Edwin [Capitolo 62 - In Corso]

Dxs

Rappresentante di classe
Direi che la prima, grossa sorpresa la posso già annunciare adesso.

Con grande orgoglio io e Shadow Wind siamo riusciti a trovare un altro componente per il #teamedwin, che aiuterà proprio Shadow Wind con tutto il comparto grafico della storia.

Diamo il benvenuto a NekoCult.

:)
 

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 24 - Shift

Ed tremava violentemente. Guardò la parete attraverso la quale Shalimar, come un vecchio spettro, era scomparso, come a sperare che sarebbe riapparso da un momento all’altro.

« Stai bene, ragazzo? » Rafan appoggiò una delle sue manone sulla sua spalla, guardandolo gravemente.

« Non doveva dire quelle cose. Io non sono un idiota, né uno senza cervello. Non deve permettersi, come se sapesse tutto, come se… »

« Lo sappiamo, Ed » lo confortò Sean. « Non pensarci. Quel vecchio bastardo… » Osservò Bryce dirigersi verso un’altra porta che dava sull’esterno, in silenzio. Le rivelazioni di Shalimar lo avevano sconvolto tanto quanto l’amico, ma intuiva che non erano stati messi al corrente di ogni cosa.

« Professor Bryce » chiamò, seguendolo.

« Sean ». Si trovavano in un accogliente portico che dava sul retro della villa, dove un giardinetto incolto appassiva sotto il peso dell’aria estiva.

« Non ci avete detto tutto » disse, mentre Ed e Rafan li raggiungevano. Bryce si voltò a scrutarlo attentamente, l’espressione indecifrabile attraverso le lenti rettangolari. « Cosa sta succedendo? Come fa il professor Shalimar a conoscere quelle cose? » Bryce indugiò, traendo un lungo respiro.

« Quindici anni fa, Beauregard Shalimar era considerato il miglior Archeological Trainer di Unima. All’epoca lavorava per conto del governo, che lo inviava regolarmente attraverso la regione per studi e ricerche sotto copertura. In una di queste missioni, rinvenne un primo indizio di tutto ciò che vi ha appena raccontato. Il governo non voleva che quelle storie tornassero a galla, ma il vostro ex professore, determinato a scoprire la verità, arrivò fino in fondo alla faccenda, sfruttando la sua posizione per ottenere dei documenti che erano stati fatti sparire dagli archivi ».

« E il governo lo scoprì? »

« Oh, ma certo » intervenne Rafan, il labbro incrinato. « Però poi scoppiò la guerra, e il caso Shalimar fu insabbiato. Alla fine delle ostilità, il governo decise semplicemente di eliminarlo dall’intelligence, imponendogli di non nominare mai più quello che aveva scoperto. E così il vecchio Beauregard, distrutto e frustrato, finì ad insegnare in un’accademia di una piccola cittadina, la carriera che tanto aveva sognato andata in frantumi ».

« Non si sarebbe nemmeno sognato di raccontarvi tutto, poco fa, se non fosse stato per il rancore che nutre verso Unima e il governo. A maggior ragione, il fatto che Alder si rifiuti di collaborare, ha fatto infuriare Beauregard ancora di più » aggiunse Bryce.

« D’altro canto, c’eravate voi due » completò Rafan, muovendo un indice prima verso Ed e poi verso Sean. « Lui vi detesta, come avrete intuito. Non perché siate qualcuno in particolare, ma semplicemente perché siete studenti. È stata dura, nella mente del vecchio Shalimar, scegliere chi appoggiare: il governo o voi? Credo che l’influenza mia e di Arthur sia stata l’ago della bilancia ». Proruppe in una risata, soddisfatto. Ed continuava a scuotere la testa, incredulo. Lui e Sean avevano cercato Bryce in lungo e in largo, ma di certo non per farsi raccontare quelle cose.

« A-Ammesso che sia come dite voi. Chi c’è dietro l’apertura delle prigioni… Ghecis, un suo ritorno… Non scherziamo… » Cercò di infondere un po’ di buon senso nella conversazione, pur sapendo che non ci sarebbe riuscito.

« Il presidente Alder crede che il Team Plasma tornerà con un grande evento, come la finale del mondiale di calcio per club. A Ghecis e ai suoi piace fare le cose in grande. Fu con una circostanza del genere che quindici anni fa cominciò il regno del terrore ».

« E… E lei crede che il Team Plasma sia riuscito ad aprire una… Una tomba millenaria con dei demoni all’interno. Professore, ne siete proprio sicuri? »

« Era il loro piano quindici anni fa, Sean. Il padre di Edwin non riuscì a uccidere Ghecis, nonostante ci fosse andato molto vicino. Da quindici anni a questa parte, di Ghecis e degli uomini che rimasero al suo fianco si è persa ogni traccia. Probabilmente, si nascondono nella prigione stessa ».

« Questo implicherebbe che abbiano eluso la sorveglianza di Terrakion ».

« Forse ».

« Forse? E cosa mi dice di mio padre, se lui possiede Terrakion… »

« Potrebbe averlo lasciato lì. La foresta non è l’habitat naturale di Terrakion. In effetti, è un Pokémon Leggendario nato per solcare le terre di Unima senza sosta, a guardia di ogni grotta o caverna. Se è fermo in quella foresta, è per un motivo che non ci è noto ». Ed s’inginocchiò, afferrandosi la testa con entrambe le mani e chiudendo gli occhi.

« È un totale disastro… Come facciamo a scoprire la verità, a sapere se… »

« Ed, lo so che non vuoi sentirtelo dire, ma non è tuo padre la priorità, ora. Le porte dell’inferno si sono aperte, e questo potrebbe significare la fine per ognuno di noi ».

« Cosa dice? » lo incalzò Sean, convinto che stessero arrivando alla sede del problema.

« Per quello che noi sappiamo, ogni prigione è divisa in vari strati, in vari livelli. Nel livello più superficiale, ci sono i demoni più deboli. I Basculin che hanno ucciso Tracy, o i Nuzleaf che vi hanno attaccato. Una volta riemersi dalla prigione, si sono materializzati nei luoghi che originariamente popolavano. È per questo che i Trainer di Unima non riuscivano a spiegarsi la loro presenza lì. L’apertura della prigione, inoltre, provoca degli stravolgimenti climatici. La pioggia… »

« … La neve… » completò Ed, sbalordito. « Professore, Zekrom e Reshiram si trovano nel livello più profondo? » Bryce annuì con gravità.

« Quanto… Quanto potrebbe volerci perché si liberino dai sigilli? »

« Pochi anni. Se quei due Pokémon dovessero uscire, la fine di Unima sarebbe segnata. La prigione va richiusa prima che sia troppo tardi ».

« Muoviamoci, allora ».

« Non è così semplice, ragazzo » borbottò Rafan, le braccia conserte, guardando Sean con la sua solita espressione rude. « Finché Alder non si convince che il problema è reale, finché non adotta una linea coerente d’azione, noialtri brancoliamo nel buio ».

« Inoltre, ad oggi, nessuno conosce un metodo per richiudere quei sigilli. Di Arceus si sono perse le tracce da millenni… Ma d’altra parte, nessuno aveva mai aperto prima d’ora una delle tombe » soggiunse Bryce.

« Per ora dovremmo limitarci a difenderci, ci sta dicendo questo? » chiese Sean, sempre più preoccupato.

« Penso che tu abbia centrato un punto focale. Se avete combattuto contro quei Nuzleaf, avrete notato un particolare… »

« Non si fermavano mai » disse Ed. « Erano come… »

« … Immortali? » Il viso di Bryce era in ombra. Dava le spalle ai due ragazzi, intento ad illuminare diverse lucerne fissate sul muro del portico.

« Qualcosa del genere, sì » confermò Sean. « Finché Ed non li ha polverizzati con Victini ». Bryce scosse la testa, terminando la sua operazione con le lucerne. Una bella luce viva gettava ombre dinanzi a loro.

« Quei demoni non muoiono. Victini non li ha uccisi. Li ha solo temporenamente rispediti nella prigione. Lentamente, si riformeranno, fino ad uscire un’altra volta, pronti a mietere nuove vittime. È per questo che dobbiamo risigillarla ». Ed e Sean si voltarono. Bryce vide il terrore dipingere i loro volti.

« I Nuzleaf… Sono dei Pokémon di tipo Buio, eppure con Victini sono riuscito a respingerli utilizzando mosse di tipo Psico. Poco fa, invece, nel torneo… Un Pokémon chiamato Houndour ha resistito al mio tentativo di levitazione. È come… È come se non possedessero un tipo, vero? » intuì Ed. « In fin dei conti, non si possono nemmeno considerare dei Pokémon… » Bryce fece cenno di sì con la testa.

« Ragazzo, Alder crede che tu possa tenere Victini » intervenne Rafan, una traccia di esitazione nella voce. « Al governo in molti sono contrari a questa disposizione, e ci sono state diverse discussioni ai piani alti. Ma se tu facessi affidamento al tuo buonsenso, tutto potrebbe risolversi… »

Ed squadrò per un attimo l’uomo che aveva di fronte. Non voleva mancargli di rispetto, ma prima che potesse controllarsi scoppiò a ridere. Fu un ghigno gelido, che non si estese agli occhi. Dopotutto, si disse che avrebbe dovuto mettere in conto quell’eventualità. Era stato uno stupido a non prevedere che ci fosse un piano più grande, una causa maggiore, un vero motivo per spiegare la sua presenza in quella casa, alla presenza di quelle due persone, in quel preciso istante…

« È per questo che sono qui, vero? » mormorò, indietreggiando. Sean lo fissò, allarmato. « Il racconto di Shalimar, lei, professore… Il fine ultimo era farmi andare via da questa casa senza Victini, vero? »

« Ed… »

« No » lo interruppe Ed, stando in guardia. Non sarebbe stato al suo gioco. « Se è vero quello che dite, di certo Victini non contribuiva a mantenere un bel niente, rinchiuso in quell’antro buio e oscuro. Insieme a me, sta scoprendo le meraviglie del mondo. Stiamo viaggiando insieme, stiamo crescendo insieme, e lui… Lui non tornerà in quello schifo di faro! » sbottò.

Una lacrima scivolò lungo la sua guancia, ma non gli importava. Era disposto a tutto pur di difendere il suo Pokémon, anche a costo di sembrare infantile: se fosse stato necessario, persino aggredire Bryce, nonostante fosse un Trainer dieci volte più preparato di lui.

« Non ve lo lascerò e non permetterò che me lo portiate via. Dovrete togliermelo con la forza ». Estrasse la Poké Ball, guardando determinato il suo ex professore.

« Ed, non ti ho convocato qui per privarti di Victini. Sapevo già che non avresti acconsentito a liberarlo, e probabilmente hai ragione tu. Davvero » aggiunse, vedendo che Ed non era convinto.

« E allora cosa… » balbettò Ed, titubante.

« Sono qui perché, come ti dicevo, quando quindici anni fa la guerra terminò tuo padre mi diede un compito. Non ho idea di quale fossero i suoi piani, ma sapeva che io sarei rimasto in circolazione e, con buona probabilità, ti avrei visto crescere. Alla fine decisi di insegnare a Mistralton, e riuscii a tenerti d’occhio per un po’. Tuo padre non sarebbe affatto sorpreso della tua promozione a Trainer, ma questo te l’ho già spiegato. Non ti ho detto che teneva molto anche al fatto che tu ti circondassi di amici fidati, come aveva fatto lui. Di alleati e compagni validi ». Levò una mano verso Sean, guardandolo con serietà.

« Quindi, questo compito… »

« Durante l’esame, avrete notato degli eventi che a primo acchito non siete riusciti a spiegarvi, immagino » disse Bryce.

« S-Sì… » Ed cercò di tenere il filo della conversazione. Già si vergognava un po’ per la scenata su Victini. « C’è… »

« Komor » intervenne Sean, in suo aiuto. « Komor è balzato giù da cinque metri ». Ed annuì vigorosamente, in segno di ringraziamento.

« Oppure Mirton, che sembra in grado di teletrasportarsi ».

« Non è esatto » precisò Bryce. « Quella adoperata da Mirton è una forma di smaterializzazione molto potente. In effetti, credo sia l’unico a possedere un’aura tanto potente, nella sua cerchia di Trainer… »

« Cerchia? » Ed era sempre più confuso.

« Chiamate fuori i vostri Pokémon, ragazzi » ordinò Rafan, le braccia incrociate, mentre faceva lentamente il giro del tavolo e prendeva posizione vicino a Bryce, ergendosi imperioso. Sean estrasse la sua Poké Ball. Ed esitò.

« Ed, giuro sul mio onore di Trainer che non sfiorerò Victini. Ma d’ora in poi, se vorrete tenere il passo nel mondo in cui avete messo piede, dovrete essere preparati al cento per cento. Per favore, chiama il tuo Pokémon ». Ed inspirò profondamente.

« D’accordo ». Victini si materializzò ai suoi piedi. Dormiva profondamente, tenendosi le lunghe orecchie appuntite piegate fra i piccoli arti.

« Ha scagliato due Generatori-V nel torneo del Pokémon World Tournament, deve recuperare » spiegò Ed.

« Generatori-V? » ripeté Rafan, senza capire.

« Sì. Per quello che so, è la mossa più potente che Victini conosca. L’ho rinominata così perché quando attacca genera un’enorme fiammata che ricorda una V ».

« Notevole » commentò Rafan.

« E Luxio cos’ha, Sean? »

« Non è al meglio… » Sean si chinò sul suo Pokémon, per controllarne le condizioni. Era sveglio, ma stava accucciato a terra, con la testa tra le zampe, ed emetteva bassi suoni molto poco rassicuranti.

« Non è andata bene come speravi, alle qualificazioni, eh? » domandò Rafan.

« No » confermò Sean, tetro. « Luxio è stato eliminato, e ha ancora bisogno di un po’ di tempo per riprendersi, non è in grado di lottare… »

« Oh, temo che tu abbia frainteso, Sean » si scusò Bryce, educatamente. « Non vi ho fatto chiamare i vostri Pokémon per farli lottare. Magari fosse una cosa semplice come una lotta Pokémon ».

« Cosa intende…? »

« I poteri che avete visto all’opera, sono poteri di cui possono avvalersi solo i possessori di Pokémon, e quindi, in buona parte, solo i Trainer » cominciò Bryce. Quando vide i due ragazzi aggrottare subito le sopracciglia, Rafan sentì di dover precisare un dettaglio.

« Quindici anni fa, fra le file del Team Plasma, alcune reclute che non erano dei Trainer riuscirono a padroneggiare questo potere. Me lo ricordo bene ».

« Comunque » riprese Bryce, « questo potere è una forma molto particolare di energia, incalanata dal Pokémon al suo Trainer. Una sorta di aura che il Trainer, una volta stretto un certo legame con il suo Pokémon, può utilizzare dallo stesso ».

« Una sorta di spostamento di energia? » chiese Ed. Rafan rise ancora.

« Perspicaci i tuoi alunni, Arthur ».

Un barlume di sorriso lampeggiò sul volto di Bryce, prima che la solita espressione rabbuiata tornasse al suo posto.  « Esattamente, Ed. E infatti, questo potere è comunemente definito… Shift ».

« Shift? »

« Sì. Ora, ascoltate attentamente ». Bryce sollevò le maniche della sua camicia, concentrato, e tese le braccia. « Esistono diciotto tipi di Shift, ognuno corrispondente ad un tipo di Pokémon. Ogni Trainer, sin dalla nascita, possiede un’inclinazione, un’attitudine, una predisposizione specifica, e questa predisposizione si traduce in un tipo di Shift, che varia da persona a persona, come l’utilizzo che se ne fa. Tornando all’esempio di Komor, lui ha modellato la sua abilità sui Pokémon con cui ha a che fare ogni giorno, e cioè dei cani. Tutti i suoi sensi, quando utilizza lo Shift, diventano estremamente sviluppati… Solo lui avrebbe potuto gestire una sala in cui seimila persone tentavano di copiare, grazie al suo udito straordinario. Più generalmente, in base al tipo di Shift che una persona possiede, essa è in grado di sfruttare diversi poteri ». Bryce estese le dita delle mani, come un prestigiatore alle prese con un trucco invisibile. Un posacenere che si trovava sul tavolo del portico prese quota all’improvviso, fino a levitare, perfettamente in equilibrio sopra le teste dei presenti. Ed, a cui tornò in mente lo stesso movimento con le mani dell’Élite Four Caitlin, non si sentì sorpreso.

« È stato lei prima, a impedirmi di attaccare Shalimar per la seconda volta » disse, in un lampo di comprensione.

« A impedire che Shalimar ti umiliasse, ragazzo » lo corresse Rafan con gravità.

« Quindi, professore… » s’intromise Sean, che stava cercando di capire, « lei possiede uno Shift, uno Shift… »

« Uno Shift Psico, Sean. Il tipo Psico è il mio tipo prediletto dalla nascita, se così vogliamo chiamarlo. Sono in grado di far levitare e spostare gli oggetti… Naturalmente, più uno Shift è potente più le possibilità aumentano. Tutto dipende dalla persona che ne fa uso, sempre. Ma ricordate una cosa: lo Shift non è mai più potente del Pokémon da cui si attinge l’energia. Mai. Col passare del tempo e con l’aumentare dell’esperienza, è possibile che voi arriviate ad essere in grado di utilizzare l’aura senza richiamare ogni volta i vostri Pokémon ».

« È così che lei è evaso da prigione. Ha… »

« Sì, Sean. Questa può essere in buona parte una ragione per cui i Trainer sono detestati dalle autorità della società civile. Hai visto Hawk, sui giornali… Si sente preso in giro. Personalmente non ho voluto fare storie, e mi sono fatto arrestare. Quando le circostanze sono diventate troppo gravose, sono dovuto evadere ».

« Per Shalimar dev’essere stato ancora più facile » aggiunse Ed, risentito. « Ha… Ha uno Shift Spettro, vero? L’ho attraversato, come fumo… » Bryce annuì.

« Il professor Shalimar ha scelto di farsi arrestare anche per un altro motivo: lo stare in prigione era un buon deterrente per non essere toccato da Alder e i suoi. La posizione di Beauregard, date le cose di cui è a conoscenza, ora si è fatta estremamente scomoda ».

« C’è un’altra cosa che dovete sapere sullo Shift » continuò subito Rafan, prendendo il posto del professore. « Esistono alcuni Shift più deboli di altri ».

« Come? Perché? » saltò su Sean, allarmato.

« Le varie combinazioni fra i tipi di una lotta Pokémon non si applicano anche agli Shift… Sono qualcosa che si discostano totalmente da questo fatto. Ad esempio, uno Shift Acciaio è in grado di inspessire la pelle del Trainer che ne fa uso. Di conseguenza, dei pugni potenziati da uno Shift Lotta risultano più facili da incassare ».

« Wow ».

« Non è tutto, però. Come vi stavo dicendo, esistono alcune sotto categorie di Shift, che hanno gli stessi poteri di altre, ma sono più deboli. Ad esempio, lo Shift Roccia. Ha poteri molto simili a quello di tipo Acciaio, ma offre meno resistenza. Oppure lo Shift Normale, inferiore a ben due Shift diversi da esso, ma che presentano la stessa possibilità di accrescere le potenzialità fisiche dell’utilizzatore ».

« Komor ha uno Shift di tipo Normale, vero? » domandò di scatto Ed, collegando quel fatto alle migliaia di Lillipup che avevano invaso l’hangar, durante la prima prova.

« Sì. Lo Shift Normale è il più debole tra gli Shift in grado di potenziare le facoltà fisiche. Dopo il Normale viene lo Shift di tipo Lotta, e infine quello di tipo Drago. I Trainer in grado di utilizzare quest’ultimo Shift, al mondo, si contano sulle dita di due mani ».

« Straordinario » commentò Ed. Davanti ai suoi occhi, come milioni di puntini luminosi e sfocati allo stesso tempo, passarono immagini diverse, ma tutte connesse da un’unica, grande causa, che aveva appena appreso.

« Quindi Komor è saltato da cinque metri grazie al suo Shift… Mirton è in grado di smaterializzarsi perché ne possiede… Ne possiede un di tipo Buio, vero? »

« Sì. Il tipo Buio e il tipo Spettro sono molto simili » confermò Bryce. « Tuttavia, il tipo Spettro è un’altra delle sotto categorie di Shift. In genere, gli utilizzatori di Shift Buio sono più avvantaggiati. Che noi sappiamo, comunque, Mirton è l’unico a possedere una smaterializzazione tanto potente. Si serve di potenti Pokémon Buio, che incanalano in lui energia necessaria a rimanere costantemente carico di aura. Molto dipende sempre dal Trainer, però ».

« E prima della quarta prova… Suo padre, professore… È stato lui a curarmi, insieme ad altri medici! Possiede uno Shift Acqua, mi ha subito trasmesso quella strana sensazione… » Bryce annuì. Era come Ed avesse vissuto l’ultimo mese in una stanza buia, e attraverso uno spiraglio di quella stanza gli fossero state bisbigliate parole sconnesse, che ora stava ricomponendo e poteva leggere tutte insieme.

« E Marshal… Ed, è stato lui… Quella sensazione di disagio… Ha cercato di sabotarti durante la quinta prova! » sbottò Sean. Alle sue parole, Rafan chiuse gli occhi.

« Come vi ho detto, ai piani alti sono scontenti che Brown possieda un Victini. E sì, liberare lo Shift nelle vicinanze di una persona normale che non la ha mai utilizzato, sortisce strani effetti negativi… Svenimento, vertigini, nausea e disagio ».

« Shinx » disse all’improvviso Sean. Teneva le mani piegate davanti a sé, e continuava a fissarsele, l’espressione stranamente spiritata. « L’ho trovato facilmente durante la terza prova. È stato come se fosse venuto lui da me… E poi nella quarta, quando si è evoluto così in fretta… È perché… »

Nell’istante successivo, Ed non capì cosa vide. Fu come se un’ondata di vento si fosse levata improvvisamente dai piedi di Sean: i pantaloni e la maglietta ondeggiarono paurosamente, mentre i lisci capelli biondi si rizzarono verso l’alto per un attimo, riafflosciandosi quello dopo.

« Cosa… » Bryce spalancò la bocca, tradendo per la prima volta una vera e nitida emozione. Gli occhiali gli scivolarono dal naso madido di sudore, infrangendosi a terra. Quello a cui lui e Rafan avevano assistito era stato un ragazzino di quindici anni, appena diventato Trainer, percorso da una purissima scarica di elettricità che gli aveva avvolto il corpo per più di un istante.

« Sean… »

« L’ho sentito ». La voce di Sean era ferma, e l’espressione serissima. « Posso sentirlo, professore… »

« Cosa? Io non sento niente » ribatté Ed, che fissava prima l’amico e poi il suo Pokémon, ancora profondamente addormentato, mentre cercava di attingere un’invisibile energia da lui solo con la forza dello sguardo.

« Non so… Non so spiegarlo ». Sean era visibilmente incredulo. « Ma ho sentito qualcosa… Luxio mi ha trasmesso… Mi ha trasmesso… »

« È straordinario ». Rafan fece un passo in avanti.  « Ragazzo, è già abbastanza quello che sei riuscito a produrre. Il flusso di aura apportato dal tuo Pokémon è di per sé clamoroso, dato che ci sei insieme da così poco tempo ». Luxio emise un basso latrato. Ed lo fissò incredulo, pensando a Victini. Lui e il suo Pokémon formavano un tandem di cui era sempre stato soddisfatto, di conseguenza poteva essere certo che non avrebbero fallito nemmeno quella volta. Restava da capire quale tipo di Shift avesse, ma per quello ci sarebbe stato tempo.

« Professore, sono convinto che non riesca ad attingere energia da Victini perché è stanco. Ci riproverò domani, quando si sarà riposato ». Bryce annuì.

« Si è fatto tardi, effettivamente ». Senza aspettare un ordine diretto, Ed e Sean ritirarono i loro Pokémon. Bryce fece un passo in avanti, raccogliendo da terra i suoi occhiali, le cui lenti erano ora scheggiate in più punti.

« Ragazzi, data la mia posizione al momento, non potrò seguirvi nei prossimi giorni. Tuttavia, Rafan ha accettato l’incarico di coordinare il vostro allenamento per apprendere al meglio lo Shift, di conseguenza, da questo momento in poi, seguirete le sue direttive ». Ed guardò Rafan. Aveva dei modi bruschi, alle volte, ma credeva che fosse semplicemente il suo modo di fare.

« Ci alleneremo in quella che una volta era la palestra di mio padre, prima che il trattato cancellasse la figura dei Capipalestra » precisò Rafan. « Non direte a nessuno dove vi recate, né perché, né nient’altro. Intesi? Se doveste cominciare ad essere pedinati, ci penserò io ».

« Perché dovrebbero pedinarci? »

« Avete contatti con me » rispose semplicemente Rafan. « Qui a Driftveil sono una figura pubblica, e vedere due ragazzini che si recano quotidianamente alla vecchia palestra di Rafan potrebbe insospettire qualcuno, là fuori. E tu » puntò un dito contro Ed « non credo che abbiano fatto la connessione fra te e tuo padre. La federazione, in questi quindici anni, si è impegnata assiduamente per cancellare ogni traccia della guerra, e di conseguenza non molti sono a conoscenza delle imprese di Edward Brown. Ma presta attenzione, perché prima o poi accadrà ».

« Ed, se il Team Plasma è veramente tornato, non puoi arrischiare così tanto la tua persona, esponendoti ad utilizzare un Pokémon Leggendario nei tornei qui in città ». Bryce sospirò.

« Vuole dirmi… » cominciò a capire Ed, guardandolo obliquamente, « che non posso partecipare al torneo per il quale mi sono qualificato? »

« Personalmente, preferirei di no. Ed, non voglio importi delle scelte, ma correresti dei rischi. E soprattutto, non sognatevi di tornare nella foresta di Anville. Nessuno, a parte tuo padre, potrebbe spostare Terrakion da lì ». Ed annuì, deglutendo lentamente. Intuiva che non lo avrebbero aspettato tempi facili.

« Solo per stanotte, dormirete nel Pokémon Center in città. Ho già prenotato delle stanze a vostro nome, quindi recatevi subito e riposatevi un po’. È stata una lunga giornata. A domani » li congedò Rafan.

« D’a… D’accordo, a domani… » ribatté Sean, ancora scosso. Rafan e Bryce li accompagnarono sulla porta, aspettando che venissero inghiottiti dall’oscurità di Driftveil. La luna, nel cielo, gettava macchie luminose lungo la loro scia. Bryce li osservò sparire, respirando ampie boccate di fresca aria notturna, che tanto gli era mancata in quelle opprimenti settimane.

« Ed comincia a sentire il peso di suo padre sulle spalle, Rafan. Dovrai fare un lavoro intenso ».

« È buffo » esclamò Rafan. « Sean è stato in grado di comprendere la natura dello Shift pochi istanti dopo averglielo spiegato. Non avevo mai visto fare una cosa del genere. Eppure, nelle lotte sembra andare spesso in difficoltà. L’ho visto durante le qualificazioni del torneo. Mentre Ed, Ed è… »

« … Esattamente il contrario ».

« Curioso, davvero » ribadì Rafan. « Avrò tra le mani due diamanti grezzi. E sai quanto sono bravo con le pietre preziose, Arthur… » Un angolo della bocca di Bryce s’increspò. Si appuntò al collo un sottile mantello da viaggio, e senza aggiungere un’altra parola voltò le spalle a Rafan, facendosi inghiottire dall’oscurità che calava sulle strade di Driftveil.
 
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CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Lol, quando sono arrivato alla scena in cui Ed difende Victini e non vuole farselo prendere pensavo di aver raggiunto l'apice del capitolo... Invece non era ancora iniziato
;

Mi è piaciuto molto questo 23.5 Ci sta molto bene lo spezzamento del capitolo in due, sei riuscito a renderlo molto bene. Se in futuro ti dovesse ricapitare una situazione simile, non esitare a dividerli.

Questo capitolo fa capire anche l'estensione dell'opera. Il macroarc di Unima avrà una durata complessiva di un paio di anni circa (perché non ci credo che non tirerai fuori Reshiram e Zekrom per lo scontro finale).

Amo la questione dei cancelli dell'inferno che si sono aperti, finalmente hai spiegato quei dannatissimi Nuzleaf da dove se ne uscivano. Certo che potevi anche trovare un modo per ucciderli deinitivamente! :D

Il discorso di Ed è veramente commovente, forse avresti potuto farlo un po' più lungo, ma in effetti non aveva senso continuare perché non erano quelle le intenzioni di Rafan.

Gli shift sono una figata allucinante. Davvero. Prendi le meccaniche del gioco, le mandi a puttane e poi le ricrei in versione riveduta e corretta. Complimenti, davvero. Sei riuscito a modificare la type chart in modo anche abbastanza sensato.

E poi... Sean... Porca troia, pensavo fosse il solito personaggio-spalla, invece l'hai fatto con i cazzi e controcazzi. Questo spiega anche il perché dell'evoluzione precoce, ancora una volta si capisce come ogni singolo dettaglio dell'opera non sia lasciato al caso. Inoltre, non l'hai scritto espressamente nella fic, ma mi pare evidente che lo shift possa influenzare anche il proprio Pokémon, su questa tematica immagino che ritornerai pesantemente in seguito, quindi non ti faccio pressioni affinché mi spieghi tutto subito. Ed e Sean sono complementari. Yin e Yang. Bianco e Nero. Reshiram e Zekrom. La scelta della regione non è casuale, non hai scelto Unima perché quando l'hai iniziata era l'ultima, era per la tipologia di Leggendari che si doveva adattare ai protagonisti. Complimenti. Ancora una volta sei riuscito a stupire.

Bella anche la scheda personaggio, ho notato dei difettucci tecnici, ma te li scriverò in privata in seguito (tanto non penso che siano risolvibili), ora sono stanco e vado a nanna ^^
 
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Mi piace: Dxs
Finalmente hai dato risposta ad alcuni dei misteri più grandi della fic, oltre (ovviamente) aver aperto altre questioni.

La domanda più grande di tutte, però, rimane: dove hai lasciato Mark? Non partecipa al torneo? Non provare a toglierlo di mezzo, eh?! :)

Per la prima volta devo dirti che sono rimasta un po' male per come hai spiegato i "poteri" dei Nuzleaf e le loro caratteristiche. Tutto mi aspettavo, fuorché fossero demoni.

Avrei preferito robot o marionette (la prima non sta in piedi, visto che non avevano circuiti, ma la seconda era credibile dal mio punto di vista).

Certamente stai sviluppando bene la storia e questa scoperta delle prigioni dove dimorano pokemon antichi, violenti e pericolosi, si incastra bene nella storia, non stona, ma non mi convince del tutto.

Mi scoccia fare questo paragone, ma è forse quello che rende meglio. Questo momento è un po' come quando Gon e Killua scoprono il Nen. Lì Hunter x Hunter è cambiato radicalmente. Allo stesso modo, credo, farà la tua storia.

Sono una persona abitudinaria, dovrò digerire questo scossone nell'universo di Ed :)

Spero, fra qualche capitolo, di poter dire: "questa storia era bella, ma ora è ancora meglio!"

Buon lavoro a te e ai tuoi collaboratori.
 
Mi piace: Dxs
Lascio ovviamente la risposta a dxs, ma vorrei sottolineare che se un personaggio non compare per molti capitoli, non significa assolutamente che è stato abbandonato. La storia è ancora giovane e nulla viene aperto senza essere chiuso. Eccetto i panini al prosciutto.
 
Lascio ovviamente la risposta a dxs, ma vorrei sottolineare che se un personaggio non compare per molti capitoli, non significa assolutamente che è stato abbandonato. La storia è ancora giovane e nulla viene aperto senza essere chiuso. Eccetto i panini al prosciutto.
Ma quella era la parte scherzosa del commento :)

Mi scuso se non mi sono espressa bene e non mi sono fatta capire. Sono semplicemente curiosa di sapere dove sia finito.
 

Dxs

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Mai nascosto il paragone con HunterxHunter, opera che amo e che ho approfondito in ogni suo aspetto, quindi sì, hai assolutamente ragione tu. Detto ciò, non sei la prima a cui questa storia dei demoni non dico non piaccia, ma non convinca totalmente... Spero di farvi ricredere tutti. Vediamo come va. :)
 

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 25 - Un Accordo E Una Scelta
 

« Corri! »
« Lo sto facendo! »
Il cielo era plumbeo. Milioni di finissime goccioline d’acqua turbinavano in circolo nell’aria, accarezzando delicatamente le fronde degli alberi che si snodavano lungo il percorso. I due ragazzi, come macchie indistinte, sfrecciavano lungo quel districarsi di ponticelli dall’aria instabile, che mettevano in comunicazione diversi lembi di terra, rischiando seriamente di scivolare.
« Vai, Ed! »
Ed, avvolto nella sua solita felpa rossa e con lo zaino in spalla, continuò il suo inseguimento, zigzagando e muovendosi con difficoltà in quell’erba già di per sé alta, resa ancora più pesante dall’acqua, che cominciava a farsi più intensa. Dei riverberi dorati nel cielo suggerirono a Sean l’arrivo di un imminente temporale.
« Ci sei! » Sean arrancò dietro l’amico, che si era posizionato lungo l’estremità di un fiumiciattolo. Ed ansimò, chinandosi carponi vicino all’acqua, il naso che ne sfiorava appena la superficie. Vide il suo riflesso ondeggiare piano davanti a lui. Chiuse gli occhi imprecando a bassa voce, per non farsi sentire da Sean. Solo con quella situazione avrebbe potuto sintetizzare quell’infruttuoso mese trascorso tra Driftveil e il luogo in cui si trovava in quel momento, il Percorso 6.
« È balzato in acqua? » domandò Sean, che era arrivato alle sue spalle e si era piegato a sua volta, per vedere meglio.
« Sì. Essendo un Pokémon d’acqua, è proprio finito nell’acqua » replicò Ed, tradendo una nota d’ironia mista a frustrazione nella voce, che Sean finse di non cogliere.
« E… Hai sentito qualcosa, percepito qualcosa, come… »
« No, Sean. Niente di niente ». Osservò ancora qualche attimo il punto in cui la sua preda, un Poliwhirl, Pokémon simile a un grosso girino dotato di arti, era sparita.
« Andiamo ». Ed si rialzò, risoluto. « Sta per scoppiare un bel diluvio ». Sean lo seguì, sconsolato.
Alzarono i cappucci delle loro felpe, mentre le gocce d’acqua s’ingrossavano e la pioggia iniziava a scrosciare più violentemente. Ed voleva credere che quello fosse un semplice temporale estivo, e non il segnale premonitore di un altro attacco da parte di quei demoni assassini, la cui natura era nota loro solo da poco tempo, grazie al racconto di Beauregard Shalimar. Dopotutto, pensò Ed, in quel mese trascorso ad allenarsi sotto le guide di Rafan, il sito dei Trainer non era stato aggiornato con altre lugubri notizie di morti o sparizioni. La federazione era ancora alla ricerca dei concorrenti scomparsi nella riserva naturale, e i Trainer di Unima brancolavano nel buio, mentre l’ombra di Ghecis, inafferrabile, si muoveva alle spalle del presidente Alder. Ed e Sean rientrarono in città, dopo le fatiche di quel pomeriggio. Superarono le familiari vie di periferia di Driftveil, dove cantieri a cielo aperto, gallerie e fondamenta di costruzioni giacevano in quel momento abbandonate a causa del temporale. Giunti davanti alla palestra di Rafan, non diversa da quella che avevano trovato a Castelia durante la seconda prova d’esame, varcarono l’uscio, entrando nel salone d’ingresso caduto in disuso da anni e mettendo piede su una piattaforma di metallo, che li condusse immediatamente giù, nelle profondità della terra. Quando il consueto viaggio terminò, si mossero senza esitazioni verso il cuore dell’enorme antro nel quale erano atterrati, dirigendosi dalla persona che li stava aspettando.
« Com’è andata, oggi? » s’informò Rafan, mentre attizzava delle braci poste in un bel caminetto di pietra.
Prima di rispondere, i due ragazzi si tolsero le felpe, mettendole ad asciugare davanti al fuoco che ruggiva allegramente. Ed si guardò intorno: sembrava incredibile che fosse passato un mese. Quando Rafan li aveva portati per la prima volta in quel luogo, era rimasto impressionato da ciò che lo aveva circondato. Quell’androne sotterraneo era una sorta di deposito gigantesco, che riuniva al suo interno gli elementi più disparati. C’erano i letti di Ed e Sean, somiglianti più a dei giacigli, accantonati in fondo alla sala, vicino alle pareti; un minuscolo bagno in un angolo remoto, fornito di una sorta di tendone per garantire la privacy di chi lo utilizzava; una cucina, dotata del minimo indispensabile, con un tavolo di legno e delle sedie per consumare i pasti; e infine il caminetto con cui era alle prese Rafan, unica fonte di calore laggiù. Tutto lo spazio rimanente era occupato da scatoloni, reperti di fossili, pietre e altre cianfrusaglie che a Rafan non servivano e che teneva lì.
« Ci seguono » esordì Sean, sfregandosi le mani vicino alle fiamme.
« Questo lo avevo già previsto. Ho piazzato delle trappole con lo Shift all’entrata della palestra, non entreranno mai » replicò Rafan, secco.
« Cosa ti fa pensare che non utilizzino anche loro lo Shift? » gli domandò Ed.
« Oh, è possibile. Ma perlopiù saranno dei delinquentucoli morti di fame, che si chiedono cosa voi ci facciate ogni giorno qui. Purtroppo, durante i mesi del Pokémon World Tournament, Driftveil si popola di qualunque tipo di persone, e i mercati neri nella zona del porto sono sempre più frequenti ».
« E perché non fare qualcosa » azzardò Sean. « Non so, intervenire, fare in modo che… »
« Ragazzo, a me interessa il denaro. Mi interessano gli introiti che ottengo grazie ai frutti del mio lavoro e delle mie fatiche. Se dei ragazzini innocui si radunano di notte a trafficare merce illegale o quant’altro, che se ne occupi la polizia » proruppe Rafan, brusco. Non lasciò a Sean il tempo di replicare ancora, perché riprese immediatamente la parola.
« Ma parliamo di voi. Voglio sapere dell’allenamento ».
« Niente » disse subito Ed. « Non credo di possedere uno Shift Acqua. O se è così, non lo sento. In verità, non ho sentito assolutamente niente con nessun Pokémon che ho cacciato in questo mese ». Strinse la Poké Ball contenente Victini, fremendo di rabbia repressa. Continuava ad essere inequivocabilmente certo di possedere uno Shift Fuoco o Psico: quel fatto avrebbe anche spiegato come mai era riuscito a cavarsela contro la forza di un Pokémon Leggendario. D’altro canto, c’era Sean: in quel mese non solo era riuscito a più riprese a richiamare l’aura, ma aveva cominciato anche a produrre piccole scariche elettriche con le mani, a muoversi a scatti coprendo decine di metri in un istante, e a catturare un nuovo Pokémon.
« È normalissimo » lo tranquillizzò Rafan. « Ai Trainer in erba possono non bastare anche anni per padroneggiare completamente lo Shift. Non devi sentirti sotto pressione ».
« Sean ci ha messo qualche secondo, però » obiettò Ed, tentando di non sembrare risentito.
« Be’, sì » concesse Rafan. « Sean ha un’attitudine incredibile con lo Shift, e quindi? Tu hai catturato un Pokémon Leggendario senza aver mai preso una Poké Ball in mano. Cos’è, soffri di complessi d’inferiorità? » sbraitò.
« Io… »
« Siete entrambi incredibilmente talentuosi, questo è quanto » tagliò corto Rafan. « In questo mese le mie istruzioni sono state chiare: allenarvi con lo Shift qui dentro, e andare a caccia nel Percorso 6 per cercare di stabilire quanti più legami possibili con quante più specie di Pokémon possibili. Lo avete fatto. Sean ha catturato il suo secondo Pokémon, e tu, Ed, hai migliorato moltissimo le capacità di Victini ». C’era un tono definitivo nella sua voce che non lasciò a Ed altro da aggiungere. Rafan mise in tavola due scodelle con poche bacche cotte al forno, mentre i ragazzi prendevano posto a tavola.
« Devo andare » si congedò. « Ci sono altri potenziali obiettivi ».
« La caccia prosegue bene? » gli chiese Sean.
« Non male. Alcuni hanno capito e sono dalla nostra, altri continuano a dire che si fidano esclusivamente di Alder. Vedremo ». Rafan sparì su una seconda piattaforma posta in fondo all’antro, che lo riportò su, nel salone d’ingresso della palestra. Ed rifletté sulla pericolosa attività in cui era coinvolto Rafan: tentare di convincere quanti più Trainer possibili del ritorno del Team Plasma, in modo che passassero dalla loro parte e si preparassero al massimo in vista di una nuova, potenziale, guerra. Fino ad allora, a sentirlo parlare, non aveva avuto molta fortuna.
« Stracotte, queste bacche » commentò Sean, masticando cautamente e lanciando occhiate a Ed, che aveva attaccato la sua scodella in silenzio. « L’attività sotto traccia di Rafan dev’essere parecchio pericolosa. Pensa se lo scoprissero… » proseguì, tentando di fare conversazione.
« Già » annuì Ed, la cui mente era altrove.
« Pensandoci… Ci dev’essere un capo della polizia anche fra i Trainer. Una persona che arresti i criminali seri, e non metta su teatrini come Hawk con Bryce ».
« Chissà se è vivo » si domandò Ed, deglutendo un boccone particolarmente bollente.
« Di sicuro ». Sean batté un pugno sul tavolo. Era da tempo che ascoltava le ipotesi di Ed sul fatto che Bryce, dopo aver appreso le loro scoperte, si fosse certamente precipitato nella foresta di Anville a verificare di persona la situazione o, peggio, nella riserva naturale, alla ricerca dei Nuzleaf.
« Se Terrakion era sveglio, non lo so » proseguì Ed, incerto. « Noi siamo stati maledettamente fortunati. ».
Senza aggiungere altro si alzò, gettando la scodella vuota nel lavandino e dirigendosi verso il bagno, per lavarsi i denti. Quando ebbe finito, si infilò nel pigiama e crollò sul letto, esausto. Poco dopo, lo raggiunse Sean, non prima di aver spento i fari che illuminavano la sala. Ed sentì i respiri dell’amico farsi sempre più regolari, finché non fu sicuro che si era addormentato. Lui, invece, non riusciva a prendere sonno. Mancavano poche ore all’evento che lo aveva tormentato per un mese, lasciandolo galleggiare in un limbo che non trovava pace. Il torneo, il torneo al quale si era qualificato affidandosi solo alle sue forze, il torneo a cui aveva meritato di partecipare e dove avrebbe potuto dimostrare al mondo intero la sua abilità e il suo talento, era diventato un gigantesco punto interrogativo che continuava ad insinuarsi nei reconditi anfratti della sua mente. Bryce gli aveva chiesto di non partecipare. Quello era un punto fermo, e anche Rafan era dello stesso avviso. Ma poi Ed pensava a Sean, e a come in quel mese l’amico lo avesse superato in ogni allenamento in cui si erano impegnati, a come avesse sviluppato nuove capacità, a come il suo Shift stesse diventando sempre più potente. Lui, Ed, non era riuscito ad andare oltre l’insegnare qualche nuova mossa a Victini, e a rinsaldare il legame con il suo unico Pokémon. Quel torneo poteva essere l’occasione del riscatto: e invece era chiuso in gabbia, intrappolato senza sapere cosa fare. Non aveva chiesto consiglio a nessuno: sapeva che Sean avrebbe aumentato i suoi dubbi, mentre Rafan, da parte sua, sembrava considerare la questione chiusa da un pezzo, dopo gli avvertimenti di Bryce. Si accucciò nelle coperte, inquieto. Per la prima volta nella sua vita, avrebbe voluto una spalla vera al suo fianco, qualcuno che lo consolasse e gli consigliasse per il meglio. D’istinto gli venne in mente suo padre, che per cause che sfuggivano alla comprensione di chiunque non poteva essere lì, accanto a lui, a dargli manforte. Tentò a stento di reprimere una rabbia innaturale che gli era montata dentro. Sapeva bene che la sua era una richiesta molto ingenua, ma suo padre aveva dato prova di aver creduto in lui. Aveva affidato a Bryce il compito di spiegargli cosa fosse lo Shift, di prepararlo a quel grande potere e, sempre a sentire il suo ex professore, Edward Brown non aveva mai dubitato che suo figlio sarebbe diventato un Trainer. Alla fine, Ed non ce la fece più. Non aveva idea di quante ore avesse passato a rigirarsi nel letto, insonne e agitato. Afferrò la felpa, agguantò la Poké Ball dove Victini riposava e risalì sulla piattaforma, sperando che non facesse abbastanza rumore da svegliare Sean. Il sole, lentamente, stava facendo capolino all’orizzonte, mentre il cielo, passato il temporale, sembrava finalmente sul punto di aprirsi. Ed oltrepassò l’ingresso della palestra, dove sapeva che Rafan aveva piazzato le sue imboscate. Giorni prima, aveva spiegato a lui e Sean come, mediante lo Shift, fosse in grado di creare insidiose trappole sotterranee, in grado di tenere immobilizzata la preda nel sottosuolo anche per settimane. Con uno scalpiccio, Ed saltò alcune pozzanghere disseminate lungo il suo cammino, dentro le quali erano tiepidamente riflessi i primi raggi solari. La strada principale che aveva imboccato lo avrebbe portato dritto verso l’area del porto, dove i padiglioni del Pokémon World Tournament riposavano silenziosi, in attesa di essere gremiti di sovraeccitati spettatori pronti a godersi gli spettacoli del giorno. Dopo quel lungo mese di qualificazioni, la stagione del torneo cominciava ad infiammarsi: secondo ciò che Rafan gli aveva spiegato, Ed era riuscito a qualificarsi in un importante torneo dove erano ammessi esclusivamente Pokémon di tipo fuoco che, in caso di vittoria, gli avrebbe consegnato l’accesso ad un torneo ancora più importante, con Trainer sempre più preparati e premi sempre più allettanti.
« Vic ». Victini uscì dalla Poké Ball sbadigliando, galleggiando pigro attorno a Ed.
« Portami su » gli ordinò. Il Pokémon afferrò con una delle sue esili zampe una mano di Ed e, mosso da una forza innaturale, cominciò a trasportarlo in su, fino a poggiarsi sul tetto di una casa nelle vicinanze, oltre Windsor Avenue.
« Grazie ».
Victini emise un verso soddisfatto, abbarbicandosi sulla spalla del suo allenatore e ricominciando a dormire. Ed sapeva che non si sarebbe dovuto appostare lì, ma finché Driftveil era così tranquilla e nessuno era in grado di vederlo, stare in quel posto e respirare quell’aria era un toccasana per i sensi. Osservò il padiglione numero due, che avrebbe ospitato il suo torneo. Era un po’ più piccolo degli altri, chissà per quale motivo. Ed respirò profondamente. Si sedette meglio sul bordo di quel tetto, la testa gonfia, la fangosa strada che scorreva ai suoi piedi. Il cielo, dopo quell’ultimo temporale, sembrava essere stato bombardato, pieno di nuvole in decomposizione. Vide un Pidove, Pokémon simile a un piccione, impigliarsi per un attimo in alcuni cavi elettrici, stridendo alla ricerca di un aiuto che lui non poteva fornirgli.
« Non siamo così grandi » borbottò Ed, sconsolato, fissando Victini. Pidove si liberò poco dopo, lanciandogli un verso di rimprovero. Ed lo seguì con lo sguardo, finché l’occhio non gli cadde su alcune figure lontane, che si muovevano freneticamente all’ombra del padiglione. Non seppe dire perché, ma il primo pensiero che gli balzò in testa fu che quelle figure erano le stesse che avevano seguito lui e Sean quel pomeriggio, mentre erano diretti alla palestra. Svegliò Victini, insospettito, e insieme levitarono giù dal tetto, avvicinandosi al molo. Quando Ed fu abbastanza vicino da sentire numerose voci confabulare, richiamò il suo Pokémon, attaccandosi la Poké Ball alla cintura.
« Puoi venire fuori » lo invitò una voce. Ed, appiattito dietro un alto pilastro di pietra scura, non se lo fece ripetere due volte. Quella voce gli era fastidiosamente familiare.
« Edwin » lo salutò Benga, senza sorridere. Finalmente, Ed poté vedere meglio i suoi compari: alcuni non riuscì a distinguerli, nascosti com’erano nella penombra, mentre uno in particolare catturò la sua attenzione. Era un ragazzo con le spalle larghe, i capelli rapati e un cappellino dei Nimbasa Falcons portato alla rovescia.
« Hai trovato un nuovo gruppo, vedo » disse Ed. Kurt Ryder non lo guardò. Non stava accanto a Benga e ai suoi, ma in disparte, come se non facesse realmente parte della banda.
« Lui non è con noi » intervenne Benga, a confermare le sensazioni di Ed.
« È qui per un accordo, lo stesso che vorremmo proporre a te, data la situazione. Sapevamo che non sai startene buon » s’inserì un ragazzino magrissimo, dotato di denti spaventosamente aguzzi, capelli neri come la pece schiacciati in avanti e uno sguardo da volpe.
« Non una parola » lo minacciò Ryder, rabbuiato.
« Silenzio » soggiunse Benga. « Edwin, cosa fate tu e il tuo amico ogni giorno nella vecchia palestra del padre di Rafan, di preciso? »
« E tu, invece? Sei il nipote del presidente, e cosa fai qui, in un mercato nero... » ribatté Ed di fretta, nervosamente, cercando di ricordare quello che Rafan aveva raccontato. Capì che anche i suoi sospetti circa il fatto che erano stati loro ad aver pedinato lui e Sean erano giusti.
« Mercato nero? » Benga rimase serio, ma si trattenne a stento dallo sbuffare. Il ragazzino al suo fianco, invece, rise di gusto. « Io sono il nipote del presidente Alder, come hai detto. Questo fatto mi mette delle condizioni di proporre alcuni accordi a diverse persone che passano da queste parti… Ma non tratto materiale illegale ».
« Non mi interessano i tuoi accordi » lo sfidò Ed. Guardò Ryder, che a quanto pareva era in combutta con quei tizi.
« Se almeno provassi a sentire quello che abbiamo da dirti, sono sicuro che cambieresti idea ».
« Andate al diavolo. Potrei denunciarvi per quello che fate ». Ed voltò le spalle ai suoi interlocutori, deciso ad andarsene. Sapeva che quella poteva essere una mossa azzardata: tese la mano verso la Poké Ball contenente Victini, pronto a mandarlo all’attacco in qualsiasi momento.
« Sappiamo delle cose su Edward Brown ». Ed si arrestò. Lo sanno, pensò immediatamente. Sanno chi è mio padre e chi sono io. Spalancò gli occhi e strinse i denti, senza farsi vedere da Benga e i suoi, combattuto.
« Devi solo partecipare a quel torneo, Ed » continuò Benga, persuasivo. « Partecipa per noi. Vinci il primo premio e consegnacelo, e ti diremo tutto ciò che vuoi sapere su tuo padre. Gli archivi del governo non sono accessibili a tutti i Trainer, alcune questioni rimangono segretissime… » Benga sorrise. Ed si voltò definitivamente, guardandolo. Lentamente, stava capendo di essere dirottato verso un’unica decisione. Ci aveva pensato un mese intero, ma ormai non poteva più evitarlo. La sua coscienza, se non avesse preso parte a quel torneo, lo avrebbe divorato a vita.
« Cosa sapete di Edward? »
« Ma ci prendi in giro? » Il ragazzino con la faccia da volpe rise ancora, tremendamente divertito.
« Buono, Zig » gli intimò Benga.
« Accetti, allora? Ci hai ripensato? » Ed esitò. Fece un passo in avanti, scrutando Ryder. Si chiese che tipo di accordo avesse con Benga e i suoi, a quale torneo avrebbe preso parte e di quali informazioni fosse in cerca.
« Non farlo, Ed ».
Un’altra figura emerse dalla foschia, le mani in tasca, l’espressione preoccupatissima e il volto cereo. Ed sobbalzò, e così fecero Benga e i suoi. Fissò intensamente Sean. Aveva cercato di reprimere a stento il risentimento che aveva covato per lui in quei giorni, che come bile velenosa aveva continuato a insinuarsi lungo ogni centimetro del suo corpo. E ora Sean era lì, con l’aria di averlo seguito sin dal primo momento, a tentare di fargli la morale e dal farlo desistere dal dimostrare che anche lui valeva qualcosa. Ti ho salvato la vita, nella riserva. Si ritrovò a pensare Ed. E questo è il ringraziamento.
« Non è affar tuo questo, Sean ». Tornò a dargli le spalle, mentre stringeva la mano di Benga.
« Accetto. Ora abbiamo un accordo ».
 
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CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Sei veramente stronzo...

CHI E' IL POKEMON DI SEAN????????

Controllando sul wiki l'unico Elettro del percorso 6 sarebbe Emolga. Considerando la tua tendenza ad usare Pokémon pucci potrebbe essere veramente lui.

Bel capitolo, amo gli scarti temporali, e come al solito sei riuscito a renderlo al meglio. Mi piace questo senso di frustrazione che prova Ed nei confronti di Sean. Mi piace Benga e il ritorno ad minchiam di Kurt. Mi piace lo screzio finale fra i protagonisti, sintomo della complessa psiche dei tuoi personaggi, Ed sa che sta facendo una cazzata, ma la fa lo stesso, perché è spinto dalla sete di conoscenza.
 

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 26 - Il Torneo

« Edwin, ci possiamo fidare? » Benga sciolse la stretta, scrutando Sean con espressione dura.

« Non c’è problema ». Ed non tornò a guardare Sean, ma tenne lo sguardo fermo su Benga, Zig e i loro compari, appostati in un’ombra che si stava dissolvendo: l’alba era alle porte.

« Ci sei dentro, ormai » rise Zig. « Il torneo comincia fra poche ore. Conviene che tu vada a prepararti, perché nessun dettaglio vi verrà rivelato, se non all’interno del padiglione ». Gettò un’occhiata sfuggente a Benga, facendo lampeggiare gli occhi, che sembravano due fanali. Ed non aggiunse una parola. Guardando con attenzione Ryder, che lo ignorava completamente, lo sguardo perso nelle profondità del mare poco distante da loro, s’incamminò con Sean per il percorso a ritroso, verso la palestra.

« Perché, Ed? » scattò subito l’amico, quando furono abbastanza lontani.

« Devo farlo, Sean. Non posso rifiutarmi. Quell’accordo è solo una motivazione in più… Poco mi importa dei premi in palio. Ma se Benga ha delle informazioni su mio padre, e puoi stare certo che le abbia, voglio conoscerle. Io e Victini vinceremo ancora una volta ».

« Ed, hai sentito Bryce ». La voce di Sean tremava appena, mentre continuavano a calpestare freneticamente le scivolose strade sotto ai loro piedi. « Questo è un torneo molto più in vista delle qualificazioni… Arrischierai la tua figura, il Team Plasma… »

« Sean! » sbottò Ed, fermandosi di colpo e fronteggiando l’amico. « A scuola eri tu quello inamovibile, che andava dritto, che faceva di testa sua, che affrontava Ryder senza farsi troppi problemi. E io titubavo, cercavo di fermarti, di dirti che non c’era bisogno di crearci delle grane… E ora? Perché è tutto rovesciato? Cosa ti è successo, Sean? »

« Non siamo a scuola » disse freddamente Sean. « Io… Ero molto sicuro di me, all’inizio. Ma dalla seconda prova… Da quando ho capito che esistono persone come Mirton, o come Eric… Da quando sono andato a tanto così » e avvicinò l’indice e il pollice, facendoli quasi toccare, « dalla morte… Tutto ha assunto un’altra prospettiva. Ed, questo non è uno scherzo ».

« Lo so che non è uno scherzo, ma non posso farci niente. Non posso cambiare la mia natura. Che vengano a cercarmi, io non ho paura di Ghecis e i suoi. Per quello che ne so, hanno già catturato mio padre ». Ed riprese a camminare, risentito.

« Che cosa… »

« Terrakion è a guardia della prigione, no? E il Team Plasma, secondo Shalimar, ha cominciato a sguinzagliare i demoni per tutta Unima da lì dentro. Prima hanno colpito casualmente a Undella, dove sapevano che si sarebbe tenuta una gita scolastica… Buffo, no? Sono andati così vicini a me, apparentemente senza saperlo… E poi hanno tentato di seminare il panico durante l’esame. Capisci la tattica di Ghecis, Sean… Alder sa benissimo che quell’attacco così strano dei Nuzleaf, quelle sparizioni nella riserva, significano un ritorno del suo più grande nemico… Ma non può provarlo, e Ghecis rimane nell’ombra, e Alder non ha abbastanza polso per sapere come muoversi… Inoltre, quei quattro che governano con lui di certo non lo aiutano. E intanto cosa ci fa il Pokémon di mio padre a riposare in quelle rovine? Cosa gli avrà fatto Ghecis? Capisci che io non voglio evitarli, Sean? Se dovessi morire nel tentativo di combattere Ghecis, sarò pronto. Ma voglio incontrarlo e dimostrargli chi sono! » Il respiro di Ed si era fatto affannoso. Sean non ebbe parole per replicare, tanto che quando furono tornati nella palestra si rigettò nel letto, attendendo le poche ore che separavano l’amico da quel pericoloso torneo. Nell’accogliente oscurità dell’antro, Ed fu felice che la sua sagoma fosse inghiottita dal nulla, e che non dovesse rendere conto a nessuno delle sue scelte.

*​
Una fiumana di persone si accalcava agli ingressi del padiglione numero due, un unico brusio di eccitazione: Ed li vide spintonarsi a vicenda nella furibonda calca per accaparrarsi i biglietti migliori. In lontananza, Sean si dirigeva alla biglietteria riservata ai Trainer, che godevano di privilegi anche quando volevano assistere ad un torneo. Il cielo, nonostante fosse ormai mattina inoltrata, era ancora plumbeo: un’unica coperta colorata di grigio, dalla quale filtravano a stento pochi raggi luminosi.

« Non la vedo bene » borbottò Ed. Alla fine, decise di smetterla di stare lì a ciondolare e si avviò anche lui verso l’ingresso posteriore dell’arena, dove i sedici partecipanti si sarebbero radunati prima di darsi battaglia. Non aveva realmente pensato ai suoi avversari, ma in fondo non gli importava. Doveva solo badare a Victini e al suo obiettivo: battere tutti e riuscire a soddisfare la richiesta di Benga e i suoi.

« Ragazzo ». Ed si bloccò. Alle sue spalle, la solita espressione a prima vista truce, Rafan lo squadrava con le braccia conserte.

« Non potevo non partecipare ». Ed si chiese se sapesse ciò che era accaduto qualche ora prima, all’alba.

« Non ti ho chiesto delle giustificazioni » ribatté Rafan, brusco.

« Perché è qui, allora? »

« Sono stato il vostro istruttore, in questo mese. Suppongo che dopo questo torneo possano cambiare un bel po’ di cose, quindi lascia che ti dia gli ultimi consigli generali ». Aspettò che Ed si avvicinasse di più a lui, prima di sussurrargli alcune parole a bassa voce, coprendosi la bocca con una delle sue mani, somigliante a un grosso badile.

« Sarai uno dei favoriti, lì in mezzo ».

« Che cosa? »

« Le scommesse e le quote dicono questo » bisbigliò Rafan. « C’è un bel traffico dietro ad ogni manifestazione del Pokémon World Tournament, e oltre alla testa di serie del torneo, tu sei uno dei più scommessi per la vittoria finale di oggi ».

« Testa… Di serie? »

« Sì. Un Trainer sulla carta più forte… Rispetto agli altri partecipanti. Spera di non trovartelo contro, con i Pokémon Fuoco ci sa fare eccome ».

« Con la fortuna che mi ritrovo… » sbuffò Ed.

 « Ora, ascoltami attentamente. Non essere troppo sicuro di te stesso, non ne hai bisogno. Concentrati sulle possibilità che hai e sul Pokémon che possiedi. Le regole vi verranno rivelate tutte dentro, ma ovviamente potrete utilizzare solo un Pokémon a testa, e Victini è molto forte. Rimani concentrato, intesi? » Rafan inarcò le sopracciglia, per vedere se Ed aveva capito.

« Intesi ».

« Allora vai ».

Ed annuì, congedandosi da Rafan e varcando le grandi porte dell’ingresso posteriore. Si trovava in quello che sembrava essere uno spazio simile a un backstage, con grandi casse gettate alla rinfusa un po’ ovunque e una quindicina di persone sistemate su di esse. Le porte vennero richiuse, il che fece capire a Ed di essere l’ultimo arrivato.

« Edwin Brown? » Un uomo della sicurezza gli venne incontro. Ed esibì la scheda allenatore.

« Bene » disse l’uomo. « Passiamo ora al regolamento del torneo, che prenderà il via tra pochi minuti ».

Ed sentì il rumore delle persone nell’arena accrescere a dismisura: dovevano essere a due passi dal campo di battaglia. Cominciò a guardarsi in giro, e a chiedersi quale potesse essere la testa di serie di cui Rafan gli aveva parlato. Tra gli altri, attirarono la sua attenzione un omone con i capelli tinti di rosso e di giallo, una ragazza dai lunghi capelli fiammeggianti vestita con un top striminzito, un ragazzino che poteva avere qualche anno in più di lui vestito in divisa da cameriere e seduto in alto, a diversi metri di altezza su una delle casse, Benga.

« No… » Benga ignorò completamente Ed, la cui mente era tornata in moto elaborando flussi incontrollati di pensieri. Perché Benga si trovava lì? Il loro accordo era già stato sciolto? Non lo considerava altro che una pedina, una seconda possibilità di vincere il premio del torneo? Ed, a quel punto, si chiese se Benga avesse mai creduto veramente nelle sue capacità.

« Ragazzo, stai ascoltando? » Ed trasalì, fissando l’addetto alla sicurezza. Dovette reprimere a forza la rabbia schiumante che, incontrollata, lo aveva distolto da ogni altra cosa.

« Mi scusi ».

« Come stavo dicendo » riprese l’uomo, « vi sfiderete in semplici incontri ad eliminazione secca, un Pokémon contro un altro Pokémon. Vince chi mette KO il Pokémon avversario, senza ucciderlo. Chi perde è fuori, chi vince continua ad avanzare, fino alla finale. Sono ammessi solo Pokémon di tipo Fuoco, puri o con un doppio tipo, come già sapete. I sorteggi degli ottavi di finale sono già stati preparati: avanzerete nei due ascensori presenti ai lati della sala » e indicò gli ascensori, seminascosti nel soqquadro generale, « ed entrerete nell’arena una volta che i vostri nomi saranno stati chiamati. Cominciamo fra pochissimo ».

Si sfregò le mani, tradendo il fatto che anche lui non vedeva l’ora che i giochi fossero aperti. Ed notò come non avesse parlato loro del fantomatico premio in palio, che evidentemente era una grossa sorpresa per la fine del torneo. Considerando le sue possibilità, decise di eliminare Benga dalla mente per un attimo. Lui avrebbe cercato di vincere il torneo per apprendere qualcosa in più suo padre: se da un lato aveva scoperto la verità sulla morte di Tracy, dall’altro quella faccenda era giunta a un punto morto. Ma perché Benga partecipava? Contava ancora su di lui, se non fosse riuscito a vincere il torneo personalmente? Ed si avviò per parlargli: aveva mosso le gambe da qualche istante, quando un altoparlante nel backstage risuonò, infrangendo il silenzio.

« Primo match: Benga Caldeira contro Louis Beckett. In postazione ». Louis Beckett era un ragazzo mingherlino che a Ed ricordò vagamente Kelen. Si diresse accigliato verso l’ascensore, venendo inghiottito un attimo dopo dalle fredde porte grigie e risalendo verso l’alto, dove, evidentemente, era posta l’arena. Un attimo dopo, le voci di due persone risuonarono ovunque, sovrastando il brusio della folla, sempre più numerosa.

« Benvenuti, signori e signore! Qui i vostri Matt Wayne e Charles Phillips di fiducia! E finalmente l’atmosfera nei tornei comincia a diventare rovente, non è così Charles? » chiese la voce gioviale di Matt.

« Certo, amico mio, puoi ben dirlo! » proruppe Charles. « E rovente è l’aggettivo giusto per descrivere il torneo a cui stiamo per assistere! Sedici esperti di Pokémon di tipo Fuoco pronti a darsi battaglia! »

« Eccoli, signori e signori! »

Per un attimo, Matt e Charles si zittirono. La folla esplose sopra le loro teste: evidentemente Louis e Benga avevano messo piede nell’arena. Frenando un moto di panico che lo aveva attraversato per un istante, Ed si abbarbicò su una di quelle enormi casse, mentre i partecipanti rimasti facevano lo stesso. I minuti che seguirono furono concitati. Matt e Charles glissavano sugli aspetti più tecnici del duello, forse per tenere all’oscuro dei particolari gli altri partecipanti. Ed sentì da Matt che il Pokémon di Benga si chiamava Volcarona: quel nome gli suggerì qualcosa di indistinto, ma non riuscì a ricordare dove lo avesse già sentito.

« Il Magcargo di Louis Beckett, nonostante il grande vantaggio offertogli dal suo tipo Roccia, è in seria difficoltà! Superbo il lavoro di controllo che Benga sta esercitando su Volcarona! » urlò Charles, mentre Matt approvava decisamente le sue parole.

« Verissimo, Charles! Ma d’altronde, dal nipote del presidente Alder non ci aspettavamo nulla di diverso! »

Il tripudio del pubblico fece capire a Ed che il match era finito: Benga aveva vinto. Ed attese, nervoso, ma nessuno riscese nel backstage e, mentre la ragazza dai folti capelli fiammanti veniva chiamata per la sua sfida, capì anche che Benga non sarebbe tornato lì. Lentamente, il backstage si svuotò. I partecipanti passavano per gli ascensori e mettevano piede nell’arena, dandosi furiosamente battaglia, e Ed rimaneva seduto: tutti i tuffi al cuore che lo avevano colpito al termine di ogni match venivano immediatamente seguiti da istanti di sollievo, segnali che il suo momento non era ancora arrivato. Ma alla fine, in quell’angusto luogo, a rimanere furono solamente lui e quell’omone mastodontico, reso ancora più pittoresco dallo strano colore dei capelli, tinti di giallo e di rosso.

« Edwin Brown e Magnus Branx! »

Magnus ghignò in direzione di Ed, che ricambiò lo sguardo con espressione tetra. Cercò di tenere le gambe ferme mentre si avviava verso l’ascensore designato, la sensazione di nausea sempre più opprimente. Le porte si chiusero, e l’ascensore cominciò a salire, i rumori metallici della cabina in cui si trovava mischiati al rumore della folla. Anche l’udito stava tornando a funzionare male, com’era stato per i round di qualificazione. Lì, pensò Ed, gli spettatori avevano da seguire vari match, dati i diversi ring sparsi per l’arena. In quel momento, invece, tutta l’attenzione del pubblico sarebbe stata concentrata su Magnus e soprattutto su di lui, il ragazzino neopromosso con un Pokémon sconosciuto. L’ascensore terminò il suo breve viaggio e le porte scattarono ancora, riaprendosi. Ed, il fiato mozzato, salì una breve scaletta che lo portò su un’ampia piattaforma, molto più estesa del ring delle qualificazioni. Magnus era già dall’altra parte. Tutto attorno, il pubblico era una grande festa. Sentì urlare il suo nome, e non poté fare a meno di salutare la folla, cercando di sorridere e di riguadagnare un po’ di morale, che stava inevitabilmente lievitando. In fin dei conti, partecipare, Benga o non Benga, era stata la scelta migliore. Da qualche parte, in un angolo remoto delle tribune, Sean si morse un labbro.

« E siamo giunti a quest’ultimo match degli ottavi di finale del torneo, signori miei! » strepitò Matt. « Magnus Branx, un Trainer della squadra artificieri e spezzasigilli di Seth Colado! » Ed non sapeva chi fosse Seth Colado, e non gli importava minimamente. Di certo, però, non voleva far sì che Victini saltasse in aria sotto i colpi di quell’artificiere.

« E Edwin Brown! » proseguì Charles. « Un ragazzino promosso nell’ultima, oscura edizione dell’esame, dove pare abbia catturato questo strano e potente Pokémon, mai visto prima! » Il pubblicò ruggì di approvazione, mentre Ed intuiva come Matt e Charles non fossero dei Trainer, e poco ne sapessero di tutto ciò che stava accadendo. Lanciò Victini in campo; il suo avversario scelse un Pokémon simile a un formichiere, il corpo pieno di righe rosse, dei tubi grigi che scappavano attorno a esso e delle zampe dotate di artigli acuminati.

« Ehi Vic, sarà meglio che tu non ti faccia raggiungere da quegli artigli » gli suggerì Ed. Il suo Pokémon lanciò uno sguardo rassicurante, nel momento in cui Magnus estraeva da un’ampia tasca dei pantaloni il suo Pokédex e glielo puntava contro.

« Merda… » Ed imprecò, realizzando di aver lasciato il suo nella palestra di Rafan. Ora Magnus sapeva che Victini era un Pokémon Leggendario, e il suo sguardo sconvolto ne era la testimonianza. Ed cercò di assumere un cipiglio distaccato, sorridendo impercettibilmente nei confronti dell’avversario.

« SI COMINCIA! » urlò Matt. « Edwin non ha nemmeno tirato fuori il Pokédex per identificare al meglio la natura di Heatmor, il Pokémon di Magnus! Una scelta che dimostra grande sicurezza! » Victini, forte degli allenamenti in quel mese, scattò in avanti in un lampo: Heatmor rimase immobile, mentre il Pokémon di Ed gli si piazzava davanti scartando dalla traiettoria frontale all’ultimo istante e teletrasportandosi alle sue spalle; quando il Pokémon di Magnus si fu girato Victini gli era di nuovo dietro, e aveva sparato dalla bocca un getto di scintille che lo mandò al tappeto. Il pubblico era in delirio.

« INCREDIBILE! » Charles saltò su. « Non sono nemmeno sicuro di quello che ho visto, Matt! Una successione di mosse a dir poco impressionanti di questo piccolo, sconosciuto Pokémon! Una specie mai vista prima! » Heatmor si rialzò a fatica, spronato da Magnus; Victini, fluttuando nell’aria, scagliò un getto di fiamme che però, stavolta, venne assorbito. La pelle di Heatmor brillò; tra gli artigli del Pokémon si materializzarono grosse schegge di pietra, che furono scagliate nella direzione di Victini.

« DISTRUGGILE! » ordinò Ed, allarmato. Victini si pose due dita sulle piccole tempie: le schegge persero velocità, fino a sbriciolarsi prima di raggiungerlo. Una di esse, anziché finire distrutta sul pavimento dell’arena, venne spedita inavvertitamente verso il pubblico: un getto d’acqua, sbucato improvvisamente dal nulla, ne intercettò la traiettoria, polverizzandola prima che avvenisse il peggio.

« Abbiamo visto all’opera la squadra di pronto intervento presposta dall’organizzazione del torneo per garantire l’incolumità del pubblico! » spiegò Charles tutto d’un fiato, il tono di voce molto serio. « E intanto il match riprende, con Heatmor sempre più in difficoltà! » Anche Magnus era dello stesso avviso. Ed continuò a sorridere in maniera controllata, mandando Victini a galleggiare in cerchio sopra la testa di Heatmor.

« Vic, non possiamo prendere quel coso con il fuoco » avvertì. « ORA! PSICHICO! » Victini scattò, tuffandosi in picchiata. Heatmor rimase immobile, lo sguardo paralizzato dal terrore: Victini gli arrivò a un palmo dal naso, spostando le zampe in avanti e sparando l’avversario in alto, nell’aria, senza che Magnus potesse fare niente. Il pubblico era tutto in piedi, esaltato; Sean emise un gridolino di sollievo, e intanto Heatmor crollava al suolo, aprendo un foro nel pavimento e non muovendosi più.

« Heatmor è esausto! Una vittoria pulita per Edwin Brown, signori! » A Ed sembrò di essere tornato nella quinta prova dell’esame. Due membri della sicurezza ordinarono a lui e Magnus di ritirare Victini e Heatmor, prendendo le Poké Ball e portandole in un macchinario nelle vicinanze. Nel frattempo, un team di Pokémon che non aveva mai visto era già al lavoro per rimettere a posto il campo di battaglia e ripulirlo.

« Vieni, ragazzo ». Un uomo della sicurezza afferrò per il braccio Ed, trasportandolo su una scaletta laterale, in una sorta di piccola tribuna dove vide gli altri partecipanti ancora in gioco. Alzò lo sguardo: c’era un tabellone, e capì immediatamente cosa significava.

« Ci siamo quasi, signori! » intervenne Matt. « Non c’è un attimo di tregua, il torneo riprende a momenti con i quarti di finale! Quale sarà il primo match? » Ed sbarrò gli occhi. Il sollievo e la tranquillità che per un momento gli avevano cancellato dalla mente tutti i pensieri negativi erano già svaniti, tanto da non accorgersi che gli era stata restituita la Poké Ball. Sul tabellone c’era il suo volto e quello del ragazzino dai capelli fiammanti, vestito da cameriere.

« Wow, incredibile! » esclamò Charles, meravigliato.

« Tocca subito a Edwin Brown, ancora! Questo ragazzino non può proprio rilassarsi! »

« E si troverà di fronte Chili McKenzie, uno dei migliori Chef Trainer di Unima, pochi anni più grande di lui! Finora Edwin ha passeggiato, ma ora dovrà sudarsi la vittoria! »

« Chef Trainer… » borbottò Ed, mentre riprendeva posto ad un estremo del campo di battaglia e il suo avversario faceva lo stesso. « Non sapevo nemmeno che esistessero Trainer specializzati nel campo della cucina… » Chili lanciò un pugno nell’aria, sorridendo sicuro di sé e afferrando la Poké Ball dal grembiule. Ed si chiese se fosse lui la famosa testa di serie.

« Si comincia! Chi vince va dritto in semifinale.. Sarà un match durissimo! »

Ed lanciò Victini, carico. Non doveva temere il suo avversario: contro Magnus era stato un match a senso unico. Chili fece roteare la Poké Ball, dalla quale venne fuori un grosso Pokémon dal pelo rosso, simile a un scimmia, con due mani gigantesche e due sopracciglia fiammeggianti. Non tirò fuori nessun Pokédex: evidentemente aveva già ottenuto tutte le informazioni che voleva seduto comodamente in tribuna, quando Ed si stava battendo contro Magnus.

« Ecco il Darmanitan di Chili, che con la sua forza bruta non ha dato scampo al suo avversario agli ottavi! Vedremo ora! »

« Vai, Darmanitan! » gridò Chili. Lo scimmione scattò in maniera più rapida di quanto Ed si fosse aspettato: mandò Victini a capovolgerlo con i suoi poteri psichici, ribaltandolo dall’altra parte del campo di battaglia, come aveva fatto un mese prima con l’Arcanine delle qualificazioni. La botta non sembrò però ferire Darmanitan: si rialzò, saltando in aria e sparando dalle manone delle rocce ancora più grosse di quelle lanciate da Heatmor.

« FRANA! »

« Vic, SAI COSA FARE! »

Quelle rocce diedero più grattacapi a Victini. Alcune, anziché sbriciolarsi, si divisero solamente in due parti uguali, mettendo a rischio la sua incolumità. Alla fine, una riuscì a colpirlo, ferendolo ad un orecchio e facendolo capitombolare al suolo. Ed trasalì, e la folla con lui. Per la prima volta, vide il sangue dorato di Victini brillare in un’unica scia sul pavimento dell’arena, mentre il suo Pokémon stava col muso rivolto in avanti, apparentemente privo di sensi. Quella visione lo toccò più di quanto si fosse aspettato: aveva preso l’imbattibilità di Victini come un fatto personale.

« Il Pokémon di Brown è a terra, forse esausto! » si preoccupò Charles.

« E Darmanitan sta per gettarsi su di lui, per il colpo di grazia! » aggiunse Matt. Darmanitan saltò; Ed urlò: « VICTINI! » e un attimo prima che quella grossa scimmia lo schiacciasse sotto il peso dei suoi muscoli Victini sparì nel nulla, teletrasportandosi e rimaterializzandosi in aria, levitando in alto. Il pubblicò gioì di sollievo: erano apertamente dalla parte di Ed.

« Ce l’avevi quasi fatta, Chili! » rise Charles. « Ma Brown e il suo Pokémon sono degli ossi davvero duri, per essere due esordienti! » Darmanitan replicò il balzo, pronto a far franare ancora quei sassi su Victini, che però lo anticipò, scagliandogli addosso un potente getto di elettricità.

« DAAAR! » Darmanitan rotolò al suolo con un rumoroso fragore. Fece per rialzarsi, ma ricadde a terra, impedito nei movimenti.

« Darmanitan… Darmanitan è stato paralizzato, signori! » Il pubblico accolse l’ultima frase di Matt con un boato. Alcune persone si alzarono dal loro posto per vedere meglio Darmanitan giacere al suolo, mentre scariche di elettricità striavano l’aria: Victini non gli stava dando pace.

« Il Pokémon di Brown è semplicemente furioso, signori miei! » La voce di Charles sovrastò ogni cosa. « Incredibile anche il sangue di questo piccolo Pokémon: non è rosso come tutti, ma d’oro! Immagino che niente possa uccidere un Pokémon del genere! » Poco dopo, Ed ebbe paura. Era sicuro che ben presto Darmanitan sarebbe crollato senza opporre resistenza, ma quando il pelo del Pokémon di Chili cominciò a ritirarsi, la pelle a indurirsi e la struttura stessa del corpo a rimpicciolire, capì che stava assistendo a qualcosa di imprevisto, a una mossa che non poteva prevedere.

« Victini, in alto! » Victini levitò, portandosi a diversi metri di altezza dal terreno, sopra le teste degli spettatori. In basso, al posto di Darmanitan, c’era una sorta di statuetta di colore blu elettrico, con degli occhi bianchi privi di pupille e delle sopracciglia arancioni, che ricordavano due nuvole.

« Cosa… Darmanitan si è trasformato! » Ed non aveva idea di cose fosse successo: sperava che Matt e Charles avessero qualche spiegazione in merito ma evidentemente, nell’incontro precedente, Chili non era ricorso alla metamorfosi del suo Pokémon.

« Cuordileone, Darm! Dai! » lo incitò Chili.

« Cuordicosa? » si chiese Ed, allarmato. « Victini, Fulmine! » Un altro getto di elettricità saettò nell’aria, zigzagando dall’alto fino a infrangersi al suolo, illuminando la sagoma di Darmanitan. Quando il bagliore fu terminato, Ed capì di non aver fatto nemmeno un graffio al suo avversario.

« Dannazione… » Il nuovo Darmanitan, intanto, cominciava ad essere offuscato da uno strano fumo rosso, che partiva dai tessuti della sua pelle. Lentamente, quella statuetta prese vita, muovendo i tozzi arti per mettersi in piedi. Mosse a scatti la testa, guardando in su, verso Victini. Non c’erano dubbi che l’avesse puntato come obiettivo.

« Preparati, è finita! » lo avvertì Chili. « FACCIATA! » Darmanitan partì come un proiettile verso Victini. Ed sentì le viscere annordaglisi; urlò con quanto fiato aveva in corpo l’unica cosa che in quel momento gli venne in mente, sperando che funzionasse.

« VICTINI, GENERATORE-V! »

Le orecchie di Victini s’incendiarono; il pubblicò ammutolì, e la mossa più potente del Pokémon di Ed si abbatté contro Darmanitan, travolgendolo e sparandolo all’indietro. L’esplosione che seguì squassò l’intero campo di battaglia. Quando Ed, che si era gettato oltre la scaletta in cerca di un riparo, si riaffacciò a vedere insieme a Chili cos’era successo, rimase sbalordito. Darmanitan era sprofondato in giù, nel backstage, mentre pezzi della pavimentazione dell’arena continuavano a sbriciolarsi incessantemente. Il Generatore-V aveva sfondato senza difficoltà una solidissima lastra di marmo. Victini fluttuò in basso, verso Ed, posandosi sulla sua spalla e afferrandogli la testa, spaventato.

« Va tutto bene, Vic » lo rassicurò Ed, mentre Matt e Charles esplodevano in un effluvio di commenti. « Abbiamo vinto ».
 
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We want more blood


Seriamente, lo hai detto tu stesso nel capitolo. Ed questa volta fa la parte del cocciuto e sembra Sean quello più ragionevole e riflessivo.

Non so come si evolveranno i loro caratteri, ma stanno andando verso una rottura? La differenza nel manifestarsi dello Shift sicuramente ha incrinato un po' il loro rapporto e ora questa decisione di Ed non migliora certo la situazione.

In compenso Ed continua a vincere e Sean non può che essere invidioso. Da una parte, vedi lo shift, è avanti rispetto all'amico, ma dall'altra, le lotte, non potrebbe neanche confrontarsi con lui. Sarà una mia impressione, ma stai buttando le basi per una rivalità che porterà a qualche colpo di scena?

Victini spara il V-create e incenerisce anche i pokemon di tipo fuoco: è troppo forte! Queste lotte, se posso permettermi, non hanno lo stesso patos di quelle della quinta prova d'esame. Un po' perché vengono coinvolti personaggi sconosciuti, un po' perché passano più velocemente e non ti soffermi allo stesso modo sulle descrizioni. Credo sia voluto, non puoi stare sempre a descrivere ogni fatto nei minimi particolari o la storia non andrebbe più avanti.

Mi aspetto, però, che ora le lotte prendano un piglio diverso e siano ancora più spettacolari e dettagliate.

Mi aspetto molto da te ;)
 

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 27 - Semifinali
 

Col calare delle tenebre, la pioggia aveva ricominciato a scrosciare indisturbata, accompagnata da un silenzio di tomba che avvolgeva Driftveil in una stretta mortale. Le strade che straripavano di acqua, inondate come fiumi in piena, erano completamente deserte: la popolazione della città era rintanata nelle calde abitazioni, negli hotel, o nelle arene del Pokémon World Tournament, a seguire i tornei del giorno. Solo un’altissima figura viaggiava silenziosa nel buio, muovendosi senza far rumore per l’agglomerato di edifici. Quando arrivò nell’area dove i mastodontici padiglioni del Pokémon World Tournament si stagliavano attraverso la nebbia lattiginosa, indugiò per un attimo, lasciando vagare lo sguardo verso il mare in tempesta e le onde che s’infrangevano violente sul molo. Riprese a camminare, la cortina gelida di pioggia che arrivava a sfiorargli il cappuccio della lunga tunica che portava addosso, fino a varcare le ampie porte del padiglione numero due. Anche alle asettiche luci dell’arena, il suo volto rimase in ombra. Superò le biglietterie, deserte, e giunse sino al cuore dell’edificio. L’uomo emise un basso verso di insoddisfazione: credeva che quello fosse il luogo giusto. E invece gli spalti erano abbandonati, il centro del campo di battaglia che fumava piano, completamente perforato da quella che sembrava essere stata una gigantesca esplosione. L’uomo strinse piano gli occhi, facendo dietrofront e uscendo da quel luogo disabitato, la pioggia pronta a riaccoglierlo. Quando si guardò attorno, la sua attenzione fu attratta dal padiglione adiacente a quello in cui si trovava, illuminato da altre luci, ma da cui provenivano forti rumori. Capì che era il luogo dove avrebbe trovato ciò che voleva. Lesse il cartello padiglione n°3 e mise piede nella reception. C’era un addetto alla sicurezza che sonnecchiava piano, seduto su una sedia e stravaccato con i piedi sul bancone. Quando gli fu abbastanza vicino, l’addetto sobbalzò, svegliandosi e squadrando quella figura alta due metri, il volto nascosto dal cappuccio. Gli sembrò di intravedere la faccia di un uomo di colore.
« Cosa fa? I biglietti sono già stati tutti venduti, il torneo è in corso ».
« Entro » disse l’uomo. La sua voce suonava terribilmente arrochita.
« Senta, cosa fa, mi prende in giro? » L’addetto alla sicurezza si alzò, stagliandosi di fronte al suo interlocutore, nonostante fosse almeno venti centimetri più basso. Si sistemò il cappellino che portava in testa, raddrizzandoselo.
« Non mi costringa a cacciarlo fuori con la forza. Ho già dormito molto poco a causa dei disagi verificatisi dopo l’ultimo match dei quarti, e ora mi trov… »
L’addetto produsse un rantolo strozzato, un verso soffocato e privo di suono. Si schiantò a terra con una forza tale da rompersi diversi denti, svenuto. L’uomo lo aveva colpito al collo con un colpo secco e deciso, senza che l’addetto potesse nemmeno realizzare cosa fosse successo. Spostò il suo corpo con un piede, proseguendo la marcia verso il centro dell’arena. Arrivato ai piedi degli spalti, dove ogni spettatore era seduto ordinatamente al suo posto, gettò uno sguardo al campo di battaglia. Una ragazza dai capelli di un rosso acceso, vestita con un paio di jeans sdruciti e una cannottiera annodata che le metteva in mostra la pancia, sorrideva smaccatamente nella direzione di un ragazzino esile, una felpa rossa e un nugolo di capelli ricci.
« Edwin Brown » esalò l’uomo, appoggiandosi ad un muro. Ed, sul terreno dell’arena, scrutò con attenzione e diffidenza la sua nuova avversaria, una ragazza di nome Flannery che, una volta annunciata da Matt e Charles, aveva scatenato il tripudio della folla lì presente.
« Sei pronto? » gridò esaltata, rivolta a Ed.
« Sì, e vorrei sbrigarmela in fretta. Si è fatto tardi » ribatté pacatamente. Era vero: ormai doveva essere sera inoltrata, pensò. Dopo il suo match contro Chili, l’organizzazione aveva dichiarato il padiglione numero due inagibile e dovuto farlo evacuare, facendo trasferire tutti in quello dove si trovavano ora: un’operazione che aveva richiesto diverse ore di tempo e che aveva fatto accrescere il nervosismo dei partecipanti rimasti in gara.
« Si prosegue, signore e signori » ricominciò Matt. Anche lui aveva perso un po’ di verve nella voce, segno evidente che la stanchezza aveva colpito proprio tutti.
« Nel primo match delle semifinali, Benga ha polverizzato con una prestazione fenomenale Buck, guadagnandosi l’accesso alla finale! » aggiunse Charles. « Chi ci sarà a fargli compagnia? Il sempre più sorprendente Edwin Brown con la sua creatura sconosciuta o Flannery, acclamata da molti come grande favorita al titolo finale? »
« Lo sapremo tra poco, Charles! Eccoli che lanciano in campo i loro Pokémon! »
Con il consueto movimento del polso, Ed lanciò la Poké Ball nell’aria, dalla quale Victini uscì fuori sorridendo, completamente rigenerato dopo l’impegnativo match precedente. Il pubblicò applaudì con veemenza; Ed sorrise ancora, sentendosi totalmente a suo agio. Dall’altra parte del nuovo campo di battaglia, Flannery chiamò un Pokémon simile a un cammello: muso bianco e un corpo dal pelo rosso, con tre cerchi azzurri sui fianchi e due specie di crateri sul dorso.
« Ecco Camerupt! » urlò Charles, per sovrastare l’ovazione del pubblico.
« Eruzione! » cominciò Flannery.
« Vic, fallo! » Ed aveva visto quella mossa di Flannery già all’opera in precedenza. Grossi lapilli di magma scapparono dai crateri presenti sul dorso di Camerupt, allungandosi ovunque: i Pokémon del team di pronto intervento crearono una solida parete d’acqua che protesse il pubblico dal calore opprimente di quella mossa. Quando l’esplosione fu terminata, Victini venne fuori da una pozza di lava con un balzo, lievemente contuso.
« LASSÙ! » strillò istericamente Matt.
« VICTINI! » Victini si mosse appena in tempo per evitare dei grossi frammenti di pietra che stavano per travolgerlo: alcuni li evitò, altri li polverizzò con i suoi poteri psichici. Ed realizzò che l’Eruzione precedente era stata solo un diversivo.
« CAMERUPT NON SI FERMA! » Stavolta fu Charles a strillare. Il cuore di Ed ebbe un altro, violento sussulto: dalla bocca di Camerupt era partito un cordone di rocce acuminate, che come una serpe si stavano estendendo in direzione del suo Pokémon.
« Non eviterai la mia Pietrataglio! » avvertì Flannery, non riuscendo a controllare l’eccitazione nella voce. Ed sorrise, lasciando che Victini venisse travolto in pieno da quella lunghissima lancia pietrosa, che lo trafisse, inchiodandolo al suolo. Il pubblico ammutolì, facendo dilatare al massimo la tensione; Flannery ruggì di soddisfazione; Ed la squadrò, lanciandole un’occhiata lampeggiante e ridendo come un folle.
« Ed… » Sean, in tribuna, guardò preoccupato l’amico. « In cosa ti stai trasformando… »
« VICTINI, PSICHICO! » sbottò Ed. All’improvviso, Camerupt si ribaltò su un fianco, capitombolando a terra con tale violenza che l’arena tremò. Victini galleggiava in alto, completamente integro: Flannery guardò prima lui, poi il punto in cui Pietrataglio aveva colpito, dove in quel momento giaceva una sorta di pupazzetto dalle orbite vuote, apertosi in due a causa della potenza dell’attacco ricevuto.
« Hai usato… Hai usato un Sostituto! » Il labbro inferiore di Flannery tremava. Camerupt si rialzò, ferito, e squadrò Victini con un’espressione che suggeriva solo una cosa: il Pokémon di Ed avrebbe pagato presto per quell’affronto.
« Devi prestare attenzione, se intendi usare mosse caotiche come Eruzione. Non ti sei accorta di nulla, vero? Mi aspettavo di più da una testa di serie » la sbeffeggiò Ed. Flannery rise.
« Non sono arrivata da Hoenn sin qui per farmi prendere in giro da un pivello. Avrai anche catturato un Pokémon Leggendario… Ma la mia esperienza vale più di qualunque cosa, ora! »
« Cosa si staranno dicendo, Charles? » I due commentatori non avevano udito quello scambio di battute a causa del pubblico, tornato a fare baccano dopo quella mossa a sorpresa.
« Certo è che Edwin è stato parecchio furbo! Ha fatto usare al suo Pokémon un Sostituto nel disordine prodotto dall’Eruzione di Camerupt… Dopodiché ha sferrato un potente attacco ravvicinato! »
« Devo portarlo a terra… » borbottò Flannery, guardando Victini piroettare nell’aria senza peso. Tentò ancora una volta di combinare la Frana di Camerupt con la Pietrataglio, ma l’avversario si rivelò preparato, evitando in successione gli attacchi del suo Pokémon e rispedendo alcune rocce al mittente.
« Victini, Psicoshock! » Quando Victini tese le piccole zampe, una nube azzurrina si materializzò attorno a Camerupt, avvolgendolo come in un guscio e lasciando partire un’altra, violenta esplosione, che fece vacillare il Pokémon di Flannery, sempre più infuriato.
« L’ha chiamato… Victini? » si chiese Charles.
« Parrebbe di sì, Charles! E non sta dando pace al suo avversario! Ha capovolto l’andamento del match tutto a suo favore, intuendo anche come debba affrontarlo dall’alto! Camerupt, invece, è confinato sul terreno di gioco, ferito e in trappola! » spiegò Matt con sussiego.
« Davvero una gran tattica, Matt! » gli diede ancora seguito Charles.
« D’accordo… »
Flannery inspirò profondamente, i contorni del suo corpo che andavano sfocandosi piano, quasi impercettibilmente. Sentì lo Shift pronto ad esploderle da dentro, come le succedeva sempre quando era arrabbiata. Domò quell’impulso, cercando di non abbandonarsi all’ira, e ragionando sulla tattica successiva, che avrebbe voluto risparmiarsi per la finale.
« Camerupt, Maledizione » ordinò. Camerupt lanciò un verso obbediente, cominciando, con immensa lentezza, a muoversi per il campo di battaglia. Victini lo bersagliò di altri colpi, ma Flannery urlò: « continua! » e Camerupt non si fermò più, barcollando appena sotto i nuovi attacchi dell’avversario.
« Camerupt sembra essersi potenziato! » osservò Charles. Altre rocce si frantumarono al suolo: i poteri psichici di cui Victini si servì richiesero più concentrazione del solito, fatto che a Ed non sfuggì.
« Vic, va tutto bene lassù? » Il suo Pokémon cercò di rispondere con un verso rassicurante, ma l’ennesima Pietrataglio di Camerupt lo mancò per un soffio, costringendolo ad una complicatissima manovra aerea per evitarlo. Il cuore di Ed cominciò a martellare più forte.
« Dannazione… Se quel coso ci prende, è la fine… »
« E ora… Doppioteam! » Flannery lanciò un pugno nell’aria. La folla esplose, e diversi Camerupt si materializzarono attorno all’originale, confondendosi attorno a lui come fantasmi. Victini sbarrò gli occhi, al pari del suo allenatore: Ed non conosceva quella mossa, e ora che Camerupt sembrava essersi potenziato, il fatto che si fosse anche sdoppiato rappresentava un doppio problema.
« Forzantica! »
Flannery incalzò il suo Pokémon. Ed vide ancora rocce, stavolta accerchiare Victini: erano rocce che brillavano cupamente, avvolte da un’ombra che non riusciva a definire con lo sguardo. Le rocce si serrarono come un anello attorno al suo Pokémon, ma Victini scattò in su, a riparo: nello stesso istante una nuova frana si materalizzò giù dal soffitto dell’arena, travolgendolo.
« R-RESISTENZA! » Ed sputò quelle parole prima che fosse troppo tardi; Victini fu sepolto da un mare di detriti che lo riportarono al suolo, mentre tutti i Camerupt si muovevano verso il punto in cui era caduto, pronti a chiudere il match.
« No… Quando Flannery ordina un attacco questo non è cumulativo… Non si crea una Frana per ogni copia evocata… Ce n’è solo uno, l’originale… Dai Vic… » Prima che tutti i Camerupt gli fossero addosso, Victini schizzò dal piccolo gruppo di macerie creatosi dopo l’attacco dell’avversario, riemergendone gravemente ferito, ma vivo. Nel ritornare in aria, si lasciò indietro una lunga scia di sangue brillante, che chiazzò d’oro qualunque cosa si trovasse sotto di lui. Ed si sentì appeso a un filo, gravemente in difficoltà.
« Victini… Sai cosa fare! »
Avevano provato quella tipologia di attacco con Rafan, durante gli allenamenti: era una mossa tanto estrema quanto, potenzialmente, poco potente, ma a Ed era stato assicurato come fosse l’ideale, per il suo Pokémon, conoscere quanti più attacchi possibili. Con cautela, Victini tornò a fluttuare in basso, avvicinandosi sempre di più ai Camerupt, che lo fissavano trucemente ancorati a terra. Solo a posteriori Ed avrebbe veramente compreso il rischio di quella mossa.
« Vic, devi trovare quello giusto! Mi affido a te! CONTROPIEDE! » Forse, si disse Ed, erano i sensi da Pokémon Leggendario di Victini, ma al primo tentativo tirò dritto contro il Camerupt originale, colpendolo come un missile sul muso e ritornando indietro, in alto, al sicuro. Altre rocce si frantumarono al suolo, cercando di portare con sé il Pokémon di Ed.
« D’accordo… D’accordo… Questo non lo avevo previsto, ma possiamo trovare un rimedio… Va bene… » Ed respirò in maniera irregolare, spaventatissimo.
« Vic… Victini, Nitrocarica! »
Il corpo di Victini prese fuoco come una miccia, mentre il Pokémon di Ed tornava in basso, centrando per la seconda volta il Camerupt giusto. Ed sapeva che quella volta Flannery sarebbe stata pronta, e infatti una lunga catena di pietra si allungò dalla bocca del suo Pokémon, pronta a tramortire una volta per tutte l’avversario. Dopo la Nitrocarica, tuttavia, Victini riuscì a essere più rapido di prima, attaccando e ritraendosi in meno tempo. Il piano di Ed aveva funzionato.
« Merda! » imprecò Flannery, tra gli applausi della folla. Victini continuò a bersagliare Camerupt senza sosta, infergendogli ad ogni colpo un danno sempre più minimo. Era evidente che il Pokémon di Ed non ce la faceva più.
« Signori, il match sta lentamente volgendo al termine, e questo mi sembra sia sotto gli occhi di tutti » declamò Matt in tono pomposo. « A Victini rimane veramente poca energia, e Camerupt non batte ciglio! Ha incassato tutti gli attacchi a ripetizione dell’avversario, ma senza la minima fatica! Per la vittoria di Flannery è solo una questione di tempo, Charles? » proseguì, chiamando in causa il collega.
« Non lo so, Matt » disse Charles. « Di una cosa sono sicuro: sentiremo ancora parlare di Edwin Brown, comunque vada questo match. Il suo modo di far fronte a ogni pericolo occorso al suo Pokémon è esemplare! Da questo punto di vista, è stato superiore a Flannery! » Un boato di assenso dal pubblico si levò come conseguenza alle parole di Charles. Tutti erano in piedi ad applaudire Victini, completamente inzuppato di sangue, che galleggiava con espressione di sfida sopra la testa di Camerupt.
« Fottetevi… » Flannery rise. « Dai, piccolo idiota… Vieni giù un’ultima volta e tutto sarà finito… » Dalle tribune, Sean squadrò l’amico, sempre più preoccupato. Sapeva benissimo cosa stava passando per la mente di Ed in quel momento. Era in una trappola senza uscita, eppure non avrebbe abbandonato mai l’idea di vincere, anche se quella esisteva solo all’interno della sua testa.
« Arrenditi Ed… Non fare questo a Victini… Per favore, arrenditi… »
« Forza! Victini! » Victini ripartì, esausto ma velocissimo, potenziato dalle ripetute Nitrocariche utilizzate. A metà strada, in un millesimo di secondo, Flannery aprì bocca.
« CAMERUPT, ERUZIONE! »
« NO! » sbottò Matt.
« Camerupt ha troppa poca energia per produrre un’Eruzione consistente! » rilevò Charles, accigliato.
« A meno che… » intervenne Matt.
« UN ALTRO DIVERSIVO? » urlarono in coro.
I fiotti di magma che partirono dal dorso del Camerupt originale non si andarono a scagliare contro Victini, ma crearono un manto gigantesco, una coperta venata di rosso che rivestì tutto lo spazio presente sopra i due Pokémon, formando un’ombra mastodontica.
« FINIAMOLA QUI! TERREMOTO! » L’arena vibrò. Ogni spettatore si tenne aggrappato al suo seggiolino, sugli spalti. Nessuno, tranne Ed e Flannery, sapeva cosa stesse succedendo in quella gabbia di lava. Ed vide Victini sospeso a mezz’aria, a pochi centimetri dal muso di Camerupt, le cui copie erano improvvisamente sparite. La potenza del sisma che si stava gradualmente sviluppando gli fece capire come il suo Pokémon non sarebbe semplicemente uscito senza forze da quell’incontro: Victini rischiava molto di più.
« No… » Ed deglutì. Vide la compatta parete incandescente sopra Victini, connessa a quante poche energie gli fossero rimaste.
« Devo farlo… Scusami… V-Victini… VICTINI, SCAPPA! » La gabbia di magma venne perforata: Victini ne uscì in un lampo, il piccolo viso contorto dal dolore lancinante che lo attanagliava. La folla trattenne il fiato; nella cabina dei commentatori, Matt e Charles non avevano parole.
« Victini non aveva un briciolo di energia rimasta… Ha attraversato l’Eruzione di Camerupt che stava venendo giù, ma è ancora in piedi… Non ci posso credere! » Victini si muoveva piano, come se non fosse totalmente sicuro di non svenire e infrangersi a terra. Intanto, l’Eruzione di Camerupt si dissolse nell’aria, mentre il magnitudo che aveva evocato scuoteva il padiglione, intrappolando il suo stesso utilizzatore. Il Pokémon di Flannery, tuttavia, non sembrò risentirne: rimase immobile a guardare diverse minuscole faglie allargarsi attorno a lui. Victini si voltò, dall’alto, a guardare Camerupt, e tese le piccole mani verso di lui.
« VICTINI, SEI SICURO? » ruggì Ed. Le sue incertezze sul da farsi venivano cancellate dal fatto che Victini volesse continuare a provarci. « DAI, ALLORA! PSICHICO! »
Camerupt subì un violento strattone: prima si sollevò per un attimo a pochi centimetri da terra, poi ruzzolò impetuosamente al suolo, andando ad incastrarsi in una fessura del pavimento creata dal suo stesso Terremoto.
« Camerupt è bloccato sul fianco in una sorta di fossa! Non ci credo, Charles! »
« GUARDA VICTINI! » sbraitò Charles. Victini, in un primo momento, sembrò essersi lasciato andare in una caduta libera, incontrollata, ogni energia venuta meno. Il voltò di Flannery si accese di gioia: Camerupt, pur intrappolato e imbufalito, era ancora in grado di combattere.
« NO! VICTINI! » Tutti trattennero il fiato; qualcosa scattò in Victini, che riacquisì i sensi poco prima di infrangersi al suolo, e atterrò ai piedi di Ed. Era in lacrime. « Victini… »
« Viiic… » Victini stridette. Anche Ed sentiva che sarebbe scoppiato in lacrime di lì a poco.
« Ascoltami… Sei ancora in piedi… Se riuscissi… Se riuscissi a… Camerupt ora non può proteggersi, è bloccato, lo sai, Victini… » Solo Victini avrebbe potuto capire cosa Ed gli stava chiedendo. Se qualcun altro lo avesse compreso, probabilmente avrebbe fatto qualunque cosa in suo potere per fermarlo.
« Allora vai. Possiamo vincere ». Victini risalì in aria: tutto il pubblico lo fissò stordito.
« Cosa vuole fare, Charles? »
« Ho una mezza idea, Matt » rispose Charles. « Ma è così folle… Così totalmente… » Victini si arrestò. Era immobile a diversi metri di distanza da Camerupt, posto esattamente sopra di lui. Le sue orecchie cominciarono a brillare del colore delle fiamme. In un secondo, ogni mente di ogni persona presente in quella sala s’illuminò di comprensione, nel capire quali fossero le intenzioni di Ed e del suo Pokémon. Qualcuno cominciò a rumoreggiare; altri ragazzi, esaltati, si alzarono dai loro posti, lanciando esclamazioni selvagge. Sean scosse la testa, nauseato.
« GENERATORE-V! »
Il pavimento dell’arena esplose ancora. Ed scappò, mettendosi al riparo: la sagoma di Camerupt venne illuminata appena nell’esplosione che lo seppellì vivo in un inferno mortale. Quando tutto fu finito, Victini esalò qualcosa che nessuno riuscì a udire. Cominciò a cadere a peso morto, senza controllo, andando a sbattere al margine di un campo di battaglia quasi totalmente distrutto. Ed corse da lui. Alcuni agenti della sicurezza lo imitarono; altri andarono a verificare le condizioni di Camerupt.
« Victini… Victini… » Le lacrime del suo allenatore bagnarono le orecchie di Victini, annerite per lo sforzo dell’ultimo Generatore-V scagliato. Entrambi i Pokémon furono ritirati nelle Poké Ball dei rispettivi Trainer, pronti per delle cure intensive. Ed si alzò, chino com’era sulla sua creatura, e guardò con determinazione prima la folla, poi Flannery, e infine l’uomo della sicurezza che aveva appena preso un megafono in mano e si stava dirigendo al centro del padiglione.
« Entrambi i Pokémon sono finiti esausti. Camerupt, però, è stato coinvolto in un attacco che lo ha mandato KO alcuni secondi prima dell’avversario, finito a terra negli istanti immediatamente successivi. Dichiaro, dunque, Edwin Brown vincitore dell’incontro. La finale comincerà non appena il terreno di gioco ritornerà agibile. Grazie a tutti ».
L’uomo della sicurezza si congedò. La folla era impazzita, ma tutti i sensi di Ed erano disattivati. C’era solo una persona in quella sala che poteva catturare la sua attenzione, la persona da cui tutto era cominciato e con cui tutto sarebbe finito… Si pulì un po’ di fuliggine dal viso, indirizzando un pugno verso Benga, che per la prima volta lo stava guardando, il volto imperscrutabile.
« Non ce n’è per nessuno… NEMMENO PER TE, BENGA! »
 
Ultima modifica da un moderatore:
In questo capitolo hai superato te stesso. Una lotta descritta in ogni minimo dettaglio e con moltissimi colpi di scena.

Ho dovuto leggere tutto di un fiato, perché era troppo curiosa di sapere come sarebbe andata a finire.

Posso solo dire che il buone Generatore-V non delude mai :)

Nell'aria c'è grande suspance per la finale e sei anche riuscito a creare un nuovo mistero con l'ingresso dell'uomo di cui parli a inizio capitolo.

Senza contare l'evoluzione del carattere del Ed. Se fossi stata in lui, non so se avrei chiesto a Victini quell'ultimo sforzo. Scagliare quell'attacco poteva essere veramente pericoloso per il pokemon leggendario.
 

Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 28 - La Resa Dei Conti
 

Ci vollero ore per risistemare il campo di battaglia. La notte proseguiva nel suo lungo corso e gli spettatori si muovevano inquieti fra le tribune, alcuni tremendamente assonnati per essere stati tutta la giornata seduti su uno scomodo seggiolino, altri esagitati nell’attesa di vedere in azione i due finalisti. Diversi uomini della sicurezza dovettero scortare fuori dal padiglione una Flannery semplicemente furiosa, che aveva cercato a più riprese di avvicinare Ed nel tentativo di aggredirlo. A sua volta, Ed tentò più volte di incrociare Benga, che stazionava nella tribunetta riservata ai partecipanti con aria annoiata, ma le cure di Victini lo tennero impegnato per diverso tempo. Quando altri uomini della sicurezza gli si fecero avanti, si chiese quale problema fosse sorto stavolta.
« Signor Brown, tu e il tuo avversario verrete condotti nel deposito sotterraneo del padiglione, in attesa di cominciare il match. Lì ti verrà inoltre riconsegnato il tuo Pokémon, le cui cure sono quasi ultimate. Seguici, per favore ».
Ed non ribatté. Obbedì alle parole di quell’équipe di uomini, seguendoli brevemente in un passaggio che scendeva giù dal campo di battaglia verso delle stanze nascoste nella penombra di quella gigantesca sala. Passando, Ed vide diversi Pokémon impegnati nel risistemare il pavimento del terreno di gioco: erano bipedi muscolosi, alcuni dotati di più arti con una spessa pelle grigio-blu, altri somiglianti più a degli umani, ma dotati di una ruvida pelle color marrone striata di lilla in alcuni tratti. Si maledisse per non avere con sé il Pokédex.
« Come sta Gaspar? » sentì domandare Ed a una di quelle persone.
« Ha quasi rischiato la rottura dell’osso del collo. Un colpo durissimo, ma non è in pericolo di vita. Non sappiamo chi sia l’attentatore, stanno indagando » fu la risposta.
« Bene » riprese poi uno degli uomini, una volta che si furono sistemati in quella nuova stanza, che a Ed ricordò tantissimo il backstage del padiglione numero due. Vide se stesso molte ore prima, seduto nervosamente su delle casse molto simili a quelle, ad aspettare il suo turno. Quando si era iscritto al Pokémon World Tournament, un mese prima, non avrebbe mai creduto di arrivare fino a quel punto. E ora aveva di fronte Benga: come si sarebbe comportato il suo avversario? Nell’accordo che avevano stretto, Benga non aveva minimamente accennato al fatto che avrebbe partecipato anche lui, e durante il torneo stesso aveva finto di ignorare l’esistenza di Ed, trattandolo come uno sconosciuto. Per Benga era già tutto finito: aveva ottenuto quello che voleva. Avrebbe lasciato a Ed l’onore della vittoria senza combattere, o sarebbe andato fino in fondo? No, pensò Ed. Benga non è il tipo da tirarsi indietro. Ma io l’ho portato ad assicurarsi il premio finale, comunque vadano le cose. Merito di ricevere quelle informazioni.
« La finale comincerà fra pochi minuti. Il tuo avversario sta per raggiungerci. Salirà prima lui tramite un ascensore, dopodiché tu lo seguirai quando verrà annunciato il tuo nome. Preparati ».
« Sì » replicò Ed, libero di vagare nervoso per la sala. Ormai si era lasciato alle spalle la paura che lo aveva divorato prima che il torneo cominciasse. Si convinse che era meglio concentrarsi al massimo e vincere anche quel match: il comportamento del suo avversario non lo lasciava affatto tranquillo. Pochi istanti dopo, anche Benga fu scortato nel backstage e attorniato da una manica di uomini in divisa, intenti a riferirgli le solite indicazioni. Gradualmente, Ed sentì la folla tornare a fare rumore, udendo indistintamente come Matt e Charles fossero tornati a parlare.
« Signor Brown ». A Ed fu rimessa in mano la Poké Ball contenente Victini. Avrebbe voluto richiamarlo prima della sfida, per assicurarsi che fosse tutto a posto, ma non c’era più tempo.
« Prego ». Il gruppo di uomini si sciolse attorno a Benga, lasciandolo libero di passare ed entrare nell’ascensore.
« Eccolo, signore e signori! Il primo finalista: BENGA CALDEIRA! » Le voci di Matt e Charles, ora, sovrastavano ogni cosa. Ed guardò in su, dove c’era solo un tetro soffitto nero a ricambiare il suo sguardo. Sarà meglio che io vinca, pensò.
« Vai. Uscirai dall’ascensore una volta che verrà fatto il tuo nome » gli fu ordinato. Fece quei pochi passi che lo separavano dall’ascensore. Una volta entrato, quello si avviò senza che fosse premuto alcun pulsante, e si arrestò pochi attimi più tardi.
« E ora, il secondo finalista ». La ormai familiare voce di Matt risuonava molto più potente e ravvicinata, da lì dentro. « Un ragazzo all’apparenza sconosciuto, ma che aveva già fatto parlare di sé durante le qualificazioni. E ora è arrivato sin qui, sbaragliando Trainer molto, molto più preparati sulla carta. Ecco a voi… Edwin Brown! » Le porte dell’ascensore si spalancarono. Ed cominciò a camminare, sorridendo e salutando la folla con la mano non occupata dalla Poké Ball. Un tripudio di luci multi-color esplodeva attorno a lui, impedendogli di vedere chiaramente Benga finché non gli fu di fronte, dal lato opposto di un campo di battaglia ora perfettamente liscio e pulito.
« Eccoli che cominciano! L’atto finale, signori! »
« Victini! »
« Volcarona! »
Dopo gli ottavi di finale, Ed aveva potuto vedere Benga all’opera con Volcarona. Alla vista di quella grossa falena, il ricordo era affiorato immediatamente: la quinta prova dell’esame, Eric, Mark, e il presidente Alder che interveniva a placare Lucario, proprio grazie all’aiuto di un Volcarona.
« Come vedi questo match, Charles? Chi è il favorito? » chiese Matt al collega.
« Be’, Matt » esordì Charles, con fare da esperto, « Benga ha solo diciassette anni, ma ha già partecipato a diversi tornei del Pokémon World Tournament, sempre con grandi risultati. Se vincesse oggi, sarebbe il terzo torneo basato su un tipo che si porterebbe a casa, e il che rappresenterebbe un fatto straordinario. Se mi avessero detto, all’inizio del torneo, che questa sarebbe stata la finale, non avrei scommesso nemmeno un soldo sul signor Brown! Ma ora… »
« Incredibile cos’è riuscito a fare Edwin, eh? »
« Assolutamente, Matt. L’ultima vittoria di questo ragazzo è stata esemplare… Ma staremo a vedere ora! » Ed fissò Benga. Il pubblico era in tumulto, e urlava i loro nomi. Sapeva che Benga non si sarebbe ritirato, ma gli diede comunque qualche secondo di tempo per capire se avesse intenzione di fare o dire qualcosa.
« Come preferisci » borbottò. Benga non batté ciglio, ricambiando lo sguardo con espressione indecifrabile, Volcarona che batteva piano le ali a diversi centimetri da terra. Anche Victini si sollevò in aria.
« Voldifuoco, Volcarona » ordinò Benga. Un cerchio di fiamme apparì e sparì l’attimo successivo, non senza aver avvolto Victini per un secondo, stordendolo appena. Una volta eseguito l’attacco, il Pokémon di Volcarona aumentò il battito d’ali, cominciando a salire in alto.
« Victini, non perdere la concentrazione! » lo spronò Ed. Volcarona sembrò accennare a una picchiata verso l’avversario, ma Victini si tenne a debita distanza, scagliando diversi getti di elettricità per tenerlo impegnato.
« Ventargenteo! » Volcarona rispose ai Fulmini di Victini, rispedendoli indietro con una pioggia di squame brillanti, che ovattarono l’aria, attraendo l’attenzione degli spettatori.
« Tifone, ora! » Benga non diede respiro a Victini: Ed vide materializzarsi attorno al suo Pokémon un gigantesco turbine d’aria.
« VICTINI, SCAPPA! » urlò. Victini si scansò appena in tempo; la tromba d’aria in miniatura evocata da Volcarona creò un perfetto buco al centro del campo di battaglia, producendo un fortissimo stridio. Nella loro cabina, Matt e Charles si tapparono le orecchie, spaventati.
« Avevamo già visto all’opera il Tifone di Volcarona… Ma ogni volta è incredibile! Benga è partito benissimo! »
« Dai, Vic! » Ed esortò il suo Pokémon, allarmato. « USA TUONO! » Un bagliore dorato illuminò per un istante il soffitto; Benga gridò: « Giornodisole! » e la scarica elettrica che stava per attraversare il suo Pokémon si dissolse nell’aria, mentre un piccolo sole riluceva ora sopra le teste del pubblico.
« Ha usato Giornodisole per vanificare l’effetto di Tuono… Però… » Ed aveva intuito la tattica di Benga, ma ciò gli diede una grande opportunità.
« E va bene… GENERATORE-V! » Il Generatore-V partì con effetto immediato; un’enorme V infuocata che roteò a spirale, pronta a infrangersi su Volcarona, che rispose agli ordini del suo allenatore.
« FUOCOBOMBA! » La mossa di Volcarona era una stella di fiamme che incontrò l’attacco di Victini a metà strada: la collissione dei due colpi sembrò incenerire l’aria e far tremare ogni cosa. Ed si era gettato oltre la scaletta alle sue spalle, per ripararsi dallo scoppio; quando riemerse, Matt e Charles erano già tornati a commentare.
« Forse Edwin si è fatto prendere dalla fretta… Finora aveva usato il Generatore-V solamente per far fronte a casi estremi, e per chiudere le sfide che lo avevano visto protagonista! » disse Matt.
« Hai ragione, Matt » approvò Charles. « O forse l’emozione gli sta giocando brutti scherzi… »
« Non vincerai ».
Benga guardò Ed con estrema durezza. Le sue parole, bisbigliate appena nel frastuono della folla, non erano parole di minaccia o di avvertimento. Derivavano, molto più semplicemente, dalla pacata sicurezza che regnava in quel momento in Benga, conscio della sfiducia e della voglia di strafare che annebbiavano la mente del suo avversario. Conosceva poco quell’Edwin Brown, ma la scarsa stima che nutriva nei suoi confronti derivava in buona parte anche da quegli atteggiamenti: aveva spazzato via tutti proprio per arrivare da lui, ma alla resa dei conti, la sua inferiorità lo avrebbe portato al decadimento.
« Non puoi girarci in tondo. Alla fine i tuoi più grandi timori, le tue più grandi incertezze, le tue più grandi paure… Tutto affiorerà, e se tu non hai fatto altro che rimandarlo, lo shock sarà ancora più traumatico. Lo stai per capire anche tu, Edwin Brown, come lo capirà mio nonno fra qualche mese… » Benga sospirò. « Volcarona, usa Schermoluce ». L’aria attorno a Volcarona si plasmò delicatamente, rilucendo quel tanto che bastava per far capire a Victini che aveva assunto una consistenza.
« Una parete per gli attacchi speciali, Vic… E noi lo attaccheremo fisicamente! Sprizzalampo! » Il minuscolo corpo di Victini si caricò di elettricità, prima che il Pokémon di Ed si scagliasse con veemenza contro Volcarona, che scosse le ali, producendo una volata di vento che rispedì Victini indietro.
« Il Turbine di Volcarona non permette a Victini di avvicinarsi! E intanto… Guarda, Matt! » Dei bagliori verdastri, una spirale di energia sembrò avvolgere Volcarona, ancora perfettamente illeso.
« L’Eledanza di Volcarona… Per Victini si mette male, Charles ».
« Già ». Charles annuì. Volcarona continuò a caricarsi, protetto da quella parete di schermi che Victini non poteva toccare. Stranamente, Ed sorrise.
« Non conosce un’applicazione del Generatore-V… » Aveva scoperto quel dettaglio grazie a Rafan, durante gli allenamenti. « Può fungere da attacco a distanza… Ma anche da attacco ravvicinato… L’unico problema è che Victini ne ha già usato uno, sono stato uno stupido… »
« Vic ». Victini lanciò uno sguardo rassicurante nei confronti del suo allenatore. Ed sorrise brevemente. « Vai, allora. Generatore-V ». Le orecchie di Victini s’illuminarono ancora, ma la fiammata, questa volta, non si staccò. Il Pokémon di Ed partì come un razzo, le orecchie infuocate come scudo dal Turbine di Volcarona, che non riuscì a spazzarlo via. Benga scosse la testa.
« Tifone ». Ed, concentrato solo nell’eludere la protezione di Volcarona, non aveva pensato a quell’eventualità. Urlò a Victini di spostarsi, ma il suo Pokémon non ne ebbe il tempo. Il tornado lo travolse, intrappolandolo al suo interno e sputandolo un attimo dopo in una scia di sangue brillante. Victini, con un gemito distintamente udibile per tutta l’arena, finì fuori dal campo.
« No… » Sean si alzò per vedere meglio. Victini, un basso lamento di dolore, stava cercando di rimettersi in piedi. Volcarona aveva spiccato nuovamente un ampio volo, setacciando il perimetro del campo di battaglia. Quando ebbe individuato l’avversario, non tramortito del tutto, si lanciò all’attacco.
« TIENILO LONTANO! » urlò Ed, disperato. Victini lanciò qualche scarica elettrica alla cieca, cercando di fuggire da Volcarona con dei balzi che sembravano costargli un’enorme fatica. Un’istante più tardi, Ed intuì in maniera quasi inconscia come tutto fosse finito. Il tempo pareva essersi dilatato contro ogni possibile percezione umana, e nemmeno lui sapeva come spiegare che aveva già visto tutto, che Victini sarebbe finito fuori gioco di lì a pochissimi secondi… Un Fulmine del suo Pokémon sfiorò il Pokémon di Benga, ancora impegnato nell’inseguimento, e lo disintegrò con una piccola esplosione fumosa. Quando Victini si voltò, impegnato nella corsa, andò a sbattere contro una sorta di bozzolo nero e blu. Volcarona si era sostituito.
« Ronzio ».
Ronzio. Ronzio. Ronzio. Le parole esplosero nella mente di Ed senza che lui potesse accettarle; uno scoppio, e in un silenzio di tomba Victini fu spedito in alto, picchiando dapprima la testa contro il soffitto e poi disegnando un arco innaturale nell’aria, finendo tra le tribune degli spettatori.
« No… » Matt infranse un silenzio durato decine e decine di secondi. Come un luccicchio lontano, Ed, il volto rigato dalle lacrime, vide il suo Pokémon viaggiare di mano in mano, fra il pubblico. Era come se ogni persona, in quella sala, volesse rendere omaggio a quel Pokémon sconosciuto,  che tante emozioni aveva regalato e che si era battuto con coraggio fino alla fine per lui e il suo allenatore. Ogni mano si mosse nello spostare Victini. In quella silenziosa ovazione, stava trovando per la prima volta un definitivo riposo.
« B-Benga… Benga vince il torneo. Victini è KO. Da i vostri Matt e Charles, per oggi, è tutto signore e signori. Buonanotte » annunciò Charles.
Un uomo della sicurezza andò a prendere Victini, che venne portato alle cure. Lentamente, gli applausi cominciarono a scrosciare nei confronti di Edwin e Benga, che si limitò a dirigersi verso Volcarona, ritirandolo e sparendo nell’ascensore. Ed rimase in ginocchio, sforzandosi di non sembrare ridicolo agli occhi di tutti. In quel momento sentiva l’arena come un luogo gigantesco, infinitamente grande, in cui tutto si muoveva a rilento, senza un significato. Gli spettatori stavano gradualmente diminuendo, finalmente liberi di tornare a casa dopo quell’intensa giornata.
« Ragazzo… Alzati, forza… » Ed si era aspettato di sentire la ruvida mano di Rafan aiutarlo a rialzarsi, ma era semplicemente un altro di quegli uomini della sicurezza. Gli mise due manone sulle spalle, togliendosi gli occhiali neri e guardandolo dritto negli occhi.
« Hai disputato un signor torneo. Non devi biasimarti, d’accordo? Hai… »
« Lei non capisce ». Ed chiuse gli occhi. Era esattamente quello che aveva previsto. Non poteva esistere che gli si dicessero certe cose, non in quelle circostanze, non in quel luogo… Doveva trovare Benga… Non poteva finire così…
« Mi lasci ». Si scrollò quell’uomo di dosso. Se Benga aveva preso un ascensore, era per uscire dal retro. Sapeva dove avrebbe potuto trovarlo. « Ma prima… »
IPokémon erano tornati a lavoro sul terreno di gioco. Ed li vide affaccendarsi, mentre con lo sguardo seguiva alcune infermiere intente a infilare una Poké Ball in un macchinario.
« Quanto ci metterete? » chiese, avvicinandosi.
« Oh, non troppo » replicò l’infermiera in tono gentile. Ed, ansimando senza aver corso, si sedette ai piedi di una piccola tribuna, guardando il pubblico riversarsi fuori dal padiglione. Benga era sparito. Dopo circa mezz’ora, erano rimasti solo lui, le infermiere, e qualche inserviente con i Pokémon degli organizzatori del torneo. Nemmeno Rafan si vedeva.
« Ecco fatto » disse alla fine l’infermiera, porgendo a Ed la Poké Ball. « Per un Pokémon normale sarebbero state ferite gravissime, ma il tuo ha delle capacità di guarigione prodigiose ».
« Io… Sì… »
Ed avrebbe voluto dire grazie, ma le parole non gli uscirono di bocca. Superò il terreno di gioco, l’ascensore, dritto nel backstage, fino alla porta che dava sul retro. Una volta aperta, vide la pioggia scrosciare piano nel cuore della notte. Si sistemò il cappuccio della felpa e attaccò la Poké Ball alla cintura. Non voleva chiamare fuori Victini. Nel profondo della sua coscienza, conosceva benissimo la natura del suo Pokémon, sin dal loro primo incontro, nel faro dell’Isola Libertà. Victini non si era reso conto di niente: aveva continuato a lottare finché aveva potuto, ignaro dei pericoli che correva, solo legato al cercare di ripagare la fiducia del suo allenatore. Ed era passato sopra quel fatto, sfruttandolo come pretesto per perseguire i suoi scopi. Per un attimo si sentì come un mostro spietato, ma represse quell’istinto, calandosi nelle tenebre. La pioggia fluiva sinuosa per le strade, lavando quella notte estiva. Forse, si disse Ed, esattamente in quel momento, in qualche buio anfratto di Unima, qualcuno veniva assassinato dai demoni sguinzagliati dal Team Plasma. Si chiese cosa stesse facendo suo padre in quell’istante, dove fosse, e che cosa avrebbe pensato di lui. Quali consigli avrebbe potuto dargli Edward Brown sul come controllare Victini, lui che aveva catturato un Terrakion? Ed rimase immobile, imbevuto d’acqua, finché una figura non lo raggiunse di corsa, braccandogli un braccio.
« Edwin Brown! » Era un uomo di mezz’età, che Ed riconobbe vagamente come il commesso del Pokémon Market a cui lui e Sean avevano chiesto informazioni il loro primo giorno a Driftveil, mentre erano alla ricerca della casa di Bryce.
« Volevo farti i miei più sentiti complimenti... E pensare che sono stato io a suggerirti di partecipare al Pokémon World Tournament! È stato incredibile! » Anche in quel caso, Ed avrebbe voluto essere gentile, tentare di replicare, magari scherzare con quell’uomo, ma nella foschia prodotta dalla pioggia vide diverse figure muoversi e fare baccano vicino al molo. Seppe subito di chi si trattava. Un brivido di purissima rabbia lo fece vibrare da parte a parte. Si scansò dall’uomo.
« Mi scusi ». Lo lasciò piantato lì, all’ingresso del padiglione, ora totalmente deserto. Ed cominciò a camminare verso Benga e i suoi. Più si avvicinava, più notava che c’erano tutti: persino Ryder, il solito cappellino, gli orecchini luccicanti e le mani conserte.
« Edwin » esordì Zig, sadicamente deliziato. Ed non rallentò una volta arrivato lì. Puntò dritto contro Benga, afferrandogli la maglia.
« Voglio quelle informazioni su mio padre. Sono arrivato in finale, ho comunque svolto il mio compito, ti ho assicurato la vittoria in qualunque caso, io… »
« Non fino in fondo ». Benga non sembrò minimamente sconvolto da quell’atteggiamento. « Non hai svolto il tuo compito fino in fondo, quindi non mi sento minimamente in colpa a non rivelarti nulla di ciò che so » replicò. Sapeva che quella nota di supponenza nella sua voce avrebbe fatto infuriare ancora di più Ed, che di rimando sorrise nella maniera più gelida possibile. Era un sorriso innaturale, forzato, risultato di ciò che aveva sempre temuto sin da quando aveva visto Benga fra i partecipanti del torneo.
« Non scherzare con me ».
« Mai stato così serio. Ora sei pregato di mollarmi, se non vuoi rischiare la pelle ».
« Vaffanculo, Benga ». Ed caricò il pugno. Voleva rompere quel volto così rilassato, distruggere quell’espressione distaccata, di superiorità, ma prima che potesse riuscirci uno degli energumeni di Benga gli bloccò un braccio, dandogli uno strattone. La botta che seguì fu durissima. Ed finì disteso a terra, sbattendo la testa sul duro pavimento bagnato.
« Merda… »
Tentò di divincolarsi, ma l’energumeno lo tenne bloccato, mentre un altro gli rifilava un colpo nello stomaco, mozzandogli il fiato. Anche Benga e Zig intervennero: il primo bloccò il polso di Ed, che nonostante la pioggia scrosciante sentì arderlo come non mai; urlò di dolore, e suo padre gli tornò ancora in mente. Dopotutto, pensò, era per lui che tutto quello stava succedendo, per un’altra persona…
« Ti piace lo Shift di Benga, Edwin Brown? Brucia, eh? » Zig rise, i denti aguzzi a due centimetri dal viso di Edwin. Con la coda dell’occhio, vide Ryder ancora in piedi, l’unico a non essere intervenuto e a fare finta che nulla stesse accadendo.
« Volevi delle informazioni su papà Edward? Non hai fatto delle ricerche da solo? O forse non ti bastano? » lo canzonò Zig.
« Mollami, brutto… ARGH! » Ed ruggì: il calore stava diventando insopportabile.
« Potrei rubarti il tuo caro Pokémon Leggendario… » Zig sfiorò appena la Poké Ball contenente Victini.
« NO! LASCIALA! »
« ZITTO! » strepitò Zig, sempre più deliziato nel vedere Ed torturato. « O questa bella pietra… Il tuo unico ricordo di una brutta esperienza, non è così? O forse speri che paparino venga a salvarti? O forse sarà il professor Bryce, un altro vecchio compagno? Cosa dici? No, no… Forse speri in quel pazzo di Fritjof? Quanto alla Wedgwood non credo, a quest’ora sarà solo un mucchietto di ossa… »
Bang. Edwin sentì la presa di Benga allentarsi e Zig sparire in un attimo dal suo campo visivo: nell’istante che seguì, qualcosa sbatté al suolo accanto a lui. Ed voltò la testa, e vide un volto rossastro, il naso girato su se stesso che stava assumendo una colorazione violacea a velocità allarmante, il tutto unito a diversi denti spaccati. Fece molta fatica a riconoscere Zig, svenuto, in quello stato. Sopra di lui, il pugno di Ryder era imbrattato di sangue.
« Cosa… » Ed, dolorante, si accorse di non riuscire ad alzarsi e a mettersi in salvo, mentre gli uomini di Benga puntavano Kurt. Sapeva che quando lo avrebbero sistemato sarebbe ritoccato a lui, e quella sarebbe stata la sua ora definitiva… Ma in lontananza, un’altra persona accorse da lontano, fermandosi a diversi metri dal luogo dell’aggressione.
« Ne ero certo… »
Nel buio, Sean vide distintamente Ed, disteso per terra, e ogni cosa nella sua mente assunse una precisa chiarezza. Fu un istinto strano: non sentì alcun bisogno di difendersi e tirare fuori la Poké Ball. La sensazione di impotenza che aveva provato in quel mese, la voglia di dire a Ed come tutto fosse sbagliato, come dovesse lasciar perdere Benga, catalizzarono una rabbia innaturale. Lo Shift partì senza che Luxio avesse bisogno di venire evocato: un’unica scarica omogenea, che fasciò di luce il suo corpo, sparandogli i capelli in alto. Sean scattò: in un lampo fu al centro di quel gruppo di persone, Ed ai suoi piedi, mentre tutti venivano spazzati via dalla potenza dello Shift che li aveva travolti. Benga, accovacciato a terra insieme a Ryder e agli altri due, si protesse con lo sguardo dalla sagoma opalescente di Sean, impressa nella sua retina.
« La pagherete. Tutti ».
Raccolse Ed da terra, e un attimo dopo erano entrambi spariti per i tetti delle case di Driftveil, un unico riverbero dorato nella notte.
 
Ultima modifica da un moderatore:
Bene, eccomi con il Capitolo 19, dopo il break dalla prima stagione.

Questo capitolo funge come introduzione. L'esame è passato e superato e ora finalmente Edwin potrà scoprire la verità su suo padre. Diciamo che gli avvenimenti un po' scarseggiano, ma questo è pur sempre un rischio quando si arriva a chiudere una grandissima parte di un racconto aprendone un'altra. Perché bisogna ricominciare a lasciare gli indizi un po' qui e là, come Pollicino e questo, se rapportato con i precedenti capitoli che erano davvero davvero ben fatti.

Ma cosa mi rimane di questo capitolo? Cosa mi ha colpito?

Senz'altro Eric. Eric che attacca e fugge con i pokémon altrui, come un Bettino Craxi qualsiasi. Un personaggio davvero enigmatico e che spero venga approfondito maggiormente nei prossimi capitoli, ma di questo ne sono sicuro. Al contrario, ho notato (o forse pare solo a me di ricordare così) che è stata posta poca enfasi sul tatuaggio che ha sul braccio riguardante la P dei Plasma. Sebbene Sean lo abbia ribadito, anche nel corso di questo capitolo, sembra che a nessuno importi. E la cosa è strana, perché io ho sempre visto Ryder come l'infiltrato del Plasma, anche se con quella frase Mark ha spento i riflettori sul bulletto accendendoli su di lui. E quindi l'interrogativo che mi sorge è spontaneo: è lui quello che i grillini definirebbero un troll pakato dal TP?

E poi c'è Hope. Che prima nascondeva il luogo da dove veniva, ora non fa altro che alimentare i (miei) sospetti su di lei. Non vuole andarsene, ma deve. E' imbarcata in qualcosa di davvero più grande di lei. E non so, non presagisce nulla di buono.

(E ho anche la sensazione che non si farà mai più sentire. Come il russo con cui sono uscito nel periodo in cui tu pubblicavi questo capitolo. Coincidenze? io non credo).

Infine, Ed e Sean tornano a casa, con la madre che ha notizie del padre (o forse le ha sempre avute e le rivela solo ora?) e il cacciatore di Shiny.

Ora, in tutto questo il mio chiodo fisso rimane un dialogo avvenuto tra Lenora e il Presidente Alder dove si parlava dell'incredibile guaio dell'aver affidato ad un ragazzino un pokémon che tendeva affezionarsi al proprio allenatore, quale Victini. Spero vivamente che questo aspetto venga approfondito (o chiarito in questa sede, nel caso), perché mi rimane come punto di domanda. Mi aspettavo un addio alla fine dell'esame che come possiamo vedere non è avvenuto-

Ci sentiam al prossimo capitolo
.
 

Dxs

Rappresentante di classe
Intanto chiedo perdono per il ritardo nel risponderti, ma come sai ho avuto diversi impegni in questi giorni che si susseguiranno anche nella prossima settimana.
Venendo a questo capitolo, il diciannovesimo, come dici tu funge da introduzione. Sì, direi che condivido pienamente: è un capitolo di transizione, diviso a metà tra la saga per diventare Pokémon Trainer e quella del Pokémon World Tournament. Mi piace pensare che sia un capitolo cuscinetto tra queste due grosse figure.
E adesso che ho chiuso una parte del racconto bella grossa e a sé stante come l'esame, ricominciare è infatti non semplicissimo. Devo ingranare nuovamente, e per farlo al meglio mi sono servito di qualche capitolo di preparazione, per poi entrare veramente nel vivo.
Tuttavia è anche vero che in questo diciannovesimo capitolo qualcosina c'è. Qualcosa su cui lavorare, su cui costruire e su cui fare delle ipotesi. Eric è una parte di quel qualcosa, è chiaro, ruba il Pokémon che aveva utilizzato durante l'esame, aggredisce un Trainer professionista e si fa inseguire da Alder e compagnia bella. Come sarà andata a finire e altri aspetti della sua figura non potrò che andare a riprenderli con le dovute tempistiche, ti tranquillizzo.
Sì le tempistiche sono importanti in questa storia, ho tracciato un cammino non immediato, non tutti i personaggi si son fatti bastare questi primi diciotto capitoli per venire fuori a livello caratteriale, e sia Edwin che Sean sono in cima a questa lista. Per Hope, staremo a vedere, devo necessariamente lasciare alle congetture del lettore.
Anche la questione Victini, sempre al momento giusto, subirà delle svolte. Ma è presto per parlarne.
Al ventesimo capitolo!
 
Capitolo 20.

Ecco, questo capitolo forse è quello che mi è piaciuto meno rispetto ai precedenti. E' un capitolo di transizione, ma forse lo è un po' troppo, perché gli eventi sono ridotti al minimo indispensabile.

Il colloquio con la madre assume sin da subito un tono inspiegabilmente aggressivo, come se Edwin fosse arrabbiato che la madre gli avesse tenuto nascosto verità importanti ma alla fine, come ammesso dal narratore, non c'era nulla di nuovo. Non avrebbe dovuto quindi incazzarsi successivamente?

Dopo la scena con Susan il capitolo sembra migliorare, perché insomma, le descrizioni fatte del bosco sono eccezionali. E' questa sicuramente la parte migliore del capitolo, con la tenda all'interno del bosco e uno zaino, abbandonato, trovato dentro. Qui si è accesa in me la passione Tomb Raider, quando nel 2° livello di Tomb Raider III, Lara trova una tenda appartenente ad un archeologo che poi si scopre avere il cervello fritto da una Dea indu ed ecco che si parte all'avventura all'interno della foresta di rovi, ma qui, apparentemente, il livello del capitolo scende nuovamente, presentandosi quel problema che ti sottolineai con il primissimo capitolo di questa storia.

Sean ed Ed vedono Terrakkion e scappano, fine. Hai davvero liquidato il tutto troppo, troppo rapidamente, non inserendo neanche un cliffhanger che potesse aiutare a risollevare un minimo la suspance. Secondo me questo è il lato più negativo di questo capitolo, aver rovinato un momento descrittivo e avventuroso davvero, davvero bello.
 

Dxs

Rappresentante di classe
Guarda, questa saga per ingranare la marcia ci mette un po' di tempo. Anche il ventunesimo è di transizione, anche più di questo se vogliamo, perché qui qualcosina c'è. La prima parte del capitolo non fa impazzire nemmeno me, il dialogo con la madre ha degli aspetti che fanno storcere il naso al lettore: sì, il carattere aggressivo deriva sostanzialmente dal fatto che l'esame ha sconvolto tutti, e lo stesso Ed non ha ancora metabolizzato il tutto. Non abbraccia nemmeno la madre, non tira neanche un sospiro di sollievo, ma già da qui è partita la lenta trasformazione di Edwin in un'altra persona. Avrai modo di capire cosa intendo andando avanti con i capitoli.

La seconda parte: piace anche a me il loro immergersi nella foresta, lo scoprire lentamente degli indizi, il capire gradualmente come quel luogo abbia qualcosa che non va.

Mentre non sono del tuo stesso avviso sul finale. Forse nel prologo poteva essersi velocizzato per via della battaglia tra Drayden e Zinzolin, ma qui la chiusura è volutamente rapida, spaventata secondo il punto di vista di Ed e Sean, che si ritrovano di fronte Terrakion dopo una lenta introduzione che anche tu hai giudicato buona, e arrivati a ciò cosa fanno? Scappano, sì, perché a mio parere lì c'era poco da dire o da fare. Si son trovati di fronte una bestia assetata di sangue, per loro fortuna addormentata, e non hanno pensato ad altro. Il finale punta sull'impatto di questo avvenimento, che non lascia spazio per cliffhanger di sorta. Questo nella mia visione.

Il ventunesimo, lo vedrai, è un capitolo che getta le ultime briciole prima che la saga esploda definitivamente.
 
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Dxs

Rappresentante di classe
Capitolo 29 - Lungo La Strada

La sala, inizialmente, era buia. I sensi di Ed accorsero uno dopo l’altro, definendo un quadro che in un primo momento non riuscì a distinguere in alcun modo. Poi cominciò a rendersi conto di essere bloccato su una sorta di sedia, e che i suoi polsi erano incatenati ai braccioli della stessa. La vista andò via via schiarendoglisi, e alla fine quegli uomini presero vita davanti ai suoi occhi. Erano due figure in divisa scura, i volti nascosti nell’ombra della sala, nella quale, Ed realizzò solo in quel momento, filtrava una fievole luce che bagnava a chiazze il pavimento di pietra polverosa. I due uomini indossavano, oltre all’uniforme, anche due bombette nere perfettamente uguali. Erano seduti su due panche poste in rialzo rispetto a dove si trovava Ed, il che dava loro l’impressione di sovrastare ogni cosa.
« Dove mi trovo… È un… Un tribunale, questo? » La voce di Ed rimbombò nel silenzio.
« Esatto, Edwin Brown » rispose l’uomo a sinistra.
« E questo è il tuo processo » aggiunse quello a destra.
« Processo… Per cosa, io… » balbettò Ed. « E chi siete voi? » sbraitò.
« Questo non ha alcuna rilevanza. Sei imputato di aver maneggiato merce illegale nella zona del porto di Driftveil, alla fine del Pokémon World Tournament ».
« È stato Benga, io non c’entro! » protestò Ed.
« Benga ha vinto il torneo. Non ha alcuna responsabilità in merito alla faccenda ». Ed urlò più e più volte, mentre le sue grida rimbalzavano ovunque in quel luogo angusto. Si mosse, si contorse e tentò in tutti i modi di scrollarsi di dosso quelle fastidiose e dolorose catene.
« Non agitarti, Edwin Brown. Non servirà a nulla ».
« Io non ho fatto niente! » ripeté Ed. Ogni volta che prendeva parola, sentiva la presa delle catene farsi sempre più salda attorno ai suoi polsi.
« Invece sì. In tale circostanza, è stato decisivo l’apporto del nostro testimone oculare. Prego, entra pure ». L’uomo a sinistra invitò nella sala un’altra figura, che non venne stranamente avvolta dalle tenebrose spire dell’ombra e apparve chiara e luminosa agli occhi di Ed. Capelli biondi e lisci, gettati all’indietro rinfusamente, un dilatatore all’orecchio e una maglietta blu con delle righe gialle sulle spalle…
« Sean? » Ed era esterrefatto.
« Mi spiace, amico » si scusò Sean, stringendo le spalle.
« Cosa significa questo? »
« Ti ho visto aggredire Benga e obbligarlo a passarti delle informazioni top secret. Perché vuoi scoprire la verità su Edward Brown? A lui non importa di te ».
« MI RIFIUTO! » urlò ancora una volta Ed, muovendosi con più veemenza per cercare di liberarsi dalla stretta di quelle catene, che ormai gli avevano lacerato i polsi.
« È Edward Brown che ha rifiutato di conoscerti » soggiunse uno dei due uomini, « e tu, Edwin Brown, stai cercando di scavare nella tua coscienza alla ricerca di un motivo valido sul perché lui abbia fatto una cosa del genere. Ma l’unica verità è che a Edward non importa di te. Ha viaggiato in ogni anfratto di questo mondo così vasto, ha scoperto segreti al di là di ogni ragionevole facoltà umana, ha conosciuto le più inquietanti personalità fra i Trainer… Ha scelto questa vita, e tu non ne fai parte. Dovresti cominciare a pensare a te stesso ».
Le catene ai polsi di Ed, quando l’invettiva dell’uomo fu terminata, si spezzarono con un colpo secco. Nonostante ciò, non sentì più alcun bisogno di alzarsi e scagliarsi contro Sean, o contro i suoi misteriosi interlocutori. Un vuoto vertiginoso lo stava catapultando via, lontano da quel posto, fisicamente e mentalmente alla deriva…
Un attimo più tardi, Ed si ridestò. Gemette: la sua testa aveva sbattuto contro qualcosa. Sfiorò con la mano una superficie ruvida, come roccia fredda. Ancora qualche secondo, e intuì di trovarsi nel solito giaciglio, all’interno della palestra di Rafan. I ricordi ricominciarono a riaffiorare istintivamente, e il cervello tornò febbrilmente a lavoro, elaborando cos’era successo. Non sapeva da quanto tempo si trovasse steso su quel letto, né come ci fosse finito. Nell’oscurità, c’erano dei barlumi di luce che brillavano piano, illuminando appena una sagoma distesa per terra, rivoltata a pancia in giù.
« Sean… » chiamò Ed, muovendosi con estrema difficoltà nel letto. Fece fatica anche a riconoscere la sua voce.
« Sean » chiamò ancora. Intanto, il sogno tornò a correre vivido nella sua mente. Il tribunale, i due uomini… Non era il momento per rifugiarsi lì dentro. Sean gli aveva salvato la vita, e probabilmente si trovava in quel punto, svenuto, perché l’ultima cosa che era riuscito a fare era stata sistemare Ed nel letto, prima che lo Shift si portasse via le ultime energie rimastegli.
« Sean, svegliati… » Un mugugno sommesso fece capire a Ed che Sean si stava rimettendo in piedi. In effetti, sentì la sua voce poco più tardi irrompere nell’oscurità.
« Sto… Bene… Come… Come ti senti, Ed? » Ed lo sentì muoversi per la sala, armeggiando con qualcosa. Non riuscì a rispondere a quella domanda. Un senso bruciante di colpa lo stava lacerando più di quanto potesse ammettere. Aveva voltato le spalle a Victini, a Sean, e a chissà quanti altri, solamente per perseguire i suoi scopi, solamente nella sicurezza di sentirsi speciale, di possedere un padre fenomenale che non aspettava altro che lui lo trovasse…
« Lo immaginavo » continuò Sean, in risposta al silenzio dell’amico. « Ho il tuo zaino, dovrebbe esserci tutto » disse, frugando nello zaino di Ed e infilando diverse razioni di cibo al suo interno.
« Ed, questo cos’è? » domandò, estraendo poi una specie di pergamena incartapecorita. Sean, lo Shift che baluginava ancora piano, estrasse una piccola torcia tascabile e illuminò la superficie del foglio.
« Questa notte tu e il tuo Pokémon siete andati oltre ogni limite. Ma non è questo il destino che vi attende » lesse. « Che cosa dovrebbe significare? E poi, firmato O.H. Chi sarebbe O.H.? »
« Non ne ho idea ». A Ed era tornata la nausea solo a voltarsi per vedere cosa c’era scritto.
« Che significa, non ne ho idea? Ed… » A un tratto, Sean parve in allarme. « Cerca di alzarti. Ce ne andiamo ». Prese il foglio e lo strappò, gettandone i resti sul pavimento.
« Forse era Rafan. Comunque, non mi importa nulla. Forza ».
« Come… »
« Ce ne andiamo » ripeté Sean. « Non rimarremo qui un minuto di più. Rafan… Lui capirà. Ne abbiamo avuto abbastanza di questo posto ». Ed si mise seduto. Con l’aiuto di Sean riuscì a risollevarsi, malfermo sulle gambe.
« Ti sorreggo io. Userei lo Shift, ma sono completamente scarico, quindi dovremmo camminare un po’ ».
Ed annuì, guardando in basso. Per la prima volta, non ci fu nessuna punta di gelosia o di invidia nel realizzare che Sean, quella notte, aveva prodotto uno Shift tanto potente da spazzare via Benga e i suoi per portarlo in salvo. Si chiese come se la fossa cavata Ryder, dopo l’intervento dell’amico, e per quale motivo avesse reagito così quando Zig aveva insultato Mary Wedgwood…
« Andiamo » disse Sean. Anche quella mattina il temporale era cessato, lasciando spazio a un timido sole che lambiva appena le pozze d’acqua disseminate per Driftveil. Solo ventiquattr’ore prima, Ed aveva calcato quelle strade con dei propositi che, in quel momento, gli fecero gelare il sangue. Lui non era quel tipo di persona. Non avrebbe voluto pensare quelle cose, o covare quel rancore nei confronti di Sean… E allora cos’era stato a trasformarlo, a deviare le sue idee? Dopo aver scoperto di essere stato in grado di catturare un Pokémon Leggendario, dopo aver scoperto le gesta di suo padre quindici anni prima, il suo ego aveva cominciato a gonfiarsi, senza più controllo. Non era riuscito ad accettare di essere superato da qualcuno, o di non poter dettare le regole del gioco… Suo padre, pensò Ed, nel rincorrere quegli ideali era finito chissà dove, probabilmente senza nemmeno un amico. Avrebbe voluto fare la stessa fine?
« Andate da qualche parte? » Sean si fermò, e così fece Ed, aggrappato a lui. Sentì l’amico respirare piano, quasi in un gesto di rassegnazione.
« Avrei dovuto immaginarlo » mormorò Sean. Si voltò a fatica, fronteggiando l’uomo che li aveva richiamati. Rafan stava con le mani in tasca, nei suoi soliti ampi pantaloni color roccia, l’enorme cappello e una valigetta ai piedi.
« Sei stato tu a lasciarci quel biglietto? » domandò Sean.
« Di che parli? » chiese Rafan, di rimando.
« C’era un biglietto nello zaino di Ed, firmato da tale O.H. Parlava del destino… Del suo Pokémon che aveva superato ogni limite… Qualcosa del genere » spiegò Sean stancamente. Rafan scosse la testa.
« Non so di cosa parli. Sarà stato un qualche scherzo di… »
« Perché sei qui, allora? » lo interruppe Sean, duramente. Un angolo della bocca di Rafan si increspò.
« È un addio, questo? Abbandonate tutto? »
« Abbiamo fatto il nostro tempo. Cambiamo aria » ribatté Sean.
« Già, immagino… » Rafan assunse un’espressione seria, profondamente immerso nei suoi pensieri. Non si soffermò molto a guardare Ed, che aveva bisogno di esser sorretto per tenersi in piedi e camminare. Si manteneva sul vago, senza riferimenti diretti a quello che era accaduto, ma Sean si chiese quanto veramente sapesse. In genere, sembrava che tutto ciò che accadeva a Driftveil passasse sotto gli occhi di Rafan, anche se molto spesso questi decideva di ignorarlo deliberatamente. Se c’era una cosa che Sean apprezzava di Rafan, era la sua apparentemente nascosta sensibilità: non erano necessarie molte parole con lui.
« Cosa farete, ora? »
« Continueremo ad allenarci senza sosta. Non voglio abbandonare questa strada » mise in chiaro Sean.
« Be’, hai ragione a dirlo » approvò Rafan. Sollevò lo sguardo al cielo, striato di sfumature arancioni contro il sole che albeggiava.
« Io sono una persona piuttosto famosa, qui a Unima. Se aggiungi anche la mia carica di Trainer, viene da sé che abbia incontrato tantissimi diversi tipi umani, durante il mio cammino. Molte di queste persone non conoscevano nemmeno Driftveil. Nominavano solo Castelia, Nimbasa… Ma questa città, a cui ho dato un’identità e un nome, non è facile da gestire, nemmeno per chi ci vive al suo interno. Voi siete Trainer solo da poche settimane, ma con Driftveil avete toccato con mano cosa questo mondo può riservare ». Il tono di Rafan era neutro, ma Ed intuì che sapeva tutto, e non lo biasimava per ciò che aveva fatto. Rafan ci sapeva fare.
«Ovunque andrete » continuò, « non fermatevi. Possedete del talento? Bene, dovete solo farlo maturare. E sappiate che questo non è un addio. Mi piacerebbe che ci tenessimo in contatto, per qualsiasi evenienza ».
« Certo » rispose Sean, un po’ meravigliato da quel discorso. « Non… Non c’è problema ».
« Grazie di tutto, Rafan » disse Ed, parlando per la prima volta. Rafan strizzò un occhio, afferrando la valigetta e voltandosi. Prima di essere sottratto alla vista dalla densa foschia argentata di quella mattina, parlò per un’ultima volta.
« Sean ».
« Sì? »
« Loro sono ancora in circolazione, sulle vostre tracce. Fai in modo che non diventino un problema ».
« Ci penso io » assicurò Sean. Ricominciò a condurre Ed, che non parlava più.
« Dobbiamo essergli grati, dopotutto… » considerò. Quando parlò di nuovo, si trovavano immersi nelle nubi del Ponte Charizard, solo lievemente scosso da quegli strani frulli d’ali inframmezzati nella quiete mattutina.
« D’accordo… Come volevi tu, Rafan ». A fatica, Sean estrasse una seconda Poké Ball dalla cintura.
« Non saranno in grado di fermarci, te lo assicuro » disse, rivolto all’amico. « Vero, Joltik? » Dalla sua Poké Ball apparve un piccolo ragno coperto da dei peli gialli, due occhi blu elettrico simili a delle perle luccicanti.
« Usa Rete Vischiosa ». Joltik obbedì, sputando alle spalle dei due ragazzi delle ragnatele appiccicose, che s’incollarono al suolo.
« Con tutta questa nebbia, quello che c’è a terra è praticamente invisibile. Se dovessero seguirci, voglio almeno provare a rallentarli » spiegò Sean, richiamando il suo Pokémon e continuando a sorreggere Ed, ancora immerso nel suo doloroso silenzio. Quando fecero ritorno alla stazione di Nimbasa, la più grande di Unima, il sole era ormai sorto all’orizzonte. Sean controllò brevemente il tabellone con gli orari, e dieci minuti più tardi si erano sistemati nello scompartimento di un treno deserto, pronto a partire. Ed represse la voglia di vomitare e si stese sul sedile, utilizzando lo zaino come cuscino. Toccò la Poké Ball di Victini, ringraziando il fatto che fosse ancora lì; poi sfiorò appena la Pietraidrica, ancora legata al suo collo, ora leggermente scheggiata a causa dei colpi ricevuti da Benga e i suoi uomini. Sperava che non avesse perso il suo potere.
« Chi sono, Sean? » Alla fine, Ed ruppe una tensione durata diverse ore, dilatatasi come veleno in quello scomodo scompartimento. Il treno aveva continuato a sferragliare per Unima, mettendo una distanza definitiva tra loro e i luoghi nei quali avevano vissuto quel mese. Sean era rimasto immobile sul sedile, a pensare e a recuperare le energie dopo gli sforzi della notte. Ed era disteso di fronte a lui, gli occhi chiusi, il volto quasi mummificato, tanto che quando parlò ne fu sinceramente sorpreso.
« Che… Intendi? »
« Quando… Quando siamo diventati dei Trainer e ci siamo separati dagli altri, Mark mi disse di non farmi schiacciare dall’ombra di mio padre, perché altrimenti la mia vita sarebbe diventata dannata. Ora… Ora capisco cosa intendeva ». Sean non riuscì a ribattere. Lasciò solo che Ed parlasse, ascoltando quello che aveva da dire.
« Perché sto facendo tutto questo? È successo tutto troppo in fretta… Quando ho deciso di intraprendere questo cammino, di diventare un Trainer, non potevo immaginare chi fosse mio padre. Ma mentre lo scoprivo… Mentre mi avvicinavo a lui… Un senso di potere mi avviluppava. Non ero scontento che fosse un eroe, una leggenda, una persona di incredibile talento… Perché mio padre, pur non avendomi mai visto, mi conosce meglio di quanto io conosca me stesso. Sto facendo esattamente quello che lui si aspettava, cercarlo, lottare per lui, sfidare chiunque mi stia attorno e credermi superiore… È veramente questo, Sean, quello che voglio fare? In fin dei conti, è così essenziale per me trovarlo?» Sean inspirò profondamente.
« Bentornato, Ed » si ritrovò a dire.
« Come? »
« È questo l’Edwin che conosco. Non quel… Quella cosa che sei stato da quando Shalimar e Bryce ci hanno raccontato dei demoni. Ed, lo sappiamo entrambi cosa ci attende. Il Team Plasma è dietro l’angolo, pronto a colpire… Tuo padre in qualche modo sarà invischiato nella faccenda, ma ci arriveremo. La cosa più importante è che noi badiamo al reale. Non possiamo farci sopraffare, o schiacciare da figure troppo sfuggenti… Dobbiamo allenarci, concentrarci su quello che accadrà ». Ed annuì.
« Lo devo a Victini. Se… Se avessi vinto il torneo, sarebbe stato anche peggio. Chissà dove sarei ora con le informazioni che Benga mi avrebbe fornito… »
« Come ti senti, a proposito? » chiese Sean. « Ti stavano massacrando… »
« Nulla di rotto » fece Ed. « Mi riprenderò ». Cominciarono a parlare di Ryder, di che cosa ci facesse lì, del pugno rifilato a Zig, fino ad arrivare al torneo.
« Andavi forte, amico » assicurò Sean, che aveva seguito tutto dalle tribune. « La lotta con Flannery è stata incredibile, pensavo avresti perso. Però… Eri un’altra persona, davvero ».
« Ero caduto piuttosto in basso » ammise Ed, sconsolato. « Dove stiamo andando, comunque? »
« Ho pensato… Ho pensato che passare da Icirrus a salutare i miei sarebbe stata la cosa migliore. Mio padre sta per impazzire… Vuole che gli racconti dell’esame… E in tutta sincerità, anche io ho un po’ bisogno di rivedere i miei genitori ».
« Va benissimo » approvò Ed, felice di fare visita ai signori Matthews. In realtà, era felice di essersi scrollato un grosso peso di dosso: il mese al Pokémon World Tournament era stata una grande lezione.
« Pensiamo al dopo » proseguì. Si rimise seduto, un po’ a fatica, ma sorridendo nei confronti di Sean per la prima volta dopo molte settimane. Sentì i muscoli della faccia stranamente irrigiditi.
« Al dopo? »
« Sì. Cosa ci aspetta? A quella finale mancano ancora undici mesi… Cosa faremo? »
« Dobbiamo allenarci » ribadì Sean. « Scoprire qualcosa sul Team Plasma, se possiamo, ma arrivare pronti. Tu imparerai ad usare lo Shift, io intanto cercherò di migliorarmi… Dobbiamo dare una mano al governo, quando sarà il momento. C’è una soluzione da trovare, e nemmeno ai vertici sembrano sapere come ».
« Ci sto ». Non parlarono più finché il treno, alla fine, non andò rallentando, mentre i profili delle abitazioni di Icirrus cominciavano ad apparire ai loro occhi: il silenzio bastò a far lievitare e riaffiorare definitivamente quell’intesa che si era persa da tempo. Uscirono dalla carrozza, aprendo con forza lo sportello e balzando giù, sull’erba fresca dell’estate che volgeva al suo termine. Ed sorrise ancora.
« Più di ogni altra cosa, a Driftveil ho imparato che il nostro ego ama la competizione. Per chi vince ci sarà sempre qualcuno che perde, ma solo il tempo giudicherà il nostro lavoro. Il nostro cammino non sarà facile, lo so. Ma voglio godermelo. È un lunga strada costellata di misteri, di avvenimenti passati, di incertezze. Eppure sento che devo percorrerla, comunque vadano le cose. Sono Edwin Brown… Non il figlio di Edward Brown » disse, fiducioso.
« Ben detto, amico » Sean gli diede una pacca sulla spalla, e i due iniziarono a incamminarsi verso le prime luci della cittadina, pronta ad accogliere la fragrante sera imminente.
 
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CiaobyDany

Pokémon Selvaggi Intensifies
Wiki
Te l'ho già detto, ho amato molto questo capitolo, l'ho trovato molto avvincente, un vero e proprio epilogo di serie, tira le fila per bene per prepararsi a ricominciare con la saga successiva. Mi mancava il titolo del terzo arc. N! Arriva N! Arriva Enne!!!

Near è il mio personaggio preferito di Death Note, non potrei non amare anche N
 
Capitolo di transizione o no, il 21 è un bel capitolo.

In questo episodio, paraddosalmente, vediamo un'inversione dei ruoli. Edwin non è il protagonista ma lo diventa Sean, che guida la narrazione e spiega le intenzioni dei due. Ed è bello anche notare che se l'esame ha avuto un effetto devastante sul carattere del protagonista, Sean è rimasto più solare, "più bambino" e di conseguenza in una situazione di dipendenza nei confronti di Edwin. Se fossi stato io nei panni del ragazzino, ad una delle risposte secche e piccate avrei risposto in questa maniera:



Mentre Sean, no. Rimane fedele e segue capendo e non capendo il perché di determinati comportamenti.

E se la scena del ponte approfondisce in parte l'incredibile potere che i Traner hanno nel Dxs' Universe (e sta cosa a spizzichi e bocconi mi piace moltissimo) d'altra parte ho ritenuto caruccia e un buon modo per introdurre il Pokémon World Tournament, la scena nel Supermarket, anche qui, vediamo Sean in un ruolo di primo piano per poter entrare nella nuova fase del racconto.

Da NON classicista quale sono, il rapporto tra Sean ed Edwin in questo capitolo mi ricorda un po' quello tra Virgilio e Dante nella Commedia.

E su questa bestemmia mi congedo.

 

Dxs

Rappresentante di classe
Ohi!

A differenza dell'ultimo capitolo, qui sono molto in linea con la tua recensione, perché penso tu abbia inquadrato bene la situazione generale. Sean, in questo inizio di nuova saga, sta rubando prepotentemente la scena, guidando in effetti, come hai fatto notare, la narrazione.

Questi sono i primi passi di una effettiva caratterizzazione di maggiore spessore per lui e Edwin, che li porteranno ad avere delle personalità ben chiare da qui a otto capitoli. Sean ha comunque un carattere che piace di più al lettore, è più di impatto, meno travagliato, che arriva più facilmente a una persona.

Lieto che apprezzi poi l'universo dei Trainer e la (lenta) impostazione che sto dando, così come il modo che ho scelto per introdurre al meglio il Pokémon World Tournament, vero fulcro della saga, da cui del resto prende il nome. Loro si dirigono a Driftveil per altri motivi, ma l'attrazione di questo importante torneo riservato ai Trainer è troppo forte...

Al prossimo capitolo.
 
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