gigipuff

Mirror (The real match is against yourself)

6 risposte in questa discussione

Ok, questa forse è la mia fic uscita peggio, ma la posto comunque, perchè fa parte comunque del mio lento processo di evoluzione...(e che evoluzione... ;_;_; Ad ogni modo, questa è la penultima fic che riprendo dal vecchio forum (l'ultima sarà Da Pallet a Viridian, che ho intenzione di completare...) Buona lettura a tutti...

P.S. L'ispirazione per questa fic è stato il libro "1,2,3...Invisibile", della serie Piccoli Brividi di R.L.Stine

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Mirror

"Muoviti, è tardi" esordì mia madre, mentre io cercavo insistentemente di allisciare i miei capelli: era una battaglia persa in partenza. "Mamma, puoi andare da sola a questa fiera dell'antiquariato? Non è il massimo del divertimento... e poi mi ci vorrà ancora un pò di tempo per prepararmi!" chiesi speranzosa. Mia madre emise un verso simile ad uno sbuffo e poi mi rispose: "Va bene, Avril! Ma non sai che ti perdi..." "Ore di noia totale" pensai. Decisi che i capelli li avrei tenuti così com'erano, anche perchè non erano eccessivamente brutti. Mi vestii in fretta e furia, e aspettai pazientemente che mia madre uscisse, e appena giunse il momento sgattaiolai fuori di casa. "Ma guarda chi si vede! La mia allenatrice preferita!" era Jimmy naturalmente. Ero la sua allenatrice preferita da quando lo battei ad un match di Pokémon: prima si credeva il più forte del mondo. Ma non sapeva ancora che la migliore allenatrice sulla terra ero io, Avril Ware. Non avevo mai perso un match da quando ero diventata un'allenatrice: mi ricordo ancora quel giorno....

Avevo circa sette anni, ero rimasta fuori casa da sola: Poochyena e Houndour popolavano i vicoli della città. Un gruppo di loro era accerchiato intorno ad un piccolo Pokémon. Non l'avevo mai visto, prima di quel giorno: era di un colore violaceo, aveva in testa una specie di elmetto di color verde, e un paio di pinne rosse.

Il piccolo Pokémon emetteva dei raggi violacei dal corpo, raggi che però non sembravano infastidire i Poochyena e gli Houndour. Io, sinceramente, ero troppo spaventata per cercare di aiutarlo, quindi scappai via cercando rinforzi. Quando tornai, trovai il piccolo Pokémon ancora indenne, e tutti i Poochyena e gli Houndour ancora intorno a lui. Con una piccola differenza: erano tutti morti. Non riuscii mai a scoprire come era avvenuta quella strage e ad opera di chi, ma non me ne preoccupai più di tanto... Portai il Pokémon a casa, e lì scoprì che era un cucciolo di Gardevoir. Il suo nome era Ralts, mi pare. Beh, non è importante: la sola cosa che conta è che adesso ho Gardevoir al mio fianco e tanti altri Pokémon, tutti estremamente forti. Dopo aver scambiato qualche chiacchiera con Jimmy mi allontanai in direzione di casa. La mia casa si trovava in fondo al paese: non che il paese, Gaw, fosse molto grande dopotutto, sarà una trentina di chilometri quadrati, più o meno. E' molto antico come paese, le costruzioni sono ancora del tardo seicento, poche sono quelle moderne. Per questo si organizzano molto spesso delle fiere dell'antiquariato, durante le quali vengono messi in vendita un sacco di oggetti strani, che io non comprerei mai. Mia madre non è però della stessa opinione: ogni volta torna a casa con una cianfrusaglia diversa, così ero curiosa di sapere cosa avesse comprato questa volta.

Salii in camera mia, accesi un pò lo stereo e mi rilassai ascoltanto musica abbastanza tranquilla. Mi stavo annoiando, in fin dei conti, adesso, l'idea della fiera non mi sembrava tanto brutta come prima. Finalmente mia madre tornò a casa: riuscivo sempre a sentirla circa un minuto prima che arrivasse, la sua auto faceva un rumore abbastanza assordante. Dietro di lei un camion, recava la scritta "Fiera dell'antiquariato 2004!" in rosso e a caratteri abbastanza grossi. "Quest'anno ha comprato qualcosa di ingombrante!" pensai, e subito, presa dalla curiosità, scesi a controllare cos'era questo nuovo acquisto. Mia madre si dava da fare, e a parole e a gesti, per aiutare i fattorini a trasportare all'interno della casa ciò che aveva comprato. A stento mi salutò, e continuò a dirigere i fattorini, ora dentro la casa, ora su per le scale. Io da dietro completavo questa strana sfilata, tutta intenta a cercare di scoprire il contenuto del pacco. Con mia grande sorpresa il pacco si fermò sulla soglia della mia camera e vi fu trasportato all'interno. Dopo qualche secondo vidi uscire da lì i fattorini, tutti soddisfatti del loro lavoro, e mia madre ancora più soddisfatta di loro.

"Mamma cos'hai comprato stavolta? E perchè è stata portata nella mia stanza?" domandai ancora confusa. "Beh, entra e vedi. Ciao piccola, ora la mamma esce di nuovo, ti lascio qualcosa di caldo in tavola, se dopo hai fame sai dove andare!" rispose lei precipitandosi giù dalle scale. Qualche secondo dopo sentii sbattere la porta di casa e subito dopo il rumore dell'auto che si allontanava. Entrai nella stanza, curiosa di scoprire cos'era l'oggetto misterioso. All'inizio non notai niente ma poi vidi dietro la porta un bello specchio, grande e antico. Era decorato tutto intorno con legno intarsiato e dipinto d'oro, il vetro seppur antico era lucidissimo e rifletteva il sole che entrava nella stanza dal grande finestrone che si trovava sulla parete ovest. Fui veramente molto felice di quel regalo, prima di quel giorno ero costretta ad aggiustarmi i capelli di fronte ad uno specchio che non riusciva neanche a riflettere tutta la mia testa. Decisi di specchiarmi subito, e notai che faceva il suo lavoro alla perfezione: la mia immagine riflessa sul vetro era limpida e chiara. Ma successe una cosa veramente molto strana: mentre provavo varie smorfie allo specchio tanto per divertirmi un pò, la mia immagine riflessa mi fece l'occhiolino.

Sobbalzai. Sbattei le palpebre un paio di volte e tornai a guardare la mia immagine riflessa: stavolta imitava alla perfezione i miei movimenti. Pensai che fosse stata un'illusione ottica... Ah, quanto mi sbagliavo! Ad ogni modo decisi di cenare, e dopo cena chiamai Jimmy e uscii di casa insieme a lui per fare una passeggiata. Passeggiammo un pò per il viale alberato che costeggiava il nostro quartiere fino ad arrivare ad una strana bancarella, su di essa vi era uno striscione che recava la scritta: "Cercasi Gardevoir!" . "Beh, io ho un Gardevoir!" pensai e subito proposi a Jimmy di avvicinarmi. Vicino alla bancarella si trovava un signore, che doveva avere circa una trentina d'anni, vestito con un camice bianco, che lasciava trasparire un jeans e delle scarpe consumate dal tempo. "Signorina" esordì con espressione piuttosto seria "lei è in possesso di un Gardevoir?" "Beh, sì!". Il signore si fermò e mi scrutò per un paio di secondi e poi disse:"Bene, che ne dice di farlo combattere contro il mio Pokémon più forte?" A quelle parole i miei occhi si accesero: una sfida! Non aspettavo altro... Senza rispondere tirai la sfera fuori dal mio marsupio e la lanciai. Appena questa toccò terra si aprì e da una scia di brillantini blu emerse un Pokémon elegante e pericoloso allo stesso tempo, un Gardevoir, il mio Gardevoir. Il signore lanciò la sua sfera subito dopo di me: il Pokémon che ne uscì aveva le sembianze di un cane, era tutto nero, ed era ricoperto a tratti da ossa. Sulla testa faceva sfoggio di due belle corna, tutt'altro che amichevoli. "Le piace il mio Houndoom?" continuò fiero di sè il signore.

"Certo, e mi sarà ancora più gradito quando sarà a terra, privo di forze!" risposi baldanzosa. Lui si limitò a mostrare un sorriso appena accennato. "Attenta, Avril!" mi sussurrò Jimmy "I Pokémon Buio sono favoriti nelle battaglie contro il tipo Psico..." Lo interruppi rispondendo "Non preoccuparti e sta a vedere!". La battaglia iniziò: i due Pokémon si scrutavano cercando di capire il momento migliore per attaccare sfruttando anche la più piccola distrazione dell'avversario. Houndoom attaccò per primo: sollevò leggermente le zampe anteriori, piegò quelle posteriori e spiccò un balzo che lo fece atterrare alla schiena del mio Gardevoir, e appena appoggiò le zampe sul freddo asfalto spalancò le fauci. Una luce intensa sembrò provenire dalla bocca del Pokémon buio e subito fiamme ardenti furono emesse in direzione di Gardevoir. Questi con tutta calma alzò il suo esile braccio e lo puntò contro il cerchio di fiamme: un secondo prima che il fuoco circondasse il suo corpo, Gardevoir fece fuoriuscire una quantità tale di acqua che non solo spense le fiamme ma arrivò anche fino ai piedi di Houndoom, che immediatamente si spostò per non essere ferito. Mi girai verso Jimmy, come per fargli notare che avevo ragione io, ma non mi notò per niente: era rimasto tremendamente sorpreso che un Pokémon Psico potesse sfruttare un attacco d'acqua. 

"Ehi, Jimmy?" lo chiamai, ma non rispose subito. Infatti prima che potesse rispondere l'allenatore di Houndoom prese la parola:"Senta ragazzina, qual è il suo nome?" All'inizio ero abbastanza diffidente, così lui continuò: "Allora mi presento prima io: il mio nome è Ray, e sono uno scienziato che sta compiendo ricerche sul DNA dei Pokémon!" Per non sembrare scortese gli dissi il mio, e lui proseguì il discorso: "Per me il match potrebbe anche finire qui. Se poi vuole proseguire..." Feci un cenno come per dire che intendevo continuare, e lui immediatamente intimò ad Houndoom di riprendere la lotta. Houndoom, confuso per l'attacco ricevuto, decise di concludere presto il match. Con scatto fulmineo si portò alle spalle di Gardevoir, e aprì le fauci pronto ad azzannarlo. Ma non fece in tempo: la terra iniziò a tremare, prima lievemente poi sempre più intensamente fino a spaccare il suolo e inghiottire Houndoom al suo interno. "Un attacco di Terra!" gridò Jimmy che intanto si era ripreso dallo shock di poco prima. Houndoom riuscì con tutte le sue forze a uscire dai detriti che lo ricoprivano, ma un attimo dopo cadde a terra, esausto. "Bene, bene!" disse Ray "L'ho trovato, adesso ne sono sicuro! Signorina Avril, se vuole essere così gentile da consegnarmi il suo Gardevoir, io andrei perchè ho fretta." "Eh? Ma cosa stai dicendo?" risposi io, con tono più informale, e dandogli del tu. "Sto dicendo quello che ho detto. Mi dia quel Gardevoir, e subito!" "No!" risposi cominciando ad alterarmi.

"Non mi costringa ad usare le maniere forti!" disse lo scienzato, che aveva ormai perso la pazienza. "E che fai, mi prendi a schiaffi?" proposi io in tono provocante. Come risposta frugò nella sua tasca e ne tirò fuori cinque sfere, e da esse altrettanti Pokémon: tra essi riconobbi un Heracross e un Raichu, gli altri tre non mi erano noti, ma non mi interessava. Mi bastò una sola parola "Gardevoir!" e in un attimo i cinque Pokémon vennero sollevati in aria e scaraventati al suolo, ormai privi di forze per il pesante urto. Ray, però, non sembrò sorpreso, anzi sembrava addirittura contento, infatti un attimo dopo, proruppe in una risata che mi fece sobbalzare: "Bene, bene! Sei cresciuto bene, Ralts!" "Eh? Mi spieghi cosa stai dicendo?" gli chiesi. "Uhm... ok, ti spiegherò tutto! Come ti ho detto, stavo conducendo ricerche sul codice genetico dei Pokémon, e durante le ricerche scoprii che il Tipo del Pokémon viene stabilito in un codice: niente di rivoluzionario fino ad ora! Ma tu sai che esistono dei Pokémon a Tipo doppio? Beh, perchè i codici vengono combinati... e prova ad immaginare cosa possa succedere se combino il codice di ogni Tipo?" "Gardevoir!" esclamai sorpresa. "Bingo!" continuò lui "Iniettai il codice multiplo in un Ralts in pericolo, accerchiato da Poochyena e Houndour: con un solo attacco si liberò di tutti loro, ma sfortunatamente anch'io rimasi coinvolto e persi di vista la mia cavia. E inoltre tutte le mie ricerche furono distrutte, quindi ora come ora il tuo Gardevoir è l'unico Pokémon che può utilizzare ogni Tipo di attacco. Capisci perchè è importante che tu mi consegni il tuo Pokémon?" Notai che man mano che parlava si prendeva sempre più confidenza, ormai mi dava anche del tu. Ci pensai per qualche momento, poi risposi: "Mi dispiace, non posso consegnartelo!" 

Ray adesso perse del tutto la pazienza, e mi guardò furente. "Mi spiace, devo andare!" gli dissi "Semmai possiamo riparlarne con calma davanti ad un thè, che ne dici?" "Direi di no!" rispose "Parliamone adesso!" e intanto si avvicinava sempre di più a me. Immediatamente chiamai Jimmy e feci un cenno a Gardevoir, che mi comprese. Allargò le braccia e si innalzò in aria, trascinando me e Jimmy grazie ai suoi poteri psichici. "Tornate giù, se ne avete il coraggio!" ci gridò lo scienziato con tutta la forza che aveva in gola. "Mi spiace, non abbiamo coraggio... Ciao, ciao!" lo presi in giro. Vidi lui che gesticolava freneticamente, ma non me ne curai e mi girai a guardare il panorama. La città dall'alto era bellissima, le luci non erano abbaglianti, ma gli edifici erano molto suggestivi. Jimmy non si stava divertendo, però: stava con le mani unite a mò di preghiera, invocando di non precipitare, comprensibile dato che era la prima volta che volava con Gardevoir. Lasciammo Jimmy a casa sua, e proseguimmo a piedi per il breve tratto di strada che portava a casa mia. Una volta arrivati, richiamai Gardevoir nella sfera, salutai mia madre, e mi gettai sotto le coperte ancora vestita, troppo stanca per poter fare qualsiasi altro e decisa a svegliarmi molto tardi il giorno successivo. "Avril, Avril" udii una voce che mi chiamava. All'inizio non vi badai molto perchè pensavo fosse mia madre, ma sobbalzai quando mi accorsi di una cosa: la voce che invocava il mio nome era la mia! 

Scesi dal letto: notai, sotto i miei piedi nudi, che il legno del pavimento era molto freddo, più freddo del solito. Mi girai attorno, ma notai che la stanza era perfettamente in ordine, non c'era nessuno. "Me lo sarò immaginato? Possibile?" pensai. Decisi di tornare a letto, mi tirai le coperte fino a sopra la testa e cercai di non pensarci. Le ultime parole che udii prima di scivolare nel sonno furono :"Presto! Molto Presto!", ma non vi badai più di tanto, perchè era stata una giornata faticosa, e pensai fosse frutto dello stress. Poi una con la mia stessa voce: dovevo proprio essermela immaginata!

"Ehi, Avril!" mi chiamò Jimmy. Quella mattina mi ero svegliata presto, e dopo aver fatto colazione ero uscita a prendere una boccata d'aria. Avendo visto un allenatore non seppi resistere ad una sfida, sfida che naturalmente vinsi senza problemi grazie a Gardevoir. "Lo sai che questo si chiama barare? Non vale!" mi rimproverò Jimmy. Feci un sorrisino, come per dire: "Si, hai ragione, non lo farò più!", anche se in realtà non lo pensavo veramente. Mi era capitata questa fortuna, perchè non sfruttarla?

"Jimmy, prendila!" gridai poco dopo, lanciandogli una pallina che avevo trovato lì per terra. Jimmy mancò clamorosamente la presa: "Ma sei stupida? Quante volte ti devo dire che sono mancino? Se tu mi fai un lancio sulla mia mano destra..." "Si, si, quanto sei pesante! E' solo una pallina!". 

"Ok, ok!" mi disse Jimmy "Ma la prossima volta ricordati: io sono mancino!". Feci uno sbuffo, ma fortunatamente lui non se ne accorse. "Vieni da me stasera?" chiesi "Semmai ci facciamo una pizza, e poi ho qualcosa da farti vedere!" "Ok, tanto qui non c'è mai niente da fare, almeno stiamo in compagnia!". Tornai a casa, e guardai un pò di televisione aspettando che si facesse sera, tutta tivù spazzatura, è ovvio! Quando il cielo cominciò ad oscurarsi cercai il numero di telefono della pizzeria, e in quel momento suonò il campanello: Jimmy, naturalmente! Non c'era molta gente che mi facesse visita a quell'ora di sera... Passammo una bella serata insieme, poi decisi di mostrarle il nuovo acquisto di mia madre: lo specchio. Jimmy, che aveva per i suoi capelli castani una passione maniacale, si precipitò davanti allo specchio: "Finalmente uno specchio abbastanza grande da ritrarre appieno la mia bellezza!" esclamò. "Certo, certo, se è questo che ti piace pensare..." risposi in tono di sfida. Lui stranamente stette zitto, senza controbbattere, fissando la sua immagine riflessa. "Beh, io vado a prendere qualcosa da bere. Quando torno, cerca di staccarti da quello stupido specchio!" Scesi giù in cucina, riempii un paio di bicchieri di Coca, e li portai sopra dal mio amico. 

SLAM!!! Un rumore assordante mi arrivò alle orecchie, e ne fui tanto sorpresa che lasciai cadere sul pavimento i bicchieri di Coca. Scesi di corsa le scale, e mi precipitai nella stanza dove avevo sentito il rumore. La porta d'ingresso era stata sfondata, ma non c'era nessuno. Mi guardai intorno e notai dei segni di scarpe sul pavimento, che si addentravano all'interno della casa: era entrato qualcuno!

Allarmat, tornai in camera mia per chiamare Jimmy, ma quello che trovai la mi lasciò col fiato sospeso...lo specchio era distrutto e non c'era traccia di Jimmy. Al contrario trovai Ray, lo scienziato pazzo, disteso lungo il pavimento, leggermente stordito. "Aiutami..."gridò ansimante. Facendo appello al mio buon cuore, lo aiutai a rialzarsi, e gli porsi qualcosa da bere. Pian piano riacquistò colorito, e si alzò lentamente in piedi..."Grazie mille, ragazza!" mi disse. "Dov'è il mio amico? E come mai lo specchio è rotto?" "E' stata colpa mia..." si scusò lui, quasi piangendo "Vedi questo è uno dei pochissimi esemplari di uno specchio magico... Questi sono stati creati secoli or sono da un potente stregone..." "Aspetta un attimo...esistevano gli stregoni?" "Certo, molte delle storie che hai udito sul passato, per quanto strambe, sono in gran parte vere... ad ogni modo questo specchio possiede molti poteri, che potrebbero far impallidire chiunque. Clonazione, viaggi nel tempo....tutte cose che ti sembrano impossibili sono state rese possibili da questa meraviglia. Il mio scopo era quello di clonare il tuo (tossisce) Gardevoir, affinchè ne potessi possedere anch'io un esemplare. Ma, ahimè, ho pronunciato una formula sbagliata, e ho innescato un viaggio nel tempo, che sono riuscito ad evitare solo distruggendo lo specchio." concluse. "E Jimmy dov'è?" chiesi. "Sarà da qualche parte in giro per la storia..." 

"COME?" gridai, estremamente arrabbiata. "Calma, calma... ci sarebbe un modo per recuperarlo..." "SPARA!" "Esiste un altro esemplare di questo specchio, completamente identico..." "DOV' E'?" "Ti ho detto di calmarti, cara ragazza. Si trova alla tanto acclamata fiera di questa città...". Mi calmai un pò e continuai: "Che aspetti? Andiamo!" "Beh, vedi, c'è un piccolo problema... la fiera è finita ed è ormai chiusa al pubblico..." Mi infilai le scarpe e presi il giubbino e feci per uscire dalla mia stanza. "Forse non hai capito quello che ti ho detto..." mi disse Ray. "Suvvia, qual è il problema? Ci introdurremo di nascosto!" Ray non sembrò molto convinto ma si alzò e mi seguì fuori casa, fino alla fiera. Guardammo il palazzo dove si teneva: era grande e tutto addobbato con manifesti di varia grandezza. Mentre scavalcavo la cancellata, qualcosa mi bloccò, mi fece pensare che stavo facendo una stupidaggine. Non diedi ascolto al mio presentimento, e proseguii...

Polvere dappertutto...le mie bianche scarpe da ginnastica si ricoprirono di una patina grigia, ma continuavano imperterrite a muoversi, seguite dagli stivali di gomma dello scienziato, attraverso i saloni deserti della fiera. Ray esitava, si muoveva con una prudenza che tendeva alla paura, io con un coraggio che tendeva alla noncuranza. Ad un tratto, dopo aver superato ammassi di mobili, oggetti antichi e cianfrusaglie rimasti invenduti, lo vidi. La dimensione era leggermente minore, ma i rilievi che apparivano sulla cornice erano inconfondibili. Mi girai verso Ray: "Avanti, riporta subito qui Jimmy!" "Con calma, mia cara ragazza, non avere fretta. Non voglio sbagliare di nuovo..." Rispose lui con eccessiva calma. Poi prese in mano un libro, che sembrava essere sopravvissuto ad almeno un migliaio di anni, e cominciò: "Exemplar fit: huic nomen est Gardevoir!" La sfera che conteneva il mio Gardevoir uscì dalla tasca dei miei jeans e si slanciò verso lo specchio fino ad essere inghiottito da questo. Cercai di slanciarmi contro Ray, ma questi mi bloccò e mi immoblizzò le mie mani con le sue. Ad un tratto tentai la mia unica possibilità e cercai di ricordare: "Exemplar fit: huic nomen est Ray!". Le mie mani si liberaronò all'istante, e un attimo dopo l'urlo straziante dello scienziato che veniva inghiottito dallo specchio. Mi trovai sola in quella stanza, con lo specchio magico. Improvvisamente un'idea mi balenò in mente: presi il libro polveroso di Ray e cominciai a leggere....

Non riuscivo a capire, era scritto tutto in una lingua strana, forse latino, ma comunque a me incomprensibile. Rimasi come impietrita a guardare lo specchio, quando tentai la mia ultima possibilità: entrare dentro allo specchio e trovare Ray. Allora ripetei la stessa formula con cui ero riuscita a liberarmi da Ray: "Exemplar fit: huic nomen est Avril!". Dopo qualche secondo durante il quale il tempo sembrò fermarsi, i miei piedi si sollevarono da terra e si diressero a trutta velocità contro lo specchio. Mi trovavo sempre più vicino, e proprio quando stavo per sbatterci contro sentii un brivido attraversarmi il corpo, ed subito dopo il buio. Quando aprii gli occhi mi trovai a casa mia, sul mio letto, nella mia stanza. Sbattei un paio di volte le palpebre, ma nulla cambiò: ero tornata a casa. Sembrava che il tempo non fosse passato, casa mia era quella di sempre: nessuno specchio rotto, nessuno scienziato, niente di niente. Lo specchio era ancora a casa mia, ma era integro e non dava nessun segno di essere diverso da un normale specchio. Realizzai che doveva essere stato un sogno, così, sebbene fosse ancora presto, decisi di dormire un pò e di non pensare a quello che mi sembrava di aver vissuto. 

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Aprii lentamente gli occhi: attorno a me vedevo solo specchi, che riflettevano solo facce conosciute: la mia! Un uomo sulla trentina, con capelli arruffati e occhiali sempre troppo sporchi. "Ciao Ray!" una voce mi rimbombò nelle orecchie. "Chi è che parla?" gridai spaventato. Nessuna risposta. Tutti gli specchi, che finora avevano seguito un moto regolare cominciarono a lievitare sempre più veloci attorno a me. Alcuni collidevano e andavano in frantumi, e così a poco a poco rimasero solo due specchi, che si posarono accanto a me. Tutto era cessato, ogni elemento era fermo, come immobilizzato da quell'istante, da un tempo che pareva eterno, in un luogo indeterminato. Avevo appreso che senza cordinate spazio-temporali nulla poteva esistere. Eppure il nulla esisteva! "Ray..." rimombò di nuovo la voce nella mia testa. "Lo specchio è la tua sola via di fuga!" continuò. E poi di nuovo il silenzio. Sì, ma quale specchio? Mi avvicinai ad uno dei due specchi e ci posai la mano sopra. La superfice del vetro pareva liquida, come melma, tanto che la mia mano passò dall'altra parte. All'improvviso un rumore alle mie spalle, proveniente dall'altro specchio. Mi girai e vidi la mia mano fuoriuscire dal vetro del magico oggetto....

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"Dove sono?" pensai spaventata "Dov'è Avril? E quello scienziato? Mi ricordo solo delle strane parole, niente più!" Feci qualche passo finchè qualcosa mi toccò la schiena. Mi girai di scatto e vidi l'ultima cosa che mi sarei aspettata di vedere: me stessa... quella criniera verde, quelle minute braccine dello stesso colore e quella veste bianco panna che ricopriva il mio corpo. "Già, hai capito bene" disse la mia immagine "Io sono te!" "Non è possibile, non esistono queste cose, deve essere un sogno..." pensai. "Non è un sogno, cara." replicò. "Come...." cominciai confusa. "Dimenticato che puoi leggere nel pensiero? Se puoi tu, posso anch'io!" poi continuò "Aahhhhhh....Non mi capitava un corpo così bello che erano secoli, devo dire di essere stata molto fortunata. E devo ammetterlo, sei davvero speciale: sento scorrere dentro di me la forza del fuoco, dell'acqua, del fulmine... ora se non ti dispiace vado a prendere quello che mi spetta...la tua vita!!!"

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Abbracciare nuovamente il mio cuscino era un'esperienza straordinaria. Mi infilai velocemente il pigiama, e mi avvolsi tra le mie calde coperte. La notte fortunatamente passò veloce, e non ebbi altri incubi. La mattina dopo mi svegliai con un sobbalzo. Sentivo una voce rimbombarmi dentro la testa: "Qualcosa è andato storto!" diceva. Poi una voce familiare, umana "Già, non è stato effettuato il cambiamento!". Aprii gli occhi, e vidi Gardevoir in piedi, accanto allo specchio. Ray, lo scienziato, era seduto ai piedi del mio letto. "Che sta succedendo? Sto ancora sognando?" "Non hai mai sognato!" rispose lui "Diciamo che sei stata abbastanza fortunata! Ma la tua fortuna non funzionerà di nuovo!". "Ma cosa stai dicendo? Perchè sei qui? Esci da casa mia!" "Non penso funzioni così, anzi direi che l'unico modo per far uscire qualcuno da qui, sia questo: Fit exemplar: huic nomen est Avril!" I miei piedi si sollevarono da terra, e fui scaraventata nello specchio. Ma stavolta non trovai davanti a me l'ambiente accogliente della mia camera... 

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"Ahi, che botta!" Mi rialzai piano e tentai di esplorare il luogo in cui mi trovavo. Il solito luogo pieno di specchi, ma adesso nessuno di loro si muoveva, erano tutti fermi. Uno di questi però era avvolto da un'alone di luce bianca. Mi avvicinai e vi guardai dentro, e vidi un ambiente che mi sembrava familiare:la camera di quella ragazzina, Avril mi pare si chiamasse. Ma la cosa più sorprendente era che io ero lì, seduto ai piedi del letto! Vidi quello che sembravo essere io alzarsi, e dire qualcosa. Un secondo dopo Avril veniva scaraventata da una strana forza dentro lo specchio.

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Tentai di muovere la mano, ancora leggermente paralizzata a causa di una scarica elettrica. Piano piano mi alzai e scrollai con la mano dei capelli leggermente inceneriti. Ricordavo poco di quello che era succeso: la mia copia, una lotta, lotta che avevo perso, a quanto sembrava. Nell'infinità del luogo dove mi trovavo uno strano specchio avvolto da una luce bianca attirò la mia attenzione. Vi osservai dentro e vidi me stessa, in piedi accanto allo specchio, in una camera dove avevo vissuto per tanti anni. Vidi lo scienziato borbottare qualcosa, e pochi secondi dopo Avril venne scaraventata all'interno dello specchio.

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"Che male!" pensai, una volta rialzatami. Mi trovavo in un grande salone, pieno di specchi, alcuni luminosi, altri nascosti nell'ombra. Al centro della sala vi era un uomo, che assomigliava vagamente all'idea che mi ero fatta su Merlino: cappello blu a punta, barba lunga quasi fino ai piedi, occhi sereni ma stanchi, e un corpo esile e alto. Appena mi vide si girò: "Ciao Avril!" Lo guardai allo stesso tempo stupita, ma incuriosita. "Ti starai chiedendo chi sono...Il mio nome è andato perduto tanti anni or sono. Sono ormai secoli che sono bloccato qui, costretto a produrre specchi magici. Ma ormai il mio tempo è finito, adesso tocca a te scegliere. Ti è stata concessa la possibilità di riuscire in quello in cui io ho fallito. Distruggere questo mondo..." "Ma che stai dicendo?" gridai. "Mirror...il mondo degli specchi. L'ho creato ma non ho la facoltà di distruggerlo. Fra poco uno specchio prenderà le tue sembianze, il tuo posto nel mondo, la tua vita..." "Come posso fare per impedirlo?" domandai spaventata. "Ne hai la possibilità...Come ultima speranza ho dato ad un uomo la capacità di creare l'arma in grado di annientare questo mondo...arma che il destino ha voluto che usassi tu...Ti affido tutto, cara Avril:userò le mie ultime forze per farti rientrare in possesso dell'arma. Buona fortuna, ragazza mia!" E scomparve in un bagliore di luce. Al suo posto apparve il mio Gardevoir. Lo guardai, ma non si girò. Una voce risuonò nella mia mente:"Ho sentito tutto, non c'è bisogno di parlare! E così sono una creatura artificiale, creata da un vecchio mago rimbambito. Sono nata per un unico obiettivo...tutta la mia vita è stata vissuta in vista di questo momento! E così sia..." "Aspetta un att..." tentai di gridare, ma era ormai troppo tardi. Fuoco, fulmini, sabbia, acqua, turbini distrussero tutto quello che era intorno a me...

Quando aprii gli occhi notai che ero tornata in camera mia: a terra c'era Ray svenuto, ma nessuna traccia di Gardevoir. All'improvviso mi apparve il mago, insieme al mio Gardevoir:"Adesso noi dobbiamo andare." mi disse "ma voglio comunque lasciarti qualcosa!" scomparvero e al loro posto un uovo si muoveva rapidamente sul mio letto. Qualche secondo dopo si schiuse e un piccolo Ralts emerse dal guscio. "Ho capito! Ecco cosa voleva dirmi...Ricomincerò dall'inizio!"

QUALCHE TEMPO DOPO

Uscci allegramente di casa e Kyrlia mi seguiva. Passai al laboratorio da Ray per salutarlo, ma poco prima di entrare pensai:"Ma dov'è Jimmy?"

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QUALCHE SECOLO PRIMA, INGHILTERRA

Sono stato veramente fortunato. Dopo che quello scienziato mi ha scaraventato qui, mi hanno scambiato per un certo James Stuart...E solo perchè mi chiamo James...Valli a capire sti inglesi...Ah scusate, il mio popolo mi sta acclamando: "VIVA JAMES I ! VIVA JAMES I !". P.S. Se vedete Avril, salutatemela e ditele che mi sto divertendo un sacco qui...Ciao

James"Jimmy" Stuart!

FINE

P.S. James Stuart è stato re d'Inghilterra dopo Elisabetta I... 

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P.S. L'ispirazione per questa fic è stato il libro "1,2,3...Invisibile", della serie Piccoli Brividi di R.L.Stine

Ti sei ispirato a un best seller allora ...  ;_;

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ma hai almeno letto la fic? E comunque nn bisogna ispirarsi per forza ai "best-seller" per creare delle buone cose...comunque lo ammetto, la fic non è tra le migliori, o almeno ha un finale molto arraffazzonato, anche perchè nel periodo della conclusione della fic avevo molti altri impegni e desideravo iniziarne una nuova...

Beh, come al solito si accettano commenti e critiche... ;_;

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Non è per la tua fic, ma quando sento nominare i piccoli brividi... rabbrividisco per quanto sono brutti...

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Beh, certo non sono quei libri che i posteri si ricorderanno...e non riescono nel loro intento, che sarebbe quello di far paura...però alcuni hanno anche spunti carini e trama sviluppata abbastanza bene...non sono proprio da buttare...soprattutto se pensi che l'età media a cui si rivolgono va dai 10 ai 14 anni...

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un po confusionaria in alcuni tratti ma bella...vedo che hai usato la descrizione di Gardevoir del pokedex ;_;

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