L'ultimo tragico speeno

Storia di una schiava che voleva diventare una liberta

4 risposte in questa discussione

Allora...premetto che questo è un tema di italiano che ho appena finito di scriviscrivere per compito,vorrei sapere più che altro che ne pensate...doveva tentare di essere un romanzo storico in chiave manzoniana ed ambientato nella Roma repubblicana all'epoca dei fratelli Gracchi

Il sole era molto forte quel giorno,batteva brutalmente sulle pietre quasi intenzionato a romperle, la luce era accecante e l'aria incandescente.

Regnava il silenzio più totale,solo il rumore delle sappe degli schiavi e dei loro respiri affannati stravolgeva la quiete del momento.

La nostra protagonista era fra loro: alta, magra, grandi occhioni azzurri, capelli biondi e lisci,neanche fossero filigrane d'oro, pelle candida come i fiocchi di neve bianca che costellano l'Appennino d'inverno, era una giovane e graziosa ragazza insomma. Albina posò temporaneamente la zappa,si portò la mano alla fronte imperlata di sudore e se la asciugò, poi riprese a zappare la terra,era una schiava dopo tutto...ma ancora per poco,stava per diventare una liberta,era tutto nelle mani del suo amato Bruto,erede di una famiglia plebea ricca e figlio di un abile mercante, stava per sposarlo e finalmente avrebbe smesso di lavorare i campi.

Accadde in un momento: Albina lasciò cadere la zappa e corse incontro alla figura del suo amato che giungeva accompagnata da quella di suo padre,voleva solo stare tra le sue braccia,arrivò dunque da lui,lo guardò e gli sorrise.

"Che hai da guardare e sorridere a quel modo?" Disse con tono aspro il ragazzo.

"Come? Perché questo tono così duro?" rispose Albina preoccupata.

"Mi pare ovvio,sei quì dal tuo padrone invece che lavorare...torna nei campi,sciatta zappaiola,o ti sbatto nell'ergastulum e getto via la chiave!"

Albina non capiva,era confusa,il tono aspro del suo amore era forse dovuto alla presenza del padre? Eppure non percepiva nemmeno una punta di dispiacere nelle sue parole

Finita la giornata di lavoro gli schiavi tornarono Nell'ergastolum: i loro corpi erano indolenziti dal duro lavoro nei campi,il peso delle catene poi non aiutava di certo... Chiusi in quella che potrebbe sembrare una lurida stalla per buoi, ridotti a non avere più nemmeno la libertà di muoversi perché erano incatenati sicché nemmeno un cane avrebbe provato invidia per loro bensì li avrebbe guardati con pietà, pietà rivolta verso persone che dovevano accontentarsi di un tozzo di pane stantio per sopravvivere,denutriti e stanchi,persone che non erano nemmeno più persone bensì strumenti al servizio di un sistema bieco e corrotto,persone che erano diventate zappe e aratri,le cui mani consumate dai calli non conoscevano altro che il duro legno dei manici degli attrezzi e la sporcizia della terra e il cui viso scottato dal sole battente non ebbe mai visto altro che l'asprezza degli schiaffi e mai la dolcezza delle carezze. Quella era la vita degli schiavi, gente sottomessa per debiti da saldare, per crimini da espiare o semplicemente prigionieri di guerra, costretti a lavorare nei campi come contadini e respirando più polvere che aria o a combattere negli anfiteatri come gladiatori e bagnandosi più di sangue che d'acqua . La loro era una vita di sudore e sangue,esausti e spaventati lavoratori stipendiati in frustate piuttosto che in sesterzi, lo schiavo romano non era altro che un utensile col dono della parola,diverso dalle bestie da soma solo perché queste ultime ricevevano un trattamento privilegiato rispetto ai primi,almeno le fiere avevano lo stomaco pieno... La vita degli schiavi era come un fitto roseto: il padrone ne godeva esibendo la sua proprietà con orgoglio e traendone vantaggi,chi si trovava immezzo però non era nella situazione migliore immaginabile,trafitto da mille e mille spine avvelenate...anzi, magari fossero state spine avvelenate! Almeno la sofferenza si sarebbe protratta per poco,quella dello schiavo infatti era una vita talmente orribile da essere peggiore della morte! Mai uomo sarà vivo se privato della sua libertà.

Albina era rannicchiata in un angolo,piangeva, soffocava le urla straziante coprendo il silenzioso suono dei suoi singhiozzi col tintinnio delle catene. Era stanca,esausta, voleva dormire ma ogni volta che chiudeva gli occhi vedeva lui...lui che la aveva trattata così duramente... "Perché?" Si chiedeva,a la sua domanda mai avrebbe avuto una risposta felice, il concetto era semplice: un uomo libero è un uomo libero, una donna schiavizzata è un oggetto,nulla di più, questo almeno per la visione dei Romani repubblicani.

Il giorno successivo giunse ma Albina non dovette andare a lavorare,fu proprio Bruto a fermarla mentre si recava al campo ma non la illude bensì disse chiaramente come stavano le cose:

"Senti,Albina, non ti crucciare troppo,non diventerai mai una liberta per mano mia, volevo solo io tuo corpo e non il tuo amore"

Queste parole distrussero albina che scoppio in lacrime istantaneamente

"Ora vieni con me, sei stata acquistata da un'altra persona,non sarai più una mia schiava"

Ebbene questa era la dura realtà, un uomo libero che amava una schiava mai s'era visto nemmeno fra i plebei, egli voleva solo approfittare della bellezza della povera ragazza che ora sarebbe stata affidata a qualcun altro come un testimone in una corsa a staffetta...

10 anni dopo:

Il trattamento riservato ad albina non fu troppo diverso coi suoi nuovi padroni,aveva sempre il solito ruolo di attrezzo agricolo,almeno però sta volta non si sono presi gioco dei suoi sentimenti...

Albina era malata,denutrita e stanca... Dieci anni di schiavitù furono duri per lei ed ora era stremata... Accasciata sul pavimento dell'ergastolum spirò amaramente ricordando ancora le lacrime di quel giorno... 27 settembre 135 a.C., la data in cui quel vile ed ignobile gasteropode di Bruto rivelò la sua vera faccia di malato e sadico padrone, un uomo che godette a far piangere una donna, le sue ultime parole furono semplici e dirette:

"Mai nel mondo accadrà che a tutti sia riservata la felicità! Un uomo libero può costruirsela ma uno schiavo dovrà piangere e mugolare come un cane per tutta la vita... E chi può dire che gli uomini liberi siano davvero liberi? Un uomo ignorante forse è ancora meno libero di uno schiavo... Ahimè,se nella vita non avessi mai visto queste catene... La libertà... Quel dolce ed amaro sogno..."

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(modificato)

Sicuramente non è "la capanna dello zio tom" o "la lettera scarlatta", sicuramente da te mi aspettavo un racconto erotico, soprattutto dopo quel titolo, ma... non ha nulla di manzoniano lol.

È un romanzo (cioè, tema) storico, ed è ok, se per "manzioniano" intendi storico.

È improbabile fare in un tema breve quello che manzoni scriveva nei promessi sposi (e dico promessi sposi perchè quello si studia).

Modificato da Insanity

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Sicuramente non è "la capanna dello zio tom" o "la lettera scarlatta", sicuramente da te mi aspettavo un racconto erotico, soprattutto dopo quel titolo, ma... non ha nulla di manzoniano lol.

È un romanzo (cioè, tema) storico, ed è ok, se per "manzioniano" intendi storico.

È improbabile fare in un tema breve quello che manzoni scriveva nei promessi sposi (e dico promessi sposi perchè quello si studia).

explain,se intendi che è brutto, ci troviamo daccordo,lo ammetto, non so proprio scrivere racconti brevi anche se alla prof è piaciuto per qualche motivo strano... Perché dovrei scrivere un racconto erotico? :awesome:

Riguardo al fatto che sia improbabile fare in breve ciò che Manzoni fece coi promessi sposi,ti do ragione ma la traccia purtroppo era quella... Btw con "chiave manzoniana" intendevo dire che il racconto doveva essere al contempo interessante,verosimile ed utile(a prendere un bel voto *fugge*)

Comunque,la prof mi ha dato 7 e ha detto che meritavo 8 ma la punteggiatura era oscena... Ok,cosa si fuma sta qua? Diciamocelo,sto racconto non è assolutamente da 8,tantomeno da 7...

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Sei in prima superiore, giusto? I voti sono soggettivi, dipendono sicuramente da chi altro hai in classe, la trama non è particolarmente avvincente ma c'è, la punteggiatura fa schifo, ma quello è un problema incurabile, rassegnati, sono partito alle elementari facendo temi di 4 pagine con un punto alla fine e per quanto sia migliorato tutte le prof di italiano che io abbia mai avuto (6) mi hanno sempre insultato per la punteggiatura. Mi sembra di aver notato anche un cambio di stile, ad un certo punto sei passato ad un linguaggio molto più basso del resto del racconto per poi riprendere, ma potrebbe essere solo una mia impressione. Comunque un 8 non mi sembra così assurdo, a meno che non sia il massimo che dà la prof, in tal caso vuol dire che ti trovi in una classe disastrata ^^

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