Carmageddon

Fic Challenge 2006

7 risposte in questa discussione

Signore e signori, ecco l'annuncio da voi tanto atteso: SI PARTE!

Fic Challenge 2006

Come di consueto, anche quest'anno il PCForum propone la tradizionale gara/concorso/contest/quellocheè per scrittori in erba. Stavolta, oltre al solito fantabuloso bannerino per la firma ci sono dei premi per i primi tre classificati!

Come funziona?

La Challenge quest'anno ha un'unica manche che richiede un racconto di media lunghezza che potrà essere svolto in qualsiasi modo. La lunghezza è a vostra discrezione, cercate di non esagerare in nessuno dei due estremi. Per ovvi motivi, il genere puramente erotico è proibito, anche se contaminazioni non troppo estreme sono ammesse. I racconti devono essere costruiti a partire dal tema da noi scelto, indicato più sotto in questo post. Ogni concorrente può partecipare con un solo racconto.

Entro quando posso inviare il mio lavoro?

Il termine è l'11 settembre.

Dove lo mando?

Basta rispondere a questo topic mettendo come oggetto il nome del vostro racconto e come corpo del messaggio il suo testo. Niente firme, niente date, niente titoli nel corpo del messaggio. Per favore, in questo topic non scrivete niente che non sia il vostro racconto o la conferma di partecipazione. I post non inerenti verranno cancellati. I post di partecipazione verranno trascritti in questo post e cancellati.

Chi giudicherà il mio lavoro?

La giuria è composta da me, Gkx, Ipergorilla, IRDG, Pigkappa, Sailko e Larm. Dopo il termine del 31 Agosto, una volta raccolti tutti i giudizi pubblicheremo i risultati e un commento di ognuno di noi su ogni racconto. Il tempo per la valutazione è variabile, ma in linea di massima entro due settimane tutte le fiction saranno state sicuramente votate.

Qualche consiglio?

Sì:

  • Cercate di formattare correttamente il racconto in modo da renderlo leggibile su schermo. Ricordate: dopo un segno di punteggiatura (apostrofi e virgolette a parte) va sempre uno spazio. Cercate inoltre di dividere il racconto in paragrafi (due a capo) quando c'è un cambiamento nell'ambientazione o nel tema.
  • Non usate font o colori o stili di formattazione strani. Gli unici consigliati sono il grassetto o il corsivo per enfatizzare parole e frasi.
  • Le fan fic in stile log, ovvero degli elenchi di gente che parla come in una chat, sono le meno considerate di tutte. Evitatele.
  • Avete molto tempo per scrivere la vostra fic, speriamo siano sufficienti perché rileggiate il vostro racconto più volte e siate quindi convinti di quello che avete scritto. Nelle edizioni precedenti ci sono state molte occasioni mancate per via di una stesura troppo frettolosa; dato che avete tutto il tempo che volete, non commettete questo errore.

Il tema scelto per la fan fiction è il viaggio. Per dare ulteriori spunti si può prendere ispirazione da queste due citazioni:

"La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili." (W. Burroughs)
"Quante strade deve percorrere un uomo prima che tu lo possa definire tale?" (B. Dylan)

Cosa ho dimenticato? Massì, il premio per il vincitore!

Et voilà:

PRIMO PREMIO: Pokémon Link!

Che altro dire? Buon lavoro a tutti!!

([iurl=http://www.pokemoncentral.it/board/index.php?topic=362.0]topic per discussione e chiarimenti[/iurl])

ELENCO ISCRITTI:

Dragoness

Mens

Robby

gigipuff

Cerb

Thundershock

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ATTENZIONE:

Chiunque abbia intenzione di iscriversi alla Fic Challenge faccia un post in questo topic per segnalare la partecipazione.

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Alzò lo sguardo verso il cielo. Sopra di lui si stendeva un incommensurabile abisso, un nero più oscuro della più tetra notte mai vista da occhio mortale. Non una luce rischiarava quell'immensità. Era passato molto, molto tempo da quando per l'ultima volta aveva visto una stella...

Abbassò lo sguardo. Con tutto il tempo che era trascorso, non era ancora riuscito ad abituarsi a quel vuoto grande quanto l'intera realtà...non riusciva ancora a capacitarsi di essere rimasto così a lungo...

Si incamminò per la terra buia. Nonostante l'assoluta oscurità, riusciva a vedere ogni particolare come se fosse pieno giorno. Giorno! Un termine senza senso, ormai...

«Già» disse improvvisamente una voce, facendolo sobbalzare «È uno spettacolo davvero desolante».

Si voltò di scatto per vedere a chi appartenesse la voce. Anche se sapeva già di chi si trattava...chi altri poteva aver superato le più remote nebbie del tempo così facilmente se non lei?

***

Era nato ere prima, in una piccola casa, su una piccola strada, in un piccolo paese, su un piccolo pianeta, in una piccola galassia ormai inghiottita dall'oblio da un tempo troppo lungo da immaginare per qualunque essere mortale. Era uno come tanti, ma con un'insensata e quasi maniacale voglia di sapere.

Sapere cosa c'era oltre.

Oltre la piccola casa, oltre la piccola strada, oltre il piccolo paese.

Amava studiare, amava leggere. Amava la storia, la geografia, la letteratura. Amava tutto ciò che gli permetteva di andare oltre quello che vedeva intorno a sé e di vagare con la mente in luoghi mitici o anche solo esotici, che si trattasse delle avventure di un qualunque eroe di carta o di un qualunque personaggio realmente esistito.

Per uno come lui, la piccola casa, la piccola strada e il piccolo paese erano troppo piccoli. Appena crebbe, li lasciò senza il minimo rimorso, pensando alle infinite strade che si stendevano davanti a lui. Quale avrebbe scelto?

...e quale dopo?

...e quale dopo ancora?

Per prima, aveva visto la città più vicina al suo paese. Valeva la pena lasciare quel misero buco per questo! Non avrebbe mai potuto immaginare tutta quella vitalità, tutta quella magnificenza, tutta quella vastità. Ma, con la sua indole, non passò molto prima che si stancasse anche della città, diventata piccola come il suo piccolo paese...

Dopo la prima città ne aveva viste altre, e altre, e altre ancora. Ma tutte queste città erano sempre troppo piccole per lui...passò presto dalle città alle regioni, dalle regioni agli stati, dagli stati ai continenti, dai continenti al mondo intero. Gli anni passavano, ma il fuoco che gli ardeva dentro non passava. Decise di tornare sui suoi passi, per vedere meglio quelle città, quelle regioni, quegli stati, quei continenti. Alla fine, non vi era una città, non vi era un paese che non avesse visitato.

Fu allora che incontrò per la prima volta lei.

La Dama Nera era un mistero. Eppure tutti la conoscevano, tutti l'avrebbero incontrata, un giorno, tutti la temevano. E anche per lui era giunto il giorno di incontrarla.

«Devi venire con me» gli aveva detto la Dama «Tutti dovranno venire, un giorno».

«Dammi ancora un po' di tempo» le aveva risposto lui «Non ho ancora finito qui. Ho ancora tanto da vedere...»

Mentiva, lo sapeva. Non c'era nulla che non avesse ancora visto. Ma lei lo lasciò andare comunque.

Perché qualcosa da vedere c'era ancora.

Pochi anni dopo il suo primo incontro con la Dama, la sua smania di conoscenza trovò un nuovo orizzonte, un orizzonte talmente vasto da rendere ogni sua precedente esperienza infinitesimale.

Per l'Uomo si aprirono le porte dell'Universo.

Ormai, anche il suo pianeta era come un piccolo, misero villaggio...

Lui era vecchio, molto vecchio. Ma la sua smania di conoscenza ardeva ancora. Non poteva rinunciare a quell'opportunità. Non si sarebbe ritenuto completo senza quell'esperienza...temeva che fermandosi sarebbe crollato.

Lo accettarono a bordo di una nave di esplorazione, e partì per andare oltre, alla volta dell'Infinito.

Passarono anni, passarono decenni, passarono secoli. Aveva visto pianeti, sistemi, quadranti, esplorando ogni angolo della galassia. Si era spinto dove nessun uomo era mai giunto prima neanche nei sogni più folli. Aveva visto nuovi mondi, nuove civiltà, aveva varcato ogni confine, per quanto possibile dalla tecnologia del tempo. Conosceva la galassia meglio delle proprie tasche.

Fu allora che incontrò la Dama Nera per la seconda volta.

«Devi venire con me» gli aveva detto la Dama «Tutti dovranno venire, un giorno».

«Dammi ancora un po' di tempo» le aveva risposto lui «Non ho ancora finito qui. Ho ancora tanto da vedere...»

Mentiva, lo sapeva. Non c'era nulla che non avesse ancora visto. Ma lei lo lasciò andare comunque.

Perché qualcosa da vedere c'era ancora.

La tecnologia fece passi da gigante. Si svilupparono nuovi metodi, nuovi macchinari, nuove navi ancora più potenti. E la galassia era diventata piccola, un minuscolo punto nell'infinito oceano dell'Universo.

Lui era sempre più vecchio, il più vecchio della sua razza. Ma anche stavolta riuscì a imbarcarsi su una nave di esplorazione e a lanciarsi oltre, nell'Infinito.

Passarono decenni, passarono secoli, passarono millenni. Aveva visto galassie, ammassi, luoghi talmente vasti da frantumare la mente di chiunque provi solo a immaginarli, esplorando i più piccoli recessi dell'Universo, più volte, per sentirne l'assoluta totalità. Ora non c'era davvero nulla che non avesse mai visto...

Fu allora che incontrò la Dama Nera per la terza volta.

«Devi venire con me» gli aveva detto la Dama «Tutti dovranno venire, un giorno».

«Dammi ancora un po' di tempo» le aveva risposto lui «Non ho ancora finito qui. Ho ancora tanto da vedere...»

Mentiva, lo sapeva. Non c'era nulla che non avesse ancora visto. Ma lei lo lasciò andare comunque.

Perché qualcosa da vedere c'era ancora.

Lo spazio...l'Universo...solo frammenti di qualcosa di più grande. Qualcosa che non era possibile visitare, né lo sarebbe mai stato, perché una mera presenza avrebbe frantumato il tessuto stesso di ogni realtà.

Il Tempo. E il Multiverso.

Nessuno sarebbe mai stato in grado di penetrarli. Ma vederli, questo era possibile.

Si tuffò oltre, nel vero Infinito.

Passarono secoli, passarono millenni, passarono ere. Vide tutto. Assolutamente tutto. Vide i primi attimi di vita dell'Universo, plasmati da una forza al di là di ogni comprensione. Vide le grandi epoche del passato. Vide, nell'incommensurabile oceano delle probabilità, cosa sarebbe successo se. Osservò la storia - le storie.

Osservò il tutto.

Passarono ere. E, lentamente, le dimensioni cominciarono a collassare, le stelle a spegnersi, i pianeti ad andare distrutti, la vita a cadere nell'oblio. Ma lui c'era ancora. Era vecchio, inimmaginabilmente vecchio, l'essere più vecchio dell'intero Multiverso, abbandonato su un misero pianetino sull'orlo dell'ultimo Universo. Ma lui non aveva ancora finito.

Non c'era nulla di quanto accaduto in qualunque epoca, in qualunque posto, in qualunque piano di realtà, che lui non conoscesse. Eppure, c'era ancora un posto che non era mai stato in grado di esplorare...

Sé stesso.

Buffo. Aveva percorso ogni strada possibile, eppure non conosceva ancora ciò che aveva di più vicino. Che forse era più misterioso dell'intero Multiverso. Non si sarebbe sentito completo, senza percorrere quella strada.

Prese dalla sua enorme conoscenza ogni metodo di analisi e meditazione di ogni cultura mai esistita, li riassunse e, alla luce dell'ultima stella che andava spegnendosi, si immerse in sé stesso.

Così, dopo innumerevoli ere, il Multiverso era morto. Non c'era più nulla - solo dimensioni collassate, stelle spente, pianeti distrutti, vita caduta nell'oblio. Ma sull'ultimo pianeta, nell'ultimo Universo, posto sull'estremo orlo del Tempo, c'era ancora qualcuno.

Lui era lì. Ora conosceva davvero tutto. Tutto il Multiverso, tutto sé stesso.

Alzò lo sguardo verso il cielo.

***

«E così» continuò la Dama Nera «Ora conosci tutto. Complimenti per il lavoro».

«Così parrebbe» rispose lui, in tono neutro, tornando a contemplare l'abisso che si stendeva sopra di lui.

«Ora non hai più nulla da vedere. La tua vecchia scusa non regge più».

«Già...» sussurrò lui.

Ci fu un lungo silenzio.

«Verrai, ora?» chiese la Dama.

Si voltò a guardarla.

«Forse...» rispose «Un po' mi spiace lasciare tutto questo...la mia vita è lentamente trascorsa conoscendolo sempre di più...e ora che lo conosco davvero alla perfezione, devo andarmene. Io sono solo, è vero. Io sono l'ultimo essere rimasto nel Multiverso, ma il Multiverso stesso è sull'orlo della propria fine...»

Abbassò lo sguardo.

«Hai ragione» continuò «non ho più nulla da vedere. Davvero nulla».

«Non qui» disse la Dama, sorridendo.

«Cosa intendi dire?» chiese lui. Poi, di colpo, realizzò.

Era una concezione vecchia come il mondo - uno qualunque. Una porta. Si stupì di non averlo mai capito, nemmeno nella sua ultima introspezione. Il Multiverso non aveva più nulla da offrirgli. Ma lui voleva ancora sapere...

Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere definito tale? Forse nessuna, forse una, forse poche, forse molte, forse infinite. Ma, per definizione, c'è una strada che un uomo deve percorrere.

Lui aveva davanti quell'ultima strada. Una porta, un passaggio per qualcosa in confronto a cui il Multiverso non è nulla. Un passaggio inquietante e misterioso, certo. Ma dopo quel passaggio, lui avrebbe conosciuto davvero tutto.

«Verrò» disse, sorridendo. Un nuovo mondo si apriva davanti a lui...

La Dama Nera sorrise. Lo prese per mano, e si incamminarono per le vie buie dell'ultimo pianeta, nell'ultimo Universo, nell'ultimo Tempo.

E per lui si spalancarono le porte del vero Infinito. E lui le avrebbe attraversate, nell'ultimo viaggio.

Per andare oltre.

QUESTA FICTION NON È PUBBLICATA SOTTO CREATIVE COMMONS.

© Mens - Tutti i diritti riservati

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“guerra”. Era quella la parola dominante nel castello di Strais. Il regno alleato, Il regno di Alcantara, li aveva attaccati senza motivo. Dopo anni di pace, tutto si era spento con la morte di Latona, la regina di Strais. Lei aveva vissuto sola con la figlia, Natasha, una giovane ragazza dai capelli d’oro e le capacità magiche sopra ogni altro. In realtà, era questo che pensava Latona. Natasha invece era brava solo a combinare pasticci, e ogni tanto qualche magia le riusciva, ma mai con l’effetto desiderato.

“Le truppe di Alcantara ci attaccano! I soldati sono tutti morti! Si stanno dirigendo verso la regina!”

Queste erano le ultime parola che Natasha aveva sentito. Infatti, prima di morire, Latona aveva dato l’ordine a due dei suoi fidati cavalieri di proteggerla e di mandarla fuori pericolo.

“aaaah…cosa…dove sono? …mamma?” Natasha si alzò dal tappeto d’erba su cui era stesa. Vicino a lei, un pegaso faceva la guardia costante. Lei non ne aveva paura. Era sempre stata vicino ad un pegaso, erano i suoi compagni preferiti.

Da una roccia comparì uno dei due cavalieri. Era una ragazza dai capelli chiari, quasi bianchi.

“Principessa, state bene?”

“Si Amelia, sto benissimo. Chi c’è oltre a te?”

“Pent. È andato a prendere qualcosa con cui nutrirci.”

“oh…bene. Amelia, cos’è successo a mia madre?”

“vostra madre è…non è sopravvissuta.”

Natasha guardò incredula la ragazza, mentre una lacrima cadeva dai suoi occhi.

“Ma…la mamma sapeva difendersi! Poteva difendersi!”

“è quello che ha fatto. Non per niente è riuscita a fare una specie di…Kamikaze magico.”

“Devo andare subito dal re di Alcantara a chiedere spiegazioni” si piantò Natasha decisa.

“certo principessa. La seguirò ovunque”

Pent era arrivato silenzioso dietro le spalle di Amelia.

“Sissignora!”

“aaaaah! … Pent, mi hai spaventata a morte. Se lo rifai ti farò assaggiare la mia balestra.”

“A-ehm…scusate…dove si trova il castello di Alcantara?”

“A…nord di qui…” Pent rispose deciso, mentre schivava i colpi decisi di Amelia.

“Va bene! Andiamo nel regno di Alcantara!”

“Ma…può essere pericoloso! Ci sono truppe nemiche dappertutto”

“Non ti preoccupare Amelia. Mi so difendere!”

“Principessa, fatemi controllare dall’alto la presenza di truppe nemiche”

“Accordato!”

“…Battaglione nemico a est da qui! Si sta dirigendo qui!”

“Preparatevi alla battaglia!”

Il nemico era arrivato. Non c’erano molti soldati, ma i pochi sembravano agguerriti.

“Principessa, prendete questa per difendervi”

“No, mi voglio difendere con la magia!”

Detto questo, la giovane ragazza chiuse gli occhi.

Un terremoto scoppiò. Da una fessura piuttosto larga uscì del fuoco, in cui i nemici precipitarono. Ma questo succedeva solo nella loro mente.

“Non credevo avesse talento come illusionista!” Esclamò Pent stupito

“Veramente…volevo solo far comparire una spada…”

“Beh, almeno questi sono stati sistemati…sarà meglio rimetterci in viaggio!”

“Certo! Natasha non perdona!”

Le montagne di Kredulor erano un bel problema. L’unico modo per attraversarle era salire in alta quota, dove i ghiacciai perenni risiedevano da tempo immemore.

La salita era estenuante. Amelia era sul suo pegaso insieme agli altri due compagni, ma Silver, il fido compagno di Amelia, era stremato.

“dai, Silver…un’ultimo sforzo!”

No. Amelia richiedeva troppo.

Il pegaso cadde, lasciandosi trasportare dall’aria.

Il trio cadde violentemente sulla neve.

“aaaaah…ahia…” La giovane principessa si alzò dolorante, massaggiandosi la nuca.

“ah…principessa, siete ferita?!” Gridò Amelia con un’acuto

“No, Amelia, tutto a posto…Pent, come sta?”

“dolorante ma vivo….”

“e….Silver?”

Amelia abbassò lo sguardo.

“n-no…” una lacrima le scese dagli occhi chiari.

“che razza di cavaliere Pegaso sono senza pegaso?!”

Ormai, le montagne di Kredulor erano alle spalle del trio. Amelia si stava asciugando le lacrime, mentre Natasha la consolava.

“ci dovremmo quasi essere…” Pent era sicuro di questo.

“Eccolo, il castello Reale di Alcantara!”

“Figurati se ci fanno entrare…devo ricorrere alla magia, come solito. Non vi preoccupate Pent e Amelia, io, Principessa Natasha del glorioso regno di Strais, vi farò entrare!”

La giovane ragazza bionda chiuse gli occhi, stringendo forte la sua strana bacchetta.

Si udì un terremoto. Una crepa gigantesca si aprì.  Le guardie caddero nella voragine. Ma questo realmente. Pent fece un salto dalla paura, mentre Amelia si rifugiò dietro Pent.

“ORA possiamo entrare!”

Il trio percorse i lunghi corridoi, fino alla sala del trono. Qui, l’imperatore Vigarde risiedeva.

“Imperatore! Gliela farò pagare per aver ucciso mia madre!”

“eh…cosa? Aaaah…ci sei cascata!” non ti ricordi che giorno era?”

“era il…primo aprile!”

“ci sei cascata di brutto allora! Eh eh…era uno scherzo! Il kamikaze era un fuoco d’artificio, e la vostra compagnia mi ha aiutato fino all’ultimo!”

Natasha guardò con sguardo severo Amelia “a-ehm… Silver almeno sta bene!”

“grrrrr…YAAAAAAAAAA! Assaggerete la mia magia superiore!”

Natasha cominciò a lanciare magie dappertutto…comparvero torte mannare, torte alla crema, semi radioattivi, piccioni alla brace volanti.

“aaaaahhh! No, non la torta mannaraaaaahhhh!” dovunque, si vedevano personaggi correre, oltre a torte e semi spiaccicati sugli stendardi.

“mi sono anche ammaccata il sedere per essere venuta quiii!”

FINE

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Confusione. Urla. E sangue, sangue ovunque. Non doveva andare a finire così, non doveva morire. Ma qualcuno ha sbagliato, ha perso la calma, è evidente. Questo è quello che succede quando ti affidi a degli idioti come complici: “non dovete fare del male alle persone”. Gli ordini erano chiari, li avrebbe capiti chiunque. E invece no! Ovviamente Jacob dopo aver inferto la coltellata mortale è scappato. Sento già le sirene della polizia, stupendo! “scappa Hernan, scappa!” dice la mia vocina interiore. Non voglio scappare, non vorrei… però… salto giù da una finestra sul retro e sfuggo alla polizia. Latitante.

E il bisogno di un viaggio è paura, è coraggio e son qui…

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La nave attraccò alle 9, 45 nel porto di Malaga in perfetto orario.

- Bienvenidos a Malaga- disse la voce del comandante – nos esperemos que próximamente vos viajaréis con nos

- Puoi scordartelo – borbottai, mentre scendevo dalla nave

Nonostante la puntualità, il viaggio non era stato dei migliori; per buona parte del viaggio il mare era stato agitato e la vecchia nave aveva ondeggiato in balia delle onde. Il porto brulicava di gente, e quelli che avevano viaggiato con me su quella bagnarola si distinguevano dal colore del volto, un verdognolo tendente al giallo. Brutta bestia, il mal di mare.

Cammino per la via. Le bancarelle di un mercatino occupano metà carreggiata, e io mi diverto a guardare la gente che passa. Alcuni vanno di fretta, con i loro acquisti sotto braccio. Altri camminano più lentamente, si fermano a parlare con i conoscenti e hanno l’aria di stare al mercato solo per curiosare. E io a che categoria appartengo? Forse potrei esser catalogato nella categoria “gente di passaggio”: non devo comprare niente, non voglio curiosare. Voglio raggiungere la mia meta. A essere precisi non ho una meta. Appartengo alla categoria “latitanti in fuga”. Come potrete facilmente intuire questa categoria non conta molti soci, forse io sono l’unico. Cammino con aria indifferente; qualcuno avrà pensato ad estendere il mio mandato di cattura in Europa? Spero di no… Non penso di essere granché convincente come turista, ma non importa… Sono un turista atipico, io!

Mi vengono incontro dei poliziotti, e con fare indifferente mi defilo per una via laterale. Eh già, non ho i documenti… Li ho persi da qualche parte, nella nave ero un clandestino… Sguscio per tutte le vie secondarie che riesco a trovare, ma ovviamente alla fine mi perdo. Verso sera riesco a tornare in zona-porto, considerando che volevo andare da tutt’altra parte non c’è male, ho il senso dell’orientamento di un ragno morto.

Già che sono qua potrei pensare a dove passare la notte. Alberghi no, non avendo documenti mi pare difficile… Mi viene un’idea: avranno una qualsiasi stazione, no? Ecco, farò finta di dover prendere un treno, pullman, autobus o quello che è e mi fermerò lì. Elementare. Trascino la mia sacca con sicurezza verso le vie dove la mattina si era svolto il mercato; mi sembrava d’aver visto un cartello d’indicazioni, e ovviamente leggerlo di mattina sarebbe stato banale. Perfetto, vedo indicata la stazione degli autobus, e mi ci dirigo a passo spedito. Entro, e dopo appena 5 minuti mi addormento. Al mio risveglio non c’è nessuno: sciopero dei mezzi di trasporto; questa fantastica invenzione rischiava di farmi scoprire, ma la mia buona stella veglia su di me. Mi guardo intorno, alla luce del giorno mi sento quasi spaesato. E la mia aria da straniero si nota, infatti un qualcuno che potrebbe essere una guardia mi si avvicina.

-Serve aiuto?

-N…n…no, grazie…

Dopo questo scambio di battute scappo velocemente. Troppo velocemente. La guardia si insospettisce, ed ecco che si avvicina un poliziotto. Presumo la mia buona stella si sia spenta, in effetti ultimamente ha avuto troppo lavoro.

-Favorisca i documenti, per favore

-Ehr… certo, i documenti… beh, dunque… io li avevo, ma sa com’è…

-Mi segua in centrale

Lo seguo senza protestare, anche perché non risolverei niente. Penso solo che peggio di così non potrebbe andare.

In centrale aprono la mia borsa e rovistano fra le mie cose. Sbucano i miei documenti, e ovviamente in centrale sanno che sono ricercato. Per omicidio. Jacob non è stato preso, non ha lasciato impronte né niente. Io, da perfetto stupido mi sono ferito nella fuga, un taglio profondo dal quale è uscito sangue in abbondanza, e permettendomi così di lasciare eliche ed eliche di DNA… e indovinate chi è quindi l’unico colpevole? Io, risposta esatta.

Vengo rispedito negli USA pochi mesi dopo, in attesa del mio processo.

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Tutto questo successe tempo fa. Al processo venni giudicato colpevole. Ho urlato a lungo la mia innocenza, ma nessuno mi crede. Le prove sono schiaccianti… Ed eccomi qui nel braccio della morte di un carcere americano. Chiudo il mio diario. Rileggere quelle pagine fa male, anche il mio orgoglio borbotta… No, mi sa che è lo stomaco, è ora di pranzo…

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Sento qualcuno parlare fuori dalla mia cella. Una guardia apre le sbarre, mi dice di uscire e mi scorta fino a un’altra stanza. E’ più piccola; mi chiedo se sarà doloroso, ma una volta accaduto non ricorderò più niente, quindi forse non importa granché. Un barbiere armato di rasoio si avvicina, rade via la mia barba velocemente. Mi fanno indossare dei vestiti nuovi, ed eccomi pronto per il mio ultimo viaggio; avrei voluto compierlo il più tardi possibile, ma il destino (le mie azioni?) mi hanno portato a questo. Il boia si avvicina, siringa alla mano. Cerca la mia vena pulsante sul braccio, infila l’ago, inietta il liquido letale. E fuori è buio…

Mi risveglio di botto. Sento le guardie del braccio della morte parlottare fra loro. Sembra sia successo qualcosa, ma ho il cuore in gola dopo quel terribile sogno. Se Jacob parlasse verrei assolto per l’omicidio. Ma Jacob non ha mai parlato, quell’idiota… A voler essere precisi non l’hanno mai preso… Ancora mi chiedo perché l’ho scelto come complice. La mia cella viene aperta. Ora non sto sognando, sono sicuro. E’ già ora di morire? No, non mi pare… l’esecuzione era stata fissata per il mese prossimo, non ho mai sentito di esecuzioni anticipate… certo, magari gli sto simpatico e per me fanno un’eccezione… no, è impossibile. In una stanza ci sono quattro persone: fra quelle vedo Jacob. Il mio cuore aumenta i battiti; “Jacob” sussurro in direzione del numero 3. L’ispettore al mio fianco annuisce soddisfatto, e ordina che il mio caso venga riaperto. “Non sono più un omicida” penso.

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Per un certo lasso di tempo, nel mondo si crea una porta in grado di condurre in un altro luogo. Un luogo ove ogni più semplice logica viene stravolta e rifondata su nuove basi, un luogo che ha come entrata una porta e che non ha uscite.

Alcuni lo definiscono una camera, ma dopo esserci entrati si è circondati dal nulla in qualsiasi direzione, il bianco in ogni luogo. La porta da cui si è entrati non esiste, non vi è rumore o odore, niente. Esiste però un’eccezione, perché da qualche parte in quella ‘’camera’’ vi è una fontana di marmo bianco, che è in grado di far raggiungere la Bodhi a qualsiasi forma di vita che si rifletta nelle sue acque.

Caso vuole che la porta compaia nell’area intorno al tempio Xingguochan ogni 80 anni verso sera, e che resti accessibile per una persona soltanto per 80 minuti.

Una settimana prima che si presenti il fenomeno, gli anziani del tempio Xingguochan si chiudono in una sala al solo scopo di decidere a chi di loro tocchi oltrepassare la porta.

L’anno X non differì dagli altri : una settimana prima 7 anziani si isolarono in una sala allestita per la loro permanenza, e appena la porta fu avvistata, un monaco venne incaricato di avvertire gli anziani e scortare il prescelto sino al misterioso uscio.

Come ogni volta che appare la porta, io osservavo la scena e mi preparavo ad accogliere l’umano all’interno della camera.

Y   Y

Quest’anno la porta era comparsa vicino alla parete delle statue, non so se fosse per il fatto che dovessi attraversarla o che altro, ma appariva diversa ai miei occhi. Come al solito era una porta basculante di un bianco innaturale.

Sebbene stia per arrivare alla fine dei miei giorni, ho paura di varcare quella soglia. Vorrei rifiutarmi, tornare dagli altri anziani ed eleggere uno di loro per varcare la porta, ma in meno di un’ora non è possibile. Svariati sguardi erano fissi su di me, non potevo tornare indietro, ma anche se potessi, farebbe bene un vecchio giunto alla fine a rinunciare ad un evento del genere? Ovviamente no.

Così, dopo aver picchiettato la porta col bastone di legno che reggevo nella mano destra, la spinsi per aprirla, poi, una luce bianca…

Y   Y

Erano parecchi minuti ormai che il vecchio era svenuto dopo il trasporto alla camera. Mi faceva sempre uno stano effetto il vedere quella scena, vedere un corpo strappato con forza alla sua dimensione dalla ‘luce‘’.

A poco a poco, l’uomo si riprese, e subito si alzò in piedi sorretto dal suo bastone. Sebbene si fosse accorto di trovarsi in un luogo sconosciuto e senza alcun punto di riferimento, l’espressione sulla sua faccia era imperturbabile.

A quel punto decisi di interagire con il vecchio uomo, e metterlo a conoscenza dello scopo per il quale si trova in questo posto.

Y   Y

E’… un posto totalmente bianco! Non c’è terra… né cielo… solo il nulla!

Avevo le idee confuse, non sapevo dove mi trovavo, ma in compenso intuivo come mai nessuno era mai tornato dopo aver varcato la porta.

Mentre ero assorto nei miei pensieri, una sfera lucente di colore giallo, molto simile al sole ma delle dimensioni di una pallina da tennis, comparve di fronte a me. Feci qualche passo indietro per precauzione… o per paura? Non ero nemmeno in grado di capire le emozioni che provavo. Poi, sentii una voce dentro la mia testa: «Non devi aver paura. Ora ti trovi in un limbo, qui non dipenderai da niente, niente ossigeno, o cibo, o acqua.»

In quel momento mi resi conto che non stavo respirando! Cercai subito di respirare forzatamente, ma non ci riuscivo. Poi, mi calmai lentamente, capendo che a quanto pare non sarei potuto morire soffocato qui.

Non sapevo cosa dire, guardavo la sfera con curiosità, e poi sentii ancora la voce : «Percepisco i tuoi pensieri, quindi lascia che ti risponda: tu sei qui per dimostrare se la tua razza è pronta ad ascendere. Ma per far questo, devi seguire la strada che ti viene indicata dal passaggio indiano.» e subito finita la frase la piccola sfera penetrò nel terreno e a poco a poco si formò il passaggio al quale aveva accennato.

Non avevo molta scelta, per quanto ne sapevo quel posto poteva essere sconfinato. Decisi così di incamminarmi sui sassi, e subito attirò la mia attenzione il fatto che il mio bastone non facesse rumore, per quanto forte lo picchiassi sul ‘’terreno’’. Comunque non ci feci caso più di tanto, ed iniziai il percorso.

…   …

Era molto che camminavo sul percorso indiano, e mi ero accorto che anche il mio cuore era ‘’bloccato’’. Credo di poter dire che in questo luogo il tempo non scorra… o non esista.

Mentre continuavo a seguire la strada, il bastone mi sfuggì di mano, quasi non me ne accorsi, tanto che feci ancora un paio di passi. Poi mi voltai per andare a raccoglierlo, ma non era per terra, era perfettamente in piedi. Dopo un’iniziale sorpresa, presi il mio legno e mi rimisi in marcia.

…   …

Ad un certo punto, dall’orizzonte andò formarsi una struttura. Ero troppo lontano per poter dire con esattezza di cosa si trattasse, ma sembrava una piramide.

Dopo alcuni minuti ero abbastanza vicino da poter affermare che la struttura aveva alcune somiglianze con i templi Maya.

Arrivato ai piedi della struttura, notai la scala centrale tipica dei Maya, e notai anche dalla struttura all’infuori della scalinata scendeva acqua. Sulla cima doveva esserci la fontana!

Iniziai a percorrere la scalinata, saran stati circa 50 metri in salita, ora la curiosità di raggiungere e vedere questa fontana aveva preso la precedenza su tutto.

Mentre salivo mi accorsi che l’acqua produceva rumore, niente fino a quel momento aveva prodotto rumore a parte essa.

La cima si avvicinava sempre più, ed io accellerai il passo.

Ormai mancava poco, non riuscivo ancora ad abituarmi al fatto che il cuore non mi battesse in petto, visto che in questo momento starebbe battendo all’impazzata.

Finalmente ero in cima! Ma…la fontana non era altro che… un piatto di pietra bianca sul un piedistallo dello stesso materiale. Mi avvicinai stranito al piatto da cui fuoriusciva l’acqua che a quanto pare ricopre tutta la struttura, ma anche se da esso usciva il liquido, non c’era un buco che conducesse alla fonte. Ma questa non era altro che l’ennesima stranezza di questo luogo, così decisi di mettere la parola fine a questa storia, chiusi gli occhi e immersi la faccia nella fontana.

Dopo pochi secondi l’acqua si fece “strana”, e sentii ancora la voce della piccola sfera nella mia testa: «Non siete ancora pronti.» e allora il liquido iniziò ad entrarmi a forza in bocca e scendere giù per la gola, ma non era acqua. Subito levai la testa da lì, ma non riuscivo ad aprire gli occhi, il liquido li copriva e non mi permetteva di aprirli. Mi pulii la faccia con la tunica, e dopo riuscii a vedere: era nero, le mani, la parte della tunica con cui mi sono pulito, il liquido che usciva dalla fontana… era petrolio!

N-non capivo, perché tutto questo?! Poi dal piatto dove sgorgava il liquido nero, emerse la piccola sfera rossa, e ancora una volta interagì con me: «La vostra razza è ancora troppo stupida e pericolosa…»,  «…e come rappresentante di essa, devi pagare per tutti!».

Ed allora la sfera si fece fuoco, e scese a contatto con la struttura oramai coperta dal petrolio che subito prese fuoco.

Y     Y

Questa razza è molto problematica, di questo passo moriranno tutti prima di ascendere.

Ormai non mi dispiaceva più uccidere gli emissari di una certa razza, se essi non sono pronti per ascendere lasciar tornare al suo mondo un essere che è stato qui costituirebbe una minaccia; una minaccia che non possiamo e non dobbiamo correre.

Così, mentre guardavo il gigantesco falò eliminare la minaccia, pensai a quante volte avrei ancora dovuto agire così contro gli umani…e non potei che provare tristezza.

Bohdi: Illuminazione

Passaggio indiano: Serie di sassi piatti posizionati in fila indiana.

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Signore e signori, vi annuncio che a causa dell'esiguo numero di partecipanti, ci sarà solamente il premio per il primo classificato. Non prendetela come un bidone...è che non me la sentivo di premiare tre persone quando sono in quattro a partecipare. Spero che l'anno prossimo ci sia maggiore affluenza :)

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