Gigiova

Dean Ketchum

97 risposte in questa discussione

(modificato)

Introduzione:

Iniziai, tempo fa, una storia Pokémon su Josh Ketchum, ragazzo alla ricerca della verità; dopo avermi dovuto fermare per un determinato tempo – causa impegni – decisi di continuare, tuttavia ebbi una brutta sorpresa: tutti i capitoli, che avevo affidato a un sito di clouding, erano spariti nel nulla. Non avevo più niente sul mio pc perché l’avevo cambiato da poco, quindi tutto il mio lavoro era perduto. Nonostante ciò ero desideroso di scrivere, quindi ho iniziato a pensare a una nuova storia. Mi accorsi però che le mie due più grandi idee erano già state sfruttate, la prima in un racconto per cui persi purtroppo attrattiva – dal mio canto lo trovavo troppo pesante e buio, genere che amo fare ma solo per racconti brevi -, la seconda in Josh Ketchum, che avevo però perso. Non avevo – e non ho, tuttora – altre idee in mente, quindi ho fatto la forse coraggiosa, forse azzardata idea di ricominciare attraverso un reebot: Ripeterò la storia dei Ketchum da zero, con comunque dovuti cambiamenti per non far annoiare nessuno. Purtroppo per le prime fasi della storia una sensazione di De ja vu sarà inevitabile, ma è qualcosa che continuerà per massimo i primi otto-nove capitoli. Detto ciò, questa volta i capitoli li troverete direttamente in discussione, nonostante lo stile “cartaceo” che garantisce Word continua a rientrare molto più nei miei gusti, non sono così stupido da fare lo stesso errore due volte.

A questo punto… Buona lettura!

Capitolo 1 – Il fratello unico

Dean aprì gli occhi e sospirò, ancora incredulo di aver accettato quel lavoro. “Ti va di guadagnare qualcosina, ragazzo?” gli aveva detto con voce carismatica Oak qualche mese prima, dopo che lui aveva iniziato a lamentarsi dell’atroce noia di Biancavilla. “Dipende da cosa dovrei fare” aveva risposto lui fermamente, ben poco invogliato a faticare; Oak lo aveva osservato molto attentamente: “Diciamo che non sentirai la noia di Biancavilla come la senti ora.”

Dean alzò un attimo la tenda parasole per guardare fuori dal finestrino; fuori si scorgevano il monte Diglett e i colorati e allegri tetti di Aranciopoli, una città che gli era sempre piaciuta: il mare, le ragazze, la montagna, la cittadina dall’aspetto e dall’anima quasi mediterranea, e il porto, con una sfilata giornaliera di splendide navi da crociera, in partenza per il Settipelago, o le isole minori, o altre regioni.

“Questo sarebbe bello, ma cosa devo fare precisamente?” aveva ribattuto Dean, sempre più interessato. Il professore aveva tirato fuori da un armadio una borsa a tracolla da universitari, particolarmente gonfia, e l’aveva appoggiata sulla scrivania. “Qui dentro c’è un grosso pacchetto da parte mia, per Sabrina di Zafferanopoli” “La capopalestra?” Aveva risposto lui, stupito. Aveva dimenticato dell’enorme prestigio che il professor Oak deteneva nel mondo dei Pokémon. “Sì, proprio lei” aveva concluso lui, sorridendogli. “Ci stai?”

Aranciopoli fu visibile per ancora qualche secondo, poi il treno fu inghiottito da un tunnel e Dean vide solo cemento. Aprì la borsa e ne osservò il contenuto: un voluminoso pacchetto sigillato da Oak in persona – “Non azzardarti ad aprirlo, se Sabrina non vede il sigillo, non lo accetta!” aveva ripetuto logorroico più e più volte il professore -, una busta chiusa – Sempre per Sabrina -, e tutto ciò che Dean si era portato da casa, oggetti per lui importantissimi anche per una “gita fuori porta” di solo due giorni, cioè una poké ball vuota e un cappello. Niente più c’era nella borsa oltre a qualche panino, il cellulare e il portafoglio erano in tasca.

Che cosa simboleggiavano quei due oggetti? Per lui poco più che niente, ma da piccolo la madre l’aveva abituato a tenerli sempre con sé, e ormai ci aveva fatto l’abitudine; erano due reliquie di Ash, suo fratello maggiore, scomparso prima della sua nascita e mai conosciuto.

Era stato visto l’ultima volta all’Altopiano blu, durante l’annuale lega Pokémon: era giunto alle semifinali, sfida cui non si presentò; dopo aver salutato i due compagni di viaggio, si era avviato per il corridoio che porta all’arena, ma non era mai uscito dall’altra parte. Per anni ci furono ricerche, che non coinvolsero soltanto Kanto, ma dapprima la confinante Johto, e in seguito tutte le regioni che Ash aveva visitato nei suoi viaggi.

Ash era un allenatore di Pokémon del miglior tipo: intrepido, sempre alla ricerca dell’avventura e sempre in cerca di modi per migliorarsi professionalmente, tuttavia rispettando i suoi pokémon. Partito da Biancavilla a dieci anni - l’età minima per essere registrati all’albo degli allenatori e quindi partecipare alla Lega – aveva viaggiato per Kanto, Johto, Hoenn, Sinnoh e Unima, e aveva partecipato alla lega annuale di ognuna. Dopo cinque anni era quindi tornato a casa, per partire dopo un anno di riposo, deciso a riprovare nella sua regione natia, Kanto. Aveva accumulato nuovamente tutte le medaglie – questa erano di validità annuale, e le sue erano scadute da molto tempo ormai – e si era recato all’Altopiano, dove era scomparso.

Inutile dire che sua madre ne uscì sconvolta. Ironia della sorte, Ash scomparve appena due mesi prima la nascita del secondogenito Ketchum, Dean. Lui non aveva mai conosciuto il fratello e quindi non provava nessun affetto particolare nei suoi confronti, ma la consapevolezza di non aver passato la sua infanzia con suo fratellone lo aveva afflitto.

Il cappello era quello che Ash aveva portato nei suoi primi due anni di viaggio, un berretto da baseball bianco e rosso. In seguito aveva cambiato più volte cappello, ma questi erano a casa. La poké ball aveva un significato ancor più importante: era l’unica traccia di Ash trovata tra l’entrata del corridoio per l’arena e l’arena stessa. Inoltre Oak la esaminò e grazie all’esame a impronte – che permetteva di scoprire quale pokémon era stato lì dentro con una metodologia simile a quella delle impronte digitali - che era la poké ball di Pikachu, il suo primo pokémon; questo era rimasto nella sfera per pochi secondi e poi per mai più, quindi Ash la portava con sé come portafortuna… Ed anche Dean.

Il treno rallentò; Era ancora sotto terra ma Dean non se ne stupì: sapeva da molto tempo che la rete ferroviaria di Zafferanopoli era tutta sotterranea; di sopra c’era una crescita industriale e edilizia talmente alta da non permettere lo spazio libero neanche per qualche rotaia; la strada entrava nella montagna ad Aranciopoli e scendeva di qualche metro, arrivava a Zafferanopoli e proseguiva per Lavandonia, dove tornava in superfice. Questa era la linea K, che coinvolgeva soltanto le cittadine della regione. Soltanto da Zafferanopoli partiva la linea KJ, che arrivava a Fiordoropoli, a Johto. Le altre regioni erano vere e proprie isole, quindi l’unico modo per raggiungerle era via nave.

“Prossima fermata: Zafferanopoli” disse una voce automatica, mentre Uomini d’affari, donne stanche e Pokémon si preparavano; il treno emise un leggerissimo sibilo e si fermò definitivamente. Dean chiuse tutto e uscì, ma prima che potesse farsi un’idea di dove andare, una voce femminile lo fermò: “Ketchum?”

Capitolo 2: La crisi

Capitolo 3: Zafferanopoli

Capitolo 4: La mente

Capitolo 5: Il Blitz

Capitolo 6: Il pedinatore

Capitolo 7: Il diversivo

Capitolo 8: Innesco

Modificato da gGiova
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Sono contento. :)

Bel capitolo, anche se ammetto che nella scorsa fic c'erano due fattori più interessanti : la scomparsa di Ash nel prologo "Oltre la Collina" era molto più bello, e preferivo anche il nome precedente (Dean non mi dispiace, comunque).

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Qualcosa dovevo pur cambiare :P

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Bello!

P.S. Non ho mai seguito le tue fic

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Sono contento anche io, avrei certo preferito l'altra fic, ma vabbè. bravo. :) sono curioso di sapere come continua!

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Bello!

P.S. Non ho mai seguito le tue fic

Idem, comunque bella e bravo

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Ammeto che mi sono fermato al 6° capitolo della fic scorsa e me ne dispiaccio,ma sono sicuro che con i dovuti ritocchi raggiungerai il livello di Josh Ketchum :3

(p.s: io preferisco Dean >.< XD)

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Ho cambiato il Josh per più motivi: oltre all'evitare l'uguaglianza con l'altra fic, Josh era un nome troppo simile ad Ash grammaticalmente, e avevo grosse difficoltà in fase di scrittura a non scrivere uno per l'altro. Almeno Dean è completamente diverso e mi viene più facile :3

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Questa ficcare mi piace anche più dell' altra, sai? Come sempre ottima scrittura, e la scomparsa di Ash è molto più misteriosa e decisamente strana (comunque, l'esplosione a fungo atomico non mi convinceva granché, senza offesa). Solo una domanda: anche Dean non vuole avere una squadra di pokémon? Te lo chiedo perché mi piacerebbe che la avesse.

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Questa ficcare mi piace anche più dell' altra, sai? Come sempre ottima scrittura, e la scomparsa di Ash è molto più misteriosa e decisamente strana (comunque, l'esplosione a fungo atomico non mi convinceva granché, senza offesa). Solo una domanda: anche Dean non vuole avere una squadra di pokémon? Te lo chiedo perché mi piacerebbe che la avesse.

Finalmente qualcuno veramente soddisfatto :3

Dai tempo al tempo, non spoilero nulla fuori fic :P

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Sì comunque mi piaceva di più come iniziava l'altra fic con la morte di ash, ma anche questa è promettente. Mi piace come dai le personalità agli npc :)

Modificato da Qwilava

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Capitolo 2: La crisi

“Ciao, sono venuto per il mio primo pokémon, ho dieci anni io!” Mark sorrise al bambino davanti a lui e si abbassò per accarezzagli i capelli. “Già dieci anni? Caspita se sei cresciuto!” il bambino rise. “Dov’è il mio pokémon, signor Batch?”

“Arriva, arriva” rispose Mark amabilmente, e si avviò per il corridoio, seguito dall’emozionato bambino. “Professore, ha un minuto libero? Abbiamo un nuovo avventuriero!”

La porta davanti a loro si aprì e uscì un giovane ragazzo, con capelli lunghi e neri raccolti in un codino e occhiali rettangolari. “Ciao Tom!” sorrise al bambino. “Mark, vieni un attimo dentro per favore… Tom, tu aspetta qui da bravo, ok?” Tom annuì e si sedette su una poltroncina, tirando fuori dalla tasca una console portatile con una cartuccia di plastica rossa.

“Ti prego, dimmi che non è quello che penso” disse con rassegnazione Mark mentre il professore chiudeva la porta dietro di lui.

“non mi è possibile sapere cosa stai pensando, ma se la tua immaginazione è all’incirca pari alla mia sì, è quello che pensi” disse il ragazzo, aprendo un grosso armadio. “Guarda, vieni a vedere”

Mark si avvicinò e imprecò. “Vuoto! Non ci posso credere! Che ha intenzione di fare ora, fa usare sostituto a Manto Argenteo e spacciamo il manichino gommoso per un pokémon fedele che lo seguirà per tutta la vita?” Il professore si crucciò per qualche secondo, poi lo guardò con aria critica. “Non penso che funzionerebbe, sai?” “Era sarcasmo!” replicò Mark incredulo. “Che facciamo, gli diciamo che per ora non ne abbiamo e di passare un altro giorno? Ci rimarrà male”

“Senza contare che non servirebbe a nulla, domani non avremo l’armadio stipo, va trovata un'altra soluzione…” Mark si sedette sul pavimento, affranto. “Prima la Lega Pokémon che taglia il numero di capopalestra, poi i Centri pokémon chiusi, poi i furti, ora questo…” Si mise le mani tra i capelli. “Come facciamo a fare il nostro lavoro se quei bastardi non ci inviano più Pokémon da consegnare? Finiremo a catturarli di persona…” Il professore si grattò la testa. “Magari fosse così semplice… Per le consegne di starter vanno seguiti dei protocolli, per ogni regione c’è una lista di Pokémon ben precisa, sai quale o devo sospenderti per scarsa conoscenza dei

fondamentali?”

“Bulbasaur, Charmander, Squirtle, Pidgey, Rattata, Caterpie, Pikachu” Mark riprese fiato.

“Hai dimenticato Weedle e Spearow”

“No, non l’ho dimenticato, sono stati dichiarati troppo pericolosi per l’uomo, e quindi non adatti per i nuovi allenatori, questo l’anno scorso”

“Ottimo, ricordi tutto” disse il professore, sorridendo. Si fece poi più serio e guardò in direzione della porta, oltre cui il bambino aspettava. “Saprai che Pidgey, Rattata, Caterpie e Pikachu sono introvabili in questa zona… Per non parlare del trio rettile… Sono poco più che estinti in tutta la nazione, vengono… Venivano procurati con allevamento in cattività” “Quindi che proponi?” chiese Mark, guardandolo con apprensione.

“Faremo così: per ora dì al bambino che non potremo procuragli subito il suo amico e che contatteremo la mamma non appena è pronto, nel frattempo per non farlo andare via completamente deluso dagli il Pokédex, così nel frattempo si diverte un po’ a giocarci”

“Ma il protocollo…”

“Al diavolo il protocollo!” replicò il professore. “Ho studiato anni alla massima scuola scientifica dei Pokémon ad Unima, e sono uscito con degli ideali al riguardo. La lega ci mette i bastoni tra le ruote? Bene, la ringrazieremo agendo secondo le NOSTRE direttive. Sono stato chiaro?”

“Sì professore” rispose Mark, sentendosi all’improvviso minuscolo.

“Bene, tu dagli il Pokédex. Io contatto Oak e vedo se può fornirci qualcosa, a dopo” E detto questo uscì dalla stanza, lasciando un fugace sorriso al bambino.

Il professor Meak era unico nel suo genere nel mondo dei Pokémon. Aveva intrapreso una carriera scolastica incredibile, dove per anni era sempre in discussione con i professori perché non d’accordo con molti luoghi comuni:

Non apprezzava l’eccessivo sfruttamento dei Pokémon e considerava il Team Plasma colpevole solo di aver fatto valere i suoi ideali – esagerati, ma parzialmente giusti a suo parere – con la forza; inoltre aveva sempre da ridire su tutte le costituzioni e le informative tecniche, come le liste mosse e le tecniche. “La lista ufficiale è solo pappa pronta. Il vero allenatore degno di questo nome non solo riuscirà a insegnare ad un pokémon una mossa non ufficialmente nelle sue possibilità, ma riuscirà a crearne di nuove” diceva sempre. Senza contare il suo odio per i nomi comuni, gli allenatori che non davano un soprannome ai propri pokémon erano per lui semplici irrispettosi, che consideravano i Pokémon comuni oggetti da catalogare.

Ogni suo Pokémon – tra cui spiccava Manto Argenteo, suo pupillo e forse uno dei pokémon più forti e nobili di questo secolo – Aveva un soprannome con un preciso significato intrinseco. Ripudiava le poké ball, e quando viaggiava lo faceva con tutta la squadra al seguito, così che la maggior parte delle persone lo riteneva veramente eccentrico. Ogni suo pokémon era una creatura eccezionale, Mark stesso disse che il più debole di essi sarebbe stato in grado di radere al suolo da solo più leggendari messi insieme. Era infine un grande stratega, cui i grandi capopalestra e non solo venivano a chiedere consiglio. Mark, dapprima incredulo ed emozionato a vedersi arrivare Capopalestra ed ex campioni della lega nello studio, dopo qualche tempo ci fece l’abitudine, da tanto era frequente.

Ma le cose si stavano mettendo male per il mondo dei Pokémon, e neanche il professor Meak avrebbe potuto prevederlo, in quel momento.

Modificato da gGiova
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Bellissimo come secondo capitolo

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LOL il professor Meak :D

comunque Meak e Mark mi sembrano due nomi troppo simili, li stavo per confondere...

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Meak è il cognome, non sarà usato per molto spesso. :P

Modificato da gGiova

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Ovviamente continua così giova... Peró sbrigati! ;)

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Fantastico! W il prof. "fuck tha police" XD

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Dato che mi ero perso l'altra fic per me è tutto nuovo. Bello il primo capitolo, il secondo un po' meno ma penso serva a far capire l'ambientazione della fic.

Continua così!

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Capitolo 3 – Zafferanopoli

“Biancavilla? Dove si trova?”

Dean sorrise. “Non mi sorprende che non la conosci, è un piccolissimo paesino… è vicino a Smeraldopoli comunque”.

“Ah, dove vive il professor Oak?”

“Ecco, appunto” ridacchiò lui. “No, Oak vive a Biancavilla”

La ragazza si stupì. “Oh, non ne avevo idea” disse, quasi con tono di scusa. “Non mi hai ancora detto come ti chiami, comunque”.

“Dean” rispose lui, evitando di pronunciare il cognome; i Ketchum erano diventati una celebrità nella regione dopo la vicenda di Ash, e lui tutto voleva fuori che ricevere stressanti domande e condoglianze. “Piacere Dean” rispose allegramente lei. “Io sono Kate, la figlia della capopalestra”.

Dean non fu per niente stupito: la ragazza al suo fianco era incredibilmente simile alla madre, e in generale lei era decisamente affascinante. Il ragazzo si chiese quanto fosse lunga la fila di ammiratori, attirata dalla bellezza di Kate e dal fatto che fosse la figlia della capopalestra del capoluogo regionale. Preferì però limitare la propria curiosità, e non gli pose mai questa domanda.

“Le somigli molto” rispose, dopo essersi accorto di aver rimuginato sull’aspetto di Kate fin troppo.

“Lo prendo come un complimento” disse lei, ridendo.

Kate, dopo averlo fermato alla metropolitana, gli aveva detto che Sabrina l’aveva mandata a prenderlo, e che l’avrebbe accompagnato alla palestra. Da lì avevano percorso a piedi qualche centinaia di metri prima di trovare un tram in partenza per Piazza lotta, dove sorgevano il Dojo Karate e la palestra della lega.

Dean era rimasto fin da subito affascinato dalla città; aveva sempre considerato Smeraldopoli una gigantesca metropoli ma Zafferanopoli era tutta un’altra cosa: ovunque c’erano grandi grattacieli e palazzi, mentre sulle strade uomini e pokémon indaffarati andavano avanti e indietro. In città non c’era molto spazio per le lotte pokémon, quindi non si stupì di vedere in giro allenatori dare sfoggio della propria bravura: sicuramente erano in palestre apposite, o in periferia.

“Tu alleni o allevi?” chiese all’improvviso Kate mentre scendevano dal tram. Erano arrivati alla Piazza Lotta, e in lontananza si scorgeva già la palestra; Dean vide anche le prime lotte, che nella piazza fiorivano molto più che in altri posti. Si fermarono un attimo a osservarne una particolarmente combattuta, tra due ragazzi di egual abilità: una ragazza disse loro che erano lì a combattere da quasi un’ora, ed entrambi erano ancora al secondo pokémon; in campo un Pinsir e un Umbreon se le stavano dando con crudeltà.

“Nessuna delle due, non mi sono mai interessato un granché ai pokémon, li guardo e basta” Mentì lui. In realtà erano ben altre le motivazioni di tale rifiuto.

La ragazza la guardò con aria divertita. “Che buffo! Un assistente del professor Oak che non possiede pokémon!”.

“Già…” forzò un sorriso Dean, tornando a camminare verso la palestra.

“Tutto ciò non mi convince, Karn. Non si hanno loro notizie da anni…”.

Il professor Meak guardò arcigno il viso di Oak, aldilà dello schermo. “Non sarebbe la prima volta che ricompaiono come fantasmi dal nulla, l’ultima volta avevano messo in ginocchio Jotho, e non so cosa sarebbe successo se non fosse stato per quel ragazzo… Ethan”.

Oak ci pensò su, poi rispose. “Ammettiamo che sia come dici. Che dovremmo fare? Se le cose stanno davvero così, non possiamo andare a parlare con la Lega, siamo soli”.

Karn lo guardò grave. “Agiremo per conto nostro, è l’unico modo. Nel frattempo dobbiamo portare dal lato giusto più capopalestra possibili, prima che sia troppo tardi. Contatta Sabrina, fagli recapitare il Pensatore. Io intanto valuterò quali degli altri siano ancora dalla nostra parte, e quali siano già nemici” Tirò fuori una poké ball dalla tasca e la posizionò nel supporto per scambi. “Ho dovuto promettergli di impegnarmi di più alla prossima partita a scacchi per farlo entrare nella sfera, Ah ah!”

Oak aspettò il suono che definiva l’arrivo della Poké ball da parte del centro scambi, poi alzò il pannello e prese tra le mani la sfera. La guardò con timore e la tastò, come a individuare particolari presenza. “Ci sente da lì dentro?”

“Ovvio, per le sue capacità celebrali le compressioni genetiche delle poké ball sono uno scherzetto” rispose Karn, con un filo di orgoglio.

“Perché Sabrina?”

“E chi altro? Quella donna è la massima saggia del tipo Psico nello stato, saranno una grande squadra”.

“Capisco” rispose Oak. “Un’ultima domanda: perché viaggerà via poké ball? Tu non le sopporti, e lui le ripugna, come strumento di schiavizzazione, quasi un mezzo di olocausto”.

Karn sospirò. “Iniziano tempi duri. Dobbiamo essere discreti, e un essere dalle sue potenzialità non è l’ideale da far vedere in giro. È un essere troppo potente e troppo intelligente per rischiare che sia attirato dal nemico, sarebbe la fine.”.

Ventiquattr’ore dopo, davanti alla palestra di Zafferanopoli, Dean si spaventò: la tracolla sul suo fianco aveva appena tremato.

Modificato da gGiova
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Mewtwo

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Capitolo 3 – Zafferanopoli

“Biancavilla? Dove si trova?”

Dean sorrise. “Non mi sorprende che non la conosci, è un piccolissimo paesino… è vicino a Smeraldopoli comunque”.

“Ah, dove vive il professor Oak?”

“Ecco, appunto” ridacchiò lui. “No, Oak vive a Biancavilla”

La ragazza si stupì. “Oh, non ne avevo idea” disse, quasi con tono di scusa. “Non mi hai ancora detto come ti chiami, comunque”.

“Dean” rispose lui, evitando di pronunciare il cognome; i Ketchum erano diventati una celebrità nella regione dopo la vicenda di Ash, e lui tutto voleva fuori che ricevere stressanti domande e condoglianze. “Piacere Dean” rispose allegramente lei. “Io sono Kate, la figlia della capopalestra”.

Dean non fu per niente stupito: la ragazza al suo fianco era incredibilmente simile alla madre, e in generale lei era decisamente affascinante. Il ragazzo si chiese quanto fosse lunga la fila di ammiratori, attirata dalla bellezza di Kate e dal fatto che fosse la figlia della capopalestra del capoluogo regionale. Preferì però limitare la propria curiosità, e non gli pose mai questa domanda.

“Le somigli molto” rispose, dopo essersi accorto di aver rimuginato sull’aspetto di Kate fin troppo.

“Lo prendo come un complimento” disse lei, ridendo.

Kate, dopo averlo fermato alla metropolitana, gli aveva detto che Sabrina l’aveva mandata a prenderlo, e che l’avrebbe accompagnato alla palestra. Da lì avevano percorso a piedi qualche centinaia di metri prima di trovare un tram in partenza per Piazza lotta, dove sorgevano il Dojo Karate e la palestra della lega.

Dean era rimasto fin da subito affascinato dalla città; aveva sempre considerato Smeraldopoli una gigantesca metropoli ma Zafferanopoli era tutta un’altra cosa: ovunque c’erano grandi grattacieli e palazzi, mentre sulle strade uomini e pokémon indaffarati andavano avanti e indietro. In città non c’era molto spazio per le lotte pokémon, quindi non si stupì di vedere in giro allenatori dare sfoggio della propria bravura: sicuramente erano in palestre apposite, o in periferia.

“Tu alleni o allevi?” chiese all’improvviso Kate mentre scendevano dal tram. Erano arrivati alla Piazza Lotta, e in lontananza si scorgeva già la palestra; Dean vide anche le prime lotte, che nella piazza fiorivano molto più che in altri posti. Si fermarono un attimo a osservarne una particolarmente combattuta, tra due ragazzi di egual abilità: una ragazza disse loro che erano lì a combattere da quasi un’ora, ed entrambi erano ancora al secondo pokémon; in campo un Pinsir e un Umbreon se le stavano dando con crudeltà.

“Nessuna delle due, non mi sono mai interessato un granché ai pokémon, li guardo e basta” Mentì lui. In realtà erano ben altre le motivazioni di tale rifiuto.

La ragazza la guardò con aria divertita. “Che buffo! Un assistente del professor Oak che non possiede pokémon!”.

“Già…” forzò un sorriso Dean, tornando a camminare verso la palestra.

“Tutto ciò non mi convince, Karn. Non si hanno loro notizie da anni…”.

Il professor Meak guardò arcigno il viso di Oak, aldilà dello schermo. “Non sarebbe la prima volta che ricompaiono come fantasmi dal nulla, l’ultima volta avevano messo in ginocchio Jotho, e non so cosa sarebbe successo se non fosse stato per quel ragazzo… Ethan”.

Oak ci pensò su, poi rispose. “Ammettiamo che sia come dici. Che dovremmo fare? Se le cose stanno davvero così, non possiamo andare a parlare con la Lega, siamo soli”.

Karn lo guardò grave. “Agiremo per conto nostro, è l’unico modo. Nel frattempo dobbiamo portare dal lato giusto più capopalestra possibili, prima che sia troppo tardi. Contatta Sabrina, fagli recapitare il Pensatore. Io intanto valuterò quali degli altri siano ancora dalla nostra parte, e quali siano già nemici” Tirò fuori una poké ball dalla tasca e la posizionò nel supporto per scambi. “Ho dovuto promettergli di impegnarmi di più alla prossima partita a scacchi per farlo entrare nella sfera, Ah ah!”

Oak aspettò il suono che definiva l’arrivo della Poké ball da parte del centro scambi, poi alzò il pannello e prese tra le mani la sfera. La guardò con timore e la tastò, come a individuare particolari presenza. “Ci sente da lì dentro?”

“Ovvio, per le sue capacità celebrali le compressioni genetiche delle poké ball sono uno scherzetto” rispose Karn, con un filo di orgoglio.

“Perché Sabrina?”

“E chi altro? Quella donna è la massima saggia del tipo Psico nello stato, saranno una grande squadra”.

“Capisco” rispose Oak. “Un’ultima domanda: perché viaggerà via poké ball? Tu non le sopporti, e lui le ripugna, come strumento di schiavizzazione, quasi un mezzo di olocausto”.

Karn sospirò. “Iniziano tempi duri. Dobbiamo essere discreti, e un essere dalle sue potenzialità non è l’ideale da far vedere in giro. È un essere troppo potente e troppo intelligente per rischiare che sia attirato dal nemico, sarebbe la fine.”.

Ventiquattr’ore dopo, davanti alla palestra di Zafferanopoli, Dean si spaventò: la tracolla sul suo fianco aveva appena tremato.

Bellissimo, sono in attesa del terzo, ma è Sabrina dentro alla PokéBall?

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No, la mia teoria (corretta) é nello spiler!

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Ah davvero? LoL credevo fosse un Alakazam... XD stando a come è stato presentato Meak, non credevo che avesse leggendari... Evidentemente mi sbagliavo.

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Non spoilerare

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Suvvia gente, parlate con certezza di cose che non sapete :3

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Colpo di scena! O forse serve solo a creare suspance?...

Peró che figo se avesse ragione Superkeldeo: Sabrina, scelgo te! XD

Modificato da IronBat96

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Giova io so tutto!

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Eh allora non commentare che fai perdere la suspance alla narrazione!

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Ok, ok, non dovrei spoilerare, maaa

...

Sabrina che esce da una Pokéball?

Mi sa che non hai capito tanto bene la narrazione :D

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Ok, ok, non dovrei spoilerare, maaa

...

Sabrina che esce da una Pokéball?

Mi sa che non hai capito tanto bene la narrazione :D

Riletto, capito meglio

Mew

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