Gigiova

Ennesima crociata vs videogiochi

4 risposte in questa discussione

Per crociata si intendono quelle successive alle prime due

Il primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti d’America è quello che protegge la liberta di espressione, di professione di un credo religioso e, in senso più generale, quello a cui lo spirito patriottico degli USA più spesso volge lo sguardo per riempirsi di un giusto orgoglio. Un anno fa la corte suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto i videogiochi come forme di espressione e quindi degni di essere protetti dal primo emendamento. Fin qui, come si suol dire, tutto bene.

Un mese fa, come è tristemente e disperatamente noto, uno squilibrato ha aperto il fuoco all’interno di una scuola elementare a Newtown, Connecticut, togliendo la vita a 20 bambini. Una tragedia sulle cui dimensioni e sulla cui portata chiunque può riflettere singolarmente. Di questi giorni è, invece, la notizia che a Southington, un paesino con poche migliaia di anime a una manciata di miglia di distanza da Newtown, si stia organizzando una rivisitazione moderna (si fa per dire) delle scene più assurde e deprimenti del classico di Ray Bradbury, “Farhenheit 451”.

Per aiutare a coordinare gli aiuti e portare soccorso in tempi di necessità, ha preso vita l’associazione SouthingtonSOS, ai tempi nata in risposta al cataclisma rappresentato dall’abbattimento dell’uragano Katrina. Oggi SouthingtonSOS si è chiesta cosa avrebbe potuto fare per essere vicina nel pensiero e nell’azione ai propri dirimpettai di Newtown. Risposta: invitare la popolazione a individuare i videogiochi (e i film e la musica) considerati violenti, consegnarli nelle loro mani in cambio di un buono da 25 dollari e poi vederli, con tutta probabilità, distrutti e dati alle fiamme. No, non è uno scherzo di pessimo gusto.

Sapete da chi è costituita SouthingtonSOS? Dalla camera di commercio, dal provveditorato agli studi, dal “clero locale”, dalla YMCA (Associazione Giovanile Maschile Cristiana)... ma anche dal dipartimento dei vigili del fuoco. Potrebbe essere ironico, suonare divertente, invece mi pare che prenda una via di mezzo tra l’assurdo e il deprimente. Contattati dal magazine statunitense Polygon, i rappresentanti di SouthingtonSOS sostengono che non sia loro interesse accusare i videogiochi violenti. Lo scopo finale, invece, sarebbe quello di “promuovere una discussione all’interno delle famiglie”: vogliono, insomma, che i genitori siano più attivi e partecipi delle scelte, anche in fatto di videogiochi, dei propri figli che non hanno raggiunto l’età matura.

Fin qui è impossibile non essere d’accordo. Ma fin qui è anche impossibile non notare una discrepanza delle dimensioni del Grand Canyon tra la teoria e la pratica. Per spingere al dialogo esistono metodi assai più credibili, rigorosi, seri, ma anche complessi. Occorre agire sulla coscienza del singolo individuo e della comunità a cui appartiene. Serve incontrarsi, lavorare sull’educazione, civile e privata. Per quanto mi riguarda, tutto il discorso di SouthingtonSOS perde ogni briciolo di credibilità di fronte a quei 25 dollari.

Quando proponi dei soldi, allora parli al portafogli di una persona (magari di chi non vive nell’agio, oltretutto), non certo alla sua coscienza personale, civile e di educatore o di responsabile della sua famiglia. Come potrebbe aprirsi un confronto in famiglia in questo senso? “Ehi piccolo Joe, decidiamo assieme se quei tre giochi che hai già finito e mai più toccheresti, che in teoria non avresti dovuto comprare perché sono per un pubblico maggiorenne, valgono 75 dollari? Eh?”. Sono certo che buona parte dei lettori di IGN non sarebbe d’accordo col Signor Papà del piccolo Joe, perché vorrebbe comunque dire aderire a una campagna di vera e propria distruzione, tanto nell’immaginario quanto nel pratico.

Intanto qualcuno ha risposto all’appello chiedendo se, invece, non fosse possibile consegnare le proprie armi a fronte del buono acquisto da 25 dollari. Dubito che verrà preso in considerazione.

Intanto SouthingtonSOS dice che “anche un ragazzino di 12 anni di Newtown ha chiesto a tutti i suoi amici di buttare via i giochi violenti”. Quasi fingendo di non capire la decisiva differenza tra le due iniziative.

Intanto, e sono certo che lo saprete bene, la NRA (National Rifle Association) si è apprestata, nei giorni successivi alla tragedia di Newtown, a puntare il dito contro i videogiochi. Certa gente fa proprio schifo.

Senza parole.

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È comunque un tasso di cambio migliore del Gamestop.

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È comunque un tasso di cambio migliore del Gamestop.

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L'hai copiata dai commenti sotto, brigante

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ma parliamo invece del fatto che sony japan vuole bloccare il mercato dell'usato introducendo chip nfc nei videogiochi?

perché io di altri scopi nel bloccare un gioco con una sola console non ne vedo

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