Edwin [Capitolo 62 - In Corso]

Dxs

Rappresentante di classe
Quanto mi fa piacere leggere recensioni di questa lunghezza... È come venire ripagati di tanto sforzo, qualunque sia poi il contenuto della recensione stessa. Ma di sicuro è bello poter vedere così tante parole spese nei miei confronti.

Ti ringrazio veramente tanto per i complimenti sul livello di scrittura, mi fanno un sacco piacere!

Sul fatto di leggere una mia opera completamente inedita... Perché no. Credo traspaia quanto io ami la scrittura e quanta passione ci metta, ma questo più che altro si riverbera nel fatto che io sia ancora qui e ormai Edwin sia un progetto partito più di un anno fa, e io non mi sia mai sostanzialmente fermato. Di conseguenza, mi concentrerò prima sul portare a termine questo grosso progetto... Ma ci torno subito tra poco, perché mi ricollego al prossimo punto.

I personaggi: non è un caso che non ti sia particolarmente affezionato a loro... I cattivi/misteriosi (vedi Mark) hanno un impatto molto più forte rispetto al cast dei buoni. Questo a causa della dilatazione dei tempi che la storia in generale possiede: tutto è costruito in funzione di un determinato personaggio, per dargli il tempo di evolversi e cambiare... Sean è stato sulle palle a (quasi) tutti nel primo arc, nel secondo è diventato improvvisamente almeno simpatico; così Ed cambia in maniera differente, ma potrai constatarlo tu stesso...

Fa anche piacere il fatto di averti gettato in un'atmosfera fantasy; l'influenza degli shonen c'è, sì, come ti ho già detto l'influsso di HunterxHunter è molto forte nell'arc che hai letto, meno forte nel secondo, fino a scomparire definitivamente dal terzo in poi. Quindi nulla, ai prossimi capitoli, dove la storia comincerà pure a stratificarsi, infittirsi, e a sorprendere, immagino.

Grazie ancora!
 

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 37 - Seth Colado

Il Pokédex squillò al tramonto, puntuale come previsto. Seth lo afferrò con la consueta calma, dirigendo il suo sguardo all’orizzonte che si estendeva fuori dalla finestra.

« Seth Colado? »

« Sì » rispose Seth. La voce dell’uomo era sempre la stessa: gelida, fastidiosa, a tratti inquietante. Sebbene stesse svolgendo un lavoro per suo conto, Seth notò come continuasse a chiamarlo con il nome e il cognome, e  la cosa lo irritava a sufficienza.

« Saranno sul posto in serata. Tieniti pronto ».

« Va bene ».

« Molto bene ». L’uomo ghignò piano. Seth non fece altre domande. Chiuse la chiamata, preparandosi a raggiungere il luogo prestabilito. Intanto, il sole disegnava nel cielo una parabola discendente, formando intense striature arancioni lungo tutto il letto di nuvole.

*​
Caotiche file di automobili correvano lungo la stada principale di Castelia, quella sera. Ed e Sean giunsero con il treno delle dieci, sfiancati dall’ultima intensa, sanguinosa lotta a cui avevano preso parte. Sul lungomare, dove si allungavano i cinque moli della metropoli, Ed calpestò freneticamente il pavimento lastricato, cercando di distinguere nell’opprimente oscurità del mare il profilo del luogo che voleva raggiungere.

« Da qui non si vede » annunciò.

« Ed… » esitò Sean, tendendo un braccio verso le spalle dell’amico, come per placarlo con dolcezza.

« Ci serve un battello » disse poi Ed, scattando alla sua destra con passo veloce, alla ricerca di qualcuno a cui chiedere delle informazioni. Sean lo seguì, spaventato, finché Ed non prese a sinistra, incamminandosi con decisione verso il limitare del molo più grande. Alcuni uomini in divisa si stavano affaccendando attorno a degli ormeggi, quando Ed si fece loro incontro.

« Cercavo il prossimo battello per l’Isola Libertà » esordì bruscamente. Uno di quegli uomini gli gettò dal basso un’occhiata di traverso, ancora intento ad armeggiare con una spessa corda impregnata d’acqua.

« Isola Libertà? In questo periodo dell’anno? »

« È un problema? »

« Se vuoi raggiungerla, direi proprio di sì » rise l’uomo.

« Sono un Trainer » aggiunse immediatamente Ed, pensando che tanto valeva giocarsi tutte le carte a sua disposizione. Sfoderò la scheda allenatore sotto gli occhi del suo interlocutore, che intanto si era messo in piedi e lo fronteggiava in tutta la sua stazza.

« Ottimo » fu la risposta. « Allora prendi un Pokémon e vola fin lì, no? Tecnicamente non sarebbe legale, ma se hai detto di essere un Trainer… » C’era una nota di biasimo nelle parole dell’uomo che a Sean non piacque affatto.

« Non abbiamo ancora catturato dei Pokémon volanti » intervenne, nel tentativo di dare man forte a Ed. L’uomo, insieme ai suoi compagni, scoppiò in una rinnovata, fragorosa risata.

« Non rida » gli intimò Ed, sottovoce.

« Girate al largo, ragazzini » l’uomo voltò loro le spalle, tornando alle sue occupazioni e lasciandoli piantati lì, senza sapere cosa fare.

« Ed… »

Ed si era chinato a terra, piegando le ginocchia e respirando affannosamente. In sottofondo, il rumore prodotto dai veicoli che affollavano il lungomare della capitale continuava a ronzare nelle loro orecchie. Alla fine, prese la sua decisione.

« Ho deciso. La chiamo ». Era timoroso nel fare una scelta del genere. Al loro addio, al termine dell’esame, Hope sembrava davvero in balìa di un qualcosa più grande di lei, a cui non poteva sottrarsi e che non poteva confessare agli altri. Ed aveva in parte così giustificato l’assenza di una chiamata in occasione del suo compleanno; ma se Sean aveva veramente visto giusto nel Dreamyard, perché lei non si era rivelata ora, e magari preso parte alla battaglia contro Knockford?

« Provaci » disse Sean, preoccupato.

« Tu sei sicuro di averla vista, sì? » Sean, prima di rispondere, indugiò appena.

« Perché non ti fidi? So quello che ho visto ».

« Sai, anche con Eric… » butto lì Ed.

« Ah, allora è questo » realizzò Sean di colpo. « Pensi che io sia pazzo? Eric ha accoltellato un concorrente sotto i nostri occhi, e poco dopo è fuggito aggredendo un’esaminatrice! Non ti è bastato? » Cercò di non scaldarsi, di trattenere la rabbia che sgorgava a vampate attraverso di lui, ma con l’Ed che aveva davanti non fu affatto facile.

« Buffo… Abbiamo conosciuto Hope proprio su questo molo ». Non pareva che Ed avesse ascoltato. Con una strana espressione in volto, selezionò dalla rubrica del Pokédex il contatto di Hope. La commissione d’esame aveva registrato tutti i numeri di cellulare dei concorrenti promossi sui loro dispositivi, prima di distribuirli.

« Allora? » fremette Sean, dopo un generoso numero di secondi trascorso in silenzio. Ancora qualche attimo, e Ed mise giù, evidentemente affranto.

« Ha cambiato numero ».

« Che cosa? »

« Numero inesistente. Così diceva la voce » Ed agitò appena il suo Pokédex, riponendolo poi nello zaino, sempre più depresso.

« D’accordo, numero inesistente ». A Sean ci vollero tutte le sue capacità diplomatiche – e non riteneva di esserne granché provvisto – per mantenere la calma e far ragionare l’amico. « Ma cosa speravi di ottenere? Voglio dire, è strano che io abbia visto Hope, ma… »

« Sì che è strano » insistette Ed, punto sul vivo. « Hope, Sean. Hope. Abbiamo condiviso tutto durante l’esame, spalla contro spalla nella riserva, ci siamo dati man forte, e adesso viene fuori che ci stava beatamente osservando dietro un cespuglio, mentre noi rischiavamo la vita! » Non si accorse di aver alzato il tono della voce, ma Sean non si scompose.

« È vero » concesse. « In verità, la cosa che mi rende più inquieto è quello Shift, Ed. Te l’ho già detto ».

« Già ». Ed, intanto, prese a camminare a ritroso per il molo, immettendosi nuovamente sulla strada principale, dove lo smog anneriva i marciapiedi e i tombini incastonati nell’asfalto.

« Cos’era, veramente? Uno Shift protettivo? » domandò a Sean, che era riuscito a percepirlo.

« Anche questo è un mistero. Era protettivo… Nel senso che ho sentito un’energia difensiva correre tutto attorno a quella botola. Penso che non si possa aprire se non capiamo prima come abbattere una protezione del genere… Ma poi, ha cominciato a espandersi, a ingrossarsi, finché non è spirato in su, verso di noi. Ha avuto un immediato effetto soporifero… Eppure era sempre la stessa aura. Credo che gli Shift non si riducano ad avere un’unica funzione, se il Trainer riesce a modellarli a suo piacimento ».

« E hai anche detto di essere sicuro che quello Shift appartenesse a Hope ».

« Più che sicuro » confermò Sean. « Era lei, Ed. Quando ho percepito quello Shift… Era come se parlasse, e mi suggerisse la figura di Hope. È complicato da spiegare, ma… » Sean s’interruppe, ma per Ed fu abbastanza. Tutto quello che aveva detto lo conducevano su un’unica strada, un’ipotesi così improbabile che suonava quasi ridicola nella sua mente, eppure…

« So che lo stai pensando, Sean ». Sean, scuro in volto, diede voce ai suoi sospetti.

« Hope. O.H. ».

Ed scosse la testa, deciso. « Mi rifiuto di pensare una cosa simile. Mi fido di Hope. Lei non ci tradirebbe mai » disse, categorico.

« L’esame, in fondo, era un tutti contro tutti, Ed. È anche plausibile soggiogare i concorrenti, stringere con loro dei patti per poi infrangerli. Eric lo ha fatto, e nella peggiore delle maniere. Hope, perlomeno, è stata corretta con noi fino alla fine… Finora, almeno ».

« Sei ridicolo ».

« Davvero? » Stavolta Sean cominciava a scaldarsi. « Io non l’ho conosciuta come l’hai conosciuta tu… Ma ti ha piantato in asso nella riserva, no? Eravate insieme e poi… »

« Piantala, Sean! » sbottò Ed. « Ci siamo separati per puro caso, io ero caduto in una trappola, e lei aveva dovuto inseguire Eevee, che era stata… » Si arrestò all’improvviso, trattenendo il fiato con tanta enfasi che Sean si voltò di scatto attivando lo Shift, tutti i sensi all’erta.

« Ma sei scemo? Che ti prende? » proruppe a sua volta, i capelli che tornavano ad afflosciarsi dopo la violenta scarica di elettricità che aveva richiamato.

« D-durante la quarta prova, dopo aver affrontato i Nuzleaf, durante quei giorni in cui… In cui non incontrammo nessuno… »

« Cosa? »

« … Ci raccontammo a vicenda delle nostre catture. E… E cosa ci disse Hope? Che aveva catturato Eevee seguendo un passaggio, un… »

« … Dalle fogne di Castelia! » completò Sean, illuminato. « Muoviamoci, cosa aspettiamo? »

« Sì… Forza… » disse Ed, animato da nuovo vigore, seppur ridotto comunque a un lumicino di speranza.

Si rimisero in marcia, e in pochi minuti furono a ridosso del Molo Pollice, immerso in una desolazione che contrastava con il sovraffollamento del resto della capitale. Mentre Ed si voltava ad osservare per un’ultima volta Castelia, lasciò vagare il pensiero verso sua madre, che probabilmente aveva da poco terminato di lavorare e si apprestava a ritornare a casa, gravata da chissà quali preoccupazioni. Proprio per quel motivo aveva deciso di non avvisarla della sua presenza in città; dopotutto, si disse, meno persone avrebbe visto e meglio sarebbe stato. Solo la presenza di Sean cominciava ormai a diventare un peso: gli importava esclusivamente di Victini, di ritrovarlo, di proteggersi a vicenda, di far sì che quella separazione non significasse un addio definitivo. Non poteva permetterlo, a qualsiasi costo.

« Di qua » avvisò, una volta che ebbero scavalcato delle transenne e furono avvolti dalla puzzolente oscurità del primo, ampio tunnel dell’impianto fognario di Castelia. Il traballare pericoloso del ponticello che stavano attraversando riportò a galla fra i pensieri di Ed la figura di Eric, che proprio in quel luogo aveva iniziato a conoscere. Se avesse saputo in anticipo cosa Eric sarebbe diventato, Ed era certo che lo avrebbe spinto in giù, nel tentativo di affogarlo nella melma scura che gorgogliava qualche metro più in basso. E invece Eric Dawkins era quasi riuscito nel suo intento di diventare un’apparente spia fra i Trainer per conto del Team Plasma, salvo poi impazzire a metà esame…

« E adesso? » chiese Sean, arrestandosi di colpo. « Non hai idea di dove possa trovarsi la strada giusta, vero? »

« Hope aveva parlato di un piccolo giardino » ricordò Ed. « Un’oasi nel bel mezzo della metropoli, con un lunghissimo tunnel a collegamento fra essa e l’Isola Libertà ».

« Hm » assentì Sean. « Ci impiegheremmo secoli, a cercare normalmente ».

« Normalmente? »

« Esatto. Sali sulla mia schiena, ti va? Sentirai solo una leggera scossa ».

Ed, in altre occasioni, avrebbe rifiutato nettamente. Era vero che, dopo le incredibili rivelazioni scaturite dai ricordi di suo padre, aveva appreso di possedere uno Shift vivo, che sobbolliva lentamente in chissà quali oscuri meandri del suo corpo e lo aveva aiutato nel ritrovare la lettera di Edward; tutto quello non bastava, comunque, a piegare le fitte di gelosia che lo attraversavano ogni qualvolta Sean faceva sfoggio della sua incredibile aura. In qualsiasi caso, l’urgenza velenosa che aveva di recarsi nel luogo in cui Victini era stato nuovamente intrappolato lo spinsero ad accettare: mentre si issava sulle spalle di Sean, Ed ripensò ai suoi propositi al termine del Pokémon World Tournament, alla strada che aveva deciso di intraprendere, e realizzò improvvisamente che tutto quanto gli stava sfuggendo di mano, ancora una volta. Lui non era in grado di vivere la normalità di ogni giorno.

« Bene ». Le falcate di Sean li teletrasportarono da una parte all’altra delle fogne, i ponticelli che sobbalzavano appena quando venivano toccati, i duri muri di pietra che producevano rumori secchi ogni qualvolta Sean ci atterrava sopra. Ed tacque, sperando che l’amico non impiegasse troppo tempo a trovare la strada giusta; quando giunsero abbastanza in profondità, Sean dovette girare al largo da alcune presenze che aveva percepito a pochi metri di distanza.

« Il carcere di Castelia. È qui da qualche parte » sussurrò, teso. Si allontanarono, immersi in un’oscurità sempre più fitta. Ed non vedeva nulla: sperava di ottenere nuovi segnali dal suo Shift, ma l’unica aura in grado di illuminarsi contro il buio era quella di Sean, che li guidava come una bussola in quel dedalo infinito e maleodorante.

« Ci siamo! » esclamò alla fine Sean, la voce arrochita dopo i troppi minuti trascorsi in silenzio. Superò uno spazioso androne, il soffitto trapunto di grosse stalattiti acuminate, e imboccò uno stretto passaggio bagnato da una tenue luce lunare. All’aperto, un cedro si ergeva solitario in quel piccolo giardino, per il resto abbandonato. Non c’era un Pokémon, non c’era una persona, non c’era nulla che potesse attirare la loro attenzione; Sean aggirò l’albero, immergendosi ancora una volta nelle fitte tenebre di un nuovo tunnel che, questa volta lo sapevano, li avrebbe condotti direttamente all’Isola Libertà.

« Tieniti, Ed! Accelero un po’! » Ed rinsaldò la presa, chiuse gli occhi e sperò che tutto finisse in fretta. Quando finalmente giunsero alla fine del tunnel, era passata almeno mezz’ora. Sean intuì all’ultimo istante che un muro di fondo si ergeva al termine del percorso; frenò bruscamente, le suole delle scarpe che slittarono con violenza contro il pavimento del tunnel, producendo uno sgradevole odore di bruciato.

« Cavolo, non avevo visto la fine » si scusò con Ed. « Ci siamo, comunque. È qui sopra ». Un ultimo slancio, e lui e Ed sbucarono all’aperto, nella familiare foresta dell’Isola Libertà. Ed smontò, sgranchendosi le gambe doloranti.

« Cavolo! » ripetè Sean, il fiato corto. « Ma quanto ci ha impiegato Hope, ad andare e tornare? Con lo Shift al massimo ci abbiamo messo almeno mezz’ora… » Scosse la testa, visibilmente sconcertato, per poi riprendere parola: « sono a corto di energie. Dovremo raggiungere il faro a piedi ».

« Non è un problema » rispose Ed, sistemandosi meglio lo zaino in spalla. Sperò che non ci fossero Pokémon, o altri pericoli in giro; era già stato abbastanza sconfortante contare su Sean per quel tragitto.

« Quindi, qual è il piano? » domandò successivamente Sean, quando ormai si trovavano ben direzionati verso l’enorme torre bianca che faceva da punto di riferimento nella notte.

« O.H. ha intrappolato Victini dove si trovava quando l’ho catturato, ne sono certo » affermò Ed. « Lo riprendo e torniamo a casa ».

« Bene. Sai, ho proprio voglia di scoprire cosa fosse in realtà Knockford, e perché si trovasse lì ».

« Anch’io » convenne Ed. « Non ho teorie sulla sua natura… Ma in fin dei conti era un demone, e per questo motivo controllato dal Team Plasma. Credo che, alla fine, abbiano scoperto chi sono e la mia posizione. Vogliono togliermi di mezzo ».

« Vuoi scherzare? Ed, quello che dici è molto pericoloso… »

« È così. Me lo aspettavo, doveva accadere prima o poi. Avviserò Rafan se dovesse servire, comunque. Ma non ce ne dovrebbe essere bisogno, se solo… » Se solo avessi ancora Victini dalla mia, concluse dentro la sua testa. Quel vuoto lasciato dal suo Pokémon lo inquietava più di qualunque Ghecis, O.H., o Pokémon demoniaco che potessero fargli del male.

« Dai, eccoci » Sean si fece da parte, pregando che andasse tutto bene. Ed varcò risoluto la soglia del faro. L’ampio salone al piano terra era sempre lo stesso: vi riconobbe le macchie di sangue coagulate nel punto esatto in cui aveva riposato il primo giorno della terza prova, e dove aveva poi fatto la conoscenza di Kelen. L’ingresso delle scale non era più occupato con il divieto firmato da Lenora; alla base del primo scalino, Ed poteva già intravedere un mattonella più grande delle altre, esattamente il punto in cui era caduto quella famosa mattina…

Cominciò a correre all’impazzata senza rendersene conto, e in un lampo di ardente delusione atterrò senza risultati sulla botola, che non si ribaltò come lui si era aspettato.

« Merda! Apriti! » urlò. Vi saltò sopra, la riempì di pestoni, la prese anche a pugni; la solida mattonella di pietra non si mosse. Si appiattì a terra, ponendo l’orecchio sulla sua superficie: non riuscì a udire nulla.

« VICTINI! » strillò, quasi istericamente, ma nessun verso spaventato, nessun rumore che annunciasse la presenza di qualcuno al di là della botola poterono alimentare le sue speranze.

« Ed… » Sean si avvicinò, cauto.

« VICTINI! »

« Ed, c’è… C’è quello Shift, è… »

« Cosa? Cosa dici? Cosa? » Ed si rimise in piedi, fronteggiando Sean, le orbite degli occhi sbarrate.

« È… È lo stesso Shift del Dreamyard. Sigilla la botola, riesco… Riesco a vederlo » si costrinse a dire.

« Cosa… Sul serio… » Ed tornò a terra, come per analizzare la botola e studiarla meglio, consapevole ora che c’era un potente Shift a proteggerla.

« È fuori dalla nostra portata, Ed ».

« NO! VICTINI È LÌ DENTRO, E IO LO TIRERÒ FUORI! CHIAMA LUXIO, SEAN! LA SFONDEREMO! »

« Non si può ». Sean odiò se stesso per quelle parole, ma era terribilmente certo di ciò che stava dicendo. « È un sigillo creato appositamente per rinforzarsi ogni qualvolta viene attaccato, e lo percepisco, Ed… È lo stesso Shift di Hope… »

« Non sbagli » disse una voce ignota. Ed sobbalzò, tornando ancora una volta in piedi, sulla difensiva; Sean attivò lo Shift che gli era rimasto, afferrando entrambe le Poké Ball e scrutando la nuova figura che aveva appena fatto il suo ingresso nel faro.

« Chi sei? » sbraitò. Nel cono di luce lunare che filtrava dalle finestrelle del faro si fece avanti un ragazzo. Sean gli attribuì vent’anni circa; aveva dei capelli corti, castani, con un accenno di barba curata che gli correva lungo il viso, incorniciato a sua volta da un paio di occhiali neri, dalla montatura semicircolare. La maglietta che indossava attrasse l’attenzione di Ed: era totalmente bianca, fatta eccezione per un cuore rosso carminio disegnato al suo centro, a cui si intrecciavano degli strani fili metallici. Sotto al cuore c’era una scritta blu elettrico, tutta a zig zag, che recitava: Boltbeam Team. Lo stesso cuore era tatuato sul bicipite sinistro del ragazzo.

« Rimetti a posto le Poké Ball » disse. Avanzò senza preoccupazioni verso i due ragazzi, tendendo loro una mano. « Seth. Seth Colado ».

« Seth Colado… » Ed ricambiò meccanicamente la stretta, assente. Cercò di rivangare nella sua memoria, alla ricerca della situazione in cui aveva già udito quel nome. Seth Colado… Era certo che gli suggerisse qualcosa, come un ronzio indistinto a cui aveva prestato distrattamente attenzione.

« Hai sconfitto un membro della mia squadra, al Pokémon World Tournament » spiegò Seth. Quando si accorse che l’espressione tra lo sconvolto e il meravigliato non aveva abbandonato il viso di Ed, aggiunse: « Magnus ».

« Magnus... Magnus Branx, il bombardiere! » Seth assentì. « Sei il capo della squadra artificieri di Unima… Ma… Cosa ci fai qui? »

« Non sono solo un artificiere » precisò Seth.

« No » intervenne Sean, rimasto in silenzio fino a quel momento. Aveva riallacciato alla cintura le Poké Ball, ma mantenne vivo lo Shift, come precauzione; proprio il non disattivare l’aura gli permise di percepire quella di Seth. La sua, pensò, al confronto impallidiva: quel tizio poteva anche essere un Trainer navigato, ma sentì distintamente uno Shift di dimensioni spropositate minacciarlo con la sua potenza.

« Uno… Uno SPEZZASIGILLI! » Ed esultò selvaggiamente alla vista di Seth, che gli apparve per la prima volta chiaro e luminoso dinanzi ai suoi occhi. Matt e Charles, nel presentare Magnus agli spettatori, durante il torneo, avevano accennato a come facesse parte di una squadra di artificieri e spezzasigilli, capeggiata proprio da lui, Seth Colado

« ED, CALMATI! » Anche Sean si ritrovò ad urlare. « Credi che non ci sia qualcosa dietro… Che in un luogo deserto come questo casualmente salti fuori proprio una persona che fa al caso nostro? PENSA! » Non gli importava di avere Seth davanti, anche se era vagamente conscio di come, se quello avesse voluto, avrebbe potuto tramortirli entrambi in un solo gesto.

« Dovresti disattivare lo Shift » suggerì invece Seth, con pacatezza. « Ancora qualche minuto e finirai svenuto a terra ».

« Cosa cerchi, da noi? » lo ignorò Sean.

« Un aiuto in cambio di un aiuto ».

« Puoi… Puoi aiutarci a rompere questo sigillo? C’è… C’è il mio Pokémon dentro, lui è stato… » Ed si bloccò, spaventato dal suo stesso tono di supplica e dal fatto che fosse sul punto di spiattellare tutta la storia di Victini ad un perfetto sconosciuto.

« Ed, non sappiamo chi sia, potrebbe anche essere O.H. per quello che ne sappiamo, lui… »

« SEAN ». Ed guardò l’amico con espressione mortifera. « Ho perso il conto di quante volte abbiamo attribuito l’identità di O.H. a persone che con O.H. non c’entravano niente… Dobbiamo smetterla! Lui può aiutarci, può… »

« Sei accecato » lo interruppe Sean. « Accecato, tu… »

« Non negherò di essere qui per conto di qualcuno. Oltre a essere il capo dei Boltbeam, la mia squadra di artificieri, sono anche un mercenario, e svolgo mansioni di ogni genere. Ma non voglio raggirarvi, o tendervi un agguato. Sono qui per aiutarvi, e ve lo dimostrerò » disse Seth, deciso. Avanzò fra Ed e Sean, giungendo ai piedi della botola. Sean cadde carponi, sentendosi mancare il fiato; nello stesso istante, percepì distintamente lo Shift di Seth esplodere in tutta la sua potenza, e irradiarsi ovunque nella sala. Seth si chinò a terra, pose le dieci dita delle mani sulla botola, chiuse gli occhi, e l’attimo dopo quella era saltata, la mattonella che la proteggeva sgretolatasi al suolo sottostante.

« VICTINI… » Ed si gettò nel foro, rimettendosi in piedi e scivolando lungo il tunnel semidistrutto, che piegava a destra. La stanza di Victini era come l’aveva lasciato durante la terza prova; regnava il soqquadro, perché nessuno si era degnato di rimetterla in ordine. Ma del suo Pokémon, neanche l’ombra.

« NO! » Sean, rimasto in superficie con Seth, esausto per il troppo tempo rimasto con l’aura attivata, sentì Ed gridare.

« Ed… »

« Non ha trovato ciò che cercava » considerò Seth.

« Stronzo. Tu lo sapevi già, non è così? » Sean strinse i denti. Seth lo guardò, senza degnarsi di rispondere. Quando Ed riemerse, tuttavia, riprese subito la parola.

« Sono a conoscenza dell’altro sigillo, nel Dreamyard ».

« Possiamo, possiamo andare lì, noi… » borbottò Ed.

« Non prima di aver soddisfatto la mia richiesta. Non è il posto giusto per parlarne, quindi gradirei che mi seguiste ». Seth accennò un cenno con il capo, poi voltò loro le spalle, guadagnando l’uscita. Quando fu sparito, Sean attaccò.

« Ed… Ti prego, non… Non fare cazzate, è una trappola così evidente… C’è qualcosa dietro, un complotto, lo manda qualcuno, Ed! Potrebbe essere dalla parte del Team Plasma, non esaudirà mai la tua richiesta! Aveva già capito che sotto alla botola non c’era Victini… Possiede uno Shift Terra, lui… E O.H., O.H. ti ha teso una trappola, ha voluto farti credere che Victini si trovasse qui, ma chissà dove lo tiene nascosto, e quel Seth… » Si ritrovò quasi in lacrime, i pugni che sbattevano contro il duro pavimento del faro. Era tutto così maledettamente intricato, confuso, che non riusciva a vedere il nesso fra tutti gli eventi, un indizio logico che gli permettesse di ricollegare i fili… O.H., Edward Brown, Hope, e ora quel Seth Colado…

Ed, mai così teso in volto, scrutò le profondità dell’isola che si allargavano oltre l’entrata: una impercettibile e gelida brezza invernale filtrava attraverso di essa.

« Seth è un personaggio pubblico, qui ad Unima. Non può permettersi attività illegali così apertamente. Non devi seguirmi, Sean. Ce la farò da solo. E lui mi aiuterà, lui… Victini… » Avanzò.

Sean rimase a terra a guardare l’amico sparire dal faro, come aveva fatto Seth, i resti della botola che giacevano poco distanti. Con immensa fatica si rimise in piedi, realizzando come tutti i propositi che Edwin Brown aveva scelto per lui e il suo migliore amico fossero definitivamente andati distrutti. Uscì rassegnato dal faro, preparandosi mentalmente al disastro che lo attendeva,  e consapevole che, prima o dopo, quell’ombra gigantesca sarebbe definitivamente calata su Unima e sulle loro vite.
 
Ultima modifica da un moderatore:
Allora. Premetto che non sono un grande recensore, ma dopo aver finito la prima saga mi sembrava carino scrivere due righe riguardo la fic. Innanzitutto volevo chiedere scusa a Dxs per averla ripresa solo ora, avevo iniziato a seguirla quando ha pubblicato i primi capitoli, ma tra i tempi di attesa e i miei impegni l'ho lasciata da parte. Sono arrivato al capitolo 19, e a breve mi metterò al passo.

Ma andiamo subito al dunque.

Il tuo stile di scrittura mi piace molto. E' scorrevole, chiaro e grammaticalmente impeccabile. Le descrizioni sono molto ben fatte, perché sebbene dettagliate ed accurate non appesantiscono per niente la lettura e aiutano ad immaginare la scena e ad immedesimarsi in essa. Hai un lessico molto vario che adatti bene anche a seconda del personaggio che sta parlando. Leggendo il thread ho trovato un commento (non ricordo di chi, adesso) che diceva che non c'era nessun capitolo che non gli era piaciuto, e sono completamente d'accordo.

Riguardo i personaggi, la cosa che mi è piaciuta di più è stata la caratterizzazione, soprattutto basata sulle tue impressioni e sulla tua immaginazione, dei personaggi già esistenti. Penso che Mirton sia il migliore, mi piace tantissimo la sua abilità di potersi teletrasportare con nuvole di fumo e di creare illusioni molto simili a veri esseri umani o Pokémon. Ma soprattutto il suo atteggiamento, il suo carattere: è quasi noncurante di ciò che accade perché dà l'impressione di avere ogni cosa sotto controllo. Marshal sei riuscito a farmelo odiare, ed è un tuo merito perché ancora una volta hai saputo caratterizzarlo perfettamente: è iroso e istintivo, non ha un briciolo di pazienza e reagisce violentemente quando le cose non gli vanno bene, l'esatto opposto di Mirton. Geniale poi, la trovata del senso di disagio che trasmette nello scontro tra Edwin e il gemello, che aveva un risultato più che ovvio. Caitilin e Shauntail rispetto agli altri sono due figure più marginali, ma hai reso bene anche le loro personalità. Spero che nel corso della storia avranno uno sviluppo maggiore. Lenora me l'aspettavo un po' più decisa e ferma, ma mi piace come hai sviluppato il suo animo materno e protettivo. Alder mi è indifferente, finora non ha fatto nessun intervento decisivo per quanto riguarda la storia, si è sempre mantenuto piuttosto distante. Per quanto riguarda Skyla e i due professori non so quasi niente, ma immagino che almeno per gli ultimi due saprò di più continuando a leggere. Bravo anche per la scelta "mista" dei nomi, in genere quelli in Ita sono molto peggio ma Grimsley non si può sentire.

I personaggi da te introdotti non sono particolarmente originali ma nel loro insieme funzionano piuttosto bene. Edwin ha una storia piuttosto scontata, ma come scopo di base, scoprire cos'è successo al padre funziona. E' un protagonista molto classico, non mi ci sono affezionato particolarmente né provo per lui una qualsiasi forma di antipatia. Più interessante lo sviluppo e la maturazione dell'amico Sean, che da impulsivo e disorganizzato assume man mano un controllo sempre maggiore di come agisce nel mondo in cui si trova, arrivando addirittura a volersi sacrificare per i propri amici. Hope sinceramente non saprei definirla. La trovo allo stesso tempo intrigante e poco interessante, ha delle caratteristiche contrastanti e la sua personalità non mi è ancora chiara, quindi mi astengo dal dare un parere su di lei. Spero di chiarirmi le idee più avanti. Kelen non mi è granché simpatico, forse finora è quello che ho gradito di meno. Non è un personaggio interessante, magari avrà anche lui il suo sviluppo ma al contrario degli altri mi sembra l'unico a non aver avuto alcuna evoluzione. Mark ancora troppo misterioso, interessante senza dubbio anche per il suo improvviso disinteresse nei confronti di Elizabeth. Eric è una realizzazione geniale, l'unico che davvero si spinge fuori dagli schemi: è spietato e senza scrupoli e questo lo rende ancora più interessante fintanto che inizialmente era alleato con la squadra di Edwin. Voglio sapere di più riguardo il tatuaggio del Team Plasma sul suo braccio. Kurt all'inizio, anche come classico bullo non me ne fregava proprio niente e speravo comparisse il meno possibile, ma è diventato un gran motivo di interesse per merito del cambiamento dovuto a quello strano incontro che ha fatto nella seconda prova, legato a quanto avevi esposto nel prologo. E' diventato davvero una persona completamente diversa. Staremo a vedere.

Ma quello che rende Edwin una fic veramente interessante è il fatto che tu abbia creato il tuo universo pokémon personale, secondo i tuoi gusti e la tua immaginazione, dilatandolo e modificandolo a tuo piacimento. E' una cosa che apprezzo tantissimo, e anche a me piacerebbe fare. Ad esempio (una delle idee alla base di tutta la fic) il fatto che non tutti possano possedere pokémon liberamente ma anzi che sia un privilegio riservato a pochi esseri umani, la struttura dell'esame suddivisa nelle diverse prove e i combattimenti, veramente realistici. Nell'anime, ad esempio, non si è mai visto un pokémon sanguinare o arrivare allo stremo delle forze, rare volte il rapporto tra il poké e l'allenatore è stato particolare come quello che ho potuto vedere qui, specie nell'incontro tra Mark e Eric. E' grazie a queste idee che hai saputo sviluppare al meglio delle sue potenzialità la storia, che parte da un'idea di base piuttosto comune.

Dal finale, se posso dirtelo, forse mi aspettavo qualcosa di diverso, di più inaspettato (magari uno scontro del tipo Edwin - Sean o Edwin - Hope) ma hai mantenuto i protagonisti da cui sei partito e, visto che la storia deve proseguire allo scopo di far raggiungere a Edwin il suo obbiettivo, e ormai i personaggi principali ce li hai fatti inquadrare, penso fosse la cosa più saggia da fare, quindi va bene così.

Ok, penso di aver detto tutto quello che avevo da dire a riguardo. Niente, la fic mi piace davvero tanto e sicuramente nei prossimi giorni continuerò a leggerla in modo da mettermi al passo (e magari man mano sempre scrivendoti che ne penso) quindi ti faccio i miei complimenti. Gl Dxs :)
 

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 38 - Deriva
 

Raggiunsero con un calpestìo la radura poco distante dal faro, la luna che si stagliava fulgida nel cielo. Seth li stava aspettando, le braccia conserte e l’espressione imperturbabile. Ai suoi piedi, placidamente arrotolata su se stessa, giaceva addormentata una strana creatura dalla pelle bluastra, con alcune zone del corpo rosse. Incrocio tra un pipistrello e uno scorpione, il Pokémon era dotato di due grosse chele e una lunga coda a quattro anelli, che terminava con un doppio pungiglione dall’aria letale.
« Salite » li invitò Seth. Ed, inclinata la testa appena all’indietro, prese atto del fatto che Sean volesse imbarcarsi con lui anche in quella nuova, pericolosa avventura. Senza battere ciglio, si avvicinò al Pokémon di Seth, che si era svegliato e disteso per farli montare su, rivelando una lunghezza del corpo di almeno due metri.
« Potete montare sul dorso. Dovreste stare abbastanza comodi » proseguì Seth.
« Dove andiamo? » gli chiese Sean.
« Non è il posto giusto per discutere. Gliscor ci condurrà nel mio appartamento. Abito a Castelia ». Seth aspettò che i due si fossero sistemati sulle ampie ali del Pokémon, che aveva intanto dispiegato per sgranchirsele, dopodiché si posizionò sulla coda, guardandosi attorno per precauzione.
« Okay. Gliscor, vai ». Furono in aria in pochi istanti. Gliscor non procedeva a grandi velocità, il che permise a Ed di vedere lentamente sparire l’Isola Libertà, che con fatica aveva raggiunto quella notte e che nessun risultato aveva portato con sé. Era stato assolutamente certo di rivedere Victini, riabbracciarlo, promettergli che, se fosse stato necessario, non avrebbe più chiuso occhio in vita sua pur di difenderlo. E invece aveva trovato quel Seth Colado, assoldato da chissà chi per affidare loro chissà quale compito: le trame che qualcuno stava tessendo alle loro spalle lo inquietavano e tormentavano, ma in quel momento il suo Pokémon aveva la precedenza su qualsiasi cosa, persino su suo padre.
« Di che tipo di aiuto ha bisogno, uno come te? » Sean non riuscì a trattenersi. Seth lo ignorò; stava seduto sulla coda del suo Pokémon come un bambino si lascia dondolare sull’altalena di un parco giochi: la bocca che era una ruga di gravità sul volto, lo sguardo perso nelle profondità del piccolo mare che stavano attraversando, bagnati dall’intensa luce della luna. L’agglomerato urbano di Castelia era ormai vicino; Sean distinse sempre più chiaramente ogni contorno dei grattacieli, finché non atterrarono in un buio e silenzioso vicolo. Seth richiamò Gliscor senza parlare, mentre Sean si tappava il naso.
« Che schifo… Cos’è questa puzza? » C’erano dei cassonetti della spazzatura ad ingombrare il passaggio di quella stretta stradina, e da alcuni di essi proveniva un odore di marcescenza che diede a Ed il voltastomaco.
« Via Magra non è una delle vie più gettonate di Castelia » fu la spiegazione di Seth.
« E tu… Vivi qui? »
« Sì » rispose con semplicità. « Venite? » li invitò poi, e prese a incamminarsi nella semioscurità.
« Perché lo stiamo facendo… Perché… » Sean era già ad un punto di rottura. « Ehi! » richiamò a sé l’attenzione di Seth.
« Hai uno Shift Terra, non è così? » Seth non negò né assentì.
« Quei sigilli potrebbero essere spezzati da uno come Rafan, se solo glielo chiedessimo » proseguì Sean imperterrito, stavolta più rivolto a Ed che a Seth. « Perché stiamo seguendo questo tizio? » si ostinò a dire.
« Rafan… Chi cazzo è Rafan? » domandò una voce nel buio. Sean gettò la sua vista oltre le spalle di Seth, dove un nuovo individuo aveva fatto il suo ingresso nel vicolo.
« I sigilli… Li spezzo io i tuoi sigilli, se vuoi… »
Emise un sonoro rutto, caracollando in avanti, a pochi metri da Seth, che rimase fermo a scrutarlo. Era un ragazzone basso, tozzo, con evidenti problemi di obesità. La canottiera, impregnata di sudore e di un odore che a Sean ricordò vagamente dell’alcol, era così striminzita da lasciare visibili generosi rivoli di grasso che scendevano fino alla cintola dei pantaloni. Il ragazzo portava un cappello alla rovescia sui corti capelli ispidi unti di sporco, un tatuaggio con un teschio sull’avambraccio destro e, per giunta, aveva le mani occupate da un coltello e una bottiglia di birra. Non avrebbe potuto essere più in contrasto rispetto a Seth, con il suo volto pulito, gli occhiali e la maglia dei Boltbeam.
« Via Magra, specie a queste ore della notte, è frequentata da individui poco raccomandabili » disse Seth in tono neutro, gli occhi ancora puntati sul nuovo arrivato. « Ubriachi, alcolizzati, tossicodipendenti. Sono situazioni all’ordine del giorno » illustrò, come se stesse facendo da guida turistica a Ed e Sean.
« Ehi » lo rimbrottò lo sconosciuto, « a chi cazzo hai dato dell’alcolizzato? Pezzo di merda… » Fece qualche incerto passo in avanti, accompagnato dall’infrangersi al suolo della bottiglia di birra, che gli scivolò di mano finendo in mille pezzi, il liquido riversato sull’asfalto.
« Ecco… Ecco… Mi hai fatto cadere la bottiglia, tu… »
« No… » Sean, paralizzato, non ebbe un briciolo di forza per intervenire, scaricato com’era da tutta l’aura che aveva utilizzato. Assistette impotente, la mente alla deriva, al ragazzone che si scagliava contro Seth, il coltello puntato verso la carotide dell’altro.
« Fermati! » Quello, ubriaco com’era, non gli prestò alcuna attenzione. Seth scartò dall’affondo del coltello, piegandosi lateralmente e sbilanciando il suo avversario, che disarmò, ferendolo al polso. Il coltello cadde a terra, abbandonato; il ragazzone tentò di raggiungerlo, ma Seth lo placcò alle spalle, bloccandolo e stringendogli il collo nella morsa delle sue muscolose braccia.
« CHE CAZZO FAI! FERMO! » urlò Sean. Tentò uno scatto in avanti con lo Shift, col risultato che s’infranse anche lui al suolo, annaspando per la fatica. Si rimise in piedi: Seth continuava a stringere, applicando una pressione sempre maggiore al collo del ragazzo, il cui volto stava sfumando a velocità allarmante verso il viola. Ed, pietrificato, cercò un sostegno in Sean, che scagliò nell’aria la Poké Ball contenente Luxio.
« TUONO, ORA! » Un lampo iridescente di luce partì dal cielo, inabissandosi in un attimo negli oscuri meandri di Via Magra, diretto su Seth, che stava strangolando quel ragazzo. Un bagliore dorato, e Sean, insieme a Ed, fu catapultato all’indietro dalla forza del Tuono di Luxio, che aveva prodotto una piccola esplosione. Quando la nube si fu diradata, un corpo sbatté a terra, rivoli di sangue che gli colavano dalla bocca e un cappellino ammaccato, privo ormai di un proprietario. Seth, perfettamente illeso, lo calpestò.
« Un Pokémon, con la sua forza, dovrebbe assorbire la quantità di convinzione che il suo Trainer riesce a proiettare in lui. Tu trasmetti prostrazione ».
Sean sbarrò gli occhi, una furia cieca che lo stava travolgendo dopo quell’ultimo commento. « PEZZO DI… LUXIO, USA… »
« SEAN! » Ed parlò per la prima volta. « Fermo » ansimò. « Sta’… Sta’ fermo. Ucciderà anche noi, se lo attacchi. Ritira Luxio ».
« Vi aspetto di sopra ». Seth, solerte, salì una breve scalinata a pochi passi da loro, che Ed non aveva notato, sparendo un attimo dopo oltre una porta che lasciò socchiusa.
« Scappiamo » propose immediatamente Sean. « Siamo ancora in tempo, scappiamo. È un pazzo furioso, lui ha… Ha… Ha ucciso un tizio che non c’entrava niente, lo ha strangolato davanti ai nostri occhi… Ed! » indicò con un dito tremolante il ragazzone, che giaceva esanime sull’asfalto della stradina.
« Sen… Sentiamo quello che ha da dire. Possiamo sempre rifiutare, e cercare un altro modo per spezzare il sigillo del Dreamyard ».
« Ed… »
« Sean, ti prego ». Ed si era stufato di dire a Sean che nessuno lo tratteneva lì: sapeva bene quanto fosse una causa persa. Era altresì convinto che Seth fosse l’unico in grado di aiutarli, e per questo meritasse almeno di essere ascoltato.
« Io… » Ed era già ripartito alla volta della piccola scala imboccata da Seth. Sean inspirò profondamente, richiamando Luxio, che rientrò nella Poké Ball con un latrato.
« Follia… » borbottò, e seguì l’amico.
« Chiudete la porta, per favore » pregò Seth, una volta che furono all’interno dell’appartamento. Sean eseguì, sollevando un generoso strato di polvere solo tramite quell’operazione. Erano nella più sporca, buia e puzzolente anticamera in cui fossero mai stati: si affrettarono a superarla, entrando nel salotto, dove Seth stazionava in piedi dietro a un traballante tavolo rettangolare.
« Vi offrirei una sedia ».
« Tu vivi qui? Veramente? » Sean, ancora una volta, faticò a frenarsi. Se non poteva affrontare apertamente Seth, e avrebbe voluto farlo, era almeno deciso a bersagliarlo con tutta la furia del suo sarcasmo.
« È un appoggio che mi sono ricavato qui a Castelia. È utile, per gli incarichi che svolgo ».
« Quali incarichi? Strangolare il primo che passa davanti agli occhi altrui? »
« Sean » lo ammonì Ed.
« Non c’è problema, Edwin » disse Seth, con cortesia. « Vedi, Sean, l’unico aspetto che mi frena dall’ucciderti per la tua renitenza è il fatto che io abbia sviluppato una sorta di indole, sin dalla nascita. Quest’indole mi rende adatto a questo genere di lavoro. E quest’indole mi ha suggerito, poco fa, che quel ragazzo potesse aver udito informazioni sbagliate ».
« Non c’era alcun bisogno di ucciderlo! » strillò Sean, contrariato. « Era… Innocente! » Avrebbe voluto tirare un calcio a qualsiasi cosa, ma quel salotto era, se possibile, ancora più spoglio e deprimente dell’anticamera. Un caminetto di pietra grigia che aveva l’aria di essere in disuso da anni stazionava alle spalle di Seth, in piedi dietro a un consunto materasso. Gli altri, unici oggetti degni di nota erano pile di scatoloni accatastati nell’ombra, e incrostazioni di sporco e muffa che costellavano il soffitto, aperto in più punti da vistose crepe.
« Il patto che voglio proporvi è semplice » continuò Seth, imperturbabile. « Consegnarmi dei libri, custoditi nella sezione proibita di una biblioteca. In cambio, mi impegno a rompere il sigillo che protegge quel passaggio nel Dreamyard, in modo che possiate accedervi e cercare ciò che state cercando ».
« Dei libri, hai detto? » domandò Ed, meravigliato.
« Dei libri » confermò Seth. « Sono molto interessato al loro contenuto: la leggenda vuole che siano stati scritti millenni fa, dagli avi di coloro che oggi chiamiamo Pokémon Trainer. Pare che custodiscano tutta la verità su questa storia dei demoni risvegliati dal Team Plasma. Ne avrete sentito parlare ».
« Ne abbiamo sentito parlare, sì ». Ed annuì.
« Perché noi? Sei venuto a cercarci all’Isola Libertà esclusivamente per proporci questo patto, perché? Da quando ci segui? Chi sei veramente? » lo aggredì Sean, incalzandolo senza sosta con tutta la veemenza che aveva in corpo.
« Non ho segreti da nascondere sulla mia figura » ribatté seccamente Seth. « Sono un mercenario, come vi ho già detto, e per questo motivo mi trovo spesso al servizio di questa o quell’altra persona… C’è qualcuno particolarmente interessato a voi, evidentemente » fu la criptica risposta.
« Ma vorrai scherzare ». A Sean tremavano le mani.
« Ed » disse, rivolgendosi direttamente all’amico e guardandolo in faccia, « questo tizio ci sta praticamente dicendo che qualcuno ci spia, ci sorveglia, e assolda mercenari affinché ci diano dei compiti! ED! » Ed non rispose. Continuò a fissare Seth, più tetro che mai.
« Si tratta solo di recuperare dei libri ». Seth scrollò le spalle. « Lo farei io al posto vostro, ma ricopro una carica pubblica a Unima, e al presidente Alder non farebbe piacere che… »
« Già, al presidente Alder » lo interruppe Sean, lieto di avere un appiglio a cui aggrapparsi, « cosa potrebbe pensare se andassimo a riferirgli tutto, eh? Che il suo caro Seth Colado, capo della squadra artificieri della sua bella regione, nel tempo libero va a fare il criminale in giro per la capitale! »
« Provaci » replicò Seth, tanto pacato quanto antipatico. Non c’era alcuna traccia di minaccia nella sua voce, ma tanto bastò a Sean per fare marcia indietro.
« Che cosa… »
« Stai tranquillo, Edwin. Ve la sbrigherete in fretta. Un mio contatto vi supporterà nella missione. Ho già un uomo ad attenderci al molo: vi traghetterà fino al luogo stabilito. Recuperate quei manoscritti, tornate da me, li consegnate, e io esaudirò la vostra richiesta. Sarà semplice e indolore ». Ed indugiò. Sapeva che Sean stava per riprendere la parola, così si sentì in dovere di tranquillizzarlo, prima di accettare quel compito. Aveva pensato a chissà quale pericolosa richiesta… Ma dopotutto erano solo dei libri, in una biblioteca. Quanto avrebbe potuto metterli in difficoltà una missione del genere, loro che erano stati in grado di sfuggire più e più volte ai demoni di Ghecis, di affrontarli ed eliminarli uno dopo l’altro?
« Facciamolo, Sean. So a cosa stai pensando, e hai ragione… Ma penseremo a chi si nasconde dietro Seth… » e lanciò un’occhiata obliqua alla persona che aveva appena nominato, per vedere se avesse avuto alcuna reazione a quella frase, « …una volta completata la missione. Per favore ».
« Ho le mani legate ». Seth alzò le braccia in un segno di finta arrendevolezza, conducendoli con un gesto della mano fuori dall’appartamento. « Seguitemi ».

*​

Il cielo viaggiava silenzioso nel limbo fra notte e mattino quando raggiunsero l’ultimo molo del lungomare di Castelia, scortati dal lento incedere di Seth. Guidava Ed e Sean in tutta tranquillità, con una calma distaccatamente innaturale per aver commesso un omicidio solo qualche minuto prima. Castelia, ora meno caotica rispetto a qualche ora prima, li riaccolse inquieta; il Molo Passeggeri, il più anonimo e il più piccolo fra tutti, era in quel momento occupato da un’unica, statuaria figura, che attendeva con le braccia conserte il loro arrivo, appostato nei pressi di una piccola imbarcazione di colore bianco.
« Avevi già preparato tutto » notò Sean, rivolto a Seth.
« Le persone che sono legate emotivamente a qualcosa sono più facili da manovrare » rispose questi. Sean lo fissò, travolto da quella terribile risposta, ma consapevole, dentro di sé, che aveva ragione. Ed, accecato com’era dal voler ritrovare Victini, avrebbe fatto qualunque cosa pur di tenere viva la speranza di riaverlo.
« Lui è Marlon, ragazzi » disse poi Seth, quando furono abbastanza vicini a quella persona. Ed lo guardò: era novembre, e le temperature si abbassavano sensibilmente quando calava la notte. Eppure, quel tizio di colore stava tranquillamente a torso nudo, esibendo il fisico scolpito: addominali perfetti, pettorali giganteschi, e due spalle grosse quanto la sua testa. Dalla vita in giù, portava degli aderenti pantaloni da sub, di un blu sgargiante, e due semplici infradito. Strinse con vigore la mano a Ed e Sean, che non riuscirono a vederlo perfettamente in faccia, nascosta com’era da un ampio copricapo nero.
« Ho il compito di guidarvi fino al luogo prestabilito per la missione » esordì Marlon, la voce profonda. « Ci muoveremo durante la notte, in modo da viaggiare indisturbati. A bordo potrete riposarvi, se volete ». Ed e Sean balzarono sull’imbarcazione, uno yacht di modeste dimensioni.
« Pensavo che la biblioteca si trovasse a Castelia » borbottò Sean, a cui era tornato in mente il vecchio bibliotecario della seconda prova d’esame.
« No » replicò semplicemente Seth. « Ma non preoccupatevi, sarete a destinazione in poco tempo. Buon viaggio ».
Seth si allontanò nelle tenebre, aspettando che Marlon sciogliesse gli ormeggi e saltasse sulla barca con un balzo atletico. Quando fu sufficientemente distante dal Molo Passeggeri e fuori dalla portata di orecchie indiscrete, tirò fuori il Pokédex, selezionando il contatto con cui aveva intenzione di parlare.
« Seth » rispose la voce, deliziata ora più che mai dalla chiamata ricevuta, « è andato tutto come previsto? »
« Sì » diede conferma Seth. « Edwin ha reagito come ti aspettavi. Non so cosa ti faccia credere che ci riusciranno, comunque. Sarebbe una missione impossibile, per non dire suicida, se non ci fosse uno dei miei con loro ».
« Di questo non devi preoccuparti, Seth » cantilenò la voce. « Succederà ciò che auspico, vedrai. Anche il presidente ne è convinto ». Seth chiuse la chiamata, la spiritata risata soddisfatta dell’uomo in sottofondo.
Intanto, nel piccolo yacht che si era lasciato alle spalle Castelia e ora procedeva risoluto fra le quiete acque della regione, Ed e Sean si erano sistemati nella cabina indicata loro da Marlon, mentre quest’ultimo aveva preso la guida dell’imbarcazione.
« Riposiamo » suggerì Ed, arrampicandosi su una delle due amache legate a dei pali della cabina, interamente rivestita di un bel legno d’olmo.
« Mi chiedo dove ci stiamo dirigendo » meditò Sean, sovrappensiero. « Sembra che circumnavigheremo la regione… Chissà in quale città si trova questa biblioteca ».
« Spero non sia Driftveil » commentò Ed, in tutta sincerità. Si accoccolò meglio che poté nell’amaca, tentando di raggiungere una posizione comoda per dormire. « Non ho molta voglia di tornarci ».
« Staremo a vedere. Allora… » Sean sbadigliò, « a dopo ».
« A dopo » disse Ed, e crollò addormentato pochi istanti più tardi.
Quando riaprì gli occhi, credette stupidamente e nel suo subconscio, per un solo attimo, che Marlon fosse venuto a svegliare lui e Sean suonando una fragorosa sveglia. Ma lo scossone che lo aveva fatto sobbalzare e scivolare giù dall’amaca, all’apparenza, non era stato prodotto da qualcuno che poterono vedere.
« Cosa succede? » Anche Sean era in piedi. Agguantò lo zaino, tutti i sensi all’erta, il rigenerato Shift pronto all’utilizzo.
« Andiamo a vedere » scalpitò Ed, e uscirono insieme dalla cabina, gettando una rapida occhiata a poppa. Marlon non c’era.
« Marlon! » chiamò Sean. « Marlon! » Non ottenne risposta. Il battello, nel tempo in cui avevano riposato, aveva proseguito nella sua rotta, e in quel momento non videro altro che sconfinate distese d’acqua in ogni direzione.
« Ma dove cavolo siamo? »
« Non lo so ». Ed sollevò lo sguardo al cielo. Stava albeggiando: la coperta di nuvole andava dischiudendosi, lasciando che i primi raggi bagnati da curiose striature bluastre filtrassero in giù, toccando delicatamente i loro visi. Quella tenue luce mattutina, mischiata a uno strano odore che gli risultò del tutto nuovo, lo caricarono di strane sensazioni nostalgiche.
« Sean ».
« Dimmi » si agitò Sean, fissandolo.
« Quando ho detto che Ghecis aveva ormai scoperto la mia posizione, e intendeva utilizzare i suoi demoni per togliermi di mezzo… »
« … Sì? » lo incalzò Sean, temendo che arrivasse al punto.
« Credo… Credo che ci risiamo ». Un altro scossone. Sean perse l’equilibrio, servendosi dello Shift per eseguire una capriola all’indietro e rimettersi in piedi.
« Cazzo… » Un lapillo di fuoco venne sparato dalle tranquille onde circostanti, disegnando un arco nel cielo e infrangendosi l’attimo seguente sulla fiancata destra dello yacht, che si aprì con uno squarcio. Sean si avventò sull’amico, sottraendolo all’esplosione e cercando un riparo sicuro; altre fiammate attraversarono l’etere nello stesso istante, e in un attimo l’imbarcazione fu vittima di una pioggia incandescente a cui non poté sottrarsi.
« ED, DOBBIAMO ANDARE IN ACQUA! »
« FINIREMO DRITTI DAI DEMONI, SEAN! » Ma Sean non ascoltò; si gettò in mare, sperando che lo Shift durasse abbastanza da permettergli di viaggiare insieme a Ed fino a una riva sicura. Nell’acqua, Ed gorgogliò qualcosa di indistinto. Sean scalciò con i piedi, accelerò grazie all’aura, fece ogni cosa in suo potere per allontanarsi dallo yacht, che nel mentre aveva prodotto una lunga colonna di fuoco, esplodendo l’attimo seguente con un fragore roboante.
« Se… An… »
Ed, bloccato per la vita da Sean, alzò un dito. Oscuri corpi fluttuavano attorno a loro; Sean ne scansò alcuni, finché un terzo non li urtò, dividendoli di netto. Ed annaspò, tentando di spostarsi da quel punto e maledicendo le sue doti da nuotatore; quando anche l’amico cominciò a sentire lo Shift venir meno, seppe che era tutto finito. Un altro colpo alla nuca gli annebbiò la vista, e il corpo non rispose più ai comandi che il cervello gli inviava. Vide la macchia opalescente di Sean cadere a rilento accanto a lui, e pensò vagamente al disastro che aveva combinato, nell’imbarcarsi insieme in quella missione, nel non riflettere sul fatto che avrebbe potuto essere tutta una trappola, che ci fosse ancora una volta lui dietro ogni cosa, quell’uomo, Ghecis
« Sean… » gorgogliò per l’ultima volta, aprendo un palmo della mano verso le luci dell’alba che sfioravano la superficie dell’acqua, ormai irrimediabilmente distante…
 

*​
            
« Siete vivi. Per fortuna » sospirò la profonda voce di Marlon. Ed aggrottò le sopracciglia: nel farlo, una goccia d’acqua gli scivolò lungo il setto nasale, e sentì i capelli bagnati grattare contro la fronte. Si mosse a fatica, producendo diversi gemiti, e riacquisendo lentamente ogni facoltà sensoriale.
« Marlon… ? » La sfocata figura di Marlon, o almeno così pareva, era seduta ad un tavolo, a pochi passi di distanza da lui e Sean, sistemati in due giacigli molto più sporchi di quelli presenti nella palestra di Rafan. Ed si voltò verso l’amico, incredulo.
« Ne siamo usciti… ? »
« Così pare » si lamentò Sean, che pareva molto più lucido di lui. Ed si guardò intorno: oltre a quei due letti e alla sedia su cui era accomodato Marlon, mise a fuoco altri tavoli, distribuiti in quella catapecchia in rovina, con un bancone occupato da boccali di birra vuoti, semisepolti da infiniti strati di sporco.
« Tu sei un Trainer ».
« Sì, Sean » disse Marlon. Si tolse il copricapo, rivelando dei capelli nero corvino sparati all’insù grazie a del gel.
« Eppure non ho minimamente percepito tracce di aura, com’è… »
« I Trainer navigati sono perfettamente in grado di camuffare il loro Shift. Dovresti abituarti a questo fatto, d’ora in poi » spiegò rapido Marlon. « Sono io il contatto di Seth. Vi assisterò nella missione ».
« Ci hai salvati tu, ma come… »
« Credo che il Plasma ci abbia teso un agguato. Cercavano te, non è così? » domandò Marlon, rivolto a Ed. « Non credo che riusciranno a spingere i loro demoni sin qui, comunque ».
« Fin qui…? » Ed non capiva.
« Sì » confermò l’altro. « Ho sempre usato questa locanda come base... È un posto in periferia, abbastanza fuori mano, lontano da visite indesiderate. » Marlon guardò i due ragazzi, sovraeccitato, come lo era sempre in quelle occasioni, per quel minuscolo dettaglio, quella piccola sottigliezza, che lui e Seth avevano così accuratamente taciuto, almeno fino ad allora…
« Vi do il benvenuto, ragazzi » e indugiò appena, perché vide gli occhi di Sean allargarsi gradualmente, in un terrificante moto di comprensione, « nella regione di Sinnoh ».
 
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Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 39 - Missione Al Via

« Sinnoh » ripeté Ed. La sua voce era velata da una sottile sfumatura di dubbio interrogativo, quasi a voler ricercare un’implicita conferma nelle parole di Marlon.

Possedeva solo vaghe conoscenze circa la geografia del mondo Pokémon all’infuori di Unima, e tutte derivanti dalle lezioni dell’accademia di Mistralton, sepolte ormai nei recessi trascurati del tempo. Tentò di sforzarsi, e di ricordare – se per assurdo, ed era tutto da verificare, si trovavano davvero dove Marlon aveva detto – quanto la regione di Sinnoh distasse da Unima: gli parve di aver letto, in qualche libro, che Sinnoh facesse parte di un grosso blocco continentale insieme alle regioni di Kanto, Johto e Hoenn, e fosse spaccata a metà da una gigantesca catena montuosa, la cui vetta più alta prendeva il nome di Monte Coronet. Altri dettagli, in quel frangente, sfuggivano alla sua già provata mente.

« Sinnoh » disse ancora una volta Marlon. Un ghigno gli si allungò per il viso, rivelando una dentatura perfetta e bianchissima, che risaltava meravigliosamente con la sua carnagione scura. « Siamo molto vicini al luogo della nostra missione, ragazzi ».

« Non è divertente » sbottò Ed.

« Divertente? »

« Sinnoh! È una regione… Distante, molto distante da Unima! Perché non ce lo avete detto prima, perché non avete… »

« Perché ci saremmo ribellati » intervenne Sean, prendendo finalmente parola dopo quella rivelazione. « E io sarei stato il primo a farlo. A mettere a repentaglio la mia vita, pur di sfuggire a Seth e a costringerti a rifiutare questa missione ».

« Probabile » condivise Marlon, con sfacciata onestà. « Cosa ne dite di saltare questa parte? » aggiunse poi. « La parte in cui voi vi mostrate sconcertati per questa svolta dei fatti, in cui magari tentate di aggredirmi, di rifiutarvi? Non avete tante chance di cambiare lo stato delle cose, ora come ora ».

« Chi ti dice che non possiamo aggredirti? » lo incalzò Ed, funereo. Marlon scrollò le spalle, in un cenno molto poco preoccupato.

« Accomodatevi, se volete. Ma sappiate che sono stato io a sottrarvi da quei demoni, poco fa ».

« A proposito, i demoni » attaccò Sean. Il suo tono di voce fece capire a Ed che aveva metabolizzato in fretta la rivelazione di Marlon, e quella questione gli premeva molto di più. « Li mandava Ghecis, non è così? Ha approfittato come ha potuto del fatto che fossimo ancora in acque raggiungibili da lui e i suoi mostri. Non può spingersi fin qui ».

« Corretto ». Marlon sorrise. « Siete a conoscenza di molti dettagli… E io che pensavo di dovervi ragguagliare su cosa stia succedendo ad Unima ».

« Come ci hai salvati? »

Con immensa riluttanza, Ed percepì di aver tradito una nota di stupore nella voce, mista a un’apprensione che sapeva anche di riconoscenza. In altre circostanze, avrebbe scelto una domanda diversa da cui partire, nel tentativo di verificare se ciò che il suo interlocutore andava affermando fosse vero. Eppure, a bordo di quello yacht preso d’assalto dalle forze demoniache di Ghecis Harmonia Gropius, oltre a lui e a Sean c’era solo Marlon, che appariva abbastanza in gamba da essere stato realmente in grado di compiere un’impresa simile.

« Possiedo uno Shift particolare ».

« Acqua » borbottò Sean sommessamente.

« Sì ». Marlon fece un cenno con il capo. « In genere, esistono tre grandi sottocategorie fra gli utilizzatori degli Shift di tipo Acqua » si schiarì la voce, conscio di come avesse catturato l’attenzione dei due ragazzi. « La prima: lo Shift Acqua con funzione curativa. Utile per alleviare le ustioni, per esempio, e particolarmente efficace se utilizzato in tandem con uno Shift Folletto ».

Ed lanciò a Sean una sfuggevole occhiata in tralice. L’immagine di Victini riaffiorò istintivamente, opprimendogli i sensi in un mattatoio di oscurità. Victini che veniva curato dal padre del professor Bryce, Victini che lottava contro i Nuzleaf nella riserva, contro l’Aipom di Manfred Fraser, contro il Volcarona di Benga al Pokémon World Tournament… E poi O.H., comparso dal nulla, che gradualmente era riuscito a fagocitare la coppia che lui e il suo Pokémon avevano formato, ad introdursi come un verme parassita nel loro rapporto…

« Secondo caso: uno Shift di supporto. Alcuni Trainer, in ambiente acquatico, acquisiscono capacità di orientamento e di previsione dei pericoli fuori dal comune, il che è non è da sottovalutare, come abilità » proseguì Marlon, che se si era accorto di qualcosa non lo aveva dato a vedere.

« E per concludere il mio Shift: in acqua sono in grado di scomporre il mio corpo in minuscole particelle, e agire come se fossi un tutt’uno con l’acqua stessa ».

« Che cosa? » Ed era incredulo.

« Oh, esistono degli effetti collaterali. Utilizzo quantità di aura così elevate che il mio senso dell’orientamento o la percezione di ciò che mi accade attorno è pari a zero. Ho sentito il fianco della barca dove mi trovavo andare a fuoco, e ho intuito in ritardo cosa stesse accadendo. Tirare fuori i miei Pokémon era troppo tardi: ci è mancato molto poco che non vi ritrovassi in un mucchio di brandelli sul fondale marino, sapete ».

« Come ci hai trovati, se hai detto di possedere un senso dell’orientamento pari a zero? » gli chiese Sean.

« Quella ». Marlon sollevò un indice, puntandolo verso il collo di Ed, che chinò lo sguardo. La Pietraidrica non aveva smesso di produrre delicati bagliori azzurrini, neanche dopo quell’ennesima avventura potenzialmente mortale.

« Davvero una bella pietra, sì » sottolineò Marlon. « L’ho percepita come se fosse un magnete per il mio Shift, riuscite a immaginarvelo? In un attimo sono stato in grado di capire dove vi trovavate, e di portarvi alla larga da quei Basculin e dal Mantine sputafuoco ».

Ed gemette quasi impercettibilmente. Il suo sguardo e quello di Sean tornarono a incontrarsi, stavolta condividendo il medesimo dolore. Il fantasma opaco di Tracy Clarke, in maniera quasi irrazionale, prese forma all’interno delle loro menti. Questa volta, Ed se lo domandò con un nuovo impulso di paura, quanto erano andati vicino alla morte? Quale destino era stato sul punto di mandare lui e Sean a finire sbranati contro le fauci sanguinarie dei Basculin, proprio come Tracy era stata strappata via dalla vita?

« Non preoccupatevi, ho protetto i vostri effetti personali. I vostri zaini sono salvi ». Marlon, interpretato male quel silenzio, sollevò due zaini identici, asciutti e puliti, che si trovavano ai suoi piedi, entrambi muniti di cartellino. Il primo recitava Sean Matthews, l’altro Edwin Brown. Ed cercò di borbottare almeno un grazie, ma tutti gli eventi che avevano preceduto quello non permisero alla parola di fuoriuscire dalla sua bocca.

« Dicci perché siamo qui, Marlon ».

« Credevo fosse ovvio. La biblioteca è sita in una località portuale della regione di Sinnoh, Canalave. Seth mi ha unicamente incaricato di portarvi qui e supportarvi nel recupero di quei tomi, dopodiché ce ne andremo ».

« Perché ». Ed si accorse che i modi risoluti e sbrigativi del suo interlocutore lo stavano facendo infuriare. « Perché ci troviamo a Sinnoh? Chi c’è dietro tutto questo? Cosa vogliono da noi? Ci sono migliaia di Trainer più preparati di me e Sean, e ci conducete qui, in una regione straniera, a tentare di trafugare degli oggetti! A che gioco state giocando? »

« Ed, calmat… »

« No, Sean. Non accetto che proprio tu mi dica di calmarmi, ti sei dimenticato… »

« Ormai ci siamo dentro » disse Sean, laconico. « Potevo battermi per ottenere qualcosa fintantoché eravamo a Castelia, forse. Ma ormai ci hanno condotto qui, e Marlon non ci riporterà indietro. Lascia perdere ». Si alzò dal letto, afferrando gli zaini e restituendo a Ed il suo. Poi si sgranchì le gambe e le braccia, mentre controllava che ogni suo oggetto fosse al suo posto.

« Ragazzi, quello che dovete comprendere è che io ne so quanto voi. L’unica differenza è che questo è il mio mestiere. Io non faccio domande. Io ottengo un incarico e lo porto a compimento, e incasso la ricompensa » intervenne Marlon, conciso.

« Sei un altro mercenario, insomma » considerò Sean.

« Sono il Boltbeam Acqua, per la precisione. Ma sì, come Seth… »

« Il Boltbeam Acqua? » lo interruppe Ed. Marlon, che stava guardando Sean, si voltò lentamente nella sua direzione. Apparve chiaro che non amava essere interrotto, nonostante l’aria gioviale, ma Ed non si scusò.

« I Boltbeam sono la squadra bombardieri di Unima. Seth è il capo, e possiede uno Shift di tipo Terra. Gli altri quattro membri sono stati selezionati da lui in base all’utilità delle loro aure. Oltre a me, esistono il Boltbeam Fuoco, Elettro, e Ghiaccio ». La mastodontica sagoma di Magnus Branx riaffiorò fra i pensieri di Ed, che si chiese quali utilità potesse avere il suo Shift, se era riuscito a farsi ingaggiare da uno come Seth Colado. Un secondo più tardi, la voce di Sean, accompagnata da uno squillo telefonico, ruppe il silenzio che si stava dilatando fra lui e Marlon. Entrambi si voltarono; Sean teneva il Pokédex incollato all’orecchio, lo sguardo che vagava assente per l’interno della locanda disabitata.

« Rafan » mormorò. Una voce rude borbottò qualcosa di indistinto dall’altra parte del telefono.

« Nessun problema. Ascolta, devo chiederti un favore » disse Sean. Poi indugiò.

« Ghecis e i suoi, loro… Credo abbiano capito chi sia Ed, e potrebbero volerci prendere di mira. Ho bisogno che tu protegga i miei genitori e la madre di Ed, con ogni mezzo a tua disposizione ». Una pausa. Ed, sconvolto, si rese conto di non aver minimamente pensato a sua madre, dopo l’incidente. Come al solito, era stato Sean a giocare d’anticipo su di lui, a dimostrare, in fondo, di essere una persona migliore, più assennata, con maggiori scrupoli…

« La tua palestra. È perfetta, sì ». Sean pareva sollevato dalla rapidità con cui Rafan aveva accolto la sua richiesta.

« Noi stiamo bene, Rafan, sì. Ci sentiamo presto, d’accordo? Ora devo andare ». Chiuse la telefonata, riponendo il Pokédex in tasca.

« Dovevo farlo » si giustificò, rivolgendosi a Marlon. Poi guardò Ed. « Rafan prenderà immediatamente in custodia tua madre e i miei genitori. Li terrà al sicuro nella sua palestra, dove i demoni di Ghecis non potranno raggiungerli ».

« O… Ottimo… » Ed si odiò, ma Sean ignorò quel comportamento. Pareva serio e determinato: la missione era diventata la sua unica preoccupazione.

« Come stavo dicendo… Nemmeno io ho idea di cosa si muova alle spalle di Seth, e di chi ci sia, dunque, dietro a tutto questo » riprese Marlon. S’inumidì le labbra: continuava a mantenere un tono di voce leggero, ma era palpapile la delicatezza di ciò che si accingeva a dire.

« So che, dopo essere diventati dei Trainer, avete preso parte al Pokémon World Tournament. Successivamente, quali sono stati i vostri spostamenti? Mi è parso di capire, Ed, che sei rimasto senza Pokémon ».

« Sì » replicò Ed, secco. « Ma non è affar tuo come io sia rimasto privo di Victini ».

« Victini? » Marlon sollevò le sopracciglia, in un misurato sorriso di meraviglia, che non riuscì a mascherare come il commento di Ed lo avesse irritato. Marlon, conoscendosi, era certo che se non si fosse ritrovato in quel contesto lavorativo avrebbe già messo le mani addosso al suo interlocutore. Provvide a calmarsi, cercando di comprendere le ragioni per cui quell’Edwin Brown fosse in quello stato di così sofferente tensione.

« Dicci solo come recuperare i libri, Marlon » pregò Sean. Da parte sua, la richiesta di Marlon di raccontare cos’era successo dopo il Pokémon World Tournament era servita a rievocare la morte di Fennel, e Sean voleva scacciare via quel pensiero, che come un pipistrello particolarmente molesto tornava regolarmente a infestare i suoi sogni. Tra la lotta con i Mightyena e il rapimento di Victini, del resto, c’erano i ricordi di Edward Brown: rivelazioni scottanti e dolorose sul passato di Unima, che avevano riversato Ed nella condizione peggiore, e Sean lo sapeva, in cui si fosse mai ritrovato.

« D’accordo » fece Marlon. « Avvicinatevi ». Si alzò, afferrando altre due sedie e disponendole attorno al tavolo al quale era seduto fino a un attimo prima, in modo che anche Ed e Sean potessero accomodarsi. Fatto ciò, estrasse dal suo zaino un ampio foglio incartapecorito, che distese sulla superficie polverosa del tavolo stesso.

« Questa è un’approssimativa mappa della città di Canalave, dove ci troviamo » illustrò, le teste di Sean e di Ed che si allungavano per vedere meglio. « È l’unica che sia riuscito a rimediare. Notate la particolarità? »

« Una conformazione a U » rispose Ed. Canalave gli parve una città abbastanza piccola; la forma che possedeva ricordava proprio la lettera U, con un canale che s’incuneava attraverso essa e un unico ponte a mettere in comunicazione le due parti che la componevano.

« Esatto. Ora, noi ci troviamo qui ». Marlon pose un indice su un punto a margine della mappa, che aveva cerchiato con un pennarello rosso.

« Siamo in mezzo alla vegetazione » osservò Sean.

« Sì, Sean. Questa locanda era utilizzata, secoli fa, dai marinai che sostavano a Canalave per rifocillarsi, ma a causa di qualche strana leggenda è finita per essere disabitata. Il resto di Canalave ha continuato a svilupparsi altrove, mentre questo posto veniva dimenticato dal mondo, assorbito dai boschi e dell’edera. Meglio per noi, aggiungo io ».

« E la biblioteca dove si trova? » domandò Ed.

« In questo punto » segnalò immediatamente Marlon. Anche la biblioteca era stata cerchiata di rosso. Sean la scrutò meglio, e notò come fosse localizzata a nord-ovest: dava quasi sul mare.

« Ora, prima di procedere e metterci in azione, ho bisogno che mi ascoltiate attentamente » guardò dritto negli occhi i due ragazzi, che gli rivolsero la loro attenzione. « I libri che andremo a trafugare… Possiedono una storia molto travagliata. Parliamo di due tomi, che compongono la seconda sezione di una raccolta di volumi chiamata Cosmogonia. Secondo la leggenda, furono i nostri avi a redigerla, dividendola in sezioni in base al contenuto della materia trattata. La seconda sezione, in particolare, focalizza l’attenzione sui Pokémon demoniaci sepolti da Arceus nelle tombe millenarie disseminate per le varie regioni, con tutti i dettagli del caso ». Non appena la spiegazione di Marlon fu terminata, Ed batté il pugno sul palmo della mano destra.

« Questo ce lo aveva già detto Seth, eppure... » Gli sembrò come se quel dettaglio, a un tratto, avesse assunto rilevanza. « Quindi la persona che sta dietro a Seth ha bisogno di queste informazioni, chissà perché… »

« Non saprei, né mi importa » tagliò corto Marlon. « Il punto è che i due libri che dovremo andare a rubare sono stati, in assoluto, quelli più soggetti a furti. Hanno attirato gli appetiti di moltissimi criminali, ed è per questo che vengono custoditi, con attenzione maniacale, nella sezione proibita della biblioteca di Canalave ».

« Qual è il piano, dunque? » lo incalzò Sean, determinato a giungere al nocciolo della questione.

« Calma. Dovremo procedere con la massima cautela. Non so cosa aspettarmi, né ho idea del grado di sorveglianza che il governo di Sinnoh abbia riservato alla sezione. Corrono tempi di pace per la regione e, stando alle mie fonti, sono decenni che nessuno tenta di trafugare i libri, di conseguenza la mia speranza è che abbiano allentato la guardia. Potrebbe essere un punto a nostro favore ». Ed e Sean non fiatarono. Marlon indugiò ancora un istante, prima di proseguire. « Ruberemo i libri a notte inoltrata, quando l’attenzione su di noi sarà minima. Ma prima, andrete immediatamente nella biblioteca, da normali visitatori, e cercherete qualunque indizio utile possa servirci a ricostruire il quadro della situazione. Sono chiaro? »

« Non verrai con noi? »

« Sono un Trainer con una certa esperienza alle spalle. Sono molto più riconoscibile di voi due novellini, quindi, per il momento, rimarrò nell’ombra ». Sean, alla parola novellini, digrignò i denti. Marlon rise.

« Non fate quelle facce ceree. Tenete sempre a mente l’arma che possedete. L’arma di cui io non potrei mai avvalermi ». Ed inarcò le sopracciglia.

« Arma? »

« Lo capirete da soli » soprassedette Marlon. Frugò nuovamente nello zaino, tirando fuori un semplice laptop di piccole dimensioni e tre paia di auricolari. « Ora state a vedere ». Appoggiò il computer sul tavolo, applicando il suo auricolare all’orecchio; un tocco, e quello diventò invisibile. Ed e Sean trattennero il fiato.

« Ma cosa… »

« Estensione dell’applicazione del mio Shift. Ho conferito all’auricolare la proprietà dell’acqua di essere incolore » spiegò soddisfatto Marlon. « Venite ». Eseguì la stessa operazione per i due ragazzi, che recuperarono tutte le loro cose e si avviarono verso la porta della locanda. Marlon lì seguì, definendo gli ultimi dettagli.

« Nelle auricolari è presente un radar, collegato al mio computer. Dalla locanda vi guiderò fino alla biblioteca. Non fermatevi a chiedere informazioni a nessuno, e non date nell’occhio, intesi? Mi raccomando ». Sean, una mano sulla spranga che teneva bloccata la porta della locanda, si voltò a fissarlo.

« Tranquillo. Possiamo essere sembrati due sprovveduti finora, ma adesso faremo sul serio. Siamo dei Trainer anche noi ».

« Voglio sperarlo » concluse Marlon. « Buona fortuna! » Sollevò la spranga in un unico, energico gesto; poi calciò via la porta della locanda, che ruotò con immensa fatica sui cardini. La luce del sole penetrò nell’interno del locale, malevolmente accecante. Ed e Sean si ripararono appena la vista con un braccio, si congedarono da Marlon e iniziarono a percorrere un lungo sentiero che si estendeva davanti a loro.

« Pini » commentò Sean quando furono abbastanza lontani dalla locanda abbandonata, che giaceva in un luogo completamente immerso nella vegetazione, fitta e quasi soffocante.

« Già » fece Ed. Gli alberi che li circondavano possedevano un tronco lungo e corto, che si allungava per metri e metri, e delle grandi chiome espanse a globo, simili a grossi ombrelli verdeggianti. Dopo dieci minuti di quel dolce declivio, i due misero piede su una silenziosa strada asfaltata. Si voltarono per un attimo: la locanda non era più visibile da quella distanza, occultata com’era dal bosco, che la proteggeva come un antico sipario naturale da occhiate indiscrete. Annunciata da un impercettibile ronzio, la voce di Marlon risuonò chiara e forte, per la prima volta, alle orecchie dei due ragazzi.

« Avete completato il sentiero? »

« Sì » risposero in coro.

« Alla vostra sinistra troverete il Percorso 218, quindi procedete a destra, verso la città ». Obbedirono. La strada che avevano imboccato piegava delicatamente a sinistra in un ulteriore prolungamento, fino a che le prime voci, mescolate in rumorosi brusii, non cominciarono a diventare udibili.

« Be’, benvenuti a Sinnoh » disse Sean, le mani in tasca. Un fortissimo odore di aria salmastra invase i loro nasi. Anche da quella distanza, nonostante avesse appena messo piede a Canalave, Ed poteva già vedere diverse navi attraccare lungo il canale che tagliava in due la città.

« Forza, voi due » li incitò a un tratto la voce di Marlon. In poche indicazioni, ebbe indirizzato Ed e Sean per la strada giusta verso la biblioteca, frattanto che i due analizzavano con lo sguardo ogni dettaglio della località che riuscivano a trattenere. Oltrepassarono l’area mercatale, ricolma di uomini e donne affaccendati nelle loro attività lavorative; osservarono diversi facchini in bicicletta, gravati dai pesi che stavano trasportando; e attraversarono il lungo ponte di legno, raggiungendo in breve tempo la parte occidentale della città. Non c’era un’automobile.

« Molto bene » approvò Marlon. « Sempre a nord, la biblioteca è lì da qualche parte. Comportatevi normalmente, nulla di sospettoso, e cercate di fornirmi un quadro completo della situazione ».

« Sappiamo quello che facciamo, Marlon » borbottò Sean a mezza bocca. Diversi minuti più tardi, raggiunsero una minuscola fontana che gorgogliava tranquilla, a pochi passi da un bianco edificio a due piani, l’aria austera tradita solo da uno sgargiante tetto blu oltremare. Sean fece un cenno con il capo a Ed, e i due entrarono immediatamente nella hall della biblioteca. Videro i numerosi climatizzatori distribuiti al pian terreno, le centinaia di libri che invadevano ogni angolo della sala, i pouf, i tavolini, e addirittura i computer dell’internet point che mandavano lampeggi intermittenti da un’altra sala. Con un vertiginoso tuffo al cuore, Ed si voltò lentamente verso l’amico.

« Sean… »

« Lo so ».

Erano già stati in quel posto in una fuligginosa mattinata di giugno, nella capitale della loro regione, a migliaia di chilometri di distanza da dove si trovavano in quel preciso istante.
 
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Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 40 - Serendipità

Un battito di ciglia, un pulsare di una tempia, un impercettibile attimo apparentemente identico a quello che lo aveva preceduto e a quello che lo aveva seguito subito dopo. Un imperscrutabile realizzarsi di eventi, di significati, di oscure trame che, nello stesso istante in cui parevano andare a definirsi, s’infittivano ancora di più. E accompagnato a tutto questo, sensazioni che come succhi gastrici risalivano lungo le pendici del cervello, impedendone un corretto funzionamento.

No, pensò Ed. Impossibile.

Si sentì improvvisamente accaldato, scosso, fremente di una rabbia che schiumava velenosa in ogni anfratto del suo corpo, una rabbia che Ed aveva imparato a ricondurre ad un’unica, possibile causa: accadeva quando aveva il presentimento di essere manipolato, dominato, controllato a distanza. Eppure, se ne rese conto solo allora, era esattamente per quel motivo che si era ritrovato in una regione straniera, imbarcato in una missione voluta da degli individui, o da un individuo, di cui non conosceva né volto né nome; almeno così aveva creduto, assolutamente certo di non poterlo identificare. Ma poteva esistere quella possibilità che gli era appena balenata in testa, una malsana possibilità, insensata solo ad essere presa in considerazione, che Mirton avesse progettato tutto sin dall’inizio, visto un piano originale nelle loro azioni? Aveva messo lui e Sean dinanzi alla replica esatta di quella famosa biblioteca di Sinnoh per un motivo fortuito, una mera coincidenza, o c’era qualcosa di più dietro? Ed scosse la testa con rinnovata energia, ridacchiando stupidamente.

« Ed… » Sean tirò un lembo della maglia dell’amico, che continuava a fissarlo con quella vacua espressione in viso, a metà fra il disorientato e l’apparentemente divertito. Ed guardò dinanzi a loro, per scoprire di non essere totalmente sorpreso dalla bassa figura che li stava raggiungendo. Quel vecchietto dai pochi capelli bianchi, l’aria arcigna, contrariata, sgorbutica… A un metro da loro, si arrestò. Ed lesse, dal cartellino che teneva appuntato sulla divisa, Gregor – Responsabile Biblioteca Di Canalave, assolutamente certo che l’illusione generata da Mirton non ne possedesse uno.

« Serve una mano? » domandò loro, brusco.

« Ehm, salve » esordì Sean, esitante. Marlon, nel sentire l’inclinazione che la sua voce aveva preso, non perse tempo a rimbrottarlo attraverso l’auricolare: « dimostrate sicurezza! »

« Noi… » Sean si fece coraggio. Pensò che non fosse affatto facile parlare ad una persona che si credeva di conoscere già. « Siamo qui per un approfondimento scolastico. Vorremmo dare un’occhiata in giro, se è possibile, sa, qualche lettura propedeutica, dei… »

« Fate come credete » lo interruppe il signor Gregor, con l’aria di uno che non aveva voglia di ascoltare i discorsi di un quindicenne, « ma se vi scopro a mettere in disordine la mia biblioteca, o a rovinare qualcuno dei miei libri… Saranno affari vostri. Venite da me per firmare, una volta che avete scelto i volumi da prestarvi ». Girò sui tacchi, tornando alle sue occupazioni. Sean spalancò gli occhi, respirando profondamente.

« Bravo, Sean » disse la voce di Marlon, trepidante. « Molto meglio. Con chi parlavi? »

« Non… Non puoi sentire la voce di chi non possiede un auricolare connesso al tuo computer? » chiese Sean, rapido e in ansia, fingendo di conversare con Ed. Per non restare lì impalati cominciarono a muoversi, camminando cauti lungo il perimetro degli scaffali.

« No » fu la risposta di Marlon. « Vi ha bloccati il proprietario della biblioteca, non è così? »

« Già » confermò Sean. A Ed sembrò sul punto di confessare a Marlon quello che era stato in grado di fare Mirton, mesi e mesi prima durante l’esame, ma alla fine Sean tacque.

« Gregor Ruley, sì » proseguì la voce di Marlon, in tono pratico. « Un vecchio rincoglionito, nulla di cui preoccuparsi. Perlustrate il luogo e individuate la sezione proibita, per favore ».

Ed continuò a muoversi, sfiorando con le dita i dorsi rigidi dei libroni che gli passavano davanti, uno dopo l’altro. Quando lo scaffale terminò, Sean spalancò una porta semisocchiusa che veniva subito dopo, rivelando la stanza provvista dei computer.

« Tutto inutile, non c’è nulla » disse alla fine. Lanciò uno sguardo a Gregor, intento a riordinare degli appunti al bancone della biblioteca. « Sbaglio o nell’illusione non esisteva un piano superiore, Ed? »

« Non sbagli ».

« Hm. Andiamo ». Sean si avviò su per le scale, senza ulteriori indugi, se non per verificare tacitamente che il signor Gregor non si opponesse a quell’azione. Ed lo osservò: li stava ancora placidamente ignorando, senza degnare loro di un singolo sguardo. Acquisito quel fatto, continuarono a salire, sbucando al primo e ultimo piano della biblioteca.

« Eccola » mormorò Sean immediatamente. Non c’erano dubbi, tanto che Marlon scattò: « l’avete trovata? »

« Marlon… »

Il primo piano della biblioteca era composto da un unico, stretto corridoio, i cui due lati erano occupati dai soliti scaffali che rigurgitavano libri in ogni singolo spazio. Al di sopra delle loro teste, dei lampadari al neon traballavano per tutto il soffitto, arrestandosi quando il corridoio terminava su un’altra porta.

« Cosa c’è, Sean? »

Anche Ed era certo che i volumi che cercavano si trovassero nella stanza al termine di quel corridoio. La porta era aperta, lasciando appena intravedere un ambiente più spoglio, meno opprimente di quello, dove a ogni passo si rischiava di far crollare montagne di libroni dall’aria pericolosamente pesante.

« Abbiamo compagnia » disse Sean. La frase avrebbe potuto riferirsi a Ed; tanto valeva non fingere, quando erano costretti in quell’angusto spazio, senza possibilità di camuffare troppo la loro condizione. C’erano due figure, una alta e una bassa, che stazionavano immobili davanti alla porta della sezione proibita della biblioteca. Quella alta era una donna: slanciata, dai capelli lunghi e corvini, indossava una sorta di abito da combattimento rosso e nero, che arrivava quasi a terra. Accanto a lei c’era un ragazzo più giovane, basso, con una tuta aderente e dei pantaloni a zampa di elefante. I capelli, di un appariscente blu elettrico, erano sparati all’insù con il gel, andando a formare due grossi spuntoni che si aprivano a sinistra e a destra.

« Trainer, eh? »

« Due, sì » borbottò Sean, nel panico totale. Ne fu intimamente convinto nell’attimo in cui li vide, pur non riuscendo a percepire nemmeno un barlume delle loro aure. I pochi istanti in cui si consumarono quegli sguardi, quelle parole a spizzichi e bocconi per informare Marlon, scivolarono via rapidi; ma anche la donna aveva parlato, rivolgendosi al suo compagno più giovane.

« Due Trainer ».

« Tu dici? » ribatté l’altro. Aveva una voce stranamente ambigua, tutta gola.

« Percepisco un’aura di dimensioni gigantesche provenire da uno dei due » disse la donna.

« Il biondino? »

« No » rispose lei. « Il ragazzo con i capelli neri e la felpa ». Fissò Ed intensamente. « Aspettami qui » ordinò poi, e prese a camminare, diretta da quei due ragazzini. Quando Sean si accorse di quell’azione, la donna scoprì con piacere che aveva tradito un’evidente nota di panico nel suo atteggiamento: rovistava freneticamente fra gli scaffali, preso da un’improvvisa voglia di controllare ogni titolo dei libri che lo circondavano.

« Voglio i nomi. Fottitene del resto, torneremo stanotte. Ma comportatevi adeguatamente e datemi i nomi di quei due! » stava dicendo Marlon. Sean non fece in tempo a riferire di aver afferrato il messaggio, che la donna era ormai di fronte a lui.

« Posso aiutarvi? » esordì, similmente a come aveva fatto il signor Gregor. Tuttavia, nel suo volto - Ed la scorse facilmente - si annidava un’espressione gentile, temprata dal tempo: gli tornò stranamente in testa la figura di sua madre, quando gli lanciava uno dei suoi intensi sguardi di preoccupazione. Marlon, a chilometri di distanza nella locanda abbandonata, si sistemò meglio l’auricolare all’orecchio, in famelico ascolto.

« Buon pomeriggio » sorrise Sean, conciliante, entrando subito nella parte. « Siamo due Trainer della regione di Unima, in viaggio qui a Sinnoh. Eravamo venuti a visitare la biblioteca ». Lesse un altro cartellino, stavolta appuntato nei pressi del petto della donna, che recitava Rhona Bell – Divisione Quattordici.

« Ho notato » rispose Rhona, sorridendo a sua volta brevemente. Aveva riconosciuto il ragazzino riccio. Per un attimo gli era sembrato di scorgere addirittura i suoi tratti… Era incredibile…

« Cercavate qualche volume in particolare? »

« Oh, l’ho appena trovato ». Sean afferrò con sorprendente disinvoltura il primo libro che si trovò sottomano, esibendolo sotto agli occhi della sua interlocutrice. Il titolo diceva: Flora E Fauna – A Caccia Di Pokémon Nella Regione di Sinnoh. Rhona lo squadrò.

« Bene. Il signor Gregor sarà lieto di farvi prestare il libro. Come mai qui a Sinnoh? »

« Oh, siamo Trainer da pochi mesi, sa, e avevamo intenzione di viaggiare in una regione straniera… E Sinnoh ci è sembrata la migliore, per cominciare i nostri studi » fu la risposta di Ed, che come Sean cercò di tenere un tono di voce allegro e leggero.

Bugiardo, pensò Rhona, ma disse: « perfetto. Allora buona giornata ».

« Volevamo terminare la nostra visita alla biblioteca » butto lì Sean, cercando di sembrare innocente. « È possibile visitare quella stanza? » domandò, fintamente speranzoso.

« Non si può » disse un’altra voce, che fece sobbalzare tutti. Il ragazzo dagli sgargianti capelli blu si era avvicinato, e poterono vederlo più da vicino: possedeva un viso androgino, perfetto e pulito, come quello di un bambino, in cui erano incastonati due occhi azzurri come diamanti, ancora più penetranti, considerò Ed, di quelli di Mirton, un altro uomo che avrebbe preferito non fissare mai dritto in faccia.

« Non si può…? »

« No, infatti » confermò il ragazzo. « Io e Rhona siamo a custodia di quella stanza. È la sezione proibita della biblioteca, il cui accesso è vietato al pubblico ». Teneva le mani intrecciate dietro la schiena, osservando freddamente chi gli stava davanti.

« Oh, d’accordo ». Sean parve deluso, anche perché non vide nessun cartellino appuntato sull’abito di quel ragazzo. « Allora buon lavoro! » sollevò una mano in un cenno di saluto, poi girò sui tacchi e si avviò con Ed al piano terra, dove il signor Gregor era ancora impegnato con le sue scartoffie.

Una volta apposta la loro firma sul registro della biblioteca, tornarono per strada, il manuale che Sean aveva casualmente scelto sottobraccio. Marlon, informato di tutti i dati che erano riusciti a raccogliere, era già freneticamente al lavoro sul suo computer.

« Rhona Bell, Divisione Quattordici, hai detto ».

« Già » diede conferma Sean, guardandosi attorno. Stavano camminando casualmente da diversi secondi, alla ricerca di un segnale visivo che potesse aiutarli a ritrovare la strada per il ponte.

« Le Divisioni, sì. Corpi speciali di Trainer con diverse mansioni all’interno dell’organismo politico di Sinnoh… Quindi la sorveglianza alla biblioteca è ancora serrata. Questa Rhona… È originaria di Unima. È sposata con un banchiere del posto, tale Angus Belby. È stata allieva del precedessore di Alder… Dopodiché è stata assunta a Sinnoh ».

« Di là, Ed ». Sean indicò finalmente una via che prendeva a sinistra, e il ponte divenne nuovamente visibile ai loro occhi. Mentre vi si dirigevano, Sean si rivolse ancora a Marlon. « Marlon, ti raggiungiamo alla locanda per parlare meglio ».

« Non dire cazzate, Sean. Quelli vi staranno a presso a seguirvi, già da ora ».

« Che cosa? » sbottò Sean.

« Hai a che fare con dei professionisti. Hai fatto finta di prendere in prestito un libro, no? È stata una buona mossa. Comportatevi normalmente, girate per la città, fate quel che vi pare, ma non tornate qui e non comportatevi con sospetto » ribadì Marlon con vigore. « Mi rifarò vivo al più presto. Colpiremo a notte fonda ».

« Ci sentiamo, allora ».

« Sì. Ora vado a riposarmi un po’, se non vi dispiace. Mi merito un po’ di sonno. A dopo ». Un sonoro bip interruppe la comunicazione, annunciando che Marlon era andato a coricarsi in un angolo della polverosa e angusta locanda. Ed e Sean ripresero con più risolutezza il loro viaggio, calpestando il pavimento del molo nella parte orientale della città.

« Credi che ci stiano alle calcagna? Anche solo uno dei due? Il tizio con i capelli blu sembrava pericoloso » butto lì Sean, senza guardare Ed. Era intento da diversi minuti a leggere il libro che aveva scelto, sfogliando distrattamente le pagine incartapecorite.

« Non so » rispose l’altro con sincerità, stringendo le spalle e affondando le mani nelle tasche. Non poteva certo dirsi un esperto di pedinamenti, né tantomeno credeva di poter competere con dei Trainer addestrati, se questi avessero deciso di seguirli. L’unica alternativa attuabile era quella che Marlon, a ragione, aveva consigliato loro: comportarsi come normali turisti, meravigliati dallo scoprire quello che una città straniera aveva da offrire.

« Marlon ha ragione, comunque » rifletté Sean, dando voce ai pensieri di Ed. « Inganniamo l’attesa… » aggiunse a mezza bocca. Nel proseguire il loro cammino, videro diversi gruppi di persone, tutti affannati allo stesso modo nello sgomberare i banconi del mercato portuale. All’orizzonte, il sole stava gradualmente impallidendo, inabissandosi cupo nelle profondità dell’oceano e annunciando che era attesa una fredda notte alle soglie dell’inverno.

« Hai idee? »

« Sì, una » disse Sean, senza smettere di studiare il contenuto del manuale. « Questo libro divide la regione in tante zone, analizzando le percentuali di affluenza dei Pokémon, la vegetazione, e tanto altro ».

« Dove vuoi arrivare? »

« C’è anche un capitolo sul Percorso 218, a pochi minuti di cammino da qui. Ci andiamo? » propose Sean, con un tono di voce irragionevolmente alto, quasi per far udire a ipotetici pedinatori che i loro propositi erano del tutto ingenui.

« Direi che va bene » accordò Ed, che non aveva motivi per rispondere di no.

E così s’incamminarono. Ripercorsero la via silenziosa, che s’incurvava delicata assecondando un sentiero incastrato nell’asprezza della natura. Nel momento in cui incrociarono quello che saliva fino alla vegetazione fra la quale la locanda era nascosta, tennero più saldamente lo sguardo incollato a terra, accelerando impercettibilmente il passo; poi si dovettero arrestare, giunti ad una sorta di casello per le automobili di un blu sgargiante, che si stagliava tranquillo al termine della via. Al suo interno dei poliziotti in divisa, seduti dietro a un bancone, erano concentrati sulla frugale cena che spettava loro mentre erano in servizio, e non si degnarono di dedicare sguardi a nessuno. Uno di loro, sbadigliando, borbottò: « che sete! »

Com’era stato per il signor Gregor, interpretarono quel fatto come un tacito segnale che potessero passare. Sean condusse Ed fino alla porta opposta del casello, che dava sul Percorso 218 vero e proprio. Il cartello segnato dalle intemperie non lasciava alcun dubbio, così si guardarono attorno, senza vedere l’ombra di un solo Pokémon. Un rigoglioso manto di erba fresca si apriva in uno spiazzo circolare, cinto da una barriera di alberi dall’aria giovane. Presero a sinistra, evitando lo spiazzo che terminava in un vicolo cieco e incrociando diversi ciclisti e atleti abbigliati nelle maniere più diverse, evidentemente pronti a rincasare dopo gli allenamenti giornalieri. Sean ripose il libro nello zaino, probabilmente stufo di fingersi interessato alle innumerevoli serie di dati scritte al suo interno. Costeggiando il duro terreno di pietra che lambiva le acque del fiume che fluiva a margine del percorso, si sedette sul bordo di un piccolo pontile in legno. Lungo il dedalo di rocce acuminate che seguivano il corso del fiume, Sean scorse, in lontananza, anche le luci di un’altra metropoli sconosciuta. Oltre a lui e a Ed, nel buio che avanzava, nel percorso si trovavano altre due figure, che in quell’istante estrassero le Poké Ball.

« Ehi… »

 Fu un attimo, ma tanto bastò per far sobbalzare Ed, abituato come non mai ad agguati e a situazioni di pericolo impreviste. Ma le due figure, apparentemente due Trainer – un maschio e una femmina – della loro stessa età, non lanciarono i loro Pokémon all’attacco nella loro direzione.

« Nidorina! »

« Nidorino! »

Si materializzarono due Pokémon simili, per quello che Ed e Sean riuscirono ad osservare: due quadrupedi di ridotte dimensioni, dalle zampe muscolose, uno con una pelle squamata di un viola più intenso, e un corno acuminato che gli spuntava dalla fronte. Agli ordini dei loro Trainer cominciarono a muoversi cauti lungo il limitare del fiume, annusando la gelida aria serale con ringhi furibondi.

« Nidorina, su quella roccia » disse la ragazza. Nidorina, il Pokémon privo di corno, eseguì un balzo sorprendentemente agile per la sua stazza, issandosi su una roccia a pochi metri di distanza e fiutando l’immobile superficie dell’acqua. Nidorino, invece, senza aver bisogno di un ordine diretto, caricò il tronco di un albero nei paraggi, facendolo tremare bruscamente in una pioggia di fogliame rinsecchito. Uno stridore, e un piccolo Pokémon volatile si proiettò fuori dai rami dell’albero, arrabbiato.

« Star! » stridette. Nidorino lo seguì con gli occhi, che lampeggiavano famelici. Il ragazzo ghignò, prima di urlare: « Nidorino, Velenoshock! »

Un rovescio di liquami tossici intirizzì le alette del Pokémon: impedito nei movimenti, iniziò una rapida picchiata verso il basso, senza più essere in grado di dirigersi lontano dal suo assalitore. Nidorina, nello stesso momento, lanciò un verso che sapeva di esultanza; Ed gemette, notando che era tornata sulla terraferma, tenendo fra le fauci grondanti di veleno una creaturina minuscola, simile a un cavalluccio marino.

« Vai, Nidorina » la incitò la ragazza, esaltata. Nidorina spalancò le fauci, lasciando che il Pokémon, indifeso, rotolasse al suolo; dopodiché prese a pestarlo selvaggiamente, senza alcun freno inibitorio.

« Ma che cazzo… » Ed e Sean si alzarono. Non ebbero bisogno di parlare per essere d’accordo sul fatto che quei soprusi fossero insopportabili. Scuri in volto, consapevoli di quanti guai avessero passato e quante volte avessero rischiato la vita, lanciarono lunghe occhiate ai due giovani allenatori, finché il ragazzo non li notò.

« Ehi » esordì, il tono intimidatorio, « che cazzo guardate? » Il suo Nidorino, pronto a infergere il colpo di grazia al Pokémon volante che aveva atterrato con il veleno, si arrestò.

« Cosa state facendo? » Sean ignorò la domanda, andando dritto al sodo.

« Stranieri » borbottò il ragazzo. « Becca, vieni qua ». La ragazza si fece più vicina, strabuzzando gli occhi per vedere meglio i suoi interlocutori. « Alleniamo i nostri Pokémon. Ci sono problemi, straniero? » Anche Sean, da parte sua, aveva notato uno strano accento sfumare la voce del ragazzo.

« Quello non è allenare i propri Pokémon. Ne state deliberatamente uccidendo degli altri » rilevò.

« Oh, abbiamo trovato un paladino della giustizia » rise la ragazza, tirando un colpo di gomito complice al suo compagno. « Mason, questi qui cercano guai ».

« Può darsi. O forse, siete voi che li avete appena trovati ». Sean si mosse, una vena d’ira che si gonfiava sulla sua tempia.
 
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°LYR°Swim

Bianco è meglio
Nell'attesa che mi si liberi un computer e possa postare un commento perlomeno degno di stare in un topic del genere, faccio i complimenti a dicks per il buon lavoro fatto finora ed aspetto il doppio capitolo di questa nuova settimana.

(per chi non sapeva ancora nulla riguardo alla notizia del doppio capitolo settimanale, consiglio di fare un salto sul sito ufficiale che é sempre ben aggiornato ^^ )
 

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 41 - Una Notte Ghiacciata

« Lo stronzetto ha bisogno di una lezione » ghignò il ragazzo di nome Mason. Vide Sean muoversi risoluto nella sua direzione, le mani in tasca e l’espressione funerea. Si raddrizzò le spalle, poi partì anche lui. Mason non amava farsi attendere, né risparmiarsi quando c’era da gettarsi nella mischia per uno scontro.

« Non fargli troppo male, Mason » disse Becca, annoiata. Lui non rispose. Sean non si fermò, continuando ad annullare la distanza che li separava. Mason constatò che non aveva estratto alcuna Poké Ball, così fu indotto a pensare ciò che inizialmente aveva dato per scontato: forse quello straniero non era affatto un Pokémon Trainer.

Tanto meglio, pensò. Non ci sarà alcun bisogno di chiamare Nidorino. Il suo Pokémon, recalcitrante all’idea di rimanere fermo a guardare, stava scalpitando.

« Buono, Nidorino » lo placò Mason, senza però degnarlo di uno sguardo. « Tornerai a divertirti anche tu, fra poco. Avere delle prede umane tutte per te è un bottino che non ti saresti aspettato, vero? » Becca rise. Ed, ancora sul pontile, strinse i denti disgustato. Mason era a un passo, il pugno già caricato per colpire, quando Sean sparì alla sua vista per un istante, ricomparendo quello successivo alle sue spalle, e proseguendo imperturbabile nella sua camminata.

« Ehi… »  Mason si voltò, disorientato e sconcertato al tempo stesso nel fissare Sean, che lo ignorava come se non esistesse affatto. Stava proseguendo con la stessa determinazione oltre di lui, lasciando chiaramente intendere come, sin dall’inizio, il suo obiettivo non fosse quello di cercare una rissa.

« Che cazzo fa… » borbottò Becca, anche lei stranita. Infine, l’intento di Sean divenne chiaro a tutti. Si era chinato sul piccolo Pokémon volante, che sbatteva appena le ali e gemeva piano.

« È messo molto male, Ed » annunciò, rivolto all’amico. Gli occhi di Mason si fecero due fessure. Un altro fatto che odiava particolarmente era l’essere preso in giro a quel modo, quasi come se fosse irrilevante, un elemento di poco conto, trascurabile… Era il film della sua vita, dopotutto. E quel ragazzo di nome Sean, seppur involontariamente, glielo stava rinfacciando nella peggiore delle maniere.

« NIDORINO, PRENDILO! » si ritrovò ad urlare. Nidorino, finalmente accordatogli un ordine, sgroppò nella direzione di Sean, pronto a infilarlo con il suo corno mortale; Sean si smaterializzò immediatamente, portando con sé il Pokémon e andando a raccogliere anche quello colpito da Nidorina, il piccolo cavalluccio marino ridotto altrettanto male. Depose entrambi ai piedi di un albero, meno esposti ai rischi, poi estrasse le sue due Poké Ball.

« Ed » chiamò. Ed oltrepassò Mason, occupando una posizione vicino a Sean. Anche Becca spalleggiò il suo compagno, e i quattro si ritrovarono a fronteggiarsi, pronti allo scontro.

« Tieni ». Sean porse all’amico la Poké Ball contenente Joltik.

« Cosa… »

« Combattiamo insieme » disse Sean con fermezza. Ed aveva già colto il bluff: Joltik avrebbe risposto soltanto agli ordini del suo allenatore, qualunque cosa lui facesse.

« Non sanno utilizzare lo Shift » proseguì Sean. « Potrei colpirli a morte con il mio, se volessi, ma non mi ridurrò al loro rango di criminali. Pagheranno in uno scontro regolare ». A quelle parole, il ghigno di Mason si fece più largo e marcato.

« Credo che tu non abbia ancora capito con chi hai a che fare, straniero. Nidorino, VELENOSHOCK! » Con un movimento fulmineo, Ed e Sean chiamarono Joltik e Luxio in campo; all’ordine del suo Trainer, Joltik cominciò a secernere un gigantesco bozzolo di filo, che avvolse per intero la scarica di liquami tossici pronti a travolgerli.

« Nidorina, Capocciata! » Nidorina schizzò in avanti, perforando con la testa il bozzolo di Joltik e puntando Luxio, che scartò dalla sua traiettoria, bersagliandola con diversi bagliori dorati di scariche elettriche. Intanto, Nidorino cercava di pestare a morte Joltik, che zampettava rapidissimo attorno a lui, continuando a secernere in maniera quasi impercettibile il suo filo, che gradualmente stava impedendo Nidorino nei movimenti.

« È mio! » ringhiò Sean. « Ed, adesso! » Ed e Luxio si mossero contemporaneamente. Il Pokémon venne incontro al suo allenatore, abbandonando momentaneamente lo scontro con Nidorina; Ed rovistò nel suo zaino, tirando fuori più velocemente che poté le Lentiscelta e gettandole all’amico, che le infilò altrettanto rapido a Luxio.

« Bene » Sean tirò un furibondo sospiro di sollievo. Nidorino era ancora intrappolato nei fili di Joltik, e si divincolava a fatica, ringhiando furioso.

« Luxio, Tuono!»

« ROAR! » Nidorina eruppe alle spalle del Pokémon di Sean, travolgendolo con un morso, ma non riuscendo a impedire che il Tuono partisse e colpisse a morte il suo compagno Nidorino.

Plim. La pioggia iniziò il suo corso quando la coperta della notte aveva ormai avvolto il cielo. Nidorina e Luxio si aggrovigliarono nel fango, in una lotta furibonda per evitare di finire l’uno nella morsa dell’altra. Le Lentiscelta erano cadute poco più in là, abbandonate da tutti, così che Ed corse subito a raccoglierle, preoccupato per il regalo ricevuto da Sean. Era tutto ciò che gli rimaneva, pensò, più triste che mai.

« Staaar ». A lamentarsi era stato il Pokémon volatile, che giaceva insieme all’altro Pokémon sotto l’albero presso il quale Sean li aveva lasciati. Con Luxio ancora impegnato da Nidorina, Sean percepì solo all’ultimo istante che qualcuno gli era strisciato alle spalle.

« Stron… » Riattivò lo Shift, e Mason, che aveva tentato di strangolarlo silenziosamente, mollò la presa, ferito.

« PEZZO DI MERDA! » Sean portò alla larga Ed, si fece restituire la Poké Ball di Joltik, poi richiamò entrambi i suoi Pokémon. Oltre la cortina di pioggia, i suoi sensi esplosero, deviati malsanamente da una rabbia che sgorgava come un fuoco di guerra nella melodia gelida dell’acqua scrosciante. Ripose tutto nello zaino, e intimò a Ed di aspettarlo lì. Nidorina era rimasta scossa nel fango, senza più un avversario con cui combattere, mentre Nidorino giaceva in una cavità di terra bruciata, tramortito dal Tuono potenziato di Luxio.

« Fottetevi ». Sean partì. Il primo a cadere come un birillo fu Mason, che non si accorse del lampo che aveva striato l’aria dietro la sua nuca, toccandolo appena e annullandogli i sensi. Becca, dal canto suo, fece appena in tempo a realizzare che il suo compagno era crollato, prima che a lei succedesse lo stesso.

« SEAN! » urlò Ed, nella tempesta.

« Vieni, Ed! » chiamò Sean. Ed corse, vedendolo chino sui due Pokémon feriti.

« È stato un grave errore quello di farsi provocare » ansimò Sean, risentito. « Avrei dovuto atterrarli immediatamente e portare in salvo loro ». Puntò il Pokédex contro i due Pokémon assaliti da quelli di Mason e Becca, e così fece Ed.

« Starly – Pokémon Storno. Saltella per i campi in grandi stormi a caccia di Pokémon Coleottero. Emette versi davvero acuti. Rarità – D. Pericolosità – D » recitò l’apparecchio per il piccolo Pokémon volatile. Per quella sorta di cavalluccio marino, invece, disse: « Horsea – Pokémon Drago. Horsea si nutre di piccoli insetti e del muschio trovato sugli scogli. Se la corrente oceanica si fa rapida, avvolge la coda attorno agli spuntoni di roccia o ai coralli per evitare di essere spazzato via. Rarità – C. Pericolosità – D ».

« Portiamoli in salvo » si sbrigò Ed, cercando dallo zaino una Poké Ball vuota e facendo entrare Horsea al suo interno. Lo stesso fece Sean per Starly. Nell’acquazzone, Nidorina digrignò i denti, senza però osare attaccarli, priva com’era della guida di Becca.

« Arrangiati ». Sean era seccato.

« Dai, Sean! »

Presero a correre, il turbinio dell’acqua che intorpidiva le loro membra. Fu una fortuna il fatto che avessero percorso avanti e indietro quella strada per tutto il giorno, e ora la conoscessero come le loro tasche; a differenza dell’ultimo viaggio, tuttavia, non ebbero bisogno di ignorare volontariamente il sentiero che conduceva alla locanda di Marlon, quando vi passarono davanti. Ogni possibile cautela da ipotetici pedinatori era finita alla deriva, in angoli dimenticati delle loro teste, mentre sdrucciolavano sul lastricato bagnato, rientrando a Canalave e cercando in preda al panico una vivida chiazza rossa che s’imprimesse nelle loro retine come un’ancora di salvezza. Ed si era reso conto dell’urgenza che li animava: i due Pokémon che avevano tratto in salvo erano ridotti davvero male.

« Forza! » gridò Sean. Alla fine, l’aveva visto. Il tetto rosso lucido del Pokémon Center cittadino, le luci intermittenti delle vetrate, la morsa della foschia creata dalla pioggia notturna che premeva contro l’edificio… Quando furono abbastanza vicini le porte scorrevoli scivolarono lateralmente, permettendo che entrassero con uno scalpiccio nella piccola hall, una scia di fango lasciata dalle loro scarpe. Erano i soli clienti, pur non essendo un’ora poi così tarda. L’infermiera al bancone, alla vista dello spesso strato di fango che avevano portato con loro una volta entrati, aveva serrato le labbra fino a farle divenire due fessure; ciononostante, gli obblighi professionali le imposero dei toni gentili quando Ed e Sean si avviarono affannati da lei, le Poké Ball in pugno e le schede allenatore già pronte.

« C’è anche una piccola somma da pagare per curare i Pokémon » asserì l’infermiera in tono contrito.

« Mi scusi? » Sean inarcò le sopracciglia, ansimante.

« È un decreto recente voluto dal nostro presidente Cynthia, secondo l’artic… »

« Mi dica quant’è » la interruppe Sean. Lei comunicò la cifra.

« Lascia, faccio io » intervenne Ed, che aveva voglia di sbarazzarsi di un po’ del doloroso denaro che si era guadagnato al Pokémon World Tournament.

« Curi anche Luxio, ha riportato delle ferite » concluse Sean, tirando fuori anche la Poké Ball del suo primo Pokémon. « Per favore » aggiunse, a denti stretti. L’infermiera annuì con la solita gentilezza forzata, e i due seppero che erano stati congedati. Andarono a crollare su delle sedie, lontano dal bancone, riprendendo le forze per gli sforzi compiuti e facendo mente locale. La notte stava calando con insistenza sempre maggiore, e questo, per Ed, voleva dire una sola cosa: all’assalto decisivo, così strettamente collegato al suo Victini, mancava poco tempo…

« A mio parere, la tizia il decreto se l’è inventato » disapprovò Sean, contrariato per la somma spesa. « Ce la voleva far pagare per averle sporcato l’ingresso, di sicuro… » Si pizzicò, come di rito quando era nervoso, il dilatatore all’orecchio.

« Non importa » disse Ed. « Siamo riusciti a salvare Starly e Horsea, è questo che conta ».

« Sì » convenne Sean, in fin dei conti decisamente sollevato per quell’esito. « Qui a Sinnoh sono pazzi » sentenziò subito dopo, poi proseguì: « eravamo sul pontile a farci gli affari nostri, e due Trainer totalmente folli ci aggrediscono dopo aver aggredito altrettanto follemente due Pokémon selvatici indifesi. Neonati, tra l’altro. Starly e Horsea non avranno che qualche mese di vita ». Ed annuì, credendo di comprendere i disagi di Sean, ch’erano anche i suoi: il clima di tensione che si respirava da quelle parti non gli piaceva affatto. Ma nel baratro della disperazione che poco a poco lo attanagliava e lo logorava da dentro, l’immagine del suo Pokémon rubato, delle lettere di O.H., di Hope, in qualche modo apparentemente invischiata nella vicenda, dei ricordi di suo padre, chimere in quel soqquadro di elementi confusi, lo spingevano ad andare avanti passo dopo passo. Doveva mettere chiarezza, e al tempo stesso ritrovare Victini, doveva riuscirci

Bip.

Sobbalzarono entrambi, tanto che l’infermiera, completamente occupata dal macchinario nel quale stava curando i loro Pokémon, sollevò lo sguardo, evidentemente intimorita dal fatto di essere da sola con la loro unica compagnia.

« Che bella dormita » sbadigliò una voce. Sean si portò una mano all’orecchio, nella zona dell’auricolare, fissando Ed con rinnovata preoccupazione.

« Marlon ».

« Hm ». Marlon, dall’altro lato della comunicazione, sbadigliò una seconda volta, ancor più sonoramente della prima.

« Va… Va tutto bene? » domandò Sean.

« Oh, questo devo chiederlo io a voi. Non credo che il racconto della mia dormita in mezzo alla muffa sia troppo interessante ». Marlon pareva annoiato. « Avete fatto come vi ho detto, spero ».

« Sì, c’è… C’è stato un piccolo contrattempo ».

« Contrattempo? »

« Due Trainer, Marlon » spiegò Ed, in soccorso di Sean. « Eravamo sul Percorso 218, seguendo il libro che Sean aveva preso in prestito, quando abbiamo notato che a pochi passi da noi due Trainer stavano allenando i loro Pokémon… Colpendone a morte degli altri. Siamo intervenuti ».

« Intervenuti? Cosa dovrebbe significare? » sbottò Marlon. « Non vi sarete messi a fare i paladini della giustizia ».

« Stavano facendo a pezzi due Pokémon neonati! » sbraitò Sean di rimando, cercando di tenere bassa la voce. Il fatto che Marlon avesse utilizzato la stessa identica espressione usata da Mason lo aveva già mandato fuori dai gangheri. Al bancone, l’infermiera accelerò il processo, desiderosa di liberarsi il più in fretta possibile di quei due.

« Non me ne frega un cazzo. State lavorando con dei professionisti, voi due, e non vi permetterò di mandare a monte una missione del genere perché improvvisamente vi sentite animati da spiriti di eroismo, è chiaro? » Marlon era livido.

« Cosa avremmo dovuto fare? Lasciare che li massacrassero? »

« Forse. Ma prima di tutto, comprendere la situazione. Cos’hai fatto? Li hai colpiti con lo Shift? » Sean strinse i denti. Marlon lo aveva colto nel sacco, come si era aspettato.

« Anche se fosse? » lo sfidò.

« Spero tu li abbia fatti fuori ».

« Li ho solo storditi » ribatté Sean, sardonico. « Né loro né i loro Pokémon sono in pericolo di vita. Non sono un criminale, Marlon ».

« Mi spiace per te ». C’era una punta di amarezza nella voce di Marlon. « Neanch’io lo sono, ma conosco le priorità del mio lavoro. E se queste priorità significano prevaricare sulla vita di chi cerca di ostacolarmi, be’… »

« Mi stai dicendo… »

« Non che mi lasciate scelta. Mi sbarazzerò dei corpi ».

« No! » Sean batté un pugno sul tavolino circolare presso al quale erano seduti.

« Sean… » Ed tese una mano verso di lui, ma Sean la scacciò via.

« No, Ed. Qui non si tratta di Victini, si tratta… »

« Si tratta della vostra inettitudine » proseguì Marlon. « Voi non sapete niente, niente, e nonostante ciò fate dei vostri ideali di giustizia e uguaglianza baluardi inattaccabili… Allora lasciate che vi ragguagli. Il mondo, là fuori, non vi lascerà scampo ».

« Cosa… »

« Quei due Trainer… Erano molto aggressivi, non è così? Vi hanno attaccato per primi, quando hanno pensato che potevate intralciarli ».

« E allora? » Sean incalzò Marlon, che a sua volta sbuffò.

« Cortina d’acciaio. Avete mai sentito quest’espressione? »

« Cortina d’acciaio? » ripeté Ed.

« Un blocco militare e politico imposto dal presidente della regione di Sinnoh, Cynthia. Cynthia è un’isolazionista vecchio stampo, unica rappresentante di una vecchia guardia che non occupa più posizioni di rilievo da molto tempo. La sua politica sta facendo di Sinnoh una regione completamente a sé stante rispetto alle altre… Ad esempio, pur essendo un Trainer, Cynthia non tollera la netta divisione fra popolazione e Trainer, come esiste a Unima e in altre regioni del mondo. Da quando siede sul suo scranno il processo di amalgamazione fra Trainer e società è aumentato a dismisura… Ad ogni esame, oramai, vengono promossi a decine. Trainer che credono di rivestire una carica importante, di potere, quando Cynthia fa carte false pur di contrastare questo processo. E così questi Trainer vengono lasciati allo sbando, data anche l’assenza di veri e proprio corsi di specializzazione che ne inquadrino le capacità… Riuscite a capire dove io stia arrivando? Voi avete avuto l’occasione di partecipare al Pokémon World Tournament, di apprendere lo Shift, di ricevere tutto il sostegno necessario dall’assetto politico della regione in cui vivete, per emergere rispetto alla società. Quei due poveri disgraziati che avete atterrato… È già tanto che possiedano dei Pokémon, figuriamoci ad utilizzare lo Shift, che probabilmente non conoscono neanche. Allora dimmi, Sean… Ti senti ancora così tanto un eroe, dopo queste parole? »

« Io… »

« Pochissimi Trainer riescono a venire fuori da questo regime d’acciaio imposto da Cynthia. E chi ci riesce viene inquadrato nelle divisioni… Quella Rhona, ad esempio, che viene da Unima… Mi sono informato. Occupa quel posto da prima che Cynthia salisse al potere, ed è probabilmente stato solo questo fatto a farglielo conservare e a non essere rispedita a Unima, con un calcio nel culo e un’accusa di spionaggio… »

« I vostri Pokémon sono pronti » annunciò timidamente l’infermiera.

« Quindi meditate » concluse Marlon, « e… » Ed e Sean, nell’atto di alzarsi, si arrestarono, lanciandosi degli sguardi interrogativi. A Ed era parso di udire, dall’altro lato dell’auricolare, il rumore di un tavolo che veniva ribaltato, qualcosa che s’infrangeva, e poi la voce di Marlon…

« Pezzi… Di merda… »

« Ehi! » Sean non volle pronunciare il nome di Marlon ad alta voce, davanti all’infermiera; si premette con maggiore vigore l’auricolare all’orecchio, cercando di captare qualunque segno che gli spiegasse cosa stesse accadendo.

« La biblioteca… Correte, andate lì… Muovetevi, fate come vi… Dico… » Marlon parlò dopo un tempo infinito. Ed e Sean scattarono, afferrando le Poké Ball e lasciando piantata lì l’infermiera, che aveva già attaccato con i saluti e i ringraziamenti formali. Sean legò la sua terza Poké Ball alla cintura, contenente Starly; Ed gettò nello zaino quella di Horsea, dopodiché furono in strada, correndo a rotta di collo verso il ponte, nella parte orientale di Canalave, la pioggia che non accennava a fermare il suo corso.

« Di là! » indicò Sean.

« Cos’è successo, Sean? » urlò Ed nello scrosciare dell’acqua.

« Qualcuno ha attaccato Marlon, cazzo! Non possiamo farlo senza di lui! »

« Se ci ha detto di andare alla biblioteca, è perché dovremmo aspettarlo! »

« Ma non possiamo farci trovare nei paraggi! Non possiamo rischiare di essere visti, Ed! » controbatté Sean. Non smisero di correre, strisciando silenziosi nei vicoli deserti, oppressi dall’oscurità del temporale. La biblioteca fu in vista dopo altri terrorizzanti minuti: checché ne dicessero entrambi, Ed e Sean sapevano quanto Marlon, un Trainer esperto e senza scrupoli, fosse vitale per il compimento della loro missione. Senza di lui, oltre a perdere una guida, sarebbero finiti isolati in quella pericolosa regione, due stranieri invisi al governo…

Il gorgogliare della solita fontana accompagnò il loro arrivo. Non c’era anima viva, il che acquietò almeno per diversi istanti i loro animi. Un primo segnale che qualcosa non andava, tuttavia, fu fornito dalle porte della biblioteca. Ed era ragionevolmente certo che avrebbero dovuto sfondarle, con il loro attacco notturno, o in caso contrario cercare una via d’ingresso secondaria. E invece erano aperte, appena socchiuse, tanto da far filtrare un’unica, omogenea lama di luce sfocata.

« Ed… »

« Ho visto ». Sean si avvicinò, sfiorando con le dita una delle due porte, e ritraendo immediatamente la mano. « È congelata! » si lamentò.

« Sean… La… La senti? » Entrambi tesero l’orecchio. Da qualche parte, nella biblioteca, era in corso una collutazione. Sentirono i gemiti di una voce femminile, dei libri che venivano rovesciati, e un’altra cacofonia di rumori indistinti.

« Cosa facciamo? » bisbigliò Ed. I capelli di Sean, per tutta risposta, vennero sparati verso l’alto, segno che lui aveva attivato lo Shift.

« In guardia, Ed ». E con un calcio spalancò le porte della biblioteca.

Il primo piano era deserto: gli scaffali immersi nel loro polveroso silenzio, la scrivania del signor Gregor riordinata minuziosamente, la porta della stanza che conduceva ai computer chiusa. Ed tentò di rimettere a posto le porte, ma fu costretto, come Sean, a ritirare immediatamente la presa, rabbrividendo per il troppo freddo che lo aveva trafitto, esattamente come una scaglia di ghiaccio.

« Questo gelo è innaturale… » commentò.

« Anche l’atmosfera che si respira » convenne Sean, sempre mantenendo un tono di voce basso. I rumori erano finiti. « Potrebbero esserci degli altri ladri » ipotizzò.

« Chi ha colpito Marlon nella locanda… Credi che possa essere collegat… »

« Stai andando in quinta, Ed » lo interruppe Sean. « Non sappiamo nemmeno cosa troveremo nella sezione proibita. Muoviamoci » disse Sean. Si mossero furtivi, risalendo la breve rampa di scale che collegava il piano terra al primo piano. Timorosi nello scoprire cosa avrebbe riservato loro la visione dello stretto corridoio che conduceva alla sezione proibita, trassero una sorta di inconscio respiro di sollievo quando videro che la porta era chiusa. Rhona e il ragazzo dai capelli blu non erano di guardia.

« Un ultimo sforzo. Dai ». Sean continuò a camminare risoluto, lo Shift che non smetteva di crepitare attorno alla sua sagoma. Improvvisamente, Ed vide illuminarsi in lui la chiara speranza di riuscire a trafugare quei due maledetti volumi, di prenderli e scappare, e ritrovare in qualunque modo la via di casa…

« Al mio tre » annunciò Sean, una mano puntata sulle tre Poké Ball legate alla cintura. Ed si tenne pronto.

« Uno… Due… TRE! » Un calcio, e anche la porta della sezione proibita si spalancò. Entrarono, e l’attimo seguente Sean lanciò l’urlo più gelido e acuto che avesse mai prodotto in quindici anni di vita.

« No… »

Rhona giaceva per terra. Era riversa in un lago di sangue che allagava l’intero pavimento, bagnando ogni angolo della stanza circolare, e arrivando a schizzare, in alcuni punti, persino dei busti di pietra dall’aria antica disposti lì intorno. Poco distante da lei, anche il ragazzo dai capelli blu non si muoveva più, le orbite spalancate, irrequivocabilmente prive della luce della vita, immobile come uno stoccafisso. Ed arretrò, paralizzato dal terrore; poi un rumore di passi tornò a risuonare nel silenzio, e la luce della luna inondò la bassa e ingobbita sagoma del signor Gregor.

« Figli di… » Allungò una mano alla sua sinistra, e un’allarme spaccatimpani cominciò a squillare in ogni direzione, un messaggio chiaro e inequivocabile alle autorità, che sarebbero accorse di lì a poco… Erano stati visti, e anche Cynthia, alla fine, sarebbe stata avvisata…

« Merda. Non avevamo notato quel pulsante… » Sean imprecò. « Mi scusi, signor Gregor ». Scattò, e come Mason e Becca anche il signor Gregor s’infranse rovinosamente a terra, svenuto a causa del suo Shift. Sean si premurò, nel flusso della sua disperazione, di ripulire un rivolo di sangue che era colato dalla bocca del vecchio, e di sistemarlo in una posizione dignitosa.

« Scappiamo, Ed ». Non perse altro tempo, ma in quell’istante notò che strane tracce di ghiaccio luminoso correvano in ogni angolo della stanza, dal soffitto agli scaffali, fino ad una minuscola finestrella in alto, i cui vetri erano stati infranti.

« Da lì » disse Sean. « L’assassino è fuggito da lì. Andiamo! »

« Aspetta! » lo fermò Ed. Non poteva giurarlo, ma gli era già parso di udire in lontananza le prime sirene, le prime avvisaglie del disastro imminente che stava per travolgere ogni cosa. Si avvicinò tremando agli scaffali, setacciandone ogni angolo, ma non riuscì a trovare quei dannati libri, quella maledetta sezione di volumi per cui lui e Sean si trovavano lì.

« Aiutami! » implorò.

« Eccoli! Cosmogonia, Ed! » annunciò subito Sean. Ed si precipitò, scartando con l’indice ogni nuovo volume, e realizzando quello che si era già aspettato: mancavano i due libri della seconda sezione. I libri che loro cercavano.

« No… » Tirò un calcio allo scaffale, che rovesciò a terra diversi volumi. I rumori delle sirene erano sempre più vicini.

« Ed, dobbiamo muoverci, sul serio! »

« Aspetta ». Ed fermò Sean, chinandosi sul corpo di Rhona. Dalla veste spuntava un foglio di carta ripiegato e sigillato con una ceralacca dall’aria ufficiale. Lo intascò, poi si voltò ancora verso l’amico.

« Forza ».

Sean utilizzò lo Shift per dare a entrambi la spinta, e in un attimo si furono calati oltre la finestra, sul retro della biblioteca. Attaccarono a correre per il limitare della gigantesca superficie marina che si estendeva tutto intorno con un nodo nel cuore, un chiodo di ferro che significava un’unica cosa: erano in trappola, i libri finiti chissà dove, la situazione precipitata nuovamente nel baratro.
 
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Dxs

Rappresentante di classe
Vorrei farvi leggere delle riflessioni di un utente di un altro forum, ma che credo sia iscritto anche qui, e cioè di Jambojet. Mi sono piaciute un bel po' e quindi volevo sapere cosa ne pensavate anche voi, o comunque farvi meditare.

Lascio qui:

Hola sai che mi sono rimesso in pari?

Questa saga dell'ordine di harmonia è un casinò! I poveri Sean e Ed sono catapultati nel vortice impetuoso degli eventi che si susseguono uno dopo l'altro senza dargli tregua. E la cosa più fastidiosa è che tutto è più grande di loro, agiscono senza avere il controllo su nulla. Che poi, alla fine, è un po' questo il dramma di Ed. Ed non esiste se non in funzione del padre. Ogni cosa che fa la fa in funzione del ritrovamento del padre o perché era ciò che il padre voleva per lui. Ed non ha progetti, aspirazioni, desideri, lui vuole, o meglio, deve solo percorrere il percorso tracciato da suo padre e ritrovarlo, il resto non conta. Sean ha cercato di farglielo capire, ma sembra proprio che un destino più grande di loro gli impedisca qualsiasi scelta

E il padre di Ed, questa figura misteriosa di cui conosciamo qualcosa solo ora, ma che è in realtà il motivo di tutti questi avvenimenti, cosa ne pensa? Non gli importa di aver rovinato la vita di suo figlio? O è troppo accecato dalle sue maniera di gloria e dalla sua superbia? Per non parlare della madre, personaggio passivissimo e IMO un po' stupido, visto che getta senza remore il figlio nelle braccia di un destino orribile

Forse è per questo che il personaggio di Ed non mi è mai arrivato a pieno, perché il vero Ed, il ragazzo adolescente con sogni, desideri, speranze, voglia di fare ancora non c'è, esiste solo l'Ed che cerca suo padre, che segue le sue orme o che viene manipolato da un destino superiore in un mondo a cui della sua volontà non importa nulla. Tranne che a Sean. Solo Sean.

Ed è questo che rende così bella la loro amicizia, che Sean comprende il dramma dell'amico e cerca di aiutarlo, quando in questo il ragazzo è stato abbandonato persino dai genitori. La loro amicizia invece è più forte persino dei legami di famiglia, tant'è che Sean abbandona casa sua insieme a lui. Ma il destino, in Edwin di dxs, è qualcosa di troppo potente perché due ragazzini possano opporvisi

Mirton ha 28 anni? Io l'avrei fatto molto più vecchio
 
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HOLA HOMBRES!

Concordo abbastanza sul casinò, in questa saga vedo roulette, black jack e macchinette come se piovesse sese

Ok, momento serio....l'amico ha abbastanza ragione; ho mosso questa critica a dicks un po' di volte, il rapporto tra l'inesistenza della relazione tra Ed e il padre e la dedizione che il figlio ha per lui è davvero troppo impari e direi quasi incomprensibile. Dico quasi perché ho avuto un' "esperienza" simile con Hunter X Hunter (ndr. è il mio manga preferito), opera da cui è stato preso un bello spunto per la storia di Edwin. Comunque, l'amico Jambojet lo scrive davvero bene qual è il "problema" di fondo...Ed esiste solo in funzione di una persona che non ha mai visto, che non ha mai conosciuto e che senza il suo permesso gli ha posto un'asticella altissima da raggiungere. Posso capire la determinazione e il sogno di Ed di dimostrare a sé stesso (e non al padre direi) che vale qualcosa, tuttavia trovo la cosa molto forzata e quasi innaturale. Vivere in funzione di una persona che non si conosce è folle e la frase sotto esprime molto bene la cosa.

Che poi, alla fine, è un po' questo il dramma di Ed. Ed non esiste se non in funzione del padre. Ogni cosa che fa la fa in funzione del ritrovamento del padre o perché era ciò che il padre voleva per lui. Ed non ha progetti, aspirazioni, desideri, lui vuole, o meglio, deve solo percorrere il percorso tracciato da suo padre e ritrovarlo, il resto non conta.
Apprezzo però il fatto che per la prima volta, nella saga Harmonia, Ed sia mosso da qualcosa che non dipende è suo padre, ossia il riottenere Victini. E ammetto che ho apprezzato molto l'inversione di tendenza.

Rimane tuttavia il fatto che la quote di jambojet coglie molto bene nel segno e ci fa capire che la fic di dicks non merita di essere letta rimane a mio parere una pecca per la storia, che fino a questo momento è davvero ottima. Dicks mi assicura che tutto verrà spiegato e che c'è un senso dietro tutto ciò, ma giuro che se non inserisce qualche complesso infantile protratto fino all'adolescenza smetterò di credergli e di seguirlo! :°D

si vede che verso la fine non sapevo che altro aggiungere? vabbè il messaggio dovrebbe essere passato, anche perché cose simili le avevo già tirate fuori tempo addietro e le ho prese buone solo perché hxh è il mio tallone d'achille. migliorare la cosa è impossibile giunti a questo punto (magari prima di farlo stampare dalla Salani cambia questa parte di storia), confido tuttavia nel fatto che i conti alla fine torneranno perfettamente, come hanno sempre fatto!

Gran lavoro come sempre!
 
Sono tornata in pari e sono più che felice di non aver dimenticato questa storia.

Soprattutto sono felice di aver avuto più di un capitolo da leggere in fila, perché sicuramente Dxs è molto bravo a creare curiosità, aspettativa ed entusiasmo attorno al proprio racconto.

Un capitolo alla settimana, alla volte, fa veramente "trattanere il respiro"; mentre poterne leggere più di uno alla volta è più appagante e meno dispersivo.

Mi ero fermata a Musharna, ma ora conosco un po' della storia di Edward e dove sono finiti Ed e Sean.

Ha ragione l'utente Jambojet, dicendo che Sean ed Ed vengono sbattuti di qua e di là, senza quasi poter fare nulla.

C'è da dire però che sono molto determinati e convinti delle proprie capacità. Affrontano sempre i nemici e le situazioni senza perdersi d'animo.

All'inizio Sean era veramente riluttante all'idea di seguire Seth, ma poi si è fatto trascinare da Ed e dalla sua terribile voglia di ritrovare Victini.

Speravo che la missione in biblioteca filasse più liscia, ma dovevo aspettarmi qualche morto o non sarebbe la tua fic.

Almeno, per ora, i pokemon sono coloro che ci stanno rimettendo meno la pelle.

Sean ed Ed pensavo sempre a loro: vedi a Sinnoh, ma ancora prima durante l'attacco di quel demone che si era travestito da trainer.

Vedi di far ricomparire presto Victini, però, eh?! :)
 

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 42 - Ricognizione

Le volanti e gli elicotteri della polizia circondarono la biblioteca negli istanti che seguirono. Ed e Sean si mossero più rapidi che poterono, cercando di evitare i fari degli elicotteri che si proiettavano dall’alto fino a terra, e che avrebbero potuto coglierli in flagrante come topi in trappola.

« Dove andiamo… » Sean ansimò. Erano arrivati al limite estremo della parte orientale della città, laddove un vertiginoso strapiombo si ergeva sul mare scosso dalla pioggia.

Ed si voltò verso l’amico, prendendo coraggio. Non vedeva altre possibilità. « Possiamo spiegare loro tutto quanto. Possiamo dire perché casualmente ci trovavamo là, abbiamo visto la porta, abbiamo… »

« Ho aggredito il signor Gregor, Ed! Non c’è giustificazione che possa… » Sean interruppe Ed per poi interrompersi a sua volta, trattenendo il fiato con enfasi.

« Che cosa… » Anche Ed si girò nuovamente, puntando lo sguardo in direzione dell’oscura volta del cielo. Due opalescenti macchie bianche, due sfocate screziature argentee nella coperta delle tenebre viaggiavano rapidamente in giù, puntando lo spiazzo roccioso dove si trovavano in quel momento. Quando si fecero più vicine, Sean vide definirsi i contorni di due Pokémon identici: due cigni di modeste dimensioni, con un piumaggio bianco e un lungo becco giallo. Su uno dei due, senza maglietta e sporco di sangue, ma illeso, stava Marlon.

« Salite su quello » ordinò, senza badare a indugi e indicando il Pokémon libero. Gettò un veloce sguardo alla biblioteca, alle sagome degli agenti in divisa che già la attorniavano e avevano fatto irruzione in essa, e sputò a terra imprecando. Ed e Sean non riuscirono a muoversi, paralizzati e sollevati al tempo stesso che Marlon fosse ancora perfettamente in grado di agire.

« Cazzo » sibilò lui, « muovetevi cazzo, muovetevi, ve lo chiedo come favore personale… »

« Dai ». I due salirono in groppa all’altro cigno non occupato da Marlon, stringendosi e cercando di tenersi saldamente aggrappati al suo piumaggio.

« Via di qui. Parliamo dopo » disse Marlon. « Swanna, andiamo ». Diede un colpetto con il piede al suo Pokémon, che si risollevò per aria seguito dal compagno. Presero quota: il vento scuoteva le chiome di Ed e Sean, accompagnando con sé minuscole particelle d’acqua che turbinavano pungendo i loro visi.

« Che casino… » borbottò Sean, risentito. « Come fa ad essere ancora vivo… » Marlon era abbassato sul suo Swanna poco più avanti, e lo spronava continuamente per cercare di aumentarne la velocità, un missile bianco nella tempesta che infuriava sulle terre di Sinnoh. Ed deglutì: quella notte era successo di tutto, ma perlomeno erano ancora vivi, non erano stati presi, e in qualche modo avrebbero potuto riorganizzarsi. Non aveva idea sul luogo in cui Marlon volesse condurli, ma tanto gli bastava il fatto che si stessero allontanando da Canalave, dalla biblioteca che ora sarebbe stata l’occhio del ciclone pronto a scatenarsi sulla regione di Cynthia…

E poi, annunciati dal roboare delle loro eliche metalliche, due elicotteri affiorarono dal nulla.

« Marlon! » Marlon si voltò, osservando gli elicotteri. Un angolo delle sue labbra si incrinò, mentre quelli venivano manovrati nella loro direzione, e li puntavano risoluti.

« Sono agenti di polizia, Sean! » gridò Marlon di rimando. Fece sì che il suo Swanna si allineasse con quello dei ragazzi, per guardarli in faccia con decisione. « È ora che impariate a uccidere. Sean, hai dei Pokémon Elettro, giusto? Allora tirali fuori e fai saltare in aria quei bastardi! » Sean sgranò gli occhi. La distesa dell’acqua era ancora sotto di loro, ma ben presto sarebbe stata sostituita dalle luci della metropoli che Ed e lui avevano avvistato mentre erano sul Percorso 218.

« Scordatelo! Io non uccido la gente! »

« Allora sarà bene che ti ci abitui! Uccidili, ho detto! »

« No! »

Marlon digrignò i denti. Si rese conto del brusco cambio di panorama che stavano per avere, dell’ultima possibilità rimastagli per fare un lavoro pulito e anonimo…

« Fanculo. Swanna, TIFONE! »

L’aria alle loro spalle s’incendiò; la forza centrifuga di un uragano in miniatura avvolse nella sua morsa i due elicotteri, che cozzarono fra loro, esplodendo all’istante in una colonna verticale di milioni di resti fumanti. I due Swanna non accennarono a fermarsi, mentre il mare inghiottiva ciò che era rimasto dei loro inseguitori. A Ed, voltandosi, parve di intravedere diverse sagome umane spezzate che cadevano in basso, corpi diafani avviluppati per sempre da quell’oblio subacqueo.

« CAZZO! » strillò Sean. Marlon lo ignorò, accelerando e tornando a guidarli. Alcuni secondi più tardi, vennero travolti dal basso da un tripudio di luci, una disarmonia aggrovigliata di suoni e rumori che si estendeva sotto ai loro piedi fra i grattacieli di quella città.

« Li ha fatti fuori… Li ha fatti fuori senza alcuna pietà… » Sean non riusciva a calmarsi. Ed lo sentì gemere alle sue spalle, aggrappato con tanta forza alle piume di Swanna che il Pokémon, a un certo tratto, si lamentò con uno stridio soffocato, pur proseguendo la sua rotta.

Superata la metropoli fu la volta di interminabili steppe pietrose, tanto sconfinate quanto brulle e silenziose, immerse nel sonno della notte. La pioggia cadeva ancora, lenta e finissima, quando alla fine Marlon deviò, scendendo in picchiata in una buia fessura sulla fiancata di un monte. Lo Swanna di Ed e Sean seguì il compagno, finché entrambi i Pokémon non ebbero varcato l’ingresso di quella caverna di pietra trapunta di stalattiti lungo tutto il soffitto, rotta solo dallo stillicidio accennato delle gocce d’acqua che filtravano a causa del temporale.

« Scendete » ordinò Marlon con un grugnito. Una volta che i due ragazzi ebbero obbedito ritirò i Pokémon e si massaggiò le braccia, controllando che ogni cosa fosse in ordine. Ed si domandò se non li avesse condotti fin lì per picchiarli a morte.

« Dove siamo? » azzardò Ed. Si affacciò a guardare fuori dalla fessura nella roccia: riuscì a intravedere ben poco, sennonché ebbe la percezione di trovarsi a molti metri di altezza. In basso, da qualche parte, gli parve di cogliere i contorni sfocati di un agglomerato di abitazioni.

« Nascosti fra le montagne. Ai nostri piedi si trova una piccola cittadina molto particolare… Celestic ».

« Celestic » ripeté Sean. Marlon lo fissò con deliberata lentezza, evidentemente deluso per l’ennesima mancanza di polso da parte sua.

« . Quando mi avete detto che una delle due guardie alla biblioteca fosse Rhona Bell… Ho cercato di informarmi sul suo compagno, e le indagini mi hanno condotto in questo posto ».

« Perché? »

« Ne parleremo dopo » tagliò corto Marlon. « Ci sono questioni più urgenti. Non chiedetemi dell’accaduto alla locanda, devo prima sapere di voi… Siete andati alla biblioteca come vi avevo detto, e dopo? La polizia… »

« Rhona è morta, Marlon » disse Ed. Tornò su i suoi passi. « Abbiamo trovato la porta della biblioteca appena socchiusa con… Con strane tracce di ghiaccio. L’abbiamo spalancata, e dopo aver sentito rumori provenire dal piano di sopra, come se qualcuno stesse combattendo… Siamo entrati nella sezione proibita. Rhona e il ragazzo dai capelli blu erano immersi in un lago di sangue, i due libri scomparsi, e una finestra rotta, dalla quale l’assassino era fuggito e che abbiamo utilizzato anche noi… E ancora quelle tracce di ghiaccio… »

Marlon, le muscolose braccia conserte, guardò Sean. « Qualcuno vi ha visto? » Sean, alla domanda, strinse le labbra.

« Il signor Gregor è entrato mentre eravamo nella stanza. Ha… Ha dato lui l’allarme ». Dall’espressione di Marlon si lesse chiaramente che non aveva bisogno di chiedere per capire che Sean non aveva ucciso il signor Gregor, eliminando così un sicuro testimone.

« Cos’hai fatto, lo hai stordito come quei due disgraziati? »

« Non avevo scelta » ribatté Sean, seccato.

« Oh sì » fece a sua volta Marlon, « tutti abbiamo delle scelte. Sempre. Potrei squartare i vostri corpi in questo istante e lasciare la regione e l’operazione, se volessi. Fanculo questo disastro. Fanculo questo… Questo grande vaso di merda in cui mi hanno lasciato. E voi due » puntò un indice contro Ed e Sean, « non mi siete d’aiuto ».

« Abbiamo fatto come ci avevi detto, Marlon! » protestò Sean. Quello, di rimando, alzò il dito medio della mano destra.

« Aveste fatto come vi avevo detto, ora non avremmo qualcosa come… Almeno tre testimoni sicuri che vi denunceranno. Sarete i primi indiziati di Cynthia per l’assassinio di quei due prima della prossima alba, datemi retta ». Lo scroscio della pioggia fuori dalla grotta divenne più intermittente. Marlon si sedette per terra, la schiena premuta contro l’umida parete della piccola caverna.

« A te cos’è successo? »

« Tre uomini hanno fatto irruzione nella locanda, mentre ero intento a parlare con voi. Hanno tentato di aggredirmi ».

« E tu…? » Marlon alzò lo sguardo.

« Dovresti conoscermi. Erano tre incapaci. Il primo, frattanto che mi trovavo di spalle, ha provato ad accoltellarmi, fallendo miseramente. Dopodiché è stato facile sopraffarli, e trarre in salvo i miei oggetti. Ho idea di sapere chi sia il mandante, ma non come facessero a sapere che mi trovavo lì… A meno che qualcuno non vi abbia visto, e collegato… »

« Chi credi…? »

« È un disastro » disse Marlon. « Se i libri non c’erano, l’assassino li ha trafugati, e non abbiamo sospetti, non abbiamo uno straccio di niente… » A quelle parole Ed, colto da un’improvvisa illuminazione, gettò lo zaino ai suoi piedi, chinandosi ad aprirlo ed estraendo il documento che aveva rubato dalla veste di Rhona.

« Ti sbagli… Forse ».

« Che… » Marlon si alzò.

« Sporgeva da una tasca di Rhona. È ancora sigillato… L’assassino non avrebbe avuto il tempo di aprirlo e poi lasciarlo lì ».

« Quindi non lo ha visto » dedusse Marlon.

« Non lo so ».

I tre si chinarono attorno al foglio. Ed rimosse il sigillo di ceralacca, poi lo distese davanti a loro, facendo luce con lo schermo del Pokédex.

Oggetto: Trasferimento Libri Cosmogonia (Vol. 1-2; Sez. 2)

I libri sono attualmente siti in un bunker segreto a largo di Jubilife. Verranno trasferiti alla Lega Pokémon per la custodia dell’Élite Four Lucian, che assumerà l’incarico.

Gli occhi di Ed palpitarono lungo il foglio in sincronia con il suo cuore. Seguiva un’affollata tabella degli orari di marcia del libro, le firme di Cynthia e dei suoi quattro Élite Four, e per finire il sigillo con il simbolo della regione di Sinnoh, come ad essere la prova definitiva dell’ufficialità di quel documento.

« Colpo di scena » cantilenò Marlon, rimettendosi nuovamente in piedi e percorrendo l’antro a grandi passi.

« Andiamoci » strepitò Sean, sgomento da quell’ultima lettura. « Andiamoci sub… »

« Taci, Sean » lo zittì Marlon, una mano sollevata. « Seth mi ha messo a capo di questa missione. Quello che comanda sono io ».

« Allora spiegami perché non dovremmo andare! L’assassino non ha rubato un bel niente, e Cynthia ha dato l’ordine di spostare i libri! »

« E allora accendi quel cervello che ti ritrovi, Sean, rileggi il documento… E metti insieme i pezzi. Capirai da te quanto andare in questo istante a tentare un assalto in quel bunker sia… La più grossa idiozia sulla faccia della terra ».

Marlon rovistò nel suo zaino per alcuni istanti, alla ricerca del suo Pokédex. Nel mentre, Ed rileggeva rapido il documento, alla ricerca di un ordine mentale che faticava a ricrearsi. S’immaginò l’assassino senza volto fare irruzione nella biblioteca, aggredire le due guardie, cercare i libri e non trovarli: era veramente possibile che non avesse notato quel foglio così in bella vista sfuggire dalla veste della donna che aveva aggredito senza pietà? La sua furia cieca e risoluta era stata interrotta dal loro ingresso nella biblioteca, ma era un caso che avesse deciso di colpire proprio quella notte? E l’agguato teso a Marlon poteva essere in qualche modo collegato?

« Sospettavano già qualcosa, non è così? Qualcuno si muoveva nell’ombra già da molto tempo, prima che noi arrivassimo ».

« Esatto, Ed. Cazzo, esattamente ». Marlon batté un pugno sulla parete.

« Quindi… Quindi Cynthia ha ordinato ai suoi di mettere al sicuro i libri… Per trasferirli alla… Alla Lega, giusto? » Sean si sforzò di seguire il filo del discorso.

« Già. Tanto per cominciare, ha deciso di stabilirli in un bunker segreto a largo di Jubilife. Dopodiché… Comincerà il viaggio verso la Lega. Tra circa due mesi, l’otto di gennaio… Il camion blindato con i tomi passerà lungo il corso di un grosso fiume che si estende fuori da Celestic. Sarà quello il nostro obiettivo, il nostro momento ».

« Fra… Due mesi? » Le preoccupazioni di Ed virarono inevitabilmente verso la sua Unima, su Victini e su O.H. Due mesi… Era troppo tempo…

« Ci sarà moltissimo da fare in questo lasso di tempo, credimi » assicurò Marlon. Trafficò con le dita sullo schermo del Pokédex, ma poco dopo riprese: « credo che il nostro arrivo abbia messo in moto delle dinamiche. Sanno chi siamo, cosa volevamo fare, e tutto il resto. Hanno aggredito me nella locanda, mentre qualcuno ha fatto fuori le guardie della biblioteca. Esiste un collegamento. La persona che più Cynthia teme, è la stessa che dovremmo temere anche noi ».

« Di chi… Di chi parli? » Sean esitò.

Marlon assentì con il capo, quasi a convincere se stesso di aver compreso qualcosa. « I conti tornano. Io non conosco chi abbia assegnato a Seth l’incarico di assegnarvi a sua volta questa missione. E non so neanche se quel qualcuno sapesse a cosa mandava voi e me incontro. Rimane il fatto che, be’… Ci stiamo invischiando in faccende belle grosse. Acque torbide. Pericolose ».

Aveva smesso di piovere. Il tintinnare aritmico dell’acqua scandiva il flusso del tempo nella caverna, fiocamente illuminata unicamente dallo schermo del Pokédex di Marlon.

« Cosa intendi dire? »

« Ho esaminato i corpi dei miei aggressori, dopo averli eliminati. Posso affermare con una certa sicurezza che non fossero Trainer, ma reclute. Marionette nelle mani di qualcuno. Qui a Sinnoh, col regime isolazionista di Cynthia... Attirare antipatie non è mai stato tanto facile. Quella donna nel corso degli anni si è fatta moltissimi nemici. Uno di loro… Il suo nome è Cyrus. Boss di un'organizzazione criminale chiamata Team Galassia, i cui generali possiedono la particolarità di utilizzare nomi in codice, ognuno collegato a un pianeta diverso. Sono piuttosto sicuro che, dati i suoi scopi, ci sia lui dietro all’attentato alla biblioteca. Dalle informazioni di cui sono in possesso, Cyrus è una specie... Di nichilista. Un filosofo psicopatico che vorrebbe riscrivere il mondo secondo la sua filosofia, per l’appunto. Riuscite a immaginare quanto questi progetti siano perfettamente integrati con quelli di Ghecis? Cyrus scopre che noi siamo a Sinnoh, e con l’infinità di spie a sua disposizione attiva i suoi uomini. Uno entra nella biblioteca e uccide le guardie, altri tre tentano di mettermi fuori gioco. E inoltre, quei libri servirebbero a Cyrus per avere a disposizione tutto il materiale necessario per comprendere la natura del mostro che vuole risvegliare. La prigione di Sinnoh… Si dice sia collegata a questo mondo nella vetta più alta del Monte Corona. Un unico essere… Un mostro millenario… Dorme lì dentro. Se quella… Cosa… » Marlon deglutì, la voce incrinata.

« Marlon… »

« Se quella cosa dovesse mai uscire dalla sua tomba, sarebbe la fine per tutti noi. Ghecis, Cyrus, e infine Giovanni, il capo del Team Rocket di Kanto, evaso da Fort Phrior recentemente… Si è formato un asse, ragazzi. Il più grande patto criminale della storia del nostro mondo, e intanto le altre potenze dormono pigramente ».

« Non trovi che… Che siano tutte solo congetture, Marlon? È più complicato di così, più… » Ma Ed non seppe cos’altro dire. Conosceva Marlon da poco tempo, ma si era già fatto, nonostante tutto, un’alta idea di lui: la situazione era ancora in piedi e non crollata come un castello di carte solo per il polso di Marlon, che non aveva guardato in faccia nessuno per raggiungere i suoi scopi. Seth Colado sceglieva bene i suoi uomini.

« Non mi sbaglio, Edwin. Perché credi che Giovanni sia evaso, mesi fa? Era famoso, all’epoca, per il suo terribile Shift di tipo Terra… Forse il più forte del mondo, se escludiamo quello di Seth. Giovanni era un geolocalizzatore formidabile, poi è finito insieme ai suoi generali rinchiuso in una cella di Fort Phrior, a trasformarsi in uno scheletro pelle e ossa. E ora Ghecis lo ha liberato… Non dev’essere stato difficile proporgli un patto. Io ti libero, tu mi cerchi le tombe che mi interessano ». Ed e Sean sbarrarono gli occhi. Le ipotesi di Marlon, che tanti echi ritrovavano nei fatti di cronaca a cui avevano assistito negli scorsi mesi, stavano assumendo la forma di pericolose e potenziali realtà.

« Manca solo l’ultimo passaggio. L’anello mancante. Il come Ghecis le abbia aperte, cosa nasconde… »

« Mettiamo che sia come dici tu » concesse Sean, preoccupatissimo. « Dobbiamo comunque venire fuori da questa situazione. Se vogliamo colpire fra due mesi quel camion, dovremo prepararci. E hai detto che saremo comunque molto impegnati… »

« Sì » concordò Marlon. « È vero ». Percorse a grandi passi la caverna, guadagnando brevemente l’uscita. Ed e Sean lo seguirono, ammirando l’opalescente sagoma della luna inumidita dalla veemenza del temporale passato.

« Non riesco a comprendere la posizione dell’assassino rispetto al foglio che Ed ha rubato dalla veste di Rhona » riprese Sean. « Il documento prova che l’assassino non ha rubato un bel niente, ma i libri mancavano già… Eppure, come ha fatto a non notarlo? »

« Forse sapeva in anticipo della spedizione » suppose Ed.

« Ma allora che senso aveva colpire a vuoto nella biblioteca, se sapeva che i libri mancavano… »

« Per uccidere le guardie e noi » ribatté Ed. « Sempre assumendo che lui sapesse che saremmo andati lì… »

« Basta così, ragazzi » disse Marlon, che ancora scrutava nelle profondità della luna. Celestic, sotto di loro, riposava tranquilla. « Sono molte le questioni irrisolte. Le tracce di ghiaccio che avete rinvenuto nella biblioteca, i corpi di Rhona e dell’altro ragazzo… Che, a proposito, è il motivo principale per il quale ci troviamo qui ».

« Cosa? » Marlon non rispose. Finalmente, finì di digitare sul Pokédex, e lo portò all’orecchio, inspirando profondamente.

« Seth ».

« Marlon? » rispose Seth Colado, la voce al solito tagliente e antipatica, dall’altra parte della comunicazione.

« Sono sorte delle complicazioni. Mi serve un uomo in più ».

« Di chi avresti bisogno? » Seth non faceva domande superflue.

« Soren ».

« Difficile. Al momento è occupato, e dovrò chiedere a… La ricompensa deve aumentare. Soren non significa un ingaggio qualunque… Se lui paga, potrei mandarlo ».

« Lui ». Ed digrignò i denti. « È un uomo. E Soren… Chi è Soren… »

« Ed, ti prego. Fammi sapere, Seth. Sentiamoci ». Marlon chiuse la chiamata, riponendo il Pokédex e tornando nella grotta.

« Qual è la nostra ricompensa, eh? Ci facciamo parte anche noi, di questa missione! » Sean si ritrovò a urlare. Marlon risedette per terra, con calma.

« Voi, se tutto andrà bene, riavrete Victini. Anzi, Ed riavrà Victini. Tu, Sean, non c’entri un cazzo. Se hai ancora voglia di far parte di questa missione, chiudi la bocca e pensa a ciò che ti dico. È la tua migliore opzione ».

« Cos’hai detto… »

« Vi chiederei di risiedervi. Vedete, il nome del collega di Rhona a guardia della biblioteca è Stuarn Berkeley. Suo padre, David Berkeley, è un Medical Trainer agente di polizia. Lavora nella scientifica e abita, da solo, in una casetta nella città di Celestic ».

« E Soren… »

« Soren è il Boltbeam Ghiaccio. Lui e il suo Shift saranno fondamentali per il buon esito del mio piano. Sì, Sean, ho un piano. Non guardarmi con quella faccia. Ora sedetevi… E ascoltate ».
 
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Dxs

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Capitolo 43 - Il Piano Di Marlon

Se nel subconscio di Ed esisteva qualcosa con cui aveva sperato di non convivere per un po’ durante la sua permanenza a Sinnoh, quel qualcosa era la pioggia. Erano ormai trascorsi sei mesi da quando la sua vita era radicalmente cambiata, una corrente di eventi imprevedibili e travolgenti. Riguardando all’Edwin di sei mesi prima, Ed si chiese cosa avesse davvero preteso da se stesso. Credeva che suo padre, il Trainer scomparso Edward Brown, si sarebbe tranquillamente ripresentato sulla soglia di casa una volta che lui avesse ottenuto la promozione? Era difficile ricollegare tutto ciò che gli era accaduto, introdurre un filo logico in esso, ricreare una catena coerente di circostanze e spiegarsi cosa ne stesse facendo della sua vita. In quegli istanti, mentre la pioggia rigava le strade bagnate della cittadina di Celestic come il gesso con una lavagna, Ed rimuginò su quei fatti. Si trovava in una regione straniera, a combattere una lotta disperata per riottenere Victini, il suo unico Pokémon e compagno nei suoi primi mesi da Trainer, sottrattogli da un individuo, o da degli individui, che si muovevano nell’ombra senza lasciargli capire cosa realmente stesse accadendo. In tutto quello, la pioggia era stata foriera di avvenimenti funesti, fatale messaggera di una morte che si sarebbe consumata nelle sue madide spire. Ed si rannicchiò meglio che poté nel suo angolino, e lasciò scorrere il flusso di pensieri verso quel particolare fenomeno. C’era stata la pioggia grossa e scrosciante che aveva inghiottito la sua compagna Tracy Clarke; quella tempestosa e caotica che aveva accompagnato i Nuzleaf nella riserva naturale; quella sporca di fango, una macchia nella vita di Fennel che andava scomparendo, e quella mista a neve che aveva invaso l’etere durante lo scontro con Knockford, e che aveva preceduto il furto di Victini.
« Sono molto fortunato ad essere ancora vivo, Horsea » borbottò Ed, rivolgendosi a quello che, nel bene e nel male, era diventato il suo nuovo compagno. Aveva tratto Horsea in salvo da un massacro certo, e i due, forse non nel più usuale dei modi, avevano stretto un tacito accordo di collaborazione.
« Quanto ci mette… »
Ed si massaggiò le braccia indolenzite. Si trovava accucciato in quella sorta di nascondiglio fra due bassi muretti da ore, la pioggia che aveva cominciato a tenergli compagnia a metà appostamento. Horsea era nascosto fra le spalle, dentro la sua felpa, dalla quale spiava l’esterno con i grandi occhioni rossi. Da qualche parte della cittadina, in lontananza, Ed sentì i primi rumori della gente in festa, vide i soffusi lampi delle luci, le vetrate della chiesa che rilucevano dei sette colori dell’arcobaleno, e capì che il suo uomo era prossimo all’arrivo. A diversi metri dai due muretti fra i quali era incastrato, alla periferia di Celestic, sorgeva una casetta di modeste dimensioni, non dissimile da tutte le altre. Da settimane, quel luogo e la persona che risiedeva al suo interno erano l’unico tarlo ad assillare lui e Sean. Marlon, in merito, era stato categorico.
« Horsea! »
Ed trasalì. La pioggia, come un litania vicina a una ninnananna, era arrivata a scandire i battiti delle sue ciglia e a intorpidirgli i sensi, fino a che non era scivolato gradualmente nella morsa leggiadra del sonno. Si riscosse, tenendo il suo Pokémon saldamente aggrappato alle spalle, e sollevò appena lo sguardo per vedere l’alta e muscolosa sagoma di David Berkeley rientrare nell’abitazione a passo svelto.
« Bene » biascicò, la voce incrinata e impastata. « Grazie, Horsea ». Horsea rispose con un impercettibile verso di ringraziamento.
Ed si issò fuori dal muretto, tenendosi pericolosamente in equilibrio su di esso e rischiando di scivolare. Gettò un’ultima occhiata in tralice alla casa di Berkeley, dentro alla quale il Medical Trainer era ormai sparito, e si avviò verso un sentiero laterale che si apriva fra un gruppetto di alberi, lo sguardo chino, dritto verso il versante della montagna. Il cappuccio sollevato della felpa gli limitava il campo visivo, tanto che quando urtò accidentalmente una bassa figura altrettanto incappucciata che procedeva nella direzione opposta alla sua dovette voltarsi e chiedere scusa. L’uomo, o la donna – non era dato capirlo – non rispose, ma procedette come se non fosse successo nulla. Ed richiamò Horsea, che gli sarebbe stato di impedimento nella scalata, e percorse con cautela i gradini scavati nella roccia, una fortunata scoperta di lui e Sean nei primi giorni trascorsi nella caverna. Dopo quei dieci, faticosi minuti di salita, finalmente fece il suo ingresso nella grotta.
« È in casa » annunciò, rivolto alle due persone che in quel momento erano raccolte attorno a un piccolo fuoco che ruggiva al centro dell’antro, gettando ampie ombre lungo le umide pareti.
« Bene » approvò Marlon, tirandosi su e raccogliendo le sue cose. « Direi che ci siamo ».
« Un bel modo di passare l’ultimo dell’anno » commentò a sua volta Sean, piccato.
Marlon lo fissò di sottecchi, un sopracciglio inarcato. « È da quando ci siamo stabiliti in questo posto di merda che sapevamo di dover colpire la notte di capodanno. C’è qualche problema, Sean? » Sean non rispose subito. Si mise in piedi, togliendosi un po’ di terriccio dai pantaloni; poi agguantò il suo zaino, gettandoselo in spalla.
« Nessuno » replicò infine. « Mi intristisce un po’ pensare che immaginavo il mio capodanno ad Icirrus, nella mia casa, a festeggiare con mamma e papà, magari anche insieme a Ed e a sua madre. E invece ci ritroviamo in un posto… Dimenticato dal mondo, in una regione straniera, pronti per un altro crimine, mentre i nostri genitori sono rinchiusi metri e metri sottoterra a Unima, e chissà da quanto tempo non vedono la luce del sole ». Sean non aveva più ricevuto conferme sul fatto che i suoi genitori e la madre di Ed si trovassero nella vecchia palestra di Driftveil, ma aveva imparato a fidarsi ciecamente di Rafan, e tanto gli bastava per stare tranquillo.
« Davvero commovente » lo schernì Marlon, beffardo. « Allora mettiamola così: se tutto va come deve andare, tra otto giorni avremo in mano quei tomi, e tanti saluti a Sinnoh, Cynthia, e questo schifo in cui Seth mi ha mollato. Al ritorno a casa voglio la paga quadrupla ». Sputò per terra, infilandosi un’aderente maglietta nera dei Boltbeam, che fece immediatamente risaltare i suoi pettorali e le spalle.
« Già ». Sean annuì con vigore. « Proprio per questo mi chiedo come tu possa ancora tenerci nascosto il motivo per cui dovremmo rapire quel Berkeley. Due mesi di noiosi appostamenti, di annotazioni delle sue abitudini, dei suoi orari di lavoro, delle persone che lo venivano a trovare… Di cosa ce ne facciamo del padre di una delle vittime? »
« Di più di quanto tu possa anche solo immaginare. Quando Soren sarà arrivato, e mi auguro che sarà per stanotte, capirete ».
« Grazie tante, Marlon » sbuffò Sean.
« Statemi a sentire ». Marlon puntò un indice contro i due ragazzi, una vena che pulsava aritmicamente sulla sua tempia. « Soren è la chiave per il nostro successo. Tra otto giorni, quando dovremo assaltare quel camion blindato… Ho ragione di credere che non saremo i soli. Chi ha ucciso Rhona Bell e Stuarn Berkeley due mesi fa in quella biblioteca è ancora in circolazione, e come noi si presenterà a largo di Celestic, su quel fiume, per trafugare i libri. Voglio conoscere il nostro nemico, voglio sapere come la Bell e Berkeley sono morti e cosa fossero quelle tracce di ghiaccio che avete rinvenuto per tutta la biblioteca ». Dato che Sean non controbatteva più, Marlon trasse un lungo respiro per calmarsi. Poi parve pensare che tanto valeva fare le cose per bene, e aggiunse: « Soren… Voi non lo conoscete ». Si avviarono verso l’uscita della grotta. La pioggia batteva ancora, ma al tempo stesso il cielo si stava schiudendo come un bozzolo, liberando la cappa ammantata della notte pronta a calare su di loro.
« Ha pochi anni più di me, eppure… Quando cominciò a rischiare la vita per il suo lavoro, mi pare ne avesse quattordici. Drayden, il vecchio presidente, amava utilizzare Soren per le sue missioni di spionaggio ».
« Spionaggio? »
« Sì, Ed. Sono quindici anni che Soren fa da spia per Unima, sotto le varie presidenze. Ricordo una storia, proprio al tempo di Drayden… Durante l’ultima guerra contro il Team Plasma ».
« Cosa accadde? »
Stavano calpestando a ritroso la scalinata rocciosa scavata nella montagna, che Ed aveva percorso poco prima. Riscesero a passo lento e moderato, diretti con spirito liberatorio verso il raggruppamento di alberi che fiancheggiava l’abitazione di Berkeley. Nel bene o nel male, Ed era contento di togliersi di dosso quel peso. Rapire un altro Trainer, specie in quella terra straniera, richiedeva una dose di coraggio che andava oltre le sue capacità, per la condizione in cui versava: tuttavia Marlon era con loro, e se aveva ragione di credere che Berkeley non sarebbe andato a festeggiare con i suoi concittadini, allora c’erano speranze di successo.
« S’inserì in una pattuglia di reclute del Plasma, per tentare di carpire informazioni su Ghecis Harmonia Gropius e le sue prossime mosse. Non conosco i dettagli, ma evidentemente il suo Shift non era abbastanza sviluppato, e comunque quello di Drayden fu un bell’azzardo. Mandare un adolescente in una situazione del genere… » Marlon ghignò appena, lasciando chiaramente intendere come trovasse la situazione abbastanza ironica. « Fatto sta che Soren venne scoperto, e torturato. Drayden lo venne a sapere. Mandò una squadra di suoi Trainer a recuperare il ragazzo. E indovinate un po’ chi c’era a capo di quella spedizione… » Il ghigno di Marlon si fece più marcato, e l’istinto di Ed lo portò a intuire vagamente qualcosa, connessa alle loro precedenti visite alla biblioteca.
« Vuoi dirmi… Rhona Bell? »
« Perspicace, Edwin. Ebbene sì. Vedete ragazzi, la vita? Soren porta ancora i segni di quell’episodio… »
Lo stomaco di Ed ebbe un sussulto, probabilmente non connesso al fatto che la fame lo assillasse da settimane. Era certo di aver perso altro peso durante la permanenza nella grotta. In quei mesi avevano dovuto vivere di stenti, rubacchiando qua e là nelle fattorie a largo di Celestic, o nell’unico alimentare della cittadina. Sospirò, deviando il pensiero su Soren, Rhona e David Berkeley. Il quadro attorno al quale quelle vicende si sarebbero consumate lo lasciava inquieto. Celestic, secondo le spiegazioni di Marlon, era una cittadina che non si era mai fatta travolgere dal flusso del progresso: i suoi abitanti veneravano il culto di Arceus, tenevano processioni presso la chiesa madre per celebrare quel Pokémon, e curavano in maniera quasi maniacale il sito archeologico di rovine nel cuore del centro abitato, interpretato come un segnale divino che aveva scelto proprio Celestic per manifestarsi. Gli uomini vedevano solo i segni che volevano vedere, quando erano pronti a vederli.
« Direi che ci siamo ».
Erano al termine del sentiero che si apriva nel boschetto, la casa di Berkeley in vista. Marlon si appoggiò in testa lo stesso copricapo che aveva utilizzato per accompagnare Edwin e Sean sullo yacht, all’inizio della missione. La pioggia andava scemando in circolo, sempre più lenta e debole. Si guardarono attorno con circospezione. Alla mezzanotte e ai festeggiamenti veri e propri mancavano diverse ore, ma la messa doveva essere cominciata, e il loro uomo, in un atto di inconsapevole rischio, non ne aveva preso parte. Se ne stava rintanato in casa, a pensare a chissà quali occupazioni, custodendo nella sua mente chissà quali verità sulla morte di suo figlio e della sua collega. Quelle considerazioni portarono Ed a una sempre maggiore convinzione sull’ingiustizia dell’esistenza. Non c’era un trattamento equo riservato a ognuno di loro. Solo iniquità.
« Forza ». Partirono secondo il modulo d’azione prestabilito. Ed rimase in retroguardia, alle spalle di Marlon, assicurandosi che nessuno li stesse spiando. Sean, invece, scattò con lo Shift avanti a tutti, appiattendosi rapido sul battente della porta di Berkeley. Alzò un pollice, assicurando che tutto era in ordine.
« Su, sbrigati » bisbigliò Marlon. Indicò il comignolo annerito che sporgeva dal tetto. Sean lo raggiunse in un attimo, calandosi al suo interno e sparendo con un crepitìo. Una spallata di Marlon sulla porta di noce, e quella si spalancò. Ed arrivò pochi istanti dopo, richiudendosela alle spalle, un nodo in gola. Victini prese irrazionalmente forma dentro la sua testa, in un moto di suggestione. Finalmente, dopo lunga attesa, era arrivato quel momento, finalmente poteva fare qualcosa di concreto…
E poi Sean urlò. Urlò con tutto se stesso, un urlo che gli partiva dal cuore e risaliva raggelato in gola. Cadde sul pavimento, contorcendosi e vomitando violentemente, mentre assumeva un colorito violaceo alla velocità della luce. Ed non andò a soccorrerlo. Rimase a sua volta pietrificato e paralizzato lungo la porta che aveva appena richiuso, lasciandosi scivolare lungo di essa e tremando impercettibilmente. Marlon bestemmiò.
« Dio santo… »
Il cadavere di David Berkeley, inzuppato in un torrente di sangue che ancora ruscellava a piccoli fiotti dal suo cuore, era appoggiato ad un basso tavolo in formica nera. Il taglio slabbrato nella sua camicia era fresco, quasi palpitante, laddove il cuore era stato dilaniato e squarciato selvaggiamente. Ma non era stato quel particolare, seppur angoscioso, ad averli sconvolti. Ed si riscosse, cercando di rimettersi in piedi, e muovendosi a fatica per il piccolo soggiorno. Superò una sedia da lettura e raggiunse Marlon, appoggiandosi a una sua spalla. Sean aveva smesso di vomitare, ma rimaneva con il viso per terra, incapace di reagire.
« Cosa… Cazzo… Gli ha fatto alla… Alla… »
« Calmati, Edwin ». Marlon si chinò sul corpo, ben attento a non inquinarlo con toccate inconsulte. « Signori, vi annuncio che abbiamo a che fare con un professionista psicopatico almeno tanto quanto Cyrus. Uno che sa fare benissimo il suo lavoro. E che sa tutto di noi… E di Soren ». Si voltò verso Ed.
« Hai visto Berkeley entrare qui dentro, prima di venire da noi nella grotta? Ne sei assolutamente sicuro? »
« Sì » scattò immediatamente Ed, impaurito. « Posso giurare che fosse lui, erano due mesi che lo pedinavamo, che… »
« Lo… Lo ha ucciso nel lasso di tempo fra il ritorno di Ed nella grotta, e la nostra venuta qui… » Sean si trascinò a fatica, più pallido del cadavere, ben attento a non fissarlo. Si ripulì un rivolo di vomito che gli colava da un angolo della bocca.
« Perché questo… Perché fare… »
Suo malgrado, si costrinse a gettare un’altra occhiata a ciò che rimaneva della pelle del viso di Berkeley, quasi completamente asportata di netto insieme ai capelli, come da un bisturi. La dentatura regolare della bocca si allargava in un ghigno eterno, un risata dissonante e innaturale che gridava vendetta. Lo stesso destino era riservato alle pupille degli occhi, spalancate contro la loro volontà, prive com’erano della protezione delle palpebre. Era lo scempio più disumano che gli fosse mai capitato di vedere, una visione che, quegli istanti glielo fecero intuire, lo avrebbe torturato per il resto dei suoi giorni.
« È stata la stessa persona che ha ucciso la Bell e Berkeley, a fare questo? » Ed si rivolse a Marlon, che scrutava il corpo con una strana espressione indecifrabile.
« Eravamo sulla pista giusta. Anzi, lo siamo ancora. Io non mi faccio fottere così ».
« Che cosa significa…? »
« Berkeley, da Trainer della scientifica, sapeva qualcosa e l’assassino conosceva le nostre intenzioni. Voi ancora non potete comprendere, ma si è portato via il viso per un motivo… Perversamente spietato… » Il Pokédex di Marlon squillò nel momento esatto in cui lui aveva terminato quella frase. Rivoltò il suo zaino e lo tirò fuori, accennando a uno sbuffo di sollievo quando lesse il display.
« Soren ».
« Mi trovo nella grotta che mi hai indicato. Ho sbagliato luogo? » Ed sentì una voce bassa e gutturale, quasi arrochita, provenire dall’altra parte della comunicazione. Si domandò istintivamente che aspetto potesse avere quel Soren, di cui sentiva parlare da due mesi.
« Non penso potesse esserci un momento più adatto per il tuo arrivo, cazzo. Ascolta, no… È successa una cosa. Aspettaci lì, non hai sbagliato, fidati e aspetta! » Marlon riattaccò il telefono, rigettando il Pokédex nello zaino. Diede le spalle al cadavere, rivolgendosi ai suoi due ragazzi.
« È il momento di tirare fuori le palle ». Per tutta risposta, Sean ricadde carponi, travolto da altri conati di vomito.
« Dio santo Sean, rimettiti in piedi ». 
Ad ogni buon conto, Marlon non si diresse da Sean per aiutarlo. Tornò su Berkeley, stavolta sollevando di netto il cadavere e raccogliendolo fra le sue possenti braccia.
« Marlon… » Ed spalancò gli occhi. Da quella posizione, David Berkeley pareva un manichino sporco di sangue, a cui dovevano ancora dare forma al volto.
« Ribadisco il fatto che io non mi faccio fottere così. Soren è arrivato, e qui scatterà il disastro quando scopriranno la scena. Ma potrebbe accadere tra settimane. Berkeley era un uomo solo, non aveva moglie, il suo unico figlio è morto e la popolazione ha imparato a tenersi alla larga da quell’uomo burbero. Ed, chiudi tutte le finestre. Sean, sarai l’ultimo a uscire, quindi prendi la chiave e chiudi la porta una volta pronti. Torniamo alla caverna ».
Ed rispose all’ordine meccanicamente. Si avvio a sprangare ogni finestra della modesta abitazione, girando come un robot fra le stanze. Serrò quella del ripostiglio, mentre per il bagno e la minuscola cucina non ce ne fu bisogno. Tornò in salotto e ripeté l’operazione, poi andò ad assistere Sean, ancora scosso da fremiti incontrollati.
« Andiamo… Lo so, non era una bella visione… »
Non aveva mai visto l’amico così a pezzi. Sean aveva sempre dimostrato una tempra e un ardimento assolutamente fuori dal normale, nelle situazioni di pericolo: Ed ricordava il modo in cui aveva tentato di sacrificarsi per trarre in salvo Hope e Kelen nella riserva naturale, ma anche il piano escogitato in piena lotta contro i Mightyena e i riflessi avuti dopo il colpo quasi fatale che il demone-Knockford gli aveva inferto nel Dreamyard. E ora, la sola vista dell’orrendo viso smembrato di David Berkeley aveva mandato KO Sean come il peggior colpo mai assaggiato da parte di un nemico. Eppure, Ed lo comprendeva benissimo.
« Bene ».
Quando furono all’esterno, Sean chiuse la porta dell’abitazione come gli era stato detto, infilandosi la chiave in tasca. Non pioveva più: le nuvole galleggiavano pigramente nel cielo, seguendo la corrente della notte. Nell’aria si respirava l’odore acre della morte, l’ineluttabilità di ciò che si era consumato pochi minuti prima in quella casa. Qualcuno era passato di lì, silenzioso come un’ombra, e aveva trapassato la vita di David Berkeley con una freddezza disarmante. In quella che pareva un’altra dimensione, gli abitati dell’innocente Celestic inneggiavano al loro dio, attendendo con gioia il giungere di un nuovo anno. Promesse e scommesse che sarebbero andate infrante quando la vita sarebbe tornata a manifestarsi in tutta la sua franchezza, pensò Ed. A lui erano bastati sei mesi per trasformarsi in una persona totalmente diversa da quella che si ricordava di conoscere. Esalò un respiro, beandosi della possibilità di essere ancora in vita nonostante tutto. Risalì ancora una volta il versante della montagna, in coda a quel singolare gruppo, con Marlon che trasportava il cadavere di Berkeley e Sean che a malapena si reggeva in piedi.
« Marlon » chiamò.
« Dimmi ».
« Cos’avremmo… Cos’avremmo fatto di Berkeley, se lo avessimo interrogato da vivo? »
« Ci saremmo serviti di lui per il tempo necessario a Soren. Dopodiché lo avremmo liberato, immagino ».
« Ma così non… Non avrebbe rivelato tutto, una volta tornato in libertà? »
« Per allora, noi saremmo già andati via. Una volta tornati a Unima, quelli di Sinnoh potranno anche preparare una guerra da muoverci, se lo vorranno. Il pandemonio scoppierà prima, e in casa nostra ». Ed cominciava ad abituarsi a quelle affermazioni profetiche di Marlon, animate da una così marcata convinzione da risultare quasi inquietanti.
« Cosa intendi dire? »
« I veri demoni sono a Unima. Succederà il finimondo prima che riusciremo ad accorgercene, dai retta a me. Un grande risveglio ». Ed non aggiunse altro. La caverna era ritornata visibile, e al suo ingresso stava appostato un alto individuo dalla chioma blu, più scura rispetto a quella di Stuarn Berkeley. I capelli erano unti, lisci, e cadevano fino alle larghe spalle. La maglietta era identica a quella di Marlon, con il logo del Boltbeam Team di Seth Colado ben in vista. Quanto al viso, Ed provò un sottile senso di ribrezzo alla vista di diverse cicatrici che s’incuneavano lungo di esso, avvolgendo il prominente naso aquilino.
« Soren. Ti stringerei la mano » esordì Marlon, lanciando un’eloquente occhiata al compagno. Lo superò, varcando l’ingresso della caverna e appoggiando al suolo il cadavere di Berkeley. Soren lo seguì, e così fecero Ed e Sean.
« Lui è Soren, ragazzi ». I due, ansimanti e sconvolti, accennarono a un saluto. Soren lanciò un’occhiata al corpo, poi a loro, e parve comprendere cosa si agitava nelle loro teste.
« Ciao ». Si chinò su Berkeley, insieme a Marlon. « Seth mi ha aggiornato sulla situazione. Un pasticcio notevole… E vedo che abbiamo a che fare con qualcuno che sa fare il suo lavoro ». Sfiorò i denti scoperti di Berkeley, facendo rabbrividire Sean.
« Pensi di farcela ugualmente? » gli chiese Marlon.
« Credo di sì. Un contrattempo abbastanza grosso, ma posso riuscirci. Idee su chi possa essere l’assassino? »
« Dovrai darci una mano tu, Soren. Per conto mio, ho un vago sospetto che comincia ad agitarsi dentro di me, e la visita alla casa della nostra vittima lo ha sicuramente accresciuto… » Marlon si passò una mano fra i capelli, gettando in disparte il copricapo. « Qui siamo davanti a un vero killer professionista… »
« Cosa sospetti, Marlon? » borbottò Sean, sforzandosi di non crollare ancora. Marlon lo fissò.
« Non vi ho ordinato di controllare, perché mi è bastata una rapida occhiata per capirlo. Berkeley usava il soggiorno come studio… Ma magicamente, non c’era nessuna traccia del suo Pokédex o di altri effetti personali significativi. L’assassino li ha portati con sé, perché evidentemente li riteneva compromettenti. E ora mi chiedo, cosa poteva avere David Berkeley che compromettesse l’assassino… »
« Io l’ho incrociato ».  Tutti si voltarono a guardare Ed, sconcertati. Le parole erano volate via dalla sua bocca prima che il cervello potesse veramente vagliarne la veridicità, eppure era assolutamente certo di essere nel giusto. « Mentre ero di ritorno dall’appostamento, verso la caverna… Ho involontariamente urtato una figura che camminava nella direzione opposta alla mia. Andava verso la casa di Berkeley… » Con una fitta al cuore, seppe già cosa Marlon stava per chiedergli.
« E l’hai visto in faccia? »
« Era incappucciato, mi dispiace. Sono sicuro fosse l’assassino, però, io… Non potevo sapere… » S’interruppe. « Era più basso di me, comunque. Una figura bassa, su questo posso garantire… »
« Più bassa… » Gli occhi di Marlon divennero due fessure.
« Cosa c’è, Marlon? »
Marlon ignorò quell’ultimo intervento di Sean, e si rivolse a Soren.
« Se sei pronto… »
« Sì ».
Marlon tirò nuovamente fuori il Pokédex. Prima esibì davanti agli occhi di Soren quella che pareva una foto di David Berkeley: il viso squadrato dall’aria austera, con pochi capelli tirati indietro da una calvizie incipiente e una barba rada ad occuparlo. Fatto ciò, premette nuovamente il dito sullo schermo, e una voce invase la caverna, mentre in pochi, brevi secondi David Berkeley parlava rivolto a un suo collega. Sean riconobbe le frasi, che erano state registrate da lui stesso in uno dei suoi tanti appostamenti un mese prima.
« Serve altro? » si assicurò Marlon.
« Non direi ».
Soren attivò il suo Shift e la testa di Ed riprese a girare come una trottola. Caracollò fuori dalla caverna, respirando ampie boccate di aria fresca. A pochi passi da lui, Marlon si premurava di riaccendere il fuoco, illuminando l’antro. Le fiamme gettarono altre ombre danzanti lungo le pareti, come marionette che si muovevano in uno strano spettacolo folkloristico. Quando tutto cessò, Soren parlò con le sembianze di un altro.
« Come ti sembra? » Si schiarì la voce, in un chiaro tentativo di assimilarla a quella di David Berkeley, che in quel momento indossava la maglietta scura del Boltbeam Team. Ed rientrò nella grotta, distrutto per quell’ennesimo shock.
« Puoi… Puoi modificare le tue sembianze…? »
« Un potere utile. Utile e pericoloso ». All’improvviso, Ed comprese che cosa avesse fatto l’assassino, perché lo aveva fatto, e in che modo avesse tentato di mettere i bastoni fra le loro ruote. I nuovi lineamenti di Soren erano vagamenti rozzi, non perfettamente precisati, e seppe che il piano del loro nemico era andato in porto solo a metà.
« Perché non mi ha ucciso, Marlon? Sa tutto di noi. Sa dove siamo, sa chi siamo, sa cosa vogliamo fare. Perché? »
« Ci sono diversi pezzi che non tornano neanche a me, Ed. Tra otto giorni, comunque vada, la chiuderemo. Soren, buona fortuna. E facci sapere ».
« Ti infiltrerai veramente nel corpo della scientifica Trainer di Sinnoh? » Sean non riusciva a crederci.
« Ho vissuto avventure peggiori. Oh, a proposito, Marlon… » Soren estrasse dalla tasca un semplice sacchetto chiuso da un elastico. Il passaggio di mani venne accompagnato da uno strano tintinnio metallico. « Seth dice che potrebbero esservi utili ».
« Lo saranno di sicuro » concluse Marlon. « Allora buona fortuna, Soren. E facci avere tue notizie prima che puoi ».
« Sarà fatto ».
Una falce di luna immersa nelle stelle tagliava quella notte nuvolosa. A migliaia di chilometri dalla caverna, in un gigantesco edificio nella regione di Unima, un uomo ruotò con eleganza seduto alla sedia della sua scrivania, ridendo con un gusto che lo pervadeva di malsano piacere.
« Ci sarà proprio da divertirsi. Non c’è alcun dubbio ».
 

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 44 - Gong

Soren diede sue notizie la mattina dell’otto gennaio. Edwin, Marlon e Sean si erano svegliati all’alba, assonnati da un torpore che se ne andò com’era venuto: un velo d’aria in un opprimente inferno senza fine. La settimana trascorsa a seguito dell’assalto alla casa di David Berkeley era fuggita via come la gomma su uno scivolo di metallo, imprigionata nelle loro teste insieme alla sovrumana fatica di metabolizzare cos’era accaduto. Ed percepì la totale mancanza di paragone fra ciò che erano stati quei due mesi e cosa quell’ultima settimana avesse rappresentato. Avevano atteso quasi invano notizie di Soren, nel fremito della pioggia e della neve che non smettevano di spazzare le lande di Sinnoh, il nuovo anno a brillare di luce in ogni angolo del pianeta. Nel guardare il cadavere di David Berkeley, Ed pensò a se stesso di lì ad altri trecentosessantacinque giorni, e con un onesto salto nel cuore si rese conto di come le probabilità di ritrovarsi ancora in vita non fossero poi così rosee. Sean aveva implorato più di lui Marlon affinché rimuovesse il corpo: la richiesta era stata accolta quasi subito, e il cadavere di quel povero Trainer della scientifica finì in uno dei tanti fossati disseminati per la montagna in cui si nascondevano, dimenticato da quel dio Arceus che tanto veniva venerato dagli abitanti di Celestic, i quali a loro volta non avevano ancora scoperto l’agghiacciante soqquadro che regnava nell’abitazione di Berkeley.

Una fine tanto ingloriosa quanto ironica.

In tutto quello, montarono dei turni di guardia più vigili e serrati che mai, dormendo tanto quanto bastava per non giungere in un pericoloso stato di deficit del sonno. Eppure, Ed sentiva di possedere l’intima certezza che l’assassino non sarebbe venuto a fare loro una visita nella caverna. C’erano dei tasselli del puzzle che sfuggivano, a cominciare dal documento sulla spedizione palesemente ignorato dall’assalitore delle due guardie della biblioteca: ma quando finalmente l’otto gennaio giunse e il Pokédex di Marlon squillò, Ed accantonò quei pensieri. Se esisteva una qualche stupida legge divina che regolava la fortuna degli uomini, quella mattina si sentiva più in credito che mai.

« Soren? » Marlon rispose mentre tutti e tre si trovavano in groppa ai due Swanna che avevano utilizzato per arrivare due mesi addietro fin lì, pronti alla partenza. Non sapevano esattamente quale tratta il camion avrebbe percorso, ma conoscevano l’orario ed erano abbastanza abili e concentrati per affrontare al meglio l’appostamento più importante.

« Marlon ».

« Allora? »

« Sto tornando. Ho ciò che ti serve. Questa non è roba per stronzi, Marlon ».

Ed riuscì a sentire solo la bassa voce di Soren che borbottava il nome del compagno, prima che i due Pokémon si separassero in aria per trasportarli al largo della cittadina. Celestic sonnecchiava nella sua solita quiete, cullata dalla nebbia. In quella fredda mattina, il cielo era chiaro e limpido come la superficie di un lago. Perlomeno, pensò Ed, non avrebbero avuto il solito impedimento della pioggia.

« Sarà andato tutto bene? » Sean, aggrappato all’amico sul dorso di Swanna, si morse un labbro. Seguì con lo sguardo Marlon vagare a pochi metri da loro, saldamente incollato sul suo Pokémon e con il Pokédex all’orecchio. Dopo un tempo di tensione che parve infinito, chiuse la telefonata.

« Seguitemi! » Alzò la voce per farsi sentire; poi virò bruscamente a destra, abbozzando una picchiata che si fece più decisa con il passare dei secondi. Alla fine, Marlon atterrò su un dirupo disseminato di muschi e licheni. Ordinò che smontassero da Swanna, ma non ritirò i suoi due Pokémon. Si appiattì fra la vegetazione, e così fecero Ed e Sean, in attesa. In basso, sotto di loro, si allargava una grande strada sterrata. Alla sinistra della strada, la costa era frastagliata e ricca di spuntoni di roccia, che si acuminavano in ogni direzione; ancora più a sinistra il fiume, largo e silenzioso, accarezzato con delicatezza dalla foschia mattutina.

« Allora… » Ed esitò, voltandosi verso Marlon, che scrutava nelle profondità del fiume sottostante apparentemente perso nei suoi pensieri. Sbuffò, quasi divertito.

« Marlon, parla, per favore ». Sean strinse i denti.

« Rhona non è morta ». Ed e Sean sbarrarono gli occhi, serrando le mani nella terra fresca sulla quale erano distesi a pancia in giù.

« So… Soren ce l’ha fatta? »

« Certo che sì. Difficilmente Soren sbaglia un colpo. Sta tornando a Unima: gli altri Trainer della divisione scientifica si sono insospettiti nel vedere David Berkeley tornare a ripescare le carte sulle autopsie dei due corpi, ma pare abbia messo in atto una sentimentale e patetica scenata sul padre che aveva perso il figlio. Ad ogni buono conto, abbiamo le informazioni che ci servono ».

« Rhona è viva » ripeté Sean, sconvolto. Avevano metabolizzato la radicata certezza che l’assassino ce l’avesse fatta, che avesse posto fine alla vita di quelle due guardie della biblioteca, e ora quella rivelazione mischiava ancora una volta le carte nel mazzo…

« In coma » precisò Marlon. « Per lo spazio ristretto in cui si trovavano, il suo attentatore l’ha aggredita con una violenza inaudita. Ma Rhona… È fatta di un’altra pasta. Dopotutto, una persona che esca viva dagli allenamenti di Drayden non si può certo definire facile da eliminare ».

« E… »

« È ancora in coma, e non sappiamo quando si risveglierà, né se si risveglierà. Se dovesse farlo, probabilmente rivelerebbe a tutta Sinnoh l’identità del suo assassino, scagionandoci. Possiamo covare questa speranza, ma che importa quando fra qualche minuto accadrà il finimondo sotto di noi? »

Ed serrò le labbra. Che Marlon avesse ragione o meno, sapeva come la pensava e quale fosse la sua visione delle cose, rispetto alla loro posizione a Sinnoh e a cosa sarebbe scoppiato nella regione di Unima di lì a poco. Continuavano ad attendere, ogni senso all’erta, ma se l’assassino era nei paraggi come loro, per il momento rimaneva nell’ombra.

« Tuttavia, rimane molto più singolare la situazione del corpo di Stuarn Berkeley ».

« Perché? »

« Con la morte, ogni traccia dell’aura di una persona dovrebbe dissolversi. Spirare via come la sua anima… Eppure quel corpo, oltre a non possedere ferite mortali, era ancora animato da uno strano flusso di un altrettanto strano Shift. Pare che alcuni Trainer della scientifica si siano parecchio insospettiti, mentre altri non sapevano più che pesci prendere. Sta di fatto che io mi sia fatto un’idea molto precisa, giunti a questo punto. Tanto precisa quanto inquietante… »

« Hai capito chi è l’assass… » Ma Ed non terminò mai la frase. Marlon scattò in piedi con una velocità sovrumana, i muscoli che si contrassero nello sforzo; agguantò Swanna, risalendoci sopra, e guadagnò i primi metri di quota. Il suo volto si era trasformato in pochi attimi in una maschera di concentrazione, l’icona della furia e della risolutezza che lo animavano.

« Muovetevi! »

Ed e Sean tornarono in groppa a Swanna, che si sollevò immediatamente in aria. Fu in quel frangente che lo videro: un imponente autocarro blindato era emerso dalla nebbia, battendo con sicurezza il tracciato della strada.

Marlon lanciò un ultimo avvertimento. « Vi voglio concentrati, qualunque cosa succeda. Ricordatevi che non stiamo per andare a raccogliere conchiglie ».

Quando ebbe concluso la frase, si gettò in una picchiata più violenta e pericolosa della precedente, puntando senza esitazioni la cabina del conducente. Ed e Sean gli tennero dietro, mentre l’autocarro sbandava in un’impacciata frenata, arrestando la sua avanzata in un polverone di terra. Marlon smontò da Swanna, rimanendo a pochi metri dal mezzo, e i due ragazzi lo imitarono. Ed riusciva a comprendere cosa significasse essere un professionista addestrato: Marlon non aveva dimostrato neanche l’ombra dell’incertezza nel tagliare così pericolosamente la strada al camion, e in quell’istante sembrava più alto e muscoloso che mai, immobile come una statua nell’attesa che qualcuno scendesse a fronteggiarli.

« Non vedo nessun altro, a parte… » Sean trattenne il fiato, attivando al tempo stesso lo Shift. I suoi capelli vennero trattenuti verso l’alto, e la sua t-shirt cominciò a vibrare con veemenza. Dall’autocarro smontò a terra, con tutta calma, un uomo gigantesco. Superava di venti, abbondanti centimetri il metro e novanta di Marlon, ed era largo il doppio di lui. Le gambe, le braccia, le spalle e l’addome erano un unico intreccio di muscoli nerboruti: stava a torso nudo, con l’unica protezione di un paio di pantaloni aderenti e degli stivali di gomma. Il volto era semicoperto da una sorta di maschera a tre strisce azzurre, che si intersecavano lungo di esso, nascondendo il già esiguo ciuffo di capelli neri e sfiorando la barba curata.

« Oh ». Un impercettibile verso di comprensione venne accompagnato dall’incrinarsi di un angolo della bocca di Marlon. Sorrise, con l’aria di chi la sa lunga.

« Cosa c’è, Marlon? »

« Un Blacklist Trainer. Un cacciatore di taglie. Avrei dovuto immaginarlo… »

« Chi… »

« Non conosco nome e cognome. A differenza delle altre regioni, a Sinnoh vige la regola che i cacciatori di taglie al servizio di Cynthia tengano nascoste le loro generalità. Sono noti solamente tramite dei nomi in codice… In questo caso, ragazzi, avete davanti colui che si fa chiamare… Crasher Wake ».

Il Blacklist Trainer fece schioccare le nocche, minaccioso. Mentre li fronteggiava, accennò anche a degli esercizi di stretching, massaggiandosi le braccia enormi e sgranchendosi i giganteschi quadricipiti.

« Crasher Wake, hai detto… »

« È famoso per il suo Shift Acqua. Ricordo che all’inizio di questo casino vi avevo spiegato le varie tipologie di Shift Acqua… Be’, dimenticatele. La peculiarità di Crasher Wake è proprio quella di catturare i criminali vivi e storditi, grazie al suo Shift, e consegnarli a quella simpaticona di Cynthia. Si dice che nelle viscere della Lega Pokémon di Sinnoh questi criminali siano ancora vivi, e Cynthia se ne prenda cura… » Marlon ghignò, prima di alzare il tono della voce.

« Tutto solo a condurre la missione, Crasher Wake? Un compito ingrato ».

« Non so chi tu sia ». Crasher Wake non li guardava in faccia. Rimaneva a fissarsi le nocche delle mani, quasi a controllare che ogni dettaglio fosse in ordine per il combattimento che si preparava. « Probabilmente attaccare di soppiatto vi riesce facile… Dovevo immaginare che aveste un complice » disse, rivolto a Ed e Sean. « Ma qui siamo in campo aperto, senza segreti e senza sotterfugi. Io e voi. Niente mancate uccisioni, niente strani trucchetti ». Stavolta, fu il suo turno nel ghignare. Marlon ammiccò, divertito.

« Il troppo lavoro ottunde le tue capacità cognitive, evidentemente ».

« Ma come sei forbito ». Crasher Wake non si scompose. « Io non parlo bene come te, e probabilmente non uccido nemmeno tanto bene. Ma quando finirai in una segreta a cagarti nelle mutande e a implorare la morte, sappi che non saremo misericordiosi. Coglione ».

« Lo ben immagino » replicò Marlon, un piccolo inchino e un ironico cenno di cortesia con il capo. I due Swanna volarono sulle sue spalle, beccando minacciosi.

« Marlon » chiamò Sean. Durante lo scambio di battute, aveva percepito un dettaglio che non gli era piaciuto. « Lo… Lo Shift. Perché non lo attivi, quello sta per… »

« Io conosco il suo potere, ma lui non conosce il mio. Serva che ti dica quanto questo farà la differenza, fra pochi minuti? Nella mente di quel grassone frulla una sola domanda, in questo istante. Si sta chiedendo quale Shift io possa avere… Acqua o Volante? E non sarò tanto stupido da dargli una risposta ». Rise ancora. « Se abbiamo finito con i convenevoli, signori… » Gli Swanna si agitarono. Crasher Wake, con un ampio, teatrale movimento degli arti, estrasse una Poké Ball dalla tasca dei pantaloni. La sfera mandò dei bagliori baluginanti, che si riflessero sulla superficie del fiume.

« Floatzel ».

Il Pokémon di Crasher Wake saltò fuori a balzi, lanciando versi agguerriti: pareva una sorta di donnola, o lontra, il pelo arancione e un dispositivo di galleggiamento attorno a collo.

« Niente Joltik, Sean » ingiunse Marlon. « Quel Pokémon è troppo rapido per incappare nella Rete Vischiosa. Chiama Luxio. Ed, tu attendi. Avrai capito come voglio ragionare ».

« Sì » diede conferma Ed. Dopotutto, avevano vissuto due mesi a stretto contatto con Marlon in quella caverna, periodo nel quale avevano recepito qualche lezione e consiglio derivanti dai suoi anni nei Boltbeam.

« Allora andiamo. Sean, un avvertimento. Se andrà come credo… Quando abbandoneremo questo luogo, non avrai più Luxio ».

« Ne sei proprio sicuro? » Sean cercò di dimostrare mordente, ma in tutta quella foga non seppe ben collegare cosa Marlon gli avesse detto. Vide Crasher Wake muovere la bocca nell’ordinare qualcosa al suo Pokémon, e il restò gli passò dalla mente.

« SWANNA, TIFONE! »

Marlon ruppe il ghiaccio: uno dei due Swanna si sollevò a pochi centrimetri dalla sua spalla, sbattendo con veemenza le ali, che produssero un uragano in miniatura, diretto con precisione verso Crasher Wake e il suo Floatzel.

« Merda ». Il colpo venne evitato, ma non come Marlon aveva sperato: i due scartarono alla loro destra, allontanandosi dal fiume, mentre il Tifone andava ad infrangersi su una fiancata dell’autocarro, senza riuscire a provocare seri danni. In quella frenesia, Sean vide un’apertura nella difesa che Floatzel e il suo Trainer avevano creato: prese coraggio e si lanciò, alimentato dal suo Shift. Nella sua testa, prese forma la chiara idea di approfittare dello scontro, inserirsi nel camion e trafugare i libri, mettendoli al sicuro…

« SEAN! »

Ed lo vide succedere in un lampo. Sean ebbe un pauroso singulto, sentendosi come risucchiato lungo uno stretto tubo: venne sollevato in aria e perse la facoltà di respirare, mentre la sua vista diveniva più offuscata e sbiadita che mai. Una nota di panico si dipanò attraverso il suo cuore, mentre realizzava di aver messo il piede al posto sbagliato ed essere rimasto intrappolato in una grossa sfera d’acqua, che galleggiava a mezz’aria priva di peso.

« IL CAMPO È MINATO DI TRAPPOLE D’ACQUA! CONOSCEVI IL POTERE DI CRASHER WAKE, PERCHÉ LO HAI MANDATO VERSO IL CAMION? SAPEVI CHE POTEVA SUCCEDERE! » Ed aggredì Marlon, afferrandogli la maglia. Per tutta risposta, lui estrasse un lungo pugnale affilato, che Ed non aveva mai visto prima. Arretrò, spaventato.

« Sei abbastanza intelligente da sapere che dovresti fidarti di me ». Marlon lo lasciò lì, senza ulteriori ordini, e attaccò a correre alla sua sinistra, muovendosi in modo da trovarsi in diagonale rispetto alla prigione acquatica in cui Sean stava annegando e Crasher Wake stesso, frapposto a metà strada fra Marlon e la prigione. Il Blacklist Trainer, intuite le intenzioni dell’avversario, rise di gusto.

« Provaci. Uno dei tuoi sta per lasciarci ».

A pochi metri di distanza, in un moto di furiosa disperazione, Luxio comprese le condizioni del suo fidato allenatore. Si diresse tempestivo verso Sean, Floatzel che si metteva di mezzo, tenendolo a distanza con rapidissimi getti d’acqua. Luxio rispose con i suoi fulmini, ma Floatzel li evitò, senza aver bisogno di contrattaccare. Ed, paralizzato nella sua incapacità di rendersi utile, prese di colpo coscienza del perfetto ruolo che Floatzel svolgeva rispetto allo Shift di Crasher Wake. Stava impegnando con grandissima abilità Luxio, e Sean annaspava sempre di più, le palpebre che iniziavano a socchiudersi, la testa a tremare…

Marlon lanciò il suo pugnale. Crasher Wake lo stava scrutando da una generosa quantità di secondi, tanto che afferrare la lama al volo, diretta con precisione verso Sean nel tentativo di liberarlo, gli fu quanto mai facile. Ebbe l’ennesimo e a sua insaputa ultimo ghigno: poi la sua mano saltò in uno scoppio controllato, e il volto di Crasher Wake si cicatrizzò di dolore. Cadde in ginocchio, urlando e reggendosi il moncherino sanguinante, una fontana di liquido rossastro che colava in basso a bagnare la terra.

« Un regalino da Seth Colado, dalla regione di Unima. Pugnale-granata ». Il labbro di Marlon s’incrinò. « Ora puoi andare! » urlò a Ed, che era già partito, sbalordito per quell’ultimo colpo a sorpresa che Marlon aveva tirato fuori dal cilindro. Non volle pensare a cosa sarebbe potuto succedere se Crasher Wake non avesse afferrato la lama, né al sangue freddo di Marlon… Oltrepassò Floatzel e Luxio, ancora impegnati in una lotta serrata, e si gettò con tutto se stesso contro quella sfera, infrangendola con una spallata. Sean si riversò al suolo insieme all’acqua, annaspando furiosamente e ritornando a respirare quella che gli parve una meravigliosa arietta fresca, gelida e viva, che riprese a inviargli ossigeno al cervello.

« Gra… Grazie… » ansimò, Ed che gli tendeva una mano per aiutarlo a rialzarsi.

« Devi ringraziare Marlon. Ha… Ha fatto saltare la mano a Crasher Wake, è stato… »

« Ed, non c’è tempo ». Sean si passò una mano per la fronte, imperlata di acqua e sudore, tirandosi indietro i capelli. « Al fiume. Luxio, portalo al largo! » Tentò di correre con l’ausilio dello Shift, ma scoprì con un fremito che la permanenza nella prigione d’acqua gli aveva assorbito ogni traccia d’aura.

Luxio e Floatzel si mossero come il cane e la sua preda, nonostante non fosse possibile capire chi recitasse l’uno e l’altro ruolo. Il Pokémon di Sean portò quello di Crasher Wake vicino ai lembi di roccia che bagnavano la sponda del fiume: non smise di tenerlo a distanza di sicurezza, bersagliandolo con piccole scariche elettriche che Floatzel evitava prontamente. Ed aggirò lo scontro, estraendo la sua Poké Ball e permettendo a Horsea di gettarsi nell’acqua, lasciando solo che una minuscola parte della testa fosse visibile in superficie. Nello stesso attimo, Crasher Wake estraeva una seconda Poké Ball, affrontando Marlon che gli stava davanti insieme ai suoi due Swanna. Uno rimase in disparte, mentre l’altro si preparò a fronteggiare la nuova creatura che si materializzò nell’aria, levitando e ondeggiando al tempo stesso. Era un serpente marino enorme: fauci gargauntesche, ventre giallo e piatto, dorso blu segmentato da affilate creste bianche. Per ultima, la sua pinna caudale oscillava con aria letale.

« Gyarados, Pietrataglio ».

Crasher Wake si rimise in piedi a fatica, il sangue che grondava copioso dalla sua ferita. Un filone di rocce seghettate eruppe dalla bocca di Gyarados, allungandosi fino a trovare Swanna, che svolazzava concentrato poco distante. Il Pokémon di Marlon, stranamente impacciato, evitò il colpo a metà, ricevendo una ferita sull’ala che ne limitò i movimenti.

« Dragodanza, Gyarados! » lo incalzò il suo Trainer. Gyarados parve gonfiarsi, mentre il suo corpo vibrava, avvolto da una strana luce vermiglia. Quando fu tornato alla normalità, scattò a una velocità sorprendente per le sue dimensioni, spalancando le fauci e cercando di portare via con sé un’ala di Swanna, che ruotò su se stesso, avvolgendosi in un mulinare di piume argentate.

« TIFONE! »

Il turbine d’aria cozzò contro Gyarados, sbilanciandolo ma non ferendolo; altre piccole lance di pietra vennero sparate contro Swanna, fino a che una non riuscì a trafiggerlo, bucandogli l’ala e abbattendolo al suolo.

« Rientrate » disse Marlon, perentorio. Richiamò i due Pokémon nelle sue sfere, fronteggiando da solo Crasher Wake e Gyarados.

« MARLON, NO! » urlò Sean. Dalla sponda del fiume, Floatzel crollò in una nube di pulviscolo nero, tramortito dalla violenza inaudita con la quale un Tuono di Luxio lo aveva travolto. Horsea squittiva felice a margine del fiume, finalmente libero di mostrarsi. Dalla fessura circolare che si trovava al posto della sua bocca fuoriusciva ancora, a fiotti sempre meno marcati, quella sostanza fumosa che aveva impregnato l’aria, fino ad intralciare Floatzel nei movimenti per renderlo vittima dei colpi di Luxio. La nuova, combinata tattica studiata da Ed e Sean, alla fine aveva dato i suoi frutti.

« Ti avevo avvertito che alla fine di tutto questo avresti potuto ritrovarti senza Luxio, Sean! » rise Marlon, completamente a suo agio nella situazione mortale in cui si trovava.

« Cosa… »

Sean si voltò verso Luxio insieme all’amico; Ed fece appena in tempo a richiamare Horsea, prima che entrambi venissero spazzati via da una rinnovata esplosione di luce. Al posto di Luxio, una sagoma opalescente mandava lampi iridescenti in ogni direzione, prima che prendesse a ingrossarsi a vista d’occhio: la criniera divenne più pronunciata, gli anelli dorati sul dorso delle gambe passarono da due a tre, e un leone adulto dall’aria estremamente feroce in un batter d’occhio si ritrovò a fissare i presenti, scalciando con le zampe sulla pietra dura.

« Luxray! »

« Si è evoluto! Si è evoluto ancora…! » Sean si ricosse, avvicinandosi incerto al suo Pokémon. Luxray gli permise di accarezzargli la folta criniera scura. Anche Ed si fece avanti, gettando uno sguardo a Marlon e al Gyarados nemico, che lo puntava minaccioso.

« Sean… »

« Sì ». Stavolta Sean fu deciso. Montò sul dorso di Luxray, spronandolo con un colpetto sulle orecchie.

« Ferma quel Pokémon! » Luxray corse. Ed rimase indietro, assicurandosi che non ci fossero strane pozze d’acqua disseminate per il terreno. Gyarados sferzò la coda con violenza, cercando di colpire Marlon, ma Luxray lo intercettò a mezz’aria, allontanandolo con scariche elettriche sempre più potenti. Sean non smise di incitarlo: il Pokémon di Crasher Wake aveva un nuovo nemico con cui tenersi occupato.

« Se non ti dispiace, io andrei a prendermi quei libri » annunciò Marlon. Ed, tenendosi a distanza, lo vide avanzare con tranquillità. Crasher Wake rise.

« Fatti avanti ».

« Lo sto facendo ». Fu impercettibile, ma Ed poté giurare di aver visto Marlon ammiccare nella sua direzione. Capì che c’era qualcos’altro in ballo, qualcosa di nuovo e, il suo istinto glielo disse, di definitivo. Con Floatzel KO e Sean e Luxray impegnati a tener testa a Gyarados, la protezione era sempre più ridotta…

E poi accadde ciò che Ed si aspettava e Crasher Wake sperava. Con una sospettosa tranquillità, Marlon scivolò in una di quelle mortifere pozzanghere, e venne proiettato in su, in una solida e opprimente sfera d’acqua. Nel caleidoscopio di bollicine che gorgogliavano ovunque, Ed lo vide sorridere con chiarezza, ma il loro avversario, accecato dalla perdita della mano, non ci fece caso. Superò la prigione acquatica in cui Marlon era rinchiuso, dandogli le spalle, armandosi di un nuovo pugnale e puntandolo contro Ed.

« Sta per toccare a te, ragazzino. O dovrei dire assassino… Gyarados, usa… »

Crasher Wake non terminò la frase. Con uno scroscio la bolla s’infranse, e Marlon fu come un’ombra alle spalle del Blacklist Trainer, gli ruppe il polso della mano in cui stringeva il pugnale e in quel momento teneva la stessa lama puntata alla sua gola.

« Non muoverti » sibilò.

« Come… » Crasher Wake tremava.

« Sono deluso » dovette constatare Marlon, quasi suo malgrado. « A Sinnoh addestrano davvero così i loro Trainer? Hai perso una mano in battaglia… Può capitare. Ma da quel momento in poi sei stato talmente accecato… Sì, possiedo uno Shift Acqua. Smaterializzarsi dalla tua trappola è stato come… Schioccare le dita di una mano. Riesci a immaginartelo? Forse non più… » Crasher Wake si divincolò, furioso, ma Marlon lo tenne saldamente bloccato. Con un polso fratturato e una mano amputata, sciogliere quella stretta era diventato dieci volte più difficile.

« Finirà male, qui a Sinnoh. Non siamo noi gli attentatori della biblioteca… Quando Cyrus e il Team Galassia usciranno definitivamente allo scoperto, sono certo che rimarranno al potere per un bel po’. Non avete la stoffa. Va’ a dire queste cose ad Arceus, ora che stai per raggiungerlo. Magari sarà misericordioso. Sai, non è cortese far attendere gli dei… »

Con un gesto quasi casuale, Marlon lasciò cadere il pugnale, Ed che osservava tutta la scena con un nodo nello stomaco. Crasher Wake tentò di allungare un piede, quasi nello sciocco e ingenuo tentativo di raggiungerlo e recuperarlo; poco più in là, anche Gyarados si era accorto delle difficoltà in cui il suo Trainer versava, ma Luxray e Sean non gli davano pace. Poco a poco, Marlon serrò la stretta attorno al collo di Crasher Wake. Il bicipite si gonfiò, e le sue gambe fecero leva su quelle dell’avversario, inclinandolo e portandone il peso verso terra. Crasher Wake annaspò, mulinò le gambe e le braccia, martoriate da Marlon in precedenza. Ed capì come ogni scelta del loro alleato fosse mirata a quell’obiettivo, a quell’evento specifico che si stava concretizzando dinanzi ai suoi occhi: una vita che si spegneva…

Marlon lasciò crollare il corpo senza vita di Crasher Wake dopo altri, silenziosi minuti di lotta. Il moncherino sanguinante gli era stato agitato in faccia più volte, senza risultati, se non quello di sporcarlo a chiazze, che ora gli coloravano il viso scuro.

« Andato » borbottò.

« Marlon… » Ed gli andò incontro, ma la loro attenzione venne attratta da Sean, che rotolava per terra insieme alla grossa sagoma di Gyarados. Il Pokémon, disorientato dalla perdita della sua guida, giaceva rivoltato sul dorso, e si muoveva meccanicamente, preda della rinnovata furia di Luxray. Sean si rialzò, richiamando la sua creatura e ricompattandosi al gruppo.

« Mi ha ferito… »

Esibì l’incavo del gomito, aperto in un profondo squarcio sanguinante.

« Lo medicheremo più tardi, quando mi sbarazzerò anche del cadavere » assicurò Marlon. « Resisti, Sean. Abbiamo dieci ore di viaggio verso Unima… »

Si guardò attorno. Il fiume gorgogliava tranquillo, come immobile stava pure il dirupo presso al quale si erano nascosti prima dello scontro. Nessuno pareva in vista.

« Lo hai ucciso » proseguì Sean, osservando con durezza le orbite vuote del Blacklist Trainer.

« Sì » rispose Marlon con semplicità. « Andiamo ».

Si inserirono nell’abitacolo blindato dalla cabina del conducente, facendosi strada a forza in quello spazio angusto. Una piccola cassaforte giaceva abbandonata sul fondo dell’autocarro, metallica e squadrata. Marlon si chinò su di essa, sfiorandola appena con gli indici; quindi estrasse dallo zaino il sacchetto che, Ed lo riconobbe, Soren gli aveva consegnato al suo arrivo da Unima. Finalmente Marlon ne rivelò il contenuto, slacciando il filo che lo teneva chiuso ed estraendo una piccola sfera, metallica come la cassaforte.

« Tienimelo un secondo, Ed, per favore ». Ed resse il sacchetto, intravedendo sul suo fondo un’altra sferetta rimasta.

« Cos’è, Marlon? »

« Bombe a rimozione. C’è lo Shift di Seth, qui dentro. Guardate ». Marlon applicò la sfera sulla cassaforte, in prossimità della manopola che, per venire spostata, aveva bisogno di un codice che loro non conoscevano. Con uno scatto, la piccola bomba si attaccò alla cassaforte, prima di cominciare a vibrare.

« Dobbiamo… Dobbiamo allontanarci? » Sean, in quel buio, arretrò cercando una spalla di Ed.

« Rimanete pure ».

Marlon illuminò con una torcia tascabile la cassaforte. Con lentezza quasi esasperante, la superficie cominciò a sciogliersi, il metallo a fondersi e a farsi da parte, rivelando clamorosamente il contenuto…

Ed ebbe uno scatto negli occhi che nessuno notò, ma fu nulla in confronto al raptus che parve cogliere Marlon. Nel minuscolo forziere, così perfettamente adatto nel contenere i due tomi che da tanto tempo ricercavano, stazionava uno strano apparecchio lampeggiante, con una testina rossa e un timer accanto ad esso.

« Bo… Bom… Ragazzi… »

« Che succede… »

« Una b… Una bomba… VIA, CAZZO! »

Fu come se una scaglia di ghiaccio si fosse stretta a serraglio sul cuore di Ed. Marlon permise loro di inserirsi per primi dietro ai sedili della cabina, a uscire nuovamente all’aria aperta, a correre all’impazzata e oltre ogni ragionevolezza, prima che la detonazione avvenisse e distruggesse ogni cosa… Quando si fu assicurato che i due ragazzi stessero correndo avanti a lui, Marlon benedisse il fatto di essere un bombardiere, di aver riconosciuto in tempo il meccanismo ad innesco, e quando Edwin e Sean parvero fuori pericolo, qualcosa gli strinse la caviglia e lo portò in su, nell’attimo stesso in cui, bestemmiando, capì di essere stato vittima di un’altra trappola di Crasher Wake. Quello stronzo era stato capace di rendersi più utile da morto che in vita…

« MARLON! »

L’urlo agghiacciato di Sean perforò l’aria insieme alla deflagrazione che distrusse ogni cosa un istante più tardi. Marlon non fece in tempo a liberarsi, ma la sua posizione, poco più avanzata rispetto al Trainer che aveva sconfitto, gli permisero di non finire polverizzato insieme al cadavere di Crasher Wake. Finì sbalzato con una violenza inaudita sulla sponda del fiume, in mezzo alle rocce, come un fantoccio spazzato via dal vento.

« Marlon… »

Quando giunsero, Marlon si muoveva appena. Le escoriazioni sul suo corpo non si riuscivano a contare, e a Ed parve un miracolo che riuscisse a tenere gli occhi aperti.

« Un bluff… Non… Ci ho… Pensato, vero… »

« Marlon… »

Ed aveva inconsciamente atteso la goccia che facesse traboccare il vaso. Quel momento era arrivato: cadde insieme a Marlon, in ginocchio, scoppiando in un pianto disperato e tempestando di pugni le rocce su cui il compagno giaceva. Erano stati presi in giro per l’ennesima volta, l’ennesimo colpo a vuoto, l’ennesimo rischio che non era valso la candela, ma solo altro dolore…

« Ri… Rialzati. Avete ancora un’arma, e Ed… I generali… Del Galassia… » Con una forza che gli parve provenire più dall’aldilà che dal presente, Marlon rotolò su un fianco, toccando l’acqua a lui tanto cara.

« Sean, aiutami… »

In un lago di sangue Sean, nauseato, aiutò Marlon nel sospingersi fino al fiume.

« Prendi… »

Marlon porse una Poké Ball sporca di sangue a Sean. Swanna ne venne fuori con un sussulto, beccando delicatamente la chioma del suo Trainer.

« Ed… Lo sai… Cosa fare… »

L’acqua assorbì Marlon, portandoselo via con sé. Sean, chino sulla riva, strinse i denti.

« Vivrà. Ne sono sicuro. È un osso troppo duro… »

Guardò il disastro occorso. Il camion era devastato, squassato in ogni sua parte; il cadavere di Crasher Wake era un ammasso di viscere senza proprietario, e nel punto dell’espolsione si era creata una voragine sovrumana, che aveva fatto tremare anche il dirupo poco distante. Ed, sporco di sangue, terra, polvere e lacrime, si rimise in piedi.

« Andiamo » La sua voce era ferma. « So chi ha commesso quell’attentato nella biblioteca due mesi fa, chi ha ucciso David Berkeley, e dove si trovano ora quei libri. E so perché quel qualcuno ci ha tenuti in vita… Almeno fino a questo momento, se non ci sbrighiamo ».

« Dove… Dove andiamo? »

« Alla Lega Pokémon. Alla Lega Pokémon… Di Sinnoh ».
 
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CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Allora, no, niente Dxs con nuovo capitolo, solo un messaggero che riporta quanto detto durante l'incontro di oggi (no, in realtà questo me l'ha scritto su whatsapp, ma dovevo vantarmi che l'ho incontrato)

Sostanzialmente quello stordito dell'autore si è ritrovato a non avere una casa a una settimana dall'inizio delle lezioni, quindi non ha i mezzi pratici per pubblicare (non ho capito se scrive a mano e poi ricopia su PC). L'8 dovrebbe arrivare il PC, ma contemporaneamente deve iniziare a cercare un posto dove dormire per il prossimo anno almeno, quindi difficilmente potrà fare molto. Dxs si scusa per gli intoppi nella pubblicazione, ma d'altronde ha una vita privata da mandare avanti, che implica qualcosa di più di farci salire l'hype per Edwin. I suoi piani erano di finire la saga di Ordine Harmonia per il mio compleanno (se non sapete quand'è, fatti vostri) e prendersi una pausa per sistemarsi con l'università, la casa ecc, per poi riprendere con la nuova saga (di cui deve ancora decidere il titolo btw), ma ad agosto non è riuscito a scrivere nulla. Insomma, si spera che riesca a trovare un granaio con l'adsl in cui dormire il prima possibile, fino ad allora restiamo a bocca asciutta.

#CacciaFuoriHope

#TantoMarkèPiùFigo

#VictiniCiManchi

P.S. Ma sono l'unico che Kurt l'ha sempre pronunciato con la u? Oggi quando mi ha nominato K"a"rt non capivo chi diavolo fosse...
 

Dxs

Rappresentante di classe
Grazie a Dany per il messaggio. Con mia somma sorpresa, oggi riesco a postare il quarantacinquesimo capitolo. Sto subendo continui stravolgimenti di piani, di conseguenza non comunico ancora con quale capitolo finirà questa saga. Non manca molto, comunque. Buona lettura e postate qualche commento!

Capitolo 45 - Il Momento Di Edwin

Il sole si perdeva fra la linee dell’orizzonte, rifrangendo sul pelo dell’acqua le sue infinite striature luminose. Ed e Sean smontarono da Swanna al calare della sera, superando una cascata che s’infrangeva lungo il versante della montagna sulla quale erano atterrati. I maestosi cancelli dorati della Lega Pokémon erano spalancati: Ed aveva visto diverse volte l’edificio della Lega Pokémon di Unima sui libri di scuola, ma con quello di Sinnoh, pensò, non reggeva affatto il confronto. Cynthia poteva essere quella che Marlon aveva definito un’isolazionista vecchio stampo, ma non c’era dubbio che avesse voluto tener fuori quest’austerità da quel luogo di tradizioni millenarie, che a Ed ricordò l’incrocio fra un castello e una cattedrale di un’epoca passata. I primi dettagli che lo colpirono furono i pinnacoli in porfido rosso, che svettavano più in alto di qualunque cosa verso il cielo; dopodiché il colonnato, il gioco di vani e merlature lungo di esso, le finestrelle a sesto acuto, le guglie e infine un grande rosone a forma di Poké Ball.

Quando ebbero finito di ammirare ciò che avevano davanti, la cruda e dura realtà ripiombò nelle loro menti insieme al turbine di emozioni che li stava dominando. Ed non poté che misurarsi con la paura e l’angoscia di sapere cosa aveva deciso di fare e cosa lo attendesse. Sean, d’altro canto, delle chiazze violacee a inquadrargli gli occhi e con dei movimenti che lo facevano apparire in stato catatonico, lasciò cadere il suo zaino dalla spalla e trafficò brevemente con delle bende, facendo per avvolgersele attorno al braccio dove l’ultima ferita che aveva rimediato nello scontro con Gyarados si era aperta e continuava a sanguinare. Ed dovette bloccargli un polso, fissandolo con un’espressione così terrea da sembrare sul punto di ritornare a piangere.

« Aspetta, devo… Devo chiederti un favore » disse, tenendo bassa la voce in un atto di vergogna.

Sean lo aveva seguito ovunque nelle sue deliranti ossessioni. Suo padre, il Pokémon World Tournament, Victini… Sean c’era sempre stato, lo aveva sempre compreso, aveva sempre messo a rischio se stesso per lui, Edwin Brown, che aveva immolato la sua vita per inseguire qualcun altro o qualcos’altro, distruggendo in ogni istante i suoi desideri e le sue aspirazioni. Ed aveva ormai compreso tutto: e come spesso accadeva, la risoluzione e la realizzazione, se dovevano esistere, giungevano troppo tardi. In mezzo al fango lui aveva sepolto la sua testa, facendosi trascinare in giù, sempre in giù, dalla rincorsa a uno spettro quale Edward Brown era. Sean invece l’aveva alzata con coraggio, guardando le stelle e sperando in un futuro migliore per loro. Aveva bisogno di altre riprove per sapere di essere peggiore di lui?

« Dimmi ».

« Potresti… Potresti nasconderla nella ferita? » Ed gli tese la piccola bomba rimasta nel sacchetto che Marlon gli aveva chiesto di tenere all’interno dell’autocarro blindato. A differenza della bomba che avevano utilizzato per aprire la cassaforte, quella era formata da due estremità colorate, una rossa e una blu.

« Cosa…? »

« Quando entreremo lì dentro, ci perquisiranno. Probabilmente ci toglieranno i nostri effetti personali. Potrebbe… Potrebbe essere la nostra unica chance ». Ed tirò su col naso, odiando se stesso. Sean lo studiò per lunghi istanti.

« Perché ci stiamo consegnando nelle mani di Cynthia? »

« Credo… Credo di aver individuato uno spiraglio. Una possibilità. Ti chiedo solo questo, Sean. Dopodiché… Ci penserò io ».

« Questa è una trappola, Ed. Non riusciremo ad ottenerla senza rimanere catturati, anche ponendo… Ponendo che tu abbia veramente capito tutto ».

« Lo so » borbottò Ed. « Faranno fatica a crederci, ma dobbiamo tentare ».

Sean parve sul punto di utilizzare le ultime energie rimasti per avventarsi addosso a Ed, per fargliela pagare per tutto ciò che aveva vissuto fino ad allora. Allungò il braccio sano e distese la mano, aprendo il palmo.

« Dammi ». Ed gli passò la piccola bomba, in un moto di gratitudine che non raggiunse mai la sua bocca. Sean la sistemò nell’incavo squarciato del gomito, prima di bendare il tutto, raccogliere lo zaino e assicurarsi che non fosse visibile nulla di strano.

« Come va? »

« Non sento niente. Possiamo procedere ».

Un’ampia reception deserta li accolse al loro ingresso. Un inserviente scattò immediatamente nella loro direzione, le mani serrate dietro la schiena e l’andamento impettito.

« Desiderate? »

« Parlare con il presidente ».

A quella risposta, un angolo della bocca dell’inserviente si arricciò. « Oh, temo sia assolutamente impossibile. Il presidente Cyn… »

« Dica a Cynthia che Edwin Brown e Sean Matthews vogliono parlarle. Vedrà che verremo accettati » lo interruppe Ed, determinato. Non sapeva ancora con chi e con quante persone avrebbe dovuto confrontarsi, ma tanto valeva giocarsi tutte le carte a sua disposizione, e ridurre sensibilmente la distanza che li separava da quei maledetti tomi.

« Edwin… » Un lampo di comprensione si allargò per il volto dell’inserviente. Girò i tacchi immediatamente, agguantando più svelto che poté la cornetta del telefono al banco della reception. Digitò convulsamente il numero, fino ad avere qualcuno con cui parlare.

« Sì… No, ascoltami, è urgente… Abbiamo i due ricercati, Edwin Brown e Sean Matthews… Pare abbiano deciso di costituirsi… No, non ti sto prendendo in giro, avvisa il presidente, maledizione! » Sean, accanto a Ed, strinse i pugni in un fremito di rabbia. L’inserviente, riagganciata la cornetta, gettò loro un’occhiata dubbiosa.

« Se volete seguirmi… » Esistante, fece per dirigersi verso un’altra porta incastrata nel muro davanti a sé, rendendo il suo passo più deciso quando Ed e Sean gli furono dietro. Imboccarono una stretta scalinata a chiocciola che si allungava verso un luogo, all’apparenza, molto più angusto e buio. Scesero in giù per interminabili minuti, durante i quali Ed percepì distintamente il nervosismo dell’inserviente, che al dilatarsi del tempo cominciava a rasentare l’isteria. Poteva comprendere il terrore nel dover scortare in un posto del genere, privo di luci e di altri esseri umani, due potenziali criminali che, nella sua mente, avevano assassinato a sangue freddo almeno due persone e tenevano da mesi sulle spine l’intera regione di Sinnoh. Ed era altresì consapevole di quanto gli sarebbe toccato faticare per far collimare la sua storia con i recenti avvenimenti: si era convinto di non avere alternative né altri tiri mancini da giocare, se non quella minuscola speranza che Marlon aveva ritagliato, quel cammino tracciato che poteva culminare in un disastro, o in un insperato successo. Per una volta, Ed si sentì assolutamente pronto a prendere il comando. Non c’era Victini a fargli da scudo. C’erano solo lui e i suoi nervi, che avrebbero dovuto reggere ad ogni costo.

« Ci siamo » annunciò alla fine l’uomo. La discesa era terminata. Sean annusò l’odore di sporco che regnava in quel lungo, spoglio corridoio di pietra. Fiaccole incastrate in sostegni pericolanti lo illuminavano fiocamente, lasciando solo indovinare che un reticolo di sbarre e gabbie si allungava sulla sinistra, intrecciandosi alla soffocante tenebra del sottosuolo.

« Ci ha portati in una prigione? » buttò lì Sean, quasi con una nota di sincero interesse, come se stesse apprezzando quella che poteva essere una simpatica gita turistica in una qualche catacomba sepolta dal tempo.

« Conferirete con il presidente e il suo entourage. Mi è stato ordinato di condurvi qui ». La risposta dell’uomo fu secca e perentoria. Ed seppe di non essersi sbagliato nella lettura delle sue emozioni.

Dopodiché, a poco a poco, la luce emanata dalle fiaccole plasmò i contorni di tre figure. Quella al centro era la più alta e slanciata, e la sua chioma spandeva delicati bagliori dorati tutto attorno. Ai due ragazzi bastò una manciata di secondi per capire che, alla fine, la donna dalla quale Marlon li aveva tanto messi in guardia aveva acquisito un volto e delle connotazioni ben precise. Cynthia era una bella donna, dallo sguardo severo, la scintillante chioma di capelli biondi che arrivava quasi a toccare terra, e un completo nero, senza fronzoli, abbinato ad una giacca dello stesso colore. Per essere il presidente, non c’era particolare lavoro o elaborazione dietro al suo vestiario, non paragonabile, perlomeno – così pensò Ed – alle stravaganze di Alder. Ai lati di Cynthia stavano due uomini che non avrebbero potuto essere più diversi fra loro. Quello sulla sinistra vestiva a strati, a partire da una camicia rosa nascosta fra una cravatta marrone, una giacca verde, e una redingote dello stesso colore della cravatta. La mascella era pronunciata, gli zigomi scavati, gli occhi neri come la pece e i capelli ispidi e brizzolati. Dall’altro lato, un uomo dai capelli che gli scendevano fino alle orecchie, via di mezzo fra il fucsia e il blu, accennò a un sorriso. Portava un paio di occhiali dalla montatura sottile, e il suo completo rosso fiammante, unito alle scarpe tirate a lucido, era il più impeccabile dei tre.

« Grazie, Ben » disse Cynthia, la voce sorprendentemente profonda. « Puoi andare. Da ora in poi ce ne occupiamo noi ».

« Come desidera, presidente ». L’inserviente s’inchinò fino a che la schiena glielo consentì, prima di congedarsi in un evidente moto di sollievo. Dietro quella patina di formalità, il suo linguaggio del corpo aveva parlato per lui, ed era palese che fosse molto felice di sbarazzarsi di quella situazione, lasciando che fosse Cynthia ad occuparsi di quelli che riteneva chiaramente essere due individui mentalmente instabili. I suoi passi rimbombarono nel silenzio mentre risaliva la scala. Alla fine si dispersero lentamente, un suono sempre più flebile e indefinito.

« Costituirvi ». Cynthia esordì con quell’unica parola, pronunciata con forza e disgusto. Ed non ebbe il tempo necessario per formulare un primo approccio, perché l’uomo in redingote si fece avanti, passando rapidamente al setaccio i loro corpi, tastandoli in più punti come alla ricerca di qualche arma pericolosa.

« Ma… Che cosa fa… » Sean tentò di divincolarsi, con l’unico risultato che barcollò e rischiò di finire disteso per terra.

« Lasciatelo fare. Looker deve assicurarsi che non siate venuti fin qui per tenderci qualche trappola, o mettere in atto qualche altro sciocco piano. Due ricercati che si presentano qui… Il colpo alla spedizione vi è andato male e ora avete scoperto dove si trovano i libri? Le vostre menti funzionano così male? » Cynthia si leccò le labbra. Ed strinse i denti, scrollandosi di dosso quell’uomo di nome Looker, che in cuor suo seppe di aver già sentito nominare. Si trattava di una guerra psicologica. Un confronto fra lui e Cynthia, dalla quale sarebbe dovuto uscire vincitore ad ogni costo. Avrebbe dovuto modificare la sua storia, cercare di mettere da parte i punti che non poteva rivelare, ma certamente dare una solida dimostrazione dei suoi sospetti. Per una volta, voleva tenere Sean fuori da tutto quello.

« Sono a posto » annunciò Looker quando ebbe terminato l’operazione. Afferrò i due ragazzi per il colletto della maglia, trascinandoli in una stanza laterale al cui centro campeggiava un grosso tavolo per gli interrogatori. Cynthia seguì il trio in silenzio, mentre l’altro uomo, prima di mettere piede nella stanza, tirò un lungo filo che pendeva dal muro, e una lampadina scheggiata che oscillava dal soffitto si illuminò, gettando luce sulle sporche pareti di pietra. Se non fosse stato per il tavolo e qualche sedia gettata alla rinfusa per terra, quel posto avrebbe calzato alla perfezione con la definizione di cella.

« Sedetevi » disse Looker. Era un ordine, non una richiesta. Sean prese posto su una delle due sedie al lato destro del tavolo, mentre Cynthia sedette sull’unica disposta a sinistra. Ed, apparentemente ignorando l’ordine, accostò l’orecchio a una delle pareti della stanza, e con un moto di compiacimento che gli strappò anche un sorrisetto riuscì a udire distintamente il gorgogliare sommesso dell’acqua che scorreva.

« Tubature. Anche questa prigione è circondata da un impianto fognario ». Era come aveva sospettato, e l’aver verificato quel fatto gli diede coraggio e conforto.

« Credevo di averti detto di sederti » ingiunse Looker. Ed, con una mansuetudine improvvisa, raggiunse placidamente Sean, occupando la sedia rimasta vuota. L’uomo estrasse poi un lucido distintivo dorato, che esibì rapidamente.

« Il mio nome è Looker MacArthur, capo della polizia internazionale dei Trainer, con sede operativa nella regione di Sinnoh. Ora, considerando le vostre possibilità, avete il diritto di fornirci la vostra versione dei fatti, e dirci perché avete deciso di venire sin qui. Siete accusati della morte di Stuarn Berkeley e della scomparsa di suo padre, il Medical Trainer David Berkeley, nonché dell’attentato al camion blindato guidato da Crasher Wake, i cui resti non sono ancora stati ritrovati. Inoltre, Rhona Bell è ancora in coma, e il signor Gregor Ruley… »

« Quando Rhona Bell si risveglierà dal coma testimonierà a nostro favore e dirà a tutta Sinnoh chi è il vero assassino! » sbottò Ed, interrompendolo. Faceva parte della recita. Sapeva di avere a che fare con un pezzo grosso. Era stato Rafan, mesi prima, a informare lui e Sean che tale Looker, capo della polizia internazionale, era ancora sulle tracce dell’evaso Giovanni, leader del Team Rocket… D’altra parte, non fu neanche meravigliato nello scoprire che Cynthia e i suoi sapevano già di David Berkeley. Lo aveva già inconsciamente messo in conto, ma si chiese come quelle persone potessero veramente pensare che due quindicenni avrebbero messo in atto un omicidio così brutale.

« Stai dicendo, Edwin Brown, che qualcun altro ha tolto di mezzo Stuarn Berkeley quella notte a Canalave. E che voi non c’entrate niente, che Gregor Ruley si è inventato tutto… » Cynthia rise, ma non riuscì a non tradire una vena di rabbia che si preparava a scoppiare in lei. Ed tentò di riportare la conversazione su un piano pacifico, partita com’era con il piede sbagliato.

« No » disse. « Non negheremo, com’è ovvio, la nostra presenza nella biblioteca, quella notte. Pensateci, veniamo da Unima, siamo Trainer da sei mesi, abbiamo quindici anni, volevamo solo… Solo visitare una regione straniera. Che motivo avremmo di imbarcarci in una missione suicida, alla ricerca di questi fantomatici tomi… Perché il presidente Alder manderebbe noi? »

Buffamente, Ed stesso si accorse di non avere risposta alle domande che stava ponendo a quelle persone. Alder conosceva di sicuro gli spostamenti di ogni Trainer di Unima; figurarsi se non era stato immediatamente messo al corrente del loro viaggio verso Sinnoh, del loro essere in combutta con Seth Colado e con Marlon. E allora perché non aveva agito, perché non si era mosso per impedirlo, perché non aveva preso una qualunque contromisura? Si trattò di meno di un istante, ma mentre Ed ripercorreva quegli interrogativi nel filo dei suoi pensieri, la risposta venne a galla da sola. E seppe, quasi con certezza, chi era l’uomo che stava dietro a Seth, l’uomo a causa del quale loro, in quel preciso momento, si trovavano in quella prigione e in quello stato...

« Ed… » Sean percepì distintamente la pericolosità delle parole dell’amico. Looker non si scompose, guardandolo con espressione arcigna.

« Stanno accadendo cose strane, ultimamente. A Unima, ma anche altrove. Morti. Evasioni. Attacchi di esseri misteriosi. E voi, nella vostra turbolenta regione, cercate di tenere insabbiato tutto. Ma qui a Sinnoh facciamo le cose per bene, oh, sì… »

Looker sembrò dirigersi verso Ed, un pugno serrato e la mascella più pronunciata che mai. Si arrestò nel momento in cui l’uomo con gli occhiali e il completo rosso prese parola per la prima volta.

« Aspetta, Looker. Offriamo ai nostri ospiti la possibilità di un vero dialogo. Ricostruiamo gli avvenimenti. Col suo permesso, presidente… »

« Sì, Lucian » accordò Cynthia. Si alzò dalla sedia, cedendo il posto al suo Élite Four, che Ed sapeva avrebbe dovuto custodire i libri, com’era scritto nel documento di Rhona. Lucian accavallò le gambe, mandando uno sguardo furbo a Ed, dall’altra parte del tavolo.

« Io e te sappiamo di cosa stiamo parlando, signor Brown. Veniamo a quella notte… Tu e il tuo amico, due Trainer in un semplice viaggio di piacere nella famigerata regione di Sinnoh, nota per il suo regime isolazionista… Giungete nel cuore della notte, appunto, nella biblioteca ».

« Sì ». Ed prese forza, rivolgendosi a Looker. « Lei dice che ultimamente stanno accadendo cose strane, e io mi trovo d’accordo. C’è un complotto in atto, e voi ne siete al corrente. Sospettate da mesi che il… Il Team Galassia » e qui prese un respiro, saggiando le rinnovate espressioni dei suoi interlocutori, « possa lanciarvi un attacco. Non sappiamo cosa ci sia scritto in quei tomi, né ci è mai importato minimamente. Ma quella notte, per un caso fortuito anche noi ci siamo trovati invischiati in questa vicenda, e io mi sono fatto un’idea molto precisa dell’accaduto ». Ed continuò a trattenere il fiato, pronto a confrontarsi con la reazione che quei tre avrebbero avuto. Sean, lo sguardo assente, non fece caso a quella grossa e spudorata bugia, né si curò di ipotizzare dove l’amico sarebbe andato a parare. Nella sua testa era già tutto finito, un vicolo cieco senza alternative. Ecco fin dove quell’amicizia cieca lo aveva spinto…

« Cosa sai del Team Galassia? » ringhiò Looker con circospezione.

« Quello che sanno tutti, immagino » replicò Ed, inumidendosi le labbra. « Una banda di fuorilegge con numerosi crimini all’attivo sul suolo di Sinnoh. Una banda equiparabile al Team Plasma a Unima, o al Team Rocket a Kanto e a Johto. Cyrus, l’evaso Giovanni, e Ghecis da noi. Tre boss mafiosi pronti a tutto pur di sovvertire le gerarchie a cui siamo abituati. A sovvertire le nostre vite. Siamo Trainer, dopotutto, a conoscenza come voi dei demoni che riposano nel sottosuolo della nostra regione natale, pronti a distruggere ogni cosa. Eppure, mi sfugge il motivo per cui io vi stia dicendo tutto questo. Voi sapete già tutto, incluso il sistema di spie di cui Cyrus si serve per essere sempre al corrente delle situazioni a cui è interessato ».

« Quindi ti sei fatto un’idea dei nostri affari interni, voglio presumere » Lucian intrecciò le dita, il fare affabulatorio.

« C’era la porta socchiusa, quella notte. Passavamo dalla biblioteca, e abbiamo sentito strani rumori provenire dal piano di sopra, come se qualcuno stesse litigando, e… Siamo entrati nella sezione proibita. Erano entrambi immersi in un lago di sangue, apparentemente morti. Il signor Gregor Ruley ha dato l’allarme non appena ci ha visti, e ci siamo spaventati. Non negheremo di averlo colpito… È stato un gesto di paura, di incoscienza, quando eravamo entrambi molto spaventati da ciò che avevamo appena visto. Ma se fossimo noi gli assassini… Avremmo tolto di mezzo anche lui, no? Non siate ridicoli… Sono certo che anche voi non ci ritenete responsabili di questa sciocca pagliacciata. Volevate Edwin Brown e Sean Matthews per scoprire le loro implicazioni nella storia? Perfetto. Eccoci qua. Non negheremo nemmeno di aver rubato quel documento dal foglio di Rhona, che parlava della spedizione… Un bel bluff riservato all’assassino, tra l’altro. Ma voi, ripeto, lo sapevate. Come sapete benissimo che ad aver seminato tutto questo scompiglio, alla ricerca di due tomi nascosti in questo edificio in questo preciso momento, è stato un generale del Team Galassia, che si fa chiamare con il nome in codice di Saturn, ma che, nella realtà dei fatti, risponde al nome di Stuarn Berkeley ».
 
Ultima modifica da un moderatore:
Come promesso (sono contento che tu sia riuscito a pubblicarlo e buona fortuna)

Premetto che non ho ancora letto l'ultimo capitolo, ma lo leggerò appena dopo.

Cosa mi piace di Edwin: innanzitutto mi piace come riesci a mantenere la suspance alla fine di ogni capitolo. Le scene non si concludono mai con una tregua, ma quando sembra che qualcosa debba finire, salta sempre fuori qualcos'altro che complica ulteriormente la situazione e questo riesce perfettamente a tenere impegnato il lettore per tutto il racconto, lasciandolo con mille punti interrogativi. È anche ciò che lo rende una lettura scorrevole, in cui non si corre il rischio di annoiarsi.

Mi piace il tema della morte dei giovani. Glie eventi tragici non sono solo quelli che commuovono di più, ma anche quelli che lasciano un segno e che danno carattere alla fiction. Non solo la morte di Tracy è stata un duro macigno che Edwin si è trascinato lungo tutto il suo percorso, ma anche la morte di Fennel o del giovane Berkeley (e devo ancora capire se anche di Marlon, ma è naturale che speri di no) lasciano con il fiato sospeso. Penso che ci voglia coraggio per decidere di trattare con un certa frequenza di un tema del genere e che non sia affatto facile riuscire a mantenere la morte di ciascuno viva anche nei capitoli seguenti, oltre che a trasmetterne il peso.

La parte che ho preferito è stata indubbiamente quella dell'esame, forse perché rappresenta la novità per eccellenza (o perché ricorda tanto la tensione prima dell'esame di maturità). Mi piace l'idea che il protagonista debba superare delle prove per raggiungere un traguardo finale, perché non sapevo cosa aspettarmi ad ogni fase successiva, ma attendevo qualcosa di sorprendente. E infatti ognuna è stata un colpo di genio nell'autore. Mi piace poi come viene descritto il generarsi dell'amicizia all'interno del gruppo di ragazzi, che si trova quasi per caso (perché nulla è per caso) coinvolto nella stessa situazione e che collabora attraverso il reciproco appoggio.

Un personaggio che mi è sempre piaciuto è quello di Kurt - oltre che la già citata Tracy - nonostante finora sia sempre stato dalla parte dell'antagonista. Tuttavia, intuendo il suo triste passato tra le righe, mi aspetto che possa cambiare radicalmente da un momento all'altro e riscattarsi, trovandosi persino a fare amicizia con Edwin (ovviamene questa è una mia supposizione).

E il tocco finale è lo shift, ovvero l'elemento che rende realmente partecipi i personaggi in ogni lotta. Sono davvero curioso, come penso chiunque si sia dedicato alla lettura, di conoscere lo shift di Edwin, anche se personalmente penso che che sarà di tipo Drago. La cattura di Horsea (Kingdra) è stata una parziale conferma. Leggendo il titolo del nuovo capitolo, tra l'altro, potrei persino pensare che lo scoprirò presto, ma non ne sono così sicuro.

Se posso una domanda: che fine ha fatto Starly? Nel senso, Sean l'ha tenuto o l'ha liberato? Avevo dato per scontato che l'avesse tenuto, come Ed aveva tenuto Horsea, ma quando Marlon ha nominato solo Joltik e Luxio mentre dava istruzioni a Sean su come dirigere l'attacco, mi è sorto il dubbio.

E infine i più sentiti complimenti.
 
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Dxs

Rappresentante di classe
Ehilà!

Grazie per il commento e i complimenti. Posso dirti che sì, Sean ha ancora Starly. Nello scontro con Crasher Wake, Marlon non lo nomina per il semplice fatto che Starly è ancora troppo debole per un combattimento del genere. La precisazione di Marlon si basava sul fatto che Sean gioca spesso Joltik e Luxio insieme, mentre stavolta il ragnetto sarebbe stato inutile.

Ciò detto, non posso che essere felice per le tue restanti parole, ne ho tratto più di quanto tu possa pensare, specie la parte sull'esame. Io faccio tesoro di ogni vostro commento.

:)
 

Dxs

Rappresentante di classe
Ci siamo: fra ventiquattr'ore saranno pubblicati due capitoli insieme, che faranno da apripista verso la conclusione di questa lunga, intensa e faticosissima - almeno per me - saga. Sono molto contento del lavoro che sono riuscito a portare a termine, almeno fin qui. Spero che apprezzerete anche voi...
Detto questo, annuncio che la saga dell'Ordine Harmonia terminerà con il Capitolo 50.
Ecco la lista dei capitoli pronti ad uscire nelle prossime settimane, a partire dai due di domani:

Capitolo #46 - Entropia
Capitolo #47 - Cani Sciolti
Capitolo #48 - Aria Di Speranza

Capitolo #49 - Il Frammento Mancante
Capitolo #50 - Neve A Settentrione

Non ci dovrebbero essere ulteriori cambiamenti di programma. Sarà un finale intenso e spero soddisfacente per tutti...
Per la futura saga è ancora presto, ma ovviamente darò tutte le news del caso quando sarò pronto a farlo.
Ci si becca!
 

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Capitolo #46 - Entropia
Ti odio, la sto studiando in fisica. Se non fosse che è Edwin mi rifiuterei di leggerlo.

Capitolo #48 - Aria Di Speranza
#CacciaFuoriHope

(seriously, se per settimana prossima non è ancora venuta fuori vengo a Bologna a prenderti a mazzate, tanto ho tempo e ci metto poco ad arrivare con il frecciarossa)
 
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