Edwin [Capitolo 62 - In Corso]

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 30 - Invito

« Victini, Pirolancio! » Victini balzò in alto, avvitandosi nell’aria e scagliando un vivido lapillo di fuoco che infranse la superficie dell’acqua, crepitando come un petardo nel denso fango dello stagno.
 « Vic! » esclamò soddisfatto il Pokémon, appollaiandosi sulla spalla del suo allenatore una volta eseguito l’attacco.
« Be’, questa mossa l’abbiamo imparata bene » commentò Ed, appagato ma esausto. Si accasciò a terra, asciugandosi un po’ di sudore dalla fronte e scrutando nelle profondità del pallido sole che stava andando a svanire oltre i profili degli alberi. La palude di Icirrus era immersa nel rigoglioso silenzio della natura: una fresca brezza serale faceva ondeggiare piano le fronde dei cipressi più alti, che estendevano a loro volta la loro ampia ombra nelle melmose chiazze che di tanto in tanto bagnavano il terreno di quel posto. D’un tratto, una scintilla illuminò uno dei cipressi, e su un grosso ramo si materializzò brillando Sean, che sorrideva contento con Joltik a zampettare sulla sua spalla.
« Scusa il ritardo! » si scusò, atterrando sul soffice terreno e richiamando il suo Pokémon.
« Che cos’hai combinato per tutto questo tempo? Sei scomparso ore fa » gli chiese Ed, incuriosito. Aveva passato il pomeriggio ad allenarsi senza sosta con Victini, finché Sean non aveva annunciato di avere un impegno urgente ed era sparito nel nulla, lasciandolo da solo con il suo Pokémon.
« Credevi che non ti avrei fatto nessun regalo? È il tuo compleanno! » esclamò Sean. Estrasse dallo zaino un pacchetto rettangolare, che lanciò all’amico con aria contenta. Ed lo afferrò sorpreso, scartandolo all’istante e scoprendo un paio di occhiali dall’aspetto eccentrico: presentavano una montatura gialla con dei motivi a zigzag e dei cerchioni rossi al posto delle lenti.
« Wow, ehm, grazie! » commentò, cercando di sembrare contento. Quel regalo sarebbe stato più adatto a Fritjof Thygesen che a lui, pensò.
« Non sono per te, idiota! » disse Sean di rimando, ridendo. « Sono per Victini ».
« Per Victini? »
« Sì! »
« Non voglio addobbare il mio Pokémon, non deve partecipare a nessuna sfilata » ribatté Ed, prima di riuscire a trattenersi.
« Quegli occhiali non sono fatti per abbellire il tuo Pokémon » spiegò Sean con un po’ di impazienza. « Tralasciando il fatto che a mio parere danno a Victini più stile… Sono uno strumento da lotta. Si chiamano Lentiscelta! Prova a metterglieli, dai! » lo esortò.
« D’accordo… » fece Ed, ancora titubante. « Victini, vieni qui ». Victini, che intanto aveva preso a rotolarsi nello stagno, estremamente divertito, caracollò dal suo allenatore, tutto sporco di fango.
« Che schifo, Vic… »
« Viiic! » stridette Victini, piegandosi dal ridere per la faccia di Ed.
« Ecco, tieni ». Ed fece inforcare gli occhiali al suo Pokémon, che se li sistemò sulla punta del naso con soddisfazione.
« Ora fagli lanciare un attacco speciale » suggerì Sean, appoggiandosi al tronco di un albero con trepidazione.
« Ehm, come vuoi. Victini, usa Fulmine nello stagno! »
Victini eseguì: una colonna di elettricità si alzò nell’aria, abbattendosi in un secondo momento nello sporco specchio d’acqua con un fragore assordante; Ed si riparò a terra, le orecchie tappate, e quando si rialzò al posto dello stagno c’era una cavità di terra bruciata, che fumava copiosamente.
« Che diavolo… »
« Visto? Visto? » Sean era visibilmente esaltato.
« Come… » balbettò Ed.
« È il potere di Lentiscelta su Victini! Può potenziare una sola mossa speciale nel giro di diversi minuti, costringendo il Pokémon ad usare solo quella… Però è estremamente potente, come puoi vedere! Non male, eh? » illustrò Sean, guardando l’amico con un’espressione di chi la sa molto lunga.
« Già. Grazie davvero, Sean » disse Ed, impressionato. Tolse gli occhiali a Victini, che richiamò nella Poké Ball, mentre dal suo zaino, appoggiato in un angolo remoto della radura, cominciava a giungere alle orecchie una vibrante suoneria.
« Figurati » replicò Sean. « E comunque, qualcuno ti chiama » aggiunse. Ed strinse le labbra. Sapeva chi lo stava cercando, ma per tutta la giornata aveva ignorato quella serie di chiamate ricevute.
« Finora non me la sono sentita, ma immagino che sia mio compito ». Si mosse verso lo zaino, afferrandolo per estrarre il Pokédex dal suo interno, con Sean che lo guardava incuriosito.
« Mamma ».
« Ed » disse la voce di Susan. « Oggi non è un giorno qualsiasi ».
« Sì, io… È stata una giornata piuttosto lunga… »
« Volevo solo augurarti buon compleanno. I genitori di Sean mi hanno detto che ora sei al Pokémon Center di Icirrus, così ti ho recapitato un pensiero lì ». Ed chiuse gli occhi. Cercò di non mettersi a piangere come uno stupido, anche per il fatto che Sean era con lui.
« Mi dispiace, mamma. Non dovevo trattarti così ».
« Oh, non pensarci » rispose Susan, con decisione. « Alla tua età, se fossi stata in una situazione come la tua, sarei esplosa molto prima. Sii orgoglioso di te stesso, Ed. E goditi i tuoi quindici anni ». Quelle parole fecero lievitare una vergogna che Ed aveva deciso di eliminare dalla sua coscienza da un po’ di settimane. Non riuscì a dire altro, pensando a quanta gratitudine sua madre meritava.
« A proposito, c’è un’ultima cosa di cui devi essere avvisato. È arrivato un invito qui a casa ».
« Un invito? » Anche Sean, che fino a quel momento aveva finto di non ascoltare, arrampicandosi su qualche alto ramo grazie allo Shift, fece capolino da un groviglio di fogliame giallastro.
« Dall’accademia di Mistralton » precisò Susan. « I corsi cominciano il quindici di questo mese, e hanno deciso di invitare tutti i promossi dell’accademia a scuola, per tenere un discorso davanti agli studenti che affronteranno il nuovo esame, in giugno. Non era mai capitato che l’accademia di Mistralton registrasse ben quattro studenti promossi a Trainer in un solo anno ».
« Capisco. Hai sentito? » Ed si rivolse a Sean, che si era avvicinato.
« Un invito da scuola? » Ed annuì. Si congedò da sua madre, ringraziandola per il regalo, dopodiché s’incamminò con Sean verso Icirrus, il cielo che andava ormai verso l’imbrunire.
« Sarà arrivato anche ai tuoi, comunque ».
« Probabile. Passiamo da casa prima di andare al Pokémon Center? »
« Nessun problema » accordò Ed. « Mi chiedo se ci convenga andare, comunque. Rifiutare sembrerebbe maleducato ».
« E perché, credi che Kurt verrà? » La nota ironica nella voce di Sean era una risposta sufficiente a quella domanda.
« Non so. Magari rivediamo Bryce. O Shalimar… » Solo a pronunciare quel nome il sangue nelle vene di Ed si gelò.
« Tecnicamente sono ancora tutti e due evasi. Hanno perso il posto di lavoro » rifletté Sean.
« In effetti… »
Lasciarono cadere la conversazione, attraversando il limitare della palude per uscire più all’aperto, dove diversi campi incolti si estendevano a perdita d’occhio, costantemente battuti da un vento furibondo. Ed osservò le pale dei mulini ruotare senza sosta, freneticamente, mentre superava insieme a Sean ampie pozze d’acqua, createsi a causa degli avvallamenti formati dagli agenti atmosferici. Icirrus era un bel posto dove vivere, pensò: si respirava una strana aria antica, forse a causa della vicinanza con la Torre Dragonspiral, e tutta la cittadina era posta in rialzo su delle alte rupi, che la facevano godere di una maestosa vista sulla palude e sui panorami circostanti. Lui e Sean calpestarono brevemente le scalinate che portavano su in città, oltrepassando il silenzio della piccola piazza, rotto solo dai canti di alcuni bambini, che li intonavano rincorrendosi in lunghi girotondi. Alla fine furono davanti al campanello di casa Matthews, che fortunatamente distava solo pochi minuti di strada dal Pokémon Center dove soggiornavano.
« Chi è? » domandò la voce della signora Matthews da dietro la porta.
« Ma’, siamo noi » fece Sean.
« Oh! » La porta si aprì, rivelando il volto paffutto incorniciato dai corti capelli biondi di Lilya Cooper, la madre di Sean.
« Ragazzi! Entrate ».
Si fece da parte, lasciando che Ed e il figlio passassero. La casa di Sean, a differenza di quella di Ed, era molto più spaziosa: un ampio salotto circondato da delle vetrate che davano sul giardino fungeva anche da sala da pranzo, e comunicava con quasi tutte le stanze della casa. Ed, prima di diventare un Trainer, aveva vissuto nell’abitazione che suo padre e sua madre avevano comprato insieme quando si erano conosciuti, ed entrambi si erano fatti bastare i piccoli spazi che quella metteva a disposizione. Il signor Matthews, invece, aveva uno studio tutto per sé dove svolgeva le sue mansioni da avvocato, e addirittura un garage per riporre tutti gli oggetti legati ai Trainer, la sua seconda grande passione oltre al diritto.
« Ehilà! » sobbalzò, una volta che Ed e Sean furono comparsi alla sua vista. Lasciò la tazza di caffè fumante sul tavolo del salotto, alzandosi e posando gioviale una mano sulla spalla del figlio.
« So perché sei qui » disse, con fare esperto. Sparì in una stanza adiacente – il suo studio – per riapparire pochi attimi dopo con una busta già aperta. Sean estrasse la lettera, leggendola velocemente.
« Quindi è proprio un invito. Quindici settembre alle sei del pomeriggio… Questo significa che dovremo viaggiare la mattina, se decidiamo di andarci ».
« Se decidiamo di andarci? » ripeté il signor Matthews. « Sean, siete due Trainer! Dovreste esserne orgogliosi, tutti penderanno dalle vostre labbra quel giorno! »
« Ben, ti prego » intervenne Lilya, un po’ esasperata.
« Sì papà, non ricominciare » concordò Sean, accigliato e immerso nei suoi pensieri.
« Penso che una pausa dagli allenamenti potremmo anche prendercela » azzardò Ed, dato che l’amico era venuto in cerca del suo aiuto con lo sguardo.
« Allenamenti? » s’intromise ancora il signor Matthews, deliziato.
Sean sollevò gli occhi al soffitto, sbuffando. Non aveva dimenticato il loro primo giorno alla palude di Icirrus, durante il quale il signor Matthews aveva insistito ad ogni costo per accompagnarli e seguirli per vedere i loro Pokémon all’opera. Era arrivato anche a prendersi un giorno libero da lavoro per quel motivo, cosa che, tra l’altro, aveva fatto infuriare il suo capo. Dopo diversi giorni, un’altra chiamata aveva interrotto i ritmi forsennati di Ed e Sean: il signor Matthews voleva assolutamente vederli per convincerli ad allenarsi in un esclusivo luogo riservato ai Trainer, le rovine di un cantiere all’aperto che aprivano solo in una determinata stagione dell’anno per far spazio agli addestramenti di svariate categorie di allenatori.
« Dai, papà. Dimenticati quella storia, va bene? »
« Ma il Dreamyard è fantastico! » obiettò il signor Matthews, in tono di supplica. « Dovete darmi retta… Un allenamento lì, con altri Trainer, un’esperienza incredibile! »
« Abbiamo già sperimentato gli ambienti e gli allenamenti con altri Trainer. Ora cerchiamo un po’ di tranquillità, se non ti dispiace ».
« D’accordo » concesse Ben. « Voglio sperare che andrete almeno a scuola, però ». Sean annuì con aria assente. Stava pensando alla loro situazione: Ed era ancora ad un punto morto con lo Shift, mentre lui, se doveva essere sincero con se stesso, era piuttosto soddisfatto di come stava procedendo.
« A te l’ultima scelta, amico » decise, rivolgendosi a Ed.
« Andiamoci » decretò lui.
« Saggia scelta, Edwin » approvò il signor Matthews con fare pomposo. « Davvero una saggia scelta ».
« Bene, può bastare » tagliò corto Sean. « Noi andiamo a riposarci. Ci vediamo ».
« Aspetta! » saltò su il signor Matthews. Fece il giro del tavolo, afferrando un grosso pacco incartato a cui Ed non aveva fatto caso. « Questo è per te, Edwin. Da parte nostra. Aprilo una volta arrivato al Pokémon Center, mi raccomando! » si raccomandò.
« Oh! » Ed fu colto alla sprovvista. « Ehm, grazie, non dovevate… »
« Ma figurati, Edwin ». La signora Matthews gli sorrise, riaccompagnando lui e Sean alla porta. Dopo un ultimo saluto, entrambi furono fuori: era arrivato il buio.
« Muoviamoci » scalpitò Sean, guardando il pacco gigante che Ed reggeva sotto al braccio. « Chissà cosa ti ha regalato il vecchio Ben… »
« Forse un articolo per Trainer » ipotizzò Ed.
« Ne dubito. Quando siamo stati promossi quel bastardo di Komor non ci ha detto nulla, vero? Eppure per i Trainer esiste questa dannata valuta, i Poké Dollari. Durante il Pokémon World Tournament sono impazzito a capire come funzionasse ».
« E lo hai capito? »
« Sì. Ho dovuto anche fare delle ricerche online, ma alla fine ci sono arrivato. I Poké Dollari servono esclusivamente ad acquistare articoli per i Trainer e i loro Pokémon… Per il resto, non sono spendibili da nessuna parte. È pratica comune, fra i Trainer, metterne in palio diverse quantità prima di una lotta, per alzare la posta in gioco. In linea generale, comunque, per guadagnarne molti sarebbe meglio specializzarsi in una categoria di Trainer. Noi ci abbiamo mai pensato? »
« Ora che me lo fai notare, no » disse Ed. Le vetrate illuminate del Pokémon Center erano visibili, a pochi metri da loro. Se doveva pensare a una categoria di Trainer, non sapeva proprio cosa gli sarebbe piaciuto diventare: era un altro grosso punto interrogativo della sua vita.
« Non c’è problema. Dopotutto, siamo Trainer solo da tre mesi! Abbiamo tanto tempo ». Sean troncò il discorso proprio mentre varcavano le porte di vetro scorrevoli, entrando nell’accogliente hall. L’infermiera al banco, non appena vide Ed, ebbe un sussulto.
« Edwin! »
« Joy ».
« È arrivato un pacco per te. L’ho conservato qui… Ecco ». Estrasse da sotto al bancone un altro pacco, che Ed afferrò con qualche difficoltà.
« Sei già bello pieno, vedo. Ancora buon compleanno ».
« Grazie, Joy » rispose Ed, sorridendo e salendo con Sean al piano superiore, dove si trovava la loro stanza. Quando si furono sistemati, Ed barcollò sul letto, cominciando a scartare i suoi regali. Quello dei signori Matthews era uno stravagante set di manutenzione per le Poké Ball.
« Qui c’è lo zampino di papà » commentò Sean, divertito. Ed esaminò lo spray per lucidare, una sorta di strano pennello per ridipingere le parti scolorite e degli adesivi stravaganti da incollare alle Poké Ball.
« A tuo padre non dispiace se questi non li utilizzo, vero? » scherzò.
« Oh, in realtà crede di averti fatto un gran regalo. Meglio se non glielo fai sapere » ribatté Sean, che sparì oltre la porta del bagno. Intanto Ed, con attenzione, scartò il pacco di sua madre: era rettangolare, spesso e spigoloso.
« Un libro? »
« Cofa? » Sean riemerse, lo spazzolino fra i denti e la bocca piena di dentifricio.
« Grigus? » completò Ed, incerto. Sean sparì di nuovo nel bagno. Ed lo sentì sputare nel lavandino il dentifricio, dopodiché tornò indietro, facendo un gestaccio con un dito che avrebbe fatto imbufalire sua madre.
« E dai, era una battuta… » rise Ed, giustificandosi.
« Andiamo, cosa ti ha regalato tua madre? »
« Un libro » spiegò Ed, leggendo la copertina. « Storia dei campionati mondiali di calcio per club dal 1898 al 2013 ». Sean sbarrò gli occhi, visibilmente eccitato. Sparì nel bagno, riapparendo subito dopo e balzando sul letto vicino all’amico, per esaminare il libro.
« Ottimo regalo! Ti sarà utile per farti una cultura in vista della finale ».
« Può darsi ». Ed si mantenne sul vago. Non aveva mai seguito con grande attenzione il calcio né teneva per una squadra in particolare: Sean, invece, era un grande tifoso di una squadra chiamata Icirrus Rangers.
« Questo libro è aggiornato fino allo scorso anno ». Sfogliò distrattamente le pagine degli anni recenti, e la sua attenzione fu attratta da un ragazzo biondo, alto e slanciato, con dei capelli lisci gettati all’indietro alla rinfusa, un po’ come Sean.
« Ehi, lui chi è? Il suo volto non mi è nuovo » domandò. Sean lo guardò come se avesse detto una parolaccia orribile.
« Ma vorrai scherzare. Vuoi dirmi che non sai chi è quello lì? »
« Ehm… »
« È Jerome Lafayette! L’attaccante più forte del mondo! Gioca nei Lumiose Dandies, nella regione di Kalos… Sono i favoriti per la vittoria finale quest’anno! Se tutto andrà bene, lo vedremo proprio in finale… » C’era una nota di esaltazione nella voce di Sean che non riusciva a trattenere. « È semplicemente un genio del calcio, nessuno fa quello che fa lui… »
« Ah, capisco. Effettivamente devo averlo visto in qualche pubblicità, o qualcosa del genere… » buttò lì Ed. Sean era sempre più offeso.
« La squadra di Ryder, invece? E la tua? Come stanno andando? » chiese, per cambiare discorso.
« Manca ancora un sacco di tempo a luglio, Ed. Siamo solo a settembre » replicò Sean con ragionevolezza. « I Falcons sono abbastanza forti da entrare in gioco a marzo, per i sedicesimi di finale. Gli Icirrus Rangers, invece, dovranno disputare un preliminare a gennaio, contro una squadra di Kanto… » Ed fece di sì con la testa, senza sapere cosa aggiungere. Sean, invece, fissava il soffitto con espressione rapita.
« Ehi, a proposito… Il quindici settembre c’è un raduno di ranger alla palude di Icirrus! Ce lo perderemo! » esclamò.
« Ah, vero ». Avevano letto quella notizia sul sito dei Trainer pochi giorni prima, ed era sembrata loro un’interessante occasione per conoscere qualche esperto dei luoghi e qualche nuovo Trainer.
« Pazienza » concluse Sean. « Ormai è deciso ».
Si misero il pigiama e si trascinarono a letto, abbastanza stanchi dopo le fatiche del giorno. Ed appoggiò i regali ai piedi del letto: era difficile impedire alla felicità di invaderlo a fiotti, dopo tutti quei doni e la consapevolezza che c’erano tante persone a volergli bene. Nel suo piccolo, avrebbe sperato anche in una chiamata da parte di Hope Dwight e Kelen Pulis, le persone con cui aveva legato di più durante l’esame, ma non si erano fatti sentire. S’infilò sotto le coperte, mentre Sean si accingeva a spegnere la luce.
« Allora ‘notte ».
« Not… » Ed si bloccò a metà parola.
« Ed? » Nello stendere la testa sul cuscino, Ed aveva sentito qualcosa di appuntito pizzicargli il collo.
« Riaccendi la luce, Sean ». Sean eseguì. Ed si rimise seduto, rivoltando il cuscino, e il suo cuore ebbe un tuffo verticale. C’era un foglio di pergamena al di sotto di esso, un foglio che aveva già visto alcune settimane prima, e che aveva rimosso dalla sua mente…
 

Non ignorare i segni, Edwin Brown.
Colpiranno ancora, e allo stesso modo delle altre volte.
O.H.
 
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CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Non l'avevo ancora detto, mi sa...

Che puccio Joltik!


E niente, anche se non commento più molto spesso (e tu sai benissimo il perché), volevo ribadire come questa storia stia proseguendo sempre meglio.

Tra l'altro, sei uno stronzo, N è Natural Harmonia, questo qui è Ordine Harmonia, suppongo sia un caso che non mi avevi corretto l'altro post.

Sono curioso di vedere questo nuovo personaggio ^^
 
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Dxs

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Mi duole annunciarvi che questa settimana ci sarà una pausa, ma ci rivedremo lunedì l'altro per il capitolo trentunesimo, Richiami Da Edward!

Sì, avete letto bene! Sperando di avervi messo un po' di hype addosso mi dileguo...

[emoji298]️
 
Finalmente ho trovato il tempo di leggere il capitolo 30.

Seguo la storia dall'inizio e ho letto, settimana dopo settimana, i vari capitoli. Mi sono appassionata ai personaggi, all'atmosfera e ai misteri che hai saputo creare in tutto questo tempo.

Hai iniziato ad Agosto e sei riuscito a costruirti una piccola fan base, di cui faccio parte anche io.

Edwin mi ha fatto divertire, emozionare, ridere e pensare. Mi sono chiesta più volte come avresti risolto tutti i punti bui della storia e pian piano stai sbrogliando anche i punti più delicati.

Non so dove andrà la storia e come si evolverà, ma sicuramente so che leggerò anche il capitolo 31 e così il 32 :)

Mi spiace, però, ammettere che preferisco la prima saga alla seconda. Sarà che devo ancora digerire i pokemon demoni malvagi, ma lotte a parte non c'è stato molto movimento.

Assomiglia al periodo in cui Gon e Killua sono alla torre lotta (non si chiama così, ma credo di essermi fatta capire) e imparano il Nen.

Probabilmente hai svelato ancora troppo poco sullo Shift e non riesco bene ad inquadrarlo. Sono contenta che Sean sia diventato una saetta vivente, ma Ed potrebbe metterci un po' più di impegno insomma!

Probabilmente un po' di calma ci voleva, ma il pathos dell'esame è difficilmente replicabile e le due saghe sono talmente diverse che credo sia difficile trovare qualcuno che le apprezzi in egual maniera.

Lo scontro vs Camerupt rimane il miglior momento di tutta la fic, per me.
 
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Dxs

Rappresentante di classe
Edwin mi ha fatto divertire, emozionare, ridere e pensare.
E già questa per me è una grande vittoria, quindi grazie! Che belle cose che leggo.

Mi spiace, però, ammettere che preferisco la prima saga alla seconda. Sarà che devo ancora digerire i pokemon demoni malvagi, ma lotte a parte non c'è stato molto movimento.

Assomiglia al periodo in cui Gon e Killua sono alla torre lotta (non si chiama così, ma credo di essermi fatta capire) e imparano il Nen.

Probabilmente hai svelato ancora troppo poco sullo Shift e non riesco bene ad inquadrarlo. Sono contenta che Sean sia diventato una saetta vivente, ma Ed potrebbe metterci un po' più di impegno insomma!

Probabilmente un po' di calma ci voleva, ma il pathos dell'esame è difficilmente replicabile e le due saghe sono talmente diverse che credo sia difficile trovare qualcuno che le apprezzi in egual maniera.
Secondo me è dovuto anche all'impatto che un'idea simile ha avuto su una fic Pokémon. Sono il primo credo in assoluto ad aver pensato ad un esame per diventare Pokémon Trainer e ad aver dato al mondo Pokémon certe coordinate, quindi l'esame è stato per tutti una gran bella sorpresa. Questa saga che se n'è andata era assolutamente di transizione, sebbene aprisse strade vitali per il prosieguo della storia. Con L'Ordine Harmonia si esaurirà il primo macro blocco della fic, ossia la prima parte vera e propria di Edwin, per poi entrare in medias res.

Starete a vedere.

;)
 

Pariston

马 炎 凯
Admin
Credo di postare qui per la prima volta, dopo aver letto tutti i capitoli in un paio di giorni, e nonostante mi fossi fatto raccontare tutta la prima saga dal vivo. [emoji18] Dxs, questa è la tua prima fic? Perché è impressionante, sia per lo stile pulito, sia per la coerenza narrativa. Davvero tanti complimenti, se ripenso a quello che scrivevo io alla tua età… [emoji14] l'unica cosa che mi dispiace è che adesso sono rimasto in attesa sul più bello, ma tanto verrò a chiederti gli spoiler. [emoji33]

Sean è un figo, l'ho detto fin dall'inizio! [emoji57]
 
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Dxs

Rappresentante di classe
Dxs, questa è la tua prima fic?
Per rispondere: direi di sì, è la prima cosa impegnata che scrivo. Edwin, come ho già spiegato nella sezione della storia della fic sul sito, parte da una vecchia fan fiction postata proprio su questo forum nel 2011, e che ho deciso di ampliare in questa nuova versione. Cioè, della vecchia storia non è rimasto assolutamente nulla, basti pensare che non esistevano Sean, Hope, e tutti gli altri, compreso l'esame per diventare Pokémon Trainer. L'ho riscritta perché pensavo di avere idee interessanti, una trama complessa e un cast di personaggi all'altezza.

Grazie molte per il complimenti comunque, fanno davvero tanto piacere!
 

Pariston

马 炎 凯
Admin
Ovviamente dopo aver creato tanto baccano in torno a questa fic, non potevo esimermi dal lasciare un commento più approfondito rispetto a quello che ho messo ieri a caldo. Sto riorganizzando le idee un po' alla volta. Da una parte sono contento di aver aspettato così tanto per recuperare tutti questi capitoli, perché ho potuto leggere due saghe complete senza tempi morti. Dall'altra, sarà dura aspettare ogni volta una settimana, proprio ora che la storia ingrana. Sì perché nonostante siano già stati scritti trenta capitoli, si capisce bene che i primi due archi narrativi fanno da introduzione a qualcosa di più grande. L'esame definisce i personaggi e inizia a farlo relazionare fra loro, mentre il torneo tratteggia il mondo e le sue caratteristiche. Se devo essere completamente onesto, trovo che la prima saga sia finora la mia preferita: i protagonisti vengono introdotti in modo naturale e ci viene spiegato quel tanto che basta per farci interessare a loro. Non vedo l'ora di rivederli, per scoprire cosa è cambiato e quali siano i loro obiettivi. Ho già detto prima che Sean mi è piaciuto sin dall'inizio: mi piaceva il suo modo di relazionarsi con Ed, e la sua abilità parallela ma diversa a quella del protagonista lo rende un personaggio ancora migliore, anche perché lui non ha alcun Pokémon Uber con mosse broken su cui fare affidamento. Spero che il focus rimanga su di loro, ma per il futuro mi aspetto anche dei cambi di prospettiva che lascino spazio anche a tutti gli altri. Non vedo l'ora di approfondire lo shift, sapere come funzionano, e quanto siano potenti. Mi raccomando Dxs, ho grandi aspettative sulla nuova saga.
 
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Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 31 - Richiami Da Edward

L’accademia di Mistralton, per come Ed e Sean la ricordavano a distanza di pochi mesi, non era cambiata affatto. Erano quasi le sei di pomeriggio del quindici settembre quando misero piede nel silenzioso atrio, salutando alcuni inservienti che li riconobbero contenti, affaccendati nel riordinare l’edificio dopo la prima giornata dell’anno scolastico. Due settimane erano trascorse dal ritrovamento del secondo biglietto firmato O.H.: quella notte, Ed la ricordava sin troppo bene, era scivolata via insonne, portando con sé dubbi che ancora attanagliavano le menti dei due ragazzi.

« Non saranno ancora arrivati » considerò Sean, le mani in tasca e il fare da esperto. « A proposito, non ci hanno detto dove si terrà l’incontro. Facciamo un giro? » propose. Ed annuì, lo sguardo molto triste.

« Stai ancora pensando a quel biglietto? »

« No » rispose Ed con sincerità. « Pensavo… Insomma… A Tracy ».

Quei corridoi, quelle file di classi tutte uguali, fecero germogliare in Ed una malinconica nostalgia. Un po’ invidiava quelle migliaia di ragazzi stipate nelle classi, senza pensieri ad eccezione dei compiti da consegnare il giorno dopo o le verifiche in classe. All’interno di quelle mura era cominciato tutto, pensò: il rapporto con Kurt, Tracy, l’amicizia con Sean…

Quando passarono accanto alla porta della biblioteca scolastica, quella era socchiusa. Da uno spiraglio, videro un volto conosciuto.

« Ragazzi? » La professoressa Margaret Schultz, insegnante di Pokématica, venne loro incontro per abbracciarli. Era una donna bassa, tozza, con dei corti capelli grigiastri e degli abiti che erano passati di moda già cinquant’anni prima, fatto che aveva attirato più di una battuta da parte di tutte le generazioni di studenti a cui aveva insegnato. Ed e Sean si guardarono: non era mai stata così affettuosa, durante gli anni di scuola.

« Salve, professoressa » la salutò Sean, imbarazzato.

« Siete venuti! » commentò deliziata la professoressa Schultz, aprendo la porta della sala e facendoli entrare. La biblioteca dell’accademia di Mistralton era di dimensioni modeste, composta da un’unica stanza, occupata principalmente da grandi tavoli da lettura. Tutto attorno correvano scaffali contenenti libri di ogni genere, che s’interrompevano solo per far spazio ad un’altra porta, comunicante con una piccola stanza attigua: l’archivio scolastico, con le schede di ogni studente che era passato dall’accademia.

« È qui che si terrà l’incontro, professoressa? » domandò Sean.

« Sì. Scusate se non lo abbiamo specificato nell’invito » replicò la professoressa Schultz, con garbo. « Allora, come procedono le vostre vite? Saranno stati tre mesi molto intensi » aggiunse poi.

Ed sorrise appena. Lei non poteva saperlo, ma definire molto intensi quei mesi era solo un sottile eufemismo. Per raccontarli pienamente non sarebbe bastata la giornata: la morte di Tracy, l’esame, Mirton, i demoni, la fuga del loro professore, e tutto il capitolo rappresentato dal Pokémon World Tournament.

« Molto intensi, sì » risposero in coro. Lei li studiò con delle occhiate comprensive.

« Non m’intrometterò né vi farò domande circa le vostre avventure, ma voglio che sappiate che sono profondamente dispiaciuta per l’accaduto in giugno. Tracy era davvero una ragazza sincera, e anche Arthur, una persona corretta. Mi dispiace che lo abbiano arrestato » disse, con molto tatto.

« Grazie, professoressa » Ed non seppe cosa aggiungere.

« Ma parliamo di cose più allegre. Dove sono Kurt e Mark? » Ed e Sean si guardarono.

« Ehm… »

« Oh, capisco » fece la Schultz. « Non sono con voi. Be’, speriamo che arrivino. Vado ad accogliere i ragazzi… Mettetevi a vostro agio ».

Uscì dalla biblioteca, lasciando Ed e Sean camminare a caso attorno gli infiniti scaffali di libri, sovrappensiero.

« Chissà che domande ci faranno » si chiese Sean, esaminando distrattamente il dorso di un polveroso librone sui moti rivoluzionari di Unima avvenuti secoli prima.

« Non so se risponderò ad ogni cosa » mise in chiaro Ed.

« Che intendi? »

« Ehi Edwin, come te la passi ora che sei diventato un Pokémon Trainer? » attaccò Ed, imitando in falsetto la voce di un bambino, « tutto bene, ho solo un pazzo furioso che mi sta alle calcagna lasciandomi biglietti minatori » concluse poi con la sua voce.

« Allora ci stai pensando » Sean sospirò.

« Sai, non è facile dimenticarsi quella sera, specie se pensi che era il mio compleanno. Porte e finestre chiuse dall’interno, senza alcun indizio che lasci credere che siano state aperte con la forza. Due chiavi: una che conservavo io nel mio zaino, l’altra di riserva appartenente alle donne delle pulizie. Ed escludo siano state loro, dato che hai ritrovato quel biglietto simile nella palestra di Rafan, a diversi metri dal sottosuolo, con un potente Shift a guardia dell’entrata. Ora spiegami, chi può essere stato? »

« Ne abbiamo già discusso, Ed ». Sean si sedette sulla cattedra più grande della biblioteca, che stava di fronte alle serie di tavoli dove gli studenti avrebbero preso posto. « Lo so che è inquietante, ma sono solo biglietti, no? Finché un pazzo si diverte a farci degli scherzi, lasciamolo perdere. Se ci dovessero aggredire, saremo pronti. Hai un Pokémon Leggendario dalla tua! E poi avevi detto che non vedi l’ora di affrontare Ghecis e i suoi, no? »

« Parla piano » implorò Ed, controllando che non ci fosse nessuno a spiare al di fuori della porta. « E comunque sì, ma chi mi assicura che O.H. sia Ghecis? Se Ghecis avesse capito chi sono, mi avrebbe già mandato contro orde di demoni per togliermi di mezzo » considerò.

« Potrebbe anche essere Mirton » ipotizzò Sean. « Avevi detto che è un Trainer con uno Shift Buio o Spettro, no? »

« È la cosa più probabile, sì. Un potere del genere sarebbe perfetto per questo genere di cose ».

« Allora è Mirton. O Shalimar » concluse Sean, con una scrollata di spalle.

« Che bisogno c’era di firmarsi, allora? » gli domandò Ed di rimando.

« Per depistarci ».

« Tanto valeva non firmarsi proprio, se voleva depistarci ».

« Ma se non si fosse firmato, avremmo subito pensato a uno di quei due… Così invece ci ha confuso le idee. E poi, a che diavolo si riferivano quei biglietti? Il destino… Victini… Colpiranno ancora… Chi…? » Sean non ebbe modo di terminare la sua frase, perché la biblioteca, un attimo dopo, venne invasa da decine e decine di studenti, con a capo del gruppo la professoressa Schultz.

« Accomodatevi » ordinò, asciutta. Ed e Sean videro diversi volti conosciuti.

« Sono ragazzi e ragazze del corso prima del nostro, li ricordo dallo scorso anno… » bisbigliò Sean all’orecchio dell’amico.

« … E che l’anno prossimo affronteranno l’esame, lo so » completò Ed. Aveva notato come molti dei ragazzi e ragazze che aveva di fronte lo fissassero interessati, più di quanto non lo facessero con Sean.

« Bene, ragazzi » esordì la professoressa Schultz. « Edwin e Sean, che forse avete già conosciuto nel corso degli scorsi anni, hanno gentilmente accettato il nostro invito, e risponderanno alle vostre domande sulla nuova carica che ora ricoprono, e cioè quella del Trainer ». La videro un po’ imbarazzata, come se non sapesse cos’altro aggiungere sui Trainer e ritenesse la premessa insufficiente.

« L’accademia, ovviamente, ha invitato qui anche gli altri due allievi promossi a Trainer lo scorso giugno, ossia Kurt Ryder e Mark Jenkins. Tuttavia… » esitò, cercando in sostegno gli sguardi di Ed e Sean. Ed guardò la porta della biblioteca, lasciando vagare i pensieri. In quel momento non avrebbe nemmeno saputo dire se Kurt fosse vivo, dopo quello che era accaduto con Benga e i suoi scagnozzi. Quanto a Mark, era ancora più distante: al Pokémon World Tournament non si era visto, e Ed non aveva idea su dove potesse trovarsi.

« Non credo verranno, professoressa ».

« D’accordo, non c’è problema » replicò la Schultz, conciliante. « Allora prego, ragazzi. Parlateci un po’ di questo esame, e del vostro approccio a un evento tanto importante ». Intrecciò le dita delle mani appoggiandosi ad un tavolo, pronta ad ascoltare con tutta la sua attenzione.

« Prima tu » disse subito Ed a Sean, sorridendo. Non poté fare a meno di notare che diverse ragazze gli tenevano gli occhi incollati addosso, rapite e ammirate al tempo stesso. Cercò di non arrossire troppo, anche se si rese conto che lì dentro cominciava a diventare fastidiosamente caldo.

« Ehm, come vuoi… » Sean lanciò all’amico un’occhiata di rimprovero, rivolgendosi al pubblico. « Come sono diventato un Trainer? Il trucco è non prendersi troppo sul serio. Ho affrontato con leggerezza ogni prova, che non significa presentarsi impreparati o deconcentrati. Ma non ho mai pensato all’obiettivo finale, finché questo non è affiorato da solo, prima della quinta prova. Solo così otterrete dei risultati, ragazzi ». Sean sorrise. Ed lo guardò: ogni singola parola che aveva appena pronunciato non era altro che una bugia. Sean era quasi impazzito per far passare anche lui durante la seconda prova, rischiato la vita più e più volte durante la quarta, per non parlare del risentimento che provava per non aver praticamente preso parte alla prima e alla quinta. Eppure era lì, pieno di ottimismo, a cercare di non spaventare i futuri esaminandi. Inoltre, tutti i fantastici progressi con lo Shift a cui era arrivato, stavano ampiamente legittimando la posizione di Sean come Trainer. Ed si disse che aveva solo da imparare da lui.

« Allora sono cinque prove! » esclamò un ragazzo all’ultima fila.

« Sì » intervenne Ed, continuando a sorridere. « Non sappiamo se le prove variino da un’edizione all’altra, ma nella nostra erano cinque ».

« Ovviamente, Edwin e Sean non sono autorizzati a fornire informazioni troppo specifiche circa il loro esame quindi, ragazzi, discrezione » ingiunse la Schultz, severa.

« Io ti ho visto al Pokémon World Tournament » disse all’improvviso un ragazzo occhialuto, con dei lisci capelli castani a caschetto, che Ed sapeva si chiamasse Phillip Belby. « Ero fra il pubblico ».

« Oh » fece Ed, non sapendo cosa dire.

« Come hai raggiunto quel livello, se sei Trainer solo da tre mesi? Maneggiavi i Pokémon già da prima? So che tuo padre è un Trainer ». Ed lo osservò.

« Non ho mai maneggiato Pokémon prima dell’esame. E… »

« Tuo padre è un Trainer? » chiese poi un’altra ragazza, interrompendolo.

« Sì. Lui… »

« È scomparso » completò Phillip Belby.

« Ehi, piano » Sean fece un passo avanti. « Come sai tutte queste cose tu, eh? » Belby non batté ciglio.

« Ho cercato di informarmi con i pochi documenti in mio possesso. Sai, anche mia madre è un Trainer, e quell’Edward Brown è un po’ una leggenda… Sarai venuto qui solo per ottenere maggiori informazioni su di lui, immagino ».

« Che intendi? »

« Non lo sai? » Una scintilla ironica balenò attraverso le lenti degli occhiali di Belby.

« Belby! » lo ammonì la professoressa Schultz.

« Andiamo professoressa, è impossibile che il figlio di Edward Brown non sappia che suo padre ha studiato in quest’accademia e che si è fatto persino bocciare una volta! » Ed borbottò: « cosa… » e la Schultz sembrava volesse incenerire Belby con lo sguardo, ma ormai il danno era fatto; Sean, in un lampo che nessuno – nemmeno Ed – poté vedere, si materializzò l’istante successivo a un centimetro dal viso di Belby, che per la prima volta parve a disagio. Tutti trattennero il fiato: alcuni ragazzi, decisamente eccitati, si alzarono per vedere meglio cosa fosse successo, fatto che a Ed ricordò tremendamente il salto di Komor, prima dell’inizio dell’esame, mesi prima.

« Ti converrà tenere a freno quella lingua, d’ora in poi. Sono chiaro? » La voce mortifera di Sean non lasciò a Belby possibilità di replica. Tornò con calma accanto a Ed, scusandosi con la professoressa Schultz per l’accaduto. Alcune ragazze, senza aver perso coraggio, gridarono: « ma come hai fatto! »

« Dicevamo… » riprese la Schultz, con uno sforzo che parve immenso, « vuoi… Vuoi parlarci di questo Pokémon World Tournament, Ed? »

« Io… » sfiatò Ed, lo sguardo perso nel vuoto.

« È un torneo che si tiene nella città di Driftveil, e apre la sua stagione dopo l’esame per diventare Pokémon Trainer » spiegò Sean, venendo in soccorso dell’amico. « Ci sono diversi round di qualificazione per i neo promossi o per chi non vi ha mai partecipato, e successivamente, nel mese dopo, diversi tornei ad eliminazione diretta ». Andò avanti per un po’, tenendo alta l’attenzione degli ascoltatori senza che Ed dovesse più aggiungere altro. Nella mezz’ora rimanente, quando ormai il sole era calato e il buio aveva invaso le strade di Mistralton, Sean si giocò la carta Luxio, esibendo il suo Pokémon e permettendo ai ragazzi di accarezzarne il pelo. Solo Belby non si dimostrò entusiasta della cosa.

« È tutto, ragazzi » annunciò infine la professoressa Schultz. « Un sentito grazie ai nostri ospiti per la loro presenza ». Molti ragazzi andarono a stringere la mano a Ed e Sean, estasiati per l’incontro. Ed attese che anche Belby fosse sparito dalla circolazione per rivolgere la parola alla Schultz la quale, afferrata la borsa, aveva già puntato la porta della biblioteca.

« Professoressa! »

« Un contributo prezioso, Brown. Mi scuso per l’impertinenza di Belby ». Ed notò il ritorno all’uso del cognome.

« Professoressa, che cosa le prende? Perché non mi ha mai detto che mio padre ha studiato qui? » Ed era sconcertato.

« Oh, non ci ho mai dato troppa importanza. Credevo che tua madre te lo avesse detto… » la Schultz fece un cenno con la mano, continuando a camminare impettita verso l’uscita dell’edificio.

« Devo tornare a casa, se volete scusarmi… A presto » concluse con tristezza. Ed si fermò, sbuffando, le asettiche luci al neon del corridoio che correvano sopra la sua testa. Vide la professoressa Schultz sparire, mentre sua madre tornava fra i suoi pensieri. Aveva deciso da poco di appianare le divergenze, e tornare al sereno rapporto che aveva avuto con lei prima dell’esame. E ora saltava fuori che gli aveva taciuto un altro dettaglio significativo sulla vita di suo padre… A che gioco stava giocando?

« Ed, tutto ok? » Sean poggiò una mano sulla spalla dell’amico.

« Sì… Io… Grazie… Grazie per… Insomma… Per prima… » farfugliò distrattamente Ed, sommerso da un mare di pensieri che si affollavano nella sua mente.

« Figurati. Sicuro di stare bene? » s’informò Sean.

« Sto bene » assicurò Ed, che raramente era stato così male. Vide alcuni inservienti dirigersi verso di loro.

« Ragazzi, stiamo chiudendo. Se non vi dispiace… »

« Sicuro. » fece Ed. « Ho solo… Dimenticato una cosa in biblioteca. Arriviamo. Vieni? » Lanciò un’eloquente occhiata a Sean, che lo seguì.

« Ed? » Ed continuò a camminare per il corridoio, tornando in biblioteca. « Che cosa fai? »

« Chiudi la porta, per favore » chiese Ed, febbrilmente. Sean obbedì, guardando l’amico con sospetto. Ed stava tentando di aprire la porta dell’archivio scolastico, che pareva chiusa a chiave. Si appiattì su di essa, appoggiando un orecchio sulla sua superficie.

« Mi ha lasciato degli indizi, Sean. Qui dentro » mormorò Ed.

« Indizi… Chi? »

« Edward ».

« Ma che… »

« Lo… Lo sento. Ne sono sicuro ». Era una convinzione totalmente irrazionale, Ed lo sapeva; tuttavia, era anche certo che qualcosa di immensamente prezioso lo attendesse al di là di quella porta.

« È chiusa » disse poi. Diede un altro strattone alla maniglia, senza risultati. « Va bene… Victini ». Dalla Poké Ball, con un flash dorato, si materializzò fuori Victini.

« Non fare rumore, Vic » ordinò subito Ed. Si chinò sul suo Pokémon, guardandolo intensamente. « Riesci a forzare questa porta senza sfondarla? »

« Vic » bisbigliò Victini, concentrandosi e abbassandosi le orecchie fra i piccoli arti. Un secondo dopo, la porta si spalancò con uno scatto. « Magnifico. Dai, Sean ». S’infilarono tutti dietro la porta, nel buio dell’archivio. Un puzzo di marcio invase le narici di Ed, che represse un moto di nausea. Victini, invece, si lamentava con bassi piagnucolii.

« Non è il momento, Vic… Risigilla quella porta ». Victini eseguì.

« Ed… » tentò di dire Sean.

« Ti prego, Sean. Cerchiamo un interruttore ».

« Ci penso io ». La voce di Sean fu accompagnata dai suoi passi che si muovevano nel silenzio.

« Come fai? »

« Uso lo Shift ».

« Giusto ». Ed tendeva a dimenticare che non avrebbe potuto vedere lo Shift di Sean finché non fosse riuscito a padroneggiare il suo.

« Trovato » disse poco dopo Sean, e con un breve rumore l’archivio fu illuminato.

« Bene ». Un fremito attraversò lo stomaco di Ed. Non poteva ignorare quei segni. Non poteva.

« Dove sono finiti? Avevano detto che andavano in biblioteca… »

« Non lo so, saranno usciti e non li abbiamo visti. Mettiamo in ordine… » Sentirono voci e rumori di sedie spostate al di là della esile porta dell’archivio: gli inservienti erano entrati nella biblioteca. Sean guardò Ed, articolando con il labiale la frase più scontata: « come usciamo? »

« Lì » bisbigliò Ed, indicando con un pollice alle sue spalle una finestrella quadrata e poi il suo Pokémon. Sean annuì, agitato.

« Muoviamoci, allora! » Ed annuì, cominciando a frugare tra le varie cartelle: fu una fortuna che fossero divise in ordine alfabetico, perché in poco tempo riuscì a risalire al suo cognome.

« Trovato, Sean » mormorò. « Edward Brown ». La gola gli si era seccata. Sean venne a vedere, mentre Ed estraeva una piccola cartelletta contenente i documenti di suo padre ai tempi della scuola.

« Sono solo voti scolastici… E anche piuttosto bassi… » commentò Sean.

« No… » Ed continuò a sfogliare. Non c’era nulla… Non era possibile… Ripeté l’operazione una seconda volta, facendo più attenzione. Quando scorse un piccolo foglietto stropicciato che in un primo momento non aveva notato, quasi incollato tra due fogli più grandi, dovette tornare indietro per essere sicuro di aver visto bene.

« Sean… »

« Non ci credo… » Sean era esterrefatto. Ed rise apertamente.

« Lo sapevo… Ti conosco, Edward… Ti conosco… »

« Leggi! » Ed dispiegò il foglietto. Era scritto in una grafia quasi illegibile, tanto era storta e sgangherata. Victini fluttuò vicino alle loro teste, osservando con interesse la scena.

Ehi, Edwin.

Ti chiami così, vero? Spero che tua madre ti abbia dato questo nome. Gliel’ho suggerito io. Nel caso non sia stato come volevo, sappi che per me rimarrai Edwin.

Ora che hai trovato questo biglietto sarai interessato a quello che mi è capitato, vero? Sei stato in gamba a scoprire che ho studiato anche io in questa accademia, ma non ti renderò la vita tanto semplice.

Voglio sperare che tu sia diventato un Trainer. Se così non è, sappi che sei un vero rammollito. Vai e prenditi quella promozione, altrimenti non avrai alcuna chance di trovarmi. In caso contrario, puoi girare questo foglio.

Ed non si accorse di avere il fiatone. Non si assicurò nemmeno che Sean avesse finito di leggere, ma rivoltò il foglietto, pervaso per la prima volta da una vera gioia selvaggia per essere diventato un Trainer.

Oh, quindi sei un Trainer, Ed. O magari hai girato questo foglio comunque, anche se non hai soddisfatto le mie condizioni. Be’, mi dispiace deluderti, ma lo dovrai fare in ogni caso. Ciò che cerchi si trova nel Dreamyard, e per accedervi dovrai per forza passare dall’esame, e superarlo. Nel Dreamyard, cerca Lullaby. Ne saprai di più sul mio conto.

Edward Brown

Nessuno fiatò per infiniti secondi. Sean credette di conoscere le forze contrastanti che si agitavano nella mente di Ed: l’amico aveva promesso solo poco tempo prima di lavorare su se stesso, di non farsi inghiottire dall’ombra di suo padre, ed ecco che nuovi richiami tentatori rendevano ancora una volta la loro strada irta di pericoli.

« Metti a posto la cartella, Ed. Usciamo di qui ». Ed intascò il foglio, riponendo con mani tremanti la cartella. Ad un nuovo ordine del suo allenatore, Victini spalancò la finestrella quadrata, facendo levitare prima Sean e poi lui attraverso di essa.

« Sai cosa fare, Vic » disse Ed. L’archivio della scuola, per loro fortuna, dava direttamente sul retro dell’edificio: erano ritornati all’esterno, dove si respirava una strana aria di temporale, che contribuì a renderlo ancora più inquieto. Quando Victini ebbe spento la luce, fu uscito dalla finestrella e la ebbe chiusa, Ed poté richiamarlo nella Poké Ball e rivolgersi a Sean.

« E ora? Lo vedi… Lo vedi... Non posso ignorarlo… Seguo il suo consiglio, io… »

« Ed, calmati, ti prego. So che non è facile, ti eri promesso tutt’altro, e… »

« Puoi ben dirlo! Ho cercato di dimenticare momentaneamente mio padre, di pensare a me stesso, ma ogni volta che ci provo… È più forte di me, Sean! C’è sempre un problema, qualcosa che mi distoglie dalla strada principale che voglio seguire, e ora… Mi stai ascoltando? » Vide Sean socchiudere gli occhi, scrutando con enfasi qualcosa alle sue spalle, nell’impenetrabile oscurità.

« Dove… Dove vai? » Sean scavalcò alcuni bidoni della spazzatura, costeggiando uno dei muri della scuola. A un tratto, si fermò.

« Merda… » lo sentì imprecare Ed, che subito si mosse verso di lui.

« E ora cosa c’è… » si arrestò. Il secondo biglietto di quella sera era pronto a dilaniare ancora una volta, come una lama, la sua già tormentata coscienza.

Hanno colpito, esattamente come ti avevo preannunciato.

Ti aspetto nel Dreamyard, Edwin Brown. Non puoi sfuggire al tuo destino.

O.H.

Ed staccò il foglio dal muro. Stavolta, non c’era solo il suo cuore a martellare furiosamente nel petto.

« Hanno colpito… Come aveva preannunciato… Ho capito… » borbottò Sean, frugando nel suo zaino. Estrasse il Pokédex, collegandosi a internet. La nuova, scura homepage del sito dei Trainer attrasse subito la loro attenzione.

« Raduno dei ranger nella palude di Icirrus finito in tragedia… Sono morti tutti… Cause da accertare... »

« Cazzo… CAZZO… » Ed batté un pugno sul muro, stringendo i denti. « Ci sta sfuggendo di mano, Sean, noi… »

« Devo… Devo chiamare i miei » lo interruppe Sean, la voce rotta dal terrore. « Assicurarmi che stiano bene… Loro… » Ed aveva sentito molto raramente quella nota nella sua voce. Nonostante ciò, non riuscì a trattenersi un secondo di più.

« Io ci vado, Sean ». Sean lo guardò. « Andrò nel Dreamyard, comunque vadano le cose. Non posso… Non posso più ignorare questi segni ».
 
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Kudine

For the sake of my Pokémon, I will never give up.
Ciao, Dxs, mi sento obbligata a chiederti scusa per essere sparita e di conseguenza non avere più letto e commentato i tuoi ultimi capitoli, ma non sono riuscita a trovare del tempo libero :(

Spero di riuscire un giorno a recuperarli tutti, a presto!
 
Ultima modifica di un moderatore:

Dxs

Rappresentante di classe
Ciao, Dxs, mi sento obbligata a chiederti scusa per essere sparita e di conseguenza non avere più letto e commentato i tuoi ultimi capitoli, ma non sono riuscita a trovare del tempo libero :(

Spero di riuscire un giorno a recuperarli tutti, a presto!
Ma figurati, davvero ti sei sentita obbligata a scusarti?

Vai tranquilla, se hai tempo leggi, non ti insegue né ti obbliga nessuno, ci mancherebbe.
 

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 32 - Striaton

L’uomo aprì la porta per richiudersela un attimo dopo alle spalle, sorridendo e varcando elegantemente la soglia della stanza assolata. Il suo ufficio, come tutti quelli presenti nell’edificio, era arredato seguendo uno stile semplice e sobrio, nulla di così particolare da poter attirare l’attenzione di un osservatore. La scrivania, di un bel legno d’ebano, era costellata di appunti presi su fogli di carta, pinzatrici, puntine e monete di vario genere. Alle sue spalle, un’ordinata libreria traboccava di volumi polverosi, che avevano l’aria di non essere mai stati toccati. Tutt’attorno correvano poche piante in vaso, appassite sotto il sole estivo, e ampie finestre a bovindo, dalle quali filtrava il tiepido sole settembrino. L’uomo, una mano in tasca, avanzò con nonchalance fino alla scrivania, sollevando la cornetta del telefono e componendo con calma un numero. Quando il destinatario della chiamata rispose, si portò finalmente la cornetta all’orecchio, cominciando a parlare.

« Seth Colado? » chiese, scandendo piano le lettere di quel nome.

« Sì… Dimmi » disse la voce annoiata di un ragazzo.

« Avrei un favore da chiederti. Un servigio, in effetti ». L’uomo trattenne a stento una nota di esaltazione nella voce, ma cercò di rimanere nel suo elemento, senza scomporsi eccessivamente.

« Tu che mi chiedi favori. Piuttosto pericoloso » commentò la voce antipatica di Seth Colado.

« Non preoccuparti, non è nulla al di fuori della tua sfera di competenza » assicurò l’uomo. « Dovrai solo assegnare un compito a qualcun altro… Per mio conto. Il resto verrà da sé. Pago profumatamente, è ovvio ».

« Sentiamo ».

« Ne deduco che abbiamo un accordo? » L’uomo stavolta rise apertamente, una fiamma spiritata che danzava attorno ai suoi occhi.

*​
« Credi che sia tuo padre? O.H.? »

« Non dire sciocchezze ».

L’aria mattutina che si respirava nella città di Striaton, quel giorno, era la preferita di Ed. Quella che era stata una lunghissima estate - la quale, Ed ne era certo, non avrebbe mai più dimenticato per il resto della sua vita - cominciava a cedere gradualmente il passo all’autunno; nonostante mai il clima della regione di Unima fosse stato così incerto, era confortevole vedere gli angoli delle strade ammantati di foglie secche, che producevano sonori scricchiolii quando venivano calpestate. Lui e Sean erano giunti in città da poco, attirati lì da vaghi e oscuri richiami, ma con la certezza di non poterli più ignorare; in anticipo rispetto ai loro programmi, stazionavano in quel momento in una piazzetta alla periferia della cittadina, immersa in una pace che i due non si godevano da tempo.

« Perché no? » obiettò Sean. « Ritrovi un biglietto di tuo padre abbandonato in quell’archivio da chissà quanti anni… E casualmente, pochi minuti dopo, ecco un altro messaggio di O.H. che ti invita a recarti nel Dreamyard! »

« Per quale ragione mio padre mi sta pedinando, allora? Perché non rivelarsi a me? »

« Non ne ho idea… Per lo stesso motivo per il quale è scomparso nel nulla, per lo stesso motivo per il quale prima è sceso in guerra con Terrakion e poi abbiamo ritrovato quel Pokémon nella foresta dietro la tua casa… » Sean scrollò le spalle come se il suo ragionamento non facesse una grinza e sedette su una panchina di pietra posta nelle vicinanze, i cui bordi erano contornati da folti strati d’edera. Ed sospirò, seguendo con lo sguardo un Purrloin, Pokémon simile a un gattino dal pelo violaceo, scappare rapido attorno a una fontana che gorgogliava tranquilla, inseguito da un Lillipup particolarmente bellicoso.

« Mio padre non è O.H., Sean ». Per quanto l’idea potesse piacergli, Ed doveva accettare la realtà.

« D’accordo » concesse Sean. « Allora spiegami per quale coincidenza, proprio nel momento in cui hai letto quel messaggio di tuo padre, O.H. ti ha invitato nel Dreamyard ». Ed ci aveva riflettuto su, e credeva di avere una risposta anche a quella domanda.

« Credo… Credo che anche O.H. abbia interesse che io veda ciò che mio padre vuole mostrarmi ». Vide Sean fare una faccia scettica, e decise che era venuto il momento di mettere in chiaro delle cose.

« Ascolta, so che non è facile seguire questo filo di eventi. So che dovevamo allenarci… Io non ti sto costringendo a venire con me. A due passi da casa tua altri demoni hanno sterminato dieci persone, e ancora una volta le autorità brancolano nel buio… Insomma, se tu… »

« Ti fermo subito, Ed » lo interruppe Sean, sollevando una mano con sussiego. « I miei stanno bene, e hanno detto di non aver sentito nulla di quegli attacchi. Io… Sono molto interessato a quello che ci sta succedendo, e come te voglio arrivare fino in fondo. Quanto ai miei genitori… Sanno quello che devo fare. Un Trainer deve accogliere la possibilità di allentare un po’ i legami con la sua famiglia, e tu lo sai meglio di me ».

Il Purrloin, intanto, era schizzato come un missile nel folto di un rododendro nelle vicinanze, occultandosi alla vista del suo inseguitore. Il Lillipup abbaiò, scorrazzando senza una meta per la piazzetta.

« Su questo hai ragione ». Ed strinse le labbra, pensando ai tre messaggi che fino ad allora aveva ricevuto dal suo misterioso pedinatore. « Non so chi sia O.H... Ma non ha l’idea di essere uno del Team Plasma. Con quei biglietti, mi ha fatto capire che dietro agli attacchi lanciati da Ghecis c’è una logica ben precisa. Prima la gita, poi l’esame, ora quel raduno di ranger… Attaccano dove si raccoglie un buon numero di persone in un luogo ristretto, capisci? Ghecis non sguinzaglierebbe mai i suoi demoni per le città… » Si lasciò andare lungo lo schienale della panchina, guardando il cielo sgombro di nuvole sopra di lui.

« Dai, Ed… » Sean gli mise una mano sulla spalla, tirandosi su. « Andiamo a conoscere questa Lullaby ».

« Questa? » ripeté Ed, alzandosi a sua volta e seguendo l’amico, che aveva preso a camminare.

« Sì, perché? Credi che sia un nome da uomo? Andiamo… »

Il centro era piuttosto ordinato, rispetto alle ultime città che Ed e Sean avevano visitato. Se Castelia e Nimbasa erano semplicemente caotiche e a Driftveil era possibile trovare il mercato di spezie alle spalle di un hotel a cinque stelle, Striaton presentava schiere ordinate di appartamenti, l’accademia del posto, molto più grande di quella di Mistralton, e diverse aree verdeggianti fra un isolato e l’altro. A un certo punto, un volantino attaccato ad un palo fece fare un tuffo al cuore di Ed, che credette a un nuovo messaggio di O.H.

« Ehi, Sean, guarda… » Staccò il volantino dal palo, senza lasciar capire all’amico quanta paura avesse provato in un singolo istante. C’era la faccia furba di un ragazzo sulla ventina, pochi capelli rossicci e una barbetta incolta che gli correva lungo la sagoma del viso. Un’affilata cicatrice si allungava diagonalmente per il suo setto nasale.

« Albert Knockford » lesse Sean, interessato. « Venticinque anni, Black List Trainer, residente al numero trentacinque di Kingsway Street… Scomparso da tre mesi. Se possedete delle informazioni, contattate… »

Seguiva un numero telefonico.

« È scomparso un Trainer? » chiese, ancora gli occhi puntati sul volantino.

« E non è l’unico ». A Sean, stavolta, non sfuggì come la voce di Ed tremasse di paura repressa, e il che lo spaventò non poco. Si voltò rapido verso l’amico, guardandolo.

« Cosa c’è? » Ed, nauseato, gli porse il suo Pokédex.

« S-Stavo… Stavo cercando maggior informazioni su Knockford, quando… » Sean vide la nuova homepage del sito dei Trainer, aggiornata ancora una volta dopo le tragedie nella palude di Icirrus. La foto dell’uomo che la occupava era, purtroppo, maledettamente familiare.

« L’evaso Arthur Bryce scomparso nel nulla… Tracce ormai perse da due mesi… » Sean si ricompose in fretta, cercando di confortare l’amico.

« Ed, non ci dobbiamo preoccupare, ovvio che lo credano scomparso, lui… »

« No! » sbottò Ed. Sapeva che Sean avrebbe sollevato quell’obiezione. « Leggi! Tracce ormai perse da due mesi… Sarebbe più plausibile che avessero scritto dall’esame per diventare Pokémon Trainer, è durante quel periodo che è evaso, giusto? Me lo ricordo, eravamo sul molo… Ma la comunità dei Trainer conosceva la posizione di Bryce, finché… » Lasciò cadere la frase, certo che Sean, stavolta, avesse capito.

« Due mesi fa… Era luglio. Quando Bryce ci ha raccontato dei demoni, e noi gli abbiamo raccontato… » mormorò Sean, ogni singola parola di quella frase colma di nuova comprensione.

« È andato nella foresta ». Ed picchiò un pugno contro il palmo della mano destra, tirando un calcio al palo nelle vicinanze. « Lo sapevo che non dovevamo dirgli di Terrakion… Merda… Merda! » Si riprese il Pokédex, tornando a battere con veemenza sui tasti dello schermo.

« Cosa fai? »

« Videochiamata. Intanto muoviamoci » borbottò, risentito. Ripresero il cammino e, dopo qualche squillo, la persona che Ed stava cercando rispose.

« Rafan? »

« Edwin ». Il faccione di Rafan comparve sullo schermo. Solo il pronunciare il suo nome fece immediatamente intuire a Ed che Rafan si aspettava quella chiamata, ma realizzò che ciò non gli importava: per la testa aveva questioni più importanti.

« Lo so che hai visto l’homepage del sito! Il professor Bryce! Lui… »

« Cosa ti preoccupa, di preciso? » L’espressione di Rafan sembrava falsamente dubbiosa.

« Scusa? »

« Probabilmente Arthur è davvero andato in quella foresta dopo che gli hai raccontato di Terrakion. Allora? » domandò Rafan, la voce piena di un’educata quanto artefatta curiosità.

« Allora? Ho mandato il professor Bryce a morire! » sbraitò Ed, convinto che lo stesse prendendo in giro.

« Ed, calmati… Credo… Credo che ci abbiano riconosciuto » bofonchiò Sean a mezza bocca.

Mentre girovagavano per le strade di Striaton, diverse persone avevano interrotto le loro occupazioni, intente a fissarli con interesse quasi famelico. Al terzo piano di un grigio condominio, una signora di mezz’età smise di attaccare dei panni alla sua balconata, sporgendo incuriosita la testa verso il basso; alcuni anziani, seduti su delle sedie al lato del marciapiede, sollevarono i loro bastoni da passeggio con aria ostile, gridando « farabutti! »; infine, dei bambini alle prese con una partita di calcio nell’isolato vicino si bloccarono all’improvviso, la palla che rotolava senza un proprietario giù per la strada.

« Quindi ti importa più per un’azione compiuta da te che per Bryce in sé. Se Arthur Bryce non avesse scoperto di Terrakion da Edwin Brown, Edwin Brown avrebbe avuto la coscienza a posto? Mi stai dicendo questo? » Sean era certo che quell’ultimo commento di Rafan, così abile nel toccare un nervo scoperto, avrebbe fatto infuriare Ed, ma scoprì con piacere di avere torto.

« No ». Ed abbassò il tono della voce, improvvisamente svuotato da ogni fervore.  « Io… Tengo al professor Bryce. È stato un amico di mio padre, e ha sempre voluto bene a me e a Sean. Noi dobbiamo salvarlo! »

« Sei pazzo » grugnì Rafan.

« Non sono pazzo! »

« Ascolta, Edwin. E anche tu, Sean » riprese Rafan, con pazienza. « Da Trainer a Trainer, il pensiero che voi andiate di nuovo in quel posto, stavolta per farvi ammazzare, non mi va a genio. Perché sì, non ho idea di come sia successo, ma è un miracolo che siate tornati vivi dalla vostra prima e simpatica escursione nella foresta, a due passi dal Plasma, con un Pokémon Leggendario a sorvegliare il posto in cui Ghecis e i suoi si nascondono. Arthur è abbastanza maturo per compiere delle scelte senza doverne rispondere a qualcuno… Ha scelto di andare di persona a verificare lo stato delle cose. Cosa gli sia accaduto, non so dirvelo. Non va giù neanche a me la possibilità che il Team Plasma lo abbia catturato ».

« Terrakion apparteneva a mio padre. Se il Team Plasma sta davvero usando la foresta di Anville come rifugio, allora mio padre si trova con loro! E Bryce voleva vedere cosa gli fosse accaduto… » Ed era certissimo di quel fatto, e tutto ciò lo fece ancor più fremere di ansia. Non poteva aspettare.

« Sono passati quindici anni dall’ultima guerra. Tuo padre in questo lasso di tempo potrebbe aver fatto qualsiasi cosa… » commentò Rafan. « Inoltre, Edwin, io trovo personalmente improbabile che Edward si sia fatto catturare da uno come Ghecis ».

« Perché mai? »

« Quando lui e tuo padre si affrontarono, durante la guerra… Be’, solo una persona assistette a quell’incontro, quindi non so darvi un resoconto di prima mano, ma si dice che Ghecis non riuscì nemmeno a sfiorare il suo avversario. Alla fine fuggì, mettendosi in salvo la vita prima che fosse troppo tardi ».

« Chi assistette all’incontro? » gli chiese Ed, sconcertato.

« Lascia perdere, non è importante » fu la risposta. « Una persona cambiata radicalmente dopo quegli eventi, questo è sicuro… »

« E di Albert Knockford cosa ci dici, Rafan? » intervenne Sean, teso.

« Oh, ci sei anche tu, allora » disse Rafan in tono d’approvazione. « Knockford? Lo conosco poco. So che è un giovane Black List Trainer, un cacciatore di taglie, uno dei più in gamba in circolazione qui ad Unima. Comunque ormai è scomparso da tanto tempo… Non pensateci. Quello che mi interessa è che voi lavoriate e vi teniate pronti per quando dovremo unirci in combattimento. Perché accadrà! » abbaiò, facendoli sobbalzare. « State lavorando? State dando il meglio di voi stessi? Edwin, con lo Shift come procede? »

« Ci sto… Ci sto lavorando! » Ed si morse un labbro. Su quel fronte non aveva ancora ottenuto alcun risultato degno di nota, nonostante avesse passato le precedenti settimane a fare qualunque cosa in suo possesso per sprigionare anche una minima quantità di aura.

« Dove vi trovate ora? Siete ancora ad Icirrus? Quando ho letto i nomi dei morti nell’attentato i vostri non figuravano, e allora mi sono detto che stavate bene ».

« Tsk. Un pensiero carino, da parte tua ». Ed sbuffò, provando una sensazione singolare.

Quando Tracy era stata divorata viva da quei Basculin lui si trovava ad un passo dalla spiaggia, e se Bryce non lo avesse immediatamente allontanato avrebbe, con ogni probabilità, affrontato la medesima sorte. Qualcosa di simile sarebbe potuto capitare a lui e Sean, con quel raduno: cosa sarebbe successo se avessero rifiutato l’invito della scuola? Sarebbero stati in grado di tenere testa a chissà quanti mostri demoniaci evocati dal Team Plasma per uccidere tutti? Ed non trovava risposta, sicuro che anche l’amico venisse tormentato da quei dilemmi.

« Non mi avete fatto preoccupare, tranquilli » sghignazzò Rafan, allungando la bocca in un sorriso. « Anzi, vi dirò di più: è un peccato che non vi siate trovati sul posto. Forse quei poveri diavoli avrebbero scampato la morte, con due Trainer a proteggerli » rifletté.

« Ti siamo grati del fatto che tu creda in noi, Rafan » sottolineò Sean con sarcasmo.

« Dico sul serio, ragazzo. Hawk e i suoi continuano a combinare disastri, e a Unima quasi tutti i Trainer si rifiutano di credere alle mie storie. La mia reputazione sta cominciando a crollare solo perché vado segretamente in giro a convincere la gente che ci siano dei demoni a zonzo per la regione… » sospirò, evidentemente sconsolato per quell’ingrato lavoro.

« Non sta andando bene? »

« Per niente ». Rafan scosse la testa. « Come se non bastasse, mi hanno riferito di un’evasione a Fort Phrior risalente a mesi e mesi fa, che getta dettagli ancora più inquietanti sul… »

« Scusa? » lo interruppe Sean.

« Cosa? »

« Fort Phrior. Magari se ci spiegassi… » si lamentò Sean, facendo ridere Ed.

« Fort Phrior è la prigione di massima sicurezza dove tengono i criminali. Quelli veri » specificò Rafan, serissimo. « È una fortezza nascosta in un arcipelago a sud di Kanto… Nessuno dovrebbe riuscire ad evadere, ma a quanto pare Giovanni ce l’ha fatta ». Rimase in silenzio dopo quella frase, rimuginando su quanto doveva essere accaduto. Sean strappò il Pokédex dalle mani di Ed, sbattendo la sua faccia di fronte allo schermo e imbastendo un’espressione arrabbiata.

« Oh » fece Rafan. « Giusto, non sapete chi è Giovanni. Anni fa era a capo di un’associazione mafiosa, sempre nella regione di Kanto… Il Team Rocket. Piuttosto famosi, piuttosto spietati, finché non furono sgominati e i loro generali rinchiusi a Fort Phrior. E ora Giovanni vi è evaso… Looker, il capo della polizia internazionale dei Trainer, è ancora sulle sue tracce ».

« Sapevo che esisteva un corpo di polizia dei Trainer! » esultò Ed, convinto.

« È ovvio che esista. E comunque, ragazzi miei, si è fatto tardi » concluse Rafan, dando un’occhiata al suo orologio da polso. Sean restituì il Pokédex a Ed. « Continuate ad allenarvi, ovunque voi siate ora, e non fermatevi mai. Se non c’è altro... » Attese.

« Io… » Ed indugiò. « No. Grazie, Rafan ».

« Bene ». Il volto di Rafan fu sostituito da una schermata nera. Striaton, intanto, si era fatta improvvisamente silenziosa.

« Sconvolgenti queste rivelazioni… » commentò Ed.

« Perché non glielo hai detto? Di O.H.? »

« Va già abbastanza bene con tutte le preoccupazioni che Rafan si ritrova ». Ed strinse le spalle. « Ce la caveremo da soli ».

« Come vuoi. Ehi, guarda ». Sean tirò a Ed una manica della maglietta.

Senza rendersene conto, coinvolti a tal punto dalla discussione con Rafan, erano finiti dall’altra parte della città. Una muraglia di alberi così fitti da impedire il passaggio si allungava davanti a loro: notarono un gigantesco portone farsi spazio nel folto della vegetazione, quasi occultato alla vista. Decisero di avvicinarsi; più il portone si ingrandiva, più Ed notava come grosse catene ne sigillassero l’entrata.

« C’è un cartello… » Sean si fece avanti. « Dreamyard, area protetta patrimonio della regione di Unima. Apertura ai Trainer: giovedì primo novembre. Sta scherzando! Manca più di un mese! »

« Dannazione… A questo non avevamo pensato, vero? »

« No… » Sean si stese a terra, fischiando piano. « Che palle… Cosa facciamo, adesso? Tornare nella palude è impraticabile… Ti immagini che casino starà succedendo ora? E rimettere piede al Pokémon World Tournament sarebbe anche peggio… Chissà come se la sta passando il buon Benga nel nuovo torneo… »

« A proposito di Pokémon World Tournament… » Ed trattenne il fiato con enfasi. « Quello non è… » Nella strada che faceva angolo a diversi metri da loro, scorse il profilo apparentemente familiare di un ragazzo dai folti capelli fiammanti, sparati all’insù con il gel.

« Ehi, hai ragione! » esclamò Sean, rimettendosi in piedi. « È Chili! » Chili stazionava sugli scalini di un locale dall’aria elegante, con un’insegna che recitava Ristorante I Tre Fratelli.

« Andiamo a parlarci? » propose Sean, dubbioso. Ed lasciò vagare lo sguardo verso Chili, chiedendosi che reazione avrebbe avuto nel ritrovarselo lì: dopo il loro incontro non c’era stato molto tempo per parlare.

« So che è uno Chef Trainer. Quello dev’essere il suo ristorante » ipotizzò Ed. « Non sembra in servizio, però… » Rimase immobile a riflettere, finché Sean non emise un distinto verso di insofferenza.

« Oh dai, se non mi faccio avanti io fanno in tempo ad aprire questo Dreamyard e noi staremmo ancora qui… »

« Ehi! » protestò Ed, caracollandogli dietro.

« Chili? » fece Sean una volta che gli fu vicino, le mani in tasca e un’espressione che Ed giudicò poco credibile.

« Sì… » Chili si alzò, fissando Sean con educata curiosità. « Tu saresti… ? »

« Ciao » intervenne Ed, accorrendo in quel momento. Alla sua vista, Chili sollevò la sopracciglia. « Edwin? Edwin… Brown, giusto? »

« Già » Ed annuì. « Lui è Sean ». Chili gli strinse la mano.

« A cosa devo il piacere? Non abbiamo più parlato, dopo il torneo ».

« Eravamo in città per il Dreamyard, ma abbiamo scoperto che non aprirà prima di novembre » spiegò Ed, sollevato dal fatto che il loro interlocutore non si fosse messo a sbraitare selvaggiamente contro di lui.

« Ah, sì. È tradizione che il Dreamyard apra l’accesso ai Trainer gli ultimi due mesi dell’anno » rispose Chili. Guardò con affetto in direzione delle fronde degli alberi che si muovevano piano. All’orizzonte, il cielo andava lentamente ingrigendosi, accompagnato dallo stridere dorato di lampi lontani.

« Ho praticamente svolto tutta la mia preparazione da Trainer nel Dreamyard. Ci sono cresciuto… Finché con i miei fratelli non ho aperto questo ristorante. Ho davvero dei bei ricordi… L’allenamento al Pokémon World Tournament non ti è bastato, Ed? In quel torneo sei andato davvero forte ». Chili sorrise, e così fece Ed.

« Grazie. Ehm, in realtà noi… Cercavamo… Qualcuno che si chiama Lullaby. Non abbiamo molte informazioni a riguardo » tentò di giustificarsi. Un altro tuono. Pesanti nuvoloni di pioggia accerchiarono il sole, facendolo sparire alla vista e gettando ampie ombre cupe sulla cittadina.

« Siete fortunati… » Chili sorrise ancora, chiamando una ragazzina che in quel momento era uscita dalla porta di un appartamento di fronte al ristorante, scrutando preoccupata il cielo.

« Ehi, Amanita! »

« Chili! » La ragazzina venne incontro al gruppo, saltellando velocemente. Portava un paio di occhialetti da vista e teneva i capelli cotonati legati con due codini rosa. A Ed, malinconicamente, ricordò un po’ Tracy.

« Loro sono Edwin e Sean, due miei amici » li presentò Chili con gentilezza.

« Ciao! » salutò Amanita. Ed e Sean ricambiarono il saluto.

« La sorella di Amanita, Fennel, è una personalità molto rara a Unima: una scienziata che collabora con l’associazione Trainer e che ha svolto diverse ricerche molto interessanti sul Dreamyard. Forse potrebbe aiutarvi… Fennel è impegnata, Amanita? »

« Oh, è fuori per un meeting sul campo con altri ricercatori, sul Percorso 3. È per questo che mi sono affacciata: spero torni in tempo, si prospetta una tempesta. Comunque, se volete, potete aspettare da me finché Fennel non torna! Sarà felice di rispondere alle vostre domande! »

« Un meeting… » ripeté Sean. Sopra le loro teste, le nuvole si stavano addensando in caotiche nubi scure, striate dai lampi che esplodevano a intervalli regolari nell’etere.

« Amanita… » esordì Ed, il terrore sempre più marcato ad ogni nuova parola. « Da quanto… Da quanto è stato programmato questo raduno? »

« Oh, da un bel po’ » sorrise Amanita, che pareva non essersi accorta di nulla. « È un raduno dove si confronteranno diverse personalità di spicco a Unima, e… » S’interruppe.

Plim. La prima goccia cadde a rilento, a un palmo dal loro naso.

« ED! » urlò Sean all’improvviso.

« LO SO! »

Plim. Un’altra particella d’acqua scese giù dal cielo. Con un fulmineo scroscio, il temporale ebbe inizio.

« Ragazzi! » proruppe Chili, spaventato.

« Amanita, torna in casa, ORA! » ordinò Ed. « Chili, hai dei Pokémon con te? »

« Io… Sì, ho con me Simisear, come al solito, ma… »

« ALLORA SEGUICI! NON FARE DOMANDE! »

Cominciarono a correre all’impazzata, Chili alle calcagna, il Percorso 3 e il terrore di nuovi mostri e di nuove morti che incombeva nelle loro teste.
 
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Zago

Sister Radar
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Ragazzi tenetevi forte! Il prossimo capitolo è il mio preferito fra tutti quelli scritti fin' ora, vi consiglio di fare una petizione per fare uscire fuori doppio capitolo questa sera.
 

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
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La quiete prima della tempesta. Letteralmente... Ah, ho capito adesso che striaton è la città dei primi tre capopalestra, sono tre capitoli che sono convinto sia quella della settima...
 

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 33 - Fango E Demoni

L’aria si era fatta greve quando accorsero al Percorso 3, ansimando e boccheggiando per la tanta distanza percorsa in così poco tempo. Ed maledisse se stesso per non esserci arrivato prima, per non aver compreso che quell’improvviso temporale, quando fino a un attimo prima il sole brillava nel cielo, non poteva essere normale. I demoni giunsero insieme a lui, Sean e Chili. Erano due mostri identici: simili a due grosse iene, il pelo di una tonalità grigia e due occhi ricolmi di oscurità, le iridi striate di vermiglio. Sean pensò che non ci fosse alcun dubbio: sarebbe stata molto più dura rispetto ai Nuzleaf della riserva.

« Ed. Secondo te lui è qui? Da qualche parte? Ghecis? »

« Li comanda a distanza, Sean » rispose Ed, laconico. « Non è tanto stupido da farsi vedere in giro. Rimanere nell’ombra è la cosa migliore che Ghecis sappia fare ». Guardò preoccupato la scena davanti a lui.

« Quelli sono Mightyena… » borbottò Chili, nervoso. « Ma non avevo mai visto dei Mightyena così… »

« Ti spiegheremo. Se ne usciremo vivi ».

Sean ebbe un tuffo al cuore nel pronunciare quelle stesse parole. Ecco che i suoi peggiori incubi tornavano a galla: durante la quarta prova d’esame era stato disposto anche a sacrificarsi per aiutare gli altri, finché l’intervento di Ed non gli aveva salvato la vita. E così aveva dovuto metabolizzare quel dramma, vivere nel terrore di quegli avvenimenti e nella speranza che non gli capitassero mai più. Le rivelazioni del professor Shalimar, in tal senso, avevano fornito una spiegazione razionale che, perlomeno, era riuscita a tranquillizzare per un po’ la sua coscienza.

« La mia ora non è ancora arrivata. Victini! » chiamò Ed. Sean lanciò sul terreno Luxio e Joltik, mentre Chili non scelse il Darmanitan utilizzato nel torneo, ma un’altra scimmia, seppur molto diversa, dal pelo rosso e arancione, che si faceva bianco e vaporoso nella zona del collo. Quando i quattro Pokémon furono schierati Ed, tra sé e sé, rise nervosamente. Era buffo, si disse: quelle creature che si trovavano di fronte a loro erano, con ogni probabilità, il sottile confine che avrebbe provato a separarli da una morte certa. Ogni movimento che di lì a poco avrebbe compiuto, ogni azione, ogni scelta potevano risultare sbagliate e costargli la vita. Voleva davvero farla finita così presto? Su quel treno per Icirrus, dopo il Pokémon World Tournament, i suoi propositi con Sean erano stati totalmente sinceri… Ed non voleva venire meno alle sue parole. Sgombrò la mente, preparandosi al combattimento.

« Cosa succede… » A parlare era stato uno spaventato e stempiato uomo di mezz’età, che stava insieme ad altri colleghi nel bel mezzo del percorso, a metà strada tra i ragazzi e i due Mightyena. I demoni digrignarono i denti, immobili e intenti a scrutare le loro prede.

« Non muovetevi » ordinò Ed, perentorio. « Non fate nessun passo falso finché noi non ve lo diciamo, intesi? » L’uomo annuì.

« Siete… Siete dei Trainer? »

« Sì ». Vide l’espressione di panico nell’uomo ammorbidirsi. Contò lui e i colleghi: erano in sei, e non c’era nessuna donna.

« Una donna di nome Fennel non è con voi? »

« Era con noi fino a poco fa, lei… È entrata nella foresta, stava… Cercando delle erbe medicinali… » Ed scrutò con inquietudine il limitare ordinato degli alberi, che si stagliavano tranquilli a margine del percorso, appena scossi dalla pioggia che scrosciava a rilento su di loro. Se Fennel fosse sbucata all’improvviso in quella situazione, sarebbe successo un disastro.

« Dobbiamo muoverci, Sean ». Sean strinse i denti. La frase che pronunciò in seguito gli costò ogni briciola di coraggio che possedeva in corpo.

« Vado avanti io. Tu mi farai da spalla, mentre Chili scorterà gli scienziati lontano da qui. D’accordo? »

« Sì, d’accordo » approvò Ed.

« Ragazzi, cosa… » tentò di dire Chili.

« Chili, ti promettiamo che saprai tutto, ma prima lasciaci uscire da questa situazione » gli assicurò Ed. « Fai come Sean ha detto. Per favore ». Chili esitò per un istante.

« Io… Molto bene. Datemi il segnale ».

« Al tre » disse Ed. « Uno... Due… TRE! »

Chili esclamò: « WOW! », mentre Sean attivava lo Shift, una fluida scarica di elettricità che gli avvolse il corpo. Si chinò per far atterrare Luxio e Joltik sulle sue spalle, dopodiché, in un solo balzo, scavalcò il gruppo di scienziati e fu dinanzi ai Mightyena con i suoi Pokémon.

« Joltik, Rete Vischiosa; Luxio, Fulmine! »

I mostri, non appena Sean si fu materializzato di fronte a loro, attaccarono ringhiando furiosamente. La Rete Vischiosa ne rallentò l’andamento, facendo in modo che si impantanassero più facilmente nel fango; Luxio, intanto, indietreggiò di un passo, lasciando partire dalle fauci piccole scariche di elettricità, che andarono a scalfire in più punti le spesse pellicce degli avversari.

« VICTINI, FUOCOBOMBA! » accorse Ed. Le stesse bombe di fuoco stellate che il Volcarona di Benga aveva utilizzato contro Victini travolsero stavolta i due demoni, spazzandoli via nella tempesta turbinante. Una volta che furono scomparsi alla vista, Ed si rivolse a Chili, Victini che gli atterrava sulle spalle dopo l’attacco.

« Chili, muoviti! » Chili eseguì, scortando insieme al suo Pokémon il gruppo di ricercatori e sparendo rapidamente verso Striaton.

« E adesso? » chiese Sean, ogni senso all’erta.

« Dobbiamo pescare Fennel da quella dannata foresta… Dopodiché porteremo i Mightyena al largo, lontano dalla città, e cerchiamo un modo per distruggerli ». Ed vide che erano entrambi già inzuppati d’acqua dalla testa ai piedi e sporchi di fango.

« Credi che il Generatore-V basterà? » C’era più speranza che vera e propria curiosità nella domanda di Sean.

« Questo è un altro problema. Con i Nuzleaf e lo Shiftry ha funzionato, ma erano praticamente fatti di legno e foglie. Se non funziona con quei due cosi… Be’, Victini ne uscirà inutilmente indebolito ».

« Okay » annuì debolmente Sean. « Luxio, vai… »

« AAARGH! » Dovette interrompersi, sbarrando gli occhi. Una voce femminile aveva attraversato la cortina di pioggia, giungendo chiaramente fino alle loro orecchie.

« Fennel… » Ed sgommò nel fango, precipitandosi nel folto della vegetazione con Victini saldamente ancorato alle sue spalle. Dopo diversi secondi, vide una sagoma sfrecciare a velocità sovrumana alla sua destra; Sean urlò: « CI PENSO IO, ED! » e continuò a scattare, forte dello Shift che lo alimentava ininterrottamente.

« LUXIO, DEVI SCENDERE! » ordinò al suo Pokémon. Luxio smontò dal dorso di Sean senza interrompere la corsa, ma perdendo terreno rispetto al suo allenatore e a Joltik.

« CI VEDIAMO TRA POCO! » disse Sean, incurante dei rami degli alberi che gli graffiavano il volto, cominciando a incidere i primi tagli sulle sue guance e sulla sua fronte. Alla fine, in un lampo di purissima paura, fece il suo ingresso in una radura circolare semisommersa dal fango, che sgorgava vorticosamente in ogni direzione. Una ragazza dal lungo camice bianco, degli occhiali da vista e un piccolo fiore appuntato fra i capelli chiuse gli occhi, cadendo in ginocchio e lasciandosi andare nel momento in cui i Mightyena stavano per avventarsi su di lei.

« NO! » Sean trovò l’affondo decisivo. Con la poca riserva di aura rimastagli anticipò i due mostri, cingendo Fennel per i fianchi e mettendola al sicuro sugli alti rami di un albero nelle vicinanze. In basso, vide Victini levitare lungo il perimetro della radura, i Mightyena che lo guardavano in cagnesco.

« ED, L’HO PRESA! STAI IN GUARDIA! » gridò Sean rivolto all’amico, che comparve in quel momento con furiosa determinazione.

« Tutto bene, Fennel? » s’informò Ed.

« S-Sì… Io… » Fennel, terrorizzata, guardò prima Ed e poi Sean, le braccia attorno al suo collo, lanciandogli uno sguardo così intenso che lo fece arrossire.

« Ascolta, dovrai rimanere un po’ qui, d’accordo? Ci occupiamo di quei due mostri e torno a prenderti… Cerca di non cadere, okay? Non posso abbandonare Ed… » Sean cercò di mettere insieme il sorriso più confortante che poté, ma temette di aver prodotto una smorfia che spaventò ancora di più la ragazza. Fennel, tuttavia, annuì. L’aveva presa bene per essere stata a un passo dal venire sbranata, pensò Sean.

« Fantastico » disse. Balzò in giù, tornando a immergere le scarpe nella melma, che intanto gli aveva invaso anche i calzini. Luxio lo raggiunse poco dopo, annunciando la sua presenza con un piccolo strattone ad un lembo dei suoi jeans, andando poi a concentrarsi sui Mightyena.

« Facciamo sul serio? » propose Sean all’amico.

« Ci sto ». Fu la risposta. Sean tese il pugno verso Ed, che lo batté, mentre Fennel osservava tutta la scena dall’alto.

« ANDIAMO! » I Mightyena si lanciarono.

« FUOCOBOMBA! »

« FULMINE! » Victini e Luxio ripeterono gli stessi attacchi, andando a centrare ancora una volta i bersagli. Ed e Sean esultarono, ma i Mightyena non furono semplicemente spazzati via. Quello a destra sparò un getto di fiamme dalla bocca che bruciò la spalla di Ed, facendolo cadere carponi nel fango; l’altro, invece, emise un violento boato in direzione di Sean.

« ED! »

« SEAN! » La radura tremò: Fennel si tenne aggrappata più stretta che poté al suo ramo per non fare un volo di cinque metri, mentre Sean andava a infrangersi con la testa su una dura corteccia a pochi passi da lui.

« Cazzo… »

« Vic… Vic… Victin… » Ed annaspò nel fango, che lo stava trascinando via insieme alla pioggia. Si rialzò, cercando un contatto visivo col suo Pokémon, che gli stava fluttuando attorno, preoccupato.

« Sto bene ». Sputò a terra. Non provava quel dolore da tempo, ed era ironico come fosse stata proprio la creatura che aveva di fronte ad averglielo procurato per la prima volta. Poco più in là, anche Sean si mosse. Sorrise furbamente verso l’amico, nonostante avesse una ferita alla tempia che gli sanguinava copiosamente.

« Li abbiamo colpiti… »

« Sono ancora in circolazione ».

« Almeno indeboliti… »

« Non so se quei cosi subiscano le ferite. Di sicuro sono intelligenti, però. Hanno capito che possono benissimo incassare i nostri colpi, se questo consente comunque loro di ferirci gravemente. Non possiamo permetterglielo ».

« Come? » chiese Sean. Ed non rispose. Si voltò, percependo qualcosa nell’oscurità alle sue spalle.

« Da lì! VICTINI! » Victini scattò, stendendo le zampe per creare la sua solita, impenetrabile barriera psichica: i Mightyena ricomparvero l’istante successivo, cozzandoci contro violentemente.

« Non terrà a lungo, Sean! »

« Dobbiamo dividerci! »

« SCORDATELO! » Ed lo guardò in cagnesco. Per un attimo, rivide l’Edwin della riserva naturale, che proponeva al suo migliore amico, a Hope, a Kelen e a Eric di dividersi…

« Ed, lo sai che è l’unica soluzione! »

« E Fennel? »

« Sarà ancora più al sicuro senza di noi fra i piedi! Torneremo a prenderla! » Altri lampi si susseguirono nell’aria, rimbombando sonoramente fra lo scrosciare dell’acqua. Victini, il volto deformato dalla concentrazione, era al limite, mentre i Mightyena spingevano alla cieca contro la parete prodotta dal loro avversario, tentando di sfondarla. Ed, carico di risentimento, guardò l’amico.

« Come sai che si divideranno… » Puntò un dito contro il suo Pokémon. « Victini è allo stremo, se lui… »

« Lo faranno » tagliò corto Sean. « Fa parte della loro natura cercare di ucciderci. Seguiranno noi e i nostri Pokémon! E tu dovresti essere contento del piano, è te che sto avvantaggiando! Con Victini non avrai problemi! »

« È PROPRIO QUESTO IL PUNTO! » ruggì Ed. « SE QUESTO PIANO VA MALE, SE... »

« Ragazzi! » Dall’alto, Fennel lanciò loro uno sguardo molto triste. Aveva perso gli occhiali e il fiore, volati chissà dove durante tutta quella confusione. « Non litigate! Concentratevi! » Ed e Sean si lanciarono una lunga occhiata.

« Vic! » Victini annunciò che non ce la faceva più.

« D’accordo » si convinse Ed. « D’accordo… Victini, preparati a mollare la presa e a seguirmi! »

« Viiic! »

« Andrà bene. Te lo prometto » disse Sean. Ed lo fissò ancora. Aveva la nausea.

« VICTINI, ORA! »

Victini lasciò la presa; Ed corse, corse più forte che poté, ma solo pochi attimi più tardi ricadde a terra, impantanandosi in un fango che era ormai divenuto un torrente senza controllo.

« Mer… » Non riusciva nemmeno a parlare. Scalciò, mulinò le mani, fece qualunque cosa per rimettersi in piedi, ma il livello dell’acqua mischiatasi alla terra era diventato troppo alto. Certo che sarebbe affogato da un momento all’altro pensò a Sean, e quanto fosse stato stupido nei suoi confronti… Preoccuparsi per l’amico quando lui non era stato neanche in grado di portare il suo demone al largo, per affrontarlo…

« VIC! » Accadde in un attimo: ancora intento a ruotare le mani all’indietro, alla ricerca di un qualsiasi appiglio, Ed sentì una piccola zampa chiudersi attorno ad alcune delle sue dita, e venne tirato su, imbevuto di fango da capo a piedi. Victini lo aveva appena salvato, e lo stava guidando attraverso quel dedalo di alberi; alle loro spalle, un Mightyena li inseguiva furiosamente.

« Grandioso… Victini, grazie… » Victini, di rimando, sorrise appena, contento che Ed stesse bene. In lontananza, il demone continuava a viaggiare ad altissima velocità, disposto a tutto pur di raggiungerli.

« Victini, ti do il segnale! » Il Pokémon annuì, continuando a trasportare il suo allenatore. Dalla parte opposta della foresta, alla destra della radura in cui avevano lasciato Fennel, Ed sperò che Sean se la stesse in qualche modo cavando.

« Non possiamo atterrare fra gli alberi, Victini! Dobbiamo trovare un altro punto! » lo avvertì Ed.

La foresta era ormai diventata una palude impraticabile; il demone, forte delle sue vigorose zampe, poteva ancora correre senza problemi, ma lui aveva già sperimentato che a terra non era più in grado di rimettere piede. Quando stava sul punto di ordinare a Victini di fermarsi su un albero a riprendere fiato, ecco che lo vide: un picco roccioso di ridotte dimensioni, una colonna di pietra che svettava tra le cime degli alberi.

« Victini, lì è perfetto! Atterra! » Victini fece cenno di aver capito. Con un’ultima, faticosa accelerazione, atterrò insieme a Ed su quella landa deserta, scossa dalla bufera. Da quel punto, Ed poteva vedere ogni cosa: l’intera foresta, il percorso adiacente ad essa, e anche la città di Striaton.

« Ricaricati, Vic! Dobbiamo ferirlo e buttarlo giù da qui una volta che sarà salito! » Ed mise in allerta il suo Pokémon. Il demone, intanto, era arrivato ai piedi della rupe, e con una spinta delle zampe cominciò a percorrerla in verticale, giungendo di fronte a Victini in poco tempo.

« FUOCOBOMBA! » Era la terza volta che Ed ordinava l’attacco a Victini, e fu forse quello l’errore più importante. Fuocobomba si dissolse nella tempesta prima di arrivare al bersaglio; il Mightyena, scampato il pericolo, cominciò a bersagliare l’avversario con getti di avvampante calore, che costrinsero Victini a pericolosi movimenti aerei attorno al perimetro della rupe.

« V-Victini, attento… » balbettò Ed, terrorizzato. Il primo Pokémon ad essere colpito sarebbe stato anche quello a cadere giù, pensò, e il pensiero non lo confortò affatto.

« PSICHICO! » Sputò quelle parole con tutta la veemenza che aveva in corpo, pregando qualunque cosa che il demone venisse sbalzato via; Mightyena, tuttavia, fu agile nello scartare dalla mira che Victini aveva preso con le zampe, sparando un’altra colonna di fiamme, stavolta nere come la pece.

« Evitale, VICTINI! » Victini si spostò appena in tempo, prima che il fuoco perforasse la roccia, continuando a crepitare nonostante la pioggia battesse più forte che mai.

« Ma come… » Ed, all’erta, scrutò il Mightyena, il cui sguardo era incollato più famelico che mai alla sua preda.

« Victini, questo bastardo ha bisogno solo di una cosa! » urlò Ed. « Un Generatore-V… A effetto boomerang. Cosa ne dici? Credi che si spegnerà? » Non era il momento, ma non si trattenne. Quando Victini si voltò furbamente verso di lui, tutta l’intesa maturata fino ad allora lievitò tra loro, e Ed rise apertamente, mentre il suo Pokémon faceva lo stesso.

« Facciamogli una bella sorpresa, allora! GENERATORE-V! » Le orecchie di Victini si illuminarono, e una gigantesca fiammata a forma di V si plasmò nell’aria, roteando via nel turbinio d’acqua. Il demone la seguì con lo sguardo; Victini, approfittando di quell’attimo di distrazione, sparò un getto di scintille per stordirlo.

« ROAAAR! » Il Mightyena ruggì, abbandonando l’idea del combattimento a distanza e lanciandosi in un sol balzo contro Victini, che gli si telestraportò alle spalle.

« ATTENTO! » Ed non capì subito cosa stava per succedere. Nel momento in cui il suo Pokémon si era teletrasportato via, l’affondo di Mightyena era andato a vuoto; nonostante quel fatto, il demone si era ritrovato a pochissimi metri da Ed, che non aveva più Victini a fargli da scudo.

« No… » Indietreggiò. Con la suola della scarpa, sebbene fosse incrostata di melma, percepì distintamente l’orlo del baratro che si apriva alle sue spalle. Victini era troppo distante, e anche se si fosse telestraportato, l’irruenza di quel mostro non gli avrebbe dato scampo…

« ROAR ».

Fu un gemito, non un boato. Il Generatore-V di Victini giunse appena in tempo, travolgendo in pieno il Mightyena e trasportandolo via con sé, un rombo lontano nel fragore temporalesco. Il sollievo che Ed provò, quel profondo respiro che significava salvezza, non ebbero il tempo di manifestarsi chiaramente. L’istante successivo, un fulmine si abbatté sulla cima della rupe, devastando ogni cosa; certo di essere morto, Ed fu immensamente sorpreso quando si scoprì accanto a Victini, a viaggiare velocemente tra gli alberi della foresta. Il suo Pokémon lo aveva salvato ancora.

« Siamo vivi… Non ci credo… Siamo vivi… Victini! »

« VIIIC! » Esultò felice Victini.

« Quella rupe… » La rupe svettava rispetto al resto della vegetazione e quel fatto, unito alla presenza di Ed, l’aveva resa un ottimo punto dove i lampi potessero scagliarsi.

« Grazie, Vic… » Victini non emise più alcun verso, continuando a trasportare determinato il suo allenatore.

« Passiamo dalla radura, d’accordo? Devo accertarmi che Fennel stia bene ». Victini annuì. Poco dopo, erano ritornati sul posto. Fennel era ancora lì, sempre più scossa, bagnata e sporca, ma viva.

« Fennel, tutto bene? Abbiamo sistemat… »

« ED! » La voce di Sean fu come una pugnalata nel cuore di Ed; la sua presenza venne annunciata da Luxio che, sporco di sangue, fece il suo ingresso nella radura poco dopo, seguito poi dal suo Trainer. Sean non aveva più la maglietta ma, in cambio, un grosso taglio alla base del petto e una sfera completamente rossa in mano. A Ed ci vollero diversi istanti per capire che era una Poké Ball totalmente imbrattata del suo stesso sangue.

« ED… Sta… Arrivando… In… Guardia… »

« Cosa… » Sean tese un dito sopra di loro.

« Sul… Sull’albero, io… Ho un piano… » Sguazzò nel fango, facendo montare Luxio sulla sua spalla e gemendo per il dolore di quell’ultimo gesto. Un attimo dopo, si era teletrasportato su un ramo, diversi alberi più in là rispetto a quello sul quale Fennel si trovava. Ed lo seguì, appostandosi con Victini e scrutando dall’alto la radura.

« Arriva… Ascolta, so come fare… Ma ho bisogno del tuo aiuto, d’accordo? » Il volto di Sean era pallido, terreo e spaventato oltre la più ragionevole comprensione umana. Ed si sentì male nel vederlo conciato in quello stato.

« Hai tutto il nostro appoggio. Dicci cosa dobbiamo fare ».

« Com’è… Messo Victini? » domandò Sean.

« Ha ancora un po’ di energie ».

« Bene ». Sean guardò determinato l’ingresso della radura, da cui era venuto. C’era un ampio spazio fra due alberi, dai quali, presumibilmente, il demone rimasto sarebbe sbucato fuori.

« Non sono riuscito neanche a scalfire il Mightyena » ammise, la voce pervasa da una furiosa vergogna. Ed non poteva sopportare il peso di quelle parole. « Tuttavia, penso che il mio piano funzionerà. Il tuo lo hai messo fuori gioco? »

« Noi… Sì ».

« Ottimo. Davvero ottimo ». Sean, Ed lo sapeva, non credeva veramente che quel fatto fosse ottimo.  « Joltik » chiamò subito dopo. Joltik si materializzò sulla sua testa, immobile.

« Ed, quando quel coso arriva, ordina a Victini di bloccarlo. Dopodiché ci penserò io. Joltik, siamo nelle tue mani » disse.

Nei secondi che seguirono, il silenzio si dilatò, mai a tal punto opprimente come in quel momento. Erano entrambi così imbevuti d’acqua, così sporchi e feriti, che i loro cervelli non lavoravano più correttamente, ma solo in funzione dell’obiettivo che dovevano raggiungere: uscire vivi da quell’inferno di pioggia. E poi c’era Fennel, altrettanto inzuppata fino al midollo, che avevano cercato in tutti i modi di tenere in vita dagli assalti di quei mostri. Alla fine, con mortifera cautela, quasi a fiutare gradualmente il nemico, il Mightyena fece capolino, sguazzando nel fango.

« Vai, Ed » gemette Sean.

« Victini, sollevalo! » Victini eseguì; il Mighytena subì uno strattone violentissimo, sollevandosi nell’aria all’ingiù, sospeso esattamente a metà tra un albero e l’altro.

« Joltik, Rete Vischiosa ». Dalla bocca di Joltik cominciò ad allungarsi un lungo filo, che si incollò dapprima alle due estremità degli alberi che circondavano Mightyena, e poi al demone stesso, avvolgendolo in una sorta di bozzolo.

« ROOOAR! » Il mostro si divincolò con tutta la forza che aveva, mentre Sean stringeva i denti.

« Non fermarti, Joltik! »

« Victini, non mollare! »

Victini tenne più fermo che poté il suo bersaglio e Joltik continuò a secernere quel filo, che si stava facendo sempre più stretto attorno al Mightyena. Dopo concitati minuti, il demone era immobilizzato in un gigante bozzolo scosso dal vento, il muso bloccato nell’atto di spalancarsi per urlare un grido ormai svanito nel nulla.

« Ci siamo ». Sean si alzò, e così fece Luxio, appiattito vicino a lui. Solo allora Ed comprese la grandiosità di quel piano.

« Sei un genio, Sean ».

« Mi serviva il tuo aiuto, però. Ora lo colpiremo… So… So che Victini avrà già lanciato un Generatore, ma dovrà farlo ancora. Mi serve la massima potenza possibile ».

« Tranquillo ». Ed gli posò una mano sulla spalla, stringendola. « Ce la faremo ». Chinò lo sguardo, notando come l’unica parte del suo corpo a non essere stata intaccata dal fango fosse la Pietraidrica, che riluceva perfettamente pulita al suo collo. Forse era il momento, ma diede a Ed una meravigliosa sensazione di purezza e serenità.

« VICTINI, GENERATORE-V! »

« LUXIO, TUONO! »

 Gli attacchi erano già partiti quando troppe cose accaddero contemporaneamente. Il Mightyena emise un verso strozzato, e un getto di fiamme nere partirono senza controllo dalle sue fauci, trapassando le fronde degli alberi vicini e abbattendo l’unico bersaglio che il demone potesse vedere, immobilizzato com’era. Ed e Sean la videro cadere a rallentatore, ribaltata dalla violenza dell’attacco, e il mondo sembrò sprofondare, senza nessuna possibilità di uscita…

« FENNEL! »

Il grido di Sean congelò il sangue di Ed. Attivò lo Shift, catapultandosi da lei; nello stesso istante, un « FUOCOBOMBA! » risuonò nella radura, e una terza figura faceva il suo ingresso nel perimetro degli alberi.

Boom. Tutto tremò; Ed cadde all’indietro dall’albero insieme a Victini, il fango che ne attutì la caduta, e in un gigantesco riverbero purpureo la sagoma del Mightyena esplose, polverizzandosi in pochi istanti: la sua pira funebre era stata consumata.

Diversi secondi più tardi, il cielo si aprì, come se non avesse atteso altro che la sua morte. Spiragli di luce filtrarono dal letto di nuvole, e il fango smise di scorrere, arrestando il suo corso. Ed, disteso in quel disastro con Victini tra le braccia, sentì le lacrime scorrergli lungo il viso, mentre, nello stesso momento, una risata isterica glielo deformava.

« Siamo vivi… Ce l’abbiamo fatta… Siamo vivi… Vivi… »

« Alzati, Ed… Alzati… » Era Chili, con Simisear al fianco. Ed intuì come fosse stato il suo intervento ad essere decisivo per le loro sorti, poco prima. Si tirò in piedi, ritirando Victini e incespicando, tanto da doversi aggrappare a Chili stesso.

« Fennel… Lei… » Si avviò da Sean, chino sul capezzale della ragazza. Sul ventre di Fennel si era aperta una profonda ferita, allargatasi in una chiazza scarlatta che le incollava il camice. Sean versò tutte le sue lacrime, urlando al cielo il suo dolore.

« POSSIAMO SALVARLA! CHILI, TI PREGO! »

« Sean, è… È troppo grave, lei… »

« NO, TI PREGO! » Ed voleva vomitare. Avrebbe voluto lasciarsi andare lì, in quella radura ora colpita dagli abbaglianti raggi solari, e non pensare più. Fu in quell’istante di abbandono che lo vide. Era un biglietto intatto, asciutto, attaccato alla corteccia di un albero e che si muoveva appena, a causa della fresca brezza che aveva cominciato a spirare da poco.

« No… » Zoppicò finché non riuscì a leggerne il contenuto.

È questo il loro modo di colpire, Edwin Brown. Ora lo hai sperimentato personalmente.

E tutto quello che stai vivendo, tutte le persone che stai vedendo morire, sono anche frutto delle tue azioni. Libera Victini, e non renderti complice di questo massacro.

O.H.

« Dove sei… Dove sei… » Staccò il biglietto. Non era bagnato. Era stato scritto da pochi attimi… Lui era nei paraggi, nascosto, occultato, da qualche parte…

« FATTI VEDERE, STRONZO! FATTI VEDERE! » Si mosse a caso, crollando esausto per le fatiche e rialzandosi l’attimo dopo, e cadendo ancora, e ancora, troppo stanco per camminare, per infuriarsi, per urlare la sua protesta...

« ED! » Chili era tornato. Lo tirò su, aiutandolo a rialzarsi, e lo ricondusse indietro, da Sean.

« Sean… » gemette. « Sin dall’inizio… L’obiettivo di O.H… Era Victini, lui vuole che Victini venga liberato, lui… » Sean non stava ascoltando. Accarezzò una guancia di Fennel, la cui luce negli occhi stava lentamente svanendo.

« Ogni tanto… Devi perdere ciò che è giusto, per capire quanto penosa sia la lotta. Grazie… Di tutto, ragazzi… » esalò. Poi chiuse gli occhi, e non si mosse più.
 
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Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 34 - Lullaby

Il funerale di Fennel si tenne a Striaton, pochi giorni dopo. Nonostante tutto il dolore e la sofferenza che Ed aveva conosciuto dalla decisione di partecipare all’esame per diventare Pokémon Trainer fino ad allora, mai come quella volta lo spettacolo fu tanto straziante. Tutta la popolazione cittadina si era radunata per dare alla ragazza il suo ultimo omaggio, il suo ultimo saluto a una mente tanto brillante scomparsa così prematuramente. Lui e Sean, dopo gli ultimi avvenimenti, si erano rimessi faticosamente in sesto, ma non erano le ferite fisiche a preoccupare Ed. A quelle, si disse, era abituato: quando aveva dovuto affrontare Victini per catturarlo ci aveva quasi rimesso la pelle, per non parlare del dente fattogli saltare dai Nuzleaf e il pestaggio ricevuto da Benga e la sua banda. Sean, da parte sua, aveva gradualmente sviluppato un senso di disgusto e di rifiuto per ciò che era accaduto, deciso a non smettere più di combattere la causa dei demoni. Nei giorni che seguirono, più concitati che mai, i due non ebbero molto tempo per pensare. Sean raccontò tutta la storia a Chili e ai suoi fratelli, Cilan e Cress; rividero anche Rafan, mai scuro in volto come in quell’occasione, e decisero di battersi per non far finire Amanita in un istituto, considerato che la ragazzina aveva sempre vissuto con la sorella maggiore.

Fu in questo turbine di eventi che il primo novembre giunse prima che chiunque potesse rendersene conto; le giornate soleggiate divennero cosa rara, mentre la regione di Unima imparava a convivere con un clima fattosi sempre più pesante. Ed non aveva mutato di una virgola i suoi piani: a maggior ragione, dopo quell’ultima, intensa lotta contro i demoni, era intenzionato a scoprire qualunque cosa suo padre gli tenesse in serbo, e a sperare che contenesse un qualche indizio su come fermare quella minaccia. Se era vero che il Team Plasma aveva già tentato di spezzare i sigilli della prigione quindici anni prima, allora Edward aveva certamente adottato delle contromisure.

« Eccoci ».

Sean, nonostante l’aria fosse fastidiosamente fredda e pungente quella mattina, indossava una semplice maglietta nera a maniche corte. Ed, invece, aveva rispolverato la sua solita felpa rossa. Quando giunsero nei pressi del cancello del Dreamyard lo trovarono deserto, eccezion fatta per una persona. Era un anziano dall’aria sconsolata, con un volto raggrinzito dal tempo.

« Molto… Molto bene » borbottò, alla loro vista. « Stavo giusto aprendo… » Inserì un’enorme chiave nel lucchetto, e le catene si spezzarono. Il vecchietto spinse con fatica il portone, cercando di spalancarlo.

« Le diamo una mano… » gli venne incontro Ed.

« Oh, non c’è bisogno, non c’è bisogno! » fece l’altro. « Faccio questo lavoro da troppi anni… Ma mai come questa volta avevo aperto il Dreamyard alla presenza di soli due Trainer ». Si bloccò, osservandoli.  « Siete dei Trainer, vero? » Ed e Sean esibirono le schede allenatore. Il vecchietto annuì, soddisfatto, e finì di aprire il portone. Quando fu fatto si congedò, lasciandoli da soli, pronti a varcare le soglie di quel luogo misterioso.

« Andiamo ».

Ed non sapeva cosa aspettarsi dal Dreamyard, ma non era nulla di così vistosamente eccezionale. Sembrava solo un piccolo cantiere abbandonato: alte mura lo separavano dalla foresta circostante, mentre all’interno regnava il caos, con coni da strada gettati alla rinfusa nell’erba, transenne abbandonate, travi, e dei lunghi cavi che penzolavano all’ingiù dalla rovina di un vecchio edificio, ormai consumato dal tempo e dall’edera. In lontananza, i due udirono il gracchiare sonoro di alcuni Murkrow, evidentemente nascosti fra gli alberi.

« Ascolta, Sean ». Ed sentiva di dover mettere in guardia l’amico. « O.H. vuole Victini, e probabilmente in questo momento ci sta spiando. Scopriamo ciò che dobbiamo scoprire, dopodiché... »

« Quel tizio ti segue ovunque, Ed. La cosa più sensata sarebbe quella di appostarci e aspettare che appaia. Prima o poi vorrai affrontarlo, no? »

« Certo » mentì Ed. La verità era che quel muoversi nell’ombra di O.H., quel suo rimanere celato agli occhi, era la cosa che più lo inquietava. Per la prima volta, sentì di comprendere cosa provasse Alder nei confronti di Ghecis.

« Edward ha detto di cercare Lullaby » riprese. « Quindi come… »

« Ci penso io » disse Sean. « Guarda e impara. LULLABY! » si mise a urlare.

« Sei pazzo? » sbottò Ed.

« Se quella tizia si nasconde da qualche parte, dovrà rivelarsi. Ma qui non c’è davvero anima viva, e non sembra il luogo in cui una persona possa vivere… » Sean tornò a chiamare il nome di Lullaby a intervalli regolari, setacciando la zona con le mani nelle tasche. Ed si unì alla ricerca con lo sguardo, finché dall’ombra creata dalla rovina dell’edificio qualcosa non si fece avanti.

« SEAN! » Tese la mano verso la Poké Ball, pronto, e così fece l’amico. Qualcosa stava galleggiando verso di loro, levitando a pochi metri dal suolo.

« Un Pokémon? » Sean cambiò atteggiamento. Allarmato com’era, lasciò la presa dalla Poké Ball, afferrando il Pokédex e puntandolo contro una creatura dall’aspetto di un grosso tapiro addormentato, con una metà del corpo rosa e l’altra viola.

« Musharna – Pokémon Dormiveglia » recitò il suo Pokédex. « Nel fumo che gli esce dalla fronte sono racchiusi molti sogni di esseri umani e di Pokémon. Rarità – B. Pericolosità – C ». Anche Ed registrò Musharna nel Pokédex, lanciando all’amico uno sguardo denso di significati.

« Sei… Sei Lullaby? » chiese.

« Mush » rispose Musharna. Dalla sua fronte cominciò a fuoriuscire, a fiotti, del denso fumo roseo, che avvolse lo spazio circostante. Ed, in quella fitta nebbia colorata, poteva ora vedere a malapena il volto di Sean, che gli chiese cosa stesse succedendo.

« È tutto ok » lo rassicurò Ed. « Edward, credo che lui… »

 « Mush ».

Accadde con quel secondo, lungo verso. Ed sentì i suoi piedi staccarsi da terra, e insieme a Sean perse i sensi, con la sensazione di venire inghiottito in uno strettissimo tubo.

« ED! »

« SEAN! »

Attimi dopo, o almeno così parve, i due rinvennero. Il panorama circostante era cambiato: non c’era più il Dreamyard, Striaton, o la foresta che correva attorno a loro. Era una semplice aula di scuola. Alla cattedra, una bassa insegnante dai cotonati capelli neri era seduta a leggere un registro, file e file di ordinati banchi occupati da studenti di fronte a lei. A Ed ci vollero diversi istanti per riconoscere una giovane professoressa Schultz.

« Abbey! » chiamò la professoressa.

« Presente! » La mano della studentessa Abbey si alzò.

« Anchor! »

« Presente! »

« Barnaby! »

« Presente! »

« Brown! »

« Presente ».

Il cuore di Ed fece un tuffo verticale. Quella voce così annoiata, quasi infastidita, sebbene non l’avesse mai udita prima, gli suggerì solamente una persona. Si accorse di non essere in grado di trovare un modo per

muoversi, avvicinarsi, o per vedere meglio, eppure un gigantesco sorriso gli si allargò sul volto. Suo padre poteva avere undici, o dodici anni…

Poi quella nebbia rosea riprese a turbinare, e quando Ed riacquisì la vista l’aula era allestita in modo diverso. I banchi erano più distanziati, e ogni studente era chino sul suo, la penna che scivolava freneticamente su un foglio. La professoressa Schultz stava in piedi alla cattedra, a sorvegliare come un sergente la classe. A un tratto, una sedia venne tirata indietro, e finalmente Ed lo vide chiaramente. Doveva essere passato qualche anno, perché suo padre non dimostrava più undici anni; l’espressione furba e i capelli che stavano cominciando a crescere arrivandogli alle spalle gli conferivano un fascino particolare, tanto che una ragazza seduta in prima fila, dimenticata la verifica, non riusciva a togliergli gli occhi di dosso.

« Brown, non è possibile uscire! » sbottò subito la professoressa Schultz. Sembrava esasperata: Edward non doveva essere esattamente uno studente modello.

« Ma io ho finito » replicò seccamente. Fece svolazzare il foglio con la mano, senza staccare gli occhi dalla professoressa, che rimase bloccata per qualche attimo.

« Hai… Finito? C’è ancora un’ora a disposizione, tu… Portami il foglio ». Lui obbedì, cominciando a percorrere l’aula e giungendo al cospetto della Schultz, che agguantò immediatamente il compito. Nel momento in cui lo vide, le sue narici si dilatarono a vista d’occhio.

« Brown… Questo… Foglio… È bianco. Mi prendi in giro? TI SEMBRO UNA PERSONA CHE SI FA PRENDERE IN GIRO? » Edward non batté ciglio.

« È un mio diritto consegnare quando ne ho voglia, professoressa! Si tenga pure il foglio! » E uscì dall’aula, ghignando piano per non farsi udire da lei.

Altri turbinii si susseguirono, sempre più rapidi; Ed fece in tempo a rivedere suo padre un’ultima volta nell’aula: gridava « Barnaby! Ehi, Barnaby! » lanciando una pallina di carta verso un ragazzo seduto davanti a lui e colpendolo in fronte. Dopodiché, tutto cambiò nuovamente. L’accademia di Mistralton era scomparsa: lui e Sean sembrarono atterrare su un soffice letto di sabbia dorata, a due passi da una fila di gente che si allungava per chilometri. Al termine della fila, era stata allestita una grossa impalcatura, sulla quale stazionava un eccentrico uomo vestito con una salopette verde e diversi foulard rossi, che s’intonavano al colore della sua barba e dei suoi capelli ricci. Non appena lo vide, Ed emise un urlo che non fece voltare nessuno all’infuori dell’amico: pareva che non potessero essere uditi. Anche Sean era, da parte sua, sconvolto: quell’uomo, che in quel momento si stava armando di megafono, era lo stesso uomo ritratto dalla fotografia che Ed aveva raccolto al termine della seconda prova d’esame, nella palestra di Castelia.

« Benvenuti! Il mio nome è Toru, e sono il capopalestra della nostra capitale, Castelia! » Un boatò si sollevò in più punti della fila. Accanto a loro, un ragazzo di sedici anni sbuffò sonoramente.

« Papà! » Ed saltò su, ma il sedicenne Edward non batté ciglio. Le mani in tasca, gli abiti logori, continuava ad allungare il collo nella direzione di Toru, che stava procedendo con le indicazioni da dare.

« Benvenuti alla 597ª edizione dell’esame per diventare Pokémon Trainer e… Le mie congratulazioni per esservi diplomati! Vi trovate nella ridente località balneare di Humilau, dove si terrà la prima, fantasmagorica prova del vostro esame! » Toru si esibì in una piroetta, lanciando un sorriso smagliante ai ragazzi. La fotografia che Ed aveva raccolto era molto distante dall’immagine di quell’uomo: si chiese cosa gli fosse accaduto, negli anni a venire.

« Siete davvero fortunati! » Toru adulò la folla ai suoi piedi. « Humilau, come potete voi stessi constatare, è un magnifico luogo per inaugurare questa edizione d’esame e per prepararvi al meglio a ciò che vi aspetta! » Ed pensò che avesse ragione. Humilau non era come la stretta e silenziosa Undella, le cui strade s’incuneavano su per ripidi pendii o affannose discese: le case di quella città giacevano tranquille su delle palafitte, lasciando che il litorale corresse per chilometri e chilometri creando un’accogliente località turistica.

« E muoviti… » si lamentò ancora Edward. Un ragazzino dall’aria esile, con degli occhialoni e una camicia abbottanata male che si trovava di fronte a lui, si voltò a guardarlo, e sorrise appena, con timidezza.

« Questo esaminatore è davvero molto eccentrico » commentò.

« Può essere eccentrico quanto gli pare, vorrei solo che si spicciasse » tagliò corto Edward, saltellando sul posto con frenesia. « Preferirei impiegare questo tempo diversamente, magari facendo la conoscenza di quella tipa con i capelli a caschetto… » aggiunse, facendo un cenno con la testa diversi posti più in là. C’era una ragazzina dai corti capelli neri e dagli intensi occhi azzurri, intenta a parlare con un’amica, l’agitazione dipinta nel volto. Per Ed fu un altro infarto: sua madre a quindici anni.

« Io sono Arthur, comunque » disse poi il ragazzino. « Arthur Bryce ». I due si strinsero la mano, e la scena cambiò.

Nell’ennesimo dissolversi di ombre, Ed fece in tempo a lanciare un’occhiata sconvolta a Sean, che non seppe cosa dire, altrettanto esterrefatto. Quando rimisero i piedi a terra, l’aria era striata di rosso. Strane polveri vorticavano nel cielo, lungo le strade di una smorta cittadina ai piedi di un vulcano. In un campo spazzato dal vento, un ragazzino crollò a terra, mentre un altro allungava il pugno verso il cielo e ritirava il suo Pokémon.

« Dichiaro Arthur Bryce vincitore dell’incontro e ufficialmente chiusa questa 597ª edizione dell’esame per diventare Pokémon Trainer! » annunciò un giovane ragazzone; i due fecero appena in tempo a riconoscere Rafan, gli ispidi capelli corti e il giovane volto dall’aria già rude, prima che tutto cambiasse ancora.

Ed tentò di parlare, di comunicare con l’amico, ma l’essere intrappolato in quella sorta di lungo fiume di memorie non glielo consentì. Aspettò di vedere cos’altro Edward avesse in serbo per lui, e si ritrovò nel salotto di casa sua, arredato esattamente come lui lo conosceva. Mancavano solamente le mensole riempite dalle fotografie di Ed da bambino, a cavallo della sua prima bicicletta o davanti all’accademia di Mistralton, il primo giorno di scuola. Nel salotto, che i due ragazzi osservarono come da dietro un vetro, erano accomodate quattro persone. Sul divano più grande, Ed li riconobbe con dei sussulti, c’erano Arthur Bryce, giovane e denutrito, e un ragazzo stravagante, che portava uno strano copricapo giallo in linea con la barba che gli stava cominciando a crescere. Ai piedi del divano, intenta a leggere un libro, Ed vide una ragazza dagli occhi scuri e i corti capelli castani, che la facevano somigliare un po’ a sua madre. Su una poltrona, seduto con aria al solito annoiata, c’era invece suo padre. I quattro, nonostante una leggera tensione che regnava nell’aria, parevano molto affiatati.

« Ultimamente è un bel casino, non so se avete seguito » disse Edward, fissando la televisione di fronte a lui con aria seria. Batté un dito sul telecomando e cambiò canale: sullo schermo apparve il filmato di un giovane uomo dai capelli verdi, intento ad arringare una nutrita folla di persone ai suoi piedi.

« Ghecis ha rischiato l’arresto? » chiese Bryce, guardando a sua volta la televisione, l’interesse che trapelava chiaramente dalle spesse lenti degli occhiali.

« Parrebbe » ribatté Edward. « E lo credo bene, con quello che va a predicare. Liberare i Pokémon, fronti di liberazione, abolizione degli esami… Quante cazzate ».

« Sta riscuotendo una certa eco, però » obiettò il ragazzo biondo. Aveva una voce stridula che Ed trovò stranamente fastidiosa.

« Perché qui a Unima stiamo perdendo il senno. Di questo passo quel Ghecis ci condurrà sull’orlo della guerra, lui e la sua banda di criminali camuffata ». Edward scosse la testa, visibilmente contrariato.

« Alla guerra? Ed, non credi che… » tentò di ribattere il ragazzo, ma venne interrotto.

« Ascoltami, Fritjof, solo perché sei sempre a perdere tempo con i tuoi Pokémon dai colori sgargianti, con le teorie sui meteoriti, l’attacco degli alieni o non so che cosa, non significa che il mondo non vada avanti. Tieni aperti gli occhi » lo rimbrottò di nuovo Edward, sfiorandosi le palpebre con l’indice e il medio della mano sinistra. Poi bloccò lo sguardo sulla ragazza, che teneva il libro aperto sulle cosce e lo sfogliava rapita.

« Tu invece non hai nessuna parola da spendere come al solito, non è così? » Lei sollevò lo sguardo lentamente, ma con gentilezza.

« Questo libro è fantastico » commentò con voce sognante.

« Già, tu sei un’altra che come il nostro amico Fritjof qui dovrebbe cominciare a badare di più al reale ».

« Parla delle avventure di un ragazzo di nome Edwin, che ha perso i genitori ed è stato allevato dai Pokémon nelle foreste » proseguì lei, come se Edward non avesse detto nulla.

« Non ti sto ascoltando ». Edward sbuffò. Pareva che fra i quattro fosse lui a comandare, ma la ragazza lo assecondava con esperienza, senza scomporsi.

« Ed. Ho una grande passione per questi luoghi, e dunque? Non significa che non stia tenendo d’occhio gli ultimi avvenimenti. E tra parentesi, penso che tu abbia ragione. Io e il mio team stiamo sviluppando dei prodotti curativi per i Pokémon che possono aumentare di molto la velocità di riparazione dei tessuti, il che potrebbe tornarci utile di questi tempi ». Edward stavolta tacque, in un evidente silenzio di approvazione.

« Ma piuttosto, perché Susan non è qui? » chiese la ragazza.

« Te l’ho detto, Mary. Lei rimane fuori da queste vicende da Trainer. Non voglio tormentarla con i nostri problemi » sentenziò Edward, con una nota definitiva nel tono della voce.

« D’accordo, ma praticamente l’ha incontrata solo Arthur, e di sfuggita! Non puoi non presentarcela, è la tua ragazza… » cercò di convincerlo lei, che Ed credeva di aver riconosciuto.

« È proprio questo il punto! Lei è la mia ragazza, e fa parte di un lato della mia vita… L’altro lato siete voi. Non possono coincidere. Devo proteggerla ».

« Cosa faremo, comunque? » intervenne Bryce. « Se veramente dovesse scoppiare qualcosa con Ghecis, quali saranno i nostri piani… »

« Io continuerò le mie ricerche » assicurò Mary Wedgwood. « Daranno una grande mano ai nostri, se ce ne sarà bisogno ».

« Anche io cercherò di rendermi utile… » esitò Fritjof, un’occhiata imbarazzata nei confronti di Edward, che aveva chiuso gli occhi.

« Io catturerò Terrakion ». Fritjof stavolta non si trattenne, e scoppiò sonoramente a ridere, in un fragoroso stridio spaccatimpani.

« E poi sarei io quello pazzo, Ed! »

« Io catturerò Terrakion » ripeté Edward, e stavolta cancellò la risata dal viso di Fritjof.

« Ed, è un Pokémon Leggendario, e anche piuttosto violento… » tentò di dire Mary. Edward scrollò le spalle.

« Mi è entrato in testa da quando ne ho scoperto l’esistenza. Sono un Trainer, ho i mezzi per poterci provare. E se Ghecis dovesse fare ciò che penso, io ci sarò. Un problema del genere va eliminato alla radice ». Ed fissò attonito suo padre, in un silenzio accolto anche dai presenti nella stanza. In seguito, Edward parlò ancora.

« Ora vi devo congedare, ragazzi. Susan sta per tornare. Ci riaggiorneremo ». I contorni del salotto cominciarono a sfocarsi e a turbinare, e a un certo punto tutto divenne scuro.

In una catapecchia battuta da un violento temporale, due figure si muovevano agitate, e una di esse ansimava violentemente.

« Edward, hanno colpito, lo… Lo sai… » Era la voce di un Bryce pallido, terreo, con i soliti capelli lisci gettati all’indietro, in quell’occasione unti e sporchi. Ed non l’aveva mai visto così sconvolto. Suo padre, che stava di spalle dall’altra parte di un duro tavolo di legno, aveva i capelli ormai lunghissimi, legati in una crespa coda di cavallo.

« Zinzolin ha assassinato Mary. Lo so ». Edward sputò quelle parole come veleno acido che gli corrodeva la pelle. Esalò un respiro soffocato, lasciando che il suo sguardo si perdesse nelle profondità del cielo in tempesta, oltre l’unica finestrella di quel luogo oscuro.

« Avevi ragione, la guerra… È davvero scoppiata, alla fine… » Una lacrima scivolò lungo il viso di Bryce. Edward si voltò verso di lui.

« È davvero cominciata, sì. E da un pezzo. Mary stava facendo un lavoro incredibile con il suo team… Migliaia e migliaia di Pokémon dei nostri Trainer ristabiliti in poche ore grazie alle loro pozioni. Era ovvio che il Plasma la prendesse di mira ».

« Io non lo posso sopportare… NON POSSO… » Bryce batté un pugno sul tavolo, le orbite spalancate come dei fanali. Grattò le unghie lungo la polverosa superficie, imprecando. « Amos si è tolto la vita dopo l’attentato… Il figlio di Mary è rimasto orfano di entrambi i genitori, a un mese di vita, nel bel mezzo della guerra… »

« Ci penso io » disse Edward. Ignorò il comportamento dell’amico, afferrando un mantello da viaggio nella penombra e appuntandoselo al collo. Poi superò Bryce, e spalancò la maniglia della porta, più scuro in volto che mai.

« Dove vai? » Una Poké Ball fece capolino dal mantello di Edward, scivolandogli nella mano destra. Bryce la fissò intensamente.

« L’hai catturato… No, non ci credo… »

« Credo di sapere quale sarà la prossima mossa di Ghecis ».

« E cosa credi di fare, Edward… »

Edward indugiò per un istante.

« Giustizia ».
 
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CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Passo al volo per dire anche qui che il restyling della home mi piace parecchio, minimo, semplice ed efficace. Google lo definirebbe "Material".

Bella idea quella delle recensioni, non vedo l'ora di leggerle. Magari quest'estate rileggo la fic dall'inizio e guardo anche le recensioni. Vedrò.

Ciò non toglie che la fic stia prendendo una piega molto interessante. Finalmente Edward, dannazione, è dal primo capitolo che lo stiamo aspettando, finalmente lo vediamo in azione!
 
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Dxs

Rappresentante di classe
Grazie a Maze per il grande aiuto con il sito, ci hai dato una grande mano. Fatemi sapere cosa ne pensate della review. [emoji6]
 
Ho recuperato i capitoli persi e devo dire che ho fatto male a non seguire settimana per settimana.

La storia si sta sviluppando intensamente, portando con sé un turbine di azione e nuove scoperte.

Questa saga è molto coinvolgente e sono curiosa di sapere come proseguirà.

Zago aveva ragione, la lotta nella foresta è veramente bella e perfettamente descritta. Sono rimasta male per la morte della scienziata, avevano fatto così tanto per proteggerla.
 

Dxs

Rappresentante di classe
Probabile pausa la prossima settimana. Intanto...

Capitolo 35 - Ritratto Familiare

La catapecchia si dissolse in una nebulosa colonna di fumo. Ed e Sean udirono la pioggia scorrere più chiara e vicina; c’era una vallata immersa nella nebbia, che baluginava piano ai chiarori pallidi dell’alba. Lo scrosciare della pioggia andò via via placandosi, e il profilo di Edward emerse in quella foschia opalescente. Da lontano vide lui, l’uomo dalla lunga chioma verde, che si stagliava alto e furioso su un altro essere umano, chino a terra e sanguinante, su cui stava infierendo. Dietro di loro, Edward scorse anche un’altra sagoma giacere al suolo.
« Perché te la prendi con lui, vecchio? »
Smise di piovere. Il volto di Ghecis divenne una maschera, mentre agguantava una Poké Ball più rapidamente che poté. Edward, intanto, aveva riconosciuto entrambi gli uomini a terra. Il primo si muoveva ancora, a differenza dell’altro, che giaceva immobile in un lago di sangue, e a cui mancava la testa. La tunica viola fece capire a Edward che il suo obiettivo era già stato messo fuori gioco: avrebbe voluto urlare la sua protesta, gridare il suo dolore per non essere stato lui a vendicare la morte di Mary, per essere arrivato inequivocabilmente in ritardo. Tuttavia nascose quel sentimento, sorridendo in maniera spiritata: finalmente poteva vedere Ghecis, e giurò a se stesso che, almeno a lui, non avrebbe dato scampo…
« Ah, la metti così, eh? »
« C-Chi scei? S-scappa… Morirai… » L’uomo a terra, una chioma bruna appena brizzolata, si mosse a fatica.
« Ehi, vecchio mio. Non affannarti troppo, sei già ridotto abbastanza male ». Edward, in un moto di liberazione, fece volare la sua Poké Ball nell’aria. Terrakion si materializzò sul campo di battaglia con la stessa furia repressa del suo Trainer, facendo lampeggiare gli occhi verso Ghecis, che alla sua vista fu ancor di più pietrificato.
« C-Cosa… No… Non puoi condrollarlo… C-Come hai faddo… Cosa fai… » esalò di nuovo quell’uomo, che aveva evidentemente il naso rotto.
« Non preoccuparti, vecchio mio! So quello che faccio. Sono quasi rimasto sepolto vivo fra le montagne, per catturarlo. E comunque, il mio nome è Edward Brown ». Sorrise con quanta più sicurezza possedeva in corpo, sapendo che quell’atteggiamento avrebbe influito sulla psicologia dell’avversario. Poi si rivolse a Ghecis, incalzandolo.
« Allora? Vogliamo divertirci un po’, Ghecis? »
« HYDREIGON! » sbraitò lui. Dalla sua Poké Ball fuoriuscì un mostro somigliante a un’idra, con una testa più grande e due più piccole al posto delle mani.
« Patetico » commentò Edward, ogni traccia di sorriso sparita dal volto. Non riuscì più a mascherare quel dolore cieco che lo attanagliava, scavando in ogni centimetro della sua pelle. Il suo mondo, la sua dimensione, il suo idillio da Trainer, i suoi compagni e Susan… Tutto stava svanendo…
« Patetico. Veramente… Patetico. Illeaki, fallo a pezzi ». Hydreigon sparò delle fiamme incandescenti nella direzione di Terrakion, che le puntò senza timore, scartando dalla traiettoria all’ultimo istante e balzando in alto, nella direzione del Pokémon di Ghecis.
« Hydreigon, SPOSTATI! »
L’ordine del suo Trainer raggiunse Hydreigon troppo tardi. Il Pokémon deviò dall’attacco dell’avversario, che con una violenta incornata riuscì comunque a portarsi via un tentacolo presente sul suo dorso: la propaggine volò via nella tempesta, lasciandosi dietro una lunga scia di sangue bluastro, che andò anche a macchiare una delle corna di Terrakion.
« ROOOAR! »
Il Pokémon di Edward si fermò, lanciando un grido di battaglia che fece vibrare l’aria e tremare la terra. Ghecis, nel più oscuro anfratto della sua contorta mente, sapeva di dover abbandonare quel luogo e mettersi in salvo, ma la forza di un Pokémon Leggendario, che tanto aveva ricercato in quegli anni, si dimostrò una tentazione troppo forte da superare.
« DRAGOBOLIDE! » urlò.
Grossi frammenti di rocce che ardevano di fiamme cerulee volarono nell’aria, pronte a scagliarsi su Terrakion, che ancora una volta sgroppò rapido, evitandole. Numerosi crateri si aprirono alle sue spalle, e il Pokémon di Edward guardò il suo Trainer, pronto per un nuovo ordine. Edward, fino a quel momento, aveva sempre avuto un’alta idea di se stesso. In tutte le lotte, le battaglie e le sfide a cui aveva preso parte si era dimostrato implacabile, perfettamente a suo agio e in grado di fare la mossa giusta in ogni situazione. Ma quei maledetti attimi gli fecero lentamente capire chi era, cos’aveva fatto e cos’aveva sbagliato. Cadde in ginocchio a terra, serrando le mani nella terra fangosa. Per la prima volta nella sua vita, era incapace di pensare e di agire.
« Io… Ho il potere per mettere fine a tutto questo… Devo… Farlo… »
« KIOOON! » scalpitò Terrakion. Edward sapeva che, nonostante lo avesse catturato, il suo Pokémon non avrebbe pazientato ancora a lungo senza che gli venisse impartito un ordine.
« Illeaki… Uccidi Ghecis ».
« Kion ».
Terrakion partì come un fulmine, coprendo a testa bassa e in pochi attimi la distanza che lo separava da Ghecis. Hydreigon, ancora nell’aria, comprese con un ritardo quasi fatale le intenzioni dell’avversario: agguantò il suo allenatore con le fauci, sollevandolo nell’aria per la tunica ed evitando che Terrakion lo travolgesse completamente; un bagliore, e un nuovo arto volò nell’aria, lavando la terra con il sangue.
« La pagherai! » gridò Ghecis da lontano, gli occhi sbarrati e il sangue che sgorgava senza controllo attraverso la manica tagliata della tunica. Il suo braccio mozzato giaceva vicino alla figura decapitata, un tributo per Edward non ancora sufficiente.
« Illeaki… » Rifletté sul da farsi. Ghecis stava fuggendo: avrebbe potuto raggiungerlo. Ma c’era anche l’uomo a terra, ferito gravemente, eppure ancora vivo. Edward deglutì, e alla fine decise che doveva essere salvato. Cominciò a camminare, sollevando tra le braccia l’uomo e montando sul dorso di Terrakion, che si chinò per farlo salire. Nella foschia, Ghecis Harmonia Gropius stava sparendo alla vista.
« Drayden » disse Edward. Terrakion, trottando a velocità sostenuta, li stava riconducendo all’interno delle mura di una città semidistrutta. Ed e Sean seguirono quel gruppo senza muoversi, come attratti da una forza invisibile che li costringeva a guardare quello spettacolo.
« Lasciami… Figlio di… Vai via… »
« Ti sto salvando la vita » ribatté Edward, pacato. « Anzi, ho scelto di salvartela, preferendo a te un uomo che tormentava da settimane i miei incubi. È questo il ringraziamento, Drayden? »
« Puoi f-fodderti… » L’uomo di nome Drayden, la barba impastata di sangue e il naso dall’angolatura innaturale, chiuse gli occhi, abbandonandosi a se stesso. « Era la mia domba… Il mio desdino… Morire… Lì… »
« Destino » ripeté Edward, il disgusto nel pronunciare quella parola. « Hai ucciso tu Zinzolin? » Drayden non rispose.
« Deduco di sì. Be’, avrei voluto essere io. Sarei dovuto essere io. E invece tu sei arrivato prima… Ho deciso di salvarti proprio per questo, sai. La tua punizione sarà quella di rimanere in vita ». Drayden urlò, divincolandosi senza forze. Il labbro di Edward s’incrinò.
« Lamentati quanto vuoi, ma fallo in silenzio. E poi… Non sopporto il modo in cui parli, con quel naso frantumato ». Terrakion procedeva spedito nella sua marcia: Edward capì quanto fossero ormai vicini.
« Tra l’altro, il favore lo sto facendo anche a Unima. Sarebbe un bel colpo se il capo del governo e dell’associazione Trainer morisse nel bel mezzo della guerra. È una garbata azione verso la tua gente rimanere in vita, Drayden ». Giunsero in prossimità di una tenda per i feriti, dove diverse figure si affaccendavano fra barelle, piccole tende e letti all’aria aperta. Edward rimase nascosto nella nebbia, balzando in giù da Terrakion e deponendo Drayden a terra.
« Devo andare a salvare la tua cara regione. Buona sopravvivenza, Drayden ».
Una notte silenziosa accolse il ricordo successivo. Ed si ritrovò nella sua casa: due figure stavano in piedi in cucina, fiocamente illuminata da una lampada a olio.
« E così, è un maschio » stava dicendo Edward. C’era dell’emozione nella sua voce. Susan, malgrado tutto, sorrise. Aveva la faccia più tonda, florida e felice che Ed le avesse mai visto. Il pancione stava cominciando a spuntarle, sporgendo in fuori dalla camicia che portava in quel momento.
« Avremo un figlio, un figlio… » Edward camminò agitato per la stanza, pensando febbrilmente.
« Edward, perché? » disse Susan. « Cosa sta succedendo, perché… »
« Tesoro » la fermò Edward. « Io… La mia vita è segnata da qualcosa di più grande di me. Ho catturato un Pokémon Leggendario, ho messo in fuga il Team Plasma, ho fatto vincere la guerra ai nostri. Ma ho anche messo in moto una serie di eventi a cui non posso sottrarmi, Susan. Nostro figlio… Quando nascerà, io non potrò essere presente. E se non dovessi tornare, dovrai tacergli qualunque informazione su di me, Susan. Digli che sono un Trainer. Digli di cercarmi, se lo vorrà. Ma tienigli nascosto quando ci siamo conosciuti, che Arthur è stato promosso con me… »
« Arthur? Bryce? Cosa c’entra? »
« Rimarrà nei paraggi. Gli ho chiesto di seguire mio figlio, in accademia. Insegnerà lì per un po', quando sarà il momento ».
« Per… Perché tutto questo? » rincarò Susan, esitante.
« Perché se mio figlio non mi dimostra che non è un rammollito, non merita di sapere niente su di me. Niente. Se dovesse diventare un Trainer, allora tutto cambierà. Arthur avrà un compito, in quel caso. Ma non voglio che, per nessun motivo, nostro figlio sappia dove ho studiato. Sappia cos’ho fatto, cos’è accaduto, quello che sai. Susan, dovrai essere la mia complice. Aiutarmi a mantenere questi segreti. È fondamentale che lui non sappia, o non arriverà preparato… »
« Ed, perché... Lui non è ancora nato, non credi che stia… »
« So che ti chiedo moltissimo » la interruppe Edward. « So che mi sto comportando da emerito stronzo, ma devo. Devo. Se c'è una cosa che ho imparato, è che la caratteristica più vitale per un Trainer è l'essere all'altezza di se stesso. Io lo sarò. In questa guerra ho perso molte cose. I miei genitori sono morti, e dovrò fare cose molto pericolose d'ora in poi, ma non posso impedire che mio figlio mi trovi. Però, non gli renderò le cose tanto facili. Non dirgli dove ho studiato. Dovrà scoprirlo da solo, intesi? » Susan si fece più vicina. Edward le cinse i fianchi, e i due si baciarono intensamente per diversi attimi, prima che lui si allontanasse. Raccolse il mantello che aveva lasciato sul tavolo, appuntandoselo al collo come nella conversazione che aveva avuto con Bryce nell’oscura catapecchia. Susan lo seguì con lo sguardo, mentre lui usciva dalla stanza.
« Un’ultima cosa, Susan. Lui… Vorrei che si chiamasse Edwin. Ti prego ».
Per la prima volta da quando lo conosceva, Susan vide una lacrime rigare il viso di Edward. Poi lui lasciò l’abitazione, la porta di casa alle spalle. L’aria di Anville, quella notte, era silenziosa e tiepida. Nulla era mosso da quella brezza leggera, quasi impercettibile, ad eccezione di un piccolo foglietto svolazzante incollato ad un palo. Edward sapeva chi era il destinatario di quel biglietto. Si diresse furtivo fino al palo, staccando il pezzo di carta e leggendolo rapidamente.

Terrakion deve essere liberato, Edward Brown. La guerra è terminata, ma Ghecis Harmonia Gropius farà leva su questa falla, se vorrà tornare al potere.
Sii all’altezza di te stesso.
O.H.


« È tempo » mormorò Edward.
Un flusso di oscurità seguì quelle parole. Ed non riuscì a distinguere cosa stesse accadendo: gli sembrò di intravedere un altro luogo desolato, delle figure che si muovevano indistinte, ma prima che potesse afferrare con lo sguardo anche un singolo elemento si ritrovò catapultato sul limitare della foresta di Anville, insieme a Sean. Pareva essere una notte diversa: l’aria era striata da alcune saette che apparivano e sparivano all’istante, preannunciando un temporale. A pochi passi da loro, c’era un uomo che Ed, inizialmente, non riconobbe. Poi Edward cominciò a muoversi all’interno della foresta, imboccando un sentiero che lui e Sean, mesi prima, avevano ignorato. La prima cosa che Ed notò furono i capelli. Non erano più lunghi e crespi, raccolti in una coda, ma corti, tagliati di netto, divisi in due sporche bande scure. Il secondo elemento che attirava l’attenzione era il sangue. Edward ne era ricoperto, dai vestiti, logori come al solito, alle scarpe. Nonostante fosse solo sporco ma non ferito, sembrava reduce da una lunga e furiosa battaglia. Quando il viaggio di Edward nei meandri della desolata foresta fu terminato, Ed e Sean scoprirono di essere giunti ancora una volta dinanzi a quella specie di rovina, con il muro ricoperto da geroglifici. L’entrata, tuttavia, non era sbarrata da nessuno. Edward la superò, facendo l’ingresso in uno spazio d’erba rado, dove non cresceva nessun albero o arbusto. Solo al centro di quella radura circondata dalle rovine si trovava una sorta di spiraglio nero, dal quale fumava piano una strana energia oscura.
« Allora è vero » disse Edward. Tornò indietro, all’ingresso della rovina, sedendosi e appoggiandosi al muro, proprio vicino allo spazio per entrare. Lanciò con un gesto casuale la sua Poké Ball, dalla quale Terrakion eruppe in tutta la sua grandezza.
« Illeaki » lo chiamò Edward. Terrakion sbuffò.
« Dovrò chiederti un favore piuttosto grosso. Sai, a quanto pare… Ho creato un pasticcio, catturandoti. Ho manomesso un ecosistema ». Terrakion continuò a squadrare il suo Trainer, ritto sulle zampe.
« Io… Ti lascio libero. Non posso tenerti, o le cose peggioreranno. Il tuo unico compito sarà rimanere qui, a difendere quest’ingresso. Hai capito? Nessuno, e dico nessuno, dovrà mai più entrare. Me lo prometti? » Terrakion guardò Edward molto lentamente. Quando pareva sul punto di scaraventarsi su di lui e squartarlo, si sedette nel punto indicatogli, occupando tutta l’entrata, come Edward aveva richiesto.
« Magnifico ».
I tuoni ritornarono ad annunciare la loro presenza. L’odore della tempesta aveva appesantito l’aria; Edward sedette accanto al suo Pokémon, come un fratello maggiore, e lo vide muoversi appena, nel tentativo di scegliersi la posizione migliore per dormire. Edward rise, giurando di poter sentire, in quel momento, tutto il sangue versato grazie alla furia di Terrakion. Incise con il sangue che gli invadeva le mani, ancora fresco, i loro volti sulla corteccia di un albero.
« Ogni tanto sento le loro voci, sai. Li sento parlare, come se si trovassero nelle mie ossa. Ne abbiamo passate… » Edward sospirò. « Stammi bene ».
La foresta si dissolse. Nel buio di un archivio polveroso, Edward accese una fiammella, posandola su uno scaffale di fronte a lui. Ed riconobbe la sua scuola.
« Il mio Shift dovrebbe bastare. Lo percepirai solo tu, Edwin, e solo tu potrai scovarlo. Gli altri rimarranno alla larga ». Edward aprì una cartella, deponendo con delicatezza un foglietto che teneva in mano fra altri due più grandi.
« Devi farcela » mormorò. « La verità è che non mi fido di nessuno. Ma un frutto del mio stesso seme… Potrebbe anche riuscirci. Buona fortuna, Edwin ».
E la scena cambiò ancora. La pioggia, fitta, ticchettava piano nel Dreamyard deserto. Solo Edward si trovava all’ombra di un edificio semi distrutto, una Poké Ball in mano. Davanti a lui, Musharna levitava piano, gli occhi chiusi.
« Devo liberare anche te, Lullaby. Ho… Progettato tutto. Lui verrà alla fine, e scoprirà ciò che ho da mostrargli ».
« Mush ». Edward guardò la volta del cielo, preoccupato. Si avvolse nel mantello, inspirando per gli ultimi istanti quell’aria, che sapeva tanto gli sarebbe mancata in futuro.
« Mancherai, Unima ». Poi si rivolse al suo Pokémon.
« Forza, allora. Musharna ».
Accadde qualcosa di strano. La sagoma di Edward venne come distorta, e dalla sua testa cominciò a defluire la stessa sostanza densa che aveva intrappolato Ed e Sean in quei ricordi. Alla fine il moto si arrestò. E tutto esplose.
« ED! »
La luce del giorno tornò a invadere la realtà, che non appariva più sfocata come da un vetro. Ed si rimise in piedi, più in affanno che mai, e cominciò a girare in tondo, la testa che gli esplodeva di dolore. Erano usciti da quei ricordi.
« ED! » ripeté Sean, che fissava l’amico con immensa preoccupazione.
« LO SO! » urlò Ed, con tanta veemenza che i Murkrow stridettero ancora, stavolta sollevandosi dai rami dove si erano fermati a gracchiare. « O.H. HA INSEGUITO ANCHE MIO PADRE! NON LO HANNO CATTURATO, LUI… HA LIBERATO TERRAKION DI SUA VOLONTÀ! » Lo sguardo di Ed era distorto, a metà fra il panico e l’eccitazione.
« Cal… Calma ». Sean deglutì, afferrando Ed per le spalle. « Calmati, lui… Non ci ha dato soluzioni concrete. C’è un muro dietro quello che ha fatto dopo… Dopo aver lasciato… »
« Come puoi… » Ed si liberò dalla stretta, continuando a camminare senza freni. « Come puoi dirlo… Ha lasciato Unima, è vero, ma Sean… Lo Shift, Sean, LO SHIFT! L’HO PERCEPITO! HO PERCEPITO LO SHIFT DI EDWARD! » Ed rise, lasciandosi cadere a terra, nella stessa isteria che aveva seguito la morte del Mightyena.
« Ed ». La nota nella voce di Sean era cambiata. Si voltò, cercando di richiamare l’attenzione dell’amico. « Edwin, ti prego… »
« Sean, non capisci che non posso ignorarlo, io credevo di dover lavorare su me stesso, di lasciar perdere mio padre, ma ogni volta che ci provo lui torna, Sean, torna e io sono sempre lì, a seguirlo, a credere che non sia il destino a volere ciò, ma è questo ciò che mi suggerisce il destino… Il destino… » Ed si risollevò, le mani fra i capelli. Un meraviglioso scenario di eventi si era aperto con quelle rivelazioni, con quella chiave di volta nella vita di suo padre. Tutto poteva cambiare, tutto poteva essere cambiato…
« Zitto » gli intimò Sean. « Taci ». Allungò un braccio verso l’entrata del Dreamyard, indicando qualcosa con un dito. Ed lo vide con qualche secondo di ritardo.
« Abbiamo… Abbiamo compagnia ».
 
Ultima modifica di un moderatore:

CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Finalmente qualcuno meglio di Mark.

Lo aspettavamo da tempo.

Se vai in pausa sei una merda.

Sappilo.
 

fantallenatore99

Ritorno alle origini !
Ok, letto fino alla fine del capitolo 29

Benga merita la morte insieme a Ryder ^^

Ho adorato il capitolo delle rivelazioni : Lo shift (che mi sembra una specie di introforza per le persone umane
), i sigilli (ne fai catturare un'altro a Sean, vero
? inoltre scommetto che avranno un'altra importante parte nella storia, oltre ad essere pucciosissimi
), il passato che inizia a mostrarsi (pretendo un flashback prima o poi, se padre e figlio si rincontreranno), i professori (... Già, ma loro sono prof fighi che possono fare cose che i normali prof non possono fare u_u ) e Rafan. Su Rafan avrei molto da dire, anche perché mi piace 'sto personaggio, ma mi limiterò a dire che svolge in modo magistrale il ruolo di maestro, ma anche di guida per giovani trainer che conoscono appena quel mondo, pieno di insidie e segreti.

Si passa poi allo scontro tra Benga e Ed ... Epico


Uno scontro eccellente, Volcarona come solito Uber (io sono ancora qua a chiedere il suo ban, quella maledetta falena), ma soprattutto i limiti di victini che vengono superati, avanzano. Anche se è stata una sconfitta, il vero vincitore è stato victini, che ha potuto raggiungere uno stadio ancora superiore. Il capitolo finale, dopo le botte prese da Ed mostra come, sia Ed che Sean siano cambiati dall'inizio, ognuno passando le sue fasi turbolenti.

Davvero molto bella come saga, anche se pure come una di quelle iniziali. Non so come elogiarti Dxs, se non dicendoti di continuare perchè hai messo tantissime pedine in campo e voglio vedere come andrà la partita


Come solito la caratterizzazione è stata fatta perfettamente ed insieme a queste le lotte.

Ora posso farti un po' di domande, vero
?

1) una persona può avere più di uno shift ?

2) possiamo sapere le date di nascita (o almeno il mese) dei vari personaggi
?

3) il sangue di victini è color oro perchè è un leggendario. Anche gli altri leggendari hanno un sangue di questo colore oppure si differenziano? che ne so, rayquaza un sangue verde/violaceo per esempio ?

4) hai intenzione di far apparire tutti i pokèmon nel tuo racconto o solo quelli più influenti ?

5) da quanto ho visto nei vari incontri del pokèmon world tournament victini aveva usato più di 4 mosse ; i pokèmon qui non hanno quindi un limite di mosse che possono sapere ?

6) i pokèmon vengono curati in speciali macchine;sono simili a quelle dei pokècenter dei giochi oppure sono totalmente differenti e prendono energia da qualche tipo di shift ?

7) Se un trainer perde il suo pokèmon o tutti i suoi pokèmon tiene lo stesso quella carica oppure gli viene revocata ?

8) che pokèmon utilizzava Rafan per allenare i due ?

9) i sigilli sono quindi nelle altre regioni o sono tutti a Unima ? Se sono nelle altre regioni vedremo Ed e Sean girare anche per kanto/hoenn/sinnoh (soprattutto l'ultima perchè "dimora di Arceus") ?

Mi sembra di aver fatto abbastanza domande ^^'

Se me ne verranno in mente altre te le sciveró qui
 

Dxs

Rappresentante di classe
Grazie fanta sia per il tuo tempo (recuperare tutti questi capitoli è un'attività che richiede voglia e pazienza) sia per questo commento. Sono contento in particolare che tu abbia apprezzato la figura di Rafan, un personaggio con una caratterizzazione piuttosto forte.
 

Ora posso farti un po' di domande, vero
?
Ora, certo.
 

1) una persona può avere più di uno shift ?
No.
 

2) possiamo sapere le date di nascita (o almeno il mese) dei vari personaggi
?
Sì, è una cosa che avevo in programma. Le scoprirete tutte man mano che verranno disegnati e le loro schede postate sul sito (ci stiamo lavorando per questa estate)... In ogni modo, rivelo le date di alcuni: Edwin è nato il 2 settembre, Hope il 3 giugno, Mark il 7 aprile, Eric il 31 gennaio, Kelen il 15 gennaio.
 

3) il sangue di victini è color oro perchè è un leggendario. Anche gli altri leggendari hanno un sangue di questo colore oppure si differenziano? che ne so, rayquaza un sangue verde/violaceo per esempio ?
Tutti i leggendari hanno il sangue dorato, un po' come l'icore per gli dei, se hai letto la saga di Percy Jackson. L'idea è presa da lì, in effetti. Quindi no: non si differenziano.
 

4) hai intenzione di far apparire tutti i pokèmon nel tuo racconto o solo quelli più influenti ?
Per Pokémon intendi Pokémon in generale o Pokémon Leggendari? La risposta, comunque, è in entrambi i casi negativa. Inserirò i Pokémon funzionali alle varie circostanze, ma dando un senso ad ognuno di loro.

5) da quanto ho visto nei vari incontri del pokèmon world tournament victini aveva usato più di 4 mosse ; i pokèmon qui non hanno quindi un limite di mosse che possono sapere ?
Già, non esiste il limite delle quattro mosse nella mia fic. È una cosa già risaputa, comunque: pensa al Lucario di Mark Jenkins contro l'Honchkrow di Eric Dawkins, nella quinta prova d'esame. Utilizzò in un solo incontro Extrarapido, Forzasfera, Danzaspada, Crescipugno e Zuffa.

6) i pokèmon vengono curati in speciali macchine;sono simili a quelle dei pokècenter dei giochi oppure sono totalmente differenti e prendono energia da qualche tipo di shift ?
Vengono curati nei macchinari stessi dei Pokémon Center, trasportati lì per l'occasione. C'è stato un unico caso in cui la federazione ne è stata sprovvista: alla fine della terza prova d'esame, quando dovettero attaccare Victini a dei tubi insieme a Edwin.

7) Se un trainer perde il suo pokèmon o tutti i suoi pokèmon tiene lo stesso quella carica oppure gli viene revocata ?
La carica di Pokémon Trainer non viene revocata neanche con la morte. Se passi l'esame, rimani un Pokémon Trainer a vita, puoi anche andare a raccogliere il cotone ma intanto sarai un Pokémon Trainer. Quindi sì, tiene la carica, Pokémon o meno.

8) che pokèmon utilizzava Rafan per allenare i due ?


9) i sigilli sono quindi nelle altre regioni o sono tutti a Unima ? Se sono nelle altre regioni vedremo Ed e Sean girare anche per kanto/hoenn/sinnoh (soprattutto l'ultima perchè "dimora di Arceus") ?
Ci sono sei tombe, una per ogni regione del mondo Pokémon. Per ora, è nota solamente la conformazione della regione di Unima, con Zekrom e Reshiram sul fondo e vari altri strati superiori, con demoni sempre più deboli. Non ho dato notizie sulle prigioni delle altre regioni, ma non è da escludere che posseggano nature diverse. Inoltre, ricorda che queste prigioni servono a intrappolare i Pokémon malvagi, e sono state costruire da Arceus: quindi lo stesso Arceus non è che si trovi intrappolato in quella di Sinnoh.
 

Dxs

Rappresentante di classe
Una barca di novità a 'sto giro. Controllate il sito.


Capitolo 36 - L'Agguato Di Knockford

« Victini, Ed » mormorò Sean con un filo di voce, arretrando appena. « Tiralo fuori ».
Ed eseguì quell’ordine più velocemente che poté. Non riconobbe l’enorme sagoma che aveva varcato le soglie del Dreamyard e ora vagava a qualche metro da loro, apparentemente ignorandoli. Quel fatto, unito al posto in cui si trovavano, a ciò che avevano appena visto, a ciò che li aveva spinti sin lì, condussero la mente di Ed alla deriva verso un’unica soluzione.
« Lo riconosci? » continuò Sean.
« No ».
« E credi che… Possa essere… »
« Se è così, tanto meglio » tagliò corto Ed, deglutendo. « Hai detto tu stesso poco fa che prima o poi dovrò affrontare O.H. Questa mi sembra un’ottima occasione ».
Strinse con più forza la Poké Ball di Victini. Non aveva idea di come sarebbe uscito da quel luogo, né se effettivamente sarebbe riuscito a venire fuori anche da quella situazione. Tuttavia, c’era una cosa di cui era assolutamente certo: avrebbe combattuto al fianco di Victini fino alla fine, e il suo Pokémon non sarebbe stato da meno.
« Giusto ». Sean stava già sudando, sfiorandosi nervosamente il dilatatore. « Merda, quanto odio queste situazioni… Merda… » La persona continuava ad ignorarli, stazionando di spalle vicino al perimetro degli alberi. Era un uomo alto almeno due metri, con pochi capelli rossicci e due spalle che erano il doppio delle loro; vestiva con un paio di semplici jeans e una maglietta di un blu sbiadito.
« Non riesco a riconoscerlo » disse Ed.
« Chissenefrega ». Sean batté i denti. « Perché ci ignora? Se ti ha inseguito fin qui per ignorar… » Si arrestò, perché la figura aveva ripreso a camminare, sfiorando appena alcuni coni da strada che le intralciavano la camminata. Incedeva lenta, senza una meta apparente, senza un motivo vero che l’avesse spinta in quel luogo, se non per dare un’occhiata al panorama circostante. Mentre continuava a mettere sempre più distanza fra lei e i due ragazzi, turbolente raffiche di vento presero a spirare al centro del Dreamyard, creando un’innaturale clima di tensione. In un lampo che accese il terrore nel cuore di Ed, il ragazzo si voltò, guardandoli per la prima volta.
« Ehi… » Sean fece un altro passo indietro. La faccia scaltra che ora li fissava era segnata da una lunga cicatrice, che correva obliquamente per il suo setto nasale… « Ma quello… » Il volto, ancora impresso nella mente di Ed a distanza di poco più di un mese, non lasciava spazio ad alcun dubbio.
« È Knockford. Albert Knockford » completò.
« Il Black List Trainer scomparso… » Sean ricambiò l’occhiata che Knockford stava rivolgendo loro. « C’è… C’è qualcosa che non va, Ed ».
« Qualcosa che non va? »
« Sì » confermò Sean. « È strano. Da quando sono in grado di utilizzare lo Shift, io… Riesco anche a percepire l’aura degli altri. Non sempre, insomma… La tua deve essere bella sopita, perché non riesco a sentirla, ma in genere i Trainer più navigati lasciano sempre fuoriuscire minime quantità di aura, in ogni istante. Quel tizio no. Il suo corpo è come svuotato ».
« E quindi… » Knockford si voltò nuovamente, accovacciandosi in uno spazio d’erba oscurato da pesanti nuvoloni anneriti, che si stagliavano in quel momento alti nel cielo.
« Vado a vedere ». Sean prese coraggio.
« Sean… » tentò di metterlo in guardia Ed. Lui scosse la testa.
« Un ragazzo scomparso da tre mesi, che ricompare ora vicino alla città dove abita per comportarsi così? Non mi quadra ». Afferrò le due Poké Ball, contenenti Luxio e Joltik. « Guardami le spalle, Ed ». Poi cominciò a camminare con cautela, avvicinandosi a Knockford, che continuava a stare rannicchiato.
« Ehi! » Sean alzò timidamente la voce. « Va… Va tutto bene? » Knockford non sembrò udire quelle parole.
« Albert! Ti… Ti chiami Albert, vero? » Nessuna risposta. Sean avanzò ancora, le raffiche di vento sempre più intense che gli spettinavano i capelli e gli facevano gonfiare la maglietta in maniera innaturale.
« Stai attento, Sean… »
« ALBERT! » Stavolta Sean ruggì, cercando di non far deviare la sua voce da quei turbinii di malevola aria pungente. Quando intuì che l’altro non si sarebbe girato prese a camminare più in fretta, Ed che non lo perdeva di vista nemmeno per un istante e seguitava a stare nella sua scia.
« Albert » ripeté per la terza volta. Ormai era molto vicino, tanto che alzare la voce non gli servì più. Stava per mettere una mano sulla spalla di Knockford, quando i peggiori sospetti di Ed, che per l’ennesima volta aveva spinto a forza nei più oscuri e contorti meandri della sua mente, presero vita.
« ATTENTO! »
Aveva maturato abbastanza esperienza e conosceva a sufficienza Sean per essere certo che, al mondo, pochissime persone avrebbero avuto i riflessi per schivare un attacco come quello. Knockford ebbe uno scatto pauroso, innaturale, non umano: in meno di un istante si voltò, scattò in piedi e si avventò addosso a Sean, che si trovava a pochi centimetri da lui. Nonostante quel fatto, il frangente di tempo fu sufficiente all’amico per attivare lo Shift e smaterializzarsi, riapparendo sul ramo di un albero poco più tardi. Quello che nemmeno Ed sapeva era che a Sean, nell’evitare l’attacco, in un istante di cui lui stesso dubitò l’esistenza, era parso di vedere un volto spiarlo fra gli alberi poco distanti da Knockford, e stavolta non era un volto sconosciuto…
« Sto bene! » gridò, spaventatissimo. « ED, ATTENTO! » Knockford non emise alcun suono, ma corse all’impazzata verso Ed, che lanciò nell’aria la Poké Ball, nel panico totale. Sean corse abilmente giù per il tronco dell’albero, muovendosi rapido fra i cespugli della foresta che circondava il Dreamyard, alla ricerca di una prova che confermasse ciò che gli era parso di vedere. Ma nessuna chioma di capelli ricci, nessun paio di occhi color nocciola si nascondevano lì intorno…
« Hope » chiamò piano. Uno strano moto di nostalgia lo assalì appena, insieme alla nuova, fredda aria che era tornata a spirare in quella tetra radura.
« VICTINI, IMMOBILIZZALO! » ordinò la voce di Ed da lontano.
« Devo… Muovermi... » si disse Sean, costringendosi a distogliere lo sguardo dal cespuglio. Eppure c’era un solco d’erba in quel punto, l’ideale per stare sdraiati e spiare, senza all’apparenza essere visti…
« Viiic! » Sean si diede una mossa. Victini fluttuava nell’aria davanti a Ed, le zampe tese, Knockford che levitava a pochi centimetri da lui, immobilizzato e senza più essere in grado di muovere un muscolo.
« Sean… »
« S-Sto bene » ansimò Sean. « Cosa ti salta per la testa, eh? Dovresti andare a caccia di criminali, non di gente come noi! » Si rivolse a Knockford, che si muoveva a scatti, il profilo del viso puntato verso l’alto.
« Ed… Cosa ne facciamo? Non riesco ancora a percepirne lo Shift! » Ed si prese un attimo per pensare.
« Stor… Stordiamolo. Con Luxio. Poi lo porteremo dalle autorità ».
« VIC! » strillò Victini, la faccia deformata dallo sforzo.
« Cosa c’è, Victini? » Victini strinse gli occhi, nella direzione dell’avversario. « Cosa… » Knockford non disse una parola, ma lentamente, Ed lo notò solo in quell’istante, riuscì a divincolarsi sempre di più, come se l’attacco del Pokémon stesse perdendo potere.
« VIC! » Victini crollò. Cadde a terra, senza fiato; Knockford fu di nuovo libero, pronto per avventarsi su Sean, che stavolta fu pronto.
« Prendimi, sacco di merda! » Si telestraportò alle spalle dell’avversario, e quando questo si fu girato gli fu di nuovo dietro.
« ARGH! »
Per la prima volta, Ed sentì la voce del loro nemico stridere nella tempesta, che pareva sul punto di cominciare da un momento all’altro. Knockford lanciò un verso rauco, di stridulo dolore: Sean gli aveva afferrato la testa con entrambe le mani, lasciando scorrere lo Shift che gli alimentava il corpo.
« ED, SCAPPA! L’HO STORDITO! » Ed, che aveva già raccolto Victini, fuggì con Sean nell’ombra dell’edificio dove Lullaby e gli altri Musharna riposavano nella quiete.
« Victini… »
« Cosa facciamo? » domandò Sean, agitato. « Dobbiamo difendere Lullaby e gli altri Pokémon! »
« Mush » si lamentò Lullaby, venendo avanti. Ed le accarezzò la testa delicatamente, cercando di mettere insieme un tono di voce sicuro.
« Va tutto bene, Lullaby ». Piccole gocce d’acqua stavano per intorpidire l’aria, sfiorando lo spazio d’erba che si estendeva all’aperto, fuori dall’ombra dove si nascondevano in quel momento. Knockford si sgranchì il collo con cautela, come per controllare che fosse tutto in ordine.
« Ed, quello ritorna… » avvisò Sean.
« Non sarei voluto arrivare a tanto » disse Ed. In quei casi era lui a prendere il naturale comando, guidato dalla forza di Victini. « Ma a mali estremi… Non possiamo farci uccidere da un pazzo del genere. Non dopo quello che abbiamo visto… » Si assicurò che Victini stesse bene, poi se lo prese sulle spalle. Knockford ora li scrutava, aspettando che venissero avanti. Ed non si fece attendere.
« Andiamo ». Si mossero sotto lo scroscio di una pioggia fattasi ormai violenta. Pioveva a dirotto: non videro con chiarezza la sagoma di Knockford, ma seppero che era in movimento quando cominciò a farsi sempre più grande e vicina.
« Victini, ti do il segnale… In guardia… » Victini diede un verso, per far capire di aver ricevuto l’ordine. Ed si preparò.
« Tre… Due… Uno… »
« MUORI ». La voce di Knockford, pronunciata per la prima volta quando era un passo da loro, risuonò assolutamente innaturale, robotica, come se nessuna persona al mondo potesse avere una voce del genere. Ed urlò: « FUOCOBOMBA! » e Victini balzò a terra, la sua stella di fuoco che travolse l’avversario nella zona del petto, aprendogli la maglietta e ribaltandolo con una forza sovrumana, per metri e metri nell’aria in tempesta.
« È… Andato… Credo ». Ed sputò a terra. Nel silenzio più totale, senza parlarsi, andarono a cercare il corpo di Knockford, che giaceva poco distante tra l’erba bagnata. La maglia, strappata esattamente nel punto in cui Fuocobomba era andata a segno, fumava quasi impercettibilmente, crepitando ancor più piano.
« È… Morto? Ne sei sicuro? » Sean aveva appena terminato la domanda quando le palpebre di Knockford si spalancarono, accendendosi di una rabbia incendiaria.
« SEAN! »
Ed capì che Sean aveva at­­tivato nuovamente lo Shift, perché si ritrovò in un lampo a diversi metri di distanza, Knockford che era tornato a inseguirli con urla selvagge. Sean scaricò Ed in uno spiazzo in cui l’acqua veniva giù in maniera particolarmente violenta; dopodiché si avventò sull’avversario, evitando ogni suo attacco e cercando di stordirlo come aveva fatto in precedenza.
« ED! » urlò. Ed, immobilizzato con Victini al suo fianco, vide l’amico battersi furiosamente, Knockford che tentava di spezzargli l’osso del collo.
« COSA? »
« PRENDI! » Sean si tolse lo zaino, lanciandolo senza guardare nel punto da cui proveniva la voce di Ed.
« CHIAMA LUXIO! » ordinò Sean. Ed afferrò la Poké Ball dell’esame, su cui Sean aveva inciso una piccola lettera L, e ne fece uscire il suo Pokémon. Luxio ruggì; Sean stava per dargli un ordine, ma fu costretto a una capriola all’indietro, avvitandosi nell’aria e cercando il volto di Knockford per sferrargli un calcio.
« NO! » Knockford aveva bloccato la gamba destra di Sean con entrambe le mani; cominciò a roteare su se stesso, mollando la presa una volta che ebbe acquisito sufficiente velocità. Sean volò via, accartocciandosi in alto e atterrando con un balzo felino a terra, lo Shift che continuava a potenziare i suoi limiti fisici.
« CI SONO! LUXIO, TUONO! » disse immediatamente. L’acqua catalizzò il colpo di Luxio, che s’infranse con un’esplosione nel punto in cui Knockford si trovava. Questi sfuggì all’ultimo istante, scappando dalla traiettoria dell’attacco e scorgendo Ed nella tempesta, con Victini e il Pokémon di Sean ai suoi lati.
« Oh cazzo… »
« EDWIN BROWN. MUORI PER MANO MIA ».
« VICTINI, FUOCOBOMBA! » ordinò di nuovo Ed, ma stavolta non fu da solo. « LUXIO, FULMINE! » Sean, una macchia indistinta, apparve alle spalle di Knockford, graffiandogli il viso e accecandolo, facendo in modo che sbandasse. I rinnovati attacchi dei suoi avversari lo colsero in uno di quei momenti, travolgendolo con una forza tripla rispetto al colpo ricevuto in precedenza; volò fra gli alberi, lontano, piegando un tronco sotto la forza di quella caduta.
« Sean… » Ed, sbandando anche lui, si diresse da Sean.
« Mi ha quasi spezzato una gamba con quella presa… Ma… Sto bene… » Andò ad accarezzare Luxio, grattandogli il mento e ringraziandolo dell’aiuto.
« Avevi ragione quando dicevi che aveva qualcosa di strano » disse Ed alle sue spalle. Sean si voltò, la mano ancora tesa verso il suo Pokémon.
« Già » annuì. « Ma sta’ tranquillo. Nessun umano potrebbe sopravvivere a una caduta come quella, men che meno a due colpi combinati del genere ».
« Non avrebbe dovuto nemmeno sopravvivere all’attacco di Victini. L’ha ricevuto in pieno petto, e si è rialzato… »
« Ed ».
Nella foschia, i due udirono distintamente il piegarsi rovinoso di due tronchi d’alberi, mossi da qualcosa che si allungava in lontananza, oltre la cortina di pioggia, dall’altra parte del Dreamyard. Sean, la mano tremante, afferrò lo zaino e se lo rimise in spalla, richiamando Luxio.
« Non ci posso credere… »
Improvvisamente la pioggia smise di battere. Nubi eteree avvolsero l’aria, striandola di delicate sfumature azzurrine. Knockford incedette più lento che mai, ora maggiormente visibile a distanza. Aveva il volto sfigurato dal colpo ricevuto, e pezzi di pelle cadevano giù dal suo braccio destro, come se si stesse decomponendo.
« Ed… » Sean fece un passo indietro, come la prima volta che Knockford aveva messo piede in quel posto.
« Cosa stiamo guardando… »
Knockford stava rimpicciolendo. Ed all’inizio non fu sicuro di quello che stava guardando, ma capì che era veramente così quando l’albero alle spalle del nemico sembrò crescere in altezza. Gli occhi si ingrandirono, venandosi di rosso e di nero; il cuoio capelluto si estese al resto della testa, e la maglietta e i jeans, già ridotti a brandelli, si strapparono definitivamente. In pochi attimi, Albert Knockford fu sostituito da un basso bipede dal corpo allungato, e dalle vaghe sembianze di un castoro. Sibilò piano, e in un istante fu nuovamente all’attacco.
« UN DEMONE! » strillò Sean, smaterializzandosi ancora una volta grazie allo Shift. Ed notò come fosse migliorato molto nella durata del suo utilizzo.
« SEAN, FERMATI! » Il demone continuò a inseguire Sean, con il quale aveva un evidente conto da saldare.
« CI PENSO IO, ED! » scattò via, rapidissimo, e in cinque falcate ebbe seminato il demone, nascondendosi lungo il perimetro degli alberi. Quella sorta di castoro caricò alla cieca, abbattendone alcuni, e Sean gli ricomparve alle spalle, pronto a colpirlo con una ginocchiata in pieno volto.
« NO, SEAN! » A Ed sembrò di rivivere la scena della morte di Fennel, dieci volte più immersa nel terrore di quello che sarebbe potuto accadere. Il demone spalancò le fauci, e un getto di pura oscurità ribaltò Sean, che fu travolto in pieno. Vide l’amico disegnare un arco nell’aria, e quando si aspettò che battesse a terra, scoprì con rinnovata paura che era finito sul basamento di un edificio semidistrutto. La rovina cedette all’impatto, e Sean sparì alla vista, cadendo chissà dove, senza emettere più alcun rumore.
« No… No… NO… » Ed scosse la testa ripetutamente. Non si accorse di avere la vista annebbiata; il demone stava venendo nella sua direzione, e lui non muoveva un muscolo. Chiuse gli occhi e chinò il capo, in preda a spasmi di rabbia così intensa da farlo sentire in grado di distruggere quel mostro solo usando i pugni. Un leggero piovischio tornò a circolare in cielo, sfiorando delicatamente le loro teste. Ed sentì il viso punto da qualcos’altro: neve.
« VICTINI, FUOCOBOMBA ». Victini incalzò il mostro, che dopo essersi liberato del corpo di Knockford pareva essere molto più a suo agio. Con un paio di movimenti evitò diversi colpi di Victini, il quale a sua volta ansimò, sfiancato da tutti quegli attacchi ripetuti.
« ED! » Una voce ruppe il silenzio, provenendo dalla fossa in cui Sean era caduto. Ed si voltò, non credendo alle sue orecchie.
« SE… SEAN! »
« LE LEN… »
« COSA? SEAN! » Ed sapeva che se non si fosse liberato di quel demone non sarebbe potuto andare a verificare le condizioni dell’amico; tuttavia, il fatto che gli avesse dato una voce lo confortò quasi all’inverosimile.
« LE LENTI… ED… LE LENTI… » Ed spalancò gli occhi. Mentre Victini continuava ad incalzare il demone gettò il suo zaino a terra, estraendone le Lentiscelta­ e fissandole esterrefatto.
« INSIEME! » urlò ancora Sean.
« CHE COSA? »
« INSIEME! USA IL BOOMERANG, POI CI PENSO IO! SARÀ… IL DARDO DELLA VITTORIA! »
« Il dardo della… » Ed non riuscì a cogliere cosa Sean volesse dire. Si limitò a richiamare Victini, che stava tenendo con fatica a distanza il mostro.
« Victini… »
« Vic ». Victini si chinò verso Ed, lo sguardo un po’ intimorito.
« Devi metterti questi ». Gli fece inforcare gli occhiali, premurandosi che nascondessero a sufficienza gli occhi, e gettò un rapido sguardò al mostro, anche lui sfiancato dalla corsa per evitare i colpi dell’avversario.
« D’accordo… Ascolta, Vic… Userai il Generatore-V boomerang, va bene? Una gittata piuttosto ridotta, non posso farti utilizzare altri attacchi mentre sarà per aria… »
« Vic ». Victini aveva capito. Nel turbinio di acqua e neve, Ed si rialzò con determinazione, sollevando il cappuccio della felpa.
« Preparati » ordinò al suo Pokémon. « Generatore-V… BOOMERANG! »
 Le orecchie di Victini s’illuminarono all’istante, lasciando che la fiammata a forma di V si aprisse un varco nel nevischio, roteando senza sosta nell’aria. Quasi nello stesso istante, la voce di Sean disse: « LUXIO, TUONO! » e una gigantesca saetta dorata incontrò l’attacco di Victini a metà strada. E poi, Ed la distinse chiaramente con i suoi occhi. La freccia formata dagli attacchi combinati dei loro Pokémon, come animata da propria coscienza, una volta formatasi individuò immediatamente il demone, che non fece in tempo ad evitare il colpo. La terra tremò, l’aria esplose, e la cavità più grande che Ed avesse mai visto si allargò nel terreno. Secondi più tardi, del mostro non era rimasto un singolo brandello.
« Crepa ». Ed cadde in ginocchio, boccheggiando come se avesse corso fino ad allora. Tolse gli occhiali a Victini, riponendoli nello zaino; quindi decise di farsi forza, rialzandosi e facendosi guidare dal suo Pokémon.
« Sei stato bravissimo ».
« Vic » replicò Victini. Ed sapeva che equivaleva ad un ‘non mi devi ringraziare’. I due galleggiarono piano, ancora scossi per l’esplosione, e finalmente Ed poté vedere cosa c’era al di sotto del basamento dove Sean era caduto.
« Filo » borbottò. « Non ci posso credere… Sean! »
« Sto bene… » mugugnò Sean dal basso. Il nevischio e la pioggia filtravano anche in quell’anfratto di pietra; un lungo filo appiccicoso si estendeva in giù, come la sacca di un ragno gigante che viveva lì da secoli. Ma Ed sapeva a chi apparteneva. Si calò in basso.
« Hai… Hai usato il filo di Joltik per pararti dalla caduta? » Lui e Victini atterrarono su una dura e polverosa superficie. Sean giaceva lì, il volto ridotto a una maschera di sangue, avvolto al caldo fra i filamenti prodotti da Joltik, che aveva richiamato nella Poké Ball insieme a Luxio. Erano a diversi metri di profondità.
« Ed, ce ne dobbiamo andare. Adesso ». Sean sputò del sangue. Checché ne dicesse, Ed capì che non stava bene. Richiamò a sua volta Victini, chinandosi su di lui.
« Sean, tu sei ridotto piuttosto male. Sei sicuro di… »
« Non importa » minimizzò Sean. « Il demone lo abbiamo sconfitto? »
« Sì ». Ed annuì con vigore. « È stata un’altra idea brillante ».
« Bene. Allora ti prego, andiamocene… » Sean lanciò all’amico l’occhiata più sofferente che poté, muovendo poi lo sguardo per la dura superficie di pietra su cui si trovavano. Alla fine, anche Ed le vide. Due lettere gigantesche erano state scolpite nella roccia, incise a formare una sigla che lui conosceva sin troppo bene.
« O.H. » lesse Ed. « O.H… No… »
« Sento uno Shift ».
« Cosa? »
« Uno Shift, Ed. Corre lungo il perimetro di questa botola gigante. È uno Shift protettivo, ed è estremamente… Potente… » Sean gemette.
« Uno Shift protettivo… Protettivo… »
« Ed » implorò Sean. Sembrava sul punto di scoppiare in lacrime. « Andiamo via ». Ed, nella rinnovata concitazione che lo aveva colpito, non riuscì più a pensare. Poi percepì che qualcosa stava cambiando, come se dei lenti fumi annebbianti stessero salendo dal basso.
« Quello Shift… » Sean spalancò le palpebre, e quella che fu l’ultima cosa che Ed vide. Si sentì mancare. L’attimo seguente sbatté la testa, svenendo all’istante.
La sua sagoma ruggiva nel vento. Ed aveva perso il suo volto: sfuggiva tra le sue dita, e tutto il mondo era grigio, come se quella figura, al suo passaggio, avesse portato via i colori con sé. L’uomo sciolse i lunghi capelli increspati, sorridendo sotto il gelido manto di pioggia. Ed provò a raggiungerlo, ma più ci provava, più la sagoma di suo padre diventava lontana.
« Papà! » gridò. Il vento smorzava la sua voce.
« Papà! » gridò più forte. Edward si voltò, ridendo come un matto alla vista di Ed, e un attimo dopo era sparito. Ed urlò, rifiutandosi, e tutto divenne ancora una volta sfocato: alle sue spalle, un’altra figura gli correva incontro. Sembrava disperata.
« Hope? » Ed non era del tutto sorpreso di vederla.
« Il presidente Alder ha rubato Eevee! » strillò Hope. Ed non fece domande, e cominciò a seguirla, un attimo prima di realizzare che erano tornati nella riserva naturale. Un Nuzleaf tagliò loro la strada, sparendo nel folto della vegetazione. Tra gli alberi, spuntarono anche le teste dei gemelli Fraser, che Ed salutò.
« Io non vado avanti senza mio fratello! » disse Marvin di rimando.
« Va bene! » si trovò a replicare Ed.
La riserva era esattamente come la ricordava: schiere di alberi così fittamente aggrovigliate fra loro da non lasciare passare neanche un raggio di luce, fiumiciattoli dall’aria smorta che vagavano pigramente nel dedalo del sottobosco e quella sensazione di intrinseco terrore che non riusciva a scrollarsi di dosso. Finalmente, dopo ore di cammino, arrivarono all’edificio azzurro, superando rapidamente l’anticamera e giungendo nella sala centrale. Eric e Mark sedevano l’uno accanto all’altro, le spalle appoggiate a una parete. Il presidente Alder, invece, sembrava stesse intrattenendo una conversazione molto divertente con Mirton. Quando Hope giunse al suo cospetto, guardò Ed.
« Perché siamo qui? »
« Ragazzi! La festa sta per cominciare! » annunciò Alder, abbracciandoli.
« Li ho bruciati » sussurò Mirton all’orecchio di Hope. « Era l’unica cosa che mi legava a questo posto ».
« Di che sta parlando, Hope? »
« Ho visto più posti di quanti ne possa nominare, e nel tempo tutti hanno cominciato a sembrare uguali. La verità che cerco, però, non era in nessuno di quelli. Esiste una promessa per un luogo migliore ».
Ricominciarono a ridere, e anche Eric e Mark si unirono a loro. D’un tratto, l’edifico in cui si trovavano crollò: lunghe crepe che correvano in ogni direzione si allungarono sul soffitto, mentre il resto delle pareti si accartocciava su se stesso, infrangendosi al suolo. Ed strillò, certo di vedere la sua morte avvolgerlo in un istante nelle sue spire, ma come spettri lui e gli altri presenti furono attraversati da quella pioggia di detriti senza riportare alcun danno. All’aria aperta, Ed vide il mare in tempesta oltre la scogliera, laddove una mano arrancava faticosamente nelle acque tumultuose.
« Tracy! Hope, vieni! » Si voltò, ma Hope non c’era più, sostituita da uno Zoroark che lo squadrava con espressione furba. Anche gli altri erano stati sostituiti da quel Pokémon, ad eccezione di Mirton.
« Devi andare, giusto? »
« Sì ». Ed annuì con vigore. Si gettò verso la riva, arrancando verso la mano, abbastanza vicino da poterla toccare. C’era solo una persona a stazionare sulla banchina, e sembrava che volesse impedire con tutte le sue forze a Ed di arrivare al suo obiettivo.
« Apprenderò lo Shift, professor Bryce » gli promise Ed. Bryce sospirò, togliendosi gli occhiali e pulendo le lenti con un panno.
« Pensavo che Rafan sarebbe bastato ».
« Io ce la farò. Devo farcela ad ogni costo ».
« Se la metti così… » Bryce si fece da parte, e con un cenno della mano diede a Ed la possibilità di passare. La mano, ora, sembrava davvero in difficoltà. Ed si gettò ai suoi piedi, vicino all’acqua: quando la afferrò, tentò di tirarla su, ma con uno sforzo inutile; stava affondando insieme a lei.
« NO! »
Ed rinvenne, e Sean con lui. Si ridestarono insieme, l’uno accanto all’altro: da una lunga scia di sangue che si allungava per la sua visuale, Ed intuì di aver battuto la tempia contro la pietra nell’atto di svenire. Solo una cosa lo separava da Sean. Qualcosa che prima non c’era.
« S-Sean… » Afferrò il biglietto. Era firmato da lui… Sempre lui…

Hai avuto tutto il tempo necessario per soddisfare la richiesta. Hai deciso di ignorarla.
È un grave dispiacere, Edwin Brown. Ma Victini deve tornare alla libertà.
O.H.


La testa di Ed cominciò a girare senza controllo. Fu come se qualcuno gli avesse tirato una sprangata in fronte, e al tempo stesso una pugnalata dritta nel cuore. Non voleva controllare, non voleva, non ne aveva il coraggio…
« Ed ». Sean strappò a Ed il foglio di mano. Lo lesse rapido, poi tornò a fissarlo.
« Ed… Lui… » Ed scosse la testa. Si passò una mano una, due, tre volte attorno alla cintura, dove era solito tenere attaccata la sua unica Poké Ball; squartò lo zaino, rovistò al suo interno gettando via alla rinfusa tutti i suoi averi, ma la Poké Ball mancava… La Poké Ball… Quella piccola, vitale sfera, che conteneva in fin dei conti l’essere di cui più si fidava al mondo… Le lacrime cominciarono a rigargli il viso; ricadde in ginocchio, realizzando solo in quel momento quanto fosse sporco di sangue, bagnato, congelato, ma nulla di tutto quello poteva solo lontanamente competere con quell’assenza, quel vuoto incolmabile…
« NON ESISTE! » Grattò le unghie sulla pietra, riempiendola di pugni, di calci, facendo qualunque cosa…
« Tornare alla libertà… » rilesse Sean, ancora disteso fra i fili di Joltik. « Ed… L’hanno riportato indietro. Sull’isola ».
 
Ultima modifica di un moderatore:

aleterla

Sex Bomb
Da quanto tempo è che prometto di dare una occhiata a questa fic?  Boh, saran passati mesi. Come ti ho già detto però, ho recuperato i primi diciotto capitoli, divorati nell'arco di un pomeriggio ed una sera (in pratica è dalle cinque che non faccio altro).

Premetto subito due cose: la prima, tendo a non cominciare qualcosa di nuovo, ma se poi la inizio spesso mi appassiono; la seconda, le fic a tema pokémon generalmente non mi piacciono. Alla fine, se ho davvero iniziato questa fic è stato per senso di dovere dovuto alla promessa che ti avevo fatto di buttargli un occhio ma, principalmente, per lo spam incontrollato di Dany che stava iniziando ad urtarmi il sistema nervoso (non so se lo sai ma ti fa una grande pubblicità, solo che se non becca la persona con la giusta dose di pazienza, questa finisce per sfanculare lui e di conseguenza la tua fic: io lo fermerei...).

Avevo già provato più volte a cimentarmi nella lettura in passato, ma mi scoraggiavano la lunghezza dei capitoli e il numero di capitoli già usciti, che rendeva il lavoro del rimettersi in pari troppo lungo (e io odio non essere al passo con ciò che seguo). Nel pdf che tu mi hai inviato gentilmente i capitoli erano divisi in pagine, a differenza dei topic del forum (e non so come sono impostati nel sito): ciò mi ha permesso di non focalizzarmi troppo sulla lunghezza effettiva dei capitoli, che in questo sito salta subito all'occhio, e di leggere il tutto pagina per pagina superando quindi lo scoraggiamento iniziale  portandomi poi a perdere mezza giornata dietro al tuo lavoro.

Lessi i primi due capitoli quando uscirono e li rilessi poi un paio di volte in questi mesi quando provavo a mettermi in pari (ma poi puntualmente lasciavo perdere: non per colpa dei capitoli in sé, ormai avrai capito), dunque conoscevo già il potenziale effettivo del racconto e la tua qualità di scrittore. Non ho letto altre recensioni e dubito nessuno te lo abbia fatto notare, ma devo per forza dirlo: sei uno scrittore eccellente e, se penso alla tua età, non posso che inchinarmi virtualmente. Il Classico ha ovviamente fatto del suo, ma l'eccezionale capacità di narrazione e di descrizione di luoghi, personaggi, ambienti e situazioni, sottolineano la tua grande capacità di inventiva, che al Classico non insegnano di certo. Tutto è ben equilibrato e bilanciato: non c'è dispersione, non descrizioni superflue o prolisse, ma adatte e necessarie, che danno alla narrazione quella completezza scenica di cui una fic non deve essere mai monca. È mia abitudine immaginare le scene nella mia mente mentre leggo qualcosa, ma se spesso devo creare da me sfondi e dettagli qui non mi è stato mai necessario: era come vedere un film, potevo vedere ciò che vedevano i protagonisti, sentire ciò che loro sentivano: la sofferenza, la paura  la tristezza, ma anche la gioia e l'affetto tra i protagonisti; se loro sorridono io sorrido naturalmente, in una sorta di costante simbiosi unilaterale. È molto difficile riuscire in questo e la costanza di queste caratteristiche durante tutti i diciotto capitoli che ho letto, possono tranquillamente farmi affermare che sei dotato di uno straordinario talento. 

Ora, per me Tizio può scrivere come Dante durante l'esilio, ma se scrive merda scrive merda e, come ti ho già detto, sono un po' prevenuto quando si parla di fic a tema pokémon (le poche che ho letto lasciavano molto a desiderare, complice la giovane età di chi le ha scritte, a parte una ottima che però non è riuscita a coinvolgermi e ho abbandonato quasi subito). Pur sapendo quanto in realtà il tuo racconto fosse diverso dagli altri, non ho potuto eliminare quella sensazione di sufficienza che mi accompagna quando si parla del genere: oltretutto, i primi due capitoli mi erano sì piaciuti, ma non abbastanza da spingermi a leggere il seguito con avidità. Ciò che mi ha spinto ad andare avanti è stato il sentirmi in un ambiente familiare: la fic mi ha riportato indietro ai tempi in cui divoravo costantemente romanzi fantasy, genere verso cui ho progressivamente perso interesse, ma che in qualche modo si è leggermente risvegliata quando mi sono addentrato nella storia; ti dirò, inoltre, che hai centrato in pieno l'obiettivo di non rendere questa fic la classica a tema pokémon, e non per la lunghezza o lo stile di scrittura, ma perché i pokémon non sono i protagonisti assoluti: sono compagni di allenatori che finalmente vengono messi in primo piano, con tutti i loro pregi e difetti e questa storia ne descrive gli inizi, la crescità e maturità. Si vede anche da questo la forte influenza esercitata su di te dagli shonen: dalla prima prova dell'esame per diventare trainer, ispirata palesemente alla prima prova dell'esame di selezione dei Chunin in Naruto (così come la quarta prova dei Trainers mi ha riportato alla mente la seconda dei Chunin a causa principalmente dell'ambientazione e delle situazioni disperate), all'influenza generale subita da HunterxHunter, cui i diciotto capitoli che ho letto devono molto.
Proprio questo mi pone delle domande sulle tue reali capacità di scrittore, o meglio sull'esatto livello in cui ti trovi (indubbiamente alto): tu hai preso la pasta e, come un dannatamente bravo pizzaiolo, hai creato una pizza coi fiocchi. Questa pasta era già però ben preparata: Unima, i Superquattro, i pokémon... per la creazione di molti aspetti non hai fatto altro che traslare ciò che già era in questo racconto, riuscendo poi a combinare il tutto con molta farina del tuo sacco. Mi chiedo però cosa saresti in grado di fare se tu dovessi partire da zero, creare un universo tuo, ogni singolo personaggio o ambiente, ma mi rendo conto che non è tuo obiettivo essere uno scrittore ma il mio pensiero ad essere troppo pretestuoso. È però una cosa che mi piacerebbe leggere, un tuo lavoro completamente inedito, magari non un progetto enorme come Edwin, ma anche semplici racconti autoconclusivi che possano davvero dare giustizia alla tua capacità autoriale.
Nel campo in cui ti eri prefisso di lavorare nulla da dire: non vedo davvero pecche. Simpatici i momenti in cui descrivi i pokémon senza nominarli, costringendoci a pensare a quali siano effettivamente, simpatico anche il giro per Austropoli Castelia, che mi ha fatto tornare in mente le partite a Bianco2 (incluse le fogne e il giardino in cui si trova Eevee: citazioni apprezzatissime).
L'unica pecca che mi sento di appuntare, ma è esclusivamente un mio problema, è che i personaggi non mi sono poi entrati così tanto a cuore: Ed mi è piaciuto, ma non lo sceglierei di certo come migliore amico; Sean mi sta leggermente sulle palle, non so perché, ma spesso lo avrei preso a badilate in faccia, sarà colpa dei suoi modi di fare (Ron Weasley uguale); Hope/Hermione (Hermione soprattutto all'inizio, con quella sorta di antipatia verso Sean/Ron e quella piccola simpatia subito nata con Ed/Harry) mi è rimasta abbastanza indifferente. Mi è incredibilmente risultato simpatico Kelen, insieme al suo pc con batteria illimitata (perché dubito esistessero prese di corrente nel faro o nella foresta attaccati ai tronchi degli alberi o dei Nuzleaf, ma se mi dici che la tecnologia Unimiana ha raggiunto quei livelli ok). Col Magnemite mi ha un po' (solo un po' giuro!) ricordato il Lem dell'anime, tanto che se nella quinta prova avesse urlato "Oggi trionfa la scienza, il futuro è qui", lo avrei preso e buttato dritto filato sul primo aereo diretto a Luminopoli. Gli antipatici, invece, uno più odioso dell'altro: ne è morto uno ed è anche poco, avrei preferito avesse avuto compagnia; invece non mi piace vedere pokémon morire, in questo non riesco a staccarmi dai videogiochi, ma capisco anche la necessità nella storia.

Ora, siccome sei stato bastardo a lasciare vuoti di trama che probabilmente vengono colmati col prosieguo della storia (aggiungendoci anche la bastardata del cliffhanger finale), mi trovo costretto a proseguire il racconto: non subito magari, me la prenderò con calma (non quanto come con il primo arco, giuro!).

Felice di dirti che hai un fan e lettore in più. Complimenti.

IGN: 9/10 considerando tutto, ma ricordati che il dieci non lo do mai a nessuno.

Ora vorrei un Victini su Rubino con cui combattere, in pieno stile fanboy, ma purtroppo devo accontentarmi di poterlo avere solo su Shuffle.
 
 
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