[CIRCO MAXIMO] Dilthey vs. Heidegger vs. Vallauri

#1
(Parlando dell'intendere secondo Dilthey) "Oltre al carattere in ultima analisi ineffabile e inverificabile dell'intendere, si potrebbe metterne in luce il carattere storico in senso forte. Storico, nel senso dell'ermeneutica ispirata a Heidegger, è anzitutto l'interprete e il suo domandare; non c'è comprensione senza precomprensione, non si comprende se non da un'esperienza, da un problema, da un interesse. Ma anche l'oggetto è, in diverso senso, storico, e come tale difficilmente circoscrivibile senza arbitrio"

Qualche anima pia che riesce a dare un senso a questo accrocchio di parole? :P
 
#2
Pyr3s ha detto:
Qualche anima pia che riesce a dare un senso a questo accrocchio di parole? :P
è quello che penso quando leggo le tue disserzioni giuridiche

comunque non mi sembra un testo particolarmente difficile da comprendere... anche se non posso sapere qual è il contesto
 
#3
Il problema è che io non conosco l'ermeneutica di Heidegger.. Comunque si parla dell'interpretazione della legge, intesa come azione di "intendere" ovvero rivivere un atto di soggettività secondo Dilthey... è un estratto dal libro di Filosofia del Diritto...

è quello che penso quando leggo le tue disserzioni giuridiche
sforzarsi di capirle e impararle, comunque, può aiutarti nella vita quotidiana... non mi metto a scrivere per il gusto di farlo, ma perché può essere utile a chi legge... se poi dà fastidio, perfetto...
 

liuton2005

sono qui solo di passaggio
#4
Provo:

Oltre al carattere ineffabile e inverificabile dell'intendere, si potrebbe metterne in luce il carattere storico.

Storico è l'interprete e il suo domandare: non si comprende se non da un'esperienza, da un interesse, da una necessità.

Storico è anche l'oggetto, in senso diverso, e come tale difficilmente circoscrivibile senza arbitrio.

Per "storico" si intende il carattere dell'esperienza, dell'accertamento storico. Quindi abbiamo 3 oggetti nel processo dell'intendere: interprete, il suo domandare e l'oggetto dell'intendere.

Ci devo ancora pensare un po' al senso profondo del paragrafo.
 
#5
Non c'è un gran senso profondo da comprendere. Al di là della grammatica totalmente incomprensibile di tale compilatore di manuali, l'articolo dice che la comprensione di un testo (la sua interpretazione, per dirla con altre parole) è sempre relativa ad un soggetto storicamente posizionato che lo comprende secondo 1. gli schemi mentali del proprio tempo, 2. le proprie interrogazioni personali (perché legge tale testo, che cosa vuole ricavarcene, ecc). Questo spiega perché autori di diverse epoche « comprendono » e interpretano i testi delle epoche precedenti in modo diverso, ma anche perché ciò accade persino con autori della stessa epoca.

Che ciascuno nelle frasi altrui legge sempre quello che vuole leggere non è un fatto accidentale, è la condizione preliminare di qualsiasi dialogo (l'interpretazione non è che una delle forme di dialogo possibili). Poi che il proprio punto di vista non si debba imporre come l'unico possibile è un altro discorso.
 
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