Edwin [Capitolo 62 - In Corso]

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 46 - Entropia

Sean si mosse appena sulla sedia, spostando quasi svogliatamente lo sguardo verso Ed, che a sua volta lo teneva fisso e concentrato nella direzione di Cynthia. I suoi occhi non avevano perso quella sfumatura vitrea di sonnolenza, sintomo di una deriva fisica e mentale palese quanto il suo disinteresse per la questione. Il volto squadrato del presidente, d’altro canto, rimase impassibile.
« Raccontaci quello che sai, Edwin Brown » disse alla fine. « E poi decideremo se crederti, o se sbatterti in questa cella per il resto della tua esistenza ». Ed trasse un altro respiro. Sentì Sean muoversi appena. Svuotò la mente, e si lanciò a capofitto nel resoconto di quegli ultimi due mesi, fumosi e inconsistenti, pieni di progetti e speranze che non si erano mai veramente realizzati. Ma ora ci era vicino, e poteva dare il suo scacco matto a quelle persone, se lui era veramente in ascolto…
« Io credo che lei, presidente, sospettasse di Stuarn Berkeley da molto tempo. Sa, implicazioni con il Team Galassia di Cyrus, che utilizza, per i suoi generali, nomi in codice afferenti ai vari pianeti del sistema solare… E Stuarn è l’anagramma di Saturn. Curioso, non trova? Così lei e Rhona Bell avete raggiunto un accordo. Una lettera falsa, un documento preparato privatamente che Saturn avrebbe letto. Un’esca per verificare se facesse veramente parte della suddetta organizzazione criminale. Ma Berkeley era furbo, e sapeva. Messo a conoscenza del nostro arrivo in città, ha predisposto il colpo che premeditava da tanto tempo. Aveva atteso forse l’arrivo di qualche altro Trainer, magari straniero… Ed è qui che entriamo in scena io e Sean. Lo Shift di Saturn… Forse non lo sapevate fino a quel momento, ma ora sono certo che lo sospettiate, eccome. Quello Shift… Può ricreare copie di corpi, o oggetti… Con il ghiaccio. Abbiamo rinvenuto delle strane tracce nella biblioteca… »
« Ghiaccio… » borbottò Sean, la voce arrochita e allo stesso tempo assetata di comprensione. Ed intuì come stesse mettendo a posto tutti i pezzi, come solo lui potesse incastrare alla perfezione anche quelle parti che aveva deciso di omettere, come l’agguato teso a Marlon nella locanda…
« Ghiaccio. Esatto, Sean. Stuarn colpisce a morte Rhona, nota che qualcuno sta salendo nella sezione proibita, così plasma una copia esatta del suo cadavere e fugge via. Non aveva bisogno di intascare il documento che Rhona aveva addosso, dal momento che sapeva da principio che si trattava di un bluff. Nonostante i suoi sforzi e quelli di Rhona Bell, presidente, mi dispiace dirle che quelli del Galassia si sono dimostrati più preparati. E così è fuggito, attento ai nostri movimenti. Poi ha ucciso a sangue freddo suo padre, che aveva delle informazioni potenzialmente compromettenti su di lui, e ha occultato il cadavere. Spietato, perverso, psicopatico. Un serial killer e un Trainer da temere, non c’è alcun dubbio. Non ha avuto una briciola di scrupolo. E finalmente arriviamo all’otto di gennaio… Noi non sappiamo cosa sia successo. Come potevamo sconfiggere un Trainer scelto da voi? Ma ci dev’essere dell’altro. Se i libri non erano nel camion blindato, allora si trovano già in questo posto. Noi siamo dalla vostra parte… E io vi assicuro che quelli del Galassia non si fermeranno, e potrebbero attaccare in qualsiasi momento, per mettere finalmente le grinfie su quei tom… »
Ed si bloccò, e quell’ultima vocale non raggiunse mai la sua bocca. Arretrò con la sedia, seguendo con una certa apprensione la sagoma di Cynthia, che era scattata verso di lui. Il presidente sollevò il braccio destro, le lunghe unghie che andavano a scavare un solco nelle sue guance.
« Co… »
Sentì sollevarsi e un attimo dopo sbatté la schiena contro il muro, un dolore sordo e improvviso. Cynthia, con una forza sovrumana, lo teneva inchiodato lì, e lo guardava con sguardo incendiario e penetrante.
« Chi credi di prendere in giro, dimmi? » sussurrò, la voce affettata e mortifera. Ed poté percepire distintamente il suo alito a pochi centimetri dal viso, la Pietraidrica che gli tintinnava piano al collo. Si costrinse a mantenere il contatto visivo, mentre si apriva in un largo sorriso provocatorio.
« Le ho raccontato la storia per filo e per segno, se non lo è piaciut… »
« Bugiardo! » strillò Cynthia. « Bugiardo! Bugiardo! Bugiardo! »
Ed sentì che la presa si stava serrando ancora di più. Il sangue non impiegò troppo tempo a sgorgare dalle sue guance, insinuandosi lungo le affusolate dita di Cynthia, guantandole le mani di vermiglio. Ed poteva anche vedere di sbieco Sean, ancora seduto e abbandonato a se stesso, consapevole dell’impotenza in cui versava. Tentò di ammiccare nella sua direzione, cercando di trasmettergli sicurezza e di comunicargli che andava tutto bene.
« Non sono un bugiardo » replicò. Le guance cominciavano a fargli proprio male.
« No… Dici di no, eh… » Cynthia ansimò. « E allora dimmi… Come sei al corrente di tutto quello che hai detto… Hai quindici anni, infatti, e i quindicenni non dovrebbero sapere certe cose, né formulare certe ipotesi… » Ed tentò di divincolarsi. Looker e Lucian non dissero una parola, ma lasciarono che Cynthia si abbandonasse alla sua ira funesta.
« Forse è a causa delle tue origini » proseguì il presidente. « I tuoi genitori ». Ed si sentì punto sul vivo, un malessere che partiva da lontano e non aveva nulla a che vedere con le torture che stava ricevendo.
« Che cosa… »
« Edwin Brown, figlio del leggendario Edward Brown. Paparino ti ha viziato per bene, non è così? Anche se non è mai stato presente, ha proiettato proprio per benino il suo profondo ego nel figlio… Sai, ho avuto modo di fare anche la sua conoscenza… Anche lui era molto interessato a quei due libri… Lui, Beauregard Shalimar, Ghecis Harmonia Gropius… Ma queste cose le sai già, non è così? » Gli ultimi, slegati pezzi del puzzle tornarono al loro posto. Il volto di Ed si contrasse in una smorfia.
« Lasci… Lasci perdere mio padre ».
« Oh, no. Non lo lascerò perdere, né lui, né quella cagna di tua madre, che ti ha… »
« Basta così ».
Fu come se qualcuno avesse svitato un tappo. Una rabbia sovrannaturale, disumana e cieca prese il sopravvento su Ed, che sentì schiumargli dentro un’energia che non aveva mai provato prima, un inebriante moto di onnipotenza che non riuscì a spiegare; i suoi contorni sbiadirono, gli occhi lampeggiarono, cerulei, e in un attimo aveva sciolto la presa di Cynthia, e con un calcio nel basso ventre l’aveva scaraventata dall’altro lato della cella, sulle sbarre, che vibrarono per l’impatto ricevuto.
« Ed… » Sean sgranò gli occhi. Ed tornò a terra, il volto imbrattato di sangue, i capelli che ondeggiavano appena. Non badò troppo alla sconfinata pericolosità del suo gesto, finché le forze non lo abbandonarono l’istante che seguì e si ritrovò carponi, a boccheggiare. Alzò lo sguardo verso Cynthia, già pronto a vederla tornare alla carica, ma il presidente si rialzò, scrollandosi di dosso della polvere, e si avviò con passo svelto verso l’uscita della cella.
« Ho cambiato idea. Passerete solo questa notte qui dentro. Dopodiché… Assaggerete le sbarre di Fort Phrior. Lucian, raccogli i loro zaini e depositali nel tuo ufficio. Staranno accanto ai due libri che il signor Brown ha tanto a cuore ». Lucian eseguì, spegnendo la luce e chiudendo a chiave la gabbia. Il terzetto abbandonò i sotterranei subito dopo, lasciando Ed e Sean immersi nell’oscurità, in balìa di se stessi e degli ultimi risvolti presi dagli eventi.
« Bene. Bene…».
Ed sputò del sangue a terra. La testa, dopo quell’improvviso accesso di rabbia, pulsava dolorosamente. Tirò un lungo respiro: aveva ottenuto ciò che voleva. Sapeva dove si trovavano i libri, e sapeva di dover mettere da parte le illazioni di Cynthia su suo padre, quell’Edward Brown che era stata la sua vera tortura in sei mesi da Trainer…
« Come stai? » rantolò Sean. Aveva messo da parte la sedia, appoggiandosi esausto in un angolo della cella, nell’oscurità opprimente e indistricabile.
« Mai stato meglio » ribatté Ed, deciso. « Fort Phrior, se ricordo bene, è la prigione di massima sicurezza dove tengono segregati i più grandi criminali del nostro mondo. Dico bene? ».
« Ce lo disse Rafan » confermò Sean. « Cosa hai intenzione di fare? È tutto finito. Non abbiamo alcuna possibilità di raggiungere l’ufficio di Lucian ».
« Poco importa » disse Ed. Avevano glissato entrambi su quello strano fenomeno che era occorso al suo corpo, quel colpo così pericoloso inferto al presidente di una regione come Sinnoh. « Sai, Sean, Cynthia ha fatto bene a rammentarmi di mio padre. Sono stanco di parlare di lui, di confrontarmi con lui, di inseguire una persona che non ho mai conosciuto… E questi ultimi avvenimenti mi hanno anche detto che quando non sono tormentato dalla figura di mio padre, so ragionare anche piuttosto bene ».
« Che intendi? »
« Tu come stai, piuttosto? » Ed ignorò le domande dell’amico. In quel buio, non aveva dimenticato le condizioni in cui versava.
« Sto morendo, Ed » ammise Sean.
Inizialmente, nella sua ottusa perseverazione, aveva fatto finta che fosse tutto a posto, ignorando il dolore cieco che lentamente si era dipanato dentro di lui, logorandolo a poco a poco. Serrò i denti in una stretta furibonda: la ferita, ormai infettata, mandava un dolore lancinante, e la bomba che aveva nascosto all’interno, esaudendo la richiesta di Ed, contribuiva a rendere ancora più insopportabile il tutto. Si stava spegnendo in una maniera così stupida e ridicola, che si domandò fino a che punto la sua lealtà e il suo coraggio sarebbero potuti arrivare. Non avrebbe avuto nemmeno lo stomaco di riaprire le bende, e guardare lo stato di marcescenza in cui versava il suo braccio. Gemette, furibondo.
« Nel mio piano originario, entro stanotte saremmo dovuti fuggire da qui, e usare quella bomba. Ma ora… Dovrai resistere fino a domattina. Devi resistere fino a domattina. Sean, è chiaro? » Ed non poteva guardare in faccia l’amico, ma sperò che il tono della sua voce fosse sufficiente ad infondergli gli ultimi scampoli di fiducia. Sarebbe cambiato tutto dopo quell’avventura, ma Sean non sarebbe morto, per nessuna ragione possibile…
« Ci proverò ».
« Domani mattina capirai tutto, spero. E starai meglio, io… Mi… Cerca di fare qualsiasi cosa per non lasciarti andare, ti prego ».
Sean lanciò un basso verso indistinto, ma non disse più una parola. Ed lo sentì cercarsi una posizione comoda per passare quelle ore, ma seppe che a lui, quella notte, sarebbe toccata una lunga veglia che avrebbe dovuto confermare le sue supposizioni. Il suo piano si dipanava con lentezza esasperante, sempre se era veramente in atto: ma si trattava della sua unica possibilità di fare finalmente centro e tornare a casa, con o senza i libri. Si sistemò sul tavolo, le gambe incrociate, come in meditazione. Lasciò andare mentalmente alla deriva il suo zaino e quello di Sean: aveva già messo in conto tutto, e se le cose fossero andate come credeva, avrebbero recuperato anche i loro Pokémon e tutti i loro effetti.
Dopo ore di attesa, consuete angosce iniziarono a tormentare gradualmente i pensieri di Ed. Aveva basato tutto su una fievole speranza, un tacito accordo che poteva essersi spento nel momento stesso in cui era nato. Eppure, sentì di aver fatto le cose per bene. L’interrogatorio aveva confermato quelle che erano ormai delle certezze, e in extremis era riuscito ad ottenere, nell’impeto dell’ira di Cynthia, la posizione dei libri. Era certo che lui avesse sentito tutto, e stesse agendo… Il messaggio che gli aveva lasciato non si spiegava diversamente, né quel giramento di testa che aveva avuto posando l’orecchio sul muro, nel punto in cui erano nascoste le tubature dell’impianto fognario…
E alla fine, Ed riuscì a udire in lontananza ciò che aveva sperato.
« Cos’è… Questo rumore? » mormorò Sean, la voce ancora rotta.
« Sono in debito con te, Sean. Non dovrai preoccuparti di niente. Non stavolta ».
Ed si alzò dal tavolo, le gambe rigide, e percorse a tentoni, con le dita, le sbarre della gabbia. Alla fine allungò il braccio, trovando il filo che cercava. Lo tirò, ma nessuna luce illuminò la cella.
« Black out » annunciò.
« Cosa? »
« C’è un black out. Qualcuno ha manomesso il contatore della luce, e ora si starà divertendo. Sia i libri che i nostri zaini sono scomparsi, credo. Se ne accorgeranno presto ».
« Ma che… »
« Possiamo tentare di riposare. Dai, Sean ».
Ed si accostò all’amico, chiudendo finalmente gli occhi, e sprofondando in uno stato al limite fra il sonno vero e proprio e una leggera veglia. Quando la porta della cella venne spalancata da un uomo che sorregeva una candela, ai due sembrarono trascorsi solo pochi istanti.
« Alzatevi ».
L’uomo, vestito con dei guanti da motociclista, un casco integrale a nascondergli i tratti somatici e un’uniforme imbellettata che sottolineava la sua appartenenza al corpo di guardia della prigione, depositò il cero sul tavolo, dopodiché estrasse due paia di manette, che attaccò ai polsi di Ed e Sean. Recuperò il lumicino e fece strada, riaccompagnandoli in superficie, ma imboccando una serie di corridoi totalmente nuovi.
« Non prendiamo l’uscita principale. Prevedibile ». Ed sorrise, poi lanciò un’occhiata in tralice al loro accompagnatore.
« È successo qualcosa, stanotte? »
« Come se non lo sapessi, Edwin Brown. È palese che abbiate un complice, e gli eventi di questa notte non hanno smosso di una virgola i piani del presidente. Fosse per lei, dopo aver appiccato quell’incendio, vi manderebbe direttamente alla gogna. È un evento straordinario il fatto che non voglia vedervi. Siamo stati incaricati di condurvi immediatamente a Fort Phrior, e lì troverete la vostra sorte ad attendervi ».
« Non ho idea di cosa lei stia dicendo. Non abbiamo né un complice, né abbiamo appiccato nessun incendio. Cynthia è proprio una donna deliziosa, sa? ».
« Ed » lo ammonì Sean. Nel momento in cui era stato ammanettato, altre fitte avevano ripreso a trafiggerlo come milioni di scaglie appuntite. Non poteva giurare di riuscire a camminare ancora per molto…
« Sta’ tranquillo ».
D’un tratto, Ed si fece serio. Al pari dell’amico, il suo volto era stanco e ammaccato. Si sentì straziato, vuoto e debilitato, profondamente convinto che tutto quello, per l’età che si ritrovava, fosse veramente troppo. Ma il mondo, unito all’essere Trainer, alla sua storia e all’inestricabile destino al quale non poteva venire a capo, non guardava in faccia niente e nessuno.
I pallidi tremori dell’alba filtravano timidi nelle poche finestrelle che li circondavano, grondando e spandendo una soffusa luce, che li accarezzò fresca e leggera come una brezza insperata. L’ennesimo corridoio, alla fine, terminò con una porta che dava su una sconfinata brughiera immersa nel verde. Un camioncino blindato li attendeva sul ciglio della strada maestra, sterrata e dall’aria selvaggia, che si faceva spazio in mezzo a quel dedalo di erbacce e arbusti. Il sole era ancora avvolto dal velo di nebbia, e coglieva appena le sfumature di felci e roveti che correvano giù per i declivi circostanti. Ed e Sean vennero accompagnati sul retro, mentre la guardia si congedava, lasciandoli alle custodie di altri due agenti, abbigliati con la stessa identica divisa e lo stesso identico casco.
« Prenderete un battello sulla costa, una volta che vi avremo accompagnato sin lì. Dopodiché raggiungerete la prigione ».
« Dove siamo? Alle spalle della Lega? » Ed alzò lo sguardo. Il retro dell’imponente edificio che avevano raggiunto il giorno precedente al tramonto era avvolto dalla foschia mattutina, tanto da sembrare un lunga mano aguzza che sporgeva dalla roccia e arrancava verso il cielo alla ricerca di un appiglio nuvoloso.
« Nelle regioni selvagge. Brughiera » borbottò la seconda guardia. Era più alta del compagno, con le spalle più larghe e la voce più profonda. I due chiusero i prigionieri sul retro del veicolo, dopodiché si accomodarono sui due posti davanti, l’uno alla guida e l’altro ad accompagnarlo. Quando il camion si mise in moto, Ed si agitò.
« Non abbiamo molto tempo » mormorò.
« Per fare cosa? » chiese Sean di rimando. Una solida parete rinforzata li separava dai due agenti, ma non poteva giurare che non stessero ascoltando tutto ciò che dicevano.
« Fuggire. È tutto a posto, credo. Abbiamo vinto noi. Questa è l’unica… L’unica parte del mio piano di cui non sono totalmente certo ».
« Cosa significa abbiamo vinto noi? Vuoi spiegarmi? » Malgrado tutto, Sean iniziava a spazientirsi.
« Girati, Sean, e tendimi le braccia ». Sean obbedì. Anche Ed si voltò. Ammanettati entrambi com’erano con le mani dietro la schiena, dovettero darsi le spalle a vicenda. Ed trafficò alla cieca, cercando il punto in cui il braccio di Sean era bendato e lui aveva nascosto la piccola bomba.
« Scusa, Sean ».
Iniziò ad armeggiare con estrema cautela, sentendo il caldo fiotto del sangue dell’amico bagnare le bende consunte. Oltre all’infezione che Sean rischiava, Ed si stupì che non fosse già svenuto per la perdita di tutto quel sangue, ma al tempo stesso ringraziò il cielo, Arceus, o qualunque divinità o essere stesse sorvegliando le loro azioni, se veramente esisteva…
« Ora ho capito. Intendi scogliere una delle pareti del camion e fuggire via? Ci ritroveranno, non abbiamo Pokémon, né cibo, né acqua… »
« No. Non credo che questa bomba abbia lo stesso potere di quella usata da Marlon per scogliere la cassaforte. Il punto è proprio questo ». Aveva sciolto le bende. Cercando di utilizzare il maggior tatto possibile, tirò fuori la minuscola bomba dalla carne di Sean, che si lasciò sfuggire un unico singhiozzo di dolore.
« La applichiamo sulla parete alle spalle di quei due, e speriamo di non saltare in aria, ma non dovrebbe accadere ».
« Concordo » disse Sean. « Percepisco un leggero Shift. Avrà qualche… Potere particolare ».
Sean dovette ricacciare a forza il desiderio di vomitare. Ironicamente, sentiva di non aver nulla da perdere con quella bomba… Sarebbe morto ugualmente… Ed serrò le labbra, tenendosi in equilibrio. Il camion proseguiva nella sua tratta, sobbalzando e scuotendosi a causa della strada accidentata.
« Vado » annunciò. « Uno… Due... TRE! » urlò.
Arretrando, sempre di spalle, e tenendo fra le mani la piccola bomba, la applicò sulla parete divisoria che li sperava dai due agenti. Nello stesso istante, sentì uno scroscio provenire dall’altra parte, e seppe di avere avuto ragione, seppe che finalmente era fatta…
« ED! »
Anche Sean si ritrovò ad urlare; i due vennero trasportati al centro dell’abitacolo, mentre una grossa prigione di ghiaccio si materializzava e si serrava attorno a loro, proteggendoli come un simulacro. Contemporanemente, il camion e tutto ciò che li circondava esplose con la violenza di un’autentica bomba. Calcinacci e pezzi di metallo volarono in ogni direzione, arroventando la gelida aria del mattino; fiammate e scossoni perforarono la terra, nello stesso momento in cui il camion si infrangeva in mille pezzi, e dei suoi conducenti non rimaneva più alcuna traccia. Nella cappa di fumo che si era creata, la prigione di ghiaccio si scheggiò, aprendosi subito dopo e permettendo ai due di uscire e rimettersi in piedi. Sean, in quel rinnovato disastro, vide una lunga figura attenderli a pochi metri di distanza.
« Vieni ». Ed fece strada, scrollandosi di dosso della polvere.
« Cosa… » Sean si arrestò. Uno dei due agenti era ancora in piedi, ad attenderli immobile come un palo, apparentemente illeso… E ai suoi piedi, ai suoi piedi…
« Toglici queste manette, cominciano a dare fastidio. E poi medica Sean, per favore » gli chiese Ed. L’agente sollevò il casco che gli proteggeva la testa, e Sean credette di avere un’allucinazione dovuta alla troppa stanchezza.
« Agli ordini, capo » sghignazzò Marlon.
 

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Rappresentante di classe
Capitolo 47 - Cani Sciolti

« Ed… Lo sai… Cosa fare… »
Quando Marlon si lasciò andare nell’acqua del fiume che aveva bagnato lo scontro con Crasher Wake, l’ultima cosa che vide furono le facce sconvolte di quei due ragazzi. I nervi di Edwin non avevano più retto, portandogli una prevedibile crisi di pianto; Sean, se possibile, era messo peggio, con uno squarcio nell’incavo del gomito che prometteva una notte di tortura. Marlon prese mentalmente nota di quel fatto: se avesse fallito, Sean non sarebbe sopravvissuto.
Il terreno roccioso si schiudeva in un piccolo avvallamento sabbioso, proprio nel punto in cui era caduto. Marlon mosse a rilento l’indice, incidendo quelle poche lettere, e sperando che uno dei due leggesse e capisse: era vitale che ci arrivassero, vitale che non pensassero che tutto era finito, perché tutto era ancora in gioco…
A dop
Tub.

Pregò che fosse sufficiente. Mentre scivolava, con la coda dell’occhio colse quel cumulo indistinto di macerie: le viscere rossastre e baluginanti dell’avversario che aveva messo fuori gioco, i resti fumanti di quello che era stato l’autocarro blindato, e il suo Swanna, che aveva lasciato ai ragazzi. Ed avrebbe capito le sue intenzioni… Era certo che quel ragazzino, così inetto all’apparenza, dopo quello scontro avesse messo insieme tutti i pezzi, formando un quadro coerente, e fosse anche in grado di prevedere quale sarebbe stata la sua prossima mossa…
E finalmente Marlon giunse a contatto con l’acqua. Poté distintamente percepire il flusso di ossigeno che gli risaliva fino al cervello, la perfetta simbiosi che lo univa a quell’elemento, e il suo Shift che ritornava in circolo, disgregando il suo corpo in milioni di particelle. Parlando del suo potere a Edwin e Sean, al loro arrivo a Sinnoh nella locanda al largo di Canalave, non era stato del tutto sincero: aveva descritto il suo Shift come appartenente a una delle tante sottocategorie dell’acqua, omettendo quanto, in realtà, quel potere fosse raro, e che proprio grazie ad esso si era guadagnato l’accesso nell’elitaria cerchia del Boltbeam Team di Unima. Accantonato quell’inutile pensiero, un fuoco di guerra cominciò a ribollire nello spirito di Marlon. Continuava a ripetersi che non doveva fallire, ma era anche inebriato dall’adrenalinico divertimento che lo aspettava. Si abbandonò al moto casuale dell’acqua, fino alla foce del fiume e poi nel mare aperto, diretto alla Lega Pokémon che anche i due ragazzi – lo aveva udito da Ed - stavano raggiungendo in groppa a Swanna.
Arrivato ai piedi della cascata dopo alcune ore, Marlon sollevò il capo, infrangendo la superficie dell’acqua e gettando un’occhiata in alto. La sera era calata, e l’edificio simile a una cattedrale era illuminato in tutta la sua maestosità. Swanna disegnava archi del cielo, volando in prossimità dei pinnacoli in porfido.
« Bene. Sono dentro ».
Si fermò ad ammirare le sfumature pervinca mandate dal rosone a forma di Poké Ball, prima di ritornare ad inabissarsi nelle tenebre marine cercando il punto in cui, alle spalle della cascata, un grosso tubo di scarico riversava i suoi liquami nell’acqua. Marlon vi si arrampicò, tornando a materializzarsi e controllando le sue condizioni. Era perfettamente rigenerato: individuò a fatica le impercettibili cicatrici lasciate da tutte le escoriazioni, abrasioni, e graffi che si era temporaneamente procurato. Con un ghigno, prese a camminare nel lungo e silenzioso tubo, facendo in modo che il rumore dei suoi passi rimbombasse il meno possibile. Il luogo era costellato di tane: anfratti scavati nella roccia e nel metallo, dove Pokémon come Trubbish e Grimer vivevano in gruppi, nutrendosi dell’insalubrità che li circondava. Marlon li scansò a passo svelto, rimuginando brevemente sul fatto di aver perso i suoi Pokémon e tutti i suoi effetti personali. La cosa lo toccò relativamente; era maggiormente orientato sulla delicatezza di ciò che lo attendeva, e sulle possibili implicazioni della persona che stava dietro a tutto quello.
« Se volete seguirmi… »
La voce di un uomo raggiunse Marlon, che si era ritrovato una grata di sbarramento davanti a sé. Tornò allo stato liquido con leggerezza, incanalandosi oltre la grata, in su, verso il rumore prodotto dalla voce e da diversi passi che si muovevano celermente in una direzione che non riuscì a definire. Quando capì che i passi si stavano muovendo verso il basso, Marlon cambiò immediatamente rotta, ritornando al di qua della grata e immettendosi in un secondo, minuscolo tubo, guizzando insieme all’acqua che schiumava putrida lungo il condotto fognario. Il senso dell’orientamento lo stava tradendo ancora, eppure seppe di aver raggiunto un livello del sottosuolo ancora più sporco e vecchio dalle incrostazioni che ricoprivano i tubi, arrugginiti a loro volta. I tubi si intersecavano in un reticolo pericolosamente labirintico, incassati fra dure pareti di pietra, che diedero a Marlon una conferma dei suoi sospetti: avevano condotto Edwin e Sean in un qualche livello sotterraneo, forse per interrogarli. Doveva dare al ragazzo una conferma della sua presenza, fargli capire che era sulla pista giusta…
Si mosse più svelto che poté, passando al setaccio, palmo a palmo, il maggior numero di zone che riuscì a raggiungere. Quando la frustrazione e la rabbia erano sul punto di prendere il sopravvento, Marlon esultò silenziosamente, ancora smaterializzato in acqua. Fu un impercettibile pungolo, quasi un avvertimento silenzioso che la sua mente recepì in quelle condizioni: la Pietraidrica che Ed portava ancora al collo.
« Sedetevi ».
Riconobbe quella voce. E così c’era anche Looker McArthur… Cynthia aveva fatto le cose per bene… Un istante più tardi, i suoi sensi all’erta gli suggerirono che una persona veniva in quella direzione, e si era accostata alla parete. Marlon seppe che si trattava di Ed, alla ricerca di quella conferma così vitale… Il ragazzo doveva percepire il suo Shift ad ogni costo, e capire…
« Tubature. Anche questa prigione è circondata da un impianto fognario » disse Ed.
« Credevo di averti detto di sederti » ribatté Looker.
Ed tornò evidentemente indietro. Marlon sentì il rumore di una sedia che veniva spostata: stavano per interrogare i ragazzi, e probabilmente avevano già sequestrato i loro effetti personali. Insieme ai libri, prese mentalmente nota di recuperare anche i due zaini, una volta ottenuta la posizione. Si concentrò: non poteva rimanere troppo a lungo in quello stato, e cercò di aguzzare al massimo l’udito, per carpire, se Edwin fosse stato abbastanza furbo, la posizione dei tanto agognati tomi. Il ragazzo aveva il compito, in qualunque modo, di tirarla fuori dalle bocche dei suoi interlocutori.
L’interrogatorio partì come Marlon aveva sperato. Sean apriva a stento bocca, mentre Ed era un fiume in piena, e rigettò in faccia a quelle persone – Marlon rilevò con un certo piacere anche la presenza di Lucian – la nuda e cruda realtà, pronta per essere confermata da un immediato attacco che il Team Galassia stava premeditando. Fu in un certo senso fiero di quel ragazzo e del suo cervello, perché allo stato delle cose era riuscito a inquadrare correttamente ogni evento, ipotizzare scenari che non trovavano una reale conferma, ma di sicuro una probabile certezza. A un tratto, il muro oltre al quale era rintanato tremò. Marlon capì con qualche attimo di ritardo che Cynthia aveva costretto Ed nella sua morsa, e gli stava sputando addosso tutta la sua ira, mista a un rifiuto di accettare i fatti. Quella donna era sempre la stessa…
« Bugiardo! » urlava.
Nessun’altro pareva muoversi. Ed gorgoliò qualche parola casuale, ma quando Cynthia chiamò in causa i suoi genitori, Marlon temette seriamente per la sua incolumità. Uno Shift di dimensioni spropositate, un’aura che rischiò di eclissare la sua al punto tale da farlo ritornare in forma umana, si scatenò nel giro di un millisecondo. Marlon non volle credere veramente che si trattasse di quell’Edwin Brown… Poi capì che la stretta di Cynthia, in qualche modo, era stata sciolta, e quel vertiginoso turbine di potere si placò così com’era venuto. Un folata di vento potentissima ed effimera.
Non è possibile che a quindici anni conservi dentro di sé quell’energia, è inquietante a dir poco… Lo credo bene che non riesca a richiamarla…
Attimi concitati seguirono. Marlon richiamò il filo dei suoi pensieri con un grande sforzo, accantonando i potenziali scenari che lo spettacolo a cui aveva appena assistito poteva presentare. Se il ragazzo avesse imparato a dominare quello Shift…
« Ho cambiato idea. Passerete solo questa notte qui dentro. Dopodiché… Assaggerete le sbarre di Fort Phrior. Lucian, raccogli i loro zaini e depositali nel tuo ufficio. Staranno accanto ai due libri che il signor Brown ha tanto a cuore ».
Marlon avrebbe riso, se avesse potuto. Giurò di aver sentito quel tremulo sospiro di sollievo pervadere anche Ed, probabilmente disteso in quel momento a faccia in giù nella stanza. E così era una cella, e i due ragazzi avrebbero passato lì la notte… Quel piano era una grossa follia che richiedeva una altrettanto grossa dose di fortuna, ma valeva la pena tentare. Marlon attese qualche altro istante lì, a galleggiare in quel minuscolo tubo, il tempo necessario per capire che i suoi peggiori sospetti erano confermati. Sean si stava spegnendo lentamente, e la sua energica aura con lui. Si augurò che avessero trovato il modo di introdurre e nascondere con loro la bomba di Soren, prima di sgusciare in avanti alla ricerca del suono dei passi di Cynthia e compari. Doveva individuare il punto il cui il condotto si avvicinava all’ufficio di Lucian, e capire cosa il presidente volesse fare di quei due prigionieri, immediatamente. Non si era bevuto le parole che Cynthia aveva rifilato a Edwin e Sean: quella donna era abituata a lavare i panni sporchi in casa propria, senza scomodare le forze di Fort Phrior. No, era una bugia…
« Fort Phrior, presidente? Con quale accusa? »
Era Looker. Marlon esultò, in attesa.
« Nessuna. Non raggiungeranno mai Fort Phrior. Domattina, passata l’alba, li farò scortare fino a un camion blindato. Da lì… Sai bene quanto selvagge e sconfinate siano le regioni alle spalle di questo luogo. Una caduta da una scogliera, un incidente. Nessuno sentirà la mancanza di due marmocchi disgustosi e bugiardi. Hai percepito lo Shift di quell’Edwin Brown, vero, Looker? Facciamo un favore alla comunità togliendo dalla circolazione un mostro del genere ».
Marlon rabbrividì, attraversato dal forte impulso di trovare una via d’uscita, materializzarsi in quel corridoio e tentare di uccidere quei tre. Stronza… Avrebbe dovuto aspettarselo…
« Torno nel mio ufficio. Looker, lascia che sia Lucian ad occuparsi della scelta degli uomini. Buonanotte ». Cynthia si congedò. Marlon udì quei passi dividersi, distribuendosi nelle diverse direzioni; si tenne aggrappato a forza all’aura di Lucian, flebile ed eterea come la sua persona, in una sorta di legame empatico. Lo stava conducendo dritto nel suo ufficio, dai libri: ciò non significava che Marlon avrebbe agito subito. Doveva pazientare, scoprire l’identità dei boia che avrebbero accompagnato Edwin e Sean verso la morte, e poi essere rapido e fugace, non farsi vedere, e sperare che, in conseguenza alle sue azioni, Cynthia non si sarebbe infuriata al punto tale da uccidere i ragazzi con le sue mani… No, in quel caso avrebbe dovuto pensare a una nuova strategia…
Lucian a un tratto rallentò, e una porta si mosse sui cardini, sbattendo subito dopo. Marlon si lasciò condurre ancora una volta dall’acqua, rallentando quando seppe di essere oltre il soffitto, sotto la testa dell’Élite Four, che aveva preso a digitare dei tasti, probabilmente per telefonare a qualcuno. Immaginò con chiarezza lo studio di Lucian, un loft in perfetto contrasto con il resto dell’edificio: luci asettiche, lampade eccentriche dalle forme bizzarre, pareti colorate di fucsia.
« Sì, Roger » esordì Lucian. « Tu e Fred siete immediatamente convocati nel mio ufficio. Devo illustrarmi un lavoretto richiesto dal presidente… »
Marlon era al limite. Attese ancora, lo Shift sempre più debole, fino a che quelli che dovevano essere due grossi energumeni fecero il loro pesante ingresso nella stanza. Lucian passò brevemente a spiegare il piano, con una freddezza e tranquillità che fecero raggelare Marlon, anche nello stato in cui versava. E poi Lucian disse una cosa che gli diede un’idea folle, malsana, ma geniale al tempo stesso…
« … Quando saremo pronti » stava dicendo, « vi avviserò con uno degli interruttori presenti qui. Vedete, il contatore? È il centro di controllo dell’intero edificio. Accanto… Sì, in questo punto… Ecco, questi due pulsanti fungono da allarme antipanico: li farò risuonare brevemente, e uno di voi due mi raggiungerà per le ultime istruzioni. Intesi? »
« Intesi, signore » risposero in coro i due uomini.
« A dopo! » cantilenò Lucian con voce flautata.
Marlon era stanco. C’era un momento per fermarsi, un momento per morire, e un momento per lottare, e per farla pagare cara. Tornò a scorrere, alla ricerca di un tubo più grosso che si aspettava di trovare. Quel bastardo aveva un bagno adiacente all’ufficio: un’equazione che, data la situazione, per lui significava morte certa. Scese per il tubo, ritornando a percepire il putridume dello scarico, ed eruppe dal lavandino un istante dopo, fracassandolo con violenza inaudita. Il bagno era allagato, l’acqua che gorgogliava come una fontana, ma finalmente era tornato se stesso: controllò che tutto fosse in ordine, dai bicipiti, agli addominali e alle spalle. La porta era chiusa, e un rumore di passi proveniente dallo studio di Lucian si stava facendo sempre più vicino…
« Ciao, figlio di puttana ».
Lucian fece in tempo solo a spalancare la porta, prima che il gancio destro di Marlon si infrangesse più brutale che mai sul suo setto nasale: l’Élite Four rovinò a terra, battendo la testa sul pavimento. Marlon non gli diede respiro, e in un lampo era calato su di lui, distendendosi per lungo e imprigionando il nemico in una morsa che gli serrò il collo.
« Co... »
Lucian gorgogliò, spruzzò di saliva il pavimento, ma non riuscì ad emettere altro che suoni strozzati.
« Zitto e muori, cazzo. Psicopatico figlio di puttana ». Marlon lo lasciò contorcersi quanto voleva, fino ad allentare lentamente la presa. Un minuto più tardi aveva sollevato il cadavere di Lucian e lo aveva depositato in bagno, nel lago che si era venuto a creare dopo il suo ingresso nella stanza. Un pezzo di parete era saltato via, laddove in precedenza il lavandino era fissato: una crepa nel muro che nessuno avrebbe dovuto vedere. Marlon tornò nell’ufficio, chiudendo a chiave la porta del bagno e tirando un lungo respiro. La stanza era esattamente come l’aveva immaginata: luci soffuse, sfumature fucsia un po’ ovunque, mobilio in stile futuristico. Delle finestre a bovindo si aprivano su quello che probabilmente era un minuscolo balconcino. Gli sarebbe tornato utile. E poi, sistemati alla rinfusa sulla scrivania, come se non avessero nessuna importanza…
« Ma che cazzo. Tutta questa fatica… »
Marlon sfiorò il dorso polveroso del volume primo, appartenente alla seconda sezione di Cosmogonia, accatastato sopra il suo gemello. Era un librone enorme, rilegato in pelle e consunto dai secoli e dalle innumerevoli avventure che aveva vissuto. Si costrinse a distogliere lo sguardo e a concentrarsi: ormai era vicino. Preso dall’ispirazione che aveva avuto nel tubo, cercò con lo sguardo il contatore di cui Lucian aveva parlato, trovandolo immediatamente. Era un dispositivo non dissimile da quelli con cui aveva a che fare quotidianamente, nelle sue mansioni da bombardiere: tramite uno scatto aprì lo sportelletto di vetro che lo proteggeva, attivò l’allarme antipanico, e con una gomitata successiva mandò in pezzi il resto dell’apparecchio. L’oscurità calò in un meno di un secondo: rapida, raggelante, opprimente.
Marlon si accostò a una parete, silenzioso e furioso al tempo stesso, e attese. Sarebbe arrivato, già lo sentiva…
« Signore! Signore! »
Eccolo: uno dei due uomini con cui Lucian aveva conferito poco prima. Non seppe dire se si trattasse di Fred o Roger, né gli importava: l’agente spalancò la porta, sorreggendo un lume di candela per farsi luce. Quando vide che la stanza era vuota, aggrottò le sopracciglia, avanzando di qualche passo. Marlon gli strisciò alle spalle come un serial killer professionista, e chiuse la porta. A quello scatto, l’uomo si voltò: il casco integrale che gli proteggeva il viso nascose, se c’era stata, una nota di stupore alla vista di quella scena. Senza perdere tempo l’agente scagliò la candela verso Marlon, che la scansò con un balzo; un odore di bruciato avvolse subito dopo l’aria: la porta dell’ufficio di Lucian aveva preso fuoco.
« Coglione » borbottò Marlon, lanciandosi contro il suo nuovo avversario. Pensò che quelle persone lo stavano facendo diventare molto volgare…
Roger Burke – a contatto ravvicinato Marlon lesse il cartellino appuntato all’uniforme dell’uomo, illuminato dai riflessi delle fiamme che si allungavano ovunque riuscissero a ravvivarsi -  incassò la prima ginocchiata nello stomaco, emettendo un rantolo di dolore soffocato. Marlon lo incalzò a poco a poco, forte della sua superiorità fisica: gli bloccò le braccia da dietro, in una presa immobilizzante agli arti superiori. Burke prese a scalciare con veemenza, mentre Marlon lo dirottava verso la finestra, che venne spalancata in una tremante pioggia acuminata di cocci di vetro.
« Andiamo… Così… »
Marlon condusse l’avversario fino all’orlo della balconata. Burke urlò, ma il rumore della sua voce venne attutito dal casco che indossava e dall’infuriare delle fiamme, ormai sul punto di avvolgere completamente, nella loro cappa rovente, l’intero ufficio. Doveva sbrigarsi, ma l’agente della Lega aveva applicato una presa alla sua gamba sinistra, tentando di sbilanciarlo: voleva che cadessero insieme…
« No… »
Marlon si divincolò. Teneva Burke bloccato a pancia in giù sul parapetto della minuscola balconata, ma non riusciva a scaraventarlo in basso, verso quella che sarebbe stata una caduta di almeno trenta metri. Quando era sul punto di scogliere la stretta che teneva ferme le mani dell’avversario, un fulmine bianco passò sopra le loro teste, e in un profluvio carminio di sangue il collo di Roger Burke zampillò copiosamente, privo in un unico, letale lampo della testa. L’uomo smise l’istante successivo di lottare: Marlon depose il cadavere sul balcone, e guardò in su.
« Grande! »
Swanna volteggiava sopra di lui, tenendo nel becco la testa decapitata dell’uomo che stava combattendo con il suo Trainer, ancora incastrata nel casco integrale.
« Aspetta qui! » ordinò Marlon.
Si gettò a capofitto nella stanza in fiamme alle sue spalle, pronto a decomporsi subito in acqua se la situazione si fosse fatta troppo grave; afferrò, rapido come non mai, i due tomi oggetto della loro missione, miracolosamente intatti, riportandoli in salvo sul balcone, e poi tornò dentro, in una pioggia di calcinacci roventi che gli fece capire come il soffitto stesse crollando.
« Andiamo… Dove li avete messi… »
Si calò ai piedi del tavolo, e con un sussultò notò un kit medico di pronto soccorso sistemato fra gli zaini di Ed e Sean. Dopo tanta sfortuna, a Marlon quella parve solo una misera strizzata d’occhio da parte della sorte. Raccolse il tutto e tornò da Swanna, che aveva rovesciato la testa di Burke sopra al suo corpo.
« Ci dobbiamo sbrigare, Swanna ».
Swanna emise un basso verso rassicurante. Marlon slacciò il casco da quello scempio, senza battere minimamente ciglio, e lo indossò. Si svestì e rivestì in pochi attimi, indossando la divisa appartenuta a Roger Burke, che gli stava fastidiosamente stretta, e facendo rotolare il cadavere e la sua testa mozzata fra le fiamme.
« Che bel lavoretto. Swanna, dai ».
Salì in groppa al suo Pokémon, e partirono alla volta della brughiera bagnata dalla luce della luna. Un camioncino blindato – probabilmente proprio quello che avrebbe dovuto condurre i ragazzi verso la loro fine - era già stato preparato, e giaceva silenzioso all’inizio di una grossa strada sterrata. Marlon si assicurò che negli zaini di Ed e Sean ogni cosa fosse rimasta al suo posto: non trovò il sacchetto con la bomba, e la cosa lo rincuorò. Dopo aver inserito i due volumi negli zaini – il primo in quello di Ed, il secondo in quello di Sean, per bilanciare i pesi – e aver percorso una generosa dose di strada, sempre seguendo quella maestra, ordinò al suo Pokémon di scendere in picchiata.
« Qui. Questo posto sembra abbastanza lontano e anonimo ». Smontarono in prossimità di un ontano dalla corteccia fessurata che aveva attirato la sua attenzione. « Un buon nascondiglio. Swanna, devi fare buona guardia fino a domattina. Torneremo a prendere il tutto… Spero ».
Sistemò il kit medico e i due zaini in un cespuglio, sospirando piano. Il peggio era passato… Ora doveva solo continuare la recita, ma la palla passava a Edwin…
« Riportami alla Lega, Swanna. Poi torna qui e fai in modo che nessuno si avvicini, dovessero esserci dei problemi. Bene? »
Swanna dimostrò di aver capito, e permise al suo Trainer di ritornargli in groppa. Con un frullo d’ali ripartì, aggirando dieci minuti più tardi la cascata e permettendo che Marlon, irriconoscibile nel suo abbigliamento da Roger Burke, entrasse trionfalmente attraverso le porte scorrevoli, e si dirigesse verso i primi rumori concitati che riuscì a udire.
« Roger, dove sei stato? » A parlare era stato Fred Smetchley, colui che Marlon riconobbe, dalla voce e dalla targhetta, come il suo compagno designato da Lucian per il lavoretto richiesto dal presidente.
« Cosa succede, Fred? » Decise di schivare la domanda, camuffando la voce e sperando che fosse sufficiente a non destare alcun sospetto. Non che poi gli importasse troppo: non aveva nemmeno messo in conto la presenza di quei caschi protettivi, che lo stavano agevolando tantissimo in quella follia di missione.
« Qualcuno ha appiccato un incendio nell’ufficio di Lucian, dobbiamo correre! I libri sono ancora lì dentro! »
« Sbrighiamoci ». Marlon non aggiunse altro, e si mise a correre sulla scia dell’agente, dritto verso l’ufficio che aveva da poco abbandonato.
Seguirono ore concitate: con l’ausilio di alcuni Pokémon acquatici le fiamme vennero domate dopo lunghi sforzi, ma dello studio di Lucian non rimase altro che un incavo vuoto e carbonizzato, tiepidamente immerso in un pulviscolo che faticava a diradarsi. Gli agenti setacciarono ciò che era rimasto, rinvenendo con orrore due cadaveri sfigurati e non identificabili, uno addirittura privo della testa.
Nessuno osava contattare il presidente, finché alla fine, quando i pallori dell’alba cominciavano a macchiare la volta celeste, Looker McArthur non comparve, più scarmigliato e scuro in volto che mai.
« Il presidente non intende uscire dal suo ufficio. Ha semplicemente impartito l’ordine che i due prigionieri vengano immediatamente sistemati sul camion, per essere eliminati. Il resto lo decideremo più tardi, quindi Fred e Roger » puntò un dito verso Marlon e Fred, preoccupato, « sbrigatevi. Andate subito al camion, sul retro dell’edificio. Ve li faremo portare immediatamente ».
« Sissignore » risposero entrambi. Marlon, con un’impercettibile esitazione, lasciò che fosse Fred a guidarlo, non conoscendo minimanente la strada in quell’inestricabile dedalo di corridoi, piccoli tunnel e segrete. Fred imboccò, dopo minuti di strada, un minuscolo deambulatorio che si apriva sulla brughiera sconfinata, esattamente sul ciglio della strada maestra che Marlon aveva percorso in volo con Swanna ore prima. Sbuffando, l’agente si tolse il casco e si appoggiò al camioncino, asciugandosi la fronte madida di sudore. Era un omone biondo, dagli occhi azzurri e penetranti e una faccia arcigna.
« Un bel casino, eh? Non so bene cosa stia succedendo… Tu che ne dici, Roger? »
Marlon non si tolse il casco per rispondere. Rimase dritto come un palo, tutti i sensi all’erta. « Non lo so. Difficile dirlo » rispose, evasivo.
« Ma se fino a ieri millantavi di avere una tua esatta teoria sui fatti… Ti sei stancato di pontificare con tutti, eh? » Fred emise una bassa e rauca risata. « Comunque, il presidente è proprio una donna con le palle, è il caso di dirlo » riprese. « Non importa chi si opponga al nostro governo, che siano uomini, donne o bambini. Non vedo l’ora di vedere quei due marmocchi strillare mentre si fanno un bel volo di cinquanta metri… »
Marlon contenne l’impulso di toglierlo di mezzo seduta stante. Doveva attendere e rimanere impassibile, soprattutto perché cominciava a sentire dei passi avvicinarsi, passi che si muovevano nella soffice terra dietro di loro.
« Tu cosa ne dici, Roger? Sei troppo silenzioso ».
« Sì, io… Hai ragione » replicò Marlon freddamente. « Credo che stiano arrivando » aggiunse.
Tre sagome infransero la foschia, sempre più vicine. Marlon attese con un nodo in gola: Ed e Sean versavano nelle condizioni che aveva temuto. Il primo aveva dei tagli sulla faccia, probabilmente dovuti alle brevi torture riservategli da Cynthia; il secondo sembrava sul punto di svenire da un momento all’altro, lasciarsi andare e non pensare più.
Il carceriere che li aveva condotti sin lì si congedò, mentre Ed prendeva parola.
« Prenderete un battello sulla costa, una volta che vi avremo accompagnato sin lì. Dopodiché raggiungerete la prigione » aveva detto Fred.
« Dove siamo? Alle spalle della Lega? » Marlon sapeva che era una domanda rivolta a lui, per verificare se tutto fosse a posto…
« Nelle regioni selvagge. Brughiera ». Modulò appena la voce, sperando che fosse sufficiente a non insospettire ulteriormente Fred e a far capire al ragazzo chi si nascondeva dietro quel casco. Ammanettati, li fecero entrare sul retro del camion, dopodiché Fred montò alla guida, Marlon a sedere sul posto riservato al passeggero. Partirono con un tramestìo sommesso, traballando a causa della strada sterrata. Marlon emise un respiro all’interno del casco, un soffice brivido che gli comunicò quanto fosse ormai vicino. I declivi circostanti ponevano un problema: avrebbe potuto aggredire Fred all’improvviso, ma non poteva giurare che un’azione del genere non avrebbe portato il camion fuoristrada. I ragazzi, Sean in particolare, non avrebbe retto altri scossoni del genere. No, avevano la bomba con loro, e se avessero nutrito la giusta fiducia tutto sarebbe andato al suo posto… In extremis, poteva sempre aggredire Fred una volta giunti in prossimità della scogliera, e toglierlo di mezzo in quel modo…
« Non c’è troppa strada » annunciò Fred, le mani sul volante. « Tra poco li scaricheremo a terra, li stordiamo e… »
I pensieri di Marlon si smaterializzarono insieme a lui. Fu unico, omogeneo scroscio: si incanalò attraverso la portiera del camion, giù nella terra, a riparo dall’esplosione gigantesca che fece vibrare l’aria nello stesso istante. L’urlo di Fred gli rimase bloccato in gola, insieme a quella frase che mai sarebbe riuscito a completare. Quando Marlon tornò nuovamente se stesso, rilevò che la sorte gli aveva strizzato l’occhio una seconda volta: l’albero e il cespuglio dove aveva nascosto i libri e il kit medico erano proprio lì, a due passi, con Swanna a fare da guardiano nell’alto del cielo. Si gettò gli zaini ai piedi, e attese. Nella nube che si diradava, Ed eruppe risoluto, Sean dietro di lui, incredulo per tutto ciò che stava accadendo.
« Toglici queste manette, cominciano a dare fastidio. E poi medica Sean, per favore ». Ed era quasi implorante. Marlon si tolse il casco, ridendo.
« Agli ordini, capo ».
Quando Sean lo vide, ebbe quasi un mancamento. Marlon corse da lui, sorreggendolo e osservando con aria critica il braccio ferito.
« Ed, passami il kit, forza ». Ed eseguì, porgendogli la piccola valigietta bianca con una croce rossa disegnata sopra.
« Ma che… » Sean tentò di parlare, senza riuscirci.
« Zitto, Sean. Lasciati medicare questa schifezza. Ed ti spiegherà tutto mentre sarete in viaggio per Unima ».
« Cosa dovrebbe significare, hai… »
« Sono negli zaini, vero? » intervenne Ed.
« Sì » confermò Marlon. « Tornerete con Swanna ».
Fece attenzione alla medicazione: prese una garza sterile dal kit, la bagnò con un po’ di soluzione salina e la applicò sullo squarcio che Sean si ritrovava, e che aveva assunto una preoccupante sfumatura verdognola.
« Questo tamponerà per un po’, ma non ti garantisco nulla, Sean. Hai perso molto sangue e ormai la ferita è infettata ». Sean esalò un respiro di stanchezza.
« Me la caverò ».
« Non ne dubito ». Marlon abbandonò il kit dov’era, osservando, a pochi metri di distanza, la nuova esplosione alla quale era scampato. Chissà se Fred Smetchley aveva già abbracciato Arceus…
« Cosa farai, Marlon? »
« Di me non preoccupatevi. Ritroverò la strada di casa. Sono bravo a rimanere nell’ombra, avete visto ».
« Grazie di tutto. Senza di te… Non ce l’avremmo mai fatta. Ci avrebbero fatto fuori molto tempo fa ».
« Grazie a voi. E tra parentesi, la bomba combinava gli Shift di Seth e di Soren. Avete avuto coraggio ad utilizzarla e a fidarvi di me ».
Marlon sorrise, incamminandosi verso la scogliera dalla quale si sarebbe gettato per ritrovare la strada di casa. Lasciò quei due ragazzini in compagnia di Swanna, pronti a tornare nella loro regione natale e mettere la parola fine a quella storia. Con una vaga inquietudine, tenne per sé le sensazioni che aveva provato nel percepire lo Shift di Ed all’opera, così come decise di tacere sull’uomo che si nascondeva dietro a tutto quello. Dopo aver passato quell’ennesima, furibonda avventura, seppe dire con certezza di chi si trattava, ma era altresì certo che lo avrebbero scoperto presto anche loro. Era una bella giornata di sole, fragrante come una mela, radiosa e insperata nella sua rarità. Marlon prese a correre all’impazzata, finalmente libero, con il vento che gli scompigliava i capelli. Accantonò con un fastidio imprecisato un tarlo, un breve afflato che lo aveva attraversato, ma che sapeva essere la verità: al termine di tutto, aveva finito per affezionarsi a quell’Edwin Brown e al suo amico Sean Matthews.
 

Melon Vodka

Passante
Eh purtroppo è da mesi che non ho potuto più leggere i tuoi cap. Una cosa orrenda, perchè ho smesso di leggerli causa studio per gli esami e poi boom, mai più ripresi.

Queste 2 notti comunque mi sono messo di impegno a rileggere tutti i capitoli persi, devo giusto leggere l'ultimo, il 47. Cercherò di parlare di cose importanti o fatti recenti visto che sembra tipo ho lasciato il tutto al primo capitolo della saga dell'ordine harmonia (OH, i titoli delle saghe sono troppo spoilerose).

Finalmente sappiamo molto di più sul padre di Ed, pensavo che una volta svelati tutti questi dettagli fossimo agli sgoccioli della storia e invece tu, DXS, da vero ma soprattutto esperto scrittore mi butti in mezzo una saga che allontana il protagonista dal suo scopo principale, ma che comunque affronta un'avventura altrettanto piena di colpi di scena. Comincio forse a capire il tuo sistema del pathos, cioè di come rendi unici i colpi di scena, o forse è solo una coincidenza; non voglio comunque dirla per evitare di rovinare sorprese etc.

La fic sta prendendo una piega sempre più seria, come tutti i morti tipo Fennel, che vabbè è il minimo, più che altro il padre di Saturn che viene aperto come un vitello e poi sfigurato; che quasi mi vergono di come sono stato ottuso davanti all'evidente nome di Saturn di cui non avevo nemmeno capito l'identità nonostante la descrizione; io che sono stato sempre mezzo fissato con i pg dei giochi Pokémon. A tal proposito quasi ti bacerei per aver messo in mezzo sia Cyrus che Giovanni, ma fuck them and show us Lysandre (ma tanto lo so che non ci sarà, sta fic l'hai scritta di prima di XY se non sbaglio).

Ah ma sbaglio o tutti i personaggi sono stronzi, anche se sul gioco sono buoni e teneri qui hanno un comportamento da sadici tipo cynthia, ma vabbè, giustamente in mondo dove con poteri e creature magiche, la morte è a portata di mano, non è troppo illogico che siano tutti mezzi matti.

Poi cosa? Ah, si era capito che Marlon era ancora in vita.. o forse più che capirlo lo speravo e basta. Parlando di Marlon mi piace anche come gestici le relazioni tra personaggi, prima tipo si odiano e poi quasi si amano 4evah. So (sospetto) tu lo faccia apposta, mi stupisco appunto di che a livello sei come scrittore, fg, che istituto hai detto che facevi?

Sean poverino che sopporta tutto. Un vero amico, mi piace come personaggio, più di Edwin quasi, mi piace come gestisci lo spazio che dai ad ogni personaggio.

Poi boh, non posso commentare tutti i capitoli letti fino ad ora. Continua così zio che la storia fa il suo lavoro: mi intrattiene.

Ah, voglio correggerti un po' di errori che adesso manco saprei ritrovare. Uno era una specie "Ghecis come avrebbe potuto che noi siamo..." praticamente hai proprio mancato una parola intera: "Ghecis come avrebbe potuto sapere che noi siamo....". E su un altro cap ad una parola avevi aggiunto una S in più, mo cerco.

EDIT: no vabbè, avrei dovuto segnarmele subito, ormai non riesco a ritrovarle.

EDIT2: Ok, letto anche il 47. Ah ecco, mi era sembrato infatti che Marlon si fosse affezionato
 
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CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Allora, Dxs in questi giorni dovrebbe postare il 48 #cacciafuorihope, visto che finalmente ha un tetto sotto cui dormire la notte, intanto posso rispondere ad un paio di domande io: la saga non è pre-XY, Kalos viene citata un paio di volte all'inizio e uno degli scagnozzi di Kurt nell'esame ha un Carbink, inoltre il Lucario turbofigo di Mark usa Crescipugno che è una mossa di sesta generazione. Quindi sì, la fic è ambientata ad Unima, ma non vuol dire che non si possa stare aggiornati coi tempi.
 

Melon Vodka

Passante
Allora, Dxs in questi giorni dovrebbe postare il 48 #cacciafuorihope, visto che finalmente ha un tetto sotto cui dormire la notte, intanto posso rispondere ad un paio di domande io: la saga non è pre-XY, Kalos viene citata un paio di volte all'inizio e uno degli scagnozzi di Kurt nell'esame ha un Carbink, inoltre il Lucario turbofigo di Mark usa Crescipugno che è una mossa di sesta generazione. Quindi sì, la fic è ambientata ad Unima, ma non vuol dire che non si possa stare aggiornati coi tempi.
Perchè non dorme in macchina, come darth jack?

Comunque sì, ricordo di Carbkink e le varie mosse, ma dico in senso di trama non credo mischi le cose con Kalos. Voglio dire, alla fine Carbink e mosse sono cose di poco conto
 

Dxs

Rappresentante di classe
Bene, apro questo messaggio dicendo: ciao Mafreel e bentornato. È sempre bello e confortante vedere come vecchi lettori poi ritornino a leggere la storia, non l'abbiano dimenticata, e siano qui a commentarla. Anche perché recensioni di questa lunghezza sono merce rara ora come ora, di conseguenza il tutto è ancora più apprezzato.

Chiusa premessa, passo a risponderti utilizzando un "nuovo" metodo (nel senso che non l'ho mai utilizzato prima d'ora), che mi consente di darti una risposta perlomeno completa.

Eh purtroppo è da mesi che non ho potuto più leggere i tuoi cap. Una cosa orrenda, perchè ho smesso di leggerli causa studio per gli esami e poi boom, mai più ripresi.

Queste 2 notti comunque mi sono messo di impegno a rileggere tutti i capitoli persi, devo giusto leggere l'ultimo, il 47. Cercherò di parlare di cose importanti o fatti recenti visto che sembra tipo ho lasciato il tutto al primo capitolo della saga dell'ordine harmonia (OH, i titoli delle saghe sono troppo spoilerose).

Direi che l'impiccio esame di maturità lo hanno avuto tutti coloro che hanno dovuto affrontarlo: io stesso ho avuto, appunto, i miei bei grattacapi, ma ho cercato di tenere duro e di non interrompere le pubblicazioni della storia.

Per fortuna ci sono riuscito.

Finalmente sappiamo molto di più sul padre di Ed, pensavo che una volta svelati tutti questi dettagli fossimo agli sgoccioli della storia e invece tu, DXS, da vero ma soprattutto esperto scrittore mi butti in mezzo una saga che allontana il protagonista dal suo scopo principale, ma che comunque affronta un'avventura altrettanto piena di colpi di scena. Comincio forse a capire il tuo sistema del pathos, cioè di come rendi unici i colpi di scena, o forse è solo una coincidenza; non voglio comunque dirla per evitare di rovinare sorprese etc.

Ma grazie per l'esperto scrittore, ahah!

Io direi che hai ragione, e sottolineo come lo scopo di questa terza (e direi la più lunga delle tre) saga di Edwin fosse proprio quello di farla nascere come una ricerca più approfondita di Edward da parte di Edwin, culminante poi in una spirale di avvenimenti che avrebbero allontanato il mio protagonista dal suo obiettivo primario, travolgendolo e trasportandolo in ambienti nuovi e in situazioni e problematiche altrettanto nuove e delicate (vedi la super alleanza criminale Ghecis/Giovanni/Cyrus a cui tu stesso hai accennato).

Era una cosa che avrei detto al termine della saga stessa, ma mi hai dato lo spunto e quindi direi che, allo stato attuale delle cose (manca ormai poco), posso tranquillamente farvelo notare.

La fic sta prendendo una piega sempre più seria, come tutti i morti tipo Fennel, che vabbè è il minimo, più che altro il padre di Saturn che viene aperto come un vitello e poi sfigurato; che quasi mi vergono di come sono stato ottuso davanti all'evidente nome di Saturn di cui non avevo nemmeno capito l'identità nonostante la descrizione; io che sono stato sempre mezzo fissato con i pg dei giochi Pokémon. A tal proposito quasi ti bacerei per aver messo in mezzo sia Cyrus che Giovanni, ma fuck them and show us Lysandre (ma tanto lo so che non ci sarà, sta fic l'hai scritta di prima di XY se non sbaglio).

L'aspetto serio, dark e un po' gore della fic è sicuramente emerso ancora di più prima con la morte di Fennel, e poi con il capitolo quarantatreesimo, in cui non vi è solo una morte, ma anche una morte abbastanza truculenta. Non ho comunque mai fatto mancare questo aspetto a Edwin - si ricordi il capitolo quattordici, quando Eric piantò un coltello nella carotide di Gordon, lo scagnozzo di Ryder (quarta prova d'esame; ne è passata di acqua sotto i ponti, eh?). È una linea studiata e meditata, e sicuramente ritengo apprezzabile il fatto che vi siano svariati riscontri lungo un arco di capitoli che si snoda per oltre un anno. Anche il prologo stesso vedeva in scena una decapitazione.

In più, non può che farmi molto piacere il fatto che in molti siate stati "presi in giro" dall'anagramma Stuarn/Saturn: era un mio personale obiettivo, e averlo raggiunto e leggere i vostri commenti è senza dubbio un riscontro del fatto che ci sia riuscito.

Ma parliamo di Lysandre e di Kalos: non escludo nulla in quanto, come Dany ha fatto notare, le citazioni a Kalos nella fic sono presenti. Posso dire con tranquillità che non ho in programma di strafare inserendo Mega Evoluzioni, ma per il resto non poniamo limitazioni. Per ora, comunque, penso ci si possa accontentare di quei tre boss e dei loro piani malefici.

Ah ma sbaglio o tutti i personaggi sono stronzi, anche se sul gioco sono buoni e teneri qui hanno un comportamento da sadici tipo cynthia, ma vabbè, giustamente in mondo dove con poteri e creature magiche, la morte è a portata di mano, non è troppo illogico che siano tutti mezzi matti.

Non penso che ogni personaggio sia matto: certamente manca la componente genuina e di ingenuità che caratterizza gran parte dei personaggi dei videogiochi. La fic è destinata ad un pubblico verosimilmente adulto, quindi mi è sembrato logico "stravolgere" alcuni aspetti per i personaggi tratti dal fandom. Cynthia è stata totalmente ridisegnata da me; ma prendiamo Lenora: nelle sue preoccupazioni ed esagitazioni, mantiene in linea di massima comunque l'aspetto materno.

Poi cosa? Ah, si era capito che Marlon era ancora in vita.. o forse più che capirlo lo speravo e basta. Parlando di Marlon mi piace anche come gestici le relazioni tra personaggi, prima tipo si odiano e poi quasi si amano 4evah. So (sospetto) tu lo faccia apposta, mi stupisco appunto di che a livello sei come scrittore, fg, che istituto hai detto che facevi?

Ho frequentato un classico ma questo non penso sia troppo indicativo. In diversi mi avete fatto notare questo aspetto "scolastico" collegato alle mie presunte capacità: io ho cominciato a lavorare a questa storia (con un'evoluzione che è maturata con l'età, insieme al modo di scrivere e approcciarsi a questo hobbie) sul terminare della prima superiore. Non so dire in che termini, però, la scuola mi abbia influenzato. È un discorso altro e troppo ampio per trattarlo in questa sede, ma ritengo giusto che la scuola debba trasmettere una certa consapevolezza verso lo studio e la cultura personale, poi il resto viene da sé in un percorso autonomo che varia da persona a persona. Chiusa parentesi.

Sean poverino che sopporta tutto. Un vero amico, mi piace come personaggio, più di Edwin quasi, mi piace come gestisci lo spazio che dai ad ogni personaggio.

Poi boh, non posso commentare tutti i capitoli letti fino ad ora. Continua così zio che la storia fa il suo lavoro: mi intrattiene.

Contento che i personaggi ti piacciano, ancora più contento se questi personaggi si chiamano Edwin e Sean. È una coppia su cui punto molto, complessa e ancora in fase di sviluppo - com'è ovvio, sono i protagonisti principali. Voglio anche sottolineare che sono felicissimo che tu mi dica, giunti alla soglia del cinquantesimo capitolo, che la storia intrattiene ancora. È certamente una bella vittoria per me.

Ah, voglio correggerti un po' di errori che adesso manco saprei ritrovare. Uno era una specie "Ghecis come avrebbe potuto che noi siamo..." praticamente hai proprio mancato una parola intera: "Ghecis come avrebbe potuto sapere che noi siamo....". E su un altro cap ad una parola avevi aggiunto una S in più, mo cerco.

Rivedrò ogni singolo errore a saga ultimata. I tempi sono stati quelli che sono stati e non ho avuto troppo tempo, mi dispiace sinceramente. Provvederò, insieme alla pubblicazione dei futuri e-book.

EDIT: no vabbè, avrei dovuto segnarmele subito, ormai non riesco a ritrovarle.

EDIT2: Ok, letto anche il 47. Ah ecco, mi era sembrato infatti che Marlon si fosse affezionato
Okay, ho risposto a tutto e sono soddisfatto di questo metodo di risposta, credo che lo adotterò più spesso!

Ciò detto, mi scuso sul serio per i ritardi di quest'ultimo mese. Agosto è stato parecchio complesso per me, e ora con l'università sto affrontando un nuovo periodo intricato, insieme a un corso di studi che mi tiene impegnato. Ho cercato di dare il massimo comunque (sono usciti il 46 e il 47 insieme) e posso affermare con una buona certezza che lunedì avrete il quarantottesimo. Per gli ultimi due non do scadenze.

Saluti, e se qualcun altro dovesse avere commenti che li faccia pure, sono sempre ben lieto di leggervi!
 
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Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 48 - Aria Di Speranza

« Devi spiegarmi ogni cosa » ansimò Sean, ancora trafitto da scariche di dolore che lo stavano facendo sudare freddo. Vide Marlon, vestito come un agente della Lega di Sinnoh, allontanarsi rapido oltre il profilo degli alberi, e sparire poco dopo. Swanna, beccando contento, si era appollaiato ai loro piedi, pronto per il viaggio. I due recuperarono gli zaini e montarono sopra al Pokémon, guadagnando quota immediatamente.

« Sono solo le prime ore del mattino, ma è già stata una lunga giornata » osservò Ed. Sfiorò istintivamente la Pietraidrica che ancora portava al collo: l’epidermide percepì quella cauta sensazione di freddo, quasi assorbendo l’essenza stessa della pietra e incanalando attraverso di essa una sensazione di purezza e liberazione. Swanna si sollevò sempre più in alto, lasciando che lo sguardo dei ragazzi spaziasse per la brughiera sconfinata, selvaggia e pericolosa. Ed si issò meglio che poté sul dorso del volatile, lo zaino appoggiato sul petto, prima che Sean, alle sue spalle, tornasse alla carica.

« Ed, voglio sapere tutto, dannazione! »

Refoli di frizzante aria invernale sferzavano i loro capelli, mentre Swanna si immergeva risoluto fra le nuvole. La Lega Pokémon di Sinnoh, nella sua inquietante maestosità, sparì presto alla vista. Il cielo era una tavolozza di colori radiosi, un caleidoscopio di mulinelli di luce. Ed sorrise. Si respirava una bell’aria, lassù, e lui si sentiva giovane e vivo. Per il momento, non chiedeva altro.

« Sta’ calmo. Avrò il tempo di raccontarti la storia, sin dal principio, e stavolta senza censurare nulla… Ma sono certo che tu abbia già messo a posto i pezzi che io ho dovuto omettere. Come ti senti? »

« Bene, Marlon mi ha medicato alla grande » sbuffò Sean sbrigativo, lasciando intendere come, in quel momento, la sua salute fosse un dettaglio marginale, secondario, addirittura irrilevante.

« D’accordo, d’accordo! » concesse Ed, agitato. « Cosa vuoi sapere? »

« Scherzi? Tutto! » scattò l’altro, massaggiandosi il braccio medicato di fresco. « Come diavolo ci è finito Marlon fra le guardie della Lega? Perché hai l’aria di avere sempre saputo tutto? Cosa c’entra Stuarn Berkeley con il Team Galassia, Saturn, insomma… Spiegami! »

Ed trasse un respiro. Lo doveva a Sean, era ovvio – come gli doveva tutte quelle cose che non riusciva a spiegare e per le quali doveva solo dire grazie. « Prima di scivolare nel fiume, dopo lo scontro con Crasher Wake, Marlon mi ha lasciato un messaggio, inciso nella sabbia. Non lo avrai notato, ferito e agitato com’eri… Quel messaggio, unito alle poche parole di Marlon stesso, mi ha restituito in un lampo il quadro completo della situazione. Pensaci: a Cynthia e ai suoi compari non potevo dirlo, ma tutto quadra… Stuarn Berkeley è Saturn, un generale al soldo di Cyrus. I loro obiettivi, come Marlon ci aveva già spiegato, collimano perfettamente con quelli di Ghecis. La super alleanza criminale credo sia già realtà, nonostante sia ancora troppo presto per fare ipotesi di quel tipo. Ma Cyrus voleva quei libri, e Cynthia lo sospettava, e sospettava anche che Stuarn fosse coinvolto nella faccenda. Non si sbagliava ».

« Quindi sei giunto all’ipotesi che Stuarn Berkeley fosse una spia per conto del Team Galassia… »

« Esatto. Dopo lo scontro con Crasher Wake… Be’, è come se tutto si fosse sbloccato e fosse divenuto chiaro. Saturn poteva tentare di ucciderci in diversi modi, ma ormai aveva accordato con il suo capo che sarebbe stata quella bomba, posta nella cassaforte in cui ci saremmo aspettati di trovare i libri, a metterci fuori gioco. Il clamore era da evitare: avevano già tentato di fermare Marlon nella locanda, senza riuscirci. Ad ogni buon conto, dopo essere scampati alla morte in quel bluff ho riflettuto: l’assassino che aveva tentato di uccidere Rhona non aveva ritirato il documento dalla sua veste perché già sapeva del trucco! Quindi era coinvolto. E Marlon mi ha dato la dritta finale sui generali del Galassia… Stuarn è l’anagramma di Saturn, e tutto ha combaciato. Quando siamo comparsi, palesemente alla ricerca di quei libri, lui ha capito tutto, ed è entrato in azione. Quella notte, ha colpito a sangue Rhona ed era pronto a inscenare due morti tanto teatrali quanto credibili, se non fosse che siamo arrivati un po’ prima di quanto credeva. L’attacco a Marlon alla locanda… È una fortuna che fossimo in contatto con lui in quell’istante. Stuarn voleva incastrarci, ma non ci è riuscito… Poi, sempre servendosi dell’infinito numero di spie che credo il Galassia abbia a disposizione per tutto il territorio di Sinnoh, è venuto a conoscenza dell’evolversi del nostro piano, e di Soren. Sapeva che avevamo bisogno del volto di suo padre, di rapirlo vivo… Probabilmente già aveva in testa l’idea di ucciderlo e togliere di mezzo le prove che potevano incriminarlo. Ha colto al balzo l’occasione quella notte, strappandogli anche la faccia per evitare che Soren ne riproducesse le sembianze. Anche lì, non è andata esattamente come sperava… E per concludere, non so cosa ci attenda ora, né come quelli del Galassia si comporteranno. Ma Marlon ha ragione, scoppierà una guerra molto presto. Lui… Si è infiltrato nelle tubature. Con lo Shift. Ha rubato i libri dall’ufficio di Lucian, tolto di mezzo una guardia, credo, e indossato la sua divisa. Questo è quanto… Più o meno. La nostra arma era proprio Marlon ».

Ed riprese finalmente fiato. Sean lo fissava sconvolto, scuotendo la testa a intervalli regolari. Ed, voltandosi brevemente, lesse nei suoi occhi l’inquietudine nel venire a conoscenza degli orrendi crimini di cui quello Stuarn Berkeley si era macchiato. Rhona avrebbe potuto anche scagionarli, se si fosse mai svegliata dal coma, ma come agire quando un demone del genere poteva girare a piede libero? Chi avrebbe mai potuto fermare persone come Cyrus, se al loro soldo avevano individui come Stuarn Berkeley?

« E ci sei arrivato da solo, hai concepito tutto in una situazione come quella, come, come… » Sean non riuscì ad aggiungere altro, visibilmente in soggezione.

« Ogni tanto vorrei non avere una testa così pesante » ammise Ed. « Carica di… Tutto questo, intendo. Magari riuscirei ad avere queste intuizioni più spesso, se non fossi costantemente attanagliato dalla morsa di certi pensieri. Io… Non so come ho fatto. Non mi spiego neanche come abbia fatto a colpire in quel modo Cynthia, per la verità ». Serrò le mani nelle piume di Swanna, che stridette in tono di rimprovero, mentre continuava a trasportarli nell’alto del cielo. Ben presto, la brughiera aveva ceduto il posto a un’infinita distesa d’acqua, apparentemente senza fine: il cuore di Ed si acquietò, percependo la maggiore vicinanza fra loro e Unima. Stavano tornando a casa…

« Ero troppo disperato per farci caso. Ma è assurdo, Ed. Hai sciolto la presa con una velocità… E poi quel calcio, è stato… »

« Lei non l’ha usato, comunque ».

« Cosa? »

« Lo Shift. Mi ha afferrato e sollevato a mani nude… Solo ricorrendo alla forza fisica, intendo ».

Un singulto di Sean accolse quelle ultime parole. Il silenzio si dilatò e allargò fra loro gradualmente, accogliendo tutte quelle cose che non erano state dette e che probabilmente non avrebbero mai trovato posto, se non nelle più intime parti delle coscienze di entrambi. Il malessere di Sean si acuiva ogni minuto che passava, e lui sapeva quanto fosse qualcosa che esulava dalla ferita che si portava appresso. Le sue maggiori preoccupazioni vertevano sulla grande involuzione psicologica che percepiva dentro di sé: non era stato in grado di uccidere un singolo essere umano come richiestogli dalla missione, e nel momento in cui avrebbe dovuto tirare fuori cervello e coraggio, non aveva fatto altro che seguire Ed come un automa, un fantoccio in balìa di se stesso, distratto e scoraggiato. Ed era lì, in quel frangente, che il suo migliore amico e Marlon avevano preso il comando insieme, in un’intesa perfettamente collaudata e riuscita. Erano simili quei due, Sean lo aveva realizzato solo da poco tempo. Si chiese come si sarebbe comportato Ed, se Marlon avesse chiesto a lui di abbattere quegli elicotteri che li avevano inseguiti una notte di due mesi prima, in fuga dalla biblioteca. Era difficile, impossibile dire cosa li attendesse ora: ma respirare quell’aria di speranza e di Unima, era già un’incommensurabile dono del cielo. Il cerchio si stava chiudendo…

« Ed ». Sean riprese parola poco dopo, quasi con un certo timore reverenziale. « Quindi… Nei nostri zaini… »

« Sì. Apri il tuo ».

Aprirono le cerniere degli zaini con cautela, sentendosi quasi ridicolizzati dalle tremende e disumane fatiche patite sin lì. Tutto, per Ed, si stava richiudendo in quella spirale di sofferenza: i libri appena recuperati, Seth, la botola di O.H. e Victini… La macchina dei suoi pensieri aveva gli ingranaggi ormai rotti, si disse. Avrebbe affrontato ciò che ci sarebbe stato da affrontare, senza remore. Quello che aveva appena vissuto in quei mesi a Sinnoh, passati davanti alla flebile fiamma di un fuocherello nell’umidità di una grotta, fuggiasco, un’ombra nella neve e nel piovischio a pedinare altri Trainer, gli aveva piantato addosso una scorza di cui non si sarebbe sbarazzato facilmente. Estrasse il suo polveroso tomo dallo zaino: era il primo dei due volumi gemelli che avevano sottratto dalle grinfie di Cynthia. Cominciarono a leggere in silenzio, il sole ormai allo zenit e con le prime avvisaglie allo stomaco che la fame stava per fare loro visita. La voce arrochita, Ed parlò a lettura inoltrata.

« Non dice granché di quello che il professor Bryce e Shalimar non ci abbiano già spiegato » commentò. « Il tuo? »

« Questo libro è inquietante. Sembra… Non so, una specie di tomo per gente folle che crede all’esistenza della magia nera. Ma credo… Credo di aver scoperto la verità su Albert Knockford ».

« Davvero? » esclamò Ed, sorpreso. Ruotò il collo, osservando il frontespizio della pagina più logora, consunta e ingiallita che avesse visto fino ad allora. Era un capitolo scritto in un linguaggio criptico, che faticò a decifrare. Fra formule che non riuscì a interpretare in alcun modo e oscuri disegni su cui fece sorvolare lo sguardo, intuì che esistevano delle pratiche per possedere i cadaveri, e che Ghecis se ne era servito per scagliare Albert Knockford contro di loro.

« Non mi sbagliavo, come vedi. Ghecis sa chi sono e farà di tutto per togliermi di mezzo… Ha prima mancato il colpo con Knockford, e poi ci ha riprovato con i Basculin che a loro tempo tolsero la vita a Tracy. Tornerà alla carica ».

« È orribile » aggiunse Sean. « Chissà da quanto tempo Knockford mancava dalla circolazione… Forse lo hanno ucciso proprio perché si era messo sulle loro tracce. E poi lo hanno fatto possedere da quel demone… »

« E i defunti posseduti dai demoni sono in grado di parlare, non dimentichiamolo. È pericoloso, potrebbero… Potrebbero avere spie ovunque, in questo modo. Infiltrati che crediamo amici ». Dato che Sean non proferiva parola, Ed proseguì, rammentando un dettaglio significativo: « in ogni caso, credo che questi libri abbiano veramente vissuto una storia travagliata. Non so in che termini, e non credo sia troppo importante scoprirli, ma ne sono entrati in possesso mio padre, Ghecis, e anche il professor Shalimar. Probabilmente in occasioni diverse e con propositi differenti… Ma a Shalimar tolsero il posto e lo spedirono in accademia dopo la guerra, proprio per aver, in qualche modo, posseduto questi due volumi ».

« Quando… Quando torneremo a Unima… » Sean esitò. « Credi che… Insomma, Ghecis… »

« Ci proverà, dovesse scoprire che siamo tornati a casa » tagliò corto Ed. « Ma Ghecis è certo di averci tolto di mezzo, non dimenticartelo. Unima è un campo minato tanto quanto lo è Sinnoh, ma ciò non significa che Ghecis sappia ogni cosa. Dobbiamo avvisare Seth ».

Ed ripose il libro nello zaino, estraendo il Pokédex e accedendolo dopo il lungo periodo di inattività. Quando s’illuminò, scoprì con un sussulto una lunga lista di chiamate perse, che notificavano come Rafan lo avesse cercato per tutto l’arco della giornata.

« Se dovessi accendere anche il tuo Pokédex, scoprirai che Rafan ci cerca » avvisò. Si portò il dispositivo all’orecchio dopo aver premuto sulla richiamata, traendo un respiro di pazienza e chiedendosi quali notizie ci fossero in serbo loro.

« RAGAZZO! » ruggì Rafan. Il telefono aveva squillato per circa due secondi prima della risposta: Ed si allarmò.

« Rafan… Va tutto bene? »

« Dovrei chiederlo a voi! » Ed sentì il telefono vibrare e illuminarsi: lo spostò dall’orecchio, rilevando che Rafan aveva attivato l’opzione di videochiamata. « Guardatevi! » borbottò, osservando con i suoi soliti lineamenti rudi i volti dei due ragazzi. A causa dell’alta quota a cui viaggiavano delle interferenze non permisero a Ed di cogliere in pieno l’espressione di Rafan, ma era certo che non fosse contento di ritrovarli in quello stato dopo due mesi.

« Abbiamo avuto da fare » minimizzò Sean, che si era sporto vicino alla spalla di Ed per farsi vedere. Tentò un sorriso conciliante, che sembrò far infuriare Rafan ancora di più.

« Certo. E intanto io ho dovuto assistere alla vostra scomparsa, senza sapere che pesci prendere, mentre i vostri genitori si trovano al sicuro nella mia palestra, convinti che voi stiate bene e non corriate alcun rischio! »

« Allora stanno bene! » esclamarono in coro Ed e Sean, lieti di poter ascoltare una notizia gradita alle loro orecchie. Rafan emise un grugnito indistinto, prima che Ed riprendesse: « hai cominciato a chiamarci solo da oggi, però! »

« Ho scoperto dei vostri movimenti solo da poco. Pensi che sia stato facile rintracciare ciò che avete combinato? Spariti dalla circolazione! Vi credevo dispersi, e invece no! Sinnoh. Sinnoh! »

« Siamo dei Trainer liberi di agire come credono, Rafan. Avevamo una missione da compiere » obiettò Ed, pacato.

« So tutto, so tutto, diamine ». Rafan, per contro, era quanto più brusco possibile. « Io tengo in custodia i vostri genitori. Li proteggo… E tutto quello che sapete rispondere è che siete dei Trainer indipendenti e potete fare ciò che volete? Fate pure, allora! Seth Colado! Credete che non sappia? Anch’io ho i miei informatori! »

« Sta’ calmo, Rafan! » tentò di placarlo Sean. Notò che Swanna stava lentamente planando verso un letto di terra in mezzo al mare, evidentemente per abbeverarsi e riprendere le forze. Si accorse solo allora di quanta fame e sete avesse. Non metteva qualcosa sotto i denti da due giorni…

« Ragazzi, volete capire che mi preoccupo per voi? Due Trainer quindicenni non dovrebbero stringere accordi con uno come Seth Colado! È pericoloso! Nell’edizione d’esame in cui venne promosso… Be’, io c’ero, e fu l’unico a passare! Non ha amici, ha sempre agito in solitaria e solo l’età troppo giovane non gli ha permesso di entrare negli Élite Four per direttissima. È pappa e ciccia con Alder e il governo, e vi assicuro che il gioco si fa pericoloso! Anche Alder… Conosce i vostri movimenti, ma non interviene, e Ghecis in tutto questo rimane nell’ombra… I demoni potrebbero essere all’interno delle mura, fate attenzione, diamine! »

« So quello che faccio, Rafan. O meglio, non lo sapevo e non lo so tuttora, non fino in fondo. Ma… Esistono dei punti di non ritorno. Io ci sono dentro, e devo… Chiudere una questione ». Ed non ebbe troppe parole da spendere. Swanna li aveva fatti smontare sul limitare di un laghetto costeggiato da un basso canneto, dove andò immediatamente a dissetarsi. I due ragazzi bevvero dalle borracce nei loro zaini, prima che Rafan tornasse alla carica come un toro in un rodeo.

« Sappiate che mancano ormai sei mesi alla finale del mondiale di calcio per club. Vi ricordo che Alder è ossessionato dall’idea che il Plasma tornerà in quell’occasione, e per difendersi chiamerà a raccolta ogni singolo Trainer della regione. Ci sarà un’adunata, e i vessilli di Unima saranno richiamati a battaglia. State pronti, perché ci sarete anche voi ».

« Sicuro » assicurò Ed, ritornando a rimuginare su suo padre e asciugandosi l’acqua residua dalle labbra dopo che ebbe finito di bere. Anche Swanna era pronto, e con un verso permise loro di ritornargli in groppa.

« Sono anche tenuto a dirvi che Chili ha ottenuto la custodia di Amanita, dopo la dipartita di Fennel » aggiunse Rafan, scavando un solco nello stomaco di Sean, i cui pensieri virarono inevitabilmente sulla bella sagoma di Fennel mossa dalla tempesta, il fiore che le sfuggiva fra i capelli, e appassiva con lei… « Meditate su quello che ho detto. A risentirci » e chiuse la chiamata.

Il sole reclinava il capo nel letto di nuvole, abbandonandosi agli sfolgorii cremisi che spandeva lungo la volta celeste. Il tramonto stava per cedere il passo alla cappa tenebrosa della notte, dove le incertezze indistinte si risvegliavano e vivevano le loro ore di dominio. Ed non pensò ad altro, dimenticandosi di cose stesse vivendo e di se stesso, lasciando unicamente che la mente deviasse verso Unima e i complotti dietro a quel sistema intricato, indissolubile, che avrebbe mandato in fumo anche il cervello del più dotato degli esseri umani. Lui era stato bravo e fortunato: era venuto fuori dalle grinfie del governo di Sinnoh, ma era certo che nella sua regione natale le cose andassero meglio? Chi era veramente suo padre? Inevitabilmente tornava a pensarci a intervalli regolari, come ad essere sicuro che, comunque andasse, tutto sarebbe stato ricondotto a lui: Edward Brown. L’istinto glielo suggeriva, e il suo istinto non si sbagliava… Non era un caso che suo padre gli avesse lasciato, fra i suoi ricordi, anche quel messaggio ricevuto a suo tempo da O.H…

Ma poi il Pokédex squillò ancora, e lo afferrò senza indugi, rispondendo.

« Edwin ». La voce che aveva parlato era antipatica, tagliente, risoluta.

« Seth ».

« So tutto, Marlon ha trovato il modo di avvisarmi. Fatevi trovare al Dreamyard, nei pressi della botola. Ormai non dovrebbe mancare molto ».

« Ricevuto ».

Seth chiuse la chiamata, senza formalismi non necessari. Un cenno d’intesa bastò a Ed per comunicare a Sean quanto successo. Parlare cominciava a diventare superfluo: il tempo delle illazioni, delle sofferenze e delle battaglie era terminato. Ne rimaneva solo una, eppure solo la realtà di ciò che avrebbero vissuto poteva lavare via il grigiore che pervadeva i loro pensieri. Avevano sete di chiarezza, nient’altro: e potevano ottenerlo solo vivendo.

All’improvviso, al termine della successiva mezz’ora Swanna virò bruscamente oltrepassando un profilo di abitazioni familiari, e l’attimo seguente erano in picchiata verso la cavità che opprimeva il centro del Dreamyard, opera loro, mesi prima nello scontro con Knockford. Erano tornati a casa quasi senza accorgersene veramente, senza realizzare, scossi dalla fame e da altre preoccupazioni, che quella sagoma che si profilava all’orizzonte era proprio la loro regione, quella che chiamavano casa

« Grazie, Swanna. Puoi andare. Riposati ». Ed accarezzò il capo del Pokémon, e così fece Sean. Con un frullo d’ali, Swanna riguadagnò subito il cielo, non guardandosi indietro. Erano soli, nel freddo di quella serata di gennaio, buia e ostile. Un afflato mistico si impadronì dei due ragazzi, assaliti da troppe emozioni tutte in una volta perché potessero spiegarle. A Ed tornò in mente, per netto contrasto, la perfezione del cielo nella mattinata che avevano vissuto volando. Ora, attorno alle nuvole si condensava una trapunta di nubi scure e minacciose, un turbinio visivamente impressionante, come se anche quei dettagli fossero importanti a comunicare che quella notte erano destinate ad accadere cose profonde e definitive. Non era un temporale quello ad essere in vista: era un’aria nuova, singolarmente indefinita, e Ed la percepiva. D’un tratto, da quella cacofonia di colori freddi si materializzò ondeggiando una sagoma violacea, e un’altra sagoma sopra di essa. Seth Colado smontò poco dopo: la maglietta a maniche corte bianca dei Boltbeam era sempre la stessa, inclusi il tatuaggio e gli occhiali cerchiati di corno. Le variazioni nel suo look stavano nei capelli, lisci e più lunghi, spostati tutti da un lato, e una barba rada e incolta, che gli dava un aspetto decisamente attraente. Richiamò Gliscor e passò in mezzo a Ed e Sean, gettando un rapido sguardo alle profondità della botola che giaceva nell’anfratto del sottosuolo, nascosta in precedenza dal basamento che Sean aveva sfondato a seguito di una caduta.

« Se volete precedermi » disse.

Ed guardò Sean, un po’ disorientato. « Ci pensi tu? »

« Certo. Facciamo fare un po’ di movimento a Starly ».

Il piccolo Pokémon volatile fu contento di essere richiamato all’aria aperta. Svolazzò brevemente sopra le loro teste, prima di cingere a turno i loro polsi e condurli sobbalzando in giù, fino al pavimento polveroso sul quale erano caduti in un sonno profondo e sul quale Ed era stato deprivato di Victini. Quel ricordo gli asserragliava ancora la gola in una morsa lacerante…

« Ci siamo, Seth » annunciò Sean dal basso, richiamando Starly. L’ambiente era come Ed lo ricordava: un incavo di roccia sporco, buio e insalubre. Sul levigato pavimento che in quel momento calpestavano, campeggiavano grandi e inquietanti le due lettere: la O e la H, incise freddamente nella dura pietra. Seth non ebbe bisogno dell’ausilio del suo Pokémon, e con un balzo atterrò sulla botola, raddrizzandosi gli occhiali. Si chinò, ricordando nella posa un cercatore d’oro che setaccia la sabbia sperando di stringere, prima o poi, una pepita fra le sue mani.

« C’è ancora » disse Sean. « Lo Shift di Hope ».

« Sean… » Ed voleva chiedergli di non ricominciare, ma Seth prese parola con decisione.

« Nel nostro mondo » esordì « e nel nostro tempo, la natura è giunta a un punto tale da aver creato un aspetto di se stessa, separato da se stessa. Siamo creature programmate per uno scopo che abbiamo superato da molto, molto tempo. Questo Shift ne è la prova ».

« Che cosa… Che cosa dici? » Ed non era sicuro di aver colto il senso di quel discorso improvviso, e un po’ lo spaventava.

« L’aura attinta dalle creature con le quali condividiamo questo pianeta, i Pokémon, non dovrebbe prevaricare certi limiti. Ma alcuni talenti innati possiedono delle caratteristiche congenite parecchio speciali. Lo Shift, incanalato dentro di loro, diventa più suscettibile. In altre parole, riescono a trascendere in termini diversi i poteri dei loro Pokémon ». Una pausa.

« Continuo a non capire ».

« Marlon. Si smaterializza in acqua quando e come vuole, e al contatto con l’acqua rigenera il suo corpo. Vi sembra un potere canonico e normale? No, non lo è. E quei pochi eletti assolvono alle funzioni più pericolose ». Seth era cupo e laconico. « Io spero che voi siate consapevoli e pienamente nelle vostre facoltà di intendere, perché chi ha fatto questo » e indicò la botola, attorno alla quale Sean percepiva quella flebile aura purpurea, « è probabilmente di gran lunga più forte di me. Potreste bombardare con un carro armato questa botola, assaltarla con un esercito di un milione di Pokémon, ma non cederebbe. Serve uno Shift. Il mio, in questo caso ».

« Non cederemo di un passo, Seth. Non giunti fin qui ». Ed strinse i denti, e non volle aggiungere altro. Lo faceva andare fuori di sé il fatto che Seth avesse cacciato fuori quel discorso, in quel momento, dopo i pericoli ripetutamente mortali che avevano dovuto affrontare per essere lì. Estrasse il suo tomo quasi in tono di sfida, e così fece Sean. Attesero, senza consegnare la refurtiva.

« So benissimo che tipo sei, e so altrettanto bene che non ti saresti mai e poi mai tirato indietro » mise in chiaro Seth, che non aveva degnato i volumi di un’occhiata. « Tuttavia, ho sentito come un dovere professionale il dirti quelle cose. Ora, fatevi da parte ».

Ed e Sean si addossarono al muro, lasciando che Seth guadagnasse il centro della botola. Pose tutte e cinque le dita sulla superficie polverosa, prima di far esplodere lo Shift in tutta la sua veemenza. Ed trattenne a stento il conato di vomito che lo aveva assalito, ma si impartì categoricamente di resistere e di non vacillare di un centimetro. Serrò il libro sotto il braccio, lasciando che Seth facesse il suo dovere come d’accordo. Dopo quella storia delle granate, non c’erano dubbi che la sua aura avesse a che fare con qualche potere esplosivo.

« È saltato » rilevò Sean dopo qualche minuto. « Lo Shift di… Quello Shift non c’è più ».

In effetti, qualche istante più tardi una sezione della botola si sgretolò, rivelando il profilo di una scala a chiocciola che si allungava verso il basso, rischiarato da quelle che dovevano essere delle fiaccole.

« Bene ». Appena soddisfatto, Seth si rialzò, allungando le mani per ritirare i due tomi pegni di tante fatiche. « Il mio cliente sarà contento, immagino ».

« Chi c’è dietro tutto questo, Seth? » Ed non poté esimersi dal chiederlo.

« Lo scoprirete. Forse. Tempi bui ci attendono, e quelle nubi così nere non sono risorte per mero caso ». Il suo pollice virò verso l’alto. Poi richiamò Gliscor, e in un attimo vi fu montato sopra, sparendo silenzioso e lasciandoli nuovamente da soli, pronti a scendere a termini con il loro destino.

« Io vado. Non ti chiedo di seguirmi, Sean. Non escludo che queste profondità potrebbero diventare la mia tomba ». Ed deglutì, ma mantenne il contatto visivo con il suo migliore amico.

« Fai strada, deficiente. Non essere così melodrammatico ». Sean si strinse il braccio ancora dolorante, ma sorrise. Ed non aggiunse altro, e andò per primo.

La scala si snodava in giù, in un moto a spirale, costeggiata da pareti di pietra sporche di terra e illuminate da fiaccole. Era un posto che ricordava in parte le segrete della Lega di Sinnoh: facevano differenza le erbacce che sbucavano di tanto in tanto dalle fessure del muro e l’assenza di celle.

« Ma dove siamo? » chiese Sean nel silenzio.

« Da qualche parte, a settentrione. Oltre il Dreamyard ».

Quando la scalinata ebbe terminato il suo percorso, un nuovo corridoio fiocamente illuminato prese il suo posto, allungandosi verso l’indefinito. Ed marciava a rilento, fiaccato dalla stanchezza ma lucido al tempo stesso. Poteva sentire il suo cuore che palpitava miracolosamente nel suo petto pompargli il sangue nelle vene, e sentire che quel sangue vibrava di rabbia, di risentimento e di decisione. Victini… Avrebbe riabbracciato quella certezza, il suo migliore amico insieme a Sean, o se ne sarebbe separato per sempre…?

« Ed ».

Sean trattenne il fiato. Il corridoio aveva preso bruscamente a destra, ed entrambi erano sbucati in un luogo gigantesco.

« Cosa… »

Etereo silenzio. In lontananza era udibile il rimbombare tenue di qualche sporadico lampo, ma Ed respirò con chiarezza l’aria di solennità del tempio di cui avevano appena varcato la soglia. Pareva una sorta di pantheon, una reliquia sacra dimenticata dal mondo, con le pareti circolari foderate d’edera e un occhio di bue in alto, nel soffitto, un foro da cui quelle nubi così tetre gettavano la loro macabra luce. In quel luogo spoglio e al tempo stesso così carico di tensione, le tre figure che ne dominavano il centro esplosero davanti agli occhi di Ed.

Lui… Quell’uomo alto, incappucciato e vestito con una tunica nera… Lo vide ma al tempo stesso ancora non poteva toccarlo, raggiungerlo veramente; non ci furono bisogno di ulteriori riprove per confermare ciò che nel suo intimo già sapeva: era lui. Il volto in ombra, macchiato dalla tenebra, eppure…

« O.H. » mormorò. Accanto a lui, si stagliava una ragazza più bassa, con una veste altrettanto nera, ma a volto scoperto. Poteva avere venticinque anni, e la sua bellezza sfolgorava nel caos che regnava nel suo cuore. Era bionda, con i capelli lisci, le labbra imperlate di un candore lunare e le guance scavate, eppure perfette. Emanava un’aura bellissima e triste, come se fosse un soggetto perfetto per una poesia, una litania che meritava di parlare solo di lei. Ed non aveva mai visto una bellezza così particolare.

E ai piedi della ragazza…

« Lo sapevo » biasciscò Sean. « Sapevo che era il suo Shift ».

Hope Dwight giaceva a terra, apparentemente immersa in un sonno profondo, con i capelli ricci e ancora più lunghi distesi attorno a lei.

« Non è lo Shift di Hope che avete percepito ». La ragazza bionda prese parola con una voce che rifletteva i suoi lineamenti: eterea, triste, bellissima.

« Non è il… »

« Il mio nome è Confiance. Confiance… Dwight ».
 
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Veemon Tamer

Momentai
Ritorno a Unima, O.H., Hope... sei riuscito a scaricare un peso che mi ha tenuto in tensione per tutti questi ultimi capitoli, come se avessi vissuto le vicende in prima persona. Senza evitare di ricaricarmi di nuova tensione con questo finale, che è tutto un nuovo inizio! Quando si dice la suspance... sei un piccolo genio e questa fic rischia di diventare una droga
 

Jambojet.

Bad to the bone
Ciaoss

d'ora in poi commenterò qui, su richiesta dell'autore

Anche se in realtà non è che abbia molto da dire stavolta, alla fine è il terzo capitolo in cui si parla sempre delle stesse cose trite e ritrite tranne che nell'ultima parte

Considerazioni e pensieri dei personaggi stanno diventando un po' monotoni... La cosa non si nota tanto perché è una pubblicazione settimanale per cui quando leggi il capitolo successivo non ti ricordi che è successo nel precedente, ma mi chiedo: se fosse un libro? Bah, magari sono solo mie paranoie

Ripeto, non ho molto da dire, le cose interessanti avverranno nel prossimo capitolo (spero) e non ho voglia di entrare troppo nei particolari

Per come è scritto il capitolo, hai fatto di meglio, non mi ha entusiasmato come altri e ogni tanto ho storto il naso

Vediamo un po' che è questo o.h. perché non ne ho proprio idea. E che c'entrano mo hope e sorella? L'idea della sister è un buon modo per farti credere di aver capito chi c'è dietro a qualcosa (hope) quando invece non è come pensi. Classico.

Alla prossima :)
 
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Reazioni: Dxs

Dxs

Rappresentante di classe
Ciao Jambojet,

il tuo è un punto molto interessante. Io, per questo finale di saga, sto tenendo il mio livello di - personale - soddisfazione piuttosto alto: sono contento della maggiore profondità di Ed, del rapporto con Sean ma anche del rapporto con la realtà che lo circonda. Il leitmotiv principale è effettivamente sempre lo stesso, ma immagino sia a causa della furibonda rincorsa di Edwin, proiettato verso questo maledetto O.H. (che lo ricollega a suo padre) e Victini.

Mi preme molto quello che hai detto, ma a saga ultimata ho già in programma di rileggere il tutto e rendermi conto se ciò che mi hai detto può essere veritiero. Sarei curioso di capire se anche altri lettori hanno riscontrato questo fatto.

Il prossimo capitolo credo che tragga il lettore in un grado di coinvolgimento davvero alto. Non so ancora se riuscirò a postarlo lunedì, ma quello che vi garantisco è un prodotto - come al solito - frutto dei miei massimi sforzi.

Mi dileguo. Grazie mille per il commento.

Ciao! [emoji298]️
 
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Dxs

Rappresentante di classe
Lunedì dovrebbe uscire un nuovo capitolo. Il penultimo di questo travagliato finale. Per le altre mie personali considerazioni attenderemo il cinquantesimo, nel frattempo non posso che congedarmi con un'unica parola: scusate.
 
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CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Attendo con ansia i nuovi sviluppi!

Te lo dissi a maggio credo, che con l'uni non saresti riuscito a mantenere questi ritmi di scrittura, tranquillo che dubito i tuoi lettori si scoraggino per qualche giorno in più d'attesa...
 

Dxs

Rappresentante di classe
Temo che tu Dany abbia avuto ragione, tuttavia avevo intenzione di terminare questa saga in tempi molto più ristretti. Temo, pure, che questo capitolo non sia esattamente come volevo che fosse, avendolo scalettato e concepito (ricordo sin troppo bene la data) il ventisei dicembre scorso. Buffo come ora sia qui a postarlo, sono sicuramente contento del fatto che la mia passione non sia mai venuta meno.

E allora andiamo a scoprire tutte (o quasi) le verità...

Capitolo 49 - Il Frammento Mancante

« Che cosa significa, sei sua… » Un nodo alla gola impediva a Ed di esprimersi correttamente. In cuor suo, aveva temuto e atteso, in un silenzio interiore che risaliva sino all’inconscio: ma a tutto era stato pronto, meno che a quello spettacolo. Non voleva ascoltare ciò che la ragazza stava per dire, quella nuova informazione che avrebbe fatto crollare nuovamente ogni certezza… A Sean non avrebbe mai potuto confidarlo, scettico com’era stato, ma aveva sempre stretto attorno a sé l’intima certezza che Hope fosse stata in qualche modo rapita, e lui sarebbe alla fine giunto per salvarla…

« Sorella » completò Confiance. « Sono sua sorella ».

Di nuovo silenzio. All’improvviso, Ed indovinò fra i lineamenti di Confiance anche il volto di Hope, e il suo cuore ebbe un sussulto. In un battito di ciglia, seppe chiaramente cosa voleva fare. Sean, invece, deglutì come un grosso rospo avvizzito che deve inghiottire un boccone indigesto, ma riuscì ugualmente a parlare. « E allora cosa ci fa lì… Lì a terra… »

« Quando Hope vi ha sentito arrivare, si è agitata oltre misura. Ho ritenuto necessario… Placarla ». La voce di Confiance era ferma. « Siete testardi, per essere arrivati sin qui. Vi credevamo dispersi ».

« Victini ». Ed rimandò la palla al mittente. « Ditemi dov’è ». Una vena gli pulsava in testa, sintomo di fame, sete, sonno arretrato e tanta frustrazione. Quelle persone stavano giocando con un confine troppo labile per la sua pazienza, confine già spezzatosi alla vista di Hope, dopo tutti quei mesi, stesa a terra e immersa nel suo sonno.

« Quella questione… » Confiance tentò ancora di parlare, ma l’alta figura incappucciata prese parola per la prima volta, con una voce così rauca che pareva non la usasse da secoli, forse millenni.

« Non lasceranno mai il luogo sin dove si sono spinti. Allora, forse tanto vale… Dire loro ogni cosa… ».

Sean strinse i denti, ma fu ancora Confiance a controbattere: « Hope non lo accetterà ».

« Hope ha ampiamente dimostrato la sua inettitudine. Non è pronta per Harmonia ».

« Harmonia? » s’intromise Ed.

Le nubi sopra di loro, visibili attraverso l’occhio di bue, erano lente e immutabili, quasi eterne. Sembravano abbracciare quella dimensione del creato che esulava dallo spazio e dal tempo, in cui ogni cosa si riproponeva ciclicamente…

« L’Ordine non può esistere con soli due elementi, e tu lo sai meglio di me. Con Lou hai fallito… »

« Confiance. Lascia che racconti loro tutta la storia. Il ragazzo deve sapere, giunto fino a questo punto ».

« Devo sapere? » ruggì Ed. « Dopo tutti quei mesi di silenziosi pedinamenti, di messaggi criptici… Ora devo sapere? »

« Sei giunto fin qui » ribadì O.H. « Combattivo come tuo padre, Edward Brown. È anche di lui che voglio parlare… In termini diversi rispetto a quelli che aveva previsto, ma lui voleva che ci incontrassimo… »

« Non ascoltarlo, Ed ». Sean era in allarme. Percepiva e conosceva sin troppo bene quali tasti del cuore di Ed quell’uomo stava per andare a toccare. Ed era maturato molto con i recenti avvenimenti, e lui non voleva che le certezze dell’amico venissero minate ancora una volta. Doveva fare qualcosa… « Togliti quel cappuccio e guardaci in faccia, vigliacco! » si ritrovò ad urlare.

L’uomo lo ignorò, perché fu ancora la sua compagna a prendere parola. « Non capisco come abbiate fatto a spezzare il sigillo della botola. Siete ricorsi ai più grandi guru dello Shift di tipo Terra… »

« No » disse Ed, tagliando corto. « È stato Seth Colado, il capo dei Boltbeam di Unima. Ha la tua età, all’incirca ». Non sapeva nemmeno perché stava fornendo tutte quelle spiegazioni a Confiance, ma la sua bellezza lo metteva in soggezione e lo rendeva sin troppo disponibile nei suoi confronti.

« Impossibile » rispose lei. « Impossibile ».

« Tu e Seth andreste d’accordo, sai. Vi scambiate inconsapevolmente tanti complimenti ». Ed serrò i denti, sardonico.

« Basta » intervenne l’uomo incappucciato. « Mi confesso… L’autore dei messaggi che negli scorsi mesi ti hanno fatto visita. Mi sono servito, come avrai sospettato, di uno Shift spettrale… Come la mia essenza… Spettrale e ingenua, considerando quanto speravo fossi diverso da tuo padre… »

Sean gonfiò i muscoli, attivando lo Shift. Confiance, per tutta risposta, fece un passo in avanti, minacciosa. L’uomo incappucciato rimase immobile, altissimo e inflessibile.

« Aspetta, Sean ». Ed tirò su con il naso.

« Il mio nome è Disraeli » riprese l’uomo. « Sono a capo di un’organizzazione segreta chiamata Ordine Harmonia. Eccoti accontentato, Sean Matthews. Il migliore amico… di Edwin Brown ». Si soffermò per un attimo, sulle parole ‘migliore amico’, come se gli procurassero altri ricordi e altra sofferenza.

« O.H… O.H. sta per Ordine Harmonia » dedusse Ed. Fu uno scatto nella sua testa, ma d’un tratto si sentì come disarmato. Non poteva credere che si ritrovasse veramente di fronte ad O.H: la voglia di conoscere, di sapere come realmente fosse andata, gli bruciava dentro come un fuoco che non poteva spegnere.

« Ascolta la mia storia. Guarda quello che ho da mostrarti. E poi deciderai… Se tuo padre è il brav’uomo che credi, l’esempio da imitare e da superare, oppure… Lo vedrai tu. Te lo devo per essere giunto sin qui, Edwin Brown. Ma dopo… Non aspettarti di cavartela. Non esistono più scappatoie ». L’uomo si concesse una pausa. « Correva l’anno millenovecentottantotto, e Ghecis Harmonia Gropius aveva da poco compiuto vent’anni. Era un giovane di belle speranze: avvenente, intelligente, eppure subdolo e malefico nel suo profondo. All’epoca, io ed altri ignoravamo questo lato della sua complessa personalità. Ghecis era un reietto, un ribelle. Aveva socialmente cancellato le sue tracce dalla regione a cui apparteneva: Unima. Ripudiava l’ordinamento creato dai Trainer, che riteneva non dovesse esistere. Secondo Ghecis, noi umani non meritavamo di possedere i Pokémon, e quelle creature erano troppo deboli. Se non fossero state così deboli, pensava, avrebbero sicuramente affrontato a viso aperto le altre creature con le quali condividevano il pianeta, e alle quali dovevano assoggettarsi rispondendo ai loro ordini. Nacque così l’Ordine Harmonia, fondato da Ghecis Harmonia Gropius in persona, con lo scopo di liberare i Pokémon dal giogo umano ».

« Eppure noto una particolare propensione delle vostre attenzioni verso i possessori dei Pokémon Leggendari ». Ed s’infuriò, digrignando i denti. Non poteva credere che Hope facesse parte di quelle persone, connesse con Ghecis… No...

« Pazienta e ascoltami, Edwin Brown. Potresti non essere così sicuro di te stesso, alla fine di questa storia ». Una rinnovata pausa fu la dovuta assicurazione per Disraeli che Ed non sarebbe tornato a parlare. « Come stavo dicendo… L’Ordine Harmonia era nato. Eravamo una setta segreta raccolta da Ghecis, comprendente dei Trainer selezionati e avulsi dalla società. Vi assicuro che le convinzioni e la determazione di Ghecis a quei tempi erano forti… C’era lui, Zinzolin, Lou… I tre gemelli, Abigor, Balam e Caim, che sarebbero divenuti il Trio Oscuro, e naturalmente c’ero io. Eravamo affiatati e pronti ad allargare i nostri ranghi. Ghecis viaggiò a lungo alla ricerca di proseliti… Toccò terre nuove, lande inesplorate. Sinnoh fu una di quelle tappe, e qui venne a conoscenza di certe voci, dicerie… »

« Scoprì dei demoni » lo interruppe nuovamente Ed. « Delle prigioni ».

« Lo sapete, allora. Fu quella la scintilla che fece nascere il Team Plasma. Ghecis parlò con Zinzolin, un Trainer più anziano ed esperto di lui. Poco dopo, i due chiamarono a raccolta gli altri membri dell’Ordine. Ghecis ci parlò di come avesse scoperto dell’esistenza di millenarie tombe create dal dio dei Pokémon, sepolcri che tenevano imprigionata la vera essenza dei Pokémon… Mostri capaci di ribaltare nella realtà dei fatti il giogo umano. Tutto tornava nella mente deviata di Ghecis: era pronto ad abbracciare quel nuovo progetto. Si verificò una scissione. Io e un mio compagno, Lou, affrontammo con coraggio quello che era ormai il nostro vecchio capo. Mentre il Team Plasma veniva fondato e Ghecis chiamava a raccolta altri cinque Trainer per formare i sette saggi, io e Lou mantenevamo il nome dell’Ordine Harmonia, cancellando le nostre tracce dal pianeta. Potevamo supporre con dovuta ragionevolezza che alla fine sarebbero tornati a cercarci, per toglierci di mezzo… Nascosti, assistemmo al decennio di segretezza che Ghecis portò avanti, conducendo i suoi studi sulle prigioni. Individuò il punto di rottura nella foresta di Anville, dove i leggendari Zekrom e Reshiram erano sepolti da tempo immemore. Dalle nostre fonti, sappiamo che Ghecis, poco prima di finire sotto arresto per le sue arringhe pericolose, venne allo scoperto scatenando la guerra. Non aveva ancora capito come spalancare le porte delle prigioni, ma sapeva con certezza che la cattura dei Pokémon Leggendari rimasti in superficie avrebbe alterato l’ecosistema di Unima, al punto tale che i primi spiragli dell’inferno avrebbero cominciato ad aprirsi. Potete immaginare l’impatto devastante che ebbe su di lui Edward Brown, quando in groppa al leggendario Terrakion scese in battaglia a fronteggiare il nemico. Con la sua pura e inconscia abilità, Edward Brown aveva favorito Ghecis, ma al tempo stesso aveva momentaneamente scacciato le sue forze. La guerra finì ».

Ed trattenne il fiato per quell’infinito racconto, che viaggiava attraverso i confusi ricordi del passato e, ad ogni nuovo momento, pareva avvicinarsi sempre di più alla verità. Doveva attendere solo per poco…

« Io e Lou, in tutto quello, rimanemmo vigili. Trovammo in questo vecchio tempio a nord del Dreamyard una base sicura, un fortino ragionevolmente confortevole. Lou lo sigillò con il suo Shift Folletto. Meditammo le nostre mosse: odiavamo Ghecis, odiavamo la distruzione arrecata alla nostra regione, e non intendevamo permettere che le prigioni si aprissero. Harmonia significava, e significa tuttora, equilibrio. I Pokémon dovevano essere liberi dal giogo umano, ma questo non doveva implicare un ribaltamento dei fronti. Decidemmo di pedinare Edward Brown, cercando di intimidirlo e costringerlo a liberare il suo Pokémon Leggendario. A posteriori, mi rendo conto della mia ingenuità da giovane. Edward Brown era troppo orgoglioso e talentuoso, troppo abile perché qualcuno potesse essere in grado di obbligarlo a fare qualcosa. Capì che eravamo sulle sue tracce e, una notte, venne a incontrarci in una landa desolata a qualche chilometro da qui, fra le montagne. Si verificò uno scontro ».

Disraeli cessò di parlare. Confiance assottigliò le palpebre, quasi a voler scrutare nelle profondità delle anime di Ed e Sean, e vagliare le loro sensazioni in quel momento. La sofferenza nella storia del suo compagno si rifletteva in lei: il suo sguardo era quasi una sfida nei confronti dei due ragazzi, una sfida che parlava di quanti erano stati i pegni che lei aveva dovuto pagare, e il coinvolgimento di sua sorella era strettamente collegato a tutto quello. Estrasse una Poké Ball dalla veste con calma, ma Ed si irrigidì immediatamente.

« Guarda, Edwin Brown » disse Disraeli. « Alla fine sei riuscito a incontrarmi: hai perserverato come tuo padre. Guarda ciò che ho da farti vedere, e poi giudicami, e giudica il tuo genitore. Questo frammento di un ricordo… È stato sottratto dal Musharna di tuo padre, con l’aiuto di Confiance ».

« Non ne avevate il diritto » borbottò Ed, ma non ci fu un’ennesima risposta da parte di Disraeli. Dalla Poké Ball di Confiance venne fuori un Musharna uguale in tutto a quello di suo padre, Lullaby: corpo rosa e viola, simile a un tapiro. Il fiotto di fumo roseo che uscì dalla sua testa intrise immediatamente l’aria, intorpidendo i sensi dei presenti e gettandoli in un attimo nella soffice stretta del ricordo in cui si stavano immergendo. Ed percepì i suoi piedi staccarsi da terra, e tutto divenne foschia.

« Ed… »

Sean bisbigliò il suo nome in un silenzio spazzato dalla neve. Stavano planando lentamente nell’oscurità, e l’istante che seguì erano atterrati su un morbido letto argenteo, in cima a una rupe, con uno strapiombo infinito alle loro spalle. Il nevischio batteva quella landa desolata in maniera turpe e rude, milioni di gelide frustate ad erodere la roccia. Un gruppo di figure si materializzò dall’ombra, fronteggiandosi. Le prime due stavano l’una accanto a l’altra: la prima altissima, la seconda molto più bassa, entrambe incappucciate nelle loro vesti scure. Di fronte a loro, a diversi metri di distanza, con la sua solita tunica semplice e sporca, c’era Edward Brown, la lunga chioma di capelli crespi raccolta in una coda.

« I segni dicono che voi due siete in cerca del sottoscritto da un bel po’ di tempo » ululò Edward, sovrastando il rumore del vento e facendosi più vicino. Ed non poteva provarlo, ma immaginò il freddo che si respirasse: eppure suo padre pareva totalmente insensibile a tutto quello. Teneva gli occhi puntati, come due fanali, verso i suoi interlocutori: allacciati senza sosta, come se volesse specchiarsi in quelle oscurità cariche d’odio. Il primo dei due, per rispondere, si sollevò il cappuccio: Ed vide un giovane mulatto, la pelle calda e abbronzata e una barba rada e incolta che gli correva lungo il viso, dall’aria austera e seria. I capelli erano scuri e mossi dalla tempesta.

« L’Ordine Harmonia non voleva arrivare a tanto, Edward Brown ».

« So tutto di voi. Disraeli e Lou » ribatté Edward, con una risata. Fu il turno della seconda sagoma incappucciata di levarsi il cappuccio: ne venne fuori il volto paffuto e roseo di un ragazzone biondo, il viso spruzzato di lentiggini.

« Notevole, se consideriamo che abbiamo fatto di tutto per nascondere le nostre tracce » disse Lou.

« Non avete fatto abbastanza, allora ».

« Perché, Edward Brown? » Ed dovette dedurre che il ragazzo alto e scuro fosse Disraeli. « Perché non adempiere alla nostra richiesta, e salvaguardare quella stessa regione che tu hai strenuamente difeso? »

« Perché voi vivete un sogno nelle vostre teste » rispose prontamente Edward. « È onorevole ciò che fate, dico sul serio. Ma la vostra travagliata storia parla per voi: cercate un pretesto all’interno delle vostre coscienze, una buona ragione per fronteggiare Ghecis e mettergli i bastoni fra le ruote. E qui entro in gioco io, non è così? Vedete, io potrei uccidere voi e i vostri Pokémon a mani nude, solo ricorrendo… » Edward si arrestò. Estrasse un coltellino dalla tasca dei pantaloni, maneggiandolo con attenzione e recidendo senza esitazioni la lunga coda di capelli che teneva legati, liberandola nel vento. Poi tirò fuori una benda, legandosela attorno al capo; gonfiò i muscoli, incrociò le mani ed emise un lungo grido. La terrà tremò, e nell’illusione del ricordo Ed riuscì a vedere i contorni cerulei dello Shift di suo padre definirsi, un’enorme aura che attirava a sé la furia della natura, sembrando inclinare la volta stessa del cielo sotto il suo peso. Lou lanciò a Disraeli un’eloquente occhiata.

« Ma è Terrakion che volete, non è così? E io Terrakion vi darò ».

Un gesto casuale tanto da apparire scontato, e in un impercettibile attimo Terrakion si era materializzato davanti a Edward, eretto in tutta la sua onnipotenza. Scalciò, recalcitrando alla vista dei due umani che gli si paravano davanti.

« Hitmonlee! »

« Granbull! »

Dalla Poké Ball di Disraeli eruppe una creatura dalla fisionomia umanoide, priva di una vera e propria testa e con gli occhi posti sul muso. Le braccia erano sottili, un intreccio di muscoli; le gambe, invece, assumevano un delicato color crema, allungandosi e formando delle specie di strani ammortizzatori. Il Pokémon di Lou, accanto al compagno, era una sorta di grosso bulldog viola ritto su due zampe, la mandibola estremamente pronunciata e un grosso collare attorno al collo.

A quella vista, Edward rise di gusto.

« Vai, Illeaki ».

E Terrakion partì. Ed serrò i denti, maledicendo la stupidità di Lou e Disraeli. Non stava dalla parte di suo padre, non dopo tutto quello, ma non poté esimersi dal rimanere impressionato nel vedere con che maestria Edward conducesse i movimenti di Terrakion. Il Pokémon Leggendario era di per sé una macchina inarrestabile: al suo Trainer bastavano dei piccoli colpetti al timone, impercettibili assestamenti perché quella grossa nave da guerra si scagliasse alla perfezione contro il nemico. Da ciò che Ed intuì, Hitmonlee e Granbull avevano dalla loro il tipo favorevole, ma ciò non bastò ad evitarne il tracollo. Terrakion scansò ogni loro colpo, ne subì altri utilizzando dei Sostituti e ricomparendo dal fitto della tormenta, e alla fine trovò il punto cieco di Hitmonlee mentre questo stava di spalle, travolgendolo con un’incornata che fece sanguinare la terra.

« E uno » declamò Edward.

Granbull, alla vista dell’amico e alleato agonizzante al suolo, fece un passo indietro. Lou afferrò la sua Poké Ball.

« Oh, non vorrai ritirarlo mica! » lo schernì Edward. « No… Siete l’Ordine Harmonia, giusto? Avanti! »

« Scappiamo. Eli, ti prego, scappiamo » mugugnò Lou. Granbull tornò nella Poké Ball proprio mentre Terrakion era tornato alla carica, puntandolo ferocemente con i suoi occhi lampeggianti. Quando vide il suo bersaglio scomparire, risucchiato nella sfera, non accennò a fermarsi. Lou sgranò gli occhi.

« Ci arrendiamo! Edward Brown, ci arrendiamo! » Ma Edward non batté ciglio.

« Vi rendo un servigio, davvero… Nella morte troverete una maggiore quiete di quanto la vita vi offra… » Edward attaccò una lenta camminata nella direzione di Lou e Disraeli. Quest’ultimo, alla vista del Pokémon Leggendario lanciato a morte contro l’amico, si gettò tra le sue fauci, un attimo prima dell’impatto con Lou.

« NO! » Disraeli, un sordo dolore che si impadroniva del suo cuore, sentì Lou spezzarsi accanto a lui. Finì lungo disteso sulla neve, una pozza scarlatta che gli bagnava la veste. A diversi metri di distanza, Terrakion infieriva con una zampa sui resti dell’amico di una vita intera. D’altra parte, Disraeli non riuscì a percepire dolore. Sentì il suo viso come sciolto, sfigurato, e un vuoto cosmico pronto a risucchiarlo…

Ed, la gola secca e arroventata al tempo stesso, vide insieme a Sean che Edward aveva raggiunto Terrakion. Lo richiamò nella Poké Ball, un ultimo, disgustato sguardo a Lou; poi si diresse verso Disraeli, agonizzante al suolo.

« A proposito… Sto andando a liberare Terrakion. Ci tenevo solo a precisare che non lo faccio per voi, pezzi di merda ».

Sputò su Disraeli, e sparì nella tempesta turbinante, continuando a camminare lento e svogliato.

Ed voleva crollare, lasciare che tutto finisse, non tornare mai più alla realtà… Ma poi un’altra sagoma, timidamente, si mosse da dietro una roccia, e la sua attenzione venne nuovamente catalizzata. Non c’erano grandi dubbi sul fatto che avesse osservato tutta la scena da dietro quel masso.

« Signore… Si sente bene… Signore… »

Era Confiance. Fu un brivido, ma Ed la riconobbe: aveva l’età di Hope, e la stessa bellezza. Quella più piccola Confiance era sempre malinconica, un po’ triste, struggente e bellissima. Appliccò una pressione sul ventre di Disraeli, i contorni che sbiadivano e ridiventavano improvvisamente rosei.

« Credo che… Credo che per il suo compagno non ci sia niente da fare, mi dispiace… » Confiance emise un singhiozzo. « Ma lei posso salvarla, signore, deve resistere… Stringa i denti… Stringa… »

E la scena sfumò via.

Ed e Sean riguadagnarono il duro pavimento del tempio, tornando al presente. Ed boccheggiò; serrò la stretta delle sue mani sulle ginocchia, lanciò intermittenti occhiate a Confiance e Disraeli, ma non riuscì ad esprimersi, nonostante non ce ne fosse il bisogno. Disraeli, senza che nessuno avesse più detto nulla, si sollevò il cappuccio con deliberata lentezza, e il mondo attorno a Ed si capovolse nuovamente.

« Dio… »

Un mostro. Non trovò altre parole che gli fornissero una più precisa idea di cosa quell’uomo fosse. Poteva avere una quarantina d’anni, forse più: i capelli erano mossi e corvini ma piuttosto radi, la pelle scura, e la faccia percorsa ininterrottamente da serie sconnesse di profonde cicatrici, icone di quella violenza antica e brutale. Una stringa del suo cuore sussultò: stava provando, contro se stesso e contro la sua natura, del dispiacere umano per quella persona. La faccia scavata era triste, maledettamente lacerata da un turbamento più profondo di quanto l’umana convizione potesse realmente spiegare. E il suo accostamento alla sagoma di Confiance, così giovane e bella, e a Hope… Gradualmente stava acquistando un senso, quell’apparentemente inspiegabile senso…

« Perché tu abbia un quadro completo della situazione, Edwin, è bene che tu sappia cosa io e mia sorella c’entriamo in questa storia ». Confiance trasse un respiro. « I nostri genitori sono nativi di una piccola isola ai margini del mondo. Al largo della regione di Kanto: è lì che io e Hope siamo nate. La troppa povertà, quindici anni fa, spinse i nostri genitori a emigrare: Hope aveva pochi mesi, mentre io già quindici anni e notevoli poteri curativi, tanto che cominciai a usarli sin da bambina per aiutare le persone del posto. Aiutavo mamma e papà a tirare avanti, giornata dopo giornata, fino a che la carestia ci costrinse a fuggire via dalla nostra terra. All’epoca, il fenomeno era particolarmente diffuso. ».

« Siete fuggiti... »

« A Unima » sottolineò Confiance. Era buffo, realizzò una minuscola parte del cervello di Ed, ascoltando quel racconto: quell’inestricabile intreccio del destino che li aveva condotti sin lì, uno snodarsi di eventi indecifrabili, tanto casuali quanto, apparentemente, facenti parte di un grande schema preordinato. L’afflato della vita e il suo mistero che s’incontravano… « Emigrammo a Unima. Io, mia madre, e mio padre. Non potemmo portare Hope: era troppo piccola e sostenerla non sarebbe stato possibile. Riuscimmo a trovare un accordo con una famiglia di contadini del posto. Non avevano mai avuto figli, e giurarono solennemente di prendersi cura di Hope. Nel mentre, giunti a Unima, mio padre e mia madre cominciarono ad andare in cerca di lavoro, finché mio padre non si ammalò, morendo poco dopo. Un tumore lo aveva scavato dentro, anno dopo anno, senza che lui ci avesse mai rese consapevoli di nulla. Si spense un giorno, all’improvviso, mentre era a lavoro in un cantiere nei pressi di Driftveil, dove aveva trovato momentanea occupazione. Ci dissero che era malato da molto tempo, ma non una parola uscì mai dalla bocca di mio padre su quel fatto. Ad ogni modo, mia madre non seppe uscirne. Era una giornata di neve e la ricordo ancora: sparì nella foresta adiacente alla nostra piccola casa, e non riemerse mai più. Ero una quindicenne piuttosto forte, ve lo assicuro. Eppure, mi sentii impazzire. Cominciai a vagare per Unima senza una meta, dimenticata dal mondo, e poi… »

« E poi hai incontrato Disraeli, agonizzante dopo la battaglia contro mio padre » completò Ed, la voce rotta.

« Disraeli mi prese con sé. Riuscì a sopravvivere, sfigurato nel volto ma non nell’anima. Mi disse ogni cosa: ebbe il tempo di raccontarmi di Harmonia e dei suoi progetti. Riuscimmo a dare una degna sepoltura a Lou. Edward Brown era ormai irrangiungibile, ma Ghecis Harmonia Gropius sarebbe tornato e noi dovevamo difendere a costo della vita quella regione. Mi misi in contatto con mia sorella: i nostri periodici scambi di lettere furono l’unico modo che ebbi a disposizione per vederla crescere. A poco a poco, riuscii a spiegare a Hope cosa fosse Harmonia, come avessimo perso i nostri genitori e io avessi incontrato Disraeli… Finalmente, arrivammo ad un accordo: ai suoi quindici anni, sarebbe giunta a Unima per sostenere l’esame per diventare Pokémon Trainer. Disraeli lo considerava il requisito minimo per accedere ad Harmonia, e, a suo tempo, aveva preteso che lo sostenessi anch’io. All’epoca non esisteva il problema del diploma: con Hope, fu una bega che dovemmo superare, falsificando un documento d’iscrizione. Ma alla fine giunse a Unima, pronta a sostenere l’esame e a unirsi ad Harmonia ».

« L’esame andò bene » proseguì stavolta Disraeli. « Hope raggiunse la promozione, e si distaccò immediatamente dagli altri promossi, raggiungendo me e Confiance. Non era felice come ci aspettavamo ».

« Irrequieta » aggiunse Confiance. « Qualcosa non andava ».

« Finché non scoprimmo la verità ».

« Quale verità? »

« Una notte di luglio, mi infiltrai in un’arena del Pokémon World Tournament, a Driftveil. Si stava tenendo un torneo particolare, a cui aveva preso parte un concorrente... Particolare ». Ed intuì dove Disraeli volesse arrivare. Ripensò alle parole del professor Bryce, mesi prima: lo aveva messo in guardia dal fatto che l’usare Victini in una competizione del genere avrebbe attirato attenzioni indesiderate. Se lo avesse potuto veramente sapere prima...

« La sorte volle che un Pokémon Leggendario fosse stato catturato da Edwin Brown, il figlio di Edward Brown. La storia si ripeteva, ma non era abbastanza ».

« Non era abbastanza? »

« No, Edwin » confermò Confiance. « Non lo era. Non eri solo la nuova ragione della nostra caccia, il nostro nuovo bersaglio nella lotta per la difesa di Unima. Eri anche la ragione recondita del comportamento di Hope. Perché Hope si era innamorata di te ».
 
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Jambojet.

Bad to the bone
Ciaoss

Alcune correzioni:

-"i primi spiragli dell’inferno avrebbero cominciato ad aprirsi", i fraseologici con verbi riflessivi in cui la particella nominale è attaccata al verbo stesso vogliono "avere"

-"quasi a voler scrutare nelle profondità delle anime di Ed e Sean, e vagliare le loro sensazioni in quel momento", penso che il "di" sia superfluo, "vagliare" non è retto da "voler"?

-"da dietro quel masso", senza " a"

-"ma non riuscì ad esprimersi, nonostante non ce ne fosse bisogno", direi che va col congiuntivo

Ci sono alcuni episodi (non riguarda quindi il testo in generale) di poca proprietà di linguaggio e mancanza di concinnitas

Poi, una cosa che ho sempre notato ma non ho mai detto è che usi troppo i puntini di sospensione, nei capitoli precedenti ciò non ha mai intaccato più di tanto il complesso dei capitoli, ma stavolta ne hai abusato veramente tanto

Anche perché a furia di usarli perdono di efficacia e danno fastidio, talvolta rendono equivoco il senso di una frase, come questa:

"È anche di lui che voglio parlare… In termini diversi rispetto a quelli che aveva previsto, ma lui voleva che ci incontrassimo"

Cioè, lui parlerà in termini diversi da quelli che Edward aveva previsto o loro si sono incontrati in termini diversi da quelli previsti da Edward? Nel secondo caso, io avrei usato circostanze al posto di termini e avrei messo "lui voleva che ci incontrassimo" prima, per rendere più chiaro il senso, magari scrivendo poi "anche se in circostanze ecc."

La sospensione la rendi comunque con un punto fermo in molti casi

La trama: mi sento uno scemo a non aver capito prima il significato di O.H. .-.

Ora Ed comincerà a vedere suo padre sotto una luce diversa, spero

La rivelazione finale... Non so proprio come prenderla. Vedremo nel prossimo capitolo. Un po' temo, un po' ho grandi aspettative per ciò che accadrà
 
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Dxs

Rappresentante di classe
Mi vergogno un po' ad aver commesso questi errori... Su quattro, tre sono sviste (a parte quella cosa del masso, a cui dovrò prestare maggiore attenzione). Ti ringrazio sentitamente.

Per la storia, attenderete il capitolo finale... Che spero di scrivere il prima possibile.
 

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Mi piace, mi piace molto la piega finale di questo arc, mi piace anche come il padre del protagonista abbia superato il solito cliché del genitore inseguito a lungo come figura di riferimento, ma che quest'ultimo sia invece diventato più un antagonista che un modello da inseguire.

E poi... Hope si è innamorata di Ed, wow, non mi aspettavo qualcosa di così diretto. Sono curioso di vedere come riesci a districarti anche in questa situazione.

Attendiamo tutti con ansia il prossimo capitolo ^^
 

Jambojet.

Bad to the bone
Mi vergogno un po' ad aver commesso questi errori... Su quattro, tre sono sviste (a parte quella cosa del masso, a cui dovrò prestare maggiore attenzione). Ti ringrazio sentitamente.

Per la storia, attenderete il capitolo finale... Che spero di scrivere il prima possibile.
Ero sicuro che fossero sviste, con tutto quello che avrai da fareTu preoccupati dell'Università, che è più importante di una fan fiction, a fare il correttore di bozze ci penso io

Non volevo parlarne perché non ho la possibilità di mettere sotto spoiler, ma visto che l'utente sopra di me l'ha svelato, hope che si innamora di Ed? È una cosa che non mi sarei mai aspettato, poi rivelata così all'improvviso... Hai capito il vecchio volpone

In realtà l'avrei vista molto di più con Sean, mi sembrava ci fossero più scintille

Comunque l'amore è un tema mai trattato fino ad ora, una novità

Chissà cosa dobbiamo aspettarci...non riseco ad inquadrare una storia d'amore nell'universo di Edwin o.O
 

Dxs

Rappresentante di classe
Posso immaginare che l'elemento "romance" sia stata una sorpresa. Tuttavia, una significativa fetta di questa storia sarà occupata da questa tematica, a me personalmente cara; la svolgerò nella mia personale maniera, poi starà a voi giudicare. Di certo parlare sempre di lotte sotto la pioggia contro dei demoni assassini, alla lunga, avrebbe stufato anche il più appassionato dei lettori.

Per l'università sì, tranquillo, il primo parziale è andato via con un 29, quindi sono soddisfatto. [emoji28]
 

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Noh! A me piacevano gli scontri sotto la pioggia contro i demoni assassini!!!

Comunque sì, sono stato decisamente colpito, perché considerando il tipo di ambientazione e la trama fino adesso, il tema amoroso stride molto violentemente con la fic.

D'altronde hai inserito un assassinio nel primo capitolo con una tranquillità disarmante, quindi posso solo sperare che anche in questo caso sarai all'altezza di te stesso ^^
 

Dxs

Rappresentante di classe
Mi sembra assurdo pensare che, anche nel più violento degli universi, l'amore non possa esistere. Le persone si innamorano tutti i giorni. D'altro canto capisco come possa stridere con quanto detto finora... Il capitolo si è chiuso come un fulmine a ciel sereno. Starà a me mischiare bene tutti gli ingredienti e farne risultare una cosa gradevole. Ho grandi aspettative verso me stesso, sarà un piatto forte della storia.
 

Veemon Tamer

Momentai
Non sono un grande appassionato di storie d'amore per come vengono presentate di solito nei libri (troppo mielose), ma penso che sia un elemento di cui è difficile fare a meno e che dia anima alla storia, quindi sono stracurioso di vedere come si svilupperà.

Anche io me lo sarei aspettato più nei confronti di Sean, in effetti inizialmente stride un po', ma gli imprevisti sono quasi sempre ben accetti, quindi vediamo.

Edward iniziava a starmi un po' antipatico per cui sono quasi contento che la storia abbia preso questa piega. Mi spiace per Edwin più che altro
 

Dxs

Rappresentante di classe
Staremo a vedere...
Ad ogni modo sono contento di questa vostra reazione dopo un mese di pausa... Veramente, mi aspettavo il silenzio assoluto, invece si è anche creata una bella discussione! Grazie!
 

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Mi sembra assurdo pensare che, anche nel più violento degli universi, l'amore non possa esistere. Le persone si innamorano tutti i giorni. D'altro canto capisco come possa stridere con quanto detto finora... Il capitolo si è chiuso come un fulmine a ciel sereno. Starà a me mischiare bene tutti gli ingredienti e farne risultare una cosa gradevole. Ho grandi aspettative verso me stesso, sarà un piatto forte della storia.
Be', nell'universo Pokémon hai mai visto scene amorose?

Si sentì riempire
^ Escludendo questo intendo.

Quindi sì, è abbastanza inaspettata come piega, soprattutto perché si passa da 0 accenni manco di striscio ad una dichiarazione esplicita (anche se indiretta).

E mi associo a quelli che pensavano che Hope sarebbe andata con Sean in un'eventuale sviluppo di questo tipo. Sviluppo che ripeto, immaginavo che se ci fosse stato sarebbe stato molto più sottile e meno esplicito.

Staremo a vedere...

Ad ogni modo sono contento di questa vostra reazione dopo un mese di pausa... Veramente, mi aspettavo il silenzio assoluto, invece si è anche creata una bella discussione! Grazie!
Be', è un po' una rivoluzione di trama quella che hai fatto, quindi molti dei lettori che sono sempre rimasti "silenti" hanno deciso che fosse il caso di dire la loro ^^

Dai il massimo anche per questo 50 che attendiamo tutti con ansia (probabilmente più te di noi :P )
 

Dxs

Rappresentante di classe
Oggi, in una recensione su un altro sito, ho ricevuto questo complimento. Ci tenevo a rimarcare che è probabilmente la cosa più bella della mia passione quella di vedere ripagato il proprio sudore, e forse questa una delle cose più belle che mi abbiano detto parlando di Edwin...

Passando a risvolti più "tecnici", il tuo stile di scrittura mi piace. Molto curato, si vede che ci hai dedicato molto tempo. Mi ricorda quello di un libro fantasy, anzi, oserei dire che sostituendo ai Pokémon elementi fantastici di altro genere ne verrebbe fuori un ottimo romanzo, da far invidia a molti in libreria.
 
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