Jack

Cresco come voglio....

95 risposte in questa discussione

secondo me non hanno il diritto di decidere dopotutto è la nostra vita, al massimo possono dare dei consigli

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A volte parlo a mio papa dei pokemon ma non gli interessa, peccato...

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A volte parlo a mio papa dei pokemon ma non gli interessa, peccato...

io fatto solo una volta, comunque non è solo con PKMN è con tutti i giochi del DS

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io fatto solo una volta, comunque non è solo con PKMN è con tutti i giochi del DS

Si i pokemon erano l'esempio più facile visto che siamo in un forum dedicato a questo argomento...

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Si i pokemon erano l'esempio più facile visto che siamo in un forum dedicato a questo argomento...

lo so, ma lo ho detto lo stesso

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Per quanto mi riguarda, molte persone (genitori, parenti) tendono ad etichettare determinate cose e determinati giochi come infantili, e tendono a vedere chi ci gioca come un idiota. Io ho ripreso a giocare a pokèmon l'inverno di 2 anni fa e non immagino cosa direbbero i miei se sapessero che ho ripreso a giocarci. Mi etichetterebbero sicuramente come sfigato, come del resto farebbero le mie sorelle. Mi ricordo anche che, in seconda media, nella mia scuola, era impazzata la moda delle lamincards di Dragon Ball e io le dovetti comprare di nascosto, inventando scuse tipo "Mi daresti i soldi, che devo prendere le brioches". Quando un giorno mia madre mi ha scoperto, me le ha ritirate manco fosse droga.

Non capisco proprio questo atteggiamento, i genitori vogliono il massimo per i figli, ma li vogliono crescere nel modo in cui dicono loro, distogliendoli in tutti i modi dalle passioni che essi non condividono (Pokèmon nel mio caso, for example).

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completamente d'accordo con te, le lamincard me le comperavano, ma ero alle elementari. Ora proprio non possono accettare la mia passione per i pokèmon, mia madre dice solo che non devo stare tutto il giorno incollato alle "scatole" (come lei chiama DS e computer)perchè mi rincitrullisco, mio padre invece dice che i pokèmon sono roba da bambini di 2 anni e che io devo fare qualcosa di più utile alla società (come per esempio aiutarlo a fare i suoi progetti). Quando gli dico che i pokèmon sono molto più complessi e ragionati di quanto sembrano e che ci giocano persone anche molto più grandi di me loro mi dicono che se gli altri sono stupidi non devo essere stupido anche io.

Il DS e i giochi me li hanno fatti comprare ma li ho pagati io, e Nero l'ho preso senza avvisarli, glielo ho detto dopo.

come posso fare a convincerli?

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Beh, non puoi convincerli. Se loro hanno delle convinzioni che durano da tanto tempo, non puoi cambiarle. L'unico modo per fargli cambiare idea sarebbe fare qualcosa di "utile", di importante. Difficile comunque far cambiare idea alle persone, soprattutto se sono rafforzate da pregiudizi. I miei fortunatamente non rompono, visto che non sanno nulla. I 2 DS sono nascosti, le confezioni delle cassettine sono nel mio zaino, in cui non guarderebbero mai, gioco a pokèmon in camera mia, dove entrano poco.

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mia madre dice solo che sono brutti, ma ci deve essere un modo per far capire a mio padre che le lotte sono una cosa seria!

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(modificato)

È proprio perchè è la vostra vita che hanno il diritto di decidere

perchè a 6 anni (no, nemmeno a 12) non sei in grado di prendere una decisione importante nè sulla tua vita nè su cosa mangerai a pranzo

Poi vabbè un buon genitore si affida poco alle prime impressioni e si documenta e ragiona prima di fare una scelta giusta, ma spesso non è il caso

In questo forum c'è un utente col padre postino che per presa di posizione non si fida delle poste e del pagamento telematico, per dire.

"Cresco come voglio" è un'affermazione idiota, se devi ancora crescere allora il tuo "come vuoi" è chiaramente sbagliato

Modificato da Shikamandri

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Diciamo che i miei non sono troppo entusiasti delle mie passioni, ed è da un bel pezzo che non mi regalano nulla di particolarmente nerd. Magari ogni tanto mi fanno pesare il fatto che spenda troppi soldi in fumetti e videogiochi, ma in genere se non li chiedo a loro ogni volta, mi lasciano campo abbastanza libero. Credo siano ben consapevoli che nella vita c'è di peggio che passare qualche ora di troppo a giocare a Pokémon o leggere Paperinik. A volte mi prendo persino il lusso di stuzzicarli e gli offro i miei fumetti da leggere, o mi metto a guardare qualche anime proprio davanti ai loro occhi, ma non mi aspetto niente di che... mi sono stupito quando mia madre ieri sera s'è messa a guardarmi mentre stavo giocando a Rhythm Heaven a volume medio alto. di solito non mostrano particolare interesse, e almeno sotto questo punto di vista non sono troppo severi.

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(modificato)

Si parla tanto di genitori che dicono che i Pokémon son da sfigati e cose simili, ma solo a me non hanno mai detto niente dei vari Pokémon, Mario Kart, Zelda e compagnia e, anzi, non si incavolavano nemeno per giochi etichettati, dai tg che ogni genitore segue tanto, violenti e diseducativi?lol

In ogni caso, come dice Shika, il cresco come voglio è una cavolata se devi crescere, perché a una certa età è difficile riuscire a distinguere il giusto dallo sbagliato.Ovvio che se sei sui 13/14 in su di certo non sei scemo (si spera) e devi prendere un minimo di indipendenza.

Modificato da Blaz(ik)

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completamente d'accordo con te, le lamincard me le comperavano, ma ero alle elementari. Ora proprio non possono accettare la mia passione per i pokèmon, mia madre dice solo che non devo stare tutto il giorno incollato alle "scatole" (come lei chiama DS e computer)perchè mi rincitrullisco, mio padre invece dice che i pokèmon sono roba da bambini di 2 anni e che io devo fare qualcosa di più utile alla società (come per esempio aiutarlo a fare i suoi progetti). Quando gli dico che i pokèmon sono molto più complessi e ragionati di quanto sembrano e che ci giocano persone anche molto più grandi di me loro mi dicono che se gli altri sono stupidi non devo essere stupido anche io.

Il DS e i giochi me li hanno fatti comprare ma li ho pagati io, e Nero l'ho preso senza avvisarli, glielo ho detto dopo.

come posso fare a convincerli?

Anche tu!!!

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(modificato)

È proprio perchè è la vostra vita che hanno il diritto di decidere

perchè a 6 anni (no, nemmeno a 12) non sei in grado di prendere una decisione importante nè sulla tua vita nè su cosa mangerai a pranzo

Poi vabbè un buon genitore si affida poco alle prime impressioni e si documenta e ragiona prima di fare una scelta giusta, ma spesso non è il caso

In questo forum c'è un utente col padre postino che per presa di posizione non si fida delle poste e del pagamento telematico, per dire.

"Cresco come voglio" è un'affermazione idiota, se devi ancora crescere allora il tuo "come vuoi" è chiaramente sbagliato

Il titolo del topic è stato il primo che mi è venuto in mente. Ovviamente hai ragione tu, perchè quel titolo fa pensare a qualcosa di totalmente diverso (e stupido aggiungerei). Ad ogni modo, in questo topic dovremmo parlare delle nostre passioni che per un motivo o per l'altro, genitori, parenti, amici etc. non condividono.

Modificato da Darth Jack

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Si ma almeno nel mio caso, dopo una certa età pure i genitori devono arrendersi. Fino a qualche anno fa pure i miei non mancavano di farmi pesare quanto tempo passassi davanti a computer e videogiochi, ed io stesso evitavo di pubblicizzare troppo questa cosa nel mio gruppo di amici.

Ora credo di aver trovato un certo equilibrio, non rinuncio alle cose importanti, e continuo a seguire le mie passioni anche a 21 anni, e mi permetto anche di scherzarne con gli altri.

Non cerco più di convincere nessuno di quanto sia bello giocare a Pokémon, e di quanta cura sia riposta in certi fumetti, ma a meno che non sia io a perdere interesse, e potrebbe benissimo succedere, nemmeno i genitori ormai potrebbero più impedirmi di passare il mio tempo come preferisco.

Sarebbe anche ridicolo, a questo punto.

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I miei invece cercano sempre di scoraggiarmi. Usando molto il computer, i miei mi dicono sempre di uscire, di staccarmi da quel "coso". Oramai ci ho fatto l'abitudine ad ignorarli, sperando che anche loro si arrendano il prima possibile.

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La penso a grandi linee come lui:

http://www.albanesi..../educazione.htm

http://www.albanesi....educazione2.htm

http://www.albanesi....educazione3.htm

Ma parliamo in prima persona, va'.

*tazza di tè*

Si tratta certo di una questione controversa.

Un mio ipotetico figlio, se volesse giocare con i pokémon, beh se vuole penso che avrebbe tutto il diritto di farlo e io non ne avrei alcuno di sequestrargli le card (a meno che non sia per punizione in seguito a qualche comportamento errato dovuto ad esse), o di buttargli i beyblade o altre cose del genere.

Però è anche vero che prima o poi si deve crescere.

E che alcuni interessi, in certi casi, possono risultare "eccessivi" per quanto riguarda lo sviluppo della persona.

Ad un adolescente dovrebbero prima di tutto interessare la formazione personale e sociale, cioè studiare ciò che gli interessa, praticare un'attività formativa (es. sport o musica), stringere amicizie, viaggiare, fare nuove esperienze, farsi una cultura. In tutto questo giocare ai pokémon va benissimo, ma secondariamente, non in cima alle proprie priorità.

Liberissimi di non farlo e stare chiusi in casa a giocare e dedicarvi solo ai pokémon (in fondo anche quello è un passatempo in sè legittimo...), ma un giorno darete importanza ad altre cose e rimpiangerete di non avervi dedicato tempo fin dalla prima adolescenza al posto di stare a nerdare con le carte collezionabili e i siti internet a riguardo.

Perché la verità è che un giorno non saranno i pokémon la vostra reale ambizione, non saranno i pokémon la fonte di soddisfazione di una persona, non saranno i pokémon a qualificarvi umanamente e professionalmente in maniera positiva, non saranno i pokémon ciò per cui troverete un posto nel mondo e per cui gli altri vi accetteranno (anzi, occhio...), non saranno i pokémon la fonte della vostra felicità (a meno di accontentarvi).

Ci vuole moderazione.

Poi ci si ritroverà nell'età adulta in ritardo rispetto agli altri che hanno già fatto diverse esperienze; perché mentre gli altri coltivavano due di picche, giocavano a basket, nuotavano al mare o non vedevano l'ora di fare la gita del quinto a Barcellona, ci si preoccupava di trovare la card argentata ed elaborare deck rari.

Se nell'epoca in cui si dovrebbe invitare a uscire fuori una ragazza o partecipare a competizioni sportive, ci si rinchiude nel proprio mondo continuando i giuochi della propria infanzia (spendere tutto il denaro per collezionare carte/figurine, o stare tutto il giorno davanti ai videogiochi, o guardare solo cartoni magari di un certo tipo ecc.), è evidente che c'è qualcosa che non va.

Temerei anche che il mio ipotetico pargolo non sia socialmente inserito con i coetanei (male per lui), motivo per cui si aliena negli interessi (che NON vuol dire conformarsi al gregge e non avere una propria personalità!), il che potrebbe anche indicare una debolezza di carattere (se magari si vergogna di giocarci perché sa che il gruppo lo prenderebbe in giro, se non ha la determinazione di imporre il suo modo di essere e teme troppo il giudizio altrui). Io non credo farei tante storie se incontrassi qualcuno che gioca ai pokémon, però per altri non è così e mi dispiacerebbe se il mio futuro figlio dovesse essere emarginato o deriso per questo, influenzando la sua crescita.

Per questo cercherei preventivamente di indirizzarlo verso altre direzioni piuttosto che questa. Non potrei assolutamente starmene in disparte e lasciarlo sviluppare, fregandomene del tutto, solo un interesse accanito verso ciò che al momento ritiene superficialmente sia ciò che fa per lui.

Magari rischia di arrivare alle superiori che per scherzare da un nome al proprio zaino, non ha la minima idea di come relazionarsi con la ragazza adocchiata e si esprime in una maniera fuori dal mondo...

Insomma, preferirei sapere che mio figlio, arrivato ad una certa età, come passatempo fa gare di judo, suona blues, gira il centro in bicicletta e va nel bosco in escursione con gli amici, piuttosto che giocare ai pokémon (soprattutto se gli altri lo prendono in giro o lo evitano per questo);

che piuttosto che sapere a memoria i nomi di tutti i pokémon, si appassioni alle scienze o alle arti;

che ai tornei online di pokémon gliene freghi assai poco rispetto a, chessò, entrare a medicina, realizzare la propria ambizione col teatro/danza, entrare in polizia, farsi tesserare dalle giovanili della squadra, diventare un Bear Grylls o fare un figurone assieme al gruppo di amici nel primo concertino in pubblico ecc.

Non tanto per un pallino mio, quanto perché saprei che ne sarebbe lui per primo orgoglioso e ciò contribuirebbe a renderlo un adulto completo ed equilibrato, che possa quindi andare in contro alla vita e farsela soddisfacente.

Poi può anche darsi che da adulto da solo si appassioni ad un qualche gioco di carte collezionabili, o alle partite a D&D, o al fumetto d'autore, o ai modellini di qualcosa, mi va benissimo, ma come hobby parziale che rappresenta una minima frazione della sua vita, non la sua priorità o la prima cosa che viene in mente nel descriverlo.

Mi andrebbe decisamente meno bene se una volta adulto dedicasse la maggior parte del proprio tempo e denaro esclusivamente a fare cosplay di Dragon Ball in qualche fiera, a collezionare costose action figures magari fatte male, a scarabbocchiare doujin fantasticando di essere un mangaka, ad avere come soli argomenti di conversazione il fantasy o le tecnobubbole (poi vabbè la vita è sua e non posso costringerlo a fare diversamente)...

Non escludo anche che possa esistere anche un pargolo che riesca a crescere da gran figo e contemporaneamente a giocare ai pokémon in tutta tranquillità, anche se per ora in real life non ho mai incontrato nessuno così.

Anche per questo, i vostri genitori sbagliano certamente nel costringervi con la forza a fare qualcosa e nel buttarvi le vostre passioni, e piuttosto che dover fare una cosa per forza "perché sì" preferirei di gran lunga anch'io i pokémon per tutta la vita... ma mettetevi nei loro panni; e pensate anche voi se, fra dieci anni, in un vostro immaginario curriculum vitae, scriveste alla voce sugli interessi e le abilità coltivate "giocare ai pokémon". Ve l'assicuro, un giorno ve ne renderete conto.

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La penso a grandi linee come lui:

http://www.albanesi..../educazione.htm

http://www.albanesi....educazione2.htm

http://www.albanesi....educazione3.htm

Ma parliamo in prima persona, va'.

*tazza di tè*

Si tratta certo di una questione controversa.

Un mio ipotetico figlio, se volesse giocare con i pokémon, beh se vuole penso che avrebbe tutto il diritto di farlo e io non ne avrei alcuno di sequestrargli le card (a meno che non sia per punizione in seguito a qualche comportamento errato dovuto ad esse), o di buttargli i beyblade o altre cose del genere.

Però è anche vero che prima o poi si deve crescere.

E che alcuni interessi, in certi casi, possono risultare "eccessivi" per quanto riguarda lo sviluppo della persona.

Ad un adolescente dovrebbero prima di tutto interessare la formazione personale e sociale, cioè studiare ciò che gli interessa, praticare un'attività formativa (es. sport o musica), stringere amicizie, viaggiare, fare nuove esperienze, farsi una cultura. In tutto questo giocare ai pokémon va benissimo, ma secondariamente, non in cima alle proprie priorità.

Liberissimi di non farlo e stare chiusi in casa a giocare e dedicarvi solo ai pokémon (in fondo anche quello è un passatempo in sè legittimo...), ma un giorno darete importanza ad altre cose e rimpiangerete di non avervi dedicato tempo fin dalla prima adolescenza al posto di stare a nerdare con le carte collezionabili e i siti internet a riguardo.

Perché la verità è che un giorno non saranno i pokémon la vostra reale ambizione, non saranno i pokémon la fonte di soddisfazione di una persona, non saranno i pokémon a qualificarvi umanamente e professionalmente in maniera positiva, non saranno i pokémon ciò per cui troverete un posto nel mondo e per cui gli altri vi accetteranno (anzi, occhio...), non saranno i pokémon la fonte della vostra felicità (a meno di accontentarvi).

Ci vuole moderazione.

Poi ci si ritroverà nell'età adulta in ritardo rispetto agli altri che hanno già fatto diverse esperienze; perché mentre gli altri coltivavano due di picche, giocavano a basket, nuotavano al mare o non vedevano l'ora di fare la gita del quinto a Barcellona, ci si preoccupava di trovare la card argentata ed elaborare deck rari.

Se nell'epoca in cui si dovrebbe invitare a uscire fuori una ragazza o partecipare a competizioni sportive, ci si rinchiude nel proprio mondo continuando i giuochi della propria infanzia (spendere tutto il denaro per collezionare carte/figurine, o stare tutto il giorno davanti ai videogiochi, o guardare solo cartoni magari di un certo tipo ecc.), è evidente che c'è qualcosa che non va.

Temerei anche che il mio ipotetico pargolo non sia socialmente inserito con i coetanei (male per lui), motivo per cui si aliena negli interessi (che NON vuol dire conformarsi al gregge e non avere una propria personalità!), il che potrebbe anche indicare una debolezza di carattere (se magari si vergogna di giocarci perché sa che il gruppo lo prenderebbe in giro, se non ha la determinazione di imporre il suo modo di essere e teme troppo il giudizio altrui). Io non credo farei tante storie se incontrassi qualcuno che gioca ai pokémon, però per altri non è così e mi dispiacerebbe se il mio futuro figlio dovesse essere emarginato o deriso per questo, influenzando la sua crescita.

Per questo cercherei preventivamente di indirizzarlo verso altre direzioni piuttosto che questa. Non potrei assolutamente starmene in disparte e lasciarlo sviluppare, fregandomene del tutto, solo un interesse accanito verso ciò che al momento ritiene superficialmente sia ciò che fa per lui.

Magari rischia di arrivare alle superiori che per scherzare da un nome al proprio zaino, non ha la minima idea di come relazionarsi con la ragazza adocchiata e si esprime in una maniera fuori dal mondo...

Insomma, preferirei sapere che mio figlio, arrivato ad una certa età, come passatempo fa gare di judo, suona blues, gira il centro in bicicletta e va nel bosco in escursione con gli amici, piuttosto che giocare ai pokémon (soprattutto se gli altri lo prendono in giro o lo evitano per questo);

che piuttosto che sapere a memoria i nomi di tutti i pokémon, si appassioni alle scienze o alle arti;

che ai tornei online di pokémon gliene freghi assai poco rispetto a, chessò, entrare a medicina, realizzare la propria ambizione col teatro/danza, entrare in polizia, farsi tesserare dalle giovanili della squadra, diventare un Bear Grylls o fare un figurone assieme al gruppo di amici nel primo concertino in pubblico ecc.

Non tanto per un pallino mio, quanto perché saprei che ne sarebbe lui per primo orgoglioso e ciò contribuirebbe a renderlo un adulto completo ed equilibrato, che possa quindi andare in contro alla vita e farsela soddisfacente.

Poi può anche darsi che da adulto da solo si appassioni ad un qualche gioco di carte collezionabili, o alle partite a D&D, o al fumetto d'autore, o ai modellini di qualcosa, mi va benissimo, ma come hobby parziale che rappresenta una minima frazione della sua vita, non la sua priorità o la prima cosa che viene in mente nel descriverlo.

Mi andrebbe decisamente meno bene se una volta adulto dedicasse la maggior parte del proprio tempo e denaro esclusivamente a fare cosplay di Dragon Ball in qualche fiera, a collezionare costose action figures magari fatte male, a scarabbocchiare doujin fantasticando di essere un mangaka, ad avere come soli argomenti di conversazione il fantasy o le tecnobubbole (poi vabbè la vita è sua e non posso costringerlo a fare diversamente)...

Non escludo anche che possa esistere anche un pargolo che riesca a crescere da gran figo e contemporaneamente a giocare ai pokémon in tutta tranquillità, anche se per ora in real life non ho mai incontrato nessuno così.

Anche per questo, i vostri genitori sbagliano certamente nel costringervi con la forza a fare qualcosa e nel buttarvi le vostre passioni, e piuttosto che dover fare una cosa per forza "perché sì" preferirei di gran lunga anch'io i pokémon per tutta la vita... ma mettetevi nei loro panni; e pensate anche voi se, fra dieci anni, in un vostro immaginario curriculum vitae, scriveste alla voce sugli interessi e le abilità coltivate "giocare ai pokémon". Ve l'assicuro, un giorno ve ne renderete conto.

Non so dove ma lo ho già letto,488

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(modificato)

Ovviamente, pokèmon (e simili) non devono essere una cosa che distraggano dalla vita reale, perchè sono solo un mondo immaginario che non porta nulla di concreto (salvo per i pr0 che fanno tornei). Ti sei espresso benissimo, dicendo che i pokèmon non sono fonte di (vera) felicità. Per quanto riguarda me, i pokèmon sono un passatempo, che però qualche volta invade con prepotenza la vita vera.

Concordo nel dire che queste attività devono essere degli hobby, che non invadano la sfera della vita reale. Talvolta però, si tende a rifugiarsi in questi giochi, quando ci succede qualcosa di spiacevole nella vita reale. Al posto di reagire, si tende a chiudersi a riccio (come spesso capita a me) e i pokèmon sono una manna in questi casi.

I genitori devono capire quando questi giochi sono degli hobby e quando sono una sorta di seconda vita, esortando il figlio ad eliminarla (in caso di 2a vita). Spesso però tendono a sradicare la cosa, anche se è un semplice hobby, perchè non lo reputano qualcosa di intelligente e serio. E quest'ultima cosa è assolutamente da condannare. I genitori devono spostare i figli quando si spostano dalla retta via, non pigliarli a calci e farli avanzare troppo in fretta, o al contrario, tenerli al guinzaglio. I genitori devono dirci cosa è giusto e cosa è sbagliato nella vita, non cosa è giusto secondo loro.

Modificato da Darth Jack

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I genitori devono dirci cosa è giusto e cosa è sbagliato nella vita, non cosa è giusto secondo loro.

questo mi sembra molto difficile, ognuno ritiene giusta la sua idea.

Ieri stavo guardando Conan, mio padre è arrivato lamentandosi che alla mia età non posso guardare ancora quei "cartoni da piccoli", ma secondo me non è così sbagliato guardare 20 minuti di anime alla sera, dato che non esco

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Anche io prendevo in considerazione l'eventualità che i genitori si opponessero agli hobby dei figli per semplice luogo comune e pregiudizio; se da un qualsiasi passatempo si arriva alla dipendenza o fissazione, penso si possa unanimamente condividere il discorso di Connacht, e non solo per i Pokémon ma anche qualsiasi altri cosa mi venga in mente in questo momento.

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di Conan non riesco a vedere più di 2 episodi al mese, ai pokèmon a volte dedico alcuni pomeriggi, ma i miei amici sono partiti e non so che fare

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1)

questo mi sembra molto difficile, ognuno ritiene giusta la sua idea.

Hai obiettato una delle poche cose giuste che ho letto in questo topic: se un genitore non sa cosa è giusto oggettivamente, è scemo.

2)

Si tratta certo di una questione controversa.

Un mio ipotetico figlio, se volesse giocare con i pokémon, beh se vuole penso che avrebbe tutto il diritto di farlo e io non ne avrei alcuno di sequestrargli le card (a meno che non sia per punizione in seguito a qualche comportamento errato dovuto ad esse), o di buttargli i beyblade o altre cose del genere.

[...]

Anche per questo, i vostri genitori sbagliano certamente nel costringervi con la forza a fare qualcosa e nel buttarvi le vostre passioni, e piuttosto che dover fare una cosa per forza "perché sì" preferirei di gran lunga anch'io i pokémon per tutta la vita... ma mettetevi nei loro panni; e pensate anche voi se, fra dieci anni, in un vostro immaginario curriculum vitae, scriveste alla voce sugli interessi e le abilità coltivate "giocare ai pokémon". Ve l'assicuro, un giorno ve ne renderete conto.

Tu stai dando per scontato che le cose generalmente ritenute importanti le siano davvero. E non sempre è così, anzi lo sono raramente. Studiare o informarsi o altro sono cosa utili solo ed esclusivamente fintanto che ti fanno star bene. Queste cose come tutte: se fanno star bene, sono utili; se non fanno stare né male né bene sono neutre, se fanno stare male sono dannose. La cultura è utile, in genere, quando ti da la possibilità di risolvere determinati problemi che altrimenti non sapresti risolvere. Ad esempio: se sai che un determinato cibo fa molto male, a meno che ti piaccia particolarmente non lo mangi se non raramente. Ma sapere il contenuto di un libro non ti da un aiuto, al limite può dare il piacere che si provoca nel leggerlo. E questo piacere è sì motivo sufficiente per leggerlo, ma non motivo sufficiente perché sia utile a posteriori. Se ad una persona non piacciono i romanzi, pertanto, è assolutamente inutile e sbagliato che li legga. Se ad una persona (che di sicuro non sono io) non piace fare i calcoli, questi sono comunque importanti perché la matematica serve sempre e ti aiuta oggettivamente nella vita di tutti i giorni (per dirne una: se hai comprato una bibita, ti serve per sapere che monete utilizzare per arrivare a quella cifra). Ma se la matematica queste utilità non le desse, per chi non piace fare i calcoli diventerebbe sbagliato costringerla a saper fare le moltiplicazioni o i logaritmi. Gli sport, poi... qui vale lo stesso discorso, però qui ci hai aggiunto anche un altra affermazione: che sarebbero utili per non farlo stare male perché "tutti lo fanno e si sentirebbe emarginato". No, si dovrebbe sentire superiore se mai a chi li fa nonostante non gli piacciano, e si dovrebbe sentire fortunato come le persone che lo fanno ma a cui piace farlo. E' solo una questione di mentalità e non è difficile, quindi se il figlio viene educato in maniera adatta (ed è qui che serve l'aiuto dei genitori) non si sentirebbe escluso a non fare ciò che fanno tutti. A me i Pokemon piacciono più di ogni altra cosa al mondo (salvo forse più che dormire). Da dodici-quatrordic'anni non esiste nessuna cosa al mondo che amerei di più. Nel mio caso, quindi, sarebbe sbagliatissimo mettermi a leggere libri o a fare altre cose tipiche della società tipo, perché quasi tutte non mi piacerebbero. I genitori, inoltre, non hanno il minimo diritto di fare delle scelte al posto dei propri figli, neppure se fossero oggettivamente sbagliate: se mio figlio è masochista, fatti suoi; io non ho il minimo diritto di influire. Perché ogni cittadino è libero di fare ciò che vuole. Se giovanni si vuole tagliare un braccio perché prova una forte emozione nel tagliarselo, ne ha tutto il diritto e io non posso privarlo di quella piacevole emozione. I genitori dovrebbero avere il compito se mai di aiutare il figlio a capire cosa è giusto per lui, ma senza pressarlo minimamente né peggio ancora costringendolo. Devono fargli capire che difficilmente è giusto attraversare le rotaie del treno, devono impegnarsi al massimo per farglielo capire. Ma non possono impedirgli di attraversare le rotaie se lui nonostante questo lui desidera farlo. Un genitore deve dare un'apertura mentale al figlio, renderlo maturo il prima possibile. se il figlio non è particolarmente aggressivo o scemo, è MOLTO facile riuscire a farglielo capire finanche prima che vada alle elementari. Ma perché questo succeda è necessario che il genitore stesso ce l'abbia questa apertura mentale, è necessario che il genitore stesso capisca come fare, individui i momenti in cui il piccolo è più predisposto a farsi educare,. tanto per fare un esempio come un milione, e questo purtroppo raramente succede.

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Accadono sempre le stesse cose, è normalissimo... una volta c'erano il walkman con le audiocassette ("eh, come ti isoli, stai sempre con quelle cuffie") e i cartoni animati giapponesi ("ma come sono violenti, perché li guardi?"), e adesso ci sono gli MP3, le consoles e ancora la TV.

I genitori 'romperanno' sempre, è nella loro natura, e i figli li contesteranno sempre, è la loro natura.

Ma un giorno, quando avranno casa per conto loro, si renderanno conto che a casa di mamma non si stava poi così male. E si mangerà volentieri tutti insieme la domenica, quando il lavoro potrà permetterlo.

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Non dovete importarvi di quello che dice chi sta intorno a te.Ti piacciono i pokemon?Bè,vi piacciono e se la tua passione è vera nessuno ti potrà far cambiare idea.

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Ma un giorno, quando avranno casa per conto loro, si renderanno conto che a casa di mamma non si stava poi così male. E si mangerà volentieri tutti insieme la domenica, quando il lavoro potrà permetterlo.

Mentre al contrario i genitori quando avrai lasciato la casa, continueranno a non capire che li massacravano senza ragione.

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Chissà che contenti che sarebbero, a leggere quello che scrivi.

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Accadono sempre le stesse cose, è normalissimo... una volta c'erano il walkman con le audiocassette ("eh, come ti isoli, stai sempre con quelle cuffie") e i cartoni animati giapponesi ("ma come sono violenti, perché li guardi?"), e adesso ci sono gli MP3, le consoles e ancora la TV.

I genitori 'romperanno' sempre, è nella loro natura, e i figli li contesteranno sempre, è la loro natura.

Ma un giorno, quando avranno casa per conto loro, si renderanno conto che a casa di mamma non si stava poi così male. E si mangerà volentieri tutti insieme la domenica, quando il lavoro potrà permetterlo.

sempre illuminante carma...

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Paolo, nessuno ha detto che bisogna costringere i figli, rileggi bene tutto.

Per il resto, se per te essere alienati/emarginati = distinguersi dalla massa e per questo esserne felici, buon per te, se nel tuo caso stai bene. C'è però chi invece non ne è realmente felice, ma non potendo cambiare il presente con uno schiocco di dita, si chiude in sè stesso o nella sua passione/fissazione, magari facendo di necessità virtù per contrapposizione (confronta: "better reign in Hell than serve in Heaven", "la volpe e l'uva", "trasvalutazione dei valori" e "morale signore-servo" di Nietzsche, "la tesi dell'angelo crudele").

Mi viene in mente un personaggio di American Dad, Stan Smith, che ha tutte le passioni più nerdiche e quando parla degli MMORPG dice che lì non ci sono umiliazioni o soprusi, lì può essere qualcuno... ma non sarebbe meglio essere qualcuno nella vita reale (tanto più che anche lui cerca le attività sociali e di conquistare le ragazze come gli altri, ed è sconfortato perché non ci riesce)?

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