Edwin [Capitolo 62 - In Corso]

#92
Ehm...è da un po'che volevo valutarla,anche se non sono un'esperta...

Come fic è davvero carina,ma che dico carina,stupenda!
Solitamente non amo leggere fic,questa però mi ha davvero preso (anche i disegni u_u )
No l'hype al massimo
 
#93
Domani esce un nuovo capitolo e sono veramente curiosa di vedere come dipingerai Mirton.

E' il mio superquattro preferito di BW e vederlo in azione al di fuori dei giochi sarà sicuramente interessante.

Spero che mostri qualcuno dei suoi pokemon buio.
 
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Dxs

Rappresentante di classe
#94
Capitolo 5 - Un Esaminatore Imprevedibile

A due giorni dall’inizio dell’esame, cinque Trainer si riunirono nel più grande edificio di tutta Unima, perso nei selvaggi confini montani della regione.

« Uh, siete già tutti qui! » Un uomo dalla sagoma alta e sottile si chiuse una porta alle spalle, varcando elegantemente l’uscio per ritrovarsi in una sala ovale, dalle pareti e dal pavimento nero. Al centro della stanza era disposto un tavolo di legno d’ebano.

« Mirton, sei in ritardo come al solito, cazzo! » Un ragazzone di colore che occupava una delle sedie disposte attorno al tavolo fece schioccare minacciosamente le nocche. Portava dei capelli cortissimi, rasati ai lati e tinti di un arancione intenso, ai quali si abbinavano dei guantoni da palestra e dei larghi pantaloni striati di azzurro. Alla vista di Mirton i suoi muscoli, nascosti dietro una sorta di gilet bianco, si gonfiarono pericolosamente.

« Già. Perdonami! » si scusò Mirton distrattamente, facendo svolazzare il foulard che teneva legato attorno al collo e prendendo posto fra due giovani ragazze dall’aria annoiata. La prima, vestita completamente di viola con un abito leggero, aveva il viso nascosto tra le pagine di un enorme libro, che sfogliava fischiettando. I capelli a caschetto, anch’essi di colore viola, erano contornati da un grande fiocco, tenuto fermo da una spilla rossa. L’altra ragazza, dal canto suo, sonnecchiava tranquillamente con il viso sepolto tra le mani. All’entrata di Mirton si riscosse sobbalzando: ciononostante, anche con quell’aria stralunata continuava a emanare un delicato alone di bellezza, a cui contribuiva forse il lungo abito bianco, che indossava insieme a un copricapo abbinato, e i capelli dorati, che le ricadevano oltre le spalle sfiorando terra.

« Benvenuto ». A parlare era stato un uomo alto e muscoloso, dalla lunga chioma rosso fiammante. Teneva le mani incrociate dietro la schiena dando le spalle agli altri quattro, scrutando l’orizzonte attraverso il vetro dell’unica finestra della stanza.

« Presidente! » Il volto di Mirton s’illuminò.

« Non è stato facile riunirvi, devo ammetterlo ». Alder sorrise, voltandosi e percorrendo ad ampi passi la stanza. « Ma ora che ci siamo tutti, sarà bene mettervi al corrente di quello che è accaduto a Undella, l’altro giorno ».

« Non promette bene » disse il ragazzo di colore.

« No » convenne Alder. « Solo una calamità potentissima poteva scatenare tutto quello. Un’invasione di aggressivi Pokémon piranha in una tranquilla località balneare? Non è una cosa che i comuni Trainer possono spiegare ».

« Il Team Plasma è di nuovo tra noi? » domandò Mirton in tono affettato, fissando Alder con un’espressione di educata curiosità. Questi ricambiò lo sguardo, cercando di nascondere l’attimo di meraviglia che aveva avuto nell’udire le sue parole.

« Il Team… Plasma? »

« Mirton ha ragione. Calmati, Marshal ». Alder sollevò una mano in direzione del ragazzone di colore, che si era alzato in piedi calciando via la sedia.

« Ma… Presidente… Non può essere vero! » protestò Marshal, guardando prima lui e poi Mirton, che ora fissava il soffitto con aria assente.

« Lasciate che vi spieghi » disse Alder. Solo Marshal sembrò rivolgergli tutta la sua attenzione.

« Quindici anni fa dissi che sarebbero tornati. Non riuscimmo mai a eliminarli del tutto, no? Tuttavia, non ero preoccupato. Quella volta, il Team Plasma divenne una grave minaccia a causa dell’incredibile raccolta di proseliti che Ghecis riuscì ad attuare, nascondendo un progetto criminale sotto il nome di Fronte di Liberazione dei Pokémon » raccontò.

« Me lo ricordo » borbottò Marshal, la voce piena di risentimento. « Alla causa di Ghecis aderì un numero sorprendente di seguaci: fu questo a metterci in difficoltà. Non erano più forti di noi, ma riuscivano a schiacciarci con una superiorità numerica di dieci a uno ».

« Esatto. Proprio per questo motivo, pocanzi, ho detto di non essere preoccupato. Ipotizzavo che se fossero tornati, non avrebbero mai potuto farlo con lo stesso numero di seguaci. Eravamo stati in grado, pur subendo numerose perdite e danneggiando gravemente la nostra regione, di sconfiggere quella minaccia ed eliminarli quasi tutti. Ma questo… »

« Cosa? » sbottò Marshal. « Se sono tornati, cosa ti fa pensare che non abbiano raccolto le stesse reclute di allora? »

« Usa la testa, Marshal. Quando Ghecis scese in guerra con i suoi saggi, rivelando il suo vero volto, gran parte della popolazione si spaventò. Pensi davvero che possa tornare ad arringare la folla come un tempo? »

« E allora non si tratta del Team Plasma! Cosa c’entrano quei Basculin… »

« Invece sì ». Alder sospirò. « Mi dispiace davvero comunicarvelo così, su due piedi. Non vorrei mai fare l’allarmista… Ma di questo passo ci aspetta un conflitto dieci volte più grosso di quello di quindici anni fa. Hanno risvegliato un’antica magia, e solo uno come Ghecis ne sarebbe capace. Anche se mi chiedo come... »

« Cosa… »

« Le prigioni? » intervenne nuovamente Mirton.

« Le prig…? » ripeté Marshal, lo sguardo interrogativo.

« Non le conosci, Marshal? » Il labbro di Mirton s’increspò. « Non mi meraviglia… »

« Taci! » gli intimò Marshal. « Presidente… »

« È quello che credo anche io, Mirton » disse Alder. « Ho inviato sul posto Loupe e Hardian, due Trainer della nostra squadra ricognizione. Tutte le comunicazioni con loro interrotte. Non sono ancora tornati. E ho ragione di credere che non lo faranno… »

« Quindi non possiamo avvicinarci, perché non sappiamo cosa ci aspetta » completò Mirton. « Dev’essere divertente! »

« Non lo è affatto! » controbatté Marshal. « Spiegatemi questa storia delle prigioni, io non ne so nulla! E voi due! » Puntò un dito contro le due ragazze, ancora assorte nei loro pensieri. « Dite qualcosa, cazzo! Shauntal! Caitlin! » La ragazza di nome Shauntal non rispose subito. Sollevò lentamente lo sguardo dal suo libro, affacciandosi per la prima volta oltre la sua copertina e rivelando un paio di spessi occhiali che le ricoprivano quasi interamente il volto.

« Hm? Sono d’accordo con il presidente… » A lei fece eco Caitlin, che sbadigliò sonoramente. « Voglio dormire… »

« EHI! QUESTO NON È UNO SCHERZO! »

« L’ignoranza alle volte è un privilegio, sai… » Gli occhi di Mirton brillarono malevolmente. Quelli di Marshal, invece, lampeggiarono di rabbia.

« Tu... »

« Marshal… » Alder tentò di fermarlo, ma Marshal aveva già un piede sul tavolo. Scattò in avanti, il pugno alzato verso Mirton, mentre i suoi muscoli si dilatavano a vista d’occhio e una flebile aura circondava il suo corpo.

« MUORI! » Un attimo prima che il pugno di Marshal lo toccasse Mirton svanì, dissolvendosi come fumo nero, mentre il colpo apriva una crepa circolare nel pavimento.

« Wow, che potenza! » Mirton riemerse dal fondo della sala, perfettamente intatto, le mani in tasca e lo sguardo sinceramente meravigliato. Alder sospirò, guardando fuori dalla finestra.

« Marshal, torna al tuo posto, per favore… »

« Lo fa apposta! Cancellerò quel sorrisetto dalla tua faccia, Mirton, fosse l’ultima cosa che faccio! »

« Uh? Scusami se sono stato maleducato! » Mirton riprese posto, mentre Marshal lo scrutava torvo. È assolutamente imprevedibile, sa più cose di quante non ne dovrebbe sapere e sembra trarre piacere dalle situazioni che lo mettono in pericolo… Presidente, ancora oggi mi chiedo perché abbia scelto questo tizio come suo collaboratore!, pensò.

« D’accordo. Mi siedo ».

« Bene ». Alder si voltò di nuovo, un po’ pallido in volto. « Marshal, ti ragguaglierò in privato, ora non è il momento. Veniamo a questioni più urgenti: Mirton, sarai l’esaminatore della seconda prova, hai già pensato a qualcosa? »

« Oh, sì! Chi supererà la prova di Komor si ritroverà una bella sorpresa! Vuoi dei Trainer preparati, vero, presidente? »

« Continua » lo invitò Alder.

« Be’, credo che chi passerà l’esame debba essere a conoscenza di certi avvenimenti! Non vedo perché non darne un piccolo assaggio nella mia prova! »

« Se stai dicendo quello che penso io… » ricominciò Marshal, infuriandosi di nuovo.

« Sarà divertente, fidati di me! E poi, solo i partecipanti potranno vederli! Non metterò in allarme nessuno! »

« Va bene così. Dovrò tenere un discorso prima dell’inizio dell’esame. Dopodiché mi attende un viaggio a Sinnoh. Ho paura che il Team Plasma non agirà da solo, questa volta, pur avendo a disposizione un’arma davvero letale ». Alder indossò il mantello da viaggio, abbandonato su una sedia vicina, e guardò preoccupato fuori dalla finestra. All’esterno, in lontananza, violente raffiche di vento scuotevano le cime di quei picchi rocciosi, facendo turbinare per aria la terra.

« La linea all’orizzonte… Era più luminosa ieri » mormorò.

*​
« Élite Four? » ripeté Ed, senza capire.

« Già » confermò Sean. « Quel tizio è uno piuttosto forte ».

« Lo conosci? »

« Ho letto il suo nome in un libro che mi fece leggere mio padre, una volta. Una noia mortale. Spiegava per filo e per segno tutta la storia della nostra regione… Incluso il suo assetto politico. È uno di quei libri che leggono coloro che vogliono specializzarsi nel settore del diritto e della politica… Sai com’è fatto mio padre, è un fissato per quella roba ».

« E tu lo hai letto tutto? » domandò Ed, piuttosto dubbioso.

« Ma ti pare? » Sean sorrise. « Piuttosto mi sarei cavato gli occhi fuori dalle orbite. Però l’ultimo capitolo era interessante. Parlava di Alder, sai, il tizio che abbiamo incontrato prima. È il capo del nostro governo, ma non opera da solo. Ad affiancarlo ci sono quattro ministri, che prendono il nome di Élite Four, appunto. Shauntal, Mirton, Caitlin e Marshal: quattro Trainer che aiutano il presidente in tutte le sue mansioni. Probabilmente, quel tizio è dieci volte più forte di Komor ». Ed restò ammutolito per diversi attimi, rapito dalla vista di Mirton che sedeva elegantemente sul divano, vestito di tutto punto.

« Ma perché si è scomodato a farci da esaminatore? » Sean aggrottò le sopracciglia, preoccupato.

« Avete indovinato » riprese Mirton, con la sua voce tagliente. « Sono Mirton, uno degli Élite Four della regione di Unima e vostro esaminatore per la seconda prova. Lasciate subito che vi dica una cosa… » Le sue labbra si incresparono, mentre tamburellava con le dita su un fianco del divano.

« Io non sono buono come Komor. Solo una minuscola frazione del numero di partecipanti attuale si guadagnerà l’accesso alla seconda prova. Da quella parte, a circa di due chilometri… » disse, protendendo un braccio alla sua sinistra, « … Si trova il Molo Libertà. Troverete il traghetto che vi condurrà al luogo della terza prova. I posti prenotati sul traghetto sono duecento ». Un sommesso mormorio viaggiò a macchia d’olio fra i partecipanti. Ed guardò Sean, lanciandogli uno sguardo d’intesa.

« Vuole dire… Che ne passeranno solo duecento? » chiese Elizabeth, qualche metrò più in là.

« Esatto! Lieto che abbiate subito afferrato! » Mirton rise di gusto, slanciandosi in avanti e alzandosi dal divano.

« Duecento posti. È questo il limite massimo di partecipanti che potranno andare avanti. Ovviamente, se ne passeranno di meno, tanto meglio! »

« Dannazione » imprecò Sean. « A che gioco stanno giocando, a consegnarci questo pazzo come esaminatore… »

« E ora, veniamo alla prova. La città di Castelia, con i suoi milioni e milioni di abitanti, è lieta di potervi ospitare per la sua intera durata. Sarà lei il campo di battaglia nella quale vi scontrerete! Tornando al fatidico numero… Duecento! Memorizzatelo bene, perché sarà la chiave del vostro successo. Grazie ai miei poteri, in questo preciso momento, per la città, vagano duecento persone non umane ». Alcune ragazze emisero strilli spaventati. Anche Ryder sudava copiosamente. Si sistemò il cappellino, pronto a controbattere.

« Vuole farci affrontare degli zombi? »

« Oh no, niente di tutto questo, niente di tutto questo! » Mirton rivolse ai concorrenti un altro amabile, irritante sorriso. « Ho semplicemente creato duecento illusioni. Duecento persone… Che in realtà non lo sono ».

I contorni di Mirton iniziarono a sfocarsi, come se tutti lo stessero osservando attraverso un vetro appannato. Ed si strofinò forte gli occhi, pensando che tutto quello fosse dovuto alla stanchezza, ma quando vide che davanti a loro, al posto dell’esaminatore, sedeva una strana volpe dal pelo scuro, pensò che non poteva più essere un’allucinazione.

« Cosa diavolo… » Lo strano essere aveva la stessa espressione furba dell’Élite Four: il muso appuntito come le orecchie, penetranti occhi verdi e una sorta di lunga criniera simile a una coda di cavallo, divisa a metà da una specie di braccialetto.

« Vieni, Zoroark » disse una voce, soave. Mirton sbucò fuori dal cono d’ombra non illuminato dalle candele, l’espressione indecifrabile. Zoroark rivolse un ultimo ghigno alla folla che aveva di fronte, prima di rientrare nella Poké Ball che il suo allenatore ripose in tasca.

« Avete avuto una dimostrazione di cosa intendo. Tra quei grattacieli… Ci sono duecento persone così. Illusioni create dal mio Pokémon. Scovatele. Ottenete una prova del vostro successo e portatemela, se vorrete salire su quel traghetto. Manca un’ora alla mezzanotte… La prova comincerà all’alba di domani. Considerando che per la terza è stata stabilita una durata di quattro giorni e la prima è durata uno… Avete due giorni di tempo. Recatevi con le vostre prove al Molo Libertà, all’alba dell’otto di giugno. Ora riposatevi, e disponete con cura dei vostri viveri. Inutile dire che è vietato varcare i confini della città… Pena l’eliminazione. E portate sempre con voi la vostra targhetta identificativa. Ci si vede! » Le candele che circondavano Mirton si spensero all’istante, gettando i presenti nella totale oscurità. Qualche ragazzo temerario si gettò in avanti, mulinando le mani alla cieca.

« È scomparso! Dove diavolo si è cacciato? »

« Andiamo, dai… Sono esausto… » Sean sospirò, fissando impotente il punto in cui Mirton era scomparso e portando Ed con sé, verso le luci della metropoli. I due oltrepassarono il molo, immettendosi in una delle tante strade principali che si allargavano tra file e file di grattacieli. Regnava il silenzio: i pochi passanti che incrociarono procedevano velocemente, a testa bassa, badando ai loro affari.

« Questa prova è una follia! » Sean tirò un calcio ad un palo della luce nelle vicinanze, mettendosi le mani nei capelli. « Lo ha detto lui stesso che in questo posto ci sono milioni e milioni di persone! È una metropoli, trovare quelle duecento persone sarà come cercare un ago in un pagliaio! »

« Non credo sia così » ribatté Ed, cercando di riflettere. « È un po’ come la prima prova. Bisogna pensarci a lungo per capire qual è il trucco. Io credo che fra questi grattacieli ci siano tutte le risposte che cerchiamo… Indizi e cose del genere. Quanto a quei duecento tizi, Mirton li avrà programmati per presentarsi a noi. Prima o poi compariranno, dovremmo solo essere in grado di capire quando ».

« E cosa facciamo nel frattempo? Ci accampiamo da qualche parte? » chiese Sean, ancora dubbioso.

« Sì. Troviamoci un posto tranquillo e cerchiamo di riposare come si deve. Non ha senso dormire poco per poi non essere lucidi a sufficienza ».

« Quindi dove? »

« Vediamo… » Ed si grattò il mento. Condusse Sean in un lento zigzagare fra pendolari dall’aria smunta che procedevano a ranghi serrati e ragazzotti locali i quali, bottiglie di whisky alla mano, intonavano volgari canzoni a squarciagola.

« Evitiamoli, quelli là. Proviamo per di qui… » S’inserirono in un tranquillo vicolo laterale, fiocamente illuminato dall’insegna al neon di un locale. Superati alcuni enormi bidoni della spazzatura, gettati alla rinfusa ai lati del passaggio, emersero in un viale alberato. In lontananza, Ed scorse un’altra insegna lampeggiare nella notte: Palestra di Castelia – Venite a sfidare il Capopalestra!

« Questa strada mi sembra sicura, Sean » azzardò, guardandosi intorno e notando che non erano i soli ad aver avuto l’idea di accamparsi lì.

« Per me è okay » approvò Sean. Tirarono fuori i sacchi a pelo, posizionandosi ai piedi di un’alta parete di mattoni. Fissarono per un paio di minuti il pallido cielo trapunto di stelle, finché Sean non ruppe il silenzio.

« Ed ».

« Dimmi ».

« Cosa sta succedendo, secondo te? » Prima di rispondere, Ed esitò qualche attimo.

« Ti… Ti riferisci a Tracy? »

« Sì. Ho scoperto la notizia al telegiornale, quasi per caso… E poi non potevo nemmeno chiamarti per avere spiegazioni… È... È stato orribile ».

« Non… Non lo so. Anche io sono molto spaventato. Bryce e Shalimar… Sono dei Trainer, lo sai? »

« Come? Chi te lo ha detto? »

« Bryce stesso. È con lui che stavo parlando, prima che… » s’interruppe, non riuscendo ad andare avanti. « Comunque, non lo so. Anche il loro arresto… Essendo dei Trainer, non ci avrebbero mai portato in posti pericolosi. Loro conoscono i Pokémon, no? »

« È tutto troppo confuso, Ed. Non ci capisco niente… »

« Una nostra compagna… Morta… » Ed deglutì. Ancora faticava a metabolizzare quel fatto.

« Sì, ma non agitiamoci ora. L’hai sentito, Alder. Stanno lavorando per capire cosa sia successo. Magari Bryce e Shalimar si sono davvero sbagliati. In quel caso, possono stare certi dell’ergastolo… » Ed annuì, rimanendo in silenzio. Un nodo alla gola gli impedì di parlare per diversi minuti.

« Però sono anche sorpreso » aggiunse.

« Sorpreso? »

« Sì. Non c’entra con… Con Tracy. Pensavo solo… Che mi avresti chiesto di separarci ».

« Be’... Non negherò di averci pensato. Andiamo, sarebbe la scelta più giusta. Non vorrei mai trovarmi nella situazione di avere di fronte una sola di quelle illusioni… Non ho intenzione di passare da solo alle prove successive » spiegò Sean, più per convincere se stesso che Ed.

« E allora? »

« E allora mi secca anche abbandonarti di nuovo. Non mi è piaciuta quella prima prova… Ma Komor ha detto che, se avessi rifiutato di fare da complice, sarei stato squalificato ».

« Ci hai provato? » s’informò Ed, sorridendo a mezza bocca.

« Già… Così eccomi qui. Il mio esame inizia ora. Godiamocelo! »

« Grazie, Sean ». Ed si sentì, oltre che stanco, per un singolo attimo tremendamente felice. Ad un tratto, sentì che poteva farcela.

« Piantala, idiota ».

« Allora… ‘Notte ». Sean, grato che Ed non avesse portato avanti la conversazione, si voltò su un fianco, assonnato. Era stata una lunga giornata.

« Buonanotte ».

Una leggera brezza spazzò il viale, scuotendo la secca aria estiva e le siepi che appassivano ai lati dei marciapiedi. A diversi metri di distanza, un uomo dai lunghi capelli verdi rise nell’ombra.

« Una coppia affiatata… Vi aspetto… »
 
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#95
Beh, che dire.... È straordinario come gli altri!
^o^

Ho poca enfasi perché sono mezza addormentata (come Caitlin :P ), però mi ha svegliato leggere un altro episodio di questa fic.

Grande Dxs, continua così
 
#98
Non so perché, sarà stata la descrizione del viaggio in treno, ma mi sono un po' affezionata alla coppia Mark ed Elizabeth, quindi spero ricompaiaono durante il prossimo capitolo.

Inoltre, spero che Sean ed Ed riescano a passare entrambi, anche se sarà difficile e l'ultimo paragrafo non promette bene.

I lunghi capelli verdi mi ricordano qualcuno, però dubito di avere ragione :)

I tuoi capitoli stanno diventando brevi, ma avvincenti, pause dalle mie solite abitudini e impegni.
 

Dxs

Rappresentante di classe
#99
I tuoi capitoli stanno diventando brevi, ma avvincenti, pause dalle mie solite abitudini e impegni.
Forse è una tua impressione, ma comunque mi mantengo, in generale, sulle 2800-2900 parole per quasi ogni capitolo. L'eccezione è stata il secondo, ma gli altri capitoli finora pubblicati sono stati tutti della stessa lunghezza. Sforerà poi le 3000 il numero 7, ma per quello c'è tempo.

Spero comunque di averti convinto con la figura di Mirton, anche se per un ritratto completo dovrete aspettare il prossimo capitolo.

^^
 
Forse è una tua impressione, ma comunque mi mantengo, in generale, sulle 2800-2900 parole per quasi ogni capitolo. L'eccezione è stata il secondo, ma gli altri capitoli finora pubblicati sono stati tutti della stessa lunghezza. Sforerà poi le 3000 il numero 7, ma per quello c'è tempo.

Spero comunque di averti convinto con la figura di Mirton, anche se per un ritratto completo dovrete aspettare il prossimo capitolo.

^^
Non volevo dire che i tuoi capitoli sono corti, sono io che leggo veloce :)

Mi sono giusto dimenticata di scrivere qualche riga su Mirton. Mi è veramente piaciuta la tua descrizione del superquattro fino ad ora e la prova rispecchia l'idea del tipo buio: mistero, oscurità (nel senso di essere all'oscuro), ignoto, paura.
 
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Dxs

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Una cosa; perché ti riferisci a Marshal con "Ragazzo di colore"? Non sono adulti gli Elite Four? Io avrei messo uomo, però dimmi tu.
Sì, sono adulti ma ancora molto giovani. Caitlin ha poco più di vent'anni, e così mi sono immaginato anche gli altri tre, escluso Alder che è un uomo formato, ormai. Da qui la nomina di "ragazzone".

Comunque non guardo One Piece, quindi non so di cosa parliate, però penso si evinca un po' il complesso di inferiorità di Marshal nei confronti di Mirton. Lo soffre molto, non lo sopporta, ha tentato di ucciderlo, ma Mirton si è smaterializzato (omg come avrà fatto?).
 

mafreel

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Bel capitolo, poco da dire, omg ke kosa sarà mai kuesto inkantesimo?? Qualcosa scritto su quei sassi sottomarini a spiraria? boh non lo so, l'ho tirata a caso.

Certo che Shauntal non si può proprio sentire lol, mi lamento spesso dei nomi ita dei personaggi ma anche alcuni inglesi sono orrendi ahah

Well, che dire, non mi aspettavo questo ritratto sadico di Mirton ma ok, ci sta tutto.

Sono l'unico a pensare (sicuramente in modo errato lol) che l'uomo alla fine sia N?

EDIT: Ah però N è un gay* non un uomo..

*EDIT2: volevo dire guy
 
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Dxs

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Capitolo 6 - Fantasmi Dal Passato

A Kurt Ryder non capitava spesso di sentirsi meravigliato o, peggio ancora, spaventato; tuttavia, inizialmente, sbalordimento e paura furono le uniche sensazioni che riuscì a provare.

Era scattato in piedi alla buon’ora, quel giorno: non avendo a disposizione mezzi per svegliarsi si era autoimposto una condizione tra il sonno e la veglia, volontariamente appoggiato ad una scomoda parete per rimanere vigile. All’alba, riposto il sacco a pelo, era partito alla volta delle duecento illusioni disseminate da Mirton per la città, sentendosi un po’ strano a viaggiare da solo. Ma dopotutto, si disse, non avrebbe dovuto attendersi altro da Wright e Ward: per quei due, l’aver raggiunto il luogo dell’esame era già stato un grande risultato. Il problema sorse diverse ore dopo, durante il suo continuo girovagare a zonzo senza una meta precisa: si era fermato all’ombra, in una stradina secondaria senza uscita, per riprendere fiato e riposarsi.

Mentre se ne stava con la testa fra le ginocchia, ansimando, scorse con la coda dell’occhio un’alta figura stagliata sul fondo del vicolo. Kurt non si voltò subito. Rimase immobile per diversi attimi, considerando le sue possibilità.

« È una di quelle illusioni… Sapevo che si sarebbe presentata a me… » Trattenne a stento un ghigno, pronto a fronteggiarla. Scattò in piedi, si sistemò lo zaino e fissò meglio chi aveva di fronte.

« No… » Indietreggiò di qualche passo, mentre il suo volto si trasformava in una maschera di terrore. C’era uno strano signore a scrutarlo, vestito con un’antica tunica di colore viola che scoprì di conoscere sin troppo bene.

« Kurt Ryder » declamò il vecchio, lisciandosi i baffi. « Inchinati al potere di Zinzolin, saggio del Team Plasma! » Il gelo che lo aveva paralizzato abbandonò lentamente Kurt, facendolo rinsavire. D’un tratto, una rabbia incendiaria gli pervase le viscere. Chinò il capo.

« Tu sei morto… »

« Davvero? Eppure sono qui! » lo sbeffeggiò Zinzolin, ridendo.

« No. Non sei qui. È quell’esaminatore… Quel pazzo furioso… » Strinse forte i pugni e si slanciò in avanti verso Zinzolin, la contorta immagine di Mirton che gli si delineava nella mente.

*​
« SVEGLIA! »

« Ahia! »

Era mattina inoltrata. Ed e Sean si massaggiarono la testa, spaventati. Erano caduti all’indietro, sbattendo su un duro pavimento di legno, mentre ai loro piedi torreggiava un pallido vecchietto che li fissava con espressione arcigna. Si rialzarono, mettendosi in una posizione più dignitosa, per scoprire che ciò che avevano scambiato per un muro di mattoni non era altro che la dura porta annerita da cui quel tizio era sbucato. In alto, delle lettere consumate dal tempo che si stavano lentamente sgretolando, recavano la scritta: Biblioteca Comunale Castelia.

« Che cosa credevate di fare? Non tollero che dei barboni dormano sulla porta della mia biblioteca! »

« Non siamo dei barboni! » protestò Sean, scrollandosi della fuliggine dalla lucente chioma bionda e facendo risaltare la sua spilla identificativa, appuntata al petto. « Siamo dei concorrenti dell’esame per diventare Pokémon Trainer! »

« Certo, e io sono l’inventore delle Poké Ball! » sbraitò il vecchio di rimando, sbattendosi la porta alle spalle.

« Ehi! »

« Sean ». Ed lanciò all’amico uno sguardo carico d’intesa. Aveva capito.

« Lo so! Muoviamoci! » Riaprirono la porta, inseguendo il vecchietto che vi era sparito oltre.

« Wow ». Per un attimo non poterono che rimanere meravigliati, perché quel posto non aveva niente a che vedere con la polverosa, sporca entrata. La prima cosa che Ed notò fu che lì si stava al fresco: numerosi climatizzatori erano distribuiti per la stanza, e contribuivano a rendere l’ambiente godibile. Successivamente venivano i libri: centinaia di volumi accatastati sugli scaffali, disposti a loro volta lungo le pareti. Sul parquet, in un angolo, c’erano anche dei pouf e dei tavolini, a formare una zona lettura.

« Signore! Aspetti! » chiamò Sean inseguendo il vecchietto, che stava spalancando le finestre. Un orologio nelle vicinanze segnava le dieci del mattino.

« Cosa volete? State disturbando l’orario di apertura! Non seccatemi! »

« Non vogliamo seccarla! Vogliamo solo… » Sean si bloccò, cercando con lo sguardo Ed in una muta richiesta di aiuto, ma nemmeno lui seppe cosa fare. Se esisteva anche solo una remota possibilità che quel tizio fosse un’illusione di Mirton e fosse stato mandato lì apposta, come avrebbero potuto scoprirlo?

« Ehm… » borbottò Sean, mentre le sopracciglia del vecchio si inarcavano pericolosamente e le sue labbra cominciavano a tremare.

« Internet point! » intervenne Ed, sorpreso dalla propria audacia.

« Prego? »

« Vorremmo utilizzare quei computer, se è possibile » spiegò. Era riuscito a scorgere, da uno spiraglio di una porta lì accanto, dei monitor accesi. « È un internet point, giusto? »

« Già. E va bene. Ma non seccatemi! » ripeté il vecchio, tornando alle sue occupazioni.

« Geniale, Ed! » si congratulò Sean. Si avviarono verso la stanza adiacente, sedendosi su due postazioni diverse.

« Ehi, guarda! Che figata! » I computer erano già accesi, e ognuno di essi presentava la stessa pagina internet.

« Il sito ufficiale dei Trainer? » disse Ed, fissando il suo schermo. « Interessante ».

« Comunque, sono sicuro che quel vecchio è un’illusione! Come facciamo a scoprirlo? » domandò Sean, scorrendo l’homepage.

« Bella domanda ».

« Non c’è molto su questo sito, però. Tranne che… Ehi, Ed ». Sean indicò il suo schermo, l’espressione molto seria.

« Cosa? » Ed si sporse a guardare.

« È la lista delle promozioni ai vari esami Trainer » spiegò Sean. « Guarda… Esame numero 597. Edward Brown ». A Ed tremarono le mani.

« Clicca sul nome, Sean ».

« Nessuna informazione disponibile. Si prega di inserire il codice della scheda allenatore » recitò una voce computerizzata.

« Me lo aspettavo! » imprecò Sean.

« Ci torneremo » assicurò Ed. « Non credo che questo sito sia un falso. Ci torneremo. Ci torneremo da Trainer e scopriremo informazioni utili ».

« Ed… » Sean scrutò l’amico, i cui occhi brillavano di una determinazione che aveva visto raramente.

« Sto bene ». Ed sorrise, stringendosi le mani. « Sto bene… »

« Sì, ma allenta un po’ quella presa » fece Sean. « Hai le nocche bianche. E leggi questo trafiletto ». Ed guardò nuovamente il suo schermo.

TEAM PLASMA

Il Team Plasma è un’organizzazione criminale nata ad Unima, una ventina di anni fa. Inizialmente il suo capo, Ghecis, reclutò proseliti nascondendo i suoi progetti sotto il nome di Fronte di Liberazione dei Pokémon. Successivamente venne allo scoperto, attaccando i Capipalestra della regione di Unima e uccidendone diversi. Quella che si scatenò fu una delle più cruente guerre che Unima ricordi: il Team Plasma venne sgominato con le forze di tutti i Trainer della regione, a costo di gravi perdite. Dopo la guerra, i capi di governo delle sei regioni del mondo si riunirono nello stipulare un trattato che eliminò la carica del Capopalestra, poiché troppo in vista, dall’assetto politico delle regioni stesse: trattato, ad oggi, ancora in vigore.

« Che roba » commentò Sean. « Proviamo a cercare maggiori informazioni… »

« Nessuna informazione disponibile. Si prega di inserire il codice della scheda allenatore » ripeté la stessa voce di prima.

« E va bene! » Sean si alzò. « Andiamo. È giunto il momento di scambiare due chiacchiere con quel tipo ». Ed si rimise lo zaino in spalla e seguì l’amico che stava tornando dal vecchietto, ora impegnato a riordinare dei libri in uno scaffale.

« Senta! Lei è un’illusione! L’ho scoperta! » Il vecchio si voltò lentamente.

« Ora basta ». Si sollevò le maniche della camicia, mentre le sue narici si allargavano e l’espressione diventava ancora più feroce.

« Ehm… D’accordo… » Sean arretrò, cercando di sorridere in maniera conciliante.

« Ed… Via! » Ed non se lo fece ripetere due volte. Corse insieme a Sean, alla volta dell’uscita: non avevano scoperto molto su quelle illusioni, ma l’aver letto il nome di suo padre, sapere che era tutto esistito, lo aveva rigenerato. Era come se tutto ciò che stava facendo avesse perso la sua priorità, ma Ed sapeva di dover riordinare le idee e andare per ordine. Una sottile euforia lo stava pervadendo gradualmente, e mentre correva tra quelle file di grigi grattacieli macchiati dallo smog della metropoli, si disse di poter riuscire a superare qualsiasi esame.

*​
« Siamo messi male, siamo messi male, siamo messi molto, molto male! »

« Calmati, Sean! »

« No che non mi calmo! »

Era passato un giorno e mezzo dalla visita di Ed e Sean a quello strano vecchietto. Poche ore li separavano dalla fine della prova: lentamente, le luci dei lampioni per le strade e negli edifici avevano cominciato ad accendersi, mentre le tenebre stavano calando ancora una volta su Castelia. I due, spinti dalle scoperte in quella biblioteca, avevano setacciato tutte le strade principali della capitale più volte, fermandosi solo per riposare e per mangiare: ciononostante, le loro ricerche erano state quasi del tutto vane. Il momento più alto era stato l’incontro con un anziano signore che Sean aveva scambiato per il vecchio della biblioteca, rimediando solo una lunga tirata su come i giovani mancassero di rispetto agli adulti.

« Ci dev’essere qualcosa a cui non abbiamo ancora pensato! » disse Ed, cercando di tranquillizzare l’amico.

« A cosa? Ed! L’alba sorgerà tra poche ore, e non abbiamo ancora trovato uno straccio di prova! »

« Andiamo ». Ed si alzò, trascinando Sean fuori dal vicolo in cui si erano accampati.

« Cosa fai? »

« Non abbiamo grandi alternative, giunti a questo punto » spiegò Ed. « Torniamo dal vecchio, e cerchiamo di fare qualsiasi cosa possa costringerlo a rivelare la sua natura. Sperando che nessuno sia arrivato prima di noi » aggiunse, asciugandosi un po’ di sudore dalla fronte. Aveva pensato molto a quella soluzione, nella giornata precedente: alla fine, anche se voleva tenerla come ultima scelta, si disse che non avevano alternative, se non volevano essere eliminati.

« Sì, suppongo che siamo davvero costretti » sbuffò Sean, un po’ contrariato. Per quella che parve la decima volta quel giorno, i due superarono una tranquilla piazzetta, al centro della quale una fontana gorgogliava silenziosa. Aggirarono un quartiere pieno di negozi di elettronica, con televisori, modelli di cellulari e videogiochi a lampeggiare dalle vetrine in un’esplosione di luci.

« Dove siamo? »

« Ehm… » Ed si grattò la nuca. Il senso dell’orientamento non era mai stato il suo forte.

« Non ritroveremo mai quella biblioteca, di questo passo ». Sean scalpitava. « Proviamo di là » indicò una svolta a destra, mentre Ed gli arrancava dietro. Piano piano, quasi impercettibilmente, iniziava a sentir crescere, dentro di sé, un po’ di quella paura cieca che gli era stata tanto familiare in quei giorni e che aveva sperato di essersi scrollato per sempre di dosso.

« No, di qua… » fece dietrofront Sean, portando l’amico in un’altra stradina laterale.

« Ti sbagli, era da questa parte… » lo contraddisse Ed, cambiando ancora vicolo.

« Ma che senso dell’orientamento hai? Era un viale grande, tipo... Ehi, eccolo! » A distanza di un giorno, non poterono non riconoscerlo. Vi erano sbucati nuovamente: un ampio viale alberato, con la vista del molo e del mare in lontananza. A differenza dell’ultima volta, però, quella notte era quasi deserto.

« Ed ». Sean protese un braccio davanti a Ed, bloccandolo.

« Cosa? » domandò Ed, che si era già slanciato verso il punto in cui si trovava la biblioteca e stava pensando a come avrebbe reagito il vecchietto, se lo avessero svegliato nel cuore della notte. Sean indicò qualcosa, appoggiato in lontananza su un muro di un edificio laterale.

« Non lo avevo notato » mormorò Ed. Da quella distanza faticava a distinguerla bene, ma c’era la sagoma di un uomo appoggiata a quella parete: oltre ad avere tutto il sospetto che li stesse aspettando da tempo, stava provando la sgradevole sensazione di avere i suoi occhi puntati addosso. Scambiò uno sguardo con Sean.

« Andiamo a farci due chiacchiere? » chiese in un falso tono dubitativo, ammiccando nella direzione di quell’inatteso ospite. Sean sorrise con tutto se stesso, tirando una pacca sulla spalla a Ed, che sorrise a sua volta. Man mano che si avvicinavano, Ed riuscì a scorgere meglio tutti i particolari di quello che era un uomo di mezza età, alto e sottile, con una chioma di lucenti capelli verdi che gli ricadevano sulle spalle. Stava avvolto in una strana tunica di colore nero, e non appena i due ragazzi gli furono a pochi metri di distanza chiuse gli occhi, increspando le labbra.

« Vi stavo aspettando » disse.

« Davvero? » attaccò subito Sean, ironico. « E chi sarebbe lei? »

« Sono Ghecis » rispose l’uomo, tornando più serio che mai. A quella risposta, Sean si bloccò. Si voltò lentamente verso Ed, cercando il suo sguardo, ma l’amico non ricambiò. Aveva spalancato gli occhi, fissando quell’uomo che diceva di chiamarsi Ghecis, con un misto di terrore e eccitazione in viso. Sean aveva già visto fremere in quella maniera gli occhi di Ed, e la cosa non gli piacque affatto.

« Ed… Calmati ».

« Il capo del Team Plasma » riprese Ghecis. « Conoscete il Team Plasma, ragazzi? Eravamo piuttosto famosi, un paio di anni fa ». Ed cominciò a tremare, serrando i pugni.

« Io... Ti… » balbettò. Sembrava sconvolto.

« Dovrete dire addio ai vostri sogni. Alle vostre ambizioni. Alle vostre speranze. Dovrete cominciare a fare i conti con una vita piena di paura e terrore, senza potervi più fidare l’uno dell’altro. Tutto questo prima che la morte non vi colga, senza che ve ne accorgiate ». Ed fece qualche passo indietro. Le gambe gli crollarono. Trascinò le ginocchia a terra, pronto a scattare verso Ghecis.

« Ho capito » s’illuminò Sean, all’improvviso. « Ed, cerca di trattenerti. Ci penso io ». Si ficcò le mani in tasca, chiedendosi da dove stesse tirando fuori tutto quel coraggio. Poi cominciò la sua lenta camminata verso Ghecis, che aveva cominciato a scagliare maledizioni contro di loro.

« Risorgeremo, più potenti di prima! E stavolta nulla potrà fermare la nostra ascesa! Uccideremo tutti i Capipalestra! »

I sospetti di Sean furono confermati quando fu a pochi centimetri di distanza dall’uomo e questi non batté ciglio. Continuò a tirare dritto con il suo discorso, come se stesse arringando una folla immaginaria. Sean sorrise, saltando in alto e avvitandosi a mezz’aria per scagliare un violento calcio sul viso di Ghecis.

« Sean! »

Ed vide la sagoma di Ghecis afflosciarsi a terra, poi entrambi sparire in una coltre di denso fumo bianco. Sean ne riemerse poco dopo, l’espressione preoccupata, con in mano un piccolo pezzo di carta. Quando gli si fu avvicinato, Ed vide che era una fotografia: ritraeva il volto di Ghecis ghignare malignamente.

« Cosa diavolo… »

« Ne ero… Certo » ansimò Sean. « Ti ricordi, quando abbiamo iniziato la prova? Mi avevi detto che le illusioni si sarebbero prima o poi presentate a noi e che qui a Castelia c’era tutto ciò che avevamo bisogno di sapere. Be’, avevi ragione cento volte ». Batté una mano sulla spalla di Ed, continuando a fissare quella fotografia come una specie di prezioso trofeo.

« Quel sito… Spiegava tutto. Era ovvio che fosse un’illusione, ma è preoccupante la perversione di quel tizio ».

« T-Ti riferisci… A Mirton? » chiese Ed, che aveva mille cose che gli frullavano per la testa.

« Già. Questa prova è totalmente folle. Totalmente. Pensava di trovarlo divertente… Mettere in mezzo questi tizi? Anche se era un’illusione… Quell’aura di terrore che Ghecis emanava era spaventosa. Se non avessi letto quel trafiletto al computer, penso che me la sarei data immediatamente a gambe ».

« Non so cosa mi sia preso, quando l’ho visto » disse Ed. « Non avevo mai provato una sensazione così. Era come se avessi già avuto a che fare con Ghecis, come se fosse un nemico, nel mio intimo… »

« Ed ». Sean, stavolta, mise entrambe le mani sulle spalle dell’amico, più serio che mai.

« Non pensiamoci ora. Dobbiamo entrare in quella biblioteca e picchiare quel tizio, se necessario. Non mi interessa. Ma tu verrai con me su quel traghetto, chiaro? Muoviamoci ».

« Quel sito era un falso, quindi? Conteneva informazioni solo perché necessarie alla prova? Ma allora che senso aveva mostrarci anche la lista dei vari esami Trainer… » Ed non riusciva a non pensarci.

« Non saprei! » replicò Sean, correndo e perlustrando ogni angolo del viale.

« Secondo me Mirton ha reso pubbliche solo informazioni che potevano tornarci utili. Ma per me non è un falso » continuò Ed.

« Ed, non la trovo! Era qui, ne sono sicuro! » Sean non stava ascoltando. Ed accorse. Era vero: la biblioteca pareva svanita nel nulla.

« E adesso? Lo sapevo! Quel Mirton vuole dividerci! Ci starà spiando in questo momento, lo so! Dannazione! Dovevamo pensarci prima! E adesso? E adesso? Ed! »

« Sean, stai diventando isterico ».

« COME FAI AD ESSERE COSÌ CALMO! IO STO CERCANDO DI AIUTARTI! » sbraitò Sean. Ed vide che era esausto: era provato mentalmente e fisicamente, sudato e con enormi chiazze viola sotto agli occhi.

« È vero, non ci sono grandi possibilità che io passi. Ma forse un modo c’è ». Sean si voltò lentamente a guardare l’amico.

« Un modo… ? »

« Seguimi. Se ho ragione, passeremo insieme ». Ed condusse Sean per un altro, lungo tragitto. Percepiva vivamente la possibilità che tutto sarebbe finito, ma si sentiva meno spaventato, ora. Aveva già provato la sensazione di trovarsi con le spalle al muro durante la prima prova: tuttavia, il poter fare qualcosa di concreto per salvarsi lo faceva stare meno male.

« Vuoi spiegarmi? » chiese alla fine Sean dopo diversi minuti, durante i quali Ed lo aveva condotto un po’ ovunque alla ricerca del posto giusto.

« Volentieri. Sai, stavo ripensando al trafiletto che mi hai fatto leggere al computer, sul Team Plasma. Diceva che alla fine di quella guerra, la figura del Capopalestra venne abolita. E Ghecis ha ripetuto quanto volesse distruggere i Capipalestra ».

« Non ti seguo » ammise Sean, un po’ dubbioso.

« Forse tu non lo hai notato, ma io sì. La notte di due giorni fa, prima che iniziasse l’esame… » Erano arrivati. Ed trasse un lungo sospiro di sollievo, che acquietò i suoi sensi. Se nessuno aveva fatto il collegamento prima di lui… Allora c’era una speranza…

« Non mi sarebbe mai venuto in mente. Come te ne sei ricordato? » Ed scrollò le spalle.

« Entriamo, allora? »

« Entriamo ».

I due non si guardarono indietro. Varcarono l’uscio, determinati, mentre quella lampeggiante insegna multicolore continuava a far brillare nella notte le stesse identiche parole: Palestra di Castelia – Venite a sfidare il Capopalestra!
 
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mafreel

Rappresentante di classe
Wow, bel capitolo.. forse un po' scontato che le illussioni avrebbero ritratto i capi del team plasma. Però cavolo, avevo letto che i capipalestra fossero morti, ma pensavo che quelli attuali in BW2 fossero vivi, invece il tizio del tipo coleottero è mrt da quello che ho capito. Ma forse viaggio troppo. In attesa per il prossimo!!
 

Dxs

Rappresentante di classe
Wow, bel capitolo.. forse un po' scontato che le illussioni avrebbero ritratto i capi del team plasma. Però cavolo, avevo letto che i capipalestra fossero morti, ma pensavo che quelli attuali in BW2 fossero vivi, invece il tizio del tipo coleottero è mrt da quello che ho capito. Ma forse viaggio troppo. In attesa per il prossimo!!
Allora, facciamo chiarezza: anche se è tutto molto confuso volutamente, poi chiarirò un po' di capitoli più in là (non in questa saga, per intenderci).

Nel prologo, il Team Plasma ha ucciso diversi capopalestra. Nel presente, in questo capitolo, si legge nel sito dei Trainer che dopo quella guerra (la guerra del prologo) a causa delle morti di molti capopalestra, la figura venne eliminata. Infatti, se ci fate caso, Komor non ha detto di essere un capopalestra, ma semplicemente un Pokémon Trainer.
 

Dxs

Rappresentante di classe
Aaah, è vero, scusami. Non ce la faccio a ricordarmi tutto. xd
Valà, è più che normale, alla fine è una fic a episodi (con una scadenza non sempre settimanale), è già tanto che mi leggiate, figuriamoci ricordarsi ogni singolo particolare. Perlomeno ora l'esame decolla e ci sarà meno da pensare e più da agire.

:)

Grazie per aver letto e commentato!
 
Ho un po' di dubbi, però non so se puoi rispondere in quanto non vorrei rivelare parti di trama futura :)

Allora, come già detto, la guerra con il team Plasma è finita e ora non c'è più la figura del capopalestra, mentre i Superquattro governano il paese.

Da quanto esiste la figura di Trainer? I capopalestra erano trainer? Da quanto ho capito i Superquattro sono Trainer e sono a capo anche dell'associazione Trainer (ammesso ce ne sia una) oltre che del paese?

Sarebbe bello avere qualche delucidazione in più sul sistema di governo, ma non vorrei chiedere troppo :)
 

Dxs

Rappresentante di classe
Ho un po' di dubbi, però non so se puoi rispondere in quanto non vorrei rivelare parti di trama futura :)

Allora, come già detto, la guerra con il team Plasma è finita e ora non c'è più la figura del capopalestra, mentre i Superquattro governano il paese.

Da quanto esiste la figura di Trainer? I capopalestra erano trainer? Da quanto ho capito i Superquattro sono Trainer e sono a capo anche dell'associazione Trainer (ammesso ce ne sia una) oltre che del paese?

Sarebbe bello avere qualche delucidazione in più sul sistema di governo, ma non vorrei chiedere troppo :)
Premetto che pian piano che andremo avanti, si scoprirà meglio ogni cosa.

Premessa.

Comunque ti rispondo, anche se puoi evincerlo tu stessa: nel corso dei capitoli ho parlato di quest'esame come la 617ª edizione. Quindi la figura del Trainer esiste da sempre, il Trainer è l'allenatore di Pokémon, per poter utilizzare i Pokémon devi riuscire ad ottenere il titolo di Trainer, passando l'esame.

I Superquattro governano il paese, in questo caso Unima, quindi sì, sono anche a capo dell'associazione Trainer RELATIVA ad Unima. Per le altre regioni, ci saranno altri capi di governo, che poi scopriremo insieme piano piano.

I capopalestra erano Trainer, certamente, infatti nel primo capitolo, Hugo dice a Drayden "tu sei un po' più di un Trainer, Drayden"... Quella del capopalestra era semplicemente una carica in più. ora abolita.

Spero di aver risolto i tuoi dubbi, fammi sapere, e come al solito spero che la loro presenza non abbia precluso il fatto che il capitolo sia stato piacevole.

Bye!
 

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 7 - Rango SS

Era l’alba. Timidamente, un tiepido sole dal pallore roseo stava sorgendo all’orizzonte, accarezzando le onde del mare che bagnavano l’isola. Una donna stava seduta su una sedia a dondolo, in cima all’unico edificio del luogo, un grande faro bianco, a godersi quella fresca brezza marina. Era una donna di colore dall’aria materna, che indossava ampi vestiti da campagna e un enorme grembiule rosa. I capelli, crespi e cespugliosi, erano legati all’indietro con una semplice fascia rossa. La donna, inizialmente, non diede alcun segno di aver percepito una presenza alle sue spalle, ma continuò a dondolarsi sulla sedia, scrutando il panorama. Tuttavia, quando un uomo con pochi ciuffi di capelli in testa, degli occhiali rettangolari e una camicia bianca abbottonata male ebbe superato l’ultimo gradino che portava a quella terrazza, lei parlò, senza voltarsi.

« Questo ti darà qualche problema, Arthur ».

« Ne sono consapevole » rispose Arthur Bryce. Si sistemò gli occhiali sul naso, varcando elegantemente l’uscio. Qualche stormo di Pokémon volatili si librò nell’aria mattutina, scuotendo le fronde degli alberi che correvano tutto attorno e migrando altrove. Era un magnifico spettacolo.

« A cosa devo questa visita? » domandò la donna.

« Mi devi perdonare, Lenora » si scusò Bryce. « Tuttavia, ho preferito lasciare la prigione. Mi premeva molto essere presente, ora che la situazione sembra complicarsi ».

« Sì, è nel tuo stile » confermò la donna di nome Lenora. « Shalimar? » chiese a un tratto.

« Ha detto che era tutta una seccatura e che preferiva di gran lunga rimanere dietro le sbarre ».

« Hmpf » fece Lenora. « Allora. Hai idea di cosa sia successo, quella mattina? »

« È dura pensarci. Volevo sinceramente bene a Tracy ». Bryce afferrò un lembo della camicia per asciugarsi del sudore dalle guance. Sembrava più stanco che mai. « Un Mantine demoniaco che emerge dalle acque a riva la sbalza in mare. Dei Basculin, che non si sarebbero dovuti trovare lì, la sbranano un istante più tardi. Difficile a credersi, no? »

« Mantine? I Mantine sono Pokémon pacifici » obiettò Lenora, insofferente.

« Già. Lo credevo anche io, finché non ho visto tutto quello. Non ho idea di cosa sia accaduto. È preoccupante ».

« Sono preoccupata anche io, ma dobbiamo seguire le procedure ».

« Concordo » approvò Bryce. « Ora l’esame si fa interessante. I Pokémon sono già arrivati? »

« Io… Sì, li libererò tra poco. Non appena mi sarò accertata che l’isola sarà sgombra e Mirton mi avrà comunicato l’esatto numero di concorrenti passati alla fase successiva » rispose Lenora, presa in contropiede. « E comunque, tu sai troppe cose » aggiunse, indispettita dal tono del suo interlocutore e dalla sua sfacciataggine nel presentarsi a lei, come fossero due amici intimi con l’accordo segreto di ritrovarsi a discutere in quel faro. Bryce, tuttavia, non parve accorgersene, e sorrise brevemente.

« Anche tu avrai i tuoi amici nella commissione d’esame, no? Non mi hanno nemmeno rivelato tutti i dettagli ».

« Be’, non lo farò neanche io » disse Lenora, piccata. « Dovrai attendere qualche ora, prima di goderti la prova. Ma ti dico una cosa: sarà molto dura, per i partecipanti. Non vorrei trovarmi nei panni di chi pescherà il Pokémon di rango SS. Dire che sono stati cattivi sarebbe solo un sottile eufemismo ».

« Oh, magari verrò a dare un’occhiata. I giorni a disposizione per la prova sono tanti, ma prima vorrei un’udienza da Alder ».

« Buffo. Evadi di prigione dopo essere stato arrestato e poi ti rechi dal capo del governo » commentò Lenora, una nota di sarcasmo nella voce.

« Sai benissimo che è così. È la nostra natura stessa di Trainer che ci mette a dura prova, giorno dopo giorno. Non è facile limitare il proprio ego di fronte alla gente comune ».

« Quindi è più conveniente farsi arrestare, dare l’impressione che noi Trainer non vogliamo essere superiore agli ordinari civili, e poi fuggire se ne abbiamo voglia? » lo incalzò Lenora. Bryce sospirò.

« È la solita questione. Non è questo il momento adatto per discuterne, direi ». La donna chiuse gli occhi, parendo per la prima volta in accordo con lui.

« Ancora non ho capito cosa ci fai qui, comunque ».

« Te l’ho già detto, volevo solo dare un’occhiata. E poi adoro quest’isola. Non esistono altri posti così, a Unima » spiegò Bryce, paziente. Indugiò ancora qualche attimo, beandosi del panorama circostante.

« Be’, io ti saluto. Mi ha fatto piacere scambiare due chiacchiere con te. Buona fortuna per la terza prova ».

Estrasse una Poké Ball dalla cintura che rotolò nell’aria, aprendosi con uno scatto. Un volatile simile ad un totem ne venne fuori, planando attorno al faro e fermandosi a mezz’aria, pronto per essere cavalcato. Era uno strano uccello dalle piume verdi, il becco giallo e adunco e strani disegni sotto le ali, con la testa di un gatto dallo sguardo spiritato. Lenora vide Bryce montarvi sopra e sparire lentamente, oltre il candido orizzonte dorato.

« Che tipo strano ».

*​
Le prime luci della mattina iniziavano a infrangere, come numerose lame bianche, anche le vetrate dei grattacieli di Castelia. Ed e Sean si immisero nella strada principale che dava sul mare, alla ricerca del molo giusto. Un uomo in giacca e cravatta dall’aria ancora più stanca di loro smise di leggere la gazzetta del giorno, gettandola in un bidone della spazzatura e svoltando in una fila di lunghi e grigi edifici. Quando passarono accanto al bidone, Sean sbadigliò e lanciò uno sguardo al suo interno, pescando la gazzetta e cominciando a leggerla.

« Cosa fai? » domandò Ed, un po’ spiazzato da quel comportamento.

« Il mio vecchio mi ha attaccato l’abitudine di leggere la gazzetta del giorno. Usanze di famiglia » si giustificò Sean. « E poi mi annoio, almeno ho qualcosa da fare finché non arriviamo al molo ».

« Oh » fece Ed, ricordandosi delle manie del signor Matthews. Dopo un tratto di strada, notò che l’amico si era fermato qualche metro più indietro, e stava fissando sconvolto la copertina del giornale.

« Mitico Arthur! » esclamò.

« Eh? » disse Ed senza capire, mentre lo raggiungeva.

« A pagina tredici… » borbottò l’altro, squarciando il giornale e gettando via le pagine che non gli interessavano. Indicò a Ed un articolo che occupava due facciate. Quella sinistra era quasi totalmente occupata dalla foto di un uomo dai pochi capelli grigi, che scrutava l’obiettivo attraverso delle lenti rettangolari con espressione indecifrabile.

« Guarda! » Lo invitò Sean, ammirato. Ed non se lo fece ripetere due volte, immergendosi nella lettura.

EVASIONE DAL CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA DI CASTELIA

Grant Hawk, capodipartimento del carcere di Castelia, ha confermato ai giornalisti che ieri, a notte inoltrata, si è verificata un’evasione nell’ala di massima sicurezza riservata ai Trainer detenuti. Arthur Bryce, trentacinque anni, residente al numero quattro di Windsor Avenue, Driftveil, Medical Trainer professionista e insegnante all’accademia di Mistralton, è evaso dalla cella in cui era detenuto, in attesa del processo che avrebbe decretato la sua colpevolezza in merito alla morte della quattordicenne Tracy Clarke, sbranata viva da un banco di Basculin mentre era in gita con la classe e i suoi professori, tra cui proprio l’accusato Bryce.

« Arthur Bryce e Beauregard Shalimar erano gli unici Trainer dell’accademia di Mistralton ed era loro responsabilità far sì che non accadessero incidenti come quello che si è verificato ». Ha spiegato Hawk.

« Shalimar, a differenza del collega, non ha segnalato nessuna intenzione ad evadere né ha affermato di avere idea dei piani di Bryce. Fatto sta che aumenteremo del doppio le misure di sicurezza attorno alla sua cella, in maniera tale che ciò che è successo non si ripeta più ».

Fonti che vogliono restare anonime sembrano confermare che Shalimar, alla notizia dell’intensificazione dei controlli su lui stesso, abbia dato degli sciocchi agli agenti, affermando che, se lo avesse voluto, sarebbe potuto fuggire sotto il loro naso in qualsiasi momento.

« Comprendiamo la natura fortemente egocentrica di questi individui, che credono di poter dominare il mondo solo perché in possesso delle capacità di controllare determinate creature ». Ha risposto uno stizzito Hawk a queste voci.

« Tuttavia, non permetteremo di farci mettere ancora una volta i piedi in testa. Le nostre pattuglie sono già sulle tracce di Bryce, e proveremo a riacciuffarlo ». Ha poi commentato lo stesso capodipartimento, apparso però un po’ sfiduciato. D’altro canto, la comunità dei Trainer non ha segnalato l’intenzione di prendere parte alla vicenda, lasciando implicitamente intendere come nessuno di loro ritenga Bryce colpevole dell’accaduto alla Baia di Undella. Un altro scottante caso che rimarca la divisione della nostra società?

Ed smise di leggere, strabiliato e stranito al tempo stesso.

« Interessante… »

« Interessante? » Sean scoppiò a ridere, scuotendo con vigore il il foglio che teneva in mano, quasi incerto che Ed ne avesse davvero compreso il contenuto. « Bryce è un mito! L’ho sempre saputo che era un figo! » Riprese a camminare, gettando al giornale occhiate ad intervalli regolari, come per verificarne l’autenticità.

« Sì » disse Ed distratto, mentre la sua mente vagava altrove. « Però rimane strano ». Aggrottò le sopracciglia, pensieroso.

« Lo so che è strano! » Sean sorrideva ancora, ma era un po’ esasperato. « Però non m’importa, cioè, il nostro professore di Anatomia è evaso di prigione! Sì che è strano! »

« Non mi riferisco a questo » replicò Ed. « È più il fatto… Quell’Hawk… Sembrava impotente di fronte a Bryce e Shalimar, no? Ne parlava come se lui non fosse un Trainer ».

« E probabilmente non lo è » completò Sean. « Ma qual è il punto? »

« Il punto è: che senso ha incarcerare un Trainer se poi è tenuto sotto controllo dalla gente comune? Bryce avrà usato qualche stratagemma per evadere. L’hai visto Komor, no? È saltato da cinque metri senza farsi un graffio. Non mi stupirei se i Trainer potessero anche piegare le sbarre d’acciaio come bastoncini ».

« Ti fai troppi problemi, Ed. Mio padre me lo ha spiegato spesso. Anche se è un avvocato, è sempre stato affascinato da quella piccola fetta della società rappresentata dai Trainer. Sono una parte di popolazione molto elitaria e riservata: alla gente comune non è dato sapere la metà della metà delle informazioni a cui i Trainer hanno accesso. Inutile scervellarci per cose che non possiamo ipotizzare ».

« Già… » I pensieri di Ed tornarono a due giorni prima, quando aveva letto sul quel computer il nome di suo padre. Pensò che il ragionamento di Sean filasse bene. Diede un’occhiata davanti a loro: avevano oltrepassato da un po’ il molo dal quale erano partiti, all’inizio della prova.

« È quello ». Sean indicò una piccola folla. « Molo Libertà. Andiamo ».

Alzarono il passo, raggiungendo un gruppo di persone che superava abbondantemente il centinaio, ma che, in confronto al numero di partecipanti che avevano lasciato al termine della prima prova, impallidiva. Le misure prese da Mirton avevano funzionato bene.

« Eccoci ». La fresca aria mattutina punse i loro visi, mischiandosi all’odore tipicamente salmastro del molo.

« Dov’è Mirton? » si chiese Sean.

« Qui non c’è ». 

« Non sappiamo dove sia Mirton » disse una voce. Ed si voltò a fissare una ragazza che, si rese conto, aveva già incontrato.

« Tu non sei la ragazza della prima prova? Una delle prime che Komor ha cacciato dalla sala per aver copiato? » Sean diede voce ai pensieri di Ed. Lei lo guardò male.

« Sì. Ma non avevo copiato » rispose, un po’ stizzita. « Era stata l’altra ragazza a chiedermi informazioni. Comunque, sono Hope. Hope Dwight ». Strinse la mano a Ed e Sean, che si presentarono. Nei loro precedenti incontri, Ed realizzò di non averla mai fissata bene, preso dalla foga del momento: tuttavia, in quell’istante notò come fosse molto carina, con i ricci capelli castani raccolti in una coda, gli occhi color nocciola e il viso dall’espressione gentile.

« Edwin! » Ed vide un altro ragazzo venirgli incontro.

« Ciao, Eric ». Eric Dawkins aveva lo stesso sorrisetto che Ed ricordava, quando si erano congedati all’inizio della prima prova: non mancavano neanche le mani in tasca, il ciuffo di capelli neri a coprirgli una parte di viso e l’aria un po’ trasandata.

« Eric…? » fece Sean, meravigliato.

« Ci siamo conosciuti quando eravamo in fila per cominciare l’esame » spiegò Ed. « Eric, lui è Sean. Sean, Eric ». I due si strinsero la mano.

« E io sono Hope » intervenne la ragazza, stringendo la mano a Eric. Sean la guardò come un’intrusa in una conversazione fra pochi parenti intimi.

« È andato tutto bene? » domandò Eric, più rivolto a Ed che agli altri, sorridendo e mostrando una fotografia che teneva tra indice e medio. Ritraeva un anziano signore dalla folta barba, con un copricapo e una tunica di colore rosso.

« Buongiorno! »

Prima che Ed potesse replicare, una voce che conoscevano tutti troppo bene li fece sobbalzare: all’entrata di un traghetto ancorato vicino al molo che non avevano notato, si stagliava una lunga figura allampanata, elegantemente vestita con un completo scuro.

« È lui… »

Nessun tumulto, nessuno scoppio di voci eccitate invase l’aria. Alla vista di Mirton, i concorrenti rimasti ammutolirono, in un tombale silenzio risentito. Lui non parve accorgersene.

« Spero sia stata una prova divertente! Complimenti ai partecipanti che ce l’hanno fatta. O almeno spero perché, vedete… Ora, per salire su questo traghetto che vi condurrà al luogo della terza prova, dovrete passare da me, che controllerò le prove che avete ottenuto! Avanti! » Lentamente, i primi ragazzi si trascinarono al cospetto di Mirton, consegnando le fotografie che erano riusciti ad ottenere.

« Ci si vede! » Hope sollevò una mano in segno di saluto, dirigendosi verso la fila. Eric la seguì.

« Andiamo, dai… » Sean sospinse Ed in avanti, verso il gruppo di ragazzi che pian piano diminuiva e guadagnava l’accesso al traghetto. Davanti a loro c’era un ragazzo con corti capelli quasi rasati a zero, che Ed e Sean, data la mancanza del consueto cappello portato alla rovescia, faticarono a riconoscere subito. Kurt Ryder si voltò, senza nessun ghigno feroce nel volto, o qualunque espressione che stesse per introdurre una battuta sarcastica.

« Ce l’hai fatta, Brown? Tsk… » Sembrava serio, determinato, e più stanco che mai. Quando fu davanti a Mirton si fermò, senza porgergli la fotografia che teneva in mano. Ed scorse la figura di un anziano uomo vestito di viola, che ricordava un po’ quello di Eric.

« Non è stato divertente. Non mi sono affatto divertito » borbottò, senza guardare l’esaminatore. Mirton assunse un’espressione sinceramente dispiaciuta.

« Ne sono spiacente. Ma dovresti esserne felice, no? Sei passato! » Ryder alzò lo sguardo. Era quanto più possibile lontano da qualcosa che poteva essere definito felice.

« La pagherai per questo ». Ficcò la sua fotografia in mano a Mirton, sparendogli alle spalle.

« Chissà cosa gli è preso... » rimuginò Sean. Avanzò verso Mirton, porgendogli la sua prova.

« Ah, Ghecis! » commentò questi, deliziato. « Non mi aspettavo che qualcuno lo avrebbe preso, le mie congratulazioni! »

« Ryder ha ragione » ingiunse Ed. « Non è stato uno spasso ».

« Ne sono davvero dispiaciuto! » replicò Mirton, ora affranto.

« No » ribatté Ed con forza. « Non è vero ». Guardò la sua fotografia, rievocando i momenti della notte appena trascorsa. L’entrata in quella polverosa, sporca e disabitata palestra in cui regnava un’aria spettrale; l’unica, impolverata fotografia depositata sul pavimento altrimenti sgombro, e l’espressione sconvolta di quell’uomo che ritraeva: un uomo magro, dalle guance e le orbite incavate, con pochi, ricci capelli di un rosso sporco e la barba incolta.

« Quel sito esiste, lo so. È stato furbo da parte sua ».

« Sito? Di che parli? » Ed fissò inferocito Mirton, consegnandogli la fotografia.

« Basta, Ed… » Sean accompagnò Ed all’interno del traghetto, cercando di calmarlo. Si sistemarono in un angolo di una grande sala circolare con le pareti in legno, proprio come avevano fatto alla fine della prima prova, tentando di riposarsi in vista di ciò che li attendeva. Mirton ricomparve poco dopo, quando tutti i concorrenti furono a bordo. Li fissò per qualche attimo con aria soddisfatta.

« Congratulazioni ai 172 concorrenti rimasti! Ora verrete condotti al nuovo luogo d’esame. L’orario stimato per l’arrivo è fra… quattro ore. Riposatevi pure, fino ad allora. Io mi congedo qui. A presto! » Girò i tacchi e sparì nel corridoio alle sue spalle, facendo svolazzare il foulard.

« La pagherà ». Ed serrò i pugni, ribollendo di rabbia. Non si era mai sentito tanto disponibile nei confronti di Ryder. « La pagherà molto cara… »

« Non serve a nulla agitarsi ora. Dormiamo. Per favore, Ed » lo implorò Sean.

« D’accordo ». Ed chiuse gli occhi, carico di risentimento. Era esausto.

*​
« I passeggeri sono pregati di prepararsi. Sbarco previsto fra: cinque minuti ».

Una voce robotica risuonò nella grande cabina in cui si trovavano, facendoli sobbalzare. Ed e Sean si riscossero, un po’ storditi.

« Sembra di essere tornati davanti a quella biblioteca… » commentò Sean, massaggiandosi la spalla e tirandosi su. I concorrenti rimasti stavano facendo lo stesso. Da una finestrella circolare nelle vicinanze, simile ad un oblò, Ed scorse il profilo di un’isola immersa nella vegetazione. Dopo qualche altro minuto di attesa, il traghetto si fermò, attraccando nelle vicinanze di un pontile.

« Che posto è questo? » domandò Sean mentre scendevano a terra, immergendo i piedi nella sabbia. Il sole risplendeva alto nel cielo: non c’era un filo di vento. Davanti a loro, al limitare della foresta, una donna di colore vestita con vari abiti a strati e un grembiule rosa era intenta a sistemare una grande scatola posta su un semplice tavolino.

« Buongiorno a tutti. Innanzitutto, desidero complimentarvi con voi per aver ufficialmente passato la seconda prova dell’esame per diventare Pokémon Trainer ». Fissò con espressione severa i concorrenti.

« Io sono la vostra esaminatrice per questa terza prova d’esame. Mi chiamo Lenora, Pokémon Trainer della città di Nacrene » si presentò. « Voi 172 partecipanti rimasti, affronterete la nuova prova su quest’isola ». Ed sollevò lo sguardo come molti altri, facendolo vagare attorno a sé. Quell’isola era un bel posto: gli trasmetteva una sensazione di serenità e di pace. In lontananza, fra gli alberi, scorse un lungo edificio bianco, che gli ricordò immediatamente la Torre Cielo di Mistralton.

« Quest’isola, al largo di Castelia, è chiamata Isola Libertà, altresì conosciuta con il nome di Liberty Garden » proseguì Lenora. « Passerò ora a spiegarvi le modalità della prova. Per cominciare, voi tutti avrete quattro giorni di tempo. Il vostro obiettivo sarà: catturare i Pokémon nascosti per l’isola! » Un mormorio eccitato si diffuse fra i presenti. Sean esclamò: « grande! »

« Pescherete, a turno, un cartoncino presente in questa scatola » illustrò Lenora, facendo traballare la scatola che aveva posato sul tavolo. « Sul cartoncino, troverete tutto ciò che avete bisogno di sapere sul vostro bersaglio. In particolare troverete, accanto al suo nome, una sigla identificativa che specificherà il rango di quel Pokémon » completò.

« Rango…? »

« Sì » rispose Lenora. « I ranghi presenti sono: D, C, B, A, S e SS. D è il più comune, mentre SS è il più raro. Domande, fin qui? » Nessuno fiatò. Lenora ne prese atto, prima di ricominciare a parlare.

« Bene. Non è finita. Chiaramente, anche se voi superate abbondantemente il centinaio, non vi sono 172 Pokémon distribuiti sull’isola. Infatti, in totale i Pokémon che abbiamo liberato sono esattamente cento ».

« Solo cento?! »

« I Pokémon sono così suddivisi: trentanove Pokémon di rango D, ventinove di rango C, diciannove di rango B, dieci di rango A, due di rango S e un unico Pokémon di rango SS. Ovviamente, i cartoncini sono uguali al vostro numero, il che significa che dovrete tutti fronteggiarvi per trovare il vostro bersaglio, ma con un’eccezione. Infatti, esiste un solo cartoncino per il Pokémon di rango SS. Chi lo pescherà sarà l’unico a non doversi battere con altri concorrenti. In ogni caso, non sarà quindi valutata solo la vostra abilità, ma anche la tempistica sarà molto importante. Verrete avanti in base al numero presente sulla vostra targhetta, dal più piccolo al più grande. Una volta ritirato il cartoncino, assicuratevi di avere con voi anche uno di quei kit di sopravvivenza che trovate alla sinistra del tavolo. Ah, mi sembra superfluo, ma ogni anno sembra esserci qualcuno convinto di poter ingannare la commissione d’esame. Un sistema informatico registra il numero del concorrente e il cartoncino che questi ha pescato su un database. Inutile che proviate a scambiarvi i cartoncini » concluse Lenora, indicando, accanto al tavolo, una serie di enormi zaini neri disposti uno accanto all’altro.

« Al loro interno troverete le vostre trenta Poké Ball. Domande? » Hope, qualche metro più in là rispetto Ed e Sean, tirò su la mano.

« Prego ».

« Come facciamo a distinguere i Pokémon nostri bersagli? Voglio dire, non c’è il rischio che si confondano con altri Pokémon che abitano nell’isola? » Lenora sorrise.

« Ottima domanda. Ma no, quest’isola… » Esitò per un solo istante. « … Non è abitata stabilmente da Pokémon. Viene usata per le pause durante il viaggio da alcuni volatili, ma non si fermano mai troppo. In ogni caso, prima di ospitarvi qui abbiamo setacciato ogni suo centimetro, e possiamo assicurarvi che al suo interno ci siano solo i Pokémon vostri bersagli. Detto ciò prego, potete farvi avanti. Tra quattro giorni, dovrete ritornare qui con il vostro Pokémon, se vorrete passare ». Lenora estrasse dal grembiule un foglio di carta arrotolato, distendendolo davanti a sé.

« Concorrente numero… Ventitré ». Sean si fece avanti, un po’ teso.

« Sean! » lo chiamò Ed. Lui si voltò.

« Aspettami ». Sean fece segno di aver capito. Si avvicinò alla scatola, tendendo la mano.

« Un solo cartoncino, mi raccomando ».

 Sean pescò, poi si diresse all’entrata della foresta, appoggiandosi ad un albero e attendendo Ed, che a sua volta dovette aspettare un po’ prima del suo turno. Vide diversi volti conosciuti procedere verso Lenora, pescare il cartellino e sparire. Un basso ragazzino dai folti capelli ricci, invece, fece come Sean e si sedette al limitare della foresta, aspettando qualcuno.

« Numero 1117! » chiamò Lenora. Ed avanzò, mettendo la mano nella scatola. Frugò un po’ tra i diversi cartoncini di forma circolare e ne estrasse uno. Senza guardarlo si diresse subito da Sean, che lo aveva seguito con lo sguardo.

« Allora? » fece lui.

« Non ho ancora visto » disse Ed. « E nemmeno tu, suppongo ». Sean sospirò. « Mi hai beccato. Okay, tu controlli il mio e io il tuo ».

« Ci sto » rispose Ed, sorridendo e facendo a cambio con Sean. Il suo cartoncino presentava un Pokémon che somigliava un po’ ad un leoncino, con la testa più grande del corpo. Il pelo, di colore blu indaco, occupava una metà del corpo stesso, mentre l’altra era nera. La coda culminava con una sorta di stella di colore giallo, come gialle erano anche alcune scintille disegnate al centro delle orecchie rotonde. Il cartoncino recitava: Shinx – Pokémon Baleno. Rango C.

« Non ti è andata male! » esclamò Ed, che, sollevato lo sguardo, vide l’amico sconvolto fissare il suo cartoncino.

« Cosa c’è…? »

« Ed. Mi sa che tu hai un problema ».
 
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fantallenatore99

Ritorno alle origini !
Maledetta suspance
... Pretendo di sapere che foglietto ha pescato, subito !

Una cosa ... La seconda prova ... Nel capitolo precedente si fermava davanti alla palestra ... E che è capitato nel mentre


lo verremo mai a scoprire ?

Comunque, come solito, capitolo bellissimo
 

Dxs

Rappresentante di classe
Una cosa ... La seconda prova ... Nel capitolo precedente si fermava davanti alla palestra ... E che è capitato nel mentre


lo verremo mai a scoprire ?
L'ho scritto:

“No.” Ribatté Ed. “Non è vero.” Guardò la sua fotografia, rievocando i momenti della notte appena trascorsa. L’entrata in quella polverosa, sporca e disabitata palestra in cui regnava un’aria spettrale; l’unica, impolverata fotografia depositata sul pavimento altrimenti sgombro, e l’espressione sconvolta di quell’uomo che ritraeva: un uomo magro, dalle guance e le orbite incavate, con pochi, ricci capelli di un rosso sporco e la barba incolta.
Sostanzialmente Ed aveva ragione, quell'edificio non era la vera palestra, ma un altro luogo illusorio creato da Mirton, e al suo interno c'era già la fotografia di una persona da portare all'esaminatore. Quindi anche Ed ce l'ha fatta, e insieme a Sean è passato alla terza prova.
 
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Ottimo capitolo anche questo e nel mentre su alcuni misteri la nebbia si sta dissolvendo, se ne stanno giá formando altri. Per esempio trovare un Ryder non piú bullo, ma quasi cambiato e piú serio mi ha colpito, non vedo l'ora di scoprire cosa gli sia successo per cambiare così tanto

Altra cosa interessante é l'arrivo di Hope, scommetto sará fondamentale per la prossima prova. Ultima cosa scommetto che Ed avrà preso il biglietto SS e dovrà prendere un Wailord :^D

a parte gli scherzi penso che sarà Victini, visto che si trovano nell'isola Libertà ed é l'unico Pokemon difficile da prendere
Secondo voi che Pokemon avrà beccato Ed?
 
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Mi piace: Dxs
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