Mella's Adventures in Japan

Pariston

马 炎 凯
Admin
#1

Come probabilmente qualcuno di voi già saprà, sono di recente rientro da una vacanza presso le Isole Kawaii (anche conosciute con il nome di Giappone).
Vista la natura di questo forum, ho pensato che sarebbe stata cosa gradita condividere con voi le esperienze di questo splendido viaggio.
Si parte il 23 agosto 2013, quando con un volo diretto Italia-Giappone raggiungo l'areoporto di Osaka di prima mattina del giorno dopo.
Il viaggio, dalla mia città sino alla metropoli giapponese dura circa 15 ore, che sommate alle 7 di fuso orario, mi fanno perdere quasi l'intera giornata.
Nel primo giorno riesco comunque a spostarmi nell'hotel di Kyoto, dove risiederò per quattro giorni.
L'emozione è tanta, e fin da subito ho modo di capire perché questa città venga considerata il cuore pulsante del Giappone tradizionale, eterna meta delle gite di classe di innumerevoli anime dedicati al mondo scolastico giapponese.
Numerosi sono infatti i luoghi d'interesse storico, quali il Tempio del padiglione d'oro, il Castello Nijō, il tempio zen Ryoan-ji, ed il mio personale preferito, il santuario di Fushimi-Inari Taisha, che sicuramente risulterà familiare ai fan di Persona 4.
Le aspettative che avevo, già di per se piuttosto alte, non sono state disattese: nonostante non sia la metropoli che immaginavo, Kyoto si presenta pulita, organizzata e bellissima. Per un italiano notare la rapidità e l'efficienza dei mezzi pubblici giapponesi, immagino faccia sempre un certo effetto.
Il primo giorno, quando il conducente non aveva ancora chiuso le porte della navetta che ci avrebbe portato da Osaka verso Kyoto a 30 secondi dall'ora stabilita, ricordo di aver pensato che forse la leggendaria puntualità dei mezzi pubblici giapponesi fosse stata spesso esagerata, oppure circoscritta alla sola città di Tokyo, salvo poi venire smentito quando lo stesso conducente ripiega il giornale e fa partire il mezzo nell'esatto momento segnalato dall'orologio all'interno del bus.
Penso che Kyoto sia una buona città in cui vivere: turisti e centri commerciali non mancano, ma nonostante questo l'aria mistica dell'epoca feudale giapponese è sempre presente.
Numerosi sono ovviamente i negozi dedicati ai souvenir ed i ristoranti, spesso dotati di menù in lingua inglese e plastici da esposizione che raffigurano i piatti principali del locale. Una curiosità: da quanto ho potuto vedere, il sushi in Giappone non è nemmeno lontanamente diffuso tanto quanto vogliono farci credere in occidente. Ovviamente non è difficile procurarsi dell'ottimo pesce crudo a basso costo nei supermercati e nei ristoranti, ma vi garantisco che, almeno per quanto riguarda i luoghi che ho visitato, la stragrande maggioranza dei locali offre principalmente varianti di ramen, spesso in brodo con uova, carne di maiale, ed alghe.
Dal primo all'ultimo giorno continuo inoltre a fare scorta delle bibite più strane che si possano trovare nei supermercati, presenti letteralmente ogni due passi, e nei distributori automatici, che hanno una diffusione ancora più capillare (pensate alle città di Pokémon Nero e Bianco, anche se nella vita reale questi distributori offrono decisamente più scelte). Le mie preferite sono una Fanta all'uva, che farei salti mortali per poterla acquistare in Italia, e l'acqua aromatizzata alla mela o alla pesca. Da subito imparo ad evitare il the verde freddo, che qui esiste esclusivamente nella varietà amara senza zucchero.
Prima di lasciare definitivamente la città, sono stato in trasferta a Nara, in visita ai parchi dove simpatici cervi elemosinano spudoratamente cibo dai passanti e si lasciano accarezzare, e l'immancabile tempio Todai-ji, dove risiedono gigantesche statue raffiguranti il Buddha e altri guardiani.
Sempre nel parco, simpatiche studentesse medie giapponesi si divertivano a fermare i turisti, e dopo aver chiesto da dove venivamo, ci mostravano alcune foto del Giappone, chiedendoci di identificarle. Ho riconosciuto il monte Fuji, Doraemon, il sushi, e la simpatica cantante di Pon Pon Pon, che da quelle parti è una vera istituzione, di cui però mi sfugge sempre il nome.
Alla fatidica domanda: "cosa ti piace di più del nostro paese?" è stata davvero dura reprimere l'istinto di azzardare un LOLICON, per cui ho restituito un ben più politicamente corretto "voi giapponesi siete molto cordiali ed educati", dopodichè abbiamo scattato un paio di foto ricordo e ho ricevuto in regalo qualche origami.











Dopo quattro intensi giorni, è finalmente giunto il momento di salire a bordo dello Shinkansen, il treno veloce giapponese, alla volta di Tokyo.
Ancora una volta rimango colpito dalla puntualità e dalla pulizia di treni e strade: per quanto ne so Tokyo potrebbe essere la città più pulita del mondo.
Più di tutto questo però, mi colpisce la vastità degli ambienti, ed il numero di persone: basta una rapida occhiata alla cartina della metropolitana per rendersi conto dell'immensità di Tokyo.
Io però mi sposto per mezzo della Yamanote Line, una specie di metropolitana a cielo aperto, che fa il giro completo dei quartieri di Tokyo: dopo un inevitabile spaesamento iniziale, (la sola stazione di Tokyo sarà grande tanto quanto la mia città...) spostarsi da un luogo all'altro diventa veramente semplice.
Le navette passano ogni tre minuti, e le porte si fermano sempre nei soliti punti prestabiliti, e gli addetti ai servizi sono sempre disponibili in caso servisse una mano.
Spezzo un altro luogo comune a favore dei giapponesi: non solo a Tokyo, ma anche a Kyoto, Osaka, Narita, ed in tutti gli altri luoghi per cui sono passato, almeno gli addetti ai servizi pubblici parlano un buon inglese. Chiedere informazioni ai passanti si rivela già un po' più complesso, anche perché piuttosto che ammettere di non poter essere d'aiuto, è capitato più di una volta che ci venissero date informazioni che variano dall'incomprensibile all'errato. Tutti i cartelli ed i display di autobus e treni si presentano comunque in lingua inglese, oltre che giapponese, cinese, e coreana, quindi nonostante le dimensioni intimidatorie, i grandi centri giapponesi si presentano sempre abbastanza facili da esplorare.
Sempre a proposito di servizi pubblici, non posso non menzionare la gentilezza con la quale ogni negoziante accoglie i suoi clienti: basta una fugace incursione all'interno di un negozio, fosse anche solo per godere un po' dell'onnipresente aria climatizzata (l'estate giapponese è terribile) e si viene travolti da un coro di sumimaseeen in stereofonia, senza contare inchini e sorrisi. Per ogni acquisto, anche il più insulso, vengono forniti pacchttini e borsette: lo spreco è notevole, ma la dedizione è ammirabile.
Alloggio nel quartiere di Ikebukuro, che da quanto ho potuto constatare è un perfetto mix di centri commerciali, (pochi) templi, e cultura otaku.
A pochi passi dal mio albergo si trova infatti Animate, negozio di nove piani che offre esattamente ciò che state pensando: quattro piani sono dedicati esclusivamente ai manga, principalmente le novità del momento, ma inclusi sempreverde come One Piece, mentre altri quattro sono dedicati a gadget di ogni tipo: inutile dire che mi sarei dato allo shopping compulsivo, (ed in parte è stato così, sfido chiunque a resistere) non fosse che i prezzi sono decisamente proibitivi, e come accennavo prima, la stragrande maggioranza della merce è dedicata ai brand recenti: inutile dire che Shingeki no kyojin era ovunque, così come quel manga dei nuotatori gay.
Di Evangelion per esempio si trovavano giusto puzzle, action figures, e qualche poster, niente che mi facesse gridare al miracolo (le action figures veramente belle, erano veramente tanto costose).
Altri quartieri particolarmente gradevoli sono Shibuya, che mi sta particolarmente a cuore in quanto setting di uno dei miei videogiochi preferiti, ma che mi sarei aspettato un po' più grande.
Il 109 è il tipico centro commerciale americano, solo con prezzi più alti e commessi vestiti in modo più eccentrico.
Probabilmente avrei potuto trovare degli abiti veramente bizzarri che nessun occidentale con un minimo di senso estetico si sognerebbe mai di comprare, ma un'occhiata veloce non mi ha permesso di notare niente di troppo strano.
Shinjuku è la versione più cara ed elegante di Shibuya: anche qui i centri commerciali si sprecano, ma in quest'area si concentrano le grandi marche internazionali.
Asakusa è l'area più tradizionale di Tokyo, in cui si trova il tempio Sensōji e la porta Kaminarimon. Qui i negozi offrono principalmente souvenir, spesso reperibili a prezzi più umani nei mini market, Daiso, e 7 eleven che sono presenti ovunque in città.
Kabukichō è il quartiere a luci rosse, riconoscibile dai love hotel, i night club, e i negozi di lingerie. Di giorno non c'è praticamente nulla da vedere.
Akihabara, come già saprete, è il quartiere della cultura otaku, ma otaku forte. Se fin'ora, con la sola eccezione dei negozi specializzati ero rimasto un po' deluso per l'assenza di grandi manifesti di anime e manga in giro per la città, Akiba mi ha costretto a rimangiarmi tutto. I cartelloni pubblicitari aggiornati alle ultime novità sono ovunque, e i negozietti specializzati pure. Unico appunto, anche qui se non ci si sbatte troppo, si fa fatica a trovare negozi veramente interessanti: considerato che le catene principali tengono solo i gadget più nuovi, che i manga in lingua originale hanno un'attrattiva limitata sul turista straniero, ed un buon numero di console è afflitta dal blocco regionale, di acquistabile rimane ben poco. Personalmente mi sono buttato sulle action figures, qui finalmente alla portata di tutte le tasche.
Ma ribadisco, il quartiere merita una visita anche solo per ammirare i cartelloni e le maid fuori dei negozi, (sempre ben disposte a farsi fotografare, ovviamente anche con i turisti) che conferiscono al quartiere un'identità unica. Leggende vogliono che in questa area si trovino anche i mitici neko cafè, all'interno dei quali dolci puelle vestite da gattine pare si dilettino ad allietare i clienti. Purtroppo, per mancanza di tempo ho dovuto rinunciare alla ricerca di questi mitici luoghi.



























A circa mezz'ora di distanza da Tokyo si trova l'isola artificiale di Odaiba, dove chiunque non fosse stato soddisfatto da quelli già presenti nell'entroterra può trovare altri centri commerciali, una ruota panoramica gigante, la riproduzione della statua della Libertà, la Torre Eiffel, le Piramidi di Giza, (capovolte) ed una statua di Gundam dell'altezza di circa quindici metri.
Sempre partendo da Tokyo, con il treno veloce ho visitato Hiroshima, città passata alla storia per essere stata il primo bersaglio della bomba atomica. Ad oggi le attrattive principali sono il museo della bomba atomica, che contiene reperti e testimonianze che vanno dallo struggente al raccapricciante, il parco dedicato ai bambini, e gli okonomi yaki, specialità gastronomica cittadina costituita da una frittata insieme a quelli che mi sono sembrati spaghetti di riso. Confesso che non mi è sembrata un granché, anche se ritengo di essere abbastanza aperto alle nuove esperienze culinarie.
Degno di menzione, anche solo per il fatto di essere su pokémon central forum, è il Pokémon Center di Tokyo. Confesso che me lo sarei aspettato un tantino più grosso, ma comunque sia è pur sempre pieno zeppo di una moltitudine di gadget dedicati ai nostri mostricciattoli preferiti.
Devo purtroppo dare atto dei prezzi assolutamente folli di alcuni articoli, quali ad esempio una maglia maniche corte, grigia o bianca con il solo sprite overworld del personaggio di prima generazione sul taschino e poco più sotto l'anonima dicitura route 17 al modico prezzo di 65 euro.
Altre maglie erano dedicate all'ultimo film attualmente in proiezione nelle sale giapponesi, Genesect VS Mewtwo, (le pubblicità sono ovunque) ma a parte essere in plasticaccia, le taglie erano tutte per bimbi delle elementari (giapponesi. In pratica neonati).
Anche senza spendere cifre folli comunque qualche pelushino o gadgettino si trovano.
Avrei troppo voluto le mutande di Mewtwo, ma le mie caucasiche misure mi hanno costretto a ripiegare su un peluche chibi dello stesso Pokémon.
Ad un certo punto sono anche stato ad un passo dallo scaricare il Mewtwo evento del film (o era Genesect?) non fosse che non avevo il biglietto del film, e la cartuccia italiana. L'addetta si sarà scusata minimo tre volte con tanto di inchino.
Peccato anche che Pokémon XY escano in contemporanea mondiale. Fossero arrivati un po' prima, o fossi partito un po' dopo, avrei visto un sacco di cose interessanti, ma pare che durante la mia permanenza in Giappone la Nintendo non abbia rilasciato nulla di nuovo.
A proposito di gadget, segnalo la difficoltà di trovare maglie carine dedicate ad anime e manga anche famosi. Action figures, Nendoroid, e peluches la fanno da padroni, normalmente le magliettine si trovano solo per bimbi, purtroppo.
Il mio viaggio si conclude il 3 settembre all'aeroporto di Narita, città il cui unico scopo sembra essere quello di ospitare l'areoporto, e gli alberghi per persone destinate all'aeroporto che applicano prezzi folli.





Ciò che più mi mancherà del Giappone e che porterò sempre nel cuore, sono i fantasmagorici cessi multifunzione che offrono, fra le altre cose: tazza riscaldata, bidet, spray, rumore di sciacquone, e jingles musicali. E la cosa buffa è che la maggior parte dei giapponesi sembra preferire gli orinatoi da parete. Sono proprio strani questi giapponesi...
Sono consapevole di essere stato particolarmente logorroico nella stesura di questo messaggio, eppure ci sarebbe ancora così tanto da dire... il mio parere generale non può che essere fortemente positivo, e certamente rifarei al volo un altro viaggio del genere.
Naturalmente non c'è bisogno che sia io a dirvelo, ma per chiunque ne abbia l'occasione, posso assicurare che visitare il Giappone è sicuramente un'esperienza unica!
Nonostante mi venisse continuamente a fare confronti con quell'altra grande metropoli che è New York, Tokyo mantiene una forte identità e un feeling caratteristico e indescrivibile a parole... però non chiedetemi di scegliere fra le due, entrambe vanno viste almeno una volta nella vita!

Nei prossimi giorni probabilmente potrei caricare altre foto!









4 settembre 2013
Mella​
 
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Pariston

马 炎 凯
Admin
#4
Fosse stato per me, sarei tornato a bordo del Gundam.

Se mi facevano l'Eva-02 non mi schiodavo più.

(arigato gozaimasu)
 
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Not

The sighting is a portent of doom
#9
Avrei troppo voluto le mutande di Mewtwo, ma le mie caucasiche misure mi hanno costretto a ripiegare su un peluche chibi dello stesso Pokémon.
Ahaha, qui ho riso per mezz'ora :°D .

Il resoconto é fantastico. Stessa cosa per le foto.

Potessi farlo io un viaggio così.. xD
 
#12
Ottima recensione, complimenti! Ma quali gadget ti sei preso alla fine oltre il peluche di Mewtwo e il mini Eva-01? **

Btw, la Fanta all'Uva c'è anche da noi eh :P
 

Pariston

马 炎 凯
Admin
#14
Nope, però era divertente notare alcune differenze dal videogioco alla vita reale.

La cat street esiste davvero, mentre lo Shibu-Q Heads mi è sembrato parodiare la catena di centri commerciali Tokyu Hands.
 

Pariston

马 炎 凯
Admin
#23
Che figata il topic, invidia pazzesca (e con le ultime foto, anche fame
)
In realtà, dovessi trovare un difetto al Giappone sarebbe proprio il cibo.Lì ho assaggiato ramen buoni e meno buoni, ma in generale si discostavano poco l'uno dall'altro.

Sembra che i giapponesi non facciano altro che mangiare ramen come piatto unico a colazione, pranzo, e cena.

Può essere anche il migliore al mondo, ma dopo 10 giorni ti stufi di ramen bollente quando fuori ci sono 50 gradi all'ombra.

Ma si sa, siamo italiani, e a tavola siamo incontentabili. :x
 
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#29
Scusa il necropost Mella, ma te lo devo proprio dire: invidia pura.
L'invidia non si estende però al cibo, perchè se un giorno dovessi decidere di visitare il Giappone in una settimana, dovrei mettere in conto sette giorni di digiuno.
 
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