappe? Muoversi, non vi voglio più vedere qui a cincischiare!_

Le fiamme si abbassarono, ma Cynda rimase comunque profondamente scosso.

_Andiamo. La sala di fronte, Cynda._ lo invitai io con una pacca sulla spalla.

Lui si scostò e si diresse dove indicato, seccato. Rivolsi un'occhiataccia a Treecko, che fece finta di ignorarla. Mentre mi avviavo, mi fermò il Croagunk con cui avevo combattuto, sorridendomi. _Ehi, bella sfida. Sei in gamba per essere uno nuovo._
Fui felice di poter dimenticare per un attimo tutta quella tensione. Non mi aveva fatto una gran bella impressione inizialmente, quel Pokémon, ma evidentemente l'avevo giudicato male. Era un comportamento leale e sportivo.

_Ti ringrazio. E... mi dispiace per quella brutta botta sul fianco. Insomma, farei anche a meno di scontrarmi con chi non devo._
_Se è per questo, la botta sul fianco non è stata la peggiore rispetto alle altre, ma accetto le scuse._ mi offrì una stretta di mano, che ricambiai con piacere.

_Ops. Be', allora scusa anche per il resto._
_Mi chiamo Croagunk._
Evitai di specificare che già lo sapevo. Per un secondo le parole di Treecko risuonarono nella mia testa come un monito “Non potete fidarvi di nessuno. Di nessuno, capito? Le reclute non aspettano altro che il momento buono per mettervi fuori gioco.”, ma le scartai un attimo dopo. Non si poteva essere così rigidi.

_E tu sei... Squirtle vero? Ti ha chiamato così Conkeldurr._
_Già. È inquietante che qui dentro tutto il personale conosca a menadito la tua identità._
_Puoi ben dirlo. Mi sono iscritto venerdì come recluta singola e questa è la prima prova collettiva che affronto._
_Prova collettiva? Ah... sono appena entrato, non sono molto pratico._ Magari poteva addirittura darmi una mano a capire quanto tempo avrei dovuto resistere lì e come sarebbero andati i giorni successivi.
_Tranquillo, anche io ho dovuto imparare tutto in fretta. I giorni consistono praticamente in due momenti fondamentali: gli allenamenti privati e le prove collettive. Di solito gli allenamenti privati si svolgono la mattina, con un personal trainer che ti assegneranno, suppongo. E da quel che so, in questo caso si è da soli anche se ci si è iscritti in una squadra. Il pomeriggio, la prova collettiva cambia ogni giorno e si è suddivisi per squadre fisse. Ad esempio, noi siamo la squadra Y, come avrai notato. E ci ritroveremo assieme per ogni prova collettiva, quindi è meglio se iniziamo a starci simpatici._ disse in tono ironico.

_Ah, meglio così, perché cambiare ogni volta potrebbe risultare un po' spiazzante. E sapresti anche dirmi quali sono le altre prove?_
_Certo. Il lunedì, è il giorno delle sfide, come hai già capito e provato sulla pelle. Il martedì è il giorno più atteso, quello della simulazione. E dura tutto il giorno, quindi non c'è nemmeno l'allenamento mattutino. Si parte presto._

_Simulazione?_ detta così, sembrava una simulazione di una prova d'esame che avrei dovuto sostenere. E sarebbe stato positivo, per non arrivare del tutto impreparati al giorno decisivo dell'esame vero.

_Simulazione. Cioè la simulazione di una vera esplorazione._

La risposta mi lasciò senza parole. Non era come pensavo, ma non avrei chiesto di meglio. Una vera esplorazione!

_Davvero? Questa sì che è una gran notizia, non credevo lo lasciassero fare!_
_Infatti. Lo è stata anche per me quando l'ho saputo. Praticamente ci portano in un luogo che è già stato esplorato in precedenza, con il compito di riportare alcuni risultati, che ci vengono indicati il giorno stesso. Ci suddividono in sub-squadre di quattro membri. Deve essere tremendamente eccitante!_

Mi misi su un tapis roulant, tentando di programmarlo a una velocità decente. Cynda si era seduto su un tappetino a fare stretching, o meglio a sfogare il suo nervoso. Croagunk stava sul tapis roulant al mio fianco, mentre Treecko faceva i pettorali con i pesi. Makuhita tirava pugni a un sacco nero e infine Riolu faceva esercizi alla spalliera, mentre nella sala dei combattimenti si udivano grida e rumori di schianti, qualcosa che preferii celare alla vista.

_Tu sei qui con quel Pokémon, vero?_ mi chiese Croagunk indicando Cynda, contenendo il tono di voce.
_Sì, si chiama Cyndaquil. È il migliore amico che ho q..._ Forse non era il caso di lasciare intendere che venivo da un altro mondo. _È il mio migliore amico._ Tra parentesi, stavo già dimenticando di essere umano. Era sconcertante.
_Poveretto, non gli è andata proprio bene. Non so chi sia quell'altro tipo, ma glie le ha suonate di brutto. È stato qualcosa di... fuori dal comune!_
_Infatti... in più lui è uno che si butta giù facilmente. Non l'ha presa proprio bene._

_Non ho potuto che notarlo. Dovrebbe prenderla più sportivamente e congratularsi con l'avversario._
_Certo. Questo è quello che hai fatto tu ed è stato davvero esemplare. Credimi, si congratulerebbe volentieri con Riolu, ma aveva... qualche conto in sospeso diciamo, senza entrare nei particolari._

_Capisco. Non voglio intromettermi._ Lo sguardo di Croagunk si spostò su Treecko. _E quell'altro? Sembra che tu lo conosca._
_Conoscere è una parola grossa. È un tipo strano, a volte può risultare sgradevole, ma sono convinto che sotto sotto è più sensibile di quel che dà a vedere. Ok, lasciamo stare queste stronzate, penso che abbia del talento da vendere._

Croagunk annuì guardando Treecko di sbieco. _Sì, è l'impressione che mi ha dato. Cioè, che ha del talento. Sembra che non si faccia scrupoli._
_Vogliamo mettere con Riolu?_

_Riolu è assolutamente impersonale. Ha lo sguardo di pietra._
_Già, è come se avesse addosso una maledizione. Sembra impossibile batterlo. Persino Treecko ha detto..._ mi resi conto in quel momento di ciò che aveva detto. Prima mi aveva detto di stare tranquillo, perché in qualunque caso avrebbe avuto un asso nella manica – e ancora morivo dalla voglia di sapere quale fosse –, poi però aveva affermato che tra le reclute nessuno era all'altezza di Riolu, quindi aveva implicitamente compreso anche sé stesso. Ed era strano che Treecko ammettesse di poter perdere, anzi, di non poter affatto vincere. Quel Riolu doveva avere la fama di essere davvero tremendo.

_Dicevi? Cosa ha detto Treecko?_ mi chiese Croagunk vedendo che ero incantato.

_Ah, scusa. Niente. Ha detto che è forte._

Il mio sguardo e quello di Riolu si incrociarono per un attimo. Non vidi altro che uno spesso strato di ghiaccio sporco di sangue.

 

Il soffice, dolce piacere di mangiare formato panino. Il Pan di Lumi era quel gusto semplice che non poteva mai stancare. _Dio quanto li adoro! Potrei mangiare solo questi per cena!_

_Non esagerare, guarda quanta roba buona c'è._ Croagunk fece passare la zampa sui vassoi traboccanti di vivande che avevamo poggiato sul tavolo. Avevamo preso un po' di tutto e ce lo saremmo suddiviso tra di noi.

Eravamo noi quattro, io, Cragunk, Cyndaquil e Treecko. A Treecko non piaceva Croagunk, semplicemente perché “era una recluta”. Forse, se ci avesse conosciuti all'interno dell'A.S.S.E., avrebbe pensato la stessa cosa di me e Cynda. Non che Cynda gli piacesse, ma di sicuro non pensava che fosse un tipo sleale.

_Saltare il pranzo e compiere tutto quello sforzo fisico ti lascia veramente esausto. Non credevo di poter arrivare così stanco a fine giornata._ Cynda invece provava simpatia per il nuovo compagno. Sembrava una persona semplice e poteva bilanciare la presenza di Treecko.

_Meno male che stamattina non avete fatto un tubo..._

_Tree, non mettertici di nuovo._ lo zittii, temendo che Cynda potesse replicare a non finire...

_Devi sempre contraddire tutto quello che dico?_ … e infatti non tardò molto a farlo.

Ma per fortuna l'altro aveva l'abitudine di non rispondere alle domande a cui non dava peso. Il che di sicuro non placava l'animo di Cyndaquil, ma almeno lo teneva buono.

_Io ho finito._ Treecko poggiò il suo bicchiere di Mela Avvelenata vuoto sul tavolo e si alzò, scostando la sedia.

_E vai via così?_ gli domando Croagunk, speranzoso di poterlo ancora convincere del suo buon animo.

Era un'altra di quelle domande che per lui non avevano peso, specialmente perché fatta dalla persona sbagliata. Treecko stava già sparendo in mezzo alla folla.

_Ehi, aspetta, vengo con te._ Mi alzai dalla mia sedia.

_Ma non sai neanche dove sto andando!_
_A tirare Shuriken a Borgo Segreto?_
Treecko sorrise, rimettendosi in bocca il suo rametto che teneva sempre a portata di mano. Non sapevo da dove li prendesse. _Lascia stare._ fece un cenno del capo rivolto a Cynda.

Già, Cynda. Se l'avessi abbandonato non mi avrebbe rivolto la parola per il resto della serata.

Cynda mi fece segno _Vai._ lasciandomi sorpreso.

Non seppi se diceva sul serio e restai ad attendere una conferma.

_Vai, su. Posso stare a parlare con Croag, non sono da solo._

Lo congedai con un gesto di ringraziamento e seguii Treecko, che si era già dileguato. Non volevo lasciare solo il mio amico, ma volevo capire un po' di più quel Pokémon così chiuso e diffidente. Lasciai la sala e trovai il corridoio di fronte vuoto.

_Credimi, non c'è nulla di interessante nei miei giri notturni._ comparve alle mie spalle richiudendo il portone.

_Non rinuncerai mai alle tue entrate ad effetto?_
_No. Credo di no._ Treecko avanzò a passo agile quanto silenzioso.

_Perché cammini come se stessi pedinando qualcuno?_
_Perché è il mio modo di fare._

Forse non gli piaceva che qualcun altro sapesse della sua presenza? Non voleva essere osservato?

Giunti alla fine dell'ennesimo corridoio, Treecko mi fermò, tenendomi dietro di lui con una zampa e facendomi segno di stare zitto.

_Non credi sia troppo presto?_ Una voce femminile dietro l'angolo, quella nota aggraziata che riconobbi subito: Gardevoir. Ma c'era qualcosa di diverso, qualcosa di più vero del solito. Sembrava spaventata.

_Fallo. Ricordi che ti ho detto? Sarà una catastrofe._ Stavolta la voce era maschile. La voce nobile di un giovane, con una sfumatura di sentimento che non riuscii ad identificare con chiarezza.
_A me sembra l'ennesima idiozia di una mente malata._
_No, Ombra è la mente malata. Crede di avere perfettamente sotto controllo la situazione. Non sa neanche tenere sotto controllo te._
_Basta! Potrebbero arrivare da un momento all'altro. Vattene._
_Lo sai che non riesco a starti lontano._

_Ma devi andare. O non sperare di rivedermi._
Un sospiro. Un rumore di passi, sempre più veloci. Treecko mi fece segno di seguirlo e di fare piano. Ci nascondemmo dietro la prima parete che conduceva ad una scala, con il cuore in gola. Potevo già vedere l'abito di Gardevoir ondeggiare dinnanzi a lei, dietro l'angolo. Lei non produsse il minimo rumore, era come se levitasse, talmente era leggiadra, ma entrambi sapevamo che si era accorta di qualcosa. Uno sguardo, Treecko che fece il conto alla rovescia con le dita, e partimmo a tutta velocità su per la scala, senza fermarci, fino a che arrivammo senza fiato nella hall. Con un tuffo al cuore scoprii che Gardevoir era dietro il bancone, mentre carezzava i petali blu fosforescenti dei fiori nel vaso.

_Posso aiutarvi?_
Io cercai di sembrare calmo, ma non credo che ci riuscii benissimo.

_No. Noi stavamo uscendo._ rispose Treecko, che invece era perfettamente controllato.
Lei, come se avesse avuto indosso una maschera, riusciva a nascondere tutto ciò che era appena accaduto e ci rivolgeva il solito sorriso che suonava finto come quello di un manichino. _Bene. Buona serata._

_Anche a te._ ricambiai.

Uscimmo all'aperto, dove credetti di poter fare uscire come un fiume dalla mia bocca tutto quello che avevo trattenuto fino a quel momento. _Ma chi era quel..._
_Shhh! Non adesso. Non qui. Siamo troppo vicini._

Percorsi all'indietro tutta la strada che avevamo fatto per arrivare all'A.S.S.E., fino a raggiungere il villaggio. Certo Treecko non andava a passo lento, ma non mi lamentai, anche se non mi ero ancora del tutto ripreso dalla corsa in pieno panico che si era appena conclusa. Mi sembrava di correre attraverso i confini del tempo, di tornare al passato, verso casa. La mia vera casa. La notte era piena di ombre. Intorno, le piante come creature dai lunghi artigli, le vette delle montagne in lontananza come enormi creste di onde minacciose che avrebbero travolto la terra, il cielo come una fossa infinita che aveva divorato lo spazio. Facevo spesso fatica a non inciampare sul sentiero, in qualche sasso aguzzo, qualche ramo caduto, qualche fossa nella terra. Si poteva vedere anche in quel mondo il candore della via lattea che tracciava una scia di speranze brillando nel riflesso dei miei occhi.

_Ora va bene._ disse lui.

_Sai qualcosa?_

Treecko scosse la testa. _Prima che tu me lo chieda, non so di che catastrofe stesse parlando, chi fosse il ragazzo e in che rapporti fosse con Gardevoir. Non so nemmeno Gardevoir da che parte stia, ma da quel che ho capito è qualcosa di cui Ombra dovrebbe essere all'oscuro. Ma chi lo sa se lo è davvero._
Io inspirai ed espirai profondamente. Mi resi conto che stavo andando ad invischiarmi in faccende più grandi di me, che forse era meglio non toccare nemmeno.

_Ma che vuol dire che Ombra è una mente malata?_
_Senti, ne so quanto te, va bene?_ Treecko si appoggiò ad una sporgenza rocciosa per riposare. _Ombra non è quello che sembra._
_Cioè?_
Treecko sembrava profondamente turbato. _No è che non sto capendo niente. E non mi piace non capire le cose._
_Solo questo?_ ero convinto che ci fosse dell'altro, che non mi voleva dire.

Lui si rimise dritto in piedi. _Andiamo. Facciamo un giro. Ho voglia di spaventare un p' di gente._ sorrise mostrandomi lo shuriken tra le dita.

_Lo fai apposta vero? Perché non ci sarebbe gusto a tentare di evitare i bersagli solo per un pelo se questi fossero alberi. Vuoi spingerti fino all'estremo._
Treecko si fermò, quando stava per rimettersi a correre. _Te l'avevo detto che poi avresti capito._

_Bene. Voglio provare._

Treecko sembrò compiaciuto della cosa. _Ok, ti insegno a fare qualche tiro. Forse ti può servire per la simulazione di domani._
_Se andiamo con te non ci sarà pericolo, giusto? Avrai un asso nella manica._
Treecko fece spallucce. _Io ho sempre un asso nella manica._


Capitolo 4 - L'asso di Treecko (seconda parte)

La notte nella camera dell'A.S.S.E. non era stata la solita notte tranquilla, in cui si crolla come un ghiro, ma, nonostante non fossi mai stato così stanco, non ero quasi riuscito a prendere sonno. Sarà stata la tensione prima della simulazione, sarà stata l'entrata così precipitosa nell'A.S.S.E. stessa, saranno stati tutti i misteri che quel posto ancora celava, stava di fatto che le palpebre mi si sbarravano come tentavo di chiuderle. E quella mattina mi ci sarebbero volute le ali del Red Bull per rimettermi in piedi. Invece ci fu solo Cynda, che, sebbene con una certa delicatezza, insisteva perché dovevamo prepararci per l'esplorazione. Questo alle 6. Forse dovevo ricordargli che mi ero svegliato presto anche il giorno prima solo per vedere l'alba. Stava di fatto che i suoi calcoli non si rivelarono sbagliati: prima di essere pronto, abbastanza sveglio ed essermi risciacquato, ci era voluta mezzora. Al che, Pachirisu aveva puntualmente bussato alla porta, giusto per rompere le palle, e ci aveva invitati a scendere per la colazione, che avrebbe dovuto essere “sbrigativa” stando alle sue parole. Una cosa che mancava in quel mondo? Il caffè. Ah sì, avrei dato oro per una tazza di caffè che mi rimettesse in piedi come niente sapeva fare meglio.

Invece arrivai quasi strisciando, a neuroni spenti, in sala riunioni Y, dove il nostro amato Conkeldurr era felice come una pasqua di poterci torturare psicologicamente per quella che sarebbe stata la spedizione. Pachirisu passò accanto a ciascuno lungo il grande tavolo rettangolare che si stendeva per tutta al stanza. Mi sentivo come il dipendente di una grande azienda americana che discuteva di mercato. Ci consegnò delle tessere, li chiamava distintivi. C'era la mia foto, la mia squadra, l'associazione di cui ero parte, il mio grado di recluta, la mia impronta. Quando mi avevano scattato una foto? La domanda non era affatto da sottovalutare. Mi avevano beccato in una posa da soldato sull'attenti. Mi venne in mente quando Conkeldurr ci aveva fatto mettere in riga in palestra. Sì, poteva essere. Era il momento perfetto per fotografarmi. Sembrava che lì ogni cosa avesse un secondo fine. Al contrario non c'era né età né data di nascita, né provenienza, che eppure avevo lasciato scritte nei documenti, inventandomi che ero di Borgo Segreto, quasi la cosa non contasse. Mi faceva sentire tanto un numero. Al secondo giro ci assegnò altri due strumenti. Erano un orologio da polso digitale, una torcia e una pergamena legata da un nastro.

_Aprite la Mappa delle Meraviglie._ Conkeldurr squadrò dal primo all'ultimo di noi, come per permettere ad ognuno di ricevere l'inclinazione diretta del suo sguardo da toro pronto alla carica.

Imitai gli altri nello svolgere il rotolo, e scoprire una mappa interattiva, sebbene sembrasse stampata su un foglio di carta. Era possibile ingrandire, rimpicciolire, spostarsi, aprire una finestra per informazioni sul luogo, esattamente come se fossi stato su Google Maps. Lo stile della mappa, con l'aspetto di un papiro egiziano all'esterno, una pagina web all'interno, la rendeva una sorta di paradossale anacronismo.

_Questo è il luogo._ indicò sulla sua pergamena, senza che io, dall'altra parte del tavolo, potessi vedere.

Com'era adorabile... Ma trovai il modo di seguire, osservando dal vicino, che aveva sbirciato a sua volta dal vicino in una sorta di reazione a catena. Fui grato a Cynda di non aver messo il braccio davanti così che potessi vedere.
_Vi consegneremo i mezzi per raggiungerlo, ma è piuttosto vicino. Fosse per me ve la fareste a piedi._ non dubitai che stesse dicendo sul serio. _Ci sono otto entrate. Otto cave che conducono al cuore della grotta. E voi sarete suddivisi in otto squadre. Non è una divisione amichevole. Siete in squadre per convenzione, potete collaborare, ma solo per agevolarvi la strada, perché i risultati che contano possono essere quelli di ognuno preso singolarmente, se questi vuole dimostrare di sapersela cavare da solo. Dovrete documentare tutto. L'interpoké_ e prese uno degli orologi, mostrandocelo _non serve solo per rendervi conto dell'ora, ma ha anche la funzione di registratore vocale. Per ogni vostro passo, dovreste riportare la situazione. E non è tutto. Può anche scattare foto o registrare video. Una squadra di tecnici è già incaricata di controllare ogni vostro messaggio ed è pronta a inviare soccorsi in caso di pericolo. E la torcia vi servirà, perché farà un po' buio se vi spingerete in fondo._ Ci mise un accento tenebroso, tanto perché la sua voce non era già abbastanza raccapricciante. Operazione Halloween? _Veniamo al dunque. Il vostro compito è arrivare sul fondo della Grotta Blumarina e trovare i cristalli blumarini. Sono dei particolari cristalli che si formano solo in quella grotta per alcune reazioni chimiche legate all'energia proibita. E chi non ha fatto già una simulazione si chiederà di cosa sto parlando. La grotta Blumarina non è solo una grotta, ma è quello che noi esploratori chiamiamo Dungeon. I Dungeon sono come dei campi di energia – l'energia proibita, appunto –, dove regnano ancora molti misteri. Quando entri in uno di questi, hai solo una via di fuga, ed è la fine stessa del Dungeon. Spesso all'interno dei Dungeon si celano tesori o poteri nascosti. Ed è il caso dei cristalli blumarini. Sono estremamente rari. Molte spedizioni lì, portano all'insuccesso, perché i Dungeon sono mutevoli e non sempre conducono alla via del tesoro, o la proteggono attraverso un enigma. C'è dell'altro. I Pokémon selvatici sono spesso attratti dal flusso di energia dei Dungeon e molti ne fanno la loro dimora. Sono così possessivi e gelosi del proprio territorio, oltre che totalmente incivili, che non guardano in faccia a nessuno. Come bestie attaccano per difendere la loro casa._ La bocca di Conkeldurr si aprì in un ghigno. _Avete capito ciò che vi aspetta. Andate a prepararvi nelle vostre stanze e partite. Entro le otto in punto vi voglio davanti alla Grotta Blumarina. Squadara Y-1, entrata uno!_ Indicò quattro membri del gruppo. E così per la Y-2 e la Y-3. _Squadra Y-4, entrata quattro!_

Non potei che provare un immenso sollievo nel vedere che ero assieme al mio gruppo. Poter contare sugli altri non era affatto un dettaglio indifferente.

_Ti dovrò sopportare..._ Cynda si rivolse a Treecko. Sembravano due fratelli che non facevano altro che bisticciare.

_Sì, sarà divertente..._ commentò l'altro per farlo innervosire.

_Ehi, ehi, la nostra prima missione! Io non sapevo nulla dei Dungeon, questa storia mi ha emozionato come al mio primo appuntamento!_ Croagunk aveva gli occhi che brillavano.

_Già..._ annuii. Era vero. Non avrei mai immaginato nulla del genere. Avrebbe dovuto terrorizzarmi, invece era come una droga ancora prima di averla provata.

 

Fronte esterno dell'A.S.S.E., non solo la nostra squadra e il nostro gruppo si erano appostati per partire, ma anche le altre squadre, diretti in chissà quali altri posti da esplorare.

_Bene. Siamo in partita._ I giochi erano aperti, ora dovevamo dimostrare solo quello che sapevamo fare. Ci avevano consegnato una sola tracolla per quattro, dove avremmo dovuto tenere tutto il necessario. Non ricordo come fosse finita in spalla mia, ma a quanto pareva avrei dovuto portarmela dietro. Così avevamo deciso di prendere una sola mappa, che sarebbe bastata per tutti. Il distintivo ci era stato affisso al petto con una sorta di ventosa, che poteva essere disattivata solo con un dispositivo apposito. Avevo provato a staccarla, perché mi dava quasi fastidio, ma non c'era stato verso.

_Voi tre, che non avete mai esplorato, dovreste sapere una cosa._ disse Treecko, salendo a cavallo del suo mezzo. _Non vi hanno detto tutto. Se anche non avete intenzione di riportare informazioni mentre svolgete la missione, gli Interpoké raccolgono più dati di quanti possiate immaginare e li inviano ai tecnici sotto forma di lunghi elenchi di frasi coincise, in cui ogni frase è una singola informazione._
_Cioè, niente passi falsi._
_Esatto. Quello che gli Interpoké non possono registrare automaticamente sono le nostre voci, per fortuna._ Impugnò i manubri, facendo scoppiettare il motore. _Ah, dimenticavo. Questi affari sono anche dei localizzatori. All'interno di un Dungeon, tuttavia, è quasi impossibile capire in quale zona ci si trova e anche gli esperti dovrebbero condurre delle ricerche che occuperebbero parecchio tempo. Ma vedete di non portarveli dietro per sempre, dopo la missione._

_Ora capisco perché è così pericoloso. Se rimani intrappolato lì dentro..._

_Sei fregato._ concluse Coagrunk.

Eravamo sull'orlo dello strapiombo, dove le onde del mare si rifrangono sul promontorio . I veicoli per viaggiare erano moto in miniatura, sembravano quelle elettriche che funzionano in circuiti per bambini. Ma il motore rombava come un ruggito leonino, la carrozzeria era color carbone, mentre un getto fluido di vernice bianca sulla fiancata disegnava un paio d'ali angeliche, distese come a rendere la velocità tra le rapide del vento. I falchi di fuoco, li chiamavano. Probabilmente associavano l'idea di “falco” a un Pokémon uccello rapace, in quel mondo. Treecko diceva che avremmo capito perché, ma al momento sapevo solo per metà come avrebbero funzionato. A proposito, non avevo nemmeno il patentino nel mio mondo e mi era stato spiegato in due minuti come usare il mio falco. Non c'erano pedali, in modo che qualsiasi Pokémon, variando il modello, avrebbe potuto guidarli senza il rischio di non arrivare a premerli. Tutto stava in un gioco di leve sul manubrio.

_Date gas ai motori e buttatevi. Non pensate, fatelo e basta._ Treecko diede di nuovo un colpo di acceleratore e si liberò nell'aria. Con la spinta propulsiva di un razzo, il falco di fuoco impennò producendo una fiammata dal motore. Era sottinteso che avrei dovuto essergli già dietro, mentre lui si allontanava, a più di una ventina di metri dal livello del mare. Restai a guardare a bocca aperta, incapace di muovermi.

_Porca troia. Non ce la farò mai._ Avevo il cuore in gola esattamente come quando si affronta un precipizio a bordo delle montagne russe. Anzi, era ancora peggio. Iniziai a temere di soffrire di vertigini, anche se non le avevo mai realmente sofferte.

_Se ce l'ha fatta lui, possiamo farcela anche noi._ Cynda aveva una fiamma negli occhi che non avevo mai visto brillare così intensamente.

Allungai la zampa per battere il pugno al mio compagno. _Ben detto. Non possiamo fermarci senza nemmeno averci provato._

Non ero solo. Avevo il mio amico che mi sarebbe stato accanto e mi avrebbe infuso coraggio in ogni momento. Dall'anatroccolo spaurito qual ero, bastò poco per trasformarmi in un cigno pronto a distendere le ali, cavalcando l'avventura.

_Bella ragazzi! Mi piace il vostro affiatamento!_ Croagunk strinse la zampa in un pugno, come un incoraggiamento. _Allora andiamo! Si parte!_

Non attesi un attimo di più e spinsi l'acceleratore senza esitazione, perché sapevo che era l'unica cosa che non mi avrebbe fatto piombare giù in acqua come un gabbiano ferito. Chiusi gli occhi per qualche secondo, in cui non riuscii a non trattenere il respiro, facendo pressione sull'anteriore del falco perché non si decapottasse. Li riaprii mentre navigavo nel vuoto, il vento che sferzava sulla pelle, le zampe a ciondoloni sul mare.

_Questo è figo!_ gridò Cyndaquil, appena più in basso, sulla mia destra, ricordando il gergo del mio mondo che gli avevo insegnato. L'unica parola che poteva rendere una sensazione così. Risi senza contenermi, il pugno alzato al cielo.

Appena più avanti, Treecko rallentava perché gli fossimo in coda. _Datevi una calmata! Non avete visto ancora niente._ Perse quota fino a sfiorare le onde. Le ruote si immersero spartendo in due le acque, la schiuma zampillava dal mare come da una cascata.

_Datevi una calmata? Ma quanto sei gasato tu?_

_Conta le bollicine per saperlo!_ scherzò mostrando la scia di bolle nell'acqua.

Come uno stormo di rondini marine, che anticipavano la stagione delle migrazioni, i falchi di fuoco coprivano il cielo sopra l'orizzonte. Sembravamo maghetti sulle scope. Credo che Potter avrebbe anche potuto invidiare i nuovi modelli.

_E come facciamo a sapere dove andare?_ Cynda gridò perché lo potessimo sentire tra le raffiche di vento.

_A me lo chiedi?_

_Tu hai la mappa!_

La mappa! Ma se avessi aperto la tracolla sarebbe stato un casino. Come minimo sarebbe volata via.
_Campione, non dirmi che hai paura di farla cadere! Dovresti farlo ad occhi chiusi dopo che hai imparato a guidare questi._ Treecko faceva tutto facile. Mi domandai se quando ci fossimo trovati ad affrontare una tempesta su una gondola dal legno marcio, avrebbe detto la stessa cosa.

Cercai di prenderla in modo ottimistico, esattamente come quando avevo lasciato terra con il falco. Con cautela allentai l'elastico che stringeva la bocca della sacca e con ancora più cautela afferrai la pergamena, che grazie al cielo non era tenuta chiusa dal nastro. Con l'altra zampa continuai a guidare tenendomi in equilibrio. Per poco non mi veniva un infarto.

_Come cazzo la apro?_
_Incastrala nella fessura!_

Mi stava prendendo in giro? Di cosa stava parlando? Capii che faceva sul serio quando notai una fessura dove dovrebbe stare il parabrezza – assente – della moto, leggermente inclinata in avanti. Appena avvicinai la mappa, questa si incastrò dentro svolgendosi come attratta da una calamita e si irrigidì come una lamina d'acciaio. Bene. Avevo una navigatore aperto trasversalmente davanti ai miei occhi.

_Dove sta la grotta?_ gridò Croagunk.

Io smanettai sulla mappa, alzando e abbassando la testa di continuo per assicurarmi di non andare a sbattere da qualche parte, o che non stessi impennando troppo da perdere l'equilibrio. La moto doveva avere un dispositivo che bilanciava il peso, perché non capivo come potesse essere così facile tenerla dritta.

_Dovremmo vedere un grande golfo dietro quella sporgenza rocciosa sulla costa! Terminato il golfo c'è una sorta di enorme isolotto a cupola, come un unico grande scoglio!_

_È quella la grotta?_
_Credo di sì! Si entra a nuoto!_

Attendevo una risposta, o un consiglio su cosa fare, ma girandomi a guardare gli altri, sembrava che anche loro fossero in attesa. _Allora parcheggiamo sulla spiaggia?_
_Direi!_ rispose Treecko.

Attraversato il golfo, scendemmo a riva. I falchi erano dotati di un dispositivo che avrebbe generato un campo di energia, in modo da proteggerli. Bastò premere un pulsante sulle chiavi con cui avevo azionato il motore e una bolla luminosa avvolse completamente il mezzo, accanto al sentiero vicino alla spiaggia. La sabbia scottava sotto le zampe, così saltellai come su braci ardenti fino alla costa bagnata dal mare.

_Squi, la tuta._ Cynda si chinò per aprire la tracolla che avevo indosso.

_Giusto._

Tirò fuori una tuta nera impermeabile, che avrebbe protetto i fori sul dorso. Se fosse entrata dell'acqua, sarebbe stato un disastro. Infilatasela, la tuta, già aderente, sembrò adattarsi perfettamente alla forma del corpo, in modo da non lasciare il minimo spiraglio dove l'acqua potesse passare.

_Come... come ti sembro?_

Vestire un Pokémon era quasi come vestire un cane. Non gli donava particolarmente...
_Uhm... tuta da sub?_

_Ho capito, sono orribile._

Io non volli farlo sentire un'altra volta ridicolo, come era già successo il pomeriggio scorso durante le sfide, così cercai di metterlo a suo agio. _Ma no, non è il massimo, ma neanche tremenda. In missione mica si guarda se sei vestito decente._
Treecko e Croagunk erano rimasti indietro. Sembrava stessero discutendo non troppo amichevolmente. Quando Treecko notò il mio sguardo, decise di raggiungerci, seguito dall'altro.

_Allora, già iniziamo a litigare per il parcheggio?_
I due si guardarono, lasciando intendere che avrebbero sospeso il diverbio per non ostacolare la riuscita della simulazione.

_No, è tutto a posto._ disse Croagunk con una nota amara.

_Ok..._

Rivestii la tracolla con il suo cappuccio impermeabile e mi immersi nell'acqua salmastra con lo stesso piacere con cui la prima volta feci il bagno nella capanna di Cynda. Ma nuotare nel mare era tutta un'altra cosa: non avevo limite di spazi, potevo sentire il variare delle correnti che spingevano le onde a riva e prevedere i cambi di temperatura. Mi sembrava di conoscere quella spiaggia da una vita, in realtà era solo la mia abilità a contatto con l'elemento. La borsa galleggiava come una boa all'interno del rivestimento gonfiabile che fungeva da salvagente.

_Hai finito di startene in panciolle a fare il morto e volgiamo darci una mossa?_ Treecko era già avanti, Croagunk nuotava a rana dietro di lui, mentre Cynda stava ancora con i piedi per terra, procedendo con cautela fino a che poteva toccare – che non sarebbe stato molto, visto che era più basso di me –.

Con una spinta della coda, raggiunsi i due più avanti in un paio di bracciate.
Croagunk aveva l'espressione di chi ha visto avvicinarsi uno squalo. _Ma che hai, un motore nascosto nel guscio?_

Io feci il modesto, ma adoravo poter ammette che ce l'avevo nel sangue. _No, ma che. La corrente è a favore._

_Hai un talento naturale!_

Io grattai la nuca come facevo quando ero compiaciuto o imbarazzato per qualcosa. Girandomi di lato, notai Cynda che procedeva a passettini, come i bimbi quando incerti vedono per la prima volta l'immensa distesa d'acqua salata, come un grande mistero, magnifico ma insicuro.

Treecko rallentò impaziente _Eh, nanetto, facciamo notte? Alle 8 alla grotta, abbiamo pochi minuti o inizieranno a sottrarre il punteggio._
_Innanzitutto non chiamarmi nanetto!_ Scostò un'alga scrollando la zampa.

_Non facciamo gli schizzinosi, grazie._

Cynda finalmente si decise a buttarsi in acqua. Sembrava un gatto appena caduto in un fiume. _Quando verrai nelle grotte vulcaniche mi dimostrerai tutto il tuo amore per il fuoco, grande esperto!_
L'altro si girò dall'altra parte e riprese a nuotare a stile, dritto verso la grotta. Ci sarebbe voluto un po', era davvero al largo. E al contrario di me, che mi immergevo e guizzavo fuori allegro come un delfino, potevo vedere tutto lo sforzo che Cynda impiegava per nascondere il suo ribrezzo.

_Siamo al capolinea. Qui finisce il mondo e inizia l'area proibita._ ci avvertì Treecko.

La roccia era erosa dalle onde a formare spettacolari grotte marine. Sembrava che l'acqua avesse assunto un colore smeraldino ancor più particolare, donatole dai riflessi della ghiaia variopinta sul fondo. Ero forse così eccitato che non avevo ancora fatto caso a quanto il mare fosse bello da quelle parti.

_Come lo sai?_ domandai io.

Mi mostro un'opzione dell'Interpoké. _Vedi? Il livello di energia proibita si è alzato parecchio. L'entrata quattro, come ci hanno detto, deve essere quella grotta lì di fronte._ Scattò una foto, che sarebbe stata inviata istantaneamente all'A.S.S.E..

_Qui si tocca bene._ Croagunk poggiò le zampe su uno scoglio in rialzo sott'acqua. _Basta sapersi muovere tra gli scogli._

_Andiamo._ feci segno.

Avvicinandosi alla cava, una strana sensazione si insinuava sotto lo strato sensibile della pelle. Avvertivo una vibrazione di energia. Eccola lì, l'entrata, dietro una curva della galleria rocciosa, una pellicola azzurra luminosa che tremolava come un budino, e lasciava intravedere solo i suoi riflessi dietro di sé.

_Sembra come..._
_Un portale incantato._ concluse Cyndaquil. _Perché non ho mai saputo che ci fossero cose del genere a pochi passi da casa? Quante volte avrei potuto imbattermi in un Dungeon senza sapere cosa fosse durante i miei viaggi?_
Effettivamente stentavo a credere che Cynda non solo non ne avesse mai visto uno, ma non sapesse nemmeno che esisteva.

_Di solito non sono così in mostra e non ci si arriva così agevolmente, come in questo caso._ precisò Croagunk, che sembrava aver già avuto occasione di vederli. Il che mi parve strano, visto che prima di partire aveva detto che era tutta una novità. Ma non ci diedi peso e pensai che forse avevo fatto confusione.

_Dovrebbero comunque tenere tutti al corrente della loro presenza. Chi lo trova senza sapere cosa sia potrebbe finire nei guai._ Parole sagge, quelle di Cynda. Perché quei posti venivano tenuti così all'oscuro?

Treecko rise tra i denti. _Se uno è così stupido da entrarci... e comunque sappiamo tutti che i Pokémon civilizzati detestano separarsi dalla loro vita tranquilla e hanno paura di tutto. Non verrebbero mai qui, al buio tra gli scogli aguzzi, mentre imperversa la corrente. Tutti tranne gli esploratori._
Era vero. Davvero non avevo fatto caso alle onde che sbattevano violentemente sugli scogli. Sembrava che fossero attratte dal portale come le maree dalla luna.

Treecko allungò una zampa sfiorando il portale. _Non attenderei oltre. Entriamo circa nello stesso momento e stando vicini l'uno all'altro, o rischieremo di finire in zone diverse del Dungeon._ Controllò che fossimo tutti pronti. _Ok, ci siamo._
_Aspetta._ Cyndaquil lo fermò che aveva già un braccio immerso nel liquido. _Devo solo capacitarmi che sto per entrare davvero._

Treecko sbuffò. _Ma piantala._ Senza attendere, oltrepassò la barriera. Per un attimo rimase l'immagine della sua sagoma confusa, ma presto svanì confondendosi con i riflessi luminosi.

_Insieme?_ mi rivolsi agli altri due rimasti.

_Insieme._ annuirono.

_Ok, al mio tre, due, uno..._ Un'inondazione di luce. Ero leggero come in un sogno.

 

La mia vista era tornata come quando le increspature ad anello sull'acqua si allontanano per lasciare la superficie liscia come l'olio e le immagini vi si riflettono perfettamente nitide. Mi guardai attorno: ero in un grande antro, gli spuntoni di roccia mi puntavano da ogni angolo, come le lance delle guardie reali. Incastonate nella pietra, gemme blu di forma cubica come il sale emanavano raggi di luce visibili solo da una certa inclinazione. Spostandomi, da alcune posizioni potevo vedere il reticolo di laser che si intrecciavano come gli infrarossi di un allarme. Ero nel bel mezzo di una ragnatela di energia e potevo sentirla pulsare dentro di me come un'emozione nascosta.

_Non sono loro._ Treecko si era avvicinato a un cristallo per verificarne l'entità, tastandolo con il fare esperto di un tagliatore di diamanti. _Sarebbe stato troppo semplice se fossimo già arrivati sul fondo._

Cynda ne colse una scheggia da terra, stando attento a non tagliarsi. _Ne voglio portare comunque uno con me. Sono bellissimi._

_Ti sembra il momento di cercare souvenir?_ lo ammonì Treecko.

_Be'..._ Cynda sorrise, stranamente, nonostante provocato. _Sono la mia passione._

_Dah, come vuoi._ Treecko attivò il registratore vocale. _Ore otto in punto. Siamo dentro. La situazione è tranquilla._

_Non dovrebbe esserlo?_ chiese Croagunk quando ebbe disattivato la comunicazione, senza ottenere risposta.

Scattai qualche foto, un po' perché trovavo folle non tenere ricordi di quello spettacolo, un po' per provare la funzione dell'Interpoké, che avrei dovuto abituarmi ad usare. Realizzai mentre facevo una panoramica del posto che ero intrappolato in quella grotta e che l'uscita alle mie spalle era scomparsa per lasciare posto a un muro di pietra. L'unica opzione che avevamo era proseguire per la caverna.

Croagunk ripescò una torcia dalla sacca e la accese per far luce sulla penombra. Sul fondo dell'antro c'era un'imboccatura ad arco. _Penso che dovremmo andare di là._

Treecko continuava a guardare l'Interpoké, come se stesse aspettando un segnale. _Sì. Logicamente._

I nostri passi rimbombavano seguiti dai rintocchi delle gocce di umido sulla roccia. L'atmosfera aveva qualcosa di sinistro, dopo lo stupore iniziale. Giunti oltre l'arco, ci si presentò davanti una situazione che mi era piuttosto famigliare.

_Un altro burrone. Senza falchi di fuoco però._

Questo burrone terminava nelle profondità della grotta, dove si intravedevano solo le deboli luci delle gemme blu.

_Abbiamo di meglio però._ Croagunk indicò la tracolla. _Nastrofuga._

_Già, il Nastrofuga, grande idea! Hai voglia di buttarti laggiù?_ Cynda aveva le mani alla testa, disperato come un topo catturato nella trappola.
Treecko si avvicinò per aprire la borsa. _Ve l'ho detto che non sarebbe stata una passeggiata in confronto alla guida dei falchi. Ha ragione Croagunk._

_Be', almeno su una cosa siete d'accordo._ La cosa su cui forse dovevano esserlo di meno, perché di lì a pochi secondi avrei dovuto buttarmi verso l'ignoto.

Cynda mi strinse la zampa. _Sto tremando._

_Cynda, ti sembra il caso? Non è il momento di fare l'impavido?_
Cynda deglutì e sembrò sbiancare mentre guardava verso il fondo della voragine. _Forse._

Treecko distribuì a ciascuno un Nastrofuga, un dispositivo che a primo occhio poteva sembrare un guinzaglio per i cani. Come per far schioccare una frusta, Treecko slanciò il braccio in avanti e il nastro si svolse dall'interno per puntare dritto come un giavellotto verso la sommità della grotta. Il soffitto era davvero alto e dovetti sospettare che da un momento all'altro il nastro sarebbe precipitato giù prima di raggiungerlo. Fortunatamente il gadjet fu infallibile e si agganciò a un massiccio spuntone di roccia che sporgeva dall'alto come una stalattite.

Treecko diede due strattoni con forza per assicurarsi che fosse saldo. _La ventosa tiene._

_Siamo sicuri?_ Cynda osservava il gancio a ventosa all'estremità del suo Nastrofuga, non troppo convinto.

_Sì. Quando lanci il nastro un'energia scorre fino a raggiungere la ventosa: è quella che la tiene salda, la stessa che vi terrà anche la zampa incollata alla maniglia in caduta. Funziona come i nostri distintivi. Hai già provato a staccartelo?_

Senza pensarci due volte imitai il gesto di Treecko con successo.

_Siamo a un precipizio, utilizzeremo i nastri per la discesa._ Treecko informò l'A.S.S.E. attraverso l'Interpoké.

_Moriremo tutti!_

Diedi una sberla sul dorso a Cynda. Se non la piantava di mettermi ansia rischiava che lo buttassi giù io per lo strapiombo.

_Saltiamo._

Al comando di Tree, ci tuffammo come da un trampolino, solo che la piscina era vuota. Mi ressi al guinzaglio del nastro con la zampa. Croagunk aveva agganciato la torcia al polso in modo che illuminasse il fondo, ma al momento non vedevo a un palmo dal mio naso. Continuavamo a precipitare e ancora niente. In alto, la sporgenza da dove ci eravamo buttati non si vedeva più. Avevamo raggiunto una velocità elevatissima quando d'improvviso delle luci azzurre cominciarono a scorrermi accanto, senza che riuscissi a capire cosa fossero.

_Frenate!_ Treecko gridò a squarciagola.

Io premetti il pulsante di arresto. Il nastro si bloccò all'istante, quando, a un metro dalla pianta delle mie zampe, scorsi terra. Mi sembrò che il braccio si strappasse dal busto per il dolore del contraccolpo, ma non successe, forse perché da Pokémon ero più resistente. Mi trovai a rimbalzare come sulla fune elastica del bunjee jump, scoprendo che i bagliori ai miei lati erano colonne di roccia in cui erano incastonate le gemme.

Non appena ci fummo fermati, sospesi a un passo dal suolo come ragni che pendono dal filo, Treecko lasciò un altro messaggio, con il fiatone. _Operazione riuscita._

_S-sono vivo._ riuscì a mormorare Cynda.

I battiti del mio cuore acceleravano sempre di più anziché frenare. Con orrore mi accorsi che quella che avevo creduto terra era acqua. Per la prima volta da quando ero venuto in quel mondo l'acqua mi terrorizzava. C'era buio e mi sentivo un verme attaccato all'amo dato in pasto ai pescecani.

_Ok. Dovremmo capire quanto è profondo qua sotto._ Treecko allentò il freno per scendere lentamente.

Per quanto mi riguardava, non avrei retto la presa ancora per molto, mentre i tendini bruciavano come sul punto di spezzarsi. Non riuscii ad evitare che gli occhi mi si bagnassero di lacrime, anche se tutto sommato ero convinto di stare bene.

I problemi veri arrivarono quando anche Cynda si accorse di essere sospeso su un lago sotterraneo. _Oh merda! Non è vero, non sono vivo!_

_Calmati, nanetto. Croagunk, smettila di sventolare quella torcia e illuminami il fondo._ Treecko era a un passo dal pelo dell'acqua.

Croagunk eseguì il comando, senza evitare di mandarlo a quel paese con lo sguardo.

_Ma..._ Treecko si sganciò dal guinzaglio con un pulsante e salto giù. Non potei che stringere i denti. _Ma qui è solo una pozzanghera._

Si fermò con un tonfo nell'acqua, che gli arrivava appena alla vita. Tirai un sospiro di sollievo. Lui rise del suo stesso timore. In effetti l'acqua non era affatto torbida e la torcia illuminava il fondo. Scesi tutti e quattro e ringraziato il cielo che il mio braccio fosse ancora in sesto, sebbene indolenzito, recuperammo in nastri che pendevano dall'alto, i quali ritirarono all'interno così così come ne erano usciti.

_Non capisco come possa starci tutto quel nastro in un affare così piccolo._

_Non ci sta. Si forma e si distrugge. Non sono un tecnico, non ho idea di come funzioni la cosa._ spiegò Treecko.

Ci muovemmo con cautela aggirando le colonne di roccia, finché non giungemmo su un piano asciutto, con i brividi di freddo. Su una parete sul fondo della grotta lo vidi: il portale.

_Ragazzi è finita!_

Treecko arricciò le labbra, gli occhi fissi sulla via d'uscita. _Speriamo di no. Dovremmo tornare a mani vuote dopo tutta questa fatica. Non è detto che sia il portale d'uscita. Potrebbe condurre ad un'altra zona del Dungeon._

_A questo punto potrebbe anche essere l'uscita che non mi lamenterei..._ commentò Cynda.

_Vuoi dire che siamo arrivati fin qui per fallire la missione?_ lo guardai come per dire “Sai che in fondo non lo pensi davvero”.

_No. Hai ragione. Però non è stata esattamente l'esperienza che mi aspettavo._
_E cosa ti aspettavi?_
Cynda fece un gesto vago, mentre ancora sventolava il guinzaglio del Nastrofuga. _Non so, magari dei Pokémon da affrontare, ma non un posto del tutto inospitale, buio e soprattutto umido. Qualcosa come un tempio antico o un bosco fatato, o che ne so!_

_Una noia..._ riassunse Treecko.

_Vedremo quando ci andremo sul serio!_ ribatté l'altro.

_Il punto non sono i posti che hai citato, ma il tipo di avventura che ti immagini di vivere._
_Non ho fatto accenno a questo._

Treecko si limitò a un risolino che lasciava intendere il resto.

_Hai parlato presto._ Croagunk indicò con dito tremante le pareti di roccia nei pressi del portale. Guardando meglio, c'erano delle insenature, dove si intravedevano dei bagliori rossi. _I Pokémon da affrontare, li abbiamo._

Treecko controllò un'altra volta l'Interpoké. _È quello che aspettavo. Forme di vita._ attivò il registratore. _Abbiamo visite. Una quarantina di Pokémon._

_Non vedevo l'ora..._ Cyndaquil si stava probabilmente pentendo di non aver tenuto la bocca chiusa.

Ci avvicinammo con cautela e i bagliori rossi si fecero tondi occhi pronti all'agguato. Cynda inciampò in un sasso che rotolò fino ad un'insenatura, picchiettando sul terreno roccioso. Ci fermammo, immobili come statue. Silenzio. Qualcosa si mosse senza far rumore.

_Via!_

Al segnale di Treecko ci mettemmo a correre all'impazzata verso il portale, mentre dalle colonne di roccia e dalle pareti piombavano giù come in un nido di ragni, sgambettando con le quattro zampette di scorpione, dei Piccoli Pokémon protetti sul dorso da uno spesso guscio ricurvo color fango, mentre un tenero corpicino scuro, come quello di un mollusco, sgusciava dalla parte inferiore, gli occhi rossi rivolti a terra. Due fori sull'esoscheletro permettevano ad un altro paio di minuscoli occhietti neri di scrutare all'esterno, dall'alto.

_Kabuto. Hanno un doppio tipo, acqua e roccia._ informai gli altri che sembravano non avere idea di cosa fossero, mentre scattavo una foto, come a testimoniare l'assalto. Frenammo in scivolata la corsa quando il muro di Kabuto ci sbarrò la strada per il portale, tanto che inciampai sull'umido e finii a guscio a terra.

_Dobbiamo combattere!_ Treecko mi restituì il Nastrofuga, che riposi in borsa assieme a quelli degli altri, mentre mi rimettevo in piedi.

Circondati, spalla contro spalla a formare un cerchio, sembravamo quegli agenti strafighi che in un batter d'occhio avrebbero dovuto fare piazza pulita di tutti i nemici che stavano attorno. Il problema era che non prevedevo affatto un lieto fine.

_Si può fare._ Treecko, determinato, si metteva in posizione di combattimento.

_Treecko, dimmi che hai ancora quell'asso nella manica._ pregai io in preda al panico.
_Non se non è strettamente necessario. Adesso!_

I Kabuto partirono all'attacco lanciando lanciando getti d'acqua. D'istinto mi piazzai davanti a Cynda, in svantaggio di tipo, attivando Protezione, che fece rimbalzare i colpi come una barriera elastica. Treecko e Croagunk balzavano in avanti. Il primo generò una corrente di fiocchi luminosi dai bagliori verdi-azzurri che sembrava risucchiare l'energia dei nemici, mentre al suo disattivarsi questi venivano catapultati all'indietro con una forza devastante. Una mossa di tipo erba era micidiale contro i Kabuto. Croagunk tese il pugno, colpendo almeno con la stessa rapidità con cui Riolu aveva attaccato Cynda il giorno prima, generando un'onda d'urto all'impatto con la corazza di un Kabuto, che spazzo via anche i Pokémon attorno. Se Treecko soffriva poco i Pistolacqua, Croagunk sembrava addirittura trarne beneficio, nonostante il doppio tipo lotta e veleno dovesse subire danno neutro. Doveva essere la sua abilità. Ricordai Pellearsa di Croagunk che convertiva l'acqua in energia vitale. Quando Protezione non poté più nulla, dovetti abbandonare Cynda e passare all'attacco. Non fu facile riprodurre lo stesso getto d'acqua che quasi per puro caso mi era uscito di bocca l'ultima volta che avevo spento le fiamme sul dorso di Cyndaquil. Forse perché mi ero adattato all'idea di poter utilizzare i miei poteri, non provai più la stessa sensazione sgradevole dell'ultima volta, ma anzi, un certo entusiasmo nel poter controllare il flusso idrico e indirizzarlo dove il corpo tenero dei Kabuto era più debole. Fu il turno di Cynda. Frustrato per non essere stato in grado di sferrare una mossa fino ad allora, lasciò che le fiamme sul dorso divampassero, mentre un soffio incandescente usciva dalla sua bocca scintillando sul corpo dei Kabuto, ma riuscì appena a farli arretrare per il calore.

_Cynda, il fuoco infligge un danno insignificante a Pokémon come questi!_ lo avvertii io tra un getto d'acqua e l'altro, tentando di schivare i loro. _Stammi dietro._
Cynda non riuscì ad essere deluso. Era troppo entusiasta per avercela finalmente fatta, che a momenti dimenticava le circostanze di pericolo in cui ci trovavamo. _Ok! Squi, ce l'ho fatta!_

Io ero troppo impegnato per riuscire a seguirlo nel suo trionfo. E più lottavo più mi accorgevo che erano troppi, si facevano vicini, i Pistolacqua che sfioravano il mio guscio non erano più così inoffensivi, sebbene il mio tipo acqua puro non subisse troppi danni. E la stanchezza si faceva sentire: il continuo utilizzo di mosse stava esaurendo tutte le mie energie.

_Treecko, la tua arma segreta!_
_Non ancora!_
_Vuoi farmi ammazzare?_
_Non..._ Un getto d'acqua lo atterrò, mentre un Kabuto gli piombava addosso.

Per un pelo Croagunk lo scansò con uno dei suoi Vuotonda.

Intravidi lo sguardo di Treecko senza parole, tanto che era sul punto di ringraziarlo.

_Allora piano B!_ gridai io.

_Quale piano B?_
_Improvviso!_ Stavo per giocarmi la mia ultima carta. _Usa Flash!_

Treecko era titubante.

_Pronti a scattare verso il portale!_ continuai a dare direttive.

_Un Flash non basterà mai!_

_Tree, usa quel cazzo di Flash e basta!_
Treecko grugnì, ma mi diede ascolto. _Chiudete gli occhi!_

Al di là delle mie palpebre una luce intensissima si generava come un lampo notturno, mentre io correvo alla cieca verso il portale. Quando là luce iniziava ad affievolirsi socchiusi gli occhi, estrassi l'oggetto che costituiva la chiave del piano dalla borsa, mi voltai e gettai a terra la bomba fumogena, che si infranse in mille pezzi come una sfera di cristallo, mentre una densa nuvola di spirali di fumo verdastro invadeva la caverna. Sembrava uno di quegli effetti che usavano le streghe per comparire dal nulla. C'eravamo, i Kabuto erano ancora storditi dal Flash e persi nella nebbia, che impediva anche a me di vedere più in là delle mie stesse zampe, se non che sapevo in che direzione muovermi. Un attimo dopo ero saltato nel portale, sperando che tutti fossimo dentro.

 

Quando levai le zampe dagli occhi pensai di essere ancora nel momento del passaggio tra una zona e l'altra, perché la luce non era svanita, ma mi sbagliavo. Mi abituai a quell'intenso bagliore bluastro. C'era una grotta sferica, sorretta solo da una colonna al centro. Una miriade di gemme brillavano nella roccia. E ai piedi della colonna, come il tesoro di un pirata sepolto negli abissi, un ammasso di cristalli la cui forma non riuscivo a distinguere, per la luce troppo intensa che emanavano.

_Li abbiamo trovati._ Cynda sbarrava gli occhi incantato, con un filo di voce.

Treecko sorrideva soddisfatto, mentre Croagunk già si avvicinava per prenderne qualcuno.

_Ragazzi, questo si chiama tesoro!_ esultò il ranocchio.

Il momento magico fu interrotto da un tremore della terra, come se qualcosa avesse sbattuto pesantemente su una parete. Un boato. Mi guardai intorno per individuare il portale sul lato opposto, dietro la colonna, mentre a lato un tunnel buio faceva ingresso nella stanza.

_Abbiamo trovato i cristalli. Ma sembra che i problemi non siano finiti. Una forma di vita._ registrò Treecko.

Dall'imboccatura del tunnel, luci rosse si accesero nel buio, assieme a un paio di occhi gialli come scavati nella pietra.

_Io dico che non è molto amichevole._

Il Pokémon fece un paio di passi, scalpitando come un bisonte imbufalito, facendo tremare di nuovo la terra e ruggì ancora. Il busto era un blocco roccioso blu come la notte, un masso squadrato costituiva la testa. Ancorate tramite supporti di pietra al blocco principale, all'altezza dell'addome, quattro possenti zampe fungevano da sostegno. Dei cristalli minerali impreziosivano il dorso, come una criniera, il petto, come una lancia che affondava nella carne, la testa come il pennacchio di un elmo, le zampe come artigli. Il complesso lo faceva sembrare un iceberg oscuro o un golem portato in vita da una roccia.

Aveva puntato Croagunk. Lo fulminava con gli occhi di pietra. Caricò, mentre il cristallo sul capo brillava metallico come la lama di una spada. Croagunk si scostò all'ultimo istante e con uno schianto, Gigalith abbatté la colonna portante, come il taglialegna abbatte il tronco dell'albero con l'ascia. Il terremoto, le pareti di roccia cominciarono a sbriciolarsi.

_Fuori di qui!_ mi sgolai.

Gigalith, di fronte, ci sbarrava la strada, troppo stupido per capire che rischiava di rimanere sepolto come un relitto. Il mostro aveva momentaneamente lasciato libero Croagunk, che era nella metà della sfera sicura, verso l'uscita, senza Gigalith tra i piedi.

_Croag!_ guardandolo implorante, gli chiesi aiuto.

_È stato un piacere... fino a qui._ con un ghigno balzò nel portale, lasciandoci come tre idioti di fronte alla morte.

_Che figlio di puttana!_ La rabbia mi gonfiò le vene fino a bloccarmi il respiro.

I cristalli di Gigalith si illuminarono generando un'aura di energia e gemme affilate si scagliarono contro di noi, lapidati senza pietà. La pelle si squarciava sotto i colpi assassini.

Treecko ferito, si rialzò a stento. _Adesso,sì, campione._ Mi rivolse uno sguardo complice. _Adesso è il momento di giocare il mio asso._

Lo vidi ergersi come se l'energia gli fosse tornata da un momento all'altro. _Evoluzione!_

Il corpo di Treecko fu avvolto da una luce eterea. Le sue dimensioni aumentarono, mentre l'evoluzione gli donava un corpo ancora più agile e snello. Le zampe si incurvarono in un paio di artigli, la coda si biforcò, una lunga foglia crebbe sinuosa come un'alga sul capo, scendendo sul dorso, il muso si fece più affusolato. Sugli arti anteriori, a livello dei polsi, l'energia plasmò tre foglie sottili e taglienti come punte di una picca. Quando il turbine di energia lo abbandonò, Treecko non era più lo stesso: un rettile dallo sguardo predatore di un varano, il corpo slanciato di un velociraptor.

_Mio caro Gigalith, è giunta la tua ora._ il nuovo timbro della sua voce aveva una punta di perfidia.

Si avvicinò rapido al nemico e slanciando il braccio destro lo fendette al petto con le foglie acuminate che crescevano al polso, sfolgoranti di energia, lasciando un taglio nella dura roccia, e subito di seguito fece lo stesso con il sinistro, tracciando una X nel cuore di Gigalith, che ululò di dolore.
_Il colpo di grazia._ Grovyle, ciò che Treecko era diventato con l'evoluzione, colpì al centro della croce con una raffica di semi, sparati dalla bocca come i proiettili di una mitragliatrice, facendo sfavillare di verde la pietra, dove le crepe si allargavano lasciando colare una sostanza argentea come il mercurio. Gigalith crollò a terra, come stava crollando tutto in quella grotta.

_Muovetevi!_ Grovyle si precipitò all'uscita.

Io e Cynda eravamo rimasti impalati a cercare di realizzare cos'era successo. Mi ridestai come da una visione e ci misi tutto me stesso, con il sangue blu che sgorgava dalle mie ferite, a correre verso il portale. Balzai dentro al fianco di Cynda, un secondo prima che la frana inghiottisse la stanza del tesoro. Nella luce intravidi la sagoma di Treecko.

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Finalmente li posso leggere!!!

Capitolo 3:

"non li vedi Perché sono nascosti". C'è una maiuscola di troppo.

"mi sentivo tanto uno bambino"

"perché non glie ne..."

"Affermare che l'avesse avuto in mente sin dall'inizio era davvero troppo e Cynda non meritava di sentirsi dare del meschino. Ma quell'ultima. Ma non poteva essersi dimesso senza aver tenuto conto che io avrei dovuto per forza assecondarlo. E questo non riuscivo a digerirlo." Non ho capito proprio la frase in grassetto...

"La hall consisteva in una parete a vetri rivolta a nord, dove eravamo entrati, una parete dritta opposta a quest'ultima, ai lati due pareti di forma semicircolare, scollegate dalla parete di fondo da un corridoio per ciascuna". La hall ha un po' troppe pareti forse? ^_^;

"Digitò un paio di tasti su tablet"

"ad un''impianto stereo"

Ok, dopo aver finito la carrellata di errori, passo a commentare il capitolo. Innanzitutto, complimenti, non è certo facile scrivere qualcosa di così lungo e contemporaneamente coinvolgente. Le descrizioni sono ottime, i dialoghi molto convincenti e la trama dannatamente avvincente. Se a questo ci aggiungiamo dei personaggi con una personalità molto forte e ben sviluppata direi che hai ancora molto da dare con questa fic, davvero, non mi aspettavo che fosse così ben fatta (o forse non lo ricordavo perché non la leggevo da parecchio tempo...)

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Allora:

Scusate gli errori, lo sapevo che ce ne sarebbero stati ancora un po', l'ho pure riletto due volte ma non me ne sono accorto ^^''''. Soprattutto "un" maschile con l'apostrofo potevo evitarlo.

A parte questo."perché non glie ne..." non l'ho capito a dire il vero.

E quella delle pareti. Dici che sta male perché ci sono troppe ripetizioni? Boh non ci avevo fatto caso.

Immagina solo quanti ce n'erano prima... ahah

Grazie tantissimo davvero. Appunto, il capitolo 4 è meglio se leggi una parte alla volta, ho paura che rischi di diventare davvero troppo lungo.

Comunque sono contentissimo di averti coinvolto e che i personaggi siano piaciuti :)

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Gliene va attaccato :P

Comunque il 4 lo leggo un'altra volta, oggi ho altro da fare e so che per quanto sarebbe ben spesa, non ho un'altra mezz'ora da passargli dietro ^_^;

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Gliene va attaccato :P

Wtf!?!? Stai scherzando? Non ne avevo idea 0_0

Comunque il 4 lo leggo un'altra volta, oggi ho altro da fare e so che per quanto sarebbe ben spesa, non ho un'altra mezz'ora da passargli dietro ^_^;

Assolutamente non intendevo ora ahah
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Letto il quarto capitolo

Forma abbastanza scorrevole ma hai fatto di meglio

Finalmente i dungeons, elemento fondamentale nella FF. Qui reinterpretati per inserirli in modo plausibile nel racconto: sono luoghi pervasi da un'energia arcana, in grado di modificarsi, che attirano i Pokémon selvatici e tante altre cose. Perché esistono, non ci è ancora dato saperlo, da quanto ho capito, ma spero che si scoprirà in futuro

L'asse è un po' l'antitesi di quella che dovrebbe essere una scuola dove formare membri di un team di esplorazione. Invece di trasmettere valori come l'amicizia, la solidarietà, si respira un clima di continua competizione, invidia, egoismo, anche da parte degli istruttori, che non sembrano far nulla per smorzare la tensione

Quindi ognuno ha un allenatore personale? Sono un po' tanti no?

Mi piace un sacco il personaggio di treecko, molto ben caratterizzato e poi è un grande

Anche i Pokémon vanno in moto. Il rapporto tra loro e la tecnologia è particolare in questa FF, c'è ma solo dove necessaria, si amalgama alla perfezione con la natura senza prevalere su di essa e danneggiarla (scommetto che non inquinano quelle moto), contribuendo ancora di più a definire come idilliaco il mondo descritto

In effetti, il mondo in cui è finito Squi per come me lo immagino io si può definire luminoso. Luminoso, colori vivaci, ameno. Certo, c'è l'esplorazione del dungeon con i kabuto arrabbiati, ma non è una missione non voluta e spaventosa, è un'avventura emozionante.

Non so se mi spiego. Diciamo che ogni cosa si può ricondurre a qualcosa di positivo, ecco.

Bella la descrizione di quando scendono lungo il burrone col nastro fuga e del dungeon in generale, fa molto effetto.

E infine, Croagunk sgamabilissimo che li tradiva. Sto bastardo

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(modificato)

Mi sono preso bene e mi sono dilungato un po' troppo, quindi non si apra lo spoiler se non si ha voglia di leggere risposte chilometriche :P .

Mi sono accorto che era un po' meno scorrevole, temevo che si notasse. E lo stesso per il capitolo che devo ancora postare, probabilmente.

Non ho ancora pensato a come giustificare la presenza dei dungeon ad essere sincero, mi verrà in mente qualcosa. Di solito non ho un'idea già dall'inizio, ma preferisco pensare la storia mentre la scrivo. Perciò, a parte qualche elemento fondamentale, ne so quanto chi legge.

Per l'asse, ho pensato che fosse più interessante un clima di rivalità. Un posto dove tutti si vogliono bene e si aiutano a vicenda mi sembra addirittura banale e un po' noioso per i miei gusti.

Gli istruttori sono veramente tanti, è vero, a pensarci è difficile pensare che si riesca ad organizzare un sistema del genere o che si trovi la disponibilità, tuttavia era un particolare a cui non volevo rinunciare. Mi piacerebbe sviluppare nei futuri capitoli il rapporto tra allievo e istruttore e credo che lo farò, anche se potrei sempre cambiare idea.

Anche a me piace tanto quel personaggio, forse è quello che preferisco per ora, può darsi che proprio per questo sia riuscito a farlo piacere.

Uno dei miei timori invece è che il protagonista risulti antipatico. Non perché a me sta antipatico, logicamente, visto che io e Squirtle siamo molto simili, ma perché di solito i personaggi principali di un film tendono a non piacermi troppo, specialmente quando iniziano a vincere in qualsiasi cosa si cimentano. E finora Squirtle non ha mai perso e mi dispiacerebbe farlo perdere. Perciò mi trovo di fronte a un dilemma, che vedrò come risolvere.

Certo, l'avventura che vorrei vivere non deve essere semplice, devono esserci momenti di sconforto o elementi negativi, ma nel complesso deve essere un'esperienza positiva :)

Il momento del Nastrofuga ha subito parecchie correzioni. Inizialmente non avevo pensato alla difficoltà che i Pokémon potevano incontrare nel tentare di tenersi aggrappati durante la discesa ad alta velocità, né a come un nastro chilometrico potesse essere contenuto in una sorta di guinzaglio. Avevo paura che gli espedienti che ho usato per giustificare le due cose stessero poco in piedi.

E sì, non volevo nascondere che Croagunk fosse un ipocrita, ho lasciato qualche indizio che potesse farlo capire.

Ah sono contento che alcune descrizioni siano state abbastqnza suggestive. Grazie ancora

Modificato da Veemon Tamer
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Dato che è il mio compleanno mi prendo la briga di postare il quinto capitolo (che ho archiviato nella mia cartella da un bel pezzo)

L'avevo riletto tempo fa, spero di non sbagliare versione stavolta, comunque qualche errore ci sarà di fisso in ogni caso

 

 

Capitolo 5 – L'architetto (prima parte)

_Ore dieci e venti: il compagno Croagunk ci ha tradito ed abbandonato nel mezzo del pericolo. Il che sarebbe pressoché irrilevante, se non che siamo riusciti a sfuggire alla morte in soli tre membri. Abbiamo oltrepassato il portale. Passo._ registrò Treecko, mentre masticava qualcosa. Forse una Gommaerba che aveva preso dalla sacca.

Ero confuso, mi sembrava di avere appena perso i sensi, eppure ero sempre stato sveglio. Ero sdraiato su una spiaggia, che non ero certo di riconoscere.

_Non hai specificato che non siamo riusciti a prendere i cristalli blumarini... Croagunk invece sì._

_Non c'è bisogno di sottolineare un fallimento, campione. Tanto l'Interpoké l'avrà già registrato da solo._

Una lampadina mi si accese nella testa. La sua voce... Mi sedetti per guardare in faccia chi mi stava parlando. _Treecko? Aspetta ma credevo..._
_Sta calmo. Non era un'illusione. Devo proprio spiegarti tutto. Ma solo quando il nanetto si sarà svegliato._

Cynda era disteso a terra, privo di sensi, a pancia in giù. Perdevamo molto sangue. Una scia tricolore, verde, rossa e blu, scivolava su uno scoglio bianco, fin sulla sabbia, dove si perdeva assorbita dal suolo.

_Non sapevo di avere il sangue blu._ tossii sputando quella densa sostanza che scorreva nelle mie vene. _Non pensavo che per saperlo sarei dovuto arrivare a rischiare il dissanguamento._
Treecko ridacchiò _La verità fa male, spesso. Ma non esagerare. E non scherziamo, chiunque sa di che colore è il suo sangue._ Allungò la mano sulla sacca ed estrasse delle bende per fasciare le ferite.

_Non sembra neanche che ci possa stare tutta quella roba in una sacca._ commentai, mentre Treecko mi teneva fermo per avvolgere la benda attorno al guscio. _Grazie._
_Sembri un po' una mummia._
Io sorrisi _Non sapevo che anche nel vostro mondo ci fossero le mummie._

Treecko si ritrasse, mentre la benda con cui stava medicandosi si strappò. _Come? In che senso nel vostro mondo?_

Io misi la mano alla bocca, pentendomi di averlo appena detto. Non sapevo come gli altri Pokémon avrebbero preso la cosa. Cynda e Chiko mi avevano creduto matto. Non volevo diventare lo zimbello di Borgo Segreto. Però... _Forse te lo devo. Una spiegazione, intendo. Mi hai salvato la vita._

_Di cosa parli?_
_Beh, se quel Grovyle eri tu... non ci sto capendo molto, ma credo che tu abbia ucciso quel Gigalith e..._
_No, non quello. Voglio dire, cosa mi devi spiegare?_

Io trassi un lungo sospiro. _Non voglio che mi prendi per pazzo. Ma io non sono un Pokémon._

Treecko mi guardò trattenendo una risata, come se lo stessi prendendo in giro.

_No, dico sul serio. Voglio dire, adesso non so più cosa sono. Può darsi che la vita di prima fosse tutto un sogno e che sia rimasto sedici anni in uno stato di sonno catatonico. Ma io sono Squirtle da non più di tre giorni, per quanto ne so. Cynda mi ha trovato privo di sensi sulla spiaggia._
Lo sguardo di Treecko cambiò. Ora era seriamente sconvolto, come non l'avevo mai visto prima. Cercò di formulare una frase, ma la bocca gli si richiuse prima che le parole gli uscissero.

_Non mi credi?_
_No, ti credo. Io non credo mai a niente, ma non so perché ti voglio credere. Però non capisco. Se non eri un Pokémon, che cosa eri?_

Io mi guardai le zampe, come per ritrovare un segno della mia umanità. Nei lineamenti del palmo mi sembrò per un istante di rivedere la mia mano di ragazzo e la pelle rosea che cancellava l'azzurro. Ma non era così, era solo uno scherzo della mente.

_Ero un umano._
Treecko scosse la testa. _Non so di cosa parli._
_È quello che disse anche Cyndaquil. Non fa niente, non so più neanche io se gli umani esistono davvero. Però..._ Mi venne in mente Alakazam e le sue parole, che quasi avevo dimenticato. _Però qualcuno sembrava sapere cosa fossero. Alakazam. L'unico indizio scomparso nel nulla._
_Hai detto Alakazam?_ Se prima era sconvolto, ora era di un pallore terreo.

Una speranza si riaccese nei miei occhi. _Lo conosci? Davvero sai chi è e dove trovarlo?_

Treecko si ricompose. _No. L'ho sentito nominare._

Il suo volto parlava chiaro, stava mentendo. Mi chiesi per quale ragione. Quell'Alakazam stava diventando un po' come il mistero di Ombra. C'erano ancora troppi pezzi del puzzle da ricomporre. Provai persino ad ipotizzare che Ombra e Alakazam fossero la stessa persona, anche se mi sembrava assurdo.

Cynda si risvegliò con uno sbadiglio. Il suo sguardo si posò subito sulle bende che si trovò addosso. _Non bastava la maglietta impermeabile?... Ehi! Treecko!_ Cynda sembrò sorpreso quanto me di rivederlo allo stadio base.

_Ecco, adesso sono io che devo spiegarvi qualcosa..._

_No, aspetta, dove siamo?_

_Nel Dungeon._

Io sobbalzai e Cynda con me, colti di sorpresa. _Come sarebbe “Nel Dungeon”?!? Questa è una spiaggia!_

Treecko fece un cenno con il capo verso il mare. _Lo vedi il cielo, le nuvole, la linea dell'orizzonte? Dimmi cosa noti._

Prima di ascoltarlo controllai il livello di energia proibita sull'Interpoké. Era vero. Massimo livello. Mi concentrai su una nuvola a forma di cono gelato. La sua immagine non era distinta, era tremula, come quando le forme vengono sfumate per effetto del calore. _Lo vedo. Che cos'è?_

_Quello è il campo di energia che segna i confini del Dungeon. All'interno della grotta non era visibile perché forse era coperto dalle pareti di roccia. Tutto quello che sta al di là del confine è un'illusione creata dall'energia proibita stessa. Quel cielo, quel sole non sono reali. Sarebbe stato troppo breve, il nostro viaggio. Siamo solo nella prima mattinata, non è così facile uscire da un Dungeon. Alcuni esploratori ci rimangono intrappolati per mesi. Anche se il Dungeon che hanno stabilito come luogo della missione, in quanto reclute, deve essere per forza un Dungeon elementare, quindi non temete. Ci devono essere uno o più portali qui intorno._

_Ci godo._ Un sorriso malvagio comparve sul volto di Cynda. _Croagunk credeva di averla fatta franca, invece è ancora intrappolato qui dentro, ed è solo. Ma soprattutto, le provviste di cibo le abbiamo noi!_
_Già e sarebbe proprio ora di uno spuntino._ Treecko mi strappò la tracolla dal braccio, per frugare all'interno. _E ricorda, prima o poi chi ti fa un torto, la paga sempre._
_Ehi, tu stavi già masticando qualcosa quando siamo arrivati qui._ lo accusai io, scherzando.

_Vacci piano, era solo il mio bastoncino!_ mi mostrò il bastoncino tra le dita della mano sinistra. _E adesso tira fuori le Gomme._ Aprì un pacchetto di caramelle gommose dalla forma a fagiolo, multicolori come gli Smarties. Mi aveva spiegato che ciascuna aveva un gusto diverso e a un colore rispondeva un tipo Pokémon. Solitamente i Pokémon del tipo corrispondente, apprezzavano più quel tipo di Gomma piuttosto che un'altra, ma non era così detto.

_Comunque non è detto che Croagunk sia ancora dentro, anche se c'è un'alta probabilità. Conkeldurr l'ha detto, i Dungeon sono mutevoli. Quel portale magari, se preso al momento giusto poteva anche essere un'uscita._
Cynda fece una smorfia. _Preferisco di gran lunga pensare che sia ancora dentro... magari di fronte a una burrone vertiginoso dove non si vede il fondo._ si divertiva come un bambino a pensare a quale terribile sorte potesse attendere quel Pokémon.

_Sì, per essere un piano che aveva congegnato fin dall'inizio è stato un vero idiota. Ha sottovalutato il Dungeon._

_Dall'inizio? Come sai che l'aveva già pianificato?_

Treecko allargò le braccia in un gesto che stava a significare “Come avevo sempre detto.” _Ricordate quando abbiamo parcheggiato i falchi? Abbiamo avuto quel piccolo diverbio, in cui io gli ho espresso chiaramente cosa pensavo di lui. Voleva parcheggiare a tutti i costi per ultimo, in modo da assicurarsi che i campi di energia che proteggevano i nostri mezzi non intrappolassero anche il suo. Così avrebbe potuto svignarsela senza intoppi._
_E tu hai intuito tutto questo?_

_Se l'ho intuito? È la prima cosa a cui avreste dovuto pensare, se mi aveste dato ascolto!_

Cynda abbassò lo sguardo, in imbarazzo. _Forse ho giudicato male le persone sbagliate. Be'... S-scusa._
Era la prima volta che vedevo Treecko e Cynda discutere pacificamente. Era stato forse il salvataggio tempestivo di Grovyle, pensai. E proprio tra quei pensieri mi tornò in mente la domanda che volevo fargli sin dall'inizio. _A proposito. Io non ho ancora capito cosa ci fai nei panni di Treecko._
_Io credo di averlo capito._ mi rispose Cynda, fermando Treecko sul formulare la frase. _Si chiama evoluzione lampo. È una cosa che avevo solo sentito nominare, non credevo neanche che fosse vera._
_Corretto._ Treecko annuì, un po' sorpreso da quell'intuizione di Cynda, ma compiaciuto. _Dovreste sapere che è una cosa molto complessa da mettere in pratica, degna solo dei migliori..._
_Se, se va bene, evita di auto-elogiarti e passa al concreto._ Lo interruppi mentre la sua eccessiva autostima prendeva forma in un discorso. _Come funziona esattamente questa evoluzione lampo?_

Treecko dovette rassegnarsi, un po' indispettito. _Il processo è del tutto equivalente all'evoluzione standard, solo che è temporaneo._
_Questa cosa mi sa tanto di Digimon, più che di Pokémon._
_Di che?_ dissero Tree e Cynda in coro. Ovviamente non potevano capire.
_Niente, una cosa del mio mondo._

Cynda guardò prima me, poi Treecko e poi di nuovo me. _Glie l'hai detto?_
_Sì. E sai, l'ha presa meglio di te, a dirla tutta._
Cynda arrossì. _Scusa, non è normale che uno rinvenuto sulla spiaggia si metta a sbraitare urlando cose senza senso!_
_Va be', lascia stare, capitolo chiuso._
Cynda si alzò in piedi sgranchendosi le zampe, mentre infilava in bocca un'altra Gommarossa. _Comunque questa evoluzione lampo mi piace. Non avrei sopportato di evolvermi per sempre e diventare un bestione._
Treecko scoppiò a ridere. _Un bestione? Tu al massimo ti rimpiccioliresti!_

Ora li riconoscevo di più. Cynda stava per avere un'altra delle sue reazioni nervose. _Solo perché ti ho chiesto scusa non vuol dire che puoi prenderti tutta questa libertà di parola!_

_Io non ho bisogno di permessi, nanetto._
_Ah, quando fai così! Ti... ti..._
_Lo prenderesti a botte, va bene, ora datevi una calmata._ li dovetti frenare.

Invece mi colse per la prima volta il pensiero che un giorno avrei potuto evolvermi. I Pokémon si evolvono, ovviamente, ma l'idea non mi aveva minimamente sfiorato il cervello prima di allora. Forse doveva essere simile a qualcosa che già conoscevo: trovarsi in un corpo che non mi apparteneva. Se la sensazione era la stessa, non era così allettante. _Perché dobbiamo evolverci per forza? Voglio dire, noi Pokémon._
_L'evoluzione lampo è esattamente un modo per evitarlo._ rispose Treecko. _Oltre che essere un'efficace effetto a sorpresa, come avrete già potuto verificare – ed è questo il motivo per cui non ne parlo a nessuno, ma la tengo come arma di riserva –, è anche un modo per non cambiare permanentemente forma. L'evoluzione può anche risultare ingombrante o... roba da vecchi che rimpiangono il passato da giovani._

_L'utilità dell'evoluzione insomma starebbe solo nell'aumento di potenza, a fini del combattimento._

_Teoricamente sì, praticamente no. A volte non si sceglie di evolversi. A un certo punto della crescita si accetta che ci si sta preparando all'evoluzione e si è pronti a conviverci. È una cosa automatica, che non scegli, ma che diventa difficile da rifiutare._
_Se la rifiutassi... sarebbe un po' come quegli anziani che si atteggiano da adolescenti perché non accettano di invecchiare. Sarei se non altro ridicolo._
_Più o meno._

Ora come ora, non avrei sopportato di evolvermi. Sarebbe stato un altro sbalzo in troppo poco tempo e non mi avrebbe più fatto sentire, definitivamente, me stesso. Non avevo nemmeno paura che succedesse, perché stando a quel che diceva Treecko, quando fosse giunto il momento mi sarei sentito pronto. Ma l'evoluzione lampo era decisamente la soluzione ottimale, se volevo diventare un esploratore.
_Potremmo anche andare..._ propose Treecko, sistemandosi l'Interpoké che si era girato sul polso.

In tutta risposta Cyndaquil si accasciò nuovamente sulla sabbia, sprofondando, come si fa in un letto il pomeriggio dopo la notte insonne di capodanno. _Io sono stanco. C'è tempo ed è l'unica zona sicura del Dungeon finora._

_Chi l'ha detto che siamo al sicuro? E comunque, non c'è mai tempo per l'A.S.S.E.. Quando inizi ad essere veramente così distrutto da alzarti la mattina e chiederti se la notte è mai passata, allora vuol dire che sei sulla strada giusta._

_Ma che ne sai tu? Sei qui da una settimana._
Treecko aveva assunto di nuovo la stessa espressione di prima: il rimorso di chi costretto a nascondere la verità. _Comunque dovremmo incamminarci, sarebbe un buon inizio._ aggirò la domanda.

Vedendo che si stavano guardando intorno per capire che direzione prendere, li imitai. “Allora, se fossi un Dungeon, dove nasconderei i miei portali?” mi chiesi. La costa ed il mare da una parte, la spiaggia con la scogliera dall'altra, dove si ergevano alti promontori. Ai piedi dei promontori si aprivano delle grotte. _Ho voglia quanta ne avete voi di tornare al buio, ma se questo Dungeon si fonda su una grotta, ho idea di sapere dove sarà il portale._ dissi indicando gli ingressi agli antri tetri. Mentre in altre occasione potevano avere un certo fascino, dopo quelle due ore passate al gelo là dentro, non avevano più fascino degli occhi cavi di un enorme teschio.

_Tree ha detto che ci potrebbero essere più di un portale..._ Cynda tentò di scamparla.

_L'ho detto. Ma ciò non toglie che quello è senz'altro il posto dove lo troveremo con più probabilità._

Cynda si rassegnò, cominciando a procedere nella direzione delle grotte, con la lena di un bradipo. _Beh, puoi rimetterti la borsa in spalla Squi._
Io feci per riporre le caramelle nella sacca, quando qualcosa catturò la mia attenzione. _Cynda, il tuo souvenir brilla proprio._ lo presi in mano.

_Te l'ho detto che non l'avrei rimpianto. Sarà un modo per ricordarmi di questa folle avventura. Rimarrà comunque un'esperienza indimenticabile e a dire il vero sono contentissimo di essere qui. Con voi._
_Certo, ma voglio dire... brilla proprio tanto._
Treecko, inizialmente disinteressato, si voltò ad osservarlo. Me lo strappò di mano.

_Ahi! Quel coso taglia, è una scheggia!_

Gli occhi di Tree si illuminarono, come avevo sperato. _Mio dio... nanetto, sarai anche ingenuo e incapace... ma sei un genio._
_Ah grazie, davvero un bel complimento..._ Cynda passò dall'irritato al dubbioso, vedendo i nostri volti fissi su quel frammento di cristallo. _Ma che avete da guardare?_
Treecko sollevò il frammento in alto come un trofeo. _Questa non è una comune gemma blu. Questo è un blumarino! Ci hai salvato le penne!_ il cristallo non aveva la stessa energia luminosa di quelli che avevamo visto nella stanza sferica, probabilmente perché si era rotto, perciò era facilmente passabile per uno dei tanti reperibili nel Dungeon. Ma guardandolo meglio non c'erano dubbi: era un blumarino.

_Oh._ Cynda si gongolò tutto contento per aver combinato finalmente qualcosa di buono, anzi qualcosa che faceva davvero la differenza. _Allora significa che se non fosse stato per me non avremmo avuto speranze di portare a termine la missione!_
_Improbabile. Non credo che avremo così fortuna da trovare un'altra stanza del tesoro prima di uscire. Ci è già andata bene una volta. Diciamo che mi hai restituito il favore._
_Quale favore?_ Cynda aveva un sorrisetto furbo.

_Non credevo avessi anche il senso dell'umorismo._

Tra una chiacchiera e l'altra giungemmo di fronte alla grotta.

_Ci siamo._

Appena entrati riconoscemmo i tratti familiari del Dungeon, le gemme blu, la forma aguzza e irregolare delle rocce, soltanto che, almeno per il momento, fortunatamente filtrava la luce del sole – o meglio del finto sole – che rendeva tutto più rassicurante.

_Attento!_ gridò Treecko.
Un bolide di luce mi passò davanti, mentre si schiantava al suolo, facendo esplodere un agglomerato di rocce. Un masso volò nella mia direzione schiantandosi su una delle mie peggiori ferite e strappando le bende, mentre il sangue guizzava fuori. Nella grotta rimbombò il suono di una folgore che squarcia il cielo, seguito da un rumoroso crepitare di scintille elettriche che si diffusero a macchia d'olio sul terreno della grotta a partire dal fulcro dell'esplosione. Quando una scintilla scoccò ai miei piedi, una scossa elettrica, come una botta al cervello, mi paralizzò sul colpo e mi fece quasi perdere i sensi. Mi doleva dappertutto, mi sentivo la testa pesante. Barcollai e, nella mia caduta, fui sorretto da due grandi braccia, dal folto e morbido pelo, come il mio orsacchiotto di peluche, che occupava una posizione fissa sul comodino da quando avevo tre anni. La nuca affondò nel cuscino di peli del torace della creatura-orsacchiotto.

_Squi!_ La voce di Cynda era come l'eco di una campana, il lungo suono che mi cullava, mentre si spegneva con una nota malinconica.

 

Mi sembrò di risentire la voce di Henry, Henry che mi parlava nella mia testa.

_Siamo qui, Danny. Non ti abbiamo mai abbandonato. Se solo potessi sentirmi._
_Ti ascolta. Sempre. Ne sono sicura._ mi pianse il cuore quando riconobbi il suono della voce di mia madre, come un cantico perduto, una dolce armonia. _Henry, c'è un segreto che devi sapere. Quando il senso delle cose ti sfugge, è spesso molto più semplice di quanto ti aspetti._
_Non c'è niente di semplice, non c'è un senso! Io non capisco perché riesci ad essere così tranquilla._
_Perché conosco Danny. Lui è mio figlio, non è uno qualunque e sono sicura che qualsiasi cosa gli stia capitando, lo supererà._

Le dita di mia madre si intrecciarono con le mie. Le mie dita, potevo sentirle. Dietro quell'apparente sicurezza, la sua mano fredda tremava. Era lì, a un passo da me e non potevo dirle nemmeno che stavo bene. Ero prigioniero del mio corpo impotente, come di un incantesimo. Il concreto era più inafferrabile dell'astratto dei miei pensieri. La mia rabbia era una tempesta che non potevo sfogare. Era come guardare un film e sperare di poter interagire con la realtà oltre allo schermo.

Se da umano avevo desiderato quel mondo in cui ero finito, non l'avevo mai fatto tanto intensamente come in quel momento desideravo di poter anche solo aprire gli occhi. Gridavo senza una voce “Svegliati! Svegliati!”

_Si è mosso! Ha scosso le palpebre! Danny! Danny, mi senti?_ La voce di Henry scivolò via nei recessi della mia mente.

 

Riaprii gli occhi. Era ancora giorno. Ero girato sul fianco, sulla sabbia, come la prima volta che mi trovai nel mondo Pokémon. Poco più in là, giaceva un Pokémon privo di forze, la viscida pelle bruciata. Era un pescetto bianco, simile ad un acciuga, un filo di corrente scorreva ancora all'interno del suo corpo, da capo a coda, visibile sotto la pelle traslucida, una membrana ondulata formava una cresta lungo il ventre e il dorso, fino a terminare in una sorta di coda serpentina, mentre la bocca era un imboccatura a stella a quattro punte, che ora, mentre era stecchito a terra, era protesa in avanti come le labbra nel momento del bacio, gli occhietti neri erano quelli stralunati di uno strabico. Cercai di alzarmi, senza che i lividi evitassero di strapparmi un gemito, annebbiando di nuovo la vista.

_Si è svegliato!_ udii Cynda con lo stesso tono sorpreso di quando gridò “Allora è vivo!” la prima volta che lo incontrai.

Misi a fuoco le immagini di Treecko e Cyndaquil davanti a me: tra i due comparve una massiccia sagoma gialla striata di nero, che inizialmente mi parve un grosso bombo peloso. Quando gli occhi ripresero a funzionare come dovuto, mi accorsi che era molto più simile a uno yeti. Il corpo massiccio, gli arti anteriori possenti, artigli sulle zampe su cui si reggeva, folte ciocche di pelliccia ricadevano sulle spalle come uno scialle, la testa di forma a mandorla era schiacciata sul torace, due piccoli occhi rossi brillavano nascosti dal folto del pelo, mentre un fascio scuro cingeva il capo all'altezza delle tempie. La fronte era marchiata da un bollo nero, mentre sul capo crescevano due corna, come le antenne recettrici di un telecomando, anche se la prima cosa a cui le associai furono le corna di una giraffa. Ogni tanto una scintilla scoppiettava nello spazio tra le due. Si voltò mettendosi a sedere a gambe incrociate, mostrando sulla schiena una sorta di tatuaggio, il disegno di una presa di corrente elettrica. Come una doppia coda, due cavi elettrici salivano ricurvi dietro il dorso, terminando ciascuno in una lampadina rossa che mi ricordava tanto quelle con cui addobbavo il mio albero natalizio. Le striature che annerivano il pelo gli donavano un non so che di tigresco.

_Come va, campione?_ chiese Treecko.

_Insomma... un po' così, mi sento come un frutto ammaccato perché appena caduto da un albero e... ahi, la ferita sul braccio è insopportabile._ il mio sguardo ricadde sullo straniero di spalle, mentre speravo che i miei compagni mi dessero delucidazioni su chi fosse.

Fu Electivire a parlare. _Chiedo scusa. A volte i miei riflessi mi inducono ad agire di impulso, prima ancora di accertarmi di avere di fronte un potenziale avversario._

Mi aspettavo una voce cavernosa, o molto più simile a quella di Conkeldurr, in realtà era giovanile, gioviale. Già sospettavo che fosse stato lui ad attaccarmi: era un Pokémon dai poteri elettrici elevati, oltre che uno stadio evoluto finale molto potente. La domanda era cosa ci faceva lì. Una recluta non era, di sicuro.

_Oh. Be', non fa niente. Poteva andare peggio. Cose che passano._ risposi io, anche se in realtà stavo pensando che avrebbe dovuto usare il cervello, prima di provare ad ammazzare qualcuno a caso. _Mi hai sorretto mentre stavo per cadere, no?_
_Sì. Sono mortificato, è davvero imperdonabile da parte mia. Dovrei essere qui per assicurarmi che tutto vada bene._

Si voltò forzando un sorriso, i denti bianchissimi smaglianti. Io lo guardavo con aria interrogativa. Il suo sguardo calò sul Pokémon che probabilmente era stato coinvolto nell'esplosione e tramortito, e che ora non sembrava più che un pesce morto, pronto da cuocere al forno.

_Comunque vi ho salvato da un attacco. I Tynamo sono dei veri rompiscatole, causano spesso la paralisi. Forse si riprenderà._ tornò a guardarmi. _Mi chiamo Electivire. Sono qui per mio conto. Sta capitando qualcosa di strano in questo Dungeon e le autorità insistono a non intervenire._

_Qualcosa di strano?_ Oltre ad aver rischiato la morte non avevo notato nulla di strano.

_Autorità? Quali autorità?_ domando Cynda.

_L'A.S.S.E. che vi ha mandati qui. A proposito, non dovrei mettermi contro di loro, quindi sono in incognito. Vi sarei grato se non rivelaste la mia presenza._

_Non che si possa nascondere qualcosa agli Interpoké..._

_Ah. Quegli affari, già..._ il suo sguardo si soffermò sul mio distintivo. _Squirtle della 872? Sei tu?_ lo disse con una certa incredulità, che non fece che mettermi in allarme.

_Ehm sì. Veramente sì._

_Le coincidenze! Ah, io non credo nelle coincidenze in realtà..._

Continuavo a fissarlo con l'aria di chi non sta capendo niente.

_Be' si da il caso che avremo modo di conoscerci anche meglio, perché nei prossimi giorni sarò nientemeno che il tuo allenatore._

Mi trovai spiazzato da quella notizia improvvisa. Quindi il mio allenatore sarebbe stato il tipo che aveva quasi tentato di ammazzarmi “per sbaglio”? Una pessima figura per cominciare da parte sua e per niente rassicurante per quanto riguardava me. Una fitta tornò a dolermi dove la ferita si apriva sul braccio, mentre una debole scarica mi percosse. Avevo ancora l'elettricità addosso. Doveva essere stato un Invertivolt, quella mossa. Un tipo eccessivamente impulsivo sì, poi però pensai a quanto la buona sorte avesse volto le spalle a Treecko, a cui avevano assegnato Conkeldurr. Tra tutta la mafia che girava nell'A.S.S.E., mi convinsi che quell'Electivire, che mi sorrideva come per stringere amicizia, era in realtà un colpo di fortuna. Accettai la sua stretta di mano e ricambiai il sorriso. _Ok, mi cogli un po' alla sprovvista, ma sono felice di fare la tua conoscenza._

_Oh no, l'onore è tutto mio. Finalmente un ragazzo che non mi squadra come un militare, o con cui devo sforzarmi di essere il più austero possibile. Regna sempre un atmosfera di distacco tra me e i miei allievi._
Ok, era decisamente un colpo di fortuna. Forse le mie giornate non sarebbero trascorse tutte come in una caserma. Da come parlava Electivire, la maggior parte delle reclute dovevano essere all'incirca come Riolu, dall'animo impenetrabile. Il prototipo di recluta che doveva aspettarsi era un po' come il prototipo di allenatore che mi sarei aspettato io.

_Io... non so cosa dire, se non ricambiare tutto quanto._
_Ah, non preoccuparti. Pensiamo ad uscire di qui piuttosto, prima che capiti qualcos'altro._

_Giusto._

_Hai già una pista da seguire?_ chiese Treecko spostando lo sguardo da un'entrata all'altra delle grotte.

_Forse. Ho già esplorato la caverna dove è successo il nostro piccolo incidente. Se ci foste entrati, sarebbe stato un buco nell'acqua. E ho una sensazione._ disse portandosi la mano al mento, assumendo un profilo riflessivo. Mi aspettai una qualche intuizione da esploratore esperto. _Vedete quella grotta?_ Indicò una delle entrate. _Prima di prendere una strada ho voluto captare il livello di umidità nell'aria, attraverso la reazione dell'elettricità che scorre nel mio corpo. La grotta che che ho già esplorato e quella erano le più umide. E dove c'è umidità, in un Dungeon del genere, mi aspetto anche di trovare un portale._

Cynda non nascose una nota di ammirazione. _Scommetto che la tua abilità ti è stata molto utile anche in passato._

_Ah, puoi dirlo forte. Ma c'è anche un'altra cosa, che prima non avevo notato. L'entrata di quella grotta è un arco perfetto._
No, non avevo capito cosa potesse c'entrare la forma dell'ingresso della grotta. Electivire non sembrava intento a dare spiegazioni precise, continuava solo a fissarla come un detective attento ai dettagli. Mi parve di vederlo digrignare i denti svelando una punta di inquietudine. _Quindi andiamo di là_ concluse.

Non ero convinto di quale intenzioni si celassero dietro a quella sua perplessità, ma mi confortò che Cynda sembrasse rassicurato dalla sua presenza nel gruppo.

_Almeno non dovremo preoccuparci di dover affrontare i nemici._

Questo era il motivo che lo tranquillizzava principalmente, ma potevamo essere sicuri che fosse disposto a farci da bodyguard? Dopo la fuga a tradimento di Croagunk c'era poco da fidarsi di chiunque e soprattutto, Treecko non era in condizioni di poter evolversi di nuovo. Lo vedevo da come tentava di nascondere ad ogni movimento che le ferite dolevano, mentre aggrottava la fronte e zoppicava leggermente sulla zampa sinistra. E in quel momento potevo comprenderlo benissimo, dal momento che ero probabilmente messo peggio di lui, mentre sembrava che Cynda se la stesse cavando bene.

Electivire notò qualche difficoltà da parte nostra nel tenere il suo passo quando ormai avevamo già fatto ingresso nella grotta. _Ah, siete davvero conciati così male? Non mi sono nemmeno preoccupato di chiedervi che vi è successo._
_Un Gigalith._ tagliò corto Treecko.

_Un Gigalith?_ Electivire schioccò le dita, come se avesse appena ricevuto la conferma che stava aspettando. _Come pensavo. Un Gigalith in questo Dungeon non dovrebbe nemmeno starci. O almeno dovrebbe essere molto raro e la coincidenza non mi sembra casuale. Ah, giusto, come ho già detto non credo nelle coincidenze._

_E allora?_ chiesi aspettandomi risposte.

_E allora c'è qualcosa che non va. Che è il motivo per cui sono qui._

Nel proseguire, la grotta sembrò sempre più simile a quella dov'eravamo entrati. Era profonda e il buio inghiottiva una porzione sempre maggiore del mio quadro visivo. Dei bacini d'acqua sotterranei Costeggiavano il suolo roccioso. Camminare sulla roccia era faticoso, la superficie irregolare o scivolosa mi faceva venire le vesciche alle zampe. Electivire si fermava periodicamente ad analizzare la zona, registrava tutto ciò che vedeva ripetendone i dettagli ad alta voce, come fossero materia di studio.

_Questo buio inizia a stancarmi... io non vedo più nulla._ Cynda si strofinò gli occhi strizzandoli per aiutarsi a distinguere le forme. _Squi, prenderesti la torcia?_

_La torcia ce l'ha qualcun altro, ti ricordo._

_Oh. Già._ rispose con voce graffiante, serrando i pugni.

_Nessun problema. Finché ci sono io, scordatevi le torce._ Le corna di Electivire scintillarono e la corrente si ripercosse come un brivido su tutto il corpo, il pelo si rizzò come quello di un gatto randagio. Electivire brillava come se sotto la pelliccia nascondesse dei led luminosi, mentre le antenne lampeggiavano ad intermittenza sfavillando di azzurro e le luci rosse sul terminale delle due code restavano vigili come fari antinebbia. Sulle pareti della grotta i riflessi del pelo lucente sfumavano di sottili righe gialle la roccia, come i segni di un pastello tracciati in modo distratto.

_Sai fare anche questo?_ Cynda osservava lo spettacolo come un fuoco d'artificio.

_Eh, piccoli trucchi che potresti tentare di imitare._
La presenza di Electivire aveva l'effetto di un bonus decisamente vantaggioso, rispetto all'aspro cammino che andavamo a percorrere.

_Aspettate._ l'allenatore si voltò di scatto, colto da qualcosa di impercettibile. _Grande gemma inclinata a sinistra... cuneo a punta perpendicolare al terreno... pozza d'acqua sulla destra... non avete una strana sensazione?_
Io osservai i dettagli che aveva riportato in ordine come tentando di decifrare un rebus. _No. A parte che camminiamo da un'ora e non si vede l'ombra del portale._

_Sì._ rispose Treecko come se avesse appena afferrato cosa Electivire volesse dire. _Ci siamo già passati, per di qua._
Il massimo che potei fare fu pregare che non fosse vero. Aver girato in tondo tutto questo tempo non era per nulla una buona prospettiva e soprattutto Electivire avrebbe fallito come guida.

_Non è esatto. Siamo già passati per un punto gemello di questo. Questa grotta è costituita di pezzi uguali di un domino._
Pezzi uguali di un domino... _Vuol dire che ti eri già accorto di questo dettaglio anche in precedenza? Per questo memorizzavi i particolari di alcuni tratti caratteristici?_ E tra parentesi l'aveva taciuto fino a quel momento.

_Sì, precisamente. Volevo averne una conferma._
Dopo un'ora che camminavamo di conferme poteva averne avute eccome... però dovevo riconoscere il suo talento. In un Dungeon dove tutto sembra così uguale era un'impresa distinguerne le differenze.

_Ma questo ci serve perché?_ cercai di estorcergli qualcosa che ancora tentava di tenere per sé.

_È come l'arco perfetto che tracciava l'ingresso della caverna. Non ci arrivate?_

Io e i miei compagni cercammo reciprocamente i nostri sguardi, privi di risposte.

_Questa parte del Dungeon... è come se non fosse naturale. Come se qualcuno l'avesse plasmata di mano propria._

_La grotta perfettamente sferica di Gigalith..._ mi venne in mente, come se d'improvviso stessi realizzando tutto.

_Vedi? Un altro indizio. E sapete cosa credo? Che qualcuno abbia teso volutamente una trappola alle reclute._
_Qualcuno chi? Come si fa a plasmare un Dungeon?_
_Manomettere è il termine corretto. Solo qualcuno ci riesce. Alcuni Pokémon molto potenti sono in grado di farlo, ricorrendo a poteri paranormali e forse all'aiuto di qualche energia oscura. E sapete qual'è il bello?_ un perfido ghigno si dipinse sul volto di Electivire. _Quel qualcuno, sono io._
Il mio cuore si fermò nel momento in cui pronunciò quelle parole. Ci eravamo cascati di nuovo. E stavolta non avevamo scampo. Era la fine.

Electivire si piegò su se stesso gonfiando le guance. Una risata soffocata. E adesso cosa stava facendo? Di punto in bianco scoppiò a ridere a crepapelle. Cynda tremava come una foglia e un velo di lacrime gli bagnava gli occhi. Electivire tese una mano in avanti. Un segnale di attesa? _No, scusate, è stato troppo divertente. Era solo uno scherzo._

Io tirai il sospiro più lungo della mia vita. Ma chi razza si credeva di essere? Ero quasi morto di crepacuore. Treecko si asciugò con il gomito la fronte, mentre Cynda rimase a bocca aperta, senza parole.

Io mi sedetti sul terreno, esausto. Quegli attimi di gelo avevano consumato in un lampo tutte le energie che mi rimanevano. _Quindi anche il resto era una tua invenzione?_

_No, quello no. C'è davvero qualcuno che sta combinando tutto questo... Ehi mi è riuscito davvero così bene? Ho esagerato un po'?_
_Hai esagerato un po'? Come ti permetti di giocare così con le nostre paure e le nostre debolezze?_ il dorso di Cynda si era incendiato di nuovo. _Sei stato orribile!_
Electivire fece una smorfia di risentimento. _Chiedo scusa. Però vi ho messi in guardia. In qualsiasi occasione potrebbe capitarvi qualcosa del genere. I Dungeon non danno certezze._
Ero arrabbiato tanto quanto Cynda. Sebbene Electivire non mi sembrasse il tipo da rimproverarmi, decisi di evitare di scontrarmi con un'autorità di grado nettamente superiore al mio all'interno dell'A.S.S.E..

_Che vi serva di lezione. Il pericolo è sempre in agguato e noi stiamo dirigendoci dritti nella trappola._

Mi era andata troppo bene perché la situazione fosse di nuovo tranquilla. C'era l'inghippo. Electivire aveva capito sin dall'inizio che quella sarebbe stata la strada da non prendere, eppure ci aveva condotti lì. Noi, reclute indifese, sotto la sua vigilanza, o quasi. _Aspetta e perché dovremmo fare una cosa tanto folle?_

_Perché..._
Non fece a tempo a finire la frase che il bacino d'acqua sotterraneo esplose come se una mina fosse stata piazzata sul fondo. Un'ondata si sollevò su di noi come l'ombra del rapace sulla preda. Ed effettivamente un'ombra comparve proiettata sull'onda. L'ombra di un serpente marino deformata dalle pieghe dell'acqua. L'attimo dopo ero sconquassato dalle rapide e il mio guscio sbatteva con violenza contro una roccia. Una gemma? Una sporgenza? Il soffitto? Non riuscivo a capirlo, le immagini si ribaltavano, io ero la palla da bigliardo, l'onda la stecca che aveva colpito per mandarmi in buca. E ci stavo finendo. Un buco nero era di fronte a me quando la mia testa cominciò a rallentare i suoi giri: le fauci di un drago. Con tutta l'energia che avevo in corpo nuotai in direzione opposta, mentre la corrente mi trascinava verso la gola. Ero in gamba, non mi poteva battere in acqua. Se non che avevo dimenticato un particolare fondamentale: anche Gyarados, il mostro marino, era parzialmente di tipo acqua. Quando la mandibola si richiuse in uno scatto, ero fuori, potevo vedere le sue carnose labbra di pesce sbuffare bolle d'aria, l'ira dei suoi occhi atroci, le branchie sporgenti come vele gonfie al vento, i lunghi baffi insidiosi come i tentacoli di una medusa, la cresta che scendeva sul dorso, fino a scomparire nel profondo, i segmenti rigonfi della lunga coda che si trascinava dietro, avvolta a spirale. E il culmine dell'opera comparve quando mi voltai di nuovo per fuggire e la parte terminale della coda mi si lanciò davanti come l'ascia del boia che manca di poco il bersaglio. Ma no, in realtà non mi aveva mancato, mi aveva aggirato come un squalo prima di attaccare, avvolgendomi poi in una morsa senza scampo e trascinandomi giù con il flusso della corrente, mentre l'ondata si riversava e si richiudeva a cappa nel bacino. I miei occhi inseguirono una luce, come un barlume di speranza, che non si era mai spento. Electivire era un puntino luminoso sopra di me che, abile anche in acqua, stava dietro al grosso pesce che sfuggiva all'amo e si rintanava sul fondo. Non gli avrei lasciato lanciare un attacco elettrico che avrebbe non solo devastato Gyarados, ma si sarebbe scaricato nell'acqua come il veleno nel sangue e mi avrebbe massacrato. La morsa stringeva, ma finché ero nel guscio non poteva schiacciare i miei polmoni e soffocarmi. Presto sarei scivolato via come una saponetta sguscia tra le mani. Ancora uno sforzo. Plop! Ero libero. Una corrente elettrica saettava sul corpo di Electivire come su un filo di rame. Correvo disperatamente in superficie, passandogli a distanza, sentivo già le scariche pizzicare la coda, quando una mossa Fulmine si scagliò dritta su Gyarados, che era partito all'inseguimento, finendogli dritta in gola. Si aprì uno squarcio tra le spire di Gyarados e lì lo vidi, sul fondale, il portale. Balzai fuori, atterrando sulla riva, mentre il bacino d'acqua diventava un lago di luce lampeggiante, dove le saette risalivano come rampicanti. Le luci flash da discoteca erano decisamente meglio. Tastai la sacca per controllare che fosse ancora chiusa. Grazie al cielo ero stato così sveglio da avvolgerla nel cappuccio impermeabile non appena mi ero accordo di una presenza diffusa dell'acqua nella grotta. E avevo pure rischiato di perderla durante l'attacco.

_Mio dio._ Cyndaquil ansimava a due passi da me, steso.

Electivire affiorò dall'acqua come l'Ulisse che si presentò a Nausicaa, selvaggio e ispido di salsedine. Il suo pelo si riversava a mo di salice piangente su di lui, facendolo sembrare un cumulo di alghe muschiose o un cane bagnato.

_C'era da aspettarselo._ disse solo, scrollandosi ed emanando un'ultima scarica, cosi che il pelo esplose come un popcorn.

_Che chic._ mi venne da scherzare persino in quel momento, forse per non mettermi a gridare, come quando si ride per non piangere.

_Ah, poi va a posto da solo. Abbiamo un altro problema a cui pensare._
_Lo so._ lo anticipai. _Il portale è là sotto._ Il che per me non era un problema, forse solo relativamente per Electivire, ma per Tree e Cynda lo era eccome.

_Infatti._

Non un fiato da parte di Cynda, che aveva un'espressione da “peggio di così non può andare”. Electivire si sporse sulla pozza d'acqua tentando di illuminare il fondo, per controllare che Gyarados fosse effettivamente morto, io mi misi al suo fianco. Non si vedeva nulla.

_Da dove saltava fuori quel coso?_

Electivire incrociò le braccia, valutando la situazione, senza dare segni di avermi ascoltato, ma dopo qualche secondo, volse gli occhi verso di me e rispose: _Deve essere opera di chi ha manomesso il Dungeon, come Gigalith del resto._

Come era possibile controllare l'energia proibita di un Dungeon tanto da riuscirne a cambiare le caratteristiche fisiche e persino biologiche? Chi aveva fatto una cosa del genere doveva essere un avversario molto potente e saper camuffare i Dungeon a proprio piacimento era senz'altro una trappola efficace quanto quella di un bracconiere. Ma perché avrebbe dovuto sperimentare i suoi poteri proprio su quel Dungeon, quella mattina?

_Dove trova l'energia necessaria per combinare un pasticcio del genere? E perché qui?_

_Questa è una bella domanda. Anzi sono due belle domande, ma dubito che fosse un caso, perché deve costare parecchi sforzi. E a questo punto non posso più permettermi di agire in incognito._ come se non gli avessimo già detto che gli Interpoké avevano captato la sua presenza da quel pezzo _Date l'allarme generale. Ho bisogno che lo facciate voi reclute, perché a me non hanno dato ascolto quando ho segnalato che qualcosa andava storto._

_No, l'avrà già fatto qualcun altro._ Treecko fermò Cyndaquil gettandogli una mano al polso, dove teneva l'Interpoké, prima che potesse comunicare qualcosa. _Non possiamo compromettere la missione. Finora è andata bene._
_C-cosa? È andata bene?_ Cyndaquil tentava in vano di liberarsi dalla stretta di Treecko.

_Abbiamo un frammento del blumarino e siamo vivi._

_E mollami!_

Tree accolse la richiesta, ma lo fulminò con lo sguardo. _Non azzardarti._ Si rivolse quindi a Electivire. _E poi tu stesso sei un'autorità, quindi noi abbiamo già dato l'allarme tecnicamente._
_Perché questo rifiuto?_

Treecko sorrise come se la risposta gli sembrasse ovvia. Ed era ovvia, almeno per me. _Perché se siamo noi a dare l'allarme, noi facciamo anche la figura dei deboli che per primi hanno ceduto al pericolo. E ci verranno sottratti punti. Invece, dall'altro lato, possiamo fare una figura notevole, perché siamo sopravvissuti a due assalti, potenzialmente superiori alle nostre competenze, o almeno a quelle richieste in previsione della prova. E se adesso raggiungiamo quel portale, là in fondo, dimostrando ancora una volta di saper affrontare qualsiasi situazione... be', scacco matto. Possiamo anche dire di aver la vittoria in pugno._

_Con il dettaglio che io sono intervenuto nel secondo assalto._ precisò Electivire.

_Con il dettaglio che hai messo KO un membro del team prima di entrare qui dentro._ ribatté Treecko.

Il ragionamento non faceva una piega, ma era davvero così necessario vincere quella prova se messo a confronto con la nostra incolumità?

_Dobbiamo essere disposti a tutto. _insistette vedendoci poco convinti. _Solo così si diventa esploratori. Qualcuno dovrebbe saperlo._

Electivire mostrò per la prima volta segni di intolleranza, mentre un tick nervoso gli faceva vibrare il sopracciglio destro. _Saputello, ti conviene abbassare i toni, o posso diventare peggio di Conkeldurr._
Tree si limitò a uno _Scusa._ evidentemente forzato, soltanto perché si rivolgeva a un superiore.

_Comunque_ Electivire riprese il suo tono cordiale. _se la competizione per voi è davvero così importante..._
_No, questo è quello che ha detto lui._ lo interruppe Cynda. _Mi dispiace, ma non sono d'accordo._
_Ti pareva._ Treecko alzò gli occhi al cielo.

_Aspetta. Non sono d'accordo su tutto._

Già sentivo che l'armonia temporanea che si era venuta a creare stava per rompersi di nuovo. Ma cosa aveva da dire stavolta? Tree attendeva la risposta, corrucciato.
Cynda si lasciò strappare un sorrisetto. _Una volta raggiunto quel portale, la vittoria non è ancora scontata. Dovremo impegnarci al massimo._

Treecko ricambiò il sorriso, senza nascondere la sua sorpresa. Per una volta Cyndaquil glie l'aveva fatta. E io stesso non mi sarei aspettato quel cambio di prospettiva così poco convenzionale al suo modo di essere. Ma fu meglio così.

_Ah, quanto è seccante doverti dare ragione, nanetto._

_Quand'è che non ho ragione?_ rispose Cynda imitando l'atteggiamento beffardo di Treecko.

Questi dovette tacere per non essere canzonato di nuovo.

_Ok, abbiamo qualche problema._ Electivire fece il punto della situazione, su cui aveva riflettuto. _La pressione dell'acqua in profondità e l'apnea, senza bombole per l'ossigeno, son il problema._

Mi aspettavo qualche deduzione più afferrata che un banale riscontro delle difficoltà. _E le soluzioni?_

_Le soluzioni... abbiamo due opzioni: uno, cambiamo portale; due, prosciughiamo l'acqua._

Era impensabile prosciugare tutta quell'acqua, per come la vedevo io. _Io ho una tre._ tutti si volsero a guardarmi. _Portare il portale da noi._
Treecko ridacchiò _Ah sì, e come pensi di fare?_

_Non lo so bene. Ma se il Dungeon è stato manomesso posso dedurre che quel portale non sia finito là sotto per caso, con un Gyarados a fare la guardia. Per cui mi chiedevo se non ci fosse un modo per ristabilire gli equilibri. Ad esempio un sistema per cui l'energia proibita si regola automaticamente per tornare allo stato naturale._

Electivire alzò il dito indice, per mostrare di aver compreso e approvato la mia idea. _Questa è un'ottima intuizione. Ed è vero. Dopo un tot di tempo il Dungeon dovrebbe ripristinarsi automaticamente, se chi l'ha manomesso non provvede a tenerlo sotto controllo. Il problema è che non è un tempo indifferente e potrebbe al contrario costarvi caro: attendere ore senza far nulla non sono punti a vostro favore._
_Forse no. O forse si, se comunichiamo all'A.S.S.E. le nostre vere intenzioni._ mi appoggiò Tree. _Ma dipende comunque da un fattore essenziale: si parla di tempo, ma abbiamo bisogno di misure specifiche. Quindi, quanto tempo sarebbe?_

Electivire fece un gesto vago. Dipende. Possono essere ore. Può essere una giornata intera. Possono essere giorni._

Eravamo fregati. Credevo finalmente di avercela fatta, invece ancora una volta il Dungeon non si mostrava dalla nostra parte.
_Ma c'è un modo per accelerare il processo._ spiegò Electivire, riattivando quella scintilla di speranza che sembrava essersi spenta. _Interagire con l'energia proibita, ovvero con i portali stessi, che ne sono una delle manifestazioni più dirette._
_Cosa intendi dire?_
_Fornire energia all'energia, per agevolarla nel processo di ripristino._

_In che termini?_ domandò Cyndaquil.

_Io posso resistere là sotto_ disse Electivire _per un certo lasso di tempo. E Squirtle è un Pokémon d'acqua, potrebbe essere la chiave di tutto. Dobbiamo raggiungere il portale e liberare la nostra energia in suo favore. Questo è l'unico modo di riparare un Dungeon manomesso._

Ammetto che tutta quella responsabilità che avevo addosso mi pesava, se davvero ero così fondamentale per quella prova ed ero molto nervoso. Ma dall'altro lato ero gasatissimo. Potevo dimostrare di essere all'altezza di quella simulazione contando solo su me stesso. _Ok si può fare_

_No no._ mi corresse Treecko. _Ok, si fa!_

_Vuoi fare cambio?_
_Mi dispiace, ma sono impossibilitato._ ghignò lui.

Electivire mi fece segno. _Bene, ci si tuffa allievo. Facciamo un lavoretto veloce._

Poggiai la tracolla al suolo, facendo segno agli altri di tenerla d'occhio. Splash! Potevo già sentire le vibrazioni di energia del portale che mi scorrevano sulla pelle, attraverso le particelle d'acqua.


Capitolo 5 – L'architetto (seconda parte)

Quanto era passato? Minuti... ore... non tenevo più il conto del tempo. Ormai l'unico pensiero fisso era resistere. Non dovevo mollare. La mia zampa carezzava il portale come per poterlo afferrare, nella sua inafferrabilità. Sotto, al buio, eravamo solo io e l'acqua, con i suoi scrosci, come il sospiro delle onde, e i suoi gorgoglii sinistri. Electivire mi aveva lasciato da tanto, o almeno a me sembrava un'eternità, e con lui la sua maestosa luce gialla cangiante. Speravo solo in un segno dall'alto, che mi indicasse che i miei sforzi erano finiti. Il Dungeon mutava e io nemmeno me ne accorgevo. Solo a distanza di tempo potevo guardarmi attorno e vedere che qualcosa era cambiato e sentirmi più leggero, perché la pressione idrica era diminuita come speravo. Ciò significava che effettivamente chi aveva manomesso il Dungeon aveva spostato il portale sul fondo. Non distinguevo più se ero io a liberare tutta la mia energia nel portale o lui che me la succhiava via, tanto era diventato automatico e monotono il procedimento. Mi bastava toccarlo per sentire le sue suppliche, attraverso le vibrazioni, come se ci fosse stata una voce che chiamava “Aiutami, dammi la forza!”. E io non mi ero chiesto nemmeno come fare, il gesto era venuto fuori da sé, avevo sentito il mio potere attraversare lento il mio braccio e incanalarsi nel portale. Assorbiva, assorbiva ingordo e mai gli bastava. Ero come un corpo a mollo, i lievi scatti della coda mi permettevano di non tornare a galla. Basta. Non ce la facevo più. Mi sembrava di invecchiare. Come sarei uscito di lì? Uno zombie? O mi sarei disciolto prima come poltiglia? Eppure continuavo a cedere. Era una mia scelta, potevo smettere in qualsiasi momento, ma qualcosa mi impediva di farlo, perché ogni momento mi chiedevo “E se mancasse davvero poco?”. Sapevo che se fossi tornato in superficie non avrei più avuto la forza, fisica e mentale, di riscendere. E dove la trovavo anche allora la forza era un mistero. Il mio corpo era come un alimentatore inesauribile. Come la borsa di Mary Poppins, tanto piccina, una capacità illimitata. Osservando ancora una volta il portale, in tutta la sua estensione, notai un particolare curioso. Mi sembrava che la pellicola di luce si stesse rimpicciolendo, o forse anche assottigliando.

Il sale bruciava sule ferite e le bende si erano tutte sgualcite. Quando le mie cellule avevano implorato per l'ennesima volta pietà, senti una zampa sfiorarmi la coda. Mi voltai, senza nemmeno i riflessi sufficienti per spaventarmi. Era Cynda. Dietro di lui, un lampo illuminò ogni cosa. Electivire, e Tree erano al suo fianco con la tracolla che tirava verso l'alto come un salvagente. Mi fecero segno di entrare. Io non me lo feci dire due volte. Mi lasciai trasportare e tutto cambiò in un flash.

Ero sull'asciutto. Le mie gambe crollarono come se fossero state ossa impilate a caso di uno scheletro.

_Squi!_ Cynda mi fu subito vicino, provando a reggermi con il braccio attorno al busto, il mio poggiato sulle sue spalle.

Non riuscivo a fiatare.

_Dagli le Vitamine. _ si affrettò a dire Electivire, mentre Tree frugava nella sacca.

_Ecco. Calcio, Proteina, Zinco, Ferro e Carburante._

Mi ficcarono le boccette in bocca, una dopo l'altra, mentre io lasciavo scorrere gli integratori in gola. Un effetto rigenerante quasi immediato. Mi sentivo già molto meglio, ma ero ancora debole.

_Beviti una Gassosa._ mi suggerì Treecko.

_No._ Riuscivo a parlare. _Ho bisogno di sgranocchiare qualcosa. Gomme._

_Ti stiamo dopando di brutto._ provò a tirarmi su con una battuta.

Mi sforzai di emettere un verso che non assomigliava neanche lontanamente a una risata.

Tornò serio, avvicinando la bocca al ricettore dell'Interpoké. _Stage completata, abbiamo superato il sesto portale della giornata. Forme di vita... qualcuna._ disattivò la comunicazione con aria perplessa. _Segnala la presenza di altre reclute. Abbiamo compagnia. Sono nei paraggi._

Io mi ingozzavo di Gomme, prestando la minima attenzione a quel che diceva, giusto per avere un'idea, ma senza riflettere. Ancora adesso ricordo poco quei momenti, come annebbiati. Ricordo solo il sapore delle gomme, come un orgasmo per le mie papille gustative. E solo lunghi minuti dopo, quando gli altri ebbero atteso i miei comodi, mentre acquisivo abbastanza energia da potermi rimettere in cammino, mi resi veramente conto di dov'ero. Un'altra grotta, il soffitto basso, quasi soffocante. Da umano avrei potuto toccarlo con le punte delle dita, per non parlare dei cristalli cubici e gli spuntoni rocciosi che lo stringevano ancora di più. In quello spazio angusto, delle colonne d'acqua scorrevano trascinandosi dietro un mulinello di fasci luminosi. Non c'era niente a contenerle, stavano su come colonnati di un palazzo, spiriti in fuga verso l'alto, dove si perdevano in stretti tunnel.

_Perché il portale stava restringendosi?_ mi venne da chiedere ad Electivire, tornando alla situazione appena passata.

_Perché quel portale non era solo stato incavato nella fossa. Quel portale non esisteva e il processo di ripristino l'avrebbe cancellato._

Quella notizia non mi piacque affatto. Fino a che punto si poteva manomettere una zona di un Dungeon? Se quel portale era stato creato dal nulla, allora poteva voler dire che mi avrebbe condotto esattamente dove voleva. E il che poteva significare che eravamo nel mezzo di un'altra trappola. Oppure no, ma non potevo saperlo.

_Scoperto qualcosa?_ chiese Cyndaquil a Treecko, che controllava pedissequamente l'Interpoké.

_Sì._

Cynda attese il resto della risposta, che non arrivò. _Be', cosa?_

Tree stette di nuovo in silenzio, scrutando il soffitto come se avesse dovuto comparire qualcosa da un momento all'altro.

_L'incontro con altre reclute non può che essere un buon segno._ disse Electivire. _Non solo perché significa che sono sane e salve, ma perché vuol dire che probabilmente siamo vicini alla fine._
Ed era ora. Non ne potevo veramente più di essere intrappolato in quel posto. _Vicini alla fine?_
_Sì. Un Dungeon funziona di norma come una sorta di... sistema ad anelli concentrici. Il primo anello, quello esterno è il più grande e ci stanno più caselle, ovvero le diverse zone in cui puoi finire. Il secondo anello è leggermente più piccolo, quindi attraversando un portale, ci sono meno zone in cui potresti capitare. E il terzo è ancora più piccolo e così via, fino all'anello finale, ovvero la zona d'uscita. Capite? Se siamo nel penultimo anello, ad esempio, le zone in cui ci si può trovare potrebbero essere sulle quattro o cinque, perciò è più probabile incontrarsi con altre reclute. Però badate, non è così semplice. Questo è il principio di base, reso attraverso uno schema elementare. Ma un portale può farti saltare anche di due anelli in avanti, o farti tornare indietro, o spedirti direttamente fuori dal Dungeon._
_Un po' un gioco dell'oca._
_Un gioco... non conosco quel gioco._

Già. Ma la mia espressione rendeva l'idea e bastava per me. _Fa nulla. Un gioco dove la fortuna conta più di tutto il resto._

_Fortuna? Io credo che certe cose accadono perché doveva andare così. Ad esempio oggi ci siamo incontrati perché dovevamo incontrarci e infatti io sono il tuo allenatore._
_Sì, sì. Questo l'hai già detto. Non credi nelle coincidenze._

_Infatti, è proprio così. E Treecko, è inutile che ti scervelli per capire da dove vengono i segnali delle altre reclute. Mi sembra chiaro che c'è un passaggio tramite le colonne d'acqua._

_Ci stavo arrivando._ bofonchiò lui.

Non avevo capito cosa intendesse esattamente Electivire. Le colonne... un passaggio... Voleva dire che sarei stato portato su nel tunnel dalla corrente? Non ci tenevo ad infilarmi in quei buchi dove l'acqua vorticava come in un tubo di scarico. Faceva tanto topo di fogna.
_Ma che hanno le colonne?_ domandò Cynda risparmiandomi di chiederlo al suo posto.

_Potrebbero essere una sorta di chiave. In questo spazio non c'è null'altro, quindi deve essere per forza così._ rispose Tree, anticipando Electivire prima che potesse aprire bocca.

Io sfiorai l'acqua di una colonna e la sostanza luminescente che scorreva al suo interno. I fasci di luce furono come attratti dalla mia presenza e presero a danzare tra le mie dita. Quando estrassi la zampa mi sembro che nel loro lampeggiare avessero mostrato un segno. Un simbolo. Ripetei il gesto e ne fui ancora più sicuro. Se ci badavo meglio, anche senza toccare nulla, riuscivo a distinguere, in quel turbine di bagliori un qualcosa, che però non capivo. Nella colonna accanto, se mi concentravo, era lo stesso. Un simbolo diverso, più in basso.

_Forse ho trovato qualcosa._
Treecko si avvicinò. _Che hai scoperto?_
_Dei segni. Guarda attentamente, come se stessi leggendo._
Gli occhi di Treecko riflessero il disegno di luce. _Sì. Sono caratteri Unown. Ma non sembra che il messaggio abbia senso. Come hai fatto ad accorgertene? Sono quasi invisibili._
_Io... per caso? O forse la coincidenza non esiste..._ rivolsi un sorriso a Electivire.

_Ben detto._ Questi si posizionò dietro l'ultima colonna di sinistra e scrutò attraverso. _Certo... che bella trovata, ha tempo di pensare a queste cose._

Io lo raggiunsi per cercare di capire di cosa stesse parlando. _Cosa vedi?_
_Guarda, Squirtle. Guarda attraverso le colonne._

Mi posizionai in modo che le colonne fossero allineate una dietro l'altra. Da quell'angolazione i segni brillavano intensamente e si distinguevano in modo nitido. Le quattro colonne trasparenti, lasciavano ognuna un pezzo della scritta che si andava a formare dall'alto al basso. Conoscevo gli Unown, dei Pokémon, ciascuno dalla vaga forma di una lettera dell'alfabeto, dalla A alla Z. Non doveva essere impossibile decifrare la scritta, ma la cosa bizzarra era che le lettere non erano perfettamente disegnate, erano come scritte di getto, alla svelta.

_Archi..._ Lessi sulla colonna che avevo di fronte. Spostai la vista sulla colonna dietro, visibile attraverso la prima. _... tetto._ Quindi passai alla terza colonna. _didu..._ e alla quarta, sforzando la vista per leggere. _...ngeon._ Provai a rileggere la scritta al completo. _Architetto di Dungeon._ Una sorta di nome in codice. Un nome scritto di fretta. _Ma è... una firma._
_La firma di chi sta creando tutto questo casino._ concluse Treecko.

_Che presuntuoso, si firma pure! Deve essere un bel tipo!_ Cynda scuoteva la testa, sconvolto.

Electivire annuì, mentre si osservava intorno, probabilmente in cerca di una via d'uscita. _Ok, lasciamo perdere i trucchi e facciamo a modo mio. La parete qui su non è spessa._
_Come lo sai?_ domandai, pensando a qualche altra sua abilità particolare.

_Perché secondo l'Interpoké le altre reclute sono sopra le nostre teste e sono molto vicine. Perciò... toglietevi di mezzo._

Il pugno di Electivire si ingrossò come se fosse stato gonfiato con una pompa ad aria compressa, il pelo sul bracciò si rizzò, lasciando intravedere il muscolo rigonfio che premeva sulle vene. L'energia lo avvolse completamente quando lo scagliò come una pesante mazza sulla pietra, sopra le nostre teste. Questa si sbriciolò e franò come fosse stata fatta di pasta frolla, svelando un piano rialzato. Evitai per un pelo che i detriti mi investissero. Nonostante l'enorme stazza, Electivire balzò in alto con la facilità di un'atleta. Nello squarcio che si era creato intravidi solo qualche bagliore in lontananza.

_Avanti, salite su!_

A meno che non mi credesse un canguro, sarebbe stata molto dura arrivare fin là. La mia coda faceva no scodinzolando. Per di più, in quelle condizioni, persino provarci sarebbe stato stupido.

Treecko saltò senza problemi, nonostante fosse ferito e stanco. Me lo sarei potuto aspettare dopo che lo avevo già visto raggiungere altezze fenomenali.

_Uhm... un Nastrofuga può anche farci risalire, Squi?_ mi domandò Cynda, anche se probabilmente non si aspettava nemmeno che conoscessi la risposta.

Fatto stava che non feci a tempo a comunicarglielo, che una corda spessa calò dalla spaccatura. Diedi uno strattone per controllare che reggesse.

_Evita di tirarmi sotto, grazie!_ brontolò Electivire dall'alto, nonostante avesse mantenuto salda la presa senza fatica.

_Ops. Scusa._

Saltai a cavalcioni sulla corda, che doveva fare parte dell'equipaggio delle altre reclute, ricordando la rampicata sulla pertica che mi facevano fare a scuola, nelle ore di educazione fisica. Mi aspettai che, da Pokémon qual ero, sarebbe stato nettamente più semplice, come tutto sembrava essere, quando si trattava di sforzi fisici, ma la mia totale mancanza di energie mi impedì di sfruttare ogni vantaggio.

_Electivire... sono troppo debole, non ce la faccio. Tirami su._

Le goccioline di sudore scendevano sulla fronte mentre le mie braccia bruciavano nel tentativo di tenermi sollevato. Mi sarei volentieri lasciato andare a peso morto, come un sacco di patate. Per fortuna Electivire fu tempestivo nell'eseguire la richiesta. Non appena potei appoggiarmi al suolo del piano superiore, un capogiro mi fece crollare sulla roccia umida. Dovevo iniziare a contare le volte che la vista veniva a mancarmi. Una macchia blu prese forma quando alzai gli occhi da terra. Da prono com'ero, la figura che si allungava verso l'alto sembrava uno di quei grattacieli di New York. Ma era semplicemente un Pokémon, snello, ma nemmeno troppo alto, lo sguardo perso in qualche punto distante, o in un pensiero remoto, ma freddo e spietato. Riolu.

Arrancai mettendomi a carponi, cercando di recuperare fiato e distinsi poco più in là Makuhita. Al suo fianco stava un Pokémon dal morbido pelo, lucente come dopo una passata di brillantina, grigio e vaporoso come una nuvola carica di pioggia, le tonde orecchie a sventola come quelle di un koala, bianche in punta, come il nevischio sulla cima di un monte, il codino somigliante a un piumino cattura-polvere, i grandi occhioni dolci lucidi come perle nere. In un parola, Minccino, e un qualche istinto mi suggerì che era una femmina. Sullo sfondo, un'immensa, altissima cupola di gemme azzurre, come la volta di un cielo notturno stellato, e in basso, fontane d'acqua, o geyser in miniatura, dove zampillavano piccoli lumi azzurri, come le stelline che scoppiettano sulle torte in una festa di compleanno. Dovevano essere le colonne d'acqua del piano inferiore che sgorgavano in superficie, per poi fluire in dei canaletti, che si perdevano nella grotta, come un sistema di condutture naturale. Al centro c'era quella che scambiai per una grande vasca circolare dove si raccoglieva l'acqua mista luce. Ma bastò poco per disilludermi e per distinguere il moto oscillante e le sfumature dell'energia proibita di un portale, che sprofondava come un pozzo nella lastra di roccia che divideva il piano superiore da quello inferiore da dove ero risalito.

_È come la costruzione di un mago!_ Cynda sgranò gli occhi di fronte allo spettacolo.

_È qualcosa di simile._ confermò Electivire.

_Tutta opera dell'Architetto?_

_Forse no._ Electivire osservò la composizione per esteso. _Le altre zone erano grotte selvagge, abbandonate in balia delle forze naturali di erosione. Questa zona così attentamente studiata potrebbe essere solo in parte modificata dall'Architetto o chi si cela dietro al suo nome, come dimostrato dalla firma che ci ha lasciato. In parte potrebbe essere una zona speciale del Dungeon, o il cuore del Dungeon stesso, che ha spesso una conformazione insolita. Ma questi canaletti sono certamente stati modificati._

Posai lo sguardo sui canali che portavano l'acqua, provando ad immedesimarmi in Electivire per capire cosa l'aveva portato a trarre quella conclusione e risparmiargli l'ennesima domanda. Certo erano strani, ma non distinguevo quella stranezza da tutto il resto. _Non capisco. Da cosa lo deduci?_

_Tu hai la mente ancora chiusa. Non riesci ad avere una visione d'insieme._

“Una visione d'insieme...” mi ripetevo mentalmente. Aveva ragione ero stato superficiale. Era chiaro cosa volesse dire. Le direzioni dei canali, il modo in cui si intrecciavano... visto dall'alto doveva essere un grande disegno, esattamente come le linee di Nazca. Ma se la geometria di quella grotta poteva essere prodotta dal Dungeon stesso in quanto zona speciale, ancora non capivo perché fosse così sicuro che ci fosse la mano di un esterno.

_Sì... un simbolo._

Electivire annuì, il suo volto aveva assunto l'espressione meditativa di un saggio, il suo pelo ora mi sembrava la lunga barba di un vecchio.

_Ma è impossibile leggerlo._ continuai.

_Non è impossibile._ intervenne Treecko. _Basta qualche occhiata per capite che si tratta del... del..._ la lingua gli tremava mentre non gli uscivano suoni. _L'Occhio delle Tenebre._

_Cosa?!_ Persino Cynda, Makuhita, Minccino rimasero sgomenti, mentre le mie idee venivano confuse ancora di più, anziché chiarirsi.

Tree conosceva la mia ignoranza e si concesse di darmi qualche delucidazione. _Non posso dire molto. So che è un simbolo potente e profondamente oscuro che compare in varie leggende come il marchio della rovina. Provare a realizzare una cosa del genere è follia._

_È sacrilegio!_ Makuhita si coprì il volto con i guantoni da boxe.

Quell'avventura era iniziata come una prova per novellini e stava finendo come un viaggio negli abissi.

_Ma voi perché vi siete attardati a restare e non vi siete tuffati nel portale? Questo Dungeon è stregato!_ Electivire si rivolse alle reclute dell'altra squadra lì presenti.

Minccino si fece avanti timidamente. _Abbiamo visto il segnale dell'Interpoké che indicava la presenza di altri membri, cioè voi. Speravamo foste i soccorsi che avevamo richiesto._

_Soccorsi? Avete dato l'allarme? Che è successo anche a voi?_

_Il nostro compagno Goomy è rimasto intrappolato da una frana. C'erano dei Gigalith imbizzarriti e..._

_Altri Gigalith!_ Electivire era seriamente preoccupato.

_Oh sì e pensavamo di essere stati solo sfortunati, ma dopo questo..._ Minccino rivolse uno sguardo terrorizzato al portale, fulcro dell'Occhio.

_Non preoccupatevi, andate nel portale e uscite da qui. Io cercherò un modo per ritrovare il vostro compagno. Richiederò il supporto di altri agenti e dei massimi esperti per calcolare le frequenze dell'energia in modo da arrivare nella zona giusta._

_Allora sei un agente del soccorso!_ In Minccino si riaccese una speranza.

_Sì, sono un allenatore, anche se mi trovo qui per... non importa. Adesso andatevene, alla svelta!_

L'unico che sembrava non aver subito minimamente l'influenza di tutto quel trambusto era Riolu, che non si era scomposto minimamente.

_Ma... andarsene significherebbe... buttarsi nell'Occhio delle Tenebre. Io... io..._ Cynda fece tre passi indietro, allontanandosi dal portale. _Io non so se è una buona idea. Né saggia, né sicura, neppure legale credo._

_È vero, la legge vieta di interagire con simboli del genere, in qualunque modo. Ma non se io vi autorizzo a farlo. Mi assumo tutte le responsabilità in quanto vostro superiore. Consideratelo un ordine._ Electivire ci squadrò mostrandosi il più convincente e serio possibile _Se non uscite di qui potrebbe succedere qualcosa di molto peggio che attraversare quella barriera._

_Faccio per primo._

Sentii per la prima volta la voce di Riolu. Lo rispecchiava perfettamente in tutto il resto. Era così innaturale da sembrare robotica, o frutto di un'ipnosi. Lui si buttò nel portale senza esitazione, mentre noi altri rimanevamo dietro, aspettando che qualcun altro rompesse il ghiaccio, come se il passo di Riolu non fosse contato nulla.

_Avanti, imitatelo!_ ci invitò nuovamente Electivire, preoccupandosi come un fratello maggiore di tenerci in salvo.

Sì sentì un lontano rombo, come un tuono. Guai in arrivo.

_Ok, mi hai convinto._ mi decisi ad andare per secondo. Attraversai il portale con il cuore in gola, temendo di non vederne la fine. Ma tutto sembrò filare liscio. Dopotutto era solo un portale.

Aprii gli occhi. Si respirava aria, l'umidità che prima l'appesantiva era sbiadita. La pressione che l'energia proibita esercitava sul mio corpo, ora pizzicava appena la pelle, a causa del flusso che proveniva dal portale alle mie spalle. Entrata quattro. Ero fuori.

_Minccino!_ L'urlo rimbombò nella cavità della grotta.

 

Il reparto medico era un altro dei corridoi sotterranei dell'A.S.S.E., mi avevano costretto a rimanere per farmi visitare, date le mie condizioni. Una follia. Non potevo starmene fermo lì, mentre Cynda, conoscendolo, si stava probabilmente mangiando le unghie appena fuori dal reparto, perché non lo facevano entrare, e un groviglio di misteri attendeva di essere sciolto, là fuori. Mi sarebbe bastata qualche vitamina ancora, un po' di riposo la notte e una benda stretta al braccio infortunato. L'indomani mattina – ne ero certo – sarei stato come nuovo. Invece ero steso sul lettino, a pancia in giù. Le infermiere mi solleticavano con le dita mentre mi spalmavano degli infusi, di cui non conoscevo la natura, sulla pelle, suscitando quegli istinti puramente maschili che dovrebbero restarsene buoni in occasioni imbarazzanti come quelle. Le Audino avevano una delicatezza e un'abilità manuale che avrebbero dovuto incitarmi a restare e godermi le loro cure, ma che invece, in quel momento, non facevano altro che innervosirmi. Quando una di loro mi si piazzava davanti per tranquillizzarmi – "Va tutto bene", diceva –, mi sorrideva con quei dolci occhi blu, le orecchie ricadevano ai lati del viso terminando in un ghirigori, come un orecchino. La creatura era bipede, un corpo tozzo, materno, che andava dal rosa pallido al giallognolo, richiamando un vago fascino di una massaggiatrice orientale. Un batuffolo di peli, come il codino di una coniglietta, ondeggiava leggero sul posteriore.

_Va tutto bene._

Ecco che ricominciava. _Andrebbe meglio se solo potessi..._

_Non preoccuparti, dobbiamo solo finire le cure. Rilassati._

Lo ripetevano da più di un'ora, stava diventando una specie di cantilena. E non si offendevano mai, per quanto potessi essere sgarbato nel mostrare di non gradire le loro attenzioni. Sorridevano sempre come angioletti.

_Come sta Minccino?_

_Minccino... si sveglierà presto._

Era l'unica domanda la cui risposta svelava una sfumatura malinconica. Minccino non si sarebbe svegliata, lo sapevo. Era accaduto qualcosa di inspiegabile in quel tunnel, L'Occhio delle Tenebre. Makuhita l'aveva visto, che invadeva il portale come una macchia di petrolio, mentre era al suo interno, oscurando la luce che abbagliava la vista. Che cosa fosse? Ancora non era stato svelato, o almeno le autorità così avevano detto. Minccino era rimasta appena indietro, era stata catturata dalla manifestazione dell'incubo, che l'aveva imprigionata in un incantesimo del sonno. Un sonno che sembrava non avere fine, né rimedio, che la faceva tremare in preda a spasmi febbrili, visioni oscure.

_Vuoi un po' di tè alla Mentalerba?_ sorrise di nuovo, serafica.

_No. Fammi uscire di qua e basta._

_Ah, come sei cocciuto!_ disse col tono della nonnina premurosa. _Forse possiamo permetterti una breve visita._

La porta si spalancò come spazzata da una folata di vento. Io mi misi seduto per rendermi presentabile. Odiavo avere la crema addosso. Mal tolleravo persino la crema solare, quando, nei panni di Danny, mia madre me la spalmava sulla schiena prima di scendere in spiaggia. Ero impiastricciato di uno strato di densa pasta verdastra, come un dentifricio. Mi sentivo tanto un clown.

_Ho fatto tutta questa strada per vederti al centro benessere mentre quelle ammaliatrici ti fanno il lavaggio del cervello?_

Una foglia verde sventolava davanti ai miei occhi.

_C-Chiko? Ma che cosa...? Ma guarda che è un'infermeria..._

_Infermeria, bordello, ormai si assomigliano tutti!_

Tanto perché la giornata non era già abbastanza movimentata.

_Lo sai che sei partito per l'A.S.S.E. e ti sei iscritto come recluta senza dirmi niente? Sai quanto è tremendo, pericoloso e malfamato questo posto?_

_Ho qualche dovere nei tuoi confronti?_

_Sì!... Cioè no... voglio dire..._ Nascose il rossore dietro la foglia. _Ti ho salvato le penne. È il minimo!_ si voltò a guardare Cynda, che si era bloccato sulla soglia. _Anche tu, non far finta di niente!_

Cyndaquil fece strisciare il tallone sul pavimento, tenendo lo sguardo basso sulla zampa, come per fingere di non aver ascoltato.

_Ah, che pazienza con voi maschi!_

_Come stai?_ mi chiese il mio amico per cambiare discorso, un po' perché probabilmente voleva chiedermelo da quando mi avevano tirato dentro.

_Sto bene. Un lieve acciacco e basta._

_Sei vivo._ Riolu era apparso come un'ombra nella stanza. Da quanto era lì? Da dove era entrato? Ma soprattutto da quando parlava e si interessava alla mia salute?

_Ehm sì. Sono vivo. Ciao._

Non una parola di più. Uscì voltandomi le spalle.

_Ma chi sarebbe quel ragazzo carino?_ chiese Chiko sottovoce, anche se aveva l'aria di chi lo trovava irritante, più che essere interessata.

_Vorrei saperlo anche io._ Al momento rimaneva un ignoto fantasma inquietante e bravo a fare a cazzotti.

_Minccino? Hai notizie?_ Mi rivolsi a Cynda, non dando fiducia alle parole di Audino.

Cyndaquil storse il labbro. _Be'... dorme._

_Minccino? È una ragazza? Chi è?_ Chikorita, invadente, non mi avrebbe risparmiato neanche un dettaglio su quelle giornate, se le avessi lasciato lo spazio per tutte le sue domande.

Dovevo tagliare corto. _Sì è una._ Il sesto senso delle ragazze è snervante, ci azzeccano quasi sempre. _Ha avuto qualche problema in missione._

_Missione?!_

_Oh, era solo parte del programma, niente di interessante._

_Giusto perché non è interessante sei finito in infermeria?_ Non la smetteva di starnazzare come un'oca.

_Per finire in infermeria basta sbattere la testa un po' forte, qui. Sono tutti molto... premurosi._

_Soprattutto Conkeldurr!_ se la rise Cynda.

Io lo fulminai per farlo tacere.

_Ok, ho capito sono venuta per nulla. La prossima volta non mi disturbo nemmeno._

_Ma.... non fare l'offesa, non c'è niente di interessante da dire._ O meglio, niente che volessi dire.

_Certo, in questo posto, figuriamoci se c'è qualcosa di interessante, è solo un'associazione di l'esplorazione!_ si sbatté la porta alle spalle.

_Che irruenza!_ Audino era contrariata.

Chiko era riuscita a fare inviperire persino quelle infermiere. E dopo aver dato loro delle sgualdrine, lo credevo bene. Non avevo capito esattamente cosa le fosse preso. La sua vena irascibile mi era nota, ma non fino a quel punto.

_Era un po' su di giri._ cercò di giustificarla Cynda.

Audino si contenne, tornando a preparare il tè che aveva cominciato.

Io colsi la palla al balzo, già che ero seduto e le Audino avevano interrotto i massaggi, per alzarmi. _Ma... e adesso?_

_E adesso, aspettiamo che le passi. Le passerà credo._

Per così poco non avrebbe potuto piantare una scenata per sempre. Ero stato davvero così scortese? Non potevo mica parlare dell'A.S.S.E. come parlavo di due giorni in montagna. Soprattutto se ci ero dentro, in presenza delle Audino. Anche i muri di quel posto avevano le orecchie.

_Ah, poteva farsi anche i cazzi suoi._ Treecko comparve come era comparso Riolu. La stanza era persino ristretta, iniziai a chiedermi se non ci fosse un passaggio segreto o qualcosa del genere.

_Tree... Tree evita di farmi prendere un colpo ogni volta!_

_Io non ho fatto proprio niente._

L'interpoké prese a lampeggiare e squillare come un telefono cellulare. _Ma... che cavolo, potava esserci un momento migliore? Come funziona questo coso?_

Treecko si avvicinò per dargli un'occhiata. _È una chiamata di emergenza dalle autorità._

_Quali autorità?_

_Scopriamolo._ premette un pulsante.

Io mi allontanai dal lettino per abbandonare la stanza. Non avrei condiviso la chiamata con chiunque.

_Signorino! Signorino, fermati, non abbiamo finito le cure!_

Ignorai le Audino e accelerai il passo lungo il corridoio. _Squirtle della 872?_ parlava una voce truccata, del tutto irriconoscibile. La cosa non mi piacque.

_Sì. Posso sapere con chi sto parlando?_

L'altro ebbe un momento di esitazione e abbassò la voce. _Qualcuno... che non crede nelle coincidenze._

_Electivire! Sei riuscito a..._

_Shhh! Sei da solo?_

_Ah no. Ci sono Cynda e..._ Treecko era sparito. _C'è Cynda. Sono nell'A.S.S.E.._

_Non va bene. Uscite da quella prigione._

Bene. Altri segreti che avrei dovuto tenere per me? No, grazie. Electivire aveva preso troppa confidenza in troppo poco tempo, non mi sembrava affatto riservato e neanche del tutto affidabile.

Cercai di tenere un passo tranquillo, in modo da non dare nell'occhio, mentre mi orientavo nel labirinto dell'edificio per trovare l'uscita. Le reclute che passavano, badarono soltanto alla crema cosparsa sul mio corpo che faticava ad assorbirsi. "Ma questo indigeno?" sembravano chiedersi tra gli sguardi.

_Buon dì._ Salutai Gardevoir, che rispose con un cenno di saluto e un sorriso. Fu l'unica a cui i miei nuovi "tatoo" non facevano né caldo né freddo, almeno all'apparenza.

Persino Arceus, in statua, snobbava il mio bizzarro costume appariscente dall'alto del suo splendore. Superata la soglia, potevamo assistere agli albori del crepuscolo, la luce del sole che cominciava a imbrunire facendolo sembrare un tuorlo d'uovo, che sfiorava le cime dei colli.

_Di là._ indicai a Cynda un riparo tra rocce e arbusti, dove non ci avrebbero disturbati.

_Electivire siamo in ascolto. E siamo al sicuro._

_Ok. Spero abbiate ragione. Sono riuscito a portare in salvo tutti i dispersi nella grotta. Erano più del previsto. Certo... tutti tranne Minccino. Indagherò finché non avrò scoperto cosa le è successo. Ora sono di ritorno dal Dungeon. Ma i soccorsi non hanno risposto. Ero l'unico che stava dando una mano e soltanto perché ho fatto di testa mia. Ho paura che la mia disobbedienza non piacerà a Ombra. Perciò la mia posizione è in bilico._

_Ma è ingiusto! Dovrebbero premiarti._ si alterò Cynda.

_Lo so. Ma vedete, se anche Ombra fosse d'accordo con ciò che ho fatto, conoscendolo non potrebbe accettarlo, perché darebbe un messaggio sbagliato alle altre autorità._

_Ovvero?_

_ Che chi trasgredisce viene premiato. Sarebbe uno scandalo. Al massimo potrebbe chiudere un occhio. Comunque, dal momento che il suo messaggio di restare ai nostri posti è stato chiaro, non credo che sia molto contento._

Se aveva ricevuto un messaggio significava che poteva avere anche un contatto con quella figura misteriosa. _Aspetta, tu hai parlato con Ombra?_

_Non ci ho parlato. Lui ci invia messaggi tramite... Ah, ma voi siete reclute, non dovreste sapere certe cose!_

_Ma... hai cominciato tu!_

_Sì lo so. E qui mi fermo. Invece, torniamo alle questioni che mi interessano. Voglio che mi aiutiate nelle indagini, perché sento di potermi fidare di voi. Ma non una parola, ok?_

_Noi due... e basta?_

_Sì. Corretto._

Certo era una bella responsabilità. E forse indagare su un caso del genere non doveva essere visto di buon occhio dal resto dell'A.S.S.E.. Il suggerimento di Treecko sarebbe stato di tenersene fuori, se non volevamo rischiare l'espulsione. Ma il mio spirito aveva sempre sete di verità. Volevo sapere cosa significavano quegli strani eventi. Perché Ombra voleva farci ammazzare tutti? Ombra... ricordai la descrizione di Makuhita, di quel che aveva visto comparire nel portale. Un'ombra. E se ci fosse stato lui stesso dietro a tutto? Lui sapeva esattamente dove stavamo andando, anzi, se era vero che prendeva tutte le decisioni, lui stesso poteva averci condotto lì. Il che avrebbe anche spiegato il su ordine alle autorità di non intervenire.

_Ci sto._

_Ci stiamo, vuoi dire._ Cynda mi diede una pacca sulla spalla. Avremmo sempre agito in coppia, come una vera squadra.

_Bene. Parto con le informazioni. Non ripeto, quindi memorizzate tutto. Questo è il primo sospetto che ho avuto, ma ovviamente non ne posso essere sicuro: l'A.S.S.E. ha da tempo un eterno rivale, anche se non è noto a nessuno fuorché i membri stessi delle associazioni. Parlo dell'A.R.C.A.._

_L'A.R.C.A.?_ Un'altra sigla d'effetto?

_Oh andiamo, in che mondo vivi?_ Senza volerlo aveva proprio fatto la domanda giusta. _Associazione Reclutamento Campioni Alati._

Sembrava una citazione della Vittoria Alata. _Alati? In che senso?_

_Cala di Rondine, è un villaggio qua vicino. Per questo alati._

_Che fantasia..._

_Logicamente il primo sospetto ricade su quelli dell'A.R.C.A.._

_Aspetta... A.R.C.A.... Architetto._

_Bravo. È lo stesso che ho pensato anche io. Ma visto che non sono così stupidi da auto-citarsi come colpevoli involontariamente, le opzioni sono tre: o non c'entrano niente, o qualcuno voleva far ricadere la colpa su di loro... o loro volevano provocare direttamente l'A.S.S.E., e quindi dichiarare battaglia aperta._

_Ma noi non conosciamo l'opzione esatta._

_Infatti. Pertanto potremmo anche incolpare ingiustamente i nostri nemici._

_Quindi cosa ti aspetti che facciamo noi due?_

_Voi siete di Borgo Segreto. Io no. Alcune fonti segretissime mi hanno informato che l'A.R.C.A. trasporta dei carichi via mare da Cala di Rondine a qui. Tuttavia, questi carichi vengono consegnati in maniera occulta e non si sa che fine facciano. Ma potrebbero essere qualcosa come mezzi di propaganda per allontanare la gente dall'A.S.S.E. e avvicinarla a loro. Da parte dell'A.R.C.A. è piuttosto comune utilizzare metodi del genere._

_Tu vuoi che troviamo quei carichi, vero?_

_Ovvio che lo voglio. Voglio capire cosa c'è sotto._

_Ma... il fatto è che non sappiamo di che cosa si parla. Non conosciamo le entità dei carichi. Queste fonti segretissime di cui parli, se sanno di questi fantomatici carichi, è perché hanno visto con i loro occhi di cosa si tratta, giusto?_

_Solo all'incirca. Hanno trovato numerosi resti di cassoni andati in pezzi sul fondale, seguendo la via delle correnti che portano da Cala di Rondine a qui. E portavano il marchio dell'A.R.C.A.._

Ma... tutto qui? Mi sembra molto vago per poter dedurre tutto il resto._

_Be' lo è. Potrebbero anche essere stati portati dalle correnti, ma sono stati ritrovati gli stessi frammenti anche nelle vie sotterranee del villaggio che una volta, in tempi di guerra, venivano usate per le evacuazioni di massa. E sembra che ci siano testimonianze di frequenti via-vai lungo quel tratto di mare._

_Quindi sarebbero i passaggi che utilizzano per distribuire la merce?_

_La cosa è sospetta. Ma visto che la scoperta è recente, l'A.S.S.E. ha piazzato delle sentinelle. Finora non hanno dato rapporto di nessuna anomalia, quindi potrebbero aver cambiato metodo. Di fatto, la gente del villaggio guarda sempre peggio l'A.S.S.E., questo è un dato appurato dalle statistiche, e ci sarà un motivo. E se si scoprisse che le reclute sono state messe ad alto rischio di vita con l'ultima simulazione, sarebbe un altro colpo basso._

_Aspetta, hai detto che la gente guarda male l'A.S.S.E.. E la causa potrebbe essere questa propaganda occulta?_

Mi venne in mente Chiko qualche momento prima, le sue parole. "Lo sai che sei partito per l'A.S.S.E. e ti sei iscritto come recluta senza dirmi niente? Sai quanto è tremendo, pericoloso e malfamato questo posto?". "Infermieria, bordello, ormai si assomigliano tutti!" Poteva aver ricevuto qualcosa. Continuai a far affiorare i ricordi. "Consegne per Grumpig". Grumpig era pieno di riviste. Riviste... propaganda... _Credo che potrei avere un sospetto._


Lunghetto è lunghetto, ma mi sa che è venuto diviso in tre perché ho preso male le misure e il secondo messaggio risultava troppo lungo

 

Capitolo 5 – L'architetto (terza parte)

_Dai, muoviti!_

_Arrivo, ma tu rallenta! Cos'è tutta questa fretta?_ Cynda mi stava dietro, tenendo difficilmente il passo, mentre percorrevamo il viottolo in discesa e il villaggio si infittiva sempre di più di abitazioni.

_Squi! Ci siamo quasi, ferma un secondo! Non mangio qualcosa che non siano caramelle gommose da stamattina!_ bastò quel pensiero perché i morsi della fame mi attanagliassero lo stomaco. Ero così preso nel mio intento che avevo dimenticato tutto il resto.

_Ah Cynda, l'Architetto non aspetta i nostri comodi!_

_Si, ma se non vuoi che svenga prima di arrivare sul posto, devi permettermi di sostare qualche secondo, solo per riprendere fiato!_

_Ti ricordo che se non ci sbrighiamo non arriviamo in tempo per la cena. Vuoi saltarla?_

_Io non volevo proprio allontanarmi da là. E ci perdiamo tutto il cibo buono!_

_Sei una mezza calzetta._ lo provocai, sperando che così massimizzasse i suoi sforzi.

_Non sono una mezza calzetta, sei tu che fai il fenomeno. Ti ricordo che..._

_Si, si, quello inesperto qui sono io. Ho capito._ Forse ero io a dovergli ricordare che ero diventato anche più abile di lui in poco tempo. Il miei panni mi stavano ormai perfettamente addosso.

All'entrata del negozio c'era come al solito un andirivieni di gente che non aveva nulla di meglio da fare che sorbirsi il fetore di quel porcile. Nemmeno le code alle casse del supermercato erano paragonabili. I Pokémon tornavano a casa col sorriso, come dopo una chiacchierata al bar. Grumpig doveva essere abile ad intrattenere i clienti, tanto che per molti doveva essere diventato come il mercato abituale della settimana. E io non amavo particolarmente i mercati di paese che aprivano in centro. Si accompagnavano sempre a un puzzo di pesce crudo, di fritto, di esotico, del fiato delle persone che si accalcavano alle bancarelle. Appena riuscimmo a entrare, dopo aver atteso che la coda si accorciasse, provai qualcosa di simile, ma ancor più nauseante. _Non ne sentivo la mancanza..._

Venuto il nostro turno, Grumpig ci accolse con un largo sorriso. _Benvenuti, giovanotti, fa sempre piacere avere nuovi clienti! Cosa desiderate? Sarà vostro, non c'è oggetto di cui non possa entrare in possesso._ Strizzò l'occhio. _Provate a farmi indovinare, vi mancano un paio di occhiali da sole. In questo periodo dell'anno tutti cercano le nuove lenti..._ Era partito con un fiume di parole, senza che avessi nemmeno il tempo di dire la mia, tra un respiro e l'altro.

_No, niente occhiali, Grumpig, ci dispiace._ fui costretto a impormi alzando il tono di voce.

_Oh accidenti, credevo di averci azzeccato._ Rimise al loro posto gli occhiali dalla montatura in plastica, sgargiante di colori, che aveva appena tirato giù da qualche parte, in mezzo al mucchio di roba che pendeva sulla sua testa, incollata al soffitto in chissà quale modo. Sebbene tutto fosse apparentemente privo di un ordine, sembrava che sapesse benissimo come muoversi, secondo un criterio tutto suo.

_Ah... stiamo cercando due cose. La prima è una persona._

Grumpig mi guardò di sbieco, come alla ricerca di un particolare che sfuggiva ai suoi occhi. _Ma sì. Certo, mi ricordo di voi due. Siete gli amici di Chikorita._

_Una bella memoria, per avere così tanta gente che viene a farti visita._

_Oh, modestamente... be' tendo a ricordarmi delle persone che mi suggeriscono qualcosa di diverso dal solito._ Si strofinò una delle perle nere in fronte, come un terzo occhio che potesse vedere al di là delle apparenze.

_Diverso?_

_Già. Ehi non allarmatevi, io sono un giocherellone, ma qualcosa mi dice che hai qualcosa di decisamente interessante da raccontare._

_Ah, non credo, io... no._ La capacità intuitiva di Grumpig mi turbava, specialmente perché era il primo che avevo messo nel mirino dopo le recenti rivelazioni. Questo fare sfoggio della sua simpatia poteva essere una sorta di arma di difesa per allontanare i sospetti dal suo conto?

_ Mi sarò sbagliato. Dunque, cercate Chikorita?_

Cynda si fece spazio, spingendosi oltre la mia spalla, contro cui urtava da un po' nel tentativo di passare avanti. _Sì. Un indirizzo, un posto dove trovarla._

_Vediamo..._ Le dita di Grumpig si posarono vicino a una grossa pila di riviste. "La Gazzetta della Rondine".

_E vorrei acquistare una di quelle._ Interruppi i suoi pensieri.

_Oh. La gazzetta! Le tengo qui vicino perché la gente non fa altro che richiederle, sono sempre più in voga, sempre più in voga! Fantastico, è a un buon prezzo e non mancano le notizie più interessanti e dato che siete simpatici posso anche farvi lo sconto!_

Come fare abboccare all'amo un nuovo cliente. Non potevo dire che facesse male a tentare.

_Gentilissimo. E posso ricambiare il favore... una a testa, dato che è scontata._

Era evidente come Cynda si stesse chiedendo a cosa mi servissero due riviste anziché una soltanto. Ero consapevole che avrebbe sborsato il denaro al posto mio, ma non avevo scelta, se volevo verificare ogni possibilità.

_A voi, le vostre riviste. Oh, e..._ tirò fuori una penna e un bigliettino. _L'indirizzo della vostra amica._

Grumpig era chino sul foglietto. Una scintilla d'argento baluginò ad una distanza dalla sua guancia quanto bastava per solleticarla. Cynda si portò le mani alla bocca preso da un improvviso spavento e osservò uno shuriken ruotare attorno al negoziante , per poi fare retromarcia con l'effetto di un boomerang e sibilare vicino a sé, sparendo alle sue spalle. Mi guardò, io impassibile non lo degnai della mia attenzione. Forse pensò di esserselo immaginato.

Grumpig alzò la testa, guardandosi attorno come colto da un presentimento, ma con l'aria di chi ignorava completamente cosa fosse appena successo. _Ecco qua._ ci porse l'indirizzo.

_Grazie! È stato un piacere!_

_Piacere tutto mio! Tornate ancora da queste parti. Ho la tendenza ad affezionarmi ai clienti._

_Oh, non preoccuparti, ho l'impressione che ci torneremo ancora._

_Ben venga! Arrivederci!_

Cyndaquil rimase bloccato, ancora a cercare quell'oggetto che era passato così velocemente da sembrare uno scherzo della mente. Ma non lo era affatto. La fila di gente spingeva infastidita dalla sua presenza, esattamente tra i piedi, che bloccava il passaggio al bancone. Cynda si scostò mortificato e mi raggiunse, presso l'uscita. _Dov'è?_

_Di cosa parli?_ Sapevo benissimo di cosa stava parlando.

_Treecko. Lo shuriken... da dove...?_

_Treecko?_ Feci scintillare tra le dita la stella metallica che avevo lanciato.

Cynda, sbigottito, si ritrasse. _Tu? Hai... come cavolo hai fatto? P-perché? Quella mossa... sai quanto hai rischiato?_

_Lo so. Ci toccherà rischiare sempre. È questo che vuole l'A.S.S.E., no? Dobbiamo essere brillanti, cominciare a farci notare._ Ringraziai Tree e la sua lezione sull'utilizzo degli shuriken della sera prima, quando volle regalarmene uno.

_Ma da dove l'hai tirato fuori? Dal guscio?_ Cynda scuoteva la testa.

_Cosa c'è che non va?_

_Forse non dovevamo accettare questa missione. In quanto tempo hai imparato a usare quell'affare? Te l'ha insegnato lui, vero?_

_Be' sì. Uhm... un'oretta. Se vuoi ti spiego, in realtà è semplice._

_No!_

Qualcosa stava decisamente andando storto. Cynda era arrabbiato, ma non era la solita rabbia, quella rabbia infantile che l'aveva fatto andare su di giri più di una volta.

_Ok, mi spieghi che hai? Andava tutto bene fino a un attimo fa._

_Ma non lo vedi? Sei venuto qui, imbranato, indeciso, spaventato, non sapevi da che parte girarti. Prima non prendevi in mano uno spiedino di bacche e adesso ti metti a tirare shuriken alla gente come se nessuno si accorgesse di niente? Ti avranno visto. Ti sei montato la testa?_

Così proprio non andava. Non mi era neanche passato per la testa ciò di cui stava parlando. Cyndaquil era sempre stato dalla mia parte e per me non era cambiato nulla. Solo perché ora cercavo di dimostrarmi all'altezza del mio rango di recluta, non gli andava bene? _Cynda, calmati._

_Non ci riesco._

_Ma che ti prende? Non sarai mica... geloso?_

_Geloso? Ma per favore, mi hai preso per un bimbo di 2 anni?_

_Be', certe volte..._

_Cosa? No, ti prego, non finire quella frase. Fai come Treecko. Prima a momenti ti mettevi in ginocchio perché ti dispiaceva che pagassi al posto tuo, ora compri quello che ti pare senza dirmi niente!_

_Ma non c'era tempo, come facevo a dirti cosa avevo in testa? E poi Tree non ha fatto niente di male. Io mi fido di lui._

_Allora vacci!_

Non volevo rendermi conto di quello che stava succedendo. Una lite nata per le sue paranoie, questo era.

_E non me lo faccio dire due volte._ girai i tacchi, e tirai dritto, mentre il rimorso tentava di frenarmi come una catena che mi inchiodava a terra. Io che come una bestia tentavo di strappare le cinghie per correre via. Un lembo tagliente di carta mi tagliò un dito. Mi fermai per bagnarlo con la saliva ricordando il foglietto che stringevo tra le mani. Lessi l'indirizzo dietro alla macchia di sangue che si allargava, facendo sbavare l'inchiostro. Zona est.

 

La porta si aprì di scatto, Chiko si presentò ancora seccata, le tracce della discussione precedente. Il sole era ormai calato, ma potevo distinguere l'espressione contratta. Mi squadrò. Lo shuriken in una zampa, le riviste con il foglietto nell'altra. Il suo sorriso prese timidamente forma. _Sei venuto fin qui per chiedermi scusa?_

Quello che non avrei mai voluto che mi chiedesse. Non riuscii a fiatare. Il sorriso di Chicko scomparve e le sue labbra di assottigliarono. _Ovviamente no._

Voltò le spalle, rientrando. Le venni dietro.

_Ehm, scusa. Sono successe un po' di cose._

Notai subito l'ordine maniacale, come mi sarei aspettato, Il divanetto intatto come dietro la vetrina di un negozio, i cuscinetti disposti con cura e buongusto, al centro dominava un guanciale fucsia a forma di cuore. La sottile stuoia che fungeva da tappeto si presentava senza un minimo difetto o una scucitura, i ricami sui bordi non facevano una piega, come appena stirati. I mobili in legno ospitavano numerosi set di tazzine da tè, tovagliolini, piattini e vassoietti, nei pressi di quello che avevo imparato a distinguere come il focolare. Sul tavolino rotondo era piazzata una candela spenta e un vasetto con un mazzolino di fiori di prato. Il soffitto era decorato con stelline fosforescenti, al centro pendevano dei campanellini, che fungevano anche da lampadine per illuminare la stanza. Sulle pareti, ghirlande e fotografie di paesaggi. Sul tappeto, uno accanto all'altro, morbidi peluche di Pokémon. L'avrei definita, nel complesso, molto graziosa. Sprofondai sul divano, stanco morto.

_Ma prego, come se fossi a casa tua, eh!_ disse con una certa irritazione, come se un barbone fosse appena entrato in casa.

_Sì, è comodo._

_E il mio cuscino cuoricino preferito, sta soffrendo schiacciato dal tuo guscio!_

_E quello sono io?_ Notai un peluche di Squirtle appena accanto al divano.

_Oh, no, è molto più carino._

_Fino a qualche giorno fa non sapevi nemmeno che specie di Pokémon fossi... l'hai comprato di recente._ le rivolsi un sorriso compiaciuto. Colta nel segno.

_Uhm no, non c'è bisogno di conoscere la specie per comprare un peluche!_

_Certo..._

_La smetti di stravaccarti?_ Si sedette sull'altro divanetto che mi stava di fronte, con una finezza che suonava inappropriata se confrontata a tutte le volte che mi sbraitava contro.

_Il tuo cuscino cuoricino è così morbidoso..._ Lo strinsi tra le braccia apposta per provocarla.

_Piantala! Mi vuoi dire che sei venuto a fare?_

Io mi rimisi seduto, facendo scivolare i palmi sulla fronte. _Ci sono delle cose che devo chiarire._

Alzai lo sguardo. Chiko si era acquietata. Doveva aver compreso, in quel mio gesto e nella mia voce stanca, quanto quella giornata mi avesse fatto a pezzi.

_È duro il lavoro là dentro?_

_ Un pochino._

_ Non fare l'eroe. È duro. E hai litigato con Cyndaquil._

Da cosa l'aveva dedotto? Il sesto senso delle ragazze era facile da rendersi insopportabile e imprevedibile.

_Cosa? Non ho litigato con Cynda, lui era così stanco e..._ Mi fece gli occhi di chi non si lascia incantare dalle sole parole. _Va be', ho litigato con Cynda, ma comunque non c'entra._

_Quindi non sei qui neanche per questo. Non ti sono mancata nemmeno un pochino in questi due giorni, che devono essere stati lunghi?_

Effettivamente le volte che avevo pensato a Chiko in quelle ore erano... zero. Non avrei neanche avuto il tempo materiale di farlo. _Ma sì, certo, solo che sai com'è, sei preso da tutte quelle novità..._

_Allora ce ne sono di cose interessanti da dire._

Non avevo intenzione di raccontare tutte quelle folli esperienze. _Be' diciamo che ci sono cose interessanti da tacere, non da dire._

Chikorita si indispettì, ma non volle farmi l'ennesima ramanzina, per mia fortuna. _Allora spara! A quanto pare solo tu puoi fare domande!_

E non vedevo l'ora di farle. Ma dovevo trovare il modo si porle senza destare sospetti sulle mie intenzioni. Iniziai con un falso giro di parole. _Non so, è che ho discusso con Cynda e avevo bisogno di qualcuno con cui sfogarmi._ Questo avrebbe dovuto avere un effetto conciliante. _E sei la prima a cui ho pensato. Non conosco altri, qui. Può sembrare contraddittorio, ma come ho già detto, non voglio parlare direttamente del diverbio, ma di altro. Per distrarmi, insomma._

Lei si mise in ascolto, anche se non era convinta di quanto il mio discorso avesse senso.

_Per esempio, quando ti ho rivista oggi, mi venuta in mente una curiosità che mi frullava in testa da un po'. Il tuo lavoro da Grumpig... voglio dire le consegne... come ci sei arrivata? Voglio dire, perché in quel posto?_

Chiko sbatté le palpebre. La domanda c'entrava poco con i resto ed escludeva tutto ciò di cui probabilmente avrebbe voluto parlare.

_Ma che importa? Era un lavoretto facile. Non voglio dire che adoro Grumpig e il suo bazar strampalato, ma ci passo solo per recapitargli del materiale._
_Sì be'... tra tutti i posti che c'erano... Aspetta, che materiale?_
_Oddio, quanto sei curioso. Del... ma guarda, ne hai una in mano! Vedi, una gazzetta. Sei stato da Grumpig?_

Celai un sorriso che prese spontaneamente piega sulle mie labbra. _Sì. Per cercare il tuo indirizzo. Quindi fai la postina di riviste dell'A.R.C.A.._
_Postina..._ lo disse come se il termine la declassasse. _Insomma, consegno quelle riviste una volta la settimana, ma ho il mio posto di lavoro fisso come assistente estetista._

_Assistente estetista?_ Potevo aspettarmelo da una che curava così finemente l'apparenza. Insomma faceva la parte della segretaria carina, l'aiutante del dentista che ti sorride mentre ti torturano la cavità orale, la valletta che fa bella figura accanto al presentatore di uno show. Quella era l'idea. _Ma dai. Poi ti stupisci se trovo fuori luogo il tuo secondo incarico? Come ti ha convinta Grumpig? Ti paga una cifra?_

_“Una cifra”! No, è uno stipendio veramente molto modesto, ma che ti permette quelle sottigliezze in più senza accedere direttamente ai tuoi risparmi nel salvadanaio. Ho incontrato Machop proprio sul posto di lavoro, quando mi ha fatto la proposta._
_Machop?_
_Mi consegna le riviste la mattina appena fuori paese. Ho il mio carrello personale per il trasporto, sai?_

_Perché non le porta direttamente lui a quel punto?_
_Oh no, lui ha solo il compito di controllare che la merce sia ok. È molto semplice la cosa. Gli arrivano le riviste, lui le controlla, me le passa e io le porto a Grumpig._

_Una specie di Check out. Ce ne sono altri come te?_
_Sì... sì, anche in altre zone della città vengono distribuite. Ma perché ti interessa tanto? Sei un fan della rivista? Tu nascondi qualcosa. Non sei venuto per sfogarti vero? Tu volevi delle informazioni precise per... non so quale scopo._

Evidentemente non ero così bravo a nascondere le cose. Non potevo mentire a lungo. Forse un bravo esploratore lo avrebbe fatto. Ma aveva ragione Cynda. Ero ancora un nessuno che si era montato la testa. Forse avrei solo dovuto essere me stesso.

_Sì... sì è vero. Volevo farti delle domande perché sto cercando di risolvere un enigma. Mi spiace, non volevo usarti._

_Quindi non hai neanche preso in considerazione per un secondo l'idea di venirmi a trovare perché magari mi avrebbe fatto piacere?_

Non osai guardarla in faccia. Ero spesso egoista di natura, tendevo a fare il mio interesse e a prendere in considerazione gli altri solo in secondo piano, finché non mi rendevo conto di sbagliare.

_No..._

Chiko si alzò si avvicino. Stava per arrivarmi un altra sberla, me lo sentivo. La foglia carezzo solo la mia mano. _L'hai ammesso. Va bene così. Vuol dire che non eri così indifferente alla cosa._

Rialzai lo sguardo. Era un'altra persona? O ancora non conoscevo tutte le sfumature del suo carattere?

_Ti è precipitato tutto addosso e adesso ti senti troppo coinvolto in tutto questo, ti sembra tutto così esaltante, vero?_

Lo era. Era un avventura mozzafiato. Era anche una prova di vita, lontano da tutto ciò che conoscevo. Era magia allo stato puro. Folle sì, ma mi faceva sentire vivo come se fino ad allora fossi sempre stato chiuso in una stanza vuota. Come per un bambino che appena nato ha visto il mondo per la prima volta, inizialmente era stato un trauma, ma poi era tutto da scoprire ed ogni passo avanti accresceva le mie emozioni fino a renderle fiori controllo.

_Oh sì. Senza limiti. Conosco una canzone, si chiama Don't Look Down... che significa "non guardare giù", in una lingua del mio mondo. Credo sia vero. Non devi mai smettere di credere in te stesso. Credere di poter fare qualsiasi cosa, persino toccare il cielo._

_Certo, ma non sempre da solo._

_Io non sono solo._ Avevo un amico. Si stava ripetendo quello che era successo la mattina prima di entrare nell'A.S.S.E.. Ero ancora convinto di non essere nel torto, non l'avevo mai rifiutato per le mie manie di protagonismo, ma fatto stava che dovevo andarlo a riprendere. _Cynda è sempre stato con me. E non voglio fare l'indifferente adesso. Devo trovarlo._

_Cynda... adesso corri via?_

_Ripasserò._

_Ma... hai saputo almeno quello che volevi sapere?_

_Forse. Dove ti incontri con Machop la mattina?_

In futuro ci sarebbero stati momenti migliori per parlarle, quello non ne faceva parte. Il sole era già calato.

_Verso il promontorio appena fuori paese, percorrendo la spiaggia in direzione opposta all'A.S.S.E.. C'è un vecchio negozio di dolciumi, ma è sempre chiuso. Spero che tu non stia cercando di cacciarti nei guai._

Il modo in cui la stavo lasciando equivaleva a liquidarla e si leggeva benissimo nell'espressione del suo volto che l'avrebbe presa esattamente così.

_Devo andare._ Mi frenai sulla soglia, la zampa sulla maniglia della porta, sbirciando dietro al guscio con la coda dell'occhio. _Ci sono troppe cose in sospeso._

_Almeno annota anche la nostra chiacchierata tra le cose in sospeso._

Lasciai che intravedesse un sorriso di profilo. _Ah... non so, potrei annotarlo sulla mia agenda se ci sta._

_Fila, scemo!_

Mi richiusi la porta alle spalle con un ultimo cenno di saluto. Un respiro profondo, un attimo per fare il punto della situazione, il brulicare di gente di ritorno dal lavoro la sera che mi accompagnava, e mi dileguai.

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Ciaoss

Eccomi a commentare, finalmente. Auguri per il tuo compleanno che è stato tipo un mese fa ( vabbè, meglio tardi che mai)

Capitolo bello lungo, come piacciono a me, in cui succedono una marea di cose. Di questo architetto non si ancora nulla, ma sembra un tipo tosto. Questa storia della propaganda non tanto occulta dell'ARCA ha del surreale, vediamo che ci dirai nel prossimo capitolo.

Confermato il carattere emotivo e permaloso di Cynda, va trattato con le pinze sto tipo.

Che forza chiko, mi fa morì, è proprio una stronzetta, capricciosa e pure gelosa. Chissà se nascerà una storia d'amore tra pokemon.

Treeko continua ad essere un figo e riolu spacca il culo a tutti, tutto nella norma.

Questa cosa dell'evoluzione reversibile non mi è piaciuta, non ne capisco il senso.

quella parte del ragazzo in coma mi fa supporre che sia tutto frutto dell'immaginazione, non riesco a pensare ad altro.

Vorrei poi dire una cosa su come descrivi i pokemon. Io eviterei la descrizione particolareggiata nei minimi dettagli, ricca anche di similitudini e paragoni. Può sembrarti che essa ottenga un buon effetto, ma non è proprio così. Cerco di spiegare perché:

1) si sa già come sono fatti i pokemon

2) la descrizione prende troppo spazio, risulta lunga, noiosa ed è difficile da capire

3) conseguenza diretta del punto 2 e di una difficoltà oggettiva nel voler rendere tutti i particolari di figure così complicate, la descrizione non rende. Forse ti sembra il contrario, perché tu puoi visualizzare l'immagine precisa di ciò che vuoi rendere nella tua mente, ma per il lettore non è proprio così. non mi si forma un'immagine precisa e particolareggiata di quel che vuoi mostrarmi, anche perché la fantasia non è così attenta ai particolari

4) sembra che tu voglia a tutti i costi rendere minuziosamente la figura descritti, è come se risultassi schiavo della descrizione e il tuo stile non fosse del tutto naturale. Basti notare che talvolta sei costretto ad adottare una successione di proposizioni collegate per asindeto, quasi a caso, che sembra dire " non so come rendere questa cosa, quindi me la sbrigo così a caso".

Descrizioni meno attente a particolari irrilevanti, ma più a cogliere la figura in generale, più snelle, agili, con paragoni più comprensibili e limitati (i migliori, direi, sono quelli con gli animali) per me renderebbero molto di più. Non sempre più una cosa è complicata e particolareggiata, più va bene.

Queste cose risultano evidenti dalla descrizione che dai di elctivire e del tynamo, tanto per dirne due. Prova a rileggerle in questa ottica. Ovviamente, se continueranno a piacerti non cambiarle, magari mi sbaglio io.

È un discorso complesso, che andrebbe sviluppato ulteriormente. Per ora, però, mi limito a dire questo.

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Ciaoss

Eccomi a commentare, finalmente. Auguri per il tuo compleanno che è stato tipo un mese fa ( vabbè, meglio tardi che mai)

Capitolo bello lungo, come piacciono a me, in cui succedono una marea di cose. Di questo architetto non si ancora nulla, ma sembra un tipo tosto. Questa storia della propaganda non tanto occulta dell'ARCA ha del surreale, vediamo che ci dirai nel prossimo capitolo.

Confermato il carattere emotivo e permaloso di Cynda, va trattato con le pinze sto tipo.

Che forza chiko, mi fa morì, è proprio una stronzetta, capricciosa e pure gelosa. Chissà se nascerà una storia d'amore tra pokemon.

Treeko continua ad essere un figo e riolu spacca il culo a tutti, tutto nella norma.

Questa cosa dell'evoluzione reversibile non mi è piaciuta, non ne capisco il senso.

quella parte del ragazzo in coma mi fa supporre che sia tutto frutto dell'immaginazione, non riesco a pensare ad altro.

Vorrei poi dire una cosa su come descrivi i pokemon. Io eviterei la descrizione particolareggiata nei minimi dettagli, ricca anche di similitudini e paragoni. Può sembrarti che essa ottenga un buon effetto, ma non è proprio così. Cerco di spiegare perché:

1) si sa già come sono fatti i pokemon

2) la descrizione prende troppo spazio, risulta lunga, noiosa ed è difficile da capire

3) conseguenza diretta del punto 2 e di una difficoltà oggettiva nel voler rendere tutti i particolari di figure così complicate, la descrizione non rende. Forse ti sembra il contrario, perché tu puoi visualizzare l'immagine precisa di ciò che vuoi rendere nella tua mente, ma per il lettore non è proprio così. non mi si forma un'immagine precisa e particolareggiata di quel che vuoi mostrarmi, anche perché la fantasia non è così attenta ai particolari

4) sembra che tu voglia a tutti i costi rendere minuziosamente la figura descritti, è come se risultassi schiavo della descrizione e il tuo stile non fosse del tutto naturale. Basti notare che talvolta sei costretto ad adottare una successione di proposizioni collegate per asindeto, quasi a caso, che sembra dire " non so come rendere questa cosa, quindi me la sbrigo così a caso".

Descrizioni meno attente a particolari irrilevanti, ma più a cogliere la figura in generale, più snelle, agili, con paragoni più comprensibili e limitati (i migliori, direi, sono quelli con gli animali) per me renderebbero molto di più. Non sempre più una cosa è complicata e particolareggiata, più va bene.

Queste cose risultano evidenti dalla descrizione che dai di elctivire e del tynamo, tanto per dirne due. Prova a rileggerle in questa ottica. Ovviamente, se continueranno a piacerti non cambiarle, magari mi sbaglio io.

È un discorso complesso, che andrebbe sviluppato ulteriormente. Per ora, però, mi limito a dire questo.

Ahah grazie per gli auguri =)

Immaginavo che l'evoluzione lampo non sarebbe stata molto apprezzata, e capisco anche benissimo il perché, snatura i Pokémon, ma ho voluto correre il rischio.

Sarà che amo i Digimon alla follia, ma non mi da fastidio.

Quanto alle motivazioni, spiego subito: l'evoluzione è un elemento che mi affascina molto, troppo per non introdurlo e per non rendere i protagonisti capaci di evolversi. Tuttavia, non sopportavo l'idea di un'evoluzione permanente. I miei personaggi mi piaccioni così, nel loro stadio più semplice, che è lo stesso motivo per cui si sceglie si scrivere una storia che parla di ragazzi e non di adulti, non so se mi segui.

Oppure lo stesso motivo per cui quando giocavo a mistery dungeon mi dispiaceva da morire far evolvere i miei due scricioli verso la fine del gioco (anche se poi ero troppo tentato per non farlo).

Per cui ho trovato un compromesso, anche se mi rendo conto che possa, almeno inizialmente, lasciare l'amaro in bocca.

Per le descrizioni, il discorso non era tanto impressionare con le similitudini e quant'altro, ho capito bene ciò che vuoi dire. I motivi per cui mi dilungo nel descrivere i Pokémon sono 3:

1) Lo so che dato che siamo in un forum di Pokémon la cosa è assurda, ma ho immaginato che il lettore potesse non avere idea di come sono fatti

2) Sono un perfettino e dato che i Pokémon sono una delle mie passioni, se non li rendo nei minimi dettagli sono insoddisfatto.

3) Considerando le prime due premesse, a questo punto dovevo trovare un modo di descriverli che non fosse semplicemente: (es. electivire) ha una striscia sulla fronte, due antenne sul retro, il pelo di colore giallo e nero etc... che suona veramente molto male.

Volendo c'è anche un 4) È una cosa che mi diverte.

Btw, speravo non fosse così pesante e quindi mi interessa di più questo. Ho finito il sesto capitolo, ma dal settimo eviterò le descrizioni lunghe. Anzi, grazie della segnalazione!

Conclusione: molto lieto che in generale i personaggi e la storia abbiano fatto effetto e i tuoi commenti sono sempre una goduria.

Ps: finora i capitoli stanno andando dilungandosi, il sesto sarà un po' più breve

Modificato da Veemon Tamer

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Capitolo 6 – Non si gioca col fuoco (prima parte)

 

Non c'è tempo, Danny. Non c'è tempo. Tic-toc, tic-toc, tic-toc...

Qualche rintocco sordo. _Qualcuno è in camera?_ Pachirisu bussava alla porta.

Era già mattina. Socchiusi gli occhi mentre il sonno tentava di riabbassare le mie palpebre. Il sole era affettato attraverso le persiane. Cyndaquil era accoccolato sul suo giaciglio, dormiente, il sorriso pacifico regalato forse da un dolce sogno. L'orologio digitale che avevo impostato sullo schermo di SAV segnava le 6:30.

Non avevo decisamente bisogno che Pachirisu mi facesse anche da chicchirichì mattutino.

_Sparisci._ farfugliai rintanandomi sotto le coperte.

_Novelle reclute? Vi perdete una così bella mattinata!_

Cynda socchiuse gli occhi e si levò dopo una stirata degna di uno Snorlax. _Dai Squi. Siamo solo ai primi giorni._

Pachirisu doveva solo ringraziare di non poter vedere l'occhiataccia che gli rivolsi attraverso il legno della porta.

_Avanti, o i vostri coach si indisporranno!_

_I nostri coach? Cynda..._ I miei occhi scattarono in direzione del mio compagno, che con andatura ambulante tastava la parete di vetro del bagno per trovare la maniglia. _Cynda, è a destra la porta... Ma non era questo che volevo dire._

_Per Arceus, sto perdendo colpi!_

_No, sei solo un tantino rincretinito dalla stanchezza. Entrambi lo siamo._

La prima esplorazione era stata devastante. I muscoli delle gambe protestavano mentre tentavo di alzarmi dal letto, inviando impulsi doloranti al sistema nervoso, come lamenti. "Ehi, questo è sfruttamento abusivo!" sembravano gridare. Come se non bastasse, per una volta la mia coda non dava segni di voler attivare la modalità-bastone per aiutarmi a reggermi in piedi.

_Come va il braccio?_

Già, perché stavo trascurando la parte più debole del corpo. _Non c'è male. Sai, mi stavo appunto chiedendo che cosa ci toccherà oggi. Insomma, ieri è stata una giornata fin troppo piena perché mi venisse in mente di chiedertelo._

_Ma veramente ne so quanto te. Non ci siamo staccati un secondo l'uno dall'altro... o quasi._ Gesticolò come per scacciare il ricordo di quel momento di tensione che c'era stato il giorno prima e che non si era tecnicamente ancora risolto. _Insomma, penso che ce lo diranno._

_Non credo. Ma ho tutta l'idea che stamattina ci tocchino gli allenamenti privati._

_Vuoi dire..._

_Sì. Io andrò con Electivire, e tu sei affidato alla sorte._

Cynda deglutì come per mandare giù un boccone intero, difficile da digerire. _Guardiamo il lato positivo: nessuno può essere peggio di Conkeldurr, che è assegnato già a Treecko._ Si voltò lentamente cercando quello sguardo confortante che sapeva che non gli avrei rivolto.

_Io ci penserei due volte prima di dirlo._

_Reclute, diamoci una mossa, su con la vita!_ Pachirisu non si era ancora dato per vinto.

_Ma è ancora lì? Come fa a fare il tour di tutte le camere?_

_Non chiediamocelo, Squi. Forse non ne ha bisogno._ Alzò quindi il tono di voce per parlare a Pachirisu _Ci siamo quasi! Qualche minuto!_

La porta del bagno si aprì con il cigolio tipico del vetro. Persino per lui, il mattiniero, sarebbe stata un'impresa essere pronto velocemente. Mi aiutò la fretta, che accelerava tutti i miei pensieri e le mie azioni. Fretta di arrivare a quella sera e risolvere il mistero che si insidiava in quel posto, di scoprire cosa aveva affetto Minccino, di ritrovare la via di casa.

Quando uscimmo dalla stanza, Pachirisu era ancora lì – o già lì – che ci aspettava.

_Qual visione!_ mi divertii a prenderlo in giro.

L'altro si limitò a storcere il naso. _Vi aspetta una giornata intensa._

_E ti pareva..._ bisbigliai rivolgendomi al compagno di stanza.

_Mi incaricherò spontaneamente di accompagnarvi dai vostri allenatori per l'allenamento privato._ Le mie conclusioni si rivelarono esatte. _Ho pensato che potesse esservi utile una guida. E vi consiglierei di darvi una mossa, ma fate in ogni caso una buona colazione. Vi servirà._

_Visto che siamo di fretta..._ cominciò Cynda.

_Sì, infatti, è meglio se acceleriamo il passo, ottima idea._ lo interruppe l'altro, evitando abilmente che l'ascensore venisse nominato.

 

Settore allenamenti. Stanza 74. Sembrava il sotterraneo di un castello medioevale, dove veniva custodita l'armeria. Dalle pareti pendevano fucili, spade, lance, archi, balaustre, armi che non riuscivo a identificare. Se le pareti fossero state spoglie, la stanza, con tanto di parquet, avrebbe avuto l'aspetto di un dojo del kendo.

Electivire aspettava, seduto in posizione meditativa. _Allora, quanto ti senti pronto per cominciare da uno a dieci?_ Mantenne gli occhi chiusi, senza neanche rivolgermi il saluto.

_Cosa? Io... sette._
Electivire aprì gli occhi, sorridendo. _Allora puoi anche tornartene in stanza._
_Electivire, ti devo parlare. Ho scoperto delle cose fors..._
Electivire portò l'indice alla bocca, segno di fare silenzio. _In questa stanza, io sono il tuo maestro. Tu sei il mio allievo. E tutto il resto può attendere. Sono qui per non sprecare neanche un minuto delle mie ore._ Si alzò in piedi di scatto. _Sei arrivato pensando che sarebbe stato meno pesante? Meno dura che se ti fossi trovato Conkeldurr di fronte? Ragazzo, cominci male. E quando ti chiedo quanto ti senti pronto cosa mi devi rispondere?_ Alzò il tono di voce in un crescendo fino ad arrivare a gridare.

_Sei sicuro di stare bene?_
Electivire si abbandonò ad un sospiro, lasciando sciogliere le braccia, che teneva rigide al petto. _Potevi lasciarmi il mio momento._
Mi aspettavo una reazione del genere. Doveva aver studiato teatro, non era la prima volta che metteva in piedi una simile scena.

_Posso parlarti ora?_
_No. Siamo qui per allenarci, Squirtle, non per discutere di altre faccende._

Avrei dovuto capire che per quanto si fosse calato nel personaggio solo per finzione, quando parlava faceva sul serio. _Va bene. Mi sembra giusto. Allora da cosa cominciamo, maestro? Posso imparare ad usare qualche mossa utile?_
_No._
_Ah... combattimento corpo a corpo?_
_No._
_Prendo a pugni il sacco?_
_No._
_Meditazione e pace interiore?_
_No e ancora no, non devi sparare cose a casaccio, stammi a sentire!_

_Ma mi hai escluso praticamente qualsiasi possibilità._

Electrivre fece un ampio gesto. _Forse non hai notato cosa ti sta intorno._

Posai lo sguardo sulle armi pesanti. La cosa non mi piacque per nulla. Un killer. Stavo diventando un killer. _Vuoi insegnarmi ad uccidere?_

Electivire non rispose, ma si avvicinò a una parete. Prese un'asta di legno, una spada di metallo pesante, una sorta di pistola, una lunga corda sottile, un arco e una faretra di frecce, una catena a cui era legata una sfera di metallo e posò tutto a terra.

Le palpitazioni del mio cuore accelerarono. _Non voglio fare a pezzi la gente. Non ero venuto qui per questo._
_Stai calmo. Non voglio dare in mano ad una recluta delle armi vere. Sarebbe un disastro._ mi guardò negli occhi, osservando il pallore del mio volto. _Ehi, dico sul serio, datti una calmata! Non ti mostrerò come essere un assassino._
_A te l'hanno insegnato?_
Electivire riprese l'asta di legno e la rigirò tra le dita. _Col tempo impari ad accettare cose che prima risultano ostili. Crudeli._
_Hai mai messo in pratica ciò che ti hanno insegnato?_ La domanda era molto diretta e molto chiara, non gli stavo chiedendo se aveva imparato ad usare bene un'arma da fuoco.

_Mi stai chiedendo se ho mai ucciso qualcuno?_ Lui fece un sorrisetto. _Ovviamente escludendo i Gyarados selvatici... Vedi, è proprio questo il punto. Ci insegnano molte cose nella vita, o tentano di farlo._ Electivire fece roteare il bastone, girando su sé stesso e compiendo un salto acrobatico. _Il punto è che siamo noi a decidere come, quando e se metterle in pratica._

Quel salto gli era riuscito così leggero e con una tale classe che sembravano impossibili in rapporto alla sua stazza e alla corporatura massiccia.

_E quindi qual è la riposta alla domanda?_
_Questa. Chi se ne importa di quello che fanno i tuoi maestri. Io ti insegno, tu decidi, hai capito?_
Annuii. Forse era meglio non saperlo sul serio. Non avrei sopportato di avere come insegnante un omicida che mi istruiva nella sua arte. Molto meglio qualcuno che conosceva bene le armi e basta.

_Ti spiego meglio. Le tue ipotesi non erano così errate. Un allenamento di base sul combattimento, questo si aspettano tutti. Ed è quello per cui sono stato incaricato, almeno per le prime lezioni. Ma noi siamo furbi. Oggi pomeriggio abbiamo una prova._
Avevo temporaneamente scordato le prove collettive del pomeriggio.

_Non sarei tenuto a darti istruzioni precise sulla prova, ma di fatto è quello che farò._

Avrebbe ancora una volta trasgredito le regole. Con lui sarebbe stato sempre così. L'ordinario non esisteva. Ciò che le autorità gli imponevano non gli piaceva. Avrebbe fatto di testa sua, mettendo a rischio la sua posizione, in nome di una giustizia in cui credeva.

_La prova che dovrai sostenere non è meno tosta delle sfide di lunedì. Si tratta della trappola mortale._
Il nome era tutto un programma. _In cosa consiste?_
_Ci sono tre cose da cui ti devi guardare: i limiti del campo di gioco, le trappole e le altre reclute ovviamente. Ciascuno ha un ciondolo al collo, con una sfera di vetro, piuttosto ingombrante. L'obiettivo del gioco è distruggere la sfera._
_Se la sfilo dal collo?_
_Non puoi. Il collare è metallico ed è troppo stretto._
Insomma, con qualunque cosa avessero colpito, gli avversari avrebbero mirato molto vicino al volto. I rischi erano enormi.

_Il campo è delimitato, ma il confine non è visibile ad occhio. Sull'interpoké sarà segnata una mappa con cui orientarti, si attiverà solo al momento della prova. Se esci dal confine, la sfera va automaticamente in pezzi, decretando la tua sconfitta._
“Stare dentro al confine” mi ripetevo mentalmente, anche se aveva parlato così velocemente che non ero sicuro di aver memorizzato tutto il resto.

_All'interno del campo, il tuo problema principale non sono le reclute, ma l'ambiente stesso. La variazione di clima avviene drasticamente e in zone limitate. Sul terreno sono piazzate trappole di ogni sorta, che non è sempre facile riconoscere o evitare e che se non ti costano la fine, ti possono danneggiare fisicamente._
Una sorta di campo minato. Sarebbe stato come giocare a prato fiorito, con il dettaglio che nessuna casella era numerata.

_E ci sono i Pokémon selvatici._
_Cosa? Non ho intenzione di avere a che fare con altri mostri, ne ho avuto abbastanza, quelli sono bestiali, non risparmiano nessuno!_

_Non essere sciocco, non faranno entrare un Gyarados in gioco, ovviamente! Saranno Pokémon di scarso livello e il pronto intervento sarà immediato se le cose si dovessero mettere male._

_Immediato come nel Dungeon?_

Electivire si morse il labbro. _Comunque non ho detto che devi sottovalutarli._ ignorò la mia obiezione.

Se Ombra avesse ancora dato l'ordine di non-intervento, il nome trappola mortale sarebbe stato perfettamente azzeccato.

_Poi ci sono gli avversari. Il segreto per metterli fuori gioco è: precisione nei colpi, occhi ben aperti, mosse poco prevedibili._
_Immagino che le mosse Pokémon siano vietate._
_Preciso. Come avrai capito, sta tutto nelle armi e in come saprai usarle. Ti sarà dato scegliere un'arma tra quelle di base: la spada, l'asta, la mazza, l'arco, la frusta e la pistola. E oggi te le farò provare una per una, se vorrai. Tu deciderai quale utilizzare._
_Vuoi dire sul serio?_
_Non sono armi serie. La spada non è tagliente, l'asta è un semplice bastone di legno, la mazza culmina in una sfera di materiale abbastanza leggero, anche se a vederla così ti può sembrare piombo o non so cosa, la frusta è anch'essa costituita di un materiale apposito per attutire i colpi, così le frecce dell'arco non sono troppo pericolose e la pistola funziona con un laser non più doloroso di una semplice botta... o insomma quasi._

Non ero affatto convinto. Una qualunque di quelle armi poteva essere micidiale se colpiva ad esempio in un occhio. _Non mi sembra il massimo della sicurezza._
_Qualunque prova non è sicura per definizione, altrimenti non piazzerebbero esplosivi sul terreno di gioco._

Non era facile cercare di mettermi in testa che da Pokémon avrei dovuto resistere meglio a qualsiasi cosa. Le ferite del giorno prima, ad esempio, erano già quasi guarite ed ero riuscito comunque a portare a termine più di un'impresa che da umano non sarei stato capace di superare. _Ok, allora sta a me scegliere l'arma?_

_Non le vorresti prima provare?_
C'era da dire che quell'allenamento aveva qualcosa di allettante. Mettere le mani su una spada e brandirla come un gladiatore, o su una pistola come un piccolo James Bond doveva essere per forza figo.

_Ma perché qualcuno dovrebbe usare l'arco e non la pistola? Posso capire le altre armi, ma..._
_Qualcuno legato alle tradizioni, a cui non piace l'idea di impugnare un arma così brutale. E poi, sparare con una pistola non dà le stesse emozioni che si provano nel tirare con un arco: non c'è una grande sensibilità, né un vero approccio con lo strumento, non ci vuole alcun tipo di impegno nel saper sparare un colpo. È un arma piuttosto fredda, la pistola._

_Credo di aver capito che vuoi dire. Insomma, usi la pistola se ti piace giocare facile._
_E a te piace giocare facile?_

Certo mi avrebbe fatto comodo, soprattutto data la mia inesperienza e considerando il numero di avversari che avrebbero sicuramente impugnato quell'arma. Ma non era da me. _Credo che preferirei un allenamento un po' più tosto. Mi piace la spada e sarei curioso di provare l'arco._

Electivire sorrise, compiaciuto. _Bene. Vediamo sei sei uno spadaccino o un tiratore, allora._

_Potrei sorprenderti._ gli lanciai uno sguardo di sfida.

_Cala le arie. Difficile che si impari ad utilizzare abbastanza bene entrambi gli strumenti. Concentrati su uno dei due e affina la tua tecnica con quello, una volta che hai scelto. Non pensare troppo in grande._

_Era una battuta. Non so nemmeno come muovermi in un combattimento e già vuoi insegnarmi ad utilizzare una spada._

Electivire impugnò l'arco e me lo porse. _Vuoi essere un combattente? Credi di più in te stesso. Non devi sentirti uno qualunque._
_Ma io sono uno qualunque. Insomma..._

_No. Tu sai usare quest'arma e questo non ti rende uno qualunque._
_Io non so usare quel..._
_Tu sai usare quest'arma._ Era insistente.

Come poteva pretendere di mettermi in testa qualcosa che non si avvicinava nemmeno alla realtà? Avrei apprezzato solo in futuro quel suo essere così caparbio. Impugnai l'arco di legno. Electivire mi consegnò una freccia.

_Tienilo saldo, non hai le mani di burro._
_Facile parlare. Guarda le mie dita, non sono come le tue. È un'impresa riuscire a tenere questo affare._

_Dovrai adattarti. Fammi vedere come scocchi la prima freccia, senza che io ti istruisca._
_Io non so da che parte cominciare._
_Fallo d'istinto, per Arceus, liberati, sfogati, sentiti cacciatore!_
Mi sentivo un bimbo che aveva appena rubato l'arco di papà di nascosto.

_Ci sarà pure qualcosa che vuoi mettere in quel mirino._
Tesi l'arco, la freccia che tendeva a scivolarmi tra le dita, come un pesce viscido sfugge alle zampe dell'orso. Simulai la posa che avevo visto più di una volta in TV, su una rivista, o da qualsiasi altra parte. Il campo di gioco stava per diventare la nuova arena degli Hunger Games, ma i panni di Katniss non mi stavano addosso. Di fronte a me, il muro dalla tinta scura della stanza 74. _Ombra._ dissi in un sussurro. _Sei morto._

 

Il ghiaccio ticchettò sul vetro del bicchiere. Dopo aver speso ore in fatica e sudore, quello era il tintinnio soave che apriva le porte al paradiso. Sorseggiai il succo fresco di Baccalemon come fosse stato l'ambrosia degli dei.
_Allora, nanetto, sei ancora convinto di voler restare?_
Cyndaquil aveva il mento poggiato sul tavolo della mensa, e le braccia distese in avanti. Visto così, lo sguardo stravolto, sembrava la pelliccia di una bestia che i cacciatori usano come zerbino.

_Marowak è tosto, irascibile e picchia duro. Letteralmente. Quella verga diventerà il mio incubo notturno._
_È un osso._

_Sì, ma non lo usa per grattarsi la schiena._

_Ti avrà dato qualche sculacciata._
_Mi ha massacrato come un sacco per gli allenamenti!_
Treecko rise tra i denti.

_Non ci vedo nulla di divertente. Squi, ti è andata meglio? Com'è Electivire in privato?_

Il ghiacciolino mi finì in gola per intero, come una pietra fredda. _Ah... ho imparato qualche trucco._

Cyndaquil alzò la testa, aguzzando lo sguardo come per cercare di leggere nei miei pensieri. _Sì? Che genere di trucco?_

_Per la prova di oggi pomeriggio._ rimasi sul vago.

_Ah, già giochi con il fuoco!_ esclamò Treecko, che aveva già intuito di che genere di allenamento si trattasse.
Per una volta, lo maledissi per non aver tenuto la bocca chiusa.
_Il fuoco? Qual è la prova di oggi?_

Sapevo che il discorso sarebbe di nuovo ricaduto sullo shuriken lanciato la sera prima, se avessi parlato di artiglieria. Ma non potevo lasciarmi condizionare per il resto della giornata dal suo disprezzo quel genere di cose. _Insomma, ho fatto pratica con le armi._
Cynda sobbalzò sulla sedia. _Armi? Vuoi dire falci, fucili, bombe infuocate?_
_Che esagerato, no! Principalmente ho imparato a tirare con l'arco e usare la spada._
_Avete duellato con le spade? Ti sei ferito?_ si coprì il volto con una mano, come se avesse dovuto nascondere la vista da una scena atroce.
_Cynda, secondo te? Mi sembri Chikorita._
_E allora cosa? Non mi piace l'idea che tu possa maneggiare quegli oggetti._

Treecko scosse la testa. _Hai subito traumi infantili? Che ti regalavano da piccolo, il set di trucchi per le bambole?_

_Non scherzare su certe cose!_

Soffocai in gola una risata. _Cynda, fattene una ragione, non siamo nel regno delle fate, siamo in un agenzia segreta. Eri venuto qui per vincere tutti i tuoi timori._
_Sì, ma non mi piace la violenza. Si puoi anche esplorare pacificamente._
_Che lanci ai Kabuto? Tazzine da tè?_ continuò Treecko.

_La puoi piantare?_

_Piantare cosa?_ lo appoggiai _È esattamente questo il problema. Non puoi cavartela in questo ambiente mettendoti a collezionare souvenir e godendoti i paesaggi dei Dungeon, se prima non impari a combattere._

_Non sapevamo combattere nel Dungeon. Ce la siamo cavata._
_Per un fondo della madonna e perché Treecko aveva un minimo di esperienza! Ma ti senti quando parli? Ha una minima logica il tuo discorso?_

_Quantomai ho accettato la missione di Electivire._
_Cosa c'entra?_
_C'entra! Non sono più così convinto che l'A.S.S.E. Sia il mio posto._
_Oh, allora diciamolo, sei tu il problema, non io e gli shuriken, che comunque non valgono più di un Pistolacqua!_
_Perché hai tirato quello shuriken?_ domandò lui, non dando peso ai miei rimproveri.
_Perché... ma non ne voglio neanche parlare, adesso! Cynda, sai che sei un prezioso amico per me, ma o ti dai una regolata, o possiamo anche rinunciare._
Treecko si alzò dalla sedia. _Vi saluto, belli. Quando avete finito... ci vediamo alla prova. Vedremo quanto ci sai fare, campione._

_Ciao..._

Cyndaquil guardò storto in direzione del tavolo dove Croagunk era seduto, e sghignazzava in compagnia di un altro Pokémon con fare losco, come il Gatto con la Volpe. E con la volpe, il secondo aveva persino qualche vaga somiglianza, ma era associabile più facilmente a una donnola dal pelo scuro, dai riflessi grigio-bluastri. Sia le zampe posteriori che quelle anteriori culminavano in un paio di artigli ricurvi, così candidi che poteva aver usato un prodotto sbiancante per tenerli smaglianti come il sorriso di un divo. Al petto, come sulla fronte, era incastonata una una pietra di forma ovale, come il topazio di un diadema. Un trucco nero marcato, in stile egiziano, rendeva voluminose le ciglia degli occhi felini. Le orecchie, come le lancette di un orologio, erano una minuta e l'altra lunga e affusolata, dello stesso colore rosso che si ritrovava sulla coda. I tre ciuffi della coda ricordavano le penne di un raro volatile.

_Che facce da meschini._ storse le labbra disgustato. _Come abbiamo fatto a cascarci?_

_Lascia perdere Croagunk e compagnia bella. Ci potremo rifare, a tempo debito. Ma dipende da te._
Cyndaquil aveva cercato di deviare dal discorso precedente. Non poteva che ammettere palesemente di avere torto. Avrei calcato la mano finché non mi avesse dato una riposta, perché meritavo dannatamente di rimanere all'interno dell'A.S.S.E.. E perché Treecko aveva avuto ragione sin dall'inizio: Cynda non era pronto per un'esperienza del genere.

_Non lo so più. Insomma, pensavo che sarebbe stato diverso._
_Ma siamo solo ai primi giorni._
_E per questo sono ancora in tempo a decidere._
E qui si sbagliava. Stava facendomi rimbalzare come una pallina da tennis. Prima mi trascinava da una parte e poi tornava indietro, sui suoi passi, di sana pianta? Aveva dimenticato che in quell'avventura ci eravamo ficcati in due e che forse uno dei due non aveva alcuna voglia di lasciarsela sfuggire, soprattutto dopo che ci era stato cacciato a forza.

_Dovevi pensarci prima di fare il primo passo qua dentro. Hai una quota da pagare per la rinuncia, una situazione economicamente instabile, visto che il tuo lavoro l'hai mandato a puttane. E, oh, pronto? Dimentichi che a decidere siamo in due. Non c'è più tempo._

Non c'è tempo, Danny. Non c'è tempo.

Fu un attimo. Un presagio. Una voce nella mia testa. Qualcosa che avevo già sentito da qualche parte.

Cynda osservò la mia espressione inquieta, che fissava il vuoto. _Va tutto ok?_
_Sì è tutto a posto._Tornai in me. _No, non è tutto a posto. Risolviamo questa cosa._

_Be'... non lo so. È stato tutto incredibile fino a qui._
_C'è ancora tanto di incredibile che ci attende, Cynda. Voglio andare avanti, so che è la mia strada. Nel mio mondo ero sempre alla ricerca di qualcosa di straordinario e l'ho trovato. Sono nato per questo._

Cynda si passò un cucchiaino da una zampa all'altra. _Cedere o non cedere._
_Non ti sembra fin troppo ovvia la risposta? Ti ricordi quando Electivire ci ha affidato la missione? Hai voluto essere con me anche in quel momento, hai accettato spontaneamente, fiero di far parte di una squadra._

Il cucchiaino gli scivolò candendo a terra. _Non so come faremo._
_Tu devi solo provarci._

 

La seduta al tavolo delle riunioni era aperta. Conkeldurr, la solita espressione corrucciata, occupava il posto del boss a capotavola, sullo scranno personale adattato alle sue dimensioni titaniche. Ai lati del tavolo le reclute sembravano due schiere di soldatini sull'attenti.

_Giorno a voi, reclute, si spera che possiate anche oggi arrivare a fine giornata disfatti dalla fatica, perché allora vorrà dire che potreste aver ottenuto dei risultati._

Gli aspiranti esploratori tentavano di celare la stanchezza, che li stava già sciogliendo come statue di cera, le fronti grondanti e le occhiaie che colavano ai bordi degli occhi.

_Apriamo le prove collettive del mercoledì, le mie preferite. Quando sarete al mio posto, potrete capire quanto si possa gustare lo spettacolo. L'arena dove si svolgerà la prova per la squadra Y quest'oggi saranno le Cascate Argentine. Ovviamente è vietato per qualunque ragione introdursi nel Dungeon delle cascate, qualora troviate l'entrata, o vi assicuro che non ne uscireste vivi E nessuno si prenderà la responsabilità della vostra scomparsa ed equivalente morte precoce._

Le statue di cera mutarono in cadaveri imbalsamati.

_E queste erano le premesse, che mi assolvono dalle responsabilità sulle vostre azioni idiote._ Sorrise, soddisfatto di essersi levato un peso. _Veniamo alla prova, che come ogni settimana ripeterò. Una noia non trascurabile..._ Avvicinò una radiolina alla bocca. _Un bicchier d'acqua._ chiamò qualcuno dell'assistenza.

_Prima di tutto, vi verranno distribuiti questi collari da... Per Arceus, perché Pachirisu non c'è una volta che serve!_ il suo pugno sul tavolo fece crepare il vetro, oltre che i nostri sensibili nervi tesi, ma il trainer ebbe la faccia di bronzo di non curarsene minimamente. E nessuno osò dire qualcosa in contrario.

_Insomma, fatevi passare questi aggeggi._ concluse estraendo da una scatola dei collari metallici, simili a reti in titanio, ma morbidamente flessibili, come nastri. Una sfera vitrea opaca delle dimensioni di un pomo pendeva come un ciondolo.

_Queste sfere sono le vostre vite durante la prova. Tradotto, crepa la sfera, crepate voi, espulsi, cancellati, sbattuti fuori dall'arena! Insomma proteggete quelle sfere come se contenessero la vostra anima._

Indossai il ciondolo. Non era affatto stretto e impossibile da togliere come aveva detto Electivire. Supposi che forse di recente avevano modificato gli strumenti. Poteva essere un po' ingombrante, quello sì.

_Vediamo le regole. Cose da non fare: non uscire dall'arena prima della fine della prova se non si vuole essere eliminati e sistemati a dovere dal sottoscritto! Non usare mosse Pokémon, né contro le reclute nemiche, né contro null'altro. Capito? C'è sempre qualcuno a cui sfugge la seconda parte della frase._

Il che implicava fronteggiare i Pokémon selvatici, di cui non aveva ancora parlato, – e possibilmente non l'avrebbe fatto – senza potersi dovutamente difendere dalle loro tecniche.

_È vietato usare la violenza per pura goduria personale, ma è concesso unicamente ai fini di distruggere le sfere degli altri. Sarete filmati e un corpo di agenti incaricati vi terrà sempre sotto la loro supervisione, per stabilire se state agendo correttamente. Il che abbassa notevolmente il livello di divertimento, lo so, ma dovrete riservare le vostre risse personali per altri momenti._

L'occhio mi cadde in un impulso involontario su Croagunk. Non avrei potuto massacrarlo a dovere.

_Passiamo a cosa bisogna fare. Siete confinati all'interno di un territorio, non aspettatevi un parco giochi ovviamente..._ si soffermò con il solito ghigno spietato. _Anche se ci saranno dei giocattoli interessanti. I limiti entro cui potrete muovervi saranno segnati sull'Interpoké attraverso una piantina dell'area, all'avviarsi della prova. L'obiettivo, come avrete inteso se i vostri cervelli hanno almeno un ingranaggio funzionante, è rompere la sfera al collo dei partecipanti. Siete divisi in squadre, per rendere la cosa un pochino più eccitante._

Electivire non aveva accennato nemmeno alle squadre, non l'avevo calcolato. A logica potevo benissimo essere di nuovo in squadra con Croagunk. E in tal caso avrei rinunciato al punteggio pur di buttarlo fuori gioco.

_Non funzionerà come durante le simulazioni, in cui si dividono le reclute in gruppi per motivi puramente organizzativi e di sicurezza, ma sarete vincolati alla vostra squadra in questi termini: se eliminate un compagno, sarete eliminati a vostra volta; sebbene vi possiate muovere nel campo liberamente e individualmente, potrete comunicare tra di voi con delle radioline e a richiesta di soccorso di un compagno, sarete obbligati a intervenire appena possibile come richiesto, pena l'espulsione;_

Potei dire addio a sogni e progetti di vendetta un attimo dopo.

_Quando tre membri di una stessa squadra vengono espulsi, il quarto membro viene a sua volta eliminato._

Un'Audino inserviente posò il bicchiere d'acqua sul tavolo sfregiato. _Eh... signore..._

_Non sei tenuta a interrompere una spiegazione._

L'addetta se ne andò quatta quatta, senza evitare di rivolgere uno sguardo preoccupato alla frattura sul vetro.

_E, stavo dicendo... Sì, quest'ultima regola servirebbe a rafforzare lo spirito di squadra e altre baggianate varie in un team di esplorazione, dove ogni singolo membro ha valore e bla bla bla..._ Fece roteare le orbite, annoiato. _Ultima cosa, l'aspetto più interessante e fondamentale del gioco: gli strumenti di cui disporrete..._ Fece una pausa raccogliendo la suspense in attesa della successiva dichiarazione, anche se per buona parte di noi sarebbe stata ovvia. _... sono questi._

Sul retro della stanza, la parete di fondo scorse di lato, infilandosi in una feritoia e svelando un'altra stanza nascosta, dove, su tavoli del consueto marmo nero, erano esposte le armi._

_In piedi, a voi la scelta. Abbiate buon gusto._

Mi alzai, una pacca sul dorso di Cynda per incoraggiarlo. La terza prova settimanale stava per incominciare.


Capitolo 6 – Non si gioca col fuoco (seconda parte)

_Bandiera verde... bandiera verde... ci sono tremila bandiere verdi, come facciamo a trovare la nostra?_

_Calma Cynda. Prima troviamo la zona Y, poi la bandiera verde._

Sul promontorio dove l'A.S.S.E. torreggiava sul mare, erano parcheggiati i falchi di fuoco. Folla, fracasso, motori scoppiettanti, bandiere colorate, la facevano sembrare la grossa manifestazione. Sembrava tutto come la mattina prima, ma la differenza sostanziale era una: le squadre erano incognite, eccetto che per gli esploratori che si erano già iscritti come squadra, come per me e Cynda, che avrebbero viaggiato assieme.

Al petto, oltre al distintivo, una micro-radiolina era attaccata con una ventosa.

_Oh, butta un occhio là!_ dissi indicando un punto poco distante. _Y, La vedi la bandiera?_

_Uh... insomma, sarà che hai una vista migliore della mia, con 'sto vento e le bandiere che sventolano è difficile distinguere le lettere._

Avvicinandoci alla zona Y, cominciarono a presentarsi le solite facce note che si accompagnavano alle riunioni di gruppo. Concentrandomi sul verde della mia bandiera, scorsi il profilo esile e e la tinta vegetale della carnagione di Treecko. Si appoggiava a braccia conserte al veicolo, sotto un vessillo color fucsia. Nei pressi, Makuhita. E a dargli le spalle... _Merda, merda, merda!_

_Squi? Tutto ok?_

_No, per niente! Dai un'occhiata! Treecko e Riolu nella stessa squadra! Siamo fottuti!_

Cyndaquil rabbrividì, scrollando le spalle. _Aspetta, non sai ancora chi sta con noi._

_Da quando sei tu quello ottimista?_

Storse il muso, grattandoselo con la zampetta. _Cercavo di tirarti su, in realtà non abbiamo speranze._

_Fantastico..._

Credere in me stesso, come diceva Electivire, passava in secondo piano. Ciascuno di loro aveva, per qualche ragione, più abilità ed esperienza di chiunque altro nel gruppo Y, se si fossero coalizzati sarebbe stata una disfatta completa. Avevo studiato Treecko, i suoi riflessi, la sua scaltrezza, agilità e coordinazione. Aveva sempre un'arma di riserva per qualsiasi cosa. Ne sapeva più del diavolo, ma non svelava facilmente i suoi segreti. Era terribilmente convincente, aveva ottimi piani in serbo, e per questo avrebbe saputo dirigere una squadra senza problemi. Tuttavia il suo spirito individualista e diffidente, anche se non egoista, sarebbe potuto essere d'ostacolo ai fini del gruppo. Sembrava che solo una cosa lo mettesse in difficoltà, o meglio una persona: Riolu. E Riolu era in squadra con lui, perciò non aveva più alcun ostacolo.

D'altro canto non conoscevo Riolu, non avevo compreso i suoi ideali, il suo stile e il suo carattere, sembrava semplicemente un Terminator, privo di qualsiasi emozione, ma sostanzialmente imbattibile.

_Però..._ Cynda osservava i due, non si guardavano in faccia, anzi, evitavano volontariamente l'uno lo sguardo dell'altro, Riolu inflessibile, Treecko nervoso, mentre masticava un rametto. _a nessuno dei due piace l'altro._

_Nessuno dei due l'ha mai detto apertamente._

_Ma dai, guardali! E poi lo sai che a Treecko non piace nessuno, tanto meno chi potrebbe fregargli il posto. Secondo me nessuno dei due ha intenzione di lasciare che l'altro comandi. Ma entrambi sono dei leader._

_Ho capito. Se nasce discordia, potrebbero mettersi nei casini a vicenda._

_Bravo. Non so quanto l'uno sia disposto ad aiutare l'altro in caso chieda di soccorrerlo._

_Ma non credo nemmeno che uno abbia intenzione di chiedere aiuto all'altro._

_Già questo è vero._ Cynda tornò riflessivo a mordicchiarsi la lingua, in una zampa reggeva una spada. Una spada di metallo grezzo, mal fatta, tanto da sembrare uno scarto di produzione.

_È inutile, vedremo sul campo cosa potremo fare_ Strinsi l'arco in pugno per farmi coraggio.

_Verde!_ Esclamò Cynda entusiasta come se avessero estratto il numero vincente della tombola.

Poco più in la una bandiera verde menta si agitava sotto le raffiche di vento, come per sbracciarsi "Ehi, sono qui!"

Dovetti spostare lo sguardo più in basso per scorgere la prima figura che aspettava accanto ai veicoli. Ancora più in basso per la seconda.

La prima, una graziosa fantasmina dal velo bianco, che terminava biforcandosi in un paio di braghe larghe e ingombranti e in un lieve strascico alle sue spalle. Il caschetto verde a strisce, sottile, la faceva sembrare un funghetto di bosco dalla cappella ricoperta di muschio. Due superfici triangolari, piatte, dagli angoli smussati, sporgevano come una cresta bisecando il casco. Gli occhietti cherubici emersero appena sotto la frangia quando alzò lo sguardo per scorgerci arrivare.

L'altra, una simpatica stellina rosata, scesa dal cielo per portare il suo sorriso zuccherino di fanciulla. La punta superiore era un ciuffo arricciato a chiocciola come un lecca-lecca, le due punte laterali erano le orecchiette triangolari color cioccolato fondente, le punte in basso erano gli arti inferiori minuti su cui si reggeva. Portava le zampe vicino alle guance arrossate in un'espressione di felice sorpresa, agitando il ricciolo della coda.

_Due... due ragazze._ constatai senza nascondere una parziale delusione.

La prima si sistemò il cappuccio, accigliata. _Non è saggio sottovalutare i talenti altrui solo per esclusione a priori. Conosci i Meowstic?_

_Cosa?_

_Stai attento alle femmine. Oh, il mio sesto senso mi dice che stai trovandomi carina._

_T-t-trovo che non ci siamo ancora presentati. Mi chiamo..._

_Oh, lo so che sei uno Squirtle, e lui Cyndaquil. Il problema è distinguere uno Squirtle dall'altro, non trovate?_

_Ma che...?_ Cynda lasciò sospesa la domanda in un grande punto interrogativo.

_Perciò, io per voi adesso sarei Ralts. Una Ralts qualunque. Ma quando ci conosceremo meglio ricordatevi che vorrò un soprannome._

Cleffa si limitò a un timido risolino.

_Me lo ricorderò._ Non ero dell'intenzione di fare ulteriori conoscenze con quei soggetti bizzarri. Anzi, ero dell'idea che sarebbero state totalmente inutili e troppo perse nei loro strambi pensieri perché aiutassero nel punteggio della prova.

_Ah, lei è Cleffa._ Il ciuffo di Cleffa tremolò come un budino quando Ralts posò delicatamente la mano. _È una strana._ sussurrò.

_Ah, lei sarebbe quella strana..._

Di nuovo lo stesso risolino, ma nessuna parola, da parte della piccola creatura di forma stellata.

_Sì, non so come ci siamo trovate a fare squadra._ continuò Ralts.

_Siete una squadra di esplorazione?_ intervenne Cynda.

_Oh sì._ Ralts socchiuse lo sguardo in una poco convincente espressione truce. _Perché mi guardi così? Avanti, spara. Fai quella domanda._
Cynda si trovo in difficoltà. _C-cosa? Quale domanda? Io non ti sto guardando in nessun modo._
_Eh, siamo alle solite._ Scosse il capo la ragazzina. _“Ma allora sei raccomandata? Sei parente di Gardevoir?” No, no, per nulla! Non capisco perché chiunque debba chiederselo. Non si può essere un Ralts e basta?_
Cleffa si abbandonò al solito risolino.

Un Ralts era lo stadio base della catena evolutiva di Gardevoir, ma non mi era nemmeno passato per la testa di collegare quella ragazza pseudo-lunatica all'incantevole donna sexy che sedeva dietro al bancone.

_Certo che sì, anche perché qui a quanto pare va di moda abbandonare le uova alla nascita._

_Cosa? Che vuol dire qui? Nel tuo paese state tutti in famiglia?_

_Ah..._ mi resi conto di aver parlato senza riflettere. _Sì. Sì, è così, dalle mie parti è usanza comune._
_Ah, davvero? Da dove vieni?_
_Vengo da..._
_Da Baia Perduta._ mi venne in aiuto Cynda.

Ralts sobbalzò indietro, portandosi le mani alla bocca, nella celebre posa de L'Urlo di Munch, Cleffa si nascose dietro di lei, sporgendo appena la testa.

_È un caso più grave di quanto pensassi._

_Perché, che ha che non va?_

Le guance rosse di Cleffa si tinsero di blu. _Il fantasma! Il fantasma!_
_Vivi lì e non hai mai sentito parlare del fantasma della baia?_

_Credevo che i fantasmi qui fossero una cosa comune..._ dissi squadrando Ralts da capo a piedi.

Quella arrossì e si voltò di lato. _Io non sono un fantasma, sono un corpo astrale._

Feci a meno di chiedermi a cosa corrispondesse un corpo astrale nel loro mondo.

_E comunque intendo quel Fantasma! Con la F maiuscola!_
_Ci sono nato a Baia Perduta, poi mi sono trasferito. Non l'ho mai sentito._

_Si dice che compaia all'alba quando la nebbia si alza sul mare, portando sciagura!_
_Portando sciagura..._ tornai con i ricordi al primo ingresso nella mensa dell'A.S.S.E. “Ombra è il boss. Lui prende tutte le decisioni, ma ha anche la fama di portare sciagura per chiunque lo incontri. È una presenza invisibile qui dentro, ma nefasta e temuta da tutti.”

Rivolsi a Cynda uno sguardo, che doveva significare “Ma proprio il posto con il fantasma dovevi andare a beccare?”

Lui alzò gli occhi al cielo, mani dietro la schiena, a momenti si metteva a fischiettare.

_OK, avete vinto, mi avete scoperta._ insorse di nuovo Ralts di punto in bianco.

_Scoperta?_
_Sì, è vero. Gardevoir è mia zia._ Si mise a cavallo del veicolo. _Ma non sono raccomandata!_ Vedendoci a bocca aperta, il suo sopracciglio sinistro tremolò nervosamente. _Che avete da guardare? Abbiamo molte cose in comune!_

_Era più credibile prima._ sussurrai a Cynda, che annuì convinto.

_... Escludendo che non l'ho mai vista prima di qualche giorno fa e che non mi ha neanche riconosciuta, ma papà ha detto così._
_Papà? Allora vivi con tuo padre?_
_Non ho voglia di parlare di intrighi famigliari, non c'è niente di interessante._
_A me interessa._ ribatté Cynda.
_A voi interessa solo il gossip dell'A.S.S.E. e tutte quelle menate varie. Poi dicono che i maschi non sono pettegoli..._

La risata melodica di Cleffa risuonò nelle chiacchiere della folla, come il tintinnio di un triangolo in un'orchestra di percussioni.

Cynda arricciò le labbra. _Questo odore d'aglio di folla che non si lava sta coprendo il mio bagnoschiuma._

Una folata puzzolente raggiunse anche il mio senso olfattivo. _Non è la folla, è..._

Seguii l'odore famigliare spostando lo sguardo alle mie spalle. Un individuo dalla corporatura atletica, muscolosa da fare invidia, una tripla cresta appena accennata sul capo, la pelle grigia pietra, come quella di un golem, passò alle mie spalle. _Machop._
_Dobbiamo andare se non vogliamo arrivare in ritardo._ ci ricordò Ralts.

_Io devo parlare con..._ feci un passo verso lo sconosciuto, ma mi resi conto dell'orario sporgendo il braccio in avanti e scorgendo l'Interpoké che avevo al polso. _... con nessuno. Andiamo._

_Hanno affidato a noi la mappa._ Ralts la sventolò. _Vi farò da navigatore._
_Meglio del GPS!_ ironizzai.

 

I falchi planarono nei pressi di una rupe, una guglia colossale che adombrava quell'ala della vallata. Eravamo in una zona di depressione tra i colli che emergevano in lontananza da Borgo Segreto. Dietro la rupe, il fragore delle cascate era come un serafico suono nell'armonia naturale di quel paesaggio bucolico. Dove la chiazza oscurante della rupe terminava, il filo dorato dei raggi solari blandiva la distesa erbosa, frammezzata da aggregati di alberi maestosi.

_Ci siamo. Siamo dentro._ attestò Ralts.

Cynda osservò inquieto il profilo lugubre della rupe. _Spostiamoci verso il sole, quest'angolo ha un non so che di tetro._

Lo fermai che stava già per montare di nuovo sul mezzo. _Lasciamo giù i falchi, manca poco, è vietato usare i veicoli durante la prova._

Ci volle qualche minuto di cammino per giungere nella zona soleggiata, oltre la lamina rocciosa della rupe che impediva la vista delle cascate. Lì, una sorta di laguna tra i colli, l'acqua precipitava a rivoli o grandi flutti dalle sfumature argentee giù per la conca semicircolare, riversandosi tra vapori e riflessi iridescenti in un ampio bacino a mezzaluna. Dal bacino affluiva nei ruscelli che si districavano tra le dune erbose, le quali erano come tasselli su cui approdare tra un corso d'acqua e l'altro, per poi ricongiungersi in un unico fiume che sfociava nel vicino mare.

Una di quelle situazioni in cui era d'obbligo rimanere a bocca aperta. _Che spettacolo. Qual'è il segreto di quelle cascate? Perché quell'acqua è così... metallizzata?_

_Deve essere l'energia proibita. C'è un Dungeon nascosto da qualche parte, qui intorno. Che gli astri ci proteggano._ disse Ralts in tono profetico.

_Fra quanto dovrebbe iniziare la prova piuttosto?_ domandò Cynda fremendo d'ansia.

_Mancano..._ Osservai l'interpoké _pochi secondi._

_Sarà uno sconquasso apocalittico._ continuò Ralts con le sue previsioni. _Non sei al sicuro qua dentro._
_Io? Per favore, ho lottato duro per arrivare fin qui preparato. No, non deluderò Electivire, darò del filo da torcere a chi merita._

_Io te lo ripeto, non sei al sicuro. Poi non dire che non ti avevo avvisato._

Cynda strillò: _Dieci secondi! Sconquasso analitico in arrivo!_

_Apocalittico..._ lo corresse Ralts.

Mi guardai attorno circospetto. _Non dovremmo essere soli, qualcuno potrebbe... potrebbe essere che qualcuno stia..._

_Tre... Due... uno!_

Il collare mi si strinse improvvisamente al collo, come la morsa di un serpente. L'Interpoké vibro risuonando come una sveglia impazzita, comparve un ologramma di una mappa. _Dannato collare! Siamo molto vicini ai confini del..._

Un botto, un filo sottile luminoso mi passò molto vicino, quasi a sfiorarmi, come un dardo.

_Al riparo!_ gridò Ralts

Rotolai agilmente dietro a una grossa roccia, la prima cosa che trovai a portata. _Ragazzi!_

Gli altri si dispersero nella fuga.

Botti, uno dopo l'altro, ritmici, si susseguivano. Incollato alla roccia, di spalle, non osavo sporgere la testa. All'interno della mia sfera pulsava una luce verde. Era la forma di un cuore, da cui si dipartivano venature sottili, come i capillari sul bulbo oculare. _Ma che sto facendo? Devo vincere questa cavolo di prova._
Mi volta, sbirciando dal masso. Schegge azzurre appena visibili, velocissime, sfrecciavano a mezz'aria, in svariate direzioni.

_Pistole laser, eh? A questi piace giocare facile. Non dureranno molto._

Studiai il raggio secondo cui viaggiavano i laser, per cercare di capire da dove provenissero. C'era un alto albero di Baccamodoro, una postazione perfetta, un nascondiglio tra le fronde e i rami.

_Beccato._ La sagoma di un Pokémon si intravedeva appena, ma abbastanza da riconoscerla. La sfera al collo pulsante era come un'esca.

_Sneasel._

Preparai l'arco, con mano ferma, come un cacciatore.

_Un po' più in alto._ Cercai di regolarlo, tendendo al massimo la corda.

_Focalizzazione. Non esiste nient'altro che l'obiettivo. Nient'altro che..._ la vista mi si appannò, la zampa cominciò a tremare. _No, cazzo, non adesso. Eddai._ La tensione si faceva sentire.

Una voce dentro di me mi diceva: “Assassino. Se sbagli la mira... se sbagli la mira potresti...”

“Armi? Non scherzare su certe cose. Non mi piace la violenza.” mi ripeteva Cynda con la sua apprensione.

“Col tempo impari ad accettare cose che prima risultano ostili. Crudeli.”

_Che diamine, non mi importa! Siamo Pokémon. Non sarà una freccia ad ammazzarlo._

Ripresi la mira. _Ci siamo.... Ah!_
Una fitta improvvisa al braccio. La freccia partì, in direzione incerta, verso l'albero. Qualcosa stringeva l'avambraccio e lo infilzava con aghi affilati.

Il dardo andò a conficcarsi in una Baccamodoro. Boom! Un'esplosione di fuoco. Un'altra, un'altra ancora, come botti artificiali crepitanti. Tutto l'albero esplose in una reazione a catena di mine.

Una creatura affondava i canini nel mio braccio, ringhiando come una belva indemoniata. Senza pensarci, la bastonai con l'arco, i miei colpi intensificati dalla foga provocata dal dolore. Il canide non mollava. Slanciai il braccio, gridando quando la carne venne strappata via dal morso e sbattei il Pokémon assalitore contro la roccia, stordendolo e liberandomene. Il braccio grondava sangue blu e mi faceva disgusto alla vista.

Tesi prontamente l'arco con un'altra freccia e, stavolta senza indecisioni, puntai la bestiaccia, un cane dal folto pelo grigio, nero in volto, e la infilzai al petto.

_Dannato Poochyena._

Quello guaì come un cucciolo, tentando maldestramente di strapparsi la freccia dal cuore, sanguinante.

L'istinto suggeriva di andarmene, ma quella scena così raccapricciante mi faceva talmente pena che mi pianse il cuore.
_Scusa._ sussurrai, estraendo in un colpo secco la freccia.

Il Poochyena era ferito, ma riuscì senza troppa difficoltà a rimettersi in piedi e fuggire dopo avermi rivolto un ultimo sguardo supplichevole.

Nemmeno un colpo al cuore era mortale. Ma pur sempre doloroso. Almeno quanto il morso di quel Pokémon. Chi avrebbe curato Poochyena adesso? Perché quando avevo attaccato i Kabuto, quando Grovyle aveva ammazzato Gigalith, quando Electivire aveva tramortito Tynamo e ucciso Gyarados, non ci avevo mai pensato? Qual'era la sostanziale differenza reale tra me e loro? Pokémon entrambi.

Grida in lontananza mi distrassero. Dovevo tornare al presente. Mi mossi con cautela tra un riparo e l'altro, le grida si facevano più intense e più vicine. Sporgendomi dietro a un'altra roccia, scorsi Croagunk alle prese con un Trapinch, una creatura quadrupede dalla testa sproporzionata rispetto al corpo, dalle enormi mandibole e fauci seghettate, come quelle di una pianta carnivora, due piccoli occhietti neri, La pelle corazzata di color aranciato. Una sostanza fangosa teneva Croagunk appiccicato al terreno come un collante.

Trapinch gli attanagliò il braccio, disarmandolo della pistola laser.

_Croagunk... chi è nei guai adesso?_
Croagunk sputò a terra, non appena si accorse di me, mentre si dimenava nel tentativo di liberarsi dalla trappola e dal morso di Trapinch. _Pezzo di merda, mi sta sbranando, dammi una mano!_

_Pensi che provi pena?_
_Ah, al diavolo le regole!_ Il pugno di Croagunk intrappolato nella tenaglia emise un bagliore e un'onda si dipanò nella gola di Trapinch.

L'altro stramazzò al suolo. La sfera di Croagunk esplose in frammenti all'istante.
_Sei fuori._
Il ranocchio mi fulminò con lo sguardo. _Ti auguro di finirci con la testa, nelle fauci di un Trapinch._ accennò un ghigno. _Comunque non mi sembra che il tuo braccio stia molto meglio._
_Pensa a liberarti da quel pantano, sfigato._ Raccolsi la sua pistola da terra. _Questa la prendo io._

Non distolse lo sguardo truce da me, mentre mi allontanavo. Il primo canale d'acqua mi si poneva di fronte, come ostacolo. La corrente era lieve, non sarebbe stato un problema attraversarlo a nuoto, ma ero certo che sarebbe stata una trappola. Così lo saltai con un balzo. Atterrando, la zolla erbosa si sfaldò completamente finendo in poltiglia, la mia zampa scivolo come sulla melma per qualche metro. Il braccio ferito finì nel liquido putrido.

_Schifosi bastardi, scommetto che stanno guardando dalle telecamere e se la stanno ridendo._ Imprecai, chino su quattro zampe, nel tentativo di rimettermi in piedi.

Qualcosa picchiò con violenza sul guscio, rigettandomi nel fango, l'arco e la pistola mi sfuggirono di zampa.

_Doppia arma? Non ti hanno detto che non si gioca con il fuoco?_

Rotolai rapidamente di lato, evitando un secondo colpo, ma non un terzo, dritto in petto.

Riolu mi osservava dall'alto, tenendomi fermo con l'asta dritta nello stomaco, come una palla da bigliardo. Era già la seconda volta che lo guardavo dal basso all'alto e faceva lo stesso effetto raggelante.

Allungai istintivamente il braccio sull'arco che era finito a terra, ma me ne pentii amaramente, quando l'asta di Riolu andò a conficcarsi dove si apriva la ferita. Non ricordo di aver mai gridato così forte prima di quella volta.

Strinsi i denti più che potei per non mollare l'arco. Sarebbe stato fondamentale un attimo dopo, quando respinsi con lo strumento un colpo d'asta che mirava alla sfera.

Con una capriola all'indietro mi rimisi in piedi in un attimo, come mi aveva insegnato Electivire.

_Ti credi forte, abile forse? Dotato? Ti sbagli. Non vincerai mai la guerra. Non vali niente se non sai per cosa combatti._ parlò Riolu, lo sguardo iniettato di odio.

_Ma di cosa stai parlando?_
Un potente colpo d'asta mi arrivò di nuovo sul carapace elastico, facendomi scivolare e quasi cadere di nuovo.

Cominciò un'interminabile manovra offensiva fatta di colpi su colpi, che potevo parare unicamente con l'arco. Non mi lasciava il tempo di riflettere, di ragionare, di riprendermi dal dolore, mi costringeva a saltare attraverso i canali nei modi più impossibili. Continuavo a indietreggiare, senza fiato, senza riuscire a contrattaccare. Andammo avanti così per un tempo che sembrava infinito, solo sguardi, niente parole, fino ad arrivare ad un sentiero in salita, che portava alle cime delle cascate.

Lì Riolu si fermò per un attimo, urlando di rabbia. Le mie gambe tremavano, faticando a reggermi in piedi, il mio fiato era ridotto allo stremo.

_Dimmi cosa ti spinge a resistere fino a questo punto? Dovresti essere già a terra._
_È una questione di determinazione. Hai delle belle pretese._

_Non basta. Se è solo questo, allora sei destinato a cadere._

Non capivo ancora che cosa volesse dire. Che cosa voleva da me? Perché mi guardava in quel modo, come se avesse dovuto squartarmi per pura vendetta.

_Sei..._ Parai un colpo. _Sei stato tu._ Un altro colpo. _Nel Dungeon._

Riolu si fermò. _Cosa?_
_L'Occhio delle Tenebre. Non avevi paura che potesse accadere nulla._
Colpì ancora più forte, Dal legno dell'arco volarono schegge, per poco non si spezzò.

_Tu non sai cos'è la vera paura!_

_Tu non sai..._ L'asta riuscì a colpirmi vicino alla spalla. _cosa vuol dire trovarsi senza un passato._

Il piccolo sciacallo si bloccò di nuovo. _Sì che lo so._

Un'altra serie di colpi, salivamo sempre più in alto. In alto. Ero sempre un gradino più alto di lui, avrei dovuto essere avvantaggiato, invece mi sentivo ogni passo come se avessi dovuto spezzarmi. Le sue energie sembravano non esaurirsi mai.

Eravamo al culmine. In bilico su una lastra di roccia, dietro di me, la voragine della cascata.

_Sei arrivato al limite._

Era ora di tirare fuori i denti. Approfittai di quel momento in cui Riolu si interruppe a mirare soddisfatto la scena, riuscendo persino a sorridere. Sfilai l'unica freccia che per miracolo non era caduta dalla faretra. Avrei tanto voluto riuscire a premere il pulsante della radiolina per chiedere soccorso. Dovevo cavarmela da solo. Puntavo l'arco, come una minaccia.

_Vuoi fermarmi con una sola freccia e un solo braccio? Che audacia._

_Da quando hai la lingua lunga? Riserva le battute per altri momenti._

Riolu fece roteare il bastone. Era la mia unica possibilità. Tesi la corda. Puntai dove per un umano avrebbe potuto essere un colpo mortale. Mi sembrò che il tempo si fermasse ad ogni battito del cuore. _Non ce la faccio._
Riolu colpì, spingendomi all'indietro. Stavo precipitando. Una corda sibilante comparve al mio fianco. Afferrai quell'unico appiglio con un morso, il che mi permise di non perdere l'equilibrio e reggermi con i talloni sull'orlo del baratro.

Alle spalle di Riolu, Treecko teneva la frusta. _Reggiti, Squi!_

Vidi per la prima volta Riolu allibito, senza parole, sorpreso. _Cosa stai facendo? Siamo dalla stessa parte!_

_Una caduta da quell'altezza può essere molto peggio di una stupida regola. E comunque tu non stai seguendo le regole, stai andando oltre._

_Posso spezzare quella corda da un momento all'altro._

_Non lo farai. Rompi quella sfera che ha al collo e basta._

Riolu scosse la testa. _Non è giusto. Perché devo mostrare pietà? Nessuno ha mai avuto pietà di me._

_Riolu, per me sono solo parole al vento, non so di cosa parli. Ragiona con la tua testa, non con il cuore ferito e dimmi che questa cosa ha senso._

Lo sguardo di Riolu, velato da una lacrima trattenuta, si fece arcigno. _Non lo butterò giù. Non strapperò la corda, Treecko. Voglio stare alle regole del gioco._

Treecko lo guardò incerto sulla sua prossima mossa. Io mi chiedevo quanto avrebbe dovuto durare quell'attesa. Essendo privo di denti, la corda stava scivolando tra le labbra, come i talloni sull'estremo bordo. Forse valeva la pena di farla finita e lasciarsi andare. Forse avrei dovuto semplicemente mollare l'arco e la freccia e afferrare la corda con le zampe, sperando che quel gesto non fosse il passo definitivo che avrebbe fatto infuriare Riolu.

_E stando alle regole, ti chiedo soccorso contro di lui._
Treecko spalancò gli occhi. In caso di mancato soccorso sarebbe stato espulso.

_Sei un pezzo di merda, non un cuore ferito._

Che cosa sarebbe prevalso? L'orgoglio per la vittoria o l'amicizia? Treecko chiuse gli occhi, voltandosi.

In quel momento capii che avrebbe mollato la corda. Con uno sforzo immane mi spinsi in avanti. Treecko non la strattonò semplicemente. La accompagnò, per darmi tempo. Quando la corda tirò, per sfuggire alla mia presa, sfruttai la spinta per rimettermi in piedi. La testa mi girava come se soffrissi di vertigini. Vedevo macchie di colori turbinanti. Scorsi una macchia verde e cercai di concentrarmi su quella. L'immagine si fermò, mettendo a fuoco un albero. Un albero di Baccamodoro. Bacche dalla vaga forma di una mina. Mi resi conto in quel momento della vena ironica che i superiori avevano voluto sfruttare scegliendo quelle bacche come esplosivi.

Tesi ancora una volta la corda dell'arco, con la freccia.

_Complimenti. Siamo a punto e a capo. Ma siamo due contro uno, ragazzo._ disse Riolu, Treecko che si mordeva il labbro senza sapere cosa fare.

_Non volevo arrivare a questo punto._ dissi io, i due mi fissavano perplessi. _Ma non ho scelta. Se devo cadere, allora..._ Alzai l'arco, sopra la testa di Riolu. _Cadremo tutti._

Treecko si voltò un istante prima che scoccassi la freccia, intuendo il trucco. _No!_

L'albero esplose alle sue spalle, la lingua di terra che ci reggeva tremò. L'esplosione arrivò al culmine, sbriciolando la roccia e catapultandomi via.

Precipitavo nel vuoto, acceleravo sempre di più, gli schizzi d'acqua graffianti della cascata mi pizzicavano, come se quell'acqua argentata fosse stata acida. il mio stomaco sobbalzava.

Non riuscivo più a distinguere la realtà che mi stava attorno. Quando, al culmine della discesa, la cascata mi travolse, definitivamente, mi resi conto che Ralts aveva sempre avuto ragione. Non potevo dire che non mi avevano avvisato.

 

E con questo mi sono messo alla pari, nel senso che il sette devo ancora scriverlo

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Ahah grazie per gli auguri =)

Immaginavo che l'evoluzione lampo non sarebbe stata molto apprezzata, e capisco anche benissimo il perché, snatura i Pokémon, ma ho voluto correre il rischio.

Sarà che amo i Digimon alla follia, ma non mi da fastidio.

Quanto alle motivazioni, spiego subito: l'evoluzione è un elemento che mi affascina molto, troppo per non introdurlo e per non rendere i protagonisti capaci di evolversi. Tuttavia, non sopportavo l'idea di un'evoluzione permanente. I miei personaggi mi piaccioni così, nel loro stadio più semplice, che è lo stesso motivo per cui si sceglie si scrivere una storia che parla di ragazzi e non di adulti, non so se mi segui.

Oppure lo stesso motivo per cui quando giocavo a mistery dungeon mi dispiaceva da morire far evolvere i miei due scricioli verso la fine del gioco (anche se poi ero troppo tentato per non farlo).

Per cui ho trovato un compromesso, anche se mi rendo conto che possa, almeno inizialmente, lasciare l'amaro in bocca.

Per le descrizioni, il discorso non era tanto impressionare con le similitudini e quant'altro, ho capito bene ciò che vuoi dire. I motivi per cui mi dilungo nel descrivere i Pokémon sono 3:

1) Lo so che dato che siamo in un forum di Pokémon la cosa è assurda, ma ho immaginato che il lettore potesse non avere idea di come sono fatti

2) Sono un perfettino e dato che i Pokémon sono una delle mie passioni, se non li rendo nei minimi dettagli sono insoddisfatto.

3) Considerando le prime due premesse, a questo punto dovevo trovare un modo di descriverli che non fosse semplicemente: (es. electivire) ha una striscia sulla fronte, due antenne sul retro, il pelo di colore giallo e nero etc... che suona veramente molto male.

Volendo c'è anche un 4) È una cosa che mi diverte.

Btw, speravo non fosse così pesante e quindi mi interessa di più questo. Ho finito il sesto capitolo, ma dal settimo eviterò le descrizioni lunghe. Anzi, grazie della segnalazione!

Conclusione: molto lieto che in generale i personaggi e la storia abbiano fatto effetto e i tuoi commenti sono sempre una goduria.

Ps: finora i capitoli stanno andando dilungandosi, il sesto sarà un po' più breve

Pensa un po', io invece non vedevo l'ora di farli evolvere quei cavolo di personaggi (anche perché non avevo idea di come si facesse)

Per quanto riguarda le descrizioni, ho potuto fare quelle considerazioni perché, ancora una volta, abbiamo un modo di scrivere simile. Ho descritto dei personaggi ( e anche dei pokemon) nella tua stessa identica maniera è proprio rileggendomi mi sono reso conto che non funzionava. Penso che siano proprio i pokemon il problema, penso che il modo e lo stile in cui sono disegnati sia in contrasto con questo tipo di descrizione. Cioè, una descrizione, per quanto ci provi, non renderà mai con precisione minuziosa quello che sono, devi vedere un'immagine.

Non che sia un brutto modo di descrivere, quello che vuoi adottare, ed è molto in sintonia col tuo stile. L'unica cosa che ci vuole per migliorare è l'esperienza.

Il sesto capitolo lo leggerò domani, penso, e prometto che commenterò il prima possibile

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Pensa un po', io invece non vedevo l'ora di farli evolvere quei cavolo di personaggi (anche perché non avevo idea di come si facesse)

Per quanto riguarda le descrizioni, ho potuto fare quelle considerazioni perché, ancora una volta, abbiamo un modo di scrivere simile. Ho descritto dei personaggi ( e anche dei pokemon) nella tua stessa identica maniera è proprio rileggendomi mi sono reso conto che non funzionava. Penso che siano proprio i pokemon il problema, penso che il modo e lo stile in cui sono disegnati sia in contrasto con questo tipo di descrizione. Cioè, una descrizione, per quanto ci provi, non renderà mai con precisione minuziosa quello che sono, devi vedere un'immagine.

Non che sia un brutto modo di descrivere, quello che vuoi adottare, ed è molto in sintonia col tuo stile. L'unica cosa che ci vuole per migliorare è l'esperienza.

Il sesto capitolo lo leggerò domani, penso, e prometto che commenterò il prima possibile

Mi spiace deluderti, riguardo l'evoluzione, ma credo che resterò fermo sulla mia idea

Per il resto, non son sicuro di aver capito quale sia il tuo consiglio: devo continuare a descrivere per fare esperienza o devo evitare di descrivere i Pokémon perché non si adattano a quel tipo di descrizione?

Ti ringrazio moltissimo per tutto quanto, dalle critiche agli apprezzamenti, agli stimoli per migliorarmi, e soprattutto perché sembra che tu mi capisca meglio di quanto mi aspetti.

Non avere fretta per il commento, assolutamente!

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Eccomi qua

Chiedo perdono, è un po' che non mi faccio sentire, ma non trovavo mai un momento libero per commentare come si deve

La questione descrizioni, se a te piace come descrivi continua così. Cerca un tuo stile, coltivalo fino alla fine facendo esperienza. Io non posso far altro che rilevare che certe volte sei troppo prolisso e non rendi come magari vorresti a causa di qualche imperfezione che devi limare, ma è sempre quello che leggo io, se tu ti senti soddisfatto non cambiare.

Sempre sulle descrizioni (ce ne è ancora da dire) questo capitolo mi conferma quello che pensavo già da prima e non avevo ancora detto: hai uno stile descrittivo a metà tra il soggettivo e la precisione scientifica oggettiva. Presenti i personaggi visti da squirtle, le sensazioni che lui prova e ciò che essi ispirano in lui, ma al contempo non vuoi scadere nell'indefinito, anzi, cerchi di rendere alla perfezione quel che i personaggi sono con termini, se necessario, ricercati, quasi di ambito specialistico. Forse devi riuscire a coniugare questi due aspetti, con una forma limpida che renda agevole la lettura. Ma sono tutte cose che devi elaborare te, io sono esterno alla storia, il mio parere conta fino a un certo punto

Capitolo sei, gli errori:

- "la malattia che aveva affetto mincino", affetto è un aggettivo, non il participio di affettare (che è affettato e non c'entra nulla con le malattie). Puoi dire "essere affetto", ma non "aver affetto"

-"sarebbe potuto essere d'ostacolo ai fini del gruppo", sarebbe "avrebbe potuto essere"

Come mai vuoi far usare le armi ai pokemon? È una scelta particolare

Sto cominciando a capire il personaggio di electivire. È un po' complottista, col suo non credere nelle coincidenze. Il classico tipo che vede verità nascoste ovunque, che gli altri non vedono, e di conseguenza agisce di testa propria. Per ora ci ha azzeccato.

Viene fuori che riolu è bello crudele. Ok che hai sofferto, ma che te la prendi a fare con gli altri, bo. Chissà perché proprio il confronto con squirtle ha incrinato la sua armatura di indifferenza e apatia. Cosa ha risvegliato in lui dei sentimenti, seppur non tanto positivi? C'entra il suo passato? È coinvolto anche squi?

È bello che squi abbia un rapporto con l'altro sesso simile a quello che avrebbe qualunque adolescente, invece di essere tutto preso dall'avventura e cose simili. E ba, attendo il settimo capitolo

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